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	<title>Innernet &#187; ego</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:51 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La ricerca di sé e gli inganni dell’io</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 04:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Falzoni Gallerani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se la luna, mentre completa il suo eterno viaggio intorno alla terra, ricevesse il dono dell’autocoscienza, sarebbe certamente convinta di stare viaggiando secondo la propria decisione lungo la sua strada con la forza di una decisione presa una volta per tutte. Allo stesso modo un Essere dotato d’intuizione superiore e una più perfetta intelligenza, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se la luna, mentre completa il suo eterno viaggio intorno alla terra, ricevesse il dono dell’autocoscienza, sarebbe certamente convinta di stare viaggiando secondo la propria decisione lungo la sua strada con la forza di una decisione presa una volta per tutte. Allo stesso modo un Essere dotato d’intuizione superiore e una più perfetta intelligenza, che osservasse l’uomo e le sue azioni, sorriderebbe dell’illusione umana che lo spinge a credere di poter agire secondo il proprio libero arbitrio. (Albert Einstein)</p>
<p>Tutti gli esseri animati e inanimati di cui è composto l’universo, che ha la forma di un cerchio ininterrotto, sono permeati dal Brahman che è al di là di questi. M&#8217;inchino a questa suprema realtà. OM (Skanda Purana)</p>
<p>Il significato del termine religioso è: riunire tutte le proprie energie per comprendere la natura del pensiero, riconoscerne i limiti e andare oltre. (J. Krishnamurti)</p></blockquote>
<p>Immaginate che l&#8217;oceano sia la vita, e che i singoli individui siano le onde. Allo stesso modo in cui l&#8217;uomo s&#8217;identifica con la personalità, la mente e il corpo come qualcosa di separato dalla vita e dal cosmo, immaginiamo che l&#8217;onda sia dotata di autocoscienza e percepisca se stessa come individualità separata dall&#8217;oceano. Percependosi come onda si rende conto della propria piccolezza rispetto all&#8217;immenso oceano e attraverso la riflessione sarà spinta prima o poi a confrontarsi con il problema della morte.</p>
<p>Lo spazio che la separa dalla costa finirà nel tempo, perché il suo moto tende inesorabilmente verso la riva che rappresenta la sua fine ineluttabile. Sa che un giorno andrà a sfracellarsi contro la scogliera, dopo di che sarà risucchiata dalla risacca che distruggerà la sua forma e la farà scomparire nell&#8217;ignoto, oppure si dovrà dissolvere in una morte prematura prima ancor di aver raggiunto la riva, per una bonaccia inaspettata.<span id="more-1391"></span></p>
<p>Dal terrore del <em>non essere</em>, sono nate meravigliose fantasie compensatorie di vita eterna, di resurrezione e va sempre molto di moda la reincarnazione<em>. </em></p>
<p><em>&#8220;Dato che in questa vita sono stata un&#8217;onda qualunque non ammirata da alcuno, nella prossima vita verranno a fare i surf su di me e finirò in televisione</em>&#8220;, dice l&#8217;ondella frustrata.  Una dice:<em> &#8220;Spero che le onde morte dall&#8217;aldilà m&#8217;inviino qualche messaggio che sia di guida al mio cammino&#8221;</em>. Un&#8217;altra onda crede che se si sforzerà abbastanza a lungo nella pratica della meditazione potrà fermare i continui <em>alti e bassi</em> del suo vivere e forse persino raggiungere l&#8217;immortalità, congelata in un arco perfetto. L&#8217;onda narcisista spera solo che altri la ammirino, e nel suo scrosciare spumoso dopo un&#8217;impennata dovuta al Maestrale, si sente molto brava e crede forse di aver imparato la danza di Shiva (le magie dell&#8217;oceano Indiano).</p>
<p>Un&#8217;altra si preoccupa tutto il tempo che altre onde non la sovrastino e se qualcuna interferisce con il suo percorso, intralciando il suo fluire negli spazi sconfinati della superficie marina si arrabbia molto. Un&#8217;altra intuisce che la sua origine appartiene a qualcosa di più grande e immagina che se un giorno potrà conoscere il Creatore, diventerà l&#8217;onda altissima che ha sempre sognato essere, come quelle che in Oriente si dice raggiungano altezze vertiginose.</p>
<p>Queste onde meravigliose e antiche, a chi le interroga dicono che vanno così in alto senza alcuno sforzo, e son così grazie all&#8217;oceano (per grazia del Creatore) e non per merito loro. Onde giganti e armoniche che rinascono di anno in anno durante il monsone. L&#8217;onda meschina pensa: &#8220;<em>quelli sono i maestri che dobbiamo imitare e si reincarnano di vita in vita solo per dare insegnamenti, loro non hanno attaccamenti e sono così umili da dire che non sono nessuno, che non fanno nulla</em>&#8220;. Invero non hanno ascoltato né capito il messaggio sempre ripetuto che più o meno è sempre questo: &#8220;<em>non sono io, ma il Padre mio che agisce in me</em>, <em>non sono diversa da voi perché non esiste nessun io, condividiamo la stessa natura, solo il mare esiste, la nostra è un&#8217;apparenza transitoria, la verità immutabile è il mare con il suo immutabile mutamento, arrenditi alla volontà del cielo, ecc.&#8221;. </em>Ma nessuno comprende, anzi tutti continuano a tessere miti sui poteri miracolosi delle onde dell&#8217;oceano indiano.</p>
<p>Le onde meno narcisiste, rare di questi tempi, invece di farsi prendere dalla competizione con le loro simili, cercheranno di dirigere i loro sforzi alla ricerca dell&#8217;anima, a una serenità stabile che liberi dai continui <em>alti e bassi </em>della vita.</p>
<p>L&#8217;onda più matura intuisce la profondità dell&#8217;oceano, ma immagina, suggestionata dalle illusioni che popolano la superficie chiassosa delle acque inquinate da superstizioni e fantasie di onnipotenza, che quando avrà trovato la propria anima potrà diventare un&#8217;onda che ha un&#8217;alta cresta e nessuna valle, con un grande potere di controllare il destino e realizzare i desideri</p>
<p>Ogni sforzo di diventare un&#8217;onda più saggia ed equilibrata si dimostra frustrante perché le maree, i venti e i terremoti sono forze incontrollabili. Ed è chiaro, soprattutto, che un&#8217;onda che abbia una cresta e non una valle non esisterà mai.</p>
<p>Gli improvvisi uragani che la innalzano verso il cielo non dipendono dal numero di mantra che l&#8217;onda ha recitato durante il suo passaggio sulla <em>superficie</em> dell&#8217;Oceano Indiano, né le deprimenti bonacce sono punizioni per i suoi atti impuri.</p>
<p>Onde più intelligenti capiscono che la soluzione consiste nella riunione del loro ego individuale con il Sé (il mare), ma anche lo sforzo in questa direzione conduce inutili fatiche sino a che l&#8217;onda <em>identifica il suo destino mortale con la vita</em>. A questo punto alcune onde giungono a pensare che forse era meglio vivere come fanno quelle onde che non cercano alcuna liberazione, forse meglio vivere alla giornata, tanto che cos&#8217;è la vita? Non ha alcun senso, si muore e tutto finisce… arraffa quel che puoi, sottometti le onde più piccole e c&#8217;è sempre qualcuno più piccolo da dominare, goditela fin che puoi.</p>
<p>L&#8217;onda che ha preso una piega spirituale non può tornare indietro, sente che c&#8217;è in lei stessa qualcosa di più grande e intuisce profondità abissali. Dopo aver tentato a lungo e invano di trovare un proprio sè stabile, quando comprende che non ci può essere una cresta senza una valle, né alcun metodo efficace per tirarsi su nei momenti di bonaccia, libera da queste illusioni a un tratto ricorda come un&#8217;eco lontana che, tanto tempo prima, al momento del suo nascere, si sentiva oceano. Allora non aveva un io e una storia, la vita scorreva attimo per attimo, spontaneamente, ma poi questa sensazione è scomparsa nello <em>sforzo </em>di creare un personaggio secondo gli ideali delle onde che l&#8217;avevano generata e di quelle che la circondavano.</p>
<p>Il cammino spirituale che gli avevano suggerito i numerosi gruppi di onde New Age, consisteva nel mettere in pratica degli stratagemmi mentali per trovare l&#8217;amore e vincere la paura. Si diceva che onde sagge avevano tramandato queste conoscenze in secoli lontani, ma che la fonte originaria fosse il Creatore stesso e oggi finalmente queste informazioni erano state riscoperte da autori di bestseller.</p>
<p>Stratagemmi che purtroppo si mostravano, alla prova dei fatti, del tutto inefficaci e che, alla luce di un&#8217;analisi più profonda risultavano non essere stati ispirati da Dio (o dal mare), bensì essere solo una versione distorta delle intuizioni dei saggi, diffusa a livello planetario da onde molto spaventate dalla morte e dal confronto con la vita, ansiose di diventare sante (<em>e senza valle</em>). Erano certe che con questi metodi sarebbero state protette, evitato le bonacce, raggiunto l&#8217;illuminazione e che dopo la morte sarebbero rinate in <em>mari felici</em>.</p>
<p>Queste tradizioni erano state tramandate in una forma che ne stravolgeva il messaggio, da onde che offrivano all&#8217;io illusori sostegni per aiutarlo a sfuggire l&#8217;inconcepibile idea di <em>non essere</em>.</p>
<p>Le onde veramente sagge, che riconoscono di essere una cosa sola con il mare, non sentono il bisogno di cambiare nessuno e parlano poco, perché sanno che quando parlano vengono sempre fraintese. Se non lascia l&#8217;identificazione con l&#8217;io separato, l&#8217;onda non può che interpretare ogni cosa da una prospettiva illusoria che distorce anche le più profonde verità.</p>
<p>L&#8217;onda, (l&#8217;uomo) non vuole veder morire l&#8217;illusione dell&#8217;io, seppure sia questa l&#8217;unica via alla <em>vita eterna</em>. Aborrisce la trascendenza di sé che pretende di cercare, vorrebbe liberarsi dalle colpe e dai peccati, ma non dai meriti. Non vuol rinunciare alle proiezioni illusorie che hanno costruito il teatro samsarico della vita; quindi persiste nel conflitto che nasce dal compito impossibile di diventare ciò che non si è, vittima d&#8217;insaziabili desideri di automiglioramento.</p>
<p>Un bel giorno l&#8217;onda riflettendo sull&#8217;inutilità di ogni sforzo si arrende e accetta di essere com&#8217;è. &#8220;<em>Sia</em> <em>come il mare vuole,&#8221; &#8220;Sia fatta la tua volontà&#8221;, &#8220;OM Namah Shivay&#8221;,</em> queste frasi diventano improvvisamente un&#8217;azione interiore e non soltanto uno slogan da ripetere rimanendo ben saldi nel senso di separazione. Di colpo con infinito sollievo scopre che da sempre non c&#8217;era mai stata alcuna separazione tra sé e il mare e che quest&#8217;unione non implica smettere di essere contemporaneamente un&#8217;onda. Riconosce che, se si abbandona alla Vita, la sua vita andrà comunque come deve. Ciò che accade è inevitabile. Una lucidità mentale prima sconosciuta svela l&#8217;inganno dell&#8217;io e pone fine al dualismo, io-mondo, micro e macro, alto e basso, bene e male, che ora coesistono nell&#8217;interdipendenza e non nella contrapposizione. Ecco finalmente la liberazione.</p>
<p>Invero non è cambiato nulla. La cresta e la valle ci sono come prima, né questa consapevolezza innalza la statura dell&#8217;onda. E&#8217; solo la fine del conflitto interiore. Senza alcuno sforzo si è dissolto il problema del divenire, della morte e del tempo. Eterno movimento delle onde, eterni abissi silenziosi e immobili. Misteriose creature abitano in noi e delfini giocano sulle nostre spalle. Tutto è Uno. La vacuità di cui parla il Buddha, il Brahman degli Hindù, lo Spirito Santo dei cristiani, l&#8217;impensabile vuoto quanto-meccanico dei fisici, che il pensiero e la fantasia non possono neppure sfiorare, permea la realtà apparente.</p>
<p>Il piccolo io si identifica con l&#8217;onda, il grande io con il mare, quando l&#8217;io scompare, scompare sia l&#8217;onda sia l&#8217;oceano. Ciò che rimane è lo <em>stato naturale,</em> prima di cadere nel sogno del pensiero da cui deriva l&#8217;illusione dello spazio e del tempo..</p>
<blockquote><p>Quando si hanno solo sensazioni, percezioni e impulsi, il mondo è arcaico. Quando aggiungi la capacità di formare immagini e simboli, il mondo appare magico. Quando aggiungi concetti regole e ruoli il mondo diventa mitico. Quando emergono capacità riflessive formali, il mondo appare razionale. Con il pensiero sintetico integrato si vede il mondo esistenziale. Quando il sottile emerge, il mondo diventa divino. Quando emerge il causale l’io diventa divino. Quando emerge il non duale, il mondo e l’io sono realizzati come lo Spirito uno.(Ken Wilber)</p>
<p>Lo scopo principale della psicoterapia non è quello di portare il paziente a un impossibile stato di felicità, bensì di insegnargli a raggiungere stabilità e pazienza filosofica nel sopportare il dolore. Il compimento e la pienezza della vita richiedono equilibrio tra gioia e dolore. Spesso dietro la nevrosi si nasconde tutto il dolore naturale e necessario che non siamo disposti a tollerare. (C.G. Jung)</p>
<p>La coscienza in te e la coscienza in me, apparentemente due, sono in realtà una sola, cercano l’unità e questo è amore. Il tuo maestro supremo è il tuo &#8220;sé&#8221;. Il maestro esteriore è solo una pietra miliare. E&#8217; solo il tuo maestro interiore che ti accompagnerà alla meta, perché egli stesso è la meta. (Nisargadatta Maharaj)</p></blockquote>
<p><em> </em></p>
<blockquote><p>Il modo in cui noi umani siamo,<br />
è una casa per gli ospiti.<br />
Ogni mattino un nuovo arrivo.</p>
<p>Una gioia, una depressione, una cattiveria,<br />
una momentanea consapevolezza<br />
viene come un ospite inatteso.</p>
<p>Dai loro il benvenuto, ed intrattienili tutti.<br />
Anche se sono una folla di dolori<br />
che violentemente spazzano via<br />
tutti i mobili della tua casa.</p>
<p>Tratta ugualmente ogni ospite con onore.<br />
Forse ti sta ripulendo per prepararti<br />
a qualche nuova delizia.</p>
<p>Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia.<br />
Incontrali sulla porta ridendo<br />
ed invitali a entrare.</p>
<p>Sii grato a chiunque venga<br />
perché ciascun ospite ti è stato mandato<br />
come guida dall&#8217;al di là. (Rumi)</p></blockquote>
<p>I siti del dott. Filippo Falzoni Gallerani: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.filippofalzoni.com/">www.filippofalzoni.com<br />
</a></span></p>
<p><a href="http://www.rebirthing-italia.com/">www.rebirthing-italia.com</a></p>
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		<title>Il battito dell&#8217;assoluto di Osho, recensione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 22:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Osho]]></category>
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		<description><![CDATA[Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”. La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/osho-il-battito-dellassoluto.jpg" alt="Osho. Il battito dell’assoluto.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Le Upanishad sono la parte finale dei Veda, le antiche sacre scritture indiane. Si dice che le Upanishad contengano l&#8217;essenza più pura degli insegnamenti. Uno dei significati di Upanishad è “insegnamenti segreti”.</p>
<p>La Ishavasya Upanishad riprende la sua originaria vitalità nei commenti di Osho, trascritti da discorsi tenuti durante un intenso campo di meditazione durato dieci giorni. Il maestro incoraggiava circa quattrocento ricercatori a sperimentare dal vivo gli stati dell&#8217;essere accessibili alla coscienza. L&#8217;anno era il 1971 e vi erano ancora pochissimi occidentali tra i partecipanti.</p>
<p>Le Upanishad non rappresentano una filosofia espressa in termini sistematici. Sono invece le descrizioni della natura della Realtà a partire dallo stato di illuminazione. A differenza del metodo scientifico occidentale, che procede per logica e induzione nella scoperta del vero, il metodo orientale parte dalle rivelazioni. Come commenta Osho, “La verità non si forma né si costruisce attraverso la nostra ricerca; questa la conduce semplicemente entro la sfera della nostra esperienza: essa è, in sé, sempre presente. La via del ragionamento indiano, quindi, dichiara all&#8217;inizio le conclusioni e in seguito discute metodo e procedura”. Per questo, il primo sutra</p>
<blockquote><p>Om. Quello è il Tutto, e questo, pure, è il Tutto.<br />
Poiché solo il Tutto nasce dal Tutto,<br />
e anche se il Tutto viene sottratto al Tutto,<br />
ecco, ciò che rimane è il Tutto.<br />
Om. Pace, pace, pace.</p></blockquote>
<p>è anche l&#8217;ultimo, “con il quale si afferma tutto ciò che sia mai possibile esprimere.” Per comprendere tali affermazioni, afferma Osho, contrarie ad ogni logica,<span id="more-513"></span> dobbiamo entrare sul piano dell&#8217;amore:</p>
<blockquote><p>Forse che il tuo amore diminuisce quando lo offri a qualcuno? Sperimenti forse mancanza d&#8217;amore quando lo offri totalmente? No!&#8230; Chi dà il proprio amore totalmente, liberamente, senza condizioni, acquista amore infinito&#8230; Se, dopo aver offerto il vostro amore, sentite che vi manca qualcosa, sappiate che non lo avete affatto sperimentato!&#8230; Tutto ciò che è misurabile è soggetto alla legge della diminuzione. Solo ciò che non è misurabile rimarrà uguale, indipendentemente da quanto gli viene sottratto.</p></blockquote>
