<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Innernet &#187; Osho</title>
	<atom:link href="http://www.innernet.it/tag/osho/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.innernet.it</link>
	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Per Nadia</title>
		<link>http://www.innernet.it/per-nadia/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/per-nadia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 05:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>
		<category><![CDATA[poona]]></category>
		<category><![CDATA[Pune]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=1287</guid>
		<description><![CDATA[Ricordati, solo ciò che puoi portare con te quando lascerai il corpo è importante.  Questo significa che, ad eccezione della meditazione, non c&#8217;è nulla di importante. Tranne la consapevolezza, non c’è nulla d’importante,  perché solo la consapevolezza non può essere portata via dalla morte. Tutto il resto verrà sottratto, perché tutto il resto viene da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="nadia.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2010/02/nadia.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2010/02/nadia.jpg" alt="nadia.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Ricordati, solo ciò che puoi portare con te quando lascerai il corpo è importante.  Questo significa che, ad eccezione della meditazione, non c&#8217;è nulla di importante.</p>
<p>Tranne la consapevolezza, non c’è nulla d’importante,  perché solo la consapevolezza non può essere portata via dalla morte. Tutto il resto verrà sottratto, perché tutto il resto viene da fuori.</p>
<p>Solo la consapevolezza sgorga dall’interno, e non può essere tolta. E le ombre della consapevolezza &#8211; la compassione, l&#8217;amore &#8211; a loro volta non possono essere portate via.  Esse sono parte intrinseca della consapevolezza.  Potrai portarti solo qualunque consapevolezza avrai raggiunto.  Questa è la tua unica vera ricchezza.  ( Osho)</p>
<p>Remember, only that which you can take with you when you leave the body is important. That means, except meditation, nothing is important.</p>
<p>Except awareness, nothing is important, because only awareness cannot be taken away by death. Everything else will be snatched away, because everything else comes from without.</p>
<p>Only awareness wells up within. That cannot be taken away. And the shadows of awareness &#8211; compassion, love &#8211; they cannot be taken away. They are intrinsic parts of awareness. You will be taking with you only whatsoever awareness you have attained. That is your only real wealth<br />
( Osho )</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fper-nadia%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/per-nadia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>45</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il battito dell&#8217;assoluto di Osho, recensione</title>
		<link>http://www.innernet.it/il-battito-dellassoluto-di-osho-recensione/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/il-battito-dellassoluto-di-osho-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 22:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>
		<category><![CDATA[Upanishad]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=513</guid>
		<description><![CDATA[Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”. La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg" alt="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”.</p>
<p>La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato dieci giorni. Il maestro incoraggiava circa quattrocento ricercatori a sperimentare dal vivo gli stati dell&#8217;essere accessibili alla coscienza. L&#8217;anno era il 1971 e vi erano ancora pochissimi occidentali tra i partecipanti.</p>
<p>Le Upanishad non rappresentano una filosofia espressa in termini sistematici. Sono invece le descrizioni della natura della Realtà a partire dallo stato di illuminazione. A differenza del metodo scientifico occidentale, che procede per logica e induzione nella scoperta del vero, il metodo orientale parte dalle rivelazioni. Come commenta Osho, “La verità non si forma né si costruisce attraverso la nostra ricerca; questa la conduce semplicemente entro la sfera della nostra esperienza: essa è, in sé, sempre presente. La via del ragionamento indiano, quindi, dichiara all&#8217;inizio le conclusioni e in seguito discute metodo e procedura”. Per questo, il primo sutra</p>
<blockquote><p>Om. Quello è il Tutto, e questo, pure, è il Tutto.<br />
Poiché solo il Tutto nasce dal Tutto,<br />
e anche se il Tutto viene sottratto al Tutto,<br />
ecco, ciò che rimane è il Tutto.<br />
Om. Pace, pace, pace.</p></blockquote>
<p>è anche l&#8217;ultimo, “con il quale si afferma tutto ciò che sia mai possibile esprimere.” Per comprendere tali affermazioni, afferma Osho, contrarie ad ogni logica,<span id="more-513"></span> dobbiamo entrare sul piano dell&#8217;amore:</p>
<blockquote><p>Forse che il tuo amore diminuisce quando lo offri a qualcuno? Sperimenti forse mancanza d&#8217;amore quando lo offri totalmente? No!&#8230; Chi dà il proprio amore totalmente, liberamente, senza condizioni, acquista amore infinito&#8230; Se, dopo aver offerto il vostro amore, sentite che vi manca qualcosa, sappiate che non lo avete affatto sperimentato!&#8230; Tutto ciò che è misurabile è soggetto alla legge della diminuzione. Solo ciò che non è misurabile rimarrà uguale, indipendentemente da quanto gli viene sottratto.</p></blockquote>
<p>Tra le tante gemme presenti ne <em>Il battito dell&#8217;assoluto</em>, Osho traccia un parallelo tra la scienza, la quale, considerando l&#8217;essere umano in modo meccanico, abbatte l&#8217;ego e l&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo. Anche la religione orientale afferma che l&#8217;essere individuale “non esiste” ed è solo una costruzione della mente. Ma mentre la scienza non offre alternative, degradando solo l&#8217;essere umano, le Upanishad da una parte estinguono il piccolo ego ma dall&#8217;altra innalzano l&#8217;uomo alla posizione divina.</p>
<p>Non sorprende dunque che in Occidente vi sia una tale strenua difesa dell&#8217;ego individuale, con tutti i suoi correlati di posizione sociale, riconoscimenti, ideologie, convinzioni. Per la nostra civiltà l&#8217;incontro col vuoto, cercato invece dal mistico come fonte del Tutto, è sinonimo di disfatta totale. L&#8217;uomo occidentale non può fermarsi, non può accettare il silenzio della mente, perché teme di cessare di esistere. Ogni aspetto della vita è architettato affinché possiamo essere intrattenuti in continuazione, mentre ogni desiderio soddisfatto viene rimpiazzato da un ulteriore obiettivo.</p>
