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vimala thakar5.jpgCosa ha a che fare l’illuminazione con la crisi del pianeta e dell’umanità? Vimala Thakar è una maestra spirituale di indubbia saggezza e nello stesso tempo un’attivista apppassionata verso l’impegno e la responsabilità sociale. Una sintesi di J. Krishnamurti e del Mahatma Gandhi, da cui è stata profondamente influenzata.

L’illuminazione e la crisi mondiale: introduzione di Susan Bridle

La maestra spirituale Vimala Thakar, è nota in Europa e negli Stati Uniti come una grande e indipendente insegnante del risveglio spirituale. Di fatto, noi di “What is Enlightenment” riteniamo che sia forse la donna più illuminata esistente oggi al mondo. Ma quello che probabilmente molti non sanno è che Thakar è anche un’attivista sociale profondamente impegnata. Influenzata dagli insegnamenti sia di J. Krishnamurti sia del Mahatma Gandhi, Thakar personifica l’essenza della consapevolezza illuminata e della responsabilità sociale.

Le due correnti del risveglio individuale e dell’impegno sociale, di solito divergenti, si uniscono indissolubilmente nell’inarrestabile torrente della sua vita. E in entrambe le sfere, in modo non dissimile dai suoi mentori, Thakar è una grande rivoluzionaria. La sua vita e i suoi insegnamenti ardono del fuoco della rivoluzione interiore dello spirito, che secondo lei è l’unico, autentico fondamento di una rivoluzione della società.

Nata in una famiglia brahmina di classe media nell’India centrale, la passione di Thakar per la vita spirituale è cominciata presto. “La consapevolezza di «qualcosa al di là» si fece strada in me all’età di cinque anni”, scrive, raccontando come scappò di casa per andare nella foresta in cerca di Dio, implorandolo di rivelarsi.

Suo padre, un fiero seguace del libero pensiero, incoraggiò i suoi interessi spirituali e l’aiutò a visitare gli ashram, a studiare le scritture e a sperimentare le pratiche spirituali. Continuò la sua sincera ricerca spirituale per tutta l’adolescenza, arrivando a fare un ritiro prolungato in una caverna, all’età di diciannove anni. Le sue molte e insolite esperienze di questi primi anni hanno l’aura epica delle leggende del Mahabharata. Da giovane si unì al Movimento per il dono della terra di Vinoba Bhave, il successore spirituale di Gandhi, del quale cercò di realizzare la missione e l’ideale di un nuovo ordine sociale.

Lavorando a stretto contatto con Vinoba, considerato a sua volta un santo, Thakar ha assorbito la passione gandhiana per quella che descrive come “la trasformazione radicale della struttura della società umana e la rivoluzione radicale della mente dell’uomo”. L’impegno di Thakar nel Movimento per il dono della terra (il cui fine era ottenere la terra dai ricchi per distribuirla ai contadini poveri) è stato instancabile: per otto anni, ella ha percorso in lungo e in largo l’India, visitando ogni villaggio.

Nel 1960, Thakar fu invitata da un amico a seguire una serie di discorsi che un insegnante spirituale stava dando a Varanasi. L’insegnante era il leggendario J. Krishnamurti, il quale si accorse immediatamente della ragazza che ascoltava con insolita attenzione dal fondo della sala, e le offrì un incontro. Le loro conversazioni private sconvolsero profondamente Thakar, catapultandola in un profondo silenzio. “Qualcosa dentro di me si era liberato, e non poteva più tollerare alcun limite”, ha scritto. “L’invasione di una nuova consapevolezza, irresistibile e incontrollabile… Ha spazzato via ogni cosa”. Continue Reading »

Sabine.jpg

Torni a casa dall’ultimo seminario di sesso tantrico, sperando che la tua frustrazione sessuale sia finita. Fai di tutto per liberare qualche ora nella tua giornata piena di impegni. Allestisci altari ornati con simboli maschili e femminili. Bandisci dalla tua camera da letto tutto ciò che non trasudi sacralità. Ti metti alla caccia delle candele, della musica e dell’incenso giusti. Come tocco finale, non trascuri coperte e cuscini morbidi.

Esausta ma determinata, ti abbigli come una dea. Entri nel tuo nuovo Tempio dell’Amore, piena di speranze e paure. Usi le tecniche tantriche appena imparate per fissare con gli occhi immobili, praticare riti, sciogliere paure e invitare benedizioni per la tua sacra sessione sessuale. Chiudendo gli occhi, mediti per trascendere gli schemi vecchi e frustranti.

Hai creato l’ambiente per il sesso divino.

