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tantra4.jpgSin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore.

Qual è il rapporto tra la sessualità di una persona e la sua pratica? Lo zen insegna che ogni cosa è parte di un essere universale, interconnesso e interdipendente. Questo essere è perfetto e completo in quanto tale. Inoltre, secondo lo zen tutti condividiamo questa perfezione, qui e ora. Se accetto ciò, devo ritenere che il mio valore è completo e incondizionato. “Incondizionato” vuol dire senza alcun “se” (condizione).

Il mio valore non dipende dal fatto che mia mamma lo riconosce, gli altri mi approvano, non mi arrabbio, non ho desideri sessuali né, tanto più, inclinazioni sessuali atipiche ecc. Il mio valore non dipende da ciò che dico e nemmeno da ciò che faccio. A prescindere da tutto il resto, il mio essere fondamentale è già il Buddha (l’illuminato). La mia pratica serve a risvegliarmi a questo.

In altre parole, “praticare” vuol dire realizzare la mia integrità presente e la natura non-duale del Buddha, quindi liberarmi dall’autoalienazione o da quel doloroso dualismo chiamato samsara. Per praticare in modo costruttivo, occorre coinvolgere tutto il proprio essere. Se ho un rapporto negativo o mi sento alienato dalla mia sessualità, non sto dando tutto me stesso alla pratica, tanto meno sto accettando il mio valore incondizionato di Buddha.

Nella ricerca della verità, l’importante non è con chi sto facendo o meno l’amore, ma se riconosco sempre il valore incondizionato mio e del mio partner. L’accettazione incondizionata rappresenta l’amore e la morale perfetti.

La tradizione zen affronta la sessualità all’interno della più vasta categoria dell’indulgenza sensuale. La regola generale è evitare l’abuso della sensualità; ciò include sia l’indulgenza eccessiva sia la mortificazione estrema dei sensi. La maggior parte della gente vive negli estremi. Diventiamo obesi perché mangiamo troppo, ci ammaliamo per il cibo troppo nutriente, abbreviamo la vita con l’alcol, la droga e il tabacco, ci assordiamo con la musica a tutto volume, intorpidiamo la mente con divertimenti stupidi e spesso ci stressiamo con lavori che odiamo per poterci vestire secondo l’ultima moda, guidare una nuova automobile e avere la casa più bella dell’isolato.

Facciamo tutto questo, insegna lo zen, perché pensiamo che così il nostro valore o la nostra autenticità aumenteranno; crediamo che queste cose cancelleranno il fatto (di cui ci rendiamo appena conto) che nulla, soprattutto noi stessi, è eterno; riteniamo che se riusciremo a tenere il corpo e la mente abbastanza occupati, non dovremo affrontare la sofferenza della vecchiaia, della malattia e della morte.

D’altra parte, anche privare il corpo e la mente di cose necessarie per conservare la salute o la consapevolezza è un abuso dei sensi. Sia l’edonismo che il masochismo possono essere violazioni della Via di Mezzo.

Comprendere davvero che possediamo già il valore incondizionato della buddità vuol dire riconoscere che il nostro bisogno e desiderio (o passione) più essenziale è già completamente appagato. In tal modo, tutti gli altri desideri vengono riconosciuti come meramente ausiliari e quindi dovremmo riuscire a parteciparvi senza attaccamenti.

Tuttavia, troppo spesso questo insegnamento secondo cui è possibile godere delle passioni restando illuminati è stato frainteso o volutamente distorto nella dottrina secondo cui le passioni e i desideri sono in se stessi l’illuminazione. Tale distorsione è chiamata “zen del gatto selvatico” o del “gatto folle”, ed è garantito che alla fine condurrà all’aumento delle nostre sofferenze.

