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Vista da fuori, la caratteristica più impressionante dell’occidente è stata il suo dinamismo, la sua ossessione per lo sviluppo e la dominazione. Vista da dentro, la stessa caratteristica diventa la nostra fiducia nel progresso.

In particolare, negli ultimi quattro secoli, la nostra fiducia nei benefici del progresso scientifico e tecnologico. Magari non stiamo andando verso una direzione, ma stiamo fuggendo da un’altra, per evitare qualcosa che non vogliamo.

Non è troppo presto per affermare che forse la rivoluzione industriale non è stata all’altezza delle sue promesse, almeno per quanto riguarda la felicità, l’appagamento, la salute, la sanità mentale e la pace dell’uomo. Di certo, essa sta avendo un impatto terribile, e forse catastrofico, sulla Terra. La Tecnotopia sembra aver già fallito, ciononostante continui ad andare avanti, espandendo il suo raggio di azione e diventando sempre più arrogante e pericolosa. (Manner 1991, 7)

Senza tale fiducia, sarebbe molto difficile giustificare molte conseguenze di questo dinamismo: le grandi distruzioni ecologiche, la sottomissione di altre culture, il degrado sociale delle nostre comunità e così via. Ma se questi sono tutti gli effetti collaterali del progresso, OK, non possiamo fare la frittata senza rompere l’uovo!

Di sicuro, lo sviluppo tecnologico comporta dei problemi, ma per fortuna questi ultimi hanno a loro volta soluzioni tecnologiche. In altre parole, la cura per il progresso è più progresso. Ed è meglio così, perché tutti sappiamo – o siamo stati portati a credere – che è impossibile arrestare il progresso.

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La Filosofia Perenne di Huxley è un’antologia di scritti spirituali di diverse tradizioni orientali e occidentali, ordinati sapientemente dall’autore secondo i grandi temi che stanno a cuore al ricercatore della coscienza.

Aldous Huxley è nato il 26 luglio 1894 in Inghilterra e morì nel 1963 in California, nello stesso giorno in cui assassinarono il presidente Kennedy.

Durante l’adolescenza, a causa di una malattia, perse completamente la vista per due anni. Successivamente, pur avendone recuperato una parte, ha sempre avuto seri problemi di vista. Questo non gli ha tuttavia impedito di laurearsi con lode e di occuparsi di letteratura.

Scrittore di romanzi e saggi, negli anni della sua maturità ha concentrato i suoi sforzi di scrittore verso i temi filosofici e spirituali. La Filosofia Perenne, probabilmente il suo saggio più importante, è stato scritto nel 1945 mentre viveva negli Stati Uniti dopo esservi emigrato nel 1937, disgustato dalle dittature presenti in Europa a quel tempo. Huxley, oltre che avvicinarsi intellettualmente alla spiritualità, frequentava la Vedanta Society californiana dove praticava la meditazione con assiduità.

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Uno dei concetti fondamentali dell’esperienza religiosa umana è l’idea della gnosi. Gnosi è una parola greca che significa conoscenza, ma una conoscenza di un tipo molto specifico.

Non si tratta né di “conoscere su” né di “conoscere come”. Piuttosto, è qualcosa di più diretto e immediato, la conoscenza che accade quando nessun pensiero si intromette tra te e ciò che sai.

L’uomo è l’animale che crede che c’è qualcosa di sbagliato.

Questo “qualcosa di sbagliato”, qualunque cosa sia, ci segue nella nostra vita quotidiana, disturba il nostro sonno e inquina i nostri piaceri. Ogni mattina, prendendo il giornale o accedendo la televisione, ne attribuiamo la causa a qualcosa di nuovo.

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Ha importanza cosa mettiamo dentro la nostra testa? Da un punto di vista buddista, la risposta è sicuramente sì. Ogni istante vissuto dalla mente può essere sano o malato, e molti sono neutri. Se l’impegno dei buddisti è sviluppare una mente chiara e radiosa, internet non la sta oscurando con un numero infinito di informazioni inutili o neutre?

Il mio primo sogno sull’Internet, nell’agosto 1999: la scatola nera dentro la mia testa si trasforma senza preavviso nello schermo di un computer. All’inizio le immagini scorrono veloci, display vivaci di grafica computerizzata fatta di rossi, gialli e blu fosforescenti.

Premo un pulsante e con un clic assumo il controllo del mio paesaggio interiore. Sono la webmaster, l’operatrice, la moderatrice. Programmo il mondo come preferisco, facendo balenare ora questo ora quello, aprendo una pagina dopo l’altra, mentre i link si aprono in silenzio e in modo spettacolare. Sono la padrona del mio tecno-destino. Mi risveglio sudando.

