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“Semplicemente, non riesco a capire come si possa essere spirituali senza impegnarsi concretamente nella trasformazione del mondo”, dice rabbi Michael Lerner. Politico rivoluzionario, filantropo, guida spirituale, psicologo e direttore della rivista “Tikkun”, Michael Lerner è una delle voci che chiede con più vigore un cambiamento radicale in questo nuovo millennio.

Il suo infaticabile impegno affinché il mondo non sia più guidato dai valori dell’ego, malvagi e materialisti, ma dalla rivelazione spirituale secondo la quale siamo un tutto indivisibile, è quanto meno ispiratore. Egli è un uomo passionale che ci invita a risvegliarci contemporaneamente alla verità della nostra natura spirituale indivisa e alla nostra coscienza.

Rabbi Lerner è un idealista che cerca attivamente (ovvero non solo filosoficamente, ma anche praticamente) di trasformare questo mondo, apparentemente diretto verso il disastro. La sua inflessibile ricerca di una trasformazione globale della società e della cultura basata su valori profondamente spirituali ha contribuito in modo inestimabile alla nostra inchiesta L’illuminazione può salvare il mondo?

In gioventù, Lerner è stato profondamente influenzato da Abraham Heschel, uno dei più grandi teologi ebrei del mondo contemporaneo. Studente “radical” di filosofia a Berkeley negli anni sessanta, Lerner alla fine si accorse che i movimenti liberal e progressisti erano destinati alla sconfitta, perché non affrontavano le dimensioni etiche e spirituali dell’esperienza umana.

Continuò fino a prendere il suo secondo PhD in psicologia clinica e fondò l’Istituto per il Lavoro e l’Igiene Mentale dove, come psicoterapeuta, comprese che molti lavoratori “si stavano spostando a destra, perché i liberal non sembravano capire né affrontare l’alienazione creata dall’egoismo dell’economia di mercato”. Infaticabile attivista politico, egli divenne anche una figura chiave del Jewish Renewal Movement (Il Movimento per il Rinnovamento Ebraico). Alla fine, ritenendo che i liberali avevano bisogno di una “politica del significato” e che l’ebraismo aveva i presupposti per una tale politica, fondò nel 1986 la rivista “Tikkun”.

Nel 1993 raggiunse fama nazionale quando il “Washington Post” lo definì “il guru della Casa Bianca”, a causa della sua breve frequentazione dei Clinton, che avevano trovato ispirazione nel suo famoso libro The Politics of Meaning. Nel 1996 è stato ordinato da Rabbi Zalman Schchter-Shalomi e ha fondato la sinagoga Beyt Tikkun a San Francisco.

Essendo anche io un insegnante spirituale, ho trovato l’inflessibilità di rabbi Lerner molto ristoratrice. Nel mercato spirituale occidentale, dove spesso si finisce per appagare (anziché demolire) i desideri e le paure senza fine dell’ego, e dove le profonde implicazioni dell’esperienza spirituale sono sempre diluite, la sua intolleranza verso il materialismo e quei percorsi di trasformazione spirituale che alla fine si limitano a fortificare l’io sono un importante stimolo al risveglio. Ma se sono d’accordo con la sua risoluta affermazione secondo cui l’evoluzione spirituale deve risolversi in trasformazione attiva del mondo, l’associazione automatica tra lo spirituale e il politico non mi è sempre sembrata altrettanto evidente.

Ciclone irrefrenabile di sollecitudine compassionevole, rabbi Lerner costringe ognuno di noi a mettere in dubbio la sincerità del suo impegno verso le sue convinzioni più elevate.

Questa vivace intervista si è svolta nel suo salotto a Berkeley Hills, lo scorso dicembre.

Intervista

Andrew Cohen: In un’intervista pubblicata su questo numero di “What is Enlightenment?”, lo scienziato sociale e attivista evolutivo Duane Elgin afferma: “Quella che ci troviamo di fronte, in realtà, è la convergenza di molti importanti fattori: cambiamenti climatici, estinzioni delle specie, aumento della povertà e crescita della popolazione. Tutti questi fattori potrebbero svilupparsi in modo indipendente, ma caratteristico della nostra epoca è il fatto che il mondo è diventato un sistema chiuso. Non esistono luoghi dove scappare, e tutti questi fattori stanno cominciando a sommarsi tra loro, alimentandosi reciprocamente. La nostra situazione è simile a quella di un elastico che viene allungato fino al limite, ovvero fino al punto di rottura. Allora accadrà qualcosa di molto potente; oggi possiamo impedirlo, ma tra venti anni la crisi del sistema sarà una realtà inesorabile che dovremo affrontare”.

Tu, Elgin e molti altri attivisti che parlano con fervore della crisi attuale, affermate senza esitazioni che non sarà una scoperta tecnologica, ma solo una trasformazione spirituale (un salto quantico verso una prospettiva basata soltanto sulla comprensione spirituale) che avrà il potere di cambiare il cuore e la mente delle persone in misura sufficiente per far cessare questa roulette russa che stiamo giocando col destino del pianeta e di tutta la vita su di esso. In verità, l’argomento del tuo libro, Spirit Matters, è che il narcisismo, la miopia e il materialismo dilagante che ci stanno portando sull’orlo dell’autodistruzione sono dovuti fondamentalmente all’alienazione (individuale e collettiva) da noi stessi, dalle nostre profondità spirituali.

