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kundalini2.jpgLa storia della trasformazione di Rick NurrieSearns, editore della rivista Personal Transformation. “Mi svegliavo improvvisamente e percepivo un’energia che si espandeva e risaliva dalle anche nella mia area lombare più bassa. All’epoca, quell’energia mi incuriosiva e spaventava allo stesso tempo.”

Su ogni numero del periodico “Personal Transformation” pubblicavamo due o tre storie di potenti trasformazioni personali sperimentate da vari individui.

Negli anni trascorsi a pubblicare ed esaminare storie altrui, non avrei mai sognato che io stesso avrei scritto una storia di trasformazione personale sulla mia vita. Né avrei mai sognato che la mia trasformazione personale avrebbe messo fine alla rivista che avevo fondato nove anni prima. Ma questo è proprio ciò che accadde. Ecco la storia della mia trasformazione.

Sono trascorsi più di due anni da quando chiusi le porte dell’ufficio della nostra casa editoriale. L’ultimo giorno di apertura liquidammo tutta la nostra attrezzatura d’ufficio e me ne andai con una gran quantità di libri e scatole di documenti che riempirono la mia auto.

Mentre guidavo verso casa, quel giorno dopo la svendita, mi colpì il fatto di non essere addolorato dalla fine della rivista per la quale avevo lavorato molti anni. Stavo sperimentando una gioia e una leggerezza che non erano turbate dal dramma esterno della fine di un’attività. La gioia scaturiva da una calma e da una presenza interiori, un’accettazione di “ciò che è” non influenzata da aspettative sul futuro o dai ricordi del passato. Io ero, semplicemente.

Avevo cominciato la mia ricerca spirituale circa ventiquattro anni prima. Praticavo regolarmente la meditazione seduta, ma avevo smesso di farla più o meno sette anni prima degli eventi che vi sto per raccontare. Avevo smesso di praticare la meditazione seduta perché avevo cominciato a sperimentare un’energia travolgente vicino alla base della spina dorsale.

Ero molto confuso su quell’energia e non sapevo se stessi facendo qualcosa di giusto o sbagliato. Mi consultai con un certo numero di amici che meditavano e con un paio di insegnanti di meditazione, ma nessuno sapeva realmente quello che stava accadendo e i loro suggerimenti non furono di aiuto.

Decisi di abbandonare la meditazione seduta e di concentrarmi di più su un lavoro di tipo psicologico. Comunque, continuai ogni giorno la mia pratica della camminata meditativa, cercando nel contempo di rimanere centrato e attento a quello che facevo durante la giornata. Cominciai anche a integrare la meditazione con le cose che facevo normalmente, come lavare i piatti, tagliare l’erba, andare a dormire e pulire la casa.

Il risveglio della kundalini 1.jpgIniziai a partecipare a gruppi di crescita personale e seminari con mia moglie. Poiché lei era una psicoterapeuta professionista, doveva frequentare molti training all’anno per mantenere la licenza statale. Fortunatamente durante gli anni ‘90 venivano offerti molti intensivi, gruppi di lavoro e seminari di qualità.

Frequentavamo dai tre ai quattro intensivi e seminari ogni anno, entrando in contatto con molti validi insegnanti e con diversi autori di opere sulla crescita personale e spirituale. Alcuni dei gruppi di lavoro più utili per me miravano a integrare le parti inconsce del sé. Capii che dentro di me c’erano persone e aspetti diversi che spesso si sabotavano a vicenda, provocandomi molto stress inutile, ansia e dispersione d’energia. Frequentammo anche alcuni utili gruppi di psicoterapia centrati sul corpo, che mi aiutarono a entrare in contatto con quest’ultimo.

Cominciai ad andare in psicoanalisi e dopo aver provato con diversi terapeuti, trovai qualcuno col quale fui in grado di connettermi. Riuscii a smuovere qualcosa e a integrare parti di me che erano più congelate e rigide. Cominciai anche a trascrivere giornalmente i miei sogni e presi parte a un gruppo di lavoro sul sogno.

Continuavo a sperimentare un’energia potente alla base della spina dorsale, ma questo accadeva solamente nel mezzo della notte, quando dormivo da un paio di ore. Mi svegliavo improvvisamente e percepivo un’energia che si espandeva e risaliva dalle anche nella mia area lombare più bassa. All’epoca, quell’energia mi incuriosiva e spaventava allo stesso tempo. Provai a lasciarmi andare in essa, ma quando lo facevo l’energia aumentava bruscamente e il mio corpo si scuoteva in modo incontrollabile; contemporaneamente, percepivo una strana rigidità nei muscoli.

Raccontai la mia esperienza a un’amica e lei mi disse che poteva trattarsi di uno spirito che cercava d’impossessarsi di me. Preoccupato e spaventato, per mesi provai vari sistemi di purificazione e protezione nel tentativo di respingere l’esperienza. Nulla sembrò allontanarla e, dopo averci riflettuto, sentii che si trattava di qualcosa di interno piuttosto che di esterno a me. Nei mesi seguenti mi abituai a svegliarmi in quell’energia travolgente e non mi impensierivo più di tanto.

