<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Innernet &#187; scienza</title>
	<atom:link href="http://www.innernet.it/tag/scienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.innernet.it</link>
	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Dal Big Bang all’illuminazione: meditazione e fisica quantistica</title>
		<link>http://www.innernet.it/dal-big-bang-all%e2%80%99illuminazione-meditazione-e-fisica-quantistica/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/dal-big-bang-all%e2%80%99illuminazione-meditazione-e-fisica-quantistica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 17:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matthieu Ricard e Trinh Xuan Thuan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[buddhismo]]></category>
		<category><![CDATA[cosmologia]]></category>
		<category><![CDATA[Dalai Lama]]></category>
		<category><![CDATA[Gödel]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Varela]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=1382</guid>
		<description><![CDATA[Il dialogo fra uno scienziato occidentale, diventato monaco buddista, e di un buddhista orientale, diventato scienziato… la scienza e la spiritualità rischiarano entrambe la vita degli uomini: non potrebbero essere complementari? Sono davvero troppo estranee l’una all’altra perché il loro confronto possa essere diverso da un dialogo tra sordi? L’universo ha un inizio? La sorprendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2011/04/dal-big-bang-allilluminazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1385" style="margin: 6px;" title="dal big bang all'illuminazione" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2011/04/dal-big-bang-allilluminazione.jpg" alt="" width="150" height="220" /></a>Il dialogo fra uno scienziato occidentale, diventato monaco buddista, e di un buddhista orientale, diventato scienziato… la scienza e la spiritualità rischiarano entrambe la vita degli uomini: non potrebbero essere complementari? Sono davvero troppo estranee l’una all’altra perché il loro confronto possa essere diverso da un dialogo tra sordi?</p>
<p>L’universo ha un inizio? La sorprendente sintonia dell’universo è forse un segno che, nel nostro mondo, è all’opera un “principio della creazione”? E in tal caso, significa che esiste un Divino Creatore? L’interpretazione radicale della realtà offerta dalla fisica quantistica è conforme al concetto di realtà buddhista, o no?</p>
<p>Matthieu Ricard (ex ricercatore biologo del prestigioso Isitituo Pasteur, e da trent’anni monaco buddhista in Nepal) e Trinh Xuan Thuan (astrofisico, professore all’università della Virginia) dimostrano che questo antagonismo, quando è animato da sincero desiderio di comprensione reciproca, pian piano si dissolve a profitto delle convergenze e di una riconciliazione durevole.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ha senso un dialogo tra la scienza e il buddhismo? Può il buddhismo portare un contributo valido là dove i limiti della scienza lasciano un vuoto da colmare? Ed è in grado la fisica moderna di fornire al buddhismo degli elementi per la sua esplorazione della realtà?</strong></p>
<p>Matthieu: È impressionante che tu sia passato dal Vietnam a una vita da astrofisico negli Stati Uniti. Che cos’è che ti ha spinto verso la scienza?</p>
<p>Thuan: Gli anni Sessanta sono stati l’età d’oro dell’astrofisica. La radiazione fossile (il calore residuo del big bang) e i quasar (astri di una favolosa luminosità situati ai confini dell’universo, che emettono l’energia di una galassia intera in un volume poco più grande di quello del sistema solare) erano appena stati scoperti. Al mio arrivo negli Stati Uniti l’esplorazione del sistema solare grazie ai satelliti spaziali aveva raggiunto il culmine. […] Al centro di questo fermento intellettuale, era inevitabile che diventassi astrofisico. […]</p>
<p>E tu? Che cosa non ti soddisfaceva nella tua carriera scientifica? Lasciare un laboratorio di biologia a Parigi per un monastero tibetano in Nepal è perlomeno un percorso insolito!</p>
<p>M. – Per me, questa evoluzione si è svolta in una continuità naturale, nel corso di una ricerca sempre più entusiasmante del senso dell’esistenza. […]</p>
<p>Come condurre la mia esistenza? Come vivere in mezzo agli altri? Che cosa mi è possibile conoscere? Sono i tre interrogativi sui quali l’umanità si è arrovellata nel corso dei secoli. L’ideale sarebbe vivere in modo da conseguire un senso di pienezza che ispiri ogni istante e ci consenta d’essere senza rimpianti al momento della morte. Vivendo in mezzo agli altri dovremmo sviluppare un senso di responsabilità universale. Il nostro sapere dovrebbe rivelarci la natura del mondo che ci circonda e quella della nostra mente.</p>
<p>Questi stessi interrogativi sono al centro della scienza, della filosofia, della politica, dell’arte, dell’azione sociale e della spiritualità. <em>Chiudere in modo artificiale in compartimenti stagni queste attività, come accade spesso ai giorni nostri, significa inevitabilmente restringere la nostra visione dell’esistenza.</em> […]<span id="more-1382"></span></p>
<p>Dal XVII secolo, l’epoca della rivoluzione scientifica, fino ai nostri giorni, un crescente numero di persone ha considerato la scienza come sinonimo di sapere. La crescita esponenziale di informazioni che si accumulano, alimentata dalla scienza, non accenna a rallentare. Parallelamente, la pratica religiosa ha subìto un declino all’interno delle società laiche e democratiche e si è spesso radicalizzata nelle società rette da religioni di Stato. […] Sia che avessero carattere dogmatico o esperienziale, le grandi tradizioni spirituali offrivano, oltre alle loro concezioni metafisiche, regole etiche che costituivano punti di riferimento, talvolta illuminanti, talvolta vincolanti. Al giorno d’oggi, essendosi a poco a poco attenuati questi riferimenti, la maggior parte degli uomini non fonda più i propri pensieri né i propri atti su precetti religiosi, anche se, per tradizione, aderisce a una religione. Si fida più volentieri dei “lumi” della scienza e dell’efficacia della tecnologia, che permetterà, così spera, di risolvere tutti i problemi futuri. Alcuni ritengono tuttavia che la pretesa della scienza di conoscere tutto di tutto sia illusoria: la scienza è fondamentalmente limitata al campo di studio che essa stessa ha definito. E se la tecnologia ha portato immensi benefici, ha  provocato danni perlomeno altrettanto grandi. […]</p>
<p>Gli scienziati non sono né migliori né peggiori degli altri individui e cozzano, come tutti, contro i problemi etici sollevati dalle loro scoperte. <em>La scienza non genera saggezza</em>. Ha dimostrato di poter agire sul mondo, ma solo le qualità umane virtuose possono guidarci a far buon uso del mondo. Ora, queste qualità possono nascere solo da una “scienza spirituale”, o da ciò che qui chiameremo “spiritualità”. Una tale spiritualità non è un lusso, ma una necessità.</p>
<p>Nel corso degli ultimi vent’anni si è instaurato un dialogo tra la scienza e il buddhismo, caldeggiato dal Dalai Lama e da altri pensatori buddhisti. A partire dal 1987, per volontà dell’uomo d’affari Adam Engle e del neurobiologo Francisco Varela, sono stati organizzati periodici incontri tra il Dalai Lama ed eminenti scienziati (neurologi, biologi, psichiatri, fisici e filosofi). […]</p>
<p>La differenza più grande fra la scienza e il buddhismo risiede nelle loro finalità. Per il buddhismo, l’acquisizione di conoscenze avviene prima di tutto per uno scopo <em>terapeutico. </em>Si tratta di liberarsi dalla sofferenza, la cui causa è una forma particolare di ignoranza: una concezione erronea della realtà esterna e un asservimento al punto di vista dell’“io”, che immaginiamo risieda al centro di noi stessi. Il buddhismo pone l’accento sull’importanza di ottenere una visione chiara della natura della mente attraverso un’esperienza contemplativa diretta. […]</p>
<p>Per quanto profonde siano le scoperte del buddhismo, è importante tenere presente, leggendo quest’opera, che l’insegnamento del Buddha non è dogmatico. Si presenta piuttosto come un diario di viaggio che permette di camminare sulle orme di una guida. […]</p>
<p>Le conversazioni che seguono non hanno come obiettivo quello di imprimere alla scienza un’andatura propria del misticismo né di fornire conferme al buddhismo attraverso le scoperte della scienza. Si tratta di collocare la scienza in una concezione più vasta della vita che tenga conto del ruolo essenziale dell’esperienza soggettiva. Si tratta anche di collegare l’apparenza e l’essenza delle cose, mostrando che il buddhismo è in grado di risolvere l’opposizione tra il realismo, che ritiene che i fenomeni esistano nel modo solido e reale in cui sembrano esistere, e le scoperte della scienza moderna (soprattutto nel campo della fisica), che vanno contro questo attaccamento tenace alla realtà intrinseca delle cose. Esso può offrire, proprio da questo punto di vista, un inquadramento di pensiero e di azione coerente per il nostro tempo. […]</p>
<p>Questo dialogo riflette anche due spaccati di vita: quello di un astrofisico nato in una famiglia buddhista che desidera mettere a confronto le sue conoscenze scientifiche con le fonti filosofiche della sua tradizione, e quello di uno scienziato occidentale diventato monaco buddhista e indotto dall’esperienza personale a mettere a confronto due diversi approcci alla realtà. […]</p>
<p><strong>Uno degli interrogativi da sempre più affascinanti per la scienza, e allo stesso tempo denso di implicazioni etiche e religiose, è se l’universo abbia o meno avuto un inizio.</strong></p>
<p>Thuan: Allo stato attuale delle conoscenze, la teoria che meglio descrive l’origine dell’universo è quella del big bang. Si pensa che l’universo sia nato circa quindici miliardi di anni fa in una folgorante esplosione a partire da uno stato di inimmaginabile piccolezza, calore e densità, che avrebbe dato origine anche allo spazio e al tempo. Da allora l’universo è in espansione ed è diventato sempre meno denso e meno caldo. […]</p>
<p>All’inizio la teoria del big bang ha fatto fatica ad imporsi. Tuttavia, alcuni scienziati avevano preso sul serio l’idea di un’esplosione primordiale.</p>
<p>M. – Ma come si è prodotto un tal inizio?</p>
<p>T. – I fisici ci dicono che l’universo è nato dal vuoto. Ma non si tratta del vuoto calmo e tranquillo, privo di ogni sostanza e attività, che potremmo immaginare: il vuoto quantico è ribollente di energia, pur essendo completamente sprovvisto di materia. […]</p>
<p>M. &#8211; Un dotto amico tibetano al quale l’ho esposta, ha esclamato: «L’universo, il tempo e lo spazio che cominciano con un grande “bum”, <em>ex nihilo</em>, senza una causa? Ma così si ritorna a postulare l’esistenza di un Creatore che è causa di se stesso!»</p>
<p>Secondo il buddhismo, il tempo e lo spazio sono solo concetti legati alla nostra percezione del mondo fenomenico, e non hanno esistenza propria. In altri termini, non sono “reali”. L’idea di un inizio assoluto del tempo e dello spazio è quindi difettosa secondo il buddhismo: nulla, neppure l’inizio apparente del tempo e dello spazio, si può manifestare senza cause e condizioni, o per dirla in altro modo, nulla può cominciare ad esistere o cessare di esistere. Quindi il big bang può solo essere un episodio all’interno di un continuum senza inizio né fine.</p>
<p>T. – Sollevi la sconcertante questione di cosa sia successo “prima” del big bang. “Prima” tra virgolette, perché se il tempo è apparso con il big bang, questo concetto non era definito.</p>
<p>La scienza ci permette di risalire fino all’istante della creazione? La risposta è no. Per ora esiste un muro della conoscenza che chiamiamo il “muro di Planck”, dal nome del fisico tedesco che per primo si è dedicato ad esaminare questo problema. Il muro di Planck non costituisce un limite fondamentale alla conoscenza: è solo il segno della nostra incapacità di rendere compatibili la meccanica quantistica e la relatività. Dietro il muro di Planck si nasconde una realtà ancora sconosciuta ai fisici: alcuni pensano che la coppia spazio-tempo, così solida nel nostro mondo attuale, vada in frantumi; che il tempo cessi di esistere, e che i concetti di “prima”, “adesso” e “dopo” perdano ogni significato. Lo spazio, separato da quel suo compagno che è il “tempo”, è solo una schiuma quantica informe.</p>
<p>M. – Il buddhismo vede la realtà dell’universo in una prospettiva molto diversa, ritenendo che i fenomeni non siano veramente “nati”, nel senso di passare dall’inesistenza all’esistenza. Essi esistono solamente secondo la nostra verità “relativa”, ma sono privi di realtà ultima o assoluta. La verità relativa, o convenzionale, corrisponde alla nostra esperienza empirica del mondo, al modo ordinario in cui lo percepiamo, e cioè attribuendo alle cose una realtà oggettiva. Per il buddhismo questa percezione è ingannevole. In ultima analisi, i fenomeni sono privi di esistenza intrinseca, e questa è la “verità assoluta”. In questo caso, il problema della creazione è un falso problema, o perlomeno non si pone in termini così acuti come nel caso di una creazione <em>ex nihilo</em> di un universo dotato di esistenza propria. La creazione diventa un problema solo quando reifichiamo i fenomeni.</p>
<p>Questa posizione non esclude tuttavia il dispiegarsi del mondo dei fenomeni. È evidente che i fenomeni non sono non esistenti, ma se esaminiamo il modo in cui esistono, ci accorgiamo che non possiamo considerarli come una serie di entità autonome esistenti di per sé.</p>
<p><em>Dal punto di vista della verità assoluta, non c’è né creazione, né durata, né cessazione.</em> […]</p>
<p>Possiamo concepire il big bang come un’apparizione del mondo dei fenomeni che sorge da una potenzialità infinita ma non manifesta (che il buddhismo chiama in modo immaginifico “particelle di spazio”). Quest’espressione non designa delle entità concrete, ma una potenzialità dello “spazio”, che si potrebbe forse accostare al vuoto dei fisici, a condizione di non reificare questo vuoto. Ma non può esserci creazione <em>ex nihilo</em>. […]</p>
<p>T. – Allora quale spiegazione dà, il buddhismo, di come sia apparso l’universo? Ha una sua cosmologia?</p>
<p>M. – Sì, senza che questa descrizione sia presentata come un dogma. […]</p>