<p>Tra le tante gemme presenti ne <em>Il battito dell&#8217;assoluto</em>, Osho traccia un parallelo tra la scienza, la quale, considerando l&#8217;essere umano in modo meccanico, abbatte l&#8217;ego e l&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo. Anche la religione orientale afferma che l&#8217;essere individuale “non esiste” ed è solo una costruzione della mente. Ma mentre la scienza non offre alternative, degradando solo l&#8217;essere umano, le Upanishad da una parte estinguono il piccolo ego ma dall&#8217;altra innalzano l&#8217;uomo alla posizione divina.</p>
<p>Non sorprende dunque che in Occidente vi sia una tale strenua difesa dell&#8217;ego individuale, con tutti i suoi correlati di posizione sociale, riconoscimenti, ideologie, convinzioni. Per la nostra civiltà l&#8217;incontro col vuoto, cercato invece dal mistico come fonte del Tutto, è sinonimo di disfatta totale. L&#8217;uomo occidentale non può fermarsi, non può accettare il silenzio della mente, perché teme di cessare di esistere. Ogni aspetto della vita è architettato affinché possiamo essere intrattenuti in continuazione, mentre ogni desiderio soddisfatto viene rimpiazzato da un ulteriore obiettivo.</p>
<p>Quando lessi <em>Il battito dell&#8217;assoluto </em>la prima volta mi sentii proiettato in una dimensione che al tempo stesso era paradossalmente aliena e familiare. Le comprensioni, le aperture e le intuizioni che mi produsse la lettura furono così significative che mi lasciarono con la frustrazione nell&#8217;essermi avvicinato a tali vette, dove manca quasi l&#8217;aria, tuttavia quasi solamente sull&#8217;importante ma limitato piano intellettuale. Sedotto e abbandonato, <em>Il</em> <em>battito dell&#8217;assoluto</em> mi ha spinto ad esplorare ulteriormente il percorso. Forse è questo lo scopo non dichiarato delle Upanishad.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8875457131">Osho. Il battito dell&#8217;assoluto. Discorsi sull&#8217;Ishavasya Upanishad. ECIG. 1991. 8875457131</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Innernet.</p>
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		<title>Destino e debolezze della spiritualità contemporanea</title>
		<link>http://www.innernet.it/destino-e-debolezze-della-spiritualita-contemporanea/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 09:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[new age]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="mariana caplan.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg" alt="mariana caplan.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la vita spirituale di celebrità come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è data in pasto a un pubblico di fan spiritualmente affamati o di voraci cercatori di pettegolezzi.</p>
<p>La spiritualità non solo ha acquistato molta popolarità, ma è diventata un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni degli insegnanti spirituali e dei guru più famosi si sono arricchiti considerevolmente grazie al commercio della Verità. Tuttavia, restano le domande essenziali: che cos’è la spiritualità? Lo spirito umano si sta davvero evolvendo?</p>
<p>Nella cultura spirituale dell’occidente sta succedendo qualcosa di realmente nuovo o la nostra attrazione per i seminari New Age, lo yoga e la meditazione non sono altro che masturbazioni spirituali? Come possiamo utilizzare il caos e le opportunità che abbiamo di fronte per dare un aiuto significativo all’umanità?</p>
<p>Stando ai media, la spiritualità può essere di tutto: una lezione di yoga in palestra, una lettura astrologica improvvisata o la camminata sul fuoco durante un seminario di fine settimana. I seguaci della New Age ci sollecitano ad accettare tranquillamente un cammino personale e su misura verso il benessere, chiamandolo “verità” e incoronando come “spirituale” tutto ciò che contiene il colore viola, include la parola “meditazione” o ha il ginseng nell’elenco degli ingredienti.</p>
<p>Giardini di pietra Zen sono in vendita negli aeroporti o a <em>Discovery Channel</em>, mentre è possibile comprare per un quarto di dollaro i <em>mala</em>, le collane della preghiera un tempo considerate sacre, nei grandi magazzini. Se non fossero pieni di vuoto, gli antichi Maestri Zen si starebbero certamente rivoltando dentro le loro urne cinerarie! La realtà è che, in aggiunta a tutto ciò che essa già rappresenta, la spiritualità è diventata un capriccio. È un vocabolo familiare, un bene comprato e venduto a caro prezzo, un’identità,<span id="more-460"></span> un club cui appartenere, una fuga immaginaria. Le autorità spirituali fungono da mamma e papà, sono delle icone, dei saggi favolosi, degli amanti proiettati, dei confessori e delle guide che renderanno la nostra vita migliore e più piacevole. Il Dalai Lama viene definito “carino” e “pacifico” –come fosse una stella del cinema – mentre attori come Richard Gere e Steven Segal sono talvolta riveriti come dei modelli esemplari di figure spirituali o addirittura dei <em>tulku</em>.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg" alt="Destino e debolezze 1.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Mettere l’etichetta di “spirituale” a ogni fenomeno o individuo che sia anche solo leggermente straordinario migliora le entrate e aumenta l’autostima, il potere e lo status di persona legata al guru più alla moda o alla tecnica più seguita. Ma ciò crea confusione inutile al ricercatore neofita e sincero, che spesso all’inizio non riesce a distinguere tra un autentico tulku tibetano o un cristalloterapeuta.</p>
<p>Inoltre, buffonate del genere spesso allontanano i profani già scettici e critici, che vedono uomini e donne intelligenti (oltre che dotati di grandi ego) arricchirsi cooptando fantasie di salvezza ultraterrena da parte di individui più deboli; in tal modo, concludono che tutto il mondo della spiritualità manca di intelligenza e spirito critico. Laddove la spiritualità autentica trascende di gran lunga categorie così superficiali, in una cultura moderna priva delle basi per distinguere le sottili differenze tra le varie esperienze e guide spirituali, è spesso difficile comprendere il valore effettivo della “merce” spirituale in vendita.</p>
<p><strong>Svalutare il linguaggio della spiritualità<br />
</strong><br />
Non è necessario essere un linguista per rendersi conto di quanto il vocabolario delle tradizioni sacre sia stato screditato. Una volta che termini come “illuminazione” o “risveglio” sono entrati a far parte del linguaggio comune occidentale, hanno perso inevitabilmente la sacralità del loro significato essenziale. La cultura spirituale popolare non solo finge di comprendere il linguaggio dell’“illuminazione”, della “liberazione” o del “risveglio”, ma presume che i suoi membri concordino sul significato di parole un tempo riservate alle più preziose e sottili realizzazioni del genere umano. Sono parole che i praticanti delle principali tradizioni non osavano sussurrare (e tanto meno presumevano di capire) senza decenni di pratica e studio intensi.</p>
<p>In una cultura in cui la parola “illuminazione” esce dalle nostre labbra tanto facilmente quanto “caffelatte”, è ovvio che il termine abbia perso significato. Alla fine, ciò che la parola “illuminazione” indica non perde né acquista valore; quello che va perduto è il senso di preziosità e fragilità connesse a quelle che restano le possibilità più sacre della coscienza umana.</p>
<p>Se solo potessimo dire, onestamente e senza vergogna: “Pratico la spiritualità come un hobby” o “Desidero una pratica spirituale che mi doni una certa pace mentale, ma senza discipline né impegni” o “Vorrei che la spiritualità sia la mia amante, ma che il comfort e la sicurezza siano mia moglie” o “Voglio essere considerato un uomo o una donna spirituale, perché ciò mi renderà più attraente”; se potessimo semplicemente ammettere: “Sono un seguace della New Age”, “Sono un buddista alla moda”, “Sono un finto hindu”, “Sono un aspirante guru” o “Sono un mistico in erba”; se usassimo definizioni più semplici e dirette, come: “Sono un serio aspirante spirituale”, “Sono un ricercatore dall’interesse moderato” o “Sono un turista spirituale part-time, casuale”…</p>
<p>Ma la nostra tendenza egoica, inconscia e automatica, è elevare le nostre attività ordinarie a qualcosa di spiritualmente significativo. Tuttavia, se ci accontentiamo di falsi, contribuiamo a svalutare il prezzo dei diamanti spirituali; ci basta fare sfoggio di gioielli da bigiotteria. Non è che desideriamo consciamente investire in un bene fraudolento; piuttosto, questa identificazione egoica è quello che si ottiene quando si cerca di vivere una vita spiritualmente significativa all’interno di una cultura occidentale capitalista e psicologicamente ferita.</p>
<p>Se non riusciamo a distinguere chiaramente ciò che vogliamo e per cui siamo disposti a pagare – cosa nella quale la cultura spirituale occidentale nel suo insieme finora ha decisamente fallito –, il risultato è un mix confuso di termini antichi e ruoli contemporanei, la svalutazione della funzione del maestro (o del guru) spirituale autentico e il discredito generale della spiritualità contemporanea. Fare queste nette distinzioni, anche se poco lusinghiere per l’ego, ci permette di riconoscere senza vergogna dove siamo <em>in</em> <em>questo</em> <em>momento</em>. E non c’è bisogno di ricordare come, secondo Ram Dass, “l’essere qui e ora” sia l’unica possibilità per una trasformazione autentica.</p>
<p><strong>La ricerca di esperienze mistiche<br />
</strong><br />
Anche di fronte al fatto, evidente e incontrovertibile, che per la grande maggioranza delle persone la psichedelia e i seminari di un week-end operano ben poche trasformazioni durature (se mai ne operano qualcuna), tutti noi desideriamo ancora qualcosa di forte. Vogliamo l’esperienza, e crediamo ancora che essa voglia dire qualcosa. Forse ora cerchiamo l’Ayahuasca invece dell’LSD, lo pseudo-tantra invece dell’amore libero, le erbe cinesi invece del valium, ma nell’insieme pensiamo ancora che se riusciamo a raggiungere il giusto stato di alterazione, in qualche modo riusciremo a conservarlo, oppure ad avere quella rivelazione finale che ci permetterà di trasformare permanentemente tutte le nostre abitudini negative in quelle di un bodhisattva.</p>
<p>Tuttavia, anche se critico la ricerca di forti esperienze spirituali, riconosco che esistono molte persone che traggono enorme beneficio da esperienze mistiche, che queste ultime provengano dal sesso, dalla droga, dalla meditazione, dallo yoga o dalla musica.</p>
<p>Le esperienze mistiche hanno il loro posto nello sviluppo spirituale, soprattutto in una cultura scettica di tutto ciò che si trova al di fuori del nostro condizionamento cognitivo. Ma, nella maggior parte dei casi, i nostri trionfi spirituali ricadono nella categoria: “Una volta ho avuto un’esperienza”.</p>
<p>Quando le esperienze mistiche diventano la nostra ossessione e cambiamo seminari, insegnanti e tradizioni spirituali alla ricerca della prossima esperienza forte, abbiamo compiuto una lunga deviazione dai bisogni della nostra cultura. Viviamo in una cultura ossessionata dalla chiarezza, ma che svaluta le sottigliezze; infatuata dell’eccesso, ma che disprezza la semplicità; che onora l’egoismo e non apprezza l’altruismo.</p>
<p>La nostra cultura ha un grande bisogno di individui che, contrariamente a ogni aspettativa, vogliano ardentemente rianimare il suolo dell’occidente con l’energia della Verità; individui che desiderino vivere semplicemente, facendo i necessari sacrifici e andando contro la tendenza comune del materialismo spirituale.</p>
<p>È mia convinzione (o un mio desiderio) che stiamo lentamente arrivando alla comprensione del fatto che non esistono scorciatoie alla maturità spirituale. Lo sviluppo spirituale autentico accade dopo anni di disciplina esteriore e interiore, di implacabile onestà con se stessi e di auto-osservazione. Accade permettendosi di sperimentare le gioie e i dolori della vita, in modo tale che alla fine comincerà a emergere una compassione genuina verso gli altri.</p>
<p><strong>Il mito della New Age<br />
</strong><br />
Grazie a Dio – o alla Dea, o a Gaia, o al nome più politicamente corretto utilizzato oggi – stiamo mettendo da parte il mito della New Age, secondo cui siamo una esclusiva progenie di esseri umani selezionati per vivere in questa epoca unica, ricevendo attenzioni e benedizioni speciali. È tempo di superare il narcisismo occidentale secondo cui siamo in qualche modo più speciali di tutti gli altri esseri umani esistiti sul pianeta negli ultimi sei miliardi di anni. Quando a un seminario sento per l’ennesima volta un gruppo proclamare con innocente meraviglia che ci troviamo in una configurazione “unica e speciale”, devo soffocare l’istinto di vomitare.</p>
<p>Sono sempre esistiti profeti e profezie, e chiunque abbia sofferto in questa vita (o in un’altra) desidera fortemente sentirsi speciale e quindi specialmente amato. Postulato numero uno di Psicologia Sociale: si prenda un insieme di esseri umani maltrattati dalle famiglie, dai governi e dalle scuole, troppo distaccati dal corpo e dal cuore per poter donare loro amore autentico, e il risultato sarà un gruppo di uomini che proclamerà di essere speciale, eccezionale ed eterno. Ecco l’Età dell’Acquario.</p>
<p>Se proprio dovessimo distinguere il nostro tempo dalle epoche precedenti, forse faremmo meglio sottolineare il fatto che non siamo mai stati così vicini all’auto-distruzione. Ironicamente, è proprio perché le cose sono messe tanto male che è possibile l’affiorare di un bisogno collettivo di auto-coscienza.</p>
<p>Molti di noi si sono resi conto che siamo motivati più dall’auto-conservazione che dall’altruismo, più dalla paura che dall’amore. Man mano che la minaccia dell’estinzione umana si fa più consistente e le forze dell’avidità, dell’egoismo e dell’ambizione sono più diffuse, emerge un desiderio collettivo di comprendere la follia della situazione presente. Nel contesto della spiritualità occidentale, la spinta complessiva verso la trasformazione appare comprensibilmente più potente nei paesi dove la sofferenza è maggiore. Anche se il desiderio di liberazione nasce dalla volontà di superare il dolore, un’autentica pratica spirituale può trasformare e includere anche delle motivazioni nevrotiche. Se c’è qualcosa di vero nella New Age, penso che abbia a che fare con il bisogno (sempre più pressante) di una soluzione al nostro dolore che sia migliore di una relazione virtuale o delle diete dimagranti; inoltre, godiamo (almeno in alcune occasioni) di un certo margine di libertà, per cui possiamo praticare la nostra ricerca senza venire etichettati come perfide streghe o hippy idealisti.</p>
<p><strong>La sindrome del “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo”<br />
</strong><br />
Sempre più persone, nel mondo occidentale, ritengono che la vita spirituale debba consistere di cose ordinarie. Vivere in una caverna, per un occidentale, è poco pratico; né possiamo risolvere i problemi dell’infanzia o i disturbi sessuali seduti in una grotta nell’emisfero orientale, cercando di trascendere la vita. Come hanno suggerito Jack Kornfeld e altre guide spirituali del nostro tempo, è inutile essere rapiti dall’estasi se non siamo capaci di lavare decentemente il bucato. Ma, per molti di noi, quest’ultimo è il compito più difficile.</p>
<p>Comunque, conformemente alla tendenza della psicologia occidentale verso una mentalità da fast food, abbiamo cominciato a utilizzare adattamenti moderni di insegnamenti antichi, come “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo” (un insegnamento che ci spinge a scoprire la pratica spirituale nella vita di ogni giorno) come alibi per indulgere negli eccessi che preferiamo, senza impegnarci in una vita di seria disciplina spirituale. Pertanto, ogni volta che facciamo il bucato ci convinciamo che stiamo “praticando”; ogni volta che facciamo l’amore che stiamo facendo del tantra; ogni volta che portiamo il bambino a scuola o alla lezione di yoga, che siamo dei genitori consapevoli.</p>
<p>Anche se i maggiori insegnanti del nostro tempo incoraggiano i loro studenti a esercitare la pratica spirituale nel contesto della vita quotidiana – come in effetti dovrebbe essere – questo non vuol dire che ogni cosa, in quest’ultima, sia particolarmente spirituale. Leggere qualcosa sulla consapevolezza, in ufficio, non ci assicura un buon karma solo perché ci siamo fatti vivi al posto di lavoro. La disciplina spirituale riguarda lo stato d’animo, l’attenzione e la presenza che portiamo in ogni attività, ma spesso siamo capaci di mantenere questa concentrazione solo grazie a una disciplina interiore di molti anni. Quando insistiamo a definire tutto ciò che facciamo come “spirituale”, solo perché un insegnante famoso ci ha detto che Dio è nelle piccole cose, siamo ricaduti nella trappola familiare dell’auto-inganno e della letargia spirituale.</p>
<p>Percorrere la via di mezzo vuol dire prendere la nostra vita per quello che è e considerare i suoi eventi come le circostanze della nostra pratica spirituale. La via di mezzo non è la via facile; per gli occidentali attratti dagli estremi, potrebbe essere la più difficile in assoluto. La via di mezzo non è né la castità né la sessualizzazione di tutti e tutto; non si tratta né di una dieta fissa di hamburger e Coca-Cola né di un austero regime macrobiotico; non è né lo stacanovismo delle varie “dotcom” né la fuga dal sistema “perché non ne facciamo parte”. Piuttosto, è il camminare sul filo del rasoio costituito dal mantenere la consapevolezza e l’integrità in una cultura che ci invita a fuggire in una realtà fantastica paradisiaca o infernale.</p>
