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	<title>Innernet &#187; elezioni</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Elezioni: la scomparsa dei simboli</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 10:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Fusi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Margherita. Arcobaleno. Fiamma (tricolore). Sole (che ride). Rosa (nel pugno). Rosa (bianca). Grilli. Falce e martello. Ulivo (a dir la verità quest&#8217;ultimo non è sparito, ma rimpicciolito). Dal nuovo Parlamento sono scomparsi quasi tutti i simboli della natura (e del lavoro). Quercia, edera e garofano erano scomparsi da tempo. Svaniti anche florilegi brevi e stagionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/elezioni1.jpg" title="elezioni1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/elezioni1.thumbnail.jpg" style="width: 115px; height: 128px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="elezioni1.jpg" align="left" height="128" hspace="6" width="115" /></a></p>
<p>Margherita. Arcobaleno. Fiamma (tricolore). Sole (che ride). Rosa (nel pugno). Rosa (bianca). Grilli. Falce e martello. Ulivo (a dir la verità quest&#8217;ultimo non è sparito, ma rimpicciolito). Dal nuovo Parlamento sono scomparsi quasi tutti i simboli della natura (e del lavoro). Quercia, edera e garofano erano scomparsi da tempo. Svaniti anche florilegi brevi e stagionali di qualche tempo fa:  asinelli e coccinelle.</p>
<p>Le ultime elezioni nazionali italiane si possono esaminare anche da un punto di vista non politico, ma dei simboli. Che sono importanti chiavi di comprensione di ciò che ci muove. Quali simboli sono restati nel luogo che dovrebbe rappresentare gli italiani e il loro volere, il Parlamento?</p>
<p>Simboli veri e propri, solo tre: un guerriero medievale con lo spadone levato, uno scudo crociato e due gabbiani, l&#8217;uno che vola verso destra, l&#8217;altro verso sinistra. Il ramoscello d&#8217;ulivo, dicevamo, è diventato un bonsai, inglobato da un logo che ha i colori della bandiera italiana e il cognome del candidato. Poi c&#8217;è il simbolo del vincitore, che è un semplice logo, anch&#8217;esso con tanto di nome del candidato presidente. E basta.</p>
<p>Insomma, visto che i simboli sono un potente mezzo per esprimere e muovere l&#8217;immaginario, ai nostri occhi di meditatori adusi a ragionare sui simboli e utilizzarli nelle nostre riflessioni come traccia di ciò che risuona negli animi ne risulterebbe che:<span id="more-891"></span></p>
<p>- siamo un paese in guerra</p>
<p>- siamo un paese di mare e cielo</p>
<p>- qui non si lavora; si svolazza, si combatte o si sceglie il capo</p>
<p>- siamo un popolo libero</p>
<p>- ci si vorrebbe muovere per la bandiera, ma senza entusiasmo (visti i risultati del partito neonato che s&#8217;è dipinto di tricolore).</p>
<p>Al di là dunque dei risultati politici, senza entrare nel merito, e restando all&#8217;ambito simbolico, sembra che gli italiani non abbiano più:</p>
<p>- varietà, biodiversità</p>
<p>- entusiasmo e fede</p>
<p>- volontà e capacità di identificarsi con le forze naturali</p>
<p>- volontà di lavorare e di occuparsi della dignità del lavoro.</p>
<p>Quello che invece resta:</p>
<p>- voglia di chiudersi e difendersi, con elmo, cotta, spada e scudo</p>
<p>- voglia di evadere, magari guardando i gabbiani dalle rive dei nostri mari</p>
<p>- voglia di seguire un capo.</p>
<p><em>Per l&#8217;ecologia della mente, è come fosse passata una ruspa semplificatrice.</em> Non un buon segno. Certo, all&#8217;estero ci sono buoni esempi di democrazie che funzionano con due, tre partiti al massimo.</p>
<p>Ma quello che si legge nell&#8217;impoverimento dei simboli va al di là di tali pur corretti ragionamenti. Sembra che la fonte di ispirazione di un paese noto per la sua varietà e immaginazione si sia improvvisamente prosciugata. Del resto, io che sono da sempre attento all&#8217;ambiente, all&#8217;ecologia e alla qualità del vivere, che non corrisponde con il trionfo della patria e dell&#8217;economia, mi sento un poco straniero in Italia. Come trenta anni fa, quando ad occuparsene erano quattro gatti, nessuno in parlamento. Non che mi avessero entusiasmato gli sbarchi parlamentari e ministeriali dei verdi o degli alternativi d&#8217;altri colori, ma ora siamo di nuovo a sentir parlare di centrali nucleari, ponti sugli stretti, Grandi Opere, grattacieli, Alte velocità e quant&#8217;altro.</p>