Per favore, puoi spiegare perché pensi che sia l’assenza di spiritualità, individuale e collettiva, la causa principale di tutto ciò che è sbagliato, non solo nella nostra relazione con noi stessi, ma anche con la vita in generale?

Michael Lerner: Comincerei dicendo questo: la realtà fondamentale dell’universo è che siamo tutti interconnessi, in quanto facenti parte dell’unità di tutto l’Essere. E l’alienazione che sperimentiamo è innanzitutto un’alienazione da ciò che siamo. È la conseguenza del non aver capito che siamo connessi a tutti gli altri esseri umani e a ogni essere senziente. Tale incomprensione è la radice del problema, perché ogni forma specifica di alienazione ha radici nella nostra distanza, o nella nostra mancanza di consapevolezza della connessione fondamentale con tutti gli altri esseri.

Passando ai temi specifici, analizziamo, per esempio, la crisi ecologica. Essa nasce perché immaginiamo di poter scaricare sostanze inquinanti nel mondo senza subirne le conseguenze. Oppure, in una versione più sofisticata di questa idiozia, immaginiamo di poterle scaricare nel Terzo Mondo, anziché a casa nostra, senza comprendere che siamo parte di un unico sistema mondiale, planetario, universale. Questo è emblematico della follia derivante dalla mancata comprensione dell’interconnessione, perché i veleni fanno ritorno a noi. Tornano a noi attraverso il cibo, l’aria, l’interazione con gli altri esseri umani che si sono ammalati per l’inquinamento e la distruzione ambientale da noi provocata. Ma siamo inconsapevoli di questo, o non riusciamo a capirlo.

È come se ci dicessimo: “È solo il mio alluce. È così lontano che in realtà non mi appartiene. Io sono quassù nella mia testa, o nella parte superiore del mio corpo”. Chiaramente, se qualcuno ti dicesse questo, risponderesti: “No, no. Questo è il mio alluce. Per me è molto importante, anche se non ce l’ho sempre presente. Ma se cominci a fargli del male, naturalmente, sarò io a soffrire”.

Siamo parte di questo corpo universale dell’universo, ma abbiamo ritirato la nostra consapevolezza da alcune cellule nervose, cosicché non rispondiamo più immediatamente agli stimoli provenienti da altre fonti. Alla fine, però, i veleni ci tornano indietro in modo doloroso e distruttivo. C’è un’enorme irrazionalità nel non riconoscere l’interconnessione e l’interdipendenza di tutti gli esseri umani e, fondamentalmente la nostra interconnessione con tutto l’Essere. Dunque, queste sono le conseguenze, a livello ecologico, del mancato riconoscimento dell’interconnessione tra tutti gli esseri umani.

A livello sociale accade la stessa cosa, ma in modo leggermente diverso. Se comprendessimo la nostra interconnessione fondamentale, riconosceremmo che il nostro benessere o lo sviluppo della nostra anima e consapevolezza sono totalmente dipendenti dallo sviluppo di ogni essere umano sul pianeta. Questo vuol dire che siamo intrinsecamente collegati, che l’immagine di noi stessi intenti a perseguire il nostro interesse o addirittura la nostra illuminazione è profondamente sbagliata. Ma quando non si riconosce ciò, si pensa: “Oh, posso seguire la mia strada. Posso farcela da solo, e in realtà non ha importanza cosa sta succedendo agli esseri umani intorno a me”. Questa alienazione dagli altri esseri umani causa moltissimi problemi sociali, perché la gente immagina di essere isolata, quando in realtà siamo tutti profondamente interconnessi con ogni altro essere umano, non solo al livello fisico di cui stavo parlando a proposito dell’ecologia, ma anche al livello emotivo e spirituale, il livello delle nostre aspettative su cosa è possibile tra gli esseri umani. La nostra capacità di connetterci con gli altri esseri umani – ogni singola interazione – è modellata dalla nostra consapevolezza della totalità delle relazioni umane. Ma in un mondo in cui le relazioni umane si basano su un modello in cui ognuno pensa per sé, la distanza tra noi è drammatica e la possibilità di una connessione amorevole si riduce grandemente.

Quando la comprensione della nostra interconnessione va perduta, la gente comincia a compiere lo stesso errore, per esempio, di una cellula cancerogena. La cellula cancerogena, la cellula che si preoccupa solo del proprio interesse senza badare a quelle che la circondano, comincia a consumare sempre di più. Dunque, non sorprende che il cancro sia la malattia quintessenziale della nostra epoca. Quando improvvisamente vedi succedere la stessa cosa a livello più vasto, nella società, è un simbolo drammatico di qualcosa che sta succedendo nell’universo. E ciò che sta succedendo è che una piccola parte dell’universo (noi) ha cominciato ad andare fuori controllo. Non comprendiamo la nostra relazione con tutti gli altri esseri e stiamo consumando ogni cosa intorno a noi, in modo incredibilmente distruttivo. Questo lo facciamo a livello ecologico. A livello sociale. A livello individuale.

