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tantra4.jpgSin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore.

Qual è il rapporto tra la sessualità di una persona e la sua pratica? Lo zen insegna che ogni cosa è parte di un essere universale, interconnesso e interdipendente. Questo essere è perfetto e completo in quanto tale. Inoltre, secondo lo zen tutti condividiamo questa perfezione, qui e ora. Se accetto ciò, devo ritenere che il mio valore è completo e incondizionato. “Incondizionato” vuol dire senza alcun “se” (condizione).

Il mio valore non dipende dal fatto che mia mamma lo riconosce, gli altri mi approvano, non mi arrabbio, non ho desideri sessuali né, tanto più, inclinazioni sessuali atipiche ecc. Il mio valore non dipende da ciò che dico e nemmeno da ciò che faccio. A prescindere da tutto il resto, il mio essere fondamentale è già il Buddha (l’illuminato). La mia pratica serve a risvegliarmi a questo.

In altre parole, “praticare” vuol dire realizzare la mia integrità presente e la natura non-duale del Buddha, quindi liberarmi dall’autoalienazione o da quel doloroso dualismo chiamato samsara. Per praticare in modo costruttivo, occorre coinvolgere tutto il proprio essere. Se ho un rapporto negativo o mi sento alienato dalla mia sessualità, non sto dando tutto me stesso alla pratica, tanto meno sto accettando il mio valore incondizionato di Buddha.

Nella ricerca della verità, l’importante non è con chi sto facendo o meno l’amore, ma se riconosco sempre il valore incondizionato mio e del mio partner. L’accettazione incondizionata rappresenta l’amore e la morale perfetti.

La tradizione zen affronta la sessualità all’interno della più vasta categoria dell’indulgenza sensuale. La regola generale è evitare l’abuso della sensualità; ciò include sia l’indulgenza eccessiva sia la mortificazione estrema dei sensi. La maggior parte della gente vive negli estremi. Diventiamo obesi perché mangiamo troppo, ci ammaliamo per il cibo troppo nutriente, abbreviamo la vita con l’alcol, la droga e il tabacco, ci assordiamo con la musica a tutto volume, intorpidiamo la mente con divertimenti stupidi e spesso ci stressiamo con lavori che odiamo per poterci vestire secondo l’ultima moda, guidare una nuova automobile e avere la casa più bella dell’isolato.

Facciamo tutto questo, insegna lo zen, perché pensiamo che così il nostro valore o la nostra autenticità aumenteranno; crediamo che queste cose cancelleranno il fatto (di cui ci rendiamo appena conto) che nulla, soprattutto noi stessi, è eterno; riteniamo che se riusciremo a tenere il corpo e la mente abbastanza occupati, non dovremo affrontare la sofferenza della vecchiaia, della malattia e della morte.

D’altra parte, anche privare il corpo e la mente di cose necessarie per conservare la salute o la consapevolezza è un abuso dei sensi. Sia l’edonismo che il masochismo possono essere violazioni della Via di Mezzo.

Comprendere davvero che possediamo già il valore incondizionato della buddità vuol dire riconoscere che il nostro bisogno e desiderio (o passione) più essenziale è già completamente appagato. In tal modo, tutti gli altri desideri vengono riconosciuti come meramente ausiliari e quindi dovremmo riuscire a parteciparvi senza attaccamenti.

Tuttavia, troppo spesso questo insegnamento secondo cui è possibile godere delle passioni restando illuminati è stato frainteso o volutamente distorto nella dottrina secondo cui le passioni e i desideri sono in se stessi l’illuminazione. Tale distorsione è chiamata “zen del gatto selvatico” o del “gatto folle”, ed è garantito che alla fine condurrà all’aumento delle nostre sofferenze.

Il grande errore dell’edonismo è che spesso è molto selettivo. Generalmente, l’edonismo conferisce al sesso uno status sacro, negando che tutte le altre funzioni del corpo siano ugualmente venerabili. Lo zen sostiene che esse sono tutte ugualmente sacre, e quindi nessuna andrebbe considerata in maniera diversa dal normale. La vita può essere adorata come un tutto, ma assegnare al sesso un valore più alto del dovuto è tipico di una falsa spiritualità. Inoltre, la maggior parte dell’edonismo culturale nasce come reazione al puritanesimo sociale o individuale, che provoca sensi di colpa o di vergogna collegati al sesso.

Una spiritualità fondata su una simile reazione è poco sana. Una delle ragioni per cui lo zen si è mantenuto fedele alla tradizione monastica è stata la necessità di contrastare le tendenze del “gatto selvatico”, che portano all’ulteriore illusione secondo cui io sono le mie passioni condizionate, anziché l’incondizionata natura del Buddha al di là di esse. Un’esperienza di illuminazione è un lungo e profondo sollievo dalle nostre sofferenze; l’edonismo, al massimo, non è che un’anestesia superficiale e molto temporanea del dolore.

A proposito della sessualità, la regola buddista tradizionale impone che un laico eviti i rapporti sessuali con i minori, con chi è sposato o fidanzato con un’altra persona e con chi è stato condannato al carcere o ricoverato in una clinica mentale. A parte ciò, la sessualità dei laici è affare loro. Ciò che lo zen chiede è esaminare attentamente le nostre relazioni alla luce degli insegnamenti sulla sofferenza e l’impermanenza. Il sesso può essere facilmente utilizzato per aumentare la sofferenza.

Sin dall’inizio, il buddismo ha sottolineato, nei suoi insegnamenti sul desiderio, che se desideriamo e non otteniamo l’oggetto del nostro desiderio, sperimentiamo l’infelicità. Se desideriamo e otteniamo ciò che vogliamo, all’inizio sperimentiamo la gioia, ma poi diventiamo ansiosi quando ci aggrappiamo all’oggetto del desiderio. E quando lo perdiamo (come è inevitabile, data l’impermanenza), sperimentiamo un’infelicità ancora maggiore. Non è il sesso a provocare il dolore, ma il nostro attaccamento. Solo se sappiamo perdere e ottenere in modo equanime, siamo in pace con la nostra sessualità. Lo zen ci chiede di tenere sempre a mente questo.

La promiscuità è un’altra attività che lo zen ci chiede di considerare attentamente. Stiamo cercando di instaurare una relazione, anche solo per una notte, o vogliamo evitare di impegnarci in un’altra? La nostra attività è una ricerca genuina del giusto partner o è un tentativo camuffato di usare l’altro per sentirci più completi, senza però preoccuparci minimamente dei suoi bisogni?

La prostituzione, in sé, non è condannata nello zen. Quello che una persona fa con il suo corpo è affare suo. Ma ciò che è condannato è lo sfruttamento o il danno inflitto a un’altra persona, anche se quest’ultima è apparentemente consenziente. La compassione verso gli altri non va abbandonata per amore dei desideri sessuali.

Lo zen non dà giudizi morali nemmeno sul sesso finalizzato al piacere, anziché alla riproduzione. Né fa distinzioni tra l’omosessualità e l’eterosessualità, o tra la sessualità cosiddetta naturale e quella innaturale. Perché dovrebbe, quando il suo scopo è provocare una consapevolezza non-duale, quindi priva di giudizio, del Sé, all’interno del quale tutte le distinzioni succitate sono prive di senso?

Lo zen riconosce che la vita laica, in generale, e la sessualità in particolare, possono spesso interferire con il raggiungimento di questo obiettivo: ecco perché incoraggia una stile di vita monastico per coloro che desiderano fare del raggiungimento di tale obiettivo un’attività a tempo pieno. Ma lo zen riconosce anche che la decisione di abbandonare la vita laicale non è pratica e nemmeno necessaria per la maggior parte delle persone. Quindi, lo zen afferma che la nostra relazione sessuale, qualunque essa sia, deve basarsi totalmente sull’amore e il sostegno reciproco.

Rev. Vajra è un insegnante di Zen Dharma all’International Buddhist Meditation Center, www.ibmc.info, per gentile concessione.
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per l’edizione italiana Innernet.

55 Responses to “Zen e Sessualità”

  1. eckhart scrive:

    Ottime riflessioni,mi lascia sempre un pò perplesso solo questa posizione,tipica di certa cultura orientale:
    “Lo zen riconosce che la vita laica, in generale, e la sessualità in particolare, possono spesso interferire con il raggiungimento di questo obiettivo: ecco perché incoraggia una stile di vita monastico per coloro che desiderano fare del raggiungimento di tale obiettivo un’attività a tempo pieno.”
    Nel sunto:prima afferma che tutto è Uno,quindi ogni attività deve esprimersi,ma con la necessaria consapevolezza che crea ordine
    ed equilibrio,però conclude che..forse è meglio se..se “vuoi raggiungere ” l’obbiettivo”(?)…
    Gurdjieff con la Quarta Via ,Osho e Almaas hanno sempre evidenziato questa contraddizione..