<p>Le faranno queste cose, simboli di un modo di vedere il mondo tanto più arcaico quanto più s&#8217;illude di essere moderno? Ne abbiamo davvero bisogno? Non avremmo bisogno piuttosto di imparare ad usare le onde, il vento, l&#8217;energia della terra e del sole, come fanno perfino in Danimarca, dove hanno meno sole che nel nostro Mediterraneo? Chi li potrebbe fermare, questi personaggi che delirano di crescita? Che dopo le Elezioni vogliono fare le grandi Erezioni (magari per l&#8217;età che comincia ormai avanzare, le sognano anche di notte)? Mah, l&#8217;Italia è il paese dell&#8217;Alta Improbabilità, altro che alta velocità.</p>
<p>Però sono certo che con questa nuova situazione politica saranno da sudare, di nuovo, e ancora di più forse, anche le minime cose che servono a rendere la vita degna di essere vissuta: acqua, aria, terra pulite.</p>
<p>Un esempio, visto che sto a Milano: l&#8217;Expo a Milano dedicato all&#8217;ambiente, all&#8217;energia, a nutrire il mondo. È il segno che siamo ancora nel mondo dell&#8217;apparire, del fare affari, del costruire, dell&#8217;iperuranio delle idee che in terra diventano solo occasioni di esibizione, non sostanza: in realtà in questa città non si respira, non c&#8217;è verde, non si trova casa, non c&#8217;è modo di guadagnarsi la vita in modo decente, c&#8217;è molta gente, impiegati e pensionati, che ravana nelle cassette della frutta e verdura buttata via al mercato per poter mangiare.</p>
<p>Di verde in Italia restano le camicie di un movimento che è la reazione uguale e contraria alla globalizzazione: chiusura e paura; sentimenti che hanno un loro senso, e bisogna accettarlo e comprenderlo, ma se questi sentimenti si fermano lì, restano un&#8217;occasione persa. Non si trasformano in positivo, in un&#8217;occasione, come può avvenire per ogni problema. Ritrovare il genius loci, lo spirito del luogo in cui si vive e si affondano le radici, e con esso un&#8217;identità, non dovrebbe essere il contrario dell&#8217;aprirsi, ma il suo complementare.</p>
<p>Ma evidentemente c&#8217;era bisogno di questo, perché una sinistra ancora mezza-mezza, catto-comunista, con spruzzate miste uguali e contrarie di ultraconservatori papisti e radicali, rispettabile nei suoi sforzi quanto disorientata, aprisse un poco gli occhi. E perché tanti leaderini che hanno costruito le loro carriere su necessità reali del paese, ecologia, uguaglianza, diritti, lavoro; o che hanno coltivato la nostalgia per tempi in cui non c&#8217;era bisogno di pensare perché pensava a tutto una persona sola, venissero infine riportati alle loro dimensioni originarie.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, visto che siamo un paese difficilmente governabile se non da un Capo con la maiuscola, per via della nostra educazione quasi nulla all&#8217;autostima e all&#8217;indipendenza dello spirito, è emerso quello che più di metà del paese cerca sempre quando ha paura: qualcuno che sappia convincere con furbizia e sfrontatezza, in piazza o in televisione, che siamo un popolo capace di tutto, basta che crediamo in Lui.</p>
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		<title>L&#8217;&#8221;azienda&#8221; Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 09:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia ha scelto la via feudale, con tanto di signore, condottiero e padrone assoluto. Il colpo di coda dell&#8217;Italia feudale, che siano i feudi territoriali del nord, delle cosche, o degli interessi delle grandi e piccole caste, e di conseguenza l&#8217;intolleranza verso chi non sta entro le mura del feudo territoriale o dentro lo spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia ha scelto la via feudale, con tanto di signore, condottiero e padrone assoluto. Il <a href="http://www.innernet.it/il-colpo-di-coda-dell%e2%80%99italia-feudale/" target="_blank">colpo di coda dell&#8217;Italia feudale</a>, che siano i feudi territoriali del nord, delle cosche,  o degli interessi delle grandi e piccole caste, e di conseguenza l&#8217;intolleranza verso chi non sta entro le mura del feudo territoriale o dentro lo  spazio mentale, hanno prevalso, questa volta perlomeno senza ipocrisie.</p>