<p>È importante tenere presente che il concetto di formazione dell’universo appartiene alla verità relativa, al campo delle apparenze. In termini di verità relativa, quindi, il buddhismo parla di “particelle di spazio” intese non come oggetti, ma come potenziale di manifestazione. Si parla poi dell’espressione di questo “vuoto pieno” sotto forma di cinque “venti” o energie (<em>prana</em> in sanscrito), che si manifestano sotto forma di cinque luci colorate che si materializzano a poco a poco in cinque elementi: aria, acqua, terra, fuoco e spazio. La loro combinazione genera un “brodo”, un oceano di elementi che, scosso per effetto dell’energia iniziale, produce i corpi celesti, i continenti e le montagne, e infine gli esseri viventi. Ecco quindi come si forma un universo, nell’infinità di quelli esistenti. Non è prevista una creazione iniziale, perché l’idea di una causa unica è insostenibile.</p>
<p>T. – Nonostante il linguaggio immaginifico, questa descrizione dell’inizio del mondo ha delle risonanze sorprendenti con le idee moderne sulla nascita dell’universo. Siamo lontani da una concezione del mondo come risultato degli amori e degli odi degli dèi. Sono particolarmente incuriosito dalla somiglianza fra la nozione di “vuoto pieno” della scienza e quella del buddhismo.</p>
<p>M. – Certo, ma attenzione: c’è una differenza molto importante. La scienza parla di un universo-oggetto. Per il buddismo l’universo non è indipendente dalla coscienza, e senza cadere per questo nell’idealismo (secondo il quale il mondo sarebbe solo una proiezione della coscienza), diremo che il soggetto e l’oggetto si plasmano a vicenda.</p>
<p><strong>L’accumulazione di concetti e informazioni permette di raggiungere la conoscenza assoluta? Potrebbe, la scienza, rispondere un giorno a tutte le nostre domande sul mondo, e rivelare la “verità assoluta”? Come differisce l’approccio razionale e analitico della scienza dai metodi della scienza contemplativa buddhista? </strong></p>
<p>T.: Nella scienza, i metodi fondamentali delle scoperte sono la sperimentazione e la teoria fondata sull’analisi. Se il buddhismo certo non ignora la ragione e l’analisi, sembra tuttavia che il suo metodo principale sia la contemplazione. Puoi dirmi se la parola “conoscenza” ha lo stesso senso per un buddhista e per uno scienziato? Il tipo di conoscenza che si acquisisce con la meditazione è della stessa natura di una conoscenza razionale? Il contemplativo non deve forse abbandonare il processo analitico della conoscenza scientifica e purificare la sua mente da ogni forma di pensiero e concetto? Non deve forse ridurre il pensiero al silenzio, per arrivare a cogliere la realtà in modo non mediato?</p>
<p>M.: In base ai trattati buddhisti, il termine “logica” (<em>pramana</em> in sanscrito) significa “mezzo di conoscenza corretto”. Questa logica si impone in quasi tutti gli aspetti della conoscenza, scientifici o contemplativi. Si distingue però una conoscenza valida cosiddetta “convenzionale” da una conoscenza valida ultima, o assoluta. La prima ci informa circa l’apparenza delle cose (e ci permette di distinguere uno specchio d’acqua da un miraggio, una corda da un serpente), ma soltanto la seconda ci permette di cogliere la natura assoluta dei fenomeni (la vacuità, l’assenza di esistenza propria). Sono entrambe valide nel loro rispettivo registro.</p>
<p>La logica e la ragione sono anch’esse strumenti che vengono usati nella meditazione analitica, quando si osserva il funzionamento dei pensieri e si mettono in evidenza i meccanismi della felicità e della sofferenza. Si tratta allora di riconoscere il modo in cui funziona la mente: come procede, per percepire una cosa ed elaborarne un’immagine mentale? Quale tipo di eventi mentali favoriscono la nostra pace interiore, e aprono agli altri la nostra mente? Quali processi avranno invece un effetto distruttivo? Questa analisi ci conduce a capire come i pensieri si concatenino per, alla fine, incatenare noi. […]</p>
<p>T.: L’Illuminazione rappresenta forse un livello di conoscenza ancora più elevato?</p>
<p>M.: Vi sono diverse differenze fra l’Illuminazione e la conoscenza ordinaria. Per cominciare, l’Illuminazione non è una conoscenza della molteplicità dei fenomeni esterni e degli eventi mentali, bensì della loro natura essenziale. Anche la modalità conoscitiva è diversa: scompare il dualismo fra soggetto e oggetto, e l’intelletto raziocinante lascia il posto a una coscienza diretta, chiara e risvegliata che si mescola alla natura assoluta delle cose tanto da diventare una con essa. […]</p>
<p>Per essenza, la conoscenza assoluta (l’Illuminazione) è al di là dei concetti. Gli altri mezzi di conoscenza sono tutti incompleti. Una teoria può descrivere solo un aspetto della realtà, giacché si serve di proposizioni limitate dalla natura stessa del pensiero concettuale. Questo limite non ti ricorda il famoso teorema dell’incompletezza del matematico austriaco Kurt Gödel?</p>
<p>T.: Il teorema di Gödel implica che effettivamente esistano, se non altro in matematica, dei limiti al ragionamento razionale. In generale, questo teorema viene considerato come la più importante scoperta logica del XX secolo. […] Nel 1931, propose un teorema che è forse il più straordinario e il più misterioso di tutta la matematica. Mostrò che un sistema aritmetico coerente e non contraddittorio contiene inevitabilmente degli enunciati “su cui non si può decidere”, ossia degli enunciati matematici di cui non si può dire, fondandosi sulla logica, se sono veri o falsi. D’altra parte è impossibile dimostrare che un sistema è coerente e non contraddittorio solo sulla base di assiomi (proposizioni prime, ammesse senza dimostrazione) contenuti in quello stesso sistema. Per dimostrare la coerenza e la non contraddittorietà, bisogna “uscire dal sistema”, e imporre assiomi supplementari che sono esterni a esso. In tal senso, il sistema può solo essere incompleto in se stesso. Ecco perché il teorema di Gödel è molto spesso chiamato anche “teorema dell’incompletezza”. […]</p>
<p>M.: Il buddhismo ha spesso affermato che il pensiero lineare e la logica discorsiva hanno limiti intrinseci; la via dell’Illuminazione non rifiuta la ragione, ma ne trascende i limiti. La ragione non basta per esprimere la verità assoluta, giacché i limiti inerenti alla struttura del ragionamento impediscono una conoscenza diretta dell’assoluto. Per avere una comprensione reale della natura della mente, bisogna spezzare il guscio dei nostri costrutti mentali. L’Illuminazione trascende il pensiero discorsivo che funziona nell’ambito di una dualità soggetto-oggetto.</p>
<p>T.: Lo straordinario risultato di Gödel ha dimostrato che c’è un limite naturale nella conoscenza scientifica; per trascendere questo limite, credo che dovremo fare appello ad altri modi di conoscenza, come quelli che stai descrivendo. […]</p>
<p>T.: La scienza non è effettivamente così obiettiva nell’analisi quanto la descrizione ideale del metodo scientifico potrebbe lasciarci credere. Lo scienziato lavora all’interno di una società e di una cultura e, consciamente o no, è influenzato dalle visioni metafisiche di questa società e di questa cultura. Nell’interpretare i risultati, è influenzato dalla sua formazione professionale: l’apprendistato a fianco dei suoi maestri, le interazioni con i colleghi, la lettura delle opere pubblicate. Dunque, una volta realizzate le osservazioni del mondo esterno e gli esperimenti, l’analisi e l’interpretazione avvengono alla luce dell’universo interiore, fatto di concetti e di teorie, proprio di ogni scienziato. […]</p>
<p>Ma i pregiudizi scientifici non sono tutti negativi. Possono anche essere una grande fonte di ispirazione per il lavoro di uno scienziato. Effettivamente, senza opinione preconcetta, in assenza di qualsiasi paradigma, come potrebbe scegliere, lo scienziato, fra le molteplici informazioni che la Natura gli invia, e decidere quali sono più cariche di significato, quali sono più probabilmente capaci di rivelare leggi e principi nuovi? Questo smistamento della realtà costituisce una tappa essenziale nell’approccio scientifico. I più grandi scienziati sono quelli che hanno saputo esercitare meglio quest’arte, in modo di andare all’essenziale e trascurare ciò che è insignificante. […]</p>
<p>Per uno scienziato, la felicità intellettuale nata dalla scoperta, quando un piccolo lembo del velo che nasconde i segreti della natura si solleva, rivelando aspetti dell’universo fino a quel momento sconosciuti, è molto stimolante. Ma questo non basta a riempire una vita umana. Quegli istanti in cui la verità si svela sono folgoranti, ma brevissimi. Fin dalla nascita della scienza moderna, nel XVI secolo, la nostra conoscenza ha conosciuto una crescita esponenziale, ma non ci ha resi più saggi. La scienza contemplativa può aiutarci ad acquisire questa saggezza. La situazione è urgentissima, perché ora l’uomo ha il potere di disturbare l’equilibrio ecologico del pianeta intero, e persino quello di autodistruggersi; i problemi etici oggi si pongono in modo molto più acuto (soprattutto nel campo della genetica), mentre la differenza fra i poveri e i ricchi non fa che aumentare…</p>
<p>Estratto dall’omonimo libro</p>
<p>Di Matthieu Ricard e Trinh Xuan Thuan</p>
<p><a href="http://www.amrita-edizioni.com/">Edizioni Amrita</a>, 2009, per gentile concessione dell’editore.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fdal-big-bang-all%25e2%2580%2599illuminazione-meditazione-e-fisica-quantistica%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/dal-big-bang-all%e2%80%99illuminazione-meditazione-e-fisica-quantistica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scienza, coscienza e Dio</title>
		<link>http://www.innernet.it/scienza-coscienza-e-dio/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/scienza-coscienza-e-dio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Peter Russell</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Kuhn]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Whitehead]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=730</guid>
		<description><![CDATA[La visione scientifica tradizionale ci dice che la scienza non ha nulla ha che fare con la coscienza o con Dio. Ma oggi le cose stanno cambiando. Ora che ha cominciato a occuparsi della coscienza, ha intrapreso un cammino che alla lunga la porterà a esplorare le profondità della mente. Questa esplorazione la costringerà forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="peter russell.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/peter-russell.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/peter-russell.gif" alt="peter russell.gif" hspace="6" align="left" /></a>La visione scientifica tradizionale ci dice che la scienza non ha nulla ha che fare con la coscienza o con Dio. Ma oggi le cose stanno cambiando. Ora che ha cominciato a occuparsi della coscienza, ha intrapreso un cammino che alla lunga la porterà a esplorare le profondità della mente. Questa esplorazione la costringerà forse ad aprirsi a Dio.<strong></strong></p>
<p><strong>La grande domanda<br />
</strong>Cosa ha a che fare la scienza con la coscienza? Pochissimo. La coscienza è un argomento problematico. Non è possibile individuarla e misurarla come un oggetto materiale e le incertezze dell’esperienza soggettiva interferiscono con i nostri tentativi di arrivare a verità universali. Perciò in generale la scienza ha deliberatamente escluso la coscienza dal proprio ambito di studio.</p>
<p>Cosa ha a che fare la scienza con Dio? Ancora meno. Se è inevitabile almeno accettare l’esistenza della coscienza, per quanto enigmatica, Dio invece non ha nessun ruolo nella visione scientifica del mondo. La scienza moderna ha esaminato le profondità dello spazio fino ai confini dell’universo, le profondità del tempo risalendo fino agli inizi della creazione e le profondità della struttura della materia scendendo fino ai suoi costituenti elementari. In nessuna di queste direzioni ha trovato un posto per Dio, né una prova della sua esistenza. L’universo, la scienza proclama, funziona perfettamente senza bisogno di Dio.</p>
<p>Questa è la visione scientifica tradizionale. Ma oggi le cose stanno cambiando. Alcuni vecchi confini si dissolvono e la scienza comincia a espandere il proprio campo di interessi.<span id="more-730"></span></p>
<p><strong>Il super-paradigma</strong></p>
<p>Quando parliamo dei limiti della scienza contemporanea è importante ricordare che ci riferiamo al paradigma attuale, non alla scienza come impresa in se stessa. Un paradigma scientifico è l’insieme dei presupposti all’interno dei quali una scienza particolare fa il proprio lavoro. La teoria quantistica, la teoria dell’evoluzione di Darwin e la teoria psicanalitica dell’inconscio sono altrettanti esempi di paradigmi.</p>
<p>I paradigmi cambiano nel tempo. Il concetto platonico della perfezione dei moti circolari dominò la scienza della meccanica per quasi duemila anni. Nel diciassettesimo secolo le leggi del moto di Newton divennero il nuovo paradigma. Oggi la relatività einsteiniana è considerata una descrizione più precisa del moto della materia nello spazio e nel tempo.</p>
<p>Disgraziatamente, come Thomas Kuhn ha mostrato nel suo magistrale libro <em>La struttura delle rivoluzioni scientifiche</em>, i paradigmi non cambiano facilmente. Sono tanto profondamente radicati nella cultura scientifica e nella cultura della società in generale che vengono raramente messi in discussione. I dati che contraddicono la visione delle cose in auge al momento vengono trascurati o contestati; oppure, se non è possibile negarli, vengono incorporati, spesso goffamente, nel modello esistente.</p>
<p>I guardiani del vecchio paradigma preferiscono morire piuttosto che abbandonare i loro presupposti sulla natura della realtà. E spesso è proprio questo che succede: nuovi paradigmi emergono, non perché le persone cambino idea, ma perché gli adepti del vecchio paradigma pian piano muoiono.</p>
<p>Nell’attuale visione scientifica del mondo materia ed energia fisica sono la realtà primaria. Secondo questa visione, quando saremo in grado di comprendere a fondo il funzionamento del mondo fisico, avremo capito tutto, compreso il funzionamento della mente umana. Questo è qualcosa più di un paradigma che si applica a un particolare campo di studi: è una credenza comune a quasi ogni branca della scienza. È piuttosto un super-paradigma.</p>
