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	<title>Innernet &#187; Cina</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Sto per tornare in Tibet!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 11:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Zerbetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Dharma e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Restai molto colpito nel leggere il messaggio di Tenzin Tsundue, poeta ed attivista tibetano in esilio, inviato ai tibetani e ai loro sostenitori in tutto il mondo. La vicenda di questo popolo che tramanda una tradizione spirituale millenaria che attualmente riceve una vasta eco nel mondo intero e che è stato barbaramente sottomesso da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-921" href="http://www.innernet.it/sto-per-tornare-in-tibet/tenzin-tsundue/"><img class="alignleft size-full wp-image-921" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="tenzin-tsundue" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/tenzin-tsundue.jpg" alt="tenzin-tsundue" width="200" height="267" /></a>Restai molto colpito nel leggere il messaggio di Tenzin Tsundue, poeta ed attivista tibetano in esilio, inviato ai tibetani e ai loro sostenitori in tutto il mondo.</p>
<p>La vicenda di questo popolo che tramanda una tradizione spirituale millenaria che attualmente riceve una vasta eco nel mondo intero e che è stato barbaramente sottomesso da una invasione armata da parte della Cina di Mao Tzedong nel 1949 definita come “liberazione” e proseguita con successive repressioni di moti insurrezionali sino a totalizzare oltre un milione di morti oltre alla distruzione di 600 monasteri e tutto ciò che può perpetuare la cultura tibetana, mi ha molto toccato (vedi: www.italiatibet.org).</p>
<p>La colonizzazione imperialista operata dalla Cina ai danni del Tibet è tornata alla ribalta delle cronache a seguito dei moti del 10 marzo di quest’anno in concomitanza del 49esimo anniversario della repressione del sollevamento della popolazione tibetana che subì una ennesima brutale repressione da parte delle forze di polizia cinesi (vedi: <a href="www.dossiertibet.it" target="_blank">www.dossiertibet.it</a>).</p>
<p>Al di là dell’invito ad unirsi alle preghiere o a sottoscrivere petizioni che richiamino la Cina al rispetto dei diritti civili e al diritto alla autodeterminazione più volte richiamato dalla Nazioni Unite, cui il Dalai Lama e i molti centri di spiritualità tibetana nel mondo chiedono di associarsi, mi sono chiesto più volte “come” poter fare qualche cosa in concreto, in quanto cittadino del pianeta e quindi com-partecipe dei suoi patrimoni culturali ed umani da salvaguardare,  per non dover assistere in modo passivo a questa opera di “genocidio culturale” come il Dalai Lama stesso ha definito l’occupazione cinese.<span id="more-920"></span></p>
<p>Cercando di capire qualche cosa dell’intrigata storia di questo popolo nonché dell’empasse politico nel quale si trova a quasi 60 anni dall’invasione cinese – mai riconosciuta dall’ONU come legittima annessione alla Repubblica Popolare Cinese – sono rimasto sconcertato da quella che, almeno ad una mentalità occidentale, appare come una inconciliabile contraddizione: il fatto cioè che l’indiscussa autorità politica, oltre che religiosa, del Tibet – il Dalai Lama – non denunci l’illegittimità dell’occupazione del suo Paese e non ne rivendichi quindi la restituzione alla indipendenza, ma si accontenti di richiedere una generica autonomia o, quanto meno, il rispetto della libertà religiosa, della cultura e dei diritti civili.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-marcia2-4531.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-927" style="margin: 6px 10px;" title="zerbetto-tibet-marcia2-4531" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-marcia2-4531.jpg" alt="zerbetto-tibet-marcia" width="453" height="340" /></a>Alla posizione “morbida” del Dalai Lama, che lui stesso ha definito come “Via di mezzo” e che potrebbe apparire come assai ragionevole considerata l’improbabilità di poter riottenere l’indipendenza da una potenza dalla soverchiante potenza economico-militare come la Cina, fa riscontro tuttavia il sostanziale fallimento nella possibilità di un accordo negoziale che ne sarebbe potuto derivare. La politica cinese, infatti, ha proceduto imperterrita nei propri programmi di annessione politico-culturale del Tibet assumendo un controllo sempre più totale di tutte le istituzioni, imponendo l’insegnamento del cinese come prima lingua nelle scuole e accelerando una forzata immigrazione di cinesi delle etnia Han che ha raggiunto attualmente la quota di oltre 9 milioni a fronte di una popolazione residua di tibetani che si aggira sui 6 milioni. I tibetani, in altri termini, sono attualmente in minoranza nella loro stessa patria e si trovano estromessi da ogni posizione di rilievo. Rappresentano, in altri termini, una minoranza etnica asservita e umiliata anche sotto il profilo culturale oltre che socio-politico.</p>
