<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Innernet &#187; Ken Wilber</title>
	<atom:link href="http://www.innernet.it/tag/ken-wilber/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.innernet.it</link>
	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Il Rebirthing come percorso di crescita</title>
		<link>http://www.innernet.it/il-rebirthing-come-percorso-di-crescita/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/il-rebirthing-come-percorso-di-crescita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 22:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Visini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stati di coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche dell'anima]]></category>
		<category><![CDATA[analisi transazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Assagioli]]></category>
		<category><![CDATA[Grof]]></category>
		<category><![CDATA[Hillman]]></category>
		<category><![CDATA[Jung]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[LSD]]></category>
		<category><![CDATA[Maslow]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[nascita]]></category>
		<category><![CDATA[olotropica]]></category>
		<category><![CDATA[peak experience]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia transpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[psicosintesi]]></category>
		<category><![CDATA[rebirthing]]></category>
		<category><![CDATA[Rogers]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=914</guid>
		<description><![CDATA[Nel corso della sua storia il Rebirthing e la respirazione che ne costituisce la tecnica fondamentale, sono stati associati soprattutto alla possibilità di rivivere la propria nascita o al raggiungimento di stati ampliati di coscienza. Questi ultimi potevano riferirsi, senza precise distinzioni, sia alle dimensioni “prepersonali” dell’inconscio collettivo, cioè ai contenuti attinenti alla storia psichica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Nel corso della sua storia il Rebirthing e la respirazione che ne costituisce la tecnica fondamentale, sono stati associati soprattutto alla possibilità di rivivere la propria nascita o al raggiungimento di stati ampliati di coscienza. Questi ultimi potevano riferirsi, senza precise distinzioni, sia alle dimensioni “prepersonali” dell’inconscio collettivo, cioè ai contenuti attinenti alla storia psichica dell’umanità, sia all’inconscio superiore, più propriamente transpersonale o spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Nessuna delle due visioni permette di comprendere in modo adeguato la complessità, la profondità e l’efficacia terapeutica di quel viaggio di integrazione della personalità e di autoconoscenza che il Rebirthing Transpersonale permette di intraprendere.</p>
<p class="MsoNormal">Propongo quindi di utilizzare, come referente teorico, la metafora del “percorso di crescita” che permette di includere in una visione dinamica ed evolutiva le molteplici esperienze che emergono nelle sedute. Il cammino, il <em>percorso</em>, parte dal luogo e dal momento in cui la persona si trova e si inoltra per territori non prestabiliti che si rivelano nel corso delle sedute, secondo tempi e modi spontanei e adeguati alle esigenze di chi si rivolge a questo metodo. Il termine<em> crescita</em> si riferisce al potenziale evolutivo di ciascuno di noi, alle intrinseche capacità e risorse che ogni essere umano ha in se stesso e che tendono sempre a un’espressione più completa, creativa, autonoma delle proprie potenzialità, di chi si è veramente, aldilà dei condizionamenti e delle risposte difensive ai vari eventi e sofferenze della vita.</p>
<p class="MsoNormal">Si tratta, dunque, di un contesto interpretativo molto flessibile e che si adatta facilmente sia ai bisogni di chi è alla ricerca di soluzione e sollievo per i propri disturbi psicosomatici ed esistenziali, sia ai vissuti che emergono nelle sedute e che possono provenire da diverse “aree” dell’organismo bio-psico-spirituale, senza la rigidità di voler imbrigliare le esperienze perché si adattino a uno schema precostituito.</p>
<p class="MsoNormal">Il percorso di crescita è un cammino di trasformazione, un viaggio che ci porta in contatto con il nucleo più profondo di noi stessi. Il tema del viaggio è un archetipo che accompagna da sempre l’umanità, da Ulisse a Dante, dalla ricerca del Graal al viaggio sciamanico e iniziatico di morte e rinascita, dal simbolismo alchemico alle fiabe e alla letteratura. Durante qualsiasi viaggio una mappa è necessaria per orientarsi. Sappiamo che le mappe non sono il territorio, per questo devono essere flessibili, devono essere spesso ridefinite, aggiornate, ridisegnate, man mano che il territorio reale si rivela e si dispiega davanti ai nostri occhi. Man mano che diventiamo più capaci di percorrerlo e di decifrarlo.<span id="more-914"></span></p>
<p class="MsoNormal">Nell’utilizzare questo schema di riferimento (il percorso, il viaggio, il cammino) possiamo avvalerci di validi modelli di evoluzione della coscienza che ci consentono di precisare meglio i contorni di quello che incontriamo e d’inquadrare (e quindi integrare) le esperienze molteplici che si schiudono quando la respirazione, praticata nel Rebirthing, apre l’accesso alle varie dimensioni della coscienza. Mi riferisco in particolare ai modelli (simili) elaborati da Ken Wilber e dalla Psicosintesi di Roberto Assagioli.</p>
<p class="MsoNormal">K. Wilber parla di uno sviluppo dalla dimensione prepersonale (che include in gran parte l’inconscio collettivo archetipico studiato da C.G. Jung), alla dimensione personale e al transpersonale. R. Assagioli, suddivide il suo modello della psiche (l’ovoide assagioliano; vedi sotto la figura) in inconscio inferiore, inconscio medio e inconscio superiore con l’inconscio collettivo (inteso come la psiche di massa, in un senso che lo differenzia parzialmente da Jung) che circonda l’ovoide con cui è in continua osmosi.</p>
<p class="MsoNormal">Inoltre, quest’approccio considera fondamentale dare attenzione ai temi psicodinamici e alla realizzazione di una psicosintesi personale intorno al centro dell’Io, pur mantenendo costantemente la visione dell’essere umano come un Sé spirituale (la sorgente dell’Io). Questa visione è la bussola che guida, come la stella cometa dei Magi, verso il dischiudersi della dimensione superconscia e verso una psicosintesi transpersonale. Anche Wilber insiste nel vedere il livello dell’io e il senso di identità e di consapevolezza individuale come tappe essenziali dell’evoluzione della coscienza: dalla unione Io/Universo inconscia e prepersonale, all’identità personale separata, all’unione conscia Io/Universo transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-ovoide.jpg"><img class="size-full wp-image-915" style="vertical-align: middle;" title="rebirthing-ovoide" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-ovoide.jpg" alt="rebirthing-ovoide" width="218" height="336" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Da quanto precede e ai nostri fini, ci interessa sottolineare due aspetti importanti che costituiscono una guida imprescindibile per orientarci sul nostro percorso: il primo è la distinzione tra inconscio inferiore o prepersonale e inconscio superiore o transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal">Nell’inconscio inferiore, seguendo Assagioli, troviamo: la coordinazione delle funzioni fisiologiche, tendenze e impulsi primitivi, molti complessi psichici a forte tonalità emotiva che sono resti del passato prossimo o remoto, individuale, ereditario e atavico, manifestazioni morbose come fobie, pensieri ossessivi, ecc. e anche facoltà parapsicologiche spontanee e non dominate.</p>
<p class="MsoNormal">Nella dimensione transpersonale, che, come dice Wilber, si riferisce al futuro evolutivo dell’essere umano e non al suo passato, risiedono, allo stato latente o potenziale, le energie superiori dello Spirito e i poteri supernormali di tipo elevato. Da esso provengono anche le intuizioni e le ispirazioni superiori, gli imperativi etici, gli slanci altruistici.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">L’altro aspetto che ci interessa si riferisce all’importanza che è necessario attribuire alla risoluzione delle problematiche che attengono alla sfera personale, al superamento degli aspetti conflittuali e al raggiungimento di una soddisfacente integrazione dei vari aspetti della personalità e di una sufficiente autonomia psicologica, anche in presenza di un’apertura verso la sfera transpersonale.</p>
<p class="MsoNormal">Questo ben si integra con la visione wilberiana (non presente in modo esplicito e dettagliato<span> </span>nella Psicosintesi) che distingue i <em>livelli</em> o <em>stadi</em> di evoluzione della coscienza dagli <em>stati</em> di coscienza, e in particolare dagli stati ampliati, in cui si entra in contatto con dimensioni non personali, sia prepersonali sia transpersonali, questi ultimi spesso chiamati “esperienze delle vette” (<em>peak experiences</em>).</p>
<p class="MsoNormal">Dice Wilber:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Ci sono differenti <em>stati di coscienza</em>. Stati ordinari, stati alterati, stati meditativi, stati ipnotici, stati di sogno, stati sciamanici, stati senza forma, stati non duali, stati ipnagogici, stati prodotti dalla sincronizzazione delle onde cerebrali, esperienze di vetta, stati di flusso (<em>flow states</em>), stati risvegliati. (…)<span> </span>Differenti stati di coscienza dischiudono mondi del tutto differenti, e l’esplorazione di questi mondi differenti è cominciata. Poiché la maggior parte degli stati di coscienza e delle esperienze di vetta sono variazioni dei tre o quattro stati naturali di veglia, sogno, sonno profondo senza sogni e unità, essi sono stati spesso raggruppati in quelle quattro categorie generali e chiamati: <em>stati grossolani</em> (veglia), <em>sottili </em>(sogno), <em>causali </em>(senza forma) e <em>non duali </em>(unità).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Oltre agli <em>stati</em> di coscienza, ci sono gli <em>stadi</em> di coscienza. Qual è la differenza? Gli <em>stati</em> sono temporanei, gli <em>stadi </em>sono permanenti. … Gli stadi (o livelli) sono il modo in cui l’evoluzione catapulta tutti i fenomeni fuori dal caos verso sfere di sempre maggior organizzazione e inclusione. Un esempio semplice e chiaro: dagli atomi alle molecole alle cellule agli organismi. Ognuno di essi è uno stadio, e ogni stadio trascende e include gli stadi precedenti, così che l’evoluzione si presenta come una serie di sfere “annidate”, incluse, una nell’altra, o <em>oloni</em> – un tutto che è parte di un tutto più grande, e questo, a quanto pare, all’infinito. Quindi l’evoluzione presenta una sua intrinseca direzionalità, dagli atomi alle molecole alle cellule: non troverete mai molecole che emergono prima degli atomi, o cellule prima delle molecole. Non si conoscono eccezioni in nessuna parte dell’universo, quindi “stadi”, “evoluzione” e “crescita” sono di fatto sinonimi. (Tratto dall’Introduzione a “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/translucent.htm" target="_blank">The Translucent Revolution</a>” da me tradotta).</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Qual è l’esatta natura di questi livelli nella psiche umana? Essi sono fondamentalmente, <em>livelli di coscienza</em>, che sembrano estendersi lungo l’intero spettro della coscienza stessa, dal subconscio, al conscio al superconscio.<span style="font-size: 10pt; color: red;"> </span>Questo spettro globale della coscienza è ben conosciuto dalle più importanti tradizioni di saggezza del mondo, dove una versione di esso appare come la Grande Catena dell’Essere che, viene affermato, spazia dalla materia al corpo alla mente all’anima e allo spirito. Grande Catena è, forse, una definizione non del tutto appropriata. Non si tratta, infatti, di una catena lineare, ma di una serie di sfere racchiuse una nell’altra: viene detto che lo spirito trascende ma include l’anima, che trascende ma include la mente, che trascende ma include il corpo, che trascende ma include la materia. In accordo con questa visione, è più accurato utilizzare la definizione “Grande Campo dell’Essere.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-essere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-916" title="rebirthing-essere" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-essere.jpg" alt="rebirthing-essere" width="390" height="288" /></a></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Io utilizzo spesso nove o dieci <em>livelli di base</em> o onde della coscienza (che sono variazioni di materia, corpo, mente, anima e spirito), poiché le prove suggeriscono che queste onde di base sono ampiamente universali o generalmente simili nelle loro caratteristiche profonde dovunque esse appaiano (per esempio, la mente umana, in qualsiasi luogo appaia, ha la capacità di formare immagini, simboli e concetti. I contenuti di queste immagini e simboli variano da cultura a cultura, ma la capacità in quanto tale è universale. …. Si assume che i processi psicologici di base siano comuni alla specie, caratteristiche umane condivise, ma che la cultura introduca delle variazioni in queste similarità basiche sottostanti). <span> </span>(Tratto dalla mia traduzione di un testo di K.Wilber: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/betkenwilber13.htm" target="_blank">Lineamenti di una Psicologia Integrale</a>&#8220;.)</p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal">Le problematiche di tipo psicosomatico e psicodinamico, le tematiche legate al trauma della nascita e i contenuti relativi all’inconscio collettivo attengono essenzialmente ai livelli che Wilber chiama materia, corpo/vita e mente. Le aspirazioni transpersonali attengono naturalmente ai due livelli di anima e Spirito. Ricordiamo che, nell’approccio integrale, la dimensione spirituale non è soltanto un livello più elevato o più profondo da raggiungere, ma anche il fondamento e il presupposto sempre presente dell’intera evoluzione e della coscienza. Nella Psicosintesi, il Sé è la sorgente dell’Io ed è l’autore del progetto esistenziale.</p>
<p class="MsoNormal">Se pur non in modo lineare, anzi spesso con un movimento a spirale, nel Rebirthing si dipana un cammino che ha come prima tappa quella di una necessaria riorganizzazione, integrazione o superamento di sensazioni, emozioni, impulsi, desideri, complessi, subpersonalità, schemi mentali obsoleti e preconcetti su se stessi e sul mondo, condizionamenti subiti e interiorizzati che tiranneggiano la coerente espressione della personalità e delle proprie potenzialità. La progressiva disidentificazione da questi contenuti psichici consente l’autoidentificazione con quel centro dotato di volontà e consapevolezza che è l’Io.</p>
<p class="MsoNormal">Diventa, allora, possibile scoprire un nuovo senso di identità e dare un nuovo e più profondo significato alla nostra esistenza. Pur accettando i nostri limiti, riconosciamo anche che abbiamo la possibilità di scegliere. Emerge una maggiore assunzione di responsabilità che ci aiuta a diventare “soggetti” della nostra vita, o come dice la Psicosintesi a “co-creare” la nostra vita e non più sentirci come esseri passivi, spettatori impotenti o addirittura vittime, che credono di essere completamente in balia dei vissuti interiori e delle condizioni esteriori.</p>
<p class="MsoNormal">Nel Rebirthing Transpersonale intraprendiamo un cammino attraverso la “selva oscura” della confusione, dell’ansia, del panico, dell’incapacità di fare scelte, dell’insicurezza, del sentirsi inadeguati, della vergogna, del senso di colpa, ecc.. Queste sensazioni, emozioni, pensieri li percepiamo meglio, li circoscriviamo, ne delineiamo la storia. Quello che prima sembrava sopraffarmi, adesso posso osservarlo da una certa distanza. Cominciamo a percepire il centro della coscienza, l’Io, e, approfondendo il processo, la luminosa sorgente transpersonale, il Sé. <span style="color: navy;">L</span>a psicosintetista A. M. Finotti in un brano (disponibile sul mio sito) intitolato “La Metafora della Via” parla di una progressiva trasformazione che avviene in noi, sul cammino di crescita, da vagabondi confusi e trascinati dagli eventi, in viandanti sul cammino, in pellegrini verso una meta e poi, quando si apre il cuore, in servitori della vita e degli altri esseri.</p>
<p class="MsoNormal">La disidentificazione, pietra miliare della Psicosintesi, con la respirazione avviene in modo semplice e naturale: sono l’io che respira e allo stesso tempo sento l’emozione salire, il vissuto emergere: sono, ad esempio, quel bambino o quella bambina non visti, non abbastanza amati, non riconosciuti, sono quel ragazzo o quella ragazza impauriti che si consideravano brutti e inadeguati, sono quell’adulto che ha vissuto una perdita, che non ha superato separazione e lutto, fallimento e delusione.</p>
<p class="MsoNormal">Le situazioni emotive non integrate rimangono nel nostro inconscio e ci influenzano, anche se non ne abbiamo il ricordo o le abbiamo razionalizzate. Quel bambino o quella bambina sono ancora con noi, con le loro paure, con la loro fame d’amore, con le loro richieste insoddisfatte. Diventano delle vere “subpersonalità”. E nelle sedute di Rebirthing, non importa l’età della persona, emerge spesso insieme al pianto quell’invocazione sconsolata che abbiamo serbato dentro di noi per anni: “Mamma, dove sei?” Oppure, in un insight folgorante, ci appare chiaro quello schema di comportamento che ci ha condizionato da sempre. Vederlo significa iniziare a disidentificarci e quindi a non esserne più condizionati. Comincia a sciogliersi la rigidità di un comportamento stereotipato, non adatto, inefficace, diventiamo più flessibili e possiamo cambiare la nostra visione della realtà.</p>
<p class="MsoNormal">Quel modello di comportamento poteva, per esempio, rispondere a un certo tipo di messaggio ricevuto dai genitori in modo esplicito o non verbale che l’Analisi Transazionale (AT) ha schematizzato nei cinque “messaggi spinta”: sii perfetto, sii forte, sforzati, sbrigati, compiaci. A questi potremmo aggiungere quelle che l’AT<span> </span>chiama “ingiunzioni”: non crescere, non riuscire, non essere te stesso, non sentire, non pensare, non riuscire, non essere un bambino, ecc. Il bambino o la bambina interiorizzano questi messaggi e cercano di adeguarsi, di rispondere e corrispondere con gli strumenti esigui a loro disposizione. Sanno intuitivamente che solo così saranno accettati, amati e potranno… sopravvivere.</p>
<p class="MsoNormal">In una seduta un uomo rivive la scena: la madre è malata, è malata da tanto tempo, lui è lì, bambino, vicino a lei, la guarda, lei non lo guarda, concentrata su se stessa. Si sente solo, piange nella seduta. E dà voce a quella che era la sua emozione di allora, la esplicita, la rende intellegibile : “Mamma, voglio che stai bene, che tu sia felice. Sarò forte, me la caverò da solo, sarò bravo, sarai contenta di me.” Ora è chiaro cosa c’è alla base di quel suo modo di sentire la vita come un’immane fatica. Sempre troppo responsabile, aveva negato le sue esigenze e i suoi bisogni, si era sempre fatto carico di tutto e di tutti. Portava il mondo intero sulle su spalle. Il risultato è la tensione permanente, l’insonnia e l’ansia che lo sveglia nel cuore della notte come una mano che gli stringe il collo e non lo fa respirare, gli occhi smarriti nel buio.</p>
<p class="MsoNormal">La potenza della respirazione (riconosciuta dai tempi più antichi in tutte le tradizioni orientali e occidentali) è tale che riattiva quelle aree del nostro corpo-mente che ci “trasportano” letteralmente in quelle situazioni, così che possiamo finalmente integrare quei vissuti e pacificare il nostro passato. Non c’è solo una comprensione razionale, ma uno scioglimento di quel nodo intricato fatto di tensioni fisiche, emozioni, pensieri, idee, alla luce di una consapevolezza che può integrare il passato e, finalmente, chiudere le porte che vanno chiuse.</p>
<p class="MsoNormal">E’ stato detto che<span> </span>il Rebirthing è una forma di “meditazione” adatta agli Occidentali. In effetti, porta rapidamente a risultati che certamente si avvicinano a quelli della meditazione prolungata, proprio perché accelera la presa di distanza dai contenuti interiori, sempre cangianti e spesso caotici, e ci fa sperimentare quel centro di “pura consapevolezza” che è anche la meta della Psicosintesi. Progressivamente si consolida la dimensione transpersonale del “testimone”.</p>
<p class="MsoNormal">In quello stato le dimensioni si ampliano, non più impauriti e contratti, non più barricati dietro le strutture difensive che abbiamo eretto e che ci fanno rifiutare ciò che accade, diventa allora possibile per noi l’apertura alla dimensione trascendente, poiché diventiamo capaci di collaborare con la vita. Superiamo i confini fittizi che abbiamo creato e ci hanno relegato in un luogo così angusto che non possiamo più respirare. Tutto può essere, allora, un’occasione di crescita e di conoscenza, non siamo più attaccati a ciò che ci dà sicurezza e che amiamo, non rifuggiamo più, come prima, ciò che temiamo e ci fa soffrire. Nella nostra accresciuta capacità di accettare ciò che è, ci sentiamo parte di un Tutto più vasto, la nostra volontà si allea a una Volontà più grande, la nostra musica ritrovata si accorda alla grande sinfonia dell’Universo.</p>
