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Da qualche settimana si è aperto un dibattito tra alcuni blogger italiani sugli strumenti per l’informazione e la partecipazione politica su Internet e sui problemi dell’agenda setting, ossia sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media. Sono stato presente a questo dibattito più che altro commentando sul blog di Luca De Biase che si è fatto promotore del tema e con spirito di inclusione sta tenendo le fila del dibattito. Dal suo articolo del 15 febbraio:

La democrazia non è definita solo dalla libertà di votare (perché si vota anche sotto una dittatura), ma anche e soprattutto dalla libertà e dalla qualità dell’informazione politica e del dibattito sulle decisioni da prendere […] Blogger e social network stanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare “informazione di mutuo soccorso” per ovviare alle carenze dell’informazione ufficiale.

La necessità di una definizione dell’agenda politica che parta dal basso viene sentita in particolar modo da parte del popolo della Rete. In Italia la situazione mediatica è particolarmente preoccupante. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières vede l’Italia al 40esimo posto, superata tra gli altri dal Mali, Panama, il Ghana, Bosnia Herzegovina.

La maggior parte dei grandi media italiani sono fortemente legati agli schieramenti politici e ai grandi gruppi economici che definiscono sia i temi di discussione che la direzione degli stessi. La particolarità italiana, dove una singola persona detiene il maggior potere economico, il maggior potere mediatico e forse anche il più forte potere politico rendono la situazione particolarmente grave.

La democrazia è intrinsecamente incompatibile con l’accentramento dei diversi poteri in una sola mano. I pochi poteri rimasti autonomi, quali la magistratura, sono stati delegittimati e attaccati ripetutamente. Inoltre, un potere tira l’altro: avendo a disposizione televisioni, riviste e giornali è certamente più facile accrescere il proprio potere economico e politico. Poichè alla brama di potere dell’ego non c’è fine, è ovvio che vi debbano essere leggi opportune che limitino tali espansioni.

Condivido quindi i bisogni dei blogger nella creazione di una forma di partecipazione e definizione del dibattito politico che parta dal basso e che sia condivisa e verificata. Tra le diverse idee uscite finora dal dibattito vi sono la Wikidemocracy ideata da Quintarelli, Openpolis e l’uso di Twitter per aggregare le discussioni di politica.

Nella mia vita mi sono occupato di politica al liceo, poi di tecnologie come programmatore e scrittore di libri di informatica, quindi sono stato editore di libri di informatica con Apogeo, poi editore di libri di spiritualità e di culture alternative con Urra. Durante questo tempo, da circa 18 anno sto percorrendo parallelamente un cammino spirituale di consapevolezza in cui ho incontrato diversi approcci esperienziali verso la ricerca del vero (tecniche corpo-mente, psicologia, meditazione, Buddismo, Osho, Almaas, maestri Advaita Vedanta ecc…).

Occuparmi di politica, che intendo come visione sociale partecipativa, lo sento come una forma di responsabilità per condividere e dare il mio apporto alla consapevolezza collettiva. I percorsi spirituali danno valore al vero, alla realtà, alla interdipendenza e alla crescita della consapevolezza. Questi valori rimangono sterili se vengono applicati solamente alla nostra condizione personale.

La consapevolezza collettiva, e pure l’inconscio collettivo, come il riscaldamento globale o i messaggi dei media, ci coinvolgono tutti quanti, chi più chi meno, a prescindere dalla nostra condizione personale. Gautama il Buddha parlò per tutta la vita di interdipendenza come condizione universale mentre Fromm disse che anche i pensatori più rivoluzionari dipendono dal contesto intellettuale e spirituale in cui si trovano,

Nel percorso spirituale ho dato meno peso alle ideologie e in generale alle idee, facendo talvolta esperienza di stati che sono al di là della mente concettuale che consciamente o inconsciamente determinano e limitano la nostra identità. Ho compreso come molte delle “idee” a favore o contro questo o quello solo spesso proiezioni o parti di noi stessi non riconosciute o accettate. Ho pure compreso come i cosiddetti principi sono spesso bisogni di controllo di noi stessi e del prossimo e come il voler cambiare le cose abbia spesso all’origne l’incapacità di accettare la realtà come tale e di fluire con “ciò che è”.

Inoltre, non credo di essere presuntuoso se come ricercatore affermo che ho avuto meglio da fare che stare dietro al dibattito politico italiano, che quando va bene provoca noia.

Tuttavia, una volta ripuliti (perlomeno sgrossati) dalle motivazioni psicologiche per cui si odia, si ha timore e/o si rincorre il potere, ritengo che coloro che si occupano di consapevolezza, come molti dei lettori di Innernet, sentano il bisogno di condividere anche su un piano politico ciò che hanno metabolizzato interiormente.