Andrew Cohen: Quello che rende unica la tua tesi è la rara combinazione tra idee politiche radicali e inflessibili, e il senso comune di profondo umanismo, tutto radicato in un’ardente e ispirata spiritualità. Oggi, molti autentici ricercatori del risveglio spirituale evitano di impegnarsi nel mondo con quell’ardore e devozione che secondo te sono essenziali affinché il pianeta sempre più in pericolo cambi effettivamente nei modi che più contano. Perché pensi che tale ardente impegno verso il mondo sia la parte più importante di una vera vita spirituale?

Michael Lerner: Perché, come sto dicendo, una verità profonda della consapevolezza spirituale è il riconoscimento della nostra interconnessione con tutti gli altri. È impossibile essere davvero vivi, spiritualmente vivi, senza curarsi degli altri. Di fatto, nella maggior parte delle tradizioni spirituali si parla della compassione e della sollecitudine verso tutti gli altri. Ebbene, quello che sto sottolineando è che talvolta tale consapevolezza è staccata dalla pratica, dal modo in cui viviamo davvero. È una consapevolezza nella quale diciamo: “Oh sì. Sento compassione per tutti gli altri”, senza fare nulla di utile per la loro situazione. E a mio parere tale scissione (la consapevolezza verso gli altri non accompagnata dal desiderio di alleviare le loro sofferenze) non è il prodotto di una consapevolezza illuminata, bensì di qualcuno che pensa di non essere in grado di guarire e trasformare il mondo.

La tradizione spirituale da cui provengo è quella ebraica. E questa tradizione ha qualcosa da offrire alla consapevolezza spirituale dell’universo: l’intuizione che la forza spirituale fondamentale dell’universo è una forza di guarigione e trasformazione. È una forza che rende possibile la trasformazione da ciò che è a ciò che dovrebbe essere. Ovvero, l’universo non è moralmente neutro. Il potere spirituale dell’universo non è una forza moralmente neutra. È una forza che induce il mondo al bene, la generosità, la compassione, l’alleviamento delle sofferenze inutili. Il Dio della Bibbia è un Dio che dice che il mondo può basarsi sull’amore e la sollecitudine (ama il nemico e lo straniero), che può andare in quella direzione, che questo può succedere. E non grazie alla trascendenza di ciò che è, ma perché l’universo è fondamentalmente pervaso di amore e bontà. E se sei un essere realizzato, o ti stai muovendo in quella direzione, la tua sfida è essere una dimostrazione vivente di tale possibilità, essere un partner di Dio nella guarigione e trasformazione del mondo. Ecco cosa si intende quando si dice che gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio: siamo concepiti per essere suoi partner, e il nostro compito è realizzare sempre di più il bene e l’amore nell’universo, riconoscendo che quest’ultimo può essere trasformato.

In altre parole, le tradizioni spirituali che non vanno in questa direzione, che pensano che basti una compassione distaccata, si basano spesso su un disfattismo che secondo me è uno scetticismo sulla possibilità della possibilità. Credere in Dio, dal mio punto di vista, è credere nella possibilità della possibilità. Dio è la forza che rende possibile la trasformazione da ciò che è a ciò che dovrebbe essere. Per cui, quando una persona spirituale attesta la possibilità della trasformazione, tale testimonianza non consiste semplicemente nello scrivere un libro; implica l’agire come se il mondo potesse davvero basarsi sull’amore, la sollecitudine e il riconoscimento attivo dell’unità di tutto l’Essere. Questo ci porta ad agire, a cercare di guarire e trasformare il mondo.

Andrew Cohen: Hai detto che la tradizione ebraica si basa sull’interpretazione della spiritualità, dell’energia spirituale dell’universo, come di una sorta di movimento evolutivo “da ciò che è a ciò che dovrebbe essere”, per usare le tue parole. Ma quella che viene riconosciuta nella tradizione è davvero la verità assoluta, l’immagine fedele della realtà così come è? Personalmente, sono completamente d’accordo con ciò che stai dicendo, ma ci sono molte persone che metterebbero in dubbio il fatto che nell’universo esista un’energia spirituale ed evolutiva finalizzata all’espressione della bontà, come stavi dicendo.

Michael Lerner: Esistono modi diversi di sperimentare la realtà spirituale dell’universo. La gente scende dalla montagna per vie differenti. E quello che io posso fare è offrire una testimonianza della via percorsa insieme alla mia gente. Non voglio dire a nessuno “La tua via non è legittima”, ma desidero spiegare, dal mio punto di vista, perché gli altri possono avere una concezione diversa. Vedi, il modo di sperimentare l’universo di cui sto parlando è molto difficile. Infatti, una volta compreso che il mondo è potenzialmente trasformabile, ti rendi conto che esistono delle elite che detengono i soldi e il potere perché hanno convinto tutti che questa è l’unica realtà possibile, e che non si può cambiare nulla. Vedi, a differenza delle altre intuizioni spirituali, quella sulla natura trasformativa del mondo è connessa al terrore, perché ogni istituzione sociale, compresa la famiglia, è impegnata a convincerti che il mondo non può essere cambiato e che il tuo compito è adattarti a una realtà particolare. Quindi, stando così le cose, non incolpo nessun ricercatore spirituale se lui o lei non è ancora riuscito a comprendere questo aspetto particolare della spiritualità.