<p class="MsoNormal">E’ evidente che se una persona decide di avvicinarsi<span> </span>a questo metodo per risolvere malesseri e disagi fisici e psicologici, saranno necessari l’accoglienza e l’ascolto empatico che riconoscono, in prima istanza, lo stato di sofferenza della persona senza negarlo o minimizzarlo; segue l’accompagnamento e l’integrazione delle tensioni, resistenze e blocchi fisici, emotivi e mentali che emergono nelle sedute. Successivamente, proprio a partire dallo stato di pace interiore, gioia, ottimismo e<span> </span>benessere psicofisico che si può manifestare fin dalla prima seduta, si potrà riflettere insieme sul significato dei due stati differenti sperimentati, le onde tumultuose del funzionamento psicofisico e la calma incommensurabile della profondità dell’essere. <span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Un aspetto importante da richiamare qui è quella caratteristica dell’inconscio studiata<span> </span>da S. Grof (lo psichiatra cecoslovacco che opera in America e che, dopo aver utilizzato per anni l’acido lisergico o LSD, ha creato il metodo, simile al Rebirthing, chiamato Respirazione Olotropica). Egli ha dimostrato che l’inconscio tende a conservare i ricordi dei nostri vissuti, antichi e recenti, assemblandoli in “pacchetti” che hanno lo stesso tipo di tonalità emotiva o lo stesso tema in comune. Grof usa il termine di sistemi COEX, cioè “sistemi di esperienze compresse”.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Questo significa che se, per esempio, noi abbiamo una serie di esperienze che hanno un tema o un tipo di emozione in comune, come sentirci umiliati, sentirci incapaci, senso di colpa, rabbia, ecc., queste tendono ad aggregarsi nell’inconscio con altre esperienze simili, stratificandosi (qualcosa di simile sia ai “complessi” junghiani che alle subpersonalità della Psicosintesi). Nelle sedute assistiamo spesso all’emersione dei vari elementi che compongono un sistema COEX e che appartengono a diverse epoche della vita. Nel corso del tempo si sono sempre più energizzati rafforzandosi. Districare il viluppo è fondamentale al fine di liberare la personalità dalla presa e dal controllo esercitato da questi meccanismi inconsci.</p>
<p class="MsoNormal">Grof ha anche dato un enorme contributo all’elaborazione di una cartografia della coscienza capace di inquadrare le molteplici esperienze che vengono vissute grazie al potere della respirazione e che possono provenire da molte zone differenti di questo continente infinito che è la psiche umana. Egli ha anche analizzato<span> </span>quell’evento fondamentale nella vita di ciascuno di noi, e troppo a lungo trascurato dalla psicologia, che è la nascita, descrivendo in modo dettagliato le quattro “matrici perinatali” che corrispondono alle quattro fasi principali del processo della nascita.</p>
<p class="MsoNormal">Nel Rebirthing si rivive spesso la propria nascita e questa rappresenta una delle esperienze più significative e efficaci dal punto di vista terapeutico che avvengono grazie alla respirazione sul percorso di crescita. Questo non significa, come a volte si sostiene, che tutti i vissuti che emergono nelle sedute debbano essere fatti risalire a una delle fasi della nascita, compresi quelli che hanno un carattere chiaramente transpersonale. La natura regressiva di questa concezione è stata anche sottoposta a un esame critico da Ken Wilber nel suo libro <em>The Eye of Spirit</em> e attiene a quella confusione tra prepersonale e transpersonale che può essere molto dannosa quando si opera in questo campo. (Ho sviluppato questo argomento nell’articolo pubblicato sul mio sito: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/traumanascita.htm">Il Rebirthing e il Trauma della Nascita</a>”).</p>
<p class="MsoNormal">Avviene anche, naturalmente, che emergano ricordi ed emozioni positive. A una signora è accaduto di rivivere, con una fortissima emozione, la scena di lei neonata in braccio alla mamma, ne sentiva il calore e l’odore, vedeva la stanza e come era illuminata dal sole che entrava dalla finestra aperta. Era una sensazione di grande felicità, bellissima e commovente (la madre è morta qualche anno fa). Ma come sono possibili queste straordinarie esperienze?</p>
<p class="MsoNormal">La neurologia e la neurofisiologia, a partire dal grande neurologo canadese W. Penfield (morto nel 1976), ha dimostrato che l’origine di queste esperienze è localizzata nei lobi temporali. Mediante una stimolazione elettrica (<em>stereotassi)</em> dei punti della corteccia corrispondenti, quando in occasioni di interventi chirurgici, essa veniva esposta in pazienti pienamente coscienti, egli riusciva a “evocare” all’istante quelle che ancora venivano definite “allucinazioni” di melodie, persone e scene che venivano esperite, vissute come se fossero assolutamente reali, in uno stato di doppia coscienza.</p>
<p class="MsoNormal">Penfield spiegava questa “doppia coscienza” come, da una parte, uno stato di coscienza quasi-parassitario (stato di sogno) e, dall’altra, resti di coscienza normale. Egli dimostrò che si tratta sempre ricordi reali, quanto mai precisi e vividi, accompagnati dalle stesse emozioni che avevano accompagnato le esperienze originarie. Egli ipotizzò che il cervello contenesse la registrazione quasi perfetta di tutte le esperienze della vita, che l’intero flusso di coscienza fosse conservato nel cervello e potesse essere sempre evocato.</p>
<p class="MsoNormal">Oltre a questo, al fine di spiegare fenomeni non immediatamente riconducibili al funzionamento cerebrale e fisiologico, dobbiamo tenere conto di un altro grande campo di ricerca e conoscenza cui, in questo contesto, posso solo accennare. Mi riferisco alle nostre concezioni sulla mente e sulla materia. Noi siamo ancora condizionati a pensare in termini newtoniani. Consideriamo, cioè, lo spazio come vuoto e distinto dagli oggetti che lo abitano, l’universo e gli esseri umani come meccanismi misurabili, gli atomi come mattoni che formano gli oggetti, i fenomeni determinati sempre e comunque dalla legge di causa ed effetto. Ma la fisica moderna ha rivoluzionato questo visione: non parla più di esistenza o non esistenza delle particelle subatomiche, ma di tendenza a esistere, non si parla di evento ma di tendenza all’evento. Non si parla di materia solida ma di onde di probabilità. Il modello dello scienza dell’osservatore esterno (il “fantasma nella macchina”), il soggetto, cioè, che osserva la realtà come se non ne facesse parte, ha lasciato il posto alla consapevolezza che l’osservatore è parte integrante di ciò che osserva e contribuisce a configurarlo.</p>
<p class="MsoNormal">Oggi il cosmo è percepito come un campo continuo di densità variabile e non come una serie di entità separate da spazi vuoti. Per la fisica moderna la materia è intercambiabile con l’energia, la teoria della relatività ha rivoluzionato i concetti di spazio e tempo. La coscienza diventa parte integrante del tessuto universale e non si limita alle attività che avvengono nella nostra testa. G. Bateson, il famoso biologo e antropologo inglese, diceva che la mente non è soltanto un attributo umano, ma una caratteristica della natura. Nella sua sintesi di varie discipline come la cibernetica, l’informazione, la teoria dei sistemi, la psicologia, l’antropologia e altre ancora, ha messo in evidenza che la mente e la natura formano un’unità indivisibile.</p>
<p class="MsoNormal">La visione integrale di K. Wilber, ci fa comprendere come la coscienza costituisca l’intrinseca interiorità di qualsiasi fenomeno e di come sia necessario considerare i vari livelli evolutivi della coscienza in forma intimamente connessa con l’evoluzione degli altri aspetti, l’evoluzione della materia, l’evoluzione biologica, culturale e socio-economica. Un suo fondamentale contributo è stato l’integrazione della comprensione orientale del Grande Campo dell’Essere con la conoscenza occidentale circa i processi evolutivi, sintetizzati nel suo modello dei Quattro Quadranti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>[Nella<span> </span>figura i livelli materia, vita, mente, anima, spirito sono inseriti sui quadranti che schematizzano l’evoluzione dei quattro aspetti fandamentali dell’Universo, coscienza individuale (io), coscienza plurale intersoggettiva (noi), realtà esterna individuale (ciò) e sociale (essi)].</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-wilber.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-917" style="vertical-align: middle;" title="rebirthing-wilber" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/rebirthing-wilber.jpg" alt="rebirthing-wilber" width="388" height="263" /></a></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">In un Universo visto come un gigantesco campo universale, non ci sono confini reali, tutte le parti sono interdipendenti e tutto è in contatto con tutto. Anche noi esseri umani non siamo entità separate e statiche, ma processi in divenire immersi in un cosmo in movimento che tende evolutivamente verso una sempre maggiore integrazione e trascendenza.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto l’Universo, come ci spiega K. Wilber, ha una direzionalità nel senso di una crescente complessità dove complessità è sinonimo di coscienza. Dalla materia, alla vita, alla mente, all’anima, allo Spirito, c’è un progressivo<span> </span>aumento di complessità e di coscienza.. Nell’essere umano questa direzionalità si esplicita nell’aspirazione al benessere psicofisico che è, a sua volta, espressione dell’aspirazione più profonda a sentirsi interiormente “unificati”, a sentirsi e essere finalmente se stessi. Diventare se stessi è la bussola che guida tutta la Psicologia Umanistico-Esistenziale.</p>
<p class="MsoNormal">Il Rebirthing Transpersonale (la Scuola e l’Associazione sono state fondate da F. Falzoni Gallerani) si inserisce nel grande filone della Psicologia Umanistico-Esistenziale. Esso integra, inoltre, molti contributi che vengono dalle tradizioni filosofiche e spirituali dell’Oriente e dell’Occidente e ha come principale riferimento teorico l’opera di Ken Wilber.</p>
<p class="MsoNormal">Un precursore della nuova visione dell’essere umano come tendente a realizzare potenzialità che andavano oltre l’Io e la consapevolezza di tipo egoigo-razionale (in senso wilberiano), è stato C. G. Jung la cui psicologia analitica ha uno dei suoi fondamenti nel “processo di individuazione”. C. Rogers, uno dei padri della Psicologia Umanistica, parla di “tendenza attualizzante” nell’essere umano, la Gestalt afferma che l’organismo umano funziona per crescere e autorealizzarsi, Wilber chiama questa spinta, Eros. Abraham Maslow nella sua gerarchia evolutiva dei bisogni insegna che dopo i bisogni fisiologici, di sicurezza e protezione, di appartenenza, di stima e prestigio, ci sono il bisogno di autorealizzazione, cioè la realizzazione della propria identità, di una<span> </span>personalità armonica, coerente e autonoma, e infine il bisogno di autrascendenza che apre verso la dimensione spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Spesso i sintomi, il malessere psicosomatico e il disagio interiore sono segnali che ci avvertono che qualcosa è profondamente disarmonico in noi, che forse stiamo trascurando un aspetto importante a cui non abbiamo finora potuto permettere di esprimersi, o forse non stiamo ascoltando la voce del nostro <em>daimon</em>, per usare l’espressione di J. Hillman, che ci sussurra che abbiamo dimenticato il nostro progetto esistenziale e che è necessario rimetterci in cammino, cercare la strada maestra, intraprendere un cambiamento importante nella nostra vita.</p>
<p class="MsoNormal">Una signora che soffriva di attacchi di panico era una professionista di successo che aveva dedicato tutto il suo impegno alla carriera professionale, avendo interiorizzato il tacito monito del padre a diventare come lui e non come la madre verso cui non manifestava una grande considerazione. Alla soglia dei quarant’anni gli attacchi di panico le stavano segnalando che c’era un problema. Da dove veniva quella paura, quel senso di smarrimento, quella vertigine? Cosa la faceva ansimare alla ricerca di aria con il cuore che sembrava volesse uscire dal petto?</p>
<p class="MsoNormal">Nel corso delle sedute emerge progressivamente la consapevolezza che nell’abbracciare e identificarsi in modo così totale al modello maschile e paterno di riuscita sociale si era allontanata da ciò che credeva che la madre rappresentasse, cioè passività, mancanza di ambizione, incapacità, poca intelligenza. Aveva, oltre tutto, esteso questo giudizio negativo alla femminilità in generale. Lei aveva negato il suo stesso essere donna e<span> </span>la possibilità di un’espressione più vera e genuina di se stessa.<span> </span>Una revisione, una conversione non era più rimandabile. Iniziò così il suo percorso di crescita che la portò a ritrovare anche la sua creatività artistica e, cosa per lei molto importante, a riavvicinarsi alla madre.</p>
<p class="MsoNormal">Una più genuina e autonoma espressione di se stessi è un risultato importante raggiunto sul percorso di crescita. A volte, in quel momento della vita di una persona,<span> </span>questo è sufficiente; a volte invece nel corso del viaggio si sono aperte possibilità di altro tipo. E’ sorta un’aspirazione che non si accontenta delle realizzazioni nella sfera personale. La domanda “Chi sono io?” vuole spingersi più avanti, più in alto.</p>
<p class="MsoNormal">Questo avviene anche perché, come abbiamo detto, in ogni momento è possibile nelle sedute avere esperienze che attengono alla sfera transpersonale e spirituale e queste attivano la spinta verso la trascendenza di cui abbiamo parlato. Si tratta<span> </span>di <em>stati</em> e non di <em>stadi</em>, perché non sono stabilizzati; solo la pratica prolungata di tecniche e metodi adatti e il continuo lavoro su di sé permette di consolidare in veri e propri livelli di coscienza l’emersione di queste dimensioni più profonde o più elevate. Esse esprimono il potenziale evolutivo che non è ancora diventato patrimonio dell’insieme dell’umanità, ma solo da un certo numero di individui (Wilber la chiama “l’avanguardia evolutiva”) che, nella nostra epoca, sembra stiano diventando, per nostra fortuna, sempre più numerosi. (Sul tema dei livelli di coscienza che sono ormai accessibili a tutti i bambini che nascono, e sui livelli che invece non sono ancora diventati “abitudini dell’Universo”, vedi sul mio sito varie traduzioni di scritti di K. Wilber, e i dialoghi con A. Cohen.)</p>
<p class="MsoNormal">Pur nella loro temporaneità, l’emersione di stati transpersonali di coscienza, in particolare lo stato del “testimone”, costituiscono una delle esperienze più profondamente trasformative e acceleratrici del processo di crescita. Innanzitutto confermano l’esistenza di sfere che trascendono l’Io e la storia personale, fanno sperimentare condizioni di pace, di gioia e di amore mai provate, aiutano a intravedere un significato diverso da dare alla nostra vita, meno superficiale e legato alla risoluzione delle contingenze quotidiane, permettono di percepire la nostra vicenda umana come strettamente connessa a Tutto più ampio che si manifesta come buono, vero e bello; contribuiscono a integrare gli opposti come se, guardando da una prospettiva più ampia, cogliessimo l’insieme del paesaggio e ci rendessimo conto che luce e ombra sono entrambe necessarie per l’armonica tessitura dell’Universo. In questi stati possono sorgere intuizioni che illuminano i problemi della nostra vita mostrandoci la soluzione o anche l’irrilevanza di quello che ci era sembrato un ostacolo insormontabile; possiamo ricaricarci di positività, senso dell’umorismo, ottimismo ed energia per affrontare la vita con più accettazione, comprensione e compassione.</p>
<p class="MsoNormal">Al fine di orientarci meglio sul nostro percorso di crescita oltre la sfera personale, è fondamentale introdurre qualche elemento in più circa quello che viene definito genericamente “transpersonale&#8221; e, nella Psicosintesi, Superconscio. Poiché anche questo è un territorio che ha bisogno di una mappa.</p>
<p class="MsoNormal">Ken Wilber ha identificato quattro principali <strong>stati</strong> di coscienza traspersonale e le esperienze che emergono con la respirazioni possono attenere all’uno o all’altro di essi: lo stato <em>psichico</em> è un tipo di <em>misticismo della natura</em>, in cui gli individui riferiscono un’esperienza fenomenologica di essere uno con l’intero mondo naturale e sensoriale; (per esempio, Thoreau, Whitman). E’ chiamato “psichico”, non perché vi accadano eventi paranormali – anche se esistono prove che questo succede – ma perché sembra che vi sia una comprensione accresciuta del fatto che ciò che appare come un mondo puramente fisico è di fatto un mondo psicofisico, dove le capacità consce, psichiche o noetiche fanno intrinsecamente parte del tessuto dell’universo, e questo spesso risulta in una concreta esperienza fenomenologica di unità con il mondo naturale.</p>
<p class="MsoNormal">Lo stato <em>sottile</em> è un tipo di <em>misticismo della divinità</em>,<em> </em>in cui le persone riferiscono l’esperienza di essere uno con la <em>fonte</em> o il <em>fondamento</em> divino del mondo naturale sensoriale (per esempio, S.ta Teresa d’Avila, Hildegarda di Bingen). Lo stato <em>causale </em>è un tipo di <em>misticismo senza forma,</em><strong> </strong>in cui emerge l’esperienza della cessazione, o immersione nella coscienza non manifesta e senza forma (per esempio, Meister Eckhart). Lo stato <em>non duale</em> è un tipo di <em>misticismo integrale</em> che è sperimentato come l’unione di manifesto e non manifesto, o l’unione di Forma e Vuoto (per esempio, Sri Ramana Maharshi).</p>
<p class="MsoNormal">Wilber ha mostrato che ogni grande <em>stato</em> di coscienza può contenere molte differenti livelli di coscienza. Questi livelli, coprono l’intero spettro evolutivo, e corrispondono a molti di quei livelli o stadi che sono stati studiati in modo approfondito dagli psicologi evolutivi occidentali, come gli stadi dello sviluppo cognitivo, morale, dell’ego.</p>
<p class="MsoNormal">Riconoscere la differenza tra stati di coscienza e strutture/livelli di coscienza ci permette di capire in che modo una persona, a qualsiasi stadio di sviluppo, possa nondimeno avere una profonda “esperienza delle vette” di stati più elevati e transpersonali. Tuttavia, i modi in cui le persone fanno esperienza e interpretano<em> </em>questi stati e dimensioni più elevati dipenderà largamente dal livello (o struttura) del loro sviluppo.</p>
<p class="MsoNormal">Wilber spiega come segue la relazione tra stati e stadi:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">Sembra che tutte le <em>strutture </em>della coscienza si dispieghino generalmente in una sequenza evolutiva o a stadi, e, come sostengono praticamente tutti gli studiosi dei processi evolutivi, <em>gli stadi in quanto tali non possono essere saltati</em>. Per esempio, nella linea cognitiva, troviamo gli stadi sensorio/motorio, preoperativo, operativo concreto, operativo formale, visione-logica o pensiero integrale, ecc. I ricercatori concordano in modo unanime che nessuno di quegli stadi può essere saltato, perché ognuno incorpora i suoi predecessori nella sua stessa costituzione (così come le cellule contengono le molecole che contengono gli atomi, e non si può passare dagli atomi alle cellule saltando le molecole).</p>
<p class="MsoNormal">Ma i tre grandi <em>stati</em> (di veglia, sogno e sonno profondo) rappresentano <em>dimensioni </em>o<em> regni generali</em> di essere e conoscenza cui è possibile accedere praticamente in ogni stadio di sviluppo – per la semplice ragione che l’individuo veglia, sogna e dorme, anche nel periodo prenatale. Quindi, gli <em>stati</em> di coscienza grossolano, sottile e causale (e non duale) sono disponibili qualunque sia il livello di coscienza.</p>
<p class="MsoNormal">Le prove attestano che, generalmente in caso di prolungate pratiche contemplative, una persona può convertire questi stati <em>temporanei</em> in tratti o strutture <em>permanenti</em>, che significa che essi hanno accesso a queste grandi dimensioni in un modo più o meno <em>continuo</em> e <em>conscio</em>. (…) Quelle grandi dimensioni (psichica, sottile, causale, non duale) non sono più sperimentate semplicemente come <em>stati</em>, ma sono invece diventate modelli o strutture della coscienza permanentemente disponibili – e questa è la ragione per cui, quando esse diventano una competenza permanente, il termine usato è quello di livello/stadio (struttura o onda) psichico, sottile, causale e non duale. L’uso di questi quattro termini (psichico, sottile, causale, non duale) può coprire <em>sia</em> le strutture/stadi <em>sia </em>gli stati. (…)</p>
<p class="MsoNormal">Lo <em>sviluppo integrale </em>o complessivo è, quindi, un processo continuo di conversione di stati temporanei in tratti o strutture permanenti, e in questo sviluppo integrale, non è possibile evitare nessuna struttura o livello, o non vi sarà, per definizione, sviluppo integrale. (Queste citazioni si riferiscono ad alcune parti liberamente estrapolate dalla mia traduzione del testo di Wilber: “<a href="http://www.rebirthing-milano.it/betkenwilber13.htm" target="_blank">Lineamenti di una Psicologia Integrale</a>”)</p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal">
