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medusa.jpgLa libertà di essere se stessi passa attraverso il riconoscimento dei giudizi interiori, il mostro chiamato Medusa, superego, il critico interiore o “il cane che abbaia”, che usa la colpa, la vergogna, lo sminuirsi e il giudicarsi. Anche i ricercatori di vecchia data necessitano di portare consapevolezza al superego, che come i serpenti della testa di Medusa, una volta tagliati tendono a ricrescere.

Se anche tu sei uno di quelli con questa folle passione di essere te stesso e sei stato morso dalla curiosità e ti trovi quindi a farti domande qua e là e, soprattutto, se ti domandi cose come: ”Chi sono io?, Che ci faccio qui?, Cos’è l’amore?”, sta attento perché dovrai fare i conti con Medusa prima di essere ammesso al prossimo livello.

Lei è il mostro del giudizio e del pregiudizio che sbarra la strada alla possibilità di fare l’esperienza diretta di se stessi e della realtà. Usa strumenti come il senso di colpa, la vergogna, le opinioni, i criteri di comportamento ed altro ancora. Mi ricordo che avevo 12 o 13 anni quando per la prima volta mi accorsi della presenza del mostro dentro di me. Stavo camminando nelle strade di Venezia quando sentii qualcosa di simile ad un muro che mi circondava: un muro che creava una barriera invisibile tra me e gli altri ed una bufera dentro i suoi confini.

Molti anni dopo capii che quel muro era uno dei sintomi della presenza di Medusa. Molti anni dopo avevo raccolto sufficiente comprensione e capacità per essere in grado di riconoscere la presenza del giudice interiore, i suoi attacchi, le sue strategie, le sue funzioni e soprattutto il dolore e la separazione che crea.

Com’è che questo mostro, anche chiamato superego, il critico interiore o il cane che abbaia, mantiene il controllo?

Osserva questo momento e nota la tua esperienza: forse è il modo in cui sei seduta, o la sensazione dello schermo di fronte a te e delle lettere delle parole, o la luce e i suoni intorno a te…qualunque cosa sia, puoi notare che immediatamente vi è la presenza di un commento collegato alla tua esperienza: “mi piace, non mi piace, è buono, non lo è, mi fa sentire bene” o qualunque altro giudizio, valutazione o paragone. Il mostro è in azione: non ci lascia mai soli, è sempre lì a commentare, valutare ed elaborare. Appena facciamo I conti con un giudizio e creiamo un pò di spazio, se ne presenta un altro. Togliamo di mezzo un pregiudizio e compare il paragonarsi.

Come nel mito, quando l’eroe taglia un serpente dalla testa di Medusa immediatamente ne cresce un altro e probabilmente, come nel mito, possiamo essere liberi solo tagliando la testa. Ma non lo facciamo, al contrario, facciamo di tutto per far finta che il giudice non esista, per negare la sua presenza. Perché? Sopravvivenza è la semplice risposta. Siamo convinti nel profondo dell’essere che non possiamo sopravvivere senza il giudice.

Il superego, che Osho chiama coscienza, è l’internalizzazione dei nostri genitori e di tutte le figure d’autorità del nostro passato e ci serve per garantire e mantenere la nostra sopravvivenza ed una certa salute mentale. Ma, come sappiamo, sopravvivere e vivere non sono la stessa cosa.

Lavorando con le persone e condividendo con amici ho avuto modo di osservare chiaramente che anche dopo anni e anni di meditazione e ricerca eravamo ancora nella prigione, appesantiti e sminuiti dalla presenza di questa agenzia coercitiva interna. Riconobbi tutto ciò anche osservando la mia paura e rabbia durante la pratica delle arti marziali, in molti anni di lavoro sull’Hara ed infine nel lavoro con Faisal Muqaddam e il Diamond Logos Teachings.

Diventò anche chiaro che non c’è risoluzione possibile di alcun conflitto interno (che sono sempre conflitti tra Ego e Superego) senza uscire radicalmente dalla negazione enorme della presenza del giudice e senza un confronto diretto con lui. Una volontà incrollabile d’essere libero. Nella tradizione mistica uno dei miti di questo scontro è la battaglia tra Davide e Golia.

