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Hellinge.storiedamore.jpgLe seguenti osservazioni sull’amore fra uomo e donna e su come riesca a superare eventuali resistenze hanno avuto una motivazione concreta. Si tratta di osservazioni incidentali che descrivono retroscena e correlazioni, di risposte a domande scottanti poste dai partecipanti ai miei corsi. Per questo ciascuna osservazione è in un certo qual modo a sé stante. Ciononostante si completano a vicenda e costituiscono un mosaico composto da tante tessere diverse che compongono un’immagine circolare.

Talvolta si è dunque reso necessario riprendere e approfondire lo stesso argomento in un contesto diverso.

Ciascun capitolo fornisce prospettive che possono essere applicate al rapporto di coppia. Quindi ciascun capitolo può essere letto singolarmente. Spesso è necessario fermarsi e prendersi il tempo per interiorizzare ciò che inizialmente può apparire inconsueto, se non addirittura sconveniente e per verificare un nuovo modo di agire. Ognuno dei capitoli che costituiscono questo libro racconta una particolare storia d’amore.

Amore

Come si evolvono le coppie
Quando e dove ci sentiamo più vitali? Nel rapporto di coppia, quando l’uomo e la donna diventano un tutt’uno a tutti i livelli. Lo stesso processo consente di tramandare la vita.

Il processo essenziale in cui la vita si completa e allo stesso tempo ricomincia è l’atto sessuale. Si tratta del compimento della vita e dell’amore. Tutto ciò che viene prima o dopo il rapporto di coppia ruota intorno a questo centro.

Ovviamente mi rendo conto che questo riferimento viene talvolta perso di vista, escluso o annullato, sostituito da qualcosa che prende il sopravvento. Ad esempio il lavoro o altre circostanze. Ciononostante la vita continua solo grazie a questo atto. Nulla lo può eguagliare in termini di effetto. Ed è per questo che non vi è alcuna alternativa che possa anche solo avvicinarsi o addirittura sostituirlo. Anche quando viene proibito al singolo in tutta la sua pienezza, resta il centro della vita e dell’amore.

Come si evolvono le coppie? Crescendo insieme al servizio della vita.

Amore realizzato
Il rapporto di coppia è quello a noi più vicino. Nel rapporto di coppia, soprattutto se la coppia diventa un tutt’uno nell’amore, la vita si concentra sull’essenziale. L’unione fra uomo e donna nell’amore è il punto su cui si concentrano maggiormente la vita e l’amore. Cresciamo verso questo punto. Si tratta del compimento della vita fino a quel punto. Ciò che segue è un destino che unisce la coppia per molto tempo e forse per tutta la vita.

Questo compimento e questa unione consentono all’uomo e alla donna di diventare un tutt’uno solo nel corpo, ma anche nell’anima fino a sentirsi completi quando prima si sentivano incompleti e separati. L’uomo si sente completo con la donna con cui si unisce. Lo stesso vale naturalmente per la donna. Sola soffre di solitudine e si sente incompleta. Questa unione è una sfida che fa crescere entrambi per tutta la vita.

Tuttavia vi è qualcosa che si oppone. In questo caso ciò che manca nel rapporto di coppia viene vissuto come particolarmente doloroso. Ed è per questo che spesso la felicità somma è legata al più profondo dolore.

Dobbiamo quindi sapere cosa si oppone al compimento dell’amore e cosa possiamo fare perché l’amore funzioni.

Il primo e il secondo amore
Quando un uomo e una donna s’incontrano e si guardano negli occhi, sono attratti l’uno dall’altra e s’innamorano. Si amano come uomo e donna e vogliono unirsi, forse per tutta la vita. Tuttavia essere innamorati significa non vedere l’altro. Si è attratti da un’immagine, da un desiderio nella propria anima.

Nel profondo quest’immagine e questo desiderio sono rivolti alla madre. Lei è il nostro primo amore, l’inizio dell’amore. Per questo a prima vista l’amore appare come il desiderio di fusione con la madre. Ciò vale sia per l’uomo che per la donna. In questa fusione ci si abbandona, ma con la sensazione di essere sorretti da una forza potente in cui si svanisce. E’ questa la madre e tutto ciò che a lei è legato nell’immagine e nelle nostre sensazioni.

