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	<title>Innernet &#187; politica</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Il Dalai Lama sul contributo individuale alla pace nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 15:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dalai Lama</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo sempre attuale discorso del Dalai Lama è tratto dal libro Il mio Tibet Libero, in pubblicazione per Apogeo/Urra a Luglio, in anteprima per gentile concessione. Quando ci alziamo la mattina e ascoltiamo la radio o leggiamo il giornale ci troviamo davanti sempre le stesse notizie tragiche: violenza, crimini, guerre e catastrofi naturali. Non riesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/978-88-503-2828-4.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-945" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="Dalai Lama Tibet Libero Urra" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/978-88-503-2828-4.jpg" alt="Dalai Lama Tibet Libero Urra" width="250" height="354" /></a>Questo sempre attuale discorso del Dalai Lama è tratto dal libro <em><span style="font-style: italic;">Il mio Tibet Libero</span></em>, in pubblicazione per <a href="http://www.urraonline.com" target="_blank">Apogeo/Urra</a> a Luglio, in anteprima per gentile concessione.</p>
<p>Quando ci alziamo la mattina e ascoltiamo la radio o leggiamo il giornale ci troviamo davanti sempre le stesse notizie tragiche: violenza, crimini, guerre e catastrofi naturali. Non riesco a ricordare nemmeno un giorno in cui non abbia sentito parlare di qualche sciagura nel mondo.</p>
<p>Anche nella nostra epoca moderna è evidente che quel bene prezioso che è la vita di un individuo non è affatto al sicuro. Nessuna generazione precedente ha dovuto confrontarsi con così tante notizie tragiche come noi oggi; queste paura e tensione costanti dovrebbero portare qualsiasi individuo sensibile e compassionevole a dubitare seriamente dei progressi raggiunti dal mondo moderno.</p>
<p class="Body">Ironicamente i problemi più seri originano dalle società più avanzate a livello industriale. La scienza e la tecnologia hanno compiuto miracoli in molti settori, tuttavia i problemi fondamentali dell’uomo sono sempre i medesimi. Oggi molte più persone di un tempo sanno leggere e scrivere, eppure l’istruzione universale non sembra aver reso gli individui più buoni, ma, al contrario, solo più inquieti e insoddisfatti.</p>
<p class="Body">Senza dubbio dobbiamo riconoscere enormi progressi a livello materiale e tecnologico, ma per certi aspetti questo non è sufficiente, poiché non siamo ancora riusciti a creare pace e felicità e a vincere la sofferenza. Da tutto questo possiamo solo dedurre che c’è qualcosa di veramente sbagliato nel nostro progresso e sviluppo, e se non lo scopriamo in tempo potrebbe avere conseguenze disastrose per il futuro dell’umanità.</p>
<p class="Body">Non sono assolutamente contrario alla scienza e alla tecnologia: hanno contribuito enormemente a migliorare la vita dell’uomo, gli hanno messo a disposizione comodità e benessere materiale e gli hanno fatto conoscere meglio il mondo in cui vive. Se però le sopravvalutiamo, rischiamo di perdere il contatto con quegli aspetti della coscienza e dell’intelligenza umana che aspirano alla lealtà e all’altruismo.<span id="more-944"></span></p>
<p class="Body">La scienza e la tecnologia sono in grado di creare benessere materiale incalcolabile, ma non di sostituire i valori secolari spirituali e umanitari che hanno fortemente contraddistinto la nostra civiltà in ogni sua forma nazionale, come la conosciamo oggi.</p>
<p class="Body">Nessuno può negare i benefici materiali, senza precedenti, che la scienza e la tecnologia ci hanno messo a disposizione, ma i problemi fondamentali dell’essere umano sono ancora gli stessi; siamo ancora costretti a confrontarci con le stesse sofferenze, paure e tensioni, se non addirittura più di prima. Pertanto, l’unica soluzione logica è cercare di trovare un equilibrio tra sviluppo materiale da una parte, e sviluppo spirituale e dei valori umani dall’altra. Per riuscirci dobbiamo ritornare ai nostri valori umanitari.</p>
<p class="Body">Sono sicuro che molte persone condividono la mia preoccupazione per la crisi morale attualmente diffusa in tutto il mondo e che si uniranno al mio appello indirizzato a tutti gli operatori umanitari e i religiosi, altrettanto impegnati a rendere le nostre società più sensibili ai problemi del prossimo, più corrette ed eque. Non parlo da buddista, né da Tibetano. Non parlo nemmeno da esperto di politica internazionale (pur essendo costretto a farvi riferimento).</p>
<p class="Body">Parlo semplicemente come essere umano, come difensore di quei valori umanitari che sono il fondamento non solo del buddismo Mahayana, ma di tutte le maggiori religioni mondiali. Da questa prospettiva desidero condividere con voi le mie opinioni sull’argomento. Sono convinto di quanto segue:</p>
<p>1.<span> </span>l’umanitarismo universale è essenziale per risolvere i problemi dell’uomo;</p>
<p>2.<span> </span>la compassione rappresenta la colonna portante della pace mondiale;</p>
<p>3.<span> </span>tutte le religioni del mondo sono già a favore di una pace globale in tal senso, così come lo è chi si dedica all’impegno umanitario, indipendentemente dalla personale ideologia;</p>
<p>4.<span> </span>ogni individuo ha la responsabilità universale di contribuire alla creazione di istituzioni utili al soddisfacimento dei bisogni dell’uomo.</p>
<p class="Body"><strong>Risolvere i problemi dell’umanità tramite un atteggiamento rinnovato</strong></p>
<p class="Body">Dei tanti problemi che ci troviamo oggi ad affrontare, alcuni sono calamità naturali e devono essere accettati e affrontati con spirito equanime. Altri, invece, li abbiamo creati noi stessi, o sono il risultato di equivoci, e devono essere corretti. Quest’ultimo tipo di problemi nasce dal conflitto di ideologie, politiche o religiose, quando gli individui entrano in conflitto gli uni con gli altri per inseguire meschini interessi personali e perdono di vista i valori umani fondamentali che fanno di tutti noi i membri di un’unica famiglia.</p>
<p class="Body">Dobbiamo ricordare che le diverse religioni, ideologie e i sistemi politici del mondo sono stati creati per portare più felicità nella vita degli esseri umani. Teniamo sempre presente questo scopo fondamentale e non anteponiamo mai i mezzi al fine: l’umanità deve sempre avere priorità sulle finalità materiali e ideologiche.</p>
<p class="Body">Il pericolo più serio in assoluto per il genere umano – o meglio, per ogni forma vivente del nostro pianeta – è la minaccia di distruzione nucleare. Non c’è bisogno che mi dilunghi su questo pericolo, ma desidero rivolgere un appello a tutti i leader delle potenze nucleari, poiché il futuro del mondo è letteralmente nelle loro mani, agli scienziati e ai tecnici che continuano a creare queste terribili armi di distruzione, e a tutti coloro che, in ogni parte del mondo, hanno la possibilità di influenzare gli uomini di potere.</p>
<p class="Body">Vi prego affinché facciate ricorso alla ragione per iniziare a smantellare e a distruggere tutte le armi nucleari. Sappiamo che nel caso di un conflitto nucleare nessuno sarà vincitore, in quanto non vi saranno sopravvissuti.</p>
<p class="Body">Non è già di per sé terribile l’ipotesi di una distruzione così spietata e disumana? E non è più logico rimuovere la causa di questa eventuale distruzione, visto che la conosciamo e abbiamo sia il tempo sia i mezzi per farlo? Spesso non possiamo risolvere i problemi perché non ne conosciamo l’origine, oppure, una volta individuata, non siamo in grado di eliminarla. Nel caso della minaccia nucleare la situazione è diversa.</p>
<p class="Body">Sia che appartengano a specie più evolute (come quella umana), sia ad altre più semplici (come quelle animali), tutte le creature di questo mondo desiderano in primo luogo pace, benessere e sicurezza. La vita sta a cuore agli animali quanto a noi esseri umani, anche se loro non sono in grado di esprimerlo; anche il più minuscolo insetto cerca di proteggersi dai pericoli che minacciano la sua sopravvivenza. Proprio come ognuno di noi desidera vivere e non vuole morire, così accade a tutte le altre creature dell’universo. Quanto siano in grado di farlo è un’altra questione.</p>
<p class="Body">In generale possiamo affermare che esistono due tipi di felicità e di sofferenza: quella psicologica e quella fisica. Delle due credo che la felicità e la sofferenza psicologiche siano le più intense. È per questo che invito sempre ad allenare lo spirito a sopportare meglio il dolore e a raggiungere una condizione di felicità più durevole. In ogni caso, io ho anche un’idea più generale e concreta della felicità: una combinazione di pace interiore, sviluppo economico e, soprattutto, di pace a livello globale.</p>
<p class="Body">Per raggiungere questi obiettivi ritengo sia necessario sviluppare un senso di responsabilità universale e una profonda partecipazione nei confronti del prossimo, indipendentemente dal credo, dal colore, dal sesso o dalla nazionalità.</p>
<p class="Body">Dietro questa idea di responsabilità universale vi è il semplice fatto che, in termini generali, tutti desideriamo le stesse cose. Ogni creatura desidera la felicità e vuole evitare il dolore. Se noi, in quanto esseri umani dotati di intelletto, non accettiamo questo fatto, su questo pianeta vi sarà sempre più sofferenza. Se adottiamo un approccio individuale alla vita e cerchiamo continuamente di sfruttare il prossimo per il nostro tornaconto personale, forse otterremo vantaggi temporanei, ma non riusciremo mai a essere veramente felici, e la pace del pianeta sarà del tutto impossibile.</p>
