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	<title>Innernet &#187; misticismo</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Il battito dell&#8217;assoluto di Osho, recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 22:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
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		<category><![CDATA[oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”. La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg" alt="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”.</p>
<p>La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato dieci giorni. Il maestro incoraggiava circa quattrocento ricercatori a sperimentare dal vivo gli stati dell&#8217;essere accessibili alla coscienza. L&#8217;anno era il 1971 e vi erano ancora pochissimi occidentali tra i partecipanti.</p>
<p>Le Upanishad non rappresentano una filosofia espressa in termini sistematici. Sono invece le descrizioni della natura della Realtà a partire dallo stato di illuminazione. A differenza del metodo scientifico occidentale, che procede per logica e induzione nella scoperta del vero, il metodo orientale parte dalle rivelazioni. Come commenta Osho, “La verità non si forma né si costruisce attraverso la nostra ricerca; questa la conduce semplicemente entro la sfera della nostra esperienza: essa è, in sé, sempre presente. La via del ragionamento indiano, quindi, dichiara all&#8217;inizio le conclusioni e in seguito discute metodo e procedura”. Per questo, il primo sutra</p>
<blockquote><p>Om. Quello è il Tutto, e questo, pure, è il Tutto.<br />
Poiché solo il Tutto nasce dal Tutto,<br />
e anche se il Tutto viene sottratto al Tutto,<br />
ecco, ciò che rimane è il Tutto.<br />
Om. Pace, pace, pace.</p></blockquote>
<p>è anche l&#8217;ultimo, “con il quale si afferma tutto ciò che sia mai possibile esprimere.” Per comprendere tali affermazioni, afferma Osho, contrarie ad ogni logica,<span id="more-513"></span> dobbiamo entrare sul piano dell&#8217;amore:</p>
<blockquote><p>Forse che il tuo amore diminuisce quando lo offri a qualcuno? Sperimenti forse mancanza d&#8217;amore quando lo offri totalmente? No!&#8230; Chi dà il proprio amore totalmente, liberamente, senza condizioni, acquista amore infinito&#8230; Se, dopo aver offerto il vostro amore, sentite che vi manca qualcosa, sappiate che non lo avete affatto sperimentato!&#8230; Tutto ciò che è misurabile è soggetto alla legge della diminuzione. Solo ciò che non è misurabile rimarrà uguale, indipendentemente da quanto gli viene sottratto.</p></blockquote>
<p>Tra le tante gemme presenti ne <em>Il battito dell&#8217;assoluto</em>, Osho traccia un parallelo tra la scienza, la quale, considerando l&#8217;essere umano in modo meccanico, abbatte l&#8217;ego e l&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo. Anche la religione orientale afferma che l&#8217;essere individuale “non esiste” ed è solo una costruzione della mente. Ma mentre la scienza non offre alternative, degradando solo l&#8217;essere umano, le Upanishad da una parte estinguono il piccolo ego ma dall&#8217;altra innalzano l&#8217;uomo alla posizione divina.</p>
<p>Non sorprende dunque che in Occidente vi sia una tale strenua difesa dell&#8217;ego individuale, con tutti i suoi correlati di posizione sociale, riconoscimenti, ideologie, convinzioni. Per la nostra civiltà l&#8217;incontro col vuoto, cercato invece dal mistico come fonte del Tutto, è sinonimo di disfatta totale. L&#8217;uomo occidentale non può fermarsi, non può accettare il silenzio della mente, perché teme di cessare di esistere. Ogni aspetto della vita è architettato affinché possiamo essere intrattenuti in continuazione, mentre ogni desiderio soddisfatto viene rimpiazzato da un ulteriore obiettivo.</p>
<p>Quando lessi <em>Il battito dell&#8217;assoluto </em>la prima volta mi sentii proiettato in una dimensione che al tempo stesso era paradossalmente aliena e familiare. Le comprensioni, le aperture e le intuizioni che mi produsse la lettura furono così significative che mi lasciarono con la frustrazione nell&#8217;essermi avvicinato a tali vette, dove manca quasi l&#8217;aria, tuttavia quasi solamente sull&#8217;importante ma limitato piano intellettuale. Sedotto e abbandonato, <em>Il</em> <em>battito dell&#8217;assoluto</em> mi ha spinto ad esplorare ulteriormente il percorso. Forse è questo lo scopo non dichiarato delle Upanishad.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8875457131">Osho. Il battito dell&#8217;assoluto. Discorsi sull&#8217;Ishavasya Upanishad. ECIG. 1991. 8875457131</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Innernet.</p>
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		<title>Destino e debolezze della spiritualità contemporanea</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 09:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[new age]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="mariana caplan.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg" alt="mariana caplan.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la vita spirituale di celebrità come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è data in pasto a un pubblico di fan spiritualmente affamati o di voraci cercatori di pettegolezzi.</p>
<p>La spiritualità non solo ha acquistato molta popolarità, ma è diventata un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni degli insegnanti spirituali e dei guru più famosi si sono arricchiti considerevolmente grazie al commercio della Verità. Tuttavia, restano le domande essenziali: che cos’è la spiritualità? Lo spirito umano si sta davvero evolvendo?</p>
<p>Nella cultura spirituale dell’occidente sta succedendo qualcosa di realmente nuovo o la nostra attrazione per i seminari New Age, lo yoga e la meditazione non sono altro che masturbazioni spirituali? Come possiamo utilizzare il caos e le opportunità che abbiamo di fronte per dare un aiuto significativo all’umanità?</p>
<p>Stando ai media, la spiritualità può essere di tutto: una lezione di yoga in palestra, una lettura astrologica improvvisata o la camminata sul fuoco durante un seminario di fine settimana. I seguaci della New Age ci sollecitano ad accettare tranquillamente un cammino personale e su misura verso il benessere, chiamandolo “verità” e incoronando come “spirituale” tutto ciò che contiene il colore viola, include la parola “meditazione” o ha il ginseng nell’elenco degli ingredienti.</p>
<p>Giardini di pietra Zen sono in vendita negli aeroporti o a <em>Discovery Channel</em>, mentre è possibile comprare per un quarto di dollaro i <em>mala</em>, le collane della preghiera un tempo considerate sacre, nei grandi magazzini. Se non fossero pieni di vuoto, gli antichi Maestri Zen si starebbero certamente rivoltando dentro le loro urne cinerarie! La realtà è che, in aggiunta a tutto ciò che essa già rappresenta, la spiritualità è diventata un capriccio. È un vocabolo familiare, un bene comprato e venduto a caro prezzo, un’identità,<span id="more-460"></span> un club cui appartenere, una fuga immaginaria. Le autorità spirituali fungono da mamma e papà, sono delle icone, dei saggi favolosi, degli amanti proiettati, dei confessori e delle guide che renderanno la nostra vita migliore e più piacevole. Il Dalai Lama viene definito “carino” e “pacifico” –come fosse una stella del cinema – mentre attori come Richard Gere e Steven Segal sono talvolta riveriti come dei modelli esemplari di figure spirituali o addirittura dei <em>tulku</em>.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg" alt="Destino e debolezze 1.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Mettere l’etichetta di “spirituale” a ogni fenomeno o individuo che sia anche solo leggermente straordinario migliora le entrate e aumenta l’autostima, il potere e lo status di persona legata al guru più alla moda o alla tecnica più seguita. Ma ciò crea confusione inutile al ricercatore neofita e sincero, che spesso all’inizio non riesce a distinguere tra un autentico tulku tibetano o un cristalloterapeuta.</p>
<p>Inoltre, buffonate del genere spesso allontanano i profani già scettici e critici, che vedono uomini e donne intelligenti (oltre che dotati di grandi ego) arricchirsi cooptando fantasie di salvezza ultraterrena da parte di individui più deboli; in tal modo, concludono che tutto il mondo della spiritualità manca di intelligenza e spirito critico. Laddove la spiritualità autentica trascende di gran lunga categorie così superficiali, in una cultura moderna priva delle basi per distinguere le sottili differenze tra le varie esperienze e guide spirituali, è spesso difficile comprendere il valore effettivo della “merce” spirituale in vendita.</p>
<p><strong>Svalutare il linguaggio della spiritualità<br />
</strong><br />
Non è necessario essere un linguista per rendersi conto di quanto il vocabolario delle tradizioni sacre sia stato screditato. Una volta che termini come “illuminazione” o “risveglio” sono entrati a far parte del linguaggio comune occidentale, hanno perso inevitabilmente la sacralità del loro significato essenziale. La cultura spirituale popolare non solo finge di comprendere il linguaggio dell’“illuminazione”, della “liberazione” o del “risveglio”, ma presume che i suoi membri concordino sul significato di parole un tempo riservate alle più preziose e sottili realizzazioni del genere umano. Sono parole che i praticanti delle principali tradizioni non osavano sussurrare (e tanto meno presumevano di capire) senza decenni di pratica e studio intensi.</p>
<p>In una cultura in cui la parola “illuminazione” esce dalle nostre labbra tanto facilmente quanto “caffelatte”, è ovvio che il termine abbia perso significato. Alla fine, ciò che la parola “illuminazione” indica non perde né acquista valore; quello che va perduto è il senso di preziosità e fragilità connesse a quelle che restano le possibilità più sacre della coscienza umana.</p>
<p>Se solo potessimo dire, onestamente e senza vergogna: “Pratico la spiritualità come un hobby” o “Desidero una pratica spirituale che mi doni una certa pace mentale, ma senza discipline né impegni” o “Vorrei che la spiritualità sia la mia amante, ma che il comfort e la sicurezza siano mia moglie” o “Voglio essere considerato un uomo o una donna spirituale, perché ciò mi renderà più attraente”; se potessimo semplicemente ammettere: “Sono un seguace della New Age”, “Sono un buddista alla moda”, “Sono un finto hindu”, “Sono un aspirante guru” o “Sono un mistico in erba”; se usassimo definizioni più semplici e dirette, come: “Sono un serio aspirante spirituale”, “Sono un ricercatore dall’interesse moderato” o “Sono un turista spirituale part-time, casuale”…</p>
<p>Ma la nostra tendenza egoica, inconscia e automatica, è elevare le nostre attività ordinarie a qualcosa di spiritualmente significativo. Tuttavia, se ci accontentiamo di falsi, contribuiamo a svalutare il prezzo dei diamanti spirituali; ci basta fare sfoggio di gioielli da bigiotteria. Non è che desideriamo consciamente investire in un bene fraudolento; piuttosto, questa identificazione egoica è quello che si ottiene quando si cerca di vivere una vita spiritualmente significativa all’interno di una cultura occidentale capitalista e psicologicamente ferita.</p>
<p>Se non riusciamo a distinguere chiaramente ciò che vogliamo e per cui siamo disposti a pagare – cosa nella quale la cultura spirituale occidentale nel suo insieme finora ha decisamente fallito –, il risultato è un mix confuso di termini antichi e ruoli contemporanei, la svalutazione della funzione del maestro (o del guru) spirituale autentico e il discredito generale della spiritualità contemporanea. Fare queste nette distinzioni, anche se poco lusinghiere per l’ego, ci permette di riconoscere senza vergogna dove siamo <em>in</em> <em>questo</em> <em>momento</em>. E non c’è bisogno di ricordare come, secondo Ram Dass, “l’essere qui e ora” sia l’unica possibilità per una trasformazione autentica.</p>
<p><strong>La ricerca di esperienze mistiche<br />
</strong><br />
Anche di fronte al fatto, evidente e incontrovertibile, che per la grande maggioranza delle persone la psichedelia e i seminari di un week-end operano ben poche trasformazioni durature (se mai ne operano qualcuna), tutti noi desideriamo ancora qualcosa di forte. Vogliamo l’esperienza, e crediamo ancora che essa voglia dire qualcosa. Forse ora cerchiamo l’Ayahuasca invece dell’LSD, lo pseudo-tantra invece dell’amore libero, le erbe cinesi invece del valium, ma nell’insieme pensiamo ancora che se riusciamo a raggiungere il giusto stato di alterazione, in qualche modo riusciremo a conservarlo, oppure ad avere quella rivelazione finale che ci permetterà di trasformare permanentemente tutte le nostre abitudini negative in quelle di un bodhisattva.</p>
<p>Tuttavia, anche se critico la ricerca di forti esperienze spirituali, riconosco che esistono molte persone che traggono enorme beneficio da esperienze mistiche, che queste ultime provengano dal sesso, dalla droga, dalla meditazione, dallo yoga o dalla musica.</p>
<p>Le esperienze mistiche hanno il loro posto nello sviluppo spirituale, soprattutto in una cultura scettica di tutto ciò che si trova al di fuori del nostro condizionamento cognitivo. Ma, nella maggior parte dei casi, i nostri trionfi spirituali ricadono nella categoria: “Una volta ho avuto un’esperienza”.</p>
<p>Quando le esperienze mistiche diventano la nostra ossessione e cambiamo seminari, insegnanti e tradizioni spirituali alla ricerca della prossima esperienza forte, abbiamo compiuto una lunga deviazione dai bisogni della nostra cultura. Viviamo in una cultura ossessionata dalla chiarezza, ma che svaluta le sottigliezze; infatuata dell’eccesso, ma che disprezza la semplicità; che onora l’egoismo e non apprezza l’altruismo.</p>
<p>La nostra cultura ha un grande bisogno di individui che, contrariamente a ogni aspettativa, vogliano ardentemente rianimare il suolo dell’occidente con l’energia della Verità; individui che desiderino vivere semplicemente, facendo i necessari sacrifici e andando contro la tendenza comune del materialismo spirituale.</p>
<p>È mia convinzione (o un mio desiderio) che stiamo lentamente arrivando alla comprensione del fatto che non esistono scorciatoie alla maturità spirituale. Lo sviluppo spirituale autentico accade dopo anni di disciplina esteriore e interiore, di implacabile onestà con se stessi e di auto-osservazione. Accade permettendosi di sperimentare le gioie e i dolori della vita, in modo tale che alla fine comincerà a emergere una compassione genuina verso gli altri.</p>
<p><strong>Il mito della New Age<br />
</strong><br />
Grazie a Dio – o alla Dea, o a Gaia, o al nome più politicamente corretto utilizzato oggi – stiamo mettendo da parte il mito della New Age, secondo cui siamo una esclusiva progenie di esseri umani selezionati per vivere in questa epoca unica, ricevendo attenzioni e benedizioni speciali. È tempo di superare il narcisismo occidentale secondo cui siamo in qualche modo più speciali di tutti gli altri esseri umani esistiti sul pianeta negli ultimi sei miliardi di anni. Quando a un seminario sento per l’ennesima volta un gruppo proclamare con innocente meraviglia che ci troviamo in una configurazione “unica e speciale”, devo soffocare l’istinto di vomitare.</p>
<p>Sono sempre esistiti profeti e profezie, e chiunque abbia sofferto in questa vita (o in un’altra) desidera fortemente sentirsi speciale e quindi specialmente amato. Postulato numero uno di Psicologia Sociale: si prenda un insieme di esseri umani maltrattati dalle famiglie, dai governi e dalle scuole, troppo distaccati dal corpo e dal cuore per poter donare loro amore autentico, e il risultato sarà un gruppo di uomini che proclamerà di essere speciale, eccezionale ed eterno. Ecco l’Età dell’Acquario.</p>
<p>Se proprio dovessimo distinguere il nostro tempo dalle epoche precedenti, forse faremmo meglio sottolineare il fatto che non siamo mai stati così vicini all’auto-distruzione. Ironicamente, è proprio perché le cose sono messe tanto male che è possibile l’affiorare di un bisogno collettivo di auto-coscienza.</p>
<p>Molti di noi si sono resi conto che siamo motivati più dall’auto-conservazione che dall’altruismo, più dalla paura che dall’amore. Man mano che la minaccia dell’estinzione umana si fa più consistente e le forze dell’avidità, dell’egoismo e dell’ambizione sono più diffuse, emerge un desiderio collettivo di comprendere la follia della situazione presente. Nel contesto della spiritualità occidentale, la spinta complessiva verso la trasformazione appare comprensibilmente più potente nei paesi dove la sofferenza è maggiore. Anche se il desiderio di liberazione nasce dalla volontà di superare il dolore, un’autentica pratica spirituale può trasformare e includere anche delle motivazioni nevrotiche. Se c’è qualcosa di vero nella New Age, penso che abbia a che fare con il bisogno (sempre più pressante) di una soluzione al nostro dolore che sia migliore di una relazione virtuale o delle diete dimagranti; inoltre, godiamo (almeno in alcune occasioni) di un certo margine di libertà, per cui possiamo praticare la nostra ricerca senza venire etichettati come perfide streghe o hippy idealisti.</p>
<p><strong>La sindrome del “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo”<br />
</strong><br />
Sempre più persone, nel mondo occidentale, ritengono che la vita spirituale debba consistere di cose ordinarie. Vivere in una caverna, per un occidentale, è poco pratico; né possiamo risolvere i problemi dell’infanzia o i disturbi sessuali seduti in una grotta nell’emisfero orientale, cercando di trascendere la vita. Come hanno suggerito Jack Kornfeld e altre guide spirituali del nostro tempo, è inutile essere rapiti dall’estasi se non siamo capaci di lavare decentemente il bucato. Ma, per molti di noi, quest’ultimo è il compito più difficile.</p>
<p>Comunque, conformemente alla tendenza della psicologia occidentale verso una mentalità da fast food, abbiamo cominciato a utilizzare adattamenti moderni di insegnamenti antichi, come “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo” (un insegnamento che ci spinge a scoprire la pratica spirituale nella vita di ogni giorno) come alibi per indulgere negli eccessi che preferiamo, senza impegnarci in una vita di seria disciplina spirituale. Pertanto, ogni volta che facciamo il bucato ci convinciamo che stiamo “praticando”; ogni volta che facciamo l’amore che stiamo facendo del tantra; ogni volta che portiamo il bambino a scuola o alla lezione di yoga, che siamo dei genitori consapevoli.</p>
<p>Anche se i maggiori insegnanti del nostro tempo incoraggiano i loro studenti a esercitare la pratica spirituale nel contesto della vita quotidiana – come in effetti dovrebbe essere – questo non vuol dire che ogni cosa, in quest’ultima, sia particolarmente spirituale. Leggere qualcosa sulla consapevolezza, in ufficio, non ci assicura un buon karma solo perché ci siamo fatti vivi al posto di lavoro. La disciplina spirituale riguarda lo stato d’animo, l’attenzione e la presenza che portiamo in ogni attività, ma spesso siamo capaci di mantenere questa concentrazione solo grazie a una disciplina interiore di molti anni. Quando insistiamo a definire tutto ciò che facciamo come “spirituale”, solo perché un insegnante famoso ci ha detto che Dio è nelle piccole cose, siamo ricaduti nella trappola familiare dell’auto-inganno e della letargia spirituale.</p>
<p>Percorrere la via di mezzo vuol dire prendere la nostra vita per quello che è e considerare i suoi eventi come le circostanze della nostra pratica spirituale. La via di mezzo non è la via facile; per gli occidentali attratti dagli estremi, potrebbe essere la più difficile in assoluto. La via di mezzo non è né la castità né la sessualizzazione di tutti e tutto; non si tratta né di una dieta fissa di hamburger e Coca-Cola né di un austero regime macrobiotico; non è né lo stacanovismo delle varie “dotcom” né la fuga dal sistema “perché non ne facciamo parte”. Piuttosto, è il camminare sul filo del rasoio costituito dal mantenere la consapevolezza e l’integrità in una cultura che ci invita a fuggire in una realtà fantastica paradisiaca o infernale.</p>
<p><strong>La questione dell’insegnante spirituale</strong></p>
<p><a title="Destino e debolezze 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg" alt="Destino e debolezze 2.jpg" hspace="6" align="right" /></a>L’argomento dell’insegnante spirituale, o guru, è ricco di insidie e di tesori allo stesso tempo; qui lo affronterò solo da un punto di vista generale. Per approfondire l’argomento, si veda il mio articolo <em>Questioning Authority</em>, in “Parabola”, autunno 2000 e il mio libro <em>Do</em> <em>You Need a Guru</em>? (“Hai bisogno di un guru?”). Molte persone, in occidente, continuano ad avere una comprensione immatura sia del ruolo dell’insegnante spirituale, o guru, sia di se stesse come studenti o discepoli.</p>
<p>Poiché siamo cresciuti in una cultura dove la maggior parte, se non la totalità, dei nostri modelli (i genitori, gli insegnanti, i governanti) sono dominati dall’ignoranza e dall’egoismo, non meraviglia la scarsa fiducia che nutriamo verso le nostre autorità spirituali (né meraviglia il fatto che spesso queste ultime si dimostrano indegne di fiducia, nonostante le migliori intenzioni).</p>
<p>Negli ultimi quaranta anni, abbiamo oscillato tra la prostrazione cieca ai piedi di guru orientali e di maestri Zen, e l’ostinata, totale autonomia da tutti i sistemi tradizionali e le autorità spirituali come fonti di guida. A un estremo, abbiamo uomini e donne asiatici vestiti di tuniche, turbanti e sari, ignari di psicologia occidentale al punto di sfruttare in modo imperdonabile (finanziariamente, sessualmente, psicologicamente e psichicamente), consapevolmente o meno, la nostra debolezza culturale.</p>
<p>Molti di noi, nel nostro disperato bisogno di amore, accettazione ed emancipazione (e in mancanza di elementi per distinguere un insegnante autentico da uno fraudolento), hanno spesso scelto falsi maestri cui si sono relazionati attraverso una serie di proiezioni psicologiche che hanno eliminato le peggiori qualità di questi ultimi. Poi li incolpiamo per essere ciò che li abbiamo aiutati a diventare.</p>