Questo desiderio è allo stesso tempo desiderio di morte. Nel desiderio di fusione rinunciamo a qualcosa della nostra vita. Per questo non è sorprendente che alcuni, profondamente innamorati, vogliano morire insieme. E’ legato a questo aspetto.

Tuttavia il vero amore, che resta in vita e vuole vivere, è diverso. Questo amore vede l’altro per ciò che è, completamente diverso dalla propria madre. Questo amore vede che l’altro è inconfondibile e non può essere cambiato.

Mettendosi di fronte all’altro e vedendolo in questo modo, riconosco anche me stesso come inconfondibile e unico. E mi lascio guardare dall’altro come diverso. Se ci guardiamo in questo modo, restiamo come siamo. Riconosciamo di essere diversi, di provenire da famiglie diverse e di avere un destino diverso. Accettarsi in questo modo rende forti. Ma è allo stesso tempo una rinuncia. Da questa rinuncia nasce la pace nella coppia.

Cosa significa pace in questo caso? Pace significa che gli opposti si uniscono al cospetto di qualcosa di più grande. Tuttavia le differenze restano. Non vengono mescolate o ereditate. Ciò che si oppone viene riconosciuto come diverso, ma comunque di uguale valore e con gli stessi diritti di fronte a qualcosa di più grande.

Se riconosciamo ciò, non ci saranno contrasti e liti coniugali. La maggior parte dei contrasti nel matrimonio e nel rapporto di coppia sono quasi sempre legati al processo di distacco dall’originario desiderio nei confronti della madre. Per questo tali contrasti ci rendono più modesti, più grandi e, alla fine, più miti.

Amore e destino
Ci troviamo di fronte al destino in ogni persona che incontriamo. Ognuno diventa il nostro destino – e noi il suo. Amore per il destino significa dunque amare il destino che incontro nell’altro, che mi arricchisce e mi sfida e il destino che arricchisce e sfida l’altro attraverso di me. L’incontro fra persone diventa dunque un incontro fra destini che agiscono oltre me stesso e oltre l’altro. Possono essere felici o dolorosi, al servizio della crescita o della limitazione, dare o togliere la vita.

L’amore per il destino è dunque l’amore ultimo, che pretende il massimo, offre il massimo e prende il massimo. In esso cresciamo oltre noi stessi.

Cosa significa in dettaglio? Se considero una persona esposta al suo destino, anche se mi fa male, e se riconosco che tale destino diventa inevitabilmente anche il mio, non mi pongo di fronte all’altro solo come persona. Mi espongo al mio e al suo destino – e lo amo. In quell’istante mi sottometto a una forza del destino e da essa mi lascio sfiorare. Vengo purificato da tutte le piccolezze e le superficialità e resto completamente nell’amore.

Al contrario, se in qualche modo mi trasformo nel destino di qualcuno, che lo fa soffrire, che lo limita e magari lo costringe alla separazione, mi oppongo al senso di colpa, come se agissi per interesse personale o per cattiva volontà e non perché sono esposto a un destino, il suo e il mio. Devo amare anche questo destino così com’è. Questo destino mi purifica e mi mette alla pari dell’altro.

Chi ama il destino in questo modo, il proprio e quello dell’altro, comunque si trasformi nel suo destino, è in armonia con tutto così com’è. E’ sia legato che libero. Questo amore, essendo amore per il destino, ha sia grandezza che forza.

Movimento dell’amore
Molto spesso uno dei partner è legato a questioni irrisolte nella sua famiglia di origine. Magari dice interiormente a qualcuno della sua famiglia come se fosse un bambino: “Io al tuo posto.” Ciò lo allontana dal partner e dalla sua attuale famiglia.

Le rappresentazioni delle costellazioni familiari mostrano spesso da cosa una persona è attratta. Prima non lo sa. Se viene ripristinato l’ordine e le persone interessate compiono il movimento decisivo, il bambino è libero.

Spesso nella famiglia di origine si verifica un movimento in cui un bambino dice: “Ti seguo.” Ad esempio la madre o il padre morti. Successivamente nel rapporto di coppia inizia un movimento di allontanamento. Il partner non può fare nulla per evitarlo in quanto entrano in gioco altre forze, le forze del destino. Esse dividono la coppia.

Se si conosce questa regola e si è consapevoli di ciò che si frappone all’amore dei partner, come ad esempio le frasi “Ti seguo” e “Io al tuo posto”, è possibile intervenire e la coppia può restare unita.

