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almaas.gifIl punto di partenza di questa ricerca sul lavoro di A.H. Almaas è stata una domanda che, dopo anni di studio degli insegnamenti di J. Krishnamurti, era divenuta per me cruciale: perché tante persone sono attratte dagli insegnamenti di Krishnamurti e tuttavia non vi sono praticamente state negli individui le trasformazioni di cui Krishnamurti parlava? A questa domanda si accompagnava un mio pregiudizio nei confronti di tutta la psicologia per quel che riguarda l’auto-realizzazione.

Il punto di partenza di questa ricerca sul lavoro di A.H. Almaas è stata una domanda che, dopo anni di studio degli insegnamenti di J. Krishnamurti, era divenuta per me cruciale: perché tante persone sono attratte dagli insegnamenti di Krishnamurti e tuttavia non vi sono praticamente state negli individui le trasformazioni di cui Krishnamurti parlava? A questa domanda si accompagnava un mio pregiudizio nei confronti di tutta la psicologia per quel che riguarda l’auto-realizzazione.

Questo atteggiamento a sua volta era riconducibile al mio essere stato ‘condizionato’ dagli insegnamenti di Krishnamurti rispetto all’intero approccio psicologico: era un atteggiamento piuttosto intransigente, sottilmente sostenuto dal tradizionale rifiuto della psicologia come strumento di indagine ontologica e ulteriormente rafforzato dal rifiuto della dimensione spirituale dell’essere da parte delle correnti dominanti della psicologia.

È stato perciò con grande interesse che ho letto il primo libro di Almaas, The Elixir of Enlightenment, pubblicato nel 1984 (Almaas. L’elisir dell’illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X) in cui affronta precisamente il problema che mi aveva assillato:

L’insegnamento di Krishnamurti, benché semplice, elegante e vero, si dimostra irrilevante per la maggior parte dei suoi ascoltatori. Non lo capiscono, perché hanno bisogno di capire molte cose di se stessi e della propria mente prima di potersi anche soltanto avvicinare a ciò di cui lui parla. Le sue parole non penetrano in loro, il suo insegnamento non entra in rapporto con la loro vita personale. Molti lo capiscono intellettualmente, ma questa non è vera comprensione; credono in ciò che dice, ma questo non li trasforma.

Krishnamurti dice che il suo insegnamento è semplice e diretto. Dice che una persona può ascoltarlo e capirlo ed esserne trasformata immediatamente, prima di uscire dalla sala. Questo è tutto verissimo, ma è semplice e diretto solo nella percezione di Krishnamurti. Lo stato che lui descrive viene vissuto come semplice. È semplice, ordinario e vicinissimo all’individuo. È, di fatto, la natura stessa della consapevolezza: semplice, vuota, chiara.

Ma il suo insegnamento non prende in considerazione lo stato di coscienza della maggior parte dei suoi ascoltatori. Le loro menti sono occupate da tutt’altre cose, sono piene di ogni genere di preoccupazioni e conflitti che non sono pronte a lasciare andare. Queste preoccupazioni e questi conflitti sono il tessuto non solo della loro vita, ma della loro stessa identità. La semplice consapevolezza non è perciò possibile per loro.

Di fatto Krishnamurti chiede ai suoi ascoltatori niente di meno che di abbandonare il loro ego e il loro senso di identità. Ma molte cose sono coinvolte in questo senso di sé e la maggior parte di queste cose sono inconsce, inaccessibili alla consapevolezza. È il senso di sé che ancora governa la mente, il movimento dei pensieri e il fuoco dell’attenzione. (Almaas, 1984: 16-17)

Questa lunga citazione descrive bene la problematica di Almaas – la ‘situazione’, come egli dice – per la quale propone anche una possibile soluzione. La soluzione, secondo lui, consiste nel coltivare l’essenza nell’individuo.

