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	<title>Innernet &#187; McLuhan</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Il colpo di coda dell’Italia feudale</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 05:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Luca De Biase in un suo articolo del 16 marzo riflette sull&#8217;Italia: Ho l&#8217;impressione che la nostra società si stia sviluppando in una direzione almeno bizzarra. Una fortissima accelerazione modernizzatrice resta minoritaria, mentre una maggioranza appare intrisa di una sorta di ritorno al feudalesimo, con molti notabili che controllano il loro territorio e governano i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/escher-ascending-and-descending.jpg" title="Escher Ascending and Descending"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/escher-ascending-and-descending.jpg" style="width: 180px; height: 239px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="Escher Ascending and Descending" align="left" height="239" hspace="6" width="180" /></a><a href="http://blog.debiase.com/2008/03/16.html" target="_blank">Luca De Biase</a> in un suo articolo del 16 marzo riflette sull&#8217;Italia:</p>
<blockquote><p>Ho l&#8217;impressione che la nostra società si stia sviluppando in una direzione almeno bizzarra. Una fortissima accelerazione modernizzatrice resta minoritaria, mentre una maggioranza appare intrisa di una sorta di ritorno al feudalesimo, con molti notabili che controllano il loro territorio e governano i loro piccoli popoli possedendone il presente e il futuro.</p></blockquote>
<p>Lo spunto mi ha fatto riflettere a mia volta e con tempi lenti ho provato a capire cosa sia successo in Italia dal punto di vista dell&#8217;evoluzione della coscienza oltre che sul piano politico o sociale, piani che si riflettono a vicenda.</p>
<p>Ritengo che i processi innescati da Internet e dalla globalizzazione delle idee in generale abbiano avuto un impatto particolarmente difficile per l&#8217;Italia. Le aperture combinate delle tecnologie e della diffusione di idee e culture diverse hanno colto l&#8217;italiano impreparato.</p>
<p>Le sue identificazioni con le origini, il clan, i poteri locali, la famiglia tradizionale e la parrocchia sono state  messe in forte discussione dalle pressioni centrifughe della società globalizzata. La sua appartenenza ai modelli mentali rischia di essere sradicata e, come un bimbo nella fase di individuazione-separazione, quando inizia ad esplorare il mondo ma ancora non ha le risorse per gestire l&#8217;uscita nel mondo in modo autonomo, ritorna velocemente nelle braccia della mamma per essere rassicurato.</p>
<p>L&#8217;italiano feudale che si è avventurato fuori dal suo ambiente mentale si è trovato confuso, senza strumenti interpretativi, sovraccaricato da un flusso di informazioni che non sa gestire. Conosce poco le lingue, legge pochi libri, quando viaggia perlopiù cerca e sta con altri italiani, preferibilmente della sua regione. Le spinte verso il distacco dal proprio ristretto ambito vengono compensate da un arroccarsi su ciò che ha prodotto certezze fino a poco tempo prima.</p>
<p>Il &#8220;noi-diversi-dagli-altri&#8221; diviene il modo per essere rassicurati di nuovo nella propria identità, che sia il noi del Nord o il ritorno alle vecchie &#8220;certezze&#8221; degli integralismi religiosi o ideologici.</p>
<p>E&#8217; il colpo di coda sul piano collettivo, che Giusy ha raccontato su un piano individuale nell&#8217;articolo <a href="http://www.innernet.it/attenti-al-colpo-di-coda/" target="_blank">Attenti al colpo di coda</a>. Se sul piano individuale ad una certa età ci ritroviamo a compiere gli stessi gesti e le forme-pensieri dei nostri genitori, sul piano collettivo ritorniamo a ciò che sentiamo come rassicurante come nazione, paesello, famiglia, religione o anche mamma TV. Finchè l&#8217;italiano rimarrà a casa con la mamma TV che gli racconta come funziona il mondo, non potrà fare il passaggio verso l&#8217;età adulta.</p>