Significa anche che, qualsiasi cosa accada nel rapporto di coppia a seguito di queste dinamiche, che nessuno è cattivo. E nessuno è colpevole. Sono semplicemente irretiti.

Il proprio destino
Se guardiamo la nostra famiglia e i nostri antenati ci rendiamo conto che dietro a ognuno si trova il suo destino. Ci rivolgiamo a qualcuno e dietro di lui o di lei vediamo il loro destino. Guardiamo il destino dietro di loro. Ci inchiniamo davanti ad esso e ci ritraiamo in modo che ognuno resti con il suo destino. Poi ci giriamo e vediamo il nostro destino. Ci inchiniamo di fronte ad esso, entriamo in armonia con esso e lo accettiamo così com’è. Accettando il nostro destino ci sentiamo sia legati che liberi.

Assecondare il destino
Talvolta qualcuno si aspetta da noi un aiuto particolare. Spesso aiuteremmo volentieri, tuttavia si pone la domanda: ci trasformiamo forse nel suo destino? Ad esempio se diamo a qualcuno un particolare consiglio? Se lo segue mi trasforma in qualche modo nel suo destino. Se invece questa persona si rivolge al proprio destino e s’inchina di fronte ad esso, è il suo destino a prendere il sopravvento. Può accadere che il suo destino conduca questa persona da me. Se aiuto in armonia con il suo destino, sono sicuro. Non si può aiutare senza o addirittura contro il destino dell’altro.

Talvolta i genitori si comportano come se fossero o dovessero essere il destino dei loro figli. In questo caso è utile lo stesso movimento. Guardare oltre il figlio verso il suo destino che è unico. Fare l’occhiolino al destino del figlio e accettarlo. Così il bambino può tirare un respiro di sollievo. Può restante con il suo destino.

L’amore convenzionale
L’amore che funziona è umano. Esistono numerosi ideali riguardo all’amore. Penso ad esempio all’opera Tristano e Isotta di Richard Wagner. L’amore fra i due è talmente grande da andare oltre la vita. Termina con la morte. Dunque questo amore non è riuscito.

L’amore che funziona è umano, quasi convenzionale. Riconosce che abbiamo bisogno degli altri, che senza di loro appassiamo. Se lo riconosciamo, diamo qualcosa all’altro e prendiamo qualcosa da lui. Siamo felici di ricevere qualcosa e di poter dare qualcosa. Proseguendo con il dare e il prendere con rispetto reciproco, con benevolenza e con il desiderio di fare stare bene sia noi stessi che l’altro, comprendiamo cosa significa amare umanamente.

Questo amore inizia con il rapporto fra uomo e donna. Tutti gli altri rapporti nascono da qui. Esso costituisce la base per tutti i rapporti umani e siamo spinti inesorabilmente verso di esso. Infatti l’uomo ha bisogno della donna per essere completo e la donna ha bisogno dell’uomo per essere completa. E’ un desiderio molto forte a spingerli l’uno verso l’altro.

Questo desiderio, definito da alcuni con il termine dispregiativo di impulso, è il movimento più potente della vita. Trasmette la vita. E’ per questo che questi desideri sono legati profondamente alle cause prime della vita. Riconoscendolo diventiamo un tutt’uno con questo amore a con la causa prima della vita. Questo amore e questo desiderio ci uniscono alla pienezza della vita. Chi si abbandona a questo amore viene sottoposto a una sfida. La felicità somma e il più profondo dolore sono la conseguenza di questo desiderio e di questo amore. In esso cresciamo.

Chi si è abbandonato a questo amore dopo un po’ impara a fluire nell’armonia del tutto. Questo amore va molto oltre il rapporto di coppia, ad esempio se genera dei figli. In questo caso l’amore continua nell’amore fra genitori e figli. E l’amore che sperimentano i bambini fluisce di nuovo verso i genitori. E’ così che i figli crescono fino a quando cercheranno a loro volta un marito o una moglie e il flusso della vita continua.

Quindi l’amore, una volta iniziato, include dentro di sé sempre più cose con il passare del tempo, ma solo se viene percepito e accettato come umano. In questo senso il grande amore è convenzionale. Esso ha forza e dura a lungo.

