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ulsamer_manuale costellazioni.jpgIl “campo cosciente”

Nelle rappresentazioni ci imbattiamo nel fenomeno per cui i rappresentanti hanno accesso a conoscenze che in realtà possono essere disponibili solamente alle persone che essi rappresentano. In altre parole: i rappresentanti percepiscono le sensazioni e i rapporti fra le persone estranee che essi rappresentano. Questo è il fondamento su cui si basa il lavoro sulle costellazioni familiari, senza il quale le costellazioni non sarebbero immaginabili.

Il cliente chiede una rappresentazione perché si sente insicuro nel suo ruolo di uomo. Fra gli altri cinque partecipanti di sesso maschile al seminario ne sceglie uno per rappresentare il padre e uno per sé. Poi sceglie una rappresentante donna per la madre. Quindi, senza parlare, assegna a ciascuno di essi un posto nella scena.

Ha disposto il padre in modo che questi guardi verso l’esterno. Rispondendo a una domanda, il padre (ovviamente il suo rappresentante) afferma di sentirsi debole ed escluso dalla famiglia.

Da ulteriori domande del terapeuta emerge che il fratello maggiore del padre è caduto in guerra. Quando nella rappresentazione viene introdotto un rappresentante di questo fratello, il padre lo guarda con aria raggiante. Vuole andare verso di lui. Anche il figlio è sollevato e felice quando vede lo zio defunto.

Chi prende parte a una rappresentazione per la prima volta rimane sorpreso. In che modo i rappresentanti arrivano a queste sensazioni e reazioni? Ma sarà tutto vero? Non può dipendere tutto dalla fantasia dei rappresentanti? Non sarà solo una bella scenetta? Eppure quello che i rappresentanti provano non è sempre affettuoso e prevedibile.

La cliente mette in scena una rappresentazione in cui sono presenti fra gli altri una rappresentante della nonna e uno del primo marito di questa, morto in guerra. I due si guardano. Suggerisco alla nonna questa frase: “È stato brutto per me perderti”. La nonna lo guarda per un momento. Poi gli dice spontaneamente: “No. Ne sono stata felice”.

Queste uscite improvvise sono scioccanti. Non nascono da informazioni supplementari. Forse dietro di esse si nascondono i problemi personali della rappresentante? Non starà mettendo in scena la storia personale della sua famiglia?

I clienti però confermano sempre spontaneamente la validità delle parole dei rappresentanti. “Nella mia famiglia le cose stanno proprio così”, ripetono sempre. Anzi, può capitare che un rappresentante utilizzi esattamente le frasi che un membro della famiglia ha sempre usato, che ne assuma la medesima postura o che manifesti gli stessi sintomi fisici senza che se ne sia parlato prima.

I posti all’interno di una rappresentazione hanno la loro energia, per cui chiunque si trova in quel posto reagisce in modo analogo. Anche gli altri rappresentanti non accolgono con sorpresa o perplessità frasi inaspettate come quella di prima. Ciò che viene detto si dimostra vero per tutti.

Per questo fenomeno, che si verifica immancabilmente, Albrecht Mahr ha coniato l’espressione “campo cosciente”. È un “campo cosciente” a legare i rappresentanti alle persone rappresentate e a diffondersi fra tutti i partecipanti. Ed è grazie a questo “campo cosciente” che i conflitti insiti nella famiglia vengono portati alla luce e che si trovano le soluzioni.

Anche altri orientamenti terapeutici sono arrivati alla conclusione che i membri della famiglia assumano dentro di sé le energie della propria famiglia. Perciò le disgrazie in una famiglia sviluppano i loro effetti nell’arco di più generazioni anche senza che i figli siano a conoscenza di quanto accaduto. Già di per sé la cosa è davvero sorprendente, ma non tanto quanto quello che viviamo nei seminari dedicati alle costellazioni familiari. Qui nel giro di pochissimo tempo perfetti estranei accedono a informazioni riservate esclusivamente alla famiglia.

