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	<title>Innernet &#187; evoluzione</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>La divinizzazione del cosmo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 18:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susan Bridle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso delle letture e delle ricerche approfondite fatte per preparare questa intervista, ci siamo imbattuti ripetutamente nel nome del prete gesuita e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin. Abbiamo scoperto che i suoi scritti visionari sono stati un’importante fonte di ispirazione e rivelazione per molti scienziati, ecologisti, futuristi e teologi alle prese con l’attuale situazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="brian swimme.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/brian-swimme.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/brian-swimme.jpg" alt="brian swimme.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Nel corso delle letture e delle ricerche approfondite fatte per preparare questa intervista, ci siamo imbattuti ripetutamente nel nome del prete gesuita e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin. Abbiamo scoperto che i suoi scritti visionari sono stati un’importante fonte di ispirazione e rivelazione per molti scienziati, ecologisti, futuristi e teologi alle prese con l’attuale situazione critica della Terra e degli esseri umani che vi abitano.</p>
<p>Abbiamo subito capito il perché, quando abbiamo letto brani da <em>The Human Phenomenon (Il fenomeno umano), The Divine milieau, (L&#8217;ambiente divino. Saggio di vita interiore) e The Future of Man (Le direzioni del futuro).</em></p>
<p>Brian Swimme studia l’opera di Teilhard da molti anni. Scienziato a sua volta e profondamente interessato ai rapporti tra scienza e spiritualità, le sue idee e la sua passione sono stati molto influenzati da Teilhard. Chi meglio di lui, abbiamo pensato, potrebbe riportare in vita il pensiero di Teilhard? Swimme racconta la scoperta di Teilhard nella sua prefazione alla nuova traduzione di Sarah Appleton Weber di <em>The Human Phenomenon:</em></p>
<p>“Ci sono giorni a New York, nei quali non vedi mai il sole, ma senti la sua presenza nelle correnti di aria calda che soffiano tra i canyon di cemento e nelle ondate di calore che salgono dall’asfalto. Quando, alla fine, avevo i vestiti inzuppati di sudore e mi ero perso per la terza volta, fui tentato di rifugiarmi in qualche hotel con l’aria condizionata. Bastava, però, ricordare quanto ero infelice per continuare ad andare avanti. Avevo appena dato le mie dimissioni da professore di matematica e fisica, ed ero alla ricerca della saggezza. Molte persone mi avevano indirizzato verso New York, in particolare (Aurelio Peccei) il fondatore del Club di Roma, un importantissimo gruppo di pensatori e visionari planetari. Quando gli venne chiesto, sul letto di morte, quale fosse il pensatore che raccomandasse di più, tra tutte le grandi menti con cui aveva lavorato, rispose semplicemente: «La nostra migliore speranza è Thomas Berry».</p>
<p>Quando entrai al <em>Berry’s Riverdale Research Center</em> e venni invitato nella sua biblioteca, le mie aspettative non avrebbero potuto essere maggiori. Egli mi ascoltò attentamente mentre cercavo di spiegare la mia infelicità e confusione dovute alla distruzione del pianeta e a quello che si poteva fare. Dopo una lunga pausa, e senza proferire parola, Thomas Berry prese un libro tra le migliaia della sua libreria. Con espressione severa gettò attraverso il tavolo la grande opera di Chardin, <em>Il fenomeno umano.</em></p>
<p>La mia delusione fu istantanea: quella era roba vecchia. Avevo attraversato il continente per ricevere un libro già letto alle scuole superiori dei gesuiti? Peggio ancora, alcuni famosi scienziati avevano messo in discussione le idee di Teilhard, e lo feci notare. Thomas Berry si limitò a sorridere, poi scoppiò in una disinvolta risata.<span id="more-708"></span></p>
<p>«Teilhard fu il primo a concepire l’universo in modo nuovo, quindi è inevitabile che venga criticato. Se lei si preoccupa per ciò che hanno da dire pochi scienziati, dovrebbe leggersi qualche teologo! Fondamentalmente, si tratta di una difficoltà di scala. Qualsiasi tentativo di comprendere Teilhard che non cominci dall’intero complesso delle civiltà, così come dal vasto panorama dell’universo evoluzionistico, è destinato al fallimento, perché sarebbe semplicemente troppo piccolo per contenere tutto ciò di cui egli tratta. Situazioni simili si sono verificate nella storia della scienza, non è vero?».</p>
<p>La mia mente corse ad Albert Einstein, a Niels Bohr e alle rivoluzioni da loro avviate, che non potevano essere contenute all’interno della fisica classica. Ma la domanda di Thomas Berry era stata solo retorica. Prima di chiudere il nostro incontro, pronunciò un’affermazione indimenticabile: «Vedere le cose come le vedeva Teilhard è una sfida, ma la sua visione sta diventando sempre più accessibile a noi. Penso che nel prossimo millennio Teilhard sarà riconosciuto come il quarto pensatore più grande della tradizione cristiana occidentale, dopo S.Paolo, Agostino e Tommaso d’Aquino».</p>
<p>Sorrise di nuovo, consapevole di quanto restasse ancora da spiegare, ma anche del fatto che in quel momento non avrei potuto capire. Indicò il libro che mi aveva messo nelle mani e disse: «Inizi da Teilhard. Non c’è nulla di paragonabile a una lettura attenta della sua opera».</p>
<p>Leggevo il libro da solo e una volta alla settimana ne discutevo con Thomas Berry; ogni volta mi stupivo di quanto fosse necessario fare riferimento alla storia intellettuale del mondo. Egli prendeva spunto non solo dalla fisica e dalla biologia, ma anche dalla filosofia, dalla poesia, dalla linguistica, dalla musica e soprattutto dalla cosmologia e dalla storia del mondo.</p>
<p>Dopo qualche mese, cominciai a sospettare che le categorie fondamentali della mia mente stessero subendo dei cambiamenti. Gli assunti indimostrati che organizzavano le mie esperienze nel mondo vacillavano sotto la pressione dell’enorme e penetrante cosmologia di Teilhard…”.</p>
<p>L’intensa meditazione di Swimme sul lavoro di Teilhard culminò in una profonda esperienza spirituale che lo sopraffece un giorno, mentre camminava con il figlio di quattro anni in una foresta a nord di New York. Fu un’epifania del fuoco mistico al cuore della visione di Teilhard, un momento al di là del tempo in cui Swimmie riconobbe la fiamma creativa e ardente del cosmo.</p>
<p>Questa visione resta molto viva in lui ancora oggi. Al termine della nostra conversazione su Pierre Teilhard de Chardin e le sue idee, Swimme ha ammesso con una risata: «Buon vecchio Teilhard. Non mi sono mai ripreso da quel giorno».</p>
<p>Susan Bridle: Pierre Teilhard de Chardin fu un grande pensatore che ha influenzato profondamente le sue idee. Può dirci qualcosa di lui? Per esempio, chi era e quali sono stati i suoi contributi più significativi, secondo lei?</p>
<p>Brian Swimme: Pierre Teilhard de Chardin fu un paleontologo gesuita francese vissuto tra il 1881 e il 1955. Il suo contributo più importante fu la formulazione chiara del significato della nuova storia dell’evoluzione. Fu il primo pensatore di rilievo in Occidente ad affermare che l’evoluzione e il sacro si identificano, o a stabilire un collegamento.</p>
<p>Teilhard de Chardin in Occidente e Sri Aurobindo in India arrivarono alla stessa conclusione fondamentale, cioè che lo sviluppo dell’universo è un’evoluzione sia fisica che spirituale. Penso che questo sia il suo contributo principale. Da un lato, ci sono tradizioni grandiose su Dio, Brahma, ecc.; dall’altro, questa tradizione sull’evoluzione… E i seguaci di ogni tradizione tendono a essere molto critici nei confronti delle altre tradizioni. I cristiani affermavano: “L’evoluzione è orribile!”, e gli scienziati rispondevano: “Il teismo è orribile!”. Aurobindo e Teilhard hanno unito queste due cose.</p>
<p>Ecco perché li considero due geni. Teilhard ha cercato di andare oltre il fondamentale dualismo soggetto-oggetto presente in molta parte del pensiero occidentale. Ha cominciato a vedere davvero l’universo come un unico fenomeno di energia, sia fisica che psichica, o addirittura spirituale. Penso che questo sia il suo grande contributo: iniziò a concepire l’universo in modo globale, non solo come materia oggettiva, ma come qualcosa permeato di energia psichica o spirituale.</p>
<p>Inoltre, secondo me, l’idea centrale di Teilhard è la sua legge della “complessificazione-coscienza”, che identifica come la legge fondamentale dell’evoluzione. Per lui, tutto può ridursi alla complessificazione e all’approfondimento dell’intelligenza o soggettività. L’intero moto dell’universo nella sua complessificazione è allo stesso tempo un moto verso le profondità della coscienza, o l’interiorità.</p>
<p>Egli considerava ogni cosa come un processo fisico-biologico-spirituale. Fu lui che vide tutto come un insieme. Per riassumere semplicisticamente il suo pensiero, si può affermare che l’universo inizia con la materia e si evolve nella vita, nel pensiero e in Dio. Questa è la sua visione. Chiaramente, questo Dio che evolve… non è che nasce dalla materia. Dio è presente fin dall’inizio, ma in forma <em>implicita</em>, e l’universo sta svolgendo il grande compito di rendere <em>esplicita</em> la divinità.</p>
<p>Susan Bridle: Quali erano le idee di Teilhard sulla natura e sul ruolo dell’essere umano nella creazione?</p>
<p>Brian Swimme: La sua opinione era che la nascita dell’autocoscienza nell’uomo fosse stata un momento cruciale della vita della terra. Sosteneva che la scoperta dell’evoluzione da parte dell’uomo rappresentava il cambiamento più drammatico di mentalità negli ultimi due milioni di anni. Pensi alla Carta dei Diritti, al viaggio sulla luna, alle grandi religioni, a tutte queste cose incredibili: secondo lui, erano tutte secondarie in confronto alla scoperta dell’evoluzione da parte della coscienza umana.</p>
<p>Per lui, questa scoperta era “l’universo che si ripiegava su se stesso”. Ci sono tutte queste creature che vivono nella natura, poi improvvisamente una di loro guarda la natura negli occhi e dice: «Qual è esattamente il tuo scopo?». Per lui, questo era un mutamento fondamentale. Sviluppò quest’idea parlando della terra come di una serie di involucri. Amo molto questa immagine: prima di tutto, c’è la litosfera o lo strato superficiale di roccia, poi si sviluppano l’atmosfera, l’idrosfera e la biosfera.</p>
<p>Ma, secondo lui, nella nostra epoca si era aggiunto un altro livello, la “noosfera”, cioè un livello generato dal pensiero umano. Non è possibile comprendere la Terra prescindendo da questi livelli. Il modo in cui ciò ha catturato l’immaginazione contemporanea è stato attraverso lo sviluppo dell’Internet, che è simile ai nervi della noosfera.</p>
<p>Susan Bridle: La rivista Wired, tempo fa, ha pubblicato un articolo su Teilhard che affrontava questo argomento. Ma si sono spinti troppo in là, perché sembravano equiparare la noosfera di Teilhard all’Internet, suggerendo che la sua intuizione fosse semplicemente una premonizione di quest’ultima.</p>
<p>Brian Swimme: Sì. Penso che esistano diversi modi di svalutare il suo pensiero e lasciarsene sfuggire delle parti: uno è affermare che la noosfera è l’Internet. Naturalmente, Teilhard direbbe che, come ogni altra cosa nell’universo, l’Internet ha sia una dimensione fisica che spirituale.</p>
<p>Susan Bridle: Cosa significa il fatto che diventiamo consapevoli del processo dell’evoluzione?</p>
<p>Brian Swimme: Teilhard ha creato una grande analogia. Il momento del nostro risveglio, come specie, è molto simile a ciò che accade nell’individuo all’età di circa due anni. Non conosco il momento esatto, ma arriva un giorno in cui il bambino ha, per la prima volta, una percezione approfondita. Nel loro campo fenomenico, gli avvenimenti vengono riordinati in tre dimensioni, mentre prima ne esistevano solo due. Teilhard diceva che la specie sta attraversando questo momento: stiamo scoprendo la profondità del tempo. Prima, vedevamo tutto all’interno di uno spazio molto più ristretto, adesso – wham! – l’universo si spalanca come un tutto nelle profondità del tempo.</p>
<p>Teilhard usò anche questa definizione: “ominizzazione”. Ominizzazione è il modo in cui il pensiero umano trasforma fenomeni e funzioni della Terra già esistenti. Le faccio un esempio. La Terra prende decisioni in ogni momento; in senso lato, ciò si chiama selezione naturale. Quando vi aggiungi il pensiero umano, esso esplode in tutte le decisioni che prendiamo sull’intero pianeta. La decisione umana ha “ominizzato” il processo di selezione naturale, nel bene e nel male. Tutto ciò che è esistito finora sta attraversando questo processo di ominizzazione.</p>
<p>Un altro esempio: osservi i giovani mammiferi e il modo in cui giocano. Fanno confusione, si nascondono, si inseguono, e noi ominizziamo tutto creando l’enorme industria dei divertimenti, degli sport e delle arti. Ogni cosa sembra destinata a passare attraverso questa esplosione, quando è toccata dall’immaginazione umana. L’intuizione finale di Teilhard su ciò che sta accadendo nell’uomo è l’ominizzazione dell’amore.</p>
<p>Vede, egli considerava la forza di gravità, o il modo in cui gli animali si prendono cura gli uni degli altri, come forme d’amore; per lui, l’ominizzazione dell’amore consisteva nel mettere a fuoco e nell’amplificare l’amore fino a trasformarlo in una forza gigantesca nella futura evoluzione della Terra. Questa è la sua frase più famosa: “Verrà un giorno in cui imbriglieremo le energie dell’amore per rivolgerle verso Dio. E, quel giorno, per la seconda volta nella storia del mondo, l’essere umano avrà scoperto il fuoco”.</p>
<p>Susan Bridle: In che modo la nostra consapevolezza della scala evolutiva del tempo aiuta – come lei ha detto prima – “l’evoluzione dell’universo in Dio” o favorisce l’invocazione di Dio attraverso la coscienza umana?</p>
<p>Brian Swimme: Era sua convinzione che un profondo cambiamento a livello dell’essere – un cambiamento del cuore, della mente, del corpo stesso – potesse accadere nell’uomo che imparasse a vedere l’universo come soffuso dell’azione divina. Fece un grande uso di questa parola, “vedere”. La pratica spirituale, secondo lui, consisteva nello sviluppare le qualità necessarie per comprendere <em>veramente</em> tutto ciò, per vedere davvero dove siamo.</p>
<p>Una cosa di cui parlava è il modo in cui tendiamo a lasciarci sopraffare dai grandi numeri; per questo, diceva che avremmo dovuto imparare a <em>vedere</em> delle strutture nei grandi numeri. Quando impareremo ciò, non verremo più schiacciati dall’immensità dell’universo, ma risuoneremo con esso nella sua totalità, come con la forma esteriore del nostro spirito interiore. Questo fu il suo appello: affinché gli uomini sviluppassero tali capacità.</p>
<p>Inoltre, Teilhard aveva un punto di vista interessante sulle tradizioni spirituali, a proposito di questo argomento. Sembra che sostenesse che l’eternità fosse più semplice dell’evoluzione. Considerava l’idea del risveglio all’eternità una delle più importanti nella storia dell’umanità, ma non così difficile come quella di aprire gli occhi alla natura evolutiva e temporale dell’universo.</p>
<p>Susan Bridle: Cosa intende con “risveglio all’eternità”, in questo contesto?</p>
<p>Brian Swimme: Il modo in cui sorgiamo dall’eternità, momento dopo momento. Per sfuggire all’illusione della transitorietà e vedere il momento assoluto… Teilhard considerava ciò un evento mistico importante nella vita di un individuo e nel viaggio umano in generale. Ma aggiunse che risvegliarsi alla natura evolutivo-temporale dell’universo era un compito e una sfida più difficili e profondi. Questo momento rappresenta il viaggio intero, non solo l’anno 2000. Esso rappresenta anche la nascita dell’universo stesso. Ma (e ciò è più utile ai fini di questa discussione) è anche il momento del “futuro assoluto”. La sfida che abbiamo davanti è il richiamo del futuro assoluto sul presente. Questo è, in realtà, il suo misticismo.</p>