<p>All’altro estremo, siamo così illusi sul nostro potere, tanto ostinati nel voler restare indipendenti in ogni campo e così scettici e timorosi di venire sfruttati un’altra volta da una figura materna o paterna proiettata, da avere completamente eliminato il valore dell’autorità spirituale dalla nostra vita. Pubblichiamo libri sul cammino diretto verso Dio, senza intermediari, o sulla superiorità del guru, del sé e del bambino interiori, in tal modo rassicurandoci sul fatto che possiamo trovare la via verso il cuore dell’universo senza alcun aiuto umano esterno.</p>
<p>Le probabilità del nostro successo sono praticamente uguali a quelle di una segretaria di Wall Street che voglia scalare l’Everest in minigonna e tacchi a spillo, senza una guida. È possibile che ci riesca, ma è molto più verosimile che venga uccisa da una frana e che nessuno senta mai più parlare di lei, o che ritorni a valle dopo il primo chilometro, lamentandosi perché tutte le guide erano troppo patriarcali, oltre che emotivamente e fisicamente violente (a ogni modo, lei si sentiva più adatta allo sci di fondo).</p>
<p>Molti di noi hanno bisogno di un insegnante, però non sappiamo come sceglierlo o come relazionarci a lui/lei in modo maturo, una volta trovatolo/la. Una risposta a questo problema è stata la stesura di un rigido codice etico-morale per gli insegnanti spirituali. Se il ruolo di maestro dell’anima contemplasse un insegnamento ordinario e lineare, non sarebbe una cattiva idea. Ma se pretendiamo che gli individui che dovranno istruirci sui misteri dell’universo debbano agire secondo una morale convenzionale, è come se li stessimo ammanettando, limitandone l’ampiezza dell’insegnamento, oltre che del nostro apprendimento.</p>
<p>Un approccio più maturo al problema è, secondo me, trovare la nostra via per diventare studenti e discepoli adulti; ovvero, sviluppare l’auto-coscienza e l’equilibrio psicologico essenziali per rivolgerci agli insegnanti con le giuste motivazioni. Dobbiamo avere aspettative realistiche e comprendere come la nostra inadeguatezza di studenti abbia una parte significativa nel creare le difficoltà che incontriamo nella relazione insegnante-studente. In tal modo, possiamo apprezzare l’aiuto degli insegnanti nel donare profondità alla nostra anima e chiarezza alla nostra visione, senza idealizzarli né sentirci vittime ogni volta che essi non soddisfano i nostri bisogni spirituali.</p>
<p><strong>Il destino della letteratura spirituale</strong></p>
<p>Se posso insistere nella mia sfuriata ancora un poco, vorrei aggiungere che il mondo della letteratura spirituale, secondo me, sta sprofondando nell’inferno. In ogni sua forma: riviste, libri ecc. Non perché non esista una letteratura spirituale di primo ordine: quest’ultima viene scritta tutti i giorni, ed è caratterizzata da grande fervore e integrità. Ancora una volta, accade che la migliore letteratura non regga la competizione con le alternative false e più appariscenti.</p>
<p>La buona letteratura spesso non arriva nelle librerie di larga diffusione; quando ciò avviene, raramente è messa in bella vista. E così non vende. Gli autori di questo tipo di letteratura non sono quasi mai interessati all’auto-promozione, né gli editori possono permettersi di pubblicizzare libri che parlano di una realtà difficile da accettare. I libri che ci fanno sentire meglio sono, semplicemente, più benvenuti.</p>
<p>Una volta, scrissi una lettera alla direttrice di uno dei più brillanti giornali New Age dell’occidente, suggerendo che la rivista aveva sfacciatamente compromesso l’integrità dei suoi fini capitolando all’ignoranza spirituale del mercato moderno; nel far ciò, mi addentrai nei particolari più truculenti. La direttrice mi telefonò personalmente per dirmi che la mia lettera era la più significativa che avessero ricevuto da molti anni in qua, ma… Il “ma” era che la direzione (ovvero, le persone il cui stipendio dipendeva dalla vendibilità del loro prodotto) non l’avrebbe pubblicata.</p>
<p>La direttrice si scusò, da parte della sua coscienza. Questo accadde un’altra volta con un’altra rivista spirituale, il cui direttore mi disse che la mia lettera era troppo provocatoria, poi con un’altra rivista ancora ecc. Sembra che, da qualche parte, sia stata dichiarata una moratoria a tutte le pubblicazioni che non rafforzino l’ego o non siano sdolcinate.</p>
<p>Non possiamo tralasciare il fatto che i libri spirituali più venduti sono scritti da fondamentalisti cristiani o da venditori professionisti come James Redfield, Jack Canfield e Deepak Chopra, ovvero da persone che hanno un desiderio genuino di fornire un prodotto valido, ma che sono anche – per loro stessa ammissione – uomini d’affari ambiziosi e di successo. Gli scrittori più potenti, o quelli con maggiore desiderio di gloria e ricchezze, vincono. Così funziona il gioco.</p>
<p>Dopo aver frequentato per anni la <em>New Age Book Fair</em> e la <em>BookExpo America</em> – una tra le maggiori fiere del libro al mondo – e aver chiesto agli editori cosa cercassero nei libri spirituali, le mie speranze sono molto più esigue. Una volta ogni tanto, libri come <em>When Things Fall Apart</em> di Pema Chodron si insinuano nelle fessure e diventano best seller. Ma, in generale, la tendenza è verso libri brevi che abbiano poche parole su ogni pagina, con ghiottonerie di saggezza che promettano una felicità senza fine. “La gente non vuole più scendere in profondità”, mi ha detto un direttore di una delle più importanti case editrici del Paese. “E soprattutto”, aggiungono editori e direttori, “per favore, non menzionare la parola ‘guru’: spaventa la gente”. Il mio prossimo libro non avrà successo.</p>
<p><strong>Siamo arrivati da qualche parte?</strong></p>
<p>Penso che finalmente siamo arrivati al punto in cui possiamo comprendere che gran parte di ciò che abbiamo fatto non ha funzionato. Molti di coloro che hanno cominciato negli anni ’60, mettendosi con tutto il cuore alla ricerca dell’illuminazione, della rinuncia e della beatitudine infinita, oggi hanno attraversato almeno un decennio di terapia, sono diventati più umili dopo essersi sposati e aver fatto dei figli (spesso, anche dopo aver divorziato) e forse sono un po’ più saggi. I fanatici dei seminari, dopo aver imparato a trascendere la mente e a distaccarsi dalle nevrosi a ogni fine settimana, adesso (dopo venti anni) si rendono conto che un weekend da 300 euro, anche se forse dona un assaggio dell’illuminazione, non è duraturo. Questo disincanto è una buona cosa.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 3.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif"><img class="alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif" alt="Destino e debolezze 3.gif" hspace="6" width="172" height="117" align="bottom" /></a>La via del disincanto è una delle più potenti e istruttive che possiamo percorrere. È la via della compassione attraverso l’umiltà. Ram Dass ha detto che, quando comprendiamo davvero che la sofferenza è una grazia divina, ci sembra di essere ingannati. Il grande mistico persiano Hafiz ha scritto che la sofferenza e la disperazione fermentano l’anima come pochi ingredienti umani o divini riescono a fare. Solo quando finalmente ammettiamo il nostro fallimento – cioè la nostra disperazione, secondo il linguaggio dei buddisti – diventa possibile qualcosa di autentico e reale.</p>
<p>Quando ci permettiamo di diventare profondamente disillusi dai nostro progressi spirituali (o dalla loro assenza), senza tuttavia rinunciare alla nostra passione per Dio, la Verità o la Vita, forse stiamo arrivando da qualche parte. Le sacre scritture sanscrite ci offrono l’insegnamento del <em>neti neti</em>: “Né questo né quello”. Peliamo strato a strato ciò che è irreale, continuando a scendere sempre più in profondità. Se cominciamo a essere sufficientemente severi con noi stessi per cominciare a vedere ciò che abbiamo sempre rifiutato di considerare; per riconoscere un’altra menzogna che abbiamo creato nella nostra vita; per restare testimoni della natura ingannevole dell’ego e sostenere la nostra bontà essenziale: allora, avremo la forza di morire con dignità a ciò che è irreale, lasciando che il reale si manifesti. Questa è una possibilità straordinaria per l’evoluzione umana.</p>
<p><strong>E ora?</strong></p>
<p>Anche se posso sembrare cinica riguardo il mondo della spiritualità contemporanea, la possibilità che la nostra cultura possa evolvere, dal punto di vista spirituale, dall’infanzia e dall’adolescenza verso la maturità, è qualcosa che mi appassiona totalmente. Se, come praticanti e ricercatori spirituali, creiamo una caricatura sufficientemente potente di noi stessi nella Disneyland spirituale di nostra invenzione, a un certo punto scoppieremo a ridere e cominceremo a porci in una prospettiva più giusta e rispettosa tanto dei nostri difetti quanto della nostra bellezza.</p>
<p>L’universo ci offre una miniera d’oro di risorse interiori ed esteriori: è sufficiente imparare a estrarle. Siamo fortunati a vivere nel mondo occidentale in un’epoca in cui possiamo affermare ciò che ci piace, che sappiamo e che vogliamo scoprire senza venire bruciati sul rogo; in cui basta un volo in aereo per raggiungere alcuni dei più grandi insegnanti (se non addirittura un click su Internet); in cui abbiamo accesso a testi sacri un tempo custoditi dentro templi e piramidi, a disposizione solo di coloro che avevano rinunciato a ogni bene terreno in cambio di un pezzettino dei loro insegnamenti.</p>
<p>Tutto è, letteralmente, a portata di mano; l’unico problema è trovare il coraggio, la forza e l’intelligenza per utilizzare una situazione tanto preziosa quanto precaria. Nessuno può mettersi una mano sulla coscienza e assicurarci che tutto andrà bene; chiunque lo faccia, sta mentendo. Il destino della spiritualità occidentale contemporanea dipende totalmente dalla nostra integrità e responsabilità, in ogni momento e nei semi che piantiamo attraverso l’integrità e l’intelligenza (o attraverso la loro mancanza) della nostra partecipazione al processo.</p>
<p>A prescindere dalla direzione presa da ciascuno di noi, tra le tantissime possibili nel mondo spirituale, è vero che stiamo facendo del nostro meglio e che abbiamo davanti a noi una lunga strada. È davvero una strada senza fine, soprattutto se consideriamo che la cultura spirituale in occidente è appena agli inizi. Così, mentre i mountain-biker della New Age procedono sbandando attraverso i fasti e le luci delle mode spirituali, molti di noi restano indietro nella polvere della loro scia, chiedendosi dove porta tutto ciò, se mai porta da qualche parte.</p>
<p>Mariana Caplan è scrittrice, consulente e assistente per aspiranti scrittori. Vive a San Francisco, Bay Area, dove tiene conferenze al <em>California Institute of Integral Studies</em> (CIIS) e offre seminari basati sulla sua ricerca e i suoi scritti. Gli articoli della Caplan sono apparsi su<em> Kindred Spirit</em>, <em>Parabola </em>e <em>Massage</em> e <em>Bodywork</em>. Tra i suoi libri, ricordiamo: <em>The Way of Failure</em>: <em>Winning Through Losing</em> (<em>La via della sconfitta: Vincere tramite la perdita</em>), <em>Halfway up the Mountain: the Error of Premature Claims to Enlightenment (A metà strada verso la montagna: l’errore di dichiararsi illuminati prematuramente), Untouched: the Need for Genuine Affection in an Impersonal World (Intoccabile: il bisogno di affetto autentico inmondo impersonale) , e Do You Need a Guru? Understanding the Student-Teacher Relationship in an Era of False Prophets (Hai bisogno di un Guru? Comprendere la relazione maestro-studente in un’era di falsi profeti).</em></p>
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Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. </a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">2001. ISBN: 1890772100</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623449/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Pema Chodron. When Things Fall Apart. Shambhala Publications. 2000. ISBN: 1570623449</a></p>
<p>Copyright originale Helen Dwight Reid Educational Foundation. Pubblicato originalmente su “ReVision” magazine volume 24 n.2, fall 2001, pg. 51, edito da Heldref Publications, 1319 Eighteenth St., NW, Washington, DC 20036-1802 <a href="http://www.heldref.org/html/rev.html" target="_blank">http://www.heldref.org/html/rev.html</a></p>
<p><a href="http://www.heldref.org/html/rev.html"> </a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l’edizione italiana Innernet.</p>
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		<title>La sfida del vuoto per la liberazione spirituale delle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 18:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vimala Thakar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[genere sessuale]]></category>
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		<description><![CDATA[Un colloquio tra Vimala Thakar e Shanti Adams sull&#8217;esistenza o meno di un percorso spirituale separato per le donne, sulle difficoltà e le sfide proprie al genere femminile. Una franca analisi dei condizionamenti legati all&#8217;altruismo, alla competizione, all&#8217;emotività e agli attaccamenti. “Ananda, se le donne non avessero ottenuto il permesso di passare dalla vita domestica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="vimala thakar4.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/vimala-thakar4.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/vimala-thakar4.jpg" alt="vimala thakar4.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Un colloquio tra Vimala Thakar e Shanti Adams sull&#8217;esistenza o meno di un percorso spirituale separato per le donne, sulle difficoltà e le sfide proprie al genere femminile. Una franca analisi dei condizionamenti legati all&#8217;altruismo, alla competizione, all&#8217;emotività e agli attaccamenti.</p>
<blockquote><p>“Ananda, se le donne non avessero ottenuto il permesso di passare dalla vita domestica a quella senza dimora della legge e della disciplina enunciate dal Perfetto, la vita santa sarebbe durata a lungo, avrebbe resistito un migliaio di anni. Ma ora, poiché le donne hanno avuto il permesso, essa durerà solo cinquecento anni.<br />
Come quando la sventura chiamata muffa grigia cade su un campo di riso in maturazione, quel campo di riso non dura a lungo, così, in quella legge e in quella disciplina in cui le donne ottengono il permesso, la vita santa non dura a lungo.”</p>
<p>Canone Pali, Vinaia, II, X.</p></blockquote>
<p>Quando lessi per la prima volta queste parole, attribuite nientedimeno che al Buddha stesso, ricordo che mi si gelò il sangue e fui attraversata da un brivido di paura. Era come se mi fossi imbattuta in un’antica maledizione. Ma subito la mia mente corse ai ripari con una sfilza di razionalizzazioni, traendomi in salvo da quel momento di grave insicurezza esistenziale. «Deve essere stata l’epoca, l’India antica, un pregiudizio culturale. Forse allora le donne, come anche adesso, in India erano considerate inferiori, inadatte per qualsiasi ruolo che non fosse quello di moglie e madre», pensai. «Oppure il Buddha pensava che l’ingresso delle donne nella <em>sangha</em>, la comunità spirituale, avrebbe provocato delle tentazioni sessuali che potevano sviare, persino distruggere, l’impegno esclusivo dei monaci verso la liberazione».</p>
<p>Questi e altri pensieri simili riuscirono a calmare sufficientemente il mio panico. Però, siccome consideravo il Buddha un essere umano rarissimo, un individuo di incomparabile saggezza e purezza la cui illuminazione era al di là di ogni dubbio, non riuscii mai a scrollarmi di dosso un certo disagio riguardo l’intera faccenda.</p>
<p>Allora non me ne resi conto, ma questa esperienza fu la prima volta che mi imbattei nella questione del condizionamento femminile. Esso esiste in modo separato o diverso da quello maschile? Ed è per sua stessa natura più intrinsecamente antitetico al principio della non-dualità (e quindi più difficile da trascendere) di altre forme di condizionamento comuni all’umanità? Negli ultimi venti anni, di fatto quasi fino a oggi, la mia risposta a queste domande era inequivocabile: No. <span id="more-756"></span></p>
<p>La liberazione non dipende dal genere sessuale». Di questo ero sicura. Ma dopo aver trascorso gli ultimi dieci anni della mia vita in una comunità mista, o sangha, di persone che hanno dedicato la propria esistenza alla realizzazione e alla manifestazione della verità – una comunità spirituale dove la forza e la profondità della realizzazione si rivela, in definitiva, solo nelle proprie azioni – sono stata costretta a mettere seriamente in dubbio le mie supposizioni e ad affrontare la questione in maniera più profonda. Come risultato di ciò, nel corso degli anni sono emerse molte evidenti e fondamentali differenze tra il condizionamento maschile e quello femminile.</p>
<p>All’inizio, le donne si dimostravano sempre più generose e altruiste nelle faccende pratiche; per contrasto, in questo campo gli uomini sembravano generalmente più egoisti. Ma col tempo abbiamo scoperto che gli uomini, anche se spesso tendevano a essere troppo intellettuali e incapaci di contattare i propri sentimenti, sembravano capaci di considerare se stessi (inclusi i propri difetti peggiori) in modo più spassionato e obiettivo. Al contrario, abbiamo scoperto con nostra sorpresa che le donne, quando dovevano affrontare le proprie imperfezioni, trovavano estremamente difficile rinunciare all’emotività e all’autogiustificazione; sembrava che incontrassero più difficoltà a osservare le cose in modo distaccato.</p>
<p>Gli uomini all’inizio dovevano vedersela con uno spirito di competizione molto radicato, ma una volta superato questo ostacolo, riuscivano a stare insieme con una fiducia e un amore profondi. Invece, abbiamo scoperto che le donne, anche se convenzionalmente ritenute più inclini degli uomini alle relazioni affettuose, trovavano molto più arduo nutrire fiducia a un livello tale da permettere amore e comunione autentici, al di là della sfera personale. Col tempo, gli uomini sembravano più capaci di mettere da parte le questioni personali per elevarsi insieme verso un’elettrizzante indagine ed esplorazione dell’ignoto. Le donne, al contrario, si ritrovavano spesso cocciutamente ancorate alla dimensione personale, incapaci e restie a lasciarsi andare in modo tale da permettere loro di volare oltre il conosciuto, in dimensioni inesplorate che richiedevano l’abbandono dell’identificazione con il personale.</p>
<p>Man mano che accadevano queste scoperte sulle differenze tra il condizionamento maschile e femminile, cominciai ad avere la strana sensazione che forse la profezia del Buddha riguardo l’effetto delle donne sul dharma, l’insegnamento, poteva essere vera. Perché le donne, apparentemente in grado di dare ed esprimere amore con più facilità, sembrano avere più difficoltà degli uomini ad affrontare la natura impersonale e assoluta della realtà, cioè il vuoto? Perché gli uomini, apparentemente più egoisti e timorosi di essere emotivamente vulnerabili, sembrano capaci (nelle giuste condizioni) di trascendere la sfera personale in modo da permettere loro di essere profondamente insieme nel vuoto?</p>
<p>Quando si è presentata l’opportunità di parlare con Vimala Thakar, una donna illuminata celebre per la sua saggezza, forza e indipendenza, sapevo che dovevo chiederle se aveva mai incontrato in se stessa o nelle sue studentesse qualcuno degli aspetti profondamente radicati di quel condizionamento femminile che io e le mie sorelle dovevamo affrontare. Con mia sorpresa, durante la lunga conversazione, Vimala Thakar ha confermato quasi tutte le nostre fastidiose scoperte; tuttavia, con la forza del suo esempio straordinario, ha dimostrato che è possibile, al di là di ogni dubbio, trascenderle completamente e andare al di là di esse.</p>
<p>Shanti Adams: Vorrei parlare con te del rapporto tra le donne e la liberazione spirituale. Nel corso degli ultimi dieci anni, ho fatto parte di una comunità di uomini e donne studenti del maestro spirituale Andrew Cohen. Abbiamo cercato di vivere insieme, in una comunità mista, ciò che abbiamo appreso stando con lui, praticando e studiando il suo insegnamento. Inizialmente, le persone che si univano a questa comunità non assegnavano alcuna importanza al fatto di essere maschi o femmine. Per quanto mi riguarda, non mi sono mai avvicinata al femminismo; mi interessava soltanto la verità. Non sono né una femminista né un’antifemminista. Non ho dubbi sul fatto che la vera libertà trascende la nazionalità, il pregiudizio religioso e le differenze di sesso.</p>
<p>All’inizio, nella nostra comunità non sembravano esserci particolari differenze tra condizionamento maschile e femminile per quanto riguardava la pratica o la liberazione spirituali. Ma, col tempo, sembrano essere affiorate differenze profonde tra questi due condizionamenti. Né sembra che si tratti di casi individuali; apparentemente, ogni gruppo sessuale ha il suo specifico condizionamento.</p>
<p>Ti faccio un esempio. Cercare di vivere questi insegnamenti richiede un’autentica capacità di osservare distintamente – od obiettivamente – le proprie abitudini, tendenze e condizionamenti, trascendendoli o liberandosi di loro. Una cosa che sta cominciando a emergere è che le donne, spesso, hanno difficoltà ad avere quel tipo di obiettività. Per esempio, quando viene alla luce una tendenza o un’abitudine, le donne solitamente la prendono sul personale e in certi casi saranno inizialmente sulla difensiva.</p>
<p>Hanno la tendenza a sentirsi ferite e sembra che abbiano più difficoltà degli uomini a non farsi sviare dalla propria reazione emotiva. Gli uomini non sembrano farsi sviare altrettanto dalla paura o dall’orgoglio; pare che siano più interessati a guardare con obiettività tutto ciò che possono trovarsi di fronte. Tale tendenza a prendere le cose in modo personale, e quindi a difendere se stesse, sembra una realtà con cui si devono scontrare soprattutto le donne.</p>