A metà degli anni ‘90 l’energia subì una trasformazione: quando mi svegliavo nel mezzo della notte, cominciavo a sperimentarla come energia sessuale. Sperimentare sessualmente l’energia era molto più piacevole rispetto allo scuotimento e alla tensione muscolare precedenti, ma mi sentivo ancora a disagio, in quanto quell’energia era incontrollabile. Inoltre, mi spaventava sperimentare qualcosa di così intenso e primordiale.

Un paio di anni più tardi l’energia sessuale primordiale divenne sempre più intensa e in certe occasioni cominciò a manifestarsi durante il giorno. Quando l’energia emergeva, mi sentivo sessualmente carico al punto da essere consumato da un fuoco impetuoso di lussuria. Era un‘energia totalmente al di là del pensiero e priva di discriminazione etica o morale, quindi molto primordiale.

Cominciai a preoccuparmi del fatto che, se questa energia si fosse manifestata mentre mi trovavo lontano da casa a uno dei molti seminari, gruppi di lavoro o conferenze che stavo frequentando, molto probabilmente avrei potuto tradurla in pratica sessuale con una persona diversa da mia moglie. Essendo legato a un vincolo di fedeltà e desiderando rispettarlo, ciò divenne molto angosciante.

Al ritorno da un intensivo di dieci giorni sulla crescita personale, compresi che se non avessi affrontato quello che stava accadendo, potevo facilmente divenire vittima del manifestarsi di quell’energia. Chiamai un insegnante spirituale che conoscevo e gli raccontai la storia del risveglio dell’energia. Lui mi suggerì di avere un rapporto sessuale con un’altra donna come modo di esplorare l’energia, aggiungendo che, se non l’avessi utilizzata, non avrei mai assaporato la vita fino in fondo. Tuttavia, se l’avessi utilizzata, avrei messo probabilmente a dura prova la mia relazione con Mary.

Utilizzare quell’energia mi sembrava sensato, ma altrettanto non potevo dire dell’avere intenzionalmente un rapporto sessuale. Mi sentivo in conflitto sul perché quella persona mi aveva dato un tale consiglio sapendo che sarebbe stato così devastante per la mia relazione con Mary. Valutai questo consiglio per diversi giorni, riconoscendo che dovevo utilizzare quell’energia per andare avanti nella vita, ma ritenni sbagliato sacrificare la mia relazione con Mary.

La mia riflessione su come impiegare l’energia divenne un intenso dilemma personale che mi assorbì completamente. Era, per me, come un koan Zen senza risposta; sembrava non esserci soluzione logica. Mentre una mattina guidavo verso l’ufficio, riflettevo su come impiegare appieno questa energia, ma rimanendo integro nella mia relazione. Sentivo che se l’avessi utilizzata al massimo della sua pienezza, mi sarei trovato sessualmente senza controllo. Sembrava un dilemma irrisolvibile.

Mentre meditavo profondamente su questa domanda, improvvisamente fui sommerso da un’erotica e potente sensualità, come se il mio corpo e il mio essere si stessero unendo a un’energia femminile vasta, dinamica ed elettrizzante. La mia visione si intensificò con il riconoscimento di una spaziosità immensa insieme a una consapevolezza quasi microscopica che tutto era energeticamente vivo. La consapevolezza si espanse, si acuì e mi sentii come se fossi in fiamme. L’esperienza sommerse il mio intero essere, in modo molto più potente e gioioso di quanto avessi mai sperimentato.

Quella mattina d’autunno del 1999 riuscii a stento a guidare per gli ultimi chilometri che mi separavano dal lavoro. Qui non potei fare altro che stendermi sul pavimento. Feci uno sforzo per scrivere qualcosa sulla mia esperienza, ma il meglio che riuscii a fare furono pochi versi di una poesia. Nonostante fossi mentalmente molto lucido e consapevole, la mia capacità di scrivere, leggere e conversare era grandemente indebolita. L’energia era estaticamente dolce, ma ero anche mentalmente spossato, dato che mi trovavo con i tempi di produzione stretti per la rivista ed ero completamente incapace di lavorare.

Dopo diversi giorni, la mia esperienza dell’energia mutò. Sperimentai l’energia come una corrente impersonale di beatitudine, il che vuol dire che non aveva più una connotazione sessuale e sensuale. Ero così sopraffatto dall’energia che quando cessai di resistervi e mi lasciai andare a essa, mi trovai completamente incapace di intendere e di volere, colmo di timore riverenziale e di beatitudine per il resto della giornata.

Guidare, lavorare al computer e conversare divennero attività molto difficili, perché quell’esperienza era molto travolgente. Dopo diversi giorni cominciai a sentirmi angosciato, visto che ero ancora incapace di lavorare. Chiamai un paio di insegnanti spirituali di mia conoscenza per avere la loro opinione su quello che stava accadendo.

Uno mi dette un elenco di cose che avrei potuto fare per soffocare l’esperienza, all’altro sembrava che io stessi resistendo e fossi impaurito; secondo lui, l’energia che si stava manifestando poteva essere una parte di me che cercava di esprimersi. Il secondo suggerimento mi sembrò sensato, visto che avevo tentato di tutto per controllare o trasformare quell’energia, ma senza alcun risultato.