<p><strong>La questione dell’insegnante spirituale</strong></p>
<p><a title="Destino e debolezze 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg" alt="Destino e debolezze 2.jpg" hspace="6" align="right" /></a>L’argomento dell’insegnante spirituale, o guru, è ricco di insidie e di tesori allo stesso tempo; qui lo affronterò solo da un punto di vista generale. Per approfondire l’argomento, si veda il mio articolo <em>Questioning Authority</em>, in “Parabola”, autunno 2000 e il mio libro <em>Do</em> <em>You Need a Guru</em>? (“Hai bisogno di un guru?”). Molte persone, in occidente, continuano ad avere una comprensione immatura sia del ruolo dell’insegnante spirituale, o guru, sia di se stesse come studenti o discepoli.</p>
<p>Poiché siamo cresciuti in una cultura dove la maggior parte, se non la totalità, dei nostri modelli (i genitori, gli insegnanti, i governanti) sono dominati dall’ignoranza e dall’egoismo, non meraviglia la scarsa fiducia che nutriamo verso le nostre autorità spirituali (né meraviglia il fatto che spesso queste ultime si dimostrano indegne di fiducia, nonostante le migliori intenzioni).</p>
<p>Negli ultimi quaranta anni, abbiamo oscillato tra la prostrazione cieca ai piedi di guru orientali e di maestri Zen, e l’ostinata, totale autonomia da tutti i sistemi tradizionali e le autorità spirituali come fonti di guida. A un estremo, abbiamo uomini e donne asiatici vestiti di tuniche, turbanti e sari, ignari di psicologia occidentale al punto di sfruttare in modo imperdonabile (finanziariamente, sessualmente, psicologicamente e psichicamente), consapevolmente o meno, la nostra debolezza culturale.</p>
<p>Molti di noi, nel nostro disperato bisogno di amore, accettazione ed emancipazione (e in mancanza di elementi per distinguere un insegnante autentico da uno fraudolento), hanno spesso scelto falsi maestri cui si sono relazionati attraverso una serie di proiezioni psicologiche che hanno eliminato le peggiori qualità di questi ultimi. Poi li incolpiamo per essere ciò che li abbiamo aiutati a diventare.</p>
<p>All’altro estremo, siamo così illusi sul nostro potere, tanto ostinati nel voler restare indipendenti in ogni campo e così scettici e timorosi di venire sfruttati un’altra volta da una figura materna o paterna proiettata, da avere completamente eliminato il valore dell’autorità spirituale dalla nostra vita. Pubblichiamo libri sul cammino diretto verso Dio, senza intermediari, o sulla superiorità del guru, del sé e del bambino interiori, in tal modo rassicurandoci sul fatto che possiamo trovare la via verso il cuore dell’universo senza alcun aiuto umano esterno.</p>
<p>Le probabilità del nostro successo sono praticamente uguali a quelle di una segretaria di Wall Street che voglia scalare l’Everest in minigonna e tacchi a spillo, senza una guida. È possibile che ci riesca, ma è molto più verosimile che venga uccisa da una frana e che nessuno senta mai più parlare di lei, o che ritorni a valle dopo il primo chilometro, lamentandosi perché tutte le guide erano troppo patriarcali, oltre che emotivamente e fisicamente violente (a ogni modo, lei si sentiva più adatta allo sci di fondo).</p>
<p>Molti di noi hanno bisogno di un insegnante, però non sappiamo come sceglierlo o come relazionarci a lui/lei in modo maturo, una volta trovatolo/la. Una risposta a questo problema è stata la stesura di un rigido codice etico-morale per gli insegnanti spirituali. Se il ruolo di maestro dell’anima contemplasse un insegnamento ordinario e lineare, non sarebbe una cattiva idea. Ma se pretendiamo che gli individui che dovranno istruirci sui misteri dell’universo debbano agire secondo una morale convenzionale, è come se li stessimo ammanettando, limitandone l’ampiezza dell’insegnamento, oltre che del nostro apprendimento.</p>
<p>Un approccio più maturo al problema è, secondo me, trovare la nostra via per diventare studenti e discepoli adulti; ovvero, sviluppare l’auto-coscienza e l’equilibrio psicologico essenziali per rivolgerci agli insegnanti con le giuste motivazioni. Dobbiamo avere aspettative realistiche e comprendere come la nostra inadeguatezza di studenti abbia una parte significativa nel creare le difficoltà che incontriamo nella relazione insegnante-studente. In tal modo, possiamo apprezzare l’aiuto degli insegnanti nel donare profondità alla nostra anima e chiarezza alla nostra visione, senza idealizzarli né sentirci vittime ogni volta che essi non soddisfano i nostri bisogni spirituali.</p>
<p><strong>Il destino della letteratura spirituale</strong></p>
<p>Se posso insistere nella mia sfuriata ancora un poco, vorrei aggiungere che il mondo della letteratura spirituale, secondo me, sta sprofondando nell’inferno. In ogni sua forma: riviste, libri ecc. Non perché non esista una letteratura spirituale di primo ordine: quest’ultima viene scritta tutti i giorni, ed è caratterizzata da grande fervore e integrità. Ancora una volta, accade che la migliore letteratura non regga la competizione con le alternative false e più appariscenti.</p>
<p>La buona letteratura spesso non arriva nelle librerie di larga diffusione; quando ciò avviene, raramente è messa in bella vista. E così non vende. Gli autori di questo tipo di letteratura non sono quasi mai interessati all’auto-promozione, né gli editori possono permettersi di pubblicizzare libri che parlano di una realtà difficile da accettare. I libri che ci fanno sentire meglio sono, semplicemente, più benvenuti.</p>
<p>Una volta, scrissi una lettera alla direttrice di uno dei più brillanti giornali New Age dell’occidente, suggerendo che la rivista aveva sfacciatamente compromesso l’integrità dei suoi fini capitolando all’ignoranza spirituale del mercato moderno; nel far ciò, mi addentrai nei particolari più truculenti. La direttrice mi telefonò personalmente per dirmi che la mia lettera era la più significativa che avessero ricevuto da molti anni in qua, ma… Il “ma” era che la direzione (ovvero, le persone il cui stipendio dipendeva dalla vendibilità del loro prodotto) non l’avrebbe pubblicata.</p>
<p>La direttrice si scusò, da parte della sua coscienza. Questo accadde un’altra volta con un’altra rivista spirituale, il cui direttore mi disse che la mia lettera era troppo provocatoria, poi con un’altra rivista ancora ecc. Sembra che, da qualche parte, sia stata dichiarata una moratoria a tutte le pubblicazioni che non rafforzino l’ego o non siano sdolcinate.</p>
<p>Non possiamo tralasciare il fatto che i libri spirituali più venduti sono scritti da fondamentalisti cristiani o da venditori professionisti come James Redfield, Jack Canfield e Deepak Chopra, ovvero da persone che hanno un desiderio genuino di fornire un prodotto valido, ma che sono anche – per loro stessa ammissione – uomini d’affari ambiziosi e di successo. Gli scrittori più potenti, o quelli con maggiore desiderio di gloria e ricchezze, vincono. Così funziona il gioco.</p>
<p>Dopo aver frequentato per anni la <em>New Age Book Fair</em> e la <em>BookExpo America</em> – una tra le maggiori fiere del libro al mondo – e aver chiesto agli editori cosa cercassero nei libri spirituali, le mie speranze sono molto più esigue. Una volta ogni tanto, libri come <em>When Things Fall Apart</em> di Pema Chodron si insinuano nelle fessure e diventano best seller. Ma, in generale, la tendenza è verso libri brevi che abbiano poche parole su ogni pagina, con ghiottonerie di saggezza che promettano una felicità senza fine. “La gente non vuole più scendere in profondità”, mi ha detto un direttore di una delle più importanti case editrici del Paese. “E soprattutto”, aggiungono editori e direttori, “per favore, non menzionare la parola ‘guru’: spaventa la gente”. Il mio prossimo libro non avrà successo.</p>
<p><strong>Siamo arrivati da qualche parte?</strong></p>
<p>Penso che finalmente siamo arrivati al punto in cui possiamo comprendere che gran parte di ciò che abbiamo fatto non ha funzionato. Molti di coloro che hanno cominciato negli anni ’60, mettendosi con tutto il cuore alla ricerca dell’illuminazione, della rinuncia e della beatitudine infinita, oggi hanno attraversato almeno un decennio di terapia, sono diventati più umili dopo essersi sposati e aver fatto dei figli (spesso, anche dopo aver divorziato) e forse sono un po’ più saggi. I fanatici dei seminari, dopo aver imparato a trascendere la mente e a distaccarsi dalle nevrosi a ogni fine settimana, adesso (dopo venti anni) si rendono conto che un weekend da 300 euro, anche se forse dona un assaggio dell’illuminazione, non è duraturo. Questo disincanto è una buona cosa.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 3.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif"><img class="alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif" alt="Destino e debolezze 3.gif" hspace="6" width="172" height="117" align="bottom" /></a>La via del disincanto è una delle più potenti e istruttive che possiamo percorrere. È la via della compassione attraverso l’umiltà. Ram Dass ha detto che, quando comprendiamo davvero che la sofferenza è una grazia divina, ci sembra di essere ingannati. Il grande mistico persiano Hafiz ha scritto che la sofferenza e la disperazione fermentano l’anima come pochi ingredienti umani o divini riescono a fare. Solo quando finalmente ammettiamo il nostro fallimento – cioè la nostra disperazione, secondo il linguaggio dei buddisti – diventa possibile qualcosa di autentico e reale.</p>
<p>Quando ci permettiamo di diventare profondamente disillusi dai nostro progressi spirituali (o dalla loro assenza), senza tuttavia rinunciare alla nostra passione per Dio, la Verità o la Vita, forse stiamo arrivando da qualche parte. Le sacre scritture sanscrite ci offrono l’insegnamento del <em>neti neti</em>: “Né questo né quello”. Peliamo strato a strato ciò che è irreale, continuando a scendere sempre più in profondità. Se cominciamo a essere sufficientemente severi con noi stessi per cominciare a vedere ciò che abbiamo sempre rifiutato di considerare; per riconoscere un’altra menzogna che abbiamo creato nella nostra vita; per restare testimoni della natura ingannevole dell’ego e sostenere la nostra bontà essenziale: allora, avremo la forza di morire con dignità a ciò che è irreale, lasciando che il reale si manifesti. Questa è una possibilità straordinaria per l’evoluzione umana.</p>
<p><strong>E ora?</strong></p>
<p>Anche se posso sembrare cinica riguardo il mondo della spiritualità contemporanea, la possibilità che la nostra cultura possa evolvere, dal punto di vista spirituale, dall’infanzia e dall’adolescenza verso la maturità, è qualcosa che mi appassiona totalmente. Se, come praticanti e ricercatori spirituali, creiamo una caricatura sufficientemente potente di noi stessi nella Disneyland spirituale di nostra invenzione, a un certo punto scoppieremo a ridere e cominceremo a porci in una prospettiva più giusta e rispettosa tanto dei nostri difetti quanto della nostra bellezza.</p>
<p>L’universo ci offre una miniera d’oro di risorse interiori ed esteriori: è sufficiente imparare a estrarle. Siamo fortunati a vivere nel mondo occidentale in un’epoca in cui possiamo affermare ciò che ci piace, che sappiamo e che vogliamo scoprire senza venire bruciati sul rogo; in cui basta un volo in aereo per raggiungere alcuni dei più grandi insegnanti (se non addirittura un click su Internet); in cui abbiamo accesso a testi sacri un tempo custoditi dentro templi e piramidi, a disposizione solo di coloro che avevano rinunciato a ogni bene terreno in cambio di un pezzettino dei loro insegnamenti.</p>
<p>Tutto è, letteralmente, a portata di mano; l’unico problema è trovare il coraggio, la forza e l’intelligenza per utilizzare una situazione tanto preziosa quanto precaria. Nessuno può mettersi una mano sulla coscienza e assicurarci che tutto andrà bene; chiunque lo faccia, sta mentendo. Il destino della spiritualità occidentale contemporanea dipende totalmente dalla nostra integrità e responsabilità, in ogni momento e nei semi che piantiamo attraverso l’integrità e l’intelligenza (o attraverso la loro mancanza) della nostra partecipazione al processo.</p>
<p>A prescindere dalla direzione presa da ciascuno di noi, tra le tantissime possibili nel mondo spirituale, è vero che stiamo facendo del nostro meglio e che abbiamo davanti a noi una lunga strada. È davvero una strada senza fine, soprattutto se consideriamo che la cultura spirituale in occidente è appena agli inizi. Così, mentre i mountain-biker della New Age procedono sbandando attraverso i fasti e le luci delle mode spirituali, molti di noi restano indietro nella polvere della loro scia, chiedendosi dove porta tutto ciò, se mai porta da qualche parte.</p>
<p>Mariana Caplan è scrittrice, consulente e assistente per aspiranti scrittori. Vive a San Francisco, Bay Area, dove tiene conferenze al <em>California Institute of Integral Studies</em> (CIIS) e offre seminari basati sulla sua ricerca e i suoi scritti. Gli articoli della Caplan sono apparsi su<em> Kindred Spirit</em>, <em>Parabola </em>e <em>Massage</em> e <em>Bodywork</em>. Tra i suoi libri, ricordiamo: <em>The Way of Failure</em>: <em>Winning Through Losing</em> (<em>La via della sconfitta: Vincere tramite la perdita</em>), <em>Halfway up the Mountain: the Error of Premature Claims to Enlightenment (A metà strada verso la montagna: l’errore di dichiararsi illuminati prematuramente), Untouched: the Need for Genuine Affection in an Impersonal World (Intoccabile: il bisogno di affetto autentico inmondo impersonale) , e Do You Need a Guru? Understanding the Student-Teacher Relationship in an Era of False Prophets (Hai bisogno di un Guru? Comprendere la relazione maestro-studente in un’era di falsi profeti).</em></p>
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Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623449/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Pema Chodron. When Things Fall Apart. Shambhala Publications. 2000. ISBN: 1570623449</a></p>
<p>Copyright originale Helen Dwight Reid Educational Foundation. Pubblicato originalmente su “ReVision” magazine volume 24 n.2, fall 2001, pg. 51, edito da Heldref Publications, 1319 Eighteenth St., NW, Washington, DC 20036-1802 <a href="http://www.heldref.org/html/rev.html" target="_blank">http://www.heldref.org/html/rev.html</a></p>
<p><a href="http://www.heldref.org/html/rev.html"> </a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l’edizione italiana Innernet.</p>
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		<title>Illuminazione, prima, durante e dopo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 08:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni ricercatore vuole l’illuminazione. Gran parte delle persone la sente come uno stato di continua beatitudine e unità e crede che una volta raggiunto questo, la vita sarà per sempre facile e semplice, a causa di quest’eterna espansione nell’oltre. Mentre è vero che esiste quello che si definisce «l’esperienza dell’illuminazione» che possiede tutte queste caratteristiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="The age of enlightenment.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/the-age-of-enlightenment.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/the-age-of-enlightenment.jpg" alt="The age of enlightenment.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Ogni ricercatore vuole l’illuminazione. Gran parte delle persone la sente come uno stato di continua beatitudine e unità e crede che una volta raggiunto questo, la vita sarà per sempre facile e semplice, a causa di quest’eterna espansione nell’oltre.</p>
<p>Mentre è vero che esiste quello che si definisce «l’esperienza dell’illuminazione» che possiede tutte queste caratteristiche, la vera vita illuminata è qualcosa di molto diverso. La beatitudine non è l’esperienza emozionale che conosciamo attraverso l’ego. E’ al di là di questa.</p>
<p>La verità è rivelata per così dire in tempi supplementari, pezzo per pezzo, in relazione alla nostra graduale presa di coscienza di che cosa siamo e alla perdita della nostra identità legata all’ego. Alcune parti del processo sono garantite: dobbiamo per primo riconoscere che siamo al di là del corpo-mente fino al momento in cui accade un cambiamento di prospettiva, di situazione, però in seguito dobbiamo precipitare e scendere dal picco dell’illuminazione.</p>
<p>Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che ogni esperienza si decolora <em>anche dopo qualche anno</em>, che possiamo di nuovo perdere la chiarezza e che l’identificazione con la mente può ritornare. Nulla è permanente e per raggiungere vette più alte dobbiamo passare da diverse vallate.</p>
<p>L’insuccesso è una parte essenziale del sentiero. Quando otteniamo un successo spirituale, il nostro ego cresce in proporzione, quando abbiamo un insuccesso, esso diminuisce ed è triturato.</p>
<p>L’esperienza dell’illuminazione è la fine della ricerca, ma sicuramente l’inizio del cammino. (O come dico spesso la ricerca si muove dalla dimensione orizzontale a quella verticale.) Spesso è necessaria la perdita dell’esperienza per essere veramente impegnati nella disciplina della vita spirituale.<span id="more-431"></span></p>
<p>Ciò che rimane è che siamo confrontati costantemente con le nostre mancanze, paure, attaccamenti e disperazioni. Dobbiamo aprirci e aprirci in profondità nel dolore e nella paura, perché ci cuocia, ci spezzi e ci polverizzi, in modo che possiamo sparire come sè separato.</p>
