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sinapsi frattali.jpgLa telepatia, le premonizioni e la sensazione di essere osservati non hanno attualmente una spiegazione in termini scientifici. La loro stessa esistenza è anzi controversa. Pare che accadano, ma se tutti i possibili tipi di forze, campi e modi di trasferire le informazioni sono già noti alla scienza, allora non dovrebbero esistere. Forse la nostra comprensione scientifica dei principi fondamentali è già essenzialmente completa? È stata data una risposta a tutte le grandi domande? Tratto da “La mente estesa” di Rupert Sheldrake – Urra ed.

Il settimo senso e la mente estesa

Da lungo tempo, ho una sensazione di telepatia con le mie due figlie, a cui sono molto legata. Mi viene da pensare a loro proprio appena prima che suoni il telefono. Mi succede anche con gli amici. Dico sempre: “Stavo proprio pensando a te” quando rispondo al telefono, e sono loro.

(Janet Ward)

Mi svegliai improvvisamente, completamente all’erta e con un senso come di aspettarmi qualcosa. Vidi mia figlia, di sei mesi, dormire pacificamente nel suo lettino sotto la finestra. Quindi mi parve di udire una voce interiore dirmi con tono imperioso di controllare se stava bene nel suo lettino. Quando lo raggiunsi, la stessa voce mi disse con urgenza, come un ordine, di spostare immediatamente il lettino dalla finestra. L’afferrai e lo tirai verso la parte interna della stanza, un istante prima che il pesante cassone di legno delle tende crollasse con tutta la riloga, cadendo esattamente nella posizione in cui fin a un attimo prima si trovava il lettino!

(Leto Seferiades)

William Carter stava guidando una pattuglia di Gurkha nel corso d’una operazione antiterrorismo in Malaya nel 1951, quando la spedizione incontrò un accampamento che evidentemente era stato appena abbandonato. “Mentre stavamo esaminando gli oggetti e le tracce lasciate in giro, ebbi la strana sensazione che qualcuno mi stesse osservando. Fui preso da un senso di pericolo. La sensazione era come se qualcuno mi stesse afferrando per il collo da dietro. Mi voltai e, a una decina di metri circa di distanza, vidi un ragazzo in uniforme con una stella rossa sul berretto fissarmi duramente. Stava alzando il fucile, e seppi che uno dei due sarebbe rimasto ucciso. Gli sparai prima che lui sparasse a me, ed è così che sono sopravvissuto per raccontare questa storia.” Egli dice di non dubitare dell’esistenza della sensazione di essere osservati. “Se non esistesse, oggi non sarei vivo.”

La telepatia, le premonizioni e la sensazione di essere osservati non hanno attualmente una spiegazione in termini scientifici. La loro stessa esistenza è anzi controversa. Pare che accadano, ma se tutti i possibili tipi di forze, campi e modi di trasferire le informazioni sono già noti alla scienza, allora non dovrebbero esistere. Forse la nostra comprensione scientifica dei principi fondamentali è già essenzialmente completa? È stata data una risposta a tutte le grandi domande? Alcuni scienziati ritengono di sì.

D’altra parte, se questi fenomeni effettivamente si verificano, essi dimostrano che la scienza attuale è incompleta. Il giorno in cui verranno presi seriamente all’interno della comunità scientifica, gli effetti saranno rivoluzionari. Essi espanderanno le nostre idee sulla mente e sul cervello, sulla natura animale e su quella umana, nonché sullo spazio e sul tempo.

In questo libro discuto una grande messe di prove e riassumo ricerche recenti che dimostrano che la telepatia, la sensazione di essere osservati e la precognizione si verificano sia negli animali non umani, come cani e gatti, sia nelle persone. Non sono “paranormali” o “soprannaturali”. Si tratta di fenomeni normali e naturali, che fanno parte della nostra natura biologica.

Diversi gruppi di persone indicano questi fenomeni con termini differenti. Alcuni li definiscono psichici, implicando con ciò che sono collegati alla psiche, cioè all’anima, oppure abbreviano il termine chiamandoli fenomeni psi. Alcuni li descrivono come forme di percezione extrasensoriale, o ESP, cioè forme di percezione che vanno al di là dei sensi (qui la parola extra significa “oltre” nel suo senso latino originale, non “aggiuntivo” come nell’italiano e nell’inglese moderni). Altri preferiscono chiamarli paranormali, intendendo dire che vanno oltre il normale (il greco para significa “oltre”), o parapsicologici, cioè oltre la psicologia. Altre persone ritengono si tratti di aspetti di un “sesto senso”, un senso aggiuntivo che va oltre ed è superiore ai cinque sensi familiari di vista, udito, olfatto, gusto e tatto.

L’utilizzo di così tanti termini diversi è causa di confusione. E tutti questi termini portano con sé implicazioni diverse. Psichico implica una dipendenza dalla psiche, o anima. Ciò riporta indietro il problema di un passaggio, poiché nessuno sa come la psiche consideri queste esperienze. Per farlo dovrebbe estendersi oltre il cervello. Ma come?

Il termine percezione extrasensoriale riformula il problema con parole diverse. Ci dice che questi fenomeni non possono essere spiegati nei termini dei sensi noti, ma non dice nulla su come essi possano allora essere spiegati.

La parola paranormale solleva la domanda di che cosa sia normale. La sensazione di essere osservati e la telepatia sono normali nel senso che sono comuni. La maggior parte delle persone ne hanno fatto esperienza. Ma sembrano paranormali dal punto di vista della teoria materialista della mente, ancora data per scontata dalla scienza istituzionale. Secondo questa teoria, la mente non è altro che un aspetto dell’attività del cervello. La mente confinata dentro la testa non può prendere in considerazione i fenomeni psichici. Ne consegue che, da un punto di vista materialista, essi non debbano accadere. Ma cosa accadrebbe se la scienza adottasse una visione più ampia della mente?