Andrew Cohen: Cioè, stai dicendo che la rivelazione della bontà intrinseca dell’energia spirituale che muove e, in ultima analisi, è l’universo stesso, è rivoluzionaria per sua natura. È una comprensione rivoluzionaria che minaccia perennemente ogni prospettiva o pregiudizio ostacolante la sua fioritura piena o completa.

Michael Lerner: Esattamente. Infatti, la sua piena fioritura porterebbe a un conflitto praticamente con ogni sistema religioso esistente, incluso l’ebraismo, e con tutte le strutture della società. E non sto parlando solo degli aspetti economici. Per esempio, nelle università si insegnano soprattutto teorie secondo le quali non è possibile alcun cambiamento fondamentale nell’universo, perché il mondo è bloccato dove si trova. Tutte le scienze sociali empiriche e buona parte delle discipline umanistiche si basano sulla consapevolezza impotente, quella secondo cui nulla di fondamentale può essere guarito o trasformato. Di fatto, negli studi umanistici ti imbatti spesso in questo tipo di affermazione: “Se sei davvero intelligente, sai quanto male esiste al mondo e come sia impossibile qualsiasi cambiamento fondamentale. E se credi qualcosa di diverso, sei solo una sciocca ragazzina immatura che non ha ancora compreso appieno le implicazioni del male nell’universo!”.

Andrew Cohen: Non c’è speranza, da nessuna parte.

Michael Lerner: Esatto. Questa ideologia è radicata molto, molto in profondità.

Andrew Cohen: Parli di un profondo cinismo nel cuore e la mente di molti occidentali contemporanei. Vorresti spiegare, per favore, quali sono le cause di questo cinismo, questa piaga postmoderna che è come un’ombra sopra il cuore dell’uomo, e che gli impedisce di aprirsi al richiamo del Sé autentico verso la trascendenza dell’ego e dell’egoismo?

Michael Lerner: Questo cinismo si manifesta in quella che chiamo una convinzione patogena. Nel mio libro Spirit Matters la descrivo come la convinzione che nessun altro ha la nostra stessa comprensione spirituale. Di conseguenza, se proclamiamo che il mondo può basarsi su questa realtà spirituale universale, saremo inevitabilmente soli. Non importa quanti milioni di persone siano attratte dalla spiritualità, non importa quante milioni di persone abbiano questa fame spirituale: quasi tutti abbiamo la paura di essere gli unici a credere veramente in questo, a volere davvero un mondo basato sull’amore e la sollecitudine, la meraviglia e lo stupore. A causa di tale profonda convinzione, agiamo come se non esistessero alternative al “mondo reale”, cioè al mondo in cui ci guadagniamo da mangiare, alla nostra vita quotidiana quando non meditiamo, preghiamo o facciamo un’attività religiosa o spirituale. Crediamo che nel mondo reale tale spiritualità non abbia una vera applicazione, e che se dovessimo manifestare la nostra comprensione spirituale al resto del mondo, saremmo ridicolizzati e messi a tacere. Tutta la credibilità che siamo riusciti a conquistare per diventare professionisti rispettati, avere successo nel mondo degli affari o trovare un buon impiego, andrebbe all’aria se dicessimo che il mondo può essere trasformato e guarito sulla base delle nostre conoscenze spirituali più elevate.

Questa è la convinzione. Ma perché è tanto profondamente radicata? Perché ogni volta che tu, come individuo, cerchi di dare una sbirciata all’esterno, beh, dove sono i miei alleati? Vedi tutta questa gente che agisce in base alla sua convinzione patogena, come se contassero solo il proprio interesse e l’accumulo dei soldi e del potere. Alla fine, accade che ognuno di noi diventa l’altro per tutti gli altri. Siamo coloro che rafforzano la realtà per gli altri.

Andrew Cohen: Lo status quo.

Michael Lerner: Giusto. Lo status quo spirituale, lo status quo materiale, lo status quo egoista. A causa di questo, quando un individuo agisce in pubblico secondo un modello diverso, si ritrova spesso ridicolizzato e deriso, e la sua delusione è profonda. Quando si è aperto mostrandosi vulnerabile, gli altri gli hanno voltato le spalle; come risultato, ora egli ha paura di mostrarsi vulnerabile un’altra volta. Quindi, per paura di tale umiliazione, la gente comincia a essere molto cinica su dove stanno gli altri. Ho scoperto che le persone più ciniche sono quelle che, nelle prime fasi della loro vita, si sono aperte piene di speranza, ma sono rimaste deluse dagli altri. E spesso questi altri erano stati a loro volta delusi da altri ancora. C’è un circolo di disperazione che ci porta a credere che nulla di importante può mai avvenire, e questa convinzione la trasmettiamo agli altri. In tal modo, si forma il cinismo.

Andrew Cohen: Tu hai un grande ottimismo che rivela un’insolita fiducia nella bontà intrinseca del cuore umano, tuttavia riesci a restare saldamente con i piedi per terra: lotti appassionatamente per il benessere autentico, la vera uguaglianza e la giustizia per tutti, in un mondo violento in cui spesso l’egoismo e la crudeltà sembrano letteralmente schiaccianti. Se non ci fosse tale ottimismo a sostenerti, sarebbe impossibile una lotta tanto lunga e intensa senza scoraggiarsi né perdersi d’animo. Qual è la fonte del tuo durevole ottimismo, e come possono gli altri avere la tua stessa fiducia per combattere nel nome del bene di tutti?