<p>Se non abbiamo la giusta comprensione, il giusto contesto, le vallate sono difficili da percorrere. Quanto segue è il mio proprio percorso in questo processo. Possa essere di aiuto ad altri viaggiatori in cammino.</p>
<p>Negli anni novanta la vita sembrava quella che avevo voluto. Almeno esternamente. Vivevo in India in una zona molto bella fuori città. Ero un membro rispettato dell’ashram di cui facevo parte. Amavo il lavoro che facevo come terapeuta, la relazione affettiva in cui mi trovavo era bellissima, allegra e gratificante. Almeno è quanto raccontavo a me stessa. La casa che avevamo costruito era splendida: avevamo collaboratori domestici, gatti, cani e pesci nella vasca ecc.</p>
<p>Vivevamo la vita felice dei neo-sannyasin. La meditazione giornaliera era piacevole; potevo adagiarmi nel conforto di sapere come abbandonare la mente ed esperimentare la beatitudine. Avevo trovato un rifugio dal dolore. Cosa potevo chiedere di più?</p>
<p>Mi dicevo che ero appagata, negando il fatto che mi sentivo inferiore al mio compagno perché partecipavo con meno denaro, che ero profondamente insicura sulle mie capacità di terapeuta e vari altri fatti minori.</p>
<p>In fondo il diniego era diventato quasi un modo di vivere e posso vedere retrospettivamente che lo sapevo da sempre in modo vago, ma era troppo pericoloso ammetterlo a me stessa. La compensazione era un’arte in cui ero molto abile sin dalla tenera infanzia.</p>
<p>Poi un bel giorno il mio amante mi lasciò. Profondo fu il buco in cui caddi; mi sembrava anche che ogni volta che vi cadevo, diventava sempre più profondo. Determinata a finirla una volta per tutte (l’ego pensa sempre in termini di soluzioni permanenti) mi buttai a capofitto in questo abisso per circa un anno, facendo un’intensa terapia, finché scoprii il gruppo di consapevolezza intensiva. In questo gruppo ti chiedi il koan: «Chi sono io?» dal mattino presto fino a tarda sera. I risultati furono sorprendenti.</p>
<p>Durante l’anno successivo participai ad ognuno di questi gruppi di tre o sette giorni. Di solito mi ci volevano 24 ore di intensa lotta prima di esplodere in un’altra dimensione, nel regno dell’unità, della chiarezza e della pace. Divenni una drogata di questi stati trascendenti perché mi sollevavano immediatamente lontano dal mio dolore irrisolto. Imparai come «ottenerlo». I koan esplosivi divennero la mia specialità.</p>
<p>Per qualche tempo questi stati duravano finché frequentavo il gruppo, ma poi cominciai a notare che questi stati rimanevano. La chiarezza non mi lasciava più e la pace era più o meno sempre presente. In altre parole avevo accumulato una gran quantità di energia (shakti).</p>
<p>Vennero poi grosse rivelazioni e squarci di intuizioni. Ero finalmente libera da ogni mia sofferenza! Mi ricordo anche di frasi immediatamente respinte del tipo:«Ora non dovrò più preoccuparmi per i soldi, ho tutto quel che desidero». «Ora non devo più agitarmi riguardo al sesso e alle relazioni perché sono al di là di tutto questo!»</p>
<p>L’ego era sempre accanto in agguato e in un certo modo lo sapevo, ma ero troppo ignorante dei veri meccanismi della mente, per realizzare quello che significava. Mi dicevo che ero libera dall’ego poiché ne ero consapevole.</p>
<p>Consultai quello che Osho descrive al riguardo, per capire la mia situazione, ma non trovai molto. Forse non sapevo come formulare la domanda perché credevo di essere già illuminata, ma comunque non trovai nulla di veramente utile.</p>
<p>Mi sentivo molto sola e pensai che era quello che egli voleva dire quando affermava che alla fine sei solo e così decisi di fidarmi della mia esperienza. Per qualche tempo incontrai una donna che sosteneva di essere illuminata e che mi aiutò a chiarire qualche dubbio. Per di più mi diede tutte le conferme su quanto stavo cercando! (Questo è esattamente quello che la mente vuole: conferme, e così inconsciamente cerchiamo qualcuno che ce le possa dare)</p>
<p>Comunque l’esperienza dominante era la gioia e la pace. La trasformazione era evidente e profonda. Volevo immediatamente comunicarla a chi la volesse ascoltare. Vi era in me il senso genuino ed ingenuo di aiutare gli altri a liberarsi dal dolore. Per quanto potessi vedere, l’intenzione era pulita ed innocente. Non sapevo che finché c’è un ego l’intenzione non è mai pura al 100%.</p>
<p>Qualcuno poi descrisse la gente che dichiara prematuramente la loro illuminazione, come bambine che si vestono con gli abiti della madre e mettono i tacchi alti facendo finta di essere adulte. Ora, guardando indietro vedo che era quello, in fondo. Ero una bambina con un sacchetto di caramelle che volevo distribuire.</p>
<p>Ed anche se gli amici mi evitavano come la peste, qualcuno cominciava a presentarsi per ascoltare quanto avevo da dire. Molti ricercatori oggi (come io prima) vogliono solo una cosa: trovare una scorciatoia per liberarsi in fretta dalla sofferenza, ed io ne avevo di scorciatoie da proporre!</p>
<p>Naturalmente mi mostravano rispetto e riverenza: generavo una quantità d’energia cosmica; nella stanza chiunque poteva sentirla e la persona a cui rivolgevo la parola o lo sguardo, si trovava per un pò in uno stato al di là della mente. Anch’io mi sentivo volar via. Ero ammirata e riverita. E in fondo mi sentivo degna di questo amore.</p>
<p>L’orgoglio cominciò ad insinuarsi. Dopo tutto una persona che era stata tanto umiliata (io) ce l’aveva fatta ed era diventata qualcuno. Vedevo l’orgoglio, ma dicevo che dal momento che lo notavo, non aveva importanza. Tutto avveniva nell’UNO e quindi era temporaneo.</p>
<p>La mia fama crebbe, sempre più gente veniva ai satsang e aveva delle esperienze di risveglio. Era la prova che ero nel giusto ed il mio ego si gonfiava un pò di più.</p>
<p>Ogni tanto la vecchia insicurezza bussava alla mia porta, ma non volevo aprire. Non volevo riconoscere che esisteva ancora.  Devi capire la grande sottigliezza della situazione. Senti che hai trasceso la sofferenza, che era il motivo della tua ricerca. Realizzare però che non è vero, non è facile. L’ego lo combatte. L’anima ha un impronta di protezione dell’ego che ha secoli di vita. Non cede così facilmente.</p>
<p>Per molti anni nel nostro cammino, tutto ciò che desideriamo è di essere liberi dalla sofferenza. Solo più tardi la nostra intenzione diventa abbastanza pura per desiderare solo <em>quello che</em> <em>è</em>, per quanto sia penoso e scomodo.</p>
<p>Così mi sentivo molto espansa, perché il risveglio era forte e potevo incanalare enormi quantità di energia, ma non sapevo che erano temporanee e colorate dall’ego. Tutto il tempo il mio ego si allargava al di là delle più incredibili fantasie, senza che me ne accorgessi. Divenne sempre più trasparente, accorto e spirituale, raccontava a se stesso che non era nessuno e che non c’era nemmeno!! Riusciva veramente bene nell’intento di prendere in giro perfino se stesso.</p>
<p>L’ego è molto abile. Dal momento che condividevo con i miei studenti ogni trabocchetto, pensavo di esserne libera. E non vedevo che il fatto di condividere le esperienze non era sufficiente ad abbattere l’ego. E’ necessaria un’assoluta dedizione e la volontà di essere vigile costantemente. Credevo che il fatto di condividere era di per sè essere onesto e vigile. E in un certo modo era anche vero.</p>
<p>L’esperienza dell’illuminazione è sempre un misto di intenzione chiara ed onesta e di un ego affamato di potere. Se non abbiamo un maestro vivente al momento del risveglio, siamo nei pasticci. In quei momenti non possiamo viaggiare da soli; precisamente perché possiamo vedere a mala pena l’ego da soli.</p>
<p>La mia fama cresceva e viaggiavo per tutto il pianeta senza sosta, pensando di fare qualcosa di molto valido per l’umanità. Ora vedo che era di nuovo la vecchia storia antica: avevo bisogno di aiutare tutti quelli che soffrivano altrimenti non avevo il diritto di vivere.</p>
<p>Dopo due anni di questa vita ero esausta. Il corpo era affranto e fui sconvolta scoprendo che il primo pensiero che mi venne, quando il dottore mi disse che dovevo riposare, fu: «Chi mi amerà adesso?»</p>
<p>In un certo modo fu l’inizio della caduta. Naturalmente, onesta com’ero, condividevo tutto questo con gli studenti durante il satsang, mostrando loro quanto ego accompagna l’esperienza del risveglio. Condivisi la mia sofferenza ed i miei errori, ma trovai con meraviglia che non molti volevano ascoltare la verità a meno che non fosse beatificante.</p>
<p>Durante i quattro anni del mio insegnamento, trovai pochi disposti ad ascoltare la verità. Molti vengono ai satsang per trovare delle scorciatoie o per adorare qualcuno. Non molti vogliono ascoltare quel che riguarda il diligente lavoro di purificazione della mente e la guarigione delle nostre ferite.</p>
<p>Infatti durante i nuovi satsang, come li chiamo, circolano numerose storielle sul lavoro su se stessi. La bellezza ed anche la difficoltà dei nostri tempi è che per la conoscenza spirituale ed i suoi segreti basta solo cliccare con un mouse. Tutti gli scritti sono pubblici. In passato questo non era possibile, l’informazione veniva data a seconda dell’avanzamento e della pratica spirituale del discepolo/studente.</p>
<p>Ora non dobbiamo praticare la meditazione o fare qualche lavoro per ricevere l’insegnamento e quindi il pericolo è che l’assorbiamo solo intellettualmente. Nel frattempo trovai una nuova relazione affettiva (con proteste iniziali da parte mia) e questo fu per me un altro modo di verificare la realtà delle cose.</p>
<p>Presi un anno sabbatico e affrontai molte vecchie sofferenze legate all’infanzia e alla solitudine attuale. Prima i miei vecchi amici mi avevano disprezzato, ma ero stata accolta a braccia aperte dalla comunità del neo-satsang, ora però la comunità del satsang mi aveva respinta.</p>
<p>Non avrei dovuto provar dolore ed essere onesta su questo. Alla fine tuttavia, fui capace di accettarlo e viverlo senza ulteriori manipolazioni. Passai qualche mese in silenzio e sentii di nuovo il bisogno di meditare. (naturalmente negli anni in cui non ero nessuno, non c’era nessuno che meditava). Eppure durante tutto il tempo assaporai la beatitudine e la pace di essere in unità con tutto.</p>
<p>Poi venne il colpo duro. Alla mia migliore amica e partner fu diagnosticato il cancro. Per qualche mese ci siamo fatte coraggio dicendo che era ok, che non sentivamo nè paura nè sofferenza, che morire era altrettanto buono quanto vivere e che ciò che viene se ne va un giorno. Poi siamo crollate entrambe. Passai le ultime settimane al suo fianco curandola, finché morì tra le mie braccia.</p>
<p>Questo fatto mi fece a pezzi. C’era troppo dolore. Ero sopraffatta, consumata, senza aiuto e non pretesi più nulla, nemmeno di poter offrire la benché minima scorciatoia o miracolo. Naturalmente venne sempre meno gente. Mi resi conto lentamente che rimaneva solo un pugno di cercatori sinceri ai quali potevo offrire solo la mia amicizia, una limitata esperienza e un pò di saggezza.</p>
<p>Realizzai che avevo bisogno di una guida. Cercai dappertutto tra le antiche e moderne saggezze, finché trovai il mio nuovo maestro Aziz. I suoi colpi duri alla zen erano dolorosi e non li apprezzavo, ma col tempo capii e ricevetti una mappa della realtà che era in risonanza con me.</p>
<p>Il mio vecchio maestro era stato troppo aperto, troppo ricco di indicazioni perché io potessi discernere un sentiero chiaro e pratico. Parlava di tante pratiche e mi lasciava scegliere. Questo mi aveva portato dov’ero adesso. Provavo rispetto e gratitudine per lui, ma avevo bisogno di qualcosa di più.</p>
<p>Avevo bisogno di una guida vivente. Ora avevo trovato questo insegnamento preciso che risuonava nella mia anima come un riflesso della realtà. Egli mi guidò nella mia pratica e m’insegnò un metodo totalmente nuovo di meditazione. Mi disse di smettere di insegnare, ma avevo paura perché era il solo reddito che avevo.</p>
<p>Credevo di aver bisogno di soldi, avevo bisogno di essere riconosciuta e di mantenere una posizione (più per me che per gli altri). Ma soprattutto avevo bisogno di <em>non</em> informare me stessa <em>che era tutto finito</em>. Che avevo avuto un’apertura immensa ed un’esperienza d’illuminazione, durata anni, ma che ora questa stava spegnendosi poco alla volta.</p>
<p>Poco alla volta compresi che la corruzione è in tutti noi e che non è possibile essere totalmente incorrotti. Dopo tutto, quello che facciamo, lo facciamo quasi sempre per noi stessi. Continuando i miei insegnamenti ed incontri con i ricercatori, avrei potuto nascondermi che non tutto era finito. Avrei continuato a sognare ancora un pò e raccontarmi che sarebbe ricominciato come prima. O peggio avrei potuto criticare la poca motivazione dei ricercatori se non fossi stata più richiesta.</p>
<p>Ma la vita è generosa se l’intenzione è onesta. Pregavo quotidianamente per la verità e le preghiere sincere sono sempre ascoltate. Partii per l’occidente, ritornai al mio paese natale, ma trovai difficile riadattarmi a quella cultura dopo 16 anni in India. Ci fu un momento in cui i soldi erano finiti. Amici e familiari ci aiutavano a sopravvivere. Crollai. Tutto il lato ombra della mia personalità apparve.</p>
<p>L’ego era diventato più forte (cresce in concomitanza alle nostre realizzazioni; più potenti diventiuamo e più forte diventa l’ego.) Il super-ego ritornò con la sua vendetta. L’autotortura e l’autoaccusa assunsero le forme di un tornado. L’Ombra era presente e si manifestava chiaramente e a voce alta. Pensavo di aver trovato la mia ombra tanti anni prima, ma non in quella profondità. Mi resi conto che l’ombra si rivela rispetto alla quantità di luce, più c’è luce e più forte è l’ombra.</p>
<p>Tutt’a un tratto fui di nuovo identificata con ogni singolo pensiero. Ero emotiva dalla mattina alla sera tranne quando meditavo. E meditavo, eccome! e pregavo e mi muovevo per tenere a bada la depressione finché fu impossibile impedirla. Ero in un inferno e capii che la guarigione doveva avvenire proprio qui nell&#8217;inferno.</p>
<p>Non c’erano più soldi, trovai un impiego come donna delle pulizie ed ero pronta a trovare qualsiasi lavoro, sempre con la segreta speranza che dopo questa prova tutto era finito, che un miracolo sarebbe avvenuto e sarei stata di nuovo innalzata nell’empireo. La vita sarebbe stata per sempre felice. Ma la verità non vive alla presenza della speranza.</p>
<p>Abbandonare le nostre speranze è uno dei prezzi da pagare per la perla senza prezzo. L’ego gridava, urlava. Non voleva separarsi dai tempi gloriosi. Tutta la mia vita con le sue sofferenze non digerite e negate, ritornò in superficie per un altro giro. Pensieri di suicidio divennero i miei compagni.</p>
<p>Senza l’aiuto del mio partner e di alcuni cari amici, familiari ed un buon terapista, sarebbe stato più difficile. L’amore che ricevevo mi sosteneva e mi curava. Tuttavia mi sentivo persa, non sapevo bene cosa stava succedendo. Avevo bisogno di aiuto.</p>
<p>Una cosa era certa. Non c’era una via d’uscita ma solo una via <em>dentro e attraverso</em>, il mio solo interesse fu di <em>rimanere presente</em> nel dolore e in qualunque emozione si presentasse. Mi sentivo sottoterra come non ero mai stata. In seguito cominciò a balenarmi l’idea che il fatto di scendere così in basso in realtà ci faceva salire in alto.</p>
<p>Fui grata ad Aziz di essere venuto in occidente per un altro ritiro silenzioso! Ma alla fine della settimana annunciò che sarebbe andato a vivere in solitudine e che non sarebbe più stato disponibile come guida ed insegnante! Di nuovo mi ritrovavo da sola e non sapendo cosa stava succedendo pregai per avere aiuto.</p>
<p>Ebbi allora la fortuna di trovare per caso un libro intitolato «Halfway up the mountain» («A metà strada verso la montagna») di Mariana Caplan. Esso mi procurava i pezzi mancanti alla mia comprensione. Era un libro che parlava di me. La mia storia nei dettagli. Inquel libro lessi tutto quello che riguardava i tranelli in cui ero caduta. Mi diede una visione chiara del processo e del contesto in cui mi trovavo.</p>
<p>Leggere quel libro fu come ritrovarsi in un ritiro. Mi ricordò più volte che vi era una forza di guarigione in questa crisi. Era quello che volevo. La mia dignità fu risanata quando cominciai a capire che essa era una risposta meccanica della mente e non una sconfitta o impresa personale. La mia sofferenza fu più dignitosa.</p>
<p>Capii che la disillusione è non solo necessaria sul cammino, ma un vero dono della grazia divina. E’ come essere svezzati dal seno di Dio e aver il permesso di camminare. Per forza barcolli a destra e a sinistra, come ogni bambino ai primi passi, ma alla fine trovi il tuo equilibrio e cammini. La caduta dal paradiso sembra parte integrante del processo d’illuminazione. Infatti molti insegnanti affermano che devi guadagnartelo per meritarlo.</p>
<p>Quando realizziamo che il sentiero sul quale camminiamo non è quello che credevamo e che la realtà è qualcosa di completamente diverso dalle fantasie che avevamo su di essa, siamo sconvolti. Non è una transizione facile da farsi. E’ estremamente dolorosa e sembra di essere spellati vivi. Eppure questa sofferenza ci apre magicamente la profondità di quello che veramente siamo.</p>