<p>Il malessere economico dell&#8217;Italia sommati alla cattiva gestione decennale dell&#8217;immigrazione, alla manipolazione sistematica dell&#8217;informazione e a una scarsa capacità di leggere la realtà in modo autonomo (e di leggere in generale, privilegiando l&#8217;ipnosi televisiva), hanno fatto ritornare gli italiani alle vecchie certezze e al bisogno di delineare confini netti per ritrovare la propria identità. E&#8217; plausibile che sia nei percorsi individuali che in quelli collettivi ci siano momenti in cui si necessita di ritrovare le proprie radici. Questo può essere un processo sano per ripartire dall&#8217;essenza primaria che ha dato forma ad una personalità o una nazione.</p>
<p>Ma questo ritorno ha il sapore della disperazione di chi ha perso di vista il centro della propria autentica essenza e si affida a chi gli promette il riscatto tramite valori non tanto tradizionali del territorio, ma semplicemente intolleranti al diverso da sé oppure si affida a chi promette una crescita economica che sarà non solo irrealizzabile anche per una situazione mondiale di crisi delle risorse, ma la crescita non sarà neppure auspicabile se andrà nella direzione delle clientele, dell&#8217;ingiustizia sociale, della scarsa sensibilità per l&#8217;ambiente e dell&#8217;ipoteca sul futuro che dovrà ripagare la voragine del debito pubblico.</p>
<p>La sindrome di Stoccolma, fenomeno per cui si iniziano ad amare i propri carcerieri, è oramai conclamata.<span id="more-888"></span></p>
<p>Soprattutto, l&#8217;Italia si affida a chi gli promette &#8220;libertà&#8221; dalle tasse e dalle regole sociali, temi sempre affascinanti per una cittadinanza che non ha ancora sviluppato un forte senso della collettività. Si promette una fettina di torta e un occhio chiuso per tutti. Chi non sta alle regole è risultato vincente. Ora fa tana libera tutti, per primi una sessantina di parlamentari &#8220;eletti&#8221; (ma in realtà scelti dai partiti) che avevano guai con la giustizia.</p>
<p>I comunisti non esistono più, quindi sarà difficile dare di nuovo loro la colpa dell&#8217;impossibilità di far risalire l&#8217;Italia dalla crisi. In un pianeta dove le risorse saranno sempre più scarse non basterà strizzare l&#8217;occhio a Putin per garantire all&#8217;Italia le fonti energetiche destinate a scarseggiare dovunque in tempi brevi. Si darà allora la colpa alle regole dell&#8217;unione europea, agli arabi che non vogliono pompare più petrolio, ai cinesi che lo consumano, agli ambientalisti che non hanno voluto le centrali nucleari, ai governi precedenti. Proiettare sugli altri i propri problemi e fomentare odio è un meccanismo nevrotico di difesa sia a livello individuale che politico. Meccanismo che ha da sempre efficacia politica, in particolare in Italia.</p>
<p>Qualcuno ha scritto che verranno oscurati i blog. Non lo credo, i blog producono qualche decina, Innernet qualche centinaio, i più letti qualche migliaio di lettori al giorno. Il nuovo governo può permettersi ampiamente di lasciare i blog dove sono, che sono determinanti quanto lo è una riserva indiana rispetto ai milioni di utenti televisivi. Abbiamo la nostra acqua di fuoco, ci ubriacheremo con le nostre parole, costruiremo siti sempre più efficienti, installeremo tutti i plug-in sui nostri blog, faremo dei distinguo mentali sempre più sofisticati. Nel frattempo loro andranno avanti con messaggi semplici, efficaci, diretti, che fanno leva sulle paure, sull&#8217;avidità, sulla &#8220;crescita&#8221;, sull&#8217;intolleranza, sulle consolidate identità religiose e territoriali. Aspettiamoci comunque un&#8217;ulteriore stretta sulla libertà d&#8217;informazione, che in Italia è già a livello di terzo mondo.</p>
<p>L&#8217;Italia è diventata &#8220;l&#8217;azienda Italia&#8221;, il governo sarà il suo consiglio di amministrazione e i parlamentari gli azionisti a cui rendere conto distribuendo dividendi. Tutti gli altri sono gli elettori, il parco buoi. Il falso in bilancio non è neanche più reato. Una versione moderna del signore feudale con i suoi vassalli, valvassori, valvassini e poi la massa di semi-schiavi costretti a lavorare una vita per ripagarsi dai debiti.</p>