Man mano che la scienza progredisce, essa modifica continuamente i confini di ciò che è scientificamente “normale”. La televisione e i telefoni cellulari sarebbero sembrati miracolosi a un fisico del diciottesimo secolo, che non sapeva nulla dei campi elettromagnetici. Vedere le cose da lontano o udire le voci delle persone da chilometri di distanza sarebbe stato considerato come opera di streghe o farneticazioni di malati mentali. Ora queste sono esperienze quotidiane grazie alla televisione, alla radio e ai telefoni.

Allo stesso modo, le bombe all’idrogeno sarebbero state impensabili per i fisici del diciannovesimo secolo. Nell’epoca del vapore e della polvere da sparo, dispositivi del genere sarebbero apparsi come fantasie apocalittiche. I laser sarebbero stati equiparati a mitiche spade di luce. Sono diventati concepibili per i fisici del ventesimo secolo attraverso le rivoluzioni scientifiche provocate dalla teoria della relatività e dalla teoria dei quanti.

Queste espansioni della scienza non hanno contraddetto o invalidato ciò che era già noto, ma vi hanno costruito sopra. Il riconoscimento dei campi elettromagnetici nel diciannovesimo secolo ha allargato invece che ribaltato la fisica classica di Newton. Le rivoluzioni della fisica avvenute nel ventesimo secolo hanno portato alla teoria dei quanti e alla teoria della relatività, e la cosmologia moderna non ha distrutto le mete raggiunte dai fisici del diciannovesimo secolo, ma piuttosto vi ha aggiunto qualcosa. In biologia, la teoria dell’evoluzione di Darwin ha illuminato e non eclissato la classificazione degli organismi viventi compiuta dal grande biologo del diciottesimo secolo Linneo.

Gli storici della scienza, e in particolare Thomas Kuhn, hanno riconosciuto che, in ogni fase della storia scientifica, i fenomeni che non trovano un posto nel modello prevalente, o paradigma, vengono liquidati o ignorati, oppure spiegati in modo sbrigativo. Sono anomalie. Con grande imbarazzo delle teorie dominanti, essi persistono. Presto o tardi la scienza è costretta a espandersi per includerli.

Per citare uno fra i molti esempi, le meteoriti erano anomalie del diciottesimo secolo. Nel perfetto universo matematico della fisica di Newton, non era possibile che delle pietre cadessero dal cielo apparentemente a caso. Così quando la gente affermava di aver visto accadere cose del genere, gli scienziati si sentivano obbligati a negarle, spiegando loro che si trattava di illusioni, oppure liquidandole come superstizioni.

In un esempio molto celebrato, il 13 settembre 1768 a Maine, Francia, diversi abitanti del villaggio udirono un fragore come di tuono, seguito da un forte fischio, e videro qualcosa cadere in un prato. Si rivelò essere una pietra troppo calda per essere toccata. Il prete locale ne inviò un pezzo all’Accademia delle Scienze di Parigi perché venisse identificato. Il chimico Lavoisier lo ridusse in pezzetti, fece alcuni test, e affermò di aver dimostrato che non era caduto dal cielo, ma che si trattava di una pietra ordinaria probabilmente colpita da un fulmine. Disse all’accademia: “Nel cielo non ci sono pietre. Perciò le pietre non possono cadere dal cielo.” Ora, ovviamente, le meteoriti non presentano alcun problema teorico, e la loro esistenza non viene più messa in discussione.

Il materialismo come filosofia continua a evolversi man mano che le idee scientifiche sulla realtà fisica cambiano all’interno della scienza. I confini del “normale” non sono fissi, ma si spostano con i cambiamenti delle ortodossie scientifiche. Nel corso del ventesimo secolo, il materialismo ha “trasceso se stesso” attraverso la fisica, come ha commentato il filosofo Karl Popper. La materia non è più la realtà fondamentale, com’era invece per il materialismo vecchio stile. Ora i campi e l’energia sono più fondamentali della materia. Le particelle fondamentali della materia sono divenute vibrazioni di energia all’interno di campi.

I confini della “normalità” scientifica si stanno spostando nuovamente man mano che albeggia il riconoscimento della realtà della coscienza. I poteri della mente, sin qui ignorati dalla fisica, sono la nuova frontiera scientifica.

Il sesto senso e il settimo senso

Di tutti i termini utilizzati per descrivere fenomeni come la telepatia, “sesto senso” mi pare essere un punto d’inizio migliore degli altri. Esso possiede un significato più positivo di “ESP” o di “paranormale”, poiché implica un tipo di sistema sensorio che va al di là e al di sopra dei sensi noti, ma che comunque è ugualmente un senso. Come senso, esso è radicato nel tempo e nello spazio; è biologico, non soprannaturale. Si estende oltre il corpo, sebbene ancora non sappiamo come funziona.

“Settimo senso” è un termine ancora migliore. Il sesto senso è già stato rivendicato dai biologi che lavorano sui sensi elettrici e magnetici degli animali. Alcune specie di anguille, per esempio, generano campi elettrici intorno a sé attraverso i quali sono in grado di rilevare gli oggetti nel proprio ambiente, anche al buio. Squali e razze rilevano con sorprendente sensibilità l’elettricità corporea della potenziale preda. Varie specie di pesci e uccelli migratori possiedono un senso magnetico, un compasso biologico che permette loro di rispondere al campo magnetico della Terra.

C’è anche una vasta gamma di altri sensi che potrebbero rivendicare il posto di sesto senso, fra cui gli organi di rilevazione del calore dei serpenti a sonagli e di altre specie simili, che consentono loro di concentrare il calore e rintracciare la preda per mezzo di una tecnica termografica. E c’è il senso della vibrazione dei ragni che intessono tele, tramite il quale sono in grado di rilevare ciò che sta accadendo sulle proprie ragnatele, e persino di comunicare l’uno con l’altro attraverso una sorta di telegrafo vibratorio.