Non sono riuscito a trovare una spiegazione convincente del perché accada questo. Tutti i tentativi di spiegazione che ho azzardato finora mi sembrano insufficienti. Sicuramente nelle frasi usate dai rappresentanti c’è qualcosa che si può spiegare anche razionalmente. Il nocciolo però rimane inspiegabile. E quando ci si imbatte in qualcosa di inspiegabile, la ragione entra in uno stato di inquietudine e di insicurezza costanti, uno stato che è incapace di sopportare a lungo. Prendiamo per esempio il caso del “campo cosciente”.

In origine Hellinger rispondeva a chi gli chiedeva quali forze fossero all’opera che si trattava di un “mistero”. Ciò che avveniva non aveva ancora un nome. Il passo successivo consistette nel trovare un’espressione che illustrasse questo mistero: “campo cosciente”. In questo modo il mistero diventò già un pochino meno misterioso e più comprensibile. Poi il fenomeno venne descritto sempre meglio. È vero che in questo modo non diventò meno arcano, ma a poco a poco la cosa perse importanza, perché si aveva la sensazione di conoscerlo sempre di più. In ultimo si arrivò allo studio più approfondito tramite esperimenti scientifici. Questo è il modo di procedere dei terapeuti. A poco a poco quello che vi è di misterioso entra impercettibilmente a far parte del catalogo delle conoscenze umane, e non sorprende più nessuno perché è diventato scontato.

Tuttavia, la consapevolezza del mistero è e rimane uno dei fondamenti più preziosi delle costellazioni familiari. A questo proposito Hellinger ha detto:

Sapersi fermare davanti al mistero è, a mio modo di vedere, la più importante fonte di energia per il terapeuta. Arriviamo al confine con la morte, per esempio, e sappiamo di non avere alcun potere su ciò che avviene né sulla sua destinazione. Oppure i misteri dei destini, dei rapporti e dei legami, il fatto che qualcuno si gravi di un peso a sua insaputa e che si metta al servizio di qualcosa che non comprende.

Anche questo è un limite davanti al quale mi fermo.

Questo sapersi ritirare e arrestare al limite costa molta energia, soprattutto all’inizio. Questo vuoto dietro al mistero è difficile da sopportare. Cerchiamo spiegazioni per poter privare il mistero del suo aspetto più minaccioso. Non è sorprendente forse come spesso qualcuno si senta meglio quando gli viene comunicata una diagnosi per la sua malattia anche se la diagnosi risulta errata, perché a un tratto trova una spiegazione per qualcosa di inspiegabile? Spesso la religione, ad esempio, ha la funzione di spiegare l’inspiegabile o di svelare o comprendere un mistero che in realtà rimane celato e inafferrabile.

L’atteggiamento migliore è quello di chi sa fermarsi davanti al mistero. Grazie al rispetto per questo mistero si può arrivare a comprendere qualcosa del recondito. Molte soluzioni o parole che mi vengono in mente durante questo lavoro mi vengono regalate perché mi sono saputo fermare davanti al mistero. Dato che davanti a un limite mi raccolgo in me stesso, dall’oscurità esce alla luce qualcosa che mi aiuta: il passo successivo, una soluzione o un altro elemento. Inizio a rappresentare una famiglia senza sapere dove sto andando a parare. Faccio il primo passo, poi aspetto, arrivo a un limite, non so come proseguire, e all’improvviso, poiché ho saputo fermarmi, come un lampo mi arriva un’indicazione su come agire. Spesso è così inaspettato che si ha paura, e a volte sembra perfino pericoloso. Se in quel momento rifletto: “Devo farlo o no?”, in un certo senso interrogo il mistero, e allora esso torna subito ad allontanarsi da me e io rimango privo di forze.

Dunque questo aspetto sorprendente che a volte si verifica ha qualcosa a che fare con il fatto che il terapeuta non vuole sapere. Dal suo non voler sapere e dalla sua disponibilità a rispettare il mistero e le forze che non comprende gli vengono il coraggio e la possibilità di essere utile. Questo tipo di intervento è in netto contrasto con gli orientamenti psicoterapeutici classici.