Condivisione, non proselitismo o ideologia, semplicemente essere se stessi e in quanto tali includere la comunicazione del proprio sentire profondo anche nei confronti della società. Vivere la vita seconda la propria comprensione e portare se stessi nell’azione divengono parte del percorso di crescita.

Quindi rimbalzo il dibattito anche sul canale Innernet, appena rinnovato in forma di blog, perchè nessun ricercatore nel 2008 si isola sulla montagna per meditare e comunque oramai anche lì i danni ambientali e politici si fanno sentire.

Nel dibattito tra i blogger si è anche parlato di accountability del politici, che ha a che fare con la trasparenza, la coerenza, l’assunzione di responsabilità e la valutazione dei risultati sulla base dei programmi. Credo che nessuno possa negare l’importanza di tali parametri.

Ma l’accountability funziona se la coerenza e il vero sono qualità sentite nella popolazione, cioè se sono valori diffusi e se vi è abbastanza capacità di attenzione per tracciare falsità e incoerenze. I blogger sono probabilmente già abbastanza orientati ad una visione critica della realtà ed a non ingurgitare ogni boccone mediatico, ma parliamo di una piccolissima nicchia in relazione alla totalità dei media.

La mia impressione è che in generale in Italia la manipolazione delle informazioni sia arrivata ad un livello molto esteso, dove le capacità di discriminazione delle stesse da parte dei fruitori, le capacità di attenzione focalizzata e di amore per il vero sono scese a livelli preoccupanti. Livello molto lontano dalla società della consapevolezza ipotizzata da Peter Russell ne “Il risveglio della mente globale” che pubblicai con Urra a metà degli anni ’90 (purtroppo ho preso atto che il libro non è più disponibile da parte di Feltrinelli, a cui ho ceduto l’attività nel 2001).

Su questo calo delle capacità di attenzione diffusa i politici giocano in casa. Ascoltiamo quotidianamente dichiarazioni e il loro contrario, falsificazioni evidenti della realtà e promesse mai mantenute come se niente fosse. I media, in cui includo anche i grandi siti informativi in Rete, sono perlopiù parte di questa tendenza, in un’orgia di informazioni dove passa tutto e il suo contrario, rendendo ardua la comprensione di “ciò che è”.

Ma ciò che più preoccupa è che sta avvenendo una peculiare sindrome di Stoccolma nei confronti dei nostri colonizzatori della consapevolezza. Iniziamo ad accettarli nelle loro bugie, nelle loro meschinità, nelle loro corruzioni. C’è una rassegnazione diffusa che è più forte delll’indignazione oppure ci diverte il teatrino della politica come fosse un’opera di Pirandello o un film di Sordi. Troviamo così il modo di tollerare la devastazione come un meccanismo di difesa di fronte all’inevitabile. I politici e le varie caste sembrano inamovibili e ci dimentichiamo che sono e rimangono tigri di carta, piccoli esseri impauriti che cercano nel potere la sicurezza che non trovano in loro stessi.

Trasmettere un’informazione alternativa tramite soluzioni tecniche in rete quali gli aggregatori ha sicuramente la sua importanza, ma il rischio è quello di parlare sempre alle solite persone. Per il popolo dei blogger probabilmente l’agenda è già profondamente diversa da quella dei media tradizionali. Si sfonda una porta aperta.

Mi sembra che nella ricerca di questi metodi vi sia un tocco di razionalismo e di visione scientifica della vita che si basa sulla centralità dell’oggettività e della coerenza intellettuale. Ottimi principi ma l’essere umano è molto di più e allo stesso tempo molto meno del livello razionale. Senza dubbio la verità trionfa sempre, ma il trionfo avviene solamente su un piano ultimo, piano a cui ci si può connettere tramite un percorso di consapevolezza. Sul piano politico e sociale la volontà d’illusione e la manipolazione sono più forti.

La colonizzazione delle consapevolezze avviene ad un livello precedente allo sviluppo della razionalità, intesa sia come evoluzione psicologica dell’individuo che come evoluzione collettiva. Se vogliamo utilizzare il modello dei chakra (piuttosto che i modelli psicologi di Piaget, un modello vale l’altro, basta capirsi), la manipolazione mediatica/politica fa leva prevalentemente sul primo chakra, legato alla sopravvivenza e alle paure (le armi di distruzione di massa, i terroristi, la delinquenza, gli extracomunitari, i comunisti, le tasse, la disoccupazione, i salari), sul secondo chakra legato alle emozioni accattivanti e seduttive (simpatia-antipatia, immagine, vittimismo, seduzione, tette e culi ovunque, varie distrazioni di massa) e sul terzo chakra (potere personale e di gruppo, rivalsa, conflitto, odio, io-tu, noi-voi, nord-sud, bianchi-neri, giovani-vecchi). I media di massa e la politica spesso sono fermi su questi circuiti.