<p class="Body">Nella loro ricerca della felicità gli esseri umani hanno adottato metodi differenti, molti dei quali si sono rivelati crudeli e ripugnanti. Agendo in un modo che va contro la loro stessa natura, essi infliggono sofferenza ad altri esseri umani e creature viventi per scopi egoistici. Alla fine, però, questo comportamento poco accorto reca dolore a se stessi e agli altri.</p>
<p class="Body">Essere nati come esseri umani è già di per sé un evento eccezionale, quindi dovremmo utilizzare il nostro potenziale nel modo più efficace e intelligente possibile. Dobbiamo adottare una prospettiva più corretta, che tenga conto dell’universalità del processo della vita e ci impedisca di perseguire la felicità e la stima di un individuo o di un gruppo a discapito di altri.</p>
<p class="Body">Tutto questo richiede un nuovo approccio ai problemi globali. Il mondo diventa ogni giorno più piccolo e interdipendente in seguito ai rapidi progressi tecnologici, all’ampliamento del commercio internazionale e di altre relazioni tra un Paese e l’altro. Oggi siamo tutti fortemente dipendenti gli uni dagli altri.</p>
<p class="Body">Nell’antichità i problemi riguardavano per lo più la famiglia o il clan, infatti erano affrontati a livello familiare, ma oggi la situazione è cambiata. Siamo ormai così interdipendenti, così strettamente connessi gli uni agli altri, che senza un senso di responsabilità globale, di fratellanza universale e la consapevolezza di essere veramente parte di un’unica famiglia, non possiamo sperare di superare i pericoli della nostra esistenza – per non parlare di creare pace e felicità.</p>
<p class="Body">I problemi di una nazione non si possono risolvere in modo soddisfacente a livello nazionale, poiché dipendiamo troppo dagli interessi, dal comportamento e dalla cooperazione di altri Stati. Un approccio umanitario ai problemi del mondo sembra essere l’unica base logica per la pace a livello mondiale.</p>
<p class="Body">Cosa significa questo? Se ci rifacciamo all’osservazione precedente secondo la quale tutte le creature viventi aspirano alla felicità e vogliono evitare la sofferenza, capiamo che diventa eticamente scorretto e poco saggio in termini concreti perseguire solo la felicità del singolo senza tenere conto dei sentimenti e delle aspirazioni di tutti gli altri componenti dell’unica, grande famiglia di esseri umani.</p>
<p class="Body">La via più sensata è ricordarsi anche della felicità del prossimo quando cerchiamo di realizzare la nostra. Così facendo si perseguirebbe quello che io chiamo un “saggio interesse individuale”, che idealmente dovrebbe trasformarsi in un “interesse individuale aperto al compromesso”, o meglio, un “interesse reciproco”.</p>
<p class="Body">Nonostante si possa ipotizzare che la crescente interdipendenza tra le nazioni generi più solidarietà e collaborazione, è difficile riuscire ad adottare un tale spirito finché si rimane indifferenti ai sentimenti e alla felicità del prossimo. Quando la gente è spinta soprattutto dall’avidità e dalla gelosia, non riesce a vivere in armonia. Un approccio spirituale non riuscirà probabilmente a risolvere i problemi politici generati dall’egoismo imperante, ma a lungo termine riuscirà a superare la base dei problemi che oggi ci assillano.</p>
<p class="Body">Dall’altro lato, se l’umanità continua a voler risolvere i problemi considerando solo i vantaggi immediati, le generazioni future si troveranno ad affrontare enormi difficoltà. La popolazione globale è in aumento e le risorse che abbiamo a disposizione si esauriscono rapidamente. Basta guardare le foreste. Nessuno conosce esattamente quali disastrose conseguenze potrà avere il disboscamento massiccio sul clima, sul suolo e sull’ecologia mondiale in generale.</p>
<p class="Body">Ci troviamo di fronte a problemi perché la gente si concentra unicamente sui vantaggi personali immediati, senza ricordare che siamo tutti membri di un’unica famiglia. Non pensiamo alla Terra e alle conseguenze a lungo termine sulla vita in generale. Se noi, che rappresentiamo la generazione attuale, non cominciamo subito a riflettere su tutto questo, le generazioni future potrebbero non essere più in grado di risolvere tali problemi.</p>
<p class="Body"><strong>La compassione come sostegno della pace global</strong>e</p>
<p class="Body"><span style="letter-spacing: -0.05pt;">Secondo la psicologia buddista, i problemi che ci troviamo di fronte sono, per la maggior parte conseguenza del nostro desiderio passionale e del nostro attaccamento nei confronti di cose che consideriamo erroneamente entità durevoli. Questa tendenza ci porta a ricorrere all’aggressione e alla competizione, che riteniamo strumenti di sicuro successo. Si tratta di un atteggiamento psicologico che trova velocemente applicazione nella pratica e ha come logica conseguenza la tendenza sempre più diffusa all’aggressione. </span></p>
<p class="Body"><span style="letter-spacing: -0.05pt;">Sono schemi psicologici connaturati alla psiche umana, ma che soprattutto in epoca moderna hanno trovato applicazione pratica. Cosa possiamo fare per controllare e regolare “veleni” come la delusione, l’invidia e l’aggressività? È importante capirlo, poiché sono proprio loro all’origine di tutti i problemi del mondo.</span></p>
<p class="Body">In quanto persona educata secondo la tradizione del buddismo Mahayana credo che l’amore e la compassione siano il tessuto morale di cui è fatta la pace globale. Permettetemi di chiarire cosa intendo per “compassione”. Quando proviamo pietà o compassione per qualcuno molto povero gli dimostriamo solidarietà per la sua condizione; in tal caso la nostra compassione è basata su considerazioni altruistiche. Dall’altro lato, l’amore per il partner, per i figli o gli amici cari è solitamente basato sull’attaccamento.</p>
<p class="Body">Quando l’attaccamento cambia, cambia anche la gentilezza verso gli altri, tanto che in alcuni casi può arrivare a sparire. Questo non è vero amore. Il vero amore non è basato sull’attaccamento, ma sull’altruismo. In questo caso la compassione continuerà a essere una reazione umana alla sofferenza finché gli esseri umani continueranno a soffrire.</p>
<p class="Body">È questo tipo di compassione che dobbiamo sforzarci di coltivare in noi, facendola crescere all’infinito. Una compassione indiscriminata, spontanea e illimitata per ogni essere senziente non è esattamente l’amore che si prova per un amico o per un famigliare, che si mescola invece a ignoranza, desiderio e attaccamento. Il tipo di amore che dovremmo sviluppare è un amore più esteso, che si può provare anche per qualcuno che ci ha fatto del male, vale a dire il nostro nemico.</p>
<p class="Body">La motivazione logica della compassione è il fatto che ciascuno di noi desidera evitare la sofferenza e raggiungere la felicità. Questo, a sua volta, origina da una legittima coscienza di sé, che determina il desiderio universale di felicità. In effetti tutti gli esseri nascono con desideri simili e dovrebbero avere lo stesso diritto di realizzarli. Se mi confronto con altri esseri, che sono innumerevoli, sento che sono più importanti di me, perché loro sono tanti, mentre io una persona sola.</p>
<p class="Body">La tradizione del buddismo tibetano ci insegna inoltre a considerare tutti gli esseri senzienti come nostre madri e a dimostrare gratitudine nei loro confronti attraverso il nostro amore. Secondo la teoria buddista, infatti, noi nasciamo e rinasciamo un numero infinito di volte, pertanto risulta del tutto concepibile l’ipotesi che ogni essere sia stato prima o poi nostra madre. In base a questa visione tutte le creature dell’universo sono legate fra loro come membri di un’unica famiglia.</p>
<p class="Body">Sia che si creda alla religione o meno, non esiste individuo che non apprezzi l’amore e la compassione. Fin dal momento della nascita godiamo dell’amore e delle cure dei nostri genitori; più avanti nella vita, quando siamo costretti ad affrontare le sofferenze legate alle malattie e alla vecchiaia, dipendiamo ancora dalla benevolenza degli altri. Se quindi siamo così legati alla bontà del prossimo sia all’inizio sia alla fine della nostra vita, perché non dovremmo dimostrarci buoni verso gli altri durante la vita?</p>
<p class="Body">Sviluppare un animo gentile (nel senso di sentirsi vicini e obbligati nei confronti del prossimo) non implica quella religiosità che di norma associamo a pratiche di culto convenzionali. Non è un compito riservato a coloro che credono in una religione, ma è accessibile a tutti, indipendentemente dalla etnia o dal credo politico o religioso.</p>
<p class="Body">È possibile per chiunque consideri se stesso in primo luogo come membro della grande famiglia comune a tutti noi e veda le cose da questa prospettiva più ampia e duratura. È una sensazione potente, che dovremmo coltivare e tradurre nella pratica; spesso invece la trascuriamo, soprattutto nel fiore degli anni, in cui sperimentiamo un falso senso di sicurezza.</p>
<p class="Body">Se prendiamo in considerazione un punto di vista più esteso, ossia il fatto che tutti noi desideriamo raggiungere la felicità ed evitare la sofferenza, e teniamo presente che risultiamo insignificanti rispetto al numero incalcolabile di altri individui, possiamo giungere alla conclusione che vale la pena di condividere ciò che abbiamo con il prossimo.</p>