Un paio di notti dopo rimasi alzato fino a tardi nel tentativo di organizzare il mio lavoro per la rivista, usando ogni briciola di energia per portare a termine il compito. Fu un momento molto difficile, visto che quella notte l’energia era particolarmente potente.

Esausto, mi distesi a riposare; l’energia si amplificò al punto da assomigliare a una gigantesca onda marina pronta a sommergermi. Il fiotto mi stava avvolgendo così completamente che, qualunque cosa avessi fatto, non avrei potuto fermarlo. L’energia che si era sollevata sembrava che stesse quasi per annichilirmi e conclusi che stavo entrando nel processo della morte.

Il risveglio della kundalini 2.jpgEssendo curioso di osservare la mia morte, decisi di rimanere aperto e consapevole, senza tirarmi indietro di fronte a ciò che stava per accadere. A quel punto mi arresi accettando totalmente e senza condizioni la mia morte.

L’onda di energia mi lavò trasformandomi in luce assoluta. Non mi portò nella luce, ma mi trasformò nella luce stessa. La parola “luce” rende solo in piccola parte ciò che “essa” è. “Essa” è molto di più che luce, è essenza, coscienza ed energia infinite, fuse insieme. In verità è oltre ogni pensiero e descrizione. C’era una coscienza lucida ma nessuno “io”, nessuno soggetto né oggetto. L’esperienza di essere “quello” era profondamente estatica.

La mia consapevolezza si ritirò e si librò, in senso figurato, al limite di “quello”. Vidi che il nulla e il vuoto circondavano l’essenza assoluta. Permisi alla mia consapevolezza di trasferirsi nuovamente in “quello”.

Quando la mia consapevolezza si ritirò di nuovo, divenni consapevole che anche al limite ultimo di questa essenza infinita non potevo trattenere completamente “quello” nella mia coscienza. Solamente essendo “quello” potevo afferrarlo completamente.

Di nuovo permisi alla consapevolezza di trasferirsi in “quello” e tentai di guardare più in profondità. Ma lo sforzo di guardare più in profondità mi allontanò dall’essere “quello”. Abbandonai ogni sforzo e di nuovo mi unii più profondamente con “quello”.

Quando la mia consapevolezza emerse e tornai volontariamente all’autocoscienza della mia mente, cercai di non perdere la consapevolezza di “quello”. Sentii come se mi stessi ristabilendo sempre più profondamente nella pesantezza e nella “massa” della mia personalità egoica. Vidi come ciò che avevo identificato come Rick, con i suoi ricordi e le sue preferenze, era tutto basato su una falsa nozione e percezione del sé.

Provai disappunto nello sperimentare il peso della personalità. Ciò che Rick era stato sembrava senza valore, vuoto, insignificante e pesante. Mi sedetti e guardai l’orologio: erano passate quasi due ore.

Quella mattina fui in uno stato di meraviglia profonda. Sperimentare la coscienza senza soggetto né oggetto annullò il terreno e il fondamento dell’identità personale. Per colui che avevo pensato di essere, l’esperienza fu un terremoto sconvolgente. Vedere il sé personale come immaginario e privo di sostanza mi lasciò ammutolito e in uno stato di choc.

Mi sentivo completamente travolto e non riuscivo a occuparmi del lavoro. Il semplice essere vivo era una gioia intensa, immediata, estatica e incredibile.

Appunti dal mio diario, 30 giugno 2002

Negli ultimi sei mesi, dopo aver scritto la storia del mio risveglio, ho voluto aggiungere qualcosa su quella che è stata la mia esperienza dal momento dell’illuminazione, accaduta tre anni fa. Quindi ho sfogliato il mio diario quotidiano e ho messo insieme temi e commenti che pensavo sarebbero stati interessanti.

Fisico

Quando l’energia (la kundalini) risalì nel mio corpo, quella notte del risveglio, cambiò la forma del mio cranio. Lungo la sutura sagittale si era formata una prominenza nell’osso del cranio dalla corona alla fronte. Nei primi mesi, mentre sedevo in meditazione, il cranio si ammorbidiva e lo sentivo flessibile come la testa di un neonato. L’osso del cranio cambiava forma col flusso e il riflusso dell’energia.

Un giorno di novembre del 1999, andando al lavoro, m’imbattei nei miei genitori e raccontai la mia esperienza di beatitudine, menzionando anche il cambiamento di forma del mio cranio. Mi guardarono convinti che avessi un tumore al cervello o qualcosa di grave, visto che la beatitudine non è una cosa normale. Quando riferii a mia moglie Mary che secondo loro avrei dovuto vedere un dottore, anche lei si preoccupò. Dopo diversi giorni di fastidiose discussioni, acconsentii a vedere un dottore per scoprire se ci fosse davvero qualcosa di sbagliato a livello fisico.