<p>Egli sosteneva che, imparando a vedere, diventando attenti e consapevoli in questo universo, si avverte la chiamata e la presenza del Dio non ancora nato che ci chiede (o ci guida verso) quel tipo di azione creativa che darà vita al momento successivo, in un processo che egli definì “divinizzazione”.</p>
<p>Susan Bridle: Ciò è qualcosa su cui abbiamo molto riflettuto, nella preparazione di questo numero del giornale. Spesso, nelle tradizioni orientali, ci si sofferma solo sul “risveglio all’eternità” che lei ha appena descritto. Ma nel lavoro di Teilhard c’è un altro richiamo. C’è il richiamo a manifestare la perfezione dell’Assoluto nella <em>forma</em>, affinché ci siano sempre più complessità, ordine e perfezione nella forma, nel tempo, nello spazio e nella materia. Sembra che Teilhard unisca l’assoluto e il manifesto in una concezione <em>veramente</em> non dualistica, unica nel suo genere.</p>
<p>Brian Swimme: Giusto. Amo il suo orientamento e il suo punto di vista sulle religioni tradizionali. Egli sostiene che il futuro delle tradizioni spirituali sul nostro pianeta sarà determinato dal grado con cui favoriranno il processo di divinizzazione. E sottolinea il fatto che una delle difficoltà è che, fino al momento presente, ci siamo considerati <em>all’interno di queste tradizioni</em>. Ma ora, secondo lui, è <em>l’universo</em> la nostra casa. È un modo di valorizzare queste tradizioni, ma vedendole dalla corretta prospettiva del contesto assoluto, cioè l’universo come un tutto unico.</p>
<p>Susan Bridle: Teilhard è noto soprattutto per il concetto del “punto omega”. Il termine è diventato molto popolare, ma sembra che poche persone capiscano davvero quello che intendeva dire. Può spiegare il punto omega di Teilhard?</p>
<p>Brian Swimme: Con “punto omega”, Teilhard intendeva un universo che si era trasformato in Dio; voleva dire Dio <em>in forma incarnata</em>. Egli concepiva il punto omega in due modi: da una parte, come un evento verso cui si sta dirigendo l’universo, nel futuro. Ma immaginò anche (e per noi è veramente difficile concepirlo) che, sebbene il punto omega sia nel futuro, eserciti un’azione nel presente. Quando pensiamo al punto omega secondo la nostra coscienza occidentale, è difficile non immaginare una linea con il punto omega alla fine. Lui non la pensava così; riteneva che il punto omega permeasse ogni cosa. Immaginava che l’influenza del punto omega s’irradiasse dal futuro verso il presente.</p>
<p>In qualche modo misterioso, il futuro è qui. Teilhard pensava che il futuro si manifestasse qui e ora come un’esperienza di attrazione o richiamo, o come ardore, lo “zest”. Questa è la parola che usava, che amo molto. Noi – intendendo per “noi” tutto ciò che è nell’universo – siamo spinti in avanti, e questa forza attrattiva inizia un processo che termina in un essere più grande e profondo. Egli considerava questa attrazione come amore, ritenendola una prova della presenza del punto omega. Quando sperimenti quell’attrazione, quello zest, stai sperimentando il futuro. Stai sperimentando il punto omega, Dio e il tuo destino.</p>
<p>Susan Bridle: Cosa significa, per l’universo, diventare Dio?</p>
<p>Brian Swimme: Visto che siamo nel mezzo del processo, al massimo possiamo averne immagini grossolane, metafore, piccoli bagliori e intuizioni. L’immagine che mi piace è questa: una roccia fusa che, da sola, si trasforma in una madre che si prende cura del suo bambino. È una trasformazione piuttosto stupefacente; ovviamente, richiede quattro miliardi di anni.</p>
<p>Il silicio, il magnesio e tutti gli elementi di cui è composta una roccia si trasformano nei luminosi occhi blu, nei bei capelli castani e nell’amore, la cura e anche il sacrificio profondi per il bambino. È una trasfigurazione profonda. L’amore, la verità, la compassione, lo zest e tutte queste qualità che consideriamo divine s’incarnano potentemente nell’universo. Questa immagine rappresenta il mio modo di concepire la trasformazione dell’universo nel divino.</p>
<p>Susan Bridle: Quindi è un processo mediante il quale Dio diventa sempre più esplicito o incarnato nelle forme dell’universo?</p>
<p>Brian Swimme: Sì, esattamente. Teilhard parlava anche di “dar vita a una persona”. Per esempio, il suo collega Craig si trova dall’altra parte della stanza. Se lei andasse indietro di cinque miliardi di anni, gli atomi del corpo di Craig sarebbero sparsi in un raggio di più di cento milioni di chilometri. Il misterioso processo con cui la materia si trasforma nella personalità o nella persona è ciò che Teilhard considerava l’essenza dell’evoluzione. L’evoluzione non è fredda. Egli vedeva il punto omega come lo stesso processo di nascita o attualizzazione di questa nuova, grande Persona Divina, non solo grazie all’interazione di tutti gli atomi fra loro, ma grazie alle “persone” di tutti gli esseri umani e degli altri animali.</p>
<p>Ognuno di noi è parte di questo processo: in tal modo, l’intero universo si trasforma nel corpo di Dio. Per capire quanto sia radicale il pensiero di Teilhard, pensi a un animale e lo dissolva, con l’immaginazione, indietro nel tempo, fino a ridurlo a singole cellule. Prima di settecento milioni di anni fa, non esisteva alcun organismo pluricellulare; per oltre tre miliardi d’anni, sono esistiti solo organismi unicellulari. Se lei arriva a conoscere a fondo un animale, sa che ha una personalità. Ma la personalità è qualcosa di evocato dalle cellule. Quindi, secondo la concezione di Teilhard, i membri individuali dell’universo, in realtà, stanno evocando una Persona Divina. Di fatto, stiamo dando vita a una personalità-mente-spirito più ampia e comprensiva.</p>
<p>Susan Bridle: In un certo senso, ciò non era meno vero sessantacinque milioni di anni fa di quanto non lo sia oggi. Eppure, allo stesso tempo, gli esseri umani stanno diventando coscienti solo ora della nostra evoluzione e della nostra partecipazione consapevole a questo processo più ampio. In che modo lei crede che ciò abbia cambiato questo processo?</p>
<p>Brian Swimme: Penso che la differenza stia nel fatto che, mentre ogni membro dell’universo partecipa alla costruzione del cosmo, tale partecipazione avviene senza una riflessione conscia. Anche noi stiamo partecipando alla costruzione del cosmo, ma abbiamo la consapevolezza di farlo. Questa è la differenza essenziale dell’essere umano. Riconosciamo questo processo in atto, e possiamo comprendere che vi stiamo partecipando attivamente. Non ci limitiamo a parteciparvi, ma sappiamo che lo stiamo facendo.</p>
<p>Questo richiede un certo sviluppo spirituale, in modo che possiamo trovare la nostra strada tra le due reazioni estreme a questo stato di cose. Da un lato, possiamo essere così sopraffatti da ciò, paralizzati dalla responsabilità, che evitiamo di vivere davvero questo destino. Penso che questo succede frequentemente. Ora come ora è ciò che accade nella nostra civiltà, nella maggioranza dei casi. Ma l’altro estremo è altrettanto negativo.</p>
<p>Diventiamo così tronfi per il ruolo che ricopriamo, che cominciamo a credere di essere <em>noi</em> la reale azione dell’universo, e che la nostra illuminazione sia l’unica cosa che davvero importi. Ma non credo che le cose stiano così. Piuttosto, credo che stiamo partecipando a questo evento enorme, vasto e intricato, e che siamo membri della comunità, ma sembra che siamo specialmente destinati a riflettere su tutto ciò e a parteciparvi in modo cosciente. Quindi, io cerco di sottolineare l’unicità, ma allo stesso tempo la presenza di una parità. Entrambe sono presenti. Siamo unici nel nostro ruolo ma, a livello ontologico, c’è parità. Non siamo in qualche modo superiori alla luna, al fitoplancton, ai ragni o a qualsiasi altra cosa. Ognuno è essenziale.</p>
<p>Susan Bridle: Qual è l’importanza del pensiero di Teilhard sull’evoluzione e il ruolo dell’essere umano nell’attuale crisi planetaria?</p>
<p>Brian Swimme: Vorrei evidenziare due punti. Primo, il pensiero di Teilhard sull’evoluzione ci mette nelle condizioni di apprezzare il vero significato della nostra epoca. È molto difficile per noi comprendere davvero cosa vuol dire prendere decisioni che avranno un impatto sui prossimi dieci milioni di anni. Anche se comprendiamo l’idea, è qualcosa che resta a un livello mentale. Lo studio del pensiero e dell’opera di Teilhard può essere considerato una pratica spirituale per iniziare a pensare al livello oggi richiesto dagli uomini; per esempio, pensare sulla scala dei dieci milioni d’anni. Per la gente, è difficile arrivarci.</p>
<p>La seconda cosa che vorrei dire è che gran parte della discussione ecologica è piena di negatività, perché qualsiasi persona dotata di intelligenza resterà sconvolta dall’orrore della distruzione in atto. Uno dei grandi contributi di Teilhard è che ci permette di cominciare a immaginare che questa transizione ha una possibilità di terminare, nel futuro, in un modo di vivere veramente splendido; inoltre, il suo pensiero ci fornisce l’energia di cui abbiamo bisogno per affrontare le difficoltà di questo conflitto. Questo, per me, è estremamente importante. Egli è in grado di attivare lo zest, l’entusiasmo più profondo per la vita e l’esistenza che penso sia necessario oggi per una vera leadership.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Nityama Masetti. Revisione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Evoluzione o morte! Intervista a Barbara Marx Hubbard</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 06:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barbara Marx Hubbard, futurologa e scrittrice, ha portato molte persone allo studio dell’evoluzione. Cofondatrice della Foundation for Conscious Evolution (Fondazione per l’Evoluzione Consapevole), la Hubbard ha condotto il programma radio settimanale Live from the Peace Room (In diretta dalla stanza della pace), dove sono stati intervistati molti importanti pensatori evolutivi della nostra cultura. Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Avanti a tutta velocita Barbara Max Hubbard.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-barbara-max-hubbard.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-barbara-max-hubbard.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Barbara Max Hubbard.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Barbara Marx Hubbard, futurologa e scrittrice, ha portato molte persone allo studio dell’evoluzione. Cofondatrice della <em>Foundation for Conscious Evolution </em>(<em>Fondazione per l’Evoluzione Consapevole</em>), la Hubbard ha condotto il programma radio settimanale<em> Live from the Peace Room (In diretta dalla stanza della pace),</em> dove sono stati intervistati molti importanti pensatori evolutivi della nostra cultura.</p>
<p>Tra i suoi molti libri, ricordiamo <em>Conscious Evolution: Awakening the Power of Our Social Potential ed Emergence: The Shift from Ego to Essence.</em></p>
<p><strong>Intervista di Melissa Hoffman.</strong></p>
<p>Melissa Hoffman: Viviamo in un’epoca storica straordinaria. Abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e di persona impegnata da decenni su queste tematiche, quali sono i cambiamenti cui stiamo assistendo? Molti di noi ne ignorano ancora l’esistenza. Quali saranno, presumibilmente, le nostre condizioni di vita future?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Dunque, si dà il caso che siamo la generazione nata nel momento più insidioso dalla comparsa dell’«Homo sapiens». Stiamo attraversando un periodo di transizione in cui abbiamo acquisito un potere di creazione o distruzione che prima attribuivamo solo agli dei. E non stiamo rallentando; andiamo sempre più veloci. Il pericolo è, ovviamente, che abuseremo di questo potere e collasseremo nel caos. Se consideri le recenti scoperte sull’evoluzione dell’«Homo sapiens», non siamo progrediti in modo lineare dall’«Homo erectus» all’«Homo sapiens», passando per l’«Homo lapillus» e l’«Homo Neanderthal». Sono esistiti molti, molti sottotipi di esseri umani che non hanno prevalso.</p>
<p>L’«Homo sapiens sapiens», con la sua consapevolezza autoriflessiva, è emerso tra cinquanta e trentacinquemila anni fa. E quello che sta succedendo adesso è che egli ha conoscenze così vaste ed esercita un impatto sulla natura tanto grande – soprattutto dopo la scoperta della bomba atomica, il gene, la nanotecnologia e la biotecnologia – che la forma di consapevolezza che ci ha portato a questo punto non è in grado di farci andare al di là.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quali qualità mancano alla nostra attuale forma di consapevolezza?<span id="more-1049"></span></p>
<p>Barbara Marx Hubbard: L’autoconsapevolezza autoriflessiva non ha il campo d’azione della consapevolezza “dell’intero sistema” o la comprensione evolutiva necessaria a risolvere i tipi di problemi che abbiamo di fronte. Vedi, abbiamo delle intuizioni sulla vita dopo la morte, sul paradiso, sulla Nuova Gerusalemme, su altri stati dell’essere e su altri mondi, ma non <em>su questo mondo evoluto</em>. Però, in generale, adesso sappiamo di essere in una situazione senza precedenti, a scala globale. Un numero crescente di persone è consapevole di abitare in un pianeta finito. Un raddoppio ulteriore della popolazione ci porterà a dodici miliardi di persone, e nessuno pensa che potremo sostenere questo numero. Aggiungi il danno ai sistemi fondamentali che sorreggono la nostra vita, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e i terroristi che desiderano usarle. È comico cercare di risolvere questi problemi nei modi attuali.</p>
<p>Nell’evoluzione, quando si presenta una situazione che non può più essere risolta nei vecchi modi, e quando il pericolo per l’intero sistema è imminente, siamo di fronte (secondo me) a un catalizzatore evolutivo che ci condurrà verso una reale devoluzione, se non rispondiamo, o verso l’evoluzione e la trasformazione, se rispondiamo.</p>
<p>Se guardi all’indietro verso gli altri grandi salti nella spirale dell’evoluzione – dalla pre-vita alla vita, dalla cellula singola all’animale o dall’animale all’uomo – esistono degli schemi ricorrenti. La biologa Elisabeth Sahtouris lo spiega molto chiaramente. Per esempio, ella dimostra come, quando una specie è giovane, sia rapace, territoriale e competitiva, fin quando raggiunge un limite alla sua crescita. A quel punto, o impara a negoziare e cooperare con i suoi concorrenti, raggiungendo un’unità più elevata, o si estingue.</p>
<p>Per cui, l’insieme delle condizioni globali, anche se per noi sono senza precedenti, assomigliano di fatto a un frattale di forme già successe nel passato. Sappiamo che grandi cataclismi sono avvenuti e potrebbero avvenire ancora. Ma di tutte le specie che si sono estinte, siamo l’unica consapevole del fatto che<em> potremmo</em> provocare la nostra estinzione. E questa consapevolezza è un catalizzatore evolutivo verso un’innovazione e una trasformazione molto più vaste: spirituale, sociale e tecnologica.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quindi, secondo te, la crisi che stiamo affrontando è naturale.</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Sto interpretando la crisi della Terra – cosa che potremmo fare nei dettagli, come già fanno moltissime persone – come un insieme di complessità che sono, fino a un certo punto, naturali. È naturale che una specie intelligente abbia tanto successo da toccare i limiti del suo sviluppo senza saperlo. È naturale che a causa del nostro successo abbiamo sovra-industrializzato, sovrappopolato, inquinato e abusato dell’ambiente. Forse tutta questa situazione è un fenomeno naturale, e questa specie intelligente, che è riuscita ad avere una comprensione dell’atomo, il gene e il cervello, sta ricevendo un segnale: evolviti o muori.</p>
<p>Tra i segnali che stiamo ricevendo, alcuni rappresentano crisi estreme, altri nuove e incredibili capacità. Per esempio, la nostra comprensione scientifica del DNA vuol dire che l’«Homo sapiens sapiens» sta capendo la struttura della vita e sta ora valutando come ristrutturarla. Ebbene, se poni questa comprensione nel contesto di una specie materialistica, in un sistema chiuso con limitata autoconsapevolezza e armi di distruzione di massa, scorgi una fine amara. Ma se la poni in un contesto evolutivo, puoi dire che l’insieme delle crisi può essere simile a una crisi di parto verso una specie capace di coevolversi con la natura e cocreare con lo spirito. Per fare questo, dobbiamo comprendere il modo in cui la natura si evolve… Non tanto il modo in cui si sostiene, ma capire che la <em>natura</em> della natura è l’evoluzione.</p>