<p>La manipolazione del vero è quanto di più semplice possa avvenire avendo a disposizione grandi media e denaro. Leggevo su New Scientist del 19 gennaio (pag. 46, articolo &#8220;The monster we don&#8217;t see&#8221; di Dan Hind) che nella campagna di guerra psicologica che precedette l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq gli sforzi andavano nella direzione di convincere gli americani che Saddam Hussein era coinvolto negli attacchi dell&#8217;11 settembre.</p>
<p>Mentre nell&#8217;immediato seguito degli attentati dell&#8217;11 settembre solo il 3% degli americani menzionava l&#8217;Iraq come responsabile, nel marzo 2003, poco prima l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, il 52% degli americani riteneva che il governo americano avesse delle prove di un collegamento tra Al-Qaida e Saddam. Nel 2006, il 90% delle truppe in Iraq credeva che la guerra era conseguenza del ruolo di Saddam nell&#8217;11 settembre.</p>
<p>Negli ultimi anni mi sono più preoccupato di cercare la mia verità e di rendermi cosciente di come la mia stessa mente la manipoli, piuttosto che preoccuparmi della manipolazione del vero da parte dei politici e dei media. Come per molti altri lettori di Innernet, ho seguito un percorso di consapevolezza che ha portato alla scomoda posizione di evidenziare i miei lati egoici ed involuti, i miei condizionamenti mentali meccanici, le mie avversioni intolleranti. Lo stesso processo mi ha portato anche a sentirmi più libero da questi, più vero verso me stesso e verso gli altri e ad accettare i diversi aspetti della mia persona. Questo processo interiore di ricerca del vero è ancora in corso, non mi definisco certo illuminato e non ho neppure un tale obiettivo.</p>
<p>Per un certo tempo mi sono quindi occupato più del mio personale rapporto col vero che del falso presente nella società. Ma ad un certo punto sento che il processo di manipolazione della realtà e di accettazione di questa da parte di una grossa fetta della popolazione produce un&#8217;atmosfera (potremmo chiamarlo campo energetico) dove l&#8217;aria diventa pesante per tutti.</p>
<p>Quando in una famiglia viene sistematicamente negato il vero, si creano delle nevrosi e dei condizionamenti che vengono ripetuti di generazione in generazione. Sia nelle famiglie che nella società c&#8217;è chi si adatta alla mancanza di vero ritagliandosi un proprio spazio dove possa agire indisturbato, e chi invece non può vendere la sua coscienza in cambio di piccoli privilegi. In questo caso non può che lottare o andarsene alla ricerca di una situazione dove la sua anima possa fiorire.</p>
<p>Nella scala dei valori della maggior parte degli italiani il vero non è in cima alla classifica. Ma il vero non è nè di destra nè di sinistra, è una responsabilità di ogni essere umano che abbia una coscienza e una dignità e ogni manipolazione di questo non si potrà che riversare pesantemente sullo sviluppo dell&#8217;anima di una nazione. L&#8217;occultamento del vero riguardo alle stragi e al caso Moro per fare alcuni esempi, rimangono tutt&#8217;ora come inquietanti buchi neri nella consapevolezza di un&#8217;intera nazione.</p>
<p>Forse questa fase per l&#8217;Italia è l&#8217;entrata in una nuova lunga notte dell&#8217;anima, dopo quelle del fascismo, della strategia della tensione e poi del terrorismo, segnale di una democrazia tutt&#8217;altro che matura, analogamente ad un&#8217;adolescenza prolungata che esprime posizioni estreme prima di individuarsi ed assestarsi nella sua personalità.</p>
<p>Come Italiano ho tutta la nostra storia nella mia psiche, anche quella che non ho vissuto personalmente per ragioni anagrafiche. I condizionamenti collettivi sono tanto incisivi quanto quelli personali nello sviluppo della coscienza di un individuo. Ho assistito da bambino alla strategia della tensione e poi al terrorismo da adolescente.</p>
<p>Guardando gli eventi da un&#8217;ottica spirituale più ampia dei risultati elettorali sono ben cosciente che tutto ciò che avviene ha un senso ed è necessario per il percorso di un individuo e di una nazione. Si può solo accettare cio che è. Ma su un piano più umano, con la coscienza di cittadino adulto, sono scioccato e combattuto tra l&#8217;andarmene da un paese che allontana ulteriormente i valori umani e sociali a cui tengo o nel dare il mio apporto per la trasformazione della coscienza con il rischio di diventare un Don Chisciotte, sprecando solo risorse interiori. Ma alla fine, la direzione verrà data come sempre da una consapevolezza più grande delle mie considerazioni mentali.</p>