Ma aspetta! Puoi davvero fare del sesso qualcosa di sacro?

Forse queste sessioni di sesso tantrico programmate fino all’ultimo dettaglio non sono altro che notti di puro, selvaggio divertimento, di eccitazione erotica nella testa e nel corpo. Ma l’esaltazione di quelle notti non è durata, e negli anni successivi probabilmente hai visto l’eccitazione sessuale trasformarsi inesorabilmente in noia, disinteresse o persino disgusto, portandoti a dire un forte «No» al sesso. Continue Reading »

medusa.jpgLa libertà di essere se stessi passa attraverso il riconoscimento dei giudizi interiori, il mostro chiamato Medusa, superego, il critico interiore o “il cane che abbaia”, che usa la colpa, la vergogna, lo sminuirsi e il giudicarsi. Anche i ricercatori di vecchia data necessitano di portare consapevolezza al superego, che come i serpenti della testa di Medusa, una volta tagliati tendono a ricrescere.

Se anche tu sei uno di quelli con questa folle passione di essere te stesso e sei stato morso dalla curiosità e ti trovi quindi a farti domande qua e là e, soprattutto, se ti domandi cose come: ”Chi sono io?, Che ci faccio qui?, Cos’è l’amore?”, sta attento perché dovrai fare i conti con Medusa prima di essere ammesso al prossimo livello.

Lei è il mostro del giudizio e del pregiudizio che sbarra la strada alla possibilità di fare l’esperienza diretta di se stessi e della realtà. Usa strumenti come il senso di colpa, la vergogna, le opinioni, i criteri di comportamento ed altro ancora. Mi ricordo che avevo 12 o 13 anni quando per la prima volta mi accorsi della presenza del mostro dentro di me. Stavo camminando nelle strade di Venezia quando sentii qualcosa di simile ad un muro che mi circondava: un muro che creava una barriera invisibile tra me e gli altri ed una bufera dentro i suoi confini.

Molti anni dopo capii che quel muro era uno dei sintomi della presenza di Medusa. Molti anni dopo avevo raccolto sufficiente comprensione e capacità per essere in grado di riconoscere la presenza del giudice interiore, i suoi attacchi, le sue strategie, le sue funzioni e soprattutto il dolore e la separazione che crea.

Com’è che questo mostro, anche chiamato superego, il critico interiore o il cane che abbaia, mantiene il controllo? Continue Reading »

adyashanti.jpgCrediamo davvero di poterci risvegliare? Oggi, uno dei più famosi insegnanti buddisti di San Francisco non è un lama tibetano o un maestro zen tradizionale, ma un americano laico e anticonformista chiamato Adyashanti, intervistato da Stephan Bodian. I suoi discorsi pubblici (che egli chiama “satsang”, secondo la tradizione advaita o nonduale dell’India) attirano centinaia di ricercatori, buddisti e non buddisti.

In un satsang cui ho recentemente partecipato, in una chiesa vicino Lake Merrit, al centro di Oakland, Adyashanti sedeva su una grande poltrona a un’estremità della sala, circondato dai seguaci. Dopo un periodo di silenzio e un discorso sul dharma in cui ha parlato della “futilità di cercare ciò che già siamo”, ha invitato il pubblico a porgli degli domande.

Qualcuno ha chiesto di parlare del valore di una pratica regolare di meditazione, e Adyashanti ha risposto: “Ogni volta che non manipoli la tua esperienza, stai meditando. Non appena mediti perché pensi di doverlo fare, stai di nuovo controllando l’esperienza, e privi la tua meditazione di ogni valore”.

Più di una volta egli ha invitato gli studenti a entrare in contatto diretto, nel momento, con la verità manifesta della loro natura intrinseca; per usare le sue parole, con colui che “in ogni momento sta guardando attraverso i tuoi occhi”. L’intensità e l’intimità di questi incontri mi hanno fatto pensare a una sorta di pubblico “dokusan”, il dialogo personale tra maestro e discepolo nello zen tradizionale.