<p>Quindi, cosa vuol dire rispondere a questo insieme di crisi e opportunità? Vuol dire che dobbiamo imparare a gestire un’ecologia planetaria? Significa che dobbiamo imparare a coesistere con le altre specie su questo pianeta? Vuol dire molto di più. Significa cambiare l’intera struttura delle relazioni umane e della società. Oggi abbiamo sistemi sociali meccanicistici basati su una comprensione errata della natura e, di conseguenza, dannosi per chi ne fa parte e per la biosfera. Quindi, siamo costretti a sviluppare sistemi sociali <em>sinergici</em>, perché non potremo evolverci armoniosamente con la natura a meno che il nostro sistema sociale non rifletta un disegno naturale.</p>
<p>Melissa Hoffman: Hai già visto dei segni evidenti di questi cambiamenti sociali?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Non dimenticherò mai quando sono stata ospite di un gruppo di suore a South Bend, nell’Indiana, durante un weekend di luglio. Era l’epoca in cui WorldCom ed Enron stavano fallendo. E c’era un prete cattolico di nome Diarmuid O’Murchu, che aveva scritto un libro intitolato<em> Quantum Theology</em>, che diceva: “L’evoluzione ha funzionato per miliardi di anni <em>prima</em> delle religioni organizzate, e funzionerà per miliardi di anni anche <em>dopo</em>”.</p>
<p>Poi, in quanto prete cattolico che parlava a un gruppo di suore, aggiunse: “La Chiesa cattolica non reggerà, perché è sbagliato non solo il suo passato, ma anche la sua gerarchia. La struttura è sbagliata. Tutto è sbagliato”. E le monache si alzarono ad applaudire! Ebbene, loro amavano Gesù. Quell’applauso non voleva assolutamente dire che non amavano Gesù. E improvvisamente ho pensato: “Forse è così che deve succedere. Le strutture gerarchiche, meccanicistiche, non sono adeguate a un mondo interattivo, consapevole, evolutivo”. E quelle strutture stanno scomparendo. Ciò che speriamo è che non collassino troppo presto, portando al caos completo.</p>
<p>Tra parentesi, penso che tutte le principali religioni del mondo sono state fondate in una fase precedente dell’evoluzione umana, da persone la cui consapevolezza era chiaramente al di là dell’ordinario. Esse lasciarono dietro di sé degli insegnamenti che contenevano un seme della verità profonda sull’evoluzione della nostra specie. Ma le strutture costruite intorno a quelle religioni le hanno ristrette al punto che oggi, mentre ci troviamo in questo periodo di grande transizione, sono diventate regressive.</p>
<p>Melissa Hoffman: Secondo te, cosa farà sì che gli individui, a livello personale, comincino a cambiare queste tradizionali istituzioni e organizzazioni sociali?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Ci sono già molte cose che ci motivano. Siamo sempre più collegati attraverso i media, i sistemi culturali, i sistemi economici, i sistemi di difesa e i mezzi di comunicazione. La complessità crescente del sistema ha un impatto su ogni individuo, direttamente e indirettamente, in molti modi. Il potenziale dell’individuo umano è vastissimo, ma è utilizzato al minimo dal tipo di vita che la maggior parte di noi conduce. Tuttavia, la forza dell’evoluzione dentro di noi sta premendo per venire fuori, perché il corpo sta diventando più complesso. Stiamo cominciando a comprendere di essere parti di un corpo planetario vivente che si sta a sua volta integrando in un sistema del tutto nuovo.</p>
<p>Quindi, per tornare a ciò che sta succedendo in questo momento: o stiamo attraversando una crisi di parto verso una nuova specie, oppure stiamo dirigendoci verso l’autodistruzione. Penso che la crisi sia naturale, perché è naturale imbattersi in limiti e sfide quando aumentiamo la nostra conoscenza e il nostro successo. Il risveglio della nostra specie e la ricerca di soluzioni sono in atto, ma in modo frammentario, e di certo non avvengono dappertutto. Le grandi strutture sociali si stanno dimostrando inadeguate a risolvere i problemi che stiamo creando. Ovunque stanno emergendo innovazioni sociali, ma non sono sufficientemente collegate tra loro né hanno molto potere. Per cui, adesso, sforzarci di connetterci e creare una sinergia e una partecipazione più vaste a questo processo di risveglio è probabilmente la cosa più importante da fare.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>La saggezza dei sistemi viventi, intervista a Elisabeth Sahtouris</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in Strutture dei sistemi viventi. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale. Tra i suoi libri, ricordiamo Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in<em> Strutture dei sistemi viventi</em>. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale.</p>
<p>Tra i suoi libri, ricordiamo <em>Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e Biology Revisioned</em>, scritto insieme a Willis Harman.</p>
<blockquote><p>“La globalizzazione dell’umanità è un processo naturale, biologico ed evolutivo. Tuttavia, stiamo attraversando una profonda crisi perché l’aspetto centrale e fondamentale della globalizzazione – la sua economia – è attualmente organizzato in maniera tale da violare gravemente i principi fondamentali dei sistemi viventi sani, minacciando di morte la nostra civiltà.” Elisabet Sahtouris, <em>The Biology of Globalization.</em></p></blockquote>
<p>Intervista:</p>
<p>Melissa Hoffman: In questa epoca straordinaria abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò avviene mentre stiamo entrando nella globalizzazione economica e sociale, come hai scritto nei tuoi libri. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e biologa evolutiva, la natura dei cambiamenti globali che stiamo vivendo e quali nuove sfide e opportunità ci attendono?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Dalla mia prospettiva di biologa evolutiva, ciò che vedo succedere oggi nel passaggio della specie umana alla globalizzazione economica e sociale è, essenzialmente, la stessa cosa già avvenuta per quasi tutte le altre specie della Terra. Per esempio, miliardi di anni fa, gli antichi batteri, dopo milioni di anni di competizione ostile che li ha minacciati di estinzione, hanno cominciato a negoziare formando stupefacenti colonie basate sulla cooperazione.</p>
<p>Durante la fase competitiva, avevano sviluppato tecnologie elaborate come il motore elettrico, impianti di energia solare e pile nucleari generatrici di calore, oltre a infrastrutture simili a città che solo ora possiamo ammirare, grazie ai più recenti microscopi. I minuscoli archeobatteri, con le loro tecnologie e stili di vita specializzati, sono stati protagonisti dell’evento più sensazionale dell’evoluzione terrestre mai avvenuto dalla loro apparizione sulla crosta minerale della Terra.</p>
<p>La cellula nucleata – una forma-vita totalmente nuova, grande circa mille volte di più di un singolo batterio – si è formata quando i batteri hanno adottato la divisione del lavoro, donando parte dei loro straordinari genomi al nucleo della nuova cellula. In tal modo, la cellula nucleata – l’unico tipo di cellula evolutosi sulla Terra, oltre a quella batterica – rappresenta un’unita più elevata raggiunta dai batteri dopo eoni di tensioni e ostilità, grazie alla negoziazione e un’evoluzione basata sulla cooperazione.<span id="more-1038"></span></p>
<p>Questo processo – per mezzo del quale le tensioni e le ostilità tra individui portano a negoziati e infine alla cooperazione, sotto forma di un’unità più vasta – è il processo evolutivo di base di tutta le forme-vita del nostro pianeta, secondo me.</p>
<p>Questo stesso ciclo spiega in che modo le cellule nucleate in competizione si uniscono a formare creature multicellulari (come noi). Oggi questo sta accadendo per la terza volta, in quanto noi esseri umani multicellulari in competizione siamo spinti a evolverci verso una società – o una “cellula” – nuova, cooperativa e <em>globale,</em> che funzionerà a un livello di complessità e unità più elevato di quello mai raggiunto da qualsiasi specie prima di noi. Come gli antichi batteri, completando il ciclo noi umani stiamo evolvendoci da una fase competitiva, aggressiva e infantile a una fase matura e cooperativa.</p>
<p>Melissa Hoffman: Per chiarire quello che hai detto sulla globalizzazione… Stai parlando dell’emersione di un organismo totalmente nuovo, così come lo era la cellula nucleata rispetto ai batteri?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. Dal mio punto di vista, la globalizzazione è l’evento più grande mai avvenuto dopo la cellula nucleata. La nostra economia globale, e più in generale la nostra famiglia globale, saranno composte di individui, famiglie e unità sociali più grandi, ma ci legheremo tra noi in modi imprevedibili. Essenzialmente, stiamo formando un superorganismo di specie che riuscirà a fondersi in maniera cooperativa con i nostri ecosistemi e con i sistemi viventi della Terra.</p>
<p>Finora, nella nostra fase adolescenziale e imperialistica (durata diecimila anni) abbiamo utilizzato grandi quantità di risorse terrestri per costruire le nostre società, nazioni e imprese. Ma adesso riconosciamo che questa distruzione deve finire, e dobbiamo creare alleanze più cooperative. Questo è il nostro imperativo biologico, e la nostra alternativa al suicidio in quanto specie.</p>
<p>Melissa Hoffman: Cosa pensi che occorra affinché un numero maggiore di persone si renda conto della gravità della situazione? Quali sono, secondo te, le condizioni che ci faranno cambiare davvero?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Un’atmosfera deteriorata, l’inquinamento delle fonti di acqua (e stiamo già cominciando a fare guerre per l’acqua anziché per il petrolio), il deterioramento del suolo attraverso l’erosione e l’inquinamento chimico, la proliferazione delle armi biologiche e nucleari, le tossine agricole altamente pericolose, le piante e gli animali creati dall’ingegneria genetica.</p>
<p>Quest’ultima ha già causato disastri enormi in Canada, negli Stati Uniti e in Messico, e sta rapidamente estendendosi al resto del mondo. Negli Stati Uniti non siamo più in grado di garantire l’organicità dei cereali o della soia, perché il polline delle piante geneticamente modificate arriva ovunque e contamina quelle non geneticamente modificate.</p>
<p>In Messico, ceppi di cereali selvatici accuratamente protetti contro le malattie che minacciano le nostre monoculture [larghe estensioni di coltura dedicate a una sola varietà] sono ora contaminati dal polline dei cereali geneticamente modificati. Questo è un disastro enorme, enorme, ma non se ne parla mai. In America, un ricercatore è stato licenziato dopo aver dimostrato che gli organi dei topi, incluso il loro cervello, si rimpicciolivano e diventano simili al cuoio in seguito alla nutrizione a base di patate geneticamente modificate. Oggi, nei nostri supermercati, più del sessanta per cento del cibo è geneticamente modificato, senza che sia necessario specificarlo sull’etichetta e senza che siano state condotte ricerche riguardo le conseguenze sui nostri bambini.</p>
<p>Le aziende alimentari si sono gettate con entusiasmo sulla creazione e vendita di questi prodotti, prima che conoscessimo i loro effetti sulle persone o gli ecosistemi. La maggior parte dei “bioingegneri” non sa semplicemente nulla dei sistemi viventi. Tutte le specie terrestri scambiano il proprio DNA tra di loro, ma sanno cosa stanno facendo. Vedi, la natura è fondamentalmente molto intelligente, ma gli scienziati pensano di potere creare genomi come se fossero macchine, tagliando un gene qui e incollandolo da qualche altra parte. I genomi non funzionano così.</p>
<p>Se metti lo stesso gene in sei persone diverse, esso si esprimerà in sei modi diversi. Il sistema, nell’insieme, è intelligente. L’ingegneria genetica ha fallito i primi esperimenti perché i genomi identificavano i geni trapiantati come estranei e li eliminavano. Ma adesso gli scienziati hanno inserito a forza i geni e li hanno “appiccicati” al loro posto, in modo che l’organismo è costretto ad accettarli. La scorsa estate ho visitato un caseificio olandese in cui stavano conducendo esperimenti molto interessanti: essi dimostravano che l’innesto di un solo gene distruggeva piante intere. Sembra che l’intero organismo cerchi di proteggersi, più o meno come la pelle si indurisce o si arrossa intorno a una scheggia.</p>
<p>Melissa Hoffman: Dunque, date le condizioni critiche da te descritte adesso, quali sono le qualità fondamentali che gli esseri umani dovranno sviluppare per far fronte alla situazione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Ebbene, l’ostacolo principale è il nostro sistema economico, perché la sua mentalità fondata sulla perdita o il guadagno è appropriata solo per una specie infantile. Il capitalismo competitivo è un sistema programmato per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, impoverendo inevitabilmente la grande maggioranza. Un comportamento così distruttivo è possibile solo perché non abbiamo riconosciuto che noi, in quanto specie, siamo un sistema vivente, allo stesso modo dei nostri corpi individuali e le nostre famiglie.</p>
<p>Nota che le famiglie non riducono alla fame tre figli per sovralimentare il quarto, né abbelliscono un angolo del giardino distruggendo gli altri tre. Comprendiamo i sistemi viventi che abbiamo accanto, ma non ci è stato insegnato a vedere quelli più grandi, per esempio la nostra economia globale, come ugualmente vivi e in pericolo!</p>
<p>Non ci riconosciamo come sistema vivente perché non comprendiamo i sistemi viventi. La scienza ha interpretato la natura in termini di fisica e ingegneria, considerandola composta di meccanismi. L’innovazione più grande di cui abbiamo bisogno è una concezione scientifica del mondo completamente nuova, basata sulla prospettiva degli esseri viventi. Un modello di universo vivente, basato sulla biologia, mostra olarchie (sistemi autosufficienti incastrati in modo interdipendente tra loro, come una cellula, un organismo o un ecosistema) a regolazione e organizzazione automatiche. La gravità e la radiazione, l’entropia e la sintropia, sono in equilibrio ciclico, così come l’anabolismo e il catabolismo (la formazione e la distruzione-riciclaggio dei tessuti viventi).</p>
<p>È un universo meraviglioso ed elegante. Ma è difficile cambiare una visione scientifica del mondo; gli scienziati della vecchia guardia non vogliono capire e riconoscere le prove che sconvolgono la loro visione del mondo. È come aspettarsi che un bruco sia entusiasta di dissolversi, affinché possa nascere una farfalla!</p>
<p>Melissa Hoffman: Quindi, stai dicendo che le qualità fondamentali necessarie sono: primo, riconoscere il carattere distruttivo dell’attuale visione del mondo; secondo, accettare le difficoltà che comporta l’abbandono di tale concezione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. È difficile creare qualcosa di nuovo nel mondo vivente senza passare per il caos, la distruzione o la dissoluzione dei vecchi sistemi. Oggi siamo in una situazione molto simile allo sviluppo di una farfalla in una crisalide. Il sistema immunitario del bruco sta ancora cercando di proteggersi in quanto bruco… E, per me, la nostra insistenza nell’aggrapparsi all’era del petrolio è tutta qua. Da una prospettiva biologica, è l’antico sistema che cerca di proteggersi il più a lungo possibile. Ma allo stesso tempo è compito del nuovo sistema cercare di raccogliere le proprie forze fino a sconfiggere il vecchio sistema immunitario e costruire il nuovo.</p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1571742042/innernet-20">Barbara Marx Hubbard. Emergence: The Shift from Ego to Essence. Hampton Roads. 2001. ISBN: 1571742042</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1577310160/innernet-20">Barbara Marx Hubbard, Neale Donald Walsch. Conscious Evolution: Awakening the Power of Our Social Potential. New World Library. 1998. ISBN: 1577310160</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0824516303/innernet-20">Diarmid O&#8217;Murchu. Quantum Theology: Spiritual Implications of the New Physics. Crossroad/Herder &amp; Herder. 1997. ISBN: 0824516303</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0262610795/innernet-20">Ray Kurzweil. The Age of Intelligent Machines. MIT Press. 1992. ISBN: 0262610795</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0140282025/innernet-20">Ray Kurzweil. The Age of Spiritual Machines: When Computers Exceed Human Intelligence. Penguin USA; 2000. ISBN: 0140282025</a></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Avanti a tutta velocità: intervista con Jeremy Rifkin</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 09:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale. La maggior parte di noi sa già che il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1024" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="buco-nel-muro-con-cielo" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg" alt="" width="90" height="83" /></a>Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale.</p>