Per me come conduttore è importante sapere che questo “campo cosciente” si forma regolarmente. Posso contare sulla sua comparsa. Nel mio lavoro imparo sempre di più a fare affidamento sul campo e a lasciarmi guidare da esso.

Anche chi ha un atteggiamento critico nei confronti delle costellazioni familiari deve ammettere questo fenomeno. Chi non apprezza Hellinger come persona e vorrebbe ricondurre i suoi successi solamente al suo carisma, trascura, consciamente o meno, il fondamento di base delle costellazioni. E allora la critica non è fondata.

Domande sulla nascita e la portata del campo

Grazie alle numerose costellazioni che negli ultimi vent’anni sono state messe in scena da Bert Hellinger e da molti altri terapeuti, oggi abbiamo parecchie informazioni sulla nascita e sulla portata del “campo cosciente”.

Il conduttore deve avere capacità personali particolari?

Probabilmente prima di mettere in scena la loro prima costellazione, tutti i conduttori non sono certi di riuscire a farcela: forse la comparsa del “campo cosciente” dipenderà da una particolare capacità personale o da una forza interiore speciale. “Bert Hellinger potrà pure farcela, ma io no.”

Presto però scoprono che il “campo cosciente” si verifica indipendentemente dalla persona che conduce la costellazione. Tuttavia occorrono una certa concentrazione e una calma interiore, uno stato che spesso viene identificato con il termine di “raccoglimento”. Il conduttore deve creare i presupposti per cui tale raccoglimento diventi possibile.

Ci sono procedimenti precisi che favoriscono la formazione del campo?
Di norma nelle costellazioni familiari è il cliente a scegliere i rappresentanti prendendoli per un braccio o per la spalla e conducendoli al loro posto.

È una condizione indispensabile?
No. Nel mio lavoro di solito lascio che sia il cliente a mettere in scena il nucleo familiare essenziale, i genitori e i figli. Successivamente scelgo io i membri mancanti, come per esempio uno zio morto prematuramente. Quando scelgo qualcuno come rappresentante, è sufficiente che gli assegni un posto e gli dica: “Tu sei il fratello della madre, morto prematuramente. Per favore, immedesimati in questo ruolo”. Tutt’a un tratto il rappresentante ha accesso ai sentimenti di quest’altra persona. Anche la madre e gli altri membri della famiglia reagiscono immediatamente al nuovo arrivato.

In un seminario di formazione uno dei partecipanti ha solamente scelto i rappresentanti, ma ha dimenticato di assegnare loro un posto, e si è rimesso a sedere. Per fare un esperimento ho invitato i rappresentanti a immedesimarsi e quindi a cercarsi un posto in base alle proprie sensazioni interiori. Essi lo hanno fatto e hanno preso posto alla rinfusa. Il cliente ha poi verificato che la loro costellazione era corretta.

I partecipanti che hanno esperienza come rappresentanti spesso entrano in contatto con le sensazioni e le percezioni dell’altra persona già nel momento in cui vengono selezionati, o anche poco prima.

Sembra che la decisione di mettere in scena la costellazione sia sufficiente perché il campo possa instaurarsi. Talvolta nei seminari più lunghi il campo è così intenso che anche le persone che non sono state scelte come rappresentanti assumono spontaneamente un ruolo.

È necessario avere una base metodologica per mettere in scena le costellazioni familiari?
Le costellazioni familiari operano con un minimo di direttive (diversamente, per esempio, dallo psicodramma o dalla scultura familiare). Proprio per questo motivo la percezione dei rappresentanti risulta particolarmente chiara e visibile. Il campo però opera anche in altre direzioni e in altri contesti, dove rimane meno evidente.