<p>Quando lessi <em>Il battito dell&#8217;assoluto </em>la prima volta mi sentii proiettato in una dimensione che al tempo stesso era paradossalmente aliena e familiare. Le comprensioni, le aperture e le intuizioni che mi produsse la lettura furono così significative che mi lasciarono con la frustrazione nell&#8217;essermi avvicinato a tali vette, dove manca quasi l&#8217;aria, tuttavia quasi solamente sull&#8217;importante ma limitato piano intellettuale. Sedotto e abbandonato, <em>Il</em> <em>battito dell&#8217;assoluto</em> mi ha spinto ad esplorare ulteriormente il percorso. Forse è questo lo scopo non dichiarato delle Upanishad.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8875457131">Osho. Il battito dell&#8217;assoluto. Discorsi sull&#8217;Ishavasya Upanishad. ECIG. 1991. 8875457131</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fil-battito-dellassoluto-di-osho-recensione%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/il-battito-dellassoluto-di-osho-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Illuminazione, prima, durante e dopo</title>
		<link>http://www.innernet.it/illuminazione-prima-durante-e-dopo/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/illuminazione-prima-durante-e-dopo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 08:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca spirituale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=431</guid>
		<description><![CDATA[Ogni ricercatore vuole l’illuminazione. Gran parte delle persone la sente come uno stato di continua beatitudine e unità e crede che una volta raggiunto questo, la vita sarà per sempre facile e semplice, a causa di quest’eterna espansione nell’oltre. Mentre è vero che esiste quello che si definisce «l’esperienza dell’illuminazione» che possiede tutte queste caratteristiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="The age of enlightenment.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/the-age-of-enlightenment.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/the-age-of-enlightenment.jpg" alt="The age of enlightenment.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Ogni ricercatore vuole l’illuminazione. Gran parte delle persone la sente come uno stato di continua beatitudine e unità e crede che una volta raggiunto questo, la vita sarà per sempre facile e semplice, a causa di quest’eterna espansione nell’oltre.</p>
<p>Mentre è vero che esiste quello che si definisce «l’esperienza dell’illuminazione» che possiede tutte queste caratteristiche, la vera vita illuminata è qualcosa di molto diverso. La beatitudine non è l’esperienza emozionale che conosciamo attraverso l’ego. E’ al di là di questa.</p>
<p>La verità è rivelata per così dire in tempi supplementari, pezzo per pezzo, in relazione alla nostra graduale presa di coscienza di che cosa siamo e alla perdita della nostra identità legata all’ego. Alcune parti del processo sono garantite: dobbiamo per primo riconoscere che siamo al di là del corpo-mente fino al momento in cui accade un cambiamento di prospettiva, di situazione, però in seguito dobbiamo precipitare e scendere dal picco dell’illuminazione.</p>
<p>Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che ogni esperienza si decolora <em>anche dopo qualche anno</em>, che possiamo di nuovo perdere la chiarezza e che l’identificazione con la mente può ritornare. Nulla è permanente e per raggiungere vette più alte dobbiamo passare da diverse vallate.</p>
<p>L’insuccesso è una parte essenziale del sentiero. Quando otteniamo un successo spirituale, il nostro ego cresce in proporzione, quando abbiamo un insuccesso, esso diminuisce ed è triturato.</p>
<p>L’esperienza dell’illuminazione è la fine della ricerca, ma sicuramente l’inizio del cammino. (O come dico spesso la ricerca si muove dalla dimensione orizzontale a quella verticale.) Spesso è necessaria la perdita dell’esperienza per essere veramente impegnati nella disciplina della vita spirituale.<span id="more-431"></span></p>
<p>Ciò che rimane è che siamo confrontati costantemente con le nostre mancanze, paure, attaccamenti e disperazioni. Dobbiamo aprirci e aprirci in profondità nel dolore e nella paura, perché ci cuocia, ci spezzi e ci polverizzi, in modo che possiamo sparire come sè separato.</p>
<p>Se non abbiamo la giusta comprensione, il giusto contesto, le vallate sono difficili da percorrere. Quanto segue è il mio proprio percorso in questo processo. Possa essere di aiuto ad altri viaggiatori in cammino.</p>
<p>Negli anni novanta la vita sembrava quella che avevo voluto. Almeno esternamente. Vivevo in India in una zona molto bella fuori città. Ero un membro rispettato dell’ashram di cui facevo parte. Amavo il lavoro che facevo come terapeuta, la relazione affettiva in cui mi trovavo era bellissima, allegra e gratificante. Almeno è quanto raccontavo a me stessa. La casa che avevamo costruito era splendida: avevamo collaboratori domestici, gatti, cani e pesci nella vasca ecc.</p>
<p>Vivevamo la vita felice dei neo-sannyasin. La meditazione giornaliera era piacevole; potevo adagiarmi nel conforto di sapere come abbandonare la mente ed esperimentare la beatitudine. Avevo trovato un rifugio dal dolore. Cosa potevo chiedere di più?</p>
<p>Mi dicevo che ero appagata, negando il fatto che mi sentivo inferiore al mio compagno perché partecipavo con meno denaro, che ero profondamente insicura sulle mie capacità di terapeuta e vari altri fatti minori.</p>
<p>In fondo il diniego era diventato quasi un modo di vivere e posso vedere retrospettivamente che lo sapevo da sempre in modo vago, ma era troppo pericoloso ammetterlo a me stessa. La compensazione era un’arte in cui ero molto abile sin dalla tenera infanzia.</p>
<p>Poi un bel giorno il mio amante mi lasciò. Profondo fu il buco in cui caddi; mi sembrava anche che ogni volta che vi cadevo, diventava sempre più profondo. Determinata a finirla una volta per tutte (l’ego pensa sempre in termini di soluzioni permanenti) mi buttai a capofitto in questo abisso per circa un anno, facendo un’intensa terapia, finché scoprii il gruppo di consapevolezza intensiva. In questo gruppo ti chiedi il koan: «Chi sono io?» dal mattino presto fino a tarda sera. I risultati furono sorprendenti.</p>
<p>Durante l’anno successivo participai ad ognuno di questi gruppi di tre o sette giorni. Di solito mi ci volevano 24 ore di intensa lotta prima di esplodere in un’altra dimensione, nel regno dell’unità, della chiarezza e della pace. Divenni una drogata di questi stati trascendenti perché mi sollevavano immediatamente lontano dal mio dolore irrisolto. Imparai come «ottenerlo». I koan esplosivi divennero la mia specialità.</p>
<p>Per qualche tempo questi stati duravano finché frequentavo il gruppo, ma poi cominciai a notare che questi stati rimanevano. La chiarezza non mi lasciava più e la pace era più o meno sempre presente. In altre parole avevo accumulato una gran quantità di energia (shakti).</p>
<p>Vennero poi grosse rivelazioni e squarci di intuizioni. Ero finalmente libera da ogni mia sofferenza! Mi ricordo anche di frasi immediatamente respinte del tipo:«Ora non dovrò più preoccuparmi per i soldi, ho tutto quel che desidero». «Ora non devo più agitarmi riguardo al sesso e alle relazioni perché sono al di là di tutto questo!»</p>