Il Buddha non diede prescrizioni contro internet, perché 2500 anni fa internet non esisteva. Chi si attenesse alla lettera delle sue parole potrebbe dunque sostenere che internet va accettata.

Ma se il Buddha fosse vivo oggi, non pensate che avrebbe detto qualcosa su questa tecnologia? Forse che internet non è l’opposto dei suoi insegnamenti sulla moderazione, il contenimento, la non-confusione e la non-avidità?

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La mente scimmia, che espressione adatta! Chiunque abbia cercato di meditare sa cosa significa. I pensieri spingono l’attenzione qui e là, diventando ossessivi e portandoci apparentemente fuori dalla meditazione. Nutrire le scimmie vuol dire contribuire alla proliferazione e reificazione dei pensieri, facendosi sviare da essi.

La mente scimmia, che espressione adatta! Chiunque abbia cercato di meditare sa cosa significa. I pensieri spingono l’attenzione qui e là, diventando ossessivi e portandoci apparentemente fuori dalla meditazione. Nutrire le scimmie vuol dire contribuire alla proliferazione e reificazione dei pensieri, facendosi sviare da essi.

Una metafora appropriata è la scimmia che si tende al massimo per cercare di catturare il riflesso della luna sull’acqua. Essa non può capire di star cercando nel posto sbagliato.

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Il percorso spirituale che viene tracciato da Almaas, nome di penna di Hameed Ali, è una vera sintesi tra il percorso occidentale e le vie orientali. Egli ha individuato negli aspetti essenziali dell’anima gli strumenti interiori che ci consentono di proseguire il viaggio spirituale verso il vero.

Circa nell’anno 2000, in un centro Osho, una conduttrice di gruppi di consapevolezza mi suggerì di leggere i libri di Almaas. Non vi erano ancora traduzioni italiane, quindi ordinai dagli Stati Uniti un paio di titoli, e poi altri, e poi i rimanenti. Era come leggere la storia della propria anima e riconoscersi con comprensioni che esplodevano nella mente e nel cuore.

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Pratiche che rinforzano la capacità di concentrazione o attenzione sono presenti nella maggior parte delle tradizioni religiose, in particolare è evidente nelle grandi tradizioni nate in India. Nei tre grandi monoteismi occidentali, il fenomeno dell’attenzione è stato spesso costretto alla clandestinità da correnti teologiche ostili, ma è comunque presente.

Pratiche che rinforzano la capacità di concentrazione o attenzione sono presenti nella maggior parte delle tradizioni religiose. L’importanza dello sviluppo dell’attenzione è evidente soprattutto nella grandi tradizioni nate in India, in particolare nell’induismo e nel buddismo.

Dai veggenti upanishadici ai giorni nostri, in India esiste una tradizione ininterrotta con cui l’uomo ha cercato di unirsi (nel cuore e nella mente) alla realtà assoluta. Lo yoga assume molte forme, ma quella psicologica essenziale è la pratica dell’attenzione su un solo oggetto, o concentrazione (“citta-ekāgratā”).

Che si tratti di fissare l’attenzione su un mantra, sul respiro o su qualche altro oggetto, il tentativo di acquietare le attività automatiche della mente attraverso l’attenzione concentrata è il primo passo e il tema ricorrente dello yoga psicospirituale hindu.

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La telepatia, le premonizioni e la sensazione di essere osservati non hanno attualmente una spiegazione in termini scientifici. La loro stessa esistenza è anzi controversa. Pare che accadano, ma se tutti i possibili tipi di forze, campi e modi di trasferire le informazioni sono già noti alla scienza, allora non dovrebbero esistere. Forse la nostra comprensione scientifica dei principi fondamentali è già essenzialmente completa? È stata data una risposta a tutte le grandi domande? Tratto da “La mente estesa” di Rupert Sheldrake – Urra ed.

La mente oltre il cervello
Se il settimo senso è reale, esso indica una visione più ampia della mente, una visione letteralmente allargata in cui le menti si estendono nel mondo intorno ai corpi. E non soltanto i corpi umani, ma anche quelli degli animali non umani.

In questo libro prospetto che in realtà le menti siano estese; si estendono attraverso campi che collegano gli organismi al loro ambiente e gli uni con gli altri. Questi campi possono aiutare a spiegare la telepatia, la sensazione di essere osservati e altri aspetti del settimo senso. Ma la cosa più importante è che essi aiutano anche a spiegare le percezioni normali. Le nostre menti sono estese nel mondo intorno a noi, e ci collegano con tutto ciò che vediamo.