Un mio amico dottore mi prescrisse una risonanza magnetica e una radiografia, ma entrambe esclusero la presenza di qualsiasi disfunzione. L’infermiera del laboratorio radiografico fu quella che mi venne maggiormente in aiuto quando commentò: “Caro, probabilmente qui non troverai nessuna risposta”.

Più tardi, scoprii che l’agopuntura era molto utile per favorire l’adattamento del corpo a un’energia così elevata. Anche il lavoro fisico, lo yoga e le passeggiate nella natura furono di grande aiuto.

Dolore

Per alcuni giorni dopo il risveglio, provai dolore per la morte di colui che ero stato, per la vita che era finita. Era come se soffrissi per la morte di un grande amico (me stesso). Questo dolore era anche piuttosto strano, in quanto allo stesso tempo mi sentivo pieno di gioia.

“Essere la strada”

Diversi giorni dopo il risveglio mi feci coraggio e guidai fino in città per prendere la corrispondenza all’ufficio postale locale. Guidare una macchina con elevata consapevolezza fu una nuova sfida, dato che essere consapevole di molte cose allo stesso tempo era assai impegnativo e ostacolava la mia capacità di guida.

Di solito, quando guido, non sono consapevole di certe funzioni e opero piuttosto meccanicamente. Quella mattina tutto era presente nella mia consapevolezza. Momento dopo momento, facevo nuova esperienza dei sensi del tatto, della vista, dell’odorato e dell’udito insieme alla consapevolezza del respiro e dei miei pensieri. Le esperienze si accatastavano l’una sull’altra, tutte nuove e simultanee.

Quando entrai nella macchina, potei sentire la pelle della schiena che toccava la maglietta e il sedile. Percepii il calzino a contatto con il piede non appena pigiai la scarpa sull’acceleratore. Quando partii, vedevo allo stesso tempo il tachimetro, sentivo il piede sul pedale, tenevo la corsia corretta, facevo attenzione al traffico e ricordavo dove mi stavo dirigendo.

Era una bellissima giornata con il cielo di un blu cristallino, sentivo l’aria che passava dal finestrino aperto e percepivo il sole sulle braccia. Il massimo che potei fare fu tenere una velocità di 70 chilometri l’ora, visto che c’erano troppe cose da assimilare. Per fortuna, quel giorno c’erano poche macchine sulla strada. Non appena cominciai a guidare, tutto divenne molto vivo e movimentato; infatti, stavo vedendo molte più inquadrature al secondo rispetto al normale. In particolare, mentre guidavo osservavo la strada di fronte a me: la grana, il colore, il modo in cui la luce faceva splendere un poco l’asfalto.

Mentre assimilavo l’esperienza della guida in tutte le sue sfumature, notai delle crepe sulla strada davanti a me; esse formavano delle rientranze increspate che costituivano l’inizio di una buca. Mentre osservavo le fessure, divenni improvvisamente tutt’uno con la strada, perdendo consapevolezza di qualsiasi altra cosa: c’era soltanto la strada.

Un momento o due più tardi, sussultai ricordandomi che stavo guidando la macchina, e la mia coscienza ritornò immediatamente alla guida dell’automobile. Il proseguimento del viaggio in macchina quella mattina fu carico di tensione: lottavo per mantenere la consapevolezza in modo da non sentirmi una cosa sola con alcunché, rischiando di fare un incidente.

Il Karma cancellato

Dopo il risveglio, i vecchi desideri, le antipatie e le ossessioni non avevano più alcuna influenza su di me. Mi resi conto che erano in grado di influenzarmi solamente se vi investivo intenzionalmente dell’energia. Le abitudini accumulate dall’inizio della vita furono cancellate.

Una delle tendenze abituali che sparirono dalla mia vita fu l’attrazione per il sesso opposto. Fin dalla pubertà avevo sviluppato l’abitudine di osservare il corpo di donne che mi attraevano, ma stavo anche attento a non perdermi in tale osservazione. Sia il guardare sia lo sforzo di non perdermi nell’osservazione assorbivano molta energia.

L’abbandonare questa preoccupazione fu liberatorio, in quanto rilasciò una notevole energia. Nei tre anni seguenti al mio risveglio ho avuto modo di osservare che quando indulgo di nuovo alle vecchie abitudini, inconsapevolmente o consapevolmente, l’esperienza dell’energia estatica diminuisce e ho la sensazione di essermi contratto in uno spazio più piccolo.

Patologia

Alcune settimane dopo il risveglio, preso dall’entusiasmo, parlai con alcuni parenti e amici della mia esperienza. Imparai rapidamente come ci sia, nella nostra società, una forte tendenza a interpretare in modo patologico le esperienze spirituali. Questo mi apparve vero soprattutto quando parlai ad altri dell’esperienza del “non-sé”.

Dapprima ero sconcertato dalla reazione altrui, poiché quello che sperimentavo era di gran lunga più vero e appagante di qualsiasi cosa avessi conosciuto prima, ma gli sguardi che ricevevo esprimevano scetticismo, dubbio, incredulità e lasciavano capire che doveva esserci qualcosa di sbagliato in me.