Anche se in questi giorni Adyashanti parla raramente dello zen o del buddismo, egli ha studiato e meditato per più di dodici anni sotto la guida di Arvis Justi, un’insegnante laica della scuola del maestro zen Taizan Maezumi, il fondatore dello Zen Center di Los Angeles. All’età di diciannove anni, Steve Gray (come allora si chiamava Adyashanti) abbandonò la passione giovanile per il ciclismo e il sacco a pelo per mettersi alla ricerca dell’illuminazione. Cominciò a frequentare gli incontri settimanali nella casa di Justi, i ritiri di sette giorni con Jakusho Kwong Roshi (un discepolo di Shunryi Suzuki Roshi) e a passare tre o quattro ore al giorno in una capanna per la meditazione che aveva costruito nel cortile della casa dei genitori. Continue Reading »

ulsamer_manuale costellazioni.jpgIl “campo cosciente”

Nelle rappresentazioni ci imbattiamo nel fenomeno per cui i rappresentanti hanno accesso a conoscenze che in realtà possono essere disponibili solamente alle persone che essi rappresentano. In altre parole: i rappresentanti percepiscono le sensazioni e i rapporti fra le persone estranee che essi rappresentano. Questo è il fondamento su cui si basa il lavoro sulle costellazioni familiari, senza il quale le costellazioni non sarebbero immaginabili.

Il cliente chiede una rappresentazione perché si sente insicuro nel suo ruolo di uomo. Fra gli altri cinque partecipanti di sesso maschile al seminario ne sceglie uno per rappresentare il padre e uno per sé. Poi sceglie una rappresentante donna per la madre. Quindi, senza parlare, assegna a ciascuno di essi un posto nella scena.

Ha disposto il padre in modo che questi guardi verso l’esterno. Rispondendo a una domanda, il padre (ovviamente il suo rappresentante) afferma di sentirsi debole ed escluso dalla famiglia.

Da ulteriori domande del terapeuta emerge che il fratello maggiore del padre è caduto in guerra. Quando nella rappresentazione viene introdotto un rappresentante di questo fratello, il padre lo guarda con aria raggiante. Vuole andare verso di lui. Anche il figlio è sollevato e felice quando vede lo zio defunto.

Chi prende parte a una rappresentazione per la prima volta rimane sorpreso. In che modo i rappresentanti arrivano a queste sensazioni e reazioni? Ma sarà tutto vero? Non può dipendere tutto dalla fantasia dei rappresentanti? Non sarà solo una bella scenetta? Eppure quello che i rappresentanti provano non è sempre affettuoso e prevedibile.

La cliente mette in scena una rappresentazione in cui sono presenti fra gli altri una rappresentante della nonna e uno del primo marito di questa, morto in guerra. I due si guardano. Suggerisco alla nonna questa frase: “È stato brutto per me perderti”. La nonna lo guarda per un momento. Poi gli dice spontaneamente: “No. Ne sono stata felice”.

Queste uscite improvvise sono scioccanti. Non nascono da informazioni supplementari. Forse dietro di esse si nascondono i problemi personali della rappresentante? Non starà mettendo in scena la storia personale della sua famiglia?

I clienti però confermano sempre spontaneamente la validità delle parole dei rappresentanti. “Nella mia famiglia le cose stanno proprio così”, ripetono sempre. Anzi, può capitare che un rappresentante utilizzi esattamente le frasi che un membro della famiglia ha sempre usato, che ne assuma la medesima postura o che manifesti gli stessi sintomi fisici senza che se ne sia parlato prima.

I posti all’interno di una rappresentazione hanno la loro energia, per cui chiunque si trova in quel posto reagisce in modo analogo. Anche gli altri rappresentanti non accolgono con sorpresa o perplessità frasi inaspettate come quella di prima. Ciò che viene detto si dimostra vero per tutti. Continue Reading »

Lo zen vende

dalai lama apple ad.jpgDai computer ai prodotti di bellezza, Madison Avenue ha scoperto che la spiritualità vende. Qual è il suono di una mano che apre il portafoglio? Todd Stein parla del paradosso di una spiritualità arruolata al servizio del materialismo.L’illuminazione si può comprare in scatola.

Basta chiedere a Lancome, il cui Hydra Zen, “idratante anti-stress per la pelle”, viene venduto a 42,50$ in quasi tutti i negozi. Oppure, se i prodotti di bellezza non sono il tuo genere, fai un giro di prova su un pickup Ford Ranger “in cerca della saggezza sulla cima di una montagna”. Lungo la strada puoi “ringraziare il cielo per la 7-Eleven” e fermarti per una bottiglia di acqua Evian, famosa per la sua “eterna forza vitale”. O, ancora, puoi “cercare la verità” in un bicchiere di Heineken.

Ah, e quando stai sulla cima della montagna, non meravigliarti se vedi monaci tibetani dalle vesti scarlatte aprire i loro iPad. Se non riesci a scorgere monaci sulla cima della montagna, cercali nel campo di basketball. Saranno quelli con la testa rasata e le Nike ai piedi.