Scrive a questo proposito la psicologa Grete Leutz: “La rappresentazione psicodrammatica completamente spontanea nel ruolo di un’altra persona che non si conosce spesso si svolge in archi di tempo prolungati in modo così fedele alle reali condizioni di vita, agli stati d’animo e alle reazioni dell’altro che le azioni compiute da chi è coinvolto nello psicodramma sono incomprensibili per chi ignori oggettivamente le situazioni”.

Ne ho fatto esperienza io stesso in un gruppo teatrale di cui ho fatto parte:

Un partecipante che aveva problemi con il padre fu invitato a prendere parte a una rappresentazione teatrale. Scelse come padre un altro partecipante che andò subito sul palco. A un tratto il primo partecipante si ricordò che suo padre aveva perso una gamba in guerra. Esitò un attimo e poi disse: “Ma adesso non riesco più a ricordare quale”. Dal palco l’attore gridò: “Credo che fosse la destra”.

Nessuno dei presenti sembrò fare caso all’osservazione del compagno. Che anche qui si manifestasse il “campo cosciente” a quanto pare fu evidente solo a me, grazie alle mie conoscenze.

Quella che emerge nel campo è la verità?
I rappresentanti da una parte danno informazioni sul proprio stato interiore e sui rapporti che percepiscono nei confronti di altri membri della famiglia. Dall’altra parte avvertono ripetutamente impulsi, per esempio quello di cambiare posto. Inoltre emergono continuamente anche frasi su avvenimenti interni alla famiglia.

In questo modo otteniamo informazioni su fatti ancora sconosciuti?
Le rappresentazioni, tuttavia, non sono per niente (o quasi) adatte a indagare i fatti e la realtà. Lo chiarisce bene quanto accaduto a una delle mie partecipanti:

Da una prima rappresentazione era emerso, questo il racconto della donna, che l’uomo che fino a quel momento aveva considerato suo padre non era in realtà il suo padre biologico. Nell’ambito della costellazione la sua rappresentante non aveva provato alcun trasporto nei confronti di suo padre. Poi era stato messo in scena un altro uomo, e tra questi e la figlia si era manifestato un grande amore.

La donna non volle fermarsi al risultato della rappresentazione. Il padre era ancora vivo, e lei lo pregò di sottoporsi a un esame del sangue per verificare la sua paternità. Rimase davvero sorpresa quando il test rivelò che l’uomo era realmente suo padre. Tuttavia, egli le raccontò che prima della gravidanza la madre aveva avuto diverse relazioni, e che lui stesso aveva avuto dubbi sulla sua paternità.

Le rappresentazioni mostrano solamente le energie presenti nel sistema familiare. C’è la tentazione di usare le rappresentazioni per verificare i fatti avvenuti in una famiglia. Così facendo, però, terapeuta e cliente si muovono su un terreno pericoloso. Una rappresentazione, ad esempio, non può mai costituire una valida prova di paternità. Chi vuole avere certezza sull’identità del proprio padre deve ricorrere a un test del DNA.

Domande sulla nascita e la portata del campo

È essenziale distinguere i fatti dalle energie della rappresentazione. Ecco un altro esempio, questa volta raccontato dalla mia collega Sneh Victoria Schnabel:

Nella costellazione di una partecipante, la rappresentante aveva la netta sensazione di essere stata violentata dal padre. Anche il rappresentante del padre lo confermò. La partecipante, però, dopo la rappresentazione negò di essere mai stata molestata sessualmente. Due settimane più tardi la mia collega ricevette una telefonata dalla partecipante. Era andata a trovare la sorella e le aveva raccontato della rappresentazione. A un tratto la sorella era scoppiata a piangere e aveva ammesso di essere stata violentata dal padre.

La mia conclusione fu che nella famiglia fosse presente l’energia della molestia sessuale. Essa però era stata percepita dalla rappresentante della persona sbagliata, quella della sorella, che in realtà non aveva subito abusi.