<p>Mettere in discussione questo super-paradigma è una faccenda grossa. Non stupisce perciò che ogni suggerimento dell’esistenza di fenomeni come la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la guarigione psichica, l’efficacia della preghiera o altro che faccia pensare a una parziale indipendenza della coscienza dalla materia venga ignorato o deriso dalla scienza istituzionale. All’interno della visione del mondo attualmente accettata queste cose semplicemente non possono essere vere.</p>
<p><strong>Cos’è la coscienza?</strong></p>
<p>Se, come l’attuale super-paradigma sostiene, la coscienza emerge dalla materia, è naturale chiedersi quando sia emersa per la prima volta. Un animale, un cane per esempio, è cosciente? Per quanto ne sappiamo, i cani non sono auto-coscienti come noi, non pensano in parole e probabilmente non ragionano come noi. Ma questo significa che non abbiano un’esperienza soggettiva, come Cartesio ha sostenuto?</p>
<p>A quanto mi risulta, il mio cane ha una sua esperienza del mondo circostante. Chiaramente prova dolore quando si fa male. Mentre dorme a volte sembra sognare, e fa piccoli rapidi movimenti con le zampe e con le dita come se stesse inseguendo un coniglio immaginario. Dire che non ha coscienza, che è soltanto una macchina biologica priva di un qualsiasi mondo interiore, mi sembra assurdo &#8211; non meno assurdo dell’affermare che il vicino che abita dall’altra parte della strada non ha coscienza.</p>
<p>Quando affrontiamo questi problemi è bene tener separati due ampi, ma distinti, significati del termine ‘coscienza’. In primo luogo ci sono i vari fenomeni soggettivi ed eventi esterni di cui facciamo esperienza: percezioni del mondo circostante, pensieri, idee, convinzioni, valori, sentimenti, emozioni, speranze, timori, intuizioni, sogni, fantasie. Tutte queste cose le chiamo ‘i contenuti della coscienza’.</p>
<p>La coscienza come facoltà in se stessa è distinta da tutto ciò: è la facoltà di avere un mondo mentale interno in cui tutte queste esperienze hanno luogo. I contenuti della nostra coscienza possono essere diversissimi &#8211; vediamo cose diverse, pensiamo pensieri diversi, abbiamo diverse emozioni e diversi valori &#8211; ma tutti quanti abbiamo in comune il fatto di essere coscienti. Senza questa facoltà non ci sarebbe nessun tipo di esperienza soggettiva.</p>
<p>Possiamo pensare per analogia a un dipinto. L’immagine corrisponde ai contenuti della coscienza, la tela su cui l’immagine è dipinta corrisponde alla facoltà della coscienza. Sulla tela possiamo dipingere un’infinità di quadri diversi: ma tutti i quadri possibili hanno in comune il fatto di essere dipinti su una tela. Senza tela non ci sarebbe il quadro.</p>
<p>La differenza fra i cani e noi non sta nella facoltà della coscienza, bensì nei contenuti della coscienza, in ciò di cui sono coscienti. Forse i cani non sono auto-coscienti e forse non ragionano e pensano come noi. Sotto questi aspetti possono essere meno consapevoli di noi. D’altro canto, essi odono frequenze acustiche più alte di quelle che noi siamo in grado di percepire e il loro olfatto è di gran lunga superiore al nostro. In termini della loro percezione del mondo circostante, può darsi che i cani siano più consapevoli degli esseri umani.</p>
<p><strong>Le origini della coscienza</strong></p>
<p>Se i cani posseggono la facoltà della coscienza, ragionando nello stesso modo debbono attribuirla anche ai gatti, ai cavalli, ai cervi, ai delfini, alle balene e agli altri mammiferi. Se i mammiferi sono esseri senzienti, non vedo alcuna ragione per supporre che gli uccelli non lo siano. Certi pappagalli che ho conosciuto sembravano essere altrettanto coscienti dei cani. E che dire dei rettili e dei pesci? Non c’è nulla nel loro sistema nervoso che faccia pensare che non debbano avere un proprio mondo di esperienza interiore.</p>
<p>Allora dove tracciamo il confine? Anche gli insetti hanno organi di senso e un sistema nervoso: perché non dovrebbero anch’essi avere un qualche grado corrispondente di esperienza interna? Il quadro dipinto sulla tela della loro mente può essere in verità molto diverso da quello della nostra mente &#8211; meno ricco, molto più semplice &#8211; ma non vedo nessuna ragione per dubitare del fatto che un quadro vi sia.</p>
<p>A me sembra probabile che ogni organismo in qualche modo sensibile al proprio ambiente sia dotato in una certa misura di un’esperienza interna. Se un batterio è sensibile alle vibrazioni, all’intensità della luce o al calore, come possiamo affermare che non abbia un corrispondente grado di coscienza? Il quadro può essere l’equivalente di una debolissima macchia di colore, praticamente nulla in confronto alla ricchezza e al dettaglio dell’esperienza umana: tuttavia non completamente inesistente.</p>
<p>Fin dove vogliamo scendere? Possiamo dire lo stesso per i virus e per il DNA? Perfino per i cristalli e gli atomi?</p>
<p>Il filosofo Alfred North Whitehead ha sostenuto che la coscienza è presente fino al livello più basso. Per lui la coscienza è una proprietà intrinseca del creato. In quest’ottica, con l’evoluzione della vita non è emersa la facoltà della coscienza, bensì si sono allargate le varie qualità e dimensioni dell’esperienza cosciente, i contenuti della coscienza. Man mano che gli esseri viventi sviluppavano occhi, orecchie e altri organi di senso, i quadri dipinti sulla tela della coscienza diventavano più ricchi. Per elaborare e utilizzare queste informazioni si è sviluppato un sistema nervoso &#8211; e man mano che il sistema nervoso diventava più complesso emergevano nuove qualità: il libero arbitrio, la cognizione, l’intenzionalità, l’attenzione. Con la comparsa degli esseri umani la coscienza acquisì una dimensione completamente nuova: quella del pensiero.</p>
<p><strong>In cerca di colui che pensa</strong></p>
<p>Osservando la nostra esperienza interna, sentiamo che dev’esserci un soggetto, un sé che ha tutte queste esperienze, che prende queste decisioni, che pensa questi pensieri. Poiché usiamo il linguaggio per etichettare praticamente ogni altra cosa nell’ambito della nostra esperienza, ci sembra un passo naturale dare un nome a questo sé, qualsiasi cosa esso sia: lo chiamiamo ‘io’.</p>
<p>Ma cos’è questo sé? Com’è? Dove si trova? Il filosofo scozzese David Hume lo cercò lungamente al proprio interno, tentando di individuare qualcosa che fosse il suo vero sé. Ma tutto quel che trovò furono vari pensieri, sensazioni, immagini e sentimenti. La ragione per cui non riuscì mai a trovare il sé è che lo cercava nel posto sbagliato: lo cercava nell’ambito dell’esperienza, fra i contenuti della coscienza. Ma il sé, per definizione, non può essere uno dei contenuti della coscienza. È ciò che esperisce i contenuti della coscienza.</p>
<p>La sola altra possibilità è che questo sentimento che abbiamo dell’esistenza di un sé abbia a che fare con la facoltà stessa della coscienza. Ma se questo è il sé che percepiamo internamente, esso non è un sé individuale, personale. Non è un sé con delle caratteristiche e qualità. Non è una cosa che può essere percepita o conosciuta, nel senso in cui percepiamo e conosciamo altre cose. Non è un sé unico in ciascuno di noi. È qualcosa che tutti condividiamo. È la tela della mente.</p>
<p><strong>Un sé vacillante</strong></p>
<p>Poiché la sensazione di essere un sé individuale e unico è tanto forte, continuiamo a cercarci un’identità fenomenica. Troviamo un senso d’identità nei nostri pensieri e ricordi, nel nostro corpo e nel nostro aspetto, in ciò che facciamo e in ciò che abbiamo realizzato. Ma un tale sé è perennemente alla mercé degli eventi. Perciò ci diamo tante arie, compriamo una quantità di oggetti di cui non abbiamo veramente bisogno e diciamo una quantità di cose che non intendiamo veramente dire, il tutto per puntellare questo senso di identità fittizio.</p>
<p>Quando questo sé si sente minacciato, tende a mettere in moto la paura. La paura è utilissima quando abbiamo a che fare con una minaccia che riguarda il nostro essere fisico. Non dureremmo a lungo senza di essa. Ma non è una risposta appropriata a una minaccia che riguarda un’identità psicologica artificiale. In questa forma la paura non aiuta, bensì danneggia la nostra sopravvivenza, e in vari modi.</p>
<p>La paura induce stress e di conseguenza porta a varie malattie fisiche, mentali ed emotive. Il timore che venga leso il nostro senso di identità ci porta a giudicare le persone con cui viviamo e con cui entriamo in contatto. Una mente giudicante tende a essere critica e aggressiva, non compassionevole e amorevole. La paura inoltre porta con sé l’ansia. Andiamo in ansia per ciò che abbiamo fatto in passato e per ciò che può accaderci in futuro. E mentre la nostra attenzione si fissa sul passato o sul futuro, essa non è nell’attimo presente.</p>
<p>La più triste e ironica conseguenza di ciò è che l’ansia ci impedisce di trovare proprio ciò che cerchiamo. Fondamentalmente, tutti vogliamo star bene. Naturalmente vogliamo evitare il dolore e la sofferenza e vogliamo sentirci in pace. Ma una mente ansiosa non conosce pace.</p>
<p>Gli altri animali, privi di linguaggio e di pensiero discorsivo, non hanno bisogno di rafforzare un illusorio senso di identità e perciò non conoscono queste paure. Probabilmente si sentono in pace molto più spesso di noi.</p>
<p><strong>Trascendere il linguaggio</strong></p>
<p>Sembra che la medaglia del linguaggio abbia anche un’altra faccia. Il linguaggio è impareggiabile per condividere conoscenza ed esperienza. Senza di esso la cultura umana non esisterebbe. E parlare interiormente a noi stessi può esser utilissimo quando abbiamo bisogno di concentrare l’attenzione su qualcosa, analizzare una situazione o fare dei piani. Ma altrimenti gran parte del nostro pensare è completamente inutile. Quando osservo l’attività della mia mente, trovo che di un novanta percento dei miei pensieri potrei fare a meno con vantaggio.</p>
<p>Se metà della mia attenzione è catturata dalla voce che parla nella mia testa, quella metà non è disponibile per notare altre cose. Non mi accorgo di quello che sta accadendo intorno a me. Non odo il canto degli uccelli, il fruscio del vento e lo scricchiolio degli alberi. Non noto le mie emozioni e le sensazioni nel mio corpo. In effetti, sono cosciente solo a metà.</p>
<p>Solo perché abbiamo il dono del pensiero discorsivo, non significa che dobbiamo tenerlo in funzione tutto il tempo. Questo fatto è sottolineato da molti insegnamenti spirituali. La maggior parte di questi insegnamenti comprende tecniche di meditazione o di preghiera atte ad acquietare il dialogo interno e a fermare la mente. Questo è il significato letterale del termine indiano <em>samadhi</em>: ‘una mente in quiete’.</p>
<p>Una mente tranquilla è più capace di essere nel presente ed è più in pace. È lo stato naturale della nostra mente, la nostra eredità evolutiva. È lo stato di grazia al quale vogliamo ritornare, lo stato di grazia da cui siamo caduti quando il linguaggio si è impadronito della nostra coscienza.</p>
<p>Inoltre, dicono i saggi, quando la mente è completamente immobile riconosciamo la nostra vera identità. Come ha detto la <em>Chandogya Upanishad</em> tremila anni fa: “ Ciò che è l’essenza di tutte le cose, Quello sei Tu.”</p>
<p><strong>Una scienza della coscienza?</strong></p>
<p>La scienza ha esplorato le profondità dello spazio, le profondità del tempo e le profondità della struttura della materia senza trovare né un luogo né la necessità di Dio. Ora che ha cominciato a occuparsi della coscienza, ha intrapreso un cammino che alla lunga la porterà a esplorare le ‘profondità della mente’. Questa esplorazione la costringerà forse ad aprirsi a Dio. Non all’idea di Dio che troviamo nelle religioni attuali &#8211; che si sono distorte e impoverite nella trasmissione da una generazione all’altra, da una cultura all’altra, da una lingua all’altra &#8211; ma al Dio di cui gli insegnamenti parlavano in origine, l’essenza del nostro sé, l’essenza della coscienza.</p>
<p>Questa possibilità è anatema per l’attuale super-paradigma scientifico. È un po’ come quando Galielo disse al Vaticano che la terra non era il centro dell’universo. Ma se c’è nella scienza una certezza, essa è che tutte le certezze cambiano col tempo. I modelli scientifici attuali sono, in quasi tutti i campi, radicalmente diversi da quelli di duecento anni fa. Chi sa come saranno i paradigmi del prossimo millennio?</p>
<p>Una scienza che includesse in sé le profondità della mente sarebbe veramente una scienza unificata. Essa capirebbe l’origine ultima di tutte le nostre paure inutili, capirebbe perché non viviamo la vita nella pienezza del suo potenziale, perché non siamo in pace interiormente. Una tale scienza contribuirebbe allo sviluppo di tecnologie interiori per acquietare la mente e trascendere le nostre paure. Ci aiuterebbe a diventare padroni anziché schiavi del nostro pensiero, in modo da convivere con questo accidente dell’evoluzione traendo profitto dai suoi benefici, ma senza permettergli di riempire la nostra mente al punto di farci perdere di vista altri aspetti della nostra realtà &#8211; ivi inclusa la nostra vera natura interiore. Non è forse questo un programma che vale la pena di realizzare?</p>