Oggi, con tanti insegnanti spirituali (veri e finti) impegnati a promuovere beni di consumo – la Apple aveva agguantato Gandhi e il Dalai Lama per la sua campagna Think Different (Pensa differente) – forse preferiresti cancellare il viaggio verso la cima della montagna e metterti alla ricerca di un guru nel centro commerciale della tua città. Perlomeno, questo è il messaggio che esce dai pubblicitari in questi giorni.

I pubblicitari stanno vendendo di tutto, dagli hamburger alle automobili, facendo appello, ironicamente, ai nostri desideri più immateriali. “Serenità adesso” non è più soltanto una battuta divertente del telefilm Seinfeld; è la filosofia non detta di un tipo di pubblicità distintiva di questi anni: l’inserzione spirituale. Mettendo in campo un esercito di angeli, saggi illuminati e figure religiose apertamente finte, i pubblicitari sperano di trarre vantaggio dalla ricerca della pace interiore insegnandoci, come afferma il sociologo Bernard McGrane della Chapman University, che “la vita diventa radiosa attraverso il consumo”. Continue Reading »

Laura (ma il nome è di fantasia) è una mia amica. Ha una laurea, ha militato in politica quando era più giovane, ha una casa piena di libri che in buona parte ha letto, aveva un marito che ha lasciato per un altro uomo quando ha cominciato a sentirsi vecchia e ora, non so, forse ha degli amanti. Insomma Laura ha avuto e ancora ha una vita intensa.

Ma qualcosa non torna. Ogni mattina scrive “buongiorno” e ogni sera “buonanotte” su Twitter e di rimbalzo anche su Facebook, e durante il giorno commenta in tempo reale con pensieri irrilevanti le sue attività. Cercare il link giusto da postare sulla sua bacheca online sembra essere diventato per lei tanto importante quanto prendersi cura della propria igiene personale.

È caduta anche nella trappola dei talkshow, specie quelli furbi pensati apposta per gli utenti come lei (che mai guarderebbero “L’Isola dei Famosi” ma che non si perdono una puntata di “Che tempo che fa”…), e mentre guarda la televisione commenta in tempo reale sui social network quello che il conduttore e l’ospite dicono, come se il suo cervello fosse collegato a internet a sua insaputa o come se la sua opinione fosse richiesta da una platea che la segue con attenzione… ma dall’altra parte del suo iPhone non c’è nessuno o, per meglio dire, ci sono milioni di altri naufraghi che, come lei, gridano aiuto alla deriva nel vuoto cosmico della modernità.

Carla è un’altra amica… Prosegue su Indranet

Rani.jpgLa Pratica Spirituale, la sua bellezza, le sue trappole e strategie ed il suo vero scopo

“Non c’è niente da fare e nessun luogo dove andare.” “Non fare nulla! Semplicemente Sii!” Chi non conosce questi slogan? Ma chi veramente comprende il significato profondo di queste parole? La maggior parte delle persone non possono accoglierle in modo diretto senza l’interpretazione della mente.

Non c’è da meravigliarsi che alcuni recenti percorsi spirituali si esprimano così nettamente contro la meditazione, l’auto-indagine o qualsiasi altro genere di pratica, perché per la mente pratica vuole dire: migliorare, raggiungere qualcosa o fare qualche cosa.

Comunque è precisamente la pratica che sostiene la maggior parte di noi che siamo su un percorso verso l’unità, verso il “non fare”.

Pratica come fuga

Noi esseri umani stiamo sempre facendo qualcosa. Seguiamo consapevolmente o inconsapevolmente i nostri impulsi mentali. Non sappiamo cosa significa non fare e lasciare che Dio viva attraverso questo nostro corpo, senza opporre resistenza.

Non abbiamo molta esperienza, come ricercatori spirituali, di un rapporto senza conflitti tra la quotidianità e lo spirituale, oppure tra quello che “facciamo” e quello che pensiamo che dovremmo fare.

Nella maggior parte dei casi il terreno su cui si poggia la nostra vita spirituale è il fare, un allontanarsi dalla vita così come è, una fuga dai dolori del passato. Non c’è da andare in nessun luogo, e ciò nonostante stiamo tentando di fuggire da questo momento per trovarne uno migliore! Noi vogliamo abbandonare la personalità per trovare il vuoto, creando rifiuto e separazione nel nome dell’unità.