<p>La maggior parte di noi sa già che il mondo è in rapida trasformazione: possiamo sentirlo nelle ossa e nell’aria, anche se non sempre riusciamo a capire cosa sta succedendo. Forse ci siamo accorti che le condizioni climatiche sono più capricciose, oppure proviamo irritazione quando ci accorgiamo, per esempio, che il nuovo computer acquistato solo pochi mesi fa è già superato da un modello migliore, più veloce, piccolo, economico e alla moda. Cosa accadrebbe se ci fermassimo un attimo, chiedendoci dove ci stanno portando tutti questi piccoli cambiamenti, presi insieme e in un lungo arco di tempo?</p>
<p>Come abbiamo scoperto, non si tratta sempre di un esercizio facile o piacevole. Infatti, come direbbe chiunque abbia riflettuto abbastanza su concetti come <em>mutamento e tempo</em>, il tipo di mutamenti in atto adesso è, per sua stessa natura, diverso da tutto ciò che abbiamo conosciuto in precedenza. In che modo? Secondo gli scienziati e i futurologi qui intervistati, tutti questi cambiamenti apparentemente isolati fanno parte di un più vasto cambiamento<em> sistemico</em>, di portata e complessità maggiori di tutto ciò che la razza umana ha mai sperimentato.</p>
<p>E la velocità dei mutamenti, secondo qualcuno, sta accelerando esponenzialmente: un concetto che da solo dà le vertigini. Di fatto, più cose veniamo a sapere sul futuro e questi enormi, vertiginosi e rapidissimi cambiamenti (i quali potrebbero rapidamente portarci al di là delle nostre capacità di immaginazione, come testimoniano le interviste che seguono), più alla mente ci sale la domanda: le nostre strutture etiche e spirituali – tradizionali e contemporanee – sono in grado di farvi fronte?</p>
<p>Per trovare una risposta, come primo passo abbiamo intervistato molti scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi, ciascuno dei quali ha un’opinione leggermente diversa sui cambiamenti in atto. Dai regni microscopici della competizione tra batteri, di cui parla la biologa Elisabeth Sahtouris, ai <em>nanobot</em> intravenosi che potenziano il cervello, descritti dall’inventore Ray Kurzweil; dalla fine all’era del petrolio prevista dal futurologo Jeremy Rifkin, alla nascita di una nuova consapevolezza auspicata da Barbara Marx Hubbard: ogni contributo è un punto di vista unico sulle molte dimensioni dei cambiamenti in atto nella nostra vita.</p>
<p>Che si stia parlando di qualcosa di vasto come l’universo o di piccolo come un nanotubo, di tangibile come il petrolio o di effimero come la consapevolezza, di una cosa si può star certi: tutto è in mutamento. E la portata e la velocità di questi cambiamenti, che ci piaccia o no, sono qualcosa di cui tutti stiamo per fare esperienza. Interviste di Melissa Hoffman.</p>
<p><strong>La fine di un’era</strong></p>
<p><strong>Intervista a Jeremy Rifkin</strong></p>
<p><a title="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Jeremy Rifkin è autore di sedici libri sull’impatto delle trasformazioni tecnologiche sull’economia, la forza lavoro e la società. Consigliere di capi di stato e di membri dei governi in tutto il mondo, è spesso ospite di forum sul lavoro, l’economia e la società. Attualmente è professore alla <em>Wharton School of Business</em> e <em>Presidente della Foundation on Economic Trends</em>. È stato intervistato da “What is Enlightenment?” nel suo ufficio di Washington.</p>
<p>Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo e consigliere aziendale, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?<span id="more-650"></span></p>
<p>Jeremy Rifkin: Nel ventunesimo secolo assisteremo alla scomparsa del lavoro salariato di massa su questo pianeta. Nuove sofisticate tecnologie – software, computer, robot, intelligenze artificiali – stanno già cominciando a sostituire intere categorie di lavoratori. Tra meno di un decennio produrremo beni e servizi che ora non possiamo nemmeno immaginare; nasceranno nuovi lavori, ma non saranno lavori salariati di massa. Assisteremo a un’elite di lavoratori sempre più ristretta che opererà fianco a fianco di una tecnologia sempre più intelligente. Alla metà del ventunesimo secolo saremo in grado di produrre beni e servizi per tutto il mondo con una piccola parte della forza lavoro di adesso.</p>
<p>La domanda chiave è: cosa accadrà a milioni di esseri umani che non dovranno più produrre beni e servizi fondamentali? Già oggi non esiste angolo della Terra senza una disoccupazione strutturale a lungo termine. Per cui, quale sarà la nostra nuova definizione di essere umano nel ventunesimo secolo? Consciamente o inconsciamente, ci siamo tanto abituati a definire gli esseri umani in base alla loro produttività sul posto di lavoro, che una domanda come questa ci lascia perplessi: esiste qualcos’altro che gli esseri umani possono fare sulla Terra? Se ci pensi, ti rendi conto quanto è ristretta la nostra concezione di noi stessi.</p>
<p><strong>L’era della biologia</strong></p>
<p>La Fisica e la Chimica hanno dominato le prime due rivoluzioni industriali del diciannovesimo e ventesimo secolo; ora, invece, stiamo entrando nell’era della biologia, una scienza che costituirà la base e l’ossatura della terza rivoluzione industriale del ventunesimo secolo. L’era della biologia, già cominciata, solleverà interrogativi senza precedenti, in quanto saremo in grado di manipolare la vita nei suoi componenti fondamentali: geni, proteine, classi di cellule, organi, tessuti… Persino interi organismi. Oltre a suscitare un acceso dibattito pubblico, l’era della biologia ci porterà a dare una nuova definizione del creato, dal momento che avremo cominciato a smontare, manipolare e riorganizzare il mondo come un bene economico.</p>
<p>Dovremo decidere: percorreremo una via moderata o violenta? Ovvero: useremo la nuova scienza per creare una seconda Genesi, ridefinendo milioni di anni di evoluzione (inclusa quella di noi esseri umani) per giocare a Dio, in un certo senso? Oppure useremo la nuova scienza per comprendere meglio la relazione tra geni e ambiente e favorire una nostra integrazione migliore – o più umile, se preferisci – nella prima evoluzione di questo pianeta? Il cammino “moderato” ci chiede di integrare la nostra scienza e tecnologia in modo da <em>cooperare con</em>, e non <em>andare contro</em>, milioni di anni di evoluzione e l’ecosistema che la sostiene.</p>
<p>Questa è un’impostazione molto più elegante, intellettualmente sofisticata e scientificamente avanzata, perché richiede una comprensione profonda della composizione, il contesto, le relazioni e la coreografia della natura. Quindi, per l’umanità, l’era della biologia si rivelerà critica. Ci costringerà a creare una nuova definizione di essere umano. Dovremo porre molta attenzione alle relazioni con le altre specie. Quali sono i nostri obblighi verso il pianeta, e qual è la nostra valutazione del valore della vita in sé e per sé, a prescindere da quello utilitario?</p>
<p><strong>L’energia è potere</strong></p>
<p>In questo momento, la famiglia umana ha di fronte a sé tre grandi crisi, tutte collegate al petrolio. La prima è il surriscaldamento globale, la seconda il debito del terzo mondo, la terza la possibilità di nuove guerre in Medio Oriente.</p>
<p>Il surriscaldamento globale è probabilmente la sfida più grande. Rappresenta il lato oscuro dell’era industriale; è il conto da pagare per duecento anni di impiego dei combustibili fossili. Penso che misurando le opere dell’uomo in termini di mero impatto su questo pianeta, dovremmo dire che il surriscaldamento globale è l’opera più grande della razza umana, anche se negativa. Perché? Perché esso ha cambiato l’intera biochimica della Terra in meno di cento anni.</p>
<p>È qualcosa di molto notevole… Negativo, ma notevole! Anche se il mutamento climatico sarà il minimo previsto dagli studi (il massimo è un aumento di dodici gradi Celsius, il minimo di quattro o cinque gradi), avremo dei problemi.</p>
<p>Questi cambiamenti produrranno, in meno di un secolo, un mutamento climatico uguale a quello intercorso dall’ultima era glaciale a oggi… Cioè, in un periodo di quindicimila anni. Ricordiamoci: metà del pianeta era sotto i ghiacci, quindicimila anni fa. Quindi, stiamo parlando di cambiamenti giganteschi in meno di un secolo, e gli ecosistemi e i sistemi umani non possono adattarsi senza enormi sacrifici.</p>
<p>Guardando la situazione dal punto di vista economico, il surriscaldamento globale comporta indirettamente anche dei costi, di cui di solito non teniamo conto. Quando parlo con i direttori delle compagnie di assicurazione, non sanno come affrontare la situazione. Il grande problema che sta nascendo è: com’è possibile fare assicurazioni contro l’impoverimento agricolo, l’innalzamento delle acque, gli incendi, l’aridità e le condizioni metereologiche difficili?</p>
<p>La portata di questi problemi e la quantità di denaro necessaria sono semplicemente enormi. Alcune compagnie hanno già cominciato ad analizzare i costi di tutti questi problemi, e si tratta di una cifra tale che il totale alla fine comincerà ad avvicinarsi al valore effettivo del nostro prodotto interno lordo.</p>
<p><strong>Il debito del terzo mondo</strong></p>
<p>La seconda crisi che ci troviamo di fronte è il debito del terzo mondo. In occidente è facile dimenticare che esiste una grande linea di demarcazione tra i ricchi e i poveri, una linea che diventa sempre più larga. Mai, nella storia, così poche persone hanno avuto accesso a tante risorse mondiali, e così tante ne sono escluse. Dal paleolitico alla prima modernità non conosciamo alcun esempio paragonabile. La razza umana non aveva mai conosciuto una linea di demarcazione così profonda; è davvero qualcosa senza precedenti.</p>
<p>Alcuni di noi ne sono consapevoli, ma quasi nessuno la collega al petrolio. Quando l’OPEC ha imposto l’embargo petrolifero negli anni settanta, il prezzo del petrolio è schizzato da tre a dodici dollari al barile. E da allora non è mai sceso. Quindi, per trenta anni, i Paesi del terzo mondo hanno disperatamente preso a prestito soldi dal Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri istituti di credito per cercare di pagare il petrolio che non potevano permettersi, al fine di modernizzare l’economia.</p>
<p>Oggi, l’83 per cento di ogni dollaro prestato al terzo mondo viene usato per pagare i debiti, senza nemmeno comprare il petrolio. Questi Paesi, oggi, stanno spendendo più per pagare i debiti che in servizi umani essenziali. Per cui, ci sono ottantanove Paesi che stanno peggio di dieci anni fa. Teniamo a mente che, man mano che il prezzo del petrolio sale e noi raggiungiamo un picco globale, il terzo mondo resterà prigioniero di una spirale di povertà e disperazione.</p>
<p><strong>Il Medio Oriente</strong></p>
<p>La terza crisi che ci troviamo di fronte è legata alla situazione sempre più precaria del Medio Oriente. Se facciamo un passo indietro, possiamo vedere che l’era moderna si fonda sull’uso dei combustibili fossili. Considerando il modo in cui abbiamo vissuto negli ultimi cento anni, capiremo quanto il petrolio e i combustibili fossili sono indispensabili alla nostra stessa esistenza. Il nostro cibo matura grazie a fertilizzanti petrolchimici; i nostri vestiti sono fatti con prodotti sintetici chimici; la plastica, i materiali da costruzione, il riscaldamento, la luce e i farmaci vengono tutti dal petrolio.</p>
<p>Ma stiamo cominciando a renderci conto che tra il 2010 e il 2035 avremo usato la metà delle risorse mondiali di petrolio greggio economico (questo è chiamato<em> picco globale</em>). Che sia il 2010 o il 2035, si tratta comunque di un momento straordinariamente vicino a noi. Esso è il punto critico; segna la fine di un’era. Infatti, da quel momento in poi, i prezzi non scenderanno mai.</p>
<p>Quando raggiungeremo il picco, i due terzi delle restanti riserve economiche di petrolio si troveranno nel Medio Oriente, ovvero l’area più tormentata e politicamente instabile del mondo. Se pensiamo che il Medio Oriente è un’area tormentata adesso, proviamo a immaginare cosa sarà tra sette o quindici anni, quando conterrà tutte le restanti riserve petrolifere. Non solo, ma si prevede che tra dieci anni anche la Cina e l’India avranno bisogno di tanto petrolio quanto oggi gli Stati Uniti e le nazioni europee; per cui, tutti si contenderanno quel petrolio. Quello in atto è un gioco geopolitico molto, molto pericoloso.</p>
<p>Quindi, sommando tutti questi fattori (surriscaldamento globale, differenze sempre maggiori tra ricchi e poveri, debito del terzo mondo in crescita, pressioni geopolitiche e militari maggiori sul Medio Oriente, per non parlare del fatto che la produzione globale di petrolio raggiungerà probabilmente il picco nei prossimi dieci – trentacinque anni), ci rendiamo conto che siamo alla fine di un’era. Ma intanto che questo regime energetico è pericolosamente alla fine, all’orizzonte si profila il nuovo regime dell’idrogeno. La domanda chiave è: come arriveremo a quel punto evitando il collasso della civiltà e colmando la linea di demarcazione?</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804509295">Jeremy Rifkin. Economia all&#8217;idrogeno. La creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra. Mondadori. 2002. ISBN: 8804509295</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8880897837">Jeremy Rifkin. Entropia. Baldini Castoldi Dalai. 2000. ISBN: 8880897837</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804510854">Jeremy Rifkin. La fine del lavoro. Il declino della forza lavoro globale e l&#8217;avvento dell&#8217;era post-mercato. Mondadori. 2002. ISBN: 8804510854</a></p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione dell&#8217;illuminazione, parte 2</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 23:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Cohen - Ken Wilber</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea. Andrew Cohen: C’è un altro aspetto, in tutto questo, che volevo affrontare. Molti mesi fa, in un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" title="wilber cohen.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" alt="wilber cohen.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.<span id="more-398"></span></p>
<p>Andrew Cohen: C’è un altro aspetto, in tutto questo, che volevo affrontare. Molti mesi fa, in un gruppo di miei studenti si è verificato più volte un evento straordinario. Essi sono stati testimoni e hanno direttamente sperimentato la discesa spontanea di un’energia cosmica, una potente presenza conscia – interiore ed esteriore – in grado di illuminare istantaneamente. In altre parole, ogni individuo ha sperimentato, nella sua consapevolezza, l’innata libertà e l’illimitato potenziale che il cuore e la mente liberati provano quando l’universo vivente ci chiama a partecipare incondizionatamente al suo svolgimento. I seguenti brani sono tratti da alcune delle lettere che mi hanno mandato per descrivere l’evento: “L’altra notte abbiamo letteralmente raggiunto una massa critica e siamo esplosi. Davanti ai nostri occhi si succede una rivelazione dietro l’altra, portandoci a comprendere la più dolce delle perfezioni. La nuova presenza è un mistero che non può mai essere conosciuto. Tutto ciò che essa riconosce è l’Uno, ed è impegnata in una missione «cerca e distruggi» contro ogni separazione. Eravamo in ginocchio di fronte a questo fenomeno miracoloso: l’illuminazione impersonale. Nessuno di noi ha idea di dove stiamo andando, ma siamo consumati nel calore bianco di una comunione perfetta”.</p>