Il termine “settimo senso” esprime l’idea che telepatia, sensazione di essere osservati e premonizioni sembrano appartenere a una categoria diversa sia rispetto ai normali cinque sensi, sia nei confronti dei cosiddetti sesti sensi basati su principi fisici noti.

Prove

Il primo e più fondamentale genere di prove del settimo senso è l’esperienza personale. E ci sono molte esperienze del genere. La maggior parte delle persone ha provato a percepire la sensazione che qualcuno le stesse osservando da dietro, o ha pensato a qualcuno che proprio in quel momento ha telefonato. Eppure tutti questi miliardi di esperienze personali di fenomeni apparentemente inspiegabili vengono convenzionalmente liquidate dalla scienza istituzionale come “aneddotiche”.

Che cosa significa in realtà? La parola aneddoto proviene dalle radici greche an e ekdotos, e significa “non pubblicato”. Perciò un aneddoto è una storia non pubblicata.

I tribunali giudiziari prendono molto seriamente le prove aneddotiche, e la gente viene spesso condannata o assolta su queste basi. Alcuni campi di ricerca, per esempio la medicina, si affidano pesantemente agli aneddoti, ma quando le storie vengono pubblicate esse cessano letteralmente di essere aneddoti; vengono promosse al rango di storie di casi. Tali storie di casi costituiscono il fondamento essenziale dell’esperienza su cui è poi possibile eseguire ulteriori ricerche. Spazzare sotto il tappeto le reali esperienze della gente non è scientifico, ma antiscientifico. La scienza si basa sul metodo empirico, cioè sull’esperienza e l’osservazione. Le esperienze e le osservazioni sono il punto di partenza della scienza, ed è antiscientifico ignorarle o escluderle.

Le intuizioni di Isaac Newton sulla gravità partirono da osservazioni di fenomeni quotidiani come la caduta delle mele sul terreno e dal riconoscimento di un rapporto tra la luna e le maree. Quasi tutte le prove di Charles Darwin sulla selezione naturale vennero dalle conquiste dei coltivatori e degli allevatori di animali, ed egli attinse pesantemente dall’esperienza pratica della gente. Fra i libri di Darwin, il mio preferito è Variations of Animals and Plants Under Domestication, pubblicato per la prima volta nel 1868. È pieno di informazioni che egli raccolse fra naturalisti, esploratori, amministratori coloniali, missionari e altri con cui corrispondeva in tutto il mondo.

Egli studiò pubblicazioni come Poultry Chronicle (Cronache del pollame) e The Gooseberry Grower’s Register (Il messaggero dei coltivatori di uva spina). Crebbe egli stesso 54 varietà di uva spina. era interessato alle osservazioni degli amanti di gatti e conigli, allevatori di cavalli e di cani, apicoltori, agricoltori, coltivatori di frutta, giardinieri e altre persone esperte di animali e piante. Divenne membro di due associazioni londinesi di appassionati di piccioni, tenne tutte le razze che riuscì a procurarsi, e fece visita ai più grandi appassionati per vedere i loro animali.

In modo simile, le esperienze personali delle persone costituiscono il punto d’inizio essenziale per la ricerca sulle possibilità e sui poteri della mente. I fondatori della ricerca psichica negli anni Ottanta del diciottesimo secolo iniziarono eseguendo sondaggi su larga scala sulle apparenti esperienze psichiche della gente, oltre che cercando di capire se queste potevano essere spiegate in termini scientifici convenzionali. Furono pionieri nell’utilizzo della statistica, allo scopo di esaminare se le coincidenze dovute al caso potessero fornire una spiegazione plausibile per le esperienze che stavano studiando. Svilupparono anche tecniche sperimentali “in cieco”, e la ricerca psichica fu uno dei primi campi dell’investigazione scientifica in cui vennero regolarmente impiegate tali tecniche.

Ma nonostante una messe impressionante di prove, la ricerca psichica non è mai stata accettata dalla scienza istituzionale. Essa è stata tenuta ai margini a causa dei potenti tabù vigenti contro il “paranormale”. Il risultato è che la fenomenologia del settimo senso è stata largamente ignorata dalle università, dalle accademie e dagli istituti scientifici. A dispetto del grande impegno lavorativo di piccoli gruppi di ricercatori psichici e parapsicologi, questo campo della ricerca è ancora la cenerentola delle scienze.

Sono impressionato da ciò che i ricercatori psichici e i parapsicologi hanno già scoperto, e ammiro il loro coraggio nel portare avanti un campo di ricerca che li ha esposti a tanta avversità e persino a ostilità. E apprezzo il modo in cui sono stati pionieri nell’utilizzo di metodi rigorosi di ricerca sperimentale.

Io stesso non sono un parapsicologo, ma un biologo. Sono interessato al settimo senso poiché ha molto da insegnarci sulla natura animale e su quella umana, sulla natura della mente, e in ultima analisi sulla natura della vita stessa. Il mio approccio è più biologico di quello dei parapsicologi e dei ricercatori psichici, che si sono concentrati quasi interamente sugli esseri umani. Io vedo il settimo senso come parte della nostra natura biologica, che condividiamo con molte altre specie animali.