Michael Lerner: Il mio ottimismo si basa sulla storia dell’uomo, così come io la vedo. In particolare, sulla storia degli ebrei e sul modo in cui siamo riusciti a venire fuori dalla più degradante di tutte le condizioni possibili, la schiavitù. E sul modo in cui abbiamo plasmato il nostro sentiero affrontando, negli ultimi 3200 anni, una quantità incredibile di dolori e sofferenze, riuscendo sempre a trascenderli e andare avanti. Quindi, il mio ottimismo ha radici nell’esperienza degli ebrei.

E poi, naturalmente, c’è un atto di fede. Infatti, alla fin fine, non esiste alcun avvenimento capace di rendere ottimista o pessimista una persona. Gli avvenimenti possono essere interpretati in modo ottimista o pessimista. In ultima analisi, si tratta di un atto di fede, e l’unica cosa che voglio dire al riguardo è questa: è un atto di fede scegliere di credere nel trionfo del male e della negatività tanto quanto lo è scegliere di credere nel trionfo del bene e della speranza.

Andrew Cohen: L’esperienza dell’illuminazione, o nondualità, ci rivela che quanto sta accadendo qui, in questo mondo, è solo una parte dell’insieme della realtà, un frammento della totalità. E si dice che la diretta conoscenza esperienziale di tale totalità basti a liberare l’individuo dall’influenza deformante e corruttrice dell’ego umano. In realtà, parlando dal punto di vista dell’illuminazione, è solo la libertà dalle paure e i desideri dell’ego che mette il cuore e la mente umani in grado di sperimentare ciò che potrebbe essere chiamata la vera oggettività in relazione a tutte le esperienze temporali. Senza tale grado di oggettività, com’è possibile lottare per il bene (come tutti dobbiamo fare) senza compiere gravi errori di giudizio?

È interessante il fatto che un rispettato maestro illuminato come Eckhart Tolle abbia recentemente risposto a una mia domanda sulla giusta azione nel mondo dicendo che è assolutamente impossibile vivere secondo i Dieci Comandamenti, o gli insegnamenti di Gesù tipo “ama il prossimo tuo come te stesso”, senza essere già completamente illuminati. Cosa ne pensi?

Michael Lerner: La mia opinione è che è impossibile salvare questo mondo senza superare tutte le deformazioni create dall’ego. E più riusciamo a fare questo, più siamo in grado di lottare per trasformare il mondo. Quindi, penso che la pratica spirituale sia assolutamente necessaria per un movimento di trasformazione sociale e per sostenerci in quanto agenti della trasformazione. Detto questo, voglio aggiungere che dal mio punto di vista la maggior parte delle persone che si proclamano illuminate non sembrano stare dove io vorrei essere. Dico ciò perché penso che ci siano troppe persone nel mondo spirituale il cui processo di superamento dell’io non sembra portarle all’azione per trasformare il dolore e la sofferenza di chi le circonda. E questo è un livello di consapevolezza che non si avvicina a ciò che intendo con illuminazione. Semplicemente, non riesco a capire come si possa essere spirituali senza impegnarsi concretamente nella trasformazione del mondo.

Andrew Cohen: Anche se esistono delle eccezioni, gli insegnanti dell’illuminazione non sono in genere degli ardenti idealisti. Di fatto, molti ci dicono di preoccuparci di meno del caos del mondo e più della liberazione da quest’ultimo. Sostengono che l’idealismo non è altro che un costrutto di una mente non illuminata, e che una preoccupazione eccessiva per la trasformazione del mondo è un segno di scarsa auto-conoscenza. Dicono che la perfezione e l’integrità che l’idealista cerca di manifestare nel mondo in realtà sono già lo stato intrinseco di tutte le cose in ogni epoca. Questo, l’individuo lo riconoscerebbe se solo lasciasse andare il suo bisogno di vedere le cose in un modo particolare, se solo si liberasse dal suo idealismo. Però uno dei principi fondamentali dell’ebraismo è “Tikkun olam” (che è anche il nome della tua rivista). Tikkun olam indica l’obbligo, come hai detto prima, di essere partner di Dio nella guarigione e trasformazione del pianeta. Quindi, la domanda che ti faccio è: qual è la relazione (se esiste) tra la rivelazione del tutto, della perfezione e della completezza – la rivelazione dell’illuminazione – e l’imperativo di portare la bontà perfetta di Dio nel mondo, attraverso le nostre azioni in esso? Qual è la relazione tra la perfezione intrinseca di tutte le cose e Tikkun olam?

Michael Lerner: Quando si ha una comprensione autentica di tutta la realtà, quando si è consapevoli di essa, si comprende anche di avere un ruolo nella manifestazione del bene dell’universo, e di essere tenuti ad agire per guarire e trasformare quest’ultimo. E questo non si oppone a una comprensione della totalità…

Andrew Cohen: Ma alcuni sostengono che qualsiasi desiderio di fare qualcosa di diverso dal nulla assoluto è ego. Secondo loro, dalla posizione più elevata non c’è alcun desiderio di fare altro che non sia il nulla assoluto.