  2. saba scrive:

    Finalmente trovo qualcosa che parli di sessualità e zen. Mi è bastato questo articolo per confermare molti miei pensieri e per comprendere meglio molte cose che mi facevano riflettere da tempo.

    Grazie di cuore all’autore dell’articolo e a tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione!

    Cito in particolare questa frase: La compassione verso gli altri non va abbandonata per amore dei desideri sessuali.

    X eckhart. io ho piena fiducia negli insegnamenti orignari e credo per ciò che siano giusti. Però a volte vanno rivisti in chiave moderna e soprattutto occidentale. Questo però può farlo solo un maestro e quindi io non saprei come aiutarti nell’interpretazione… se non consigliandoti di provare sul campo: cioè vivendo e sperimentando! Nessun maestro potrà mai dirti di non sperimentare con il cuore aperto la vita.
    Cmq secondo me una possibile spiegazione potrebbe essere che i sentimenti sinceri che legano due persone potrebbero spingere chi sta ricercando se stesso, di legarsi più all’atlra persona e di perdere di vista il suo obiettivo di comprendere appieno la vita. Io credo che il rapporto perfetto sia insieme ad un partner il quale stia pure lui cercando, in modo da non rischiare di farlo soffrire per cose che non vuole sapere in quanto non sta cercando appunto. Allo stesso modo vivere con persone che stanno cercando e non con altre persone “laiche” significa non dover portare una “maschera” che in certe situazini è d’obbligo; visto che non tutti potrebbero riuscire a comprendere certi comportamenti o insegnamenti. Inoltre c’è da dire che per chi comincia a cercare la Via, è molto doloroso vivere due vite parallele in apparente contrasto tra loro.
    Però credo che la cosa più bella almeno in un priomo momento sia cercare senza abbandonare per sempre la vita di tutti i giorni. Quindi vivere più consapevolmente ogni attimo non comporta essere in un monastero. Non so dire se sia più difficile o più facile… forse è solo un diverso modo… Infondo per me i sensi di colpa dovuti ad aver abbandonato la mia vita sarebbero troppi da sopportare. Prima di mollare la presa sulla vita che stiamo conducendo è necessario abbracciarla con tutti noi stessi. Quindi il mio modesto consiglio che posso dare è di vivere con il core aperto e fare quello che ci si sente di voler fare. Soffrire e gioire senza trattenersi infondo significa dare ascolto ai nostri desideri e alle nostre sensazioni: a noi stessi ed è un modo per volerci bene. Avere compassione di noi stessi in quanto esseri in questo preciso istante e non pensare a come saremo domani o tra un anno…accettarci con tutti i nostri difetti e i nostri limiti… accettare tutto ciò con la rabbia o la felicità che ne derivano e viverle senza vergona. Questo non vuol dire che dobbiamo rendere pubblici i nostri sentimenti più profondi se non ci va di farlo ma semplicementi farli trasparire a noi stessi. L’importante è conoscere se stessi. Il resto credo verrà da se.

  3. eckhart scrive:

    Son d’accordo con te saba.
    In fondo sono tutti falsi problemi e tutto…va da sè.. :-)

  4. saba scrive:

    non so se sono veri o falsi però qualsiasi cosa siano possaimo decidere se viverli o fuggire.. molti diventano più duri con gli altri o con se stessi perchè cercano di farsi una corazza per fuggire dal dolore. Una volta vissuto pienamente il dolore non farà più paura… :-) però x es la tristezza fa parte della vita come pure la felicità.. quindi credo che vadano accettate entrambe allo stesso modo.. è una parola!

  5. eckhart scrive:

    Certo..intendevo dire che è un falso problema deciderne o parlarne a priori.
    E la Vita stessa che “sceglie” dopotutto..
    Tutto va vissuto sino in fondo,e come dici tu ,in primis il dolore che va sempre accolto.

  6. saba scrive:

    certo però credo che quel sempre non deve essere condizionato da alcun insegnamento ma solo dalla voglia sincera di viverlo e di comprenderlo.. se ci si sente costretti si rischia di non essere sinceri con se stessi.. ps. ora vado a dormire meno solo.. tornerò domani a vedere se mi hai risposto!

  7. saba scrive:

    ops…nessuna allusione al tema dell’articolo ovviamente. intendevo meno solo come solitudine di chi sta cercando… in quanto vede gli altri diversi da lui… insomma vado a dormire che è melgio! :p

  8. eckhart scrive:

    “Sempre” per quanto ci è possibile e quanto ci concede l’onestà verso noi stessi..
    non credo sia possibile imporselo..
    Il desiderio di verità si apre la strada da sè,non c’è nessun tracciato,
    nessun insegnamento che può indicarlo:
    questi può solo sollecitarlo a trovare.
    Notte. :-)

  9. atisha scrive:

    “La vita può essere adorata come un tutto, ma assegnare al sesso un valore più alto del dovuto è tipico di una falsa spiritualità”

    ecco.. questo pezzettino racchiude in sè un vero percorso…
    Quanto allo zen, ciò che riconosce o meno è solo il buon senso…
    ciò che manca è spesso il ricercatore serio, per serio intendo colui che ha realmente bisogno e voglia di conoscere se stesso e metterlo al primo posto della propri avita..
    Partendo da quel passo, tutto accade da sè, non c’è più bisogno alcuno di precetti ed indirizzi o di capire cosa “prescrive” una scuola o l’altra a riguardo la propria sessualità…
    Si parla spesso di sesso.. il sesso richiama sempre.. si vuol far sesso a tutti i costi.. e tutto ciò lo si fa ignorando il vero senso del sesso.
    Basta osservare, a volte la chiamano pure arte!.. ma è perpetuare un piacere psicologico ripetitivo e meccanico..
    Se capiamo la struttura del piacere vedremo che non esiste differenza tra il piacere del sesso e del fumare.. perchè ogni piacere è rivolto esclusivamente all’ego, ad un procedimento meccanico, ad una masturbazione mentale che poco sfiora la nostra Gioia creativa..
    Questa è la ragione per cui il mondo impazzisce dietro al sesso!
    L’io deve cessare di esistere in quanto soggetto e non identificare più l’altro (compagno/a) come oggetto, cioè usarlo come strumento di autoappagamento..
    E’ essenziale da comprendere, perchè nella relazione esiste sempre una forma di autoappagamento a lungo andare stagnante, priva di valore..
    Quando parlo di amore e di sessualità intendo uno stato libero dall’autoappagamento e dall’eros meccanico.. che difficilmente giunge ad un punto di saturazione destinato a spegnersi presto o ad essere mantenuto attivo con mezzi artificiali..
    Ciò che intendo sollecitare è la nascita dell’Amore Vivo fronteggiato senza reazioni..
    Questo il vero Tantra (che significa ampliare la Coscienza), e non ciò che divulgano come nuovo giocattolo erotico neanche a buon mercato..
    L’Amore, come espressione nel corpo, nasce quando è cessata ogni tipo di stimolazione.. e solo da lì potremo guardare il banco di prova della nostra maturità spirituale, perchè una relazione d’Amore non è possibile tra individui nevrotici ed immaturi…
    E’ importante capire quando il sesso diventa distruttivo (le cronache lo confermano).. e quando può essere espresso armonicamente, migliorato da una comunione interiore, pronto a essere donato e ricevuto in un unico cerchio d’Energia, come vera quintessenza divina..

  10. saba scrive:

    Hai ragione atisha, però io non riesco ad assegnare a tutto la stessa importanza. Infatti per il momento vorrei più di ogni altra cosa vivere una storia d’amore sincera anche se questo è in contraddizione con quello che so: e cioè che tutto è destinato a finire e quindi se dovessi legarmici sarebbe poi doloroso quando tutto finirà. Inoltre mi è stato impossibile fino a oggi trovare una partner che non colleghi il vivere con sincerità un rapporto con il fatto che questo possa anche non duare per sempre. La paura di provare dolore alla fine di un rapporto vissuto intensamente è molta e questo spinge a cercare storie brevi e prive di sentimenti a favore ovviamente del solo rapporto sessuale.
    In questo ultimo periodo ho notato di avere un immenso bisogno di avere vicino qualcuno che mi voglia bene. Il sesso a dire il vero non centra. Ho scoperto che la mia visione di sesso era stata alterata dalla frenesia sessuale in atto nel mondo (il mondo sta impazzendo per il sesso) e ho cercato di porvi rimedio.
    Probabilmente questa voglia di affetto e di semplice voglia di vicinanza (e in minor misura di sesso) è dovuta più che altro al fatto che vorrei avere delle esperienze che mi permettano di capire meglio oppure è una cosa naturale dato che cmq è una necessità che non riesco a controllare.
    Il fatto principale cmq, come dici tu, è sicuramente che non sono più sicuro di voler continuare seriamente nella ricerca spirituale di me. Qesto è dimostrato dal fatto che ho messo in primo piano altro. Però se io ho questo bisogno è giusto che mi costringa a fare altro?Per ora sono proprio stanco di cercare e avrei bisogno di un peridodo di riposo. Credo me lo conderò presto anche perchè forse se sto male è inutile continuare. Probabilmente vuol dire che qualcosa per me non va più bene.