<p>Vimala Thakar: L’oggettivazione della vita psicologica interiore è estremamente difficile per le donne.</p>
<p>La donna, nella storia dell’umanità, ha dovuto svolgere un ruolo. È stata moglie, madre o sorella, comunque sempre protetta dagli altri, specialmente dagli uomini. In India, la religione indù afferma che la donna va sempre protetta: durante l’infanzia dal padre, da giovane dal marito, nella vecchiaia dal figlio. Si dice che non meriti libertà. Questo è il principio fondamentale. E ho la sensazione che forse anche in altri paesi la donna ha avuto un unico ruolo da svolgere. È un ruolo secondario, protetto dal maschio, e non richiede l’essere obiettive. In quanto persona soggettiva, la donna deve sempre reagire. L’uomo deve agire, guadagnare il pane; lei ha il compito di accudire. In questo ruolo secondario, la donna non ha mai vissuto per se stessa in quanto essere umano. Ha vissuto per i genitori, il marito, i bambini, la famiglia. L’istituto della famiglia è sopravvissuto a spese della donna.</p>
<p>Quindi, la libertà interiore di oggettivare le proprie emozioni o percepire la situazione in modo imparziale è molto difficile per le donne, molto difficile. Per l’uomo l’oggettivazione è facile, mentre gli è difficilissimo trascendere il suo ego. La donna, grazie alla forza e all’integrità emotiva, è capace di trascendere l’ego con più facilità dell’uomo. L’uomo è in grado di oggettivare più rapidamente e velocemente della donna.</p>
<p>Certi limiti esistono a causa del ruolo che l’uomo e la donna hanno avuto nella storia e nella civiltà umane. La donna si ritira immediatamente nel suo guscio per proteggere le sue emozioni, le sue reazioni, ogni cosa.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, lo riconosco.</p>
<p>Vimala Thakar: In India, alle donne è stato prescritto lo yoga della devozione, il <em>bhakti</em> yoga. L’identificazione con un dio, una dea, un idolo o un guru, consuma tutta la forza emotiva e la vitalità, quindi non ostacola la donna nelle altre relazioni umane. Ma non in tutto il mondo è così. E in molti luoghi l’uomo e la donna vivono insieme, cosa che in India accade raramente. Persino negli ashram, uomini e donne vivono separati. Si riuniscono solo per la preghiera e la meditazione alla presenza dell’insegnante. Fare visita l’uno all’altra o discutere insieme – cose che avvengono negli altri paesi – non è ancora ammissibile in India. Per cui, in India potrebbero non avere il problema che descrivi.</p>
<p>Nella tua situazione, uomini e donne sono allo stesso livello. Stanno cercando di comprendere gli insegnamenti e di vivere insieme. Quindi, dovranno vedersela con i loro diversi condizionamenti, condizionamenti che non sono stati adottati consciamente, ma vengono ereditati.</p>
<p>È verissimo, hai ragione quando affermi che le donne si ritirano in isolamento psicologico con grande facilità. Pensano che in questo modo possono proteggere i propri sentimenti, i propri pensieri. Ma questo è un difetto, perché tale ritiro o arretramento nel proprio guscio impedisce loro di assimilare l’essenza degli insegnamenti. Le donne devono accettare il mondo, devono accettare tutto ciò che accade nelle loro interazioni ed essere presenti.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, esattamente.</p>
<p>Vimala Thakar: Dovranno affrontare anche l’attaccamento. Se uomini e donne vivono insieme al di fuori del contesto familiare, nasceranno i fenomeni biologici dell’attrazione e della repulsione. Non puoi ignorarli o negarli. Tale attrazione o repulsione trova espressione nella relazione. Persone dalle idee simili si sono messe insieme, la loro ricerca è uguale, ma alla fin fine, restano animali umani. L’animalità, la parte istintiva continuano a essere presenti. Questa dualità va trascesa attraverso la meditazione, però esiste. Quindi, l’uomo e la donna devono comprendere questo fenomeno dell’attrazione, riconoscendo l’esistenza dell’attrazione o della repulsione – persino l’infatuazione – senza accettarle, ma andando oltre di esse. Se non le riconosci, non puoi trascenderle. Bisogna vederle per ciò che sono, senza sentirsi in colpa, senza fare un gran chiasso definendole peccati o crimini.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, precisamente. È chiarissimo. Questa, penso, è la sfida delle donne più impegnate.</p>
<p>Vimala Thakar: Di entrambi.</p>
<p>Shanti Adams: Di entrambi, esatto. Questa è la sfida, sì. È interessante, Vimalaji, quello che stai dicendo su ciò che si eredita semplicemente in virtù dell’essere protette, come hai detto. Ho pensato molto a queste cose. In occidente, anche se questa concezione sta mutando, le donne sono ancora, fondamentalmente, il sesso debole. È sempre presente la paura dello sfruttamento e di cose del genere. Mi chiedo se l’incapacità di avere fiducia, nel sento più vasto della parola, venga da ciò. Per fiducia intendo qui una fiducia fondamentale nella vita, la capacità di lasciarsi andare davvero per riuscire a vedere chiaramente le cose per quello che sono, senza difendersi istintivamente.</p>
<p>Vimala Thakar: Shanti, oltre alla parte ereditaria, all’eredità psicologica, considera anche il fattore biologico. Nella relazione sessuale, le donne riceve e l’uomo si impone; è qualcosa che non si può cambiare. Questo fattore biologico nella vita sessuale lascia la sua impronta nella psicologia. Il ricordo della relazione sessuale crea la psicologia maschile e quella femminile, a meno che non ci si educhi a trascendere la coscienza del sesso e quella dell’«io», dell’ego, che sono due cose che vanno insieme. Fino a quando la coscienza dell’«io» occupa una posizione centrale, non puoi evitare la coscienza del sesso, la dualità. Tale dualità non può essere negata. È impossibile respingerla o ignorarla, perché esiste.</p>
<p>Quindi, a parte la psicologia della protezione, un altro handicap della donna è stato il suo ruolo ricettivo. Anche esso va trasceso. E l’uomo deve andare oltre quella psicologia dell’imposizione. Ciò che vale per la sfera fisica e biologica, egli lo estende a quella psicologica. C’è come una tendenza a imporsi, a dominare, senza che egli se ne accorge; è nel suo sangue.</p>
<p>Dunque, solo quando andremo oltre la realtà fisica e biologica, diventerà possibile sperimentare quella non-dualità che è la sostanza della verità. Questa è una sfida per le donne e gli uomini moderni che vivono e ricercano insieme, a differenza che in India, dove ciò non avviene. Farlo mentre si vive insieme richiede molto più coraggio.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, è vero.</p>
<p>Vimala Thakar: Mi congratulo con coloro che raccolgono queste sfide. Perché di una sfida si tratta, e senza precedenti. Nessuno ha un rimedio o una risposta per essa. In nessuna religione esistono norme, prescrizioni o criteri per le sfide su cui stai ponendo domande. Il cristianesimo, l’islam, il buddismo, il giainismo e l’induismo non hanno risposte, perché non hanno mai affrontato la questione. La via è stata la segregazione. E oggi esiste la segregazione provocata dal movimento femminista. Per cui, quando mi dici che non sei né femminista né antifemminista, mi sento molto felice.</p>
<p>Non tutte le verità sono state verbalizzate. L’ultima parola, nel campo della spiritualità, non è stata ancora pronunciata. La verità è infinita e c’è speranza per l’umanità, perché il potenziale umano è inesauribile. La gente troverà una risposta, un modo per affrontare queste sfide.</p>
<p>Shanti Adams: Ciò che stai dicendo è molto utile, Vimalaji.</p>
<p>Vimala Thakar: Ho visto i problemi delle donne in occidente, in Europa, in America e in Australia. Le ho incontrate, ma non capiscono la dura realtà biologica, i ruoli che hanno dovuto svolgere, le cicatrici, i graffi e i ricordi che sono rimasti e che inibiscono la psicologia. Devono esserne consapevoli, riconoscerli e andare al di là di essi.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, questa sembra la risposta: diventarne consapevoli; il riconoscimento deve precedere la trascendenza. Penso che sia per questo che stiamo tentando di portare alla luce tale argomento. Infatti, stiamo cominciando a renderci conto che esistono dei limiti che sembrano profondissimi, quasi istintivi. Vanno penetrati per permetterci di andare oltre.</p>
<p>Vimala Thakar: La percezione della schiavitù è l’inizio della libertà.</p>
<p>Shanti Adams: Sono entusiasta del nostro incontro, Vimalaji, perché mi sembra che al mondo esistano pochissime donne come te che insegnino la liberazione autentica. Non ne ho incontrate molte. Ho incontrato più uomini, come Krishnamurti e Sri Nisargadatta Maharaj. Sembra che la maggior parte delle figure femminili emergenti nel campo della spiritualità siano del tipo della “Madre divina”, il che è qualcosa di molto diverso. In un certo senso, sembra che esse insegnino l’amore incondizionato attraverso l’espressione di ciò che sono, ma apparentemente manca un vero insegnamento della liberazione. Quindi, è molto stimolante per me incontrare una donna come te, che ha davvero trasceso il condizionamento di cui stiamo parlando. Mi sembra qualcosa di straordinario.</p>
<p>Vimala Thakar: Mia cara, ti sembra straordinario perché in India, per esempio, l’induismo afferma che le donne non possono mai raggiungere la liberazione in un corpo femminile. Se si comporta bene, se segue il bhakti yoga, potrebbe rinascere in un corpo maschile e quindi raggiungere la liberazione. Nemmeno i buddisti e i giainisti accettano che una donna possa mai emanciparsi in un corpo femminile, e altrettanto fanno i cattolici. Quindi, tuttalpiù una donna diventa una figura materna, come Anandamayi Ma o altre figure del genere. E Anandamayi Ma insegna in quanto “Madre”, non in quanto persona emancipata.</p>
<p>Devo dirti una cosa? Nel 1968 mi trovavo a Los Angeles, ospite della <em>Ramakrishna</em> <em>Mission</em>. Mi fu chiesto di tenere una conferenza per i membri dell’ashram, ma dissero: «Non puoi parlare nella cappella, perché sei una donna. Solo i <em>sannyasin </em>(monaci) possono parlarvi, e una donna non può essere sannyasin». Lo <em>swamiji</em> del luogo era Swami Prabhavananda, uno swami molto autorevole. Aveva scritto libri con Christoper Isherwood sulla Bhagavad Gita, oltre a dei commenti sulla Gita. Conosceva J. Krishnamurti, e così via. Era una persona molto colta. Gli dissi: «Swamiji, scusami. Potresti rimuovere per favore le fotografie di Sarada Devi, la moglie di Ramakrishna, dalla cappella?». C’erano due fotografie. Per cui, dissi: «Poiché mi hai detto che non posso tenere un discorso in questa cappella, non lo terrò. Ma ti dispiacerebbe rimuovere quelle fotografie?».</p>
<p>Persino nella Ramakrishna Mission esistono differenze tra i sessi. Chi insorgerà, allora, contro tutto ciò, rivendicando l’umanità, la divinità celate nel corpo femminile, chiedendo l’uguaglianza anche in questo livello, e non solo in quello fisico e psicologico?</p>
<p>Dunque, è qualcosa di straordinario. Ma ringraziamo che sia avvenuto qui.</p>
<p>Shanti Adams: Sì.</p>
<p>Vimala Thakar: È qualcosa nell’orbita della consapevolezza umana. Che accada qui o lì è indifferente. Ma <em>può </em>accadere.</p>
<p>Questa persona è stata ferita in molti modi dalle antiche autorità indù. Quando volevo studiare i Veda, i Brahma Sutra, a Varanasi, andai a mani giunte dalle autorità dei Veda, che mi risposero: «No, una donna non deve studiare i Veda. Cosa hai a che fare tu con i Veda e i Brahma Sutra?». Conclusero: «No, non te li insegneremo». «Bene», risposi, «li studierò da sola».</p>
<p>Che una donna sia totalmente e incondizionatamente emancipata è qualcosa di inaccettabile, almeno per la coscienza indiana, e forse anche per quella non indiana. Questa differenziazione deve sparire. Esistono differenze che hanno a che fare con il corpo; ci sono dei limiti diversi. Ma questo non vuol dire che la donna non abbia diritto all’illuminazione.</p>
<p>Sono molto felice che stai parlando di ciò e stai affrontando l’argomento in questo modo. Questa sfida va raccolta. Ma non in modo aggressivo: non devi lottare per essa, bensì lavorare.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, è qualcosa che sento con molta intensità, perché ho sperimentato in me stessa il condizionamento di cui stiamo parlando. E posso vedere che se non riesco a riconoscerlo fino in fondo dentro di me, non sono in grado di trascenderlo. Quindi, sento che questo è molto importante. Ho la sensazione che le donne devono raccogliere individualmente la sfida di essere donne, con tutti i condizionamenti che ciò comporta e di cui stavi parlando: biologico, ereditario, psicologico ecc. Penso che sia questo ciò che intendi quando dici di lavorarci su.</p>
<p>Vimala Thakar: Hai discusso di queste cose con il tuo insegnante?</p>
<p>Shanti Adams: Molto. Egli è incredibilmente attento e appassionatamente interessato alla liberazione di ognuno. E all’inizio non immaginava che esistessero differenze tra il condizionamento dell’uomo e della donna. Ma, col tempo, fu il primo a riconoscere nelle sue studentesse quello che definì l’orgoglio femminile.</p>
<p>Vimala Thakar: Oh sì, certo!</p>
<p>Shanti Adams: Quindi, fu il primo che ci spinse davvero a guardare in noi stesse. La cosa lo interessa molto, e desidera fortemente che le sue studentesse raccolgano davvero tale sfida. Infatti, qualcuna non è interessata; c’è ancora molto rifiuto tra alcune studentesse. Altre, invece, riconoscono che c’è qualcosa che dobbiamo affrontare, comprendere e penetrare per essere libere. Abbiamo capito che, come donne, per poter davvero vivere ciò che comprendiamo, dobbiamo scendere a patti con tutto ciò. Egli ci sta incoraggiando tutte, una a una, ad avere veramente la forza, il coraggio e l’umiltà per riconoscere e affrontare fino in fondo ciò.</p>
<p>Vimala Thakar: Molto carino.</p>
<p>Shanti Adams: Prima stavamo parlando delle donne che, apparentemente, hanno più difficoltà degli uomini a essere obiettive e impersonali. Quando gli vengono fatte rilevare delle cose su loro stesse, all’inizio spesso la prendono sul personale e si difendono, per poi cambiare idea e accettare ciò che è stato rivelato, cominciando a superarlo o trascenderlo. A volte, nelle donne, sembra esserci una risposta istintiva quasi viscerale di difesa, protezione o sopravvivenza. La ragione per cui sto dicendo questo è perché so che gli uomini, quantunque abbiano i loro difetti da affrontare – nella nostra indagine sono emersi tratti maschili come l’egoismo, l’aggressività e persino la codardia – sembrano davvero in grado di accettare con più facilità l’impersonalità della loro condizione. Non sembrano altrettanto orgogliosi o sulla difensiva riguardo queste caratteristiche negative. Mi stavo chiedendo se dietro le loro difese, le donne non celassero un’insicurezza esistenziale o una paura della non-esistenza e del vuoto più profonde che nell’uomo.</p>
<p>Vimala Thakar: Il nulla, il vuoto, il niente: già la comprensione intellettuale di queste cose spaventa le donne. Le spaventa! Dentro il nostro essere abbiamo paura a causa della vulnerabilità fisica, del ruolo secondario avuto nella civiltà. È qualcosa che giace nel subconscio, non nella consapevolezza. A livello subconscio c’è paura. Se mi trasformo – o mi evolvo – nella non-dualità, nel nulla, che ne sarà della mia esistenza fisica? Sarà più vulnerabile? Sarò capace di difendermi in caso di difficoltà, di attacchi contro di me? Questa è una paura fondamentale tra le donne.</p>
<p>Per questo, è molto raro che le donne comincino a meditare. Si danno alla devozione, allo bhakti yoga, al servizio, al seva yoga o al karma yoga. Ma non alla meditazione, al <em>dhyana</em>, al <em>samadhi</em>. Consciamente, intellettualmente, comprendono ogni cosa, perché riguardo l’intelligenza del cervello non c’è distinzione tra maschile e femminile. Ma psicologicamente, al centro dell’essere c’è questa paura. Ed essa va eliminata. La donna deve comprendere che il nulla, il vuoto della consapevolezza in samadhi o in meditazione, genera un tipo diverso di energia e consapevolezza, più protettivo dell’autodifesa. Quando la donna lo capisce, se ne rende conto, tale paura scomparirà. Altrimenti, per lei è molto naturale provare paura anche solo all’idea del vuoto.</p>
<p>Shanti Adams: È incredibile, Vimalaji. Tutto ciò che dici concorda perfettamente con la nostra esperienza. Le aeree in cui le donne eccellono sono esattamente quelle che hai descritto: quando si tratta di assistere gli altri, sono molto forti, danno ogni cosa per essere di aiuto e supporto. Fisicamente ed emotivamente, danno tutto; rinunciano a ogni cosa e lavorano duramente, con grande altruismo. Dunque, è molto interessante ciò che dici, ovvero che le donne sono naturalmente portate alla devozione e all’assistenza, perché è esattamente quello che sta succedendo nella nostra comunità. Ma d’altra parte, come stavamo dicendo, molte donne sono restie a impegnarsi davvero nella meditazione, a lasciarsi andare nel nulla.</p>
<p>Vimala Thakar: C’è una resistenza inconscia.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, esattamente.</p>
<p>Vimala Thakar: A livello conscio, non c’è alcuna resistenza. Le donne dicono: «No, non facciamo resistenza», e sono oneste. Tuttavia, a un livello più profondo del loro essere, è presente una resistenza non verbalizzata.</p>
<p>Shanti Adams: Esatto. È proprio quello che sta succedendo.</p>
<p>Vimala Thakar: Bisogna rendersi conto di questo; è un fatto che va riconosciuto. Forse, se le donne riconoscessero la resistenza a livello inconscio, questa potrebbe scomparire, dissolversi.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, sembra l’unica possibilità. E penso che alcune di noi stanno appena iniziando a riconoscerlo. Per quanto mi riguarda, so che è così, perché il mio maestro me lo mostra da molti anni, ma io dicevo di no. Consciamente accettavo l’idea di non essere nessuna, la libertà che ciò implica; la cosa mi entusiasmava. Ma adesso sto cominciando a vedere che inconsciamente c’è una resistenza che va affrontata fino in fondo per essere autenticamente libera.</p>
<p>Vimala Thakar: Permettere alla divinità o alla verità assoluta di usare il tuo corpo, il tuo cervello, la tua mente per assistere l’umanità è una cosa. «Voglio servire gli altri e ricavare piacere da questo servizio. Sto prestando servizio in questo e in quel modo, per la causa o l’individuo.» C’è un piacere in questo. Ma liberarsi di tale piacere e lasciare che la verità modelli la tua vita, la plasmi, dandole una direzione e usandola per il fine cosmico, richiede un coraggio immenso. E pochissimi sono disposti a lasciare l’ultimo, nobile piacere per questo.</p>
<p>Servire gli altri è un piacere nobile. Stai offrendo servizio, stai donando la tua vita e qui c’è qualcuno che dice: «No. Non così, non l’assistenza consapevole, non l’”io” che compie il servizio. No, non l’”io” che si offre. Stai di nuovo creando un contesto diverso per la sopravvivenza dei limiti. Lascia che tutto ciò finisca». Allora arriva la resistenza, affiorano le inibizioni. Le donne cominciano a soffrire. Non gli piace se gli mostri questa cosa, nemmeno a livello conscio. L’ascoltano, ma non lo ricevono. Essa non penetra a causa della resistenza inconscia.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, è assolutamente vero.</p>
<p>Vimala Thakar: Oh, sì. È una cosa che si può vedere nelle persone che ti circondano. Il vuoto, il nulla, come hai detto giustamente, fa paura alle donne. <em>Io</em> che faccio il servizio, <em>io</em> che dono,<em> io</em> che lavoro: questo è OK. Sì, qui stiamo toccando il cuore del problema, stiamo colpendo nel segno. Una tale spietata percezione della verità, un’analisi altrettanto inesorabile del mondo soggettivo, è difficilissima da trovare. La gente la trova insopportabile. Per alcuni, è intollerabile persino la verbalizzazione.</p>
<p>Shanti Adams: Sì, certamente.</p>
<p>Vimala Thakar: Bisogna procedere con molta lentezza. Il fatto che durante il nostro primo incontro siamo riusciti a farlo insieme, è un avvenimento eccezionale. Mi devo congratulare con il tuo insegnante.</p>
<p>Shanti Adams: Grazie.</p>
<p>Vimala Thakar: Grazie a te, per aver posto queste domande. Sei la prima persona, da dieci anni in qua, ad aver fatto queste domande. A parte gli indiani, qui viene a trovarmi gente di almeno venti paesi. Arrivano donne da molte nazioni diverse; discutiamo insieme i problemi della donna nella moderna cultura occidentale, ma nessuna ha mai sollevato le domande che hai fatto questa mattina. Esse vengono da un livello molto profondo. Ne sono felice.</p>
<p>Shanti Adams: Grazie. È stato straordinario avere l’opportunità di esplorare tutto ciò insieme.</p>
<p>Vimala Thakar: Di condividere, per tutte e due. La vita trova appagamento nella condivisione. Non solo cibo, vestiti e denaro: quando condividi la tua carne e il tuo sangue, l’appagamento è raro.</p>
<p>Sono necessarie due persone per un dialogo, una conversazione; una persona sola non può farlo.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834009339">Vimala Thakar. Il mistero del silenzio. Astrolabio. 1988. ISBN: 8834009339</a></p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Il Maha Kumbha Mela</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Malcolm Coolidge</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Kumbha mela cilum sadhu.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/kumbha-mela-cilum-sadhu.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/kumbha-mela-cilum-sadhu.jpg" alt="Kumbha mela cilum sadhu.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Il più grande raduno mondiale di saggi e sadhu viandanti è un&#8217;esperienza forte e selvaggia, traboccante di vita, colore e politica come solo in India è possibile.</p>
<p><strong>Il Maha Kumbha Mela del 2001. Il più grande raduno di famiglia al mondo</strong></p>