Nella mia ricerca ho utilizzato tre approcci complementari. Prima di tutto, ho investigato la storia naturale della percettività insolita nelle persone e negli animali. Ho fatto appelli per ricevere informazioni tramite radio, televisione, riviste e giornali in Europa, Australia, Sudafrica e Nord America, chiedendo alla gente di inviarmi le loro esperienze, e anche le loro osservazioni di animali domestici e selvatici che suggerissero l’esistenza di sensibilità inspiegate. I miei collaboratori e io abbiamo inoltre intervistato centinaia di persone le cui professioni fornivano opportunità di osservare il settimo senso in azione, fra cui soldati, piloti di caccia da combattimento, praticanti le arti marziali, psicoterapeuti, addetti alla sicurezza, detective privati, criminali, fotografi, cacciatori, cavallerizzi, addestratori di animali e proprietari di animali domestici.

In questo modo abbiamo costruito un database informatico contenente oltre 5000 storie di casi di percettività apparentemente inspiegata da parte di persone e animali non umani. Queste storie di casi sono state classificate in oltre 100 categorie. Quando i resoconti di molte persone indicano in modo indipendente schemi coerenti e ripetibili, gli aneddoti si trasformano in storia naturale. Come minimo, si tratta di una storia naturale di ciò in cui la gente crede rispetto alla propria percettività e a quella degli animali.

Secondariamente, ho eseguito sondaggi in Gran Bretagna, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Argentina su vari tipi di percettività inspiegate e sulle condizioni in cui esse operano. Ho inoltre eseguito ricerche dettagliate sulle esperienze di più di 2000 persone. Insieme ai miei collaboratori, ho svolto sondaggi presso oltre 2000 famiglie selezionate a caso in Gran Bretagna e negli Stati Uniti per mezzo di interviste telefoniche.

Terzo, nel corso di oltre 10 anni abbiamo eseguito una varietà di esperimenti sulla sensazione di essere osservati e su diversi aspetti della telepatia degli animali e nelle persone. Ne riassumerò i risultati nei capitoli seguenti, fornendone i dettagli tecnici nell’Appendice B.

Perché questo argomento è così controverso

La ricerca descritta in questo libro è innocua in sé, e tratta di argomenti che molte persone trovano interessanti. Eppure può provocare emozioni intense. Alcuni si arrabbiano o esprimono sdegno verso chiunque prenda sul serio questi fenomeni. Perché?

Alcuni non provano alcun interesse per i fenomeni psichici, il che è soltanto legittimo. La maggior parte della gente non è molto interessata agli studi scientifici sul comportamento della seppia, o alla genetica delle paludi. Eppure nessuno assume un atteggiamento emotivamente antagonista rispetto alla ricerca su seppie e paludi.

Si tratta quindi semplicemente di ostilità verso nuove idee? Questa potrebbe essere una spiegazione parziale, ma alcuni settori della speculazione scientifica contemporanea paiono ben più estremisti, eppure non suscitano ben poca o nessuna opposizione. Alcuni fisici, per esempio, postulano che vi siano innumerevoli universi paralleli oltre al nostro. Ben poche persone prendono seriamente queste idee, ma nessuno ci si arrabbia. Anche le speculazioni sui viaggi nel tempo attraverso “buchi” nello spazio-tempo sono considerate un campo di ricerca legittimo dalla fisica accademica piuttosto che una branca della fantascienza.

Può darsi che i ricercatori psichici siano particolarmente in malafede, o che questo campo sia ricolmo di frodi e imbrogli? Ci sono casi di frode ben documentati in quasi tutte le branche della scienza e della medicina, compresa la paleontologia (per esempio la truffa del fossile del cosiddetto anello mancante, noto come Uomo di Piltdown), e persino la botanica. Ci sono anche stati due casi ben pubblicizzati di frode nella ricerca psichica, smascherati da altri ricercatori psichici. Ma nessuno liquiderebbe tutta la ricerca medica o botanica poiché alcune persone impegnate in queste discipline sono state protagoniste di una truffa, né la ricerca psichica o la ricerca in qualsiasi altro campo possono essere interamente liquidate a causa del fatto che vi sono stati alcuni ricercatori disonesti.

Se analizziamo i fatti, la ricerca psichica e la parapsicologia potrebbero essere meno inclini alle frodi rispetto alla maggior parte delle altre branche della scienza, proprio perché sono soggette a una minuziosa sorveglianza da parte degli scettici. In uno studio approfondito sulle frodi e gli imbrogli in campo scientifico, William Broad e Nicholas Wade hanno concluso che è più probabile che le frodi abbiano successo nelle aree di ricerca dominanti e non soggette a polemiche come l’immunologia: “L’accettazione di risultati fraudolenti rappresenta l’altro lato della medaglia: la resistenza a idee nuove.

Nella scienza è probabile che risultati fraudolenti siano accettati se vengono presentati in maniera plausibile, se si conformano ai pregiudizi e alle aspettative prevalenti, e se provengono da uno scienziato accreditato come si conviene e affiliato a un istituto d’elite. La mancanza di tutte queste qualità fa sì che nella scienza le nuove idee hanno la probabilità di incontrare resistenza.”

L’unica spiegazione rimanente è che l’esistenza di fenomeni psichici viola tabù molto potenti. Questi fenomeni minacciano credenze ben radicate, specialmente quella secondo cui la mente non è null’altro che l’attività del cervello. Essi fanno paura alle persone che identificano la scienza e la ragione con la filosofia materialista. Paiono minacciare la ragione stessa; se non vengono tenute a bada, la scienza e persino la civiltà moderna sembrano esser messe in pericolo da una marea di superstizione e credulità. Ne consegue che devono essere negate in toto, oppure liquidate come antiscientifiche e irrazionali.

Inoltre, alcuni oppositori del “paranormale” hanno forti paure personali sull’invasione della propria privacy. “Non m’importerebbe di vivere in un mondo in cui gli altri avessero il potere telepatico di sapere ciò che sto pensando in segreto, oppure il potere di chiaroveggenza di vedere ciò che sto facendo” ha scritto Martin Gardner, uno dei più implacabili negazionisti dei fenomeni psichici. Ancora peggio, dice Gardner, è la psicocinesi, l’influenza della mente sulla materia, spesso abbreviata PK. “La PK apre possibilità ancor più terrificanti. Non sono entusiasta della possibilità che qualcuno che mi disprezza abbia il potere di farmi del male a distanza.” Sullo sfondo aleggia un’arcaica paura della stregoneria.