La negazione

Quindi la verità è che noi non siamo molto abili nel non fare. Finché siamo presi dal nostro pensare automatico,siamo nel “fare”. Sfortunatamente conosco troppi cosiddetti illuminati, amici ed insegnanti contemporanei che stanno seguendo la loro mente nevrotica e dichiarano cose come:

accade tutto naturalmente, non c’è nessun “io” che sta pensando. Una persona mi disse persino, dopo aver avuto una notte insonne a causa di preoccupazioni su dei problemi di natura economica: “Ah! Ma io sono illuminato, io chiaramente non stavo pensando, era solo un’attività spontanea della mente”.

Il negare è profondo. Continue Reading »

Alcune domande a chi ha fatto delle domande – quattro in particolare – un espediente illuminante per risvegliarti alla realtà, per rompere la catena della sofferenza causata non tanto dagli eventi in se’, quanto – come Byron Katie chiaramente espone – dai nostri pensieri su tali eventi. Pensieri a cui puntualmente diamo credito.

Byron Katie, che con il suo risveglio ha sviluppato il metodo chiamato Il Lavoro, ed è autrice, tra gli altri, dei libri Amare ciò che è e I mille nomi della gioia, sarà per la prima volta in Italia – a Bellaria – per un evento il 21 giugno. La sua visita, iniziativa dell’intervistatrice, è organizzata da Diapasonbooking e Macrolibrarsi. Maggiori informazioni sull’evento.

Una intervista a Byron Katie a cura di Elsa Nityama Masetti.

Qual è la differenza – se c’è – tra “amare ciò che è” e “prenderla con leggerezza” (easy)?

C’è una grande differenza. È facile “prenderla easy” quando le cose vanno come vuoi. È facile “andare con il flusso” quando la corrente va nella direzione dove tu pensi debba andare. Ma che cosa accade quando ti arrabbi, o sei triste, o frustrato, o infastidito? A quel punto puoi continuare a dire a te stesso “prendila con leggerezza” finché diventi livido, ma non può funzionare.

Perché? Perché stai affrontanto l’effetto, non la causa. Lo stress (rabbia, tristezza, frustrazione) è sempre l’effetto che segue all’atto di credere a un pensiero non vero. Prima arriva il pensiero che “ti mette in ginocchio”, poi ci credi, poi senti l’emozione negativa. Continue Reading »

AnandaMayi Ma7.jpgNarra la leggenda che una sera, nel bel mezzo di un festival del canto religioso, la Madre Divina Anandamayi Ma all’improvviso si alzò e abbandonò il suo ashram. Ai due discepoli che la seguirono ansiosamente chiedendole dove stesse andando, rispose soltanto: «Sarnath», il nome di una città a molti chilometri di distanza.

Un treno postale su cui salì fece misteriosamente una fermata fuori programma in quella città. Quindi lei si diresse senza esitazioni verso un albergo sconosciuto, passò davanti al direttore ed entrò direttamente nella stanza di una discepola che, all’insaputa di tutti, era giunta là qualche ora prima senza un soldo, piangendo e pregando disperatamente Anandamayi Ma. Il resto della notte passò tra risa e battute sull’ansia e la paura della discepola, ora piena di gioia.

Nata in un villaggio del Bengala orientale (ora Bangladesh), Anandamayi Ma era, al momento della morte nel 1982, una delle sante più riverite di questo secolo. Bastano le fotografie per dimostrare la sua luminosa bellezza e la sua potentissima esaltazione divina. Esistono innumerevoli racconti sui suoi miracoli, guarigioni e predizioni. Sebbene fosse praticamente analfabeta, col tempo intorno a lei si formò una complessa teologia.

Era ritenuta un’avatar, un’incarnazione divina illuminata dalla nascita. Si raccontava che le sue azioni fossero il risultato del suo kheyal, la sua ispirazione divina, e si pensava che non avesse motivazioni proprie. Infatti, dopo i ventotto anni, cessò di nutrirsi e doveva essere imboccata dai discepoli come una neonata.

Anandamayi Ma viaggiò incessantemente, creando una rete di ashram in tutta l’India. Tra i suoi ammiratori, vi erano insigni personalità come il Mahatma Gandhi, Indira Gandhi e Gopinatha Kaviraj, uno dei più importanti eruditi indiani; quest’ultimo, quando la vide, sentì che lei, una donna ignorante, aveva finalmente risposto a tutte le sue domande spirituali.

Arnaud Desjardins e Daniel Roumanoff furono tra i primi discepoli occidentali di Anandamayi Ma. Entrambi la incontrarono in India nel 1958 e furono suoi studenti per molti anni; nei due articoli seguenti raccontano la loro vita con lei. I loro racconti ci danno un vivido ritratto di un’esuberante santa moderna, offrendoci un’idea di cosa significasse esserle vicino.

