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u g krishnamurti2.jpgPer vivere, U.G. Krishnamurti usa quello che entra nella valigetta che porta in giro per il mondo. A 19 anni era già un oratore famoso e un bramino destinato a una grandezza senza precedenti, ma decise di abbandonare tutto. Autentico maestro dell’Advaita Vedanta (anche se non si definirebbe mai così), egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona libera.

È il 21 dicembre 2001 a Bangalore, nello stato indiano del Karnataka. La sera precedente ho incontrato la mia amica Kirsti nella polverosa strada all’esterno dell’ashram di Ramana Maharshi a Tiruvannamalai, nel Tamil Nadu. Kirsti, nata in Finlandia, è venuta in India venticinque anni fa per una vacanza di tre settimane, è diventata una sadhu e non ha mai più abbandonato il suolo indiano.

«Ho appena sentito una voce. Indovina chi c’è a Bangalore?», mi chiede.
«Non ne ho idea.»
«Indovina», mi ha detto; «Egli è l’anarchico supremo».
«Krishnamurti?», ho scherzato; «pensavo fosse morto».
«L’altro», ha risposto; «U.G. Avrai sentito parlare di lui».
«Solo di nome, in verità.»

Ha sorriso in modo tale da rendermi molto curiosa. «Ti garantisco che non hai mai incontrato nessuno come lui», ha ridacchiato; «se vuoi sapere fino a che punto può spingersi un essere umano, devi semplicemente andare a vederlo».

Meno di dodici ore dopo sono a bordo del più economico e sgangherato autobus indiano in cui abbia mai messo piede, così male in arnese che avrebbe tremato per tutte e cinque le ore del viaggio. Seduta accanto alla mia amica sadhu, mentre la pioggia cade all’esterno (e talvolta anche all’interno del bus), sto andando a fare visita a U.G. Krishnamurti.

Kirsti disfa le valigie nella minuscola stanza che ho affittato per noi, mentre cerco di scrivere le domande da fargli, nel caso dovessi ottenere l’intervista per questo articolo.

«Faremo meglio a portare con noi il Rescue Remedy [fiori di Bach che sono di ausilio in caso di trauma], nel caso tu ottenessi il colloquio oggi stesso», dice Kirsti scherzando, ma non troppo.

Sono terrorizzata, anche se non so da cosa.

Ben presto vengo a sapere che U.G. non ha una vera e propria casa. Puoi incontrarlo solo se hai la fortuna di ricevere un messaggio da qualcuno che conosce qualcun’altro che sta da qualche parte. E anche allora, devi metterti alla ricerca dell’indirizzo che ti è stato dato e che nessun conducente di risciò sembra conoscere; poi, bisogna vedere se egli sta davvero là; infine, se ti riceverà o meno.

Dichiarato da ammiratori e avversari uno “jivan mukti”, un genio, un nichilista, U.G. respinge ogni definizione: “Sono solo un grande elefante che sta cercando un posto dove passare i miei ultimi anni”, mi ha detto; “prima consideravo il mondo intero la mia casa; ora, non mi sento più a mio agio da nessuna parte”.

Per vivere, U.G. Krishnamurti usa soltanto quello che entra nella valigetta che porta sempre con sé in giro per il mondo. All’età di 19 anni era già un oratore famoso, un bramino perfettamente istruito e un esperto di sanscrito e delle scritture, destinato a una grandezza spirituale e intellettuale senza precedenti; tuttavia, decise di abbandonare tutto. Ora, all’età di ottantaquattro anni, è stato “sulla strada” per più di 65 anni, evitando i potenziali discepoli, le organizzazioni che gli sorgono intorno e tutto ciò che possa far pensare a lui come a un guru.

Tra tutti gli insegnanti spirituali che affermano di non essere tali, giustificandosi “dharmicamente” dicendo che “non c’è nessuno che insegni” e “niente da insegnare”, ma raccogliendo allo stesso tempo grandi somme di denaro e un numero considerevole di “non-studenti”, U.G. è l’unico da me conosciuto che da questo punto di vista sia coerente. Egli non ha studenti, non ha un’organizzazione, ufficialmente non tiene discorsi da decenni, non raccoglie donazioni né ha la minima intenzione di farlo. Tuttavia, non può non trasmettere un insegnamento attraverso la radicalità del suo esempio.