Questi tabù sono maggiormente forti tra gli intellettuali, e vengono attivamente sostenuti da numerosi accademici. Persone altrimenti ragionevoli possono rivelare pregiudizi insospettabili quando si tratta di fenomeni come la telepatia. Sebbene chi assume questo tipo di atteggiamento solitamente si definisca scettico, non si tratta di veri scettici. Sono generalmente credenti in una visione del mondo che esclude i fenomeni psichici. Alcuni cercano di negare o di screditare qualsiasi evidenza che vada contro ciò in cui credono. I più zelanti si comportano come vigilantes che pattugliano le frontiere della scienza. La parola greca skepsis, radice del termine moderno scettico, significa “domanda” o “dubbio”. Non vuol certo dire negazione o dogmatismo.

L’effetto di questi tabù è stato quello di inibire la ricerca e di sopprimere la discussione in generale nel mondo accademico, e in particolare nell’ambito della scienza istituzionale. Di conseguenza, nonostante vi sia un enorme interesse pubblico per i fenomeni psichici, non ci sono virtualmente fondi pubblici per la ricerca psichica o la parapsicologia, e pochissime opportunità di svolgere questo tipo di ricerche nelle università.

Ritengo che sia più scientifico esplorare i fenomeni che non comprendiamo rispetto a far finta che non esistono. Credo inoltre sia meno spaventoso riconoscere che il settimo senso fa parte della nostra natura biologica, condivisa con molte altre specie animali, invece che trattarlo come bizzarro o soprannaturale.

La mente oltre il cervello

Se il settimo senso è reale, esso indica una visione più ampia della mente, una visione letteralmente allargata in cui le menti si estendono nel mondo intorno ai corpi. E non soltanto i corpi umani, ma anche quelli degli animali non umani.

In questo libro prospetto che in realtà le menti siano estese; si estendono attraverso campi che collegano gli organismi al loro ambiente e gli uni con gli altri. Questi campi possono aiutare a spiegare la telepatia, la sensazione di essere osservati e altri aspetti del settimo senso. Ma la cosa più importante è che essi aiutano anche a spiegare le percezioni normali. Le nostre menti sono estese nel mondo intorno a noi, e ci collegano con tutto ciò che vediamo.

Se fissiamo qualcuno da dietro, e questa persona non sa che siamo lì, a volte si gira e ci guarda a sua volta. A volte siamo noi a girarci improvvisamente per scoprire qualcuno che ci sta fissando. La maggior parte delle persone ha avuto esperienze come queste. La sensazione di essere osservati non dovrebbe aver luogo se l’attenzione fosse all’interno della testa. Ma se l’attenzione si estende all’esterno e ci collega con ciò che stiamo guardando, allora il nostro guardare potrebbe influenzare l’oggetto guardato.

Io suggerisco che, tramite la nostra attenzione, noi creiamo campi percettivi che si estendono intorno a noi, collegandoci con ciò che stiamo guardando. Attraverso tali campi, l’osservatore e l’osservato sono interconnessi.

I campi mentali che si estendono oltre il cervello possono anche aiutare a spiegare la telepatia. Nel mondo moderno, il genere più comune di telepatia si verifica in connessione con le chiamate telefoniche, come vedremo nel Capitolo 6. Molte persone affermano di sapere talvolta chi li sta chiamando prima di rispondere al telefono.

La telepatia sembra essere estremamente diffusa nel regno animale e fa parte della nostra natura biologica, sebbene i nostri poteri telepatici siano generalmente scarsi in confronto a quelli di cani, gatti, cavalli, pappagalli e altre specie di mammiferi e uccelli. Ho discusso una grande mole di prove della telepatia nelle specie non umane nel mio libro I poteri straordinari degli animali. Sebbene il presente lavoro si occupi principalmente del settimo senso umano, riassumerò anche le prove del settimo senso negli animali, prendendo in considerazione ulteriori prove provenienti dalla mia continua ricerca. Soltanto considerando il settimo senso umano nel suo più ampio contesto biologico possiamo cominciare a comprenderlo, e iniziare a vedere in che modo è legato alla natura delle menti umane e animali.

Come la sensazione di essere osservati, la telepatia è paranormale soltanto se definiamo “normale” la teoria secondo cui la mente è confinata al cervello. Ma se le nostre menti si estendono oltre il cervello, come pare che sia, e si collegano con altre menti, come pare che sia, allora fenomeni come la telepatia e la sensazione di essere osservati paiono normali. Non sono paurosi o bizzarri, ai margini di una psicologia umana anormale, ma fanno parte della nostra natura biologica.

Ovviamente, non sto dicendo che il cervello sia irrilevante nella nostra comprensione della mente. È molto rilevante, e recenti progressi nella ricerca sul cervello hanno molto da dirci. Le menti sono centrate nei corpi, e in particolare nel cervello. Io suggerisco però che non sono confinate ai nostri cervelli, ma si estendono oltre di essi. Questa estensione si verifica attraverso i campi della mente, o campi mentali, che esistono sia dentro che al di là del cervello.

L’idea di campi intorno ai corpi materiali è già familiare. I campi magnetici sono incentrati sui magneti; i campi gravitazionali sono incentrati su corpi materiali come la Terra. Il campo di un magnete non è confinato alla parte interna del magnete, ma si estende al di là di esso. Il campo gravitazionale della Terra si estende ben oltre la sua superficie, inglobando i satelliti e la luna che vi orbita intorno.