Ella catapultò entrambi gli uomini dentro profonde esperienze spirituali, sfidando allo stesso tempo il loro amore e la loro devozione verso di lei. Tuttavia, le conclusioni finali che ognuno dei due ne trasse sono radicalmente diverse. Mentre il primo vide solo l’imperscrutabile e profondo gioco del Divino, l’altro avvertì limiti profondi nell’insegnamento e nelle azioni di Ma. Considerati nel loro insieme, i loro articoli sollevano affascinanti interrogativi su questa influente Madre Divina indiana. Continue Reading »

statua donna estatica.jpgMiranda Shaw ha conseguito un dottorato in Studi buddisti alla Harvard University, è vincitrice di una borsa di studio Fullbright e attualmente è ricercatrice in Studi buddisti nel Dipartimento di Religione all’Università di Richmond. Il suo libro, Passionate Enlightenment: Women in Tantric Buddhism, spiega quanto fosse importante il ruolo delle donne nell’insegnamento e nella pratica tradizionali tantriche.

Il Tantrismo è un ramo non-monastico e non-casto della pratica buddista indiana, himalayana e tibetana, che cerca di inserire ogni aspetto della vita quotidiana, incluse l’intimità e la passione, nel cammino verso la liberazione. Gli storici hanno quasi sempre pensato che nelle pratiche tantriche le donne fossero subordinate, quando non addirittura sfruttate e degradate. Miranda Shaw sostiene il contrario.

Oltre alle interviste e al lavoro sul campo condotto per due anni in India e in Nepal, la Shaw ha scoperto quaranta opere inedite di donne del periodo Pala (dall’ottavo al dodicesimo secolo d.C.), grazie alle quali ha riscritto la storia del buddismo tantrico nei primi quattro secoli. La Shaw sostiene che in quel periodo il Tantrismo promuoveva un’ideale di relazione tra uomo e donna basato sulla cooperazione e la liberazione reciproca, assegnando alle donne il ruolo di sorgente dell’intuizione e del potere spirituali. Segue una intervista.

Ellen Pearlman: Esistono dei principi fondamentali nella letteratura sulla sessualità tantrica,?

Miranda Shaw: Sì. I Tantra, o i testi sacri tantrici, affermano chiaramente che lo scopo della relazione è l’illuminazione di entrambi i partner. Non può essere la gratificazione egoica di una sola persona. Questo scopo deve essere assolutamente chiaro e concordato esplicitamente da entrambi. Un altro principio che può impedire il tipo di sfruttamento avvenuto in occidente è che nel Tantra la donna prende sempre l’iniziativa. Sempre.

Ellen Pearlman: È possibile che l’uomo chieda e la donna acconsenta

Miranda Shaw: Sarebbe una rottura delle regole, perché l’iniziativa è nelle mani della donna. Ma se egli fa un approccio, cosa inusuale, deve usare delle convenzioni stabilite nei testi tantrici. Deve essere estremamente rispettoso e usare gesti segreti non verbali per comunicare con lei. Innanzitutto, cerca alcuni segni ben precisi per determinare se lei è una praticante tantrica, poi dimostra di essere un degno compagno tantrico usando quei gesti e rendendo quelle forme di omaggio che ci si aspetta da lui. Queste forme di omaggio sono elencate negli Yogini Tantra, che i tibetani definiscono i “testi madre” del Tantra.

Egli deve prostrarsi davanti a lei, girarle attorno e usare una forma di etichetta chiamata “condotta della sinistra”, in cui lui sta alla sinistra di lei quando camminano, fa il primo passo con la gamba sinistra e le porge offerte con la mano sinistra. Quando mangiano insieme, deve sempre servire lei per prima. Questi atteggiamenti dimostrano che egli non cerca una relazione per l’appagamento del suo ego, ma che è abbastanza civilizzato e raffinato da diventare il suo compagno spirituale e da comprendere che questa relazione sarà al suo servizio.

Ellen Pearlman: E questo avviene tra insegnante e discepolo? Continue Reading »

Riflettendo a fondo sul tema quanto mai affascinante (“Cos’è l’ego?”), un pomeriggio, un pensiero interessante si è affacciato nella mia mente curiosa: è possibile che in questa epoca di trasformazioni, nel fertile campo dell’emergente paradigma spirituale del nuovo millennio, sia emersa una nuova struttura, ovvero l’ego transpersonale?