<p>E’ importante familiarizzarci con questi concetti perché esiste ormai un’ampia letteratura, e Wilber ne è l’esponente più autorevole, che può aiutarci a comprendere meglio lo sviluppo della coscienza, integrando la sfera transpersonale come una dimensione disponibile, anche se potenziale, per tutti gli esseri umani. La possibilità di evoluzione non si arresta al livello dell’Io, della visione razionale o anche integrale, ma può aprirsi verso nuovi continenti, ancora inesplorati per i più, in cui possiamo cominciare a inoltrarci grazie a tecniche e metodi che contemplano questi territori nelle loro mappe e che ne fanno lo sfondo necessario e la meta, più o meno esplicita, di ogni percorso di crescita.</p>
<p class="MsoNormal">C. G. Jung diceva, da vero pioniere, spesso mal compreso: “la sofferenza è dovuta a un ristagno spirituale, a una sterilità psichica …fede, speranza, amore e conoscenza è ciò di cui<span> </span>ha bisogno il paziente per vivere … nessuno guarisce veramente se non riesce a raggiungere un atteggiamento religioso”. Negli ultimi decenni, grazie al contributo di tante ricerche, studi, tecniche, pratiche e metodi che integrano discipline occidentali e saggezza orientale, questa visione è diventata patrimonio di un crescente<span> </span>numero di persone che operano nel campo dell’ascolto, dell’accompagnamento e della cura del disagio fisico e psichico, come anche nel campo della crescita personale.</p>
<p class="MsoNormal">Tuttavia, come è evidente per chiunque sia coinvolto su un cammino spirituale, la dimensione transpersonale, pur essendo sempre presente e accessibile, è anche difficile da raggiungere stabilmente. Sul percorso di crescita è necessario un atteggiamento rigoroso, non semplicistico e approssimativo. Non basta aver sperimentato un’esperienza delle vette per dirsi “realizzato”. La trasformazione profonda della coscienza, il raggiungimento stabile di livelli più elevati sul piano della consapevolezza richiedono coraggio, impegno e dedizione. E’ un percorso arduo sul quale dobbiamo verificare costantemente i nostri sentimenti, la nostra capacità di accettazione di noi stesi e degli altri, la nostra gentilezza compassionevole, la pace che proviamo nel nostro cuore. Il metro della nostra crescita è la nostra sempre maggiore capacità di essere in contatto con il centro della nostra personalità, che, nel silenzio della disidentificazione, è chiaramente percepito come il riflesso luminoso e trasparente della nostra anima spirituale.</p>
<p class="MsoNormal">Metterci in cammino, o meglio sentirci in cammino, costituisce di per sé un cambiamento radicale nella nostra visione di noi stessi e della Vita. E soltanto dopo un lungo viaggio ci è permesso scoprire<span> </span>che non ci siamo mai mossi, che siamo da sempre quello che abbiamo cercato, che il tempo è solo il momento presente senza tempo,<span> </span>la meta è il luogo da dove siamo partiti.</p>
<p>“Come un cielo terso non ha confini,<br />
Tuttavia è proprio QUI, sempre sereno e limpido.<br />
Quando tenti di raggiungerlo, non riesci a vederlo.<br />
Non puoi possederlo,<br />
Ma neppure perderlo.”<br />
(Yung-chia)</p>
<p>Giovanna Visini<br />
ARAT (Associazione Rebirthing ad Approccio Transpersonale)<br />
<a href="http://www.rebirthing-milano.it" target="_blank">www.rebirthing-milano.it</a></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fil-rebirthing-come-percorso-di-crescita%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/il-rebirthing-come-percorso-di-crescita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una spiritualità che trasforma, parte 2</title>
		<link>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-2/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 23:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ken Wilber</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[bodhisattva]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[new age]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Trungpa]]></category>
		<category><![CDATA[Vajrayana]]></category>
		<category><![CDATA[zen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-2</guid>
		<description><![CDATA[Secondo Ken Wilber La religione ha sempre svolto due funzioni importantissime e molto diverse. Una è di dare un senso al sé individuale. Al sé viene semplicemente offerto un nuovo modo di pensare o percepire la realtà. Tuttavia, a un certo punto del nostro processo di maturazione, questa traslazione, per quanto adeguata e salda, cessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ken-wilber.jpg" title="ken wilber.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ken-wilber.jpg" alt="ken wilber.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Secondo Ken Wilber La religione ha sempre svolto due funzioni importantissime e molto diverse. Una è di dare un senso al sé individuale. Al sé viene semplicemente offerto un nuovo modo di pensare o percepire la realtà. Tuttavia, a un certo punto del nostro processo di maturazione, questa traslazione, per quanto adeguata e salda, cessa di consolare. Nessun nuovo credo, mito, idea o paradigma tamponerà l&#8217;affiorare dell&#8217;ansia. L&#8217;unico sentiero utile non è un nuovo credo per il sé, ma la trascendenza di quest&#8217;ultimo.<span id="more-467"></span></p>
<p><strong>Chi vuole davvero trasformarsi?</strong></p>
<p>È credenza diffusa che l’oriente trabocchi letteralmente di spiritualità trasformativa e autentica, mentre l’occidente – sia storicamente che nell’odierna “New Age” – non ha niente altro da offrire che varie forme di spiritualità orizzontale, traslatoria, meramente legittima e quindi debole. In questo c’è qualcosa di vero, ma la realtà è molto più cupa, tanto per l’oriente quanto per l’occidente.</p>
<p>Innanzitutto, anche se è generalmente vero che l’oriente ha prodotto un numero più grande di ricercatori autentici, l’effettiva percentuale della popolazione orientale impegnata nell’autentica spiritualità trasformativa è, ed è sempre stata, miserevolmente bassa. Una volta chiesi a Katigiri Roshi, con cui ebbi la mia prima esperienza di risveglio (non di crollo, si spera) quanti autentici grandi maestri di ch’an e di zen fossero esistiti. Senza esitazioni, egli mi rispose: «Forse un migliaio in tutto». A un altro maestro zen chiesi quanti maestri zen autenticamente illuminati – profondamente illuminati – fossero vivi nel Giappone odierno, e lui rispose: «Non più di una dozzina».</p>
<p>Assumiamo, per amore della discussione, che queste siano solo risposte vaghe. Esaminiamo i numeri. Anche se affermiamo che in tutta la storia sono esistiti solo un miliardo di cinesi (una stima estremamente bassa), ciò vuol dire che solo mille persone su un miliardo hanno raggiunto una spiritualità autentica e trasformativa. Per chi tra voi non ha una calcolatrice, questo equivale allo 0,0000001 della popolazione totale.</p>
<p>E questo vuol dire, indubbiamente, che il resto della popolazione era (ed è) dedita, al massimo, a vari tipi di religione orizzontale, traslatoria e meramente legittima: pratiche magiche, credenze mitiche, preghiere consistenti in petizioni egoiche e così via. In altre parole, a vie traslatorie per dare senso al sé individuale, una funzione traslatoria che è stata (come stavamo dicendo) il maggiore collante sociale della cultura cinese (e di tutte le altre) fino a oggi.</p>
<p>Quindi, senza volere in alcun modo sminuire il contributo davvero straordinario delle grandi tradizioni orientali, la realtà è semplicissima: la spiritualità radicale e trasformativa è estremamente rara, in qualsiasi tempo e in ogni area geografica (per l’occidente, i numeri sono ancora più deprimenti. Non aggiungo altro).</p>
<p>Dunque, anche se possiamo giustamente lamentarci del numero esiguo di occidentali alla ricerca di una realizzazione spirituale autentica e radicalmente trasformativa, non commettiamo l’errore di affermare che in epoche precedenti o in altre culture le cose erano molto diverse. In certi momenti, in occidente è andata un po’ meglio di adesso, ma il fatto rimane: la spiritualità autentica è un uccello incredibilmente raro, in qualsiasi luogo e tempo. Quindi, cominciamo dal fatto incontrovertibile che la spiritualità autentica, verticale e trasformativa è uno dei gioielli più preziosi dell’intera tradizione umana, precisamente perché, come tutti i gioielli preziosi, è straordinariamente raro.</p>
<p>Secondo, anche se io e te siamo profondamente convinti del fatto che la più importante funzione che possiamo svolgere è offrire un’autentica spiritualità trasformativa, la realtà è che molto di ciò che dobbiamo fare – nella nostra capacità di portare una spiritualità decente nel mondo – è offrire <em>modi di traslazione più utili e benevoli</em>. In altre parole, anche se stiamo praticando, od offrendo, un’autentica spiritualità trasformativa, gran parte di ciò che dobbiamo <em>innanzitutto</em> fare è fornire alla gente un modo più adeguato di traslare la sua condizione. <em>Dobbiamo cominciare con utili traslazioni, prima di poter offrire efficacemente autentiche trasformazioni.</em></p>
<p>La ragione è questa: se un individuo (o una cultura) viene privato troppo rapidamente, bruscamente o maldestramente della traslazione, il risultato (ancora una volta) non è il risveglio, ma il crollo; non la liberazione, ma il collasso. Lasciatemi fare due brevi esempi.</p>
<p>Quando Chögyam Trungpa Rinpoche, un grande (anche se controverso) maestro tibetano, venne per la prima volta in America, divenne famoso perché, alla domanda sul significato di <em>Vajrayana</em>, rispondeva sempre: “Esiste solo Ati”. In altre parole, esiste solo la mente illuminata, ovunque tu rivolga lo sguardo. L’ego, il samsara, maya, le illusioni… Non dobbiamo liberarci di alcuno di essi, perché in realtà non esistono: in qualsiasi punto dell’esistenza c’è solo Ati, lo Spirito, Dio, la Consapevolezza non duale.</p>
<p>In pratica, nessuno lo capì; nessuno era pronto a questa comprensione radicale e autentica dell’onnipresente verità. Quindi, alla fine Trungpa introdusse un’intera serie di pratiche “minori” che conducevano a questa estrema e radicale “non-pratica”. Propose le nove <em>Yana</em> come base della pratica; ovvero, nove stadi o livelli della pratica culminanti nella “non-pratica” finale dell’onnipresente Ati.</p>
<p>Molte di queste pratiche erano semplicemente traslatorie, e alcune erano ciò che potremmo definire “pratiche trasformative minori”: trasformazioni in scala ridotta che rendevano il corpo-mente più aperto all’illuminazione radicale già esistente. Queste pratiche traslatorie e minori conducevano alla “pratica perfetta” della non-pratica, o alla comprensione radicale, istantanea e autentica che, sin dall’inizio, esiste solo Ati. Quindi, anche se la trasformazione finale era il primo obiettivo e il fondamento onnipresente, Trungpa dovette introdurre delle tecniche traslatorie e minori per preparare la gente all’ovvietà di ciò che è.</p>
<p>Esattamente la stessa cosa successe con Adi Da, un altro influente (e ugualmente controverso) esperto della materia (ma stavolta americano). Egli, all’inizio, non insegnava altro che “la via della comprensione”: non un cammino per conseguire l’illuminazione, ma un’indagine sui motivi per i quali, in primo luogo, si desidera raggiungerla. Il desiderio stesso di <em>cercare</em> l’illuminazione, in realtà, non è altro che una manifestazione dell’avidità dell’ego, e quindi è la ricerca stessa dell’illuminazione a impedire quest’ultima. La “pratica perfetta” non è la ricerca dell’illuminazione, ma un’indagine sui motivi della ricerca stessa. Ovviamente, sei alla ricerca per evitare il presente, ma è solo il presente a contenere la risposta: una ricerca eterna vuol dire mancare il punto per sempre. Poiché sei già sempre lo Spirito illuminato, ricercare quest’ultimo equivale semplicemente a negarlo. Non puoi conseguire lo Spirito più di quanto non puoi ottenere i tuoi piedi o acquisire i tuoi polmoni.</p>
<p>Nessuno lo capì. E così Adi Da, esattamente come Trungpa, introdusse un’intera serie di pratiche traslatorie e meno trasformative – di fatto, sette stadi di pratica – in grado di portarti al punto in cui potevi fare a meno di qualsiasi ricerca, aprendoti all’onnipresente verità della tua condizione eterna e senza tempo, completamente e totalmente presente sin dall’inizio, ma brutalmente ignorata nel frenetico desiderio della ricerca.</p>
<p>Ebbene, qualsiasi cosa tu possa pensare di questi due esperti, resta il fatto: essi misero in atto forse i primi due grandi <em>esperimenti</em> in questo paese per introdurre il concetto “Esiste solo Ati”, c’è solo lo Spirito. Di conseguenza, la ricerca dello Spirito è esattamente ciò che impedisce la realizzazione. Ed entrambi scoprirono che, per quanto noi si sia presenti ad Ati, alla verità <em>trasformativa</em> di questo momento, pratiche <em>traslatorie</em> e meno trasformative sono quasi sempre un prerequisito per quella trasformazione finale e totale.</p>
<p>Il mio secondo punto, allora, è che, oltre a offrire una trasformazione radicale e autentica, dobbiamo essere sensibili e attenti alle numerose e benefiche varietà delle pratiche minori e traslatorie. Questo atteggiamento più generoso richiede quindi un “approccio integrale” alla trasformazione complessiva, un approccio che onori e incorpori molte pratiche traslatorie e meno trasformative – coprendo l’aspetto fisico, emotivo, mentale, culturale e comunitario dell’essere umano – come preparazione ed espressione della trasformazione finale nello stato onnipresente.</p>
<p>E quindi, pur criticando giustamente la religione meramente traslatoria (e tutte le forme minori di trasformazione), dobbiamo anche comprendere che un approccio integrale alla spiritualità unisce il meglio dell’orizzontale e del verticale, del traslatorio e del trasformativo, del legittimo e dell’autentico. Indirizziamo dunque i nostri sforzi verso una concezione generale sana ed equilibrata della situazione umana.</p>
<p><strong>Saggezza e compassione</strong></p>
<p>Ma questo mio punto di vista non è terribilmente elitario? Buon Dio, spero di sì. Quando vai a una partita di basket, speri di vedere me o Michael Jordan? Quando ascolti musica pop, stai pagando per sentire me o Bruce Springsteen? Quando vuoi un buon libro, preferisci me o Tolstoy per una lettura serale? Quando paghi 64 milioni di dollari per un quadro, quest’ultimo sarà dipinto da me o da Van Gogh?</p>
<p>Qualsiasi eccellenza è elitaria. Ciò include anche l’eccellenza spirituale. Ma quest’ultima è un’eccellenza alla quale siamo tutti invitati. Prima ci dirigiamo dai grandi maestri: Padmasambhava, Santa Teresa d’Avila, Gautama il Buddha, Lady Tsogyal, Emerson, Eckhart, Maimonide, Shankara, Sri Ramana Maharshi, Bodhidharma, Garab Dorje. Ma il loro messaggio è <em>sempre</em> lo stesso: lascia che questa consapevolezza che è in me sia anche in te. Si comincia elitari e si finisce egalitari, sempre.</p>
<p>Ma nel mezzo c’è l’irosa saggezza che urla dal cuore: dobbiamo, tutti, avere sempre di mira l’obiettivo radicale e totalmente trasformativo. Quindi, qualsiasi tipo di spiritualità integrale o autentica implicherà sempre una critica intensa e occasionalmente polemica dal campo trasformativo a quello meramente traslatorio.</p>
<p>Se usiamo le percentuali del ch’an cinese come esempio generale, esse mostrano che se lo 0,0000001 della popolazione pratica la spiritualità genuina e autentica, lo 0,9999999 coltiva una fede non-trasformativa, non-autentica, meramente traslatoria od orizzontale. E questo vuol dire – ebbene sì – che la spiritualità della stragrande maggioranza di “ricercatori spirituali” in questo paese (e altrove) è assai poco autentica. È sempre stato così ed è così anche adesso. Questo paese non fa eccezione.</p>
<p>Ma nell’America di oggi, ciò dà molto più fastidio, perché la grande maggioranza di praticanti spirituali spesso crede di rappresentare la “prima linea” della trasformazione spirituale, il “nuovo paradigma” che muterà il mondo, la “grande trasformazione” di cui essi sono l’avanguardia. Ma molto spesso, essi non sono affatto trasformativi; sono meramente, ma aggressivamente, traslatori. Non offrono mezzi efficaci per smantellare profondamente il sé, bensì semplici modi di farlo pensare diversamente; non percorsi di trasformazione, ma nuove vie per traslare. In realtà, ciò che la maggior parte di loro offre non è una pratica o una serie di pratiche, la <em>sadhana</em>, il <em>satsang</em>, il <em>shikan-taza </em>o lo <em>yoga</em>. Ciò che la maggior parte di loro offre è semplicemente il consiglio: leggi il mio libro sul nuovo paradigma. Tutto ciò è molto disturbato e profondamente disturbante.</p>
<p>Pertanto, le autentiche realtà spirituali hanno l’anima e il cuore delle grandi tradizioni religiose, ma faranno sempre due cose allo stesso momento: apprezzeranno e praticheranno le pratiche traslatorie e minori (dalle quali di solito dipende il loro successo), ma grideranno anche con tutto il cuore che la traslazione da sola non è sufficiente.</p>
<p>E dunque, tutti coloro ai quali la trasformazione autentica ha inciso profondamente l’anima devono, credo, vedersela con il profondo obbligo morale di proclamare dal cuore – forse in modo calmo e tranquillo, con lacrime di riluttanza; forse con passione infuocata e irosa saggezza; forse con un’analisi ponderata e precisa; forse con un indiscutibile esempio pubblico – ma in un modo o nell’altro, l’<em>autenticità</em> pone sempre e assolutamente una <em>richiesta</em> e un <em>obbligo</em>: parlare a voce alta, al massimo delle tue capacità, scuotendo l’albero spirituale e indirizzando il tuo fascio di luce negli occhi di chi si sente appagato. Devi lasciare che quella realizzazione radicale rimbombi nelle tue vene e scuota chi ti circonda.</p>
<p>Ahimè! Se non farai così, starai tradendo la tua autenticità e nascondendo la tua vera condizione. Non vuoi turbare gli altri perché non vuoi turbare te stesso. Stai agendo in malafede, stai propendendo verso la malvagità.</p>
<p>Perché, vedi, il fatto allarmante è che qualsiasi profonda realizzazione comporta un peso enorme. A chi è consentito vedere, viene allo stesso tempo imposto l’obbligo di<em> comunicare</em> tale visione in modo chiaro. Questo è l’accordo. Ti è stato permesso di vedere la verità a patto di comunicarla agli altri (ecco il significato fondamentale del voto del bodhisattva). E quindi, se hai visto, devi semplicemente dirlo chiaro e forte. Parla con compassione, con irosa saggezza o con abilità oratoria, ma parla.</p>
<p>Questo è davvero un peso terribile, orribile, perché non c’è posto per la timidezza. Il fatto che potresti avere torto non è, semplicemente, una scusa. Nella tua comunicazione potresti avere torto o ragione, ma questo non importa. Ciò che conta, come Kierkegaard ce lo ha ricordato tanto bruscamente, è che solo esprimendo la tua visione con passione, la verità può alla fine, in un modo o nell’altro, fare breccia nella riluttanza del mondo. Solo la tua <em>passione</em> dimostrerà se hai torto o ragione. È tuo dovere far conoscere quella scoperta – in un modo o nell’altro – e quindi esprimerla con tutto il coraggio e la passione che puoi trovare nel cuore. Devi urlare, in un modo qualsiasi.</p>
<p>Il mondo volgare sta già urlando, e con un astio così rauco che le voci più autentiche si odono a mala pena. Il mondo materialista è già pieno di pubblicità e attrattive, adescamenti e richiami commerciali, saluti di benvenuto e inviti ad avvicinarsi. Non voglio essere duro qui, perché dobbiamo rispettare tutte le attività minori. Ciononostante, avrai notato che la parola “anima” è, in questo momento, quella che vende meglio sulla copertina dei libri; e ciò che “anima” vuol dire, nella maggior parte di questi libri, è semplicemente l’ego sotto mentite spoglie. La parola “anima” ormai denota, in questa frenesia traslatoria, non ciò che in te è senza tempo, ma ciò che si agita producendo più rumore. “Cura dell’anima”, incomprensibilmente, non vuol dire altro che una concentrazione intensa sul sé fieramente individuale. In modo simile, “spirituale” è sulle labbra di tutti, ma di solito tutto ciò che indica è un’intensa sensazione egoica, così come “cuore” è finito con il significare qualsiasi sincero sentimento di autocontrazione.</p>
<p>Tutto ciò, in verità, è solo il vecchio gioco traslatorio, vestito a festa per andare in città. Queste cose potrebbero essere più che accettabili se non fosse per l’allarmante fatto che tali manovre traslatorie vengono aggressivamente definite “di trasformazione”, quando, naturalmente, non sono altro che una nuova serie di abili traslazioni. In altre parole, sembra esserci (ahimè!) una profonda ipocrisia dietro il gioco di prendere qualsiasi nuova traslazione e definirla “la grande trasformazione”. E il mondo in generale – oriente od occidente, nord o sud – è, ed è sempre stato, per la maggior parte, totalmente sordo a questa calamità.</p>
<p>E quindi, stante la misura della tua autentica realizzazione, stavi davvero pensando di sussurrare educatamente all’orecchio di quel mondo mezzo sordo? No, amico mio, devi urlare. Urla dal cuore ciò che hai visto, urla in qualsiasi modo ti viene.</p>
<p>Ma non indiscriminatamente. Usiamo attentamente questo urlo trasformativo. Lasciamo che piccole sacche di spiritualità autenticamente trasformativa, di vera spiritualità, concentrino i loro sforzi e trasformino i propri studenti. E lasciamo che queste sacche comincino a estendere la loro influenza lentamente, attentamente, responsabilmente e umilmente, abbracciando un’<em>assoluta tolleranza</em> per tutti i punti di vista, ma cercando sempre di sostenere una spiritualità vera, autentica e integrale. Per esempio, con la radiosità, il sollievo naturale, l’incontestabile liberazione che essa provoca. Lasciamo che queste sacche di trasformazione persuadano gentilmente il mondo e i suoi ego riluttanti, sfidandone la legittimità, le traslazioni limitate e offrendo un risveglio dall’intorpidimento generale.</p>