<p class="Body">Se vi esercitate ad adottare questa prospettiva, riuscirete a sviluppare anche un autentico senso della compassione – vero amore e rispetto per gli altri. A quel punto la felicità individuale non sarà più una costante ricerca di se stessi, ma diventerà una conseguenza automatica e superiore dell’intero processo di amore e di servizio verso il prossimo.</p>
<p class="Body">Un’altra conseguenza dell’evoluzione spirituale, più che mai utile nella vita di ogni giorno, è la calma e la presenza di spirito. La nostra vita è in continuo movimento e ci presenta molte difficoltà. Se le affrontiamo con mente libera e tranquilla, riusciamo a risolverle.</p>
<p class="Body">Quando invece l’odio, l’egoismo, la gelosia e la rabbia ci fanno perdere il controllo sui nostri pensieri, perdiamo anche la capacità di giudizio. Il nostro spirito è come accecato e in quei momenti può accadere di tutto, persino scoppiare una guerra. Pertanto la pratica della compassione e della saggezza è utile a tutti, soprattutto a chi ha la responsabilità di dirigere una Nazione e ha il potere e l’opportunità di creare le basi per la pace globale.</p>
<p class="Body"><strong>Le religioni del mondo per la pace universale</strong></p>
<p class="Body">I principi finora discussi concordano con l’insegnamento etico di tutte le religioni mondiali. Buddismo, cristianesimo, confucianesimo, induismo, islam, jainismo, ebraismo, religione sik, taoismo e zoroastrismo condividono gli stessi ideali di amore e si propongono tutte di aiutare i seguaci attraverso la pratica spirituale e fare di loro esseri umani migliori. Tutte le religioni insegnano precetti morali che puntano a perfezionare il livello<span> </span>spirituale, fisico e linguistico.</p>
<p class="Body">Tutte ci insegnano a non mentire, a non rubare o a non uccidere, e via dicendo. Lo scopo comune a tutti i precetti morali formulati per iscritto dai grandi maestri dell’umanità è l’altruismo. Essi hanno sempre cercato di convincere i seguaci ad abbandonare la via delle cattive azioni, causate dall’ignoranza, e di far loro intraprendere quella della bontà.</p>
<p class="Body">Tutte le religioni riconoscono la necessità di esercitare un controllo sulla mente indisciplinata, che nutre l’egoismo e altre cause di sofferenza, e ognuna indica una strada che conduce a una condizione spirituale di pace, disciplina, moralità e saggezza. È in questo senso che credo che tutte le religioni trasmettano essenzialmente lo stesso messaggio.</p>
<p class="Body">Le differenze dogmatiche possono essere la conseguenza di diverse epoche, circostanze e ambiti culturali in cui ciascuna di loro si è sviluppata. Se consideriamo solo l’aspetto metafisico della religione, possiamo continuare a discutere all’infinito. È invece molto più utile cercare di applicare alla vita quotidiana i precetti comuni a tutte le religioni e finalizzati a rendere l’uomo più buono, anziché limitarsi a discutere su irrilevanti differenze tra i vari approcci.</p>
<p class="Body">Vi sono molte religioni differenti che si propongono di guidare l’essere umano verso il benessere e la felicità, esattamente come esistono particolari medicine per determinate malattie. Ogni religione, infatti, a modo suo, cerca di aiutare le persone a evitare la sofferenza e a raggiungere la felicità. Nonostante possiamo preferire per particolari ragioni determinate interpretazioni di verità religiose, vi sono molti più motivi per considerarle un’unica entità, che origina dal cuore dell’essere umano.</p>
<p class="Body">Ogni religione opera in un modo tutto proprio per combattere la sofferenza umana e contribuire alla civiltà. Non si tratta di convertire. Io, per esempio, non cerco di convertire altri al buddismo, né di promuovere la causa buddista. Piuttosto, in quanto buddista impegnato a livello umanitario, mi chiedo in che modo possa contribuire alla felicità dell’umanità.</p>
<p class="Body">Sottolineando le principali affinità tra le varie religioni del mondo non ne sostengo una in particolare rispetto alle altre, né sono alla ricerca di una nuova “religione mondiale”. Tutte le varie religioni del mondo sono necessarie per arricchire l’esperienza umana e la civilizzazione. Lo spirito di ciascun individuo, proprio perché diverso da tutti gli altri, richiede un differente approccio per trovare la strada verso la pace e la felicità.</p>
<p class="Body">È come con il cibo. Alcuni si sentono attratti dal cristianesimo, altri preferiscono il buddismo, perché non prevede un dio creatore e fa dipendere ogni cosa dalle azioni individuali. Possiamo avanzare argomentazioni simili per quasi tutte le altre religioni. Il punto della questione è comunque chiaro: l’umanità ha bisogno di religioni diverse, poiché diversi sono gli stili di vita, le esigenze spirituali e le tradizioni culturali di ciascun Paese.</p>
<p class="Body">È da questa prospettiva che accolgo con gioia ogni sforzo proveniente da ogni parte del mondo a favore di una maggiore comprensione tra le varie religioni. In questo momento è più che mai urgente. Se tutte le religioni si ponessero come principale obiettivo il miglioramento dell’essere umano, riuscirebbero facilmente a collaborare in armonia per la pace nel mondo.</p>
<p class="Body">La comprensione tra le diverse religioni favorirà l’unità necessaria per poter lavorare in comune accordo. Questo rappresenterebbe davvero un passo avanti importante, ma non dobbiamo dimenticare che non esistono soluzioni rapide e immediate.</p>
<p class="Body">Non possiamo nascondere le differenze delle varie dottrine religiose, né sperare di sostituire le religioni esistenti con un nuovo credo universale. Ogni religione deve dare il proprio diverso contributo e ognuna, a modo suo, è adatta per un particolare popolo, in base al suo particolare modo di concepire la vita. Pertanto il mondo ha bisogno di tutte le religioni.</p>
<p class="Body">I religiosi praticanti impegnati nel promuovere la pace mondiale hanno due compiti fondamentali da svolgere. Prima di tutto si deve promuovere una maggiore comprensione tra le varie religioni, in modo da creare una base comune sulla quale lavorare. Possiamo riuscire a farlo, in parte, rispettando la fede altrui e contribuendo maggiormente al benessere dell’umanità. In secondo luogo dobbiamo trovare un accordo accettabile, basato su valori spirituali fondamentali e in grado di raggiungere il cuore di ognuno e recare più felicità al genere umano. Questo significa che dobbiamo sottolineare il comune denominatore di tutte le religioni, vale a dire gli ideali umanitari. Queste due mosse ci permetteranno di agire sia individualmente, sia insieme, per creare le condizioni spirituali necessarie alla pace nel mondo.</p>
<p class="Body">Noi che pratichiamo religioni differenti possiamo lavorare insieme per favorire la pace mondiale, se guardiamo alle nostre religioni come semplici strumenti per rendere il nostro cuore più buono e in tal modo favorire l’amore e il rispetto per il prossimo e un vero senso di comunione. La cosa più importante è concentrarsi sull’obiettivo della religione, e non sui dettagli della teologia e della metafisica, che possono farci perdere in meandri concettuali.</p>
<p class="Body">Credo che tutte le principali religioni del mondo possano contribuire alla pace mondiale e lavorare insieme a vantaggio dell’umanità, se mettiamo da parte le sottili differenze metafisiche che all’interno di ciascuna costituiscono davvero l’interesse principale.</p>
<p class="Body">Nonostante la progressiva secolarizzazione attuata dalla modernizzazione globale, e nonostante i ripetuti tentativi in alcune zone del mondo, di annientare i valori spirituali, l’ampia maggioranza dell’umanità continua a credere in una religione o in un’altra. L’eterna fede nella religione, evidente persino all’interno di sistemi politici laici, dimostra chiaramente il potere da essa esercitato. Questa energia e questo potere spirituale possono essere impiegati per realizzare le condizioni spirituali necessarie per una pace globale. I capi religiosi e umanitari di tutto il mondo hanno un ruolo speciale da svolgere a tale proposito.</p>
<p class="Body">Sia che riusciamo o meno a realizzare la pace nel mondo, non abbiamo altra strada se non provare a raggiungere tale obiettivo. Se il nostro spirito è dominato dall’ira, non possiamo beneficiare della parte migliore dell’intelletto umano: la saggezza, la capacità di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Nella nostra epoca, l’ira è uno dei problemi più gravi del mondo.</p>
<p class="Body"><strong>Impegno individuale per l’organizzazione delle istituzioni</strong></p>
<p class="Body">L’ira gioca un ruolo non indifferente nei conflitti attualmente in corso, come quelli nel Medio Oriente, nel Sud-Est asiatico, il problema tra Nord e Sud, e via dicendo. Essi sono il risultato della nostra incapacità di comprendere che anche i nostri nemici sono esseri umani. Non è con il dispiegamento e l’impiego di ulteriori forze militari, né con la corsa agli armamenti che si potranno risolvere. La soluzione di tali conflitti non può avvenire a livello puramente politico né tecnologico, ma va ricercata a livello spirituale, nel senso che quello che serve è una consapevole presa di coscienza della condizione di essere umano comune a tutti noi.</p>
<p class="Body">L’odio e la lotta non rendono felici nessuno, nemmeno i vincitori delle battaglie. La violenza genera sempre sofferenza, pertanto si rivela sempre controproducente. È quindi ora che i leader mondiali imparino a guardare oltre la differenza di etnia, cultura e ideologia e comincino a considerare il prossimo nell’ottica della comune situazione di esseri umani. Se ci riuscissero, ne trarrebbero vantaggio i singoli individui, le comunità, le Nazioni e infine il mondo nella sua globalità.</p>