Alle due e mezza del pomeriggio entriamo in un piccolo salotto di una casa alla periferia di Bangalore, e anche se non ho idea dell’aspetto di U.G., l’uomo dalla piccola statura e i capelli bianchi seduto sul divano è chiaramente la persona che siamo venuti a trovare. Indossa una giacca bianca, i capelli d’argento incorniciano una mascella chiaramente delineata, le guance sono accuratamente rasate, gli occhi profondi e marroni, il sorriso luminoso (si direbbe che gli siano appena cresciuti dei nuovi, bianchissimi denti).

Il primo pomeriggio con U.G. Krishnamurti lo trascorro ascoltando, tra la meraviglia e il piacere, le chiacchiere e le battute (mischiate a momenti di grande, spiazzante serietà) che scambia con le varie persone venute a trovarlo. Alcuni vengono a godere della sua compagnia, altri in cerca di risposte alle loro difficoltà spirituali e terrene, altri ancora per pura curiosità.

Quella notte riscrivo le mie domande, perché egli le ha già rese tutte inutili.

Per fortuna, gli anni passati con il mio insegnante spirituale Lee Lozowicz, il Baul americano insegnante della pazza saggezza, sono una buona preparazione a questo incontro. Avendo passato dieci anni con un insegnante noto per gli atteggiamenti che sfidano tutte le tradizionali idee occidentali sulla spiritualità, sono già deprogrammata quando U.G. mi dice: “Il tuo inglese è terribile!”, o “Sei il peggior tipo di intervistatore possibile. Sei piena di avidità! Ogni parola che mi dici, ogni domanda, è un’espressione della tua avidità! Qualunque cosa vuoi da me, è avidità! Ti garantisco che non hai mai avuto un pensiero originale in vita tua!”.

UG Krishnamurti anarchico 1.jpgDavanti a U.G. Krishnamurti non è possibile avere alcun appiglio, ideologico, emotivo o spirituale. La persona di U.G. è un rullo compressore che demolisce tutte le tendenze verso il materialismo spirituale, orientali e occidentali. Ogni intuizione spirituale, idea, maestro e possibilità può essere rapidamente cooptata dall’ego per rinforzare le sue difese, creando così un ego spiritualizzato che è ancora più difficile da eliminare.

Se dovessi descrivere il mondo in cui U.G. “insegna” alle persone, anche se egli lo negherebbe recisamente, parlerei di una demolizione totale di ogni ricerca religiosa e di ogni fantasia su ciò che è “spirituale”. Non parlo di una demolizione concettuale, ma di una distruzione vera e propria.

Per esempio, gli chiedo: «U.G., come…».

Mi interrompe subito:

«Non appena dici “come”, sei in un concetto, e ne stai cercando un altro per sostituirlo.”
«Ma come posso non farlo?»
«Non cercare di non fare nulla!»
«Ma…»
«L’idea stessa che devi essere qualcosa di diverso da ciò che sei, l’idea che c’è qualcosa che puoi ottenere, tutto questo ti è stato messo dentro dall’esterno!»
«Posso liberarmene?»
«No! Non puoi liberarti di nulla.»
«Ma come posso progredire sul cammino spirituale?»
«Non esiste un cammino spirituale! Non c’è nulla al di fuori di te!»

E poi:

«Ma cosa consigli agli occidentali sul cammino?».
«Lascia perdere tutto! Dimenticati del cammino spirituale.»
«Ma con cosa lo sostituisco?»
«Non sostituirlo con niente!»

Poi: U.G. colpisce il tavolo con il pugno, in modo tanto violento che le ossa di un uomo robusto e molto più giovane di lui potrebbero rompersi. Nel far questo, urla: «L’unica ragione per cui questo fa male a certe persone è che alcuni ti hanno insegnato che questo è un tavolo e che esiste qualcosa chiamato “dolore”!».