    “Quando parlo di amore e di sessualità intendo uno stato libero dall’autoappagamento e dall’eros meccanico..” Capisco libero dall’eros meccanico ma come si fa ad essere liberi dall’auto appagamento?

  11. atisha scrive:

    saba: “Il fatto principale cmq, come dici tu, è sicuramente che non sono più sicuro di voler continuare seriamente nella ricerca spirituale di me. Qesto è dimostrato dal fatto che ho messo in primo piano altro. Però se io ho questo bisogno è giusto che mi costringa a fare altro?”

    atisha: tutto sta dentro nella ricerca spirituale.. anche la tua voglia di mettere il sesso e la ricerca dell’affettività al primo posto.. è giusto così, se tutto visualizzato da un piano più alto (permettimi di dirlo).. ma da un piano duale, se non senti quel “richiamo” di terminare la tua “sofferenza” umana, è giusto che tu segua ciò che senti di fare.. anche andare a “donne” se ciò ti fa stare bene (è un esempio.. ovvio).. basta che ciò che fai, lo fai con la giusta intensità e non solo come una “masturbazione mentale momentanea”.. che presto ne genererà un’altra e un’altra ancora..
    Essere Totali è il modo migliore pre abbandonare, per capire fino in fondo ogni nostro condizionamento..
    ovvio che questo “essere totali” deve seguire una sorta di buon senso.. non posso spaccare la faccia ad uno per essere totale .. o recare sofferenza ad un mio simile.. o tradire per “essere totale”.. ci tengo a chiarire questo punto… ma dove si può, usando quel buon senso come strumento “utile” per un serio ricercatore, è necessario divenire Totali.. arrivare fino al fondo di ogni situazione.. è necessario pendere zuccate su zuccate fino a dirsi “basta…”.. e farsi una risata, o un pianto liberatorio…
    Cio che cerchi tu è un luogo comune.. tutti in un modo o nell’altro abbiamo cercato di appagare quel bisogno di affetto.. e da quel bisogno spesso nasce l’attaccamento.. funziona così..
    Se vuoi aspettare l’amore vero però dovrai respingere tutte le offerte.. le situazioni di “abuso” che creano solo un’autosvalutazione in cambio di una effimera sicurezza ed appagamento momentaneo… e sviluppare una qualità davvero eccezionale: la Pazienza..
    più ami te stesso e più ti rispetterai, e più attirerai persone dello stesso calibro.. perchè sempre per la stessa legge, non puoi ricevere amore dagli altri se non sei in grado di dartelo da solo..
    Ora necessita capire cosa significa “darsi amore”.. rispetto..

    un saluto :)

  12. atisha scrive:

    caro saba, tutto sta dentro nella ricerca spirituale.. anche la tua voglia di mettere il sesso e la ricerca dell’affettività al primo posto.. è giusto così, se tutto visualizzato da un piano più alto (permettimi di dirlo).. ma da un piano duale, se non senti quel “richiamo” di terminare la tua “sofferenza” umana, è giusto che tu segua ciò che senti di fare.. anche andare a “puttane” se ciò ti fa stare bene (è un esempio.. ovvio).. basta che ciò che fai, lo fai con la giusta intensità e non solo come una “masturbazione mentale momentanea”.. che presto ne genererà un’altra e un’altra ancora..
    Essere Totali è il modo migliore pre abbandonare, per capire fino in fondo ogni nostro condizionamento..
    ovvio che questo “essere totali” deve seguire una sorta di buon senso.. non posso spaccare la faccia ad uno per essere totale .. o recare sofferenza ad un mio simile.. o tradire per “essere totale”.. ci tengo a chiarire questo punto… ma dove si può, usando quel buon senso come strumento “utile” per un serio ricercatore, è necessario divenire Totali.. arrivare fino al fondo di ogni situazione.. è necessario pendere zuccate su zuccate fino a dirsi “basta…”.. e farsi una risata, o un pianto liberatorio…
    Cio che cerchi tu è un luogo comune.. tutti in un modo o nell’altro abbiamo cercato di appagare quel bisogno di affetto.. e da quel bisogno spesso nasce l’attaccamento.. funziona così..
    Se vuoi aspettare l’amore vero però dovrai respingere tutte le offerte.. le situazioni di “abuso” che creano solo un’autosvalutazione in cambio di una effimera sicurezza ed appagamento momentaneo… e sviluppare una qualità davvero eccezionale: la Pazienza..
    più ami te stesso e più ti rispetterai, e più attirerai persone dello stesso calibro.. perchè sempre per la stessa legge, non puoi ricevere amore dagli altri se non sei in grado di dartelo da solo..
    Ora necessita capire cosa significa “darsi amore”.. rispetto..

    un saluto :)

  13. atisha scrive:

    non mi viene accettato un messaggio lunghetto in risposta a saba…
    ritenterò… l’ho salvato!

  14. atisha scrive:

    MISTERI DEL WEB…. :-)))

  15. matil scrive:

    ho letto con grande partecipazione le parole scritte da atisha, concordo e condivido quanto ha espresso e on solo concettualmente, ma proprio per aver sperimentato le differenze tra certe dinamiche interiori.
    Non è facile mantenere un ottimo equilibrio e difendersi da “abusi” quando nonostante il maturato rifiuto rispetto alle logiche opportunistiche per regolare i propri rapporti affettivi e la conquistata autonomia affettiva si continua a vivere con le medesime e stressanti difficoltà “ambientali”.
    Suggerimenti?
    E’ possibile gestire le ricorrenti condizioni di criticcità senza arrivare alla soluzione estrema dell’allontanamento fisico?
    Se si come?
    Ed in quel caso è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?

  16. eckhart scrive:

    Matil:è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?

    Oltre al “Sì” esiste anche un “No” di assoluta qualità ..non frutto di reazioni,edeciso e maturato fermamente come motivazione profonda ed assolutamente inintaccabile da qualsiasi senso di colpa.
    Nonostante gli inevitabili “attacchi” ..non può essere rimosso.
    La vera Forza s’impone alle reazioni.

    Ciao :-)

  17. winter scrive:

    matil: “Ed in quel caso è possibile far percepire il proprio distacco al prossimo non come una misura punitiva nei suoi confronto o cinico egoismo, ma come una necessaria misura adottata per preservare se stessi dall’autodistruzione?”

    non credo che si possa far “percepire” limpidamente, a meno che il tuo “prossimo” non abbia maturato in sé la tua stessa comprensione. Diversamente, colorerà i tuoi comportamenti in base al proprio livello evolutivo. Del quale tu non sei responsabile…

  18. atisha scrive:

    matil: E’ possibile gestire le ricorrenti condizioni di criticcità senza arrivare alla soluzione estrema dell’allontanamento fisico?
    Se si come?

    atisha: è possibile secondo me solo se esiste anche nella controparte una certa intelligenza… dunque ad un certo punto necessita (anzi, viene da sè) l’allontanamento. Tutto credo avvenga da sè, senza dover mettere a punto anticipatamente un “piano regolatore”…
    ma a volte è solo un allontanamento momentaneo dovuto, perchè le proprie vere conquiste conterranno in sè anche una nuova qualità… la compassione. Questo non toglie però il vedere ciò che non c’è più e regolarsi di conseguenza..
    Credo che ogni situazione sia fine a se stessa, anche se concomitante all’inevitabile limite che accomuna… ;)

  19. Wuaw scrive:

    Torno al testo.
    Vi ho letto, con molto piacere, un modo di vedere il sesso in relazione alla ricerca ed alla spiritualità superiore a quello che ho finora incontrato nelle mie letture.
    E ho letto un significtivo ridimensionamento della scelta monastica.
    Su entrambi i punti la mia tendenza è a spingermi più oltre.
    Ritengo la scelta monastica una sorta di scorciatoia pericolosa se non proprio la scelta sbagliata.
    L’Uno di cui siamo parte non si potrà mai realizzare con una separazione e/o rinuncia dal complesso della realtà.
    Se non si trova l’Unità nella vita reale non la si troverà mai astraendosi da essa.
    Si troverà una pseduo pace derivante dall’avere eliminato le distrazioni e mortificati i dsideri.
    L’unificazione la si può trovare solo ….. attraverso le diversità, accettando i ruoli che ognuno di noi è chiamato a rivestire nelle circostanze della vita, al limite anche un ruolo da monaco (ma è un caso molto, ma molto particolare).
    Ricoprire un ruolo ma non confondersi con esso, questo è il passo fondamentale verso l’unificazione.
    L’ego allora diventa un utile strumento e dal fatto di essere la consapevolezza al di sopra dei ruoli può anche nascere, anzi nasce senz’altro, la retta visione e l’inizio dell’ottuplice sentiero con la conseguenza del miglioramento sia di noi stessi che della realtà circostante.