Michael Lerner: Sì. Ma io direi che questo è un modo di non fare nulla. Questo è un modo di trascendere tutti i desideri dell’ego restando semplicemente una manifestazione di Dio nell’universo. Il modo di essere una manifestazione di Dio nell’universo è guarire e trasformare l’universo stesso. Questo vuol dire trascendere l’ego e tutti i desideri. Non si tratta dell’espressione di un desiderio creato dall’ego.

Andrew Cohen: Gli insegnanti dell’illuminazione ci dicono spesso che il nostro attaccamento al mondo, e alle cose e alle persone in esso, è la radice della nostra sofferenza, di tutte le idee false e sbagliate. Sostengono che l’autentica compassione per il mondo può essere solo il risultato del distacco da esso. Secondo loro, finché saremo attaccati al mondo, le nostre passioni, brame, paure e desideri oscureranno e deformeranno la nostra visione, rendendo impossibile l’affiorare della compassione vera o illuminata. Allo stesso tempo, quando sottolineiamo troppo l’importanza del distacco, c’è sempre il pericolo di perdersi in una grossolana forma di narcisismo spirituale, e persino nell’indifferenza davanti alle sofferenze del mondo. Inoltre, se per rispondere alle necessità pressanti di questo mondo, tutti aspettassimo di illuminarci e diventare veicoli perfetti della compassione illuminata, non cambierebbe mai nulla. Qual è, secondo te, la relazione tra la compassione e il distacco nella nostra risposta alle sofferenze del mondo?

Michael Lerner: Il distacco è un elemento estremamente importante per accedere a quel livello da cui si può cercare di trasformare compassionevolmente il mondo. Quando si è davvero distaccati dal proprio ego, dai propri bisogni e desideri, si può essere semplicemente una manifestazione dell’energia di Dio nel mondo. E il modo in cui si è tale manifestazione passa attraverso l’impegno appassionato nei movimenti sociali per la trasformazione del mondo. Ma questa passione è una manifestazione del nonattaccamento a qualsiasi risultato o appagamento dei propri bisogni. Si è semplicemente un chiaro veicolo attraverso cui Dio, l’energia della totalità di tutto l’Essere, fluisce nell’universo.

Andrew Cohen: Non puoi dire che non esiste alcun investimento in un particolare risultato. Mi pare un po’ esagerato, non ti pare? Sarebbe sempre presente un investimento in un risultato positivo, no?

Michael Lerner: Nessun investimento dell’ego. Nessun investimento dell’ego personale. Non è qualcosa che si fa per se stessi. Né è presente l’illusione, per esempio, di poter fare da soli, di essere il veicolo critico. Una persona è solo una delle miliardi di cellule dell’energia divina dell’universo che stanno lavorando per manifestare l’energia spirituale di quest’ultimo in un modo particolare. E tale modo particolare consiste nell’accumulo sempre maggiore di amore, sollecitudine, giustizia e consapevolezza.

Andrew Cohen: Cosa diresti a coloro che pensano che il più grande dono che un essere profondamente realizzato può fare all’umanità e a tutta la vita è infondere silenziosamente, in uno stato di riverenza e meditazione, il suo amore, la sua energia e la sua consapevolezza nel mondo? A coloro secondo i quali questo tipo di dono può essere estremamente benefico per il pianeta, anche se i suoi effetti non sono immediatamente visibili, riconoscibili o avvertibili?

Michael Lerner: Beh, direi due cose. Da una parte, io non sono nella posizione di conoscere tutti i possibili modi di servire Dio e portare la sua bontà nell’universo. Quindi, mi sembra possibilissimo che lo sviluppo spirituale dell’universo richieda allo stesso tempo persone come me e come quelle che hai appena descritto. Ma d’altra parte, almeno dal mio limitato punto di vista, non capisco come qualcuno possa essere una piena manifestazione della bontà e dell’amore dell’universo senza essere profondamente toccato dal dolore e dalle sofferenze altrui, cercando quindi di alleviarli. Ora, so che la risposta di alcuni rappresentanti delle tradizioni cui stai facendo riferimento è: “Proprio così si alleviano tali sofferenze, attraverso questo tipo di pratica spirituale”. Io però risponderei: “Per quello che posso vedere, essa non ha funzionato molto bene in quelle comunità spirituali dove è praticata”. Per esempio, nel mondo indù non ho notato una straordinaria diminuzione delle sofferenze.

Sembra che quella forma di azione spirituale non abbia influito granché sui patimenti di cui mi giunge notizia. Quindi, io voglio un genere diverso di azione spirituale, che renda impossibile, per esempio, una casta di persone intoccabili. Oppure che cerchi di evitare il sacrificio delle vedove sulla pira funeraria del marito. Ci sono molte cose in quel mondo che lasciano pensare che le sofferenze della gente non siano state molto alleviate dalle tradizioni spirituali. La sensibilità a questi temi non è emersa dalle tradizioni spirituali di cui stai parlando. Ora, tu potresti dire: “Sì, ma quella non è vera sofferenza. L’unica vera sofferenza è l’attaccamento”. Però questo mi sembra solo un altro modo di dire: “Non mi interessano davvero i patimenti di un certo tipo di persone”. E per me questo è un livello inferiore di consapevolezza, è una consapevolezza che non è davvero in contatto con la totalità dell’Essere. Quindi, sempre dal mio punto di vista, penso che molte persone che si dichiarano insegnanti spirituali in realtà hanno assorbito una certa impotenza nella loro consapevolezza.