Il grande errore dell’edonismo è che spesso è molto selettivo. Generalmente, l’edonismo conferisce al sesso uno status sacro, negando che tutte le altre funzioni del corpo siano ugualmente venerabili. Lo zen sostiene che esse sono tutte ugualmente sacre, e quindi nessuna andrebbe considerata in maniera diversa dal normale. La vita può essere adorata come un tutto, ma assegnare al sesso un valore più alto del dovuto è tipico di una falsa spiritualità. Inoltre, la maggior parte dell’edonismo culturale nasce come reazione al puritanesimo sociale o individuale, che provoca sensi di colpa o di vergogna collegati al sesso.

Una spiritualità fondata su una simile reazione è poco sana. Una delle ragioni per cui lo zen si è mantenuto fedele alla tradizione monastica è stata la necessità di contrastare le tendenze del “gatto selvatico”, che portano all’ulteriore illusione secondo cui io sono le mie passioni condizionate, anziché l’incondizionata natura del Buddha al di là di esse. Un’esperienza di illuminazione è un lungo e profondo sollievo dalle nostre sofferenze; l’edonismo, al massimo, non è che un’anestesia superficiale e molto temporanea del dolore.

A proposito della sessualità, la regola buddista tradizionale impone che un laico eviti i rapporti sessuali con i minori, con chi è sposato o fidanzato con un’altra persona e con chi è stato condannato al carcere o ricoverato in una clinica mentale. A parte ciò, la sessualità dei laici è affare loro. Ciò che lo zen chiede è esaminare attentamente le nostre relazioni alla luce degli insegnamenti sulla sofferenza e l’impermanenza. Il sesso può essere facilmente utilizzato per aumentare la sofferenza.

Sin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore. Non è il sesso a provocare il dolore, ma il nostro attaccamento. Solo se sappiamo perdere e ottenere in modo equanime, siamo in pace con la nostra sessualità. Lo zen ci chiede di tenere sempre a mente questo.

La promiscuità è un’altra attività che lo zen ci chiede di considerare attentamente. Stiamo cercando di instaurare una relazione, anche solo per una notte, o vogliamo evitare di impegnarci in un’altra? La nostra attività è una ricerca genuina del giusto partner o è un tentativo camuffato di usare l’altro per sentirci più completi, senza però preoccuparci minimamente dei suoi bisogni?

La prostituzione, in sé, non è condannata nello zen. Quello che una persona fa con il suo corpo è affare suo. Ma ciò che è condannato è lo sfruttamento o il danno inflitto a un’altra persona, anche se quest’ultima è apparentemente consenziente. La compassione verso gli altri non va abbandonata per amore dei desideri sessuali.

Lo zen non dà giudizi morali nemmeno sul sesso finalizzato al piacere, anziché alla riproduzione. Né fa distinzioni tra l’omosessualità e l’eterosessualità, o tra la sessualità cosiddetta naturale e quella innaturale. Perché dovrebbe, quando il suo scopo è provocare una consapevolezza non-duale, quindi priva di giudizio, del Sé, all’interno del quale tutte le distinzioni succitate sono prive di senso?

Lo zen riconosce che la vita laica, in generale, e la sessualità in particolare, possono spesso interferire con il raggiungimento di questo obiettivo: ecco perché incoraggia una stile di vita monastico per coloro che desiderano fare del raggiungimento di tale obiettivo un’attività a tempo pieno. Ma lo zen riconosce anche che la decisione di abbandonare la vita laicale non è pratica e nemmeno necessaria per la maggior parte delle persone. Quindi, lo zen afferma che la nostra relazione sessuale, qualunque essa sia, deve basarsi totalmente sull’amore e il sostegno reciproco.

Rev. Vajra è un insegnante di Zen Dharma all’International Buddhist Meditation Center, www.ibmc.info, per gentile concessione.
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l’edizione italiana: Innernet.