E così passiamo il pomeriggio, interrotto da spuntini, dibattiti politici, produttori cinematografici e politici famosi venuti per ricevere questa bizzarra forma di “benedizione” e osservare la recita di U.G., intento a cacciare dalla stanza alcuni pretendenti discepoli e a distruggere i fondamenti psicologici e ideologici di altri. Le risate a crepapelle sono generali.

UG Krishnamurti anarchico 2.jpgTuttavia, mentre U.G. fa a pezzi senza pietà i paradigmi filosofici e spirituali dei pochi nella stanza abbastanza folli da affrontarlo, smantellando allo stesso tempo la loro personalità, il suo rispetto per la Forza Vitale che guida l’umanità è immenso. Le persone stupide e ignoranti che lo circondano sono la sua compagnia, ed egli è al loro servizio, giorno dopo giorno, senza ottenere niente in cambio. Gli altri insegnanti sono a disposizione in modo irregolare, tramite invito, pagamento o prenotazione. Quando U.G. è presente, è semplicemente presente, dieci o quindici ore al giorno, per rispondere a chiunque voglia sottoporsi al suo fuoco.

Benché ripeta di non avere nulla da offrire a nessuno, e di non voler cambiare, egli è pronto ad alzare la voce con una forza sconosciuta alla maggior parte dei suoi coetanei, urlando a squarciagola per la decima o ventimillesima volta alla persona davanti a lui, incapace di vedere il pantano della sofferenza che si crea da sola: “È molto difficile capire cosa sto dicendo! Stai ponendo domande alle quali hai già le risposte. Se non avessi la risposta, non potresti avere la domanda”. E poi: “Il fatto che la vita non abbia senso, scopo o importanza è qualcosa che non riesci ad accettare”.

U.G. Krishnamurti è un autentico maestro dell’Advaita Vedanta, anche se egli non si definirebbe mai così. Nella spiritualità occidentale, gli insegnanti della filosofia Advaita Vedanta spuntano con la stessa rapidità dei funghi. Centinaia di aspiranti neofiti spirituali operano sotto l’etichetta di “maestri Advaita”, predicando l’Advaita Vedanta, insegnandoci che l’«io-pensiero» è l’unico problema e dandoci tecniche per avere dei vaghi bagliori del non-io. Ma questa comprensione fondamentale, necessaria per erodere la falsa identificazione con la personalità egoica, va non solo intuita, ma anche integrata nella totalità del corpo, trasformando quest’ultimo in modo che la realizzazione diventi tacita e acquisita. Sfortunatamente, per la maggior parte delle persone l’intuizione resta a livello della mente, e poi dei ricordi. Dunque, quando viene trasmessa, è priva di quella profondità necessaria non solo per cambiare il comportamento o le conoscenze di base, ma anche la totalità dell’esistenza.

La comprensione di questo insegnamento, da parte di U.G., è tale che egli non si limita a esporlo, ma ne è un esempio vivente. Forse la mente rimane più impressionata da qualcuno che declami elegantemente: “Non esiste l’«io», ma solo la consapevolezza”, guardandoti con l’aria di chi sa il fatto suo, tranquillo, rilassato e avvolto da un’aura di austerità. Ma posso assicurarti che nulla di tutto ciò si trova in U.G. Egli non ti guarderà fisso negli occhi dicendoti che sei già una cosa sola con l’esistenza, ma esprimerà ugualmente l’essenza degli insegnamenti Advaita di tutte le epoche. Il silenzio e la spaziosità descritti da coloro che hanno realizzato i principi dell’Advaita si possono trovare nel vuoto dietro le sue parole, ovvero nel non-attaccamento totale alle sue stesse idee, nella sua capacità di parlare senza orgoglio, senza vanità e senza aggrapparsi a niente e nessuno.