<p>L’illuminazione avviene quando abbracciamo la nostra oscurità allo stesso modo. Realizziamo che la nostra realtà umana ci sarà sempre, che la sofferenza è parte integrante della vita umana. Soffriamo sia consciamente che inconsciamente. Realizziamo che la libertà che avevamo pensato di trovare nella beatitudine e gioia del picco dell’Illuminazione, non è affatto la vera libertà. E’ più profonda. Significa accettare veramente quello che E’.</p>
<p>Non appena giunta alla fine del libro lasciai del tutto la presa, l’abbandono fu completo. Rinunciai a tutte le attività d’insegnmento, annullai il biglietto per l’India ed ora sono pronta per un nuovo capitolo in quest’avventura chiamata vita. Questa volta può capitare proprio qui dove sono. E sinceramente non so proprio dove mi porterà.</p>
<p>Nessuna speranza, nessun progetto.</p>
<p>Om shanti</p>
<p>Rani</p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
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<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Rani.<br />
Traduzione di Isabella di Soragna.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Ego e natura essenziale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 02:06:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faisal</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[essenza]]></category>
		<category><![CDATA[Feisal]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa intervista di Bo Heimann, Faisal Muqaddam ci parla dell&#8217;ego, dell&#8217;essenza e della loro relazione. &#8220;C&#8217;è un essere, un essere individuale, che sei tu nella tua unicità, irripetibile e che non andrà mai perduto. Quando ti illumini questo essere non si dissolve. Si dissolvono le limitazioni della mente, le limitazioni della falsa personalità. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Faisal.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/faisal.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/faisal.jpg" alt="Faisal.jpg" hspace="6" align="left" /></a>In questa intervista di Bo Heimann, Faisal Muqaddam ci parla dell&#8217;ego, dell&#8217;essenza e della loro relazione. &#8220;C&#8217;è un essere, un essere individuale, che sei tu nella tua unicità, irripetibile e che non andrà mai perduto. Quando ti illumini questo essere non si dissolve. Si dissolvono le limitazioni della mente, le limitazioni della falsa personalità. Ma la personalità essenziale rimane e diventa sempre più illuminata e più matura.&#8221;</p>
<p>Bo: Nei tuoi insegnamenti parli della necessità di distinguere la falsa personalità (o identità dell’ego) da quella che chiami ‘natura essenziale’. Puoi spiegare per favore cosa sia la natura essenziale?</p>
<p>Faisal: La natura essenziale è una personalità vera. È fatta di molte belle qualità, come l’amore, la gioia, la chiarezza, il calore, l’entusiasmo, la libertà. È un essere. E questo essere è fatto di elementi molto preziosi, che chiamiamo ‘essenza’. Queste qualità hanno consistenza, hanno colore. Non sono energia, bensì sono la sorgente dell’energia. Sono sostanze reali, palpabili, dotate di più consistenza, di più sostanza.</p>
<p>Bo: E l’essenza è qualcosa che ci accompagna dalla nascita?</p>
<p>Faisal: L’essenza è qualcosa che ci accompagna dalla nascita, è la nostra vera natura. Quando si parla di vera natura, si parla in genere di quella natura fondamentale così semplice e indifferenziata da essere la semplicità stessa, un po’ come la natura illuminata, che è semplicissima. Per me la natura essenziale ha il potenziale di differenziarsi in moltissime qualità: ma in genere nella spiritualità si parla della natura di Buddha, della vera natura, senza soffermarsi su come possa differenziarsi.</p>
<p>Vedi, la natura fondamentale è come l’oceano, che contiene pesci, contiene coralli. Questa natura fondamentale si differenzia in molte qualità e queste qualità sono sostanze. Alcune di queste sostanze sono molto delicate, altre molto dense, altre ancora sono dure come roccia. E il veggente ne percepisce anche i colori. Vede che hanno colori diversi. Alcune splendono come argento, altre come oro, altre sono come ambra, o come acqua, o come diamanti, o come perle. Queste qualità della pura natura non sono al cento percento assolute, bensì sono una differenziazione della natura assoluta.</p>
<p>Ciascuna di esse ci dà qualcosa. Questo è molto importante. Una qualità ci dà la capacità di sentirci radicati, solidi, fiduciosi, un’altra qualità ci dà l’energia della vitalità, della forza, della giocosiatà, un’altra ancora ci dà la tenerezza; ci sono molte qualità.<span id="more-540"></span></p>
<p>Bo: Ogni singolo individuo ha le stesse qualità?</p>
<p>Faisal: Potenzialmente le abbiamo tutte.</p>
<p>Bo: Che cosa allora determina le differenze?</p>
<p>Faisal: Io non credo che siamo gocce d’acqua separate dall’oceano, gocce che ritornano all’oceano per sciogliersi in esso. Un tempo lo credevo. Credevo che una parte di noi fosse destinata a sciogliersi nell’oceano &#8211; ma un’altra parte in realtà resta per sempre. Questa parte non la perdiamo. Questa è la nostra anima unica, la nostra identità unica, il nostro sé unico. L’essere unico che tu sei è diverso da me. Ciascuno di noi è un essere del tutto unico. Pur essendo tutti quanti fatti di oceano, siamo unici. Pesci di colori diversi nell’oceano. La maggior parte dei cammini spirituali trascurano i pesci. Cercano di arrivare direttamente all’oceano.</p>
<p>Bo: Dal mondo all’assoluto?</p>
<p>Faisal: Dal mondo all’assoluto, sì, e trascurano nel mezzo la sfera dell’essenza e del sé essenziale. Nello spazio essenziale che abbraccia tutte queste qualità c’è anche un sé, un’identità. Alcuni lo chiamano ‘anima’, altri lo chiamano ‘sé superiore’, altri ‘spirito’, ha molti nomi.</p>
<p>C’è un essere, un essere individuale, che sei tu nella tua unicità, irripetibile e che non andrà mai perduto. Quando ti illumini questo essere non si dissolve. Si dissolvono le limitazioni della mente, le limitazioni della falsa personalità. Ma la personalità essenziale rimane e diventa sempre più illuminata e più matura. Allora diventi veramente un essere umano adulto. L’essere resta per sempre, in eterno. Nessuno muore, cambiamo solo abito.</p>
<p>Gran parte della spiritualità ha un atteggiamento scettico nei confronti dell’ego. L’ego, in qualsiasi forma lo si identifichi, è visto come diavolo o angelo, questo o quello, reale o irreale. Sono state date tante definizioni dell’ego. Ma per lo più nella spiritualità lo si considera come qualcosa di cui occorre sbarazzarsi, come qualcosa di negativo. Nessuno si chiede: da dove viene l’ego? perché esiste? qual è la sua funzione?</p>
<p>Bo: Per favore spiegamelo questo!</p>
<p>Faisal: Sì! Per me l’ego contiene il sé essenziale. Quando la gente parla, è questa parte che chiamiamo l’ego a parlare. E questo ego ha in sé un senso di identità. Sentiamo dire continuamente: “Io dico, io guardo, io voglio, io, io, io, io…” Da dove viene questo senso di un “io”?</p>
<p>Se siamo l’oceano, l’oceano non ha identità, l’oceano è l’oceano. L’assoluto è l’assoluto. L’assoluto non dice mai “io”, non c’è “io” nell’assoluto. C’è un essere individuale, ma non un’identità. Nessuna individualità. Il senso di identità viene dal fatto che abbiamo un sé unico, abbiamo un’anima unica.</p>
<p>Il bambino quando nasce è quest’anima individuale. Non è un ego. È un essere particolare fin dal primo giorno. Quando guardi un bambino vedi che è un po’ diverso da ogni altro bambino. Anche se tutti i bambini sembrano pura essenza, tuttavia ciascuno ha una vibrazione un po’ diversa, ha una presenza un po’ diversa. Perché dentro ciascuno di loro c’è un essere unico, un essere individuale, un’anima individuale che viaggia nel tempo e nello spazio, che si reincarna e dura per sempre. Questo essere unico è quello che chiede consiglio, che cerca di comunicare, che sta crescendo.</p>
<p>Poi, per ignoranza, a poco a poco costringiamo il bambino a separarsi da questo essere, da questo sé più alto, che esiste nella dimensione della luce e nell’essere assoluto. Glielo nascondiamo al punto che dovrà lottare nel corso degli anni per mantenere una qualità dopo l’altra. Ci battiamo contro il loro amore, contro la loro chiarezza, contro la loro gioia. Sai quello che succede ai bambini… tutti li controllano, tutti impediscono loro di vivere il loro potenziale. In questa lotta essi perdono una dopo l’altra le qualità della loro essenza. E a un certo punto si separano dalla loro stessa anima, tagliano via la loro identità.</p>
<p>Quando questa separazione avviene, la loro coscienza cerca di ricordare il sé e il senso di un’identità. In mancanza di un’identità vera, ti aggrappi a una sensazione di cosa possa essere questa identità o a un’immagine di questa identità. Perciò l’ego è un ricordo, è come un’immagine dell’essenza.</p>
<p>Dunque l’ego è una parte della psiche molto precisa, è quella parte della nostra anima che cerca di conservare l’immagine del sé superiore e cerca la via per ritornare a esso. È completamente coinvolta in questa ricerca del sé superiore. Non si preoccupa dell’assoluto. L’assoluto non risponde alla ricerca perché non è l’assoluto che l’ego cerca.</p>
<p>Possiamo pensare l’assoluto come Dio: tutti cercano Dio. Ma perché in realtà? Perché sperano che Dio li farà star bene di nuovo! Che dirà loro: “Oh, tu sei il mio figliolo unigenito, la mia figliola unigenita, puoi tornare ad essere una stella splendente!” Nessuno vuole Dio per amor di Dio stesso! Se Dio non offrisse loro il sé, si rivolgerebbero al diavolo! Tutti in realtà cercano il sé. Alcuni lo cercano nell’Himalaya e, se non lo trovano lì, vanno a cercarlo a Las Vegas!</p>
<p>Cosa cercano? Il loro desiderio è ritrovare se stessi. L’assoluto è la nostra natura, la nostra dimora &#8211; ma non è questo sé unico che noi siamo. È questo sé unico che l’ego cerca di ritrovare. Ne porta in sé un ricordo. Ha in sé un senso di qualcosa di unico… siccome siamo tutti narcisisti, non c’è nessuno su questa terra che non sia narcisista, di nascosto o apertamente. Questa presenza del sé nell’ego non è stata capita da molte tradizioni spirituali. Vogliono solo uccidere l’ego e passare subito allo stato illuminato.</p>
<p><em>Il libro contenente questa intervista con Faisal sarà parte di un’antologia contenente contributi di maestri come Richard Moss, Ekchart Tolle, Shakti Gawain, Chris Griscom e Dan Millman, che parleranno della loro comprensione di cosa sia l’ego.</em></p>
<p><em>Copyright originale Bo Heimann</em> <a href="http://www.boheimann.com/">www.boheimann.com</a><em>, originalmente apparso sul sito di Faisal <a href="http://www.diamondlogos.com/">http://www.diamondlogos.com<br />
</a>Traduzione di Shantena Sabbadini</em><br />
<em>Copyright per l’edizione italiana Innernet</em></p>
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		<title>Scherzi dell&#8217;ego e statistiche impossibili</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 23:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla rivista What is Enlightenment di Maggio-Luglio 2008 leggo questa divertente notizia. In un sondaggio su Facebook, alla domanda &#8220;Hai buon gusto musicale?&#8221; le risposte sono state: 74% superiore alla media 21% nella media 5% inferiore alla media In un&#8217;altra indagine, il 94% dei professori universitari ritiene di essere migliore dei loro colleghi. Se consideriamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/narciso.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-913" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="narciso" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/narciso.jpg" alt="" width="180" height="179" /></a>Sulla rivista <a href="http://www.wie.org/" target="_blank">What is Enlightenment</a> di Maggio-Luglio 2008 leggo questa divertente notizia.</p>
<p>In un sondaggio su Facebook, alla domanda &#8220;Hai buon gusto musicale?&#8221; le risposte sono state:<br />
74% superiore alla media<br />
21% nella media<br />
5% inferiore alla media</p>
<p>In un&#8217;altra indagine, il 94% dei professori universitari ritiene di essere migliore dei loro colleghi.</p>
<p>Se consideriamo i siti di incontri online, solo l&#8217;1% ammette di avere un aspetto &#8220;inferiore alla media&#8221;.</p>
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		<title>Io sono&#8230; mamma Tv</title>
		<link>http://www.innernet.it/io-sono-mamma-tv/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 03:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Figliolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[identificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo un cartone animato dell&#8217;intramontabile Gatto Silvestro dove un piccolo papero scambia il simpatico gatto per la sua mamma. Mentre lui ha l&#8217;acquolina in bocca e prepara un buon soffritto nella padella prima di cucinarlo, il povero paperino ignaro lo segue fiducioso, con gli occhi pieni d&#8217;amore, continuando a ripetere: &#8220;Tu sei la mia mamma! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">Ricordo un cartone animato dell&#8217;intramontabile Gatto Silvestro dove un piccolo papero scambia il simpatico gatto per la sua mamma.</p>
<p align="left">Mentre lui ha l&#8217;acquolina in bocca e prepara un buon soffritto nella padella prima di cucinarlo, il povero paperino ignaro lo segue fiducioso, con gli occhi pieni d&#8217;amore, continuando a ripetere: &#8220;Tu sei la mia mamma! &#8220;</p>
<p align="left">Un esempio divertente di come la nostra mente può interpretare un&#8217;immagine esterna in modo scorretto rispetto a quel che realmente può essere.</p>
<p align="left"><span id="more-868"></span>Questi errori di interpretazione ci fanno saltare dalla brace alla padella, parafrasando la storiella del Gatto Silvestro.</p>
<p align="left">Nel mio precedente articolo &#8220;Attenti al colpo di coda&#8221; accennavo ai condizionamenti ricevuti dai genitori, alla predisposizione all&#8217;imitazione che noi abbiamo e come siamo capaci di riprodurre inconsapevolemente un certo comportamento sotto la falsa riga di un altro pur non essendo esso veramente conforme al nostro reale bisogno.</p>
<p align="left">Credo che anche in questo nuovo caso che riporterò di seguito c&#8217;entri una certa predisposizione genetica: in realtà se osserviamo gli animali, in particolare i primati, notiamo quanto siano portati ad imitarsi tra di loro nei comportamenti.</p>
<p align="left">A tal proposito sono stati addirittura ipotizzati fenomeni extrasensoriali, mi riferisco per esempio a quanto riportato dallo scrittore inglese Lyall Watson sul fatto che alcune scimmie,  dopo aver imparato a lavare della patate, fossero state imitate da altre scimmie lontane kilometri dalle prime.</p>
<p align="left">Lo stesso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fenomeno_della_centesima_scimmia" target="_blank">Lyall Watson</a>  smentì successivamente questa sua teoria della formazione di una &#8220;massa critica&#8221;  alla centesima scimmia.</p>
<p align="left">Tuttavia è stato comunque ben osservato che effettivamente le scimmie dello stesso clan avevano iniziato ad imitarsi rendendo un&#8217;abitudine acquisita quella piccola conquista &#8220;civile&#8221; della prima scimmia pioniera, facendola nel tempo diventare un&#8217;usanza comune.</p>
<p align="left">Questo esempio sulle abitudini all&#8217;imitarsi dei macachi spiega quanto è radicata questa predisposizione all&#8217;imitazione nei primati e credo sia corretto dire che anche gli uomini sono soggetti a questa spinta; tutto questo fa parte della naturale evoluzione di una razza e nasce per sviluppare un effetto positivo in termini di sopravvivenza e benessere.</p>
<p align="left">Le cose però per quanto riguarda noi umani non sono più cosi elementari come per le scimmie.</p>
<p align="left">C&#8217;è, per esempio, una figura comportamentale che aleggia su tutti noi, una specie di &#8220;grande madre&#8221; piena zeppa di esempi comportamentali, di modi di pensare, di modalità di comunicare, una sorta di megapersonalità che incombe ogni giorno nelle nostre case: quello scatolone ormai appiattito al minimo in uno schermo al plasma che noi chiamiamo la TV.</p>
<p align="left">Sono consapevole che molto è stato già detto in merito all&#8217;argomento Televisione e quanto sia già piuttosto evidente il bombardamento continuo della pubblicità, nata e studiata proprio per condizionare le nostre scelte a vantaggio della casa produttrice di turno.</p>
<p align="left">Oppure di quello politico atto ad influenzare un nostro indirizzo e una preferenza in tal senso, mai come in questo periodo evidente sotto l&#8217;influsso della campagna pre-elezioni in atto.</p>
<p align="left">Purtroppo quella che dovrebbe essere una fonte di informazione diventa sovente una forma subdola di coercizione psicologica, una sorta di ipnosi alla quale veniamo sottoposti non casualmente ma con intenzione mirata di chi tira i fili dall&#8217;altra parte del plasma.</p>
<p align="left">Tuttavia anche se non ci fosse questa volontà condizionante  sono tante le sfaccettature della questione che a mio parere non sono state ancora ben visualizzate.</p>
<p align="left">Recentemente osservavo come la comunicazione tra le persone abbia preso una strana piega: le persone tendono in generale nella relazione con le altre a una comunicazione unipolare, dove chi comunica è l&#8217;emittente di certe notizie e l&#8217;altro soggetto viene ridotto alla passività dell&#8217;ascoltatore</p>