<p>Appare quindi evidente come la richiesta di una dignitosa “autonomia”, se non indipendenza, risulta essere un parola vuota. E’ del pari evidente che ogni anno che passa non fa che favorire il progressivo consolidamento della occupazione cinese rendendo lo status quo sempre più immodificabile.</p>
<p>Questa incresciosa situazione potrebbe essere in fondo accettabile se la popolazione tibetana giudicasse il processo di modernizzazione introdotto dai cinesi preferibile rispetto al sistema feudale preesistente e che, certo, comportava una condizione delle masse rurali a livelli paragonabili al nostro Medio evo. Pare invece che le cose non stiano in questi termini e che i processi di modernizzazione non abbiano comportato dei vantaggi alla popolazione tibetana tali da far accettare l’occupazione cinese. L’aumento del PIL oltre il 10% registrato in questi anni è andato infatti a beneficio degli occupanti cinesi che hanno proceduto ad una sistematica deforestazione del patrimonio boschivo (si valuta nella misura dell’85%) nonché delle risorse minerarie (oro, uranio e rame) ed in più con un impatto disastroso sull’ecosistema. A riprova di questo scontento stanno i numerosi moti insurrezionali registratisi, oltre che nella città di Llasa e a cui la stampa ha dato ampio risalto, in gran parte del territorio tibetano (<a href="http://www.freetibet.it" target="_blank">www.freetibet.it</a>).</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-marcia-450.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-928" style="margin: 6px 20px;" title="zerbetto-tibet-marcia-450" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-marcia-450.jpg" alt="zerbetto-tibet-marcia" width="450" height="338" /></a>Lo stato di esasperazione del popolo tibetano si esprime ora nel Movimento di Insurrezione del Popolo Tibetano, nato dallo sforzo congiunto di cinque tra le maggiori Organizzazioni non Governative tibetane: il Tibetan Youth Congress (il Congresso della Gioventù Tibetana), la Tibetan Women Association (l’Associazione delle Donne Tibetane), il Movimento Gu-Chu-Sum del Tibet (un&#8217;associazione di ex prigionieri politici), il Tibetan Democratic Party (Partito Democratico del Tibet) e Students for a Free Tibet India (Studenti per il Tibet libero &#8211; India).</p>
<p>Queste cinque Organizzazioni hanno deciso di intraprendere una azione forte e dal significato inequivoco: Marcia di ritorno in Tibet. La stessa è partita da Dharamsala, sede del Governo provvisorio del Tibet in India, lo stesso 10 marzo 2008 ed ha toccato Delhi in concomitanza del passaggio della fiaccola olimpica.  per poi dirigersi verso il Tibet. I marciatori sono già stati fermati dalla polizia indiana – che risente della pressione della Cina che fa pesare i consistenti accordi commerciali attualmente in essere tra i due paesi &#8211; all’inizio salvo poi essere stati rilasciati poco dopo. Un secondo arresto è avvenuto in occasione del passaggio a Delhi allorché i coordinatori sono stati fermati per oltre 15 giorni, mentre i sostenitori stranieri sono stati rilasciati dopo poco per evitare incidenti diplomatici. La Marcia ha quindi ripreso il suo cammino in direzione del Tibet dove i marciatori si propongono di attraversare il confine  in concomitanza dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino 2008.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-khama-e-il-saluto-450.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-929" style="margin: 6px 20px;" title="zerbetto-tibet-khama-e-il-saluto-450" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/zerbetto-tibet-khama-e-il-saluto-450.jpg" alt="zerbetto-tibet-khama-e-il-saluto" width="450" height="338" /></a>Una cosa importante da sottolineare è che il Dalai Lama si è sempre dimostrato contrario alla Marcia. Oltre a  non farne menzione quando si mise in moto, si è pronunciato contro questa iniziativa ed ha esplicitamente cercato di fermarla. Perché? Difficile dire. Certo, essere ospite dell’India gli impone di non sostenere iniziative di aperto contrasto alla politica cinese e lo stesso motto della Marcia “Rise up, Resist, Return” del Tibetan People’s Uprising Movement (<a href="http://www.tibetanuprising.org" target="_blank">http://www.tibetanuprising.org</a>) non rassicura circa le intenzioni dei marciatori. Gli stessi, inoltre appartengono alle citate 5 organizzazioni di cui 4 si dichiarano in modo esplicito a favore della lotta per l’ottenimento della indipendenza del Tibet dalla Cina (solo il movimento delle donne tibetane chiede l’autonomia). Una politica, quindi, in contrasto con quella del Dalai lama che, nel suo stesso discorso del 10 marzo 2008, concludeva con un conciliante “Raccomando i tibetani a continuare nel loro lavoro pacificamente e nel rispetto della legge in modo da assicurare che tutte le nazionalità minoritarie della Repubblica Popolare della Cina, tra cui il popolo tibetano, possano godere dei loro legittimi diritti e benefici”.</p>