<p>L’ego era sempre accanto in agguato e in un certo modo lo sapevo, ma ero troppo ignorante dei veri meccanismi della mente, per realizzare quello che significava. Mi dicevo che ero libera dall’ego poiché ne ero consapevole.</p>
<p>Consultai quello che Osho descrive al riguardo, per capire la mia situazione, ma non trovai molto. Forse non sapevo come formulare la domanda perché credevo di essere già illuminata, ma comunque non trovai nulla di veramente utile.</p>
<p>Mi sentivo molto sola e pensai che era quello che egli voleva dire quando affermava che alla fine sei solo e così decisi di fidarmi della mia esperienza. Per qualche tempo incontrai una donna che sosteneva di essere illuminata e che mi aiutò a chiarire qualche dubbio. Per di più mi diede tutte le conferme su quanto stavo cercando! (Questo è esattamente quello che la mente vuole: conferme, e così inconsciamente cerchiamo qualcuno che ce le possa dare)</p>
<p>Comunque l’esperienza dominante era la gioia e la pace. La trasformazione era evidente e profonda. Volevo immediatamente comunicarla a chi la volesse ascoltare. Vi era in me il senso genuino ed ingenuo di aiutare gli altri a liberarsi dal dolore. Per quanto potessi vedere, l’intenzione era pulita ed innocente. Non sapevo che finché c’è un ego l’intenzione non è mai pura al 100%.</p>
<p>Qualcuno poi descrisse la gente che dichiara prematuramente la loro illuminazione, come bambine che si vestono con gli abiti della madre e mettono i tacchi alti facendo finta di essere adulte. Ora, guardando indietro vedo che era quello, in fondo. Ero una bambina con un sacchetto di caramelle che volevo distribuire.</p>
<p>Ed anche se gli amici mi evitavano come la peste, qualcuno cominciava a presentarsi per ascoltare quanto avevo da dire. Molti ricercatori oggi (come io prima) vogliono solo una cosa: trovare una scorciatoia per liberarsi in fretta dalla sofferenza, ed io ne avevo di scorciatoie da proporre!</p>
<p>Naturalmente mi mostravano rispetto e riverenza: generavo una quantità d’energia cosmica; nella stanza chiunque poteva sentirla e la persona a cui rivolgevo la parola o lo sguardo, si trovava per un pò in uno stato al di là della mente. Anch’io mi sentivo volar via. Ero ammirata e riverita. E in fondo mi sentivo degna di questo amore.</p>
<p>L’orgoglio cominciò ad insinuarsi. Dopo tutto una persona che era stata tanto umiliata (io) ce l’aveva fatta ed era diventata qualcuno. Vedevo l’orgoglio, ma dicevo che dal momento che lo notavo, non aveva importanza. Tutto avveniva nell’UNO e quindi era temporaneo.</p>
<p>La mia fama crebbe, sempre più gente veniva ai satsang e aveva delle esperienze di risveglio. Era la prova che ero nel giusto ed il mio ego si gonfiava un pò di più.</p>
<p>Ogni tanto la vecchia insicurezza bussava alla mia porta, ma non volevo aprire. Non volevo riconoscere che esisteva ancora.  Devi capire la grande sottigliezza della situazione. Senti che hai trasceso la sofferenza, che era il motivo della tua ricerca. Realizzare però che non è vero, non è facile. L’ego lo combatte. L’anima ha un impronta di protezione dell’ego che ha secoli di vita. Non cede così facilmente.</p>
<p>Per molti anni nel nostro cammino, tutto ciò che desideriamo è di essere liberi dalla sofferenza. Solo più tardi la nostra intenzione diventa abbastanza pura per desiderare solo <em>quello che</em> <em>è</em>, per quanto sia penoso e scomodo.</p>
<p>Così mi sentivo molto espansa, perché il risveglio era forte e potevo incanalare enormi quantità di energia, ma non sapevo che erano temporanee e colorate dall’ego. Tutto il tempo il mio ego si allargava al di là delle più incredibili fantasie, senza che me ne accorgessi. Divenne sempre più trasparente, accorto e spirituale, raccontava a se stesso che non era nessuno e che non c’era nemmeno!! Riusciva veramente bene nell’intento di prendere in giro perfino se stesso.</p>
<p>L’ego è molto abile. Dal momento che condividevo con i miei studenti ogni trabocchetto, pensavo di esserne libera. E non vedevo che il fatto di condividere le esperienze non era sufficiente ad abbattere l’ego. E’ necessaria un’assoluta dedizione e la volontà di essere vigile costantemente. Credevo che il fatto di condividere era di per sè essere onesto e vigile. E in un certo modo era anche vero.</p>
<p>L’esperienza dell’illuminazione è sempre un misto di intenzione chiara ed onesta e di un ego affamato di potere. Se non abbiamo un maestro vivente al momento del risveglio, siamo nei pasticci. In quei momenti non possiamo viaggiare da soli; precisamente perché possiamo vedere a mala pena l’ego da soli.</p>
<p>La mia fama cresceva e viaggiavo per tutto il pianeta senza sosta, pensando di fare qualcosa di molto valido per l’umanità. Ora vedo che era di nuovo la vecchia storia antica: avevo bisogno di aiutare tutti quelli che soffrivano altrimenti non avevo il diritto di vivere.</p>
<p>Dopo due anni di questa vita ero esausta. Il corpo era affranto e fui sconvolta scoprendo che il primo pensiero che mi venne, quando il dottore mi disse che dovevo riposare, fu: «Chi mi amerà adesso?»</p>
<p>In un certo modo fu l’inizio della caduta. Naturalmente, onesta com’ero, condividevo tutto questo con gli studenti durante il satsang, mostrando loro quanto ego accompagna l’esperienza del risveglio. Condivisi la mia sofferenza ed i miei errori, ma trovai con meraviglia che non molti volevano ascoltare la verità a meno che non fosse beatificante.</p>
<p>Durante i quattro anni del mio insegnamento, trovai pochi disposti ad ascoltare la verità. Molti vengono ai satsang per trovare delle scorciatoie o per adorare qualcuno. Non molti vogliono ascoltare quel che riguarda il diligente lavoro di purificazione della mente e la guarigione delle nostre ferite.</p>
<p>Infatti durante i nuovi satsang, come li chiamo, circolano numerose storielle sul lavoro su se stessi. La bellezza ed anche la difficoltà dei nostri tempi è che per la conoscenza spirituale ed i suoi segreti basta solo cliccare con un mouse. Tutti gli scritti sono pubblici. In passato questo non era possibile, l’informazione veniva data a seconda dell’avanzamento e della pratica spirituale del discepolo/studente.</p>
<p>Ora non dobbiamo praticare la meditazione o fare qualche lavoro per ricevere l’insegnamento e quindi il pericolo è che l’assorbiamo solo intellettualmente. Nel frattempo trovai una nuova relazione affettiva (con proteste iniziali da parte mia) e questo fu per me un altro modo di verificare la realtà delle cose.</p>
<p>Presi un anno sabbatico e affrontai molte vecchie sofferenze legate all’infanzia e alla solitudine attuale. Prima i miei vecchi amici mi avevano disprezzato, ma ero stata accolta a braccia aperte dalla comunità del neo-satsang, ora però la comunità del satsang mi aveva respinta.</p>
<p>Non avrei dovuto provar dolore ed essere onesta su questo. Alla fine tuttavia, fui capace di accettarlo e viverlo senza ulteriori manipolazioni. Passai qualche mese in silenzio e sentii di nuovo il bisogno di meditare. (naturalmente negli anni in cui non ero nessuno, non c’era nessuno che meditava). Eppure durante tutto il tempo assaporai la beatitudine e la pace di essere in unità con tutto.</p>