<p class="Body">Le attuali tensioni a livello internazionale sembrano essere dovute al conflitto tra “blocco orientale” e “blocco occidentale” risalente all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Ciascuno dei due blocchi tende a considerare e a rappresentare l’altro sotto una luce del tutto sfavorevole. Questa continua e assurda lotta è alimentata dalla mancanza di rispetto e affetto verso l’altro, poiché non lo si considera un essere umano nostro pari. Quelli del blocco orientale dovrebbero smettere di provare odio nei confronti del blocco occidentale, poiché anch’esso è costituito da esseri umani – uomini, donne e bambini.</p>
<p class="Body">Allo stesso modo, l’Occidente dovrebbe moderare l’odio nei confronti dell’Oriente, poiché anche lì vivono esseri umani. I leader mondiali possono giocare un ruolo rilevante nel promuovere questo processo. Prima di tutto, però, devono riconoscere per primi la loro umanità di fondo, così come quella dell’ipotetico avversario. Senza questa indispensabile presa di coscienza non è possibile ridurre in modo considerevole l’avversione organizzata nei confronti dell’altro.</p>
<p class="Body">Se per esempio il capo degli Stati Uniti d’America e quello dell’Unione Sovietica si incontrassero casualmente su un’isola deserta, sono sicuro che si accetterebbero spontaneamente l’un l’altro, in quanto esseri umani nella stessa condizione. Eppure, non appena si riconoscessero come “Presidente degli Stati Uniti” e “Segretario Generale dell’URSS”, tornerebbe a emergere un muro di sospetto e di malintesi.</p>
<p class="Body">Un maggiore contatto umano, sotto forma di più incontri informali non previsti in agenda, favorirebbe una maggiore intesa tra loro; imparerebbero a considerarsi entrambi esseri umani alla pari e, su tale base, potrebbero provare a risolvere i problemi internazionali. Un clima di sospetto e di odio reciproco non permette alcun dialogo costruttivo tra le due parti, tanto meno se hanno alle spalle una storia di forte antagonismo.</p>
<p class="Body">Suggerisco ai leader mondiali di riunirsi circa una volta l’anno in una piacevole località senza particolari scopi, se non quello di conoscersi meglio l’un l’altro in quanto esseri umani. Più avanti potranno organizzare altri incontri per discutere problemi bilaterali e a livello mondiale. Sono certo che altri condividano questo mio desiderio di vedere i leader mondiali seduti alla tavola di conferenze in un’atmosfera di rispetto reciproco e di comprensione della comune condizione di esseri umani.</p>
<p class="Body">Per favorire in generale il contatto tra gli individui dei vari Paesi, auspico un maggiore sostegno al turismo internazionale. I mass media, in particolare quelli delle società democratiche, possono contribuire in larga misura alla pace nel mondo, dando sempre più spazio a tematiche di interesse umanistico, che riflettano la fondamentale uguaglianza tra le genti. Con l’ascesa di poche grandi potenze nella scena internazionale si è cominciato a evitare o a ignorare il ruolo umanitario delle organizzazioni internazionali.</p>
<p class="Body">Spero che questo smetta di accadere e che tutte le organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Organizzazione delle Nazioni Unite, possano svolgere un ruolo più attivo ed efficace nell’assicurare i massimi benefici all’umanità e nel promuovere la comprensione a livello internazionale. Sarebbe davvero tragico se<span> </span>le poche potenze mondiali continuassero ad abusare di organi internazionali come l’ONU per i propri interessi unilaterali.</p>
<p class="Body">L’Organizzazione delle Nazioni Unite deve diventare uno strumento di pace a livello mondiale. Questo organo internazionale deve essere rispettato da tutti, poiché rappresenta l’unica fonte di speranza per le piccole Nazioni oppresse, e quindi per l’intero pianeta.</p>
<p class="Body">Poiché oggi tutte le Nazioni dipendono più che mai l’una dall’altra a livello economico, la tolleranza deve superare le barriere nazionali e abbracciare l’intera comunità internazionale. Infatti, se non riusciremo a creare un clima di sincera collaborazione, evitando il ricorso alle minacce o alla violenza ma favorendo la tolleranza e la partecipazione, i problemi del mondo non faranno che aumentare.</p>
<p class="Body">Se le popolazioni dei Paesi più poveri continueranno a vedersi negare la felicità e il benessere che desiderano e che si meritano, si sentiranno ovviamente sempre più frustrati e creeranno problemi ai Paesi ricchi. Se alcuni popoli continueranno a vedersi imporre forme sociali, politiche e culturali contro la propria volontà, sarà molto difficile riuscire a ottenere la pace mondiale. Se invece si cercherà di venire umanamente incontro alle loro richieste, senza dubbio la pace non tarderà ad arrivare.</p>
<p class="Body">All’interno di ogni Nazione, l’individuo dovrebbe avere il diritto alla felicità e, a livello internazionale, si dovrebbe tenere in uguale considerazione il benessere di tutte le Nazioni, anche di quelle più piccole. Con questo non sto dicendo che un sistema sia migliore di un altro e che tutti lo debbano adottare.</p>
<p class="Body">Al contrario, il fatto che esista una varietà di sistemi politici e ideologie è positivo e riflette le diverse indoli degli individui. Questa molteplicità sostiene l’essere umano nella sua continua ricerca della felicità. Pertanto, in base al principio dell’autodeterminazione, ogni comunità dovrebbe essere libera di decidere il proprio sistema politico e socioeconomico.</p>
<p class="Body">Riuscire a ottenere giustizia, armonia e pace dipende da diversi fattori. Nel valutare questi ultimi, tuttavia, dovremmo sempre tenere presente il bene dell’umanità a lungo termine piuttosto che a breve termine. Mi rendo conto che ci troviamo davanti un compito immenso, ma non vedo alternative se non quella che sto proponendo, basata sul riconoscimento della comune condizione di esseri umani. Le nazioni non hanno scelta.</p>
<p class="Body">Devono impegnarsi per il bene del prossimo, non tanto per una questione di valori morali, quanto piuttosto perché farlo è nell’interesse reciproco e futuro di tutti. Il sorgere di organizzazioni economiche locali o continentali come la Comunità Economica Europea, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico e altre è una dimostrazione che si sta cominciando a riconoscere questa nuova realtà. Spero che nascano altre organizzazioni transnazionali, soprattutto nelle regioni in cui lo sviluppo economico e la stabilità regionale sono ancora insufficienti.</p>
<p class="Body">Nella situazione attuale vi è senza dubbio un bisogno sempre maggiore di comprensione umana e di senso di responsabilità globale. Per riuscire a svilupparli dobbiamo coltivare bontà d’animo e gentilezza, perché senza di essi non creeremo né felicità, né pace duratura a livello mondiale. La pace non si stabilisce sulla carta. Nella realtà, se da una parte l’umanità promuove la responsabilità e la fratellanza universale, dall’altra è organizzata in entità separate che prendono il nome di Nazioni.</p>
<p class="Body">Quindi, da un punto di vista realistico, penso che siano proprio queste Nazioni a dover diventare i mattoni su cui costruire la pace mondiale. In passato si è cercato di creare società più giuste ed eque. Si sono<span> </span>fondate istituzioni con nobili principi per combattere le forze antisociali. Sfortunatamente questi intenti sono sempre stati sconfitti dall’egoismo.</p>
<p class="Body">Oggi più che mai siamo costretti a riconoscere che la morale e i nobili principi sono spesso oscurati dall’ombra degli interessi personali, in particolare nella sfera politica. Vi è una scuola di pensiero che invita addirittura a mantenere le distanze dalla politica, in quanto ormai sinonimo di amoralità.<span> </span>Una politica priva di principi etici non favorisce il bene dell’umanità, e la vita priva di morale riduce gli uomini a livello di bestie.</p>
<p class="Body">In ogni caso, la politica non è da considerarsi per forza “sporca”. Si tratta semplicemente del fatto che gli strumenti della nostra cultura politica hanno distorto gli alti ideali e i nobili concetti che si pensava avrebbero favorito il bene dell’umanità. Naturalmente gli individui con una profonda coscienza spirituale esprimono tutta la loro preoccupazione quando vedono un capo religioso che si lascia “traviare” dalla politica, poiché temono che i suoi “sporchi” interessi possano in qualche modo contaminare la religione stessa.</p>
<p class="Body">Contesto la diffusa opinione secondo la quale religione e morale non avrebbero alcun posto in politica e i religiosi si dovrebbero ritirare dal mondo come eremiti. Si tratta di una visione della religione troppo unilaterale, che non tiene in considerazione il rapporto dell’individuo con la società e il ruolo della religione nelle nostre vite. La morale è fondamentale per un politico quanto per un religioso.</p>
<p class="Body">Se i politici e i capi di Stato non fondassero più il loro agire su principi morali, dovremmo aspettarci pericolose conseguenze. Sia che crediamo in Dio, sia che crediamo al Karma, la morale è il fondamento di ogni religione.</p>
<p class="Body">Qualità umane come la moralità, la compassione, il decoro, la saggezza e via dicendo rappresentano i valori di base di tutte le civiltà. Le dobbiamo coltivare e favorire per mezzo di una sistematica educazione morale all’interno di un ambiente sociale favorevole, così da creare un mondo più umano.</p>