<p>“Ho finalmente compreso che quella che si manifesta tra noi è davvero l’illuminazione. Non si è mai sentito di un gruppo di persone non illuminate che desiderano abbandonare le preoccupazioni incentrate sull’io, e che cominciano a sperimentare ed ESSERE la visione illuminata. È sorprendente quanto sembrasse facile, proprio come uno stato naturale… Adesso capisco perché la chiami <em>Evoluzione</em>!”</p>
<p>“Questa gigantesca esplosione ha definitivamente indirizzato la nostra attenzione verso una presenza vasta e insondabile. È come se questo nuovo Essere cosmico parlasse come noi, attraverso di noi, manifestando il fine sommo che Esso solo scorge.”</p>
<p>Sembra che l’apparizione di questa consapevolezza sia stata possibile tanto grazie alla natura collettiva dell’evento, quanto grazie alla volontà degli individui di essere testimoni di ciò che si stava rivelando. Questo è successo diverse volte, in molti miei gruppi di studenti, e ho compreso che questa espressione dell’illuminazione al di là del personale era in realtà lo scopo dei miei insegnamenti degli ultimi sedici anni. Non avevo mai sentito nulla di simile, finché non ho letto Sri Aurobindo parlare della discesa della “supermente” (nota 1), un concetto molto simile a ciò che i miei studenti stavano sperimentando. Volevo sapere se questa cosa ti suona familiare.</p>
<p>Ken Wilber: Beh, sì. Non ero presente al fenomeno da te descritto, ma penso di averlo compreso abbastanza bene. In realtà, esso si ricollega a ciò che stavamo dicendo prima. In un certo senso, la realizzazione non-duale, che all’inizio del secolo è divenuta una realtà concreta almeno per un certo numero di persone, tra cui Sri Aurobindo, si sta ancora manifestando. Cioè, il mondo della forma continua a svilupparsi, a evolversi – l’auto-espressione dello spirito continua a svilupparsi – e questo accade, per quanto possiamo dire, sulla base di ciò che ha costruito il giorno prima, ed è per questo che l’evoluzione è davvero un evento che si rivela nel mondo della forma. Per cui, poiché questa non-dualità incarnazionale, questa stessa estatica non-dualità tantrica, ha cominciato a rivelarsi, e le sue forme di manifestazione hanno cominciato a rivelarsi, scopri che quando arrivi a persone come Sri Aurobindo, esiste una comprensione pienamente personificata di tale processo. Anche se alcuni saggi precedenti erano in definitiva illuminati per la loro epoca, in alcuni di questi saggi recenti c’è una ricchezza, uno sviluppo, una risonanza della comprensione incarnazionale dello spirito semplicemente entusiasmanti.</p>
<p>Andrew Cohen: Wow. Dunque, stai parlando dell’evoluzione dell’illuminazione stessa.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Se parliamo dell’illuminazione come dell’unione tra il vuoto e la forma, il puro vuoto non cambia, perché non entra nel flusso del tempo, ma la forma cambia, e le due realtà sono inestricabilmente unite. Quindi, in questo senso, esiste un’evoluzione dell’illuminazione. E ciò che troviamo in alcuni di questi sapienti, in particolare nell’era moderna, quando l’evoluzione stessa è stata compresa (cioè, quando l’evoluzione è divenuta parte della consapevolezza della manifestazione dello spirito) è una sempre maggiore trasparenza dell’illuminazione che si manifesta nel mondo della forma. In tali circostanze, il tipo di discesa di cui parlava Sri Aurobindo, la discesa della supermente, è qualcosa che, secondo lui, sarebbe certamente divenuta più frequente con il progredire dell’evoluzione. E io penso che sia vero. Il fenomeno che hai descritto <em>assomiglia </em>di certo a un esempio in miniatura di ciò.</p>
<p>La nozione di stati più elevati che per così dire discendono, afferrano le persone dove si trovano e le sollevano, è in sé una nozione antica. E credo che esistano molti esempi di stati minori che, in un certo senso, discendono sulle persone. Puoi essere nello stato egoico e sperimentare la discesa di una realtà sottile, per esempio. Ma io penso che siccome il mondo si è già aperto alla realizzazione non-duale incarnazionale, vedremo che col tempo queste cose diventeranno sempre più profonde e complete.</p>
<p>Andrew Cohen: Ma per Aurobindo la supermente non era un’idea astratta? Voglio dire, per quello che ne so, egli non riuscì a farla accadere come avrebbe voluto, cioè a renderla manifesta nel mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, è giusto. Ed è per questo che dico che è difficile sapere cosa stava accadendo esattamente nel tuo gruppo, senza aver avuto la possibilità di dare una rapida occhiata, per così dire.</p>
<p>Andrew Cohen: Certo. Naturalmente. Ma penso che la cosa importante sia che è avvenuto un incontro molto potente al di là del personale. C’era questa consapevolezza: “Sto andando al di là del personale insieme a molti altri”. In altre parole, era in atto una realizzazione simultanea della non-differenza tra l’Uno e i molti, sostenuta dalla comprensione estatica che <em>questo è ogni cosa</em>. E, allo stesso tempo, nell’individuo e nel collettivo c’era la pressante compulsione a donarsi completamente alla possibilità più grande che esista.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/evoluzione-lluminazione-4-quadranti.jpg" title="Evoluzione lluminazione 4 quadranti.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/evoluzione-lluminazione-4-quadranti.jpg" alt="Evoluzione lluminazione 4 quadranti.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>Nella mappa “integrale” dell’esistenza, di Ken Wilber, ogni essere nella realtà manifesta viene considerato in possesso di almeno quattro dimensioni: una individuale interiore (soggettivo, “io”), una individuale esteriore (oggettivo, “esso”), una collettiva interiore (culturale, “noi”) e una collettiva esteriore (interoggettivo o sociale, “esso”). Qualsiasi modello di realtà che non prenda in considerazione tutte e quattro queste dimensioni, secondo Wilber, non può essere completo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Posso dirti cosa penso che fosse, lasciando da parte la questione se si trattasse o no della supermente di Aurobindo. La mia opinione personale è che ciò che stava succedendo era fondamentalmente un perfetto esempio di un evento non-duale di tipo “all-quadrant”, cioè inclusivo di tutti i quadranti. Come sai, nel mio modello i quadranti rappresentano l’«io», il “noi” e l’«esso» (“It”) [vedi diagramma]. E l’idea generale è che questi aspetti dell’esperienza sono inestricabilmente interconnessi, che noi lo si comprenda o no. Quindi, talvolta qualcuno può enfatizzare l’«io», ma nello sfondo restano sempre il “noi” e l’«esso», che egli ne sia consapevole o no. E la mia convinzione fondamentale – l’ho enunciata nei libri teorici, ma credo che vada anche messa in pratica – è che una spiritualità integrale includa tutti i quadranti e i livelli. <em>Tutti i livelli</em> vuol dire, naturalmente, che stiamo coprendo l’intero spettro. Non ci stiamo fermando all’immersione nella natura, all’ascesa nel paradiso o al puro e semplice nirvana; stiamo anche abbracciando il non-duale, così che copriamo l’intero spettro della consapevolezza. E allora, ciò si manifesta in modo simultaneo, pieno e trasparente in tutti e quattro i quadranti, o nell’«io», il “noi” e l’«esso». Penso che il fatto che tu abbia una “sangha”, una piccola comunità dove la gente può lavorare insieme su questi temi per un lungo periodo di tempo, ha permesso (nel caso da te descritto) una manifestazione “a quattro quadranti” di quella realizzazione non-duale. Quindi, questa è la parte positiva. La parte negativa di tutte queste cose è che, naturalmente, si tratta di un processo caotico. E ogni volta che accade qualcosa di notevole, come in questo caso, dopo seguono i contraccolpi, gli effetti collaterali e le ombre.</p>
<p>Andrew Cohen: Proprio così. C’è l’arretramento egoico, la ribellione contro la natura sacra di ciò che si è rivelato e il terrore profondo per ciò che è richiesto.</p>
<p>Ken Wilber: È sempre difficile. È qui che la saggezza discriminante diventa molto importante. E la cosa più problematica è che, in un certo senso, in questo campo siamo tutti dei pionieri. È un tipo di evento relativamente nuovo: la forma moderna e quella postmoderna della non-dualità incarnazionale. E poiché esistono pochissimi precedenti, la saggezza discriminante è più difficile da ottenere.</p>
<p>Andrew Cohen: Sì, lo so, perché è tutto molto nuovo.</p>
<p>Ken Wilber: Giusto. È tutto molto nuovo, quindi non puoi basarti sui vecchi punti di riferimento. Nessuno può essere <em>davvero</em> sicuro di avere assolutamente ragione, anche se questi stati non-duali portano sempre con sé un certo senso di certezza. Voglio dire, questa è semplicemente la loro natura: vieni introdotto a ciò che è, e ciò che è, è. Punto. Non ci sono dubbi. La sua concreta manifestazione, invece, è quanto mai imprevedibile. È davvero difficile separare, in questo, gli aspetti che sono indubitabili da quelli che sono semplicemente dovuti alla mia pigrizia, disinformazione, egoismo, paura, stupidità ecc.</p>
<p>Andrew Cohen: Questo non è sempre vero quando ci si trova in una situazione al limite? O quando si va oltre il limite, per così dire?</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Ma la differenza è che se fai parte di una tradizione in cui i pionieri hanno già compiuto questo lavoro, consegnandolo poi alla tradizione (come nel buddismo zen, per esempio), puoi fare affidamento su un lignaggio e una tradizione. Essi hanno già studiato le trappole di questa realizzazione particolare, e in questo senso penso che le tradizioni e i lignaggi siano ottime cose. Ma ogni volta che nascono nuovi tipi di realizzazione (e ciò vuol dire, di nuovo, ogni volta che il mondo della forma si è tanto evoluto e trasformato che hai bisogno di un diverso tipo di illuminazione evolutiva o di non-dualità incarnazionale), devi riscrivere daccapo il manuale delle istruzioni. E per questo tutti facciamo delle cazzate!</p>
<p>Andrew Cohen: Il punto è che, come hai detto, le tradizioni possono stabilire un modello, ma allo stesso tempo, dal punto di vista dell’evoluzione stessa, almeno in relazione a ciò di cui stiamo parlando, possono anche <em>impedire</em> l’evoluzione.</p>
<p>Ken Wilber: Oh, certo. È una vecchia storia. Qualunque forma creeremo oggi, ostacoleremo quella del futuro. Anche noi faremo lo stesso errore. Ma questo non deve impedirci di essere critici oggi.</p>
<p>Andrew Cohen: Certo.</p>
<p>Ken Wilber: Posso farti un esempio assai preciso in un campo in cui sto lavorando molto, cioè lo sforzo di integrare alcune scoperte della psicologia occidentale con alcune tradizioni dotate di una genuina comprensione del vuoto e della non-dualità all’interno del loro mondo della forma. Quello Vajrayana, per esempio, è un sistema meravigliosamente completo… per il Tibet feudale. Questo non vuol dire che i livelli che descrivono non esistono più. Esistono ancora. La loro realizzazione del vuoto è probabilmente insuperata. Ma il mondo della forma è cambiato. E o sali su quel treno – il treno dell’evoluzione dello spirito – o ti trasformi in ciò che ostacola l’evoluzione. Questa è una delle difficoltà maggiori.</p>
<p>A quel punto, come dici tu, la tradizione, che è servita a consolidare delle conoscenze importanti, è diventata ciò che impedisce un nuovo sviluppo. E tutto questo diventa molto pericoloso, naturalmente, perché a quel punto devi essere molto attento a ciò che stai facendo. Quindi, molti problemi che gli ordini contemplativi di questo Paese si trovano di fronte – mi riferisco ai buddisti, i cristiani, i seguaci del Vedanta – potrebbero essere di gran lunga facilitati grazie alla semplice introduzione, nel mondo della forma, delle conoscenze della psicologia evolutiva. Ma essi non vogliono farlo, perché pensano che questo equivalga ad ammettere che la loro tradizione è incompleta, insufficiente o ha qualcosa di sbagliato. Ma in realtà non stiamo dicendo che c’è qualcosa di sbagliato nella loro realizzazione; stiamo solo affermando che possiamo migliorare il veicolo, il mondo della forma, dicendo loro cose che abbiamo scoperto nel mondo della forma e che non erano note mille anni fa. Ma se essi non le includeranno nelle loro conoscenze, la loro realizzazione non-duale sarà inadeguata, perché non sarà all’altezza del mondo della forma.</p>
<p>Andrew Cohen: Oggi che nel mondo stanno avvenendo tanti cambiamenti a così grande velocità, sembra che molte tradizioni stiano attraversando un momento difficile. Il mondo della forma in cui stiamo vivendo cambia troppo velocemente e radicalmente. Grazie alle nuove forme di comunicazione, il mondo sta diventando molto più piccolo, e mi chiedo se le tradizioni riusciranno a tenere il passo dei nuovi bisogni delle persone interessate alla spiritualità, senza invece bloccarle in un modo o nell’altro. Ma le persone che vogliono davvero andare oltre i limiti del potenziale umano sono pochissime, quindi forse questo non è molto importante.</p>
<p>Ken Wilber: Beh, è una domanda fastidiosa per quelle sei persone che fanno così, Andrew! Di nuovo, per mantenere il delicato equilibrio dobbiamo riconoscere che le tradizioni possiedono un patrimonio di conoscenze e di strumenti di trasformazione assolutamente prezioso e inestimabile. E io, ripeto, non sto affermando che ci sia qualcosa di sbagliato in esso; sto solo dicendo che oggi è necessario aggiungere altri strumenti. E quando lo fai, ottieni un quadro diverso. Non è solo “Ecco alcuni strumenti di trasformazione in grado di integrare quelli che già usi”; otteniamo anche un tipo di non-dualità incarnazionale più pieno, grazie alla quale, in un certo senso (e penso che questo è ciò che stavi dicendo) viene eliminato ogni sentore di evasione, di mero trascendentalismo o di atteggiamento tipo “uscire-dalla-ruota” che tende a essere presente in alcune tradizioni.</p>
<p>Andrew Cohen: Sembra che quando si compie un serio investimento emotivo in un particolare cammino spirituale, la fiducia nel fatto che quest’ultimo possa condurre alla perfetta liberazione si basi di solito sulla convinzione che il cammino sia in sé perfetto e totale. Ma quando si incomincia a pensare che forse il cammino o la tradizione scelti non possiedono le risposte a tutte le domande, specialmente per questo mondo in evoluzione nel quale viviamo, per il praticante può arrivare il momento di una spiacevole resa dei conti.</p>
<p>Ken Wilber: Una volta sono stato intervistato da un importante giornale buddista, e l’intervistatore aveva dato un’occhiata al mio libro <em>A Brief History of Everything</em>. Aveva visto i quattro quadranti, notando che il Buddha era nel quadrante superiore sinistro e non negli altri. Quindi, ero già nei guai. Egli mi chiese: «Stai dicendo che il buddismo non è completo? Cosa puoi fare tu che il Buddha non ha fatto?». Ho risposto: «Posso guidare una jeep!». Era una risposta frivola, ma era una risposta. Voglio dire, non puoi trovare nulla sulla chirurgia del cuore nel tantra o nei sutra, per esempio. Quindi, dobbiamo davvero adattarci al mondo della forma, e parte dell’attuale mondo della forma è il fatto che viviamo in un universo evolutivo. Questo fa parte della nostra conoscenza di noi stessi. E abbiamo tutte queste straordinarie informazioni e conoscenze che vengono dalla psicologia occidentale. Anche se stiamo vivendo nel mondo del samsara, comprendiamo quest’ultimo molto meglio di una persona che stia meditando in una caverna. Quindi, perché non combinare le due cose?</p>