Allora, è la testa della medusa che va tagliata. Abbiamo bisogno di una spada. Per fortuna non dobbiamo cercare tanto perché l’abbiamo già: la nostra consapevolezza. Ma presto ti accorgi che è inutile avere una spada se non sai usarla, devi praticare.

Questa pratica è l’auto-inchiesta: significa che decidi che hai una missione – muoverti al prossimo livello – e che sei pronto a reclamare le ricchezze e l’abbondanza, i regali e la bellezza e tutte le sorprese che questa vita ti offre e che è arrivata l’ora di guardare il mostro in faccia.

Ciò che produce l’auto-inchiesta è la comprensione. Comprensione non sul fatto che i giudizi siano giusti o sbagliati ma piuttosto del meccanismo psichico che li manifesta, li sostiene e del loro funzionamento. Attraverso l’auto-inchiesta arriva la realizzazione che ogni volta che “sei te stesso” si attiva il meccanismo e, attraverso varie forme di punizione (colpa, vergogna, sminuirsi ecc.), ti ritira verso “come dovresti essere” (bello, intelligente, gentile, spirituale, sexy, di successo, magro, forte, illuminato e tutti gli altri attributi che ti vengono in mente).

Una volta che capiamo veramente come funziona il meccanismo e come ci attacchiamo ad esso, allora possiamo smettere di perdere il nostro tempo con i singoli giudizi (i serpenti) e siamo pronti ad usare la spada e tagliare la testa di Medusa.

L’ultima cosa di cui hai bisogno è d’imparare a stare allerta così da poter accorgerti quando Medusa ti attacca. Per essere allerta hai bisogno di essere presente ed il modo più facile per esserlo è stare nel corpo. Di nuovo puoi usare l’auto-inchiesta per imparare a portare questa presenza nel corpo domandandoti il più spesso possibile : Qual è la mia esperienza del mio corpo in questo momento?” così che ogni pensiero, ogni emozione o percezione sia riconosciuta nella sua manifestazione fisica in questo famoso qui/ora.

Allora un giorno sei qui, presente nel corpo, allerta, con la spada della tua consapevolezza che brilla tagliente, e ti senti radicato e centrato e fiducioso perché ti sei allenato con dedizione e passione e vedi Medusa che si avvicina con il fuoco nei suoi occhi e ad un tratto tutto r a l l e n t a i n s i e m e a l t u o r e s p i r o e tutto diviene così chiaro e definito come in un mattino cristallino sulla montagna, e tu ti lasci andare in questo momento… e senti così forte in te quel folle desiderio di essere te stesso…e elevi la tua spada, ti fermi a mezz’aria e, all’improvviso, riconosci anche in Medusa un’opportunità per praticare presenza.

Il fatto stesso di tornare al momento presente, il fatto stesso di coltivare la nostra attenzione e lo stare allerta, ci porta dove non abbiamo neppure bisogno di usare la spada e uccidere Medusa.

I maestri Zen chiamano medusa il “Cane che abbaia”. Quando siamo presenti e allerta il cane può abbaiare ma non ci sono ripercussioni in noi o la necessità di interagire o difenderci dagli attacchi del superego. Abbaiare è la natura del cane così come giudicare e avere pregiudizi è la natura del superego. Non abbiamo bisogno di cambiarlo e non abbiamo bisogno di ascoltarlo. Una rilassata presenza prende il posto della negazione, essere allerta prende il posto della reattività. Trascendiamo integrando.

In tutti i miei anni da ricercatore non ero mai venuto in contatto con alcun corso che trattasse specificamente del superego. È certamente presente in approcci terapeutici come Primal e Fisher-Hoffman ed è uno degli ostacoli principali da superare in processi radicali quali Satori e il Path of Love, ma in nessuno di questi gruppi la presenza del giudice viene affrontata direttamente.