<p class="Body">Tali qualità devono essere insegnate ai bambini fin dalla tenera età. Non possiamo aspettare che sia la prossima generazione a operare questo cambiamento; è quella presente a dover tentare un rinnovamento fondato sui valori umani. Se c’è qualche speranza, è nelle generazioni future, ma a condizione che noi operiamo un radicale cambiamento a livello globale del nostro sistema educativo attuale. Abbiamo bisogno di una rivoluzione nel nostro rapporto teorico e pratico con i valori umani universali.</p>
<p class="Body">Non è sufficiente denunciare con fastidiose lamentele la degenerazione morale; dobbiamo agire anche concretamente. Poiché gli attuali governi non si fanno carico di queste responsabilità “religiose”, gli operatori impegnati in ambito spirituale e umanitario devono rafforzare le organizzazioni civili, sociali, culturali, pedagogiche e religiose per favorire la rinascita di valori umanitari e spirituali. Laddove necessario, dobbiamo istituire nuove organizzazioni per raggiungere questi obiettivi. Solo facendo così possiamo sperare di creare una base più stabile per la pace mondiale.</p>
<p class="Body">Poiché viviamo in una società, dobbiamo imparare a condividere la sofferenza del prossimo e praticare la compassione e la tolleranza non solo nei confronti di chi amiamo, ma anche dei nostri nemici. È questa la prova della nostra forza morale. Dobbiamo essere di esempio in prima persona, poiché non possiamo convincere gli altri del valore della religione solo a parole.</p>
<p class="Body">Dobbiamo vivere adottando gli stessi alti livelli di integrità e sacrificio che chiediamo agli altri. La finalità ultima di ogni religione è servire e fare del bene all’umanità. È questo il motivo per cui è così importante che il ricorso alla religione sia sempre finalizzato alla felicità e alla pace degli esseri umani, e non solo alla conversione.</p>
<p class="Body">Nella religione non esistono confini nazionali. La religione è a disposizione di chiunque ne tragga beneficio, società o singolo individuo. Ciò che è importante, è che chi intraprende il cammino religioso scelga la fede più adatta a sé. Abbracciare una determinata religione non significa comunque il rifiuto di un’altra o della propria comunità.</p>
<p class="Body">È anzi fondamentale che chi si converte non si estranei dalla società, ma continui a vivere al suo interno e in armonia con i sui membri. Fuggendo dalla propria comunità ci si preclude la possibilità di fare del bene al prossimo, che in ultima analisi è l’obiettivo principale di ogni religione.</p>
<p class="Body">Da questo punto di vista vi sono due cose importanti da tener presente: l’esame di coscienza e il miglioramento di se stessi. Dovremmo controllare costantemente il nostro atteggiamento verso gli altri, attuando un esame attento di noi stessi, e correggerci immediatamente nel momento in cui scopriamo di essere nel torto.</p>
<p class="Body">Per concludere, una breve riflessione sul progresso materiale. Mi giungono continuamente all’orecchio numerose lamentele sul progresso da parte degli occidentali, sebbene – paradossalmente – esso rappresenti il vero orgoglio dei loro Paesi.<span> </span>Non vedo niente di sbagliato nel progresso in sé, a condizione che non ci si dimentichi di dare sempre priorità all’essere umano. Sono fermamente convinto che per risolvere i problemi dell’umanità a tutti i livelli dobbiamo combinare e armonizzare lo sviluppo economico con la crescita spirituale.</p>
<p class="Body">È quindi importante riconoscere i limiti del progresso materiale. Le conoscenze nell’ambito della scienza e della tecnologia hanno contribuito enormemente al benessere dell’uomo; ciò nonostante esse non sono sufficienti a creare una felicità durevole.</p>
<p class="Body">In America, per esempio, dove lo sviluppo tecnologico è forse più avanzato che in ogni altro Paese, vi è ancora una grande sofferenza a livello spirituale. Questo avviene perché la conoscenza materialistica<span> </span>è solo in grado di fornire una sorta di felicità legata alle condizioni fisiche, ma non può garantire quella felicità che origina dallo sviluppo interiore e che è indipendente da fattori esterni.</p>
<p class="Body">Per favorire una rinascita dei valori umani e il raggiungimento della felicità durevole dobbiamo tenere presente il comune bagaglio di valori umanitari ereditato da ogni nazione. Mi auguro che questo saggio possa servire a ricordarci quei valori umani che legano tutti noi e ci rendono membri di un’unica, grande famiglia.</p>
<p class="Body">Ho scritto tutto questo per esprimere la mia costante preoccupazione.</p>
<p class="Body">Ogni qual volta incontro uno “straniero” provo sempre la stessa sensazione: “Sto conoscendo un altro componente della famiglia dell’umanità.” Questo atteggiamento ha reso più profondo il mio affetto e il mio rispetto per tutti gli esseri umani.</p>
<p class="Body">Che questo spontaneo desiderio<span> </span>possa essere il mio piccolo contributo alla pace nel mondo. Prego affinché la famiglia umana presente su questo pianeta sia sempre più amichevole, più attenta e più comprensiva.</p>
<p>Questo è il mio caloroso appello a tutti coloro che non amano la sofferenza e che perseguono la felicità duratura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Questo discorso è tratto dal libro <em><span style="font-style: italic;">Il mio Tibet Libero</span></em>, in pubblicazione per <a href="http://www.urraonline.com" target="_blank">Apogeo/Urra</a> a Luglio. Per gentile concessione.</p>
<p>Copyright Apogeo/Urra 2008.</p>
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		<title>Autoconsapevolezza e politica</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 20:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendo il discorso sulla consapevolezza e politica. Ringrazio tutti coloro che hanno citato e ripreso o citato il mio articolo precedente Consapevolezza politica : De Biase, Selvatici, Daniel, thomas yancey, YANNB, Corrado. Mi scuso con eventuali altri siti di cui non sono venuto a conoscenza. De Biase in un suo recente articolo si chiede cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo il discorso sulla consapevolezza e politica. Ringrazio tutti coloro che hanno citato e ripreso o citato il mio articolo precedente <a href="http://www.innernet.it/poilitica-e-consapevolezza/" target="_blank">Consapevolezza politica</a> : <a href="http://blog.debiase.com/2008/02/26.html#a1678" target="_blank">De Biase</a>, <a href="http://selvatici.noblogs.org/post/2008/03/05/le-buone-pratiche-e-la-consapevolezza" target="_blank">Selvatici</a>, <a href="http://danielcolm.blogspot.com/2008/02/politica-e-consapevolezza.html" target="_blank">Daniel</a>, <a href="http://testoimplicito.blogspot.com/2008/02/il-problema-della-consapevolezza.html" target="_blank">thomas yancey</a>, <a href="http://mattions.wordpress.com/2008/02/26/politica-e-consapevolezza/" target="_blank">YANNB</a>, <a href="http://corradoinblog.ilcannocchiale.it/post/1802754.html" target="_blank">Corrado</a>. Mi scuso con eventuali altri siti di cui non sono venuto a conoscenza.</p>
<p>De Biase in un suo recente articolo si chiede <a href="http://blog.debiase.com/2008/03/06.html" target="_blank">cosa abbiamo in comune</a> e che cosa <em>sentiamo</em> di avere in comune, riferendosi alle persone connesse in Rete che possono influire sull&#8217;agenda setting, cioè sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media.</p>
<p>E&#8217; una domanda a cui mi piace provare a rispondere. Come afferma De Biase, per iniziare, siamo tutti italiani. Aggiungo, abbiamo forse una mentalità ampia, internazionale, non limitata ai provincialismi dell&#8217;italietta. Questo ci fa vedere come potrebbero andare le cose diversamente per il nostro paese se le risorse migliori dell&#8217;Italia verrebbero valorizzate invece che penalizzate.</p>
<p>Abbiamo credo in comune il desiderio di trasmettere conoscenze, e una certa generosità nel fare questo. <span id="more-860"></span>Scrivere nella Rete richiede tempo, risorse, denaro. A volte si scrive quasi solo per se stessi e altre volte arrivano solo insulti. Però si continua.</p>
<p>Ci accomuna forse anche la ricerca del vero. Questa si può esprimere nella forma della scienza, della politica, della filosofia o della ricerca spirituale. In questa ultima si potranno riconoscere molti lettori di Innernet. A volte la ricerca avviene su diversi piani contemporaneamente, una non esclude l&#8217;altra. In generale, percepiamo in modo chiaro la grande distanza tra ciò che viene raccontato dai media tradizionali, in particolare dalla televisione e dai partiti, e una conoscenza che arriva da fonti di prima mano o da analisi meno mediatiche della realtà.</p>
<p>Quello che mi auguro abbiamo in comune è il non dare troppa importanza alle specificità di ognuno e il non creare delle contrapposizioni ideologiche, tentazioni fin troppo facili in Rete. Diversamente, non ne usciamo più e rimarremo seppelliti sotto ai distinguo e agli scontri. La sfida della Rete, a mio parere, è invece quella di andare oltre le identificazioni con le diverse opinioni. L&#8217;uso della Rete come medium, portato al suo estremo, ci suggerisce di andare al di là delle differenze di opinione, analogamente alla rotazione di tutti i colori che produce il bianco.</p>
<p>Ma si può andare anche più in là: dopo aver smesso di contrapporsi alle identificazioni mentali altrui, si potrebbero mettere in discussione anche le nostre stesse identificazioni, le nostre motivazioni e le nostre convinzioni, investigando al nostro interno ciò che ci muove, per togliere ciò che è vecchio e meccanico al nostro interno. Lo stesso desiderio di voler influenzare l&#8217;agenda politica del paese tramite le nostre parole può essere un&#8217;occasione per interessanti analisi.</p>