<p>Poi venne il colpo duro. Alla mia migliore amica e partner fu diagnosticato il cancro. Per qualche mese ci siamo fatte coraggio dicendo che era ok, che non sentivamo nè paura nè sofferenza, che morire era altrettanto buono quanto vivere e che ciò che viene se ne va un giorno. Poi siamo crollate entrambe. Passai le ultime settimane al suo fianco curandola, finché morì tra le mie braccia.</p>
<p>Questo fatto mi fece a pezzi. C’era troppo dolore. Ero sopraffatta, consumata, senza aiuto e non pretesi più nulla, nemmeno di poter offrire la benché minima scorciatoia o miracolo. Naturalmente venne sempre meno gente. Mi resi conto lentamente che rimaneva solo un pugno di cercatori sinceri ai quali potevo offrire solo la mia amicizia, una limitata esperienza e un pò di saggezza.</p>
<p>Realizzai che avevo bisogno di una guida. Cercai dappertutto tra le antiche e moderne saggezze, finché trovai il mio nuovo maestro Aziz. I suoi colpi duri alla zen erano dolorosi e non li apprezzavo, ma col tempo capii e ricevetti una mappa della realtà che era in risonanza con me.</p>
<p>Il mio vecchio maestro era stato troppo aperto, troppo ricco di indicazioni perché io potessi discernere un sentiero chiaro e pratico. Parlava di tante pratiche e mi lasciava scegliere. Questo mi aveva portato dov’ero adesso. Provavo rispetto e gratitudine per lui, ma avevo bisogno di qualcosa di più.</p>
<p>Avevo bisogno di una guida vivente. Ora avevo trovato questo insegnamento preciso che risuonava nella mia anima come un riflesso della realtà. Egli mi guidò nella mia pratica e m’insegnò un metodo totalmente nuovo di meditazione. Mi disse di smettere di insegnare, ma avevo paura perché era il solo reddito che avevo.</p>
<p>Credevo di aver bisogno di soldi, avevo bisogno di essere riconosciuta e di mantenere una posizione (più per me che per gli altri). Ma soprattutto avevo bisogno di <em>non</em> informare me stessa <em>che era tutto finito</em>. Che avevo avuto un’apertura immensa ed un’esperienza d’illuminazione, durata anni, ma che ora questa stava spegnendosi poco alla volta.</p>
<p>Poco alla volta compresi che la corruzione è in tutti noi e che non è possibile essere totalmente incorrotti. Dopo tutto, quello che facciamo, lo facciamo quasi sempre per noi stessi. Continuando i miei insegnamenti ed incontri con i ricercatori, avrei potuto nascondermi che non tutto era finito. Avrei continuato a sognare ancora un pò e raccontarmi che sarebbe ricominciato come prima. O peggio avrei potuto criticare la poca motivazione dei ricercatori se non fossi stata più richiesta.</p>
<p>Ma la vita è generosa se l’intenzione è onesta. Pregavo quotidianamente per la verità e le preghiere sincere sono sempre ascoltate. Partii per l’occidente, ritornai al mio paese natale, ma trovai difficile riadattarmi a quella cultura dopo 16 anni in India. Ci fu un momento in cui i soldi erano finiti. Amici e familiari ci aiutavano a sopravvivere. Crollai. Tutto il lato ombra della mia personalità apparve.</p>
<p>L’ego era diventato più forte (cresce in concomitanza alle nostre realizzazioni; più potenti diventiuamo e più forte diventa l’ego.) Il super-ego ritornò con la sua vendetta. L’autotortura e l’autoaccusa assunsero le forme di un tornado. L’Ombra era presente e si manifestava chiaramente e a voce alta. Pensavo di aver trovato la mia ombra tanti anni prima, ma non in quella profondità. Mi resi conto che l’ombra si rivela rispetto alla quantità di luce, più c’è luce e più forte è l’ombra.</p>
<p>Tutt’a un tratto fui di nuovo identificata con ogni singolo pensiero. Ero emotiva dalla mattina alla sera tranne quando meditavo. E meditavo, eccome! e pregavo e mi muovevo per tenere a bada la depressione finché fu impossibile impedirla. Ero in un inferno e capii che la guarigione doveva avvenire proprio qui nell&#8217;inferno.</p>
<p>Non c’erano più soldi, trovai un impiego come donna delle pulizie ed ero pronta a trovare qualsiasi lavoro, sempre con la segreta speranza che dopo questa prova tutto era finito, che un miracolo sarebbe avvenuto e sarei stata di nuovo innalzata nell’empireo. La vita sarebbe stata per sempre felice. Ma la verità non vive alla presenza della speranza.</p>
<p>Abbandonare le nostre speranze è uno dei prezzi da pagare per la perla senza prezzo. L’ego gridava, urlava. Non voleva separarsi dai tempi gloriosi. Tutta la mia vita con le sue sofferenze non digerite e negate, ritornò in superficie per un altro giro. Pensieri di suicidio divennero i miei compagni.</p>
<p>Senza l’aiuto del mio partner e di alcuni cari amici, familiari ed un buon terapista, sarebbe stato più difficile. L’amore che ricevevo mi sosteneva e mi curava. Tuttavia mi sentivo persa, non sapevo bene cosa stava succedendo. Avevo bisogno di aiuto.</p>
<p>Una cosa era certa. Non c’era una via d’uscita ma solo una via <em>dentro e attraverso</em>, il mio solo interesse fu di <em>rimanere presente</em> nel dolore e in qualunque emozione si presentasse. Mi sentivo sottoterra come non ero mai stata. In seguito cominciò a balenarmi l’idea che il fatto di scendere così in basso in realtà ci faceva salire in alto.</p>
<p>Fui grata ad Aziz di essere venuto in occidente per un altro ritiro silenzioso! Ma alla fine della settimana annunciò che sarebbe andato a vivere in solitudine e che non sarebbe più stato disponibile come guida ed insegnante! Di nuovo mi ritrovavo da sola e non sapendo cosa stava succedendo pregai per avere aiuto.</p>
<p>Ebbi allora la fortuna di trovare per caso un libro intitolato «Halfway up the mountain» («A metà strada verso la montagna») di Mariana Caplan. Esso mi procurava i pezzi mancanti alla mia comprensione. Era un libro che parlava di me. La mia storia nei dettagli. Inquel libro lessi tutto quello che riguardava i tranelli in cui ero caduta. Mi diede una visione chiara del processo e del contesto in cui mi trovavo.</p>
<p>Leggere quel libro fu come ritrovarsi in un ritiro. Mi ricordò più volte che vi era una forza di guarigione in questa crisi. Era quello che volevo. La mia dignità fu risanata quando cominciai a capire che essa era una risposta meccanica della mente e non una sconfitta o impresa personale. La mia sofferenza fu più dignitosa.</p>
<p>Capii che la disillusione è non solo necessaria sul cammino, ma un vero dono della grazia divina. E’ come essere svezzati dal seno di Dio e aver il permesso di camminare. Per forza barcolli a destra e a sinistra, come ogni bambino ai primi passi, ma alla fine trovi il tuo equilibrio e cammini. La caduta dal paradiso sembra parte integrante del processo d’illuminazione. Infatti molti insegnanti affermano che devi guadagnartelo per meritarlo.</p>