<p>Mentre stavo pubblicando questo articolo, <a href="http://www.enzodifrennablog.it/dblog/" target="_blank">Enzo Di Frenna</a> ha risposto ad un mio commento sul suo blog, con il titolo &#8220;<a href="http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=161" target="_blank">La televisione è un potere spirituale</a>&#8220;. Enzo opera con passione e generosità per la trasformazione dell&#8217;informazione in Italia. Personalmente ritengo che il mezzo sia il messaggio ed ho dei dubbi sulle possibilità di incidere sulle coscienze con un mezzo televisivo su Internet, seppur con contenuti diversi e che parte dal basso. Ma di questi tempi non mi sento di fare troppo lo schizzinoso e do il benvenuto ad ogni apporto che parte da buone intenzioni.</p>
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		<title>Il colpo di coda dell’Italia feudale</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 05:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca De Biase in un suo articolo del 16 marzo riflette sull&#8217;Italia: Ho l&#8217;impressione che la nostra società si stia sviluppando in una direzione almeno bizzarra. Una fortissima accelerazione modernizzatrice resta minoritaria, mentre una maggioranza appare intrisa di una sorta di ritorno al feudalesimo, con molti notabili che controllano il loro territorio e governano i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/escher-ascending-and-descending.jpg" title="Escher Ascending and Descending"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/escher-ascending-and-descending.jpg" style="width: 180px; height: 239px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="Escher Ascending and Descending" align="left" height="239" hspace="6" width="180" /></a><a href="http://blog.debiase.com/2008/03/16.html" target="_blank">Luca De Biase</a> in un suo articolo del 16 marzo riflette sull&#8217;Italia:</p>
<blockquote><p>Ho l&#8217;impressione che la nostra società si stia sviluppando in una direzione almeno bizzarra. Una fortissima accelerazione modernizzatrice resta minoritaria, mentre una maggioranza appare intrisa di una sorta di ritorno al feudalesimo, con molti notabili che controllano il loro territorio e governano i loro piccoli popoli possedendone il presente e il futuro.</p></blockquote>
<p>Lo spunto mi ha fatto riflettere a mia volta e con tempi lenti ho provato a capire cosa sia successo in Italia dal punto di vista dell&#8217;evoluzione della coscienza oltre che sul piano politico o sociale, piani che si riflettono a vicenda.</p>
<p>Ritengo che i processi innescati da Internet e dalla globalizzazione delle idee in generale abbiano avuto un impatto particolarmente difficile per l&#8217;Italia. Le aperture combinate delle tecnologie e della diffusione di idee e culture diverse hanno colto l&#8217;italiano impreparato.</p>
<p>Le sue identificazioni con le origini, il clan, i poteri locali, la famiglia tradizionale e la parrocchia sono state  messe in forte discussione dalle pressioni centrifughe della società globalizzata. La sua appartenenza ai modelli mentali rischia di essere sradicata e, come un bimbo nella fase di individuazione-separazione, quando inizia ad esplorare il mondo ma ancora non ha le risorse per gestire l&#8217;uscita nel mondo in modo autonomo, ritorna velocemente nelle braccia della mamma per essere rassicurato.</p>
<p>L&#8217;italiano feudale che si è avventurato fuori dal suo ambiente mentale si è trovato confuso, senza strumenti interpretativi, sovraccaricato da un flusso di informazioni che non sa gestire. Conosce poco le lingue, legge pochi libri, quando viaggia perlopiù cerca e sta con altri italiani, preferibilmente della sua regione. Le spinte verso il distacco dal proprio ristretto ambito vengono compensate da un arroccarsi su ciò che ha prodotto certezze fino a poco tempo prima.</p>
<p>Il &#8220;noi-diversi-dagli-altri&#8221; diviene il modo per essere rassicurati di nuovo nella propria identità, che sia il noi del Nord o il ritorno alle vecchie &#8220;certezze&#8221; degli integralismi religiosi o ideologici.</p>