    Sul sesso?
    continuo nel post seguente

  20. Wuaw scrive:

    Sul sesso? (continuazione)
    Eccellente ciò che dice l’autore, e lo stesso dicasi delle riflessioni di tutti gli intervenuti.
    Indubbiamente è una parte importante di una vita non monastica (ed una terribile ossessione nella maggior parte delle vite monastiche).
    Personalmente tenderei ad attribuirgli un ruolo di un certo rilievo, anche per la sua relazione con l’amore – ma anche l’amore è un fatto dualistico – ma bene fa l’autore a ricordare l’importanza di ogni funzione vitale o meglio di ogni fattore della vita.
    Rilievo che nasce dall’intensità del piacere legato al sesso che, ove si escludano gli imponderabili piaceri spirituali, è di gran lunga il piacere più intenso per la maggior parte degli esseri umani.
    Da ciò nasce l’ostracismo che gran parte delle religioni e delle ricerche spirituali nutrono verso il sesso, che invece andrebbe indagato serenamente molto più a fondo.
    Avete per esempio notato come nella pornografia, e nelle fantasie sessuali che, dicono gli psicologi, fanno parte dei rapporti della stragrande maggioranza delle coppie normali, esiste un godimento nell’assistere al piacere altrui?
    (è ovvio che non parlo di pornografia sado-maso o in qualche modo deviata, ma della normale, direi “sana”, pornografia)
    Non pensate possa essere un indizio interessante?

    (Chiedo scusa se ho scandalizzato qualcuno)

  21. eckhart scrive:

    Wow:Avete per esempio notato come nella pornografia, e nelle fantasie sessuali che, dicono gli psicologi, fanno parte dei rapporti della stragrande maggioranza delle coppie normali, esiste un godimento nell’assistere al piacere altrui?
    (è ovvio che non parlo di pornografia sado-maso o in qualche modo deviata, ma della normale, direi “sana”, pornografia)
    Non pensate possa essere un indizio interessante?

    Interessante in che senso?
    In modo molto rozzo e semplice..a me sembra solo un’identificarsi,uno specchiarsi con l”eroe di turno” che agisce…
    Poi,se aggiungiamo che il sesso non è solo l’atto in sè,ma che gioca un ruolo primario anche la fantasia..

  22. Wuaw scrive:

    eckart:Interessante in che senso?
    In modo molto rozzo e semplice..a me sembra solo un’identificarsi,uno specchiarsi con l”eroe di turno” che agisce…
    Poi,se aggiungiamo che il sesso non è solo l’atto in sè,ma che gioca un ruolo primario anche la fantasia..

    Quello che dici tu, a mio parere, è quando assisti alle imprese di Rambo.
    Nel porno invece io vedo una esperienza di “interessere” ed i confini fra chi osserva e chi agisce in una certa misura svaniscono.
    Lo so, mi prenderò del guardone dai soliti ben pensanti, che al massimo osano leggere un articolo su sesso e spiritualità se scritto da un maestro zen o dal papa (che lo vede “non per piacer mio ma per dare un figlio a Dio), ed invece sono un normalissimo eterosessuale con una vita assolutamente nella media, ma a cui piace pensare e meditare su ciò che fa.
    Che non disdegna gli insegnamenti ma a cui piace ricavare qualcosa anche dalla propria esperienza, meditandoci sopra.

  23. eckhart scrive:

    Wuaw:Nel porno invece io vedo una esperienza di “interessere” ed i confini fra chi osserva e chi agisce in una certa misura svaniscono.

    Sì,inter-essere..intendevo in questi termini..
    Ps perchè ti poni il problema di cosa pensano gli altri di te?

  24. atisha scrive:

    non sono bacchettona.. mai stata, e confesso che ho guardato film porno.. forse un po’ trascinata.. ma l’ho fatto.. ne ho fatta esperienza..
    ora sai che mi succede?
    non riesco a vedervi nessuna arte… mi scappa da ridere e basta.. vedo marionette che si muovono.. o foto “artistiche” che si “sciolgono” da sole ai miei occhi… sarà pure un Gioco Divino anche quello ma non ha più alcuna presa su di me… la mia sessualità è variata molto.. moltissimo..

  25. atisha scrive:

    ..anzi, non è più sessualità…. :))))

  26. eckhart scrive:

    arte, zero… il porno si prefigge altri scopi..

    sì ,mi chiedo anch’io cos’è oggi per me la sessualità..

  27. Wuaw scrive:

    Amici attenzione.
    Nel libro “Dice lo Zen” di Tsai Chih Chung (libro a fumetti ma non per ciò meno profondo ed istruttivo), è riportato il raccontino del monaco che fu abbracciato da una bella ragazza per invito della vecchia e pia signora che lo manteneva (ecco, per inciso, sull’altro aspetto, quello che riguarda la vita monacale, i monaci hanno bisogno di essere mantenuti).
    Interrogato sull’effetto che la cosa gli faceva disse che era l’effetto di un albero secco che si appoggia ad una rupe gelida.
    Al che la vecchia signora, scoprendo che si trattava di un imbroglione, lo congedò piuttosto bruscamente.
    Solo per osservare che probabilmente (è la mia opinione) non dobbiamo avere troppa fretta di considerare superati i nostri ruoli, il nostro ego, la sessualità e l’importanza da dare all’opinione altrui, perchè la vera indifferenza, l’equanimità, si raggiunge solo quando ad ogni cosa viene dato il giusto.
    A 65 anni suonati certo la sessualità non è il “problema” che era a 20, ma se ragionassi in termini di rupe gelida mi sentirei molto ipocrita e poco zen, e le due cose, ma sopratutto la prima, mi darebbe fastidio.

  28. eckhart scrive:

    no,non intendevo dire quello…almeno io..
    Tutto si trasforma,anche la sessualità,ecco il punto,senza deviarlo..

    pS Mi piacerebbe saper come ha fatto a scoprire la vecchia signora che il monaco mentiva.. :-)))

  29. atisha scrive:

    eck: sì ,mi chiedo anch’io cos’è oggi per me la sessualità..

    wuaw: non dobbiamo avere troppa fretta di considerare superati i nostri ruoli, il nostro ego, la sessualità e l’importanza da dare all’opinione altrui….

    atisha: non è possibile avere fretta, è un processo lento…
    Non c’è sesso tra gli angeli… :)) ma quando shiva e shakti s’incontrano, apriti Cielo!… ma non è il cielo conosciuto fatto di pulsioni, eros,visualizzazioni, usi e abusi..
    e non è liberismo!
    Quel Cielo è altro… non è più gioco tra “fantasmi”.. e non ha obbiettivo alcuno.. quel Cielo non si lascia penetrare nè lacerare… quel Cielo non finge nessun processo di forzatura, non si abbandona alla vergogna..
    è un Cielo in cui non c’è più proiezione sull’altro.. e non c’è “sentimento”.. non c’è sogno, non ci sono condizioni, perchè non c’è “nessuno”.. solo un’esperienza dove “nessuno” può attaccarsi..
    Quel Cielo è circolare dove non puoi che tornare a Te stesso, anche se necessita essere in due…
    Non è sesso, non è ruolo, nè abbandono del sesso…
    e non è importante che gli altri capiscano. Essi possono solo ascoltare…

  30. Nei percorsi spirituali “alternativi” spesso vi sono dei condizionamenti altrettanto forti di quelli presenti nelle religioni tradizionali. Ho scelto gli articoli di Vajra Karuna, monaco Zen gay, perchè trovo che si esprima fuori dal coro. Altri suoi scritti (in inglese) a http://members.aol.com/_ht_a/gayzenla/myhomepage/ alcuni dei quali presenterò sul sito.

    Anche nei percorsi spirituali non tradizionali vi sono giudizi e “modi di essere”. Ad esempio, “bisogna” sempre fare sesso “col cuore”… oppure essere lenti, mooooolto tantrici, consapevoli.