<p>Se mi chiedo qual è la mia motivazione nel voler essere parte dell&#8217;agenda del paese, mi giungono delle domande su cui svolgere una interessante indagine interiore. Ho un desiderio di protagonismo? Credo che la mia agenda sia migliore di quella di altri? Forse mi sento incompreso o escluso? Queste sensazioni facevano parte della mia storia famigliare, scolastica o lavorativa e si ripresentano ora? Quanto la mia identità si basa su ciò che dico/scrivo e sul fatto di avere un feedback dagli altri? Mi è mancato un feedback alle mie parole? La mia autostima si basa sulle mie qualità intellettuali? Mi sono dovuto isolare per coltivare i miei interessi? Il blog è il mio modo per esprimermi e per trovare persone che mi ascoltano? Sono invidioso del potere che hanno i politici e i giornalisti? Se avessi il potere di influenzare l&#8217;agenda lo userei in modo saggio oppure mi lo userei per crearmi dei privilegi a mia volta, come abbiamo già visto in troppe rivoluzioni e cambi al potere? Oppure ho paura di avere tale potere? Cosa <em>sento</em> quando mi considero escluso o viceversa quando mi considero connesso ed ascoltato?</p>
<p>Se invece le mie motivazione sono al di là dell&#8217;ego e delle mie ferite personali, il mio desiderio di contribuire all&#8217;agenda del paese cosa può portare per l&#8217;evoluzione della società? Avrò la fermezza e la costanza per far fronte agli attacchi e alle incomprensioni che giungeranno? E se inciderò veramente, poi farò come quei sessantottini che si sono fatti sedurre dal potere?</p>
<p>Se non mi pongo queste domande non potrò che agire in modo meccanico, basandomi sui miei condizionamenti di vita che hanno dato forma alle &#8220;mie&#8221; convinzioni e credenze, che credo essere <em>mie</em>. Questo non contribuirà alla crescita della mia consapevolezza e saggezza, ma solamente all&#8217;aumento della mia conoscenza, rendendomi un <a href="http://www.indranet.org/mechanisms-mysticism-and-amazon-mechanical-turk/" target="_blank">servomeccanismo della Rete</a>. Se alterno l&#8217;attenzione dallo schermo a me stesso posso interagire con ciò che ho di fronte allo schermo facendolo passare da un livello più reale e profondo.</p>
<p>Altra cosa che spero ci accomuni è un&#8217;attenzione che va al di là del quotidiano e dell&#8217;immediato, nonostante la natura stessa dei blog sia architettata in modo da privilegiare l&#8217;ultimissima novità e Internet stesso porta quasi strutturalmente ad un&#8217;attenzione frammentata. Gli aggregatori dovrebbero a mio parere andare nella direzione di dare una presenza temporale meno effimera agli articoli dei blogger, rappresentando una base che non si volatilizza dopo pochi giorni.</p>
<p>Personalmente preferisco lasciare sedimentare i pensieri per qualche tempo prima di scrivere un articolo, il mio metabolismo conoscitivo funziona meglio se le informazioni vengono marinate un po&#8217; nel vuoto. Niente di sbagliato nel tempismo della notizia immediata, è stimolante ed accattivante, ma di solito preferisco vedere le cose in una prospettiva temporale più ampia.</p>
<p>Mi trovo d&#8217;accordo con De Biase quando dice che &#8220;sbaglierebbe chiunque volesse aggregare tutti. Ma tutti hanno bisogno di tutti per incidere.&#8221; Gli italiani si lasciano aggregare malvolentieri e questo non è neanche un male. Politicamente i partiti più che aggregarsi si alleano, ma questo avviene per interessi reciproci, non per vicinanza di sentire.</p>
<p>Credo anch&#8217;io che l&#8217;aggregazione potrà avvenire su basi minime comuni e connessioni morbide, lasciando il più ampio spazio alle individualità. Forse l&#8217;approccio non sarà particolarmente incisivo nel breve-medio periodo ma lo sarà nel lungo.</p>
<p>Internet, nel suo caleidoscopio di riflessi reciproci ci sfida a trovare delle modalità di interazione e di connessione che vadano oltre al piano meramente intellettuale ed ideologico. Se non si va oltre, invece che aggregarci ci atomizziamo nelle innumerevoli disntinzioni che può creare una mente identificata con i propri contenuti e che li difende come fosse un territorio fisico. Internet ci dà l&#8217;occasione di mettere in discussione le nostre credenze e le nostre convinzioni. Come ricercatore spirituale sono più interessato a lasciar andare le mie strutture mentali piuttosto che crearne di nuove e a mettere in discussione le <em>mie</em> credenze piuttosto che le <em>tue</em>. Ma per far questo necessito anche della <em>tua</em> consapevolezza che si specchia nella mia.</p>
<p>McLuhan, ne &#8220;Dall&#8217;occhio all&#8217;orecchio&#8221; (Armando. Roma. 1982), scriveva:</p>
<blockquote><p>La coscienza e l&#8217;organizzazione ecologiche sono proprie dell&#8217;uomo prealfabetico, perché egli vive secondo l&#8217;orecchio e non secondo l&#8217;occhio. Invece di crearsi degli scopi, proiezioni esteriori e obiettivi, egli cerca di mantenere l&#8217;equilibrio fra le diverse componenti del suo ambiente al fine di assicurare la propria sopravvivenza. Paradossalmente, l&#8217;uomo elettronico assomiglia in questo all&#8217;uomo prealfabetico, perché ha vissuto in un mondo l&#8217;informazione simultanea, vale a dire in un insieme di risonanze in cui tutti i dati si influenzano a vicenda. L&#8217;uomo dell&#8217;elettronica e della simultaneità ha ritrovato gli atteggiamenti fondamentali dell&#8217;uomo prealfabetico: si è reso conto che tutto l&#8217;orientamento specializzato viene necessariamente in conflitto con tutti gli altri.</p></blockquote>
<p>Quindi McLuhan vede il ritorno di un approccio globale ed olistico nell&#8217;&#8221;uomo elettronico&#8221;, dove le specializzazioni diventano un fattore di separazione. La sfida della Rete è allora quella di divenire parte di questo sistema di risonanze, sensibili all&#8217;equilibrio delle parti con meno scopi e obiettivi personalistici.</p>
<p>Aldous Huxley nel 1945, ne &#8220;La filosofia perenne&#8221;, scriveva:</p>
<blockquote><p>La maggior parte degli idolatri politici sono anche idolatri tecnologici. Ciò accade nonostante le due pseudoreligioni siano in ultima analisi incompatibili, poiché il progresso tecnologico al suo ritmo attuale si prende gioco di ogni progetto politico per quanto ingegnosamente elaborato, entro il giro, non di generazioni, ma di anni e talvolta perfino di mesi.</p></blockquote>
<p>I modelli della Rete (partecipazione, public domain, condivisione e trasparenza) potrebbero minacciare gli equilibri cementati del potere, quindi i politici hanno ignorato, snobbato ed attaccato la Rete. Ma perlopiù non la conoscono. Niente di male nel non essere tecnologicamente avanzati, ritengo che tra i valori umani di un buon politico il suo aggiornamento tecnologico non sia tra i più importanti. Che i politici e le loro propaggini nei media tradizionali siano tecnologicamente arretrati è vero, ma il problema è un altro.</p>
<p>Il problema è che non hanno assorbito ciò che la Rete ha prodotto come forme di partecipazione e di visione sociale. La stragrande maggioranza dei politici sono fermi ad una mentalità pre-Rete, che considera la politica come un&#8217;attività centralizzata, sul modello televisivo, con la conseguenza che la separazione tra classe politica e cittadini nel tempo si è solo ampliata.</p>
<p>I vari blog, siti ed aggregatori che fanno parte della Rete partecipativa sono tutti piccoli pezzi di un grande puzzle. Data la natura caotica della Rete non vi sarà mai un unico aggregatore che inciderà sulla politica. La trasformazione avverrà grazie alle innumeveroli piccole spinte dirette in direzioni innovative. Un link qui, un convegno là, un articolo su, un passaparola giù, un aggregatore al centro.</p>
<p>Non è necessario organizzare troppo le cose, anzi, probabilmente sarà proprio il modo soft di interagire che avrà più efficacia, analogamente a un rimedio omeopatico che interviene sull&#8217;organismo in forma di messaggio invece che sopprimendo una funzione biologica.</p>
<p>Allora potremo dire &#8220;Ben scavato, vecchia talpa&#8221;.</p>
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		<title>Consapevolezza politica</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 18:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche settimana si è aperto un dibattito tra alcuni blogger italiani sugli strumenti per l&#8217;informazione e la partecipazione politica su Internet e sui problemi dell&#8217;agenda setting, ossia sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media. Sono stato presente a questo dibattito più che altro commentando sul blog di Luca De Biase che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche settimana si è aperto un dibattito tra alcuni blogger italiani sugli strumenti per l&#8217;informazione e la partecipazione politica su Internet e sui problemi dell&#8217;agenda setting, ossia sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media. Sono stato presente a questo dibattito più che altro commentando sul blog di <a href="http://blog.debiase.com/" target="_blank">Luca De Biase</a> che si è fatto promotore del tema e con spirito di inclusione sta tenendo le fila del dibattito. Dal suo articolo del 15 febbraio:</p>
<blockquote><p>La democrazia non è definita solo dalla libertà di votare (perché si vota anche sotto una dittatura), ma anche e soprattutto dalla libertà e dalla qualità dell&#8217;informazione politica e del dibattito sulle decisioni da prendere [...] Blogger e social network stanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare &#8220;informazione di mutuo soccorso&#8221; per ovviare alle carenze dell&#8217;informazione ufficiale.</p></blockquote>