<p>E&#8217; il colpo di coda sul piano collettivo, che Giusy ha raccontato su un piano individuale nell&#8217;articolo <a href="http://www.innernet.it/attenti-al-colpo-di-coda/" target="_blank">Attenti al colpo di coda</a>. Se sul piano individuale ad una certa età ci ritroviamo a compiere gli stessi gesti e le forme-pensieri dei nostri genitori, sul piano collettivo ritorniamo a ciò che sentiamo come rassicurante come nazione, paesello, famiglia, religione o anche mamma TV. Finchè l&#8217;italiano rimarrà a casa con la mamma TV che gli racconta come funziona il mondo, non potrà fare il passaggio verso l&#8217;età adulta.</p>
<p>Si assiste quindi a un desiderio di appartenenza e di ritorno alle radici. Tuttavia questo ritorno non viene bilanciato da una complementare espansione verso l&#8217;universale, ma è perlopiù una semplice regressione ad uno stato meno evoluto della società. Il ritorno alla radici ritrovate non feconda il terreno a cui si ritorna con le aperture acquisite da una società multitutto.<span id="more-881"></span></p>
<p>Quando ci si potrebbe liberare dai condizionamenti, il vecchio pur di non morire riemerge e le prova tutte.</p>
<p>Alla base della chiusura verso il nuovo vi è l&#8217;incapacità di identificarsi con la propria natura autentica, in modo integro e allo stesso tempo flessibile per accogliere il nuovo senza rimanere destabilizzati nel proprio centro. Quanto più la nostra personalità è stata condizionata dalla famiglia e dalla società, tanto più sarà una personalità irreale, contraffatta. Come tale la difenderemo con unghie e denti in quanto l&#8217;unica che abbiamo, fragile e soggetta ad essere messa in discussione da messaggi contrapposti. Ma senza questa personalità, pur se finta, ci troveremmo nel panico, quindi si mette in atto un irrigidimento sul piano mentale.</p>
<p>Viceversa, se la nostra personalità è stata costruita dalla consapevolezza di noi stessi, avremo più capacità di accogliere il nuovo. Il nuovo potrà essere integrato in un contenitore infinito che consentirà di far entrare ogni cosa senza attaccarsi ad essa.</p>
<p>Kevin Kelly in uno dei suoi ultimi articoli parla della crisi dell&#8217;identità degli esseri umani causata dall&#8217;incessante sviluppo tecnologico, che ho riportato in questo <a href="http://www.innernet.it/tecnologia-e-identita/" target="_blank">articolo</a>.</p>
<p>Il rimbalzo verso il vecchio assume aspetti che appaiono addirittura irreali, come scrive <a href="http://www.beppegrillo.it/2008/03/ricomincio_da_c.html" target="_blank">Beppe Grillo</a>, che in modo tragicomico non riesce a spiegare ad un italo-australiano che ritorna in Italia dopo 40 anni la presenza di Mike Buongiorno, Fede, Vespa, Andreotti, Pannella nonchè il Mago Zurlì. Come possiamo accettare questo ritorno assurdo che sembra il flashback di un brutto trip se non comprenderlo come un atto di panico collettivo verso il nuovo? Non basta accusare le televisioni, milioni di italiani sono spettatori.</p>
<p>I politici vivono della nostra attenzione. In nessun altro posto al mondo i media dedicano tanta attenzione ai politici come in Italia e in nessun altro luogo i cittadini offrono tanto tempo per seguire le loro infinite polemiche. Anche il mondo dei blog non è immune da questo, gli aggregatori mostrano i temi legati al dibattito politico in testa alle classifiche.</p>
<p>Per quanto vi sia una parte dell&#8217;Italia che si oppone a tutto questo, la maggioranza accetta lo status quo come inevitabile. Magari è rassegnata alla corruzione ma cerca opportunisticamente di portare a casa la sua fettina di torta. Tanto, lo fanno tutti. I personaggi di Alberto Sordi fanno scuola. I politici danno l&#8217;esempio.</p>
<p>Le caste non sono solo quelle dei politici e dei media. Fosse così semplice, sarebbero stati cacciati da tempo. Le caste sono anche quelle di ogni professione che ha raccolto nel tempo i propri piccoli o grandi privilegi. Il governo di centrodestra, liberista solo a parole, non ha attuato alcuna liberalizzazione, mentre il governo di centrosinistra è stato un po&#8217; più coraggioso ma ha rischiato grosso con i tassisti, figuriamoci se avesse toccato notai, dentisti, medici, avvocati, psicologi, architetti.</p>
<p>Un solo esempio tra i tanti: l&#8217;agopuntura e altre medicine naturali sono regolate dal 1939 in Germania nel quadro dello statuto di &#8220;Heilpraktiker&#8221; (Naturopati) e molti altri paesi europei consentono la pratica ai non-medici dopo una opportuna formazione. Non in Italia, dove addirittura una pressione sull&#8217;addome è considerata atto medico, rendendo in teoria illegale anche un massaggio shiatsu.</p>