<p>Quando realizziamo che il sentiero sul quale camminiamo non è quello che credevamo e che la realtà è qualcosa di completamente diverso dalle fantasie che avevamo su di essa, siamo sconvolti. Non è una transizione facile da farsi. E’ estremamente dolorosa e sembra di essere spellati vivi. Eppure questa sofferenza ci apre magicamente la profondità di quello che veramente siamo.</p>
<p>L’illuminazione avviene quando abbracciamo la nostra oscurità allo stesso modo. Realizziamo che la nostra realtà umana ci sarà sempre, che la sofferenza è parte integrante della vita umana. Soffriamo sia consciamente che inconsciamente. Realizziamo che la libertà che avevamo pensato di trovare nella beatitudine e gioia del picco dell’Illuminazione, non è affatto la vera libertà. E’ più profonda. Significa accettare veramente quello che E’.</p>
<p>Non appena giunta alla fine del libro lasciai del tutto la presa, l’abbandono fu completo. Rinunciai a tutte le attività d’insegnmento, annullai il biglietto per l’India ed ora sono pronta per un nuovo capitolo in quest’avventura chiamata vita. Questa volta può capitare proprio qui dove sono. E sinceramente non so proprio dove mi porterà.</p>
<p>Nessuna speranza, nessun progetto.</p>
<p>Om shanti</p>
<p>Rani</p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. </a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">2001. ISBN: 1890772100</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Rani.<br />
Traduzione di Isabella di Soragna.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Filluminazione-prima-durante-e-dopo%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/illuminazione-prima-durante-e-dopo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La scimmia e il Buddha</title>
		<link>http://www.innernet.it/la-scimmia-e-il-buddha/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/la-scimmia-e-il-buddha/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 17:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Almaas]]></category>
		<category><![CDATA[awareness]]></category>
		<category><![CDATA[Brecht]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[consciousness]]></category>
		<category><![CDATA[Csíkszentmihályi]]></category>
		<category><![CDATA[Gurdjieff]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscience]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>
		<category><![CDATA[Ramesh Balsekar]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzolatti]]></category>
		<category><![CDATA[U.G. Krishnamurti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=1012</guid>
		<description><![CDATA[A parte l’uomo, solo pochissimi animali hanno le caratteristiche fisiche e le capacità mentali per utilizzare uno strumento. Tra questi, le scimmie. Ma come fanno i primati ad apprendere l’uso di uno strumento? Uno studio di Giacomo Rizzolatti dell’università di Parma ci dice che il cervello usa il trucco di considerare lo strumento come fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/09/monkey-buddha.jpg"><img class="size-medium wp-image-1013 alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="monkey-buddha" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/09/monkey-buddha.jpg" alt="" width="240" height="267" /></a>A parte l’uomo, solo pochissimi animali hanno le caratteristiche fisiche e le capacità mentali per utilizzare uno strumento. Tra questi, le scimmie. Ma come fanno i primati ad apprendere l’uso di uno strumento?</p>
<p>Uno <a href="http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2008/128/2" target="_blank">studio </a>di Giacomo Rizzolatti dell’università di Parma ci dice che il cervello usa il trucco di considerare lo strumento come fosse parte del proprio corpo. Alcune ricerche precedenti avevano mostrato che le azioni della mano vengono controllare da un’area del cervello chiamata F5.</p>
<p>Egli ed il suo team hanno registrato l’attività cerebrale di due macachi dopo che avevano appreso ad afferrare il cibo con delle pinze. Hanno documentato l’attività nell’area F5 e in un’area chiamata F1 che a sua volta è implicata nella manipolazione di oggetti. Hanno scoperto che vi era la stessa attività cerebrale sia quando le scimmie afferravano il cibo con l’ausilio delle sole mani che quando usavano le pinze: l’attività neuronale viene trasferita dalle mani allo strumento, come se lo strumento fosse la mano e la sua estremità fossero le dita.</p>
<p>Inoltre Rizzolatti mette in evidenza il fatto che l’area F5 è ricca di neuroni specchio, un tipo di neurone da lui scoperto in precedenza, che si eccitano sia quando si svolge un’azione sia quando si osserva un altro individuo che attua la stessa cosa. Le scoperte, secondo Dietrich Stout, un archeologo specializzato nell’uso di strumenti ci dicono che “chiaramente, l’uso degli strumenti da parte delle scimmie implica l’incorporazione degli strumenti nello schema corporeo, letteralmente una estensione del corpo”.</p>
<p>La scimmia non sa distinguere tra le proprie mani e lo strumento che utilizza, considerando quest’ultimo come una vera e propria estensione del corpo. Questo mi ricorda ciò che disse Marshall McLuhan a riguardo dei media e degli strumenti come estensioni di noi stessi.</p>
<p>In questo esperimento tuttavia si fanno i conti senza l’oste. Manca il fattore coscienza, che tutt’ora sfugge alle neuroscienze. La presenza o meno della coscienza e di cosa si tratta non può essere rilevata dagli esperimenti. Questo esperimento mi ha fatto riflettere sul rapporto tra coscienza, strumenti e percorsi di ricerca spirituali verso la consapevolezza. <a href="http://www.indranet.org/the-monkey-and-the-buddha/" target="_blank">Continua su Indranet</a>.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fla-scimmia-e-il-buddha%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/la-scimmia-e-il-buddha/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Festival 2.0</title>
		<link>http://www.innernet.it/festival-20/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/festival-20/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 07:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e training]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=956</guid>
		<description><![CDATA[A fine Giugno sono andato a trovare Nirodh e Ushma nel loro centro Osho che gestiscono da parecchi anni a Varazze. Nirodh mi ha mostrato diverse foto del periodo degli anni &#8217;70: gli storici festival di Re Nudo, le situazioni hippie, le comuni dell&#8217;epoca. Foto stupende del nostro amico comune Italo Bertolasi, fotografo, viaggiatore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/07/festival08-a-small.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-957" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="festival08-a-small" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/07/festival08-a-small.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>A fine Giugno sono andato a trovare Nirodh e Ushma nel loro <a href="http://www.oshovarazze.com/ " target="_blank">centro </a>Osho che gestiscono da parecchi anni a Varazze. Nirodh mi ha mostrato diverse foto del periodo degli anni &#8217;70: gli storici festival di Re Nudo, le situazioni hippie, le comuni dell&#8217;epoca. Foto stupende del nostro amico comune <a href="http://www.italobertolasi.com/" target="_blank">Italo Bertolasi</a>, fotografo, viaggiatore di confini geografici e interiori, e attualmente impegnato con la sua compagna <a href="http://www.clowns.it/" target="_blank">Ginevra </a>a portare gioia alle sofferenze umane.</p>