<p>Andrew Cohen: Ho notato che dal punto di vista dello sviluppo e dell’evoluzione spirituali (e penso che questo fatto sia stato dimostrato), per la maggior parte degli esseri umani esiste una tendenza all’omeostasi. In altre parole, sembra che la tendenza umana sia resistere al cambiamento, creare l’illusione della sicurezza in un universo insicuro e, soprattutto, evitare a tutti i costi di affrontare la terrificante e illimitata natura della vita stessa. Ma la realtà è che in questo mondo in cui stiamo vivendo, in questo universo in evoluzione, tutto cambia continuamente. E quindi, per riuscire a rispondere a questo mondo perennemente mutevole in modo da esprimere la libertà della consapevolezza illuminata nel tempo, per riuscire a essere davvero, diciamo così, una cosa sola con l’universo in evoluzione, occorre certamente liberarsi dalla tendenza naturale all’omeostasi. Per la maggior parte di noi, quest’ultima rappresenta il cieco attaccamento dell’ego alla falsa sicurezza in questo mondo insicuro. Ebbene, nello stato illuminato, come io lo intendo, si dimora nel fondamento eterno e immanifesto dell’essere. E se si è davvero liberi, se davvero si è radicati in quel fondamento senza mai spostarsi, allora nel mondo del tempo e della forma, nel caso più ideale, si è liberi dall’attaccamento dell’ego a ciò che è falso, e l’espressione di tale liberazione dovrebbe essere l’emancipazione da una relazione statica con il tempo. In altre parole, è possibile avere certe abitudini, come bere il caffè tutte le mattine o preferire il riso alla pasta, ma la relazione <em>fondamentale</em> con il tempo è idealmente una coerente espressione della libertà dinamica e della creatività del mondo. Quindi, ripeto, per essere liberi in un universo in evoluzione, occorre di sicuro liberarsi da questa inclinazione naturale all’omeostasi.</p>
<p>Ken Wilber: Penso che sia giusto. E penso anche, un’altra volta, che ciò di cui stai parlando è il paradosso della non-dualità incarnazionale. Infatti, esso è un paradosso, e per questo è stupefacente. Da una parte c’è la comprensione che sei l’eternità infinita in ogni momento dell’esistenza, ventiquattro ore al giorno, in tutte le dimensioni dell’universo. Questa è una verità incrollabile, indubbia, inconfondibile, innegabile. <em>Inoltre,</em> sei questo individuo particolare, una porzione della manifestazione che guarda verso l’esterno, verso il resto della manifestazione. Entrambe queste realtà sono autentiche. E nel mondo della forma, che è sempre in sviluppo, in evoluzione e in processo dinamico, diventa allora molto interessante <em>in che modo</em> la tua individualità “urta” contro il resto della tua manifestazione. Infatti, è qui che accade questo grande, misterioso processo: nel punto in cui, da un lato, sei in ogni momento totalmente liberato, e dall’altro hai l’obbligo, il dovere di “spingere” quelle parti del mondo che non condividono la tua libertà e la tua pienezza.</p>
<p>Quindi, come hai detto tu, esiste quasi una sorta di divina ossessione per aggiustare la tua manifestazione. Questo è il paradosso. E tenere in mente queste due realtà è difficile per chiunque abbia una realizzazione non-duale. È come creare una statua bellissima e poi cominciare a colpirla con un martello perché non te ne piacciono alcune parti. Noi manifestiamo questo straordinario universo e poi ci lagniamo di alcune sue parti, cercando di aggiustarle. Ma questo è il gioco. Questo è lo straordinario paradosso di questa cosa. E io penso che una delle prime cose che devi fare è sintonizzare quel veicolo individuale con il resto del processo della manifestazione, e questo implica un mutamento dinamico e costante. E nella misura in cui ti trattieni o eviti di fare ciò, non sei nel Sé (con la S maiuscola). Stai nell’ego, spaventato da questo e da quello.</p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente. Precisamente. Essere davvero nel Sé vorrebbe dire vivere in modo tale da abbracciare totalmente, completamente e assolutamente il processo-vita.</p>
<p>Ken Wilber: Sarebbe certamente un bel giorno!</p>
<p>Andrew Cohen: Di sicuro. Come insegnante, è per me interessante continuare a osservare, nei miei studenti, come la tendenza naturale della maggior parte degli individui (ma questo è ancora più vero in un collettivo) sia l’omeostasi. Voglio dire, una cosa è riuscire a far sì che un individuo abbandoni ciò che gli impedisce di cominciare ad abbracciare la vita con quella totalità di cui hai appena parlato; un’altra cosa, infinitamente più complessa, è far accadere lo stesso in un collettivo. Di fatto, è quasi impossibile, ma spero che non lo sia del tutto.</p>
<p>Ken Wilber: A proposito di ciò che stai dicendo, una delle cose che riformulerei in modo leggermente diverso è che sì, l’omeostasi è una forte tendenza nell’individuo, ma esiste anche un’altra tendenza, ugualmente forte, e questa è Eros o Agape: la tendenza che, in un modo o nell’altro, ti porta al di là di te stesso. E quello che ti sento dire è che spesse volte segui la spinta espansiva, ma poi è come se dicessi: “OK, ho fatto abbastanza. Basta! È tempo di contrarsi. Allontanati da me!”.</p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente. È tempo di crogiolarsi nell’autocompiacimento.</p>
<p>Ken Wilber: “Hey, mi sono espanso di due centimetri, adesso non rompere più il cazzo!”</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto. “L’ho fatto, l’ho fatto”. Sai, è dura per le persone comprendere che in verità non potranno mai averlo fatto. Non accadrà mai… Non se lo faremo <em>davvero</em>!</p>
<p>Ken Wilber: Beh, l’intero processo spirituale, come sai, è finalizzato a lasciare striature su tutto l’ego. Questo è il vero punto. Ed è tanto piacevole quanto partorire un bambino.</p>
<p>Andrew Cohen: Beh, non credo che al giorno d’oggi la gente sia molto interessata alla morte dell’ego.</p>
<p>Ken Wilber: Oh no, in nome del cielo! Questo provocherebbe emarginazione, sarebbe crudele, cattivo e non onorerebbe la pluralità degli esseri umani!</p>
<p>Andrew Cohen: Ken, c’è una situazione interessante di cui sono diventato consapevole durante questa indagine sull’evoluzione e il suo rapporto con l’illuminazione. Da un lato, oggi esistono molte persone che si infiammano in nome dell’evoluzione, e questo è fantastico, perché tale passione si esprime sempre, in un modo o nell’altro, in un ispirato interesse verso la salute e il benessere del mondo in via di sviluppo. Ma poiché il loro interesse non è rivolto anche al trascendente, a quel mistero che si trova al di là del mondo, spesso essi non sembrano molto consapevoli di ciò che io definirei <em>il sacro</em>. Dall’altro lato, per molte persone appartenenti alle tradizioni non-duali, sinceramente appassionate alla trascendenza e per le quali l’illuminazione della propria consapevolezza è una questione di primaria importanza, il benessere del mondo in via di sviluppo non sembra una questione importante.</p>
<p>Ken Wilber: Giusto. E questo è un altro aspetto del tema che stiamo affrontando. Si tratta ancora una volta di una nozione semplicistica, ma il samsara, il nirvana e la loro non-dualità esistono. E talvolta, ironicamente, le persone che hanno, diciamo, una profonda e accurata comprensione del samsara, e sono nobilmente motivate all’interno del samsara, possono essere più utili al mondo di coloro che si limitano a cercare il nirvana, anche se quest’ultimo, in un certo senso, potrebbe essere uno stato più elevato. Ed è molto strano vedere persone che non sono in contatto con il sacro fare un ottimo lavoro nel mondo, mentre coloro che professano di essere in contatto con il sacro fondamentalmente ignorano, denunciano o rinunciano al mondo, in tal modo accrescendone le sofferenze.</p>
<p>Andrew Cohen: Che mondo folle! Sai, è difficile sapere dove siamo davvero diretti, ma quando certe tradizioni parlano degli stadi più elevati dell’evoluzione umana, spesso sembrano fare riferimento a una sorta di assoluta trascendenza e di controllo della forma fisica. Alcune definiscono ciò come il conseguimento del “corpo luminoso”. Le tradizioni yogiche, tibetane e cristiane sono tutte variazioni di questo concetto. Pensi che sia davvero possibile, come affermano alcuni, conseguire attraverso la pratica spirituale quello che viene chiamato “il corpo di luce”, e grazie a ciò avere un tale controllo sul mondo fisico da poter letteralmente governare le proprie cellule?</p>
<p>Ken Wilber: Beh, io penso, come è spesso il caso in queste faccende, che in quello che hai detto ci sia un seme, o molti semi, di verità. Ma penso anche che ancorate a queste cose ci siano inevitabilmente diverse fantasie, speranze, desideri e paure. Da un lato, dietro la nozione di corpo luminoso vi sono alcune cose positive, ma per approfondirle occorrono, per così dire, delle complicate psicologie e ontologie dell’esoterico. Il modo più semplice per affrontare l’argomento è dire che quando il “dharmakaya”, o il vuoto, infonde la “rupakaya”, o la forma, di libertà estatica e gioiosa, quella stessa forma tende ad assumere una qualità trasparente o luminosa. E questa è un’altra variante dell’idea generale della non-dualità: le cose che vengono ritenute “spirituali” e appartenenti a qualche altra dimensione “superiore” possono, in realtà, essere presenti in questo corpo materiale, trasfigurandolo. In questo, sotto molti punti di vista, c’è molta verità, e penso che dobbiamo onorare tale verità. Dall’altro lato, questa nozione è fatta su misura per fantasie egoiche di onnipotenza. E le tradizioni yogiche non ne sono immuni. Cioè, una parte dello yoga era davvero ciò che potremmo chiamare uno yoga “superiore”, ovvero la realizzazione del sé trascendente, come nelle arti marziali, i cui livelli superiori erano spesso infusi delle conoscenze zen sulla non-azione, la spontaneità e la non-mente, da praticare nel mezzo del combattimento. Ma una vasta parte della tradizione yogica, quella “inferiore”, per così dire, era fondamentalmente paura egoica e controllo dei processi naturali. Per cui, esiste davvero l’idea che se sei totalmente illuminato, puoi controllare totalmente il samsara. Ma questo non ha molto senso.</p>
<p>Andrew Cohen: Sai, quando insegnavo a Bodhgaya, in India, ho incontrato molti tibetani, e tutti, quasi senza eccezioni, erano convinti che una persona completamente illuminata era non solo onnipotente e onnisciente, ma anche incapace di soffrire a qualsiasi livello, incluso quello fisico.</p>
<p>Ken Wilber: Esiste uno strano miscuglio tra l’antico ideale della via meramente ascendente del “nirvikalpa” o del nirvana, e l’ideale tantrico della non-dualità. La tendenza classica, sia nei sutra di Patanjali che nella tradizione Theravada, è davvero quella di accedere a tale cessazione immanifesta. E in quello stato è possibile non provare alcun dolore. Letteralmente, non esiste sofferenza. Ancora una volta, è qualcosa di molto simile allo stato di sonno profondo e senza sogni in cui la gente si immerge ogni notte. Non esiste dolore, ego, sofferenza ecc. Tutto ciò è molto affine allo stato nirvanico. E se riesci a fare ciò consapevolmente, puoi fare quello che hanno fatto alcuni monaci vietnamiti: cospargerti di benzina, darti fuoco e non sbattere mai le palpebre. Questo è “nirvikalpa”; non è la non-dualità. La parte spiacevole della realizzazione non-duale è che non diventi meno sensibile al dolore, ma<em> più</em>. Infatti, non puoi evadere nel “nirvikalpa”. In ogni situazione resti un testimone, e quindi noti tutto ciò che accade, momento dopo momento. Ciò vuol dire dolore, sofferenza, ferite ecc. Semmai, percepisci tutto ciò con più intensità, perché non esistono filtri. Non esiste protezione egoica. È impossibile dire: “OK, fine. Dov’è la morfina?”. Quindi, anche questa parte è paradossale, perché il dolore sorge in un mare di estasi, senza andarsene. Per cui, la nozione che l’illuminazione totale sia il controllo egoico delle proprie cellule non funziona, penso!</p>
<p>Andrew Cohen: Sai, nella tradizione dello yoga integrale di Sri Aurobindo, che di sicuro afferma di integrare l’illuminazione e l’evoluzione in un modo che poche vie non-duali hanno tentato precedentemente, sembra che si parli molto di questo genere di cose. Parlano letteralmente dell’«illuminazione delle cellule» come dell’espressione più elevata dell’evoluzione spirituale.</p>
<p>Ken Wilber: Lo so. Pensano che la vera “discesa della supermente” sia una trasfigurazione in un corpo fisico di luce. Francamente, penso che si tratti di un’immagine preliminare dello stadio di non-dualità incarnazionale che sta emergendo, e credo che tra cento o mille anni, esso avrà una forma completamente diversa. Sai, forse vivremo all’interno di fibre ottiche, e tutta la nostra consapevolezza non sarà altro che dei luminosi pezzettini digitali sparpagliati per l’eternità. Non conosciamo quale sarà la sua forma. Penso che questa sia solo un’immagine illuminata di ciò cui un “rupakaya”, trasformato e imbevuto di “dharmakaya”, assomiglierà. Ma è solo una possibilità, e penso che con il progredire dei decenni e dei secoli avremo delle conoscenze molto migliori. Non sono sicuro che avverrà esattamente quello che pensava Sri Aurobindo, ma potrebbe anche essere. Sto solo dicendo che sarebbe interessante vedere cosa si svilupperà davvero nel mondo della forma.</p>
<p>1: Nella filosofia di Sri Aurobindo, la “supermente” indica una forza dinamica e un piano di consapevolezza superiori alla mente che sperimenta l’Unità Assoluta di tutta l’esistenza all’interno della sfera della diversità, e che libera un grande potenziale trasformativo quando discende nel mondo manifesto.</p>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625549/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Integral Psychology : Consciousness, Spirit, Psychology, Therapy. </span><span lang="DE">Shambhala. 2000. ISBN: 1570625549</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570627444/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Sex, ecology, spirituality. </span><span lang="DE">Shambhala. 1995. ISBN: 1570627444</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0835607305/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">The Atman Project: A Transpersonal View of Human Development. Quest Books. 1996. ISBN: 0835607305</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623457/innernet-20"><span lang="EN-GB">Ken Wilber. The Eye of Spirit: An Integral Vision for a World Gone Slightly Mad. </span><span lang="DE">Shambhala. ISBN: 1570623457</span></a><span lang="DE"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570625026/innernet-20"><span lang="DE">Ken Wilber. </span><span lang="EN-GB">Up from Eden : The Atman Project. Shambhala. 1999. ISBN: 1570625026</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929083/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. Enlightenment Is a Secret: Teachings of Liberations. Moksha Press. 1995. ISBN: 1883929083</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/188392930X/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. Living Enlightenment: A Call for Evolution Beyond Ego. Moksha Press. 2002. ISBN: 188392930X</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1883929075/innernet-20"><span lang="EN-GB">Andrew Cohen. My Master Is My Self: The Birth of a Spiritual Teacher. Moksha Press.1995. ISBN: 1883929075</span></a><span lang="EN-GB"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><o:p></o:p></span></p>
<p class="p11"><span class="t4"><span lang="EN-GB">Copyright originale “What is Enlightenment” magazine </span></span><a href="http://www.wie.org/"><span lang="EN-GB">www.wie.org</span></a><span lang="EN-GB"><br />
<span class="t4">Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.</span><br />
</span><span class="t6">Copyright per l&#8217;edizione italiana: Innernet.<o:p></o:p></span></p>
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		<title>L&#8217;evoluzione dell&#8217;illuminazione, parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 12:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrew Cohen - Ken Wilber</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea. Dialogo tra Andrew Cohen e Ken Wilber Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" title="wilber cohen.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/wilber-cohen.jpg" alt="wilber cohen.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, &#8220;guru&#8221; e &#8220;pandit&#8221;, cuore a cuore e mente a mente, per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.<span id="more-399"></span></p>
<p><strong>Dialogo tra Andrew Cohen e Ken Wilber</strong></p>