<p>Si assiste quindi a un desiderio di appartenenza e di ritorno alle radici. Tuttavia questo ritorno non viene bilanciato da una complementare espansione verso l&#8217;universale, ma è perlopiù una semplice regressione ad uno stato meno evoluto della società. Il ritorno alla radici ritrovate non feconda il terreno a cui si ritorna con le aperture acquisite da una società multitutto.<span id="more-881"></span></p>
<p>Quando ci si potrebbe liberare dai condizionamenti, il vecchio pur di non morire riemerge e le prova tutte.</p>
<p>Alla base della chiusura verso il nuovo vi è l&#8217;incapacità di identificarsi con la propria natura autentica, in modo integro e allo stesso tempo flessibile per accogliere il nuovo senza rimanere destabilizzati nel proprio centro. Quanto più la nostra personalità è stata condizionata dalla famiglia e dalla società, tanto più sarà una personalità irreale, contraffatta. Come tale la difenderemo con unghie e denti in quanto l&#8217;unica che abbiamo, fragile e soggetta ad essere messa in discussione da messaggi contrapposti. Ma senza questa personalità, pur se finta, ci troveremmo nel panico, quindi si mette in atto un irrigidimento sul piano mentale.</p>
<p>Viceversa, se la nostra personalità è stata costruita dalla consapevolezza di noi stessi, avremo più capacità di accogliere il nuovo. Il nuovo potrà essere integrato in un contenitore infinito che consentirà di far entrare ogni cosa senza attaccarsi ad essa.</p>
<p>Kevin Kelly in uno dei suoi ultimi articoli parla della crisi dell&#8217;identità degli esseri umani causata dall&#8217;incessante sviluppo tecnologico, che ho riportato in questo <a href="http://www.innernet.it/tecnologia-e-identita/" target="_blank">articolo</a>.</p>
<p>Il rimbalzo verso il vecchio assume aspetti che appaiono addirittura irreali, come scrive <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/03/ricomincio_da_c.html" target="_blank">Beppe Grillo</a>, che in modo tragicomico non riesce a spiegare ad un italo-australiano che ritorna in Italia dopo 40 anni la presenza di Mike Buongiorno, Fede, Vespa, Andreotti, Pannella nonchè il Mago Zurlì. Come possiamo accettare questo ritorno assurdo che sembra il flashback di un brutto trip se non comprenderlo come un atto di panico collettivo verso il nuovo? Non basta accusare le televisioni, milioni di italiani sono spettatori.</p>
<p>I politici vivono della nostra attenzione. In nessun altro posto al mondo i media dedicano tanta attenzione ai politici come in Italia e in nessun altro luogo i cittadini offrono tanto tempo per seguire le loro infinite polemiche. Anche il mondo dei blog non è immune da questo, gli aggregatori mostrano i temi legati al dibattito politico in testa alle classifiche.</p>
<p>Per quanto vi sia una parte dell&#8217;Italia che si oppone a tutto questo, la maggioranza accetta lo status quo come inevitabile. Magari è rassegnata alla corruzione ma cerca opportunisticamente di portare a casa la sua fettina di torta. Tanto, lo fanno tutti. I personaggi di Alberto Sordi fanno scuola. I politici danno l&#8217;esempio.</p>
<p>Le caste non sono solo quelle dei politici e dei media. Fosse così semplice, sarebbero stati cacciati da tempo. Le caste sono anche quelle di ogni professione che ha raccolto nel tempo i propri piccoli o grandi privilegi. Il governo di centrodestra, liberista solo a parole, non ha attuato alcuna liberalizzazione, mentre il governo di centrosinistra è stato un po&#8217; più coraggioso ma ha rischiato grosso con i tassisti, figuriamoci se avesse toccato notai, dentisti, medici, avvocati, psicologi, architetti.</p>
<p>Un solo esempio tra i tanti: l&#8217;agopuntura e altre medicine naturali sono regolate dal 1939 in Germania nel quadro dello statuto di &#8220;Heilpraktiker&#8221; (Naturopati) e molti altri paesi europei consentono la pratica ai non-medici dopo una opportuna formazione. Non in Italia, dove addirittura una pressione sull&#8217;addome è considerata atto medico, rendendo in teoria illegale anche un massaggio shiatsu.</p>
<p>Nessun settore è disposto ad aprire il proprio territorio in favore della collettività. Tutti si tengono attaccati alla poltrona. Anche una vecchia sedia va bene, al limite una tazza del cesso, ma che nessuno gliela tolga da sotto al sedere! Questo stato produce staticità, nonché&#8230; stipsi.</p>