<p>Cominciamo qui e ora, da noi, da me e te. Impegniamoci a respirare nell’infinito fino a quando quest’ultimo sarà l’unica realtà che il mondo riconoscerà. Lasciamo che i nostri volti risplendano di una trasformazione radicale; che dal nostro cuore e dal nostro cervello ruggisca e risuoni una semplice, ovvia realtà: tu, nell’immediatezza della tua consapevolezza presente, sei di fatto il mondo intero, in tutti i suoi alti e bassi, in tutta la sua gloria e grazia, in tutti i suoi trionfi e lacrime. Non vedi il sole, sei il sole; non ascolti la pioggia, sei la pioggia; non senti la terra, sei la terra. E in tale contesto, semplice, chiaro e indubitabile, la traslazione è cessata in tutti i campi: ti sei trasformato nel Cuore stesso del Cosmo. Là, proprio là, molto semplicemente e in silenzio, tutto è disfatto.</p>
<p>A quel punto, la meraviglia e il rimorso, il sé e gli altri ti saranno ugualmente estranei; l’esteriore e l’interiore non avranno alcun significato. E nello shock di tale indubitabile riconoscimento – in cui il mio maestro è il sé, il sé è il cosmo in generale e quest’ultimo è la mia anima – camminerai con grande levità nella foschia di questo mondo, trasformandolo interamente senza fare nulla.</p>
<p>E allora, allora e solo allora, scriverai distintamente, attentamente e in modo compassionevole, sulla pietra tombale di un sé mai esistito: “Esiste solo Ati”.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830805688">Ken Wilber. Grazia e grinta. La malattia mortale come situazione di crescita. Cittadella. 1995. ISBN: 8830805688</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830261">Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830802603">Ken Wilber. Oltre i confini. Cittadella. 1991. ISBN: 8830802603</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><br />
<strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627401/innernet-20">Ken Wilber. A Brief History of Everything. Shambhala. 2001. ISBN: 1570627401</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625034/innernet-20">Ken Wilber. A Sociable God : Eye to Eye. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625034</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628556/innernet-20">Ken Wilber. A Theory of Everything: An Integral Vision for Business, Politics, Science and Spirituality. Shambhala. 2001. ISBN: 1570628556</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625549/innernet-20">Ken Wilber. Integral Psychology : Consciousness, Spirit, Psychology, Therapy. Shambhala. 2000. ISBN: 1570625549</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627444/innernet-20">Ken Wilber. Sex, ecology, spirituality. Shambhala. 1995. ISBN: 1570627444</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0835607305/innernet-20">Ken Wilber. The Atman Project: A Transpersonal View of Human Development. Quest Books. 1996. ISBN: 0835607305</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. Shambhala. ISBN: 1570623457</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0394555376/innernet-20">Ken Wilber. Up from Eden : The Atman Project. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625026</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0394555376/innernet-20">Ken Wilber, Jack Engler, Daniel P. Brown. Transformations of Consciousness: Conventional and Contemplative Perspectives on Development. New Science Library. 1986. ASIN: 0394555376</a></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Funa-spiritualita-che-trasforma-parte-2%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una spiritualità che trasforma, parte 1</title>
		<link>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-1/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-1/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 00:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ken Wilber</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[]]></category>
		<category><![CDATA[bodhisattva]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[new age]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Trungpa]]></category>
		<category><![CDATA[Vajrayana]]></category>
		<category><![CDATA[zen]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-1</guid>
		<description><![CDATA[Secondo Ken Wilber La religione ha sempre svolto due funzioni importantissime e molto diverse. Una è di dare un senso al sé individuale. Al sé viene semplicemente offerto un nuovo modo di pensare o percepire la realtà. Tuttavia, a un certo punto del nostro processo di maturazione, questa traslazione, per quanto adeguata e salda, cessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ken-wilber.jpg" title="ken wilber.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ken-wilber.jpg" alt="ken wilber.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Secondo Ken Wilber La religione ha sempre svolto due funzioni importantissime e molto diverse. Una è di dare un senso al sé individuale. Al sé viene semplicemente offerto un nuovo modo di pensare o percepire la realtà. Tuttavia, a un certo punto del nostro processo di maturazione, questa traslazione, per quanto adeguata e salda, cessa di consolare. Nessun nuovo credo, mito, idea o paradigma tamponerà l&#8217;affiorare dell&#8217;ansia. L&#8217;unico sentiero utile non è un nuovo credo per il sé, ma la trascendenza di quest&#8217;ultimo.<span id="more-469"></span></p>
<p>Ken Wilber non ha bisogno di presentazioni. Genio riconosciuto già nella sua epoca, questo prolifico autore è stato universalmente elogiato per la sua sintesi, critica e innovativa, tra la filosofia orientale e quella occidentale; inoltre, viene considerato da molti uno degli astri più luminosi del moderno mondo spirituale. Le sue idee vantano sempre più seguaci tra persone di estrazione ideologica diversissima; tuttavia egli, praticante buddista, resta fieramente indipendente, allineato solo al valore della sua ricerca. Incurante del rischio di suscitare controversie, è stato duramente criticato per aver messo in dubbio, in modo franco e coraggioso, molte delle idee più care al moderno status quo progressista.</p>
<p>Ma è proprio questa sua qualità, cioè l’implacabile passione per la ricerca genuina – una qualità molto rara nel moderno mondo spirituale – che troviamo decisamente tonificante.</p>
<p>Nel seguente saggio inedito, Ken Wilber parla dal cuore, implorando ciascuno di noi a raccogliere la sfida di abbracciare “una spiritualità che trasforma”.</p>
<p><em>La redazione di “What Is Enlightenment”<br />
</em><br />
<strong>Ken Wilber: Una spiritualità che trasforma<br />
</strong><br />
Hal Blacker, collaboratore della rivista <em>What is Enlightenment?</em>, ha descritto l’argomento di questo numero speciale della rivista nel seguente modo (trascrivo integralmente le sue parole, benché tali concetti appaiano anche in altri parti di questo numero, per l’incisività, la chiarezza e il grande buon senso che dimostrano):</p>
<p>“Vogliamo affrontare un argomento delicato, ma ineludibile: la superficialità di gran parte della ricerca e dei discorsi spirituali in occidente, soprattutto negli Stati Uniti. Troppo spesso, traslando le tradizioni mistiche dell’oriente (e di altre aree geografiche) nell’idioma occidentale, la profondità viene appiattita, la radicalità diluita, il potenziale per la trasformazione rivoluzionaria soffocato. Il modo in cui ciò avviene sembra spesso sottile, in quanto le parole degli insegnamenti sono quasi sempre le stesse. Tuttavia, attraverso un apparente gioco di prestigio che riguarda, forse, il contesto e quindi, in ultima analisi, il significato, il messaggio dei maggiori insegnamenti sembra spesso trasformarsi dal ruggito appassionato della liberazione in qualcosa di più simile al gorgoglio di una calda vasca da bagno californiana. Esistono delle eccezioni, ma le implicazioni radicali dei più grandi insegnamenti vengono in tal modo perdute. Vogliamo indagare questa diluizione della spiritualità in occidente, mettendone a fuoco le cause e le conseguenze”.</p>
<p>Vorrei analizzare questa affermazione, scomponendola nei punti fondamentali e commentandoli al meglio delle mie possibilità. Infatti tali punti, presi insieme, illuminano il cuore stesso della crisi della spiritualità occidentale.</p>
<p>Ken Wilber</p>
<p><strong>Traslazione o traformazione</strong></p>
<p>In una serie di libri (per esempio: <em>A Sociable God, Up from Eden</em> e <em>The Eye of Spirit</em>) ho cercato di dimostrare che la religione ha sempre svolto due funzioni importantissime e molto diverse. Una è: dare un senso al sé individuale. Essa offre miti, storie, leggende, racconti, riti e rievocazioni che, presi insieme, aiutano il sé individuale a dare un senso e a sopportare i colpi e gli strali di una fortuna avversa. Di solito, questa funzione della religione non muta necessariamente il livello di consapevolezza di una persona. Non comporta una trasformazione radicale né una rivoluzionaria liberazione dal sé individuale. Piuttosto, consola, fortifica, difende e promuove il sé. Si crede fermamente che, fino a quando il sé individuale crederà nei miti, compirà i rituali, dirà le preghiere o abbraccerà il dogma, sarà “salvato”: adesso, nella gloria dei prediletti del Signore o della Dea, o in un aldilà che garantisce meraviglie eterne.</p>
<p>Ma la religione ha anche svolto la funzione – di solito, in una minoranza molto, molto piccola – di garantire una trasformazione radicale e liberatoria. Tale funzione della religione non fortifica il sé individuale, ma lo scuote dalle fondamenta. Non la consolazione, ma la distruzione; non il consolidamento, ma il vuoto; non il compiacimento, ma l’esplosione; non il conforto, ma la rivoluzione. In breve, non un sostegno tradizionale alla coscienza, ma una trasmutazione e una trasformazione radicali nel più profondo della consapevolezza stessa.</p>
<p>Esistono molti modi per definire queste due importanti funzioni della religione. La prima funzione – cioè creare significato per il sé – è una forma di movimento<em> orizzontale</em>; la seconda funzione – quella della trascendenza del sé – è una forma di movimento <em>verticale</em> (più elevata o profonda, a seconda della tua metafora). La prima l’ho definita “traslazione”, la seconda “trasformazione”.</p>
<p>Con la traslazione, al sé viene semplicemente offerto un nuovo modo di pensare o percepire la realtà. Al sé si dà un nuovo credo: forse olistico invece che atomistico, relazionale invece che analitico, esaltando magari il perdono anziché il biasimo. A quel punto, il sé impara a traslare il suo mondo e il suo essere nei termini di questo nuovo credo, linguaggio o paradigma; e tale nuova e affascinante traslazione riesce, almeno temporaneamente, ad alleviare o diminuire il terrore innato nel cuore del sé individuale.</p>
<p>Ma con la trasformazione, questo stesso procedimento di traslazione viene sfidato, osservato, eroso alle fondamenta e infine smantellato. Con la tipica <em>traslazione</em> si offre al sé (o al soggetto) un nuovo modo di concepire il mondo (o gli oggetti); ma con la <em>trasformazione</em> radicale il sé viene indagato, analizzato, afferrato per la gola e letteralmente strangolato fino alla morte.</p>
<p>Per finire, mettiamola così: con la traslazione orizzontale – che è di gran lunga la funzione della religione più diffusa, prevalente e condivisa – il sé diventa, almeno temporaneamente, felice nella sua avidità, contento nella sua schiavitù e soddisfatto di fronte a quel terrore che è, in realtà, la sua condizione intima. Con la traslazione, il sé entra come un sonnambulo nel mondo, inciampa miope e intontito nell’incubo del samsara, si aggira nel pianeta con l’aiuto della morfina. Ma questa, in realtà, è la condizione comune dell’umanità religiosa, la stessa che i seguaci della spiritualità trasformativa o radicale sono arrivati a sfidare e, infine, distruggere.</p>
<p>Infatti, la trasformazione autentica non riguarda il credere, ma la morte di colui che crede; non è questione di traslare il mondo, ma di trasformarlo; si tratta di trovare non il sollievo, ma l’infinito dall’altro lato della morte. Il sé non viene appagato, ma ucciso.</p>
<p>Ebbene, anche se sto chiaramente prendendo le parti della trasformazione a scapito della traslazione, la realtà è che entrambe, da un punto di vista generale, sono incredibilmente importanti ed essenziali. Gli individui, per la maggior parte, non nascono illuminati; vengono alla luce in un mondo di peccato e sofferenza, speranza e paura, desiderio e</p>
<p>disperazione; vengono partoriti come ego pronti e desiderosi di contrarsi, pieni di fame, sete, lacrime e terrore. E iniziano molto presto a imparare vari modi per traslare il loro mondo, dargli un senso e un significato, difendendosi dal terrore e la tortura che non si celano mai troppo lontano dall’allegra superficie del sé individuale.</p>
<p>E per quanto noi (intesi come io e te) desideriamo trascendere la mera traslazione per trovare un’autentica trasformazione, nondimeno la traslazione stessa è una funzione assolutamente necessaria e cruciale per la gran parte della nostra vita. Coloro che non riescono a traslare adeguatamente, con un’opportuna dose di integrità e accuratezza, cadono rapidamente vittima di gravi nevrosi e persino di psicosi: il mondo<em> cessa di avere</em> <em>senso</em>; i confini tra il sé e il mondo non vengono trascesi, bensì cominciano a sbriciolarsi. Questo non è il risveglio, ma il crollo; non la trascendenza, ma il disastro.</p>
<p>Tuttavia, a un certo punto del nostro processo di maturazione, la traslazione in sé, per quanto adeguata e salda, cessa di consolare. Nessun nuovo credo, mito, idea o paradigma tamponerà l’affiorare dell’ansia. L’unico sentiero utile non è un nuovo credo per il sé, ma la trascendenza di quest’ultimo.</p>
<p>Però il numero di individui pronti per un tale sentiero è, è sempre stato, e presumibilmente sempre sarà, una piccolissima minoranza. Per la maggior parte delle persone, qualsiasi fede religiosa ricadrà nella categoria della consolazione: sarà una nuova traslazione orizzontale che darà forma a qualche significato in mezzo alla mostruosità del mondo. E nella maggior parte dei casi, la religione ha sempre svolto (in modo egregio) questa prima funzione.</p>
<p>Ecco perché uso anche la parola “legittimità” per descrivere tale prima funzione (la traslazione orizzontale e la creazione di senso per il sé individuale). E la maggior parte dell’importante ruolo svolto dalla religione è <em>fornire legittimità</em> al sé: legittimità alle sue credenze, ai suoi paradigmi, alla sua visione del mondo e al suo cammino in esso. Questa funzione della religione di fornire una legittimità al sé e alle sue credenze – per quanto temporanea, relativa, non-trasformativa o illusoria – è stata nondimeno l’unica grandissima e fondamentale funzione delle tradizioni religiose mondiali. La capacità di una religione di dare un senso orizzontale, una legittimità e una sanzione al sé e alle sue credenze:<em> tale funzione della religione è stata, storicamente, l’unico e più grande “collante sociale” di cui disponga una cultura.</em></p>
<p>E non è facile, né è cosa da poco, manomettere il collante fondamentale che tiene insieme le società. Infatti, spessissimo, quando quel collante si scioglie – quando quella traslazione viene meno – il risultato, come stavamo dicendo, non è il risveglio ma il crollo, non la liberazione ma il caos sociale (ritorneremo tra un istante su questo punto importantissimo).</p>
<p>Laddove la religione traslatoria offre legittimità, la religione trasformativa offre <em>autenticità</em>. Per quei pochi individui che sono pronti – cioè, stanchi della sofferenza del sé individuale e non più capaci di abbracciare la visione del mondo legittima – un’apertura trasformativa alla vera autenticità, illuminazione e liberazione esercita un richiamo sempre più forte. E, a seconda della tua capacità di soffrire, prima o poi risponderai al richiamo dell’autenticità, della trasformazione, della liberazione sull’orizzonte perduto dell’infinito.</p>
<p>La spiritualità trasformativa non cerca affatto di sostenere o legittimare alcuna presente visione del mondo, ma di fornire la vera autenticità frantumando ciò che il mondo considera legittimo. La consapevolezza legittima viene sanzionata dal consenso, adottata dalla mentalità del branco, abbracciata tanto dalla cultura quanto dalla controcultura, promossa dal sé individuale come<em> il</em> modo di dare senso a questo mondo. Ma la consapevolezza autentica si scuote rapidamente di dosso tutto ciò, abituandosi a vedere solo la radiosità dell’infinito nel cuore di tutte le anime e respirando nei suoi polmoni nient’altro che l’atmosfera di un’eternità così semplice da risultare incredibile.</p>
<p>La spiritualità autentica, trasformativa, è quindi rivoluzionaria. Essa non legittima il mondo, ma lo distrugge; non lo consola, ma lo frantuma. E non appaga il sé, ma lo disfa.</p>
<p>E questi fatti portano a molteplici conclusioni.</p>
<p>Fine prima parte</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830805688">Ken Wilber. Grazia e grinta. La malattia mortale come situazione di crescita. Cittadella. 1995. ISBN: 8830805688</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830261">Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830802603">Ken Wilber. Oltre i confini. Cittadella. 1991. ISBN: 8830802603</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><br />
<strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627401/innernet-20">Ken Wilber. A Brief History of Everything. Shambhala. 2001. ISBN: 1570627401</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625034/innernet-20">Ken Wilber. A Sociable God : Eye to Eye. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625034</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628556/innernet-20">Ken Wilber. A Theory of Everything: An Integral Vision for Business, Politics, Science and Spirituality. Shambhala. 2001. ISBN: 1570628556</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625549/innernet-20">Ken Wilber. Integral Psychology : Consciousness, Spirit, Psychology, Therapy. Shambhala. 2000. ISBN: 1570625549</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627444/innernet-20">Ken Wilber. Sex, ecology, spirituality. Shambhala. 1995. ISBN: 1570627444</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0835607305/innernet-20">Ken Wilber. The Atman Project: A Transpersonal View of Human Development. Quest Books. 1996. ISBN: 0835607305</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. Shambhala. ISBN: 1570623457</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625026/innernet-20">Ken Wilber. Up from Eden : The Atman Project. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625026</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0394555376/innernet-20">Ken Wilber, Jack Engler, Daniel P. Brown. Transformations of Consciousness: Conventional and Contemplative Perspectives on Development. New Science Library. 1986. ASIN: 0394555376</a></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Funa-spiritualita-che-trasforma-parte-1%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/una-spiritualita-che-trasforma-parte-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione dell&#8217;illuminazione, parte 2</title>
		<link>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-2/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 23:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Cohen - Ken Wilber</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Cohen]]></category>
		<category><![CDATA[Aurobindo]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[dualità]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia integrale]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[Mahayana]]></category>
		<category><![CDATA[Nagarjuna]]></category>
		<category><![CDATA[pandit]]></category>
		<category><![CDATA[Patanjali]]></category>
		<category><![CDATA[Plotino]]></category>
		<category><![CDATA[samadhi]]></category>
		<category><![CDATA[shakti]]></category>
		<category><![CDATA[Shiva]]></category>
		<category><![CDATA[sutra]]></category>
		<category><![CDATA[tantra]]></category>
		<category><![CDATA[Theravada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-2</guid>
		<description><![CDATA[Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea. Andrew Cohen: C’è un altro aspetto, in tutto questo, che volevo affrontare. Molti mesi fa, in un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" title="wilber cohen.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" alt="wilber cohen.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.<span id="more-398"></span></p>
<p>Andrew Cohen: C’è un altro aspetto, in tutto questo, che volevo affrontare. Molti mesi fa, in un gruppo di miei studenti si è verificato più volte un evento straordinario. Essi sono stati testimoni e hanno direttamente sperimentato la discesa spontanea di un’energia cosmica, una potente presenza conscia – interiore ed esteriore – in grado di illuminare istantaneamente. In altre parole, ogni individuo ha sperimentato, nella sua consapevolezza, l’innata libertà e l’illimitato potenziale che il cuore e la mente liberati provano quando l’universo vivente ci chiama a partecipare incondizionatamente al suo svolgimento. I seguenti brani sono tratti da alcune delle lettere che mi hanno mandato per descrivere l’evento: “L’altra notte abbiamo letteralmente raggiunto una massa critica e siamo esplosi. Davanti ai nostri occhi si succede una rivelazione dietro l’altra, portandoci a comprendere la più dolce delle perfezioni. La nuova presenza è un mistero che non può mai essere conosciuto. Tutto ciò che essa riconosce è l’Uno, ed è impegnata in una missione «cerca e distruggi» contro ogni separazione. Eravamo in ginocchio di fronte a questo fenomeno miracoloso: l’illuminazione impersonale. Nessuno di noi ha idea di dove stiamo andando, ma siamo consumati nel calore bianco di una comunione perfetta”.</p>