La perfezione
In una coppia le cose funzionano in questo modo: quando l’uomo e la donna s’incontrano per la prima volta sono attratti l’uno dall’altro, spesso in modo irresistibile. Si considerano singole individualità, io e te. Tuttavia dietro all’uomo vi sono anche sua madre e suo padre, i nonni, i fratelli e le sorelle e tutto ciò che è accaduto all’interno della sua famiglia – un intero sistema. Ho un’immagine: è l’intero sistema che si trova dietro l’uomo ad attendere la donna – non solo lui. Lo stesso vale per la donna.

Quando l’uomo guarda la donna deve sapere che dietro di lei si trovano suo padre e sua madre, i nonni, i fratelli e le sorelle, un intero sistema. Tale sistema attende l’uomo. Entrambi i sistemi attendono di poter portare a compimento qualcosa che è rimasto irrisolto nel loro passato. Quindi il sistema dell’uomo non guarda solo la donna, ma anche il suo sistema. Entrambi i sistemi formano una comunanza di destini e desiderano risolvere ciò che è rimasto in sospeso, finalmente.

Non esiste dunque alcun rapporto a due come spesso lo immaginiamo. Il rapporto a due è un’illusione. Siamo tutti legati a un campo, in una famiglia allargata. Se nella famiglia dell’uomo o della donna qualcuno è stato escluso, ad esempio i partner precedenti, un bambino abortito, un bambino abbandonato, un bambino disabile oppure un membro della famiglia di cui ci si vergogna, tale membro della famiglia escluso è presente nel nuovo rapporto e nella nuova famiglia. Sia l’uomo che la donna devono accettarlo nella nuova famiglia. Solo così sono liberi di continuare il loro rapporto.

Il grande cuore
Eseguiamo un esercizio di meditazione per renderci conto di cosa significa escludere e accettare qualcuno. Eseguiremo l’esercizio a diversi livelli iniziando da quello fisico.

Entriamo nel nostro corpo e percepiamo ciò di cui magari ci vogliamo liberare. Ad esempio un dolore, una malattia, una tensione, qualcosa che non si sente ancora accettato.

Avviciniamoci a questo dolore e a questa malattia e diciamo: “Sì. Ti accetto.” Entriamo nell’organo, nella malattia o nel dolore e percepiamo: dove guarda questo dolore o questo organo, verso chi? Il dolore o la malattia dicono a questa persona: “Ti amo. Ti ricordo. Ti rappresento.” Guardiamo con quell’organo, quel dolore o quella malattia verso quella persona e diciamo: “Anch’io ti amo. Ora ti accolgo nel mio cuore, nella mia anima e nel mio corpo.” – e ne percepiamo l’effetto.

Poi, dopo avere accolto nella nostra anima la persona appartenente al nostro sistema, al livello successivo guardiamo il nostro partner e i suoi problemi. Guardiamo il partner in modo da guardare il membro della sua famiglia che è stato escluso o dimenticato. Anche noi diciamo a questa persona: “Ti amo. Accolgo anche te nel mio cuore e nella mia anima.”

A questo punto dobbiamo sapere: talvolta il partner rappresenta qualcuno che è stato escluso dalla mia famiglia ed è dunque al servizio del mio sistema.

Ora passiamo ancora a un altro livello. Guardiamo i nostri figli e se magari si comportano in modo strano o se sono malati chiediamoci: chi stanno guardando nella famiglia dei genitori? Chi vogliono ricordare con il loro comportamento o con la loro malattia? Guardiamo questa persona insieme a loro e diciamo: “Sì, ora ti amo anch’io. Anch’io ti riservo un posto nella mia anima. Puoi restare con noi.”

L’amore che ci conduce al di là di noi stessi
Quando amiamo, guardiamo la persona amata. L’uomo guarda la donna, la donna guarda l’uomo. I genitori guardano i figli, i figli guardano i genitori. Si guardano negli occhi e dicono: “Ti amo.” L’uomo lo dice alla donna, la donna all’uomo, i genitori lo dicono ai figli, i figli ai genitori.

Quanta forza ha dire: “Ti amo.”? Immaginando una scala da zero a cento, in che posizione si colloca la nostra affermazione “Ti amo.”? A cento? A ottanta? A sessanta? A quaranta? A trenta? A venti? Queste parole ci toccano, ma hanno veramente la forza di resistere fino alla fine, con tutto ciò che ci può costare?