<p>In assenza di fiducia di poter essere riconosciuto con dignità dalla società, oltre ai professionisti, qualsiasi piccolo gruppo di appartenenza cerca di arroccarsi ai propri privilegi. Quindi ricorre a stratagemmi e raccomandazioni, che poi diventano voti, quindi privilegi. Ed ecco il formarsi di un&#8217;altra casta.</p>
<p>Oramai la relazione tra politica e cittadini è come una relazione di coppia disfunzionale, dove carnefice e vittima sono in realtà complici e hanno bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro. La vittima si lamenta ma alla fine non sa, non vuole e non può uscire dalla relazione. Come in una coppia, quando viene osservata dall&#8217;esterno dai conoscenti, diviene evidente che la relazione è malata, ma da dentro non riescono a riconoscerlo. Analogamente, per un osservatore straniero la situazione italiana è chiaramente aberrante, a partire dal monopolio dell&#8217;informazione e dall&#8217;unione di potere economico, politico e mediatico in una singola persona.</p>
<p>Come avviene spesso in una relazione carnefice-vittima, ogni tanto avviene uno scambio di ruoli. In questo caso i politici vengono messi alla ghigliottina e il popolo gode dello spettacolo. Ma, come l&#8217;Idra dalle tante teste, qualsiasi testa venga tagliata, subito ne rinascono due.</p>
<p>A qualcuno poi viene la brillante idea di diventare a sua volta politico e il cerchio si chiude. L&#8217;abusato inizia ad abusare come nella migliore tradizione psicoanalitica. Non ho la minima idea su come l&#8217;Italia potrebbe uscire da questo circolo vizioso. Nei percorsi personali sono necessari anni di terapie e di scelte coraggiose, probabilmente su un piano collettivo dovranno passare intere generazioni a e forse qualche elemento di forte  rottura.</p>
<p>Il rapporto di sfiducia tra cittadini e politici porta a un circolo vizioso. Il politico nella sua opera legislativa crea regole complicate e penalizzanti per assicurarsi che non vi siano scappatoie (si sa, fatta la legge, trovato l&#8217;inganno). Il cittadino cerca le scappatoie, sia per sopravvivenza che per l&#8217;antico vizietto di voler fare il furbo. Le regole si irrigidiscono. Il cittadino è sempre più frustrato.</p>
<p>Fino a pochi anni fa c&#8217;era un tacito patto tra politica e cittadini. I primi avevano una certa libertà di rubare e i secondi di evadere le tasse, di attuare qualche abusivismo edilizio o, per usare un eufemismo, di non ammazzarsi di lavoro in grandi settori come la pubblica amministrazion. Come ad un bambino gli si perdonavano diverse marachelle, deresponsabilizzandolo ogni volta. Al massimo gli si dava qualche tiratina di orecchie con un condono. Il patto tra politica e cittadini ha funzionato finché c&#8217;era grasso che colava per tutti.</p>
<p>Parte del fascino di Berlusconi verso gli italiani è nella promessa di un ritorno ad una vita spensierata con poche regole. Questo non porta ad una democrazia più libera, ma semplicemente più immatura. Vuole rifare il patto con gli italiani dove politica e cittadini non si pestano i piedi a vicenda più di un tanto, patto oramai neanche più tacito dopo le dichiarazioni esplicite sull&#8217;opportunità di evadere le tasse.</p>
<p>La paura del nuovo da parte del collettivo e le condizioni di estrema frammentazione delle identificazioni tradizionali rigurgitano anche una spinta verso l&#8217;autoritarismo, che dà l&#8217;illusione di ridare ordine al caos e di dare sicurezza. L&#8217;autoritarismo si erge a paladino dei cittadini difendendoli da immigrati, musulmani, criminali, e da tutti coloro che non si adattano alle &#8220;regole&#8221;, generando così una paranoica percezione delle differenze e ulteriore chiusura verso il nuovo.</p>
<p>Mentre (i primi esempi che mi arrivano), la Spagna si libera dai condizionamenti cattolici nella società, negli Stati Uniti Obama dà una nuova visione al suo paese e al mondo, la Germania si responsabilizza seriamente sul discorso ambientale e la Turchia stessa procede velocemente verso la modernizzazione, noi arretriamo verso le nostre piccole certezze.</p>