Questi esempi mostrano quanto sia importante per un terapeuta usare cautela ed evitare di fare osservazioni sulla realtà basandosi sulle rappresentazioni. Tali affermazioni sono pericolose. I terapeuti che scambiano queste energie emerse nelle costellazioni con i fatti rischiano di confondere e di nuocere ai clienti. Per esempio, un medico che lavorava in una clinica psichiatrica mi raccontò di un ricovero di una donna dopo una costellazione di questo tipo nel corso della quale era stata rivelata una presunta falsa paternità.

Al tempo stesso avviene frequentemente che emergano indicazioni inaspettate su fatti reali ancora sconosciuti in famiglia. Il terapeuta deve quindi sapersi destreggiare tra il portare avanti quanto emerso nella rappresentazione e l’abbandonarsi a speculazioni inammissibili.

La cliente è figlia unica. Per tutta la vita è stata una persona timorosa e prova continuamente sensi di colpa senza comprenderne il motivo.

Quando mette in scena la costellazione della propria famiglia, il padre guarda verso l’esterno, in basso. La rappresentante della cliente ha brutte sensazioni. Dopo ripetute domande, spiega solamente che il padre ha combattuto come soldato per cinque anni. Di più non sa dire. Di questo nella sua famiglia non si parlava.

A quanto pare nella famiglia ci sono avvenimenti che sono rimasti nascosti. Spesso questi segreti hanno a che fare con quanto accaduto in guerra, ma non è certo che sia così. In qualità di conduttore non posso permettermi di presentare le mie supposizioni come se fossero fatti. Però è sempre bene verificarle.

Chiedo ad altri quattro partecipanti di stendersi a terra come vittime di guerra davanti all’uomo. Questi rimane apatico, mentre la figlia reagisce con forza. Le chiedo di stendersi accanto alle vittime, e lei si sente sollevata e al posto giusto.

Nel mio lavoro di conduttore non conosco mai i fatti precisi, per esempio non so se il padre si sia mai macchiato di crimini di guerra. Ma una verifica del genere non è necessaria. Posso lasciare la questione aperta. L’incertezza che ne deriva non provoca danni. È sufficiente che qui si chiariscano le emozioni.

Così nelle costellazioni troviamo effettivamente la verità, ma non necessariamente una verità effettiva. Una costellazione ci mette a contatto con i livelli più profondi delle energie operanti in seno a una famiglia.

È possibile che il cliente entri direttamente in contatto con il campo? Oppure per farlo ha bisogno del rappresentante?
Anche il cliente stesso può entrare in contatto con il campo, ma è più facile mettere in scena le costellazioni con i rappresentanti, in quanto sono più flessibili e sono più pronti ad ammettere varianti, mentre le persone reali sono più legate ai propri ricordi e alle proprie idee.

I rappresentanti interpretano un ruolo come gli attori?

No e sì. No perché i rappresentanti non “interpretano”, e in questo si distinguono da un attore che ricopre un ruolo prefissato. Semmai il rappresentante è guidato dalle energie del campo, che lo penetrano e producono reazioni che talvolta sono del tutto inaspettate anche per lui e che gli risultano addirittura incomprensibili.

E sì perché il rappresentante vive le proprie azioni come il ruolo di una persona estranea che egli assume per il tempo limitato della costellazione. Il rappresentante lo sente come “ruolo” perché, come un attore, con una parte della propria percezione rimane ancora legato a sé; per esempio, può avere al tempo stesso dubbi, obiezioni, consensi personali ecc.

Il cliente deve essere presente perché il campo possa avere effetto?
No. Nella supervisione, i terapeuti possono mettere in scena la famiglia del cliente senza che questi sia presente. Nei miei seminari di formazione ho verificato con stupore che non sussiste alcuna differenza. La stanza si riempie della stessa forte intensità che si riscontra in una costellazione normale con il cliente stesso.

Una costellazione rappresenta un quadro di una situazione precisa o di un arco temporale determinato?
Le costellazioni sono fondamentalmente atemporali. Le sensazioni che si provano in un dato posto non hanno niente a che fare con il momento preciso della costellazione e sono invece legate a un’immagine interiore di fondo. Chi introduce archi temporali precisi non esplora appieno la profondità che si rende possibile in una costellazione.