57 Responses to “Zen e Sessualità”

  1. eckhart ha detto:

    Ottime riflessioni,mi lascia sempre un pò perplesso solo questa posizione,tipica di certa cultura orientale:
    “Lo zen riconosce che la vita laica, in generale, e la sessualità in particolare, possono spesso interferire con il raggiungimento di questo obiettivo: ecco perché incoraggia una stile di vita monastico per coloro che desiderano fare del raggiungimento di tale obiettivo un’attività a tempo pieno.”
    Nel sunto:prima afferma che tutto è Uno,quindi ogni attività deve esprimersi,ma con la necessaria consapevolezza che crea ordine
    ed equilibrio,però conclude che..forse è meglio se..se “vuoi raggiungere ” l’obbiettivo”(?)…
    Gurdjieff con la Quarta Via ,Osho e Almaas hanno sempre evidenziato questa contraddizione..

  2. saba ha detto:

    Finalmente trovo qualcosa che parli di sessualità e zen. Mi è bastato questo articolo per confermare molti miei pensieri e per comprendere meglio molte cose che mi facevano riflettere da tempo.

    Grazie di cuore all’autore dell’articolo e a tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione!

    Cito in particolare questa frase: La compassione verso gli altri non va abbandonata per amore dei desideri sessuali.

    X eckhart. io ho piena fiducia negli insegnamenti orignari e credo per ciò che siano giusti. Però a volte vanno rivisti in chiave moderna e soprattutto occidentale. Questo però può farlo solo un maestro e quindi io non saprei come aiutarti nell’interpretazione… se non consigliandoti di provare sul campo: cioè vivendo e sperimentando! Nessun maestro potrà mai dirti di non sperimentare con il cuore aperto la vita.
    Cmq secondo me una possibile spiegazione potrebbe essere che i sentimenti sinceri che legano due persone potrebbero spingere chi sta ricercando se stesso, di legarsi più all’atlra persona e di perdere di vista il suo obiettivo di comprendere appieno la vita. Io credo che il rapporto perfetto sia insieme ad un partner il quale stia pure lui cercando, in modo da non rischiare di farlo soffrire per cose che non vuole sapere in quanto non sta cercando appunto. Allo stesso modo vivere con persone che stanno cercando e non con altre persone “laiche” significa non dover portare una “maschera” che in certe situazini è d’obbligo; visto che non tutti potrebbero riuscire a comprendere certi comportamenti o insegnamenti. Inoltre c’è da dire che per chi comincia a cercare la Via, è molto doloroso vivere due vite parallele in apparente contrasto tra loro.
    Però credo che la cosa più bella almeno in un priomo momento sia cercare senza abbandonare per sempre la vita di tutti i giorni. Quindi vivere più consapevolmente ogni attimo non comporta essere in un monastero. Non so dire se sia più difficile o più facile… forse è solo un diverso modo… Infondo per me i sensi di colpa dovuti ad aver abbandonato la mia vita sarebbero troppi da sopportare. Prima di mollare la presa sulla vita che stiamo conducendo è necessario abbracciarla con tutti noi stessi. Quindi il mio modesto consiglio che posso dare è di vivere con il core aperto e fare quello che ci si sente di voler fare. Soffrire e gioire senza trattenersi infondo significa dare ascolto ai nostri desideri e alle nostre sensazioni: a noi stessi ed è un modo per volerci bene. Avere compassione di noi stessi in quanto esseri in questo preciso istante e non pensare a come saremo domani o tra un anno…accettarci con tutti i nostri difetti e i nostri limiti… accettare tutto ciò con la rabbia o la felicità che ne derivano e viverle senza vergona. Questo non vuol dire che dobbiamo rendere pubblici i nostri sentimenti più profondi se non ci va di farlo ma semplicementi farli trasparire a noi stessi. L’importante è conoscere se stessi. Il resto credo verrà da se.

  3. eckhart ha detto:

    Son d’accordo con te saba.
    In fondo sono tutti falsi problemi e tutto…va da sè.. :-)

  4. saba ha detto:

    non so se sono veri o falsi però qualsiasi cosa siano possaimo decidere se viverli o fuggire.. molti diventano più duri con gli altri o con se stessi perchè cercano di farsi una corazza per fuggire dal dolore. Una volta vissuto pienamente il dolore non farà più paura… :-) però x es la tristezza fa parte della vita come pure la felicità.. quindi credo che vadano accettate entrambe allo stesso modo.. è una parola!