<p>“Ho finalmente compreso che quella che si manifesta tra noi è davvero l’illuminazione. Non si è mai sentito di un gruppo di persone non illuminate che desiderano abbandonare le preoccupazioni incentrate sull’io, e che cominciano a sperimentare ed ESSERE la visione illuminata. È sorprendente quanto sembrasse facile, proprio come uno stato naturale… Adesso capisco perché la chiami <em>Evoluzione</em>!”</p>
<p>“Questa gigantesca esplosione ha definitivamente indirizzato la nostra attenzione verso una presenza vasta e insondabile. È come se questo nuovo Essere cosmico parlasse come noi, attraverso di noi, manifestando il fine sommo che Esso solo scorge.”</p>
<p>Sembra che l’apparizione di questa consapevolezza sia stata possibile tanto grazie alla natura collettiva dell’evento, quanto grazie alla volontà degli individui di essere testimoni di ciò che si stava rivelando. Questo è successo diverse volte, in molti miei gruppi di studenti, e ho compreso che questa espressione dell’illuminazione al di là del personale era in realtà lo scopo dei miei insegnamenti degli ultimi sedici anni. Non avevo mai sentito nulla di simile, finché non ho letto Sri Aurobindo parlare della discesa della “supermente” (nota 1), un concetto molto simile a ciò che i miei studenti stavano sperimentando. Volevo sapere se questa cosa ti suona familiare.</p>
<p>Ken Wilber: Beh, sì. Non ero presente al fenomeno da te descritto, ma penso di averlo compreso abbastanza bene. In realtà, esso si ricollega a ciò che stavamo dicendo prima. In un certo senso, la realizzazione non-duale, che all’inizio del secolo è divenuta una realtà concreta almeno per un certo numero di persone, tra cui Sri Aurobindo, si sta ancora manifestando. Cioè, il mondo della forma continua a svilupparsi, a evolversi – l’auto-espressione dello spirito continua a svilupparsi – e questo accade, per quanto possiamo dire, sulla base di ciò che ha costruito il giorno prima, ed è per questo che l’evoluzione è davvero un evento che si rivela nel mondo della forma. Per cui, poiché questa non-dualità incarnazionale, questa stessa estatica non-dualità tantrica, ha cominciato a rivelarsi, e le sue forme di manifestazione hanno cominciato a rivelarsi, scopri che quando arrivi a persone come Sri Aurobindo, esiste una comprensione pienamente personificata di tale processo. Anche se alcuni saggi precedenti erano in definitiva illuminati per la loro epoca, in alcuni di questi saggi recenti c’è una ricchezza, uno sviluppo, una risonanza della comprensione incarnazionale dello spirito semplicemente entusiasmanti.</p>
<p>Andrew Cohen: Wow. Dunque, stai parlando dell’evoluzione dell’illuminazione stessa.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Se parliamo dell’illuminazione come dell’unione tra il vuoto e la forma, il puro vuoto non cambia, perché non entra nel flusso del tempo, ma la forma cambia, e le due realtà sono inestricabilmente unite. Quindi, in questo senso, esiste un’evoluzione dell’illuminazione. E ciò che troviamo in alcuni di questi sapienti, in particolare nell’era moderna, quando l’evoluzione stessa è stata compresa (cioè, quando l’evoluzione è divenuta parte della consapevolezza della manifestazione dello spirito) è una sempre maggiore trasparenza dell’illuminazione che si manifesta nel mondo della forma. In tali circostanze, il tipo di discesa di cui parlava Sri Aurobindo, la discesa della supermente, è qualcosa che, secondo lui, sarebbe certamente divenuta più frequente con il progredire dell’evoluzione. E io penso che sia vero. Il fenomeno che hai descritto <em>assomiglia </em>di certo a un esempio in miniatura di ciò.</p>
<p>La nozione di stati più elevati che per così dire discendono, afferrano le persone dove si trovano e le sollevano, è in sé una nozione antica. E credo che esistano molti esempi di stati minori che, in un certo senso, discendono sulle persone. Puoi essere nello stato egoico e sperimentare la discesa di una realtà sottile, per esempio. Ma io penso che siccome il mondo si è già aperto alla realizzazione non-duale incarnazionale, vedremo che col tempo queste cose diventeranno sempre più profonde e complete.</p>
<p>Andrew Cohen: Ma per Aurobindo la supermente non era un’idea astratta? Voglio dire, per quello che ne so, egli non riuscì a farla accadere come avrebbe voluto, cioè a renderla manifesta nel mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, è giusto. Ed è per questo che dico che è difficile sapere cosa stava accadendo esattamente nel tuo gruppo, senza aver avuto la possibilità di dare una rapida occhiata, per così dire.</p>
<p>Andrew Cohen: Certo. Naturalmente. Ma penso che la cosa importante sia che è avvenuto un incontro molto potente al di là del personale. C’era questa consapevolezza: “Sto andando al di là del personale insieme a molti altri”. In altre parole, era in atto una realizzazione simultanea della non-differenza tra l’Uno e i molti, sostenuta dalla comprensione estatica che <em>questo è ogni cosa</em>. E, allo stesso tempo, nell’individuo e nel collettivo c’era la pressante compulsione a donarsi completamente alla possibilità più grande che esista.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/evoluzione-lluminazione-4-quadranti.jpg" title="Evoluzione lluminazione 4 quadranti.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/evoluzione-lluminazione-4-quadranti.jpg" alt="Evoluzione lluminazione 4 quadranti.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Nella mappa “integrale” dell’esistenza, di Ken Wilber, ogni essere nella realtà manifesta viene considerato in possesso di almeno quattro dimensioni: una individuale interiore (soggettivo, “io”), una individuale esteriore (oggettivo, “esso”), una collettiva interiore (culturale, “noi”) e una collettiva esteriore (interoggettivo o sociale, “esso”). Qualsiasi modello di realtà che non prenda in considerazione tutte e quattro queste dimensioni, secondo Wilber, non può essere completo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Posso dirti cosa penso che fosse, lasciando da parte la questione se si trattasse o no della supermente di Aurobindo. La mia opinione personale è che ciò che stava succedendo era fondamentalmente un perfetto esempio di un evento non-duale di tipo “all-quadrant”, cioè inclusivo di tutti i quadranti. Come sai, nel mio modello i quadranti rappresentano l’«io», il “noi” e l’«esso» (“It”) [vedi diagramma]. E l’idea generale è che questi aspetti dell’esperienza sono inestricabilmente interconnessi, che noi lo si comprenda o no. Quindi, talvolta qualcuno può enfatizzare l’«io», ma nello sfondo restano sempre il “noi” e l’«esso», che egli ne sia consapevole o no. E la mia convinzione fondamentale – l’ho enunciata nei libri teorici, ma credo che vada anche messa in pratica – è che una spiritualità integrale includa tutti i quadranti e i livelli. <em>Tutti i livelli</em> vuol dire, naturalmente, che stiamo coprendo l’intero spettro. Non ci stiamo fermando all’immersione nella natura, all’ascesa nel paradiso o al puro e semplice nirvana; stiamo anche abbracciando il non-duale, così che copriamo l’intero spettro della consapevolezza. E allora, ciò si manifesta in modo simultaneo, pieno e trasparente in tutti e quattro i quadranti, o nell’«io», il “noi” e l’«esso». Penso che il fatto che tu abbia una “sangha”, una piccola comunità dove la gente può lavorare insieme su questi temi per un lungo periodo di tempo, ha permesso (nel caso da te descritto) una manifestazione “a quattro quadranti” di quella realizzazione non-duale. Quindi, questa è la parte positiva. La parte negativa di tutte queste cose è che, naturalmente, si tratta di un processo caotico. E ogni volta che accade qualcosa di notevole, come in questo caso, dopo seguono i contraccolpi, gli effetti collaterali e le ombre.</p>
<p>Andrew Cohen: Proprio così. C’è l’arretramento egoico, la ribellione contro la natura sacra di ciò che si è rivelato e il terrore profondo per ciò che è richiesto.</p>
<p>Ken Wilber: È sempre difficile. È qui che la saggezza discriminante diventa molto importante. E la cosa più problematica è che, in un certo senso, in questo campo siamo tutti dei pionieri. È un tipo di evento relativamente nuovo: la forma moderna e quella postmoderna della non-dualità incarnazionale. E poiché esistono pochissimi precedenti, la saggezza discriminante è più difficile da ottenere.</p>
<p>Andrew Cohen: Sì, lo so, perché è tutto molto nuovo.</p>
<p>Ken Wilber: Giusto. È tutto molto nuovo, quindi non puoi basarti sui vecchi punti di riferimento. Nessuno può essere <em>davvero</em> sicuro di avere assolutamente ragione, anche se questi stati non-duali portano sempre con sé un certo senso di certezza. Voglio dire, questa è semplicemente la loro natura: vieni introdotto a ciò che è, e ciò che è, è. Punto. Non ci sono dubbi. La sua concreta manifestazione, invece, è quanto mai imprevedibile. È davvero difficile separare, in questo, gli aspetti che sono indubitabili da quelli che sono semplicemente dovuti alla mia pigrizia, disinformazione, egoismo, paura, stupidità ecc.</p>
<p>Andrew Cohen: Questo non è sempre vero quando ci si trova in una situazione al limite? O quando si va oltre il limite, per così dire?</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Ma la differenza è che se fai parte di una tradizione in cui i pionieri hanno già compiuto questo lavoro, consegnandolo poi alla tradizione (come nel buddismo zen, per esempio), puoi fare affidamento su un lignaggio e una tradizione. Essi hanno già studiato le trappole di questa realizzazione particolare, e in questo senso penso che le tradizioni e i lignaggi siano ottime cose. Ma ogni volta che nascono nuovi tipi di realizzazione (e ciò vuol dire, di nuovo, ogni volta che il mondo della forma si è tanto evoluto e trasformato che hai bisogno di un diverso tipo di illuminazione evolutiva o di non-dualità incarnazionale), devi riscrivere daccapo il manuale delle istruzioni. E per questo tutti facciamo delle cazzate!</p>
<p>Andrew Cohen: Il punto è che, come hai detto, le tradizioni possono stabilire un modello, ma allo stesso tempo, dal punto di vista dell’evoluzione stessa, almeno in relazione a ciò di cui stiamo parlando, possono anche <em>impedire</em> l’evoluzione.</p>
<p>Ken Wilber: Oh, certo. È una vecchia storia. Qualunque forma creeremo oggi, ostacoleremo quella del futuro. Anche noi faremo lo stesso errore. Ma questo non deve impedirci di essere critici oggi.</p>
<p>Andrew Cohen: Certo.</p>
<p>Ken Wilber: Posso farti un esempio assai preciso in un campo in cui sto lavorando molto, cioè lo sforzo di integrare alcune scoperte della psicologia occidentale con alcune tradizioni dotate di una genuina comprensione del vuoto e della non-dualità all’interno del loro mondo della forma. Quello Vajrayana, per esempio, è un sistema meravigliosamente completo… per il Tibet feudale. Questo non vuol dire che i livelli che descrivono non esistono più. Esistono ancora. La loro realizzazione del vuoto è probabilmente insuperata. Ma il mondo della forma è cambiato. E o sali su quel treno – il treno dell’evoluzione dello spirito – o ti trasformi in ciò che ostacola l’evoluzione. Questa è una delle difficoltà maggiori.</p>
<p>A quel punto, come dici tu, la tradizione, che è servita a consolidare delle conoscenze importanti, è diventata ciò che impedisce un nuovo sviluppo. E tutto questo diventa molto pericoloso, naturalmente, perché a quel punto devi essere molto attento a ciò che stai facendo. Quindi, molti problemi che gli ordini contemplativi di questo Paese si trovano di fronte – mi riferisco ai buddisti, i cristiani, i seguaci del Vedanta – potrebbero essere di gran lunga facilitati grazie alla semplice introduzione, nel mondo della forma, delle conoscenze della psicologia evolutiva. Ma essi non vogliono farlo, perché pensano che questo equivalga ad ammettere che la loro tradizione è incompleta, insufficiente o ha qualcosa di sbagliato. Ma in realtà non stiamo dicendo che c’è qualcosa di sbagliato nella loro realizzazione; stiamo solo affermando che possiamo migliorare il veicolo, il mondo della forma, dicendo loro cose che abbiamo scoperto nel mondo della forma e che non erano note mille anni fa. Ma se essi non le includeranno nelle loro conoscenze, la loro realizzazione non-duale sarà inadeguata, perché non sarà all’altezza del mondo della forma.</p>
<p>Andrew Cohen: Oggi che nel mondo stanno avvenendo tanti cambiamenti a così grande velocità, sembra che molte tradizioni stiano attraversando un momento difficile. Il mondo della forma in cui stiamo vivendo cambia troppo velocemente e radicalmente. Grazie alle nuove forme di comunicazione, il mondo sta diventando molto più piccolo, e mi chiedo se le tradizioni riusciranno a tenere il passo dei nuovi bisogni delle persone interessate alla spiritualità, senza invece bloccarle in un modo o nell’altro. Ma le persone che vogliono davvero andare oltre i limiti del potenziale umano sono pochissime, quindi forse questo non è molto importante.</p>
<p>Ken Wilber: Beh, è una domanda fastidiosa per quelle sei persone che fanno così, Andrew! Di nuovo, per mantenere il delicato equilibrio dobbiamo riconoscere che le tradizioni possiedono un patrimonio di conoscenze e di strumenti di trasformazione assolutamente prezioso e inestimabile. E io, ripeto, non sto affermando che ci sia qualcosa di sbagliato in esso; sto solo dicendo che oggi è necessario aggiungere altri strumenti. E quando lo fai, ottieni un quadro diverso. Non è solo “Ecco alcuni strumenti di trasformazione in grado di integrare quelli che già usi”; otteniamo anche un tipo di non-dualità incarnazionale più pieno, grazie alla quale, in un certo senso (e penso che questo è ciò che stavi dicendo) viene eliminato ogni sentore di evasione, di mero trascendentalismo o di atteggiamento tipo “uscire-dalla-ruota” che tende a essere presente in alcune tradizioni.</p>
<p>Andrew Cohen: Sembra che quando si compie un serio investimento emotivo in un particolare cammino spirituale, la fiducia nel fatto che quest’ultimo possa condurre alla perfetta liberazione si basi di solito sulla convinzione che il cammino sia in sé perfetto e totale. Ma quando si incomincia a pensare che forse il cammino o la tradizione scelti non possiedono le risposte a tutte le domande, specialmente per questo mondo in evoluzione nel quale viviamo, per il praticante può arrivare il momento di una spiacevole resa dei conti.</p>
<p>Ken Wilber: Una volta sono stato intervistato da un importante giornale buddista, e l’intervistatore aveva dato un’occhiata al mio libro <em>A Brief History of Everything</em>. Aveva visto i quattro quadranti, notando che il Buddha era nel quadrante superiore sinistro e non negli altri. Quindi, ero già nei guai. Egli mi chiese: «Stai dicendo che il buddismo non è completo? Cosa puoi fare tu che il Buddha non ha fatto?». Ho risposto: «Posso guidare una jeep!». Era una risposta frivola, ma era una risposta. Voglio dire, non puoi trovare nulla sulla chirurgia del cuore nel tantra o nei sutra, per esempio. Quindi, dobbiamo davvero adattarci al mondo della forma, e parte dell’attuale mondo della forma è il fatto che viviamo in un universo evolutivo. Questo fa parte della nostra conoscenza di noi stessi. E abbiamo tutte queste straordinarie informazioni e conoscenze che vengono dalla psicologia occidentale. Anche se stiamo vivendo nel mondo del samsara, comprendiamo quest’ultimo molto meglio di una persona che stia meditando in una caverna. Quindi, perché non combinare le due cose?</p>
<p>Andrew Cohen: Ho notato che dal punto di vista dello sviluppo e dell’evoluzione spirituali (e penso che questo fatto sia stato dimostrato), per la maggior parte degli esseri umani esiste una tendenza all’omeostasi. In altre parole, sembra che la tendenza umana sia resistere al cambiamento, creare l’illusione della sicurezza in un universo insicuro e, soprattutto, evitare a tutti i costi di affrontare la terrificante e illimitata natura della vita stessa. Ma la realtà è che in questo mondo in cui stiamo vivendo, in questo universo in evoluzione, tutto cambia continuamente. E quindi, per riuscire a rispondere a questo mondo perennemente mutevole in modo da esprimere la libertà della consapevolezza illuminata nel tempo, per riuscire a essere davvero, diciamo così, una cosa sola con l’universo in evoluzione, occorre certamente liberarsi dalla tendenza naturale all’omeostasi. Per la maggior parte di noi, quest’ultima rappresenta il cieco attaccamento dell’ego alla falsa sicurezza in questo mondo insicuro. Ebbene, nello stato illuminato, come io lo intendo, si dimora nel fondamento eterno e immanifesto dell’essere. E se si è davvero liberi, se davvero si è radicati in quel fondamento senza mai spostarsi, allora nel mondo del tempo e della forma, nel caso più ideale, si è liberi dall’attaccamento dell’ego a ciò che è falso, e l’espressione di tale liberazione dovrebbe essere l’emancipazione da una relazione statica con il tempo. In altre parole, è possibile avere certe abitudini, come bere il caffè tutte le mattine o preferire il riso alla pasta, ma la relazione <em>fondamentale</em> con il tempo è idealmente una coerente espressione della libertà dinamica e della creatività del mondo. Quindi, ripeto, per essere liberi in un universo in evoluzione, occorre di sicuro liberarsi da questa inclinazione naturale all’omeostasi.</p>
<p>Ken Wilber: Penso che sia giusto. E penso anche, un’altra volta, che ciò di cui stai parlando è il paradosso della non-dualità incarnazionale. Infatti, esso è un paradosso, e per questo è stupefacente. Da una parte c’è la comprensione che sei l’eternità infinita in ogni momento dell’esistenza, ventiquattro ore al giorno, in tutte le dimensioni dell’universo. Questa è una verità incrollabile, indubbia, inconfondibile, innegabile. <em>Inoltre,</em> sei questo individuo particolare, una porzione della manifestazione che guarda verso l’esterno, verso il resto della manifestazione. Entrambe queste realtà sono autentiche. E nel mondo della forma, che è sempre in sviluppo, in evoluzione e in processo dinamico, diventa allora molto interessante <em>in che modo</em> la tua individualità “urta” contro il resto della tua manifestazione. Infatti, è qui che accade questo grande, misterioso processo: nel punto in cui, da un lato, sei in ogni momento totalmente liberato, e dall’altro hai l’obbligo, il dovere di “spingere” quelle parti del mondo che non condividono la tua libertà e la tua pienezza.</p>
<p>Quindi, come hai detto tu, esiste quasi una sorta di divina ossessione per aggiustare la tua manifestazione. Questo è il paradosso. E tenere in mente queste due realtà è difficile per chiunque abbia una realizzazione non-duale. È come creare una statua bellissima e poi cominciare a colpirla con un martello perché non te ne piacciono alcune parti. Noi manifestiamo questo straordinario universo e poi ci lagniamo di alcune sue parti, cercando di aggiustarle. Ma questo è il gioco. Questo è lo straordinario paradosso di questa cosa. E io penso che una delle prime cose che devi fare è sintonizzare quel veicolo individuale con il resto del processo della manifestazione, e questo implica un mutamento dinamico e costante. E nella misura in cui ti trattieni o eviti di fare ciò, non sei nel Sé (con la S maiuscola). Stai nell’ego, spaventato da questo e da quello.</p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente. Precisamente. Essere davvero nel Sé vorrebbe dire vivere in modo tale da abbracciare totalmente, completamente e assolutamente il processo-vita.</p>
<p>Ken Wilber: Sarebbe certamente un bel giorno!</p>
<p>Andrew Cohen: Di sicuro. Come insegnante, è per me interessante continuare a osservare, nei miei studenti, come la tendenza naturale della maggior parte degli individui (ma questo è ancora più vero in un collettivo) sia l’omeostasi. Voglio dire, una cosa è riuscire a far sì che un individuo abbandoni ciò che gli impedisce di cominciare ad abbracciare la vita con quella totalità di cui hai appena parlato; un’altra cosa, infinitamente più complessa, è far accadere lo stesso in un collettivo. Di fatto, è quasi impossibile, ma spero che non lo sia del tutto.</p>
<p>Ken Wilber: A proposito di ciò che stai dicendo, una delle cose che riformulerei in modo leggermente diverso è che sì, l’omeostasi è una forte tendenza nell’individuo, ma esiste anche un’altra tendenza, ugualmente forte, e questa è Eros o Agape: la tendenza che, in un modo o nell’altro, ti porta al di là di te stesso. E quello che ti sento dire è che spesse volte segui la spinta espansiva, ma poi è come se dicessi: “OK, ho fatto abbastanza. Basta! È tempo di contrarsi. Allontanati da me!”.</p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente. È tempo di crogiolarsi nell’autocompiacimento.</p>
<p>Ken Wilber: “Hey, mi sono espanso di due centimetri, adesso non rompere più il cazzo!”</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto. “L’ho fatto, l’ho fatto”. Sai, è dura per le persone comprendere che in verità non potranno mai averlo fatto. Non accadrà mai… Non se lo faremo <em>davvero</em>!</p>
<p>Ken Wilber: Beh, l’intero processo spirituale, come sai, è finalizzato a lasciare striature su tutto l’ego. Questo è il vero punto. Ed è tanto piacevole quanto partorire un bambino.</p>