Un cliente ha descritto la sua situazione e ora vuole metterla in scena. A un tratto domanda: “Devo rappresentare la situazione così com’è ora oppure com’era allora?”. A questo punto Hellinger lo interrompe perché in quel momento il cliente non ha ancora raggiunto il raccoglimento necessario per una costellazione.

Per esperienza con situazioni analoghe, so che questa domanda dopo un paio di giorni può diventare irrilevante e allora il cliente avrà il raccoglimento necessario per rappresentare la costellazione in modo “atemporale”.

Il campo opera solamente nelle costellazioni di famiglie e di persone singole?

No. Il campo non è limitato alla famiglia. Ad esempio nelle costellazioni di società vengono rappresentati singoli dipendenti oppure addirittura interi reparti, e le percezioni dei rappresentanti coincidono con le situazioni degli interessati all’interno della società. Ma il campo opera anche in molte altre forme di costellazione.

L’attore e maestro di teatro Johannes Galli ha sviluppato per il teatro una tipologia di sette caratteri negativi principali che ha definito tanghero, fulmine, malalingua, fanfarone, fraschetta, pitocco e nullità.

Senza aver mai sentito parlare delle costellazioni familiari, egli utilizza questi caratteri anche come consulenti. Quando qualcuno si dibatte in un problema, cerca un rappresentante per ciascuno di questi tipi. Essi si dispongono su due file secondo un ordine prefissato. Quando ci si rivolge a loro per un consiglio, ciascuno di essi risponde spontaneamente in base al proprio ruolo. È straordinario come a seconda di chi pone le domande, le risposte siano completamente diverse.

Come invece dimostra la pratica, è possibile mettere in scena anche concetti astratti, come la patria e la morte, e addirittura oggetti. I rispettivi rappresentanti provano sempre sensazioni chiare, talora violente.

La cliente parla della paura di finire nella spirale della droga. Metto in scena lei e la droga, per la quale sceglie una rappresentante donna.

Lei guarda avanti, la droga è dietro di lei. La invito ad ascoltare attentamente gli impulsi interiori e seguirli senza parlare. Entrambe rimangono immobili per un minuto. Poi la donna si gira lentamente, la droga la guarda amorevolmente, allarga le braccia, e la donna chiude gli occhi, si lascia prendere tra le sue braccia e vi rimane a lungo.

In questo modo potemmo guardare in profondità, nello strato che si cela sotto la paura della droga. Il campo dunque comprende assai più di quanto emerge nelle costellazioni familiari; è il terreno in cui affondano le loro radici queste e tutte le altre forme di costellazione.

Lasciarsi guidare dal “campo cosciente”: i “movimenti dell’anima”

Nella costellazione familiare il conduttore assume regolarmente un ruolo attivo. Tuttavia, anche dai rappresentanti provengono impulsi che vanno in direzione di una soluzione.

Nella costellazione, nel quadro finale il figlio è situato davanti al padre. Gli suggerisco di pronunciare frasi risolutive e di fare un inchino. Il rappresentante del figlio dice: “Con il mio inchino devo toccare terra”. Quando lo fa, il rapporto fino a quel momento teso fra lui e il padre si allenta.

Hellinger utilizza oramai una forma di costellazione che riduce al minimo gli interventi del conduttore. È una forma che chiama i “movimenti dell’anima”.

Dopo che il cliente ha scelto e posizionato i rappresentanti, il conduttore dice solamente: “Immedesimatevi. Date ascolto a tutti i vostri impulsi e seguiteli senza parlare”. Allora i rappresentanti seguono i propri impulsi. Il conduttore sta all’esterno e segue con attenzione, per lo più senza intervenire. A un certo punto dà il segnale di conclusione della costellazione e libera i rappresentanti dai loro ruoli.