  5. eckhart ha detto:

    Certo..intendevo dire che è un falso problema deciderne o parlarne a priori.
    E’ la Vita stessa che “sceglie” dopotutto..
    Tutto va vissuto sino in fondo,e come dici tu ,in primis il dolore che va sempre accolto.

  6. saba ha detto:

    certo però credo che quel sempre non deve essere condizionato da alcun insegnamento ma solo dalla voglia sincera di viverlo e di comprenderlo.. se ci si sente costretti si rischia di non essere sinceri con se stessi.. ps. ora vado a dormire meno solo.. tornerò domani a vedere se mi hai risposto!

  7. saba ha detto:

    ops…nessuna allusione al tema dell’articolo ovviamente. intendevo meno solo come solitudine di chi sta cercando… in quanto vede gli altri diversi da lui… insomma vado a dormire che è melgio! :p

  8. eckhart ha detto:

    “Sempre” per quanto ci è possibile e quanto ci concede l’onestà verso noi stessi..
    non credo sia possibile imporselo..
    Il desiderio di verità si apre la strada da sè,non c’è nessun tracciato,
    nessun insegnamento che può indicarlo:
    questi può solo sollecitarlo a trovare.
    Notte. :-)

  9. atisha ha detto:

    “La vita può essere adorata come un tutto, ma assegnare al sesso un valore più alto del dovuto è tipico di una falsa spiritualità”

    ecco.. questo pezzettino racchiude in sè un vero percorso…
    Quanto allo zen, ciò che riconosce o meno è solo il buon senso…
    ciò che manca è spesso il ricercatore serio, per serio intendo colui che ha realmente bisogno e voglia di conoscere se stesso e metterlo al primo posto della propri avita..
    Partendo da quel passo, tutto accade da sè, non c’è più bisogno alcuno di precetti ed indirizzi o di capire cosa “prescrive” una scuola o l’altra a riguardo la propria sessualità…
    Si parla spesso di sesso.. il sesso richiama sempre.. si vuol far sesso a tutti i costi.. e tutto ciò lo si fa ignorando il vero senso del sesso.
    Basta osservare, a volte la chiamano pure arte!.. ma è perpetuare un piacere psicologico ripetitivo e meccanico..
    Se capiamo la struttura del piacere vedremo che non esiste differenza tra il piacere del sesso e del fumare.. perchè ogni piacere è rivolto esclusivamente all’ego, ad un procedimento meccanico, ad una masturbazione mentale che poco sfiora la nostra Gioia creativa..
    Questa è la ragione per cui il mondo impazzisce dietro al sesso!
    L’io deve cessare di esistere in quanto soggetto e non identificare più l’altro (compagno/a) come oggetto, cioè usarlo come strumento di autoappagamento..
    E’ essenziale da comprendere, perchè nella relazione esiste sempre una forma di autoappagamento a lungo andare stagnante, priva di valore..
    Quando parlo di amore e di sessualità intendo uno stato libero dall’autoappagamento e dall’eros meccanico.. che difficilmente giunge ad un punto di saturazione destinato a spegnersi presto o ad essere mantenuto attivo con mezzi artificiali..
    Ciò che intendo sollecitare è la nascita dell’Amore Vivo fronteggiato senza reazioni..
    Questo il vero Tantra (che significa ampliare la Coscienza), e non ciò che divulgano come nuovo giocattolo erotico neanche a buon mercato..
    L’Amore, come espressione nel corpo, nasce quando è cessata ogni tipo di stimolazione.. e solo da lì potremo guardare il banco di prova della nostra maturità spirituale, perchè una relazione d’Amore non è possibile tra individui nevrotici ed immaturi…
    E’ importante capire quando il sesso diventa distruttivo (le cronache lo confermano).. e quando può essere espresso armonicamente, migliorato da una comunione interiore, pronto a essere donato e ricevuto in un unico cerchio d’Energia, come vera quintessenza divina..