<p>Il vulcanico Nirodh, dopo aver pubblicato 60 CD musicali, mi ha parlato dei suoi nuovi progetti cinematografici. Ad Agosto andrà in Israele per seguire lo sviluppo di un film di cui ha scritto la sceneggiatura. Sembra che con l’avanzare della sua malattia parallelamente si espande la sua creatività, dando una testimonianza concreta alla frase &#8220;non siamo il nostro corpo&#8221;.</p>
<p>Ho trovato un uomo che si è individuato in una personalità unica, senza compromessi, che è andato oltre le identificazioni e alle identità di gruppo. Una persona che &#8220;è sulla sua strada&#8221; e che si sente privilegiato nell&#8217;aver potuto costruire un centro in mezzo alla natura e di poter restituire la sua gioia ospitando persone sul percorso di conoscenza. Con Nirodh è possibile sia parlare di temi profondi che sparare cazzate ed è una delle rare persone con cui si può anche litigare in totalità, apprezzando il suo parlare fuori dai denti e sapendo che alla fine è tutto parte di un gioco cosmico.</p>
<p>Un modo in cui condivide la sua abbondanza è quello di organizzare dei <a href="http://www.thefestival.it/" target="_blank">festival </a>di meditazioni attive con attività artistiche e musica dal vivo, che quest’anno avviene dall’11 al 14 settembre in un campeggio nelle colline liguri.</p>
<p>La formula di quest’anno mi piace in modo particolare per diversi motivi. Il primo è che avviene nella natura e non in un ambiente urbano o alberghiero. Apprezzo inoltre i costi molto contenuti dell’iniziativa (costo dell&#8217;intero Festival Camp a soli 35 Euro, a cui si aggiungono 4 Euro a persona al giorno per il posto tenda, pasti a 8 Euro) che danno la possibilità a chiunque, anche a giovani, di approcciare la meditazione e di condividere uno spazio di energia con altri ricercatori.</p>
<p>Con Nirodh da anni parliamo della necessità di andare oltre il modello terapista-cliente, conduttore di gruppi-partecipanti. I training ed i workshop di lunga durata necessitano della conduzione da parte di persone con più esperienza e conoscenze di se stessi, ma in molte altre situazioni non è necessario che si creino separazioni di ruoli troppo ampie tra chi conduce e chi partecipa.</p>
<p>Questo Festival è anche pensato in questo modo. Oltre alla conduzione guidata di attività ed esperienze, vi saranno spazi dove condividere attivamente tra i partecipanti. Ad esempio, uno potrà dare un massaggio ed avere in cambio una sessione di shiatsu, piuttosto che di Reiki. Diciamo una specie di Festival 2.0 dove i partecipanti stessi creano i contenuti del festival. Parteciperò con il mio vecchio camperino.</p>
<p>Un’<a href="http://www.innernet.it/un-motivo-per-sorridere-dalla-malattia-alla-meditazione/" target="_blank">intervista </a>con Nirodh è stata pubblicata precedentemente su Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Ffestival-20%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/festival-20/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>108</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un motivo per sorridere, dalla malattia alla meditazione</title>
		<link>http://www.innernet.it/un-motivo-per-sorridere-dalla-malattia-alla-meditazione/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/un-motivo-per-sorridere-dalla-malattia-alla-meditazione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 06:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maneesha James</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[distrofia muscolare]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=429</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, Nirodh è pieno di creatività. All&#8217;età di 28 anni gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. I primi sintomi della malattia si manifestarono sul suo viso. Nell&#8217;intervista che segue ci racconta come un handicap [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="nirodh-keyboard.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/nirodh-keyboard.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/nirodh-keyboard.jpg" alt="nirodh-keyboard.jpg" hspace="6" align="left" /></a>E&#8217; da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, Nirodh è pieno di creatività. All&#8217;età di 28 anni gli viene diagnosticata la distrofia muscolare. I primi sintomi della malattia si manifestarono sul suo viso. Nell&#8217;intervista che segue ci racconta come un handicap può essere vissuto e superato al proprio interno.</p>
<p>E’ da oltre 20 anni che Nirodh non sorride più e non perché non abbia avuto alcun motivo per farlo. Dopo tutto, il 52enne Nirodh è pieno di creatività. Insieme alla sua compagna, Ushma, ha fondato e dirige l’Osho Arihant Meditation and Creative Arts Center di Varazze, in Italia. Musicoterapista ed etnomusicologo, è anche direttore della società di servizi musicali e multimediali “Nostudio”.</p>
<p>Dopo due anni dal matrimonio, all’età di 28 anni e con un figlio che non aveva ancora compiuto un anno, a Nirodh viene diagnosticata la distrofia muscolare. Una malattia degenerativa, di origini genetiche (anche sua sorella ne è affetta), per la quale non si conoscono cure efficaci.</p>
<p>I primi sintomi della malattia si manifestano sul suo viso. Nirodh non può sorridere, ridere, corrugare la fronte o lasciarsi andare a qualsiasi altra delle tante espressioni facciali di cui si serve la maggior parte delle persone per manifestare le proprie emozioni e per comunicare con gli altri.</p>
<p>Dopo essersi dedicato alla meditazione per 30 anni, Nirodh decide di organizzare seminari per persone disabili. Tema dei seminari: “Come la meditazione può trasformare uno stile di vita delimitato da confini sempre più ristretti in un’opportunità per espandere illimitatamente la propria crescita interiore”.</p>
<p>Nell’intervista che segue, Nirodh spiega alcuni aspetti della sua esperienza e offre suggerimenti a chi si trova in una situazione simile alla sua.<span id="more-429"></span></p>
<p>Per una persona che ha un handicap fisico, come una paralisi per esempio, diventa quasi naturale spostare lo sguardo all’interno di se stesso, poiché il ballo, per esempio, e altri movimenti diventano attività impossibili. Così questa persona può diventare un “osservatore”, che poi è l’essenza della meditazione. Quando la vita ti obbliga a confrontarti con la caducità del tuo corpo e i suoi limiti, il fatto che tu ti focalizzi sulla tua interiorità è una sorta di compensazione, quasi naturale.</p>
<p><a title="Un motivo per sorridere Maneesha Nirodh.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-maneesha-nirodh.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-maneesha-nirodh.jpg" alt="Un motivo per sorridere Maneesha Nirodh.jpg" hspace="6" align="right" /></a></p>