<p>Intorno al 1570, l’imperatore Gran Mogol Akbar cominciò la costruzione di un’imponente fortezza ad Allahabad, alla confluenza dei fiumi Yamuna e Gange, un sito che gli asceti e i pellegrini veneravano da molto tempo come luogo per le abluzioni sacre. Akbar, quando negli ultimi decenni del sedicesimo secolo cercò di estendere e consolidare il potere mongolo verso il sud, arruolò spie in tutta la popolazione, in particolare tra gli asceti noti per la loro combattività e rudezza.</p>
<p>Più di quattrocento anni dopo, nazionalisti hindu, politici fondamentalisti e agitatori vari hanno forse pensato che il Maha Kumbha Mela, il grande festival di sei settimane cominciato nel gennaio 2001 ad Allahabad, in India, era una buona occasione per fare proseliti. Il forte di Akbar resta una presenza imponente sopra i caotici accampamenti del Mela, dove circa cinquanta milioni di saggi, mistici e pellegrini sono passati per una visita e per la rituale abluzione quotidiana. In tempi recenti la politica è diventata sempre più importante al Mela, ma la grande maggioranza di pellegrini al raduno di questo anno era semplicemente gente di fede, e l’atmosfera era per lo più di celebrazione e gioia.</p>
<p><a title="Il Maha Kumbha Mela 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-1.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Il Maha Kumbha Mela 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-1.jpg" alt="Il Maha Kumbha Mela 1.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Prima dell’alba sul Gange, l’aria è fredda e appesantita dal fumo di decine di migliaia di fuochi di legna e sterco di vacca. In questo giorno del “grande bagno”, gruppi di scalzi sadhu (santi in tuniche color zafferano), alla luce della luna crescente, si muovono in gruppi verso la “Sangham”, la grande spiaggia che scende bruscamente nell’acqua alla convergenza dei due fiumi.</p>
<p>Si dice che il mitico Saraswati scorra sotto la corrente. I sadhu intonano a bassa voce dei mantra, facendo tintinnare le brocche d’acqua e i bastoni. Agli stranieri rispondono con entusiasmo “Hari Om!”, un saluto al dio Krishna. Dai lontani accampamenti del Mela, e a monte della Sangham, migliaia di altoparlanti (da alcuni dei quali escono infuocate arringhe, da altri languide voci in trance meditativa) si fondono in un ronzio indistinto.</p>
<p>Un incenso dolce si mischia al fumo onnipresente. In uno degli accampamenti sul promontorio a picco, la puja dell’alba, una cerimonia devozionale hindu, è in pieno svolgimento. Squilli ritmici di corni e di conchiglie evocano i suoni della creazione; a essi si accompagna una cacofonia di campane e di canti ad alta voce in sanscrito, l’antica lingua dei Veda.<span id="more-766"></span></p>
<p>Gli astrologi hanno individuato in questo giorno il più propizio per un’immersione nelle acque sacre, soprattutto all’alba e al centro della Sangham. L’accesso all’area è rigidamente controllato: nei Mela passati ci sono stati scontri violenti tra certe sette di asceti riguardo la precedenza di immersione. Ben prima dell’alba, negli accampamenti principali gli “akhara” (così vengono chiamati i vari gruppi) si radunano per la loro elaborata processione verso la Sangham. Alla testa di ogni processione il leader spirituale dell’akhara, il “mahamandaleshwar”, con “mala” di calendule al collo, siede su un trono dalle decorazioni dorate, coperto da parasoli sfrangiati e issato sul rimorchio di un trattore (questo è un passo indietro rispetto ai tempi antichi: gli “howda”, o troni, sono concepiti per essere posti sugli elefanti, ma questi ultimi sono stati “ufficialmente” banditi dopo che nel Mela del 1954 molti pellegrini sono morti schiacciati da essi).</p>
<p><a title="Il Maha Kumbha Mela 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-2.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Il Maha Kumbha Mela 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-2.jpg" alt="Il Maha Kumbha Mela 2.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Tra i primi a immergersi vi sono i Juna, il più grande e antico akhara, oltre che i più feroci tra i sadhu nudi, o “Naga”. Devoti di Shiva, gli Juna sono la grande attrazione, gli Hell’s Angels del Mela. All’esterno dell’ingresso al loro accampamento la folla si accalca, trattenuta da poliziotti armati di lunghe canne. Ben presto appaiono Naga di tutte le età, con il corpo ricoperto di cenere. Gli anziani e gli infermi sono sostenuti, mentre gli altri si tengono per mano e camminano impettiti urlando come bambini verso la Sangham. Al passaggio della processione, i pellegrini si accalcano intorno al recinto di bambù. Quando i Naga raggiungono la scalinata verso il fiume, si lanciano in una folle corsa verso il fiume, le lunghe trecce al vento e le braccia ondeggianti (alcuni brandiscono spade o tridenti), danzando e urlando in un caos di spruzzi. Il bagno in sé è breve, ma i salti proseguono sulla sabbia, dove corni, cornamusa e conchiglie accrescono la baraonda.</p>
<p>Un fotografo riesce a infilarsi nel gruppo, ma viene rapidamente allontanato da un Naga dall’aspetto feroce. Indietro, lungo il percorso della processione, semplici pellegrini (uomini avvolti in un corto “dhoti” per proteggersi dal freddo della mattina e donne in sari di cotone) attraversano il recinto per toccare, prostrarsi e rotolarsi sulla sabbia dove i santi uomini hanno camminato. Alcuni si cospargono la fronte e la testa di sabbia, gettandola sopra il capo come se si stessero immergendo nell’acqua sacra stessa. Senza dubbio, oggi alcuni si sono svegliati presto per fare le abluzioni, e adesso stanno raddoppiando la dose con l’energia dei Naga. Alle otto del mattino, le rive del Gange sono ricoperte per chilometri di bagnanti, mentre ai recinti sventolano vivaci sari di ogni colore stesi ad asciugare. La sensazione di riverenza è palpabile, la gioia diretta e libera.</p>
<p>La mitologia hindu dà molte versioni delle origini del festival. Secondo una di queste, quando Brahma ha creato il mondo, doni miracolosi affiorarono dalle acque agitate dell’oceano, compresa un’urna (“kumbh”) di nettare. Krishna, il venerato giovane dio custode delle vacche, disputò con altri dei e demoni il possesso dell’urna, e quattro gocce della sua preziosa “amrita” caddero sulla Terra, a Ujjain, Nasik, Hardwar e Allahabad, facendo di queste città luoghi di raduni sacri. La fantasmagoria dei miti hindu dà a questa religione il suo potere universale tra le masse, ma la versione pura e sintetica delle origini del Mela potrebbe farci capire più cose. Il dr. D. C. Rao (presente al Kumbha Mela di questo anno), membro del Consiglio Interreligioso di Washington, dice che gli antichi saggi volevano sapere perché le persone, per quanto ricche, non fossero felici.</p>
<p>Quindi, cominciarono a studiare le motivazioni umane nella società e nella vita spirituale. Da questa contemplazione nacque un insieme di testi e tradizioni che affrontavano questioni sociali come la famiglia, la condotta etica e i rituali. Essi venivano spesso rivisti secondo i costumi e la pratica dell’epoca, spiega Rao. Dipendendo dal tempo e dal luogo, queste tradizioni non avevano la sacralità degli inni e dell’epica vedici, che erano considerati “sruti”, rivelati, e quindi universali e al di là delle preoccupazioni mondane. I Veda riguardavano le leggi naturali della creazione, i suoi significati più elevati e lo scopo supremo della vita.</p>
<p>Il Kumbha Mela, a quel punto, divenne un raduno cui i saggi partecipavano per dibattere e offrire consiglio su questioni spirituali, sull’interpretazione dei testi sacri e sulla condotta etica e personale. Inevitabilmente, venivano affrontati anche i temi sociali e politici del giorno. Il raduno è la dimostrazione di quanto fosse onorato il ruolo del saggio e del mistico che aveva rinunciato al mondo in quella che divenne la tradizione induista. Il raduno facilitava questa straordinaria interazione, perché gli eremiti abbandonavano per pochi giorni i loro nascondigli sparsi nelle foreste e nelle caverne delle colline ai piedi dell’Himalaya, unendosi al resto della società e compiendo le abluzioni pubbliche nelle acque purificatrici. Ogni tre anni ha luogo un festival in una delle città sante; ogni dodici anni, il Maha Kumbha Mela si svolge ad Allahbad: il Grande Festival dell’Urna.</p>
<p>Stime plausibili sul numero di persone presenti nel giorno del “grande bagno” sono difficili da reperire. Ma l’evento è stato annunciato come il più grande della storia, un’affermazione che le autorità non esitano a ripetere in occasione di ogni Maha Kumbha Mela. Il governo prende misure eccezionali affinché tutto proceda senza intoppi; a tale scopo, esistono squadre appositamente addestrate di amministratori e di poliziotti. Dal punto più alto di Allahabad, vicino alla fortezza di Akbar, si possono scorgere vaste aree del letto sabbioso del fiume trasformate in una tendopoli i cui padiglioni sono affittati ai grandi swami e alle varie sette, ognuno contraddistinto da una bandiera.</p>
<p>Le file ordinate di tende dalla forma a punta si perdono nella foschia e in entrambe le direzioni, lungo le rive e i promontori del fiume. Larghi viali di lastre di acciaio sono messi in opera sulla sabbia per i pochi veicoli ammessi nel Kumbhnagar, l’area più importante. Più in basso, balle di paglia servono in molti punti a trattenere la sabbia e impedire la formazione di pozze d’acqua. Opere tecnologicamente primitive come questa si scorgono ovunque.</p>
<p>Chilometri di fili elettrici posati tra i viali azionano gli altoparlanti e, al crepuscolo, trasformano la scena in un carnevale. Luci colorate illuminano gli elaborati ingressi e gli accampamenti dei vari saggi, costruiti con canne di bambù e dipinti di rosso, mentre gli svolazzi e i riccioli della calligrafia hindi proclamano la gloria e la saggezza dello swami residente, invitando i pellegrini a entrare. Molti grandi accampamenti degli swami più famosi offrono cibo e riparo a centinaia di pellegrini, in cambio di offerte modeste. Sono stati scavati almeno una ventina di pozzi artesiani per la fornitura dell’acqua potabile, centinaia di chilometri di tubature sono stati messi in opera e molti chilometri di canali di scolo sono stati scavati. Ogni giorno i furgoni hanno portato via da Kumbhnagar circa 200 tonnellate di rifiuti.</p>
<p>Semplici latrine a fossa, sparse in tutto il Mela, sono state regolarmente cosparse di calce e polvere da sbianco. Verso la fine del Mela stavano diventando, beh… sature. In ogni caso, la maggior parte degli indiani è perfettamente abituata ad alleggerirsi in pubblico. Vige una semplice regola: rispetta lo spazio altrui e guarda da un’altra parte. Circa 6000 spazzini e membri delle squadre di pulizia lavorano praticamente 24 ore al giorno per tenere li luogo pulito.</p>
<p>Tra gli asceti del Mela, si incontrano persone dedite a pratiche più o meno appariscenti. Per un certo periodo della loro vita, la maggior parte degli asceti ha praticato una “tapas”, un’«austerità» o disciplina, che si dice purifichi e focalizzi la mente, portandola all’illuminazione. Camminando per gli accampamenti, abbiamo visto molti baba che sono rimasti in piedi per anni, poggiandosi al massimo su un ripiano oscillante.</p>
<p>Abbiamo trovato un baba che tiene un braccio sempre alzato, ormai completamente fuori uso, le cui unghie lunghissime si sono attorcigliate intorno alla mano. Un altro, nudo e dipinto di un arancio intenso, sta in mezzo a una strada affollata e tiene sollevato un braccio nel cui polso è piantato un pugnale. Scorgiamo gruppi di sadhu che praticano la “dhuni tap”, l’austerità del fuoco, una delle più antiche pratiche ascetiche. Il sadhu siede in un cerchio di piccoli fuochi, aumentandone il numero in un periodo di diciotto anni, e culmina la pratica portando in testa un vaso di fuoco. Alcuni sadhu si siedono solo per pochi minuti, altri fanno durare più di un’ora ogni sessione.</p>
<p><a title="Il Maha Kumbha Mela 3.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-3.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Il Maha Kumbha Mela 3.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-3.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-3.jpg" alt="Il Maha Kumbha Mela 3.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Ci sono baba sdraiati su letti di spine e altri intenti a una lunga e spossante tapas con i tamburi, come Mahat Saraswati Giri. Quando gli facciamo visita, egli non sta praticando, ma è accovacciato dinanzi al suo fuoco con indosso niente altro che i mala di “rudraksha”, i lunghi capelli fermati di lato in una crocchia impeccabile, modello Naga. Fuma hashish tagliato con tabacco in un semplice “chillum” di argilla, tossisce molto e i suoi occhi sono rossi per il fumo onnipresente di incenso, tabacco e hashish. Vediamo alcuni sadhu in compagnia di donne, uno spettacolo insolito, ma non senza precedenti storici.</p>
<p>Facciamo visita a una sadhu che sta dando consigli a un giornalista, il quale si illude di essere lui a stare intervistando lei. Ci sono anche dei bambini di cui i sadhu si prendono cura. Mahant Bahiri Baba è accompagnato da un ragazzo, una donna e un uomo anziano: costituiscono una famiglia, spiega lei, anche se non in senso tradizionale; hanno formato un “lignaggio” con il loro baba. Egli prescrive rimedi ai visitatori. Faccio un’offerta, Mahant Bahiri mi benedice, fuma il suo chillum e va a dormire. Qualcuno chiede a un uomo che ha vissuto con i Naga se l’hashish aiuta l’asceta a conseguire l’illuminazione. “Beh, sì… temporaneamente”, è la risposta.</p>
<p><a title="Il Maha Kumbha Mela 4.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-4.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Il Maha Kumbha Mela 4.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-4.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-4.jpg" alt="Il Maha Kumbha Mela 4.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>I politici sono sempre stati presenti al Mela. Tutti i principali partiti e attivisti politici hanno i loro padiglioni, inclusi il Partito del Congresso e i nazionalisti hindu del Bhariya Janata Party (BJP), il principale membro dell’attuale coalizione del governo di Delhi. Sono presenti altri gruppi hindu, come il Vishwa Hindu Parishad (VHP, il Consiglio Mondiale degli Hindu), che si definisce un gruppo sociale, ma che è chiaramente la principale organizzazione dietro il BJP. Questi gruppi e moltissimi altri sono attivi al Mela, distribuiscono volantini, forniscono servizi e sono gentilissimi verso i pellegrini, nel tentativo di convincerli a iscriversi. Al raduno di questo anno, gli attivisti avevano un palco da cui chiedevano che Allahabad cambiasse nome in “Prayag”, che vuol dire <em>confluenza</em>. Cambiare il nome delle città è diventata un’abitudine negli ultimi anni, in quanto molti nomi sono legati al passato coloniale.</p>
<p>Ma il grande evento al Kumbha Mela è stato un congresso del VHP di tre giorni, per spingere l’alleanza di governo del primo ministro Atal Bihari Vajpyee a permettere la costruzione di un nuovo tempio di Ram sul sito della distrutta moschea di Babri. L’antico edificio moghul di Ayodhya, risalente a 600 anni fa, è stato raso al suolo nel 1992 da una folla di fanatici hindu, provocando scontri tra induisti e musulmani nel corso dei quali sono morte centinaia di persone. Le dispute sulla proprietà, che covavano da oltre cinquanta anni, nascono dal fatto che secondo gli hindu questo è il luogo di nascita del dio-eroe Ram. Hindu e musulmani hanno a lungo condiviso pacificamente il sito, che include un tempio a Ram, fino a quando i fondamentalisti hanno fatto di Ram la bandiera del nazionalismo.</p>
<p>Nonostante la pressione del VHP e di altri gruppi, l’alleanza di governo non si è finora impegnata a costruire il nuovo, articolato complesso templare. Ma la mano del governo può essere forzata se quest’ultimo dà l’idea di avere un atteggiamento passivo, anche perché l’anno prossimo ci saranno le elezioni.</p>
<p>Al congresso, il VHP ha lanciato un ultimatum al governo: eliminare tutti gli ostacoli al progetto entro il marzo del 2002, o la costruzione comincerà senza l’approvazione del governo. Durante il congresso, dalla tenda del VHP si odono rabbiose urla di sfida e affermazioni retoriche che fanno balenare lo spettro di ulteriori scontri inter-religiosi. “Nessun minareto sopravvivrà”, dichiara uno swami. E Ashok Singhal, il presidente del VHP, urla alla folla che il nuovo tempio verrà costruito “immediatamente”, così come la moschea di Babri è stata rasa al suolo in pochi minuti. Pochi giorni dopo, davanti a un pubblico parzialmente occidentale e su un palco sul quale era presente anche il Dalai Lama, Singhal sarebbe stato tutto amore fraterno e tolleranza.</p>
<p>C’è una grande varietà di opinioni sull’argomento, dice D. C. Rao, mettendo in guardia contro le conclusioni affrettate. In India, ogni cosa è politica e tutti sono dei politici in potenza. A una società così vasta, tumultuosa e diversa, la democrazia si addice, forse meglio che in altri casi. L’India crea il suo straordinario dinamismo attraverso una cacofonia di voci, tendenze, atteggiamenti ed eredità dal passato, in un circo infinito, implacabile, spesso crudele e talvolta comico. Rao ammette che “tutte le parti fanno così tanta disinformazione” che è difficile capire cosa sta succedendo veramente. Forse i politici fondamentalisti sono diventati insensibili agli scandali, alle truffe e all’opportunismo dilagante. Forse, inconsciamente, hanno già rinunciato ai risultati, ma continuano a spararle grosse per il gusto di creare scompiglio.</p>
<p>Il Kumbha Mela di questo anno è stato oggetto di molta attenzione in tutto il mondo, soprattutto grazie a Internet. Ciononostante, in mezzo alla grande folla si vedono pochi occidentali, i quali cercano vanamente di passare inosservati: una squadra raccogliticcia di registi, sedicenti artisti, cercatori del nirvana che si stanno imbevendo di esotismo e patiti dello shopping che porteranno a casa vestiti economici e nuovi mantra. Una donna latinoamericana pregava al sole con indosso niente altro che fango; un’altra, giapponese, si dice che si sia sepolta sotto la sabbia per alcuni giorni. E una coppia di giovani australiane è corsa nuda dentro l’acqua per rivendicare il diritto di fare il bagno senza costume, come i baba Naga (sono state afferrate da poliziotte e avvolte in coperte di lana dell’esercito).</p>
<p><a title="Il Maha Kumbha Mela 5.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-5.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Il Maha Kumbha Mela 5.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-5.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/il-maha-kumbha-mela-5.jpg" alt="Il Maha Kumbha Mela 5.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Tra gli indiani venuti a compiere le abluzioni c’è molta varietà. Alcuni sono laici, altri accompagnano i parenti più anziani, altri ancora sono venuti per onorare gli antenati o perché un membro della famiglia è morto recentemente. Interpretando i Veda in modo, per così dire, popolare, un giovane dice che compirà le abluzioni per la “moksha” (la libertà dal ciclo infinito delle rinascite) al fine di superare gli imminenti esami civili. Alcuni vivono negli ashram, ad altri i sadhu non piacciono e preferiscono vivere per conto proprio. A parte lo spettacolo esotico e vistoso dei Naga, le processioni piene di orpelli e i venditori ambulanti, ci sono le masse comuni di contadini pii e tranquilli, con le loro famiglie, i compaesani e i loro vari gruppi devozionali. Essi si immergono nel fiume per distaccarsi da questa vita e prepararsi alla prossima.</p>
<p>Lontano dalle folle polverose, barche di pellegrini si dirigono verso il punto in cui il Gange fangoso lascia spazio al verde e chiaro Yamuna. Là, le barche si allineano a una lunga zattera serpeggiante e la gente si immerge da una piccola isola di sabbia. Al mite sole del pomeriggio, il ritmo delle immersioni rallenta, e i bambini, dopo essersi divertiti nell’acqua, schiamazzano avvolti negli asciugamani. Le madri e le zie li mettono a reggere i sari, arcobaleni di seta stesi al vento caldo per asciugarsi. Rappresentanti di un numero infinito di villaggi sono qui, accalcati con i loro fagotti e accampati ovunque ci sia uno spazio libero sulla sabbia. Nel mare di pellegrini e di altoparlanti strombazzanti, le donne cucinano patate con dal e roti su fuochi di sterco di vacca: esse sono come piccole isole tranquille, abituate ai flutti che le circondano.</p>
<p>Swami Rama diceva spesso che l’India è socialmente arretrata e spiritualmente libera, mentre l’occidente è socialmente libero e spiritualmente arretrato. Quando il sole tramonta attraverso la foschia e scende il freddo, affittiamo una barca per tornare dalla Sangham all’accampamento dell’ashram, più a valle. Lasciandoci indietro il baccano furtivo del festival, rientriamo nel placido santuario del fiume, l’arteria spirituale di una cultura. L’antico canto del Gange intonato dal timoniere, tramandato di generazione in generazione, si leva nella sera, malinconico e senza tempo.</p>
<p>Nelle epoche queste rive hanno visto ogni sorta di cambiamento, dalle gelide colline ai mari tranquilli; impersonali, vuote e primordiali, sono state lo sfondo estremamente duro e allo stesso tempo bello e meraviglioso della vita. Tra pochi mesi, le inondazioni dei monsoni sommergeranno un’altra volta le rive, cancellando la grande distesa sabbiosa degli accampamenti del Mela. Man mano che ci avviciniamo al nostro accampamento, l’argenteo suono di un sitar accompagnato dai colpi bruschi e delicati di una tabla si diffonde sopra le acque scure e limpide. Ben presto saltiamo sulla riva fangosa e cominciamo a camminare verso i nostri fuochi.</p>
<p>Lungo il percorso incontriamo giovani che tornano al loro villaggio. Scambiamo il saluto universale del loro mondo, alzando le mani giunte: “Namaste!”. Il loro sorriso luminoso scoppia di energia e apertura, come se venisse da un’altra dimensione: <em>il divino che è in me si inchina al divino che è in te.</em></p>