  10. saba ha detto:

    Hai ragione atisha, però io non riesco ad assegnare a tutto la stessa importanza. Infatti per il momento vorrei più di ogni altra cosa vivere una storia d’amore sincera anche se questo è in contraddizione con quello che so: e cioè che tutto è destinato a finire e quindi se dovessi legarmici sarebbe poi doloroso quando tutto finirà. Inoltre mi è stato impossibile fino a oggi trovare una partner che non colleghi il vivere con sincerità un rapporto con il fatto che questo possa anche non duare per sempre. La paura di provare dolore alla fine di un rapporto vissuto intensamente è molta e questo spinge a cercare storie brevi e prive di sentimenti a favore ovviamente del solo rapporto sessuale.
    In questo ultimo periodo ho notato di avere un immenso bisogno di avere vicino qualcuno che mi voglia bene. Il sesso a dire il vero non centra. Ho scoperto che la mia visione di sesso era stata alterata dalla frenesia sessuale in atto nel mondo (il mondo sta impazzendo per il sesso) e ho cercato di porvi rimedio.
    Probabilmente questa voglia di affetto e di semplice voglia di vicinanza (e in minor misura di sesso) è dovuta più che altro al fatto che vorrei avere delle esperienze che mi permettano di capire meglio oppure è una cosa naturale dato che cmq è una necessità che non riesco a controllare.
    Il fatto principale cmq, come dici tu, è sicuramente che non sono più sicuro di voler continuare seriamente nella ricerca spirituale di me. Qesto è dimostrato dal fatto che ho messo in primo piano altro. Però se io ho questo bisogno è giusto che mi costringa a fare altro?Per ora sono proprio stanco di cercare e avrei bisogno di un peridodo di riposo. Credo me lo conderò presto anche perchè forse se sto male è inutile continuare. Probabilmente vuol dire che qualcosa per me non va più bene.

    “Quando parlo di amore e di sessualità intendo uno stato libero dall’autoappagamento e dall’eros meccanico..” Capisco libero dall’eros meccanico ma come si fa ad essere liberi dall’auto appagamento?

  11. atisha ha detto:

    saba: “Il fatto principale cmq, come dici tu, è sicuramente che non sono più sicuro di voler continuare seriamente nella ricerca spirituale di me. Qesto è dimostrato dal fatto che ho messo in primo piano altro. Però se io ho questo bisogno è giusto che mi costringa a fare altro?”

    atisha: tutto sta dentro nella ricerca spirituale.. anche la tua voglia di mettere il sesso e la ricerca dell’affettività al primo posto.. è giusto così, se tutto visualizzato da un piano più alto (permettimi di dirlo).. ma da un piano duale, se non senti quel “richiamo” di terminare la tua “sofferenza” umana, è giusto che tu segua ciò che senti di fare.. anche andare a “donne” se ciò ti fa stare bene (è un esempio.. ovvio).. basta che ciò che fai, lo fai con la giusta intensità e non solo come una “masturbazione mentale momentanea”.. che presto ne genererà un’altra e un’altra ancora..
    Essere Totali è il modo migliore pre abbandonare, per capire fino in fondo ogni nostro condizionamento..
    ovvio che questo “essere totali” deve seguire una sorta di buon senso.. non posso spaccare la faccia ad uno per essere totale .. o recare sofferenza ad un mio simile.. o tradire per “essere totale”.. ci tengo a chiarire questo punto… ma dove si può, usando quel buon senso come strumento “utile” per un serio ricercatore, è necessario divenire Totali.. arrivare fino al fondo di ogni situazione.. è necessario pendere zuccate su zuccate fino a dirsi “basta…”.. e farsi una risata, o un pianto liberatorio…
    Cio che cerchi tu è un luogo comune.. tutti in un modo o nell’altro abbiamo cercato di appagare quel bisogno di affetto.. e da quel bisogno spesso nasce l’attaccamento.. funziona così..
    Se vuoi aspettare l’amore vero però dovrai respingere tutte le offerte.. le situazioni di “abuso” che creano solo un’autosvalutazione in cambio di una effimera sicurezza ed appagamento momentaneo… e sviluppare una qualità davvero eccezionale: la Pazienza..
    più ami te stesso e più ti rispetterai, e più attirerai persone dello stesso calibro.. perchè sempre per la stessa legge, non puoi ricevere amore dagli altri se non sei in grado di dartelo da solo..
    Ora necessita capire cosa significa “darsi amore”.. rispetto..