<p>Nessun settore è disposto ad aprire il proprio territorio in favore della collettività. Tutti si tengono attaccati alla poltrona. Anche una vecchia sedia va bene, al limite una tazza del cesso, ma che nessuno gliela tolga da sotto al sedere! Questo stato produce staticità, nonché&#8230; stipsi.</p>
<p>In assenza di fiducia di poter essere riconosciuto con dignità dalla società, oltre ai professionisti, qualsiasi piccolo gruppo di appartenenza cerca di arroccarsi ai propri privilegi. Quindi ricorre a stratagemmi e raccomandazioni, che poi diventano voti, quindi privilegi. Ed ecco il formarsi di un&#8217;altra casta.</p>
<p>Oramai la relazione tra politica e cittadini è come una relazione di coppia disfunzionale, dove carnefice e vittima sono in realtà complici e hanno bisogno l&#8217;uno dell&#8217;altro. La vittima si lamenta ma alla fine non sa, non vuole e non può uscire dalla relazione. Come in una coppia, quando viene osservata dall&#8217;esterno dai conoscenti, diviene evidente che la relazione è malata, ma da dentro non riescono a riconoscerlo. Analogamente, per un osservatore straniero la situazione italiana è chiaramente aberrante, a partire dal monopolio dell&#8217;informazione e dall&#8217;unione di potere economico, politico e mediatico in una singola persona.</p>
<p>Come avviene spesso in una relazione carnefice-vittima, ogni tanto avviene uno scambio di ruoli. In questo caso i politici vengono messi alla ghigliottina e il popolo gode dello spettacolo. Ma, come l&#8217;Idra dalle tante teste, qualsiasi testa venga tagliata, subito ne rinascono due.</p>
<p>A qualcuno poi viene la brillante idea di diventare a sua volta politico e il cerchio si chiude. L&#8217;abusato inizia ad abusare come nella migliore tradizione psicoanalitica. Non ho la minima idea su come l&#8217;Italia potrebbe uscire da questo circolo vizioso. Nei percorsi personali sono necessari anni di terapie e di scelte coraggiose, probabilmente su un piano collettivo dovranno passare intere generazioni a e forse qualche elemento di forte  rottura.</p>
<p>Il rapporto di sfiducia tra cittadini e politici porta a un circolo vizioso. Il politico nella sua opera legislativa crea regole complicate e penalizzanti per assicurarsi che non vi siano scappatoie (si sa, fatta la legge, trovato l&#8217;inganno). Il cittadino cerca le scappatoie, sia per sopravvivenza che per l&#8217;antico vizietto di voler fare il furbo. Le regole si irrigidiscono. Il cittadino è sempre più frustrato.</p>
<p>Fino a pochi anni fa c&#8217;era un tacito patto tra politica e cittadini. I primi avevano una certa libertà di rubare e i secondi di evadere le tasse, di attuare qualche abusivismo edilizio o, per usare un eufemismo, di non ammazzarsi di lavoro in grandi settori come la pubblica amministrazion. Come ad un bambino gli si perdonavano diverse marachelle, deresponsabilizzandolo ogni volta. Al massimo gli si dava qualche tiratina di orecchie con un condono. Il patto tra politica e cittadini ha funzionato finché c&#8217;era grasso che colava per tutti.</p>
<p>Parte del fascino di Berlusconi verso gli italiani è nella promessa di un ritorno ad una vita spensierata con poche regole. Questo non porta ad una democrazia più libera, ma semplicemente più immatura. Vuole rifare il patto con gli italiani dove politica e cittadini non si pestano i piedi a vicenda più di un tanto, patto oramai neanche più tacito dopo le dichiarazioni esplicite sull&#8217;opportunità di evadere le tasse.</p>
<p>La paura del nuovo da parte del collettivo e le condizioni di estrema frammentazione delle identificazioni tradizionali rigurgitano anche una spinta verso l&#8217;autoritarismo, che dà l&#8217;illusione di ridare ordine al caos e di dare sicurezza. L&#8217;autoritarismo si erge a paladino dei cittadini difendendoli da immigrati, musulmani, criminali, e da tutti coloro che non si adattano alle &#8220;regole&#8221;, generando così una paranoica percezione delle differenze e ulteriore chiusura verso il nuovo.</p>