<p>Peter Russell, che è una delle figure di punta dello Human Potential movement, è membro dell’Institute of Noetic Sciences, della World Business Academy, della Findhorn Foundation ed è membro onorario del Club di Budapest. Fra i suoi libri: <em>Il risveglio della mente globale</em>. <em>Dalla società dell&#8217;informazione all&#8217;era della coscienza </em>(Apogeo/Urra, 2000), <em>From Science to God, Waking Up in Time e The Consciousness Revolution </em>(con Stanislav Grof ed Ervin Laszlo). Ken Wilber lo ha definito ‘una delle più belle menti del nostro tempo’. Il suo web site è <a href="http://www.peterussell.com">www.peterussell.com</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8873036449">Peter Russell. Il risveglio della mente globale. Dalla società dell&#8217;informazione all&#8217;era della coscienza. Apogeo/Urra. 2000. ISBN: 8873036449</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=880615205X">Thomas Kuhn. La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Einaudi. 2000. ISBN: 880615205X</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1577314093/innernet-20">Peter Russell. From Science to God: A Physicist&#8217;s Journey into the Mystery of Consciousness. New World Library. 2003. ISBN: 1577314093</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1579830021/innernet-20">Peter Russell. Waking Up In Time: Finding Inner Peace In Times of Accelerating Change. Origin. 1998. ISBN: 1579830021</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1862045402/innernet-20">Ervin Laszlo, Stanislav Grof, Peter Russell. The Consciousness Revolution: A Transatlantic Dialogue: Two Days With Stanislav Grof, Ervin Laszlo, and Peter Russell. Harper Collins UK. 1999. ASIN: 1862045402</a></p>
<p>Questo articolo è apparso originalmente su “New Renaissance” magazine, <a href="http://www.innernet.it/geoxml/getcontent/www.ru.org">www.ru.org</a><br />
Traduzione di Shantena Sabbadini.<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fscienza-coscienza-e-dio%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/scienza-coscienza-e-dio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>24</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricerche in collaborazione fra buddisti e scienziati</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 09:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mind and Life Institute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Dharma e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche dell'anima]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[EEG]]></category>
		<category><![CDATA[fMRI]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590</guid>
		<description><![CDATA[Un progetto di ricerca per acquisire nuove conoscenze sull&#8217;impatto che la meditazione può avere sulle funzioni affettive e cognitive fondamentali e sui meccanismi cerebrali sottostanti a tali processi. Alcuni degli attributi mentali positivi intenzionalmente coltivati nelle pratiche contemplative buddiste, per esempio la compassione, non sono mai stati inclusi nello studio neuroscientifico occidentale delle emozioni. Addestrare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="meditatore eeg.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/meditatore-eeg.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/meditatore-eeg.jpg" alt="meditatore eeg.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Un progetto di ricerca per acquisire nuove conoscenze sull&#8217;impatto che la meditazione può avere sulle funzioni affettive e cognitive fondamentali e sui meccanismi cerebrali sottostanti a tali processi. Alcuni degli attributi mentali positivi intenzionalmente coltivati nelle pratiche contemplative buddiste, per esempio la compassione, non sono mai stati inclusi nello studio neuroscientifico occidentale delle emozioni.</p>
<p><strong>Addestrare e studiare la mente: verso un’integrazione delle pratiche contemplative buddiste e delle neuroscienze</strong><br />
<em>Scopi generali del progetto di ricerca</em></p>
<p>Lo scopo generale di questo progetto di ricerca è acquisire nuove conoscenze sull’impatto che la meditazione può avere sulle funzioni affettive e cognitive fondamentali e sui meccanismi cerebrali sottostanti a tali processi. La ricerca mira inoltre a favorire un approfondimento della conoscenza della natura dell’esperienza cosciente. Alcuni degli attributi mentali positivi intenzionalmente coltivati nelle pratiche contemplative buddiste, per esempio la compassione, non sono mai stati inclusi nello studio neuroscientifico occidentale delle emozioni (<em>vedi</em> Davidson, 2002).</p>
<p>La presente ricerca intende sottoporre questi attributi mentali positivi a uno studio scientifico. Inoltre, combinando il rigoroso esame diretto dell’esperienza cosciente coltivato dalle pratiche contemplative buddiste con l’esplorazione neuroscientifica occidentale delle manifestazioni neurali e somatiche degli stati coscienti, è possibile acquisire nuove prospettive sulla natura fondamentale della coscienza (<em>vedi</em> Varela 1996; Lutz et al., 2002).<span id="more-590"></span></p>
<p><strong>Descrizione del progetto di ricerca<br />
</strong><br />
Il progetto comporta la misurazione dell’attività funzionale del cervello con metodi di <em>imaging </em>su praticanti buddisti avanzati in vari stati meditativi. Questi studi sono attualmente in corso nel Keck Laboratory dell’Università di Madison, Wisconsin, e nel laboratorio LENA (CNRS, UPR 640), all’ospedale della Salpêtrière a Parigi.</p>
<p>La ricerca si concentra su quattro stati mentali ben documentati nella psicologia buddista, detti rispettivamente attenzione focalizzata, attenzione aperta (o pura consapevolezza), visualizzazione e generazione della compassione. Queste tecniche meditative coltivano varie facoltà mentali, alcune delle quali hanno ricevuto scarsa attenzione nella letteratura scientifica moderna.</p>
<p>L’<strong>attenzione focalizzata</strong> (<em>Samatha</em>) o ‘concentrazione univoca’ comporta il mantenere l’attenzione focalizzata su un singolo oggetto senza distrazione.</p>
<p>L’<strong>attenzione aperta</strong> (<em>Rigpa</em>) è uno stato di totale apertura, in cui la mente non è focalizzata su alcunché. In questo stato la mente è indifferente e imperturbata nei confronti di percezioni, ricordi o fantasie, benché non vi sia alcuna intenzione di bloccare o impedire tali esperienze.</p>
<p>La <strong>visualizzazione</strong> consiste nel costruire e nel contemplare mentalmente immagini visive altamente dettagliate.</p>
<p>La <strong>compassione</strong> consiste nel coltivare intenzionalmente uno stato affettivo positivo che i praticanti buddisti ritengono essenziale per controbilanciare le tendenze egocentriche. È uno stato in cui l’amore e la compassione occupano completamente la mente, senza altra considerazione, ragionamento o pensiero discorsivo.</p>
<p>Nei nostri studi-pilota preliminari abbiamo esaminato questi stati mentali sia in assenza di stimoli esterni, sia durante la presentazione di immagini visive. Sono state usate tre tecniche non invasive di <em>imaging</em> del cervello: l’elettroencefalografia ad alta densità (EEG), la magnetoencefalografia (MEG) e <em>l’imaging</em> funzionale tramite risonanza magnetica (fMRI). EEG (Figura 1) e MEG (Figure 2 e 3) sono tecniche complementari che misurano rispettivamente i potenziali elettrici nel cuoio capelluto e l’induzione magnetica intorno alla testa prodotti dall’attività elettrica di gruppi di cellule neurali.</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-1.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 1.jpg" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p><span class="didascalia">Figura 1: EEG</span></p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-2.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 2.jpg" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Figura 2: MEG</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 3.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-3.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-3.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 3.jpg" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Figura 3: Processo che dà origine a variazioni localizzate nel campo elettromagnetico per effetto dell’attivazione neurale (immagine tratta da Baillet S. et al., 2001).</p>
<p>Queste due tecniche hanno un’eccellente risoluzione temporale, dell’ordine del millisecondo, che ci consente di esplorare la dinamica temporale fine dei processi neurali in questi stati meditativi. La fMRI ha una scala temporale molto più lenta (dell’ordine del centinaio di millisecondi), ma offre una risoluzione spaziale che può andare fino a 1-3 mm. Questa tecnica registra i cambiamenti emodinamici legati ai processi neurali. Quando i neuroni si attivano, essi producono mutamenti localizzati di flusso sanguigno e livello di ossigenazione, la cui immagine fornisce un correlato dell’attività neurale. La fMRI ci fornisce dunque informazioni anatomiche e funzionali sulle strutture corticali e subcorticali che si attivano in un particolare stato mentale (Figure 4 e 5).</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 4a.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-4a.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-4a.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 4a.jpg" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Figura 4a: Scanner per la risonanza magnetica</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 4b.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-4b.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-4b.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 4b.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Figura 4b: immagine della struttura del cervello.</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 5.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-5.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-5.gif" alt="Ricerche in collaborazione fig 5.gif" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Figura 5: Esempi di attivazione funzionale (in arancione e rosso) sovrapposti a immagini della struttura del cervello ottenute con fMRI.</p>
<p>Combinando le risoluzioni spaziale e temporale di queste tecniche, speriamo di riuscire a identificare le strutture neurali attivate durante questi stati meditativi e a caratterizzare l’impronta neurale del loro coordinamento dinamico. È un fatto largamente accettato che ogni processo mentale complesso (come la percezione, l’azione, l’immaginazione, l’emozione…) sia caratterizzato dall’attività simultanea di regioni cerebrali variamente distribuite, funzionalmente specializzate e costantemente interagenti. Ogni ipotesi relativa al sostrato di un certo stato di coscienza deve perciò render conto del coordinamento di queste varie componenti, necessarie a produrre un’attività cerebrale globale transitoriamente unificata.</p>
<p>Un meccanismo possibile di questo coordinamento è la sincronia neurale, per via del suo presunto ruolo nel costituire i circuiti transitori che integrano processi cerebrali diffusi generando funzioni cognitive altamente ordinate (<em>vedi </em>la rassegna di Engel et al., 2001, e di Varela et al., 2001). Tali configurazioni temporali coerenti potrebbero rappresentare la controparte neurale dell’esperienza soggettiva e possono essere valutate con metodi matematici recenti a partire dai dati ottenuti mediante EEG/MEG (Figura 6). Le nostre ipotesi di lavoro sono perciò, in primo luogo, che stati meditativi specifici possano essere correlati con specifiche impronte dinamiche neurali rappresentate da configurazioni sincroniche; in secondo luogo, che il perdurare di tale configurazioni sincroniche durante uno stato meditativo possa influire in maniera sostanziale sulla struttura temporale delle risposte neurali agli stimoli sensoriali.</p>
<p><a title="Ricerche in collaborazione fig 6.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-6.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ricerche-in-collaborazione-fig-6.jpg" alt="Ricerche in collaborazione fig 6.jpg" hspace="6" vspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Figura 6: Il colore rosso indica un’intensificata sincronia locale registrata da un singolo elettrodo sul cuoio capelluto (potenza emessa in una data frequenza). Le linee nere corrispondono invece a sincronie di fase a distanza fra popolazioni neurali, registrate da elettrodi lontani oscillanti con una relazione di fase costante per un certo numero di cicli (Lachaux et al., 1999). In questa ricerca lo studio della sincronia e della dinamica non lineare si servirà di vari algoritmi sviluppati al laboratorio LENA, CNRS UPR 640, Parigi. Per ulteriori informazioni in merito contattare Jean-Philippe Lachaux, dell’équipe neurodinamica.</p>
<p><strong>Ricercatori scienziati e buddisti:</strong></p>
<p>Richard J. Davidson, Direttore, W.M. Keck Laboratory for Functional Brain Imaging and Behavior, University of Wisconsin-Madison<br />
Antoine Lutz, Post-doctoral fellow, W.M. Keck Laboratory for Functional Brain Imaging and Behavior, University of Wisconsin-Madison<br />
Matthieu Ricard, Shechen Monastery, Katmandu, Nepal<br />
Francisco Varela, PhD (1946-2001) è stato profondamente coinvolto nel dar vita a questo progetto: alla sua memoria è dedicato il nostro lavoro.</p>
<p><em>Bibliografia</em><br />
Davidson, R.J. (2002). “Toward a biology of positive affect and compassion”. In R.J. Davidson and A. Harrington, (Eds.), <em>Visions of Compassion: Western Scientists and Tibetan Buddhists Examine Human Nature</em>. New York: Oxford University Press.<br />
Engel, A.K., Fries, P., and Singer, W. (2001). <em>Dynamic predictions: oscillations and synchrony in top-down processing</em>. Nat Rev Neurosci, 2: 704-16.<br />
Lutz, A., Lachaux, J.P., Martinerie, J., and Varela, F.J. (2002). <em>Guiding the study of brain dynamics by using first-person data: Synchrony patterns correlate with ongoing conscious states during a simple visual task</em>. Proc Natl Acad Sci U S A, 99: 1586-91.<br />
Varela, F. 1996. <em>Neurophenomenology : A Methodological Remedy to the Hard Problem.</em> Journal of Consciousness Studies, 3: 330-50.<br />
Varela, F., Lachaux, J.P., Rodriguez, E., and Martinerie, J. (2001). <em>The brainweb: phase synchronization and large-scale integration</em>. Nat Rev Neurosci, 2: 229-39.</p>
<p>Copyright originale Mind &amp; Life Institute <a href="http://www.mindandlife.org" target="_blank">www.mindandlife.org</a><br />
Traduzione di Shantena Sabbadini.<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una nuova scienza del misticismo: Pitagora ai giorni nostri</title>
		<link>http://www.innernet.it/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora-ai-giorni-nostri/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora-ai-giorni-nostri/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 11:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Wertenbaker</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pitagora]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=706</guid>