    un saluto :)

  12. atisha ha detto:

    caro saba, tutto sta dentro nella ricerca spirituale.. anche la tua voglia di mettere il sesso e la ricerca dell’affettività al primo posto.. è giusto così, se tutto visualizzato da un piano più alto (permettimi di dirlo).. ma da un piano duale, se non senti quel “richiamo” di terminare la tua “sofferenza” umana, è giusto che tu segua ciò che senti di fare.. anche andare a “puttane” se ciò ti fa stare bene (è un esempio.. ovvio).. basta che ciò che fai, lo fai con la giusta intensità e non solo come una “masturbazione mentale momentanea”.. che presto ne genererà un’altra e un’altra ancora..
    Essere Totali è il modo migliore pre abbandonare, per capire fino in fondo ogni nostro condizionamento..
    ovvio che questo “essere totali” deve seguire una sorta di buon senso.. non posso spaccare la faccia ad uno per essere totale .. o recare sofferenza ad un mio simile.. o tradire per “essere totale”.. ci tengo a chiarire questo punto… ma dove si può, usando quel buon senso come strumento “utile” per un serio ricercatore, è necessario divenire Totali.. arrivare fino al fondo di ogni situazione.. è necessario pendere zuccate su zuccate fino a dirsi “basta…”.. e farsi una risata, o un pianto liberatorio…
    Cio che cerchi tu è un luogo comune.. tutti in un modo o nell’altro abbiamo cercato di appagare quel bisogno di affetto.. e da quel bisogno spesso nasce l’attaccamento.. funziona così..
    Se vuoi aspettare l’amore vero però dovrai respingere tutte le offerte.. le situazioni di “abuso” che creano solo un’autosvalutazione in cambio di una effimera sicurezza ed appagamento momentaneo… e sviluppare una qualità davvero eccezionale: la Pazienza..
    più ami te stesso e più ti rispetterai, e più attirerai persone dello stesso calibro.. perchè sempre per la stessa legge, non puoi ricevere amore dagli altri se non sei in grado di dartelo da solo..
    Ora necessita capire cosa significa “darsi amore”.. rispetto..

    un saluto :)

  13. atisha ha detto:

    non mi viene accettato un messaggio lunghetto in risposta a saba…
    ritenterà… l’ho salvato!

  14. atisha ha detto:

    MISTERI DEL WEB…. :-)))

  15. matil ha detto:

    ho letto con grande partecipazione le parole scritte da atisha, concordo e condivido quanto ha espresso e on solo concettualmente, ma proprio per aver sperimentato le differenze tra certe dinamiche interiori.
    Non è facile mantenere un ottimo equilibrio e difendersi da “abusi” quando nonostante il maturato rifiuto rispetto alle logiche opportunistiche per regolare i propri rapporti affettivi e la conquistata autonomia affettiva si continua a vivere con le medesime e stressanti difficoltà “ambientali”.
    Suggerimenti?
    E’ possibile gestire le ricorrenti condizioni di criticcità senza arrivare alla soluzione estrema dell’allontanamento fisico?
    Se si come?
    Ed in quel caso è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?

  16. eckhart ha detto:

    Matil:è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?

    Oltre al “Sì” esiste anche un “No” di assoluta qualità ..non frutto di reazioni,edeciso e maturato fermamente come motivazione profonda ed assolutamente inintaccabile da qualsiasi senso di colpa.
    Nonostante gli inevitabili “attacchi” ..non può essere rimosso.
    La vera Forza s’impone alle reazioni.