<p>La necessità di una definizione dell&#8217;agenda politica che parta dal basso viene sentita in particolar modo da parte del popolo della Rete. In Italia la situazione mediatica è particolarmente preoccupante. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa di <em>Reporters sans frontières</em> vede l&#8217;Italia al 40esimo posto, superata tra gli altri dal Mali, Panama, il Ghana, Bosnia Herzegovina.<span id="more-840"></span></p>
<p>La maggior parte dei grandi media italiani sono fortemente legati agli schieramenti politici e ai grandi gruppi economici che definiscono sia i temi di discussione che la direzione degli stessi. La particolarità italiana, dove una singola persona detiene il maggior potere economico, il maggior potere mediatico e forse anche il più forte potere politico rendono la situazione particolarmente grave.</p>
<p>La democrazia è intrinsecamente incompatibile con l&#8217;accentramento dei diversi poteri in una sola mano. I pochi poteri rimasti autonomi, quali la magistratura, sono stati delegittimati e attaccati ripetutamente. Inoltre, un potere tira l&#8217;altro: avendo a disposizione televisioni, riviste e giornali è certamente più facile accrescere il proprio potere economico e politico. Poichè alla brama di potere dell&#8217;ego non c&#8217;è fine, è ovvio che vi debbano essere leggi opportune che limitino tali espansioni.</p>
<p>Condivido quindi i bisogni dei blogger nella creazione di una forma di partecipazione e definizione del dibattito politico che parta dal basso e che sia condivisa e verificata. Tra le diverse idee uscite finora dal dibattito vi sono la <a href="http://www.wikidemocracy.org/wiki/" target="_blank">Wikidemocracy</a> ideata da <a href="http://blog.quintarelli.it" target="_blank" title="Quinta 's weblog : Il Blog di Stefano Quintarelli: Perche' non comprero' un Kindle e gia' che ci sono passero' da Amazon a Barnes And Noble">Quintarelli</a>, <a href="http://www.openpolis.it/" target="_blank">Openpolis</a> e l&#8217;uso di Twitter per aggregare le discussioni di politica.</p>
<p>Nella mia vita mi sono occupato di politica al liceo, poi di tecnologie come programmatore e scrittore di libri di informatica, quindi sono stato editore di libri di informatica con Apogeo, poi editore di libri di spiritualità e di culture alternative con Urra. Durante questo tempo, da circa 18 anno sto percorrendo parallelamente un cammino spirituale di consapevolezza in cui ho incontrato diversi approcci esperienziali verso la ricerca del vero (tecniche corpo-mente, psicologia, meditazione, Buddismo, Osho, Almaas, maestri Advaita Vedanta ecc&#8230;).</p>
<p>Occuparmi di politica, che intendo come visione sociale partecipativa, lo sento come una forma di responsabilità per condividere e dare il mio apporto alla consapevolezza collettiva. I percorsi spirituali danno valore al vero, alla realtà, alla interdipendenza e alla crescita della consapevolezza. Questi valori rimangono sterili se vengono applicati solamente alla nostra condizione personale.</p>
<p>La consapevolezza collettiva, e pure l&#8217;inconscio collettivo, come il riscaldamento globale o i messaggi dei media, ci coinvolgono tutti quanti, chi più chi meno, a prescindere dalla nostra condizione personale. Gautama il Buddha parlò per tutta la vita di interdipendenza come condizione universale mentre Fromm disse che anche i pensatori più rivoluzionari dipendono dal contesto intellettuale e spirituale in cui si trovano,</p>
<p>Nel percorso spirituale ho dato meno peso alle ideologie e in generale alle idee, facendo talvolta esperienza di stati che sono al di là della mente concettuale che consciamente o inconsciamente determinano e limitano la nostra identità. Ho compreso come molte delle &#8220;idee&#8221; a favore o contro questo o quello solo spesso proiezioni o parti di noi stessi non riconosciute o accettate. Ho pure compreso come i cosiddetti principi sono spesso bisogni di controllo di noi stessi e del prossimo e come il voler cambiare le cose abbia spesso all&#8217;origne l&#8217;incapacità di accettare la realtà come tale e di fluire con &#8220;ciò che è&#8221;.</p>
<p>Inoltre, non credo di essere presuntuoso se come ricercatore affermo che ho avuto meglio da fare che stare dietro al dibattito politico italiano, che quando va bene provoca noia.</p>
<p>Tuttavia, una volta ripuliti (perlomeno sgrossati) dalle motivazioni psicologiche per cui si odia, si ha timore e/o si rincorre il potere, ritengo che coloro che si occupano di consapevolezza, come molti dei lettori di Innernet, sentano il bisogno di condividere anche su un piano politico ciò che hanno metabolizzato interiormente.</p>
<p>Condivisione, non proselitismo o ideologia, semplicemente essere se stessi e in quanto tali includere la comunicazione del proprio sentire profondo anche nei confronti della società. Vivere la vita seconda la propria comprensione e portare se stessi nell&#8217;azione divengono parte del percorso di crescita.</p>
<p>Quindi rimbalzo il dibattito anche sul canale Innernet, appena rinnovato in forma di blog, perchè nessun ricercatore nel 2008 si isola sulla montagna per meditare e comunque oramai anche lì i danni ambientali e politici si fanno sentire.</p>
<p>Nel dibattito tra i blogger si è anche parlato di accountability del politici, che ha a che fare con la trasparenza, la coerenza, l&#8217;assunzione di responsabilità e la valutazione dei risultati sulla base dei programmi. Credo che nessuno possa negare l&#8217;importanza di tali parametri.</p>
<p>Ma l&#8217;accountability funziona se la coerenza e il vero sono qualità sentite nella popolazione, cioè se sono valori diffusi e se vi è abbastanza capacità di attenzione per tracciare falsità e incoerenze. I blogger sono probabilmente già abbastanza orientati ad una visione critica della realtà ed a non ingurgitare ogni boccone mediatico, ma parliamo di una piccolissima nicchia in relazione alla totalità dei media.</p>
<p>La mia impressione è che in generale in Italia la manipolazione delle informazioni sia arrivata ad un livello molto esteso, dove le capacità di discriminazione delle stesse da parte dei fruitori, le capacità di attenzione focalizzata e di amore per il vero sono scese a livelli preoccupanti. Livello molto lontano dalla società della consapevolezza ipotizzata da Peter Russell ne &#8220;<a href="http://www.urraonline.com/libri/9788873036449/scheda">Il risveglio della mente globale</a>&#8221; che pubblicai con Urra a metà degli anni &#8217;90 (purtroppo ho preso atto che il libro non è più disponibile da parte di Feltrinelli, a cui ho ceduto l&#8217;attività nel 2001).</p>
<p>Su questo calo delle capacità di attenzione diffusa i politici giocano in casa. Ascoltiamo quotidianamente dichiarazioni e il loro contrario, falsificazioni evidenti della realtà e promesse mai mantenute come se niente fosse. I media, in cui includo anche i grandi siti informativi in Rete, sono perlopiù parte di questa tendenza, in un&#8217;orgia di informazioni dove passa tutto e il suo contrario, rendendo ardua la comprensione di &#8220;ciò che è&#8221;.</p>
<p>Ma ciò che più preoccupa è che sta avvenendo una peculiare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma">sindrome di Stoccolma</a> nei confronti dei nostri colonizzatori della consapevolezza. Iniziamo ad accettarli nelle loro bugie, nelle loro meschinità, nelle loro corruzioni. C&#8217;è una rassegnazione diffusa che è più forte delll&#8217;indignazione oppure ci diverte il teatrino della politica come fosse un&#8217;opera di Pirandello o un film di Sordi. Troviamo così il modo di tollerare la devastazione come un meccanismo di difesa di fronte all&#8217;inevitabile. I politici e le varie caste sembrano inamovibili e ci dimentichiamo che sono e rimangono tigri di carta, piccoli esseri impauriti che cercano nel potere la sicurezza che non trovano in loro stessi.</p>
<p>Trasmettere un&#8217;informazione alternativa tramite soluzioni tecniche in rete quali gli aggregatori ha sicuramente la sua importanza, ma il rischio è quello di parlare sempre alle solite persone. Per il popolo dei blogger probabilmente l&#8217;agenda è già profondamente diversa da quella dei media tradizionali. Si sfonda una porta aperta.</p>
<p>Mi sembra che nella ricerca di questi metodi vi sia un tocco di razionalismo e di visione scientifica della vita che si basa sulla centralità dell&#8217;oggettività e della coerenza intellettuale. Ottimi principi ma l&#8217;essere umano è molto di più e allo stesso tempo molto meno del livello razionale. Senza dubbio la verità trionfa sempre,  ma il trionfo avviene solamente su un piano ultimo, piano a cui ci si può connettere tramite un percorso di consapevolezza. Sul piano politico e sociale la volontà d&#8217;illusione e la manipolazione sono più forti.</p>
<p>La colonizzazione delle consapevolezze avviene ad un livello precedente allo sviluppo della razionalità, intesa sia come evoluzione psicologica dell&#8217;individuo che come evoluzione collettiva. Se vogliamo utilizzare il modello dei chakra (piuttosto che i modelli psicologi di Piaget, un modello vale l&#8217;altro, basta capirsi), la manipolazione mediatica/politica fa leva prevalentemente sul primo chakra, legato alla sopravvivenza e alle paure (le armi di distruzione di massa, i terroristi, la delinquenza, gli extracomunitari, i comunisti, le tasse, la disoccupazione, i salari), sul secondo chakra legato alle emozioni accattivanti e seduttive (simpatia-antipatia, immagine, vittimismo, seduzione, tette e culi ovunque, varie distrazioni di massa) e sul terzo chakra (potere personale e di gruppo, rivalsa, conflitto, odio, io-tu, noi-voi, nord-sud, bianchi-neri, giovani-vecchi). I media di massa e la politica spesso sono fermi su questi circuiti.</p>