Da dove trae forza l’amore? L’uomo dice alla donna e la donna dice all’uomo, i genitori dicono ai figli e i figli ai genitori: “Ti amo – e amo ciò che ci conduce.” Percepite la differenza di forza? Ora non guardo l’altro solo negli occhi. Dietro di lui vedo qualcos’altro, una forza superiore. Mi inchino davanti ad essa. Comunque sia l’altro, questo amore che coinvolge ciò che c’è dietro di lui, resiste.

Cosa significa in pratica? Prediamo ad esempio una coppia. L’uomo e la donna si dicono: “Ti amo – e amo ciò che ci guida.” Forse percorreranno la stessa strada per un certo periodo, soprattutto se hanno dei figli. Tuttavia nel corso dello sviluppo personale, uno dei due sente che qualcosa lo sta spingendo in un’altra direzione e lo stesso accade all’altro.

Sentono che uno di loro o entrambi sono guidati da una forza superiore, davanti alla quale devono inchinarsi e dalla quale si devono lasciare condurre. In questo caso può accadere che le strade di questa coppia si dividano. Tuttavia pronunciare la frase: “Ti amo – e amo ciò che ci guida” li unisce a un livello più profondo, anche se le loro strade si sono divise. In quell’attimo qualcosa della pienezza dell’essere entra a far parte del loro amore.

Se vedo solo il singolo, ad esempio il partner o me stesso, vedo sempre solo una parte del tutto. Se vedo la strada che devo percorrere, se seguo la mia anima e voglio restare fedele a me stesso e se vedo l’altro che deve seguire la sua anima per restare fedele a se stesso, qualcosa della precedente profondità va perso. Ma la forza e la pienezza che li uniscono sono più grandi.

Lo stesso vale per i genitori quando improvvisamente si rendono conto che il figlio non è cresciuto come avevano immaginato o desiderato. Se guardano il figlio e interiormente gli dicono: “Ti amo – e amo ciò che ci guida”, possono ritrarsi e ciononostante rendersi conto di quanto più grande e profondo sia diventato il loro amore. Allo stesso tempo le possibilità di sviluppo del figlio sono maggiori. Questo è l’altro amore che ci conduce al di là di noi stessi.

Lo stesso vale per i figli verso i genitori. Alcuni immaginano come dovrebbero essere i genitori e li idealizzano. Quando poi si rendono che essi non sono come avrebbero desiderato, si arrabbiano e dicono: “Questi non sono i genitori giusti per me.” Tuttavia non esistono genitori più giusti di quelli che abbiamo. Se però uno di questi bambini dice interiormente al padre o alla madre: “Ti amo – e amo ciò che ci guida”, può aprirsi nei confronti dei genitori così come sono e può aprirsi alla propria anima e alla propria determinazione così come sono. Può separarsi dai genitori restando loro tuttavia profondamente legato.

Quest’altro amore costituisce la base del rispetto. Quando incontro una persona mi può essere simpatica o posso provare repulsione. Può farmi paura o rendermi felice. Se però dico interiormente: “Ti amo – esattamente come sei, proprio così come sei – e amo ciò che ti guida: il tuo destino, la tua determinazione, la tua malattia, la tua fine precoce – se è questo ciò che ti aspetta, allora sono in armonia con qualcosa di più grande e l’altro di sente profondamente apprezzato.

Lo stesso vale nei confronti di me stesso. Se mi guardo e mi vedo così come sono, con tutto ciò che mi appartiene, la luce e l’ombra, e dico: “Sì, mi amo – e amo ciò che mi guida”, sono in armonia con me stesso. Mi rispetto esattamente per come sono, senza desiderio di cambiare qualcosa.

Quest’altro amore, questo amore grande, è fondamentale anche per un facilitatore. Se dice interiormente a un cliente: “Ti amo – e amo ciò che ci guida”, è in armonia con il destino del cliente così com’è e con la sua forza così com’è. E’ in armonia con i propri limiti così come sono in modo da fare e desiderare di fare solo ciò che gli viene concesso da una forza superiore. Qualsiasi cosa faccia è in armonia con l’anima dell’altro e con la propria. Non è possibile superare questi limiti.