<p>All&#8217;impreparazione verso il nuovo aggiungiamo che l&#8217;Italia è stata per lungo tempo nazione strategica nella Nato ed ha avuto il Partito Comunista più forte dell&#8217;occidente. Questo ha prodotto un intervento massiccio da parte degli USA, tramite i suoi alleati italiani e anche direttamente sul piano mediatico, politico, militare e a livello di intelligence. La pressione e le ingerenze sono state forti e la manipolazione delle informazioni altrettanto, tanto che tutt&#8217;ora ben pochi politici di entrambi gli schieramenti riescono ad alzare la testa nei confronti degli USA. Il dibattito politico si è spesso estremizzato e in tutto questo la verità è stata calpestata da tutti gli attori in causa.</p>
<p>Dalla strategia della tensione alle stragi, ai morti per mafia, al caso Moro, la storia recente dell&#8217;Italia è un blob ripugnante di collusioni tra politici, mafia, servizi segreti deviati, CIA, depistaggi e marciume del più vario che nessuno ha saputo o voluto districare. Chi ci ha provato ha fatto una brutta fine o è stato in qualche modo disinnescato.</p>
<p>Aggiungiamo la presenza del Vaticano che, pur essendo uno stato sovrano, per usare un eufemismo si prende cura in modo particolare del popolo italiano e delle sue scelte. Adesso come negli anni cinquanta, la Chiesa ha un peso sia elettorale che nel condizionamento delle menti e tutt&#8217;ora gode di forti privilegi economici e nell&#8217;istruzione. Questo ci colloca più vicini all&#8217;Arabia Saudita che non a un paese democratico dove la netta separazione tra stato e chiesa e le pari opportunità per qualsiasi culto non dovrebbero neanche più essere oggetto di discussione.</p>
<p>Aggiungiamo infine che l&#8217;Italia invecchia, anagraficamente e mentalmente. Un anziano può accogliere il nuovo solo se è stato abituato a dargli il benvenuto già durante la vita. Le recenti ricerche neuroscientifiche di dicono che il cervello è plastico e può produrre nuovi neuroni in qualunque fase della vita. Ma altre ricerche ci dicono che un cervello rimane attivo solo se viene esercitato di continuo. Ritengo non basti fare le parole crociate, ma è necessaria la plasticità che viene data dall&#8217;osservazione di se stessi. Come scrive <a href="http://www.innernet.it/addomesticare-le-emozioni-distruttive/" target="_blank">Daniel Goleman</a>,</p>
<blockquote><p>Ritengo che le recenti scoperte a favore della neuroplasticità offrano grande speranza. Sono un convinto sostenitore dei cosiddetti programmi scolastici di apprendimento socio-emozionale per bambini. Infatti, se riusciamo a insegnare ai bambini qualità di tutti i giorni come l&#8217;autoconsapevolezza, l&#8217;autocontrollo e l&#8217;empatia &#8211; qualità che aiutano ad affrontare la rabbia, la paura e la depressione e che è possibile insegnare ai bambini con grande facilità &#8211; li aiuteremo a modellare il cervello in modo ottimale per il resto della vita. Noi adulti, invece, abbiamo bisogno di qualche lavoro di correzione. E la meditazione sembra assolvere bene questo compito.</p></blockquote>
<p>Di fronte alla necessità di una visione globale per superare i fondamentalismi e il disastro ambientale, la maggior parte degli italiani torna al feudo. Mi chiedo come potremo allargare la nostra identificazione all&#8217;intera umanità e considerare l&#8217;ambiente con una visione che abbraccia l&#8217;intero pianeta, quando a stento sappiamo pre-occuparci della collettività a noi vicina ma considerata diversa perché non facente parte del nostro piccolo territorio ideologico o territoriale.</p>
<p>In tutto questo c&#8217;è poi un&#8217;Italia più aperta che soffre nel vedere la banalità e la piccolezza di vedute, e non sa bene se incazzarsi, oppure rimboccarsi le maniche e cercare di migliorare le cose, oppure rassegnarsi e farsi i fatti propri o emigrare.</p>
<p>Questa Italia risponde nei modi più variegati ma, inevitabilmente, darà la forma al futuro dell&#8217;Italia perché prima o poi l&#8217;adolescenza passa per tutti.</p>