<p>Malcolm Coolidge scrive su temi sociali e culturali in un’epoca di sconvolgimenti politici ed economici.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8816602724">Matteo Rodella. Kumbha Mela. Pellegrinaggio indiano. Jaca Book. 2001. ISBN: 8816602724</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright originale Lapis Magazine <a href="http://www.lapismagazine.org/">http://www.lapismagazine.org/<br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>Una nuova scienza del misticismo: Pitagora ai giorni nostri</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 11:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Wertenbaker</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[Pitagora]]></category>
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		<description><![CDATA[Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg" alt="pitagora.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il 569 e il 470 a.C.).</p>
<p>Conosciamo il suo pensiero grazie ai molti seguaci, inclusi Platone e Plotino, e gli antichi biografi Porfirio, Giamblico e Diogene Laertio. È pressoché certo che sia stato allievo dei filosofi greci contemporanei e che abbia soggiornato per lunghi periodi in Egitto e Babilonia. Mentre era in vita, i suoi insegnamenti vennero tenuti in gran parte segreti, ma non ci sono dubbi sul fatto che Pitagora stesso fosse una persona straordinaria. Comunque, tutto ciò che gli viene attribuito è inevitabilmente di origine dubbia, ed è possibile che molto di ciò che insegnò derivasse da fonti più antiche.</p>
<p>Cosa avrebbe pensato Pitagora delle nostre moderne idee sul mondo? Immaginiamo che una macchina del tempo lo abbia trasportato ai giorni nostri e che egli abbia studiato gli sviluppi della matematica, della musica, della filosofia e della fisica negli ultimi 2500 anni. Ora abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Figura 1 Sistema babilonese dell’universo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ebbene, trovi congeniale la nostra civiltà moderna?</p>
<p>Pitagora: Naturalmente, le vostre invenzioni tecnologiche sono assolutamente fenomenali e alcune sono davvero meravigliose. Inoltre avete sviluppato, almeno in alcuni luoghi, le idee di democrazia e di diritti umani nate nel mio Paese più di duemila anni fa. Ma la vostra vita è così febbrile! Che fine ha fatto il diritto di contemplare un’idea per lungo tempo o di avere una conversazione senza interruzioni? Ma non ci siamo incontrati per parlare di queste cose; volevi farmi delle domande sulle mie idee scientifiche e matematiche, e se al giorno d’oggi esse conservano un senso.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Hai ragione. Suppongo che la prima domanda sia: com’è cambiata la natura dell’indagine scientifica e matematica dall’epoca dei tuoi fondamentali contributi?</p>
<p>Pitagora: Affrontiamo le due cose separatamente, anche se sono chiaramente collegate. In tal modo, possiamo anche parlare di ciò che non è cambiato, che secondo me è la parte più interessante. Innanzitutto, il cambiamento maggiore nella scienza è riportato in tutti i vostri libri di testo: la chiarificazione e la fedeltà a quello che chiamate il metodo scientifico, secondo il quale tutto deve essere verificato sperimentalmente; la speculazione e la logica non sono sufficienti. Naturalmente, io condussi esperimenti su corde vibranti e altri corpi, e facemmo osservazioni attente dei moti planetari, ma all’epoca gli esperimenti non erano considerati importanti. Inoltre, non disponevamo dei sofisticati mezzi di misurazione che avete inventato, come il microscopio, il telescopio, gli acceleratori di particelle e così via. Anche la precisione della logica è aumentata, soprattutto grazie all’opera dei matematici. Quindi, tutto è più rigoroso.</p>
<p>D’altra parte, è possibile affermare – come fanno molti contemporanei – che l’anima o il sentimento sono scomparsi dalla scienza. È come il vostro capitalismo moderno: la priorità è fare soldi, e la qualità, la bellezza, l’appagamento e l’empatia sono tutte cose secondarie. In modo simile, nella scienza la produzione di fatti è diventata eminente; lo scopo della vita, il significato della natura, la percezione di una comunione con un universo conscio e vivente, sono scomparsi. Noi consideravamo i numeri principi divini, e ci connettevamo a essi non solo tramite il pensiero, ma anche attraverso un sentimento superiore.<span id="more-706"></span></p>
<p>Tuttavia, tale concezione – anche se contiene qualche verità – è in qualche modo superficiale. Molti grandi scienziati della vostra civiltà furono e sono dei mistici, anche se potrebbero non ammetterlo. Newton passò più tempo sull’alchimia che sulla legge di gravità e l’algebra. Einstein fece affermazioni come: “Voglio sapere in che modo Dio ha creato l’universo. Non sono interessato a questo o quel fenomeno. Voglio conoscere i Suoi pensieri, il resto sono dettagli”. E anche: “Il principio creativo risiede nella matematica. Quindi, in un certo senso, ritengo che il pensiero puro può cogliere la realtà, come sognavano gli antichi” (nota 1). Molti matematici e fisici contemporanei pensano, come Einstein, che una teoria matematica non può essere vera se non è anche bellissima.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 2 Modelli vibrazionali di una corda.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Pensi che oggi l’eccesso di informazioni sia un problema?</p>
<p>Pitagora: Sì, nessuno è più in grado di comprendere nemmeno tutta la matematica, e quest’ultima è così complessa che occorrono anni per cominciare a capirla. Ai miei tempi, una persona intelligente poteva studiare tutto lo scibile. Oggi bisogna fidarsi degli esperti per comprendere il significato di alcune teorie scientifiche, ma gli esperti stessi potrebbero non comprendere tale significato. Nessuno capisce davvero il significato della teoria quantica, anche se sono stati fatti moltissimi sforzi. Per molto tempo – e ancora oggi, in certa misura – tra gli scienziati era prevalsa l’idea che fosse inutile cercare di comprendere il significato di qualcosa: non era questo il compito della scienza. Ma gli esseri umani non possono fare a meno di cercare il significato: è il loro bisogno più insopprimibile. Gran parte della fisica e della teoria matematica moderne contraddicono il senso comune che sviluppiamo vivendo sulla terra. La relatività e la teoria quantica, le pietre angolari della fisica moderna, per noi sono prive di senso. Ma la verità di queste teorie, anche se incomplete, è innegabile, e tutti voi usate felicemente i vostri transistor, CD e impianti di energia nucleare, nessuno dei quali esisterebbe se queste teorie non fossero vere e comprese almeno parzialmente.</p>
<p>Christian Wertenbaker: È interessante il fatto che ora il sapere è accessibile a tutti – qualcuno direbbe che è <em>troppo</em> accessibile, visti gli orrori prodotti dalla scienza – tuttavia resta celato a molti, a causa della sua complessità. Ai tuoi tempi, la conoscenza era tenuta segreta, benché fosse più comprensibile.</p>
<p>Pitagora: Beh, da un certo punto di vista era più comprensibile. Ma, di nuovo, questa analisi è in qualche modo superficiale. Il sapere mistico che è esistito sin dai tempi più antichi è sempre stato contrario, in parte, al senso comune e inaccessibile alla mentalità ordinaria. Non voglio dire che la scienza moderna e il misticismo siano la stessa cosa. I loro metodi sono molto diversi. La scienza considera il sapere, in un certo senso, qualcosa di esterno: esso deve essere dimostrabile tramite manipolazioni del mondo esterno. Per il misticismo, il sapere autentico è raggiungibile dall’interno, grazie a una consapevolezza più elevata, inclusiva ed educata in modo speciale.</p>
<p>Questo presuppone che noi esseri umani possiamo essere in sintonia con l’essenza del cosmo. Per molti scienziati questa è una chimera senza prove, e di certo è possibile dimostrare che le “rivelazioni” di molte persone non sono altro che allucinazioni. Per questo, gli scienziati esigono la verifica esterna. Ma in entrambi i casi è necessaria un’educazione speciale, e se ci pensi bene, anche la fede nella logica e nell’osservazione presuppone una sorta di sintonia con l’universo. Nei miei momenti di maggiore ottimismo, penso che la scienza abbia assunto la forma attuale per rendere più rigoroso il sapere mistico, e che le due forme di conoscenza sono destinate a fondersi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Alcuni ritengono che la teoria quantica sia strettamente collegata alle verità mistiche.</p>
<p>Pitagora: Sì. Nella teoria quantica è il tipo di osservazione a determinare se un elettrone, o qualsiasi altro mattone fondamentale della materia, apparirà come un’onda o una particella. È possibile interpretare questo fatto come una dimostrazione del ruolo ineludibile della consapevolezza all’interno dell’universo. Molti scienziati contestano questa affermazione, ma alcuni tra i più insigni, come von Neumann, sono arrivati esattamente a questa conclusione. Quindi, forse, il risultato finale della vostra scienza moderna sarà la conferma, da un punto di vista diverso, delle grandi e antiche verità mistiche – anche se sicuramente c’è ancora molta strada da fare – e l’eliminazione di alcune delle stupidaggini che sono state promosse nel nome del misticismo. A quest’ultimo proposito, farei a meno di certi guazzabugli sviluppatisi dalle mie stesse idee nel corso dei secoli.</p>
<p>Penso che la differenza autentica tra la scienza moderna e il vero misticismo stia nel fatto che lo scienziato cerca deliberatamente di ignorare il ruolo del soggetto nella comprensione del mondo. Ma nessuna comprensione esiste al di fuori di un essere conscio; essa non esiste sulla carta, nelle formule e nei diagrammi. Inoltre, la scienza non considera l’esistenza di diverse capacità di apprendimento, dovute non solo all’educazione intellettuale, ma anche allo sviluppo (ancora più rigoroso) di una consapevolezza più elevata, che è il fine degli insegnamenti mistici.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 3 Modelli vibrazionali dell’idrogeno (distribuzioni di probabilità dell’elettrone).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Cosa mi dici della matematica? In che modo è cambiata? Come hai detto in precedenza, ora essa è molto più vasta, ma quasi completamente oscura per la maggior parte delle persone.</p>
<p>Pitagora: I mutamenti sono stati enormi, naturalmente. La differenza è la stessa che passa tra una vostra Mercedes e un antico cocchio greco. Il principio fondamentale del trasporto su ruote, comunque, resta lo stesso. Nel caso della matematica, il nostro detto “Tutto è numero” sembra più vero che mai. La sorprendente applicabilità delle strutture matematiche al mondo fisico è stata osservata più volte. Adesso voi avete più tipi di numeri di quanti ne avevamo noi.</p>
<p>A noi non piaceva usare nemmeno i numeri negativi o lo zero, ed eravamo perplessi di fronte a quelli che chiamate numeri irrazionali, come la radice quadrata di due o il pi greco; questi ultimi li conoscevamo grazie alla geometria, ma non li consideravamo numeri veri e propri perché era impossibile esprimerli come proporzioni esatte. Adesso tutti questi tipi di numeri (inclusi i numeri complessi, che implicano la radice quadrata di meno uno) sono entrati a far parte della matematica, con risultati meravigliosi. E poiché sembra che non esistono altri tipi di numeri da scoprire, il processo è terminato.</p>
<p>Una delle scoperte più valide è il calcolo, che rende possibile lo studio di processi in mutamento continuo, come il moto, grazie a un metodo che permette di padroneggiare cambiamenti infinitamente piccoli. Esso risolve alcuni dei paradossi scoperti nella Grecia antica, oggi conosciuti come i paradossi di Zenone. Per esempio, Zenone argomentava che il moto era impossibile, perché per andare dal punto A al punto B, devi necessariamente attraversare un punto C situato tra i primi due, e prima di arrivare a C, devi passare attraverso D, situato tra A e C, e così via, in modo che di fatto è impossibile cominciare. Il calcolo rende possibile lo studio matematico del moto, incluse le onde di moto, che noi avevamo compreso solo dal punto qualitativo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma la matematica non si è allontanata da ciò che alcuni considerano le nozioni elementari dell’applicabilità dei numeri interi semplici – uno, due, tre ecc. – al funzionamento dell’universo?</p>
<p>Pitagora: Ah, no! Vedi, essa ha meramente aggiunto a questi delle verità fondamentali. Esistono ancora tre dimensioni dello spazio, almeno alla nostra scala macroscopica, e ciò determina molte cose. È ancora necessario un minimo di due punti per determinare una linea, tre per determinare una figura piana come un triangolo, e quattro per specificare un solido come un tetraedro. Questi quattro numeri (disposti in un triangolo) e la loro somma (dieci) costituivano la nostra sacra “tetraktys”.</p>
<p>Questa “tetraktys”, per inciso, è identica nel suo schema essenziale ai dieci componenti del tensore metrico di Riemann, una parte fondamentale della teoria matematica generale della relatività einsteiniana (nota 2). Trovo questo fatto assolutamente stupefacente.</p>
<p>L’universo è ancora un tutto. La vostra concezione secondo cui all’inizio di ogni cosa vi fu una singolarità esplosa nel Big Bang (avete davvero dei nomi divertenti per le cose) vuol dire che tutto è interconnesso, sebbene nella vostra scienza non esista ancora l’idea che l’universo intero sia animato. Molti processi dipendono dall’interazione di due forze opposte: è questa perpetua tensione dinamica tra gli opposti a creare l’infinita molteplicità dei fenomeni. Esistono la forza e l’inerzia, le cariche positive e negative, il maschile e il femminile. Ma occorre l’interazione di tre forze, o enti, per produrre un evento o un fenomeno: tutte le vostre equazioni più importanti hanno tre termini.</p>
<p>Per esempio: forza = massa per accelerazione; energia = massa per la velocità della luce al quadrato; corrente elettrica = voltaggio diviso resistenza. E se in un’equazione esistono altri termini, spesso si tratta di costanti. Inoltre, esistono tre componenti negli atomi: protoni, neutroni ed elettroni. Vi sono tre quark in un protone o un neutrone, e i quark si presentano in tre “colori” e tre coppie di “sapori”. Esistono tre note in un accordo fondamentale, e la mescola di tre colori primari può formare qualsiasi colore. Abbiamo tre tipi interiori di cognizione: sensazione, emozione e intelletto.</p>
<p>Esistono quattro dimensioni, almeno alla nostra scala: tre riguardano lo spazio, una il tempo. Gli eventi hanno luogo su una scena composta di quattro numeri. Il cinque entra in scena con la sezione o rapporto aureo, che tanto ci interessava. La formula del rapporto aureo è (√5+1)/2, e la sezione aurea si trova nella stella a cinque punte e in altre figure a simmetria pentagonale; inoltre, è collegata ai numeri di Fibonacci. Questi numeri e il rapporto aureo sono visibili soprattutto negli esseri viventi, dalla disposizione delle foglie su un gambo alla forma dei semi di girasole e dei cactus, fino alla spirale delle conchiglie marine (nota 3).</p>
<p>Il DNA, visto da un’estremità, ha una simmetria a dieci lati. Il cinque e il dieci saltano fuori anche nelle moderne <em>teorie del tutto</em>, nel tensore metrico di Riemann e, con dieci dimensioni, nella cosiddetta simmetria SU(5) e in alcune di queste nuove <em>teorie della stringa</em>. La nostra idea che il dieci fosse l’unica base corretta per un sistema numerico potrebbe rivelarsi profondamente vera quando la fisica moderna otterrà un quadro più chiaro di una teoria davvero fondamentale.</p>
<p>Potrei andare avanti con gli altri numeri che ritenevamo importanti, mostrandoti sia la persistente validità delle nostre idee, sia il loro legame con le scoperte moderne. L’idea dei “numeri magici”, numeri interi semplici che spuntano da ogni parte, è più attuale che mai.</p>
<p>In realtà, la moderna fisica quantica può considerarsi, in parte, un ritorno ai numeri semplici. Il paradosso fondamentale della teoria quantica è che gli enti elementari si comportano sia come onde che come particelle, sia come oggetti continui che come oggetti discreti. Ciò è simile al comportamento delle corde vibranti, alle quali dedicai tanti studi. Le corde vibrano con moto ondoso, ma solo nelle note discrete (quella fondamentale e quelle armoniche). Tale moto ondoso è determinato dai vincoli alle estremità della corda, che devono restare ferme. La corda può essere divisa dalle vibrazioni solo in una, due, tre ecc. parti, creando la nota fondamentale, la sua ottava, la quinta sopra questa, l’ottava successiva ecc.</p>
<p>La descrizione degli atomi utilizza lo stesso linguaggio matematico: corpi vibranti con certe armoniche, questa volta tridimensionali.</p>
<p>Ciò crea la vostra tavola periodica degli elementi. Naturalmente, adesso avete più di cento elementi invece della terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e l’etere, quelli che noi chiamavamo elementi. Le nostre idee, tuttavia, sono ancora valide come simboli non degli <em>elementi</em>, ma degli stati della materia: solido, liquido, gassoso, plasma ed energia elettromagnetica, oltre a ciò che adesso chiamate il vuoto, che non è vuoto come la parola lascia supporre, bensì brulica di energia. Ma non colpisce il fatto che gli elementi moderni si dividono in gruppi basati sul numero di elettroni orbitali o di modelli vibrazionali? E che le orbite possono avere, rispettivamente, due volte 1, 4, 9 e 16 elettroni, le radici perfette, e che questi numeri a loro volta vengono dai semplici numeri interi che determinano i modelli vibrazionali?</p>
<p>Una cosa è chiara: tutto vibra, è in vibrazione, e la natura fondamentale del mondo è la vibrazione. Per quanto astratte, complicate e poco intuitive diventino le teorie moderne – che siano dieci o ventisei le corde dimensionali in vibrazione, o i gruppi astratti di simmetria – tutte conservano alla base questa verità fondamentale. E le proprietà degli oggetti vibranti sono determinate dai numeri, allo stesso modo delle tonalità musicali.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 4 Pitagora mentre indica i testi antichi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma tu pensavi che la scala musicale, le semplici note rappresentate dalle semplici proporzioni:</p>
<p>1, do; 9/8, re; 5/4, mi; 4/3, fa; 3/2, sol; 5/3, la; 15/8, si; 2, do</p>
<p>fossero il modello fondamentale su cui era costruito l’universo. Di certo le cose non sono così semplici, secondo le idee moderne.</p>
<p>Pitagora: No, non lo sono. Ma penso che diventeranno più semplici quando le vostre teorie si svilupperanno. In realtà, non era quella la scala che usavamo. Nella nostra scala alcune note avevano proporzioni diverse, anche se sempre relativamente semplici. Ed è questa difficoltà nel determinare la scala corretta che mette in evidenza alcuni aspetti molto interessanti dell’analogia musicale.</p>
<p>Le moderne teorie matematiche degli aspetti fondamentali della natura si basano sull’idea di simmetria. Una simmetria esiste quando una proprietà di una configurazione di elementi resta la stessa nonostante una manipolazione della configurazione. Per esempio, se ruoto un esagono di un sesto di cerchio, esso ha lo stesso aspetto. Se non ci fosse simmetria, non ci sarebbero ordine, prevedibilità, modelli; non potrebbe succedere o esistere nulla di riconoscibile. Quindi, non esisterebbe nemmeno l’intelligenza. Il progresso più importante nella fisica matematica moderna è stata la generalizzazione dell’idea di simmetria. Il fatto che io non mi trasformo in un alligatore mentre cammino per la sala riflette una simmetria: le leggi dell’universo non mutano da un punto all’altro. Per il tempo, esiste una simmetria simile: io non svanisco da un momento all’altro. Ma tali simmetrie non sono perfette, perché non tutto resta uguale quando cammino per la sala, né da un istante all’altro. Se esistesse la simmetria perfetta, nulla potrebbe succedere o esistere. Ciò viene ora chiamato <em>simmetria spezzata</em>. La simmetria e la simmetria spezzata sembrano alla base dell’organizzazione fondamentale di ogni cosa (nota 4).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi sembra che tutto ciò faccia riferimento più alla geometria che al numero o alle scale musicali.</p>
<p>Pitagora: Noi consideravamo tutte queste aeree intimamente collegate, e uno degli aspetti meravigliosi della matematica moderna è che anch’essa ha portato insieme molti concetti apparentemente lontani. Di fatto, questo è l’antidoto alla proliferazione delle informazioni di cui stavamo parlando prima.</p>
<p>I numeri possiedono un genere di simmetria. Alcuni sistemi numerali formano quelli che adesso vengono chiamati <em>gruppi matematici</em>, dei quali non starò a illustrare i dettagli. Ma l’idea è che se prendi, per esempio, gli interi positivi (1, 2, 3 ecc.) e applichi a essi un’operazione sommandoli insieme (allo stesso modo in cui applichi un’operazione su un esagono ruotandolo), la somma produce un altro numero intero, non un coniglio. D’altra parte, se dividi due interi, puoi ottenere un altro intero (6/2=3) oppure no (2/3 non è un intero). Ma 2/3 è un numero razionale – è esprimibile come una “ratio”, un rapporto tra numeri interi – quindi hai un gruppo diverso, i numeri razionali, che puoi dividere tra loro e ottenere sempre un numero razionale. Esistono altri requisiti per i gruppi, ma questa è una delle idee principali. Per cui, le cose possono essere classificate in vari gruppi, dotati di varie simmetrie.</p>
<p>Le note della scala musicale, essendo prodotte da vibrazioni che sono rappresentate da rapporti semplici, hanno questo genere di simmetria. Se sali di un quinto (cinque note sulla scala, e 3/2 il numero di vibrazioni) dal Do, ottieni il Sol, mentre se sali di un quarto dal Sol (4/3 il numero di vibrazioni), ottieni un altro Do, un’ottava sopra il primo, perché 3/2 x 4/3 = 12/6 = 2, e l’ottava è due volte il numero di vibrazioni. In generale, se sali di un certo numero di note sulla scala, ottieni un’altra nota nella scala. Ma dopo un po’ c’è un problema, che scoprimmo molto tempo fa. Per esempio, se sali di 12 quinti:</p>
<p>Do, Do#; Sol, Sol#; Re, Re#; La, La#; Mi, Mi# o Fa; Si; Fa#, Do</p>