La figlia ha grosse difficoltà con la madre. Mette in scena se stessa e la madre a grande distanza. Le due donne guardano in direzioni opposte.

Madre e figlia stanno ferme per quasi due minuti prima di fare con cautela il primo movimento. Poi la madre si volta lentamente e guarda la figlia. Passa ancora un minuto prima che anche la figlia si volti con estrema cautela. Molto lentamente e con qualche esitazione, la figlia muove qualche passo verso la madre. Anch’essa ora fa un passo verso la figlia. Alla fine sono una di fronte all’altra e si guardano come per la prima volta. Allo stesso modo la figlia fa ancora un passo verso la madre. Questa apre le braccia e abbraccia la figlia.

Significa forse che la costellazione familiare classica è già superata? A prima vista questo procedimento sembra una sorta di negazione degli ordini familiari e del ruolo del terapeuta. Infatti, a che cosa gli servono tutte le sue conoscenze sugli ordini? A che cosa serve il conduttore, se a quanto pare è sufficiente mettere in scena la rappresentazione e poi lasciare che le cose facciano il loro corso?

Queste rappresentazioni senza parole non vogliono e non possono tuttavia sostituire o rimpiazzare le costellazioni familiari classiche. Hanno ambiti di applicazione precisi e premesse ben definite.

Da una parte è possibile utilizzarle nelle dinamiche fra due o tre persone soltanto, dove gli impulsi, come dimostra l’esempio precedente, possono svilupparsi in modo chiaro e inequivocabile. Per il cliente gli elementi essenziali diventano visibili e avvertibili.

Quando si vuole tratteggiare un quadro complessivo della famiglia, la costellazione senza parole non è più adeguata. Quanto più gli irretimenti sistemici sono intensi e complessi, tanto più il terapeuta ha bisogno di verificare i sentimenti dei rappresentanti per poterli districare.

D’altro canto, con le costellazioni senza parole Hellinger è riuscito a penetrare negli ambiti degli irretimenti e della colpa collettiva. Per esempio, in Cile ha messo in scena le persone assassinate e sequestrate sotto Pinochet, come pure le vittime della dittatura militare in Argentina. In Germania ci sono numerose costellazioni sullo sterminio degli ebrei a opera dei tedeschi durante il Terzo Reich. In occasione di una di queste costellazioni, contenuta nel video Die Toten (I morti), Hellinger ha scelto fra il pubblico dieci rappresentanti per gli aguzzini tedeschi e dieci rappresentanti per le vittime ebree e li ha disposti gli uni di fronte agli altri, chiedendo loro di seguire i propri impulsi senza parlare. Ciascun rappresentante ha agito e reagito in modo individuale. Fra i singoli rappresentanti si sono svolte commoventi scene di dolore, senso di colpa, incontri e riconciliazione.

Da tali rappresentazioni appare chiaro perché Hellinger li definisca “movimenti dell’anima”: essi riescono a raggiungere ambiti che per un terapeuta sono quasi o del tutto inaccessibili e vanno al di là degli ordini dominanti nella famiglia.

Gli ordini dell’amore non sono altro che ordini dell’anima. Io posso essere legato all’anima in molti modi. Prima di tutto in modo più superficiale. Allora riconosco determinati elementi che possono emergere in una rappresentazione familiare, e posso intervenire anche nei movimenti perché conosco gli ordini. È perfettamente legittimo.

Però anche sapendo tirarsi indietro interiormente davanti alle conoscenze fin qui acquisite si fa l’esperienza per cui si apre uno spazio in cui agiscono dimensioni più profonde dell’anima, e questo proprio in virtù di tale riservatezza. Lo vediamo, per esempio, nel rapporto fra vittime e aguzzini. Senza che il terapeuta abbia a intervenire, a volte avviene qualcosa, e questo in maniera irresistibile e sotto gli occhi di tutti. I protagonisti di una costellazione non possono difendersi contro il movimento, ne vengono travolti all’improvviso. E questo, a mio avviso, dipende dalla capacità del terapeuta di creare uno spazio in cui egli si sente legato a queste forze dell’anima e anche dalla sua capacità di ritrarsi a sufficienza e al tempo stesso di rimanere perfettamente vigile. È questo il paradosso della situazione: il terapeuta è estremamente attivo, e tuttavia al tempo stesso non agisce.