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		<title>Autoconsapevolezza e politica</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 20:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendo il discorso sulla consapevolezza e politica. Ringrazio tutti coloro che hanno citato e ripreso o citato il mio articolo precedente Consapevolezza politica : De Biase, Selvatici, Daniel, thomas yancey, YANNB, Corrado. Mi scuso con eventuali altri siti di cui non sono venuto a conoscenza. De Biase in un suo recente articolo si chiede cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo il discorso sulla consapevolezza e politica. Ringrazio tutti coloro che hanno citato e ripreso o citato il mio articolo precedente <a href="http://www.innernet.it/poilitica-e-consapevolezza/" target="_blank">Consapevolezza politica</a> : <a href="http://blog.debiase.com/2008/02/26.html#a1678" target="_blank">De Biase</a>, <a href="http://selvatici.noblogs.org/post/2008/03/05/le-buone-pratiche-e-la-consapevolezza" target="_blank">Selvatici</a>, <a href="http://danielcolm.blogspot.com/2008/02/politica-e-consapevolezza.html" target="_blank">Daniel</a>, <a href="http://testoimplicito.blogspot.com/2008/02/il-problema-della-consapevolezza.html" target="_blank">thomas yancey</a>, <a href="http://mattions.wordpress.com/2008/02/26/politica-e-consapevolezza/" target="_blank">YANNB</a>, <a href="http://corradoinblog.ilcannocchiale.it/post/1802754.html" target="_blank">Corrado</a>. Mi scuso con eventuali altri siti di cui non sono venuto a conoscenza.</p>
<p>De Biase in un suo recente articolo si chiede <a href="http://blog.debiase.com/2008/03/06.html" target="_blank">cosa abbiamo in comune</a> e che cosa <em>sentiamo</em> di avere in comune, riferendosi alle persone connesse in Rete che possono influire sull&#8217;agenda setting, cioè sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media.</p>
<p>E&#8217; una domanda a cui mi piace provare a rispondere. Come afferma De Biase, per iniziare, siamo tutti italiani. Aggiungo, abbiamo forse una mentalità ampia, internazionale, non limitata ai provincialismi dell&#8217;italietta. Questo ci fa vedere come potrebbero andare le cose diversamente per il nostro paese se le risorse migliori dell&#8217;Italia verrebbero valorizzate invece che penalizzate.</p>
<p>Abbiamo credo in comune il desiderio di trasmettere conoscenze, e una certa generosità nel fare questo. <span id="more-860"></span>Scrivere nella Rete richiede tempo, risorse, denaro. A volte si scrive quasi solo per se stessi e altre volte arrivano solo insulti. Però si continua.</p>
<p>Ci accomuna forse anche la ricerca del vero. Questa si può esprimere nella forma della scienza, della politica, della filosofia o della ricerca spirituale. In questa ultima si potranno riconoscere molti lettori di Innernet. A volte la ricerca avviene su diversi piani contemporaneamente, una non esclude l&#8217;altra. In generale, percepiamo in modo chiaro la grande distanza tra ciò che viene raccontato dai media tradizionali, in particolare dalla televisione e dai partiti, e una conoscenza che arriva da fonti di prima mano o da analisi meno mediatiche della realtà.</p>
<p>Quello che mi auguro abbiamo in comune è il non dare troppa importanza alle specificità di ognuno e il non creare delle contrapposizioni ideologiche, tentazioni fin troppo facili in Rete. Diversamente, non ne usciamo più e rimarremo seppelliti sotto ai distinguo e agli scontri. La sfida della Rete, a mio parere, è invece quella di andare oltre le identificazioni con le diverse opinioni. L&#8217;uso della Rete come medium, portato al suo estremo, ci suggerisce di andare al di là delle differenze di opinione, analogamente alla rotazione di tutti i colori che produce il bianco.</p>
<p>Ma si può andare anche più in là: dopo aver smesso di contrapporsi alle identificazioni mentali altrui, si potrebbero mettere in discussione anche le nostre stesse identificazioni, le nostre motivazioni e le nostre convinzioni, investigando al nostro interno ciò che ci muove, per togliere ciò che è vecchio e meccanico al nostro interno. Lo stesso desiderio di voler influenzare l&#8217;agenda politica del paese tramite le nostre parole può essere un&#8217;occasione per interessanti analisi.</p>