Credo davvero che siano persone molto altruiste, ma hanno rinunciato alla possibilità di eliminare la sofferenza nel mondo a ogni livello, eccetto quello immediatamente sotto il loro controllo. E questo è assai lontano da ciò che occorre per cambiare il resto del mondo. Infatti, cambiare il resto del mondo vuol dire dover lavorare con altri esseri umani. E quando stai lavorando con altri esseri umani, non puoi controllarli. Invece, sei tu ad avere una buona opportunità per controllare ciò che sta succedendo nella tua mente. Quindi, a causa di questa disperazione provocata dalla difficoltà di lavorare con gli altri per cambiare il mondo, la gente spesso abbraccia una tradizione spirituale che dice: “Okay, arriva fin dove puoi”. Questo, credo, è un fraintendimento dell’unità di tutto l’Essere e dell’interconnessione di tutta la vita umana; di fatto, siamo di fronte a una consapevolezza spirituale non abbastanza evoluta. Penso che ci sia bisogno di un diverso tipo di evoluzione, grazie al quale una persona può arrivare a riconoscere che, sì, il mondo sta soffrendo. Va guarito, e la guarigione richiede il lavoro con gli altri.

Una volta arrivati a questo punto, viene il passo successivo: lavorando con gli altri, avrai a che fare con persone non pienamente evolute, che non sono al tuo stesso livello di consapevolezza, diciamo. Tengo a sottolineare che non sto dicendo di essere al gradino più alto possibile di quella evoluzione. Ma quello che sostengo, quello in cui credo, è che per guarire questo pianeta, per salvarlo dalla distruzione ecologica incombente, per fermare i vari modi in cui stiamo sempre più velocemente cancellando l’esperienza o l’esperimento umani, dobbiamo riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri.

E avere bisogno gli uni degli altri vuol dire operare trasformazioni sociali che coinvolgono milioni e milioni di persone, che sono a loro volta deformi (psicologicamente, spiritualmente, emotivamente, a ogni possibile livello). Secondo me, questo è tutto ciò che esiste sul pianeta; non c’è altro. Non c’è nessuno che non sia in qualche modo spiritualmente deforme, e questo include anche coloro che si dichiarano perfettamente realizzati. Qual è la loro deformazione? Il fatto che hanno abbandonato la speranza e si sono isolati al punto di credere che l’obiettivo più elevato sia conseguire una consapevolezza alterata che gli permetta di volgere le spalle al dolore e alle sofferenze altrui. Secondo me, questa è una forma di deformazione pari in tutto e per tutto alle altre.

Su questo pianeta non esistono altro che esseri deformi, e siamo noi esseri deformi che dobbiamo operare quella trasformazione che salverà questo pianeta dalla distruzione. Per cui, dovremmo avere una compassione molto maggiore verso i tentativi infruttuosi – nostri o altrui – di raggiungere la perfetta illuminazione. Questo mondo sarà cambiato da persone limitate e non illuminate le quali, grazie a una maggiore compassione, possono progredire verso quell’illuminazione. Ma per fermare almeno le follie maggiori in atto in questo momento, non possiamo aspettare che tutti arrivino a quel punto.

Andrew Cohen: E questo inflessibile senso di urgenza fa parte di quella compassione.

Michael Lerner: Certamente.

Andrew Cohen: Nel tuo messaggio c’è un paradosso interessante. Esso è tra il tuo invito rivoluzionario, caratterizzato da una stimolante inflessibilità a ogni compromesso con lo status quo, e l’appello a essere sempre compassionevoli con se stessi e gli altri. Da una parte sottolinei la necessità di essere compassionevoli, ma dall’altra urli con passione: “Ehi voi tutti, svegliatevi, perché non c’è tempo da perdere”. E il risveglio di cui stai parlando deve avvenire in questo stesso momento.

Io scorgo una grande tensione tra queste due posizioni: “Sii compassionevole e gentile con te stesso”, e allo stesso tempo “Svegliati, in questo istante!”.

Michael Lerner: Giustissimo; penso che l’hai espresso molto bene. Esiste una tensione. E la vita spirituale riguarda l’equilibrio, il conseguimento dell’equilibrio tra queste due posizioni: da una parte, l’ascolto della voce spirituale dell’universo che urla: “Il mondo può essere guarito e trasformato, e devi fare parte di questo processo. Devi essere una manifestazione dell’amore e della bontà dell’universo”; dall’altra, la voce che dice: “Sii compassionevole e riconosci i nostri limiti. Non giudicare, non essere duro, non scagliarti contro quelle vie che non portano alla trascendenza totale. Accetta i limiti”. Quindi, è vero: esistono queste due diverse spinte.

Andrew Cohen: Ma questo “equilibrio” di cui stai parlando non è forse qualcosa di assolutamente non-statico, un luogo misterioso in cui entrambi gli estremi si dissolvono?