<p>Andrew Cohen: Beh, non credo che al giorno d’oggi la gente sia molto interessata alla morte dell’ego.</p>
<p>Ken Wilber: Oh no, in nome del cielo! Questo provocherebbe emarginazione, sarebbe crudele, cattivo e non onorerebbe la pluralità degli esseri umani!</p>
<p>Andrew Cohen: Ken, c’è una situazione interessante di cui sono diventato consapevole durante questa indagine sull’evoluzione e il suo rapporto con l’illuminazione. Da un lato, oggi esistono molte persone che si infiammano in nome dell’evoluzione, e questo è fantastico, perché tale passione si esprime sempre, in un modo o nell’altro, in un ispirato interesse verso la salute e il benessere del mondo in via di sviluppo. Ma poiché il loro interesse non è rivolto anche al trascendente, a quel mistero che si trova al di là del mondo, spesso essi non sembrano molto consapevoli di ciò che io definirei <em>il sacro</em>. Dall’altro lato, per molte persone appartenenti alle tradizioni non-duali, sinceramente appassionate alla trascendenza e per le quali l’illuminazione della propria consapevolezza è una questione di primaria importanza, il benessere del mondo in via di sviluppo non sembra una questione importante.</p>
<p>Ken Wilber: Giusto. E questo è un altro aspetto del tema che stiamo affrontando. Si tratta ancora una volta di una nozione semplicistica, ma il samsara, il nirvana e la loro non-dualità esistono. E talvolta, ironicamente, le persone che hanno, diciamo, una profonda e accurata comprensione del samsara, e sono nobilmente motivate all’interno del samsara, possono essere più utili al mondo di coloro che si limitano a cercare il nirvana, anche se quest’ultimo, in un certo senso, potrebbe essere uno stato più elevato. Ed è molto strano vedere persone che non sono in contatto con il sacro fare un ottimo lavoro nel mondo, mentre coloro che professano di essere in contatto con il sacro fondamentalmente ignorano, denunciano o rinunciano al mondo, in tal modo accrescendone le sofferenze.</p>
<p>Andrew Cohen: Che mondo folle! Sai, è difficile sapere dove siamo davvero diretti, ma quando certe tradizioni parlano degli stadi più elevati dell’evoluzione umana, spesso sembrano fare riferimento a una sorta di assoluta trascendenza e di controllo della forma fisica. Alcune definiscono ciò come il conseguimento del “corpo luminoso”. Le tradizioni yogiche, tibetane e cristiane sono tutte variazioni di questo concetto. Pensi che sia davvero possibile, come affermano alcuni, conseguire attraverso la pratica spirituale quello che viene chiamato “il corpo di luce”, e grazie a ciò avere un tale controllo sul mondo fisico da poter letteralmente governare le proprie cellule?</p>
<p>Ken Wilber: Beh, io penso, come è spesso il caso in queste faccende, che in quello che hai detto ci sia un seme, o molti semi, di verità. Ma penso anche che ancorate a queste cose ci siano inevitabilmente diverse fantasie, speranze, desideri e paure. Da un lato, dietro la nozione di corpo luminoso vi sono alcune cose positive, ma per approfondirle occorrono, per così dire, delle complicate psicologie e ontologie dell’esoterico. Il modo più semplice per affrontare l’argomento è dire che quando il “dharmakaya”, o il vuoto, infonde la “rupakaya”, o la forma, di libertà estatica e gioiosa, quella stessa forma tende ad assumere una qualità trasparente o luminosa. E questa è un’altra variante dell’idea generale della non-dualità: le cose che vengono ritenute “spirituali” e appartenenti a qualche altra dimensione “superiore” possono, in realtà, essere presenti in questo corpo materiale, trasfigurandolo. In questo, sotto molti punti di vista, c’è molta verità, e penso che dobbiamo onorare tale verità. Dall’altro lato, questa nozione è fatta su misura per fantasie egoiche di onnipotenza. E le tradizioni yogiche non ne sono immuni. Cioè, una parte dello yoga era davvero ciò che potremmo chiamare uno yoga “superiore”, ovvero la realizzazione del sé trascendente, come nelle arti marziali, i cui livelli superiori erano spesso infusi delle conoscenze zen sulla non-azione, la spontaneità e la non-mente, da praticare nel mezzo del combattimento. Ma una vasta parte della tradizione yogica, quella “inferiore”, per così dire, era fondamentalmente paura egoica e controllo dei processi naturali. Per cui, esiste davvero l’idea che se sei totalmente illuminato, puoi controllare totalmente il samsara. Ma questo non ha molto senso.</p>
<p>Andrew Cohen: Sai, quando insegnavo a Bodhgaya, in India, ho incontrato molti tibetani, e tutti, quasi senza eccezioni, erano convinti che una persona completamente illuminata era non solo onnipotente e onnisciente, ma anche incapace di soffrire a qualsiasi livello, incluso quello fisico.</p>
<p>Ken Wilber: Esiste uno strano miscuglio tra l’antico ideale della via meramente ascendente del “nirvikalpa” o del nirvana, e l’ideale tantrico della non-dualità. La tendenza classica, sia nei sutra di Patanjali che nella tradizione Theravada, è davvero quella di accedere a tale cessazione immanifesta. E in quello stato è possibile non provare alcun dolore. Letteralmente, non esiste sofferenza. Ancora una volta, è qualcosa di molto simile allo stato di sonno profondo e senza sogni in cui la gente si immerge ogni notte. Non esiste dolore, ego, sofferenza ecc. Tutto ciò è molto affine allo stato nirvanico. E se riesci a fare ciò consapevolmente, puoi fare quello che hanno fatto alcuni monaci vietnamiti: cospargerti di benzina, darti fuoco e non sbattere mai le palpebre. Questo è “nirvikalpa”; non è la non-dualità. La parte spiacevole della realizzazione non-duale è che non diventi meno sensibile al dolore, ma<em> più</em>. Infatti, non puoi evadere nel “nirvikalpa”. In ogni situazione resti un testimone, e quindi noti tutto ciò che accade, momento dopo momento. Ciò vuol dire dolore, sofferenza, ferite ecc. Semmai, percepisci tutto ciò con più intensità, perché non esistono filtri. Non esiste protezione egoica. È impossibile dire: “OK, fine. Dov’è la morfina?”. Quindi, anche questa parte è paradossale, perché il dolore sorge in un mare di estasi, senza andarsene. Per cui, la nozione che l’illuminazione totale sia il controllo egoico delle proprie cellule non funziona, penso!</p>
<p>Andrew Cohen: Sai, nella tradizione dello yoga integrale di Sri Aurobindo, che di sicuro afferma di integrare l’illuminazione e l’evoluzione in un modo che poche vie non-duali hanno tentato precedentemente, sembra che si parli molto di questo genere di cose. Parlano letteralmente dell’«illuminazione delle cellule» come dell’espressione più elevata dell’evoluzione spirituale.</p>
<p>Ken Wilber: Lo so. Pensano che la vera “discesa della supermente” sia una trasfigurazione in un corpo fisico di luce. Francamente, penso che si tratti di un’immagine preliminare dello stadio di non-dualità incarnazionale che sta emergendo, e credo che tra cento o mille anni, esso avrà una forma completamente diversa. Sai, forse vivremo all’interno di fibre ottiche, e tutta la nostra consapevolezza non sarà altro che dei luminosi pezzettini digitali sparpagliati per l’eternità. Non conosciamo quale sarà la sua forma. Penso che questa sia solo un’immagine illuminata di ciò cui un “rupakaya”, trasformato e imbevuto di “dharmakaya”, assomiglierà. Ma è solo una possibilità, e penso che con il progredire dei decenni e dei secoli avremo delle conoscenze molto migliori. Non sono sicuro che avverrà esattamente quello che pensava Sri Aurobindo, ma potrebbe anche essere. Sto solo dicendo che sarebbe interessante vedere cosa si svilupperà davvero nel mondo della forma.</p>
<p>1: Nella filosofia di Sri Aurobindo, la “supermente” indica una forza dinamica e un piano di consapevolezza superiori alla mente che sperimenta l’Unità Assoluta di tutta l’esistenza all’interno della sfera della diversità, e che libera un grande potenziale trasformativo quando discende nel mondo manifesto.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Acquista i libri con Internetbookshop<o:p></o:p></strong></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830805688">Ken Wilber. Grazia e grinta. La malattia mortale come situazione di crescita. Cittadella. 1995. ISBN: 8830805688</a></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830261">Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. <span lang="DE">Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830802603"><span lang="DE">Ken Wilber. </span>Oltre i confini. Cittadella. 1991. ISBN: 8830802603</a></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834002164">Aurobindo. La sintesi dello yoga. Vol. 1. Astrolabio. 1969. ISBN: 8834002164</a></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8827212396">Aurobindo. La vita divina. Mediterranee. 1998. ISBN: 8827212396</a></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Acquista i libri con Amazon<o:p></o:p></strong></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0394555376/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber, Jack Engler, Daniel P. Brown. </span><span lang="EN-GB">Transformations of Consciousness: Conventional and Contemplative Perspectives on Development. New Science Library. </span><span lang="DE">1986. ASIN: 0394555376</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627401/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">A Brief History of Everything. </span><span lang="DE">Shambhala. 2001. ISBN: 1570627401</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625034/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">A Sociable God : Eye to Eye. </span><span lang="DE">Shambhala. 1999. ISBN: 1570625034</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628556/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">A Theory of Everything: An Integral Vision for Business, Politics, Science and Spirituality. </span><span lang="DE">Shambhala. 2001. ISBN: 1570628556</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625549/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Integral Psychology : Consciousness, Spirit, Psychology, Therapy. </span><span lang="DE">Shambhala. 2000. ISBN: 1570625549</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627444/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Sex, ecology, spirituality. </span><span lang="DE">Shambhala. 1995. ISBN: 1570627444</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0835607305/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">The Atman Project: A Transpersonal View of Human Development. Quest Books. 1996. ISBN: 0835607305</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20"><span lang="EN-GB">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. </span><span lang="DE">Shambhala. ISBN: 1570623457</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625026/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Up from Eden : The Atman Project. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625026</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929083/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. Enlightenment Is a Secret: Teachings of Liberations. Moksha Press. 1995. ISBN: 1883929083</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/188392930X/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. Living Enlightenment: A Call for Evolution Beyond Ego. Moksha Press. 2002. ISBN: 188392930X</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929075/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. My Master Is My Self: The Birth of a Spiritual Teacher. Moksha Press.1995. ISBN: 1883929075</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></span></p>
<p class="p11"><span class="t4"><span lang="EN-GB">Copyright originale “What is Enlightenment” magazine </span></span><a href="http://www.wie.org/"><span lang="EN-GB">www.wie.org</span></a><span lang="EN-GB"><br />
<span class="t4">Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.</span><br />
</span><span class="t6">Copyright per l&#8217;edizione italiana: Innernet.<o:p></o:p></span></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Flevoluzione-dellilluminazione-parte-2%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;evoluzione dell&#8217;illuminazione, parte 1</title>
		<link>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-1/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-1/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 12:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Cohen - Ken Wilber</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Cohen]]></category>
		<category><![CDATA[Aurobindo]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[dualità]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia integrale]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[Mahayana]]></category>
		<category><![CDATA[Nagarjuna]]></category>
		<category><![CDATA[pandit]]></category>
		<category><![CDATA[Patanjali]]></category>
		<category><![CDATA[Plotino]]></category>
		<category><![CDATA[samadhi]]></category>
		<category><![CDATA[shakti]]></category>
		<category><![CDATA[Shiva]]></category>
		<category><![CDATA[sutra]]></category>
		<category><![CDATA[tantra]]></category>
		<category><![CDATA[Theravada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-1</guid>
		<description><![CDATA[Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea. Dialogo tra Andrew Cohen e Ken Wilber Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" title="wilber cohen.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" alt="wilber cohen.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.<span id="more-399"></span></p>
<p><strong>Dialogo tra Andrew Cohen e Ken Wilber</strong></p>
<p>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, “guru” e “pandit”, cuore a cuore e mente a mente, per superare i limiti della loro (e nostra) esperienza e comprensione, e per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.</p>
<p>Il termine pandit non è solo una strana pronuncia di “pundit”, parola che in inglese indica i caustici intellettuali dalla battuta pronta che affollano l’etere. Un pandit autentico è uno studioso; non qualcuno che si isola in una torre di avorio, ma una persona profondamente preparata e immersa nella saggezza spirituale. Quindi, stiamo ricorrendo all’antico significato sanscrito di “pandit” e, per quello che conta, di guru, come punto di partenza per un’interazione che ha il potenziale di trascendere e includere (per usare una tipica espressione wilberiana) il vecchio, facendoci entrare in qualcosa di radicalmente nuovo.</p>
<p>Per cui, mentre recuperiamo e trascendiamo gli antichi termini spirituali, proviamo a guardare con occhi nuovi la figura del guru, che in sanscrito vuol dire letteralmente <em>colui che scaccia le tenebre</em>, una persona che insegna la liberazione spirituale grazie alla sua esperienza o realizzazione diretta. Andrew Cohen ha cercato di portare alla luce il senso e il significato dell’illuminazione per la nostra epoca. E Andrew, cosa che qualcuno dei nostri lettori potrebbe ignorare, ha lottato contro l’avversione del mondo postmoderno per l’idea di autorità, abbracciando le esigenze tradizionali del principio del guru e facendosi campione della relazione studente-insegnante come di una “partnership” radicale per l’evoluzione umana. Fieramente indipendente, Andrew sta creando dalla sua esperienza una nuova spiritualità – che egli chiama l’«illuminazione evolutiva» – basata sul misticismo profondo delle tradizioni orientali dell’illuminazione e sulla passione occidentale per il potenziale evolutivo collettivo e individuale dell’umanità.</p>
<p>Ken Wilber dice spesso: “Sono un pandit, non un guru”. La nostra rivista ha già avuto l’onore di pubblicare le sue bellissime e ardenti parole, espressione della saggezza di un pandit autentico che ha infiammato i nostri cuori e affinato le nostre menti, portandoci a riflettere profondamente sulla vita umana in generale e stimolandoci a raggiungere profondità più grandi. Per usare le parole di Ken, “un pandit è un praticante spirituale che ha anche un’inclinazione per l’accademico, lo scolastico o l’intellettuale, e quindi diventa un insegnante del Divino, una persona atta ad articolare e difendere il dharma, un samurai intellettuale”. Vero e proprio guerriero della parola, egli ha scritto più di diciotto volumi (ed è stato tradotto in più di venti lingue) in cui trova espressione la sua “teoria del tutto”, in continua evoluzione. In un’epoca in cui la frammentazione e il relativismo postmoderni portano l’accademia contemporanea pericolosamente vicino al nichilismo, la voce indipendente di Ken chiede a gran voce una sintesi integrale, sana e profondamente spirituale tra i modelli orientali di trascendenza e la filosofia e la psicologia evolutiva occidentali.</p>
<p>Cosa accadrebbe, ci siamo chiesti, se questi due idealisti senza paura e lontani dai compromessi si incontrassero per parlare del futuro di Dio? Quello che è accaduto, come vedrete, è un entusiasmante esempio dell’alchimia che può avere luogo grazie a un dialogo aperto e autentico. Andrew e Ken – il guru del terzo millennio e il pandit del ventunesimo secolo – in bilico tra passato e futuro, cavalcano la nuova onda spirituale interrogandosi sull’evoluzione dell’illuminazione stessa.</p>
<p>Andrew Cohen: Non ho mai avuto un interesse particolare per l’evoluzione. All’inizio, dopo il mio risveglio nel 1986, insegnavo nello stesso modo in cui il mio insegnante aveva insegnato a me. Questa era la mia esperienza: che tutto era semplicemente così come era. Non c’era nessun posto dove andare e niente da fare. In quell’insegnamento, tutto quello che occorreva fare era comprendere questo. Inizio e fine della storia. In realtà, all’epoca ero tanto sicuro di questo insegnamento che mettevo seriamente in dubbio qualsiasi dottrina che implicasse il tempo, il futuro o il divenire. Diffidavo anche di ogni insegnante che dicesse di fare qualcosa che implicasse il futuro, il tempo e il divenire.</p>
<p>Dopo un po’, tuttavia, ho cominciato a notare che nonostante il fatto che molti miei studenti avessero avuto esperienze di risveglio molto potenti, nella maggior parte dei casi si perdevano ancora, a volte, nel narcisismo, nell’avidità e in ossessioni nevrotiche. Erano smarriti in impulsi meschini e profondamente condizionati.</p>
<p>Quindi, ho cominciato a fare sempre più attenzione al bisogno di <em>trasformare</em> veramente l’essere umano. Trasformarlo affinché diventasse un’espressione vivente del vuoto e della purezza di motivi che si scoprono nell’esperienza spirituale. Per cui, ho gradualmente cominciato a mettere più attenzione sullo sviluppo della capacità di personificare e manifestare quella bellezza, perfezione e integrità <em>in quanto</em> costituenti la nostra umanità, piuttosto che sulla sola esperienza estatica del puro Essere.</p>
<p>Dunque, questo è stato l’inizio. Poi, dopo qualche anno, nel mio insegnamento è cominciato a emergere qualcosa di nuovo. E la prima volta che ne sono diventato consapevole è stato quando ho cominciato a tenere ritiri in India. Una mattina, mentre tenevo un discorso, qualcosa è semplicemente esploso in me. Non sapevo da dove venisse. Una passione sfrenata è sgorgata spontaneamente da me, chiedendo che questo miracolo, questo mistero al di là del tempo si manifestasse in questo stesso mondo come <em>noi stessi.</em> Essa ha scioccato e ispirato molte persone, e ha scioccato e ispirato anche me. Ciò è avvenuto più di dieci anni fa.</p>
<p>E col tempo, ho cominciato a comprendere sempre di più che questa passione è in realtà una passione per qualcosa di più che la semplice illuminazione nel senso tradizionale od orientale, che vuol dire un’elevazione verticale, l’uscita dalla ruota del divenire e l’assoluta trascendenza di questo mondo, senza lasciare tracce. Ciò che enfatizzo, oggi, è radicalmente diverso. Adesso lo scopo, per quanto possa sembrare audace, è non solo trascendere il mondo, ma trasformarlo, diventare un agente dello stesso impulso evolutivo. Di fatto, nell’arrendere il proprio ego a questo, ci si sente letteralmente inondati da un’energia luminosa e divina, oltre che da una passione per la trasformazione del mondo e dell’universo intero per una causa che non ha nulla a che fare con se stessi.</p>
<p>Questo cambiamento di atteggiamento, molti anni fa, è stato anche uno dei motivi per cui mi sono allontanato dal mio insegnante. Ogni volta che egli mi sentiva dire che c’era qualcos’altro da fare oltre a uscire dalla ruota del divenire e semplicemente ESSERE, pensava che stavo corrompendo e alterando i suoi insegnamenti. Quindi, a un certo punto, ho concluso che dovevano esserci diversi <em>tipi</em> di illuminazione, diversi tipi di risveglio, che di fatto portavano a risultati diversi.</p>
<p>Alla fine, ho cominciato a chiamare questo insegnamento <em>illuminazione evolutiva o illuminazione evolutiva impersonale</em>. In tale insegnamento, l’enfasi non è solo sulla realizzazione del vuoto e del puro Essere, ma anche sul bisogno di diventare un essere umano radicalmente e profondamente trasformato, in grado di manifestare nel mondo il nostro potenziale evolutivo più elevato. In precedenza non mi ero mai imbattuto in qualcosa del genere. Solo recentemente, grazie alle inchieste del nostro giornale, ho conosciuto gli insegnamenti di Sri Aurobindo e Teilhard de Chardin, nei quali ho cominciato ad avvertire un’eco della mia passione: la passione per l’illuminazione evolutiva, per il risveglio alla verità di ciò che siamo, avendo poi il coraggio di permetterci di sperimentare l’urgenza che la rende manifesta in questo mondo con tutto il nostro essere.</p>