<p>Se mi chiedo qual è la mia motivazione nel voler essere parte dell&#8217;agenda del paese, mi giungono delle domande su cui svolgere una interessante indagine interiore. Ho un desiderio di protagonismo? Credo che la mia agenda sia migliore di quella di altri? Forse mi sento incompreso o escluso? Queste sensazioni facevano parte della mia storia famigliare, scolastica o lavorativa e si ripresentano ora? Quanto la mia identità si basa su ciò che dico/scrivo e sul fatto di avere un feedback dagli altri? Mi è mancato un feedback alle mie parole? La mia autostima si basa sulle mie qualità intellettuali? Mi sono dovuto isolare per coltivare i miei interessi? Il blog è il mio modo per esprimermi e per trovare persone che mi ascoltano? Sono invidioso del potere che hanno i politici e i giornalisti? Se avessi il potere di influenzare l&#8217;agenda lo userei in modo saggio oppure mi lo userei per crearmi dei privilegi a mia volta, come abbiamo già visto in troppe rivoluzioni e cambi al potere? Oppure ho paura di avere tale potere? Cosa <em>sento</em> quando mi considero escluso o viceversa quando mi considero connesso ed ascoltato?</p>
<p>Se invece le mie motivazione sono al di là dell&#8217;ego e delle mie ferite personali, il mio desiderio di contribuire all&#8217;agenda del paese cosa può portare per l&#8217;evoluzione della società? Avrò la fermezza e la costanza per far fronte agli attacchi e alle incomprensioni che giungeranno? E se inciderò veramente, poi farò come quei sessantottini che si sono fatti sedurre dal potere?</p>
<p>Se non mi pongo queste domande non potrò che agire in modo meccanico, basandomi sui miei condizionamenti di vita che hanno dato forma alle &#8220;mie&#8221; convinzioni e credenze, che credo essere <em>mie</em>. Questo non contribuirà alla crescita della mia consapevolezza e saggezza, ma solamente all&#8217;aumento della mia conoscenza, rendendomi un <a href="http://www.indranet.org/mechanisms-mysticism-and-amazon-mechanical-turk/" target="_blank">servomeccanismo della Rete</a>. Se alterno l&#8217;attenzione dallo schermo a me stesso posso interagire con ciò che ho di fronte allo schermo facendolo passare da un livello più reale e profondo.</p>
<p>Altra cosa che spero ci accomuni è un&#8217;attenzione che va al di là del quotidiano e dell&#8217;immediato, nonostante la natura stessa dei blog sia architettata in modo da privilegiare l&#8217;ultimissima novità e Internet stesso porta quasi strutturalmente ad un&#8217;attenzione frammentata. Gli aggregatori dovrebbero a mio parere andare nella direzione di dare una presenza temporale meno effimera agli articoli dei blogger, rappresentando una base che non si volatilizza dopo pochi giorni.</p>
<p>Personalmente preferisco lasciare sedimentare i pensieri per qualche tempo prima di scrivere un articolo, il mio metabolismo conoscitivo funziona meglio se le informazioni vengono marinate un po&#8217; nel vuoto. Niente di sbagliato nel tempismo della notizia immediata, è stimolante ed accattivante, ma di solito preferisco vedere le cose in una prospettiva temporale più ampia.</p>
<p>Mi trovo d&#8217;accordo con De Biase quando dice che &#8220;sbaglierebbe chiunque volesse aggregare tutti. Ma tutti hanno bisogno di tutti per incidere.&#8221; Gli italiani si lasciano aggregare malvolentieri e questo non è neanche un male. Politicamente i partiti più che aggregarsi si alleano, ma questo avviene per interessi reciproci, non per vicinanza di sentire.</p>
<p>Credo anch&#8217;io che l&#8217;aggregazione potrà avvenire su basi minime comuni e connessioni morbide, lasciando il più ampio spazio alle individualità. Forse l&#8217;approccio non sarà particolarmente incisivo nel breve-medio periodo ma lo sarà nel lungo.</p>