		<description><![CDATA[Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg" alt="pitagora.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il 569 e il 470 a.C.).</p>
<p>Conosciamo il suo pensiero grazie ai molti seguaci, inclusi Platone e Plotino, e gli antichi biografi Porfirio, Giamblico e Diogene Laertio. È pressoché certo che sia stato allievo dei filosofi greci contemporanei e che abbia soggiornato per lunghi periodi in Egitto e Babilonia. Mentre era in vita, i suoi insegnamenti vennero tenuti in gran parte segreti, ma non ci sono dubbi sul fatto che Pitagora stesso fosse una persona straordinaria. Comunque, tutto ciò che gli viene attribuito è inevitabilmente di origine dubbia, ed è possibile che molto di ciò che insegnò derivasse da fonti più antiche.</p>
<p>Cosa avrebbe pensato Pitagora delle nostre moderne idee sul mondo? Immaginiamo che una macchina del tempo lo abbia trasportato ai giorni nostri e che egli abbia studiato gli sviluppi della matematica, della musica, della filosofia e della fisica negli ultimi 2500 anni. Ora abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Figura 1 Sistema babilonese dell’universo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ebbene, trovi congeniale la nostra civiltà moderna?</p>
<p>Pitagora: Naturalmente, le vostre invenzioni tecnologiche sono assolutamente fenomenali e alcune sono davvero meravigliose. Inoltre avete sviluppato, almeno in alcuni luoghi, le idee di democrazia e di diritti umani nate nel mio Paese più di duemila anni fa. Ma la vostra vita è così febbrile! Che fine ha fatto il diritto di contemplare un’idea per lungo tempo o di avere una conversazione senza interruzioni? Ma non ci siamo incontrati per parlare di queste cose; volevi farmi delle domande sulle mie idee scientifiche e matematiche, e se al giorno d’oggi esse conservano un senso.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Hai ragione. Suppongo che la prima domanda sia: com’è cambiata la natura dell’indagine scientifica e matematica dall’epoca dei tuoi fondamentali contributi?</p>
<p>Pitagora: Affrontiamo le due cose separatamente, anche se sono chiaramente collegate. In tal modo, possiamo anche parlare di ciò che non è cambiato, che secondo me è la parte più interessante. Innanzitutto, il cambiamento maggiore nella scienza è riportato in tutti i vostri libri di testo: la chiarificazione e la fedeltà a quello che chiamate il metodo scientifico, secondo il quale tutto deve essere verificato sperimentalmente; la speculazione e la logica non sono sufficienti. Naturalmente, io condussi esperimenti su corde vibranti e altri corpi, e facemmo osservazioni attente dei moti planetari, ma all’epoca gli esperimenti non erano considerati importanti. Inoltre, non disponevamo dei sofisticati mezzi di misurazione che avete inventato, come il microscopio, il telescopio, gli acceleratori di particelle e così via. Anche la precisione della logica è aumentata, soprattutto grazie all’opera dei matematici. Quindi, tutto è più rigoroso.</p>
<p>D’altra parte, è possibile affermare – come fanno molti contemporanei – che l’anima o il sentimento sono scomparsi dalla scienza. È come il vostro capitalismo moderno: la priorità è fare soldi, e la qualità, la bellezza, l’appagamento e l’empatia sono tutte cose secondarie. In modo simile, nella scienza la produzione di fatti è diventata eminente; lo scopo della vita, il significato della natura, la percezione di una comunione con un universo conscio e vivente, sono scomparsi. Noi consideravamo i numeri principi divini, e ci connettevamo a essi non solo tramite il pensiero, ma anche attraverso un sentimento superiore.<span id="more-706"></span></p>
<p>Tuttavia, tale concezione – anche se contiene qualche verità – è in qualche modo superficiale. Molti grandi scienziati della vostra civiltà furono e sono dei mistici, anche se potrebbero non ammetterlo. Newton passò più tempo sull’alchimia che sulla legge di gravità e l’algebra. Einstein fece affermazioni come: “Voglio sapere in che modo Dio ha creato l’universo. Non sono interessato a questo o quel fenomeno. Voglio conoscere i Suoi pensieri, il resto sono dettagli”. E anche: “Il principio creativo risiede nella matematica. Quindi, in un certo senso, ritengo che il pensiero puro può cogliere la realtà, come sognavano gli antichi” (nota 1). Molti matematici e fisici contemporanei pensano, come Einstein, che una teoria matematica non può essere vera se non è anche bellissima.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 2 Modelli vibrazionali di una corda.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Pensi che oggi l’eccesso di informazioni sia un problema?</p>
<p>Pitagora: Sì, nessuno è più in grado di comprendere nemmeno tutta la matematica, e quest’ultima è così complessa che occorrono anni per cominciare a capirla. Ai miei tempi, una persona intelligente poteva studiare tutto lo scibile. Oggi bisogna fidarsi degli esperti per comprendere il significato di alcune teorie scientifiche, ma gli esperti stessi potrebbero non comprendere tale significato. Nessuno capisce davvero il significato della teoria quantica, anche se sono stati fatti moltissimi sforzi. Per molto tempo – e ancora oggi, in certa misura – tra gli scienziati era prevalsa l’idea che fosse inutile cercare di comprendere il significato di qualcosa: non era questo il compito della scienza. Ma gli esseri umani non possono fare a meno di cercare il significato: è il loro bisogno più insopprimibile. Gran parte della fisica e della teoria matematica moderne contraddicono il senso comune che sviluppiamo vivendo sulla terra. La relatività e la teoria quantica, le pietre angolari della fisica moderna, per noi sono prive di senso. Ma la verità di queste teorie, anche se incomplete, è innegabile, e tutti voi usate felicemente i vostri transistor, CD e impianti di energia nucleare, nessuno dei quali esisterebbe se queste teorie non fossero vere e comprese almeno parzialmente.</p>
<p>Christian Wertenbaker: È interessante il fatto che ora il sapere è accessibile a tutti – qualcuno direbbe che è <em>troppo</em> accessibile, visti gli orrori prodotti dalla scienza – tuttavia resta celato a molti, a causa della sua complessità. Ai tuoi tempi, la conoscenza era tenuta segreta, benché fosse più comprensibile.</p>
<p>Pitagora: Beh, da un certo punto di vista era più comprensibile. Ma, di nuovo, questa analisi è in qualche modo superficiale. Il sapere mistico che è esistito sin dai tempi più antichi è sempre stato contrario, in parte, al senso comune e inaccessibile alla mentalità ordinaria. Non voglio dire che la scienza moderna e il misticismo siano la stessa cosa. I loro metodi sono molto diversi. La scienza considera il sapere, in un certo senso, qualcosa di esterno: esso deve essere dimostrabile tramite manipolazioni del mondo esterno. Per il misticismo, il sapere autentico è raggiungibile dall’interno, grazie a una consapevolezza più elevata, inclusiva ed educata in modo speciale.</p>
<p>Questo presuppone che noi esseri umani possiamo essere in sintonia con l’essenza del cosmo. Per molti scienziati questa è una chimera senza prove, e di certo è possibile dimostrare che le “rivelazioni” di molte persone non sono altro che allucinazioni. Per questo, gli scienziati esigono la verifica esterna. Ma in entrambi i casi è necessaria un’educazione speciale, e se ci pensi bene, anche la fede nella logica e nell’osservazione presuppone una sorta di sintonia con l’universo. Nei miei momenti di maggiore ottimismo, penso che la scienza abbia assunto la forma attuale per rendere più rigoroso il sapere mistico, e che le due forme di conoscenza sono destinate a fondersi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Alcuni ritengono che la teoria quantica sia strettamente collegata alle verità mistiche.</p>
<p>Pitagora: Sì. Nella teoria quantica è il tipo di osservazione a determinare se un elettrone, o qualsiasi altro mattone fondamentale della materia, apparirà come un’onda o una particella. È possibile interpretare questo fatto come una dimostrazione del ruolo ineludibile della consapevolezza all’interno dell’universo. Molti scienziati contestano questa affermazione, ma alcuni tra i più insigni, come von Neumann, sono arrivati esattamente a questa conclusione. Quindi, forse, il risultato finale della vostra scienza moderna sarà la conferma, da un punto di vista diverso, delle grandi e antiche verità mistiche – anche se sicuramente c’è ancora molta strada da fare – e l’eliminazione di alcune delle stupidaggini che sono state promosse nel nome del misticismo. A quest’ultimo proposito, farei a meno di certi guazzabugli sviluppatisi dalle mie stesse idee nel corso dei secoli.</p>
<p>Penso che la differenza autentica tra la scienza moderna e il vero misticismo stia nel fatto che lo scienziato cerca deliberatamente di ignorare il ruolo del soggetto nella comprensione del mondo. Ma nessuna comprensione esiste al di fuori di un essere conscio; essa non esiste sulla carta, nelle formule e nei diagrammi. Inoltre, la scienza non considera l’esistenza di diverse capacità di apprendimento, dovute non solo all’educazione intellettuale, ma anche allo sviluppo (ancora più rigoroso) di una consapevolezza più elevata, che è il fine degli insegnamenti mistici.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 3 Modelli vibrazionali dell’idrogeno (distribuzioni di probabilità dell’elettrone).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Cosa mi dici della matematica? In che modo è cambiata? Come hai detto in precedenza, ora essa è molto più vasta, ma quasi completamente oscura per la maggior parte delle persone.</p>
<p>Pitagora: I mutamenti sono stati enormi, naturalmente. La differenza è la stessa che passa tra una vostra Mercedes e un antico cocchio greco. Il principio fondamentale del trasporto su ruote, comunque, resta lo stesso. Nel caso della matematica, il nostro detto “Tutto è numero” sembra più vero che mai. La sorprendente applicabilità delle strutture matematiche al mondo fisico è stata osservata più volte. Adesso voi avete più tipi di numeri di quanti ne avevamo noi.</p>
<p>A noi non piaceva usare nemmeno i numeri negativi o lo zero, ed eravamo perplessi di fronte a quelli che chiamate numeri irrazionali, come la radice quadrata di due o il pi greco; questi ultimi li conoscevamo grazie alla geometria, ma non li consideravamo numeri veri e propri perché era impossibile esprimerli come proporzioni esatte. Adesso tutti questi tipi di numeri (inclusi i numeri complessi, che implicano la radice quadrata di meno uno) sono entrati a far parte della matematica, con risultati meravigliosi. E poiché sembra che non esistono altri tipi di numeri da scoprire, il processo è terminato.</p>
<p>Una delle scoperte più valide è il calcolo, che rende possibile lo studio di processi in mutamento continuo, come il moto, grazie a un metodo che permette di padroneggiare cambiamenti infinitamente piccoli. Esso risolve alcuni dei paradossi scoperti nella Grecia antica, oggi conosciuti come i paradossi di Zenone. Per esempio, Zenone argomentava che il moto era impossibile, perché per andare dal punto A al punto B, devi necessariamente attraversare un punto C situato tra i primi due, e prima di arrivare a C, devi passare attraverso D, situato tra A e C, e così via, in modo che di fatto è impossibile cominciare. Il calcolo rende possibile lo studio matematico del moto, incluse le onde di moto, che noi avevamo compreso solo dal punto qualitativo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma la matematica non si è allontanata da ciò che alcuni considerano le nozioni elementari dell’applicabilità dei numeri interi semplici – uno, due, tre ecc. – al funzionamento dell’universo?</p>
<p>Pitagora: Ah, no! Vedi, essa ha meramente aggiunto a questi delle verità fondamentali. Esistono ancora tre dimensioni dello spazio, almeno alla nostra scala macroscopica, e ciò determina molte cose. È ancora necessario un minimo di due punti per determinare una linea, tre per determinare una figura piana come un triangolo, e quattro per specificare un solido come un tetraedro. Questi quattro numeri (disposti in un triangolo) e la loro somma (dieci) costituivano la nostra sacra “tetraktys”.</p>
<p>Questa “tetraktys”, per inciso, è identica nel suo schema essenziale ai dieci componenti del tensore metrico di Riemann, una parte fondamentale della teoria matematica generale della relatività einsteiniana (nota 2). Trovo questo fatto assolutamente stupefacente.</p>
<p>L’universo è ancora un tutto. La vostra concezione secondo cui all’inizio di ogni cosa vi fu una singolarità esplosa nel Big Bang (avete davvero dei nomi divertenti per le cose) vuol dire che tutto è interconnesso, sebbene nella vostra scienza non esista ancora l’idea che l’universo intero sia animato. Molti processi dipendono dall’interazione di due forze opposte: è questa perpetua tensione dinamica tra gli opposti a creare l’infinita molteplicità dei fenomeni. Esistono la forza e l’inerzia, le cariche positive e negative, il maschile e il femminile. Ma occorre l’interazione di tre forze, o enti, per produrre un evento o un fenomeno: tutte le vostre equazioni più importanti hanno tre termini.</p>
<p>Per esempio: forza = massa per accelerazione; energia = massa per la velocità della luce al quadrato; corrente elettrica = voltaggio diviso resistenza. E se in un’equazione esistono altri termini, spesso si tratta di costanti. Inoltre, esistono tre componenti negli atomi: protoni, neutroni ed elettroni. Vi sono tre quark in un protone o un neutrone, e i quark si presentano in tre “colori” e tre coppie di “sapori”. Esistono tre note in un accordo fondamentale, e la mescola di tre colori primari può formare qualsiasi colore. Abbiamo tre tipi interiori di cognizione: sensazione, emozione e intelletto.</p>
<p>Esistono quattro dimensioni, almeno alla nostra scala: tre riguardano lo spazio, una il tempo. Gli eventi hanno luogo su una scena composta di quattro numeri. Il cinque entra in scena con la sezione o rapporto aureo, che tanto ci interessava. La formula del rapporto aureo è (√5+1)/2, e la sezione aurea si trova nella stella a cinque punte e in altre figure a simmetria pentagonale; inoltre, è collegata ai numeri di Fibonacci. Questi numeri e il rapporto aureo sono visibili soprattutto negli esseri viventi, dalla disposizione delle foglie su un gambo alla forma dei semi di girasole e dei cactus, fino alla spirale delle conchiglie marine (nota 3).</p>