Se applichiamo queste prospettive al rapporto di coppia, ci rendiamo conto che non sposiamo l’altro come singolo individuo. Il nostro rapporto non comprende solo l’altro, ma anche la sua famiglia e il suo destino, i suoi limiti e le sue possibilità, tutto insieme. Ciò che significa si manifesta solo nel corso nel rapporto. Se ci esponiamo a tutto, percepiamo il rapporto di coppia anche come un processo di morte. Qualcosa di superfluo, di passato o di illusorio scompare. E’ per questo che dopo ogni lite coniugale entrambi i partner si sono liberati di un’illusione.

Nel rapporto di coppia gli irretimenti vengono alla luce lentamente. Ad esempio uno dei due se ne vuole andare per seguire un membro della sua famiglia o perché lo rappresenta.

A ciò si aggiunge il fatto che magari anche i figli assistono e vengono irretiti nello stesso destino e si rendono conto che il padre o la madre non possono fare nulla per opporsi. In questo caso ci resta solo l’umiltà di dire: “Ti amo – e amo ciò che ci guida in modo così particolare.”

E’ questo il grande amore e l’amore forte. Comporta anche di non dover accettare tutto come se fosse l’unica cosa giusta. Esiste ad esempio un concetto di fedeltà che implica: “Devi essermi fedele” oppure “Devo esserti fedele.” No, non è così. Devo essere fedele a qualcosa di più grande che ci guida.

Talvolta la pretesa di fedeltà rende l’altro prigioniero e lo obbliga a seguire noi invece di qualcosa di più grande. Tuttavia un rapporto è affidabile solo se non viene perso di vista questo qualcosa di più grande. Rimane profondo, qualsiasi cosa accada.

Il grande amore
In un rapporto di coppia un partner non può pretendere dall’altro che lo aiuti a sopportare il suo destino quando non può essere condiviso. Se ad esempio uno dei due non può avere figli e l’altro li desidera, chi non può avere figli non può trattenere l’altro. Altrimenti sarebbe costretto a riceve il destino dell’altro e non il proprio. Diverso è se la coppia è sposata da 30 anni e uno dei due si ammala ed è bisognoso di cure. In questo caso il destino viene sopportato da entrambi. Ma anche in questo caso solo fino a un certo punto.

Vi sono situazioni in cui il rapporto deve concludersi anche in questo caso. Se ad esempio l’altro è coinvolto in un omicidio o in un altro grave crimine, il partner non è obbligato a convivere questo destino. Può essere opportuno separarsi. In questo modo chi si è reso colpevole acquisisce grandezza. Se l’altro gli dice: “Sopporto con te”, gli sottrae dignità e lo rende piccolo. In questo caso ci devono essere dei limiti.

Nel rapporto di coppia vi sono due movimenti Uno è il desiderio: “Amami.” L’altro è la rassicurazione: “Ti amo.” Con questa rassicurazione: “Ti amo.” dico: “Desidero tutto ciò che è bene per te, anche se comporta che tu segua un altro destino.” E’ questo il grande amore.

Naturalmente nel rapporto i partner hanno bisogno l’uno dell’altro. E’ importante che tale esigenza possa anche essere manifestata e che i partner si concedano reciprocamente ciò di cui l’altro ha bisogno o desidera. Se però si arriva al punto che uno si intromette nella strada dell’altro e lo tiene stretto con la pretesa: “Ora appartieni a me” – il rapporto è finito. L’amore non cresce più o addirittura finisce.

Esempio
Liberarsi di un peso con amore

HELLINGER a una facilitatrice Hai un caso?

FACILITATRICE Si tratta della storia di una famiglia con tre figli. La madre e il figlio maggiore sono presenti nel pubblico. Il marito della donna ha avuto un ictus otto anni fa. Ora non riesce più a camminare. La fantasia della famiglia è: se potesse camminare di nuovo. Nel frattempo un nuovo partner vive in casa con la famiglia.

HELLINGER L’uomo malato viene assistito in casa?

FACILITATRICE Sì.

HELLINGER al gruppo Ora faremo un esercizio di percezione. Se il desiderio venisse esaudito e l’uomo morisse, la famiglia starebbe meglio o peggio? Avrebbe più o meno amore?

dopo un po’ Ora pensate a come vanno le cose con il nuovo partner. Se non ci fosse la famiglia starebbe meglio o peggio? Avrebbe più o meno forza? E come si sente l’uomo malato in presenza del nuovo partner? Meglio o peggio? E’ teso o rilassato?