È possibile che in seguito alla disillusione provocata dalla caduta di tantissimi maestri e guru “illuminati”, l’autorità in fatto di questioni spirituali sia stata, lentamente ma saldamente, usurpata dagli psicologi con un amore profondo per lo spirito, gli psicologi transpersonali che oltre a essere esperti del loro campo, hanno una comprensione teorica delle conquiste più elevate della ricerca spirituale?

Aspetta un po’ – ho pensato – questo è da approfondire: è in corso la nascita di una nuova formazione dell’ego perenne? Un ego che sa più cose su se stesso, sulla sua nascita, la sua evoluzione, la sua natura vuota e addirittura la sua morte, di tutte le altre formazioni dell’ego mai create? A quel punto, è sorta l’inevitabile domanda: è possibile che questo tipo di straordinaria conoscenza di sé sia per l’ego, dal punto di vista dell’illuminazione, il più sofisticato e involontario meccanismo di difesa mai esistito nella storia del genere umano? Dovevo scoprirlo!

Per questo chiamai Kaisa Puhakka, psicologa, praticante zen, teorica transpersonale, direttrice della Facoltà Clinica all’Istituto di Psicologia Transpersonale e gigante intellettuale che da sola ha trasceso e incluso la teoria del tutto di Ken Wilber, nella conferenza del 1997 all’Istituto californiano di studi integrali intitolata Ken Wilber e il futuro dell’esplorazione transpersonale.

Le risposte di Puhakka alle mie domande sulla “nuova formazione” rivelano quanto è difficile cercare di trascendere l’io-mente e allo stesso tempo essere esperti dell’argomento. Comunque, Puhakka ha detto di desiderare che il lettore capisse chiaramente che, secondo lei, qualsiasi attaccamento o “punto di vista” era di per sé un limite, e che forse io, nella mia posizione di insegnante spirituale, nel porre queste domande stavo cadendo vittima della stessa condizione che stavo evidenziando negli altri. Chi lo sa?

Ciò che segue è un’indagine provocatoria, e si spera divertente, in risposta alla domanda: Esiste una nuova formazione sull’orizzonte spirituale? Continue Reading »

story musgrave.gifNella vita dell’astronauta Story Musgrave si fondono lo spazio e lo spirito, la natura e la tecnologia, una grande concretezza e una concezione trascendentale della vita sulla Terra.

Alla soglia di sessanta anni, l’astronauta F. Story Musgrave aveva passato nello spazio più tempo di qualsiasi altro americano: cinque missioni per un totale di 858 ore. All’apparenza, sembrerebbe che tutta la sua vita sia passata a preparare questo mese e sei giorni di magia.

“È un cammino splendido e adatto a me”, dice, “Ma avrei percorso qualsiasi altro cammino con lo stesso senso estetico e spirituale. In tutti i casi, mi sarei sempre chiesto: qual è il nostro posto nell’universo e cosa vuol dire essere un uomo? Ho usato tutto ciò che ho fatto nella vita per rispondere a questa domanda”.

Il dr. Story Musgrave è tanto impressionante dal vivo quanto sulla carta: scienziato-astronauta, chirurgo, dottore aerospaziale e fisiologo; laureato in chimica, matematica, informatica e lettere; esperto in 160 tipi di velivoli, tra cui jet, aliante e paracadute. Calvo, portamento da marine, un impeccabile blazer della marina e pantaloni grigi, egli non passa inosservato in mezzo alla folla.

Lo zen della gravita zero 1.gifHo incontrato Story Musgrave a un party per gli astronauti dello Hubble, allo “Space Telescope Science Institute” (Istituto Scientifico Telescopio Spaziale). Per esperienza, anzianità di servizio e profondità della ricerca intellettuale, Story è nello Space Program colui che più si avvicina al capitano di Star Trek Jean-Luc Picard. Ma, saggiamente, egli dà l’impressione di un semplice pilota collaudatore militare, tranquillo e imperturbabile, con una strascicata pronuncia del Kentucky e l’immancabile «understatement».

Da quando sono cominciate le missioni spaziali con equipaggio umano, molti astronauti hanno vissuto trasformazioni spirituali di cui hanno parlato volentieri. Dopo vari tentativi andati a vuoto di intervistare uno di loro, ho ricevuto una risposta entusiasta da Story, ma l’istante successivo egli fu risucchiato da un’altra attività. Continue Reading »

frattale farfalle.jpgTanto nel buddismo Vajrayana quanto nella teoria del caos, per la trasformazione viene usato ciò che si ha sotto mano: divinità feroci vengono utilizzate per dissipare la negatività, o impulsi irregolari verso il cuore vengono usati per curare battiti cardiaci irregolari. Entrambe le discipline considerano i sistemi aperti e suscettibili di cambiamento a ogni istante.