Egli è anche un grande eretico, e per questo non piace a molti. A un certo punto dice che il Buddha era “il più grande ciarlatano mai esistito”, poi ci racconta che l’unico dio che ammira è Krishna, perché ebbe otto mogli e 16.000 concubine, mentre lui non riuscirebbe a reggere nemmeno una moglie. Ma questa è solo la superficie, e chi non percepisce cosa c’è sotto vede solo i propri concetti e manca completamente l’uomo. Influenzato dagli insegnamenti dei grandi maestri spirituali del mondo, tra cui Ramana Maharshi e J. Krishnamurti, U.G. ha praticato decenni di sadhana spirituale così dura che quasi nessun essere vivente riuscirebbe a immaginarla. Conosce gli dei tanto bene che durante la sua trasformazione gli archetipi sono entrati in lui, ed egli si è trasformato fisicamente in loro, uno dopo l’altro. U.G. è un uomo che ha sofferto, ha pregato, ha digiunato, ha vissuto come un senzatetto nelle strade di Londra per anni e ha attraversato un processo di trasformazione così fisicamente doloroso che ripete a tutti coloro che gli stanno intorno che nessuno vuole illuminarsi davvero, perché tale processo di trasformazione è quasi intollerabile. Il suo cinismo verso la vita spirituale è controbilanciato dalla saggezza; le sue critiche, dalla pura-conoscenza. Le sue parole e i suoi gesti sono finalizzati all’insegnamento, anche se egli non lo ammetterà mai.

U.G. è un uomo meraviglioso, perché è un esempio vivente della vera spontaneità. Il suo stesso essere contraddice tutte le idee sulla spiritualità, l’illuminazione, la religione e ogni altro tipo di immagine convenzionale. Negli ambienti spirituali viene spesso definito “maleducato”, “offensivo”, “arrogante”, “accondiscendente” e “blasfemo”, e in relazione al nostro stile di vita, al nostro pensiero e alle nostre azioni, egli è davvero tutte queste cose. Egli è un insulto per la mente piena di condizionamenti, e un Amante solo per la libertà completamente disadorna che esiste dentro ognuno di noi. Se esiste un’idea con cui siamo identificati, anche se grandiosa come il buddismo, la giustizia, Krishna, Dio o la vita spirituale, U.G. la prenderà sicuramente di mira. Quanti di noi sono pronti a sentire definire Gesù Cristo o il Buddha “ciarlatani”? O le donne “streghe che rovinano i loro figli”?

A questo punto, chi gli sta di fronte ha due possibilità: liquidarlo come un arrogante, freddo e presuntuoso cinico spirituale; oppure, guardare più in profondità negli insegnamenti cui sta facendo riferimento. U.G. insegna che il motivo per cui abbiamo la sensazione di essere carenti in tutto, o di aver bisogno di qualche fantasticata illuminazione, è il fatto che le religioni organizzate (tanto il buddismo quanto il cristianesimo) ci hanno insegnato che ci manca qualcosa. Quando egli critica le madri, ha di mira quel concetto della “proprietà” tra genitori e figli che si forma quando il figlio si sente dire: “Io sono tua madre”, creando l’illusione della separatezza tra di noi. Un’illusione per liberarci dalla quale dovremo lavorare per tutta la nostra vita spirituale.

U.G. Krishanmurti non è il mio maestro, e non ho interesse a elogiarlo o santificarlo. Ma poiché il mio lavoro è diventato intervistare insegnanti famosi in tutto il mondo, cercando di trovare tra i tanti fondi di bicchiere spirituali i pochi diamanti autentici, voglio rivelare chi è davvero l’uomo U.G. Krishnamurti: una rara gemma tra i maestri, una tra le più rare che abbia mai visto. Egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona davvero libera e disadorna.

Mariana Caplan, Ph. D., è autrice di sei libri, tra cui Do you Need a Guru? Understanding the Student-Teacher Relationship in an Era of False Prophets (Thorsons, 2002), e Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment (Hohm Press, 1999). Collabora inoltre con molte riviste sulla spiritualità. Svolge una pratica di guida spirituale nella San Francisco Bay Area. www.realspirituality.com

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U.G. Krishnamurti. Il coraggio di essere liberi dal passato. Jubal, 2004. ISBN: 8888985212

U.G. Krishnamurti. L’inganno dell’illuminazione. Jubal. 2003. ISBN: 8888985050

U.G. Krishnamurti. Liberarsi dalle illusioni. Macro Edizioni. 2004. ISBN: 8876160132

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Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651

Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912

Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. 2001. ISBN: 1890772100

Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807

Copyright originale Mariana Caplan, per gentile concessione.
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.

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