E’ facile fare campagne elettorali su queste basi, ogni essere umano in quanto tale viene scosso da tali temi. In Italia, ma non solo qui, i voti non si prendono sulla base della coerenza dei programmi o sulla verità delle proprie affermazioni, ma sulle base delle suggestioni mediatiche e sulla ripetizione dei messagi fino a che “una bugia ripetuta molte volte diviene una verità”, come ogni dittatura ben conosce.

L’informazione alternativa sul piano sociale deve far leva senza dubbio sulla coerenza dei messaggi e sulla verifica degli stessi, ma anche sulla trasmissione di canali interiori più integrali rispetto a quelli che sono possibili in rete. Canali dove scorre il contatto umano vero, dove si trasmettono qualità autentiche, metabolizzate e integrate nella persona e non limitate ad un piano prevalentemente mentale (vedi mio articolo “Internet aumenta davvero il nostro potere?“).

La conoscenza deve diventare organica altrimenti come cantava Gaber “Un’idea, un concetto, un’idea, finché resta un’ idea, è soltanto un’astrazione, se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione.” Uno sguardo sincero e poche parole che giungono dal profondo trasformano interiormente più di tanti articoli nei blog.

Grillo vede correttamente il ripartire dalla mobilitazione dal basso dei cittadini la condizione per la rinascita della politica. Ciò che mi lascia distante sono i suoi toni, che a loro volta fanno leva su semplificazioni ad alto impatto emotivo e su una conflittualità diretta a 360 gradi, quindi prevalentemente sugli stessi canali interiori dei media tradizionali. Certo, quando il sonno è profondo è necessaria una sveglia ad alti decibel ma le urla continue creano un gran polverone che offusca le sottili distinzioni, analogamente a come avviene nei talk show. Trovo comunque sia le iniziative di Grillo che le idee di De Biase, nella loro diversità, importanti per la fase in cui si trova il paese.

I blog per loro natura sono improntati alla provvisorietà, l’enfasi viene portata sul momento, sull’ultimo articolo, portando a ricercare la novità e dando meno peso alla memoria storica. L’architettura dei blog, anche di Innernet, è verso la transitorietà e questo poco aiuta la riflessione profonda e la metabolizzazione delle informazioni verso la saggezza e la metamorfosi interiore. Gli aggregatori tecnici che si sono ipotizzati andrebbero intesi mi auguro anche come coesione di articoli in termini temporali più ampi rispetto alla notizia del giorno che verrà puntualmente dimenticata, smentita oppure oscurata.

Vi sono blogger che pubblicano libri e altri che coinvolgono le persone fuori dalla rete, entrambi modi per dare più spessore alla comunicazione.

Alcuni analisti affermano che i diversi media non sono in conflitto e che c’è bisogno di un’integrazione nella Rete piuttosto che una sostituzione di un medium con un altro. Questo mi trova d’accordo a parte un singolo medium: la televisione. Sono stati fatti oramai troppi studi che ci dicono che, a prescindere dai contenuti della televisione, l’effetto sulla psiche è, per usare un’unica parola, di rincoglionimento. Tanto peggio quando i contenuti sono quelli che sappiamo.

Neppure ritengo che i video in Rete siano una soluzione. Siti come YouTube o Current.tv sono importanti per creare informazione dal basso ma ritengo che la parola scritta o trasmessa dal vivo sia tutt’ora il medium migliore per l’elaborazione della consapevolezza.

Il progetto politico di Forza Italia in questo senso ha agito abilmente come un retrovirus. Prima ha indebolito le difese immunitarie mentali degli Italiani con le televisioni (e altri media) quindi ha avuto facile accesso ad altri canali della consapevolezza. Il canale si cui ha fatto leva non è certo quello razionale, piuttosto sono stati attivati i piani emotivi e primordiali che ho menzionato sopra. E hanno anche attivato la passione e l’entusiasmo che sono mancati dall’altra parte.

La trasformazione delle consapevolezze potrà avvenire a mio avviso in parte in Rete ma soprattutto fuori. C’è un livello che è comprensibile da tutti a prescindere dalle capacità intellettuali o dalle diverse visioni ideali, quello del cuore. Il cuore inteso inteso in senso esteso, non sto parlando di sentimentalismo o di essere “buoni”.