<p>Ritorni al Do, sette ottave sopra il primo Do. Ma questa nota non è esattamente la stessa della settima ottava, perché (3/2)12 (3/2 moltiplicato se stesso 12 volte) dà 531441/4096 = 129.746, mentre la settima ottava è 27 = 128. Questa differenza, 129.746/128, o 531441/524288 [nota dell’autore: che venne chiamata il comma pitagorico], è ancora un numero razionale, ma certo non un rapporto di numeri piccoli, come le note della scala. Questo problema portò, qualche centinaio di anni fa, al compromesso della vostra musicale temperata. Ma il problema esiste, perché le potenze del 2 e del 3 non coincidono mai esattamente. Quindi, abbiamo un tipo di simmetria imperfetta, risultante semplicemente dalle proprietà del 2 e del 3.</p>
<p>Questa leggera differenza tra il dodicesimo quinto e la settima ottava, se vengono suonate insieme, produce una lieve dissonanza, una tensione che crea un’altra vibrazione. Questa può essere vista come una forza tra le due note. Penso che ciò sia analogo alle forze residuali, risultanti dalla simmetria imperfetta, che creano i diversi livelli di interazione nel mondo. Fammi citare un articolo che ho letto:</p>
<p>“La forza elettromagnetica tiene insieme gli elettroni e i nuclei, dando vita agli atomi. Gli atomi, sebbene siano elettricamente neutri, interagiscono attraverso una forza elettromagnetica residua formando molecole. La forza forte lega i quark formando protoni, neutroni e tutti gli altri adroni, e la residua forza forte tra i protoni e i neutroni è la cosiddetta forza nucleare che li lega a formare i nuclei” (nota 5).</p>
<p>Ebbene, questa è un’analogia, non una diretta corrispondenza. Non dico che abbiamo anticipato i sorprendenti progressi fatti dalla vostra civiltà con la scoperta delle basi matematiche del funzionamento dell’universo. Ma la stupefacente applicabilità della matematica al mondo fisico è oggi ancora più evidente di allora. I numeri semplici e le proporzioni svolgono ancora una parte importante. Può darsi che, con gli sviluppi futuri della scienza, le corrispondenze tra il pensiero antico e moderno diverranno più forti, a questo proposito. Anche adesso, penso che la vostra scienza stia cominciando ad accostarsi alla dimensione dell’ideale, dell’essenza, che è alla base di tutte le cose, anche se quest’ultima non può essere compresa solo grazie alla scienza.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 5 Pitagora come il Maestro della musica.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Qual è, secondo te, l’ostacolo maggiore a una comprensione più completa?</p>
<p>Pitagora: Il ruolo della consapevolezza nell’universo deve entrare a fare parte delle vostre teorie. La fisica moderna riconosce il fatto che il tipo di osservazione di un fenomeno determina in modo essenziale – benché ancora misterioso – la manifestazione della realtà stessa. Ma la consapevolezza deve essere inserita esplicitamente nella teoria, e va compresa la relazione tra il mondo interiore degli esseri consci e il mondo esteriore. Gli scienziati del cervello stanno compiendo adesso, per la prima volta, un grande sforzo per comprendere la consapevolezza; forse ciò servirà a comprendere in che modo questi due mondi convivono.</p>
<p>Note</p>
<p>1. Michio Kaku, Hyperspace: <em>A Scientific Odissey through Parallel Universes, Time Warps, and the 10th Dimension </em>(New York: Oxford University Press, 1994).</p>
<p>2. Ibid., p. 41. La descrizione di uno spazio curvo di quattro dimensioni richiede sedici numeri:</p>
<p>G11 G12 G13 G14</p>
<p>G21 G22 G23 G24</p>
<p>G31 G32 G33 G34</p>
<p>G41 G42 G43 G44</p>
<p>dei quali sei sono sovrabbondanti, per cui ne rimangono dieci. Vedi anche Julian Schwinger, <em>Einstein’s Legacy: The Unity of Space and Time</em> (New York: Scientific American Books, Inc., 1986).</p>
<p>3. Esistono molti libri sull’argomento. Vedi, in particolare, H. E. Huntley, <em>The Divine Proportion: A Study in Mathematical Beauty </em>(New York: Dover Publications, Inc., 1970).</p>
<p>4. Vedi Christian Wertenbaker: <em>Nature’s Patterns</em>, “Parabola”, Vol. 24, Numero 1, febbraio 1999.</p>
<p>5. Howard E. Haber e Gordon L. Kane, <em>Is Nature Supersymmetric?</em>, “Scientific American”, giugno 1986, p. 52.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Michio Kaku. Iperspazio. Un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli e le distorsioni del tempo e la decima dimensione. Macro Edizioni. 2002. ISBN: 8875073694<br />
</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Julian Schwinger. L&#8217;eredità di Einstein. Zanichelli. 1998. ISBN: 8808053407</a><br />
<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0486222543/innernet-20">H. E. Huntley. The Divine Proportion. Dover.1970. ISBN: 0486222543</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>L&#8217;Archivio Akashico: Il libro della vita</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 18:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kevin J. Todeschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
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		<category><![CDATA[Archivio Akashico]]></category>
		<category><![CDATA[Blavatsky]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Archivio Akashico o &#8220;Il libro della vita&#8221; può essere considerato l&#8217;equivalente di un super-computer dell&#8217;universo. È questo computer che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto sulla terra. Forse la più completa fonte di informazioni sull&#8217;Archivio Akashico viene dall&#8217;opera chiaroveggente di Edgar Cayce. Non è esagerato affermare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Edgar Cayce.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/edgar-cayce.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/edgar-cayce.jpg" alt="Edgar Cayce.jpg" hspace="6" align="left" /></a>L&#8217;Archivio Akashico o &#8220;Il libro della vita&#8221; può essere considerato l&#8217;equivalente di un super-computer dell&#8217;universo. È questo computer che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto sulla terra. Forse la più completa fonte di informazioni sull&#8217;Archivio Akashico viene dall&#8217;opera chiaroveggente di Edgar Cayce.</p>
<p>Non è esagerato affermare che il computer ha trasformato (e sta ancora trasformando) il pianeta intero. Che si tratti della tecnologia, dei trasporti, della comunicazione, dell’educazione o dell’intrattenimento, l’era del computer ha rivoluzionato il globo e i modi in cui comunichiamo e interagiamo tra noi. Nessun settore della società moderna è stato risparmiato.</p>
<p>La quantità di informazioni immagazzinata nella memoria dei computer e presente ogni giorno nella “strada maestra” di Internet è incalcolabile. Tuttavia, questo vasto complesso di sistemi computerizzati e database collettivi non è ancora in grado di avvicinarsi alla potenza, la memoria o l’onnisciente capacità di registrazione dell’Archivio Akashico.</p>
<p>Per semplificare le cose, l’Archivio Akashico o <em>Il libro della vita</em> può essere considerato l’equivalente di un super-computer dell’universo. È questo computer che funge da memoria centrale di tutte le informazioni di ogni individuo che abbia mai vissuto sulla Terra. Più che un semplice contenitore di eventi, l’Archivio Akashico contiene ogni azione, parola, sentimento, pensiero e intenzione che sia mai avvenuto in qualsiasi momento della storia mondiale. Al contrario di un semplice magazzino di memoria, questo Archivio Akashico è interattivo, poiché esercita una grandissima influenza sulla nostra vita di ogni giorno, le relazioni, i sentimenti, i sistemi di credenze e le realtà potenziali che attiriamo su di noi.</p>
<p><a title="Archivio Akashico biblioteca.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/archivio-akashico-biblioteca.jpg"><img class="alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/archivio-akashico-biblioteca.jpg" alt="Archivio Akashico biblioteca.jpg" width="336" height="107" align="bottom" /></a>L’Archivio Akashico contiene l’intera storia di ogni anima, sin dall’alba della Creazione. Questo archivio ci connette tutti gli uni agli altri, e contiene ogni simbolo archetipo o racconto mitologico che abbia mai influenzato profondamente il comportamento e le esperienze dell’uomo. <span id="more-517"></span></p>
<p>L’archivio Akashico ispira i sogni e le invenzioni, provoca l’attrazione o la repulsione tra gli esseri umani, modella e foggia i livelli della consapevolezza umana, costituisce una porzione della Mente Divina, è il giudice e la giuria imparziali che cercano di guidare, educare e trasformare ogni individuo per farlo evolvere al meglio delle sue possibilità, e infine incarna una matrice fluida e sempre mutevole di futuri possibili che diventano attuali quando noi esseri umani interagiamo e impariamo dai dati che si sono già accumulati.</p>
<p>Informazioni su questo Archivio Akashico – questo Libro della Vita – si possono trovare nel folklore, nei miti e in tutto l’Antico e Nuovo Testamento. Sono rintracciabili nelle popolazioni semitiche, negli Arabi, gli Assiri, i Fenici, i Babilonesi e gli Ebrei. In ognuna di queste popolazioni esisteva la credenza nell’esistenza di una sorta di tavole celesti contenenti la storia del genere umano e ogni tipo di nozione spirituale.</p>
<p>Nelle Scritture, il primo riferimento a un libro ultraterreno si trova in Esodo 32:33. Dopo che gli Israeliti avevano commesso un peccato gravissimo adorando il vitello d’oro, fu Mosè a intercedere per loro, giungendo a offrire la propria totale responsabilità e la cancellazione del proprio nome “dal tuo libro che hai scritto” a espiazione delle loro azioni. In seguito, nell’Antico Testamento, apprendiamo che non esiste nulla di un individuo che non sia riportato in questo stesso libro. Nel Salmo 139, Davide accenna al fatto che Dio ha scritto tutti i dettagli della sua vita, incluso ciò che è imperfetto e le azioni ancora da svolgere.</p>
<p>Per molte persone, questo Libro della Vita è semplicemente un’immagine simbolica di coloro che sono destinati al paradiso; le sue radici sono gli archivi genealogici o forse i primi censimenti. La religione tradizionale suggerisce che questo libro – in forma letterale o simbolica – contiene i nomi di tutti coloro che sono degni di salvezza. Il Libro va aperto in relazione al giudizio divino (Dan. 7:10, Rev. 20:12). Nel Nuovo Testamento, i redenti dal Cristo sono contenuti nel Libro (Filippesi 4), mentre coloro che non si trovano nel Libro della Vita non entreranno nel Regno dei Cieli.</p>
<p>Come interessante corollario, nel mondo antico il nome di una persona era un simbolo della sua esistenza. Secondo Sir James Thomas Frazer, autore di <em>The Golden Bough</em> – una delle opere più esaurienti sulla mitologia mondiale – tra il nome e l’esistenza di una persona esisteva un legame tale che “era possibile compiere riti magici su un uomo indifferentemente attraverso il suo nome, i suoi capelli, le sue unghie o qualsiasi altra parte materiale della sua persona”. Nell’antico Egitto, cancellare un nome da un registro equivaleva addirittura a eliminare il fatto che una persona fosse mai esistita.</p>
<p><a title="Archivio Akashico libri.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/archivio-akashico-libri.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/archivio-akashico-libri.jpg" alt="Archivio Akashico libri.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Più vicino ai giorni nostri, molte informazioni sull’Archivio Akashico sono state fornite da stimati medium e mistici contemporanei, ovvero individui la cui percezione si estendeva in qualche modo oltre i limiti delle tre dimensioni. Secondo H. P. Blavatsky (1831-1891), un’immigrata russa mistica e fondatrice della Società Teosofica, l’Archivio Akashico è molto di più che un semplice elenco statico di dati che un sensitivo può raccogliere qui e là; piuttosto, l’Archivio esercita un’influenza continua e creativa sul presente:</p>
<blockquote><p>Akasha è uno dei principi cosmici e un soggetto plastico, creativo nella sua natura fisica, immutabile nei suoi principi più elevati. È la quintessenza di tutte le possibili forme di energia, materiale, psichica o spirituale; inoltre, contiene in sé i germi della creazione universale, che fiorisce sotto l’impulso dello Spirito Divino.</p>
<p>Alchemy and the Secret Doctrine</p></blockquote>
<p>Rudolf Steiner (1861-1925), il filosofo, pedagogista e fondatore della Società Antroposofica nato in Austria, possedeva la capacità di ricevere informazioni da oltre il mondo materiale: un “mondo spirituale” che per lui era tanto reale quanto per gli altri lo era il mondo fisico. Steiner affermava che la capacità di percepire questo altro mondo poteva essere sviluppata, rendendo un individuo capace di scorgere eventi e informazioni in tutto e per tutto concreti come quelli presenti:</p>
<blockquote><p>…l’uomo è in grado di penetrare alle origini eterne delle cose che svaniscono con il tempo. In questo modo, egli amplia la sua facoltà cognitiva se, per quel che riguarda la conoscenza del passato, non si limita alle evidenze esteriori. Poi egli può vedere negli eventi non percepibili ai sensi, quella parte che il tempo non è in grado di distruggere. Egli passa dalla storia transitoria a quella non-transitoria. È un fatto che questa storia sia scritta in caratteri diversi rispetto a quella ordinaria. Nella gnosi e nella teosofia viene chiamata la “Cronaca Akashica”… Al non iniziato, che non è ancora in grado di fare l’esperienza di un mondo spirituale separato, è facile che l’iniziato sembri un visionario, se non qualcosa di peggio. Chi ha acquisito la capacità di percepire il mondo spirituale arriva a conoscere gli eventi passati nel loro carattere eterno. Questi ultimi non stanno di fronte a lui come la morta testimonianza della storia, bensì appaiono pieni di vita. In un certo senso, ciò che è avvenuto ha luogo davanti a lui.</p></blockquote>
<blockquote><p>Cosmic Memory</p></blockquote>
<p>Per quanto riguarda le intuizioni moderne, forse la più completa fonte di informazioni sull’Archivio Akashico viene dall’opera chiaroveggente di Edgar Cayce (1877-1945), mistico cristiano e fondatore della A.R.E. Per trentatré anni della sua vita adulta, Edgar Cayce possedette la capacità soprannaturale di sdraiarsi su un lettino, chiudere gli occhi, unire le mani sullo stomaco ed entrare in una sorta di stato alterato in cui aveva accesso praticamente a qualsiasi tipo di informazione. L’accuratezza dell’opera telepatica di Cayce è dimostrata da circa una dozzina di biografie e da centinaia di libri che analizzano vari aspetti delle informazioni e delle migliaia di argomenti da lui discussi.</p>
<p>Quando era interrogato sulle fonti delle sue informazioni, Cayce rispondeva che erano essenzialmente due. La prima era la mente subconscia dell’individuo cui stava dando la “lettura”, la seconda era l’Archivio Akashico.</p>
<p>Più spesso, quando dava una lettura sulla storia dell’anima di una persona o sulla sua dimora individuale nello spazio e il tempo, Cayce cominciava con un’affermazione del tipo: “Sì, abbiamo di fronte a noi l’archivio dell’entità adesso conosciuta o chiamata…”. Discutendo il processo mediante il quale accedeva a questi archivi, Edgar Cayce descrisse la sua esperienza come segue:</p>
<blockquote><p>Vedo me stesso come un piccolo punto fuori dal corpo fisico, che giace inerte davanti a me. Mi sento oppresso dall’oscurità e provo una solitudine terribile. Sono consapevole di un fascio bianco di luce. Da piccolo punto che sono, mi dirigo verso l’alto seguendo la luce, sapendo che devo seguirla, altrimenti sarò perduto.</p>
<p>Man mano che percorro questo cammino di luce, divento gradualmente consapevole di vari livelli sopra i quali c’è movimento. Sopra il primo livello esistono forme indistinte e orribili, figure grottesche come quelle che si vedono negli incubi. Andando avanti, cominciano ad apparire da entrambi i lati figure deformi di esseri umani con alcune parti del corpo ingrandite. Di nuovo, avviene un cambiamento e divento consapevole di figure grigie incappucciate che si muovono verso il basso. Gradualmente, il loro colore si fa più chiaro. Poi, la direzione cambia e queste figure si muovono verso l’alto, mentre il colore delle loro tuniche si schiarisce rapidamente. In seguito, cominciano ad apparire da entrambi i lati profili indistinti di case, muri, alberi ecc., ma ogni cosa è priva di movimento. Andando avanti, appaiono quelle che sembrano normali città, con più luce e movimento. Quando quest’ultimo aumenta, divento consapevole dei suoni: inizialmente strepiti confusi, poi odo musiche, risate e canti di uccelli. C’è sempre più luce, i colori diventano bellissimi e si sente il suono di una musica meravigliosa. Le case restano indietro, davanti c’è solo un insieme di suoni e colori. Improvvisamente mi imbatto in un archivio. Si tratta di una sala senza muri né soffitto, ma sono consapevole di vedere un uomo anziano che mi porge un grande libro, una documentazione dell’individuo per il quale sto cercando informazioni.</p>
<p>Lettura 294-19 (Trascrizione).</p></blockquote>
<p>Una volta presa in mano la documentazione, Cayce aveva la capacità di selezionare le informazioni più utili per l’individuo in quel momento della sua vita. Frequentemente, una lettura poteva lasciare capire che era stata fornita solo una selezione del materiale disponibile, ma che all’individuo venivano date le cose “più utili e promettenti”. Intuizioni aggiuntive erano spesso fornite in letture successive, dopo che l’individuo aveva cercato di lavorare e mettere in pratica le informazioni già ricevute.</p>
<p>Forse per alludere al fatto che l’Archivio Akashico non era semplicemente una trascrizione del passato, ma includeva il presente, il futuro e alcune possibilità, nella lettura 304-5 Cayce fece una curiosa dichiarazione introduttiva. Discutendo del Libro della Vita, egli affermò che era “L’archivio di Dio, di te, della tua anima interiore e della conoscenza di essa” (281-33). In un’altra occasione (2533-8), fu chiesto a Cayce di spiegare la differenza tra il Libro della Vita e l’Archivio Akashico:</p>
<blockquote><p>“Domanda: [Cosa si intende con] il Libro della Vita?<br />
Risposta: L’archivio che l’entità stessa scrive pazientemente sopra la matassa del tempo e dello spazio. Esso viene aperto quando il sé è sintonizzato con l’infinito, e può essere letto da coloro che si stanno armonizzando con tale consapevolezza…<br />
D: Il libro dei Ricordi di Dio?<br />
R: Questo è il Libro della Vita.<br />
D: L’Archivio Akashico?<br />
R: Quelli creati dall’individuo, come appena indicato.<br />
Lettura 2533-8</p></blockquote>
<p>Le letture di Edgar Cayce suggeriscono che tutti noi scriviamo la storia della nostra vita tramite i nostri pensieri, le nostre azioni e la nostra interazione con il resto della Creazione. Queste informazioni hanno un effetto su di noi nel qui e ora. Di fatto, l’Archivio Akashico ha un tale impatto sulle nostre vite e le potenzialità che attiriamo su di noi, che qualsiasi indagine su di esso non può fare a meno di darci intuizioni sulla natura di noi stessi e della nostra relazione con l’universo.</p>
<p>Ci sono molte più cose nella nostra vita, nella nostra storia e nella nostra influenza individuale sul domani di quante, forse, abbiamo mai avuto il coraggio di immaginare. Avendo accesso alle informazioni dell’Archivio Akashico, il database dell’universo, molte cose potrebbero esserci rivelate. Il mondo, così come lo abbiamo collettivamente percepito, non è che una pallida ombra della realtà.</p>
<blockquote><p>Nel tempo e nello spazio sono scritti i pensieri, le azioni, le attività di un’entità: nella loro relazione all’ambiente, alla sua influenza ereditaria; e nel loro essere guidati, ovvero diretti dal giudizio o in accordo a ciò che l’entità ritiene ideale. Per questo, come spesso è stato definito, l’archivio è il libro dei ricordi di Dio; e ogni entità, ogni anima… Riguardo le sue attività quotidiane, ne compie alcune bene, altre male e altre ancora in modo neutro, a seconda dell’applicazione del sé dell’entità a quella che è la maniera ideale di utilizzare il tempo, l’opportunità e l’espressione di ciò per cui ogni anima entra in una manifestazione materiale.<br />
L’interpretazione, come è stata formulata qui, viene data con il desiderio e la speranza che, nel rivelare questo all’entità, l’esperienza possa essere utile e promettente.<br />
Edgar Cayce, lettura 1650-1</p>
<p>Sì, abbiamo il corpo qui, e la documentazione come è stata prodotta e come potrebbe essere prodotta con l’esercizio della volontà, e la condizione – così come è stata creata – che prescinde dall’influenza o gli effetti della volontà. Abbiamo condizioni che potrebbero essere state, che sono e che potrebbero essere. Non mischiate le tre, e non incrociate i loro intenti.<br />
Lettura 340-5</p></blockquote>
<p><em>Il Libro della Vita – o l’Archivio Akashico – è il magazzino di tutte le informazioni riguardanti ogni individuo mai vissuto sulla Terra: esso contiene ogni parola, azione, sentimento, pensiero e intenzione mai avvenuti. Apprendi in che modo hai il controllo del tuo destino e come puoi utilizzare il tuo archivio – le tue vite passate, le tue esperienze presenti e il tuo futuro non ancora dischiuso – per creare la vita che desideri.</em></p>
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<p>Tratto da <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0876044011/innernet-20">Kevin J. Todeschi. Edgar Cayce on the Akashic Records: The Book of Life. A.R.E. Press. 1998. ISBN: 0876044011.</a> Per gentile concessione di A.R.E., Association for Research and Enlightenment. 215 67th Street Virginia Beach, VA 23451-2061, U.S.A. <a href="http://www.edgarcayce.org/">http://www.edgarcayce.org<br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>Il Rebirthing come percorso di crescita</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2008 22:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Visini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Nel corso della sua storia il Rebirthing e la respirazione che ne costituisce la tecnica fondamentale, sono stati associati soprattutto alla possibilità di rivivere la propria nascita o al raggiungimento di stati ampliati di coscienza. Questi ultimi potevano riferirsi, senza precise distinzioni, sia alle dimensioni “prepersonali” dell’inconscio collettivo, cioè ai contenuti attinenti alla storia psichica dell’umanità, sia all’inconscio superiore, più propriamente transpersonale o spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Nessuna delle due visioni permette di comprendere in modo adeguato la complessità, la profondità e l’efficacia terapeutica di quel viaggio di integrazione della personalità e di autoconoscenza che il Rebirthing Transpersonale permette di intraprendere.</p>