Fu attraverso la mia associazione con Faisal Muqaddam e il Diamond Logos Teachings che nel 1997 ebbi chiara la necessità di creare un percorso specifico sul giudice interiore e la sua relazione con l’ego.

Oltre a regolare la sopravvivenza, la funzione principale del superego è mantenere lo status quo creando confini con cui ci identifichiamo. L’esperienza di “spazio” che abbiamo a volte ha a che fare con la caduta o dissoluzione temporanea di uno o più confini e del giudice. In quello spazio

l’Esistenza, l’Essere, Dio, l’Assoluto, ci inonda e riempie e per un attimo siamo di nuovo riconnessi con la nostra vera natura.

Ho creato allora un gruppo nel quale la presenza del giudice può essere svelata, capita e trasformata.

Primo passo: accettare che il giudice dirige la nostra vita attraverso giudizi, opinioni, criteri, pregiudizi, ecc. e diventare consapevoli dell’ambiente limitato in cui viviamo e delle strategie di controllo.

Secondo passo: capire perché abbiamo un superego, come si è formato, quali sono le sue funzioni e come, dove e quando ne abbiamo bisogno.

Terzo passo: imparare a difendersi consapevolmente dagli attacchi e le manipolazioni del superego e a dis-identificarsi sia dal superego (il genitore internalizzato che attacca) e l’ego (il bambino che reagisce).

Quarto passo: spostare l’attenzione alla vera guida interiore. Riconnetterci con la capacità dell’esperienza diretta e la conoscenza oggettiva. Osho chiama questo il movimento dalla coscienza alla consapevolezza.

“Non c’è alcun bisogno di sviluppare una coscienza. Ciò di cui abbiamo bisogno è consapevolezza non coscienza. Coscienza è una cosa falsa. La coscienza è creata dalla società, è un metodo sottile di schiavitù. La società ti insegna cosa è giusto e cosa è sbagliato e comincia ad insegnare al bambino prima che egli sia consapevole, prima che possa decidere da solo cosa è giusto e cosa è sbagliato, prima che sia consapevole di cosa gli succede, prima che si sia svegliato. Tutte quelle idee di genitori, di preti, d’insegnanti, di politici e santi, tutte quelle idee si mescolano dentro di lui e diventano la sua coscienza. E a causa di questa coscienza egli non sarà mai in grado di sviluppare la consapevolezza, perché questa coscienza è una pseudo consapevolezza. E se tu sei soddisfatto con quello che è falso non penserai mai a ciò che è reale….

Ogni volta fai qualcosa che la tua coscienza giudica sbagliato ti senti in colpa, soffri, senti dolore dentro. Hai paura, tremi, c’è ansietà. È la paura di perdere il paradiso, è la paura dell’inferno, la paura che potresti andare nell’inferno….questa è la coscienza. La coscienza è arbitraria e artificiale. La coscienza è necessaria alla società che non ti vuole intelligente. E così invece di aiutarti ad essere intelligente ti da regole, leggi e ti dice come comportarti: non fare questo, non fare quello…..All’inizio sarà difficile perché non avrai una mappa. La mappa è contenuta nella coscienza. Ti dovrai muovere senza una mappa, in territorio sconosciuto, senza istruzioni.. I vigliacchi non si possono muovere senza istruzioni, i vigliacchi non si possono muovere senza mappe. E quando ti muovi con mappe e istruzioni non puoi entrare in nuovi territori, in situazioni sconosciute. Continui a muoverti nel conosciuto, non salti mai nello sconosciuto. Solo il coraggio può abbandonare la coscienza.

Coscienza vuol dire tutta la conoscenza che hai già e consapevolezza vuol dire essere vuoto, completamente vuoto, e muoversi nella vita con quel vuoto, guardando attraverso quel vuoto e allora ogni azione ha una grazia incredibile. E tutto ciò che fai è giusto.” (Osho, The Fish in the Sea is not Thirsty, #11)

Avikal ha scritto un libro dal titolo: La Libertà di essere te stesso: il giudice interiore ed il conflitto tra dovere ed essere, edito da Tecniche Nuove.

Il sito di Avikal Costantino è www.integralbeing.com

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