    Ritengo che finchè non accettiamo la nostra natura sessuale nella sua totalità, sia divina che grezza, saremo limitati nel riconoscimento e nell’espressione della nostra natura. Se riesco a trovare il divino nella prostituta, la prostituta in una donna che amo, se riesco a fluire con la sensualità divorante della donna cannone o con l’intensità profonda di un’handicappata, mi avvicino ad essere un “sacro prostituto”, nell’etimologia di “pro-stare”, stare per, darsi con generosità, non fare più distinzioni mentali. Sembra un tornare al “basta che respiri” :-) ma le due cose sembrano vicine solo apparentemente, come quando si doppia qualcuno in un circuito e i due si trovano di nuovo vicini. Se non si è seguito tutto il percorso non si capisce.

    Questo non si impara nei corsi di tantra, ma sul campo della vita, talvolta con terrore e altre volte in modo estatico, anche se i corsi di tantra possono talvolta rappresentare una palestra. Essere attratti o rifiutare il porno è ininfluente, diventa una delle tante espressioni umane che, in assenza di giudizi, ci può anche lasciare indifferenti come adulti, ma come per qualsiasi energia potente non dovrebbe essere accessibile a chi non ha gli strumenti per gestirla, come i minori, a cui non diamo giustamente neanche in mano armi o automobili.

    Perchè mai li proteggiamo? Perchè sappiamo che la loro consapevolezza non è abbastanza solida per il porno o per guidare un’automobile. Il punto è tutto qui, tanto più siamo consapevoli quanto più possiamo accettare di metterci in gioco con la sessualità e tanto più le nostre azioni, per quanto controverse, saranno guidate dalla consapevolezza.

  31. eckhart scrive:

    Ivo:Anche nei percorsi spirituali non tradizionali vi sono giudizi e “modi di essere”. Ad esempio, “bisogna” sempre fare sesso “col cuore”… oppure essere lenti, mooooolto tantrici, consapevoli.

    Beh sì..solo l’ultimo che hai detto.. :-))

    …Se non ricordo male,osho,pur non condannandola,riteneva comunque l’omosessualità una forma di ostacolo al risveglio.
    Forse perchè ci vedeva una forma di fobia,rispetto invece ad una forma di eventuale promiscuità.

  32. atisha scrive:

    Ivo: “bisogna” sempre fare sesso “col cuore”… oppure essere lenti, mooooolto tantrici, consapevoli…

    ahahahahah….. queste sono baggianate per tirare su approvazioni e soldoni..
    spiegatemi come si fa a fare sesso “con cuore” se in testa hai solo una rappresentazione: l’organo sessuale…
    io direi ad un eventuale corso: “fai sesso con l’organo sessuale.. concentrati su quello, visualizzalo… gratificalo… sii totale… vai veloce, sii meccanico.. ma osservati mentre fai tutto ciò.. osserva la tua meccanicità.. la tua “perversione” il tuo pensiero fino dove si spinge.. spremi fino in fondo questo frutto..
    ma osservalo.. ed osservati..
    “Osservarsi”mentre si “fa l’amore” (sono stata delicata ma avrei voluto usare la parola sc… ) è praticamente impossibile … ma nello “sforzo” consapevole, conscio.. se ne vedono delle belle…
    è quello secondo me l’esercizio da approfondire.. scrutare la propria animalità… la propria meccanicità.. la propria velocità, ansia… sviscerarla.. usarla fino in fondo..
    fino alla grassa risata.. perchè prima o poi fuoriesce se si è Totali!

  33. atisha scrive:

    Ivo: Essere attratti o rifiutare il porno è ininfluente, diventa una delle tante espressioni umane che, in assenza di giudizi, ci può anche lasciare indifferenti come adulti..

    atisha: Se ce indifferenza non può esserci attrazione.. ma se c’è ancora attrazione non si può parlare di consapevolezza.. o di vedere il divino nella prostituta..
    lo si può vedere anche per strada quando è vestita il divino nella prostituta, perchè essa è Divina, un’Immagine Divina manifesta..
    Usciamo dal sogno!
    il Divino si mostra a noi in molte forme.. anche nel falso guru (che trasforma il proprio ego in Dio) nel saggio.. e nel demonio… (sono nostre sfaccettature)
    Sappiamo che il “demonio” ha semplicemente “fame” d’amore.. esso è un angelo caduto.. e cerca di comprarsi quell’amore, lo pretende e lo compra.. lo controlla…
    Sta sempre a noi non usare quel “demonio”.. ma riconoscerlo per quello che è.. accettandolo fino in fondo..
    ma accettare non significa continuare ad usare, con la scusa di “saper vedere la sua parte divina”..
    questa è una trappolona dell’ego che riperpetua un tradimento.. verso se stesso…
    Attenzione ai frutti velenosi nascosti dell’ego…

  34. Sakshin scrive:

    Indipendentemente da giudizi moralistici, quando c’è pornografia non c’è tenerezza, affetto… e, secondo me, nemmeno consapevolezza.
    C’è solo una attenzione concentrata sugli organi sessuali tesa a ricavare una sorta di periferico piacere corporeo, fine a se stesso.
    Una ricerca di scarico di tensioni psico fisiche varie…
    Il porno quindi sta alla sessualità amorevole e consapevole come l’uso strumentale di oggetti per trastullare ansie mancanze sta alla condivisione affettiva dei sensi e affetti.
    Perciò, senza condannare o creare sensi di colpa, va detto però che la sessualità porno è effettivamente una sessualità senza “cuore”.
    Così come la prostituzione. Sono faccende di “testa” che usano gli organi sessuali, ma che poco hanno a che vedere con la sessualità amorevole e consapevole. Sono surrogati che si possono attuare in mancanza di meglio… o per difficoltà, onestamente, a fare di meglio con la propria situazione psico affettiva. Almeno in certi momenti del proprio iter evolutivo.

  35. eckhart scrive:

    Sta sempre a noi non usare quel “demonio”.. ma riconoscerlo per quello che è.. accettandolo fino in fondo

    Quindi: nel “mettersi in gioco”,come dice Ivo,o attraversare quella sconosciuta barriera che è in noi,tu lo trovi un tranello teso dall’ego per giustificare quella che è in fondo solo attrazione..interessante..
    Però,mi chiedo solo, come si possano conoscere tutte le nostre paure,le nostre insondabili radici,se non le svisceriamo,a volte dunque,”catarticamente”,fisicamente…

  36. eckhart scrive:

    Ops..la prima frase è una citazione da Atisha

  37. Sakshin scrive:

    Eck:
    “Però,mi chiedo solo, come si possano conoscere tutte le nostre paure,le nostre insondabili radici,se non le svisceriamo,a volte dunque,”catarticamente”,fisicamente…”
    °°°
    Sicuramente vivendole, affrontandole… ma, possibilmente, per andare oltre, crescere… per divenire realmente consapevoli.
    Non è facile perchè la mente può trovare sempre ideologie che favoriscono l’auto indulgenza, la coatta meccanicità, il narcisismo camuffato… la finta consapevolezza che si crogiola nella continua e reiterata sperimentazione… l’abuso.
    Non c’è niente di male sia nel porno che lo stare nell’nconsapevolezza… ma, per un ricercatore del vero è questione di essere onesti con se stesso.

  38. atisha scrive:

    ECK: Però,mi chiedo solo, come si possano conoscere tutte le nostre paure,le nostre insondabili radici,se non le svisceriamo,a volte dunque,”catarticamente”,fisicamente…

    ATI: Sicuramente vivendole, affrontandole… ma, possibilmente, per andare oltre, crescere… per divenire realmente consapevoli.
    Non è facile perchè la mente può trovare sempre ideologie che favoriscono l’auto indulgenza, la coatta meccanicità, il narcisismo camuffato…
    aggiungo che andare oltre non è facile… lasciare il passato alle spalle non è facile…è nella natura dell’ego riproiettare il passato nell’avanti per riprendere forza, per riaddomesticarci e farci riattaccare all’esperienza passata..
    Come assumerne il controllo?
    ad un certo punto con la sola osservazione, reinterpretando gli avvenimenti attuali, invitando nuovamente la parte “angelica” al suo funzionamento, senza dover correre il “rischio” di riprovare a “totalizzare” l’esperienza di sempre..
    con Fiducia..
    Ogni volta che ci si lascia andare alla Fiducia, alla parte “angelica”, l’ego se ne accorge e smette di combattere… smette di favorire l’autoindulgenza che nominava Praj…
    (questo per ciò che ho osservato ed osservo in “me”)

  39. eckhart scrive:

    Voi dite “favorire”, “invitare”…
    In fondo,mi pare,che ciò che consente il tutto sia l’attenzione profonda (e chi la consente?) e che dunque tutto “si stacchi” da sè al momento giusto.
    ( E che a volte ,inconsciamente,giustifichiamo pure questo sostare nell’invischiamento,perchè non lo riconosciamo sino fondo e crediamo di stare osservando..
    No,non è certo facile..)