La teoria del caos, il karma e altre fluttuazioni.

La prima volta che ho parlato di buddismo con il “Dr. Caos” era una sera di gennaio di due anni fa, in California. Eravamo seduti sul pavimento della casa di un amico, a Big Sur, a sessanta metri sul mare. Da quel punto si potevano vedere e sentire le onde infrangersi. Mentre ascoltavamo e guardavamo, l’acqua si stendeva all’orizzonte come un grande specchio, e il sole invernale tramontava lentamente diffondendo una splendida luce di colore magenta, ambra e scarlatto: uno di quegli scenari naturali che per bellezza e profondità lasciano senza parole lo spettatore, al punto che ci prese una sorta di vertigine.

«Sai, non ho mai guardato un tramonto in vita mia, non fino in fondo», disse il dr. Caos quando l’oscurità si alzò dall’oceano coprendoci.

«Come mai?», chiesi, scioccata dal fatto che qualcuno avesse potuto lasciarsi sfuggire quello spettacolo per cinquanta anni. Di sicuro, anche un fisico nascosto nella Stanford University e nei laboratori Lawrence Livermore sarà stato lontano dai computer il tempo sufficiente per imbattersi ogni tanto in un tramonto.

«Perché mi faceva sentire troppo solo», rispose. «Non riuscivo a guardarlo in solitudine, era uno spettacolo troppo forte». Continue Reading »

Come riunire tutte le associazioni e le persone che operano per un mondo migliore e creare insieme una Massa Critica e una Rete Globale: Grande Incontro del 3-4 Marzo 2012.

E’ tempo che la parte più saggia e consapevole dell’umanità si riunisca e collabori per invertire l’attuale tendenza distruttiva e realizzare un futuro comune di pace, comprensione umana e rispetto della Terra. Ogni individuo, ogni associazione è determinante in questo
processo di evoluzione della coscienza globale.

A cura di Nitamo Montecucco e del comitato del Club di Budapest Italia

Il Progetto Globale 2012–2018

Il Progetto Globale 2012-2018 è un importante programma culturale di collaborazione internazionale su cui stiamo lavorando da molti anni; è una strategia evolutiva di vasta portata che ha lo scopo, entro il 2012, di realizzare una prima Massa Critica tra le associazioni dei “Creativi Culturali”, la parte più sensibile e responsabile della società, e di catalizzare così entro il 2018 il salto di consapevolezza necessario per realizzare le basi di una società globale etica e sostenibile.

I “Creativi Culturali” e la nuova Cultura Globale

Il sociologo Paul Ray ha definito i “Creativi Culturali” come le persone sensibili al degrado della Terra e al dolore umano, che si interessano all’ecologia, alla pace, al volontariato, ai diritti umani, alla salute naturale, alla spiritualità, al commercio etico, al bene comune. I Creativi Culturali siamo tutti NOI che in ogni parte della Terra desideriamo un mondo migliore e cerchiamo di realizzarlo con amore nella vita quotidiana e nella società. Noi e le nostre associazioni stiamo creando una nuova Cultura Globale.

Secondo le ricerche sociologiche internazionali la “nuova cultura emergente” negli anni ’70 era circa il 2%, negli anni ’90 era al 25%, nel 2005-2007 (Italia, USA, Giappone, Francia, Ungheria) era salita al 33-35% e ora si stima intorno al 37-40% della popolazione totale. Siamo quindi già ora oltre 2 miliardi di persone nel mondo che vogliono pace, diritti umani e rispetto della Terra, ma che non sono consapevoli del proprio numero! Siamo un numero enorme di persone responsabili e creative che potrebbero cambiare la società e le scelte globali ma NON abbiamo potere perché siamo frammentati in miriadi di movimenti e associazioni.

In una decina di anni (2023-2024) dovremmo raggiungere il fatidico 51% ma la crisi economica potrebbe rallentare questa data al 2030 o addirittura al 2040, con il rischio che il sistema crolli prima che noi riusciamo a creare una rete che cambi le cose. Il progressivo peggioramento dei parametri ecologici, economici e sociali a livello globale ci pone quindi di fronte alla necessità di riunire le forze e creare un salto di coerenza tra di noi e tra le nostre associazioni. Il futuro del pianeta dipende dalla nostra capacità di sviluppare una nuova coscienza umana e planetaria, più unita e collaborativa. Dobbiamo necessariamente iniziare da noi stessi e dalle nostre associazioni. La crisi globale si può risolvere solo con un salto di consapevolezza globale! Continue Reading »

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