Per comprendere la situazione più precisamente e per personalizzare l’insegnamento dobbiamo prima di tutto capire la personalità e il modo in cui essa si rapporta alla realtà libera, all’essere, a ciò che chiamiamo l’essenza. La nostra vera natura, la nostra essenza, ciò che è reale e incondizionato nell’essere umano, non esiste in un qualche regno misterioso, in attesa dell’uccisione del nemico ego, dopo di che potrà manifestarsi in gloria. Il nostro essere, la nostra essenza, il divino in noi è connesso alla nostra personalità in maniera molto complessa e molto intima. (ibid)

Per sviluppare l’essenza chiarificando e raffinando la personalità, Almaas si serve degli strumenti della psicologia, particolarmente della psicologia del profondo, per introdurre la precisione clinica nell’esplorazione di sé. Sotto il profilo teorico il suo lavoro traccia un’elegante mappa della psiche umana, completa di osservazioni cliniche molto dettagliate, sviluppata in anni di ricerca interiore e di lavoro con centinaia di studenti, oltre che mediante uno studio esauriente delle teorie psicologiche che potevano contribuire alla sua ricerca. Egli dimostra una rara comprensione di tutte le grandi tradizioni spirituali e usa il genio di ciascuna per affilare i propri strumenti di ricerca.

Spiritualita e psicologia diamante.jpgGli scritti di Almaas si dividono in tre categorie. Ci sono testi di carattere tecnico dettagliato, che portano avanti la prospettiva ontologica con il rigore oggettivo della ricerca scientifica, nel contempo fornendo un contributo significativo alla psicologia contemporanea. A questi si aggiungono le trascrizioni dei discorsi, in cui il linguaggio è meno formale e ha il carattere della comunicazione spontanea che viene dal cuore, senza tuttavia perdere il vigore della ricerca penetrante. Ci sono infine le personali e spregiudicate meditazioni sulla propria vita interiore, in cui i vari stati vissuti vengono osservati e commentati intensamente. Benché Luminous Night’s Journey, che è un esempio di questo tipo di diario interiore, ricada nella categoria degli scritti mistici, esso rappresenta tuttavia uno sviluppo unico nel suo genere in quanto si accosta all’argomento con la stessa precisione rigorosa delle molto più massicce opere tecniche.

Almaas chiama il suo lavoro ‘Diamond Approach’: il nome allude alla natura sfaccettata di questo approccio al risveglio spirituale. In un’intervista Almaas ha detto:

Nel Diamond Approach l’aspetto psicologico e quello spirituale sono così strettamente legati da risultare indistinguibili. Non è che si faccia il lavoro psicologico per i problemi psicologici e la pratica spirituale per raggiungere stati spirituali. Il lavoro psicologico è la pratica che produce gli stati spirituali. (Flory, 1990)

Io credo che i futuri movimenti psicologici, soprattutto nell’ambito transpersonale, faranno riferimento in modo particolare ad Almaas per il suo contributo alla comprensione dell’essenza nel processo di auto-realizzazione:

È vero, la mente deve rispondere, deve vedere e capire affinché possa esservi una trasformazione. Altrimenti essa blocca la forza dell’essenza. La mente compie una parte del lavoro, ma non può farlo tutto. L’altra metà del lavoro, la metà più fondamentale, è compiuta dall’essenza stessa, con la sua semplice presenza. L’essenza è l’agente trasformatore. (Almaas, 1984: 44)

Nella sua opera fondamentale The Eye of the Spirit il teorico transpersonale Ken Wilber cita in maniera speciale il lavoro di Almaas:

“The Pearl beyond Price è uno dei libri veramente grandi e pionieristici del dialogo fra Oriente e Occidente… Resta da vedere, naturalmente, che destino la nostra cultura riservi a un approccio post-formale e post-post-convenzionale. Storicamente in quasi ogni paese la coscienza post-formale è stata crocifissa. Non appena un gruppo radicato in questo tipo di coscienza comincia a emergere e a diventare ‘popolare’, tutta una schiera di forze culturali presenti sullo sfondo entrano in azione, anche in società pluralistiche e tolleranti che condividono i valori dell’Illuminismo occidentale. È perciò con il migliore augurio e incoraggiamento e con leggera trepidazione che osservo i futuri sviluppi del Diamond Approach.” (Wilber, 1997: 372-373)

Di fatto ciò che Wilber dice della nostra coscienza culturale e della sua prevedibile reazione corrisponde esattamente al modo in cui Almaas descrive la reazione della personalità quando si trova di fronte a insegnamenti che vanno al di là della sfera personale. Essa erige barriere contro l’immaginato terrore della dissoluzione, malgrado nel contempo si sforzi di raggiungere lo stato di non-ego. Tuttavia, se il tempo dimostrerà che il lavoro di Almaas dà risultati migliori proprio per via della precisione tecnica che applica al compito della trasformazione umana, forse proprio questa precisione servirà ad arginare la reazione culturale che Wilber teme.