I campi magnetici, così come i campi elettrici e gravitazionali, sono invisibili ma in grado di produrre effetti a distanza. Allo stesso modo, i nostri campi mentali non sono confinati alla parte interna del cranio, ma si estendono al di fuori. Io suggerisco che la nostra attività mentale dipende da campi invisibili che possono anche produrre effetti a distanza. Discuterò ulteriormente di questi campi mentali e del loro funzionamento nel Capitolo 19.

Immagini fuori dalla nostra testa

Guardati intorno adesso. Le immagini di ciò che vedi sono dentro il tuo cervello? Oppure sono fuori di te, proprio dove sembrano essere?

Io suggerisco che la tua mente si estenda oltre il cervello, nel mondo intorno a te. La vista comporta un processo bidirezionale: un movimento di luce da una proiezione esterna delle immagini. Per contrasto, secondo la teoria convenzionale, esiste soltanto un processo a senso unico: la luce entra, ma niente viene proiettato verso l’esterno.

Il movimento della luce verso l’interno è piuttosto familiare. Mentre leggi questo libro, la luce riflessa si sposta dal libro fin dentro i tuoi occhi attraverso il campo elettromagnetico. Le lenti dei tuoi occhi concentrano una luce che forma immagini capovolte sulle retine. La luce che cade sui coni e sui bastoncelli della retina provoca cambiamenti ritmici al loro interno, e questi innescano cambiamenti nei nervi che collegano le cellule al cervello. Gli impulsi nervosi stimolano i nervi ottici e penetrano nel cervello, dove danno vita a schemi complessi di attività elettrica e chimica. Fin qui, tutto bene. Tutti questi processi possono e sono stati studiati in grande dettaglio dai neurofisiologi e da altri esperti delle capacità visive e dell’attività cerebrale.

Ma poi accade qualcosa di molto misterioso. Fai esperienza cosciente di ciò che stai vedendo, le pagine di questo libro. Divieni anche cosciente delle parole stampate e dei loro significati. Dal punto di vista della teoria dominante, non c’è alcuna ragione per cui tu debba essere cosciente. I meccanismi del cervello dovrebbero poter avvenire altrettanto bene senza alcuna coscienza. E qui abbiamo un ulteriore problema. Quando vedi questo libro, non percepisci la sua immagine come se fosse dentro il tuo cervello, dove dovrebbe essere. Al contrario, percepisci l’immagine del libro ponendola a qualche decina di centimetri di fronte a te, dove si trova il libro stesso. L’immagine è al di fuori del corpo.

Con tutta la sua sofisticazione fisiologica, la teoria dominante non offre spiegazioni per la tua esperienza più immediata e diretta. Essa suppone che tutta la tua esperienza si trovi all’interno del cervello, non dove sembra essere.

L’idea di base che sto proponendo è così semplice che è difficile afferrarla. La tua immagine di questo libro è esattamente dove sembra essere, di fronte ai tuoi occhi, non dietro gli occhi. Non è dentro il cervello. La tua mente la sta proiettando verso l’esterno, dove sembra essere.

Le immagini che proiettiamo verso l’esterno quando vediamo qualcosa coincidono di solito molto bene con ciò che stiamo guardando. Se così non fosse, non saremmo in grado di camminare, andare in bicicletta o guidare un’auto senza sbattere continuamente in ciò che abbiamo di fronte. Fortunatamente, le illusioni e le allucinazioni sono relativamente rare. Collegamenti di grande precisione tra le nostre percezioni e il mondo circostante sono per noi di ovvio vantaggio, così come lo sono per qualsiasi specie. Senza dubbio sono stati fortemente favoriti dalla selezione naturale.

Tutti i nostri sensi, non soltanto la vista, sono profondamente radicati nella storia evolutiva. La storia di come vediamo può essere fatta risalire non soltanto al nostro passato umano, ma alla storia evolutiva dei mammiferi, dei rettili e dei pesci, che vedono come noi, che cioè vedono immagini. Altre storie evolutive indipendenti si trovano nei cefalopodi, come le piovre, le quali hanno globi oculari, lenti e retine comparabili ai nostri. Gli occhi composti degli insetti hanno ancora un’altra eredità evolutiva. Tutte queste storie risalgono a centinaia di milioni di anni fa. E se la vista umana comporta una proiezione esterna dell’immagine, sembra probabile che nel processo visivo innumerevoli altre specie proiettino anch’esse le immagini verso l’esterno, e lo abbiano fatto fin dal momento in cui si evolsero i primi occhi.

Le nostre menti ci collegano al mondo intorno a noi, proprio come sembrano fare. Questo collegamento, attraverso i nostri organi di senso, ci collega direttamente a ciò che percepiamo. Ciò che vediamo è un’immagine nella nostra mente. Ma non è dentro il cervello. Il cervello è confinato al cranio. La mente si estende nello spazio, e nel mondo all’intorno. Essa si estende a toccare ciò che vediamo. Se vediamo una montagna distante 10 chilometri, la mente si estende di 10 chilometri. Se vediamo una stella distante, la mente si sta estendendo su distanze letteralmente astronomiche.

L’ipotesi sconcertante

Come abbiamo visto, secondo la teoria convenzionale la vista è un processo a senso unico. La luce si sposta negli occhi i cui impulsi viaggiano lungo i nervi ottici, dando vita a complessi schemi d’attività nella corteccia visiva e in altre parti del cervello. Poi in qualche modo appaiono le immagini, e vengono soggettivamente sperimentate all’interno del cervello. Le nostre immagini visive si trovano all’interno del cervello, anche se sembrano essere nel mondo intorno a noi.