    Ciao :-)

  17. winter ha detto:

    matil: “Ed in quel caso è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?”

    non credo che si possa far “percepire” limpidamente, a meno che il tuo “prossimo” non abbia maturato in sé la tua stessa comprensione. Diversamente, colorerà i tuoi comportamenti in base al proprio livello evolutivo. Del quale tu non sei responsabile…

  18. atisha ha detto:

    matil: E’ possibile gestire le ricorrenti condizioni di criticcità senza arrivare alla soluzione estrema dell’allontanamento fisico?
    Se si come?

    atisha: è possibile secondo me solo se esiste anche nella controparte una certa intelligenza… dunque ad un certo punto necessita (anzi, viene da sè) l’allontanamento. Tutto credo avvenga da sè, senza dover mettere a punto anticipatamente un “piano regolatore”…
    ma a volte è solo un allontanamento momentaneo dovuto, perchè le proprie vere conquiste conterranno in sè anche una nuova qualità… la compassione. Questo non toglie però il vedere ciò che non c’è più e regolarsi di conseguenza..
    Credo che ogni situazione sia fine a se stessa, anche se concomitante all’inevitabile limite che accomuna… ;)

  19. Wuaw ha detto:

    Torno al testo.
    Vi ho letto, con molto piacere, un modo di vedere il sesso in relazione alla ricerca ed alla spiritualità superiore a quello che ho finora incontrato nelle mie letture.
    E ho letto un significtivo ridimensionamento della scelta monastica.
    Su entrambi i punti la mia tendenza è a spingermi più oltre.
    Ritengo la scelta monastica una sorta di scorciatoia pericolosa se non proprio la scelta sbagliata.
    L’Uno di cui siamo parte non si potrà mai realizzare con una separazione e/o rinuncia dal complesso della realtà.
    Se non si trova l’Unità nella vita reale non la si troverà mai astraendosi da essa.
    Si troverà una pseduo pace derivante dall’avere eliminato le distrazioni e mortificati i dsideri.
    L’unificazione la si può trovare solo ….. attraverso le diversità, accettando i ruoli che ognuno di noi è chiamato a rivestire nelle circostanze della vita, al limite anche un ruolo da monaco (ma è un caso molto, ma molto particolare).
    Ricoprire un ruolo ma non confondersi con esso, questo è il passo fondamentale verso l’unificazione.
    L’ego allora diventa un utile strumento e dal fatto di essere la consapevolezza al di sopra dei ruoli può anche nascere, anzi nasce senz’altro, la retta visione e l’inizio dell’ottuplice sentiero con la conseguenza del miglioramento sia di noi stessi che della realtà circostante.

    Sul sesso?
    continuo nel post seguente

  20. Wuaw ha detto:

    Sul sesso? (continuazione)
    Eccellente ciò che dice l’autore, e lo stesso dicasi delle riflessioni di tutti gli intervenuti.
    Indubbiamente è una parte importante di una vita non monastica (ed una terribile ossessione nella maggior parte delle vite monastiche).
    Personalmente tenderei ad attribuirgli un ruolo di un certo rilievo, anche per la sua relazione con l’amore – ma anche l’amore è un fatto dualistico – ma bene fa l’autore a ricordare l’importanza di ogni funzione vitale o meglio di ogni fattore della vita.
    Rilievo che nasce dall’intensità del piacere legato al sesso che, ove si escludano gli imponderabili piaceri spirituali, è di gran lunga il piacere più intenso per la maggior parte degli esseri umani.
    Da ciò nasce l’ostracismo che gran parte delle religioni e delle ricerche spirituali nutrono verso il sesso, che invece andrebbe indagato serenamente molto più a fondo.
    Avete per esempio notato come nella pornografia, e nelle fantasie sessuali che, dicono gli psicologi, fanno parte dei rapporti della stragrande maggioranza delle coppie normali, esiste un godimento nell’assistere al piacere altrui?
    (è ovvio che non parlo di pornografia sado-maso o in qualche modo deviata, ma della normale, direi “sana”, pornografia)
    Non pensate possa essere un indizio interessante?

    (Chiedo scusa se ho scandalizzato qualcuno)

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