Personalmente, posso capire tali dubbi e scetticismo. In passato, come editore, avevo utilizzato lo stesso scetticismo quando leggevo centinaia di storie di trasformazioni personali. In molti casi sembrava che i protagonisti stessero impazzendo, piuttosto che ampliando la comprensione.

Dopo i primi due mesi, un amico esperto sia di filosofia orientale sia di psicologia occidentale mi disse un proverbio cinese: “La differenza tra un uomo saggio e uno sciocco è che l’uomo saggio sa quando è il momento di parlare e quando no”. Dopo avere sentito il proverbio, feci più attenzione alle persone cui raccontare le mie esperienze.

Emozioni

Un mese o due dopo il risveglio, scoprii di aver sviluppato una personalità cupa per mascherare la mia gioia esuberante e l’esperienza della beatitudine. Mascheravo la gioia per cercare di evitare interpretazioni patologiche da parte di amici e parenti. Cominciai a pensare che nella nostra società la depressione o la malinconia fossero più accettate della spensieratezza e dell’allegria.

Scoprii quella personalità una mattina, quando mi sentivo completamente stressato perché non ero riuscito a terminare il lavoro e stavo indietro con i tempi di pubblicazione. Mi sedetti a considerare la mia situazione. Riportai con parole il disagio a me stesso: “Sono stressato perché sono completamente sommerso dalla gioia e dalla beatitudine, e quindi incapace di lavorare”. Dopo essermi detto questo a voce alta, scoppiai a ridere, perché il più grande lamento della mia vita sembrava decisamente assurdo.

Gioia e beatitudine

Ci volle del tempo per rilassarmi nell’esperienza di queste grandi energia, gioia e beatitudine. In precedenza, mi accontentavo di un’energia molto inferiore. Dopo l’apertura, compresi quante strategie avevo messo in atto per abbassare il livello della mia energia. In passato, quando la mia energia cominciava a salire, mangiavo, dormivo, facevo sesso, mi impegnavo in lavori faticosi, stavo alzato fino a tardi, lavoravo più a lungo, facevo docce calde, diventavo malinconico, preoccupato, leggevo, guardavo la tivù, ecc.

Sono passati quasi tre anni dal risveglio e la beatitudine è diventata un’esperienza normale. Nel primo anno dopo il risveglio ero completamente trascinato da quell’energia di beatitudine, e talvolta ciò ancora accade. Questa esperienza, però, si è ridotta in modo significativo da quando sono diventato capace di essere più presente, senza identificarmi o separarmi da essa. Generalmente, essere beatitudine vuol dire essere ciò che “è.”

Ci sono altri momenti in cui penso di essere in beatitudine e mi identifico con l’esperienza. In quelle occasioni sono un passo indietro dall’unione con la beatitudine, e ne divengo separato come qualcuno che stia avendo un’esperienza.

Negli ultimi due anni, l’energia della beatitudine è stata molto difficile da sperimentare durante i momenti di estremo dolore fisico (come quando accidentalmente mi colpii il dito con un martello da fabbro). Da un anno non è più così: infatti, ora sperimento la beatitudine e il dolore alla stesso tempo. Ho scoperto che tutto dipende da dove poniamo l’attenzione. I momenti dolorosi ai quali mi riferisco non erano della gravità del taglio di una gamba o dell’essere inchiodato a una croce, ma so che l’essere profondamente radicato in questa capacità di mantenere la consapevolezza è il mio margine di crescita.

Alla ricerca di una definizione

Dopo il risveglio, passarono diversi mesi prima che fossi capace di tornare a leggere normalmente; infatti, tutto ciò che era scritto era molto difficile da decifrare. Al lavoro mi ci volle circa un’ora per scrivere una frase. Impiegavo meno tempo per leggere, ma era ancora difficile usare quella parte del mio cervello.

Una volta tornato in grado di leggere, trascorsi molto tempo a studiare libri sulla coscienza e l’illuminazione nello sforzo di capire quello che era successo. Presi contatto con molti insegnanti e autori spirituali cercando delle risposte. L’obiettivo della mia ricerca era capire che cosa fare, dal momento che sentivo di avere un piede nella sfera mondana e uno in quella spirituale.

Non mi sentivo totalmente in nessuna delle due. Anche se una parte di me sapeva che tutto andava bene, un’altra si sentiva scossa. Inoltre, avevo la curiosità intellettuale e il bisogno di capire, verificare e dare un nome a ciò che avevo sperimentato.

Essere un editore mi fu di grande aiuto nel contattare degli insegnanti spirituali. Poiché pubblicavamo periodicamente le loro opere, ero stato in contatto con molti di loro. L’insegnante spirituale al quale mi sentii più vicino apparteneva alla tradizione Zen. La sua capacità di rispecchiare il mio stato di coscienza, verificando e confermando la mia esperienza di illuminazione, mi aiutò moltissimo.

Attraverso i miei studi sulla filosofia orientale, imparai che l’esperienza della coscienza senza oggetto né soggetto è chiamata nirvikalpa-samadhi, illuminazione o risveglio. L’esperienza della beatitudine estatica è chiamata nirvana. Mi sentii sollevato nel dare un nome alla mia esperienza, e provai gioia perché sapevo e capivo quello di cui i saggi stavano parlando.