<p>Maneesha James: Cosa intendi per “osservare?</p>
<p>Per me, osservare significa sedermi all’interno di me stesso, come se fossi di fronte a un lago molto tranquillo, piatto… senza che alcun sasso venga gettato dentro. A questo punto posso vedere molto più chiaramente cosa sta succedendo nella realtà.</p>
<p>Se, invece, ti fai prendere dalla rabbia, per esempio, allora il lago diventa agitato e tu non riesci a vedere niente. E a quel punto, poiché non sei in grado di guardare serenamente, l’acqua ti travolge.</p>
<p>L’osservare non accade nello spazio del pensiero ma in quello del non-pensiero, perché se tu pensi, ti muovi. Può essere un movimento appena percettibile, ma si tratta sempre di un movimento; è un’increspatura sulla superficie di quel lago interiore.</p>
<p>Maneesha James: Come tutto ciò può aiutare, particolarmente in caso di malattia?</p>
<p><a title="Un motivo per sorridere Nirodh.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-nirodh.jpg"><img class="alignleft" style="margin: 6px; float: left;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-nirodh.jpg" alt="Un motivo per sorridere Nirodh.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Aiutandoti a renderti conto che la tua testimonianza non è malata; è solo il tuo corpo ad esserlo. Se commettiamo l’errore di pensare che la testimonianza è malata, siamo veramente malati!</p>
<p>Inoltre non dovremmo lasciarci andare al pensiero che se non possiamo fare yoga, o ballare o se non possiamo fare qualsiasi altra cosa, significa che non possiamo realizzarci, perché la realizzazione di noi stessi non è legata esclusivamente al corpo. Il corpo non è un parte intrinseca della crescita interiore. Al contrario, e questo vale per tutti ad un certo punto della vita, dobbiamo renderci conto dei limiti del nostro corpo. La nostra testimonianza è come la musica su un CD. La musica non è il CD di plastica. La musica è l’essenza del CD.</p>
<p>Maneesha James: E per coloro che sono disabili ma che non sanno niente di meditazione e di come osservare…?</p>
<p>Essere malato ti costringe a entrare nella tua interiorità, ma se non lo fai seguendo una prospettiva meditativa, entri nella mente e nella sua disperazione. Per esempio, mi capita di incontrare persone disabili che sono molto arrabbiate con la vita e con tutto ciò che è legato ad essa, inclusi gli altri esseri umani.</p>
<p>Possono usare la loro malattia anche per manipolare gli altri. Per esempio, quando c’è una discussione, sanno che alla fine vinceranno perché possono tirar fuori il loro asso nella manica, ossia “Ho ragione perché sono malato”. Questo atteggiamento funziona quando si gioca sul senso di colpa e di imbarazzo degli altri. E’ una forma di potere.</p>
<p>Può accadere che utilizzino la loro malattia per punire gli altri. Fanno sentire gli altri in difetto perché non si prendono cura di loro, non li aiutano a sopportare il dolore e così via. Quindi, ripeto, possono creare un senso di colpa in coloro che si prendono cura di loro. Alcuni utilizzano la loro malattia, altri la rinnegano.</p>
<p>Maneesha James: Quali risvolti ha, a livello personale, il fatto di non poter contare sulla propria indipendenza?</p>
<p>Essere indipendente non significa essere un’isola e sentire che non hai bisogno di niente da nessuno; significa condividere, senza dipendenza reciproca, ma con amore. Può succedere che la persona disabile sia di aiuto agli altri. Gli altri possono aiutarla con il corpo e può succedere che la persona disabile possa aiutare loro psicologicamente. L’importante è che non sia uno scambio a direzione univoca.</p>
<p>Maneesha James: Che tipo di atteggiamento hai verso il tuo corpo? Come ti senti, per esempio, quando non ti permette di fare qualcosa che vuoi fare?</p>
<p>Prima che scoprissi di avere questa malattia, la mia vita era molto intensa. Come molte menti artistiche ero anche piuttosto auto-distruttivo. Paradossalmente, la mia malattia mi ha portato ad abbandonare questo atteggiamento e mi ha obbligato a prestare attenzione al mio corpo. Quello che mi è successo mi ha fatto tornare coi piedi per terra perché, fino ad allora, avevo seguito idee, obiettivi, mettendoci tutta la mia energia – e dimenticandomi di avere un corpo.</p>
<p>Il lento processo di una malattia progressiva offre una buona opportunità per osservare la mente – perché osservare è qualcosa che devi imparare, un processo a cui devi essere continuamente richiamato. E’ qualcosa che tutti noi – non solo chi soffre di una malattia – dimentichiamo e osservare il proprio corpo può essere una buona base per osservare anche tutti gli altri aspetti del nostro sistema persona.</p>
<p>Un’altra opportunità che mi si è presentata, attraverso il corpo, è avere tempo per utilizzare me stesso non per una vita molto dinamica, ma per una grande espansione interiore – come per esempio la creatività.</p>
<p><a title="Un motivo per sorridere Ushma Nirodh.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-ushma-nirodh.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-ushma-nirodh.jpg" alt="Un motivo per sorridere Ushma Nirodh.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Maneesha James: Con la tua compagna, Ushma, hai creato più di 11 CD per la meditazione e circa 27 CD musicali, tutti reperibili in Italia e negli USA, vero?</p>
<p>Sì. Per 15 anni ho anche condotto delle ricerche sul suono e la mente, lavorando simultaneamente su questo tema: mi trovavo sul Lago di Como, presso un istituto statale per persone psicotiche. Studiando le onde prodotte dalle frasi, apparentemente senza senso, pronunciate da persone affette da turbe psichiche, ho scoperto che, in realtà, c&#8217;è un modulo, un ritmo e un significato in ciò che esprimono. Questa scoperta ha rappresentato la base per una pubblicazione.</p>
<p>Maneesha James: Tutte le persone disabili hanno il potenziale per essere così creative?</p>
<p>Sì, ma prima di esplorare la loro creatività, devono acquisire la consapevolezza dei limiti della loro malattia e della libertà di cui dispongono. Se si lasciano cadere nelle trappole della mente &#8211; lamentandosi o lasciandosi andare alla disperazione &#8211; perdono un&#8217;opportunità perchè, al di là di cosa facciano o non facciano, devono comunque vivere!</p>
<p>Maneesha James: Quali sono i metodi utili per la meditazione, quando la capacità di muoversi è limitata?</p>
<p>Non esiste una situazione ideale per la meditazione; ognuno può iniziare da dove vuole.<br />
Tutte le tecniche che richiedono la partecipazione del corpo possono essere utilizzate in modo limitato, quindi chiunque dovrebbe essere consapevole dei limiti del proprio corpo e muovere ciò che può. Se puoi muovere solo il collo, per esempio, puoi visualizzare nella tua sfera immaginativa di ballare molto liberamente.</p>
<p>Immaginare di riuscire a muoverti in piena libertà può procurarti un pò di felicità.<br />