<p>Per cui, volevo cominciare la mia conversazione con te da questa domanda: cos’è l’illuminazione? Penso che sia una questione importante, perché oggi moltissime persone si interessano alla spiritualità. E credo, strano a dirsi, che la nozione tradizionale di illuminazione non sia adeguata ai bisogni del mondo in evoluzione nel quale viviamo.</p>
<p>Ken Wilber: Sono fondamentalmente d’accordo con tutto ciò che hai detto; ho solo una prospettiva diversa, ovviamente, su alcuni punti. Hai accennato a molti concetti importantissimi. Forse potremmo cominciare dall’ultimo, quello sui diversi tipi di illuminazione. All’inizio, questa potrebbe sembrare un’idea strana, perché l’illuminazione è evidentemente onnicomprensiva, eterna, onnipervasiva, immutevole, atemporale ecc., ed è difficile immaginare due modalità diverse di una qualsiasi di queste qualità. Ma in realtà, anche nella tradizione si trovano almeno due concezioni fondamentali e molto diverse dell’illuminazione. Una era prevalente durante il periodo assiale, all’incirca dal 2000 a.C. al 100 d.C. Probabilmente, essa ha trovato la sua espressione migliore nella prima tradizione buddista, quella Theravada, soprattutto nel concetto di nirvana o “nirvikalpa”, che di base indica l’immersione in una dimensione senza forma, dove non esistono manifestazioni e non sorgono oggetti. È uno stato di consapevolezza profondamente libero dal mutamento, il tempo, lo spazio, l’io e l’inquietudine. L’analogia classica, per coloro che non hanno avuto tale esperienza, è il sonno profondo senza sogni. Entri in uno stato di consapevolezza priva di forma. Tale stato di nirvana veniva ritenuto la forma più elevata di realizzazione e si pensava che fosse totalmente separato dal samsara. Il mondo del vuoto era completamente distinto da quello della forma. Il vuoto era trascendente e privo di tempo, mentre la forma era temporale: sofferenza, dolore, illusione ecc. E lo scopo, senza dubbio, era uscire dal samsara, “dalla ruota”, per accedere al nirvana.</p>
<p>Penso che la vera rivoluzione spirituale sia avvenuta intorno a quell’epoca, grazie in particolare al genio di Nagarjuna, in oriente, e di Plotino, in occidente. Quello fu l’importante passo in avanti verso ciò che potremmo chiamare <em>l’illuminazione o la realizzazione</em> <em>non-duale</em>, che è una comprensione profonda del nirvana, o del vuoto, dell’eterno e del trascendente. Ma è anche un’unione, perché è una realizzazione sposata all’intero mondo della forma, al mondo del samsara. Per cui, l’idea delle tradizioni non-duali non era che accedevi a uno stato di cessazione privo di manifestazioni e di forme, ma che quell’assenza di forme o quel vuoto erano una cosa sola con tutte le forme esistenti, momento dopo momento. E quello stato non-duale, o “sahaj”, era, in un certo senso, sia il fondamento del voto del bodhisattva sia l’inizio delle tradizioni tantriche. L’idea era che il mondo del samsara e del nirvana dovevano in qualche modo procedere mano nella mano; altrimenti, il tuo essere non era davvero pieno, completo o, se preferisci, integro.</p>
<p>Quindi, è ancora vero che il “dharmakaya”, o il vuoto, o la dimensione perfettamente priva di forma non rientrano nel flusso del tempo. Ma, d’altro canto, questa è solo mezza verità. L’altra metà è che il flusso del tempo, il mutamento, l’evoluzione, lo svolgimento, la trasformazione esistono. E la chiave autentica di questa discussione, penso, è comprendere che l’unico modo per realizzare permanentemente e completamente il vuoto è trasformare, evolvere o sviluppare il tuo veicolo nel mondo della forma. I veicoli che vogliono realizzare il vuoto devono essere adeguati al compito. Questo significa che vanno sviluppati; devono essere trasformati e resi idonei alla realizzazione spirituale. Questo significa che il trascendente e l’immanente devono, per così dire, insaporirsi l’uno dell’altro.</p>
<p>Andrew Cohen: Nel veicolo?</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente.</p>
<p>Andrew Cohen: Quindi, stai affermando che il veicolo va perfezionato.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Talvolta, quello che accade è che le persone si immergono, per così dire, nel vuoto. Sperimentano una realizzazione radicale di questa consapevolezza infinita e priva di confini che è la loro identità. Ma in seguito, come stavi dicendo, la realizzazione si affievolisce e le persone ritornano nello stesso veicolo egoico. Sono lo stesso io contratto, e non sanno cosa è successo. Tuttavia, non vogliono cominciare una pratica autentica o fare sforzi per rendere il loro veicolo capace di trattenere quella realizzazione in modo più pieno e duraturo. Questa è una disgrazia perché in quel caso, come hai detto, essi si stanno separando dal mondo del tempo, rifiutandosi di entrare in esso e di fare ciò che è necessario per diventare un veicolo trasparente dell’eterno.</p>
<p>La cosa più bella di una realizzazione integrale o non-duale è che fondamentalmente dobbiamo lavorare su entrambe le dimensioni. Dobbiamo affinare la nostra capacità, in un certo senso, di realizzare completamente il vuoto, momento per momento. Ma è il vuoto di tutte le forme quello che sorge momento per momento. Quindi, dobbiamo abbracciare radicalmente il mondo del samsara, come il veicolo e l’espressione del nirvana stesso. Sfortunatamente, penso che hai ragione anche quando affermi che la maggior parte delle scuole non è all’altezza di ciò.</p>
<p>La gente tende a sbagliare da una parte o dall’altra dell’equazione. O si immerge totalmente nel samsara e nel dominio sensorio-motorio (la natura è spirito, qualsiasi oggetto manifesto viene interpretato come spirito ecc.), o si immerge nella dimensione senza forma della cessazione. Ma io penso che ciò che interessa a noi – di certo, ciò di cui tu e io stiamo parlando – è una realizzazione che includa <em>sia </em>il vuoto <em>sia </em>la forma. E lasciami aggiungere che l’evoluzione accade nel mondo della forma, non in quello del vuoto. Ciò vuol dire che l’evoluzione è metà dell’equazione. E quindi, se non ti impegni a portare avanti l’evoluzione, non stai realizzando pienamente il vuoto che sei.</p>
<p>Andrew Cohen: Fantastico. Adesso vorrei spingermi oltre. Infatti, nella tua descrizione della concezione non-duale in cui questa distinzione tra nirvana e samsara scompare, in tale interpretazione dell’illuminazione (almeno per quello che posso vedere), l’idea è ancora raggiungere la liberazione da questo mondo, andarsene da qui.</p>
<p>Ken Wilber: Capisco.</p>
<p>Andrew Cohen: OK, quindi sto analizzando la domanda “Che cos’è l’illuminazione” in relazione al mondo del tempo e del divenire. Quello che sto cercando di isolare è ciò che chiamo l’«impulso evolutivo». Come ho detto prima, si tratta di una misteriosa ed estatica compulsione a trasformare il mondo. Ebbene, questa compulsione è diversa, io credo, da quella che viene tradizionalmente associata al voto del bodhisattva. Infatti, almeno secondo me, il bodhisattva è qualcuno che vuole restare indietro il tempo sufficiente a liberare tutti gli esseri senzienti da questo mondo. In altre parole, per aiutarli a uscire da qui. Ma nell’estatico impulso evolutivo di cui sto parlando, la liberazione viene in realtà scoperta attraverso la resa a questo imperativo di evolversi <em>nel </em>mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Non attraverso l’uscita da esso.</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto. In questa interpretazione dell’illuminazione, tutta la consapevolezza e l’energia vengono usate al servizio della creazione stessa, al di là dell’ego. In altre parole, il proprio veicolo va usato per questo grande e impegnativo scopo. E la propria illuminazione, la propria quotidiana liberazione estatica viene scoperta e sperimentata direttamente e consapevolmente solo attraverso una resa profonda e perfetta a tale scopo. Quindi, almeno nel caso ideale, se una cosa del genere è possibile, non restano motivi egoici e si è costantemente infiammati per una causa che possiamo afferrare solo parzialmente, diciamo, perché il suo culmine esiste sempre nel futuro.</p>
<p>Ken Wilber: OK, sì, concordo col senso generale di ciò che stai dicendo, ma vorrei formularlo in un altro modo. Come ho già detto, nelle primitive religioni assiali che enfatizzavano la pura e semplice ascesi, trascendenza e cessazione, avvenne un grande cambiamento. Questo cambiamento (verso le tradizioni non-duali) fu epocale, perché il vuoto non era più separato dalla forma. Come recita il Sutra del cuore, <em>il vuoto non era distinto dalla forma, e la forma non era distinta dal vuoto</em>. Ebbene, questo mutamento, che ha condotto al Mahayana e alla fine al buddismo Vajrayana, fu importante, perché indicava una comprensione profonda che era diversa da quella delle principali religioni esistenti in precedenza. La prima di tali religioni riteneva che il mondo del samsara fosse lo spirito. Questa, fondamentalmente, non è altro che l’immersione nella pura e semplice manifestazione della pura e semplice natura. Poi venne il periodo assiale, che diceva: “No, il trascendente è la sola realtà spirituale. L’unica realtà è ciò che è ascensionale, al di là del tempo”. Ma il non-duale diceva: “Aspettate un attimo, avete ragione <em>entrambi</em>. Quello che dobbiamo fare è trovare un modo per conciliare le vostre idee”.</p>
<p>Ebbene, l’originale voto del bodhisattva recitava: “Faccio voto di raggiungere l’illuminazione al più presto, per il beneficio di tutti gli altri”. Infatti, come era solito sottolineare Kalu Rinpoche: “Idiota, se rimandi la tua illuminazione, come puoi salvare qualcuno?”. Questo si è evoluto nella concezione tantrica. Entrambi avevano in comune, almeno implicitamente, la nozione che il nirvana e il samsara, il vuoto e la forma, il senza tempo e il mondo del tempo, l’essere e il divenire, erano parte di una realizzazione integrale. Ed entrambe quelle componenti vanno abbracciate. Ora, penso che hai ragione, in un certo senso, quando sostieni che le tradizioni non sono sempre state all’altezza di ciò. E penso anche che esiste un altro significato, o una comprensione più profonda, della realizzazione non-duale, che implica un impulso evolutivo nel mondo della forma in evoluzione.</p>
<p>Andrew Cohen: Sì, questo è ciò di cui sto parlando!</p>
<p>Ken Wilber: E penso che il motivo per cui questo è vero si può trovare in ciò che abbiamo appena detto: un sapiente – diciamo di mille anni fa – poteva avere una profonda realizzazione del “dharmakaya” o del puro vuoto – una profonda realizzazione del “nirvikalpa samadhi” – e poi anche una profonda esperienza di unione con tutte le forme. Per cui, questo sapiente avrebbe avuto una realizzazione tanto del vuoto <em>quanto</em> del mondo della forma, comprendendo che essi erano intrinsecamente la stessa cosa. Sorgono momento dopo momento come il vuoto di tutte le forme che stanno nascendo estaticamente. Ciononostante, quel sapiente perfettamente illuminato, nel senso “sahaj”, nel senso non-duale, poteva essere tutt’uno solo con il mondo della forma esistente al suo tempo. E in quel mondo della forma non esistevano le conoscenze che oggi abbiamo riguardo lo stesso mondo della forma.</p>
<p>Andrew Cohen: Vuoi dire riguardo l’evoluzione?</p>
<p>Ken Wilber: In particolare, riguardo l’evoluzione: la sua natura esatta, cosa significa davvero, cosa accadrà nel mondo della forma. Nel mondo della forma stiamo osservando una tendenza innegabile verso livelli di differenziazione, integrazione, complessità e unificazione sempre maggiori. E questa è una comprensione profonda, perché vuol dire che il nostro veicolo nel mondo della forma sta diventando più trasparente ai processi che sono nel mondo della forma. Ciò cambia tutto. Non importa quanto profondamente fosse illuminata una persona mille anni fa: il mondo della forma non includeva quella comprensione. Quindi, <em>essa</em> non faceva parte della loro realizzazione, anche se la loro realizzazione del vuoto era completa esattamente quanto può esserlo la nostra oggi, poiché il vuoto è il vuoto, non cambia, non ha parti in movimento ecc. Quindi, non stiamo togliendo nulla al sapiente che ha vissuto mille anni fa. Tuttavia, abbiamo una cosa in più rispetto lui: noi siamo vivi<em> adesso</em>. E tra mille anni, la gente guarderà il<em> nostro</em> mondo della forma e riderà istericamente per quanto eravamo idioti. Ma, nel frattempo, dobbiamo continuare a incorporare in <em>questo </em>mondo della forma il vuoto radicale, e il risultato è, sì, un tipo di vuoto evolutivo. Oppure di “illuminazione evolutiva”, sicuro.</p>
<p>Andrew Cohen: E in questa illuminazione evolutiva, l’elemento importante, almeno a mio parere, è arrendersi a una compulsione illuminata a partecipare con tutto il cuore al processo evolutivo, <em>per il bene dell’evoluzione stessa</em>. L’illuminazione evolutiva è tutta qua. Non si tratta semplicemente di conseguire la liberazione o la personale trascendenza di questo mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, sono d’accordo.</p>
<p>Andrew Cohen: Ed è questo cambiamento di accento ciò che in realtà sto evidenziando. È questo cambiamento che in ultima analisi è importante, secondo me, per definire l’illuminazione nella nostra epoca. Infatti, oggi tantissime persone si chiedono che cos’è e cosa significa l’illuminazione, ma nel novanta per cento dei casi (se non di più) si sentono rispondere che essa è la trascendenza, la trascendenza <em>individuale</em>. E anche se di solito questa risposta è accompagnata da un’esortazione all’altruismo e alla compassione, non siamo quasi mai di fronte a quella sbrigliata passione rivoluzionaria per la trasformazione totale del mondo, che sorge nel cuore spirituale quando quest’ultimo viene <em>davvero</em> liberato dal mondo. Cioè, molto spesso l’illuminazione è una sorta di strano miscuglio tiepido, composto da antiche nozioni sull’illuminazione e da idee emotive di stampo “new age” sulla compassione. Di certo, essa non viene dall’autentico fuoco della liberazione.</p>
<p>Ken Wilber: Abbiamo anche uno stranissimo miscuglio di questi tre fondamentali orientamenti religiosi. Uno è l’immersione pagana nel samsara; un altro è la fuga idealista e trascendentale nel mondo della cessazione immanifesta; e il terzo è una sorta di non-dualismo che include i due precedenti. E la realizzazione non-duale, nel mondo di oggi, assume necessariamente la forma della non-dualità evolutiva. Talvolta, la gente è infastidita dalla nozione di evoluzione. Pensa: “Tutte queste fesserie sugli stadi evolutivi, non ci credo. Si creano gerarchie, emarginazione. Non mi piace”. Oppure, se la persona è incline alla spiritualità, pensa ciò che pensava il tuo insegnante, cioè che qualsiasi discussione sul mondo del tempo dimostra che non hai davvero compreso l’Essere, o l’eterno. È strano, ma la tua realizzazione non-duale viene giudicata inferiore rispetto a uno di questi stati fratturati.</p>
<p>Andrew Cohen: Oh, certo.</p>
<p>Ken Wilber: Il che è davvero bizzarro! Ma in ogni caso è comprensibile che la gente rimanga un po’ turbata dalla nozione di stadi evolutivi, o di cose che devono elevarsi sempre di più.</p>
<p>Andrew Cohen: Perché, Dio non voglia, forse loro devono andare ancora avanti, forse c’è qualcosa da<em> fare </em>qui!</p>
<p>Ken Wilber: Naturalmente, io non affermerei mai qualcosa di così cattivo… Ma questa è certamente una delle ragioni per cui le persone sono turbate dall’evoluzione. Comunque, penso che quando entriamo in una discussione davvero profonda sulla differenza tra gli <em>stati</em> e gli <em>stadi</em> di consapevolezza, potremo riuscire a comprendere meglio alcuni di questi argomenti.</p>
<p>Andrew Cohen: Questo avviene perché, come hai detto, l’evoluzione graduale verso <em>stadi</em> più elevati di sviluppo della consapevolezza è indispensabile per riuscire a sostenere e interpretare accuratamente l’esperienza degli <em>stati</em> più elevati di consapevolezza?</p>
<p>Ken Wilber: Sì, esattamente. Una delle ragioni per cui le persone accettano con difficoltà la nozione degli stadi o dello sviluppo evolutivo è il fatto che loro stesse hanno sperimentato <em>stati</em> molto profondi di consapevolezza, che talvolta sono di natura non-duale. E quindi non credono all’idea che devi in qualche modo evolverti di stadio in stadio per accedere al non-duale. Ma non è questo ciò che stiamo dicendo. Il non-duale, o il puro vuoto stesso, è lo stato onnipresente di ogni singolo stadio dello sviluppo. È totalmente presente negli atomi, nelle carote, nei cani, nei bambini, negli adulti ecc. Persino i bambini più piccoli possono avere uno stato alterato temporaneo di natura sottile, causale o non-duale, per la semplice ragione che tutti gli esseri umani conoscono la veglia, il sogno e il sonno profondo. Vedi, i tre<em> stati</em> principali di consapevolezza (veglia, sogno e sonno) corrispondono alle tre grandi<em> dimensioni</em> dell’essere (grossolana, sottile e causale). Nello stato di veglia, sei consapevole della dimensione grossolana; quando sogni, di quella sottile; nel sonno profondo, di quella causale. Il non-duale è quel testimone onnipresente che esiste attraverso <em>tutti</em> i mutevoli stati. Per cui, tutti gli esseri umani hanno a loro disposizione, ventiquattro ore al giorno, stati grossolani, sottili e causali. Essi hanno a disposizione ventiquattro ore al giorno anche il fondamento non-duale e onnipresente. Quindi chiunque, in qualsiasi stadio dello sviluppo, può sperimentare uno stato alterato di realtà grossolane, sottili, causali o non-duali. Ma affinché tali stati temporanei diventino <em>tratti</em> permanenti, occorre evolversi attraverso gli stadi di purificazione del veicolo, nella dimensione della forma, in modo che esso possa estaticamente, continuamente e permanentemente abbracciare questi stati più elevati.</p>
<p>Andrew Cohen: È qui che la gente incontra delle difficoltà. Infatti, come hai ben spiegato in <em>Boomeritis</em>, l’ego, l’io narcisista, vuole essere lasciato solo, vuole violentemente essere lasciato solo, e resiste aggressivamente all’idea di non essere già perfetto e di dover cambiare.</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente. E la semplice risposta a queste persone è: “Ottimo. Se pensi davvero di essere già illuminato, sono felice per te. Se non vuoi perfezionare il tuo veicolo attraverso le trasformazioni evolutive, perché sei già estaticamente una cosa sola con il divino ventiquattro ore al giorno, sono contento per te. Ma se non è così, apri gli occhi!”.</p>
<p>Andrew Cohen: E saresti d’accordo nel sostenere che, grazie a tale purificazione del veicolo, si forma gradualmente, per così dire, un senso profondo del dovere o un’estatica compulsione a dare tutto il nostro cuore e la nostra energia al processo evolutivo, in modo che lo splendore liberato della nostra natura assoluta emerga come <em>noi stessi</em>, in questo mondo?</p>
<p>Ken Wilber: Assolutamente. Può essere detto molto semplicemente; ovviamente è qualcosa di molto difficile da mettere in pratica. Ma la regola fondamentale è: “riposando sul vuoto, abbraccia l’intero mondo della forma”. E il mondo della forma è in evoluzione, in sviluppo, in maturazione. Quindi, riposando sul vuoto estatico, abbraccia estaticamente e “spingi” il mondo della forma, come se fosse un dovere.</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto, “spingi”. Questa è la parte importante.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, assolutamente.</p>
<p>Andrew Cohen: Infatti, in relazione alla domanda sul significato dell’illuminazione, l’idea di “spingere” il mondo della forma, o l’inerzia del mondo, verso l’illuminazione, è una cosa che molte persone trovano troppo impegnativa e persino antitetica alla propria idea di “spiritualità”.</p>
<p>Ken Wilber: Di nuovo, posso capire alcune esitazioni e difficoltà in proposito. Ma penso che dobbiamo semplicemente guardare la realtà in modo molto più profondo. Osserviamo i vari tipi di stati a nostra disposizione; in particolare, osserviamo gli ultimi trenta anni, durante i quali questa generazione ha fatto molti esperimenti attraverso vie e pratiche diverse, e vediamo quali sono stati i risultati. Penso che oggi stiamo arrivando a comprendere che è necessaria una sorta di pratica integrale, ovvero una pratica che sottolinei tanto l’immanenza dello spirito, in termini di manifestazione presente, quanto la sua natura trascendente. Una pratica che sia, in un certo senso, la loro misteriosa unione: il non-duale. Ed <em>è </em>misteriosa: si tratta di una storia d’amore. È una storia d’amore tra Shiva e Shakti. Come tutte le storie d’amore, non capisci mai cosa sta avvenendo, ma il tuo cuore è immerso nel mistero. Il mistero è che sei radicalmente l’unica cosa che esiste in tutto l’universo, ciononostante queste forme stanno sorgendo dentro di te. E le forme più dense non sono altro, per così dire, che il tuo piede sinistro più lento. Ma devi spingere la tua stessa “densità” nel mondo manifesto per riuscire a penetrarlo con la consapevolezza che eternamente sei. È questa parte in cui si “spinge”… Se le persone non riescono a impegnarsi davvero in essa, ho paura che restano semplicemente bloccate in stati di mera quiete o cessazione, o di mera immersione nelle manifestazioni sensorie.</p>
<p>Andrew Cohen: Non pensi che in ultima analisi questo sia il motivo per cui siamo qui: liberarci da un’identità meramente relativa e da qualsiasi attaccamento a una prospettiva non illuminata, per poterci impegnare nel processo della vita nel modo più perfetto possibile?</p>