<p align="left">Esse si alternano in questo ruolo credendo di stare comunicando tra di loro, ma in realtà non avviene alcuna fusione tra i due dialoghi, il risultato dello scambio è semplicemente una sorta di notiziario di sé all&#8217;altro e viceversa.</p>
<p align="left">Spesso l&#8217;oggetto attivo, chi sta comunicando, non si preoccupa nemmeno di constatare se l&#8217;altro sta realmente recependo la sua comunicazione, gli basta sapere di avere uno spettatore utile alla sua performance che gli garantisce un minimo di odiens, pronto generosamente a ricambiare il favore..</p>
<p align="left">Ho visto fioccare conversazioni di questo tipo che possono durare dai pochi minuti, scambiati accanto alla macchinetta del caffè in ufficio, a diverse ore.</p>
<p align="left">La modalità è sempre la stessa: qualcuno inizia il proprio TG personale e altri fanno da spettatori.</p>
<p align="left">Gli argomenti possono essere di varia natura: dai figli, alla moda, alla salute, quest&#8217;ultima molto gettonata, seguita a ruota dall&#8217;ever green &#8220;le previsioni del tempo&#8221;, che più che previsione si tratta di constatazioni ovvie dell&#8217;aspetto meteorologico del momento: &#8220;Oggi piove e tira vento!&#8221;, quasi come se gli altri che ascoltano arrivassero dall&#8217;altro emisfero o da un altro pianeta.</p>
<p align="left">Insomma nella comunicazione osservo una variegata gamma di programmi a tema, tutti trasmessi all&#8217;esterno in una forma di relazione sterile con l&#8217;esterno stesso.</p>
<p align="left">La visione di insieme è al quanto apocalittica, mi sembra di vedere girare per le strade tante Tv viventi pronte ad accendersi al minimo interesse di un malcapitato spettatore.</p>
<p align="left">Tutto questo modo di comunicare si presenta sotto forma di una falsa relazione con il nostro interlocutore di turno, tutto questo non può che essere frutto di un sorta di rimbambimento generale del quale molti non sembrano esserne consapevoli.</p>
<p align="left">Mi sono chiesta da dove potesse nascere questo bisogno di comunicare in modo pedissequo le news della nostra piccola esistenza, senza percepire più la necessità di interagire con il nostro interlocutore in un dialogo che fosse anche un reale incontro, dialogo che presupporrebbe  ben altri scambi che la semplice comunicazione sterile delle proprie notizie.</p>
<p align="left">Alla domanda: chi stiamo imitando?</p>
<p align="left">Una delle possibili risposte che ho trovato è stata la televisione: mamma televisione che mostra da ormai più di 50 anni questo tipo di comunicazione.</p>
<p align="left">Mamma Tv ci parla senza nessun tipo di possibile interscambio da parte nostra con lei, ci mostra un esempio costante di rapporto tra un polo emittente e un polo ricevente.</p>
<p align="left">Verosimilmente è possibile che inconsapevolmente stiamo assorbendo questa forma di comportamento: mamma tv appare alla nostra mente come un&#8217;unica persona, un&#8217;unica entità piena di cose; in questo siamo alla stregua del paperino che scambia il gatto che vuole mangiarlo per la sua mamma.</p>
<p align="left">Iniziamo così nel tempo a codificare la modalità comunicativa della Tv per poi riprodurla all&#8217;esterno.</p>
<p align="left">Questo fenomeno spiegherebbe anche la grande spinta che molte persone, soprattutto giovani, hanno attualmente ad &#8220;entrare&#8221; dentro la Tv, vedi il grande proliferare di trasmissioni dove i protagonisti diventano gli ex spettatori, felici di essere  finalmente fagocitati.</p>
<p align="left">E&#8217; possibile che essi percepiscano una spinta ad entrare in relazione con questa &#8220;grande madre&#8221; onnipresente nella loro vita spesso fin dalla nascita, ma con la quale non possono mai entrare in contatto, se non illusoriamente, passando dall&#8217;altro lato dello schermo, diventando loro stessi la Tv; garantendosi allo stesso tempo la possibilità di essere visti ed ascoltati all&#8217;esterno.</p>
<p align="left">Sia che entriamo effettivamente nel mondo televisivo, che imitiamo quel tipo di comunicazione nel rapporto con gli altri, stiamo mettendo in gioco una delle tante identificazioni del nostro ego:</p>
<p align="left"><em>io sono mamma Tv</em> e gli altri gli spettatori.</p>
<p align="left">Oppure io sono uno spettatore e mamma Tv comunica.</p>
<p align="left">Due facce della stessa medaglia, della stessa identificazione che non portano ad un reale incontro ed ascolto tra le persone.</p>
<p align="left">In questa aberrazione imitativa ci illudiamo di avere continui scambi di relazione con gli altri e di essere comunicativi e aperti all&#8217;esterno, salvo però percepire un fastidioso senso di mancanza e vuoto appena si spegne la Tv.</p>
<p align="left">Così la Tv resta sempre accesa, quella vera in casa perché ci fa compagnia anche quando non la guardiamo o quella surrogata realizzata e riprodotta da noi.</p>
<p align="left">Salvi così da quel &#8220;silenzio&#8221; che ci porterebbe ben altre news e ben altre forme di &#8220;trasmissioni&#8221; con sé stessi e con gli altri.</p>
<p align="left"><u></u></p>
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		<title>Attenti al colpo di coda</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 16:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Figliolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ inconfutabile che tutta la formazione delle nostra personalità è caratterizzata dall’imitazione di quella dei nostri genitori. Molte volte abbiamo dovuto fare un certo lavoro di osservazione di questa forma naturale di condizionamento ritrovandoci a dover smussare gli angoli, a risolvere conflitti tra quelle pulsioni acquisite e il nostro intimo volere. Si è parlato molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ inconfutabile che tutta la formazione delle nostra personalità è caratterizzata dall’imitazione di quella dei nostri genitori. Molte volte abbiamo dovuto fare un certo lavoro di osservazione di questa forma naturale di condizionamento ritrovandoci a dover smussare gli angoli, a risolvere conflitti tra quelle pulsioni acquisite e il nostro intimo volere.</p>
<p>Si è parlato molto di questo e si sono trovate e provate molte strade per fare un buon lavoro su di sé, abbiamo provato e spesso con successo a sbloccarci da alcune attitudini acquisite che non erano in linea con un’espressione di intima libertà. Tuttavia, esiste un periodo della nostra vita nel quale ci vediamo fare, agire, pensare esattamente come uno dei nostri genitori malgrado tutti i lavori pregressi.</p>
<p>Pare che il processo sia sostanzialmente inevitabile e che non risparmi nemmeno i figli più ribelli e controdipendenti.<span id="more-861"></span></p>
<p>E&#8217; come se, a discapito di ogni forma di consapevolezza abbiamo raggiunto nell’arco del nostro vivere, di qualsiasi forma di comportamento adottata fino a quel momento, scattasse una sorta di orologio biologico mentale che ci induce a imitare i comportamenti e i pensieri dei nostri genitori.</p>
<p>Quello che ho potuto notare, osservando le persone, è che ad un certo punto della loro vita, quando sono già abbastanza avanti con gli anni, con sorpresa, si vedono adottare comportamenti che corrispondono esattamente ad uno dei loro genitori, pur non avendoli adottati in passato, e sembra che questa assomiglianza di comportamenti cresca ad oltranza con l’avanzare del tempo.</p>
<p>E’ chiaro che in questo accadere incide quella forma di condizionamento silente che assorbiamo come spugne vivendo accanto ai nostri genitori, ma probabilmente incide anche una sorta di codice genetico di assomiglianza nei comportamenti tra consanguinei, a quanto pare questo codice non si attiva solo nell’età giovanile e matura, ma diventa particolarmente presente nell’età matura avanzata, diciamo a partire circa intorno ai 50 anni.</p>
<p>Intorno ai 50 anni sembra essere completamente terminato il processo critico, spesso di opposizione (controdipendenza) rispetto ai condizionamenti dei nostri genitori, siano essi trasmessi in modo esplicito e cioè come insegnamento diretto, o implicito e cioè come inevitabile assorbimento di questi attraverso l’osservazione passiva del loro esempio.</p>
<p>In questa fase della nostra vita diventiamo meno reattivi quasi naturalmente, come per incanto iniziano a rifiorire attraverso di noi tutti i comportamenti acquisiti dai genitori nel periodo corrispondente alla nostra età matura.</p>
<p>Possiamo osservarlo partendo da piccole abitudini che iniziamo a prendere e che ci rendiamo conto erano le stesse abitudini di nostro padre o nostra madre, l’esempio può essere banale: il modo di sbucciare la frutta, un modo di tossire, una postura qualsiasi del corpo, cose che prima di arrivare a quella età non facevamo mai o quasi mai.</p>
<p>Questi particolari posso sembrare veramente insignificanti, invece, osservati con maggiore attenzione, possono farci comprendere che sono come la punta dell’iceberg di qualcosa che si sta rivelando in noi, qualcosa che era già presente da tempo e che era rimasto nel mondo del non agito della nostra personalità per lungo tempo, pronto però a rinverdire una volta trovate le condizioni adatte.</p>
<p>Cosa c’è di interessante nell’osservare che iniziamo a sbucciare la frutta come faceva nostra madre? Che importanza può avere se ci scopriamo ad avere la stessa postura di nostro padre quando ci sediamo? Quasi a volerli fare rivivere, attraverso i nostri gesti, esattamente così come ce li ricordiamo quando avevano la nostra attuale età ormai alle porte della vecchiaia.</p>
<p>Apparentemente nulla, ma andando solo un po’ più in là possiamo comprendere che un tale comportamento può avere rimesso in “funzione” tutta una serie di credenze, idee e comportamenti che non appartengono al frutto della nostra esperienza di vita.</p>
<p>Informazioni che sono state codificate e trasmesse senza nessuna consapevolezza da parte nostra si vanno improvvisamente attivando in noi in età matura; in pratica ci vediamo fare cose che non avremmo scelto di fare e con molta probabilità finiamo col pensare anche cose che non appartengono al nostro bagaglio personale.</p>
<p>Perché diventa importante essere consapevoli di questo accadimento, cioè l’autosservazione di questo processo? Perché molto più spesso che immaginiamo la trasmissione di informazioni comportamentali che viene dai nostri genitori e la nostra riproduzione passiva non è <em>salubre per noi</em>.</p>
<p>Molti dei comportamenti e delle credenze dei nostri genitori sono ormai obsoleti e talvolta frutto di altrettanti condizionamenti ricevuti a loro volta dai loro genitori; quindi stiamo attuando un codice di comportamento non più attuale e non più personalizzato alle nostre esigenze.</p>
<p>Faccio un esempio per chiarire meglio il concetto: i miei genitori sono vissuti nel periodo della seconda guerra mondiale, quindi hanno sviluppato una serie di credenze e comportamenti per la maggior parte dovuti al forte stress e paura generati dal conflitto mondiale, le condizioni socioeconomiche post guerra hanno poi peggiorato la situazione, inoltre in quei periodi l’informazione e la cultura erano piuttosto ad appannaggio di una piccola sfera di individui, mentre la massa doveva adattarsi alla sopravvivenza o al vivere secondo quello che veniva dettato dalla loro emozionalità del momento; tutto questo ha generato in loro molti comportamenti distorti dettati dalla paura e dall’ignoranza.</p>
<p>E’ ovvio che se io dovessi adattarmi oggi a quel tipo di comportamento e scelte di vita sarei completamente fuori dal mio attuale contesto di vita, questo non varrebbe solo per me, ma per ogni individuo che vive nel suo presente, un presente che non può avere le stesse identiche opzioni del passato dei suoi genitori.</p>
<p>Un sistema comportamentale sviluppato in particolari condizioni è giudicato “salvavita” per un individuo e questo viene trasmesso inequivocabilmente ai figli sotto forma di condizionamento silente; alcune forme di condizionamento, come ho potuto notare, funzionano come una bomba ad orologeria che entra in azione in noi quando arriviamo alla fatidica età matura.</p>
<p>Ecco che possiamo diventare, per esempio, particolarmente paurosi ed apprensivi nei confronti di noi stessi e dei nostri cari, per dirla breve iniziamo a diventare pedanti: la maggior parte delle persone in età matura è piuttosto pedante, questo è un dato facilmente osservabile guardandoci intorno: salvo rare eccezione, molte persone restano come piegate in due sotto l’impulso dei condizionamenti ricevuti e con l’avanzare dell’età sembrano non avere nessuna capacità di divincolarsi da essi, anzi la mente diventa concorde con quel comportamento che appare consono e giustificato, cosa che in realtà non è.</p>
<p>Perché un vecchio dovrebbe avere maggiore istinto di conservazione, sviluppare più paure e restringere enormemente il suo campo di azione?</p>
<p>Logicamente una persona in età matura dovrebbe in realtà avere ampliato enormemente il suo raggio di azione divenendo una persona maggiormente libera, vuoi perché può usufruire di un certo bagaglio di esperienze che gli dovrebbe consentire di spaziare come desidera in ogni campo, tanto da essere surclassante rispetto ad un giovane; vuoi anche per il fatto che, avvicinandosi alla fine inevitabile dalla sua vita, può consentirsi maggiormente di rischiare avendo evidentemente molto meno da perdere in generale anche in termini di anni da vivere restanti.</p>
<p>In realtà quello che osserviamo è l’esatto contrario: un giovane è più spontaneo e agisce di getto, vive accettando anche dei rischi, anche per la sua vita stessa, mentre un anziano è molto più ponderato e meno propenso all’azione; non credo che ciò dipenda solo da una minore riserva di energia del vecchio rispetto al giovane, ma temo che dipenda dalla famosa bomba ad orologeria che resta silente fino al momento opportuno, quando cioè iniziamo la nuova fase imitativa in età matura dei nostri genitori.</p>
<p>In questa riflessione voglio mettere l’accento sull’autosservazione di questo processo allo scopo di non cadere vittime di un condizionamento retroattivo, il quale non risparmia, ho potuto notare, nemmeno gli individui che hanno percorso una certa strada di autoconsapevolezza per una vita intera.</p>
<p>E’ interessante osservare come in <em>un colpo di coda</em> ritornino in auge i processi condizionanti che credevamo aver superato per dare spazio ad un vivere più libero, spontaneo e consapevole, , quel che è peggio spesso vengono da noi considerati ormai innocui.</p>
<p>E’ a questo punto invece che, secondo la mia osservazione, possiamo determinare il proseguire della nostra esistenza e anche il nostro stato di salute e attesa di vita.</p>
<p>Per spiegarmi meglio, se iniziamo a prendere posture e comportamenti non consapevoli acquisite dai nostri genitori, diamo il via a tutto un “programma” e finiremo col fare un tipo di vecchiaia che non è il risultato della nostra vita e della nostra consapevolezza ma realizzeremo l’aspettativa di vecchiaia presa pari, pari da mamma e papà.</p>
<p>Così se non diveniamo in fretta consapevoli, per esempio, di quel tipo di atteggiamento conservativo e quella postura da vecchi che stiamo iniziando ad adottare, o di qualsiasi altra forma di comportamento imitativo dei nostri genitori in età avanzata, questo ci porterà verso un inevitabile destino programmato nella nostra mente già da tempo, finiremo col perpetuare questa eredità inevitabilmente, trasmettendola ai nostri figli e continuando a condizionare il mondo circostante con comportamenti obsoleti e non realmente legati al qui ed ora di ogni persona.</p>
<p>Potremmo finire con l’ammalarci delle stesse malattie e col chiudere le porte alla vita anzitempo come magari ci è stato mostrato deve accadere, in pratica lasciamo che un ciclo di accadimenti si perpetui e arrestiamo il processo di evoluzione naturale che avviene in ogni forma di libertà di azione e di pensiero.</p>
<p>Concludendo è importante a mio parere prendere coscienza di questo nostra predisposizione a far rivivere gli schemi comportamentali dei nostri genitori anche quando siamo già in età matura, quando cioè avviene questo nuovo start di condizionamenti, in modo da poterli considerare per quello che sono, cioè spinte comportamentali, emozioni, paure, chiusure che non appartengono realmente al nostro bisogno, al nostro momento storico; affinché si possa continuare a vivere e agire in relazione con il nostro presente e godere i frutti delle nostre reali esperienze ed eventuali traguardi raggiunti in termini di consapevolezza e libertà comportamentale.</p>
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		<title>Pecunia non olet</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 06:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Varda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[avidità]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un soggetto che occupa costantemente i pensieri del 90% delle persone. Un soggetto che spesso diventa un chiodo fisso. Un soggetto sul quale la maggior parte dell&#8217;umanità non riesce a tenere un atteggiamento neutro ed imparziale. Stiamo parlando del denaro. Un soggetto controverso, spinoso e difficile da maneggiare. Senza eccezioni, neanche quando il denaro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/03/dollari-usa.jpg" title="dollari-usa.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/03/dollari-usa.jpg" style="width: 121px; height: 115px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="dollari-usa.jpg" align="left" height="115" hspace="6" width="121" /></a>C&#8217;è un soggetto che occupa costantemente i pensieri del 90% delle persone. Un soggetto che spesso diventa un chiodo fisso. Un soggetto sul quale la maggior parte dell&#8217;umanità non riesce a tenere un atteggiamento neutro ed imparziale.</p>