<p>Il DNA, visto da un’estremità, ha una simmetria a dieci lati. Il cinque e il dieci saltano fuori anche nelle moderne <em>teorie del tutto</em>, nel tensore metrico di Riemann e, con dieci dimensioni, nella cosiddetta simmetria SU(5) e in alcune di queste nuove <em>teorie della stringa</em>. La nostra idea che il dieci fosse l’unica base corretta per un sistema numerico potrebbe rivelarsi profondamente vera quando la fisica moderna otterrà un quadro più chiaro di una teoria davvero fondamentale.</p>
<p>Potrei andare avanti con gli altri numeri che ritenevamo importanti, mostrandoti sia la persistente validità delle nostre idee, sia il loro legame con le scoperte moderne. L’idea dei “numeri magici”, numeri interi semplici che spuntano da ogni parte, è più attuale che mai.</p>
<p>In realtà, la moderna fisica quantica può considerarsi, in parte, un ritorno ai numeri semplici. Il paradosso fondamentale della teoria quantica è che gli enti elementari si comportano sia come onde che come particelle, sia come oggetti continui che come oggetti discreti. Ciò è simile al comportamento delle corde vibranti, alle quali dedicai tanti studi. Le corde vibrano con moto ondoso, ma solo nelle note discrete (quella fondamentale e quelle armoniche). Tale moto ondoso è determinato dai vincoli alle estremità della corda, che devono restare ferme. La corda può essere divisa dalle vibrazioni solo in una, due, tre ecc. parti, creando la nota fondamentale, la sua ottava, la quinta sopra questa, l’ottava successiva ecc.</p>
<p>La descrizione degli atomi utilizza lo stesso linguaggio matematico: corpi vibranti con certe armoniche, questa volta tridimensionali.</p>
<p>Ciò crea la vostra tavola periodica degli elementi. Naturalmente, adesso avete più di cento elementi invece della terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e l’etere, quelli che noi chiamavamo elementi. Le nostre idee, tuttavia, sono ancora valide come simboli non degli <em>elementi</em>, ma degli stati della materia: solido, liquido, gassoso, plasma ed energia elettromagnetica, oltre a ciò che adesso chiamate il vuoto, che non è vuoto come la parola lascia supporre, bensì brulica di energia. Ma non colpisce il fatto che gli elementi moderni si dividono in gruppi basati sul numero di elettroni orbitali o di modelli vibrazionali? E che le orbite possono avere, rispettivamente, due volte 1, 4, 9 e 16 elettroni, le radici perfette, e che questi numeri a loro volta vengono dai semplici numeri interi che determinano i modelli vibrazionali?</p>
<p>Una cosa è chiara: tutto vibra, è in vibrazione, e la natura fondamentale del mondo è la vibrazione. Per quanto astratte, complicate e poco intuitive diventino le teorie moderne – che siano dieci o ventisei le corde dimensionali in vibrazione, o i gruppi astratti di simmetria – tutte conservano alla base questa verità fondamentale. E le proprietà degli oggetti vibranti sono determinate dai numeri, allo stesso modo delle tonalità musicali.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 4 Pitagora mentre indica i testi antichi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma tu pensavi che la scala musicale, le semplici note rappresentate dalle semplici proporzioni:</p>
<p>1, do; 9/8, re; 5/4, mi; 4/3, fa; 3/2, sol; 5/3, la; 15/8, si; 2, do</p>
<p>fossero il modello fondamentale su cui era costruito l’universo. Di certo le cose non sono così semplici, secondo le idee moderne.</p>
<p>Pitagora: No, non lo sono. Ma penso che diventeranno più semplici quando le vostre teorie si svilupperanno. In realtà, non era quella la scala che usavamo. Nella nostra scala alcune note avevano proporzioni diverse, anche se sempre relativamente semplici. Ed è questa difficoltà nel determinare la scala corretta che mette in evidenza alcuni aspetti molto interessanti dell’analogia musicale.</p>
<p>Le moderne teorie matematiche degli aspetti fondamentali della natura si basano sull’idea di simmetria. Una simmetria esiste quando una proprietà di una configurazione di elementi resta la stessa nonostante una manipolazione della configurazione. Per esempio, se ruoto un esagono di un sesto di cerchio, esso ha lo stesso aspetto. Se non ci fosse simmetria, non ci sarebbero ordine, prevedibilità, modelli; non potrebbe succedere o esistere nulla di riconoscibile. Quindi, non esisterebbe nemmeno l’intelligenza. Il progresso più importante nella fisica matematica moderna è stata la generalizzazione dell’idea di simmetria. Il fatto che io non mi trasformo in un alligatore mentre cammino per la sala riflette una simmetria: le leggi dell’universo non mutano da un punto all’altro. Per il tempo, esiste una simmetria simile: io non svanisco da un momento all’altro. Ma tali simmetrie non sono perfette, perché non tutto resta uguale quando cammino per la sala, né da un istante all’altro. Se esistesse la simmetria perfetta, nulla potrebbe succedere o esistere. Ciò viene ora chiamato <em>simmetria spezzata</em>. La simmetria e la simmetria spezzata sembrano alla base dell’organizzazione fondamentale di ogni cosa (nota 4).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi sembra che tutto ciò faccia riferimento più alla geometria che al numero o alle scale musicali.</p>
<p>Pitagora: Noi consideravamo tutte queste aeree intimamente collegate, e uno degli aspetti meravigliosi della matematica moderna è che anch’essa ha portato insieme molti concetti apparentemente lontani. Di fatto, questo è l’antidoto alla proliferazione delle informazioni di cui stavamo parlando prima.</p>
<p>I numeri possiedono un genere di simmetria. Alcuni sistemi numerali formano quelli che adesso vengono chiamati <em>gruppi matematici</em>, dei quali non starò a illustrare i dettagli. Ma l’idea è che se prendi, per esempio, gli interi positivi (1, 2, 3 ecc.) e applichi a essi un’operazione sommandoli insieme (allo stesso modo in cui applichi un’operazione su un esagono ruotandolo), la somma produce un altro numero intero, non un coniglio. D’altra parte, se dividi due interi, puoi ottenere un altro intero (6/2=3) oppure no (2/3 non è un intero). Ma 2/3 è un numero razionale – è esprimibile come una “ratio”, un rapporto tra numeri interi – quindi hai un gruppo diverso, i numeri razionali, che puoi dividere tra loro e ottenere sempre un numero razionale. Esistono altri requisiti per i gruppi, ma questa è una delle idee principali. Per cui, le cose possono essere classificate in vari gruppi, dotati di varie simmetrie.</p>
<p>Le note della scala musicale, essendo prodotte da vibrazioni che sono rappresentate da rapporti semplici, hanno questo genere di simmetria. Se sali di un quinto (cinque note sulla scala, e 3/2 il numero di vibrazioni) dal Do, ottieni il Sol, mentre se sali di un quarto dal Sol (4/3 il numero di vibrazioni), ottieni un altro Do, un’ottava sopra il primo, perché 3/2 x 4/3 = 12/6 = 2, e l’ottava è due volte il numero di vibrazioni. In generale, se sali di un certo numero di note sulla scala, ottieni un’altra nota nella scala. Ma dopo un po’ c’è un problema, che scoprimmo molto tempo fa. Per esempio, se sali di 12 quinti:</p>
<p>Do, Do#; Sol, Sol#; Re, Re#; La, La#; Mi, Mi# o Fa; Si; Fa#, Do</p>
<p>Ritorni al Do, sette ottave sopra il primo Do. Ma questa nota non è esattamente la stessa della settima ottava, perché (3/2)12 (3/2 moltiplicato se stesso 12 volte) dà 531441/4096 = 129.746, mentre la settima ottava è 27 = 128. Questa differenza, 129.746/128, o 531441/524288 [nota dell’autore: che venne chiamata il comma pitagorico], è ancora un numero razionale, ma certo non un rapporto di numeri piccoli, come le note della scala. Questo problema portò, qualche centinaio di anni fa, al compromesso della vostra musicale temperata. Ma il problema esiste, perché le potenze del 2 e del 3 non coincidono mai esattamente. Quindi, abbiamo un tipo di simmetria imperfetta, risultante semplicemente dalle proprietà del 2 e del 3.</p>
<p>Questa leggera differenza tra il dodicesimo quinto e la settima ottava, se vengono suonate insieme, produce una lieve dissonanza, una tensione che crea un’altra vibrazione. Questa può essere vista come una forza tra le due note. Penso che ciò sia analogo alle forze residuali, risultanti dalla simmetria imperfetta, che creano i diversi livelli di interazione nel mondo. Fammi citare un articolo che ho letto:</p>
<p>“La forza elettromagnetica tiene insieme gli elettroni e i nuclei, dando vita agli atomi. Gli atomi, sebbene siano elettricamente neutri, interagiscono attraverso una forza elettromagnetica residua formando molecole. La forza forte lega i quark formando protoni, neutroni e tutti gli altri adroni, e la residua forza forte tra i protoni e i neutroni è la cosiddetta forza nucleare che li lega a formare i nuclei” (nota 5).</p>
<p>Ebbene, questa è un’analogia, non una diretta corrispondenza. Non dico che abbiamo anticipato i sorprendenti progressi fatti dalla vostra civiltà con la scoperta delle basi matematiche del funzionamento dell’universo. Ma la stupefacente applicabilità della matematica al mondo fisico è oggi ancora più evidente di allora. I numeri semplici e le proporzioni svolgono ancora una parte importante. Può darsi che, con gli sviluppi futuri della scienza, le corrispondenze tra il pensiero antico e moderno diverranno più forti, a questo proposito. Anche adesso, penso che la vostra scienza stia cominciando ad accostarsi alla dimensione dell’ideale, dell’essenza, che è alla base di tutte le cose, anche se quest’ultima non può essere compresa solo grazie alla scienza.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 5 Pitagora come il Maestro della musica.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Qual è, secondo te, l’ostacolo maggiore a una comprensione più completa?</p>
<p>Pitagora: Il ruolo della consapevolezza nell’universo deve entrare a fare parte delle vostre teorie. La fisica moderna riconosce il fatto che il tipo di osservazione di un fenomeno determina in modo essenziale – benché ancora misterioso – la manifestazione della realtà stessa. Ma la consapevolezza deve essere inserita esplicitamente nella teoria, e va compresa la relazione tra il mondo interiore degli esseri consci e il mondo esteriore. Gli scienziati del cervello stanno compiendo adesso, per la prima volta, un grande sforzo per comprendere la consapevolezza; forse ciò servirà a comprendere in che modo questi due mondi convivono.</p>
<p>Note</p>
<p>1. Michio Kaku, Hyperspace: <em>A Scientific Odissey through Parallel Universes, Time Warps, and the 10th Dimension </em>(New York: Oxford University Press, 1994).</p>
<p>2. Ibid., p. 41. La descrizione di uno spazio curvo di quattro dimensioni richiede sedici numeri:</p>
<p>G11 G12 G13 G14</p>
<p>G21 G22 G23 G24</p>
<p>G31 G32 G33 G34</p>
<p>G41 G42 G43 G44</p>
<p>dei quali sei sono sovrabbondanti, per cui ne rimangono dieci. Vedi anche Julian Schwinger, <em>Einstein’s Legacy: The Unity of Space and Time</em> (New York: Scientific American Books, Inc., 1986).</p>
<p>3. Esistono molti libri sull’argomento. Vedi, in particolare, H. E. Huntley, <em>The Divine Proportion: A Study in Mathematical Beauty </em>(New York: Dover Publications, Inc., 1970).</p>
<p>4. Vedi Christian Wertenbaker: <em>Nature’s Patterns</em>, “Parabola”, Vol. 24, Numero 1, febbraio 1999.</p>
<p>5. Howard E. Haber e Gordon L. Kane, <em>Is Nature Supersymmetric?</em>, “Scientific American”, giugno 1986, p. 52.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Michio Kaku. Iperspazio. Un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli e le distorsioni del tempo e la decima dimensione. Macro Edizioni. 2002. ISBN: 8875073694<br />
</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Julian Schwinger. L&#8217;eredità di Einstein. Zanichelli. 1998. ISBN: 8808053407</a><br />
<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0486222543/innernet-20">H. E. Huntley. The Divine Proportion. Dover.1970. ISBN: 0486222543</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Funa-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora-ai-giorni-nostri%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora-ai-giorni-nostri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scienza e Conoscenza</title>
		<link>http://www.innernet.it/scienza-e-conoscenza/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/scienza-e-conoscenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 06:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=999</guid>
		<description><![CDATA[Scienza e Conoscenza è una rivista diretta da Elsa Nityama Masetti, anche occasionale collaboratrice di Innernet, per cui ha scritto Mandala antichi e moderni. Le ricerche presentate su Scienza e Conoscenza non si troveranno forse mai su Nature o su altre riviste scientifiche ufficiali. Molti dei loro autori probabilmente sono ridicolizzati o ignorati dagli ambienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/09/scienzaeconoscenza25_83x109.jpg"><img class="size-full wp-image-1000 alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="scienzaeconoscenza25_83x109" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/09/scienzaeconoscenza25_83x109.jpg" alt="scienzaeconoscenza25_83x109" width="83" height="109" /></a></p>
<p><a href="http://scienzaeconoscenza.it " target="_blank">Scienza e Conoscenza</a> è una rivista diretta da Elsa Nityama Masetti, anche occasionale collaboratrice di Innernet, per cui ha scritto <a href="http://www.innernet.it/mandala-antichi-e-moderni/" target="_blank">Mandala antichi e moderni</a>.</p>
<p>Le ricerche presentate su Scienza e Conoscenza non si troveranno forse mai su Nature o su altre riviste scientifiche ufficiali. Molti dei loro autori probabilmente sono ridicolizzati o ignorati dagli ambienti accademici e Piero Angela troverebbe un’ottima fonte di materiale da bollare come antiscientifico.</p>