  40. (Y)am scrive:

    A volte il passato ci rimane sullo stomaco per mesi interi, pur accogliendolo, accettandolo..poi cosi come era arrivato se ne va..all’improvviso.
    Sul sesso c’e’ poco da dire….e’ una questione karmica..se lo vivi con la testa vuol dire che vivi anche tutto il resto con la testa……ma prima o poi qualcosa cambiera’….

  41. atisha scrive:

    Yam: A volte il passato ci rimane sullo stomaco per mesi interi, pur accogliendolo, accettandolo..poi cosi come era arrivato se ne va..all’improvviso.

    atisha: ..anche per anni..
    ma non se ne va all’improvviso.. se ne va nel momento in cui si è reali, totali nell’accettazione..
    poi il nostro “ego/mente” pensa sia accaduto all’improvviso..

  42. Wuaw scrive:

    Ho letto un pò frettolosamente i recenti interventi e debbo dire che li apprezzo molto.
    Vorrei tornare ad un punto di IVO in cui fa riferimento al pericolo della pornografia e la assimila alle armi, che giustamente sono sottratte (dovrebbero essere sottratte) alla disponibilità dei minori.

    Non solo sono pienamente daccordo ma vado oltre.
    Ma voglio sottolineare prima che questa ipotetica chiarezza, che “egoisticamente” mi attribuisco, discende dal riconoscimento dei ruoli, dal non sentirsi già nel nirvana ma nel riconoscere si essere ancora nel samsara, unico mezzo per…..
    Ma non è per i massimi sistemi che sto intervenendo.
    Se si rimane con i piedi per terra, senza astrazioni estreme nè prese di posizione pseudomoralistiche, si ha più probabilità di centrare il problema ed avviare soluzioni.
    (qualcuno parlerebbe di via di mezzo)
    Sul problema giustamente posto da Ivo, ecco, così mentre ho sottolineato che da alcune manifestazioni “spinte” del sesso si può ricavare qualcos di buono, è invece pessimo l’uso che la nostra società bacchettona permette invece che se ne faccia.
    Da un lato si vuole punire i clienti del più antico mestiere del mondo, dall’altro non ci si scandalizza che si usi il veicolo sesso per vendere qualsiasi cosa, dal grissino al frigorifero, dalla macchina al profumo.
    Così come vanno protetti i minori, che vanno assolutamente protetti, và anche protetto il maggiorenne che non vuole essere bombardato da indiretti messaggi in ogni momento della giornata.
    Ecco perchè considero l’ipocrisia il peggiore dei peccati ed il richiamo al dubbio sulla nostra stessa maturazione un invito necessario.

  43. saba scrive:

    Posto pienamente il commento numero 33!

    Posto anche Wuaw
    Così come vanno protetti i minori, che vanno assolutamente protetti, và anche protetto il maggiorenne che non vuole essere bombardato da indiretti messaggi in ogni momento della giornata.
    Ecco perchè considero l’ipocrisia il peggiore dei peccati ed il richiamo al dubbio sulla nostra stessa maturazione un invito necessario.

    Ogni tanto soffro x la non consapevolezza della quasi totalità delle persone che conosco. Ma + che altro la verità è che sono triste per me che sono “solo” in quanto incompreso dagli altri. Solo in secondo luogo mi dispiace per gli altri che soffrono a causa delle loro azioni inconsapevoli ma questo è un altro tipo di sofferenza che mi tocca in modo diverso.

    Secondo me la verità è relativa. L’unica verità non relativa è la nostra stessa verità che possiamo comprendere pienamente solo noi. Vale anche per il sesso?

    Il volersi unire ad un altra persona credo sia solo un modo per appagare i propri bisogni. Infatti è volersi unire. Siamo noi che lo vogliamo. Quando mai ci sono stato con una ragazza che non mi piaceva?! In realtà l’ho fatto ma a che scopo? Per lei o per soddisfare un mio piacere personale? La seconda… In ogni caso fare una cosa per appagare i bisogni dell’altro credo sia sbagliato perchè non è detto che dobbiamo essere x forza noi a dover provvedere. Dovremmo invece pensare a noi e non cadere nell’errore di credere di aiutare l’altro mentre poi facciamo tutto per soddisfare il nostro bisogno di sentirci utili o di possedere qualcosa… e quando non veniamo ringraziati adeguatamente o veniamo lasciati ci arrabbiamo e ne traiamo risentimento o diventiamo violenti (vale soprattutto per gli uomini)…

    Provare piacere nel vedere godere l’altro? Credo che in realtà si prova piacere sempre per se stessi. Faccio un esempio. Se io sono molto altruista e mi piace vedere felici gli altri cerco di aiutare più perosne possibili. Lo faccio per loro o perchè mi rende felice?
    Certo è bello che la mia felicità o il mio piacere sia anche quello dell’altro. Credo che la chiave di tutto sia questa. Siamo degli egoisti a cui paice essere altruisti.

    In ogni caso temo che ad un certo punto del cammino spirituale l’unico modo per andare in profondità sia isolarsi in un monastero o in eremitaggio fino a capire veramente chi si è. L’insegnamento migliore è: “conosci te stesso”. Però nel momento che questo risulta un peso troppo grande e genera una sofferenza maggiore di quella che si prova vivendo la vita di sempre, secondo me, e sottolineo secondo me che non sono nessuno, sarebbe meglio smettere. Questo non vuol dire arrendersi alla prima difficoltà ma come si è già accennato sopra, essere sinceri con se stessi e non lasciarsi ingannare dall’ego che, da quanto ho capito sino ad ora, è molto molto astuto. L’ego potrebbe anche consigliarci di suicidarci perchè questo mondo non fa per noi. Quindi attenzione a prendere decisioni affrettate in momenti di sconfroto. Voglio dire che se devo prendere la decisione di andare in un monastero dovrò prenderla in un momento in cui tutto di questa vita mi va bene e nonostante ciò dentro di me sento che c’è qualcosa in più da scoprire. Io personalmente se scegliessi di abbandonare tutto quando però in realtà non ho niente da perdere perchè tutto mi va male mi sentirei solo un codardo o un ipocrita. Certo con questo non voglio dire che prima mi creo una famiglia felice e poi l’abbandono: non fraintendetemi.

    Ma se l’ego si basa sulle esperienze che abbiamo vissuto per costruire ragionamenti all’apparenza leciti facendoci vedere la realtà in modo deviato come possiamo sperare di intravvedere un minimo di realtà? Forse se viviamo nel presente, come insegnano gli illuminati, allora il passato per noi non conterò e l’ego perderà potere?

    Quindi, x nn andare troppo fuori tema, x es quando si vive una storia con un altra persona secondo me la cosa migliore sarebbe dimenticarsi delle esperienze passate (positive o negative o assenti che siano) e vivere nel presente senza aspettative che creano attaccamento e che proiettano nel futuro e non fanno vivere pienamente il presente.

    Quindi un consiglio che mi sento di darmi è: prendi le tue scelte in base a quello che conosci ma prendile e non stare fermo in eterno senza paura di sbagliare! Non voglio perdere la mia vita studiando libri e libri di insegnamenti senza vivere i molteplici aspetti della vita. Una ragazza un giorno mi disse io ho sofferto tanto per amore ma almeno non avrò rimpianti. Per lei era importante questo: vivere senza rimpianti. Per me a differenza sua quello che era importante era invece non creare sofferenza x me e per gli altri a causa della mia insicurezza. Chi sbagliava?

    C’è il tempo per leggere e quello per mettere in pratica e per dimenticare tutti gli insegnamenti ricevuti. Un altro insengmaento che giudico molto importante è: una volta raggiunto un certo livello di consapevolezza è necessario liberarsi degli insegnamenti alla stregua di un serpente che cambia la propria pelle…

    Infondo se non si fanno esperienze senza essere condizionati dagli insegnamenti stessi, come si può sapere se quegli insengamenti sono corretti o meno? Ricordiamoci che chi ha ideato gli insegnamenti non li sapeva a priori: li ha dedotti osservando la realtà circostante. Quindi se non si sta attenti, dato che possono essere mal interpretati, qualsiasi insegnamento può essere una trappola. In ogni caso uan trappola è per chi ha la necessità di caderci. Per chi non la vede e quindi è giusto che ci cada, ma è giusto che venga aiutato a vederla da chi ne sa qualcosa di più.

    Se non si mette in pratica cmq vuol dire che non si è in grado di comprendere l’insegnamento.