<p>Andrew Cohen, insegnante spirituale e Ken Wilber, il più noto filosofo integrale del mondo, si incontrano, “guru” e “pandit”, cuore a cuore e mente a mente, per superare i limiti della loro (e nostra) esperienza e comprensione, e per tracciare il profilo di una nuova spiritualità, pienamente contemporanea.</p>
<p>Il termine pandit non è solo una strana pronuncia di “pundit”, parola che in inglese indica i caustici intellettuali dalla battuta pronta che affollano l’etere. Un pandit autentico è uno studioso; non qualcuno che si isola in una torre di avorio, ma una persona profondamente preparata e immersa nella saggezza spirituale. Quindi, stiamo ricorrendo all’antico significato sanscrito di “pandit” e, per quello che conta, di guru, come punto di partenza per un’interazione che ha il potenziale di trascendere e includere (per usare una tipica espressione wilberiana) il vecchio, facendoci entrare in qualcosa di radicalmente nuovo.</p>
<p>Per cui, mentre recuperiamo e trascendiamo gli antichi termini spirituali, proviamo a guardare con occhi nuovi la figura del guru, che in sanscrito vuol dire letteralmente <em>colui che scaccia le tenebre</em>, una persona che insegna la liberazione spirituale grazie alla sua esperienza o realizzazione diretta. Andrew Cohen ha cercato di portare alla luce il senso e il significato dell’illuminazione per la nostra epoca. E Andrew, cosa che qualcuno dei nostri lettori potrebbe ignorare, ha lottato contro l’avversione del mondo postmoderno per l’idea di autorità, abbracciando le esigenze tradizionali del principio del guru e facendosi campione della relazione studente-insegnante come di una “partnership” radicale per l’evoluzione umana. Fieramente indipendente, Andrew sta creando dalla sua esperienza una nuova spiritualità – che egli chiama l’«illuminazione evolutiva» – basata sul misticismo profondo delle tradizioni orientali dell’illuminazione e sulla passione occidentale per il potenziale evolutivo collettivo e individuale dell’umanità.</p>
<p>Ken Wilber dice spesso: “Sono un pandit, non un guru”. La nostra rivista ha già avuto l’onore di pubblicare le sue bellissime e ardenti parole, espressione della saggezza di un pandit autentico che ha infiammato i nostri cuori e affinato le nostre menti, portandoci a riflettere profondamente sulla vita umana in generale e stimolandoci a raggiungere profondità più grandi. Per usare le parole di Ken, “un pandit è un praticante spirituale che ha anche un’inclinazione per l’accademico, lo scolastico o l’intellettuale, e quindi diventa un insegnante del Divino, una persona atta ad articolare e difendere il dharma, un samurai intellettuale”. Vero e proprio guerriero della parola, egli ha scritto più di diciotto volumi (ed è stato tradotto in più di venti lingue) in cui trova espressione la sua “teoria del tutto”, in continua evoluzione. In un’epoca in cui la frammentazione e il relativismo postmoderni portano l’accademia contemporanea pericolosamente vicino al nichilismo, la voce indipendente di Ken chiede a gran voce una sintesi integrale, sana e profondamente spirituale tra i modelli orientali di trascendenza e la filosofia e la psicologia evolutiva occidentali.</p>
<p>Cosa accadrebbe, ci siamo chiesti, se questi due idealisti senza paura e lontani dai compromessi si incontrassero per parlare del futuro di Dio? Quello che è accaduto, come vedrete, è un entusiasmante esempio dell’alchimia che può avere luogo grazie a un dialogo aperto e autentico. Andrew e Ken – il guru del terzo millennio e il pandit del ventunesimo secolo – in bilico tra passato e futuro, cavalcano la nuova onda spirituale interrogandosi sull’evoluzione dell’illuminazione stessa.</p>
<p>Andrew Cohen: Non ho mai avuto un interesse particolare per l’evoluzione. All’inizio, dopo il mio risveglio nel 1986, insegnavo nello stesso modo in cui il mio insegnante aveva insegnato a me. Questa era la mia esperienza: che tutto era semplicemente così come era. Non c’era nessun posto dove andare e niente da fare. In quell’insegnamento, tutto quello che occorreva fare era comprendere questo. Inizio e fine della storia. In realtà, all’epoca ero tanto sicuro di questo insegnamento che mettevo seriamente in dubbio qualsiasi dottrina che implicasse il tempo, il futuro o il divenire. Diffidavo anche di ogni insegnante che dicesse di fare qualcosa che implicasse il futuro, il tempo e il divenire.</p>
<p>Dopo un po’, tuttavia, ho cominciato a notare che nonostante il fatto che molti miei studenti avessero avuto esperienze di risveglio molto potenti, nella maggior parte dei casi si perdevano ancora, a volte, nel narcisismo, nell’avidità e in ossessioni nevrotiche. Erano smarriti in impulsi meschini e profondamente condizionati.</p>
<p>Quindi, ho cominciato a fare sempre più attenzione al bisogno di <em>trasformare</em> veramente l’essere umano. Trasformarlo affinché diventasse un’espressione vivente del vuoto e della purezza di motivi che si scoprono nell’esperienza spirituale. Per cui, ho gradualmente cominciato a mettere più attenzione sullo sviluppo della capacità di personificare e manifestare quella bellezza, perfezione e integrità <em>in quanto</em> costituenti la nostra umanità, piuttosto che sulla sola esperienza estatica del puro Essere.</p>
<p>Dunque, questo è stato l’inizio. Poi, dopo qualche anno, nel mio insegnamento è cominciato a emergere qualcosa di nuovo. E la prima volta che ne sono diventato consapevole è stato quando ho cominciato a tenere ritiri in India. Una mattina, mentre tenevo un discorso, qualcosa è semplicemente esploso in me. Non sapevo da dove venisse. Una passione sfrenata è sgorgata spontaneamente da me, chiedendo che questo miracolo, questo mistero al di là del tempo si manifestasse in questo stesso mondo come <em>noi stessi.</em> Essa ha scioccato e ispirato molte persone, e ha scioccato e ispirato anche me. Ciò è avvenuto più di dieci anni fa.</p>
<p>E col tempo, ho cominciato a comprendere sempre di più che questa passione è in realtà una passione per qualcosa di più che la semplice illuminazione nel senso tradizionale od orientale, che vuol dire un’elevazione verticale, l’uscita dalla ruota del divenire e l’assoluta trascendenza di questo mondo, senza lasciare tracce. Ciò che enfatizzo, oggi, è radicalmente diverso. Adesso lo scopo, per quanto possa sembrare audace, è non solo trascendere il mondo, ma trasformarlo, diventare un agente dello stesso impulso evolutivo. Di fatto, nell’arrendere il proprio ego a questo, ci si sente letteralmente inondati da un’energia luminosa e divina, oltre che da una passione per la trasformazione del mondo e dell’universo intero per una causa che non ha nulla a che fare con se stessi.</p>
<p>Questo cambiamento di atteggiamento, molti anni fa, è stato anche uno dei motivi per cui mi sono allontanato dal mio insegnante. Ogni volta che egli mi sentiva dire che c’era qualcos’altro da fare oltre a uscire dalla ruota del divenire e semplicemente ESSERE, pensava che stavo corrompendo e alterando i suoi insegnamenti. Quindi, a un certo punto, ho concluso che dovevano esserci diversi <em>tipi</em> di illuminazione, diversi tipi di risveglio, che di fatto portavano a risultati diversi.</p>
<p>Alla fine, ho cominciato a chiamare questo insegnamento <em>illuminazione evolutiva o illuminazione evolutiva impersonale</em>. In tale insegnamento, l’enfasi non è solo sulla realizzazione del vuoto e del puro Essere, ma anche sul bisogno di diventare un essere umano radicalmente e profondamente trasformato, in grado di manifestare nel mondo il nostro potenziale evolutivo più elevato. In precedenza non mi ero mai imbattuto in qualcosa del genere. Solo recentemente, grazie alle inchieste del nostro giornale, ho conosciuto gli insegnamenti di Sri Aurobindo e Teilhard de Chardin, nei quali ho cominciato ad avvertire un’eco della mia passione: la passione per l’illuminazione evolutiva, per il risveglio alla verità di ciò che siamo, avendo poi il coraggio di permetterci di sperimentare l’urgenza che la rende manifesta in questo mondo con tutto il nostro essere.</p>
<p>Per cui, volevo cominciare la mia conversazione con te da questa domanda: cos’è l’illuminazione? Penso che sia una questione importante, perché oggi moltissime persone si interessano alla spiritualità. E credo, strano a dirsi, che la nozione tradizionale di illuminazione non sia adeguata ai bisogni del mondo in evoluzione nel quale viviamo.</p>
<p>Ken Wilber: Sono fondamentalmente d’accordo con tutto ciò che hai detto; ho solo una prospettiva diversa, ovviamente, su alcuni punti. Hai accennato a molti concetti importantissimi. Forse potremmo cominciare dall’ultimo, quello sui diversi tipi di illuminazione. All’inizio, questa potrebbe sembrare un’idea strana, perché l’illuminazione è evidentemente onnicomprensiva, eterna, onnipervasiva, immutevole, atemporale ecc., ed è difficile immaginare due modalità diverse di una qualsiasi di queste qualità. Ma in realtà, anche nella tradizione si trovano almeno due concezioni fondamentali e molto diverse dell’illuminazione. Una era prevalente durante il periodo assiale, all’incirca dal 2000 a.C. al 100 d.C. Probabilmente, essa ha trovato la sua espressione migliore nella prima tradizione buddista, quella Theravada, soprattutto nel concetto di nirvana o “nirvikalpa”, che di base indica l’immersione in una dimensione senza forma, dove non esistono manifestazioni e non sorgono oggetti. È uno stato di consapevolezza profondamente libero dal mutamento, il tempo, lo spazio, l’io e l’inquietudine. L’analogia classica, per coloro che non hanno avuto tale esperienza, è il sonno profondo senza sogni. Entri in uno stato di consapevolezza priva di forma. Tale stato di nirvana veniva ritenuto la forma più elevata di realizzazione e si pensava che fosse totalmente separato dal samsara. Il mondo del vuoto era completamente distinto da quello della forma. Il vuoto era trascendente e privo di tempo, mentre la forma era temporale: sofferenza, dolore, illusione ecc. E lo scopo, senza dubbio, era uscire dal samsara, “dalla ruota”, per accedere al nirvana.</p>
<p>Penso che la vera rivoluzione spirituale sia avvenuta intorno a quell’epoca, grazie in particolare al genio di Nagarjuna, in oriente, e di Plotino, in occidente. Quello fu l’importante passo in avanti verso ciò che potremmo chiamare <em>l’illuminazione o la realizzazione</em> <em>non-duale</em>, che è una comprensione profonda del nirvana, o del vuoto, dell’eterno e del trascendente. Ma è anche un’unione, perché è una realizzazione sposata all’intero mondo della forma, al mondo del samsara. Per cui, l’idea delle tradizioni non-duali non era che accedevi a uno stato di cessazione privo di manifestazioni e di forme, ma che quell’assenza di forme o quel vuoto erano una cosa sola con tutte le forme esistenti, momento dopo momento. E quello stato non-duale, o “sahaj”, era, in un certo senso, sia il fondamento del voto del bodhisattva sia l’inizio delle tradizioni tantriche. L’idea era che il mondo del samsara e del nirvana dovevano in qualche modo procedere mano nella mano; altrimenti, il tuo essere non era davvero pieno, completo o, se preferisci, integro.</p>
<p>Quindi, è ancora vero che il “dharmakaya”, o il vuoto, o la dimensione perfettamente priva di forma non rientrano nel flusso del tempo. Ma, d’altro canto, questa è solo mezza verità. L’altra metà è che il flusso del tempo, il mutamento, l’evoluzione, lo svolgimento, la trasformazione esistono. E la chiave autentica di questa discussione, penso, è comprendere che l’unico modo per realizzare permanentemente e completamente il vuoto è trasformare, evolvere o sviluppare il tuo veicolo nel mondo della forma. I veicoli che vogliono realizzare il vuoto devono essere adeguati al compito. Questo significa che vanno sviluppati; devono essere trasformati e resi idonei alla realizzazione spirituale. Questo significa che il trascendente e l’immanente devono, per così dire, insaporirsi l’uno dell’altro.</p>
<p>Andrew Cohen: Nel veicolo?</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente.</p>
<p>Andrew Cohen: Quindi, stai affermando che il veicolo va perfezionato.</p>
<p>Ken Wilber: Sì. Talvolta, quello che accade è che le persone si immergono, per così dire, nel vuoto. Sperimentano una realizzazione radicale di questa consapevolezza infinita e priva di confini che è la loro identità. Ma in seguito, come stavi dicendo, la realizzazione si affievolisce e le persone ritornano nello stesso veicolo egoico. Sono lo stesso io contratto, e non sanno cosa è successo. Tuttavia, non vogliono cominciare una pratica autentica o fare sforzi per rendere il loro veicolo capace di trattenere quella realizzazione in modo più pieno e duraturo. Questa è una disgrazia perché in quel caso, come hai detto, essi si stanno separando dal mondo del tempo, rifiutandosi di entrare in esso e di fare ciò che è necessario per diventare un veicolo trasparente dell’eterno.</p>
<p>La cosa più bella di una realizzazione integrale o non-duale è che fondamentalmente dobbiamo lavorare su entrambe le dimensioni. Dobbiamo affinare la nostra capacità, in un certo senso, di realizzare completamente il vuoto, momento per momento. Ma è il vuoto di tutte le forme quello che sorge momento per momento. Quindi, dobbiamo abbracciare radicalmente il mondo del samsara, come il veicolo e l’espressione del nirvana stesso. Sfortunatamente, penso che hai ragione anche quando affermi che la maggior parte delle scuole non è all’altezza di ciò.</p>
<p>La gente tende a sbagliare da una parte o dall’altra dell’equazione. O si immerge totalmente nel samsara e nel dominio sensorio-motorio (la natura è spirito, qualsiasi oggetto manifesto viene interpretato come spirito ecc.), o si immerge nella dimensione senza forma della cessazione. Ma io penso che ciò che interessa a noi – di certo, ciò di cui tu e io stiamo parlando – è una realizzazione che includa <em>sia </em>il vuoto <em>sia </em>la forma. E lasciami aggiungere che l’evoluzione accade nel mondo della forma, non in quello del vuoto. Ciò vuol dire che l’evoluzione è metà dell’equazione. E quindi, se non ti impegni a portare avanti l’evoluzione, non stai realizzando pienamente il vuoto che sei.</p>
<p>Andrew Cohen: Fantastico. Adesso vorrei spingermi oltre. Infatti, nella tua descrizione della concezione non-duale in cui questa distinzione tra nirvana e samsara scompare, in tale interpretazione dell’illuminazione (almeno per quello che posso vedere), l’idea è ancora raggiungere la liberazione da questo mondo, andarsene da qui.</p>
<p>Ken Wilber: Capisco.</p>
<p>Andrew Cohen: OK, quindi sto analizzando la domanda “Che cos’è l’illuminazione” in relazione al mondo del tempo e del divenire. Quello che sto cercando di isolare è ciò che chiamo l’«impulso evolutivo». Come ho detto prima, si tratta di una misteriosa ed estatica compulsione a trasformare il mondo. Ebbene, questa compulsione è diversa, io credo, da quella che viene tradizionalmente associata al voto del bodhisattva. Infatti, almeno secondo me, il bodhisattva è qualcuno che vuole restare indietro il tempo sufficiente a liberare tutti gli esseri senzienti da questo mondo. In altre parole, per aiutarli a uscire da qui. Ma nell’estatico impulso evolutivo di cui sto parlando, la liberazione viene in realtà scoperta attraverso la resa a questo imperativo di evolversi <em>nel </em>mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Non attraverso l’uscita da esso.</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto. In questa interpretazione dell’illuminazione, tutta la consapevolezza e l’energia vengono usate al servizio della creazione stessa, al di là dell’ego. In altre parole, il proprio veicolo va usato per questo grande e impegnativo scopo. E la propria illuminazione, la propria quotidiana liberazione estatica viene scoperta e sperimentata direttamente e consapevolmente solo attraverso una resa profonda e perfetta a tale scopo. Quindi, almeno nel caso ideale, se una cosa del genere è possibile, non restano motivi egoici e si è costantemente infiammati per una causa che possiamo afferrare solo parzialmente, diciamo, perché il suo culmine esiste sempre nel futuro.</p>