<p>In tempi di &#8220;normalizzazione&#8221; riviste come Scienza e Conoscenza sono una boccata di ossigeno per il pensiero. Nonostante Internet, dove la disponibilità di fonti e conoscenze viene moltiplicata, le citazioni nelle riviste scientifiche privilegiato un <a href="http://www.innernet.it/la-coda-lunga-mozzata/ " target="_blank">numero più ristretto di fonti rispetto all’ampiezza della disponibilità</a>. A volte alcuni articoli della rivista lasciano perplesso <em>anche me</em>, che sono diciamo di bocca buona per quanto riguarda le teorie bizzarre. Tuttavia, come per Innernet, preferisco che qualche volta si esca dai margini per eccesso piuttosto che restringerli per difetto. Vi è già troppa scienza che segue le linee guida del denaro e dell&#8217;industria militare o farmaceutica al posto della ricerca della verità e della gioia della scoperta.</p>
<p>Nella rivista si possono trovare articoli interessanti sulla scienza dei quanti, sulle medicine &#8220;altre&#8221;, sulle fonti di energie alternative, con molti contributi italiani. Dal numero 25, in edicola da Luglio, inizio una collaborazione tramite una rubrica dove scriverò di coscienza, epistemologia e quant&#8217;altro fa  &#8220;scienza e coscienza&#8221;. Il primo articolo, dal titolo <a href="http://scienzaeconoscenza.it/arti_rivista.php?id=495" target="_blank">La scimmia e il buddha: il cervello, la coscienza e i media</a> è disponibile online e verrà presentato su <a href="http://www.indranet.org" target="_blank">Indranet </a>in Ottobre.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fscienza-e-conoscenza%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/scienza-e-conoscenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Strumenti per la maturazione dell&#8217;anima</title>
		<link>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 03:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Almaas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[Almaas]]></category>
		<category><![CDATA[Cartesio]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Diamond Approach]]></category>
		<category><![CDATA[Hameed Ali]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[oggettività]]></category>
		<category><![CDATA[psichedelia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[shakti]]></category>
		<category><![CDATA[soggettività]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/</guid>
		<description><![CDATA[Un&#8217;intervista ad Almaas sulla maturazione dell&#8217;anima da parte di Toshan Ivo Quartiroli. Tra i temi dell&#8217;intervista, quali gli strumenti esteriori e interiori che catalizzano la crescita dell&#8217;anima, come la mente può essere volta a questo scopo, i possibili ruoli di fattori esterni quali le sostanze neurochimiche o i mezzi tecnologici, quando e se la ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="almaas5.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas5.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas5.jpg" alt="almaas5.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Un&#8217;intervista ad Almaas sulla maturazione dell&#8217;anima da parte di Toshan Ivo Quartiroli. Tra i temi dell&#8217;intervista, quali gli strumenti esteriori e interiori che catalizzano la crescita dell&#8217;anima, come la mente può essere volta a questo scopo, i possibili ruoli di fattori esterni quali le sostanze neurochimiche o i mezzi tecnologici, quando e se la ricerca di noi stessi arriva a un termine e il ruolo della sessualità sul cammino.<span id="more-406"></span></p>
<p>Toshan Ivo: Vorrei farti qualche altra domanda sul tema dell’oggettività – soggettività nella nostra cultura. Cartesio ha detto che se l’uomo fosse liberato dalla prigione del corpo, troverebbe l’idea di Dio in se stesso. Sembra che la nostra cultura occidentale si basi sulla convinzione che ciò che è soggettivo e dotato di un corpo sia viziato all’origine; apparentemente, perdiamo la nostra natura divina quando diventiamo “personali” e soggettivi. Nella teologia cristiana, il male e il peccato sono attributi del libero arbitrio dell’essere umano, almeno originariamente. Dunque, secondo questa convinzione, quando gli uomini fanno le loro scelte soggettive, vanno contro la volontà di Dio. Mi chiedo se per molto tempo la nostra cultura non ha riconosciuto il valore della soggettività a causa di questa e altre convinzioni storiche, o se lo sviluppo dell’anima per sua natura richiede stadi in cui non assegniamo alla verità soggettiva il giusto valore.</p>
<p>Hameed Ali: Innanzitutto, non sono sicuro che in Occidente la pensino come te sulla concezione occidentale del personale e del soggettivo. In realtà, è l’Oriente che storicamente ha diffidato del personale e del soggettivo, dando più importanza all’impersonale. In Occidente sembrano essere esistite due concezioni sovrapposte: una diffidente del personale e del corporeo, come osserviamo nel pensiero greco e in seguito nel Cristianesimo; l’altra che esalta il personale, il corporeo e il soggettivo, come vediamo nell’arte e nella letteratura occidentale. La nostra scienza è più influenzata dalla prima corrente, come dimostra il tentativo di Cartesio di separare il soggetto dal mondo, per poter studiare quest’ultimo oggettivamente.</p>
<p>La mia opinione è che il punto di vista della scienza sul soggettivo è esatto, ma incompleto. È esatto nel senso che la nostra soggettività tende a oscurare le nostre percezioni e la nostra conoscenza, a causa delle inclinazioni e convinzioni personali. La psicologia moderna ha ampiamente confermato ciò tramite lo sviluppo dato da Freud alla nozione dell’inconscio, il quale influenza i nostri sentimenti, comportamenti e azioni senza che ce ne accorgiamo. In questo senso, penso che le varie tradizioni che hanno diffidato del soggettivo, sia occidentali sia orientali, hanno avuto un’intuizione profonda della soggettività dell’umanità.</p>
<p>In ogni caso, si tratta di un’intuizione incompleta della soggettività umana, perché se è vero che essa valuta correttamente la consapevolezza ordinaria dell’individuo, è anche vero che non tiene conto del potenziale della soggettività umana. Tale concezione non considera che questa soggettività prevenuta è la soggettività dell’ego, e che l’anima umana può essere libera dall’ego. La cultura occidentale apprezza l’individuale, il personale e anche il soggettivo, come vediamo nelle arti, nelle scienze e nella vita quotidiana degli occidentali. Ciò potrebbe considerarsi il risultato di un riconoscimento profondo, ma inconscio, del potenziale della soggettività umana. Tuttavia, non vediamo la presenza di una soggettività così aperta e bilanciata se non in stadi molto profondi di realizzazione, in cui l’anima non soltanto è connessa alla sua natura spirituale, ma ha portato avanti questa integrazione fino a sviluppare una persona reale ed essenziale.</p>
<p>Possiamo ipotizzare che sia l’Oriente sia l’Occidente avevano diffidato del personale e del soggettivo perché la gente aveva di essi una conoscenza prevenuta e non autentica. Ciò che è davvero soggettivo e personale – ovvero, il proprio essere autentico al di là delle influenze provenienti dall’esterno – è uno sviluppo raro e dunque prezioso. Ecco perché gli antichi insegnamenti si riferiscono a esso come alla <em>perla senza prezzo.</em></p>
<p>Toshan Ivo: Il <em>Diamond Approach </em>valorizza la mente ordinaria in quanto strumento per l’«inquiry», l’indagine. Quali sono le altre tradizioni che usano la mente in questo modo, e perché molti cammini mistici e spirituali considerano la mente un ostacolo alla verità e al raggiungimento di stati più elevati?</p>
<p>Hameed Ali: Nemmeno in questo caso la verità è così semplice. Le tradizioni spirituali in generale diffidano della mente individuale, perché quest’ultima tende a ostacolare l’apertura spirituale. La mente ordinaria è solitamente il supporto dell’ego, in quanto quest’ultimo è fondamentalmente un costrutto mentale basato sulle convinzioni e le conoscenze della mente. Ciononostante, la maggior parte degli insegnamenti spirituali impiega la mente nel tentativo di comprendere la condizione umana. Non direi che il <em>Diamond Approach</em> è il solo a usare la mente ordinaria; infatti, anche la maggior parte degli insegnamenti spirituali la usa, ma generalmente non estensivamente come fa il <em>Diamond Approach</em>. Quindi, penso che sia una questione di gradi. Anche la tradizione Zen, che è la più radicale e diretta per quanto riguarda l’eliminazione della mente ordinaria, la usa quando si tratta di parlare e comunicare.</p>
<p>Credo che la situazione sia più complessa di quanto appaia. La mente ha molte parti e qualità. Alcune di queste ultime sono indispensabili per la comprensione, la comunicazione e la sopravvivenza. Ma certe parti e qualità della mente contribuiscono alla creazione e al mantenimento dell’ego stesso. Alcuni insegnamenti tendono ad aggirare, evitare o eliminare la mente, a causa della sua connessione all’ego. Tuttavia, non possono fare a meno di usarla quando si tratta di pensare e comunicare. Alcune tradizioni usano la mente anche perché fanno ricorso alla logica e alla ragione, come certe scuole buddiste, induiste e cristiane.</p>
<p>Nel <em>Diamond Approach</em> usiamo la mente in modo più esteso, perché la nostra tecnica è quella dell’indagine sull’esperienza di ogni giorno. Nel tentativo di comprendere tale esperienza, abbiamo bisogno della ragione e della razionalità della mente. Inoltre, poiché in questo processo ci imbattiamo in una grande quantità di materiale dal passato, abbiamo bisogno di usare la memoria della mente e i suoi ricordi del passato.</p>
<p>La concezione del <em>Diamond Approach </em>è che la mente è una facoltà neutrale e che dipende da noi usarla come un sostegno all’apertura spirituale o come un ostacolo a quest’ultima. Inoltre, la mente normale è l’espressione esteriore di una profonda e fondamentale facoltà dell’anima, il suo intelletto o “nous”. Il nous, quello che chiamiamo la Guida di Diamante, è l’intelletto autentico, la facoltà di discernere che l’anima umana possiede in potenza. Più questo profondo elemento della nostra anima è attivo e integrato, più esso guida e permea il funzionamento della nostra mente normale. L’inquiry è una tecnica finalizzata allo sviluppo e la concretizzazione di questa possibilità.</p>
<p>Toshan Ivo: I bambini che non ricevono amore e affetto sviluppano quasi sempre problemi fisici e cognitivi. La verità può considerarsi un bisogno primario allo stesso modo dell’affetto? Non mi riferisco alla verità assoluta, ma anche alla semplice verità di tutti i giorni. Per esempio, Gregory Bateson riconobbe il problema del “double bind”,<em> il doppio</em> <em>vincolo</em> che può contribuire a provocare disturbi mentali, nei casi in cui una persona riceveva un messaggio ambiguo, specialmente se quest’ultimo includeva aspetti emotivi. Poiché la verità libera, in che modo l’anima viene deformata quando la verità non è presente nella società e nella famiglia?</p>
<p>Hameed Ali: L’assenza della verità nell’infanzia è una delle ragioni fondamentali per cui lo sviluppo normale della consapevolezza viene dominato dall’ego. L’assenza della verità consiste fondamentalmente nell’ignoranza e nella mancanza di esperienza da parte dei genitori della vera natura e delle sue varie qualità. È la mancanza di autenticità nella presenza e nel comportamento dei genitori che esercita un’influenza negativa sul bambino. Ma ciò non vuol dire che i genitori devono raccontare al bambino la verità così come la conosce un adulto, perché ciò potrebbe creare confusione. Si tratta più che altro della necessità da parte dei genitori di essere autentici e sinceramente affettuosi. Talvolta, ciò può voler dire che la verità in tutto o in parte non viene comunicata, perché per un bambino sarebbe troppo.</p>
<p>Ma l’abitudine di mentire ai bambini finirà con l’avere un impatto negativo. Alcuni psicologi ritengono che, a seconda dello stadio di sviluppo, i bambini hanno bisogno di alcune illusioni per riuscire a sopravvivere. Penso che molte di queste cosiddette illusioni sono in effetti vere, ma gli psicologi le considerano illusioni. Per esempio: la condizione della prima infanzia in cui il bambino si sente connesso alla madre, come se formassero un campo continuo di esperienza, quella che viene chiamata <em>unità duale</em>… Gli psicologi credono che si tratti di un’unione illusoria, non autentica, ma per chi sa vedere essa non è un’illusione, bensì l’esperienza effettiva del neonato, e le cose stanno così anche per la mente non modellata dall’ego e dalle sue convinzioni.</p>
<p>Toshan Ivo: Lavorando sul mio condizionamento, e condividendo con altre persone sulla Via, noto che talvolta i condizionamenti collettivi e storici di una certa nazione o di un certo tipo possono essere più radicati di quelli individuali. Le due forme di condizionamento sono intrecciate, ma quello collettivo sembra più inconsapevole e difficile da cogliere. I due tipi di condizionamento vanno affrontati allo stesso modo o quello collettivo richiede un approccio particolare?</p>
<p>Hameed Ali: Il condizionamento collettivo non è solitamente più radicato di quello individuale, a meno che non siamo di fronte a circostanze insolite, come nel caso di una società che stia attraversando una lunga guerra. Ma ordinariamente anche il condizionamento culturale è parte di quello individuale, ovvero accade attraverso la consapevolezza individuale e fa parte del condizionamento di quest’ultima.</p>
<p>Il condizionamento culturale è solitamente sottile e fa da sfondo a quello individuale. Questo è il contesto emotivo e mentale in cui il bambino vive e cresce, e viene assorbito senza alcun riconoscimento consapevole. È più difficile da riconoscere e osservare, perché si ha la tendenza a considerarlo parte della realtà. Di solito, non occorre lavorare sul condizionamento culturale in modo particolare, né c’è bisogno di mettersi a cercarlo. Lavorando sul condizionamento individuale, la dimensione culturale comincia ad affiorare da sé, poiché fa parte dell’impalcatura del condizionamento individuale. Ordinariamente, essa non si presenta fino a quando non si è profondamente liberi dal proprio condizionamento individuale.</p>
<p>In particolare, per affrontare il condizionamento culturale, raccomando una cosa: viaggiare in culture molto diverse e fare esperienza direttamente e personalmente delle differenze.</p>