Se ci lasciamo alle spalle i giudizi, possiamo inchinarci di fronte alla situazione così com’è e ritrarci. Guardiamo tutti con amore

alla facilitatrice Come ti senti ascoltando le mie parole?

FACILITATRICE Felice.

HELLINGER Esattamente. In questa situazione così com’è c’è grandezza. La vita può continuare per tutti. Tutti si sentono bene, anche l’uomo malato.

Legame e libertà
Cosa significa libertà in un rapporto di coppia? Spesso libertà significa solamente essere vuoti. Perché tutto ciò che è completo, crea un legame.

Quando un uomo e una donna si amano e compiono l’atto d’amore, hanno perso la libertà. Da quel momento sono legati. Non possono più separarsi senza dolore, senza un senso di colpa e perdita. E’ così che vanno le cose con le forze della vita. Chi pensa di poterle guidare secondo i propri desideri, viene trascinato a riva dal flusso della vita e si arena.

Il legame fra uomo e donna continua e diventa più profondo se la coppia ha dei figli. I genitori sono legati ai figli per tutta la vita. Quante preoccupazioni hanno i genitori per i figli? Quanto tempo, amore e impegno richiedono? Ciò dimostra quanto i genitori siano e restino per sempre legati ai figli.

Se qualcuno dice, come era consuetudine qualche tempo fa: “Mi realizzo e ciò che accade alla mia famiglia non mi interessa”, cosa gli resta della vita vera? Asseconda un desiderio. Ma cosa ottiene alla fine? Lo descrivo attraverso una storia:

Un uomo ricco, che aveva molti desideri e anche la possibilità di realizzarli, morì. Si incamminò verso il paradiso, busso alla porta e chiese di poter entrare.

Pietro aprì e domandò cosa volesse. L’uomo ricco, come di consueto, disse impettito: “Vorrei una camera di prima classe con una bella vista sulla terra. Inoltre vorrei tutti i giorni il mio piatto preferito e il giornale.”

Pietro divenne triste. Vide in lui una persona che pensa solo a realizzare se stessa. Tuttavia esaudì i suoi desideri. Lo condusse in una camera di prima classe con una bella vista sulla terra, gli servì il suo piatto preferito e gli procurò il giornale. Poi si voltò un’ultima volta e disse: “Fra mille anni ritornerò”, e chiuse la porta dietro di sé.

Dopo mille anni ritornò e guardò attraverso il buco della serratura. Quando l’uomo ricco lo vide, gridò: “Finalmente sei arrivato. Questo paradiso è terribile!”

Pietro scosse il capo: “Ti sbagli”, disse “questo è l’inferno.”

E’ tutto a proposito della libertà.

Soluzione attraverso la rinuncia
HELLINGER a una donna Il rapporto continua, anche se non è completamente soddisfacente, finché ci si sente bene e si hanno dei vantaggi. Allo stesso tempo alcuni immaginano come sarebbe avere un altro rapporto, ma senza compiere alcun passo in questa direzione. In questo modo non si ha né futuro e nemmeno il presente. Se vuoi avere un futuro, devi separarti. Se vuoi avere il presente, smetti di immaginare.

HELLINGER Okay, ora sai cosa fare. Tuttavia il nuovo è possibile solo attraverso la rinuncia. Non puoi restare con tuo marito perché badi a te, ma allo stesso tempo volerti separare e avere un figlio con un altro uomo. L’unico modo per andare avanti è lasciarsi il passato alle spalle. Chi si limita a sognare, non va avanti. Ti ho detto l’essenziale.

DONNA Lo capisco, ma ho paura della solitudine. Sono orfana. Questa è la mia unica famiglia. Se mi separo, resto completamente sola.

HELLINGER Esattamente. Per questo la soluzione migliore è lasciare le cose come sono.

 

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Bert Hellinger, Storie d’amore tra uomo e donna, genitori e figli, noi e il mondo, Tecniche Nuove 2007, EAN 9788848119191

Il presente articolo è tratto dal libro Storie d’amore tra uomo e donna, genitori e figli, noi e il mondo, di Bert Hellinger – edito da. Tecniche Nuove www.tecnichenuove.com per gentile concessione.

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