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Siddharta è una storia sull’individualità e l’auto-espressione, un racconto essenzialmente occidentale, ma celato sotto vesti indiane e punteggiato di robusto anticonformismo, grazie al quale è riuscito ad attraversare le culture e le generazioni. Il processo di auto-realizzazione di Hermann Hesse era stato indissolubilmente legato alla sua stesura.

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A pochi chilometri da Bordeaux vive un monaco vietnamita che è una delle voci più alte della spiritualità di ogni tempo: Thích Nhất Hạnh.

Qui, nel 1982, ha fondato il Villaggio dei Pruni, una vera e propria oasi buddhista accessibile a tutti, così come accessibili appaiono, leggendo i suoi testi, una religione e una concezione del mondo molto lontane dall’Occidente. Tratto da “Thich Nhat Hanh La felicità della Piena Consapevolezza” di Jean-Pierre e Rachel Cartier – ed. Lindau.

In dodici, nove ragazze e tre ragazzi, sono seduti in file al centro dell’enorme sala addobbata per l’occasione con decorazioni colorate. Le rispettive famiglie e i 112 monaci e monache del Villaggio dei Pruni – gli uomini da un lato, le donne dall’altro – sono riuniti attorno a loro. I religiosi, con il capo rasato che riluce sotto i fasci di luce elettrica, trasmettono un impressionante senso di gravità.

I dodici giovani, invece, hanno ancora i capelli lunghi. Indossano i loro vestiti migliori, soprattutto le ragazze, in abito lungo come spose. Il gong risuona tre volte e la comunità intona un canto solenne la cui melodia, curiosamente, è quella del Veni Creator, l’antico inno che un tempo si cantava in chiesa il giorno di Pentecoste.

Comincia così, la mattina del 5 maggio 2000, la cerimonia di ordinazione al Villaggio dei Pruni. La salmodia e la recita dei grandi testi sacri del buddhismo si alternano a lungo, poi il maestro Thich Nhat Hanh avanza.

Come tutti i monaci e le monache presenti, sopra la tunica marrone ha indossato l’abito arancione della cerimonia. Ciò che in lui colpisce immediatamente è la sua straordinaria presenza: mentre procede verso i futuri ordinati si ha la sensazione che ogni suo movimento sia una meditazione. Continue Reading »

Le seguenti osservazioni sull’amore fra uomo e donna e su come riesca a superare eventuali resistenze hanno avuto una motivazione concreta. Si tratta di osservazioni incidentali che descrivono retroscena e correlazioni, di risposte a domande scottanti poste dai partecipanti ai miei corsi.

Per questo ciascuna osservazione è in un certo qual modo a sé stante. Ciononostante si completano a vicenda e costituiscono un mosaico composto da tante tessere diverse che compongono un’immagine circolare.

Talvolta si è dunque reso necessario riprendere e approfondire lo stesso argomento in un contesto diverso.

Ciascun capitolo fornisce prospettive che possono essere applicate al rapporto di coppia. Quindi ciascun capitolo può essere letto singolarmente. Spesso è necessario fermarsi e prendersi il tempo per interiorizzare ciò che inizialmente può apparire inconsueto, se non addirittura sconveniente e per verificare un nuovo modo di agire. Ognuno dei capitoli che costituiscono questo libro racconta una particolare storia d’amore.

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Ramesh Balsekar afferma che non vi è né nascita né morte, non c’è né un ricercatore né tantomeno alcunché da ricercare, non è mai accaduto nulla, non vi è mai stata alcuna creazione e le persone sono “organismi corpo-mente”.

Negatività? No, piuttosto la nobile via della negazione, neti neti, non questo, non questo. Tagliare, togliere e scavare il falso fino ad arrivare al nucleo inalterabile: “Tutto ciò che c’è, è Coscienza”, il messaggio che Ramesh non si stanca di ripetere.

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andrew cohen.jpgSono sempre stato un maestro spirituale molto controverso. Perché? Perché dico alla gente che c’è qualcosa da fare! Ho sempre detto al mio uditorio – ricercatori che sono venuti da me per ascoltare la buona nuova sulla liberazione qui e ora – che se desidera la libertà, ci sono molte cose da fare. Ma in certi ambienti, oggi, parlare di fare equivale a bestemmiare. Continue Reading »





L’ego, così come è stato definito da Jung, è il complesso centrale della consapevolezza. Quando sentiamo la parola complesso, siamo portati a pensare a qualcosa di patologico, mentre in realtà un complesso non è altro che un grappolo di energia affettivamente carico.

Amy Edelstein: Cos’è l’ego, secondo Jung?

James Hollis: L’ego, così come è stato definito da Jung, è il complesso centrale della consapevolezza. Quando sentiamo la parola complesso, siamo portati a pensare a qualcosa di patologico, mentre in realtà un complesso non è altro che un grappolo di energia affettivamente carico.