La pratica della meditazione

Alcuni mesi dopo il risveglio, un amico spirituale mi suggerì di riprendere a meditare, così cominciai a sedere ogni mattina per un paio d’ore. Piuttosto che assumere l’atteggiamento di chi ha raggiunto la meta, sentii che ora avevo realmente qualcosa su cui affondare i denti. Cominciai la mia pratica meditativa con la mente di un principiante e la sensazione che stavo appena iniziando un viaggio spirituale.

All’inizio dovetti imparare a tenere gli occhi aperti durante la meditazione per evitare di sparire nel nulla. Quando chiudevo gli occhi, sprofondavo in un vuoto in cui non c’era né “io” né altro. Lasciai andare tutte le idee precedenti su quello che pensavo fosse la meditazione o su cosa dovesse essere. All’inizio, lasciando andare il tentativo di fare qualcosa, ebbi dei momenti difficili. Ognuno dei moti più profondi della mia meditazione sopraggiungeva quando mi lasciavo andare e mi arrendevo completamente, senza tentare di fare qualcosa.

Gli insegnanti di meditazione precedenti mi avevano insegnato a osservare il respiro durante la meditazione, ma nella mia nuova pratica questo non mi sembrava più di alcuna utilità. Mi accorgevo ora che osservare il respiro teneva la mente impegnata e che era di gran lunga più utile lasciare che la mia attenzione si posasse su una sensazione piacevole nel corpo.

Era meno probabile che questo attivasse il processo del pensiero. La maggior parte delle volte, dopo aver mantenuto l’attenzione sulla sensazione piacevole per un po’ di tempo, essa diveniva una cosa sola con le sensazioni, portandomi a stati meditativi più profondi.

Questa meditazione, adatta al mio temperamento, era affiorata dal mio interno quando mi ero liberato dalle idee preconcette sulla meditazione. Dopo alcuni mesi di pratica della “mia meditazione”, una mattina, alla ricerca di ispirazione, presi casualmente dalla mia libreria il libro “Who is My Self” di Ayya Khema. Fui sorpreso di scoprire che la meditazione che era affiorata era effettivamente una meditazione buddhista descritta nel libro di Khema.

Dopo un paio di mesi di pratica meditativa, scoprii che ero in grado di tenere gli occhi aperti e di sperimentare allo stesso tempo il mondo dei fenomeni e il vuoto. La mia esperienza non riguardava né l’uno né l’altro, ma ambedue, il vuoto e il mondo dei fenomeni. Osservarli come se fossero una cosa sola fu un’esperienza di grande meraviglia per me: tutto esisteva e non esisteva allo stesso tempo. Questa esperienza spontanea e simultanea di ciò che è manifesto e di ciò che è invisibile viene definita sahaja-samadhi.

Il tafano

Circa un anno dopo il risveglio, mi accorsi che la meditazione avveniva senza sforzo e che profondi stati meditativi si verificano spontaneamente durante il giorno e la notte.

Un caldo pomeriggio, dopo aver lavorato nel cortile, mi sentivo esausto al punto che non riuscivo più a lavorare fisicamente. Quindi decisi di rientrare per finire del lavoro di contabilità sul computer, che avevo lasciato interrotto da molto tempo. Non appena mi sedetti di fronte al computer, notai che nel mio corpo l’energia della beatitudine si accrebbe e trovai sempre più difficile portare la consapevolezza sulla contabilità o su qualsiasi altra cosa. Nella casa mi sentivo in qualche modo prigioniero, per cui uscii a sedermi all’ombra del portico.

Quando mi rilassai sulla sedia precipitai in un profondo stato meditativo. Tutto sembrò rallentare e percepii la consapevolezza espandersi oltre il mio corpo verso l’ambiente circostante. Ogni cosa era di un colore vibrante e vivido, l’aria sembrava spessa e piena d’energia. Gli uccelli stavano cantando, le foglie degli alberi frusciavano dolcemente nella brezza e le libellule volavano in cerchio intorno alla fontana del giardino. Mi rilassai e sprofondai nella presenza.

Un tafano volò intorno all’angolo della casa, volando come fanno i tafani, così veloce da essere appena visibile. Ma non appena questo tafano si avvicinò, vidi le sue ali muoversi lentamente su e giù, come se lo stessi guardando attraverso una macchina fotografica che riprende innumerevoli inquadrature al secondo.

Quando il tafano volteggiò ad alcuni metri dal mio corpo, il mio punto di osservazione sembrava essere a due centimetri da esso. Notai la cresta del suo capo alla sinistra e vidi il suo occhio a più lenti mandare innumerevoli riflessi, come se lo stessi guardando attraverso una lente di ingrandimento.

In un altro momento si registrò nella consapevolezza che c’era soltanto il tafano e nient’altro. L’immediatezza e l’intimità del tafano mi sgomentarono e tornai di nuovo indietro alla consapevolezza della mia mente; in quello stesso istante, il tafano zoomò via riprendendo la consueta velocità.