<p>Mentre (i primi esempi che mi arrivano), la Spagna si libera dai condizionamenti cattolici nella società, negli Stati Uniti Obama dà una nuova visione al suo paese e al mondo, la Germania si responsabilizza seriamente sul discorso ambientale e la Turchia stessa procede velocemente verso la modernizzazione, noi arretriamo verso le nostre piccole certezze.</p>
<p>All&#8217;impreparazione verso il nuovo aggiungiamo che l&#8217;Italia è stata per lungo tempo nazione strategica nella Nato ed ha avuto il Partito Comunista più forte dell&#8217;occidente. Questo ha prodotto un intervento massiccio da parte degli USA, tramite i suoi alleati italiani e anche direttamente sul piano mediatico, politico, militare e a livello di intelligence. La pressione e le ingerenze sono state forti e la manipolazione delle informazioni altrettanto, tanto che tutt&#8217;ora ben pochi politici di entrambi gli schieramenti riescono ad alzare la testa nei confronti degli USA. Il dibattito politico si è spesso estremizzato e in tutto questo la verità è stata calpestata da tutti gli attori in causa.</p>
<p>Dalla strategia della tensione alle stragi, ai morti per mafia, al caso Moro, la storia recente dell&#8217;Italia è un blob ripugnante di collusioni tra politici, mafia, servizi segreti deviati, CIA, depistaggi e marciume del più vario che nessuno ha saputo o voluto districare. Chi ci ha provato ha fatto una brutta fine o è stato in qualche modo disinnescato.</p>
<p>Aggiungiamo la presenza del Vaticano che, pur essendo uno stato sovrano, per usare un eufemismo si prende cura in modo particolare del popolo italiano e delle sue scelte. Adesso come negli anni cinquanta, la Chiesa ha un peso sia elettorale che nel condizionamento delle menti e tutt&#8217;ora gode di forti privilegi economici e nell&#8217;istruzione. Questo ci colloca più vicini all&#8217;Arabia Saudita che non a un paese democratico dove la netta separazione tra stato e chiesa e le pari opportunità per qualsiasi culto non dovrebbero neanche più essere oggetto di discussione.</p>
<p>Aggiungiamo infine che l&#8217;Italia invecchia, anagraficamente e mentalmente. Un anziano può accogliere il nuovo solo se è stato abituato a dargli il benvenuto già durante la vita. Le recenti ricerche neuroscientifiche di dicono che il cervello è plastico e può produrre nuovi neuroni in qualunque fase della vita. Ma altre ricerche ci dicono che un cervello rimane attivo solo se viene esercitato di continuo. Ritengo non basti fare le parole crociate, ma è necessaria la plasticità che viene data dall&#8217;osservazione di se stessi. Come scrive <a href="http://www.innernet.it/addomesticare-le-emozioni-distruttive/" target="_blank">Daniel Goleman</a>,</p>
<blockquote><p>Ritengo che le recenti scoperte a favore della neuroplasticità offrano grande speranza. Sono un convinto sostenitore dei cosiddetti programmi scolastici di apprendimento socio-emozionale per bambini. Infatti, se riusciamo a insegnare ai bambini qualità di tutti i giorni come l&#8217;autoconsapevolezza, l&#8217;autocontrollo e l&#8217;empatia &#8211; qualità che aiutano ad affrontare la rabbia, la paura e la depressione e che è possibile insegnare ai bambini con grande facilità &#8211; li aiuteremo a modellare il cervello in modo ottimale per il resto della vita. Noi adulti, invece, abbiamo bisogno di qualche lavoro di correzione. E la meditazione sembra assolvere bene questo compito.</p></blockquote>
<p>Di fronte alla necessità di una visione globale per superare i fondamentalismi e il disastro ambientale, la maggior parte degli italiani torna al feudo. Mi chiedo come potremo allargare la nostra identificazione all&#8217;intera umanità e considerare l&#8217;ambiente con una visione che abbraccia l&#8217;intero pianeta, quando a stento sappiamo pre-occuparci della collettività a noi vicina ma considerata diversa perché non facente parte del nostro piccolo territorio ideologico o territoriale.</p>
<p>In tutto questo c&#8217;è poi un&#8217;Italia più aperta che soffre nel vedere la banalità e la piccolezza di vedute, e non sa bene se incazzarsi, oppure rimboccarsi le maniche e cercare di migliorare le cose, oppure rassegnarsi e farsi i fatti propri o emigrare.</p>
<p>Questa Italia risponde nei modi più variegati ma, inevitabilmente, darà la forma al futuro dell&#8217;Italia perché prima o poi l&#8217;adolescenza passa per tutti.</p>
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