Michael Lerner: Sì, certamente.

Andrew Cohen: Perché stai descrivendo una posizione, o un luogo di incredibile tensione evolutiva.

Michael Lerner: Sì, l’evoluzione spirituale dell’universo si muove in questo modo.

Andrew Cohen: Ken Wilber ha scritto un articolo dal titolo Una spiritualità che trasforma. In esso egli descrive la differenza tra quella che chiama la spiritualità “traslatoria” e la spiritualità “trasformativa”. La prima è da lui definita come la spiritualità che consola l’ego o il senso dell’io separato; essa dà la fondamentale sensazione di avere uno scopo, una posizione e delle certezze in quello che, dal punto di vista dell’ego, sembra un universo profondamente insicuro. La spiritualità trasformativa, invece, viene da lui definita non come ciò che consola l’ego, ma come ciò che lo scuote, letteralmente. Egli chiama la prima “spiritualità orizzontale”, la seconda, “verticale”. Dunque, quello che vorrei chiederti è: in che modo la spiritualità traslatoria aiuta l’umanità a prendere coscienza della necessità di salvare il mondo per il bene di tutti gli esseri senzienti e di tutta la vita? E in che modo la spiritualità trasformativa aiuta l’umanità a prendere coscienza della necessità di salvare il mondo per il bene di tutti gli esseri senzienti e di tutta la vita?

Michael Lerner: Innanzitutto, non considero così contrapposte queste due forme di religiosità. Voglio dire, anche se la distinzione di Wilber mi è piaciuta molto, penso che molte volte esse convivano nello stesso individuo. La gente ha spesso entrambi gli elementi in sé. Ebbene, a proposito della spiritualità traslatoria, credo che la necessità di superare il dolore e le storture dell’universo richieda la guarigione di alcune sofferenze generate dall’ego. La spiritualità traslatoria può operare a entrambi i livelli. Può aiutare la gente a superare alcune caratteristiche dell’ego, ma può anche aiutarla ad avere compassione per le deformazioni create da quest’ultimo. E ciò può essere molto utile per comprendere che è possibile cambiare il mondo. Non puoi coinvolgere le persone nella trasformazione sociale se il loro dolore personale è tanto schiacciante che non riescono a vedere altro. La consapevolezza e la pratica spirituale traslatorie possono aiutare in questo, talvolta. Quindi, benché in certi casi esse implichino l’accondiscendenza all’ego, è possibile che leniscano alcuni enormi dolori.

Questa spiritualità traslatoria permette lo sviluppo dei movimenti riformisti. E in certi casi un movimento riformista può essere un’ottima cosa. Un movimento riformista può, per esempio, salvare le balene o le sequoie della California del nord. È davvero una buona cosa, anche se ha dei limiti. Infatti, i movimenti davvero rivoluzionari, cioè i movimenti che salveranno davvero il pianeta dalla distruzione ecologica, richiedono qualcosa di più. Esigono un altro fattore cruciale, caratterizzato da amore e sollecitudine. E richiedono nuove definizioni della produttività, dell’efficienza e della razionalità.

Le istituzioni e le pratiche sociali non vanno definite efficienti e produttive nella misura in cui massimizzano i soldi e il potere, ma nella misura in cui massimizzano la capacità della gente di essere amorevole e altruista. Dovranno aiutarla a essere più sensibile eticamente, spiritualmente ed ecologicamente, oltre che più capace di rapportarsi all’universo in modo non-utilitario. Inoltre, dovranno favorire un atteggiamento di meraviglia, stupore e riverenza di fronte allo splendore della creazione. Ebbene, tale consapevolezza, tale nuovo fattore cruciale, non si può ottenere con una spiritualità traslatoria, perché quest’ultima troppo spesso sostiene i limitati interessi dell’io. Ecco perché i movimenti davvero rivoluzionari necessitano di una spiritualità trasformativa o “emancipatrice”, come la chiamo io.

Infatti, la capacità di trascendere l’ego per vedersi parte del tutto, e per vedere l’universo dal punto di vista di quella consapevolezza, è fondamentale se vogliamo trasformare questo mondo, salvandolo dalla distruzione ecologica e del degrado spirituale. Tale nuovo fattore cruciale, il vedere se stessi come parte della totalità, richiede la spiritualità trasformativa. Questa è una forma di spiritualità che secondo me molte tradizioni spirituali tendono a incoraggiare, e per questo credo che la trasformazione fondamentale dell’universo sarà di tipo spirituale.

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Michael Lerner. Spirit Matters. Hampton Roads. 2002. ISBN: 157174360X.

Michael Lerner. The Politics of Meaning: Restoring Hope and Possibility in an Age of Cynicis. Perseus. 1997. ISBN: 0201154897

Andrew Cohen. Enlightenment Is a Secret: Teachings of Liberations. Moksha Press. 1995. ISBN: 1883929083

Andrew Cohen. Living Enlightenment: A Call for Evolution Beyond Ego. Moksha Press. 2002. ISBN: 188392930X

Andrew Cohen. My Master Is My Self: The Birth of a Spiritual Teacher. Moksha Press.1995. ISBN: 1883929075

Copyright originale “What is Enlightenment” magazine www.wie.org
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l’edizione italiana: Innernet.

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