    Secondo me l’insengamento del porno si può riassumere in: fai sesso con persone che non conosci e trai eccitamento sessuale guardando foto e video da amplessi alturi… Devi riuscire a trarre piacere concentrandoti sui corpi e sul piacere degli altri senza badare alle tue sensazioni, al tuo corpo e alle tue reali necessità. Lascia che gli altri decidano i tuoi gusti, quello che deve essre eccitante per te, quali sono le posizioni più apapganti, i vestiti più erotici. Lascia che il sesso entri in ogni parte della tua vita, lascia che le donne, o gli uomini, per te suano solo quello e immagina di fare sesso in qualsiasi situazione della tua vita. Non importa chi è l’altro ma se è abbastanza attraente per darti piacere fisico…. E chi più ne ha più ne metta.

    Invece l’insegnamento della vera e matura sessualità? Ha senso cercare una definizione? Pongo la domanda alle persone che hanno voglia di rispondere… io così su due piedi x ora non ci provo anche perchè mi sa che ho scritto abbastanza per ogggi! :-p

  44. saba scrive:

    x atisha: a volte i messaggi non vengono inseriti subito in quanto vengono prima moderati.

  45. atisha scrive:

    saba: Non voglio perdere la mia vita studiando libri e libri di insegnamenti senza vivere i molteplici aspetti della vita.

    sì.. alcuni (in random?? o quelli lunghetti? boh) vengono premoderati.. ma chi li scrive già li vede pubblicati.. in effetti non ci capisco grankè.. va tutto bene..

    Non è possibile solo studiare gli insegnamenti senza metterli in pratica.. io penso sia possibile fare entrambe le cose..
    vivere la vita “per come accade”, cioè sperimentare le variabili, e nel contempo portare a “casa” gli insegnamenti.. le comprensioni..
    poi le stesse (comprensioni) più andranno in profondità, più azioneranno la nostra Vita affinchè venga vissuta con consapevolezza…

    Studiare gli insegnamenti e reprimere l’ego penso sia una via ardua e per pochi..

    Bello il tuo intervento!

    :)

  46. saba scrive:

    Grazie del complimento… mi sono impressionato anche io dopo averlo scritto! Cmq l’ultima parte contiene molti errori di ortografia xkè l’ho scirtta in fretta. Spero che qualcuno mi dia il proprio punto di vista. Ci tengo.

    Ci tengo anche a dire (e vi assicuro che non è per adulare tanto nè io nè voi ci conosciamo) che il merito di queste mie riflessioni va, oltre che a me al mio maestro e a tutti quelli che hanno scritto i libri che ho letto, anche a tutti i partecipanti che mi hanno fatto riflettere con i loro commenti e i loro spunti.
    Già cercare di mettere per iscritto (esternare) quello che si ha dentro e quello che si ha imparato, in modo che possa essere compreso da altri, è un modo per capire meglio e per “fissare” quello che si pensa. Inoltre sentirsi utili e allo stesso tempo essere realmente utili agli altri con i propri interventi, è davvero il completamento di qualcosa.

    Se poi si ha la possibilità di leggere commenti che derivano da una certa ricerca personale, si accinge ad una ricchezza unica che, parlando e confrontandosi sinceramente, non può fare altro che aumentare e creare qualcosa di vivo. E’ davvero bello per me scrivere su questo sito e parlare di argomenti che mi sta molto a cuore comprendere.

    Ecco forse ci sono: il rapporto tra due persone così come anche il sesso dovrebbe essere il completamento di qualcosa. L’unione completa il singolo individuo. Il piacere dell’uno completa quello dell’altro ma non è una cosa che dobbiamo essere noi a cercare e a pretendere a tutti i costi.
    O è una cosa che nasce (e muore) in modo spontaneo o non ci sarà mai completezza e quindi giustizia, verità, libertà…
    Ho imparato in altri contesti che pensare a quello che l’altro pensa o desidera (senza magari averglielo mai chiesto e ottenuto una risposta davvero sincera) ci fa senza ombra di dubbio vivere e comportarci in modo falso e ingiusto con noi e con gli altri.
    Allo stesso modo fingere di essere quello che non si è, alla lunga provoca dei danni alle persone che ci circondano. Quindi pensiamo bene a ciò che siamo: non è facile. Ma così come chi vuol smettere di fumare o di drogarsi può farcela anche chi vuole smettere di vivere con la felicità degli altri può farlo.
    Se ognuno è felice non recherà dolore al prossimo e la felicità di questi verrà da se. Allo stesso modo se ognuno è soddisfatto di se non ruberà il corpo o cerchrà di impossessarsi della felicità degli altri.

    Alla fine credo che il fatto che siamo attratti naturalmente dalla nostra parte complementare verrà a galla da sè e senza nuocere a nessuno cercando di prendere a tutti i costi. Perchè tutti siamo quello che siamo e togliendo ogni tipo di cultura e di condizionamento sociale viene fuori la nostra vera natura dalla quale hai voglia a fuggire; che si sono creati solo secoli di violenze e soprusi di ogni tipo.

    La colpa è di quanti non accettano quello che sono. A volte è giusto non accettarsi perchè spesso ciò che crediamo di essere è frutto di condizionamenti. Quindi finchè saremo condizionati dagli altri sarà difficile capire davvero chi siamo. Se la mattina ci alziamo e dobbiamo mettere in atto delle strategie per filtrare i nostri comportamenti e adattarli alla società in cui viviamo è ovvio che se non si sta attenti si rischia di confondere se stessi con la società in cui si vive.

    Se quando andiamo a letto con qualcuno cerchiamo di fare ciò che abbiamo visto in un film porno perchè crediamo sia la cosa più eccitante da fare non è che magari si rimane delusi dal sesso? Non dal sesso ma da quello che abbiamo dato per nostro ma non lo era e delle aspettative che avevamo che non sono state soddisfatte.

    E qui torno alla possibile utilità che potrebbe avere la vita monastica o da eremiti: la mancanza di condizionamenti esterni e di aspettative. Per contro c’è la rinuncia a molte cose tra le quali il sesso appunto. Però se si vivesse in mezzo ad altre persone consapevoli si potrebbe vivere come in un grande monastero all’aperto e senza mura: la nostra stessa vita. Allo stesso modo se si impara a capire chi si è e chi invece si è costretti a volte ad essere, magari per non nuocere agli altri con cose che non possono ancora capire (o meglio che non siamo in grado di fargli capire); il cammino di ricerca di se si può fare anche dove siamo vivendo in mezzo a persone di svariati livelli e aiutanto di tanto in tanto qualcuno che ne ha realmente bisogno ad uscire dal priprio sogno.

    Si credo che se siamo abbastanza bravi ad ammetterlo, siamo molto più utili qui dove siamo. Ma è proprio sicuro che questa sia la nostra necessità? Se si allora è più logico rimanere. Se no allora è meglio andare. Parlo soprattutto per me che me lo sto a chiedere ogni giorno!

    Allo stesso modo siamo sicuri che la nosrtra necessità sia il solo sesso? Soddisfare l’altro? Non è che qualcuno ci impone di nascondere la nostra sessulità e quindi crediamo di averne più bisogno di qualcos’altro come ad es l’affetto o un semplice abbraccio affettuoso.. io x es starei ore ed ore abbracciato con una ragazza senza fare altro.

    Cmq se è il solo sesso che cerchiamo la cosa migliore è andare dalle da un altro/a come noi che cerca solo quello.
    Anche se i sentimenti non ci vengono proposti dalla tv (trenne ke a s valentino) e vengono spesso criticati come un segno di debolezza soprattutto per gli uomini (ma non nelle donne xkè già sono etichettate come +deboli e quindi è ovvio che abbiano sentimenti e piangano…), se è l’affetto che vogliamo, allora tiriamo fuori il coraggio e facciamolo sapere o capire.

    Sempre parallelamente non è che qualcuno ci “impone” di nascondere la nostra spiritualità e che quindi ci sentiamo come spinti o costretti a credere che sia la cosa più importente? Quel qualcuno potrebbe essere anche il fatto che nella nostra società la spiritualità non è cosa praticata e presa in considerazione da molti e quindi non ci sentiamo abb liberi di esprimerla. La spiritualità è di sicuro importente, ma lo è allo stesso modo lo è anche l’aspetto fisicio nel quale c’è anche il sesso.
    Quindi per il momento io sono dell’idea che sia sbagliato rinunciare a priprio al sesso, come è sbagliato rinunciare a priori ai propri bisogni di affetto solo perchè magari pensiamo che se lo dimostriamo siamo vulnerabili o che ci potrebbero criticare giudicandoci dei deboli. O semplicemente che se gli diamo ascolto finiremo con il soffrire.

    A priori cmq non si risolverà proprio nulla. Agendo in base a quello che si vuole in questo preciso momento e imparando dai propri sbagli invece ci si evolve, e probabilmente poi evolverà anche quello che vogliamo.