In un breve e generale articolo introduttivo come questo non si può sperare neppure di cominciare a catturare l’enorme profondità del lavoro di un maestro che non è soltanto un mistico genuino, una vera incarnazione dello stato non-duale, ma anche un insegnante e un teorico molto in anticipo sul suo tempo. E forse il fatto che Almaas non abbia ricevuto un addestramento formale tradizionale né nella spiritualità né nella psicologia è una chiave della sua realizzazione.

A.H. Almaas è il nome di penna di A. Hameed Ali, creatore del Diamond Approach. Nato nel Kuwait, ha avuto una formazione accademica in fisica, matematica e psicologia.

Ali ha sviluppato il Diamond Approach negli ultimi 25 anni. Ha scoperto, mediante l’esplorazione di sé e il lavoro con altri, che l’ego o personalità non è solo un ostacolo per la crescita e la felicità, bensì contiene aspetti vitali di noi stessi – aspetti di cui abbiamo bisogno per sentirci realizzati o in pace o per poter essere presenti e operare nel mondo reale. Lui e i suoi studenti hanno capito che possiamo ancora accedere a questi aspetti dell’essenza e che la personalità ci indica un cammino per riscoprirli. Ali esplora alcuni aspetti di questo sviluppo nel suo libro del 1995, Luminous Night’s Journey. Nel 1975 Ali ha fondato la Ridhwan School, con sedi a Boulder, Colorado, e a Berkeley, California. La scuola conta attualmente circa 900 membri negli Stati Uniti e all’estero e ha studenti in Canada, Australia, Germania, Olanda, Gran Bretagna e altri paesi.

Ali vive attualmente a Berkeley, California.

L’intervista di Innernet ad Almaas: L’amore della verità fine a se stessa.

Per saperne di più sul lavoro di Almaas: www.ahalmaas.com

Sito della Ridhwan School www.ridhwan.org

Sito europeo Diamond Approach www.diamondhearteurope.co.uk

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Almaas. Essenza. Il nucleo divino nell’uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830873

Almaas. Il cuore del diamante. Elementi del reale nell’uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830776

Almaas. L’elisir dell’illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X

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Almaas. Diamond Heart Book 2 The Freedom to Be. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713046

Almaas. Diamond Heart Book 3: Being and the Meaning of Life. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713054

Almaas. Diamond Heart Book 4: Indestructible Innocence. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713119

Almaas. Facets of Unity: The Enneagram of Holy Ideas. Diamond Books. 2000. ISBN: 0936713143

Almaas. Luminous Night’s Journey: An Autobiographical Fragment. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713089

Almaas. Spacecruiser Inquiry: True Guidance for the Inner Journey. Shambhala. 2002. ISBN: 1570628599

Almaas. The Pearl Beyond Price: Integration of Personality into Being, an Object Relations Approach. Shambhala. 2000. ISBN: 093671302X

Almaas. The Point of Existence: Transformations of Narcissism in Self-Realization. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713097Almaas. The Void: Inner Spaciousness and Ego Structure. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713062

Almaas. Work on the Superego. Diamond Books.1992. ASIN: 0936713070

Almaas. Inner Journey Home: The Soul’s Realization of the Unity of Reality. Shambhala. 2004. ISBN: 1590301099

Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. Shambhala. ISBN: 1570623457

Copyright originale: Noumenon magazine http://users.iafrica.com/n/no/noumenon/index.html
Traduzione di Shantena Sabbadini.
Copyright per la traduzione italiana Innernet.

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