È facile dimenticare quanto questa teoria entri in conflitto con la nostra esperienza, quante spiegazioni non fornisca, e quanto siano poche le prove che la sostengono. Dopotutto, nessuno ha mai osservato un’immagine dentro un cervello. La maggior parte di noi ha accettato la teoria della “mente dentro il cervello” senza aver mai avuto la possibilità di metterla in discussione. L’abbiamo data per scontata, ed è sembrato che sia sostenuta da tutte le autorità scientifiche.

Nel suo studio sullo sviluppo intellettuale dei bambini, lo psicologo svizzero Jean Piaget ha scoperto che prima dell’età di 10 o 11 anni la maggior parte dei bambini europei da lui esaminati erano come persone “primitive”, nel senso che non sapevano che la mente era confinata alla testa. Essi pensavano che si estendesse nel mondo intorno a loro. Ma all’incirca intorno all’età di 11 anni, la maggior parte assimilava ciò che Piaget ha definito la visione “corretta”, e cioè che “le immagini e i pensieri si trovano nella testa.”

Forse è a causa del fatto che nessuno vuole apparire stupido, infantile o primitivo che questa visione “scientificamente corretta” viene messa in dubbio in pubblico così raramente dalle persone istruite. Ma essa si scontra inevitabilmente con la nostra esperienza più immediata ogni volta che ci guardiamo attorno. Inoltre porta a una negazione dogmatica dell’esistenza di fenomeni inspiegati come la telepatia.

La teoria materialista cozza ancor più con la nostra esperienza nell’affermare che la nostra coscienza in realtà non fa nulla. È un “epifenomeno” di attività cerebrale, più o meno come un’ombra, oppure coincide esattamente con l’attività cerebrale. Un epifenomeno è il risultato meramente accidentale di un processo, ma non influenza il processo stesso. Da questo punto di vista, la coscienza non è altro che un accompagnamento accidentale degli schemi d’attività fisica e chimica della corteccia cerebrale, senza alcuno scopo o funzione.

La teoria dell’identità afferma che l’attività mentale non è altro che l’esperienza soggettiva dell’attività cerebrale. Francis Crick, premio Nobel e uno dei padri fondatori della biologia molecolare, l’ha definita l’ipotesi sconcertante: “Tu, le tue gioie e i tuoi dolori, i tuoi ricordi e le tue ambizioni, il tuo senso d’identità personale e di libero arbitrio, non sei altro che il comportamento di un vasto insieme di cellule nervose e molecole ad esse associate (…) Questa ipotesi è così aliena alle idee della maggior parte della gente in vita oggi da poter essere tranquillamente definita sconcertante.”

Crick ha senz’altro ragione. Si tratta effettivamente di un’affermazione sconcertante. Anche se costituisce la norma, il punto di vista ortodosso all’interno della scienza istituzionale, essa cozza con ogni aspetto della nostra esperienza immediata. È aliena alle idee della maggior parte delle persone e al buon senso. Rende un’idiozia i nostri sistemi sociali e legali, i quali ritengono che adulti in grado d’intendere e di volere siano responsabili delle proprie azioni. In pratica, le persone non possono essere trattate come meri automi senza libertà di scelta o libero arbitrio, né la maggioranza pensano davvero d’essere dei meccanismi senza possibilità di scelta alcuna.

Tutti i sistemi di democrazia politica si basano sull’idea di scelta, libero arbitrio e responsabilità, così come le religioni. Dai punti di vista religioso, politico, legale, sociale e personale non siamo soltanto l’attività automatica di vasti insiemi di cellule nervose e delle molecole ad esse associate. Come amava dire Carl Sagan, “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.” Dove sono le prove straordinarie della sconcertante affermazione secondo cui la mente non è altro che l’attività del cervello?

Non ce ne sono quasi. Nessuno ha mai visto un pensiero o un’immagine dentro il cervello di qualcun altro, o dentro al proprio. Facciamo esperienza di immagini fuori di noi stessi, non soltanto dentro le nostre teste. Sentiamo che i nostri corpi occupano spazio. La mia esperienza delle dita si trova nelle dita, non nella testa. L’esperienza diretta non sostiene in alcun modo l’affermazione straordinaria secondi cui tutte le nostre esperienze si trovano all’interno del cervello. L’esperienza diretta non è irrilevante per la natura della coscienza; essa è la coscienza.

Tutto ciò che troviamo sono prove di un qualche tipo di rapporto esistente tra l’attività mentale e quella del cervello. Quando decido di alzarmi in piedi o di mettermi a sedere, nel cervello e negli impulsi nervosi si verificano dei cambiamenti che vengono trasmessi ai muscoli. La coscienza influenza il cervello. E il cervello influisce sulla coscienza. I cambiamenti nel cervello provocati dai sensi, o dalle droghe tramite stimolazione elettrica o danni cerebrali possono portare a cambiamenti nella coscienza. Tutti sono concordi nel ritenere che la mente e il cervello siano strettamente connessi. Ma questo non prova che la mente sia il cervello.

Gli autisti sono strettamente interconnessi con le proprie auto. Un cambiamento in uno dei due può influenzare l’altra. Ma non sono identici. Allo stesso modo, i pianisti sono strettamente collegati ai propri strumenti musicali. Le attività delle loro dita sono strettamente collegate ai suoni prodotti dal piano. Ma ciò non significa che i pianisti siano i loro pianoforti, o meri epifenomeni dei loro strumenti, come apparizioni accidentali.

Per fare un’analogia meno dualistica, pensiamo a un televisore. Le immagini sullo schermo e i suoni che produce sono strettamente collegati agli schemi di attività elettrica all’interno del ricevitore. Ma c’è ben altro oltre a questo. Ciò che vediamo e udiamo dipende da influssi che si spostano tramite campi invisibili raccolti dall’atmosfera. Queste immagini dipendono dal canale su cui si è sintonizzati, e dal programma che stanno trasmettendo. L’immagine dipende anche dalla risposta dello spettatore: se il programma non cattura la sua attenzione, può cambiare canale, smettere di guardare la TV oppure spegnerla.