Questi stati di samadhi (l’assorbimento totale in un oggetto) sono accaduti spontaneamente in relazione ad altri oggetti, persone ed animali. Quando accadono, c’è una conoscenza diretta e totale di ciò che è percepito. Esprimere quello che si prova è una sfida simile al tentare di tradurre in parole una montagna di conoscenza.

“Essere il cielo”

Una mattina, mentre lavoravo nel cortile per costruire una fontana, meditavo sulla natura della coscienza e delle esperienze meditative che mi stavano succedendo. Per buona parte della giornata, mi chiesi come sarebbe stato vivere dallo spazio della mia più profonda consapevolezza. Poiché mi servivano dei ricambi per le tubature della fontana, decisi di andare in città a prenderli.

Mentre guidavo e valutavo come sarebbe stato vivere dalla mia più profonda consapevolezza, quest’ultima si espanse spontaneamente. Era come se mi trovassi 500 metri sopra la macchina e potessi vedere ogni cosa contemporaneamente – sopra, sotto e tutt’intorno – rimanendo allo stesso tempo consapevole della guida. Vedevo la strada dall’interno dell’automobile e contemporaneamente da un’altezza di 500 metri; ero consapevole in tutte le direzioni. Vedevo gli alberi, il vento, il cielo, l’odore delle foglie, la ghiaia sulla strada. Poi, veloce come era arrivata, l’espansione se ne andò lasciandomi a guidare la macchina lungo la strada.

Sonno

Dopo il risveglio, il sonno è stato uno dei cambiamenti più sconcertanti nella mia vita quotidiana. Per più di un anno e mezzo dopo il risveglio, non persi mai la consapevolezza. La notte, dopo essere andato a letto, rimanevo coscientemente desto. Stavo disteso e meditavo o semplicemente osservavo la mente che pensava e sognava.

Per mesi ne fui disturbato e compresi com’ero attaccato alla coscienza del sonno. Al mattino mi sentivo sempre riposato e rilassato, mentre molto raramente provavo stanchezza durante il giorno. Uno dei piacevoli effetti collaterali della consapevolezza costante era la dilatazione del tempo. Da quando dormivo poco, ero libero di fare ciò che desideravo durante la notte. Di solito, andavo a fare delle passeggiate coi nostri cani o sedevo a guardare il cielo notturno.

Dopo essermi fatto male al fondo schiena lavorando sul tetto, provavo dolore a sdraiarmi. Un effetto collaterale di questo dolore fu che, per sentirlo di meno, cercavo di perdere coscienza durante il sonno. Dopo tale infortunio, il mio sonno è cambiato: qualche volta sono consapevole e qualche volta no.

Tre anni dopo, retrospettivamente, ho compreso che le mie idee su quanto sonno sia necessario entravano in conflitto con la realtà. Mi era stato insegnato, e ci avevo creduto, che avevo bisogno di almeno otto ore di sonno a notte e che, se non dormivo abbastanza, c’era qualcosa di sbagliato.

Il mio desiderio di incoscienza nel sonno è direttamente collegato all’identificazione con la mia personalità e all’attaccamento con le emozioni e i pensieri della giornata. Quando mi identifico con la preoccupazione, il dolore, la rabbia o la tristezza, la mia energia si dissipa e sento il bisogno di un sonno più inconscio.

Illuminazione

Per spiegare che cosa sia l’illuminazione, vi racconterò una storia della mia infanzia.

Quando ero in quarta, la mia famiglia si trasferì a Big Spring, nel Texas. Mio papà aveva una piccola società specializzata nella costruzione di ferrovie. Viaggiavamo di città in città, restando in una scuola per un semestre o due, poi ci spostavamo di nuovo. Big Spring era una cittadina costruita intorno a una base dell’Aeronautica militare, in mezzo al nulla.

Uno dei momenti più belli della vita a Big Spring era lo spettacolo del sabato mattina al cinema locale. Una società produttrice di latte patrocinava quegli spettacoli diurni, che erano gratuiti se si portavano cinque cartoni di latte vuoti. Io e Tommy, un mio amico del condominio, ci incontravamo nel vicolo dietro casa ogni sabato mattina alle 9:00.

Percorrevamo il vicolo fino al teatro passando tra i bidoni dell’immondizia e raccogliendo i cartoni di latte in modo da poter vedere gratuitamente il film. Qualche volta il cinema dava dei film fantastici sui mostri, ma la maggior parte delle volte i film erano così-così. In realtà, né io né Tommy ci preoccupavamo di quale fosse il film; il divertimento stava solo nell’andare al cinema.

Mi ricordo che stavo guardando un film così coinvolgente che ero completamente preso e avvinto. A circa tre quarti del film, quando il protagonista e la protagonista stavano per rivelare il segreto che avrebbe impresso una svolta drammatica al film, la pellicola improvvisamente rallentò. Un momento più tardi essa si fermò su una sola inquadratura che lasciava l’immagine dell’eroe e dell’eroina sullo schermo. In un attimo l’immagine si dissolse e prese fuoco.