    Cercare di volere già un volere evoluo prima di evolversi credo sia furviante e controproducente.
    Io per esempio al momento vorrei l’illuminazione ma perchè ho letto che gli illuminati non provano sofferenza… è quasi un capriccio. Però il mio livello reale è che ho bisogno di una ragazza… questo è il fatto: sofferenza provocata dall’attaccamento o no io ne ho bisogno.
    Il mio volere reale è ad un livello diverso da quello che ho sviluppato leggendo i libri.

    La realtà non si può negare e utilizzando la logica si arriva sempre alla verità anche se spesso ci si impiega molto tempo…
    Seguendo gli insegnamenti sapienziali invece e fidandosi, sperando di trovare quelli veri, si rischia di sbagliare meno, ma in ogni caso dire l’ultima parola sta sempre a noi.

    Ammetto che i miei interventi potrebbero essere letti come degli insegnamenti. Tuttavia so di non essere un maestro in quanto non ho compreso pienamente tutto quello che dico e tanto meno tutto quello che ho bisogno ancora di sapere.
    Per questo ci tengo a precisare che non è mia intenzione dare lezioni di mezze verità… e tanto meno gratis tra l’altro!!!

  47. Wuaw scrive:

    saba: Secondo me la verità è relativa. L’unica verità non relativa è la nostra stessa verità che possiamo comprendere pienamente solo noi.

    wuaw: hai detto una grandissima verità.

    saba: Si credo che se siamo abbastanza bravi ad ammetterlo, siamo molto più utili qui dove siamo.

    Wuaw: E’ questo un punto in cui mi trovo ancora una volta pienamente daccordo, e sicuramente non solo io, ma molti con molta maggiore autorevolezza.
    E’ il “quì ed ora” che è l’unico ingresso per il nirvana.

    Più in generale mi dichiaro daccordo su quasi tutto quello che dici e centri molte delle problematiche che riguardano il significato del sesso.
    Con la maggiore serenità (pace dei sensi? non del tutto ancora, per fortuna) della mai età e della condizione di nonno ti esprimo il mio punto di vista.
    Come si è abusato e si abusa ancora e da ogni parte con il termine “Amore”, esiste un abuso per quanto riguarda il sesso.
    In generale è un abuso repressivo, che nasce dalle religioni (dalla maggior parte delle ) e dalla ipocrisia conseguente delle cosidette società civili, che nascondo il sesso, le sue pulsioni, i suoi organi (“le vergogne”), mentre poi lo usano spudoratamente e subdolamente per vendere …. i detersivi.
    Da questo abuso nasce una grande confusione.
    E come per ogni repressione c’è una focalizzazione dell’attenzione e quindi esplosioni più o meno controllate.
    Ancora una volta la pornografia ci torna utile.
    Quella a cui alludevo nel mio intervento, ed in cui trovavo spunti interessanti di riflessione, è la semplice osservazione e la conseguente partecipazione con la fantasia a quello che normalmente nelle coppie avviene e da piacere ad entrambi, nei rispettivi ruoli.
    Quello che si pensa comunemente per pornografia va invece oltre, molto oltre, e piano piano scivola proprio nelle aberrazioni.
    Io credo le aberrazioni frutto di una sessualità repressa che nasce proprio dal pensare il sesso come indissolubilmente legato alla riproduzione.
    Nessuno nega che sia un suo fine importante, forse anche il principale. Ma allora perchè in ogni rapporto si sprecano milioni di spermatozoi? Perchè ogni mese ogni donna “spreca” un propio ovulo? Perchè rimane la voglia del rapporto in coppie certamente non più fertili per motivi di età? (e quì parlo per esperienza personale, di coniugato sostanzialmente monogamo).
    Da tutto ciò discende una rivalutazione ed un ridimensionamento del sesso, a componente importante della vita umana, un pò spogliato da quei caratteri di sacralità riproduttiva che alcune religioni vogliano dargli.
    Ed allora si innesta su una osservazione fondamentale: noi siamo guidati, in ogni passo della nostra vita, da una bussola assolutamente chiara e precisa, la bussola del piacere e del dolore.
    E’ un fatto indiscutibile (infatti viene messo sempre a priori in discussione). E’ evidente a livello riflesso – ci ritraiamo dal fuoco, siamo attirati da … tante cose – è pure evidente a livello “primordiale” dagli organismi più semplici alla fase semplice degli organismi complessi (i neonati).
    Perchè non lo accettiamo? Semplicemente perchè passando dal semplice al complesso bisogna sapere leggere la bussola, che ora sembra più un complicato GPS con le zone permesse e quelle vietate.
    Ma la sopravvenuta complessità e la necessità di risolverla non contraddice il principio.
    Se succhiare il latte dalla mammella materna è certamente bene, andare a letto con la moglie di un amico è molto imporbabile che lo sia. Ma non è l’attrattiva del piacere ad indurci in inganno, ma la nostra incapacità a valutare e risolvere la complessità.
    Non ci aiuta però in tale senso il moltiplicarsi dei tabù, che al contrario ci frastornano.
    Nè ci aiuta l’ideale della vita monastica, se escludiamo periodi anche lunghi di riflessione con se stessi.
    Termino x troppo lungo

  48. saba scrive:

    wuaw: Se succhiare il latte dalla mammella materna è certamente bene, andare a letto con la moglie di un amico è molto imporbabile che lo sia. Ma non è l’attrattiva del piacere ad indurci in inganno, ma la nostra incapacità a valutare e risolvere la complessità.

    Non riesco a capire il nesso che colelga i due esempi.
    Il fatto di non voler risolvere la complessità porta a seguire solo la strada del piacere e quindi l’attrattiva egoistica del piacere personale (e sottolineo personale ed egoistica) ci trae in inganno perchè sembra la strada che provoca meno sofferenza.
    Se non accettiamo di essere degli egoisti, che cercano di porre fine alla loro sofferenza in tutti i modi, come possiamo essere onesti con noi stessi e realizzare anche un solo briciolo di vero altruismo?
    Ma questa domanda sembra fuori tema e allora la pongo in un altro modo.
    Se prima non accettiamo che abbiamo delle necessità, e che spessissimo cerchiamo di soddisfarle anche a scapito delle reali necessità del nostro partner, come possiamo dire di completarci a vicenda con il partner e di vivere il vero sesso o il vero amore? Come è possibile dire che il sesso non ricopre un ruolo falso dal momento che un rapporto non è vissuto con sincerità? Qualsiasi argomento comporti trattare questa sincerità non importa. L’importante come si dice è parlare… e non stare zitti per paura di troncare il rapporto. Questa paura credo sia dimostrata dal fatto che nel momento in cui si trova un altra persona disposta a soddisfare il nostro piacere, non facciamo fatica a staccarci da chi prima era il nostro amore. Al contrario spesso preferiamo aspettare di lasicare qualcuno se non abbiamo nessun altro. Magari prendendoci scuse del tipo mi dispiace lasciarlo/a ecc. Quando poi veniamo lasciati è una vera e propria tragedia. A cosa è dovuta questa sofferenza? All’attaccamento credo. Quindi amore=attaccamento? Credo che ognuno che voglia andarci fino in fondo debba farsi un esame di coscienza veramente sincero. Tanto non si scappa dalal verità nascondendola a se stessi. Possedere qualcosa, sentirsi alla guida del rapporto ci fa sentire bene. Al contrario sentirci guidati ci fa stare male. Per il momento io credo questo. Magari vale solo per gli uomini o magari solo per me… sarei felice se qualcun altro volesse dire la propria idea.
    Riguardo a te wuaw non sono in grado di darti consigli.
    Cmq dico in via generale che è stato provato scientificamente che guardare porno provoca dipendenza nel senso che più se ne guarda più se ne ha la necessità. Però postmetto che non sono ancora riuscito a capire a che ti po di pornografia tu ti riferisca.

  49. atisha scrive:

    saba: Al contrario spesso preferiamo aspettare di lasicare qualcuno se non abbiamo nessun altro. Magari prendendoci scuse del tipo mi dispiace lasciarlo/a ecc. Quando poi veniamo lasciati è una vera e propria tragedia. A cosa è dovuta questa sofferenza?

    atisha: sacre parole!.. che spesso sotterriamo nel nostro povero cuore condizionato, bisognoso ed attaccato al solo conosciuto…

    Se non c’è sacrificio, non ci sarà gioia… e di conseguenza Dono (Amore vero) alcuno!

    namastè

  50. saba scrive:

    spero di non aver offeso nessuno, non era mia intenzione. se è successo chiedo scusa a chi… perchè non era mia intenzione appunto. non sono qui per criticare ma per imparare.

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