È vero che alcune esperienze coscienti sono associate con determinate attività in determinate aree del cervello. Le tecniche di scansione moderne dimostrano come particolari aree del cervello “si illuminino” in corrispondenza di determinate attività mentali. Ma è anche vero che le immagini sullo schermo televisivo e i suoni provenienti dagli altoparlanti dipendono da schemi di attività elettrica dentro il ricevitore. Inoltre, nella produzione di immagini e suoni sono coinvolte parti diverse dei circuiti elettrici. Ma questo non dimostra che tutto ciò che vediamo e sentiamo alla TV si origini dentro il ricevitore, e non sia altro che l’attività del ricevitore stesso.

In breve, il fatto che la mente e il cervello siano correlati non prova che siano la stessa cosa. L’idea secondo cui lo sono non è altro che un presupposto. Se seguiamo Francis Crick nel considerare questo presupposto come un’ipotesi scientifica, invece che un dogma filosofico, allora dovrebbe essere sottoposta a prove. Dovrebbe in effetti essere confutabile.

Che cosa potrebbe confutarla? Prima di tutto, l’esperienza diretta. Non vediamo le cose dentro il cervello, ma tutt’intorno a noi. Ma i credenti nell’ipotesi sconcertante non si lasciano impressionare da prove di questo genere. Sono per definizione soggettive, non oggettive, e in forza di ciò si sentono autorizzati a liquidarle.

E allora che dire delle prove del settimo senso? Forse gli effetti dell’attenzione e dell’intenzione a distanza non sembrano contraddire l’ipotesi sconcertante? Certo che sì. Ecco perché la telepatia e altri aspetti del settimo senso sono oggetto di polemiche così accese.

Come vedremo nei capitoli successivi, ci sono moltissime prove che l’attenzione e l’intenzione possano estendersi ben oltre il cervello in cui sono centrate.

La mente estesa

L’idea secondo cui la mente o l’anima si estendono oltre il corpo si ritrova nelle società tradizionali di tutto il mondo, e viene data per scontata dalla gran parte delle religioni. Essa corrisponde all’esperienza, e fa parte del comune buon senso tradizionale. Sia i filosofi antichi che quelli moderni l’hanno sostenuta. Discuto di questo background storico e filosofico nel Capitolo 13 e nell’Appendice C.

Tutti noi conosciamo la mente estesa dall’infanzia, sebbene sia possibile che non abbiamo mai formulato questo concetto tramite le parole, e che ci siamo dimenticati di ciò che un tempo davamo per scontato. L’idea della mente estesa è anche implicita nel nostro linguaggio. Le parole attenzione e intenzione vengono dalla radice latina tendere, “distendere”, legata anche al termine “tensione”. Attenzione viene da ad + tendere, letteralmente “distendere (la mente) verso qualcosa”. Intenzione viene da in + tendere, “distendere (la mente) verso l’interno”. Ed estendere ovviamente viene da ex + tendere, cioè “allungare verso l’esterno”.

Ma l’idea della mente estesa non è soltanto teoria filosofica. Si tratta di un’ipotesi scientifica che porta a previsioni verificabili. È già supportata da una grande mole di prove provenienti sia da esperienze spontanee che da esperimenti controllati.

Nelle prime tre parti di questo libro, esploro le prove dell’esistenza di un settimo senso, e quindi della mente estesa. La Parte 1 discute della telepatia negli esseri umani e negli animali; la Parte 2 esplora la sensazione di essere osservati; infine la Parte 3 esamina la vista a distanza, le premonizioni e la precognizione. Dimostro come l’idea della mente estesa possa essere messa alla prova ed esplorata scientificamente.

Infine, la Parte 4 discute che cos’è la mente estesa, come funziona e come può aiutarci a spiegare il settimo senso. Suggerisco che la mente si estende verso l’esterno attraverso i campi mentali. Tramite questi campi, animali e persone sono in grado sia di sentire le cose che di agire a distanza.

Di cosa sono fatti i campi mentali, e come funzionano? Ritengo che i campi mentali siano costituiti da uno o più tipi di campi morfici. Si tratta di un nuovo tipo di campi, oltre ai campi gravitazionali, elettrici, magnetici e quantici già riconosciuti dai fisici. La parola morfico viene dal greco morphé, e significa “forma”.

Come ho descritto nel mio libro The Presence of the Past, altri tipi di campi morfici comprendono i campi morfogenetici (da morphé + genesis, “genesi della forma”) responsabili dello sviluppo di animali e piante, di plasmare la forma in cui crescono. I campi comportamentali organizzano il comportamento degli animali modellando le attività delle cellule nervose nel loro cervello.

I campi sociali collegano fra loro i membri di gruppi sociali e aiutano a coordinare le loro attività in modo tale che la società agisce come un unico organismo, come avviene nelle colonie di formiche, negli stormi di uccelli, nei branchi di pesci o di lupi. I campi morfogenetici, i campi comportamentali, i campi sociali e i campi mentali sono tutti tipi diversi di campi morfici. Tutti i campi morfici hanno proprietà comuni, e tutti contengono una memoria implicita data da un processo denominato risonanza morfica. Nel Capitolo 19 riassumo questa ipotesi dei campi morfici e dimostro come può aiutarci a comprendere fenomeni altrimenti inspiegati come la telepatia e la sensazione di essere osservati.

 

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Sheldrake Rupert, La mente estesa, Apogeo-Urra, ISBN 8850324626

Il presente articolo è tratto dal libro La mente estesa, di Rupert Sheldrake, edito da Urra – Apogeo, www.urraonline.com per gentile concessione.

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