Il terapeuta crea lo spazio per una rappresentazione del genere. Un ulteriore presupposto è che i rappresentanti abbiano già esperienza con le costellazioni familiari e con tali ruoli. In un seminario a cui partecipino solo principianti che vogliano creare per la prima volta un’immagine della loro famiglia, questa forma è una pretesa eccessiva. Quanto più i partecipanti che prendono parte alla costellazione sono esperti, quanto più i rappresentanti percepiscono in maniera differenziata, tanto più è facile dare spazio ai “movimenti dell’anima”.

Ciò che dall’esterno appare così semplice e facile richiede grande energia da parte del terapeuta. Le cose non si svolgono secondo i propri desideri e le idee personali. A volte per molto tempo non avviene nulla, o molto poco. E poi ecco capitare ancora qualcosa di inaspettato. Secondo la mia esperienza di conduttore, è più semplice essere attivi, cambiare posti e proporre frasi da pronunciare.

Personalmente ritengo importante non mescolare una costellazione senza parole con l’altra forma. In una costellazione senza parole della mia stessa famiglia, guidata da un collega, avvertii come un sorta di perdita di energia quando dopo un certo tempo la guida scelse di introdurre nuovamente parole e interventi attivi. E il motivo era evidente: il collega non voleva accettare o sopportare il risultato che si era palesato.

Quando prendo la decisione di mettere in scena una rappresentazione senza parole, faccio l’esperienza di penetrare in una dimensione ancora più profonda che richiede coraggio da parte mia come conduttore. Allora sono capace di continuare a non usare le parole, qualunque ne possa essere il risultato e per quanto il quadro finale possa risultare comodo o scomodo.

La figlia ha difficoltà con la madre. Le metto in scena, e dentro di me emerge la decisione di svolgere questa costellazione senza parole.

La figlia sta un po’ in disparte, lontana dalla madre. Questa la guarda. Dopo un po’ di tempo la figlia si volta. Non avviene nulla. La madre fa un paio di passi verso la figlia. La figlia si volta di nuovo. La madre rimane immobile. Per molto tempo non accade nulla. A questo punto interrompo.

Dopo questa costellazione io stesso ero incerto: potevo fermarmi lì? Emerse il dubbio interiore: potevo pretendere una costellazione del genere da chiunque? Non avrei dovuto mettere in scena una seconda costellazione, magari l’indomani o il giorno ancora dopo?

Ma al tempo stesso ero conscio del fatto che manifestare tali considerazioni non faceva altro che disturbare e ostacolare l’elaborazione più profonda di questa costellazione. Con mio stupore e sollievo, dopo le difficoltà iniziali la rappresentazione ebbe un effetto positivo sulla partecipante. Il suo bisogno di una costellazione successiva svanì, e l’ultimo giorno nelle considerazioni finali era tranquilla e raccolta.

A proposito dell’ambito del campo da cui provengono i movimenti Hellinger dice:

È a questo livello che si sviluppano i passi decisivi. Non riesco a immaginare che siano sottomessi a un livellamento o che possano mai emergere nella coscienza generale, proprio perché richiedono questa alta concentrazione. E il bello è che la costellazione familiare insegna, addirittura spinge chi vi si espone ad aprirsi a questo livello. Così mi pare che si garantisca qualcosa di vitale per il futuro.

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Bertold Ulsamer, Il grande manuale delle costellazioni familiari, L’Età dell’Acquario 2007, EAN 9788871362519

Il presente articolo è tratto dal libro Il grande manuale delle costellazioni familiari, di Bertold Ulsamer, edito da L’Età dellAcquario, www.etadellacquario.it per gentile concessione.

 

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