<p>Ken Wilber: OK, sì, concordo col senso generale di ciò che stai dicendo, ma vorrei formularlo in un altro modo. Come ho già detto, nelle primitive religioni assiali che enfatizzavano la pura e semplice ascesi, trascendenza e cessazione, avvenne un grande cambiamento. Questo cambiamento (verso le tradizioni non-duali) fu epocale, perché il vuoto non era più separato dalla forma. Come recita il Sutra del cuore, <em>il vuoto non era distinto dalla forma, e la forma non era distinta dal vuoto</em>. Ebbene, questo mutamento, che ha condotto al Mahayana e alla fine al buddismo Vajrayana, fu importante, perché indicava una comprensione profonda che era diversa da quella delle principali religioni esistenti in precedenza. La prima di tali religioni riteneva che il mondo del samsara fosse lo spirito. Questa, fondamentalmente, non è altro che l’immersione nella pura e semplice manifestazione della pura e semplice natura. Poi venne il periodo assiale, che diceva: “No, il trascendente è la sola realtà spirituale. L’unica realtà è ciò che è ascensionale, al di là del tempo”. Ma il non-duale diceva: “Aspettate un attimo, avete ragione <em>entrambi</em>. Quello che dobbiamo fare è trovare un modo per conciliare le vostre idee”.</p>
<p>Ebbene, l’originale voto del bodhisattva recitava: “Faccio voto di raggiungere l’illuminazione al più presto, per il beneficio di tutti gli altri”. Infatti, come era solito sottolineare Kalu Rinpoche: “Idiota, se rimandi la tua illuminazione, come puoi salvare qualcuno?”. Questo si è evoluto nella concezione tantrica. Entrambi avevano in comune, almeno implicitamente, la nozione che il nirvana e il samsara, il vuoto e la forma, il senza tempo e il mondo del tempo, l’essere e il divenire, erano parte di una realizzazione integrale. Ed entrambe quelle componenti vanno abbracciate. Ora, penso che hai ragione, in un certo senso, quando sostieni che le tradizioni non sono sempre state all’altezza di ciò. E penso anche che esiste un altro significato, o una comprensione più profonda, della realizzazione non-duale, che implica un impulso evolutivo nel mondo della forma in evoluzione.</p>
<p>Andrew Cohen: Sì, questo è ciò di cui sto parlando!</p>
<p>Ken Wilber: E penso che il motivo per cui questo è vero si può trovare in ciò che abbiamo appena detto: un sapiente – diciamo di mille anni fa – poteva avere una profonda realizzazione del “dharmakaya” o del puro vuoto – una profonda realizzazione del “nirvikalpa samadhi” – e poi anche una profonda esperienza di unione con tutte le forme. Per cui, questo sapiente avrebbe avuto una realizzazione tanto del vuoto <em>quanto</em> del mondo della forma, comprendendo che essi erano intrinsecamente la stessa cosa. Sorgono momento dopo momento come il vuoto di tutte le forme che stanno nascendo estaticamente. Ciononostante, quel sapiente perfettamente illuminato, nel senso “sahaj”, nel senso non-duale, poteva essere tutt’uno solo con il mondo della forma esistente al suo tempo. E in quel mondo della forma non esistevano le conoscenze che oggi abbiamo riguardo lo stesso mondo della forma.</p>
<p>Andrew Cohen: Vuoi dire riguardo l’evoluzione?</p>
<p>Ken Wilber: In particolare, riguardo l’evoluzione: la sua natura esatta, cosa significa davvero, cosa accadrà nel mondo della forma. Nel mondo della forma stiamo osservando una tendenza innegabile verso livelli di differenziazione, integrazione, complessità e unificazione sempre maggiori. E questa è una comprensione profonda, perché vuol dire che il nostro veicolo nel mondo della forma sta diventando più trasparente ai processi che sono nel mondo della forma. Ciò cambia tutto. Non importa quanto profondamente fosse illuminata una persona mille anni fa: il mondo della forma non includeva quella comprensione. Quindi, <em>essa</em> non faceva parte della loro realizzazione, anche se la loro realizzazione del vuoto era completa esattamente quanto può esserlo la nostra oggi, poiché il vuoto è il vuoto, non cambia, non ha parti in movimento ecc. Quindi, non stiamo togliendo nulla al sapiente che ha vissuto mille anni fa. Tuttavia, abbiamo una cosa in più rispetto lui: noi siamo vivi<em> adesso</em>. E tra mille anni, la gente guarderà il<em> nostro</em> mondo della forma e riderà istericamente per quanto eravamo idioti. Ma, nel frattempo, dobbiamo continuare a incorporare in <em>questo </em>mondo della forma il vuoto radicale, e il risultato è, sì, un tipo di vuoto evolutivo. Oppure di “illuminazione evolutiva”, sicuro.</p>
<p>Andrew Cohen: E in questa illuminazione evolutiva, l’elemento importante, almeno a mio parere, è arrendersi a una compulsione illuminata a partecipare con tutto il cuore al processo evolutivo, <em>per il bene dell’evoluzione stessa</em>. L’illuminazione evolutiva è tutta qua. Non si tratta semplicemente di conseguire la liberazione o la personale trascendenza di questo mondo.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, sono d’accordo.</p>
<p>Andrew Cohen: Ed è questo cambiamento di accento ciò che in realtà sto evidenziando. È questo cambiamento che in ultima analisi è importante, secondo me, per definire l’illuminazione nella nostra epoca. Infatti, oggi tantissime persone si chiedono che cos’è e cosa significa l’illuminazione, ma nel novanta per cento dei casi (se non di più) si sentono rispondere che essa è la trascendenza, la trascendenza <em>individuale</em>. E anche se di solito questa risposta è accompagnata da un’esortazione all’altruismo e alla compassione, non siamo quasi mai di fronte a quella sbrigliata passione rivoluzionaria per la trasformazione totale del mondo, che sorge nel cuore spirituale quando quest’ultimo viene <em>davvero</em> liberato dal mondo. Cioè, molto spesso l’illuminazione è una sorta di strano miscuglio tiepido, composto da antiche nozioni sull’illuminazione e da idee emotive di stampo “new age” sulla compassione. Di certo, essa non viene dall’autentico fuoco della liberazione.</p>
<p>Ken Wilber: Abbiamo anche uno stranissimo miscuglio di questi tre fondamentali orientamenti religiosi. Uno è l’immersione pagana nel samsara; un altro è la fuga idealista e trascendentale nel mondo della cessazione immanifesta; e il terzo è una sorta di non-dualismo che include i due precedenti. E la realizzazione non-duale, nel mondo di oggi, assume necessariamente la forma della non-dualità evolutiva. Talvolta, la gente è infastidita dalla nozione di evoluzione. Pensa: “Tutte queste fesserie sugli stadi evolutivi, non ci credo. Si creano gerarchie, emarginazione. Non mi piace”. Oppure, se la persona è incline alla spiritualità, pensa ciò che pensava il tuo insegnante, cioè che qualsiasi discussione sul mondo del tempo dimostra che non hai davvero compreso l’Essere, o l’eterno. È strano, ma la tua realizzazione non-duale viene giudicata inferiore rispetto a uno di questi stati fratturati.</p>
<p>Andrew Cohen: Oh, certo.</p>
<p>Ken Wilber: Il che è davvero bizzarro! Ma in ogni caso è comprensibile che la gente rimanga un po’ turbata dalla nozione di stadi evolutivi, o di cose che devono elevarsi sempre di più.</p>
<p>Andrew Cohen: Perché, Dio non voglia, forse loro devono andare ancora avanti, forse c’è qualcosa da<em> fare </em>qui!</p>
<p>Ken Wilber: Naturalmente, io non affermerei mai qualcosa di così cattivo… Ma questa è certamente una delle ragioni per cui le persone sono turbate dall’evoluzione. Comunque, penso che quando entriamo in una discussione davvero profonda sulla differenza tra gli <em>stati</em> e gli <em>stadi</em> di consapevolezza, potremo riuscire a comprendere meglio alcuni di questi argomenti.</p>
<p>Andrew Cohen: Questo avviene perché, come hai detto, l’evoluzione graduale verso <em>stadi</em> più elevati di sviluppo della consapevolezza è indispensabile per riuscire a sostenere e interpretare accuratamente l’esperienza degli <em>stati</em> più elevati di consapevolezza?</p>
<p>Ken Wilber: Sì, esattamente. Una delle ragioni per cui le persone accettano con difficoltà la nozione degli stadi o dello sviluppo evolutivo è il fatto che loro stesse hanno sperimentato <em>stati</em> molto profondi di consapevolezza, che talvolta sono di natura non-duale. E quindi non credono all’idea che devi in qualche modo evolverti di stadio in stadio per accedere al non-duale. Ma non è questo ciò che stiamo dicendo. Il non-duale, o il puro vuoto stesso, è lo stato onnipresente di ogni singolo stadio dello sviluppo. È totalmente presente negli atomi, nelle carote, nei cani, nei bambini, negli adulti ecc. Persino i bambini più piccoli possono avere uno stato alterato temporaneo di natura sottile, causale o non-duale, per la semplice ragione che tutti gli esseri umani conoscono la veglia, il sogno e il sonno profondo. Vedi, i tre<em> stati</em> principali di consapevolezza (veglia, sogno e sonno) corrispondono alle tre grandi<em> dimensioni</em> dell’essere (grossolana, sottile e causale). Nello stato di veglia, sei consapevole della dimensione grossolana; quando sogni, di quella sottile; nel sonno profondo, di quella causale. Il non-duale è quel testimone onnipresente che esiste attraverso <em>tutti</em> i mutevoli stati. Per cui, tutti gli esseri umani hanno a loro disposizione, ventiquattro ore al giorno, stati grossolani, sottili e causali. Essi hanno a disposizione ventiquattro ore al giorno anche il fondamento non-duale e onnipresente. Quindi chiunque, in qualsiasi stadio dello sviluppo, può sperimentare uno stato alterato di realtà grossolane, sottili, causali o non-duali. Ma affinché tali stati temporanei diventino <em>tratti</em> permanenti, occorre evolversi attraverso gli stadi di purificazione del veicolo, nella dimensione della forma, in modo che esso possa estaticamente, continuamente e permanentemente abbracciare questi stati più elevati.</p>
<p>Andrew Cohen: È qui che la gente incontra delle difficoltà. Infatti, come hai ben spiegato in <em>Boomeritis</em>, l’ego, l’io narcisista, vuole essere lasciato solo, vuole violentemente essere lasciato solo, e resiste aggressivamente all’idea di non essere già perfetto e di dover cambiare.</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente. E la semplice risposta a queste persone è: “Ottimo. Se pensi davvero di essere già illuminato, sono felice per te. Se non vuoi perfezionare il tuo veicolo attraverso le trasformazioni evolutive, perché sei già estaticamente una cosa sola con il divino ventiquattro ore al giorno, sono contento per te. Ma se non è così, apri gli occhi!”.</p>
<p>Andrew Cohen: E saresti d’accordo nel sostenere che, grazie a tale purificazione del veicolo, si forma gradualmente, per così dire, un senso profondo del dovere o un’estatica compulsione a dare tutto il nostro cuore e la nostra energia al processo evolutivo, in modo che lo splendore liberato della nostra natura assoluta emerga come <em>noi stessi</em>, in questo mondo?</p>
<p>Ken Wilber: Assolutamente. Può essere detto molto semplicemente; ovviamente è qualcosa di molto difficile da mettere in pratica. Ma la regola fondamentale è: “riposando sul vuoto, abbraccia l’intero mondo della forma”. E il mondo della forma è in evoluzione, in sviluppo, in maturazione. Quindi, riposando sul vuoto estatico, abbraccia estaticamente e “spingi” il mondo della forma, come se fosse un dovere.</p>
<p>Andrew Cohen: Giusto, “spingi”. Questa è la parte importante.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, assolutamente.</p>
<p>Andrew Cohen: Infatti, in relazione alla domanda sul significato dell’illuminazione, l’idea di “spingere” il mondo della forma, o l’inerzia del mondo, verso l’illuminazione, è una cosa che molte persone trovano troppo impegnativa e persino antitetica alla propria idea di “spiritualità”.</p>
<p>Ken Wilber: Di nuovo, posso capire alcune esitazioni e difficoltà in proposito. Ma penso che dobbiamo semplicemente guardare la realtà in modo molto più profondo. Osserviamo i vari tipi di stati a nostra disposizione; in particolare, osserviamo gli ultimi trenta anni, durante i quali questa generazione ha fatto molti esperimenti attraverso vie e pratiche diverse, e vediamo quali sono stati i risultati. Penso che oggi stiamo arrivando a comprendere che è necessaria una sorta di pratica integrale, ovvero una pratica che sottolinei tanto l’immanenza dello spirito, in termini di manifestazione presente, quanto la sua natura trascendente. Una pratica che sia, in un certo senso, la loro misteriosa unione: il non-duale. Ed <em>è </em>misteriosa: si tratta di una storia d’amore. È una storia d’amore tra Shiva e Shakti. Come tutte le storie d’amore, non capisci mai cosa sta avvenendo, ma il tuo cuore è immerso nel mistero. Il mistero è che sei radicalmente l’unica cosa che esiste in tutto l’universo, ciononostante queste forme stanno sorgendo dentro di te. E le forme più dense non sono altro, per così dire, che il tuo piede sinistro più lento. Ma devi spingere la tua stessa “densità” nel mondo manifesto per riuscire a penetrarlo con la consapevolezza che eternamente sei. È questa parte in cui si “spinge”… Se le persone non riescono a impegnarsi davvero in essa, ho paura che restano semplicemente bloccate in stati di mera quiete o cessazione, o di mera immersione nelle manifestazioni sensorie.</p>
<p>Andrew Cohen: Non pensi che in ultima analisi questo sia il motivo per cui siamo qui: liberarci da un’identità meramente relativa e da qualsiasi attaccamento a una prospettiva non illuminata, per poterci impegnare nel processo della vita nel modo più perfetto possibile?</p>
<p>Ken Wilber: Esatto, concordo pienamente. Voglio aggiungere che, come sai, l’unica possibilità di espressione che abbiamo individualmente passa attraverso questo particolare veicolo individuale a nostra disposizione. Ecco il motivo per cui vuoi migliorarlo!</p>
<p>Andrew Cohen: È vero. E la cosa emozionante è che, come dico spesso alle persone, quando si comprende questo, avviene una rivelazione estatica. Si scopre che <em>l’essere esattamente ciò che già si è </em>– non soltanto l’io eterno, ma anche la personalità incarnata e individuata, con tutto il suo retroterra storico e culturale – è il veicolo <em>perfetto</em> per quell’impegno totale. E in tale riconoscimento si sperimenta una liberazione estatica da tutte le vecchie preoccupazioni nevrotiche incentrate sull’io.</p>
<p>Ken Wilber: Penso che sia giustissimo. Una delle ragioni per cui alcuni insegnanti spirituali sembrano non comprendere cosa significhi “spingere” il mondo, è il fatto che tale spinta arriva sull’altro lato della grande liberazione. Tale radicale libertà esiste già con la realizzazione del vuoto che pervade ogni forma. Quindi, stai spingendo il mondo non perché senti che manca qualcosa, ma per un senso del <em>dovere.</em></p>
<p>Andrew Cohen: Esattamente! E per estasi, amore e compulsione.</p>
<p>Ken Wilber: Proprio così. Se qualcuno dice le cose hai appena detto, la gente pensa che ti manca qualcosa. Non hai ancora realizzato…</p>
<p>Andrew Cohen: …o forse non sto accettando le cose così come sono. Forse ho dei desideri personali.</p>
<p>Ken Wilber: O forse non si sono ancora spinti in profondità nella non-dualità incarnazionale.</p>
<p>Andrew Cohen: “Non-dualità incarnazionale”: giusto. Ecco cos’è esattamente l’illuminazione evolutiva!</p>
<p>Ken Wilber: Passando alla pratica concreta, tu (come chiunque altro) sai benissimo che non si tratta di esercizi del tipo “one-step, two-step” (<em>passo uno, passo due</em>). In realtà, è qualcosa di molto caotico e disordinato. Alle volte sei immerso paganamente nel samsara, in altre occasioni sei assorbito nella non-esistenza Theravada. E altre volte ancora scopri le tue cellule misteriosamente, miracolosamente innamorate del vuoto e della forma allo stesso tempo. Che la tua evoluzione avvenga verso l’alto o verso il basso, per così dire, va sempre bene.</p>
<p>Andrew Cohen: Finché dura. E hai ragione: l’emersione estatica è qualcosa di caotico e spesso doloroso.</p>
<p>Ken Wilber: Sì, molto.</p>
<p>Andrew Cohen: Altrettanto si può dire dell’evoluzione materiale, organica. Tutto è molto caotico, come nell’evoluzione spirituale. Anche se, in ultima analisi, si tratta di un evento estatico.</p>
<p>Ken Wilber: Esattamente.</p>
<p>Fine prima parte.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per l&#8217;edizione italiana: Innernet.</p>
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