Cuore inteso come amore per la verità, come vitalità interiore, come onestà verso se stessi e il prossimo e come coraggio di esprimere se stessi. Il chakra del cuore è l’unico che nella visione spirituale è in gradi di espandersi e di includere tutti gli altri, i quali mantengono la loro natura ma con la qualità del cuore.

Allora per ritornare al modello dei chakra (mi preme ripetere che potrebbe essere usato qualsiasi altro modello al suo posto), il livello del primo chakra della sopravvivenza e delle paure può diventare la sicurezza che si trova in un sociale solidale dove i singoli si responsabilizzano nei confronti del collettivo (è dura in Italia eh?). Il secondo chakra della manipolazione emozionale diventa la libera espressione delle emozioni che vengono integrate nell’essere se stessi e nella veracità.

Il terzo chakra della conflittualità e del potere settario (io-tu, noi-voi) diventa il vero potere personale degli individui che possono esprimere le loro potenzialità supportati da una rete sociale che valorizza la creatività e l’iniziativa, in una logica “vinco io e vinci anche tu”. Un cuore che trasforma in questo modo gli altri tre chakra è il migliore “aggregatore” che possiamo avere. Aggrega le nostre parti interiori e vibra per simpatia con gli altri.

La risposta ai media che falsificano, banalizzano e impongono l’agenda collettiva sta nello sviluppo di qualità umane che valorizzano il vero, supportate anche da soluzioni mediatiche o tecnologiche. Le stesse qualità poi si potranno anche esprimere tramite i media.

Mi dispiacerebbe vedere tante buone intenzioni rinchiudersi prevalentemente nelle tecnologie della rete e poi sentire qualcuno dire “Tenetevi la vostra democrazia partecipativa in rete che io mi tengo i voti”.

Sarebbe anche interessante capire qual è l’agenda politica delle persone che si occupano di ricerca spirituale e consapevolezza. Quali sono le priorità? Le prime che mi vengono in mente:

– smettere di dar importanza alla crescita economica e pianificare una decrescita felice, decrescita comunque inevitabile. ll pianeta semplicemente non ce la fa più, abbiamo bruciato le sue risorse in poche generazioni

– promuovere radicalmente la produzione di energie alternative con forti incentivi economici anche per le piccole installazioni come avviene in Germania e in alcuni paesi nordeuropei. Se ce la fanno alle loro latitudini tanto meglio potremo produrre energia solare in Italia

– insegnare nelle scuole l’intelligenza emozionale e come relazionarsi con il prossimo. Insegnare anche ad apprezzare il silenzio e la riflessione profonda come spiritualità laica. Insegnare ad analizzare criticamente le notizie.

– trasformare l’intera struttura del trasporto potenziando fortemente il trasporto pubblico, le piste ciclabili, il car sharing e il telelavoro

– regolamentare i media in modo compatibile con uno stato democratico, senza accentramenti o monopoli

– incentivare le medicine alternative e una cultura olistica di cura del corpo che privilegi la prevenzione e il benessere inteso non solo come assenza di malattia. Promuovere nelle scuole e tramite i media la vera cultura della vita come cultura del sesso sicuro.

– liberalizzare le professioni, ma sul serio

– incentivare la piccola imprenditoria in particolare giovanile semplificando radicalmente gli obblighi contabili e le burocrazie

– dare dignità ai bambini e agli anziani creando degli ambienti urbani più a misura d’uomo. Lavorare di meno ed avere più tempo per dare ai bimbi la direzione che altrimenti avrebbero solo dalle televisioni e dalle tecnologie

– valorizzare l’anima dei luoghi, le tradizioni locali e le particolarità (cibi, vini, luoghi, architetture, storia, artigianato di qualità) che rendono l’Italia straordinaria, risorsa che ci connette con le nostre radici e allo stesso tempo espande la nostra immagine nel mondo

– dare spazio a luoghi non commerciali dove i giovani possono incontrarsi, suonare, esprimere la propria creatività. Non ci sono solo i videogame ed Internet

– e poi, ciò che già gira in rete da tempo, quale l’elezione diretta dei candidati, rimozione dei parlamentari condannati ecc..

In definitiva sono banalità e sono azioni che sono già state intraprese altrove. Ma in Italia per qualsiasi cambiamento si impasta tutto in modo quasi inestricabile. Forse ripartire da una riorganizzazione delle idee e soprattutto dalle intenzioni di ognuno è un primo passo per uscire dalla caverna.

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