<p>Toshan Ivo: Sin dall’antichità, sembra che l’umanità abbia espresso il bisogno di andare “oltre”, non solo attraverso pratiche spirituali, ma anche attraverso l’uso di sostanze psichedeliche. Le persone che percorrono quest’ultimo cammino in un contesto sacro o talvolta anche profano, parlano di stati che sembrano molto vicini a quelli mistici, come la fusione con il tutto. Secondo te, quali sono le differenze tra gli stati prodotti dal lavoro spirituale e quelli generati dall’uso di sostanze? Esistono rischi connessi a queste ultime?</p>
<p>Hameed Ali: In generale, le sostanze psichedeliche alterano il cervello in modo da permettere di sperimentare le cose senza i filtri consueti, oppure di avere esperienze più intense e acute. Ciò vuol dire che le esperienze spirituali generate da quelle sostanze sono uguali a quelle provocate dalla pratica spirituale; in effetti, la sostanza compie il lavoro della pratica.</p>
<p>Una prima differenza non sta nel tipo di esperienza, ma nel fatto che essa accade nonostante i propri filtri, senza aver lavorato su di essi. Ciò dà una sensazione di maggiore perdita di controllo o di scelta, e può rendere l’esperienza molto più emotivamente intensa ed esplosiva.</p>
<p>Penso che un primo, possibile rischio è quello della dipendenza dalla sostanza. Usando quest’ultima, non esercitiamo né sviluppiamo i muscoli dell’anima. Ci apriamo senza diventare spiritualmente maturi, e ciò può avere conseguenze serie per il proprio cammino spirituale.</p>
<p>I rischi più noti sono i danni fisiologici al cervello o al sistema nervoso, che possono insorgere in caso di uso prolungato di alcune sostanze.</p>
<p>Toshan Ivo: Il <em>Diamond Heart</em> si basa sull’osservazione e include l’interiorità nel processo di inquiry. È possibile un nuovo metodo scientifico che includa sia l’approccio soggettivo sia quello oggettivo? Un metodo che, operando sui dati, fornisca conclusioni valide come quelle del metodo scientifico tradizionale?</p>
<p>Hameed Ali: Penso che questa sia una cosa su cui lavorare. Non c’è una risposta semplice alla tua domanda. Questo nuovo metodo può richiedere molto tempo per venire sviluppato. So che l’aiuto che la guida di diamante può darci in termini di ricerca, indagine, discernimento, analisi, sintesi e così via può essere molto utile in qualsiasi campo di ricerca; ma perché questo avvenga, il ricercatore deve integrare questa facoltà spirituale nel suo lavoro. Non importa l’area di studio, perché stiamo parlando di una migliore intelligenza, discriminazione, chiarezza, penetrazione, sintesi ecc.: tutte qualità che possono trovare applicazione in qualsiasi ramo della scienza.</p>
<p>Integrare questa facoltà richiede chiarezza e oggettività personali, ovvero bisogna riconoscere in che modo i nostri pregiudizi soggettivi influenzano le osservazioni e i pensieri. Non è facile, comunque, integrare questa facoltà in modo completo o profondo; sono necessari maturità spirituale e un lavoro costante per applicare questa facoltà.</p>
<p>Toshan Ivo: La neuroscienza e le conoscenze sul cervello si stanno espandendo. Lo stesso Dalai Lama è attivamente impegnato nello studio dei punti di contatto tra le neuroscienza e gli antichi insegnamenti tibetani sulla mente e la meditazione. Nel tuo libro <em>The Inner</em> <em>Journey Home</em> scrivi: “È anche possibile che la vita biologica sia uno degli stadi dello sviluppo dell’anima: è necessario, ma è solo uno stadio”. Hans Moravec immagina un incontro tra informatica, nanotecnologia e bioscienza in grado di cambiare la nostra definizione dell’essere umano. Prevedi che un giorno sarà possibile fare il lavoro su noi stessi con l’ausilio di sostanze biochimiche e “neurosupporti” tecnologici (per esempio, la versione futura di apparecchiature già oggi in grado di alterare le frequenze del cervello)? Lo sviluppo dell’anima può essere facilitato o guidato dalla tecnologia? Quali prevedi che saranno gli stadi della crescita?</p>
<p>Hameed Ali: Perché no? L’anima umana, che è la sede della consapevolezza e delle sue facoltà, opera attraverso il corpo, e dipende dalla condizione di quest’ultimo per funzionare. Non vedo ragioni per sostenere che il miglioramento della condizione del corpo attraverso la tecnologia non possa aiutare lo sviluppo dell’anima. Non ho idea degli stadi della crescita a questo proposito: dipenderanno dal tipo di miglioramento che le tecnologie apporteranno e da quanto incideranno sul normale funzionamento fisico. È più probabile che gli stadi saranno gli stessi, ma l’anima potrebbe riuscire ad attraversarli con più facilità, ricevendo più sostegno.</p>
<p>A ogni modo, non mi piace l’idea che la mia realizzazione accada senza che io eserciti i miei muscoli spirituali, in quanto gran parte della gioia del lavoro spirituale sta nel lavoro stesso. Sono le scoperte senza fine a costituire la vera gioia della vita e l’entusiasmante estasi del viaggio.</p>
<p>Toshan Ivo: Apparentemente, la sessualità non costituisce un “capitolo a sé” negli insegnamenti del Diamond Approach, ma sembra inclusa del modello generale dell’anima. In che modo questa potente energia – che può avere molti diversi effetti sull’anima – viene trattata nell’insegnamento, e perché a essa non viene data molta importanza?</p>
<p>Hameed Ali: Forse avrai osservato che il Diamond Approach non dà un’importanza speciale a nessuna area particolare della vita. Esso affronta i fondamenti dell’esperienza, a prescindere dalle varie aeree della vita. La sessualità, il lavoro, la creatività ecc., sono aree particolari della vita, e anche se lavoriamo con esse, non è normale per noi sottolinearne una anziché un’altra.</p>
<p>Gli insegnamenti che mettono in evidenza la sessualità, in realtà mettono in evidenza l’energia sessuale, e a un livello più fondamentale la dimensione dell’energia. La sessualità è un modo di lavorare con l’energia. Nel Diamond Approach c’è una parte dell’insegnamento dedicata alla dimensione dell’energia, quella che chiamiamo la dimensione “shakti”. In essa troviamo insegnamenti su come sperimentare, riconoscere e lavorare con la shakti, affrontando tutti gli argomenti correlati. La maggior parte degli studenti non ha familiarità con questa parte dell’insegnamento.</p>
<p>Il Diamond Approach contiene anche un insegnamento tantrico, ma è piuttosto avanzato e non è ciò che la maggior parte della gente intende per <em>tantra.</em> Esso include la sessualità, ma non si identifica esattamente con il sesso.</p>
<p>Toshan Ivo: Nel corso del “lavoro”, del cammino di auto-scoperta, possono esserci stadi in cui ci si sente lontani dall’insegnamento e dalle pratiche. Esistono insegnanti spirituali, soprattutto nell’area neo-advaita, secondo i quali “non c’è bisogno di praticare o cercare”, perché siamo già “a casa”. C’è uno stadio in cui la ricerca termina davvero? Se sì, come possiamo sapere che questa è davvero la fine della ricerca e non un trucco dell’ego per la propria sopravvivenza?</p>
<p>Hameed Ali: Nel Diamond Approach c’è uno stadio in cui la ricerca finisce. Sappiamo che quella è la fine della ricerca, perché c’è il riconoscimento certo di essere arrivati a casa. Una delle conseguenze di tale arrivo è il riconoscimento che la ricerca è finita: non c’è più bisogno di cercare alcunché, né c’è più qualcuno che stia cercando.</p>
<p>Questo in genere non accade spontaneamente; senza pratica, di solito non arriviamo a questi livelli. Può succedere, ma per la maggior parte delle persone, senza la pratica, è solo una vana speranza. È vero che questa è la nostra casa primordiale e che in un certo senso siamo già in essa, ma la nostra anima non ne è consapevole, né può esserlo se non matura. Senza maturazione, è possibile avere un bagliore della casa, ma non dimorare in essa. Conosco bene alcuni insegnamenti neo advaita, e penso che molti di essi semplicemente non conoscono il nostro potenziale spirituale. Di solito, essi colgono una dimensione della natura autentica e parlano come se essa esaurisse tutta la realtà, senza riconoscere la ricchezza del nostro potenziale. Per esempio, questi insegnamenti non conoscono o riconoscono la natura dell’anima, così come noi la intendiamo nel Diamond Approach.</p>
<p>Per maggiori informazioni su libri e articoli di Almaas, <a href="http://www.ahalmaas.com/">http://www.ahalmaas.com/</a><br />
Il sito della scuola Ridhwan:<a href="http://www.ahalmaas.com/"> http://www.ridhwan.org</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830873%20">Almaas. Essenza. Il nucleo divino nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830873</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830776">Almaas. Il cuore del diamante. Elementi del reale nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830776</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887183125X">Almaas. L&#8217;elisir dell&#8217;illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1590301099/innernet-20">Almaas. Inner Journey Home: The Soul&#8217;s Realization of the Unity of Reality. Shambhala. 2004. ISBN: 1590301099</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713046/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 2 The Freedom to Be. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713046</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713054/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 3: Being and the Meaning of Life. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713054</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713119/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 4: Indestructible Innocence. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713119</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713143/innernet-20">Almaas. Facets of Unity: The Enneagram of Holy Ideas. Diamond Books. 2000. ISBN: 0936713143</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713089/innernet-20">Almaas. Luminous Night&#8217;s Journey: An Autobiographical Fragment. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713089</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628599/innernet-20">Almaas. Spacecruiser Inquiry: True Guidance for the Inner Journey. Shambhala. 2002. ISBN: 1570628599</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/093671302X/innernet-20">Almaas. The Pearl Beyond Price: Integration of Personality into Being, an Object Relations Approach. Shambhala. 2000. ISBN: 093671302X</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713097/innernet-20">Almaas. The Point of Existence: Transformations of Narcissism in Self-Realization. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713097</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713062/innernet-20">Almaas. The Void: Inner Spaciousness and Ego Structure. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713062</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713070/innernet-20">Almaas. Work on the Superego. Diamond Books.1992. ASIN: 0936713070</a></p>
<p>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fstrumenti-per-la-maturazione-dellanima%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>91</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con la risonanza magnetica la meditazione funziona</title>
		<link>http://www.innernet.it/con-la-risonanza-magnetica-la-meditazione-funziona/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/con-la-risonanza-magnetica-la-meditazione-funziona/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 11:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche dell'anima]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Morin]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[oggettività]]></category>
		<category><![CDATA[risonanza magnetica]]></category>
		<category><![CDATA[Scientific American]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[soggettività]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/con-la-risonanza-magnetica-la-meditazione-funziona/</guid>
		<description><![CDATA[Scientific American riporta oggi uno studio della University of Wisconsin-Madison che afferma che possiamo acquisire una migliore capacità di provare compassione tramite la meditazione, &#8220;più o meno allo stesso modo in cui gli atleti o i musicisti si allenano per migliorare le proprie capacità&#8221;. Lo studio ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale sui cervelli dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sciam.com/podcast/episode.cfm?id=F2D1DCCE-E9D8-AE36-FE3C1E6CAA3B0C6C">Scientific American</a> riporta oggi uno studio della University of Wisconsin-Madison che afferma che possiamo acquisire una migliore capacità di provare compassione tramite la meditazione, &#8220;più o meno allo stesso modo in cui gli atleti o i musicisti si allenano per migliorare le proprie capacità&#8221;. Lo studio ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale sui cervelli dei soggetti studiati.</p>
<p>Seguo con interesse questi studi pur non essendo un neuro-qualcosa (magari a volte un po&#8217; neuro-tico :-) e leggo con piacere che la scienza si avvicina sempre più a ciò che affermano i maestri e i saggi da qualche millennio.</p>
<p>Tuttavia&#8230; per quanto interessanti siano questi studi trovo che alla base vi sia un classico paradigma della scienza: il valore assoluto dell&#8217;oggettività. Se si chiede a un meditatore non occasionale se la meditazione gli abbia portato più compassione credo che non vi siano dubbi sulla risposta dei più (senza confondere la compassione con l&#8217;&#8221;essere buoni&#8221; o il compatire).</p>
<p>Ma per la scienza tutto ciò non ha alcun valore se non viene misurato, riprodotto in laboratorio e reso oggettivo. La soggettività non conta, l&#8217;esperienza individuale men che meno nella ricerca del vero. Credo sia il tempo che la scienza allarghi i propri paradigmi al mondo interiore. A questo proposito, mi piace citare a mia volta questa citazione da Edgar Morin:</p>
<blockquote><p>Come dice von Foerster, abbiamo bisogno &#8220;non soltanto di una epistemologia dei sistemi osservati, ma anche di un&#8217;epistemologia dei sistemi osservatori&#8221;.</p></blockquote>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fcon-la-risonanza-magnetica-la-meditazione-funziona%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/con-la-risonanza-magnetica-la-meditazione-funziona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