<p>Stiamo parlando del denaro. Un soggetto controverso, spinoso e difficile da maneggiare. Senza eccezioni, neanche quando il denaro viene usato come scambio per servizi di natura spirituale, anzi.</p>
<p>Chi chiede soldini per fornire un più o meno efficace ausilio spirituale o, come è in voga dire oggi, di &#8220;crescita personale&#8221;  tocca, anche involontariamente, tante corde scoperte nel potenziale cliente e mette in gioco una serie di convinzioni tale da innescare le reazioni più svariate. È come scoperchiare un Vaso di Pandora. <span id="more-854"></span>C&#8217;è chi giudica le richieste pecuniarie, spesso inconsciamente, una sorta di garanzia di validità. Più si spende e migliore è il corso. E c&#8217;è chi invece, in maniera altrettanto irrazionale e automatica, diventa sospettoso e scettico sulla veridicità delle affermazioni, sulle buone intenzioni e sulla rettitudine morale del richiedente, tacciandolo sovente di avidità.</p>
<p>In questo secondo caso spesso il potenziale cliente cerca capziosamente il pelo nell&#8217;uovo per cogliere in qualche modo in fallo l&#8217;offerente. Un atteggiamento che ha molto a che vedere con una duplice sfaccettatura dell&#8217;ego (anzi con <em>la </em>duplice sfaccettatura dell&#8217;ego) : paura &#8211; avidità. In altre parole mettere in dubbio dà diritto a sostenere:  &#8220;Visto come sono in gamba? Ho trovato qualcosa che non va&#8221; (avidità di importanza personale) Di conseguenza si è &#8220;autorizzati&#8221; a non farsi coinvolgere e a starsene tranquilli fuori dalla mischia (paura).</p>
<p>Sono entrambi atteggiamenti che <em>originano da </em>sensazioni di e che <em>creano </em>separazione. Ma perché quando troviamo del tutto naturale che un panettiere, un idraulico o un impiegato alle poste debbano essere retribuiti, di fronte al ricompensare una persona che ha speso energie, soldi, tempo e impegno per acquisire una conoscenza spesso più profonda e  pervasivamente benefica di quella dei rispettabilissimi lavoratori suddetti storciamo il naso? Quando è giusto essere retribuiti? E può esistere un concetto di &#8220;giustizia&#8221; in questo senso?</p>
<p>Mi spiego meglio. Tutti noi quando diveniamo competenti in qualcosa grazie al nostro impegno, studio, applicazione, dedizione ecc&#8230;concordiamo sul fatto che meritiamo di essere retribuiti. <em>Quanto</em> ce lo dicono tutta una serie di fattori, non ultimo il &#8220;mercato&#8221; vale a dire la considerazione che il mondo dà alla nostra attività. Questo elemento, soprattutto in alcuni campi, ad esempio quello artistico, è assai variabile, e soggetto a fattori spesso totalmente indipendenti dalla qualità del prodotto offerto. Il rocker Ligabue adesso, dopo la pubblica consacrazione, chiede per le sue apparizioni una cifra totalmente differente, pur facendo sostanzialmente la stessa attività, rispetto a quando era semisconosciuto.</p>
<p><em>Perché nel mondo spirituale i criteri dovrebbero essere diversi? </em>Perché quando una persona studia, cerca, investe denaro in formazione, medita o prega con impegno e costanza, si confronta con conoscenze e tradizioni vastissime e antiche provenienti da tutto il mondo, insomma dedica buona parte della sua vita e delle sue energie allo sviluppo della componente spirituale insita dentro di sé, non deve avere un corrispettivo quando mette ciò che ha imparato al servizio degli altri? E perché questo corrispettivo non deve essere guidato dalle normali leggi di mercato?</p>
<p>Una persona come Deepak Chopra, divenuto popolare grazie alle sue intuizioni e alla sua costante ricerca o, un altro nome a caso, Maharishi Maheesh Yogi , che ha avuto la &#8220;fortuna&#8221; di aver avuto a suo tempo seguaci come Lennon e Co., non avrebbero dovuto adeguare il loro compenso alla notorietà, al riconoscimento e alle conseguenti numerose richieste di aiuto che ne derivano?</p>
<p>Avventuriamoci ulteriormente in questo terreno infido&#8230;</p>
<p>Il fatto che venga attribuita una valenza negativa alla retribuzione di servizi spirituali deriva quasi esclusivamente dall&#8217;indottrinamento ricevuto dalla nostra tradizione giudaico-cristiana. Si tratta di un imprinting genetico nefasto e fuorviante che manda, spesso irrimediabilmente, fuori carreggiata tutta la nostra vita, conferendo al denaro una valenza del tutto distorta. Nella nostra tradizione si è affermato col tempo il concetto, divenuto poi una sorta di postulato, secondo la quale l&#8217;aiuto di tipo spirituale tendenzialmente non deve essere remunerato, se non tramite libera offerta. Questo grazie all&#8217;esempio della figura del Cristo tramandatoci dalle scritture e soprattutto, come mette in evidenza Stuart Wilde, alla tradizione cattolica che ha creato un assioma sul quale non ci fermiamo neanche a riflettere: i poveri e i bisognosi vanno aiutati, sempre e gratis.</p>
<p>Sia ben chiaro: lungi da noi l&#8217;idea di mettere in dubbio la bellezza dell&#8217;aiuto disinteressato agli altri. Quando lo facciamo davvero, dal profondo del cuore e con naturalezza, tutti avvertiamo una profonda soddisfazione, che in certe circostanze e per certe persone diventa <em>beatitudine</em>, qualcosa che viene da un luogo più elevato&#8230; sono momenti talvolta magici, in cui ci sentiamo improvvisamente connessi a tutto e a tutti in maniera naturale, senza sforzo, semplicemente perché abbiamo aperto la nostra vita e il nostro cuore.</p>
<p>Altra cosa è l&#8217;istituzionalizzazione di questa pratica. Tornando al cristianesimo, storicamente nei primi tempi questa politica del dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati aveva la funzione, pienamente riuscita, di attirare masse di possibili convertiti. Alle classi abbienti, forti dei loro privilegi, non interessava affatto aderire a questo nuovo credo: si sa, gli adepti si possono raccogliere solo tra chi è scontento. Tra parentesi <em>attirare seguaci </em>è ancor oggi una linea-guida di tutte le religioni, segnatamente di quelle monoteistiche, fatto che innesca tutta una serie di perniciose deviazioni e che è all&#8217;origine di tanto conflitti che il mondo odierno si trova a dover faticosamente gestire.</p>
<p>L&#8217; istituzionalizzazione del dare incondizionato è una <em>mistificazione </em>con uno scopo sotteso, che incorpora un insidioso (perché nascosto) vizio energetico di base.<br />
Questo bel &#8220;pacchetto di convinzioni&#8221; produce anche l&#8217;equazione inversa: il dare spirituale a pagamento è disonesto, da approfittatori o comunque <em>sbagliato</em>.<br />
Questo assioma ha pervaso, come occidentali, tutto il nostro modo di essere , giusto o errato che sia l&#8217;assunto stesso. Questa è un&#8217;anomalia che va tranquillamente smascherata e messa da parte, se vogliamo riportare il tema denaro, e di conseguenza sanare una parte importantissima di noi stessi, ad una condizione neutra. D&#8217;altronde se analizziamo invece le civiltà orientali, ci accorgiamo che spesso</p>
<p>A) era semplicemente <em>naturale</em> che il guru o l&#8217;illuminato venisse ricompensato dai discepoli.<br />
B) non c&#8217;è mai stato questo eccessivo porre l&#8217;accento sull&#8217;aiuto agli altri.</p>
<p>Perché? Semplicemente perché l&#8217;oriente era, ed è ancora, spiritualmente più evoluto. E&#8217; incontestabile che in occidente si sia sviluppato il progresso materialistico e in oriente l&#8217;introspezione. Esterno e interno. Yang e Yin. Due visioni complementari che potrebbero (e ci sentiamo di scommettere che in prospettiva cosmica lo faranno) confluire in un fecondo estuario sinergico.</p>
<p>La vera evoluzione spirituale comporta un&#8217;assai minore attenzione a &#8220;fare numero&#8221; e a convertire nuovi adepti (e quindi all&#8217;essere &#8220;riconosciuti&#8221; dal mondo in forza delle cifre, atteggiamento fondamentalmente infantile) e un porre l&#8217;accento invece sul <em>permettere agli altri completa libertà di espressione e di ricerca</em> nel rispetto reciproco. Comporta anche una <em>minore o nulla enfasi sull&#8217;importanza del denaro </em>in quanto il timore di non sopravvivere in modo ottimale come corpo fisico, fonte di questa attenzione a volte maniacale, ha una rilevanza assai minore di quello che ha sull&#8217;uomo non illuminato.</p>
<p>Il vero maestro non è chi ti converte al suo pensiero, è colui che ti invita ad essere solo te stesso, a non seguire nessuno, ad abbandonare infine anche lui. Il vero maestro è colui che ti dà la possibilità di imparare dalle sue parole, ma anche di &#8220;sentire&#8221; la sua vita e la sua qualità energetica, affinché tu possa renderti conto che esistono stati vitali più alti, per stimolarti a  sperimentarli in prima persona e vivere la <em>tua</em> illuminazione, la <em>tua</em> vera essenza che sarà sicuramente diversa dalla sua.</p>
<p>Si narra che le ultime parole del Buddha ai suoi discepoli siano state &#8220;Siate una luce a voi stessi&#8221;. Di fronte a persone che si corrucciavano perché la sua luce stava spegnendosi &#8220;per sempre&#8221; , lui incoraggiava gli altri a trovare la loro propria luce, non a identificarsi con la sua. Seguire la strada di un altro ti porta a chi è lui, non a chi sei tu, sottolinea Harry Palmer.</p>
<p>È questa maggiore maturità, tipica dell&#8217;oriente, che dovremmo fare nostra. Le religioni monoteistiche, che sono le più diffuse, (probabilmente perché l&#8217;uomo occidentale ha fatto il <em>suo</em> Dio a <em>sua</em> immagine e somiglianza e quindi è più facile per le masse identificarvisi) hanno fatto e stanno facendo esattamente quello che elenca Richard Dawkins : guerre, massacri, ingiustizie, in nome del principio esplicito &#8220;il mio Dio è migliore del tuo&#8221;  e della sua implicita, e ancor più ingombrante estensione, &#8220;Il mio Dio è migliore del tuo, perché se io affermo questo, ciò mi dà il diritto a sentirmi superiore, a conquistarti, sfruttarti e importi il mio volere. Se invece ammetto che non è così e ti do pari dignità, questo mi rende vulnerabile e mi espone ad un contatto più intimo con te. E chissà cosa potrebbe succedere allora, potresti approfittarti di me!&#8221;</p>
<p>Toh, siamo ritornati a occuparci di paura e avidità! E di separazione. Le religioni monoteistiche sono in ultima analisi una <em>difesa da</em> e un <em>attacco nei</em> confronti dell&#8217;altro, del diverso;  riflettono l&#8217;incapacità di cogliere in noi l&#8217;Uno che tutti ci unisce di cui scrive appropriatamente il dr. Angelo Bona. Sono, in ultima analisi, una <em>corazza contro noi stessi. </em>Il credere in qualcosa ci impedisce di percepire quel qualcosa, di <em>sentirlo</em>. Questa sorta di &#8220;anestetico spirituale&#8221; ci tranquillizza, con i suoi paradisi, le sue costruzioni teologiche complesse e inattaccabili.</p>
<p>È una fortezza che protegge dalle insidie dell&#8217;ignoto e dell&#8217;instabilità, ma che pretende un prezzo altissimo: velare la comprensione dell&#8217;essenza, del tutto. In oriente invece solitamente le diversità sono viste come potenziale fonte di crescita, giocosità e prosperità per tutti.<br />
Ritornando al tema quattrini, questa impostazione separatista dal tutto si esplicita (e non potrebbe essere diversamente) con una forte avversione a spenderli, a farli circolare. Riassumiamone i motivi:</p>
<p>A)	<em>Tradizione giudaico-cristiana</em> con postulato annesso &#8220;Non bisogna chiedere compensi per cose spirituali&#8221;<br />
B)	<em>Materialismo inveterato</em>. Se spendiamo volentieri soldi per cose che possiamo vedere, odorare, toccare, gustare, annusare, siamo al contrario geneticamente più perplessi a privarcene per cose impalpabili. Nella stragrande maggioranza dei casi l&#8217;occidentale deve ancora fare l&#8217;esperienza dell&#8217;Uno, della vera natura dell&#8217;essere umano, dell&#8217;onda, diversa da tutte le altre, ma indissolubilmente legata all&#8217;oceano e, in ultima analisi, parte di esso. Finché questo non diventerà un vissuto reale, e non una mera astrazione concettuale, resteremo perplessi in eterno<br />
C)	<em>Il valore distorto che intrinsecamente diamo al denaro</em>, che per la maggioranza delle persone è il Dio pagano, sul cui altare vengono immolate talora vite intere.</p>
<p>Questo non significa ovviamente spendere soldi senza il minimo criterio per servizi &#8220;spirituali&#8221;. Così facendo ci troveremo prima o poi con un bel &#8220;pacco&#8221; inutilizzabile tra le mani e forse con danni interiori di vario tipo.</p>
<p>L&#8217;avidità fa parte della natura umana e, come in tutti i campi, ci sono persone, associazioni e organizzazioni che si fanno pagare per quello che valgono e altre che imbrogliano. Quello che ribadiamo è che se qualcuno ha studiato e si è dato da fare per acquisire competenze e le trasmette ha diritto, se lo desidera, di essere retribuito <em>quanto vuole</em>. Sta poi all&#8217;eventuale fruitore decidere se è il caso di aderire o meno all&#8217;offerta.</p>
<p>In effetti è arduo e fondamentalmente <em>arbitrario</em> stabilire un giusto prezzo. Chi segue i vari corsi difficilmente ad esperienza conclusa considera la richiesta eccessiva o si dichiara pentito, anzi!! Spesso invece è sinceramente entusiasta e afferma di aver ricevuto benefici che non hanno prezzo. È vero che talvolta ci sono persone che dichiarano di essere state truffate, che hanno seguito un corso e non è cambiato nulla ecc. Ma qui, oltre alla bontà dell&#8217;insegnante, bisogna anche esaminare quali sono lo spirito e l&#8217;attitudine con cui lo hanno fatto: aprire la propria vita (foss&#8217;anche solo per poche ore) al nuovo, allo sconosciuto o per noia e curiosità epidermica, rimanendo tenacemente arroccati alle proprie idee, giudizi e pregiudizi?</p>
<p>Se tieni le porte chiuse o appena accostate nessuno può entrare! Inoltre occorre considerare qual era il livello di consapevolezza delle persone in questione. Le cose vanno fatte per gradi ed introdurre qualcuno a certi livelli di percezione o di conoscenza può essere impossibile se non ci sono le basi.<br />
Inoltre, chi insegna ha il diritto, se lo desidera, di farsi pagare, unicamente per giustizia: si tratta di una forma di rispetto per il suo impegno, le sue realizzazioni e le sue competenze. Infine l&#8217;universo vuole uno scambio.</p>
<p>Il denaro, in quanto simbolo di energia convertibile, può assolvere benissimo al compito. Altrimenti l&#8217;equilibrio energetico si può ovviamente raggiungere in mille altri modi: doni, servizi ecc., non necessariamente rivolti alla persona in questione. L&#8217;importante è sapere che la bilancia va mantenuta in pareggio, pena scompensi di ogni tipo.</p>
<p>Chiediamoci infine: meglio dare soldi ad un Chopra o a un Maharishi o  a chi intossica noi e il pianeta con veleni emotivi, rifiuti inquinanti, alimenti spazzatura, paccottiglia letteraria o televisiva? Chi riceve denaro per servizi spirituali, se è una persona corretta, li utilizzerà per incoraggiare e far crescere, oltre al suo portafoglio, quelle attività che contribuiscono al patrimonio spirituale del mondo. E l&#8217;universo sa quanto ce ne sia bisogno.</p>
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		<title>A metà strada verso la vetta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 04:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mariana Caplan]]></category>
		<category><![CDATA[Suzuki Roshi]]></category>
		<category><![CDATA[Trungpa Rinpoche]]></category>

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		<description><![CDATA[Mariana Caplan descrive alcune trappole &#8211; come la crescita dell&#8217;ego, il transfert, l&#8217;abuso di potere, la truffa e la dipendenza da stati mistici &#8211; che si incontrano lungo il cammino spirituale. Il mito della spiritualità contemporanea messo a nudo. Negli ultimi 40 anni, l’occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/scalare-neve.jpg" title="scalare neve.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/scalare-neve.jpg" alt="scalare neve.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Mariana Caplan descrive alcune trappole &#8211; come la crescita dell&#8217;ego, il transfert, l&#8217;abuso di potere, la truffa e la dipendenza da stati mistici &#8211; che si incontrano lungo il cammino spirituale. Il mito della spiritualità contemporanea messo a nudo.<span id="more-419"></span></p>
<p>Negli ultimi 40 anni, l’occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai riempiono le pagine dei quotidiani, gli spettacoli televisivi e le riviste patinate a larga tiratura. Classi di meditazione sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga è insegnato in molte grandi aziende e la vita di celebrità spirituali come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è frequentemente oggetto della curiosità del pubblico. La spiritualità è diventata non solo popolare, ma anche un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali sono tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti.</p>