<p class="MsoNormal">Propongo quindi di utilizzare, come referente teorico, la metafora del “percorso di crescita” che permette di includere in una visione dinamica ed evolutiva le molteplici esperienze che emergono nelle sedute. Il cammino, il <em>percorso</em>, parte dal luogo e dal momento in cui la persona si trova e si inoltra per territori non prestabiliti che si rivelano nel corso delle sedute, secondo tempi e modi spontanei e adeguati alle esigenze di chi si rivolge a questo metodo. Il termine<em> crescita</em> si riferisce al potenziale evolutivo di ciascuno di noi, alle intrinseche capacità e risorse che ogni essere umano ha in se stesso e che tendono sempre a un’espressione più completa, creativa, autonoma delle proprie potenzialità, di chi si è veramente, aldilà dei condizionamenti e delle risposte difensive ai vari eventi e sofferenze della vita.</p>
<p class="MsoNormal">Si tratta, dunque, di un contesto interpretativo molto flessibile e che si adatta facilmente sia ai bisogni di chi è alla ricerca di soluzione e sollievo per i propri disturbi psicosomatici ed esistenziali, sia ai vissuti che emergono nelle sedute e che possono provenire da diverse “aree” dell’organismo bio-psico-spirituale, senza la rigidità di voler imbrigliare le esperienze perché si adattino a uno schema precostituito.</p>
<p class="MsoNormal">Il percorso di crescita è un cammino di trasformazione, un viaggio che ci porta in contatto con il nucleo più profondo di noi stessi. Il tema del viaggio è un archetipo che accompagna da sempre l’umanità, da Ulisse a Dante, dalla ricerca del Graal al viaggio sciamanico e iniziatico di morte e rinascita, dal simbolismo alchemico alle fiabe e alla letteratura. Durante qualsiasi viaggio una mappa è necessaria per orientarsi. Sappiamo che le mappe non sono il territorio, per questo devono essere flessibili, devono essere spesso ridefinite, aggiornate, ridisegnate, man mano che il territorio reale si rivela e si dispiega davanti ai nostri occhi. Man mano che diventiamo più capaci di percorrerlo e di decifrarlo.<span id="more-914"></span></p>
<p class="MsoNormal">Nell’utilizzare questo schema di riferimento (il percorso, il viaggio, il cammino) possiamo avvalerci di validi modelli di evoluzione della coscienza che ci consentono di precisare meglio i contorni di quello che incontriamo e d’inquadrare (e quindi integrare) le esperienze molteplici che si schiudono quando la respirazione, praticata nel Rebirthing, apre l’accesso alle varie dimensioni della coscienza. Mi riferisco in particolare ai modelli (simili) elaborati da Ken Wilber e dalla Psicosintesi di Roberto Assagioli.</p>
<p class="MsoNormal">K. Wilber parla di uno sviluppo dalla dimensione prepersonale (che include in gran parte l’inconscio collettivo archetipico studiato da C.G. Jung), alla dimensione personale e al transpersonale. R. Assagioli, suddivide il suo modello della psiche (l’ovoide assagioliano; vedi sotto la figura) in inconscio inferiore, inconscio medio e inconscio superiore con l’inconscio collettivo (inteso come la psiche di massa, in un senso che lo differenzia parzialmente da Jung) che circonda l’ovoide con cui è in continua osmosi.</p>
<p class="MsoNormal">Inoltre, quest’approccio considera fondamentale dare attenzione ai temi psicodinamici e alla realizzazione di una psicosintesi personale intorno al centro dell’Io, pur mantenendo costantemente la visione dell’essere umano come un Sé spirituale (la sorgente dell’Io). Questa visione è la bussola che guida, come la stella cometa dei Magi, verso il dischiudersi della dimensione superconscia e verso una psicosintesi transpersonale. Anche Wilber insiste nel vedere il livello dell’io e il senso di identità e di consapevolezza individuale come tappe essenziali dell’evoluzione della coscienza: dalla unione Io/Universo inconscia e prepersonale, all’identità personale separata, all’unione conscia Io/Universo transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-ovoide.jpg"><img class="size-full wp-image-915" style="vertical-align: middle;" title="rebirthing-ovoide" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-ovoide.jpg" alt="rebirthing-ovoide" width="218" height="336" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Da quanto precede e ai nostri fini, ci interessa sottolineare due aspetti importanti che costituiscono una guida imprescindibile per orientarci sul nostro percorso: il primo è la distinzione tra inconscio inferiore o prepersonale e inconscio superiore o transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal">Nell’inconscio inferiore, seguendo Assagioli, troviamo: la coordinazione delle funzioni fisiologiche, tendenze e impulsi primitivi, molti complessi psichici a forte tonalità emotiva che sono resti del passato prossimo o remoto, individuale, ereditario e atavico, manifestazioni morbose come fobie, pensieri ossessivi, ecc. e anche facoltà parapsicologiche spontanee e non dominate.</p>
<p class="MsoNormal">Nella dimensione transpersonale, che, come dice Wilber, si riferisce al futuro evolutivo dell’essere umano e non al suo passato, risiedono, allo stato latente o potenziale, le energie superiori dello Spirito e i poteri supernormali di tipo elevato. Da esso provengono anche le intuizioni e le ispirazioni superiori, gli imperativi etici, gli slanci altruistici.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">L’altro aspetto che ci interessa si riferisce all’importanza che è necessario attribuire alla risoluzione delle problematiche che attengono alla sfera personale, al superamento degli aspetti conflittuali e al raggiungimento di una soddisfacente integrazione dei vari aspetti della personalità e di una sufficiente autonomia psicologica, anche in presenza di un’apertura verso la sfera transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal">Questo ben si integra con la visione wilberiana (non presente in modo esplicito e dettagliato<span> </span>nella Psicosintesi) che distingue i <em>livelli</em> o <em>stadi</em> di evoluzione della coscienza dagli <em>stati</em> di coscienza, e in particolare dagli stati ampliati, in cui si entra in contatto con dimensioni non personali, sia prepersonali sia transpersonali, questi ultimi spesso chiamati “esperienze delle vette” (<em>peak experiences</em>).</p>
<p class="MsoNormal">Dice Wilber:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Ci sono differenti <em>stati di coscienza</em>. Stati ordinari, stati alterati, stati meditativi, stati ipnotici, stati di sogno, stati sciamanici, stati senza forma, stati non duali, stati ipnagogici, stati prodotti dalla sincronizzazione delle onde cerebrali, esperienze di vetta, stati di flusso (<em>flow states</em>), stati risvegliati. (…)<span> </span>Differenti stati di coscienza dischiudono mondi del tutto differenti, e l’esplorazione di questi mondi differenti è cominciata. Poiché la maggior parte degli stati di coscienza e delle esperienze di vetta sono variazioni dei tre o quattro stati naturali di veglia, sogno, sonno profondo senza sogni e unità, essi sono stati spesso raggruppati in quelle quattro categorie generali e chiamati: <em>stati grossolani</em> (veglia), <em>sottili </em>(sogno), <em>causali </em>(senza forma) e <em>non duali </em>(unità).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Oltre agli <em>stati</em> di coscienza, ci sono gli <em>stadi</em> di coscienza. Qual è la differenza? Gli <em>stati</em> sono temporanei, gli <em>stadi </em>sono permanenti. … Gli stadi (o livelli) sono il modo in cui l’evoluzione catapulta tutti i fenomeni fuori dal caos verso sfere di sempre maggior organizzazione e inclusione. Un esempio semplice e chiaro: dagli atomi alle molecole alle cellule agli organismi. Ognuno di essi è uno stadio, e ogni stadio trascende e include gli stadi precedenti, così che l’evoluzione si presenta come una serie di sfere “annidate”, incluse, una nell’altra, o <em>oloni</em> – un tutto che è parte di un tutto più grande, e questo, a quanto pare, all’infinito. Quindi l’evoluzione presenta una sua intrinseca direzionalità, dagli atomi alle molecole alle cellule: non troverete mai molecole che emergono prima degli atomi, o cellule prima delle molecole. Non si conoscono eccezioni in nessuna parte dell’universo, quindi “stadi”, “evoluzione” e “crescita” sono di fatto sinonimi. (Tratto dall’Introduzione a “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/translucent.htm" target="_blank">The Translucent Revolution</a>” da me tradotta).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Qual è l’esatta natura di questi livelli nella psiche umana? Essi sono fondamentalmente, <em>livelli di coscienza</em>, che sembrano estendersi lungo l’intero spettro della coscienza stessa, dal subconscio, al conscio al superconscio.<span style="font-size: 10pt; color: red;"> </span>Questo spettro globale della coscienza è ben conosciuto dalle più importanti tradizioni di saggezza del mondo, dove una versione di esso appare come la Grande Catena dell’Essere che, viene affermato, spazia dalla materia al corpo alla mente all’anima e allo spirito. Grande Catena è, forse, una definizione non del tutto appropriata. Non si tratta, infatti, di una catena lineare, ma di una serie di sfere racchiuse una nell’altra: viene detto che lo spirito trascende ma include l’anima, che trascende ma include la mente, che trascende ma include il corpo, che trascende ma include la materia. In accordo con questa visione, è più accurato utilizzare la definizione “Grande Campo dell’Essere.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-essere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-916" title="rebirthing-essere" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-essere.jpg" alt="rebirthing-essere" width="390" height="288" /></a></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Io utilizzo spesso nove o dieci <em>livelli di base</em> o onde della coscienza (che sono variazioni di materia, corpo, mente, anima e spirito), poiché le prove suggeriscono che queste onde di base sono ampiamente universali o generalmente simili nelle loro caratteristiche profonde dovunque esse appaiano (per esempio, la mente umana, in qualsiasi luogo appaia, ha la capacità di formare immagini, simboli e concetti. I contenuti di queste immagini e simboli variano da cultura a cultura, ma la capacità in quanto tale è universale. …. Si assume che i processi psicologici di base siano comuni alla specie, caratteristiche umane condivise, ma che la cultura introduca delle variazioni in queste similarità basiche sottostanti). <span> </span>(Tratto dalla mia traduzione di un testo di K.Wilber: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/betkenwilber13.htm" target="_blank">Lineamenti di una Psicologia Integrale</a>&#8220;.)</p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal">Le problematiche di tipo psicosomatico e psicodinamico, le tematiche legate al trauma della nascita e i contenuti relativi all’inconscio collettivo attengono essenzialmente ai livelli che Wilber chiama materia, corpo/vita e mente. Le aspirazioni transpersonali attengono naturalmente ai due livelli di anima e Spirito. Ricordiamo che, nell’approccio integrale, la dimensione spirituale non è soltanto un livello più elevato o più profondo da raggiungere, ma anche il fondamento e il presupposto sempre presente dell’intera evoluzione e della coscienza. Nella Psicosintesi, il Sé è la sorgente dell’Io ed è l’autore del progetto esistenziale.</p>
<p class="MsoNormal">Se pur non in modo lineare, anzi spesso con un movimento a spirale, nel Rebirthing si dipana un cammino che ha come prima tappa quella di una necessaria riorganizzazione, integrazione o superamento di sensazioni, emozioni, impulsi, desideri, complessi, subpersonalità, schemi mentali obsoleti e preconcetti su se stessi e sul mondo, condizionamenti subiti e interiorizzati che tiranneggiano la coerente espressione della personalità e delle proprie potenzialità. La progressiva disidentificazione da questi contenuti psichici consente l’autoidentificazione con quel centro dotato di volontà e consapevolezza che è l’Io.</p>
<p class="MsoNormal">Diventa, allora, possibile scoprire un nuovo senso di identità e dare un nuovo e più profondo significato alla nostra esistenza. Pur accettando i nostri limiti, riconosciamo anche che abbiamo la possibilità di scegliere. Emerge una maggiore assunzione di responsabilità che ci aiuta a diventare “soggetti” della nostra vita, o come dice la Psicosintesi a “co-creare” la nostra vita e non più sentirci come esseri passivi, spettatori impotenti o addirittura vittime, che credono di essere completamente in balia dei vissuti interiori e delle condizioni esteriori.</p>
<p class="MsoNormal">Nel Rebirthing Transpersonale intraprendiamo un cammino attraverso la “selva oscura” della confusione, dell’ansia, del panico, dell’incapacità di fare scelte, dell’insicurezza, del sentirsi inadeguati, della vergogna, del senso di colpa, ecc.. Queste sensazioni, emozioni, pensieri li percepiamo meglio, li circoscriviamo, ne delineiamo la storia. Quello che prima sembrava sopraffarmi, adesso posso osservarlo da una certa distanza. Cominciamo a percepire il centro della coscienza, l’Io, e, approfondendo il processo, la luminosa sorgente transpersonale, il Sé. <span style="color: navy;">L</span>a psicosintetista A. M. Finotti in un brano (disponibile sul mio sito) intitolato “La Metafora della Via” parla di una progressiva trasformazione che avviene in noi, sul cammino di crescita, da vagabondi confusi e trascinati dagli eventi, in viandanti sul cammino, in pellegrini verso una meta e poi, quando si apre il cuore, in servitori della vita e degli altri esseri.</p>
<p class="MsoNormal">La disidentificazione, pietra miliare della Psicosintesi, con la respirazione avviene in modo semplice e naturale: sono l’io che respira e allo stesso tempo sento l’emozione salire, il vissuto emergere: sono, ad esempio, quel bambino o quella bambina non visti, non abbastanza amati, non riconosciuti, sono quel ragazzo o quella ragazza impauriti che si consideravano brutti e inadeguati, sono quell’adulto che ha vissuto una perdita, che non ha superato separazione e lutto, fallimento e delusione.</p>
<p class="MsoNormal">Le situazioni emotive non integrate rimangono nel nostro inconscio e ci influenzano, anche se non ne abbiamo il ricordo o le abbiamo razionalizzate. Quel bambino o quella bambina sono ancora con noi, con le loro paure, con la loro fame d’amore, con le loro richieste insoddisfatte. Diventano delle vere “subpersonalità”. E nelle sedute di Rebirthing, non importa l’età della persona, emerge spesso insieme al pianto quell’invocazione sconsolata che abbiamo serbato dentro di noi per anni: “Mamma, dove sei?” Oppure, in un insight folgorante, ci appare chiaro quello schema di comportamento che ci ha condizionato da sempre. Vederlo significa iniziare a disidentificarci e quindi a non esserne più condizionati. Comincia a sciogliersi la rigidità di un comportamento stereotipato, non adatto, inefficace, diventiamo più flessibili e possiamo cambiare la nostra visione della realtà.</p>
<p class="MsoNormal">Quel modello di comportamento poteva, per esempio, rispondere a un certo tipo di messaggio ricevuto dai genitori in modo esplicito o non verbale che l’Analisi Transazionale (AT) ha schematizzato nei cinque “messaggi spinta”: sii perfetto, sii forte, sforzati, sbrigati, compiaci. A questi potremmo aggiungere quelle che l’AT<span> </span>chiama “ingiunzioni”: non crescere, non riuscire, non essere te stesso, non sentire, non pensare, non riuscire, non essere un bambino, ecc. Il bambino o la bambina interiorizzano questi messaggi e cercano di adeguarsi, di rispondere e corrispondere con gli strumenti esigui a loro disposizione. Sanno intuitivamente che solo così saranno accettati, amati e potranno… sopravvivere.</p>
<p class="MsoNormal">In una seduta un uomo rivive la scena: la madre è malata, è malata da tanto tempo, lui è lì, bambino, vicino a lei, la guarda, lei non lo guarda, concentrata su se stessa. Si sente solo, piange nella seduta. E dà voce a quella che era la sua emozione di allora, la esplicita, la rende intellegibile : “Mamma, voglio che stai bene, che tu sia felice. Sarò forte, me la caverò da solo, sarò bravo, sarai contenta di me.” Ora è chiaro cosa c’è alla base di quel suo modo di sentire la vita come un’immane fatica. Sempre troppo responsabile, aveva negato le sue esigenze e i suoi bisogni, si era sempre fatto carico di tutto e di tutti. Portava il mondo intero sulle su spalle. Il risultato è la tensione permanente, l’insonnia e l’ansia che lo sveglia nel cuore della notte come una mano che gli stringe il collo e non lo fa respirare, gli occhi smarriti nel buio.</p>
<p class="MsoNormal">La potenza della respirazione (riconosciuta dai tempi più antichi in tutte le tradizioni orientali e occidentali) è tale che riattiva quelle aree del nostro corpo-mente che ci “trasportano” letteralmente in quelle situazioni, così che possiamo finalmente integrare quei vissuti e pacificare il nostro passato. Non c’è solo una comprensione razionale, ma uno scioglimento di quel nodo intricato fatto di tensioni fisiche, emozioni, pensieri, idee, alla luce di una consapevolezza che può integrare il passato e, finalmente, chiudere le porte che vanno chiuse.</p>
<p class="MsoNormal">E’ stato detto che<span> </span>il Rebirthing è una forma di “meditazione” adatta agli Occidentali. In effetti, porta rapidamente a risultati che certamente si avvicinano a quelli della meditazione prolungata, proprio perché accelera la presa di distanza dai contenuti interiori, sempre cangianti e spesso caotici, e ci fa sperimentare quel centro di “pura consapevolezza” che è anche la meta della Psicosintesi. Progressivamente si consolida la dimensione transpersonale del “testimone”.</p>
<p class="MsoNormal">In quello stato le dimensioni si ampliano, non più impauriti e contratti, non più barricati dietro le strutture difensive che abbiamo eretto e che ci fanno rifiutare ciò che accade, diventa allora possibile per noi l’apertura alla dimensione trascendente, poiché diventiamo capaci di collaborare con la vita. Superiamo i confini fittizi che abbiamo creato e ci hanno relegato in un luogo così angusto che non possiamo più respirare. Tutto può essere, allora, un’occasione di crescita e di conoscenza, non siamo più attaccati a ciò che ci dà sicurezza e che amiamo, non rifuggiamo più, come prima, ciò che temiamo e ci fa soffrire. Nella nostra accresciuta capacità di accettare ciò che è, ci sentiamo parte di un Tutto più vasto, la nostra volontà si allea a una Volontà più grande, la nostra musica ritrovata si accorda alla grande sinfonia dell’Universo.</p>
<p class="MsoNormal">E’ evidente che se una persona decide di avvicinarsi<span> </span>a questo metodo per risolvere malesseri e disagi fisici e psicologici, saranno necessari l’accoglienza e l’ascolto empatico che riconoscono, in prima istanza, lo stato di sofferenza della persona senza negarlo o minimizzarlo; segue l’accompagnamento e l’integrazione delle tensioni, resistenze e blocchi fisici, emotivi e mentali che emergono nelle sedute. Successivamente, proprio a partire dallo stato di pace interiore, gioia, ottimismo e<span> </span>benessere psicofisico che si può manifestare fin dalla prima seduta, si potrà riflettere insieme sul significato dei due stati differenti sperimentati, le onde tumultuose del funzionamento psicofisico e la calma incommensurabile della profondità dell’essere. <span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Un aspetto importante da richiamare qui è quella caratteristica dell’inconscio studiata<span> </span>da S. Grof (lo psichiatra cecoslovacco che opera in America e che, dopo aver utilizzato per anni l’acido lisergico o LSD, ha creato il metodo, simile al Rebirthing, chiamato Respirazione Olotropica). Egli ha dimostrato che l’inconscio tende a conservare i ricordi dei nostri vissuti, antichi e recenti, assemblandoli in “pacchetti” che hanno lo stesso tipo di tonalità emotiva o lo stesso tema in comune. Grof usa il termine di sistemi COEX, cioè “sistemi di esperienze compresse”.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Questo significa che se, per esempio, noi abbiamo una serie di esperienze che hanno un tema o un tipo di emozione in comune, come sentirci umiliati, sentirci incapaci, senso di colpa, rabbia, ecc., queste tendono ad aggregarsi nell’inconscio con altre esperienze simili, stratificandosi (qualcosa di simile sia ai “complessi” junghiani che alle subpersonalità della Psicosintesi). Nelle sedute assistiamo spesso all’emersione dei vari elementi che compongono un sistema COEX e che appartengono a diverse epoche della vita. Nel corso del tempo si sono sempre più energizzati rafforzandosi. Districare il viluppo è fondamentale al fine di liberare la personalità dalla presa e dal controllo esercitato da questi meccanismi inconsci.</p>
<p class="MsoNormal">Grof ha anche dato un enorme contributo all’elaborazione di una cartografia della coscienza capace di inquadrare le molteplici esperienze che vengono vissute grazie al potere della respirazione e che possono provenire da molte zone differenti di questo continente infinito che è la psiche umana. Egli ha anche analizzato<span> </span>quell’evento fondamentale nella vita di ciascuno di noi, e troppo a lungo trascurato dalla psicologia, che è la nascita, descrivendo in modo dettagliato le quattro “matrici perinatali” che corrispondono alle quattro fasi principali del processo della nascita.</p>