Emettere suoni senza senso è una buona tecnica per schiarirsi la mente perchè permette di scaricare, in modo del tutto naturale, ciò di cui devi liberarti.</p>
<p>La considero una tecnica che richiede molto coraggio perchè nella tua voce c&#8217;è molto della tua personalità e inizi ad essere un individuo quando inizi a usare la tua voce. Se una persona disabile utilizza questa tecnica insieme ad altri, passa dalla sfera della solitudine alla sfera della condivisione.</p>
<p>Maneesha James: Come va affrontato il dolore?</p>
<p>Quando abbiamo un dolore molto forte, dovremmo ricorrere alla medicina perchè non possiamo alleviarlo con l&#8217;aiuto della mente o delle emozioni; si tratta di un disturbo. Il corpo fisico sta inviando un messaggio. Ovviamente è importante, prima di tutto, cercare di evitare quel dolore, se puoi, per esempio evitando quei movimenti che sai già che ti procureranno dolore.</p>
<p>C&#8217;è una meditazione descritta da Osho &#8211; per entrare nel dolore. Il dolore inizia a dissolversi quando inizia a espandersi da un punto in cui era concentrato, diminuendo così di intensità. Non cercare di sfuggire al dolore ma ascoltalo più in profondità; parlagli. A quel punto puoi capire quanta parte di questo dolore sia frutto della tua mente e quanta parte sia effettivamente fisica.</p>
<p>La nostra idea mentale del dolore può renderlo più acuto. Di solito la mente inizia a farne un dramma; ciò porta a disperdere la propria energia e a far aumentare, di conseguenza, il dolore stesso.</p>
<p><a title="Un motivo per sorridere CD.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-cd.jpg"><img class="alignleft" style="margin: 6px; float: left;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/un-motivo-per-sorridere-cd.jpg" alt="Un motivo per sorridere CD.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Maneesha James: Come reagisci quando le persone che ti incontrano per la prima volta rimangono stupite o addirittura impressionate e forse anche imbarazzate?</p>
<p>Se sei un tipo infelice, trasmetti tale energia e le persone la assorbono. Se, invece, riesci a ridere di te stesso ed essere gioioso&#8230; non succede che gli altri sentano il mio dolore &#8211; il dolore è un problema mio &#8211; ma gli altri possono vedere che sono felice così come sono. Ciò non significa che a me piaccia essere una persona disabile; non è piacevole essere malati.</p>
<p>Ma è bello essere felici perchè ho scoperto, nella mia condizione, qualcosa per cui essere felice. Le persone mi parlano delle loro sofferenze psicologiche. Può darsi che ciò accada perchè vengono attirate da me a farlo &#8211; percepiscono che sono una persona che ha affrontato una grande sfida.</p>
<p>Potrebbero pensare che se io riesco ad essere felice così come sono, forse la loro situazione non è poi così tanto grave. Il mio suggerimento ai portatori di handicap è: non permettete che tutta la vostra vita ruoti attorno alla vostra malattia. Usate il vostro handicap per espandervi. Le persone monopolizzano la situazione con la loro malattia e questa è un&#8217;altra strategia di potere.</p>
<p>C&#8217;è altro nella vita! C&#8217;è l&#8217;essenza, la meditazione, l&#8217;osservazione&#8230; sì il tuo corpo scomparirà quando avrai 80 anni o giù di lì, quindi certamente il corpo è importante &#8211; ma non è tutta la tua vita. Altrimenti, finirebbe per essere un disastro. E a me non piace essere negativo.</p>
<p>Maneesha James: Non provi alcun risentimento ad essere un portatore di handicap?</p>
<p>E&#8217; molto importante essere capace di perdonare la madre o il padre che ti hanno trasmesso la malattia, perdonare la società e te stesso. Inoltre non devi colpevolizzare nessuno perchè tutti fanno del loro meglio ma, al contrario, devi usare la situazione in cui ti trovi per tuffarti nell&#8217;amore e nella consapevolezza. Non è piacevole confrontarti con la società perchè ti fa sentire anormale.</p>
<p>Ovviamente non puoi cambiare la società. Vedi persone che fanno cose che tu non puoi fare. E&#8217; molto pesante da sopportare. Ciò fa parte del perdono che devi concedere a te stesso. Infine dobbiamo essere responsabili di ciò che siamo &#8211; dobbiamo accettarlo. Se abbiamo un problema, non dobbiamo crearne un altro!</p>
<p>Puoi essere connesso alla vita in qualsiasi luogo; l&#8217;energia non è concentrata maggiormente in un luogo piuttosto che in un altro. Se riusciamo a fare nostra questa percezione, allora ogni cosa assume una sua personalità e possiamo interagire con qualsiasi cosa &#8211; per esempio, una pianta in un vaso. E&#8217; viva; necessita di cure e ogni giorno che passa puoi osservare i suoi cambiamenti. Persino i sassi, se li guardi da questa prospettiva, ti parlano dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Puoi esprimere la tua creatività abbellendo la tua stanza. Puoi decidere di dipingere le pareti di un nuovo colore, di installare un impianto hi-fi, di utilizzare fragranze profumate, insomma di renderla più confortevole in tanti modi diversi.</p>
<p>Non è necessario cercare un posto esterno ideale perchè puoi dimenticarti di te stesso in qualsiasi posto! Questa verità vale per tutti, e soprattutto per coloro che possono muoversi solo molto lentamente e con l’aiuto degli altri.</p>
<p>Di solito le persone senza handicap fisici non prestano alcuna attenzione a ciò che fanno perchè le normali attività quotidiane sono del tutto naturali per loro, ma per le persone disabili, invece, queste attività assumono una grande importanza. Per loro, piccoli eventi o semplici azioni possono rappresentare un problema grande quanto l&#8217;Himalaya.</p>
<p>A volte ci troviamo in un posto che ci sembra brutto, ma dentro di noi c&#8217;è uno spazio bello a cui non tutti possono accedere. Coloro che utilizzano una porta convenzionale che promette l’accesso alla felicità potrebbero, prima o poi, scoprire che in realtà non è così. Dipende da noi &#8211; da come utilizziamo le situazioni. Il senso di pienezza e il senso di felicità non sono cose pre-confezionate.</p>
<p>Copyright originale: Maneesha. I suoi siti sono <a href="http://www.maneeshajames.com/">www.maneeshajames.com</a> e <a href="http://www.activemeditation.com/">www.activemeditation.com</a></p>
<p>I siti di Nirodh:</p>
<p>Il festival di meditazione: <a href="http://www.thefestival.it " target="_blank">www.thefestival.it </a><br />
Il centro arihant: <a href="http://www.oshovarazze.it" target="_blank">www.oshovarazze.it</a><br />
nostudio: <a href="http://www.nostudio.it ">www.nostudio.it </a><br />
hisound: <a href="http://www.hisound.it " target="_blank">www.hisound.it </a><br />
<a href="http://www.activemeditation.com/"></a><br />
Traduzione di Alessandra Cavazza.<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fun-motivo-per-sorridere-dalla-malattia-alla-meditazione%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/un-motivo-per-sorridere-dalla-malattia-alla-meditazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