<p>Il ricercatore contemporaneo, durante il suo cammino spirituale, cade facilmente vittima di un numero enorme di miraggi, che occorre sapere riconoscere e affrontare. Scoprire le illusioni che abbiamo sul cammino spirituale può essere scoraggiante, se non addirittura deprimente, ma rende possibili realizzazioni spirituali che prima ci erano precluse.</p>
<p><strong>Le motivazioni della ricerca dell’illuminazione</strong></p>
<p>Molte persone hanno un’opinione errata sulle motivazioni per le quali hanno cominciato il cammino spirituale. È molto raro che un ricercatore voglia davvero “realizzare Dio” o “servire l’umanità”. La maggior parte delle persone non sa cosa sia la vita spirituale, per non parlare di cosa cercano in essa. Quando uno studente chiese al maestro zen Suzuki Roshi cosa fosse l’illuminazione, egli rispose: “Perché lo vuoi sapere? Magari non ti piacerebbe”.</p>
<p>Spesso un ricercatore spirituale impiega molti anni per rendersi conto di aver cominciato il cammino spirituale per ragioni che ignora totalmente, e che sono molto meno nobili e romantiche di quello che la sua immaginazione romantica pensava. Scoprire la falsità delle proprie motivazioni può essere molto spiacevole e deprimente, e per questo la maggior parte delle persone preferisce nasconderle nell’inconscio. Si continua tranquillamente a credere di voler solo essere “liberi”, “liberati” e “in armonia con tutta la vita”. Ma mettere a nudo la falsità delle motivazioni è un passo prezioso e necessario nel cammino spirituale. Le ragioni più frequenti che portano a scegliere il cammino spirituale sono:</p>
<p><strong>La libertà dal dolore</strong></p>
<p>La maggior parte delle persone comincia il cammino spirituale perché vuole essere libera dal dolore. “Uno dei maggiori fraintendimenti della gente è quello secondo cui il cammino spirituale è una vacanza”, ha detto il maestro tibetano Chögyam Trungpa Rinpoche. Le persone immaginano che il cammino spirituale darà loro la pace mentale, la trascendenza dei problemi, la libertà dalle perversioni psicologiche e la vita eterna. Si crede erroneamente che, meditando abbastanza, facendo un numero sufficiente di posizioni yoga o leggendo una discreta quantità di libri sulla spiritualità, si conseguirà la beatitudine eterna.</p>
<p>“Troppo spesso i neofiti si illudono che la pratica spirituale sia appagante”, dice lo studioso e l’insegnante di yoga Georg Feuerstein; “Si aspettano di diventare felici e di trovare la risposta alle più importanti domande esistenziali, grazie al loro sforzo o a quello dell’insegnante”. Feuerstein fa riferimento a una concezione che ha le sue radici in un fraintendimento di base e nella negazione della condizione umana: una concezione alimentata dalla palude della New Age e della letteratura pseudo-spirituale che invade il mercato confermando le fantasie dei suoi lettori. Anche se è vero che esistono carrettate di tecniche metafisiche che gonfiano l’ego e creano stati temporanei di estasi e beatitudine, questi ultimi non durano mai, e in ultima analisi hanno poco o nulla a che vedere con la vera spiritualità.</p>
<p><strong>L’ambizione spirituale: la volontà di potenza e di controllo</strong></p>
<p>Chi immaginerebbe mai che la presunta vita spirituale – fatta di meditazione e preghiera, dissolvimento estatico in Dio e umiltà davanti alla verità – possa essere un’altra via per cercare il potere e il successo, o una maschera che cela sensi di inadeguatezza? Per molti è proprio così. La realtà è che la ricerca dell’illuminazione nasconde spesso la ricerca del potere, della gloria, del prestigio o di qualche altra forma di successo mondano.</p>
<p>Se un individuo ha come scopo nella vita quello di diventare “qualcuno”, di essere una persona importante (il direttore generale, la star dello sport, la donna manager, la stella del cinema), e poi comincia un cammino spirituale, è più che probabile che la ricerca del potere e della gloria continuerà nel campo spirituale. È così che funziona l’ambizione. Un individuo ambizioso non lo è soltanto in un contesto, ma in tutta la vita, inclusa quella spirituale.</p>
<p>Gli uomini faranno praticamente di tutto per evitare di affrontare la propria debolezza umana; cioè, faranno qualsiasi cosa pur di non affrontare se stessi. La gente pensa che l’«illuminazione» sia uno stato di onnipotenza in cui non solo si sarà in grado di dominare gli altri, ma si terranno sotto controllo le proprie debolezze e difetti umani. Quello che i testi antichi descrivono come lo stato di “conoscenza perfetta” viene interpretato in base all’ideale di perfezione di ognuno, nel quale non c’è posto per la fragilità umana.</p>
<p>L’illuminazione può sicuramente creare dei poteri o una capacità di controllo illusori, o limitati, ma lo sviluppo spirituale va molto al di là del potere e del controllo terreni. Raramente, se non mai, i veri insegnanti spirituali e le persone dalla comprensione profonda parlano della propria vita in termini di controllo di sé o degli altri. Sanno che la vita è piena di imprevisti, e che un’eventuale influenza sulla vita di altre persone in realtà non dipende da loro. Inoltre, riconoscono che il peso di quella responsabilità è tanto grande da far diminuire qualsiasi sensazione di potere personale.</p>
<p><strong>La paura della morte</strong></p>
<p>La gente cerca l’illuminazione perché non vuole morire. Nelle traduzioni dei testi spirituali, l’illuminazione è sinonimo di “immortalità”, “trascendenza” e “stato eterno”. Sono espressioni molto suggestive per chi ha paura della morte, ma se si comprende il contesto in cui furono create, è chiaro che non si fa riferimento all’immortalità dell’ego o del corpo fisico. Tuttavia, gli esseri umani, alla ricerca disperata di una via per evitare la supposta sofferenza della morte, scelgono certi aspetti degli insegnamenti, evitandone altri. Giungono a pensare che l’illuminazione è il cammino verso la vita eterna dell’ego, che identificano come “se stessi”, e non della consapevolezza, che è sempre già eterna.</p>
<p>Quindi, se per caso ci illuminassimo, il nostro ego cesserebbe di esistere; ovvero, l’ego individuale che all’inizio si era messo alla ricerca dell’illuminazione per evitare la morte sarebbe già morto!</p>
<p>Anche se può essere difficile comprendere quanto siano false e inconsapevoli le motivazioni alla base di un cammino spirituale, gli sforzi fatti non sono inutili. Il grande pregio di qualsiasi autentico cammino spirituale (se percorso con l’assistenza di un maestro affidabile) è il fatto che prima o poi trasformerà l’individuo, a prescindere dalle motivazioni di quest’ultimo. Dio (o la Realtà) è sempre più forte dell’ego, e nel lungo termine (anche se può essere un termine veramente lungo) finirà con il prevalere. Il cammino e il maestro usano la debolezza e le ambizioni dell’individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno quella stessa debolezza e quelle stesse ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto la purezza che si trova al di là di esse.</p>
<p><strong>Esperienza spirituale o illuminazione?<br />
</strong><br />
Un altro errore comune tra i ricercatori sul cammino spirituale è scambiare le esperienze mistiche per l’illuminazione. Quando qualcuno comincia un percorso spirituale, è verosimile che avrà esperienze di estasi, beatitudine, pace, fusione con tutta la vita e visioni. Uno degli errori più frequenti compiuti dai neofiti è credere che queste esperienze siano lo scopo del cammino. In realtà, in giro ci sono molti maestri, sinceri ma falsi, che insegnano sulla base di una o più di queste esperienze.</p>
<p>Studiando le varie tradizioni esoteriche e occulte, l’assurdità di queste pretese diventa ovvia, perché comprenderemo subito come sia sufficiente la tecnica giusta (il digiuno, la visualizzazione, il “mind-control” e così via) per provocare tali esperienze. Anche se queste ultime possono essere fonte di ispirazione ed elevazione, e possono addirittura essere il catalizzatore che ci porta sul cammino spirituale, è chiaro che la spiritualità non consiste in esse.</p>
<p>Coloro che conoscono l’autentica spiritualità non si lasciano impressionare nemmeno da una camminata sull’acqua. Sanno che lasciarsi incantare da questi spettacoli vuol dire allontanarsi dal vero cammino spirituale. Benché le esperienze psichiche come l’estasi, la beatitudine e la sensazione di fusione non siano nocive o pericolose, e alle volte possano anche essere utili, vanno analizzate con grande cura. Occorre mettere costantemente in dubbio le conclusioni cui si è tentati di giungere dopo tali esperienze. È troppo facile pensare di essere straordinari o importanti solo perché sono avvenute queste esperienze.</p>
<p><strong>Il guru interiore e altre verità spirituali lapalissiane</strong></p>
<p>Tra tutte le comuni verità lapalissiane, quella del guru interiore è una delle più ingannevoli. Anche se l’espressione “guru interiore” indica qualcosa che esiste davvero, molti di coloro che dicono di seguire il guru interiore in realtà non lo stanno facendo. Per udire e seguire l’impegnativa guida di un guru interiore è richiesta una grande maturità umana e spirituale, che si conquista con anni di pratica spirituale, e non leggendo un libro o ascoltando un combattente New Age che proclama il messaggio.</p>
<p>Il motivo principale per cui la gente si volge al guru interiore è la pigrizia e il disinteresse verso la trasformazione genuina. Il guru esteriore – il vero maestro spirituale – porterà in crisi l’ego e metterà a nudo tutto ciò che è falso, cosa impossibile al guru interiore. La vita interiore degli esseri umani consiste in una grande moltitudine di voci (molte delle quali decisamente nevrotiche) e l’ego è ben felice di dare a una di esse gli abiti del monaco, un tono di voce suadente e il titolo di “guru interiore”. Tali guru interiori, conosciuti anche come il “sé interiore”, il “vecchio saggio interiore” o il “profondo sé”, sono noti per permettere alle persone tutto ciò che vuole il loro ego (una vacanza dispendiosa, per esempio, una nuova Ferrari, la manipolazione degli altri “per il bene più elevato” ecc.), sempre in nome della vita spirituale. È molto più facile perdonare i nostri errori se siamo stati “guidati”, rinunciando quindi ad assumerci la responsabilità delle conseguenze. Se la guida dà risultati positivi, diventiamo degli eroi per aver ascoltato e seguito la voce; se le cose non funzionano, siamo semplicemente vittime dei desideri della voce interiore. In un modo o nell’altro, noi non siamo mai responsabili.</p>
<p>Molto simile alla voce interiore è il “seguire il proprio cuore”. È vero che alla fin fine dobbiamo seguire il nostro cuore e che quest’ultimo non mente, ma come facciamo a sapere quando lo stiamo ascoltando? Molte persone non hanno idea di cosa sia il loro cuore, non lo hanno mai percepito né udito parlare. La maggior parte dei messaggi che attribuiscono al cuore, in realtà, vengono dalla mente, che è capacissima di parlare con tono amorevole, delicato e anche “con il cuore in mano”.</p>
<p>Quando le persone ignorano la quantità di “voci interiori” esistenti in loro (inclusa la voce del proprio “cuore”) e non sanno nulla della tendenza dell’ego a corrompere ogni aspetto della personalità per sabotare la crescita spirituale, cadono facilmente vittima delle seduzioni del guru interiore. Alla fine, esse si defraudano di quella crescita e trasformazione che volevano trovare cominciando questo cammino.</p>
<p>Un’altra delle pericolose verità lapalissiane in voga tra i neofiti contemporanei è il ritornello “tutto è un’illusione” e i suoi derivati. Seguendo la logica della mente duale, se tutto è un’illusione, non importa fare del male agli altri o distruggere il nostro corpo con le droghe o l’alcol, perché il corpo non è reale. Se la vita non è altro che un sogno, perché non arraffiamo tutto ciò che possiamo, senza preoccuparci delle persone che calpesteremo nel fare questo e di coloro che diventeranno poveri a causa del nostro egoismo? Se tutto è uguale, non esiste male e bene, giusto e sbagliato: quindi, perché non barare, mentire e rubare?</p>
<p>Coloro che usano indiscriminatamente queste idee prese dalla “realtà assoluta” non capiscono che quest’ultima non nega in alcun modo la realtà relativa. La non-dualità non cancella la dualità. Chi comprende davvero il significato di espressioni come “il guru interiore”, “tutto è uno” e “il maestro è ovunque”, non si vanta mai di queste verità in reazione a una sfida alla sua psiche (al contrario di chi ne ha avuto solo un’intuizione profonda ma fugace). Al contrario, la bellezza della realtà che ha intravisto lo rende più umile, spingendolo a mettersi al servizio e a partecipare maggiormente al mondo in cui viviamo. Come ha detto un altro maestro zen: “Non puoi vivere a lungo nel mondo di Dio: non ci sono né ristoranti né toilette”.</p>
<p><strong>Falsi maestri e falsi studenti</strong></p>
<p>Infine, arriviamo all’argomento dei maestri e i loro discepoli. Che li si chiami guru, maestri, guide o amici spirituali, due cose apparentemente opposte si possono dire su di loro senza ombra di dubbio. Innanzitutto, per raggiungere le vette più alte del cammino spirituale è necessario un maestro; secondo, per ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali, affermi di essere un “tulku” tibetano o ci prometta l’illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i ciarlatani.</p>
<p>Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti. Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: “Sono un discepolo?”. Gli studenti spirituali disillusi passano la vita a puntare il dito contro i falsi maestri e a negare la necessità di un maestro vivente ed esteriore, ma la verità è che loro stessi non sono riusciti a essere quel tipo di studente necessario ad attirare un maestro autentico.</p>
<p>Il punto sta nell’essere implacabilmente onesti con se stessi sui motivi per i quali stiamo cercando un maestro, e cosa ci aspettiamo da lui. Se cominciamo la vita spirituale perché vogliamo trovare un nuovo partner sexy, forse non abbiamo affatto bisogno di un maestro. Se pratichiamo la meditazione perché vogliamo essere più sicuri di noi stessi e avere più potere personale, andrà bene qualsiasi insegnante carismatico. Ma se siamo sul cammino spirituale perché stiamo cercando di realizzare il nostro potenziale più elevato, avremo bisogno di un maestro autentico, e per trovarlo dobbiamo diventare discepoli autentici.</p>
<p>Talvolta, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino spirituale, dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a distinguere tra il falso e l’autentico. In ultima analisi, dobbiamo assumerci la responsabilità di essere finiti con degli insegnanti falsi, perché in noi c’era qualcosa che ci ha impedito di vedere con più chiarezza. Solo allora potremo proseguire sul cammino spirituale con più lucidità.</p>
<p><strong>Un cammino confuso</strong></p>
<p>Le splendide luci delle esperienze mistiche e dell’estasi segnano spesso l’inizio di un cammino spirituale, la cui fine promette di essere ugualmente soddisfacente. Nel mezzo, però, esso è confuso. È tale perché nulla è certo riguardo l’evoluzione spirituale. A un certo stadio, la visione mistica può costituire un’ispirazione fondamentale per il nostro progresso, mentre a un altro stadio la stessa visione può essere una scusa per affermare prematuramente di esserci illuminati. La nostra voce interiore può darci la guida necessaria o riempirci di bugie. Possiamo trovarci a disagio con il nostro maestro perché è un ciarlatano, oppure perché sta portando alla luce parti del nostro ego che preferiremmo evitare. In quest’ultimo caso, diciamo che il maestro è un ciarlatano, quando in realtà è la nostra falsità che è stata portata alla luce.</p>
<p>Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché questa opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci.</p>
<p>Il cammino spirituale è vivo; muta e si evolve davanti ai nostri occhi. Poiché sul nostro progresso e le nostre conquiste spirituali non possiamo avere certezze, il nostro compito è affrontare totalmente e senza compromessi le sfide che si presentano di fronte a noi. Se le nostre motivazioni sono serie (non solo riguardo la nostra evoluzione spirituale, ma anche riguardo il nostro impegno verso una genuina cultura spirituale in occidente), non possiamo accontentarci di un falso, la spiritualità New Age (per quanto essa possa essere confortante). La spiritualità autentica ci sta aspettando.</p>
<p>Mariana Caplan è counselor, antropologa culturale e autrice di un libro in cui mette in discussione molti aspetti della spiritualità occidentale. Esso, (<em>Halfway up the Mountain: the</em> <em>Error of Premature Enlightenment</em>), che secondo “Publishers Weekly” solleva molti dubbi sulle vere “motivazioni degli incantatori di serpenti dell’era moderna”, spinge i ricercatori spirituali a pagare il giusto prezzo per la dura strada verso l’illuminazione.</p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. </a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">2001. ISBN: 1890772100</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
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<p>Copyright originale Kindred Spirit, <a href="http://www.kindredspirit.co.uk/">www.kindredspirit.co.uk</a> per gentile concessione.<br />
Il sito web dell&#8217;autrice è <a href="http://www.realspirituality.com/">http://www.realspirituality.com/</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyight per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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