<p>E&#8217; facile fare campagne elettorali su queste basi, ogni essere umano in quanto tale viene scosso da tali temi. In Italia, ma non solo qui, i voti non si prendono sulla base della coerenza dei programmi o sulla verità delle proprie affermazioni, ma sulle base delle suggestioni mediatiche e sulla ripetizione dei messagi fino a che &#8220;una bugia ripetuta molte volte diviene una verità&#8221;, come ogni dittatura ben conosce.</p>
<p>L&#8217;informazione alternativa sul piano sociale deve far leva senza dubbio sulla coerenza dei messaggi e sulla verifica degli stessi, ma anche sulla trasmissione di canali interiori più integrali rispetto a quelli che sono possibili in rete. Canali dove scorre il contatto umano vero, dove si trasmettono qualità autentiche, metabolizzate e integrate nella persona e non limitate ad un piano prevalentemente mentale (vedi mio articolo &#8220;<a href="http://www.indranet.org/is-internet-empowering-us/">Internet aumenta davvero il nostro potere?</a>&#8220;).</p>
<p>La conoscenza deve diventare organica altrimenti come cantava Gaber &#8220;Un&#8217;idea, un concetto, un&#8217;idea, finché resta un&#8217; idea, è soltanto un&#8217;astrazione, se potessi mangiare un&#8217;idea avrei fatto la mia rivoluzione.&#8221; Uno sguardo sincero e poche parole che giungono dal profondo trasformano interiormente più di tanti articoli nei blog.</p>
<p>Grillo vede correttamente il ripartire dalla mobilitazione dal basso dei cittadini la condizione per la rinascita della politica. Ciò che mi lascia distante sono i suoi toni, che a loro volta fanno leva su semplificazioni ad alto impatto emotivo e su una conflittualità diretta a 360 gradi, quindi prevalentemente sugli stessi canali interiori dei media tradizionali. Certo, quando il sonno è profondo è necessaria una sveglia ad alti decibel ma le urla continue creano un gran polverone che offusca le sottili distinzioni, analogamente a come avviene nei talk show. Trovo comunque sia le iniziative di Grillo che le idee di De Biase, nella loro diversità, importanti per la fase in cui si trova il paese.</p>
<p>I blog per loro natura sono improntati alla provvisorietà, l&#8217;enfasi viene portata sul momento, sull&#8217;ultimo articolo, portando a ricercare la novità e dando meno peso alla memoria storica. L&#8217;architettura dei blog, anche di Innernet, è verso la transitorietà e questo poco aiuta la riflessione profonda e la metabolizzazione delle informazioni verso la saggezza e la metamorfosi interiore.  Gli aggregatori tecnici che si sono ipotizzati andrebbero intesi mi auguro anche come coesione di articoli in termini temporali più ampi rispetto alla notizia del giorno che verrà puntualmente dimenticata, smentita oppure oscurata.</p>
<p>Vi sono blogger che pubblicano libri e altri che coinvolgono le persone fuori dalla rete, entrambi modi per dare più spessore alla comunicazione.</p>
<p>Alcuni analisti affermano che i diversi media non sono in conflitto e che c&#8217;è bisogno di un&#8217;integrazione nella Rete piuttosto che una sostituzione di un medium con un altro. Questo mi trova d&#8217;accordo a parte un singolo medium: la televisione. Sono stati fatti oramai troppi studi che ci dicono che, a <em>prescindere</em> dai contenuti della televisione, l&#8217;effetto sulla psiche è, per usare un&#8217;unica parola, di <em>rincoglionimento</em>. Tanto peggio quando i contenuti sono quelli che sappiamo.</p>
<p>Neppure ritengo che i video in Rete siano una soluzione. Siti come YouTube o Current.tv sono importanti per creare informazione dal basso ma ritengo che la <a href="http://www.indranet.org/words-and-silences/">parola scritta</a> o trasmessa dal vivo sia tutt&#8217;ora il medium migliore per l&#8217;elaborazione della consapevolezza.</p>
<p>Il progetto politico di Forza Italia in questo senso ha agito abilmente come un retrovirus. Prima ha indebolito le difese immunitarie mentali degli Italiani con le televisioni (e altri media) quindi ha avuto facile accesso ad altri canali della consapevolezza. Il canale si cui ha fatto leva non è certo quello razionale, piuttosto sono stati attivati i piani emotivi e primordiali che ho menzionato sopra. E hanno anche attivato la passione e l&#8217;entusiasmo che sono mancati dall&#8217;altra parte.</p>
<p>La trasformazione delle consapevolezze potrà avvenire a mio avviso in parte in Rete ma soprattutto fuori. C&#8217;è un livello che è comprensibile da tutti a prescindere dalle capacità intellettuali o dalle diverse visioni ideali, quello del cuore. Il cuore inteso inteso in senso esteso, non sto parlando di sentimentalismo o di essere &#8220;buoni&#8221;.</p>
<p>Cuore inteso come amore per la verità, come vitalità interiore, come onestà verso se stessi e il prossimo e come coraggio di esprimere se stessi. Il chakra del cuore è l&#8217;unico che nella visione spirituale è in gradi di espandersi e di includere tutti gli altri, i quali mantengono la loro natura ma con la qualità del cuore.</p>
<p>Allora per ritornare al modello dei chakra (mi preme ripetere che potrebbe essere usato qualsiasi altro modello al suo posto), il livello del primo chakra della sopravvivenza e delle paure può diventare la sicurezza che si trova in un sociale solidale dove i singoli si responsabilizzano nei confronti del collettivo (è dura in Italia eh?). Il secondo chakra della manipolazione emozionale diventa la libera espressione delle emozioni che vengono integrate nell&#8217;essere se stessi e nella veracità.</p>
<p>Il terzo chakra della conflittualità e del potere settario (io-tu, noi-voi) diventa il <em>vero</em> potere personale degli individui che possono esprimere le loro potenzialità supportati da una rete sociale che valorizza la creatività e l&#8217;iniziativa, in una logica &#8220;vinco io e vinci anche tu&#8221;. Un cuore che trasforma in questo modo gli altri tre chakra è il migliore &#8220;aggregatore&#8221; che possiamo avere. Aggrega le nostre parti interiori e vibra per simpatia con gli altri.</p>
<p>La risposta ai media che falsificano, banalizzano e impongono l&#8217;agenda collettiva sta nello sviluppo di qualità umane che valorizzano il vero, supportate anche da soluzioni mediatiche o tecnologiche. Le stesse qualità poi si potranno <em>anche</em> esprimere tramite i media.</p>
<p>Mi dispiacerebbe vedere tante buone intenzioni rinchiudersi prevalentemente nelle tecnologie della rete e poi sentire qualcuno dire &#8220;Tenetevi la vostra democrazia partecipativa in rete che io mi tengo i voti&#8221;.</p>
<p>Sarebbe anche interessante capire qual è l&#8217;agenda politica delle persone che si occupano di ricerca spirituale e consapevolezza. Quali sono le priorità? Le prime che mi vengono in mente:</p>
<p>- smettere di dar importanza alla crescita economica e pianificare una decrescita felice, decrescita comunque inevitabile. ll pianeta semplicemente non ce la fa più, abbiamo bruciato le sue risorse in poche generazioni</p>
<p>- promuovere radicalmente la produzione di energie alternative con forti incentivi economici anche per le piccole installazioni come avviene in Germania e in alcuni paesi nordeuropei. Se ce la fanno alle loro latitudini tanto meglio potremo produrre energia solare in Italia</p>
<p>- insegnare nelle scuole l&#8217;intelligenza emozionale e come relazionarsi con il prossimo. Insegnare anche ad apprezzare il silenzio e la riflessione profonda come spiritualità laica. Insegnare ad analizzare criticamente le notizie.</p>
<p>- trasformare l&#8217;intera struttura del trasporto potenziando fortemente il trasporto pubblico, le piste ciclabili, il car sharing e il telelavoro</p>
<p>- regolamentare i media in modo compatibile con uno stato democratico, senza accentramenti o monopoli</p>
<p>- incentivare le medicine alternative e una cultura olistica di cura del corpo che privilegi la prevenzione e il benessere inteso non solo come assenza di malattia. Promuovere nelle scuole e tramite i media la vera cultura della vita come cultura del sesso sicuro.</p>
<p>- liberalizzare le professioni, ma sul serio</p>
<p>- incentivare la piccola imprenditoria in particolare giovanile semplificando radicalmente gli obblighi contabili e le burocrazie</p>
<p>- dare dignità ai bambini e agli anziani creando degli ambienti urbani più a misura d&#8217;uomo. Lavorare di meno ed avere più tempo per dare ai bimbi la direzione che altrimenti avrebbero solo dalle televisioni e dalle tecnologie</p>
<p>- valorizzare l&#8217;anima dei luoghi, le tradizioni locali e le particolarità (cibi, vini, luoghi, architetture, storia, artigianato di qualità) che rendono l&#8217;Italia straordinaria, risorsa che ci connette con le nostre radici e allo stesso tempo espande la nostra immagine nel mondo</p>
<p>- dare spazio a luoghi non commerciali dove i giovani possono incontrarsi, suonare, esprimere la propria creatività. Non ci sono solo i videogame ed Internet</p>
<p>- e poi, ciò che già gira in rete da tempo, quale l&#8217;elezione diretta dei candidati, rimozione dei parlamentari condannati ecc..</p>
<p>In definitiva sono banalità e sono azioni che sono già state intraprese altrove. Ma in Italia per qualsiasi cambiamento si impasta tutto in modo quasi inestricabile. Forse ripartire da una riorganizzazione delle idee e soprattutto dalle intenzioni di ognuno è un primo passo per uscire dalla caverna.</p>
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