<p class="MsoNormal">Nel Rebirthing si rivive spesso la propria nascita e questa rappresenta una delle esperienze più significative e efficaci dal punto di vista terapeutico che avvengono grazie alla respirazione sul percorso di crescita. Questo non significa, come a volte si sostiene, che tutti i vissuti che emergono nelle sedute debbano essere fatti risalire a una delle fasi della nascita, compresi quelli che hanno un carattere chiaramente transpersonale. La natura regressiva di questa concezione è stata anche sottoposta a un esame critico da Ken Wilber nel suo libro <em>The Eye of Spirit</em> e attiene a quella confusione tra prepersonale e transpersonale che può essere molto dannosa quando si opera in questo campo. (Ho sviluppato questo argomento nell’articolo pubblicato sul mio sito: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/traumanascita.htm">Il Rebirthing e il Trauma della Nascita</a>”).</p>
<p class="MsoNormal">Avviene anche, naturalmente, che emergano ricordi ed emozioni positive. A una signora è accaduto di rivivere, con una fortissima emozione, la scena di lei neonata in braccio alla mamma, ne sentiva il calore e l’odore, vedeva la stanza e come era illuminata dal sole che entrava dalla finestra aperta. Era una sensazione di grande felicità, bellissima e commovente (la madre è morta qualche anno fa). Ma come sono possibili queste straordinarie esperienze?</p>
<p class="MsoNormal">La neurologia e la neurofisiologia, a partire dal grande neurologo canadese W. Penfield (morto nel 1976), ha dimostrato che l’origine di queste esperienze è localizzata nei lobi temporali. Mediante una stimolazione elettrica (<em>stereotassi)</em> dei punti della corteccia corrispondenti, quando in occasioni di interventi chirurgici, essa veniva esposta in pazienti pienamente coscienti, egli riusciva a “evocare” all’istante quelle che ancora venivano definite “allucinazioni” di melodie, persone e scene che venivano esperite, vissute come se fossero assolutamente reali, in uno stato di doppia coscienza.</p>
<p class="MsoNormal">Penfield spiegava questa “doppia coscienza” come, da una parte, uno stato di coscienza quasi-parassitario (stato di sogno) e, dall’altra, resti di coscienza normale. Egli dimostrò che si tratta sempre ricordi reali, quanto mai precisi e vividi, accompagnati dalle stesse emozioni che avevano accompagnato le esperienze originarie. Egli ipotizzò che il cervello contenesse la registrazione quasi perfetta di tutte le esperienze della vita, che l’intero flusso di coscienza fosse conservato nel cervello e potesse essere sempre evocato.</p>
<p class="MsoNormal">Oltre a questo, al fine di spiegare fenomeni non immediatamente riconducibili al funzionamento cerebrale e fisiologico, dobbiamo tenere conto di un altro grande campo di ricerca e conoscenza cui, in questo contesto, posso solo accennare. Mi riferisco alle nostre concezioni sulla mente e sulla materia. Noi siamo ancora condizionati a pensare in termini newtoniani. Consideriamo, cioè, lo spazio come vuoto e distinto dagli oggetti che lo abitano, l’universo e gli esseri umani come meccanismi misurabili, gli atomi come mattoni che formano gli oggetti, i fenomeni determinati sempre e comunque dalla legge di causa ed effetto. Ma la fisica moderna ha rivoluzionato questo visione: non parla più di esistenza o non esistenza delle particelle subatomiche, ma di tendenza a esistere, non si parla di evento ma di tendenza all’evento. Non si parla di materia solida ma di onde di probabilità. Il modello dello scienza dell’osservatore esterno (il “fantasma nella macchina”), il soggetto, cioè, che osserva la realtà come se non ne facesse parte, ha lasciato il posto alla consapevolezza che l’osservatore è parte integrante di ciò che osserva e contribuisce a configurarlo.</p>
<p class="MsoNormal">Oggi il cosmo è percepito come un campo continuo di densità variabile e non come una serie di entità separate da spazi vuoti. Per la fisica moderna la materia è intercambiabile con l’energia, la teoria della relatività ha rivoluzionato i concetti di spazio e tempo. La coscienza diventa parte integrante del tessuto universale e non si limita alle attività che avvengono nella nostra testa. G. Bateson, il famoso biologo e antropologo inglese, diceva che la mente non è soltanto un attributo umano, ma una caratteristica della natura. Nella sua sintesi di varie discipline come la cibernetica, l’informazione, la teoria dei sistemi, la psicologia, l’antropologia e altre ancora, ha messo in evidenza che la mente e la natura formano un’unità indivisibile.</p>
<p class="MsoNormal">La visione integrale di K. Wilber, ci fa comprendere come la coscienza costituisca l’intrinseca interiorità di qualsiasi fenomeno e di come sia necessario considerare i vari livelli evolutivi della coscienza in forma intimamente connessa con l’evoluzione degli altri aspetti, l’evoluzione della materia, l’evoluzione biologica, culturale e socio-economica. Un suo fondamentale contributo è stato l’integrazione della comprensione orientale del Grande Campo dell’Essere con la conoscenza occidentale circa i processi evolutivi, sintetizzati nel suo modello dei Quattro Quadranti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>[Nella<span> </span>figura i livelli materia, vita, mente, anima, spirito sono inseriti sui quadranti che schematizzano l’evoluzione dei quattro aspetti fandamentali dell’Universo, coscienza individuale (io), coscienza plurale intersoggettiva (noi), realtà esterna individuale (ciò) e sociale (essi)].</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-wilber.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-917" style="vertical-align: middle;" title="rebirthing-wilber" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-wilber.jpg" alt="rebirthing-wilber" width="388" height="263" /></a></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">In un Universo visto come un gigantesco campo universale, non ci sono confini reali, tutte le parti sono interdipendenti e tutto è in contatto con tutto. Anche noi esseri umani non siamo entità separate e statiche, ma processi in divenire immersi in un cosmo in movimento che tende evolutivamente verso una sempre maggiore integrazione e trascendenza.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto l’Universo, come ci spiega K. Wilber, ha una direzionalità nel senso di una crescente complessità dove complessità è sinonimo di coscienza. Dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima, allo Spirito, c’è un progressivo<span> </span>aumento di complessità e di coscienza.. Nell’essere umano questa direzionalità si esplicita nell’aspirazione al benessere psicofisico che è, a sua volta, espressione dell’aspirazione più profonda a sentirsi interiormente “unificati”, a sentirsi e essere finalmente se stessi. Diventare se stessi è la bussola che guida tutta la Psicologia Umanistico-Esistenziale.</p>
<p class="MsoNormal">Il Rebirthing Transpersonale (la Scuola e l’Associazione sono state fondate da F. Falzoni Gallerani) si inserisce nel grande filone della Psicologia Umanistico-Esistenziale. Esso integra, inoltre, molti contributi che vengono dalle tradizioni filosofiche e spirituali dell’Oriente e dell’Occidente e ha come principale riferimento teorico l’opera di Ken Wilber.</p>
<p class="MsoNormal">Un precursore della nuova visione dell’essere umano come tendente a realizzare potenzialità che andavano oltre l’Io e la consapevolezza di tipo egoigo-razionale (in senso wilberiano), è stato C. G. Jung la cui psicologia analitica ha uno dei suoi fondamenti nel “processo di individuazione”. C. Rogers, uno dei padri della Psicologia Umanistica, parla di “tendenza attualizzante” nell’essere umano, la Gestalt afferma che l’organismo umano funziona per crescere e autorealizzarsi, Wilber chiama questa spinta, Eros. Abraham Maslow nella sua gerarchia evolutiva dei bisogni insegna che dopo i bisogni fisiologici, di sicurezza e protezione, di appartenenza, di stima e prestigio, ci sono il bisogno di autorealizzazione, cioè la realizzazione della propria identità, di una<span> </span>personalità armonica, coerente e autonoma, e infine il bisogno di autrascendenza che apre verso la dimensione spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Spesso i sintomi, il malessere psicosomatico e il disagio interiore sono segnali che ci avvertono che qualcosa è profondamente disarmonico in noi, che forse stiamo trascurando un aspetto importante a cui non abbiamo finora potuto permettere di esprimersi, o forse non stiamo ascoltando la voce del nostro <em>daimon</em>, per usare l’espressione di J. Hillman, che ci sussurra che abbiamo dimenticato il nostro progetto esistenziale e che è necessario rimetterci in cammino, cercare la strada maestra, intraprendere un cambiamento importante nella nostra vita.</p>
<p class="MsoNormal">Una signora che soffriva di attacchi di panico era una professionista di successo che aveva dedicato tutto il suo impegno alla carriera professionale, avendo interiorizzato il tacito monito del padre a diventare come lui e non come la madre verso cui non manifestava una grande considerazione. Alla soglia dei quarant’anni gli attacchi di panico le stavano segnalando che c’era un problema. Da dove veniva quella paura, quel senso di smarrimento, quella vertigine? Cosa la faceva ansimare alla ricerca di aria con il cuore che sembrava volesse uscire dal petto?</p>
<p class="MsoNormal">Nel corso delle sedute emerge progressivamente la consapevolezza che nell’abbracciare e identificarsi in modo così totale al modello maschile e paterno di riuscita sociale si era allontanata da ciò che credeva che la madre rappresentasse, cioè passività, mancanza di ambizione, incapacità, poca intelligenza. Aveva, oltre tutto, esteso questo giudizio negativo alla femminilità in generale. Lei aveva negato il suo stesso essere donna e<span> </span>la possibilità di un’espressione più vera e genuina di se stessa.<span> </span>Una revisione, una conversione non era più rimandabile. Iniziò così il suo percorso di crescita che la portò a ritrovare anche la sua creatività artistica e, cosa per lei molto importante, a riavvicinarsi alla madre.</p>
<p class="MsoNormal">Una più genuina e autonoma espressione di se stessi è un risultato importante raggiunto sul percorso di crescita. A volte, in quel momento della vita di una persona,<span> </span>questo è sufficiente; a volte invece nel corso del viaggio si sono aperte possibilità di altro tipo. E’ sorta un’aspirazione che non si accontenta delle realizzazioni nella sfera personale. La domanda “Chi sono io?” vuole spingersi più avanti, più in alto.</p>
<p class="MsoNormal">Questo avviene anche perché, come abbiamo detto, in ogni momento è possibile nelle sedute avere esperienze che attengono alla sfera transpersonale e spirituale e queste attivano la spinta verso la trascendenza di cui abbiamo parlato. Si tratta<span> </span>di <em>stati</em> e non di <em>stadi</em>, perché non sono stabilizzati; solo la pratica prolungata di tecniche e metodi adatti e il continuo lavoro su di sé permette di consolidare in veri e propri livelli di coscienza l’emersione di queste dimensioni più profonde o più elevate. Esse esprimono il potenziale evolutivo che non è ancora diventato patrimonio dell’insieme dell’umanità, ma solo da un certo numero di individui (Wilber la chiama “l’avanguardia evolutiva”) che, nella nostra epoca, sembra stiano diventando, per nostra fortuna, sempre più numerosi. (Sul tema dei livelli di coscienza che sono ormai accessibili a tutti i bambini che nascono, e sui livelli che invece non sono ancora diventati “abitudini dell’Universo”, vedi sul mio sito varie traduzioni di scritti di K. Wilber, e i dialoghi con A. Cohen.)</p>
<p class="MsoNormal">Pur nella loro temporaneità, l’emersione di stati transpersonali di coscienza, in particolare lo stato del “testimone”, costituiscono una delle esperienze più profondamente trasformative e acceleratrici del processo di crescita. Innanzitutto confermano l’esistenza di sfere che trascendono l’Io e la storia personale, fanno sperimentare condizioni di pace, di gioia e di amore mai provate, aiutano a intravedere un significato diverso da dare alla nostra vita, meno superficiale e legato alla risoluzione delle contingenze quotidiane, permettono di percepire la nostra vicenda umana come strettamente connessa a Tutto più ampio che si manifesta come buono, vero e bello; contribuiscono a integrare gli opposti come se, guardando da una prospettiva più ampia, cogliessimo l’insieme del paesaggio e ci rendessimo conto che luce e ombra sono entrambe necessarie per l’armonica tessitura dell’Universo. In questi stati possono sorgere intuizioni che illuminano i problemi della nostra vita mostrandoci la soluzione o anche l’irrilevanza di quello che ci era sembrato un ostacolo insormontabile; possiamo ricaricarci di positività, senso dell’umorismo, ottimismo ed energia per affrontare la vita con più accettazione, comprensione e compassione.</p>
<p class="MsoNormal">Al fine di orientarci meglio sul nostro percorso di crescita oltre la sfera personale, è fondamentale introdurre qualche elemento in più circa quello che viene definito genericamente “transpersonale&#8221; e, nella Psicosintesi, Superconscio. Poiché anche questo è un territorio che ha bisogno di una mappa.</p>
<p class="MsoNormal">Ken Wilber ha identificato quattro principali <strong>stati</strong> di coscienza traspersonale e le esperienze che emergono con la respirazioni possono attenere all’uno o all’altro di essi: lo stato <em>psichico</em> è un tipo di <em>misticismo della natura</em>, in cui gli individui riferiscono un’esperienza fenomenologica di essere uno con l’intero mondo naturale e sensoriale; (per esempio, Thoreau, Whitman). E’ chiamato “psichico”, non perché vi accadano eventi paranormali – anche se esistono prove che questo succede – ma perché sembra che vi sia una comprensione accresciuta del fatto che ciò che appare come un mondo puramente fisico è di fatto un mondo psicofisico, dove le capacità consce, psichiche o noetiche fanno intrinsecamente parte del tessuto dell’universo, e questo spesso risulta in una concreta esperienza fenomenologica di unità con il mondo naturale.</p>
<p class="MsoNormal">Lo stato <em>sottile</em> è un tipo di <em>misticismo della divinità</em>,<em> </em>in cui le persone riferiscono l’esperienza di essere uno con la <em>fonte</em> o il <em>fondamento</em> divino del mondo naturale sensoriale (per esempio, S.ta Teresa d’Avila, Hildegarda di Bingen). Lo stato <em>causale </em>è un tipo di <em>misticismo senza forma,</em><strong> </strong>in cui emerge l’esperienza della cessazione, o immersione nella coscienza non manifesta e senza forma (per esempio, Meister Eckhart). Lo stato <em>non duale</em> è un tipo di <em>misticismo integrale</em> che è sperimentato come l’unione di manifesto e non manifesto, o l’unione di Forma e Vuoto (per esempio, Sri Ramana Maharshi).</p>
<p class="MsoNormal">Wilber ha mostrato che ogni grande <em>stato</em> di coscienza può contenere molte differenti livelli di coscienza. Questi livelli, coprono l’intero spettro evolutivo, e corrispondono a molti di quei livelli o stadi che sono stati studiati in modo approfondito dagli psicologi evolutivi occidentali, come gli stadi dello sviluppo cognitivo, morale, dell’ego.</p>
<p class="MsoNormal">Riconoscere la differenza tra stati di coscienza e strutture/livelli di coscienza ci permette di capire in che modo una persona, a qualsiasi stadio di sviluppo, possa nondimeno avere una profonda “esperienza delle vette” di stati più elevati e transpersonali. Tuttavia, i modi in cui le persone fanno esperienza e interpretano<em> </em>questi stati e dimensioni più elevati dipenderà largamente dal livello (o struttura) del loro sviluppo.</p>
<p class="MsoNormal">Wilber spiega come segue la relazione tra stati e stadi:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Sembra che tutte le <em>strutture </em>della coscienza si dispieghino generalmente in una sequenza evolutiva o a stadi, e, come sostengono praticamente tutti gli studiosi dei processi evolutivi, <em>gli stadi in quanto tali non possono essere saltati</em>. Per esempio, nella linea cognitiva, troviamo gli stadi sensorio/motorio, preoperativo, operativo concreto, operativo formale, visione-logica o pensiero integrale, ecc. I ricercatori concordano in modo unanime che nessuno di quegli stadi può essere saltato, perché ognuno incorpora i suoi predecessori nella sua stessa costituzione (così come le cellule contengono le molecole che contengono gli atomi, e non si può passare dagli atomi alle cellule saltando le molecole).</p>
<p class="MsoNormal">Ma i tre grandi <em>stati</em> (di veglia, sogno e sonno profondo) rappresentano <em>dimensioni </em>o<em> regni generali</em> di essere e conoscenza cui è possibile accedere praticamente in ogni stadio di sviluppo – per la semplice ragione che l’individuo veglia, sogna e dorme, anche nel periodo prenatale. Quindi, gli <em>stati</em> di coscienza grossolano, sottile e causale (e non duale) sono disponibili qualunque sia il livello di coscienza.</p>
<p class="MsoNormal">Le prove attestano che, generalmente in caso di prolungate pratiche contemplative, una persona può convertire questi stati <em>temporanei</em> in tratti o strutture <em>permanenti</em>, che significa che essi hanno accesso a queste grandi dimensioni in un modo più o meno <em>continuo</em> e <em>conscio</em>. (…) Quelle grandi dimensioni (psichica, sottile, causale, non duale) non sono più sperimentate semplicemente come <em>stati</em>, ma sono invece diventate modelli o strutture della coscienza permanentemente disponibili – e questa è la ragione per cui, quando esse diventano una competenza permanente, il termine usato è quello di livello/stadio (struttura o onda) psichico, sottile, causale e non duale. L’uso di questi quattro termini (psichico, sottile, causale, non duale) può coprire <em>sia</em> le strutture/stadi <em>sia </em>gli stati. (…)</p>
<p class="MsoNormal">Lo <em>sviluppo integrale </em>o complessivo è, quindi, un processo continuo di conversione di stati temporanei in tratti o strutture permanenti, e in questo sviluppo integrale, non è possibile evitare nessuna struttura o livello, o non vi sarà, per definizione, sviluppo integrale. (Queste citazioni si riferiscono ad alcune parti liberamente estrapolate dalla mia traduzione del testo di Wilber: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/betkenwilber13.htm" target="_blank">Lineamenti di una Psicologia Integrale</a>”)</p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal">
<p>E’ importante familiarizzarci con questi concetti perché esiste ormai un’ampia letteratura, e Wilber ne è l’esponente più autorevole, che può aiutarci a comprendere meglio lo sviluppo della coscienza, integrando la sfera transpersonale come una dimensione disponibile, anche se potenziale, per tutti gli esseri umani. La possibilità di evoluzione non si arresta al livello dell’Io, della visione razionale o anche integrale, ma può aprirsi verso nuovi continenti, ancora inesplorati per i più, in cui possiamo cominciare a inoltrarci grazie a tecniche e metodi che contemplano questi territori nelle loro mappe e che ne fanno lo sfondo necessario e la meta, più o meno esplicita, di ogni percorso di crescita.</p>
<p class="MsoNormal">C. G. Jung diceva, da vero pioniere, spesso mal compreso: “la sofferenza è dovuta a un ristagno spirituale, a una sterilità psichica …fede, speranza, amore e conoscenza è ciò di cui<span> </span>ha bisogno il paziente per vivere … nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso”. Negli ultimi decenni, grazie al contributo di tante ricerche, studi, tecniche, pratiche e metodi che integrano discipline occidentali e saggezza orientale, questa visione è diventata patrimonio di un crescente<span> </span>numero di persone che operano nel campo dell’ascolto, dell’accompagnamento e della cura del disagio fisico e psichico, come anche nel campo della crescita personale.</p>
<p class="MsoNormal">Tuttavia, come è evidente per chiunque sia coinvolto su un cammino spirituale, la dimensione transpersonale, pur essendo sempre presente e accessibile, è anche difficile da raggiungere stabilmente. Sul percorso di crescita è necessario un atteggiamento rigoroso, non semplicistico e approssimativo. Non basta aver sperimentato un’esperienza delle vette per dirsi “realizzato”. La trasformazione profonda della coscienza, il raggiungimento stabile di livelli più elevati sul piano della consapevolezza richiedono coraggio, impegno e dedizione. E’ un percorso arduo sul quale dobbiamo verificare costantemente i nostri sentimenti, la nostra capacità di accettazione di noi stesi e degli altri, la nostra gentilezza compassionevole, la pace che proviamo nel nostro cuore. Il metro della nostra crescita è la nostra sempre maggiore capacità di essere in contatto con il centro della nostra personalità, che, nel silenzio della disidentificazione, è chiaramente percepito come il riflesso luminoso e trasparente della nostra anima spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Metterci in cammino, o meglio sentirci in cammino, costituisce di per sé un cambiamento radicale nella nostra visione di noi stessi e della Vita. E soltanto dopo un lungo viaggio ci è permesso scoprire<span> </span>che non ci siamo mai mossi, che siamo da sempre quello che abbiamo cercato, che il tempo è solo il momento presente senza tempo,<span> </span>la meta è il luogo da dove siamo partiti.</p>
<p>“Come un cielo terso non ha confini,<br />
Tuttavia è proprio QUI, sempre sereno e limpido.<br />
Quando tenti di raggiungerlo, non riesci a vederlo.<br />
Non puoi possederlo,<br />
Ma neppure perderlo.”<br />
(Yung-chia)</p>
<p>Giovanna Visini<br />
ARAT (Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale)<br />
<a href="http://www.rebirthing-milano.it" target="_blank">www.rebirthing-milano.it</a></p>
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