<p>Internet, nel suo caleidoscopio di riflessi reciproci ci sfida a trovare delle modalità di interazione e di connessione che vadano oltre al piano meramente intellettuale ed ideologico. Se non si va oltre, invece che aggregarci ci atomizziamo nelle innumerevoli disntinzioni che può creare una mente identificata con i propri contenuti e che li difende come fosse un territorio fisico. Internet ci dà l&#8217;occasione di mettere in discussione le nostre credenze e le nostre convinzioni. Come ricercatore spirituale sono più interessato a lasciar andare le mie strutture mentali piuttosto che crearne di nuove e a mettere in discussione le <em>mie</em> credenze piuttosto che le <em>tue</em>. Ma per far questo necessito anche della <em>tua</em> consapevolezza che si specchia nella mia.</p>
<p>McLuhan, ne &#8220;Dall&#8217;occhio all&#8217;orecchio&#8221; (Armando. Roma. 1982), scriveva:</p>
<blockquote><p>La coscienza e l&#8217;organizzazione ecologiche sono proprie dell&#8217;uomo prealfabetico, perché egli vive secondo l&#8217;orecchio e non secondo l&#8217;occhio. Invece di crearsi degli scopi, proiezioni esteriori e obiettivi, egli cerca di mantenere l&#8217;equilibrio fra le diverse componenti del suo ambiente al fine di assicurare la propria sopravvivenza. Paradossalmente, l&#8217;uomo elettronico assomiglia in questo all&#8217;uomo prealfabetico, perché ha vissuto in un mondo l&#8217;informazione simultanea, vale a dire in un insieme di risonanze in cui tutti i dati si influenzano a vicenda. L&#8217;uomo dell&#8217;elettronica e della simultaneità ha ritrovato gli atteggiamenti fondamentali dell&#8217;uomo prealfabetico: si è reso conto che tutto l&#8217;orientamento specializzato viene necessariamente in conflitto con tutti gli altri.</p></blockquote>
<p>Quindi McLuhan vede il ritorno di un approccio globale ed olistico nell&#8217;&#8221;uomo elettronico&#8221;, dove le specializzazioni diventano un fattore di separazione. La sfida della Rete è allora quella di divenire parte di questo sistema di risonanze, sensibili all&#8217;equilibrio delle parti con meno scopi e obiettivi personalistici.</p>
<p>Aldous Huxley nel 1945, ne &#8220;La filosofia perenne&#8221;, scriveva:</p>
<blockquote><p>La maggior parte degli idolatri politici sono anche idolatri tecnologici. Ciò accade nonostante le due pseudoreligioni siano in ultima analisi incompatibili, poiché il progresso tecnologico al suo ritmo attuale si prende gioco di ogni progetto politico per quanto ingegnosamente elaborato, entro il giro, non di generazioni, ma di anni e talvolta perfino di mesi.</p></blockquote>
<p>I modelli della Rete (partecipazione, public domain, condivisione e trasparenza) potrebbero minacciare gli equilibri cementati del potere, quindi i politici hanno ignorato, snobbato ed attaccato la Rete. Ma perlopiù non la conoscono. Niente di male nel non essere tecnologicamente avanzati, ritengo che tra i valori umani di un buon politico il suo aggiornamento tecnologico non sia tra i più importanti. Che i politici e le loro propaggini nei media tradizionali siano tecnologicamente arretrati è vero, ma il problema è un altro.</p>
<p>Il problema è che non hanno assorbito ciò che la Rete ha prodotto come forme di partecipazione e di visione sociale. La stragrande maggioranza dei politici sono fermi ad una mentalità pre-Rete, che considera la politica come un&#8217;attività centralizzata, sul modello televisivo, con la conseguenza che la separazione tra classe politica e cittadini nel tempo si è solo ampliata.</p>
<p>I vari blog, siti ed aggregatori che fanno parte della Rete partecipativa sono tutti piccoli pezzi di un grande puzzle. Data la natura caotica della Rete non vi sarà mai un unico aggregatore che inciderà sulla politica. La trasformazione avverrà grazie alle innumeveroli piccole spinte dirette in direzioni innovative. Un link qui, un convegno là, un articolo su, un passaparola giù, un aggregatore al centro.</p>
<p>Non è necessario organizzare troppo le cose, anzi, probabilmente sarà proprio il modo soft di interagire che avrà più efficacia, analogamente a un rimedio omeopatico che interviene sull&#8217;organismo in forma di messaggio invece che sopprimendo una funzione biologica.</p>
<p>Allora potremo dire &#8220;Ben scavato, vecchia talpa&#8221;.</p>
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