Nell’istante seguente la pellicola si ruppe, lasciando nient’altro che una forte e accecante luce che illuminava uno schermo bianco. Fui temporaneamente accecato dalla luce e ritornai in me qualche attimo più tardi, quando sentii il chiasso di un cinema pieno di bambini che gridavano all’operatore di riparare il film.

Rimasi scioccato nel rendermi conto che stavo solo guardando un film; infatti, prima che la pellicola si rompesse, ero stato così assorbito dalla storia da dimenticare la mia vita. Dovettero passare 10 minuti prima che il film riprendesse. Quando ricominciò, non fui così catturato come in precedenza. I personaggi sembravano attori che interpretavano una parte, più che vere persone.

La mia esperienza dell’illuminazione fu simile sotto molti aspetti alla visione di quel film da bambino, un sabato mattina. Sotto al dramma esterno della vita e del vivere c’è l’esperienza diretta di dio e della beatitudine (per usare una metafora: lo schermo bianco del film)

Conclusione

Quanto è scritto sopra non riporta che un lato della mia storia: l’ascesa. Questa narrazione sarebbe incompleta se non menzionassi l’altra metà della storia, la discesa negli aspetti più pesanti e opachi della personalità, e la difficoltà a integrare l’esperienze di espansione nella vita quotidiana.

Il titolo del libro di Jack Kornfield, After the Ecstasy, the Laundry (“Dopo l’estasi, il bucato”) dice chiaramente che, dopo il risveglio, la vita va ancora vissuta. L’illuminazione non paga l’ipoteca, non risolve magicamente i problemi di salute o di ordine pratico nella vita.

Dal risveglio ho imparato che viviamo solamente una piccola frazione di quello che è possibile.

L’illuminazione è proprio qui e ora. Non c’è alcun bisogno di guardare al di fuori di noi stessi, dal momento che è l’essenza stessa del nostro essere.

Una delle domande che mi condussero al risveglio fu: “Cosa mi sta chiedendo la vita?”. Questo interrogativo mi aiutò ad ascoltare da un luogo più profondo dentro di me, un luogo dove l’ego gode di meno considerazione.

Le mie raccomandazioni sono: medita, prenditi del tempo per stare senza far niente, contempla la vita, siedi alla presenza di insegnanti spirituali, lavora sulla tua psiche, osserva i tuoi sogni, pratica lo yoga, segui una dieta semplice, limita le dispersioni di energia, segui il tuo cuore.

Tutto ciò cui diamo spazio nella vita, lo nutriamo.
Ciò che nutriamo nella vita è ciò che raccogliamo.
Nutri il risveglio.

Sankara (commenti di Raphael). Vivekacudamani. Asram Vidya. http://www.edizioniasramvidya.it/
Un’eccellente esposizione della filosofia non duale Vedanta


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Kahlil Gibran. Il profeta. Baldini & Castoldi. 2002. ISBN: 888490272X

Christopher Isherwood, Swami Prabhavananda (Traduttori). Gli aforismi yoga di Patanjali. Alla ricerca di Dio. Mediterranee. 1993. ISBN: 8827202528

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John Tarrant. The Light Inside the Dark : Zen, Soul, and the Spiritual Life. Perennial Press. 1999. ISBN: 0060931116

Nathan Schwartz-Salant. Narcissism and Character Transformation: The Psychology of Narcissistic Character Disorders. Inner City Books. 1986. ISBN: 0919123082

Michael Washburn. The Ego and the Dynamic Ground: A Transpersonal Theory of Human Development. State University of New York Press. 1995. ISBN: 0791422569

Franklin Merrell-Wolff. Experience and Philosophy: A Personal Record of Transformation and a Discussion of Transcendental Consciousness. State University of New York Press. 1994. ISBN: 0791419649

Kathleen D. Singh. The Grace in Dying. Harper SanFrancisco. 2000. ISBN: 0062515659

Ayya Khema. Who Is My Self. Wisdom Publications. 1997. ISBN: 0861711270

Stephen Mitchell. Tao Te Ching. Perennial Press. 1994. ISBN: 0060812451

Stephen Mitchell. Bhagavad Gita. Three Rivers Press. 2002. ISBN: 0609810340

Walt Whitman. Song of Myself. Edited by Stephen Mitchell. Shambhala. 1998. ISBN: 1570623694

Tony Parsons. As It Is. InnerDirections. 2000. ISBN: 1878019104

Bernadette Roberts. The Experience of No-Self. State University of New York Press. 1993. ISBN: 0791416941

Suzanne Segal.Collision With the Infinite. Blue Dove Press. 1996. ISBN: 1884997279

Burton Watson. The Zen Teachings of Master Lin-Chi. Columbia University Press. 1999. ISBN: 0231114850

Georg Feuerstein. The Yoga Tradition: History, Religion, Philosophy and Practice. Hohm Press. 2001. ISBN: 1890772186

The Encyclopedia of Eastern Philosophy and Religion: Buddhism, Hinduism, Taoism, Zen. Shambhala. 1994. ISBN: 0877739803

Copyright originale Rick NurrieStearns, per gentile concessione della rivista Personal Transformation www.personaltransformation.com
Traduzione di Nityama Elsa Masetti. Revisione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l’edizione italiana Innernet.

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