Il complesso dell’ego comincia a formarsi quando ci stacchiamo dall’altro primario, che in genere è nostra madre; cioè, quando ci stacchiamo dal seno. E se da un lato questa separazione è necessaria per la formazione dell’individuo, dall’altro è molto dolorosa, perché rappresenta la perdita di quella primitiva esperienza di unità e sensazione di appartenenza.

Jung considerava essenziale per la consapevolezza la formazione dell’ego. La consapevolezza implica la divisione tra soggetto e oggetto: per diventare conscio, devo conoscere ciò che non sono. Ho bisogno di percepire ciò che è là come opposto a ciò che è qui. Inoltre, egli vedeva l’ego come un elemento necessario dell’intenzionalità, della concentrazione e della risolutezza. In che modo io e te siamo riusciti a combinare un incontro per parlare dello stesso argomento? Grazie alla “risolutezza dell’ego”, un elemento che ha fatto sì che questa conversazione accadesse.

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12andus-adv-for-innernetL’astrologia è un’affascinante sistema simbolico e analogico che si trova all’intersezione tra scienza, arte e scienze umane. Non è una scienza esatta, come d’altronde non le sono la meteorologia, l’economia, la genetica o la psicologia. Tuttavia, cacciata dalle università durante l’illuminismo, l’astrologia è ritornata da alcuni anni nel mondo accademico anglosassone.

Vorrei iniziare il mio articolo affermando che l’astrologia non è un “credo”. Non ha senso credere all’astrologia, così come dopotutto non ha senso credere a un bel niente. Non ha senso credere in quanto l’astrologia a differenza dei dogmi di una religione, può essere osservata e se ne può fare esperienza. Non è un sistema di credenze quale lo è una religione.

Curiosamente, i detrattori dell’astrologia utilizzano gli stessi metodi che affermano di combattere: preconcetti che non sono basati sull’esperienza, quando la sua storia millenaria e le decine di migliaia di libri scritti sull’astrologia meriterebbero perlomeno un certo sforzo di indagine. A volte i detrattori contestano affermazioni che nessun astrologo si sognerebbe mai di dire, come ad esempio che la personalità è basata sul segno zodiacale, oppure che gli oroscopi popolarizzati dalle riviste hanno validità, o che vi sono segni compatibili con altri, o ancora che l’astrologia determina il destino delle persone.

Il segno zodiacale è uno tra i numerosi elementi di un quadro natale, quindi è un po’ come affermare che un essere umano è il suo braccio. Gli oroscopi basati sui segni sono stati creati come forma di intrattenimento per quotidiani e riviste e non hanno alcun senso per l’astrologo.

Infine, l’astrologia non determina il destino delle persone. Più che di accadimenti esteriori, l’astrologia sussurra al nostro interno, attiva o inibisce la variegata gamma di qualità e archetipi interiori che si trovano all’interno di ogni essere umano. Queste qualità ci porteranno sincronicamente ad attirare eventi compatibili nel mondo esterno. L’astrologia agisce come un enzima, facilitando la trasformazione di elementi già esistenti. Potremmo vederla come l’epigenetica. Continue Reading »





guarigione-cop-mIl seguente testo è tratto da “Viaggio di guarigione, il potenziale curativo delle terapia psichedelica” di Claudio Naranjo, con prefazione di Stanislav Grof, pubblicato da Edizioni Spazio Interiore www.spaziointeriore.com , per gentile concessione.

Da sempre sappiamo di un nesso tra stati alterati di coscienza e cambiamenti di personalità. Gli sciamani di molte zone provocano stati di trance per guarire; i mistici spesso vivono esperienze “visionarie” durante la loro “conversione”; i pazienti nelle fasi più avanzate della psicoanalisi a volte hanno allucinazioni o mostrano altri sintomi psicotici temporanei.

L’uso deliberato di stati di alterazione della coscienza nel processo terapeutico ricade nell’ambito dell’ipnoterapia e dell’uso di sostanze psicotrope. Di recente poi è aumentato l’interesse per la nozione di “disintegrazione positiva” (Dabrowski) e per il valore dell’esperienza psicotica, quando ben integrata, essendo l’uso delle sostanze il metodo che ha più vasta applicabilità.

Le prime sostanze ampiamente usate a scopo terapeutico sono state i barbiturici e le anfetamine. Un barbiturico somministrato per via endovenosa, usato per la prima volta da Laignel-Lavastine (1924) per “rivelare l’inconscio”, in seguito è diventato la base di metodi come la narcoanalisi (proposta da J.S. Horsley nel 1936), la narcosintesi (Grinker) e altri. Continue Reading »





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