<p>Ken Wilber: Esatto, concordo pienamente. Voglio aggiungere che, come sai, l’unica possibilità di espressione che abbiamo individualmente passa attraverso questo particolare veicolo individuale a nostra disposizione. Ecco il motivo per cui vuoi migliorarlo!</p>
<p>Andrew Cohen: È vero. E la cosa emozionante è che, come dico spesso alle persone, quando si comprende questo, avviene una rivelazione estatica. Si scopre che <em>l’essere esattamente ciò che già si è </em>– non soltanto l’io eterno, ma anche la personalità incarnata e individuata, con tutto il suo retroterra storico e culturale – è il veicolo <em>perfetto</em> per quell’impegno totale. E in tale riconoscimento si sperimenta una liberazione estatica da tutte le vecchie preoccupazioni nevrotiche incentrate sull’io.</p>
<p>Ken Wilber: Penso che sia giustissimo. Una delle ragioni per cui alcuni insegnanti spirituali sembrano non comprendere cosa significhi “spingere” il mondo, è il fatto che tale spinta arriva sull’altro lato della grande liberazione. Tale radicale libertà esiste già con la realizzazione del vuoto che pervade ogni forma. Quindi, stai spingendo il mondo non perché senti che manca qualcosa, ma per un senso del <em>dovere.</em></p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente! E per estasi, amore e compulsione.</p>
<p>Ken Wilber: Proprio così. Se qualcuno dice le cose hai appena detto, la gente pensa che ti manca qualcosa. Non hai ancora realizzato…</p>
<p>Andrew Cohen: …o forse non sto accettando le cose così come sono. Forse ho dei desideri personali.</p>
<p>Ken Wilber: O forse non si sono ancora spinti in profondità nella non-dualità incarnazionale.</p>
<p>Andrew Cohen: “Non-dualità incarnazionale”: giusto. Ecco cos’è esattamente l’illuminazione evolutiva!</p>
<p>Ken Wilber: Passando alla pratica concreta, tu (come chiunque altro) sai benissimo che non si tratta di esercizi del tipo “one-step, two-step” (<em>passo uno, passo due</em>). In realtà, è qualcosa di molto caotico e disordinato. Alle volte sei immerso paganamente nel samsara, in altre occasioni sei assorbito nella non-esistenza Theravada. E altre volte ancora scopri le tue cellule misteriosamente, miracolosamente innamorate del vuoto e della forma allo stesso tempo. Che la tua evoluzione avvenga verso l’alto o verso il basso, per così dire, va sempre bene.</p>
<p>Andrew Cohen: Finché dura. E hai ragione: l’emersione estatica è qualcosa di caotico e spesso doloroso.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, molto.</p>
<p>Andrew Cohen: Altrettanto si può dire dell’evoluzione materiale, organica. Tutto è molto caotico, come nell’evoluzione spirituale. Anche se, in ultima analisi, si tratta di un evento estatico.</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente.</p>
<p>Fine prima parte.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830805688">Ken Wilber. Grazia e grinta. La malattia mortale come situazione di crescita. Cittadella. 1995. ISBN: 8830805688</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830261">Ken Wilber. Lo spettro della coscienza. Crisalide. 1993. ISBN: 8871830261</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8830802603">Ken Wilber. Oltre i confini. Cittadella. 1991. ISBN: 8830802603</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834002164">Aurobindo. La sintesi dello yoga. Vol. 1. Astrolabio. 1969. ISBN: 8834002164</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8827212396">Aurobindo. La vita divina. Mediterranee. 1998. ISBN: 8827212396</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0394555376/innernet-20">Ken Wilber, Jack Engler, Daniel P. Brown. Transformations of Consciousness: Conventional and Contemplative Perspectives on Development. New Science Library. 1986. ASIN: 0394555376</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627401/innernet-20">Ken Wilber. A Brief History of Everything. Shambhala. 2001. ISBN: 1570627401</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625034/innernet-20">Ken Wilber. A Sociable God : Eye to Eye. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625034</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628556/innernet-20">Ken Wilber. A Theory of Everything: An Integral Vision for Business, Politics, Science and Spirituality. Shambhala. 2001. ISBN: 1570628556</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625549/innernet-20">Ken Wilber. Integral Psychology : Consciousness, Spirit, Psychology, Therapy. Shambhala. 2000. ISBN: 1570625549</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627444/innernet-20">Ken Wilber. Sex, ecology, spirituality. Shambhala. 1995. ISBN: 1570627444</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0835607305/innernet-20">Ken Wilber. The Atman Project: A Transpersonal View of Human Development. Quest Books. 1996. ISBN: 0835607305</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. Shambhala. ISBN: 1570623457</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625026/innernet-20">Ken Wilber. Up from Eden : The Atman Project. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625026</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929083/innernet-20">Andrew Cohen. Enlightenment Is a Secret: Teachings of Liberations. Moksha Press. 1995. ISBN: 1883929083</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/188392930X/innernet-20">Andrew Cohen. Living Enlightenment: A Call for Evolution Beyond Ego. Moksha Press. 2002. ISBN: 188392930X</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929075/innernet-20">Andrew Cohen. My Master Is My Self: The Birth of a Spiritual Teacher. Moksha Press.1995. ISBN: 1883929075</a></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per l&#8217;edizione italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Flevoluzione-dellilluminazione-parte-1%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/levoluzione-dellilluminazione-parte-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Spiritualità e psicologia. Il lavoro di A.H. Almaas</title>
		<link>http://www.innernet.it/spiritualita-e-psicologia-il-lavoro-di-ah-almaas/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/spiritualita-e-psicologia-il-lavoro-di-ah-almaas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 15:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kriben Pillay</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e spirito]]></category>
		<category><![CDATA[Almaas]]></category>
		<category><![CDATA[Diamond Heart]]></category>
		<category><![CDATA[Hameed Ali]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Wilber]]></category>
		<category><![CDATA[Krishnamurti]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/spiritualita-e-psicologia-il-lavoro-di-ah-almaas</guid>
		<description><![CDATA[Il punto di partenza di questa ricerca sul lavoro di A.H. Almaas è stata una domanda che, dopo anni di studio degli insegnamenti di J. Krishnamurti, era divenuta per me cruciale: perché tante persone sono attratte dagli insegnamenti di Krishnamurti e tuttavia non vi sono praticamente state negli individui le trasformazioni di cui Krishnamurti parlava? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="almaas.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas.gif" alt="almaas.gif" hspace="6" align="left" /></a>Il punto di partenza di questa ricerca sul lavoro di A.H. Almaas è stata una domanda che, dopo anni di studio degli insegnamenti di J. Krishnamurti, era divenuta per me cruciale: perché tante persone sono attratte dagli insegnamenti di Krishnamurti e tuttavia non vi sono praticamente state negli individui le trasformazioni di cui Krishnamurti parlava? A questa domanda si accompagnava un mio pregiudizio nei confronti di tutta la psicologia per quel che riguarda l&#8217;auto-realizzazione. <span id="more-403"></span></p>
<p>Il punto di partenza di questa ricerca sul lavoro di A.H. Almaas è stata una domanda che, dopo anni di studio degli insegnamenti di J. Krishnamurti, era divenuta per me cruciale: perché tante persone sono attratte dagli insegnamenti di Krishnamurti e tuttavia non vi sono praticamente state negli individui le trasformazioni di cui Krishnamurti parlava? A questa domanda si accompagnava un mio pregiudizio nei confronti di tutta la psicologia per quel che riguarda l’auto-realizzazione.</p>
<p>Questo atteggiamento a sua volta era riconducibile al mio essere stato ‘condizionato’ dagli insegnamenti di Krishnamurti rispetto all’intero approccio psicologico: era un atteggiamento piuttosto intransigente, sottilmente sostenuto dal tradizionale rifiuto della psicologia come strumento di indagine ontologica e ulteriormente rafforzato dal rifiuto della dimensione spirituale dell’essere da parte delle correnti dominanti della psicologia.</p>
<p>È stato perciò con grande interesse che ho letto il primo libro di Almaas, <em>The Elixir of</em> <em>Enlightenment</em>, pubblicato nel 1984 (Almaas. <em>L&#8217;elisir dell&#8217;illuminazione</em>. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X) in cui affronta precisamente il problema che mi aveva assillato:</p>
<blockquote><p>L’insegnamento di Krishnamurti, benché semplice, elegante e vero, si dimostra irrilevante per la maggior parte dei suoi ascoltatori. Non lo capiscono, perché hanno bisogno di capire molte cose di se stessi e della propria mente prima di potersi anche soltanto avvicinare a ciò di cui lui parla. Le sue parole non penetrano in loro, il suo insegnamento non entra in rapporto con la loro vita personale. Molti lo capiscono intellettualmente, ma questa non è vera comprensione; credono in ciò che dice, ma questo non li trasforma.</p></blockquote>
<blockquote><p>Krishnamurti dice che il suo insegnamento è semplice e diretto. Dice che una persona può ascoltarlo e capirlo ed esserne trasformata immediatamente, prima di uscire dalla sala. Questo è tutto verissimo, ma è semplice e diretto solo nella percezione di Krishnamurti. Lo stato che lui descrive viene vissuto come semplice. È semplice, ordinario e vicinissimo all’individuo. È, di fatto, la natura stessa della consapevolezza: semplice, vuota, chiara.</p></blockquote>
<blockquote><p>Ma il suo insegnamento non prende in considerazione lo stato di coscienza della maggior parte dei suoi ascoltatori. Le loro menti sono occupate da tutt’altre cose, sono piene di ogni genere di preoccupazioni e conflitti che non sono pronte a lasciare andare. Queste preoccupazioni e questi conflitti sono il tessuto non solo della loro vita, ma della loro stessa identità. La semplice consapevolezza non è perciò possibile per loro.</p></blockquote>
<blockquote><p>Di fatto Krishnamurti chiede ai suoi ascoltatori niente di meno che di abbandonare il loro ego e il loro senso di identità. Ma molte cose sono coinvolte in questo senso di sé e la maggior parte di queste cose sono inconsce, inaccessibili alla consapevolezza. È il senso di sé che ancora governa la mente, il movimento dei pensieri e il fuoco dell’attenzione. (Almaas, 1984: 16-17)</p></blockquote>
<p>Questa lunga citazione descrive bene la problematica di Almaas – la ‘situazione’, come egli dice – per la quale propone anche una possibile soluzione. La soluzione, secondo lui, consiste nel coltivare l’essenza nell’individuo.</p>
<blockquote><p>Per comprendere la situazione più precisamente e per personalizzare l’insegnamento dobbiamo prima di tutto capire la personalità e il modo in cui essa si rapporta alla realtà libera, all’essere, a ciò che chiamiamo l’essenza. La nostra vera natura, la nostra essenza, ciò che è reale e incondizionato nell’essere umano, non esiste in un qualche regno misterioso, in attesa dell’uccisione del nemico ego, dopo di che potrà manifestarsi in gloria. Il nostro essere, la nostra essenza, il divino in noi è connesso alla nostra personalità in maniera molto complessa e molto intima. (ibid)</p></blockquote>
<p>Per sviluppare l’essenza chiarificando e raffinando la personalità, Almaas si serve degli strumenti della psicologia, particolarmente della psicologia del profondo, per introdurre la precisione clinica nell’esplorazione di sé. Sotto il profilo teorico il suo lavoro traccia un’elegante mappa della psiche umana, completa di osservazioni cliniche molto dettagliate, sviluppata in anni di ricerca interiore e di lavoro con centinaia di studenti, oltre che mediante uno studio esauriente delle teorie psicologiche che potevano contribuire alla sua ricerca. Egli dimostra una rara comprensione di tutte le grandi tradizioni spirituali e usa il genio di ciascuna per affilare i propri strumenti di ricerca.</p>
<p><a title="Spiritualita e psicologia diamante.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/spiritualita-e-psicologia-diamante.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/spiritualita-e-psicologia-diamante.jpg" alt="Spiritualita e psicologia diamante.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Gli scritti di Almaas si dividono in tre categorie. Ci sono testi di carattere tecnico dettagliato, che portano avanti la prospettiva ontologica con il rigore oggettivo della ricerca scientifica, nel contempo fornendo un contributo significativo alla psicologia contemporanea. A questi si aggiungono le trascrizioni dei discorsi, in cui il linguaggio è meno formale e ha il carattere della comunicazione spontanea che viene dal cuore, senza tuttavia perdere il vigore della ricerca penetrante. Ci sono infine le personali e spregiudicate meditazioni sulla propria vita interiore, in cui i vari stati vissuti vengono osservati e commentati intensamente. Benché <em>Luminous Night’s Journey</em>, che è un esempio di questo tipo di diario interiore, ricada nella categoria degli scritti mistici, esso rappresenta tuttavia uno sviluppo unico nel suo genere in quanto si accosta all’argomento con la stessa precisione rigorosa delle molto più massicce opere tecniche.</p>
<p>Almaas chiama il suo lavoro ‘Diamond Approach’: il nome allude alla natura sfaccettata di questo approccio al risveglio spirituale. In un’intervista Almaas ha detto:</p>
<p>Nel Diamond Approach l’aspetto psicologico e quello spirituale sono così strettamente legati da risultare indistinguibili. Non è che si faccia il lavoro psicologico per i problemi psicologici e la pratica spirituale per raggiungere stati spirituali. Il lavoro psicologico è la pratica che produce gli stati spirituali. (Flory, 1990)</p>
<p>Io credo che i futuri movimenti psicologici, soprattutto nell’ambito transpersonale, faranno riferimento in modo particolare ad Almaas per il suo contributo alla comprensione dell’essenza nel processo di auto-realizzazione:</p>
<blockquote><p>È vero, la mente deve rispondere, deve vedere e capire affinché possa esservi una trasformazione. Altrimenti essa blocca la forza dell’essenza. La mente compie una parte del lavoro, ma non può farlo tutto. L’altra metà del lavoro, la metà più fondamentale, è compiuta dall’essenza stessa, con la sua semplice presenza. L’essenza è l’agente trasformatore. (Almaas, 1984: 44)</p></blockquote>
<p>Nella sua opera fondamentale <em>The Eye of the Spirit</em> il teorico transpersonale Ken Wilber cita in maniera speciale il lavoro di Almaas:</p>
<blockquote><p><em>“The Pearl beyond Price</em> è uno dei libri veramente grandi e pionieristici del dialogo fra Oriente e Occidente… Resta da vedere, naturalmente, che destino la nostra cultura riservi a un approccio post-formale e post-post-convenzionale. Storicamente in quasi ogni paese la coscienza post-formale è stata crocifissa. Non appena un gruppo radicato in questo tipo di coscienza comincia a emergere e a diventare ‘popolare’, tutta una schiera di forze culturali presenti sullo sfondo entrano in azione, anche in società pluralistiche e tolleranti che condividono i valori dell’Illuminismo occidentale. È perciò con il migliore augurio e incoraggiamento e con leggera trepidazione che osservo i futuri sviluppi del Diamond Approach.” (Wilber, 1997: 372-373)</p></blockquote>
<p>Di fatto ciò che Wilber dice della nostra coscienza culturale e della sua prevedibile reazione corrisponde esattamente al modo in cui Almaas descrive la reazione della personalità quando si trova di fronte a insegnamenti che vanno al di là della sfera personale. Essa erige barriere contro l’immaginato terrore della dissoluzione, malgrado nel contempo si sforzi di raggiungere lo stato di non-ego. Tuttavia, se il tempo dimostrerà che il lavoro di Almaas dà risultati migliori proprio per via della precisione tecnica che applica al compito della trasformazione umana, forse proprio questa precisione servirà ad arginare la reazione culturale che Wilber teme.</p>
<p>In un breve e generale articolo introduttivo come questo non si può sperare neppure di cominciare a catturare l’enorme profondità del lavoro di un maestro che non è soltanto un mistico genuino, una vera incarnazione dello stato non-duale, ma anche un insegnante e un teorico molto in anticipo sul suo tempo. E forse il fatto che Almaas non abbia ricevuto un addestramento formale tradizionale né nella spiritualità né nella psicologia è una chiave della sua realizzazione.</p>
<p>A.H. Almaas è il nome di penna di A. Hameed Ali, creatore del Diamond Approach. Nato nel Kuwait, ha avuto una formazione accademica in fisica, matematica e psicologia.</p>
<p>Ali ha sviluppato il Diamond Approach negli ultimi 25 anni. Ha scoperto, mediante l’esplorazione di sé e il lavoro con altri, che l’ego o personalità non è solo un ostacolo per la crescita e la felicità, bensì contiene aspetti vitali di noi stessi &#8211; aspetti di cui abbiamo bisogno per sentirci realizzati o in pace o per poter essere presenti e operare nel mondo reale. Lui e i suoi studenti hanno capito che possiamo ancora accedere a questi aspetti dell’essenza e che la personalità ci indica un cammino per riscoprirli. Ali esplora alcuni aspetti di questo sviluppo nel suo libro del 1995, <em>Luminous Night’s Journey</em>. Nel 1975 Ali ha fondato la Ridhwan School, con sedi a Boulder, Colorado, e a Berkeley, California. La scuola conta attualmente circa 900 membri negli Stati Uniti e all’estero e ha studenti in Canada, Australia, Germania, Olanda, Gran Bretagna e altri paesi.</p>
<p>Ali vive attualmente a Berkeley, California.</p>
<p>L&#8217;intervista di Innernet ad Almaas: L&#8217;amore della verità fine a se stessa.</p>
<p>Per saperne di più sul lavoro di Almaas: <a href="http://www.ahalmaas.com">www.ahalmaas.com</a></p>
<p>Sito della Ridhwan School <a href="http://www.ridhwan.org">www.ridhwan.org</a></p>
<p>Sito europeo Diamond Approach <a href="http://www.diamondhearteurope.co.uk">www.diamondhearteurope.co.uk</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830873%20">Almaas. Essenza. Il nucleo divino nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830873</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830776">Almaas. Il cuore del diamante. Elementi del reale nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830776</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887183125X">Almaas. L&#8217;elisir dell&#8217;illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713046/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 2 The Freedom to Be. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713046</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713054/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 3: Being and the Meaning of Life. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713054</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713119/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 4: Indestructible Innocence. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713119</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713143/innernet-20">Almaas. Facets of Unity: The Enneagram of Holy Ideas. Diamond Books. 2000. ISBN: 0936713143</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713089/innernet-20">Almaas. Luminous Night&#8217;s Journey: An Autobiographical Fragment. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713089</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628599/innernet-20">Almaas. Spacecruiser Inquiry: True Guidance for the Inner Journey. Shambhala. 2002. ISBN: 1570628599</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/093671302X/innernet-20">Almaas. The Pearl Beyond Price: Integration of Personality into Being, an Object Relations Approach. Shambhala. 2000. ISBN: 093671302X</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713097/innernet-20">Almaas. The Point of Existence: Transformations of Narcissism in Self-Realization. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713097</a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713062/innernet-20">Almaas. The Void: Inner Spaciousness and Ego Structure. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713062</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713070/innernet-20">Almaas. Work on the Superego. Diamond Books.1992. ASIN: 0936713070</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1590301099/innernet-20">Almaas. Inner Journey Home: The Soul&#8217;s Realization of the Unity of Reality. Shambhala. 2004. ISBN: 1590301099</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. Shambhala. ISBN: 1570623457</a></p>
<p>Copyright originale: Noumenon magazine <a href="http://users.iafrica.com/n/no/noumenon/index.html">http://users.iafrica.com/n/no/noumenon/index.html</a><br />
Traduzione di Shantena Sabbadini.<br />
Copyright per la traduzione italiana Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fspiritualita-e-psicologia-il-lavoro-di-ah-almaas%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/spiritualita-e-psicologia-il-lavoro-di-ah-almaas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