<p>Anche se nessuno dei tibetani assume generalmente posizioni che si discostano da quelle adottate dal Dalai Lama, che tuttora raccoglie un vasto consenso sia religioso che politico (ambiti che i tibetani stentano ancora a tenere distinti) è evidente che una incrinatura nei fatti si è determinata nel momento stesso in cui i Marciatori hanno ripreso il loro cammino contravvenendo alla volontà del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio che lo esprime (il Kashag che raccoglie 63 delegati che non vengono però eletti in senso democratico e che non esprime dei partiti attraverso una dialettica politica paragonabile ad una istituzione effettivamente democratica).</p>
<p>Nelle parole di Lhasang Tsering, voce autorevole del dissenso tibetano. poeta, ex carismatico presidente del Tibetan Youth Congress “dobbiamo rivendicare e sostenere l’indipendenza del nostro paese, il fatto che siamo un popolo assolutamente diverso da quello cinese per etnia, lingua e scrittura (…) Oggi più che mai ritengo che l’unica speranza per la sopravvivenza del popolo tibetano e della sua cultura sia la riconquista dell’indipendenza. Niente di meno niente di più” (da Piero Verni su Limes del’aprile 2008).</p>
<p>Si è quindi determinata in questi giorni un’incrinatura tra il leader politico storico del Tibet, il Dalai Lama, ed un raggruppamento di forze che, pur facendo propri i principi gandhiani della lotta non-violenta, non credono più nella “Via di mezzo” ed in un dialogo che è a senso unico dal momento che la Autorità cinesi non fanno che ribadire come il problema della indipendenza del Tibet non possa nemmeno essere posto dal momento che il Tibet è semplicemente una parte del territorio cinese e che di fatto, come ha affermato nel luglio dell’anno scorso un diplomatico cinese “Non esiste alcun problema tibetano”.</p>
<p>Per capire qualcosa di più di questa delicata congiuntura, ho colto l’opportunità di una decina di giorni che mi si sono liberati per recarmi in India ed unirmi ai marciatori. L’ho fatto dal 22 al 29 aprile. Una settimana che resterà per me indimenticabile per l’intensità degli incontri, dell’esperienza interiore, dell’emozione per aver partecipato ad un evento dai contorni epici (come inevitabilmente la lunga marcia dell’Esodo del popolo ebraico, ma anche della Anabasi dei Greci in terra di Persia ed altre che il tema inevitabilmente evoca) … e patetici insieme per la sproporzione tra la finalità (la liberazione del Tibet) e la esiguità dei mezzi. Al confine tra la disperazione di un popolo che si sente ormai schiacciato da una potenza soverchiante e la speranza nelle buone ragioni che ancora animano la sua lotta. Un gruppo di 300 persone, la maggior parte dei quali monaci, disarmati  ed inermi e nello stesso determinati come i 300 delle Termopili a sbarrare il passo al prezzo della vita ad una invasione soverchiante di un nemico inarrestabile.</p>
<p>Il mio animo è pieno di quei volti dall’espressione sorridente ed insieme determinata, ingenua … quasi fanciullesca ma che nello stesso tempo esprime una lunga e dolorosa meditazione sui tanti compagni caduti, imprigionati, torturati e umiliati in questi 60 anni di brutale repressione.</p>
<p>Ho ancora nel cuore i loro canti lungo il cammino, al confine tra inni di guerra e litanie. E mi sento ancora avvolto da questi silenzi dove le parole inutili non riescono ad affacciarsi perché il tempo che resta è già quello che separa da un evento sacrificale. Questo avverrà ineluttabilmente allorché i 300 marciatori (che nel frattempo potrebbero crescere con l’adesione di altri gruppi di esuli) verranno arrestati “preventivamente” dalla polizia indiana per evitare “turbative” ai giochi olimpici o direttamente dai plotoni antisommossa cinesi che saranno pronti ad accoglierli non appena varcato il confine. Il dopo? Non sappiamo, mi rispondono. Verisimilmente – per quelli che non dovessero cadere sotto il fuoco com’è già avvenuto dei 140 tibetani uccisi da marzo ad oggi – si apriranno le prigioni dove già molto sono morti a seguito delle torture o i “Laogai”, i funesti campi di “rieducazione” attraverso i lavori forzati dove già sono stati reclusi oltre 4.000 tibetani (vedi: <a href="http://www.laogaifoundation.org" target="_blank">www.laogaifoundation.org</a>).</p>
<p>E noi? Che possiamo fare noi nel poco tempo che ci separa da questo evento? Nei pochi giorni in cui ho condiviso la marcia – sugli aspetti folkloristici della quale evito di soffermarmi per non dilungarmi in aspetti marginali – ho cercato affannosamente di dare una qualche risposta a questo quesito che, sinceramente, ha turbato i miei sonni di queste settimane. Ne ho cavato alcuni spunti. Poche cose, ma che mi lasciano la sensazione di non essere andato invano o solo per assolvere ad una specie di curiosità fine a se stessa:</p>
<p>1. Chiedere ai marciatori, attraverso i loro Organi rappresentativi, di formulare un documento sufficientemente analitico di richieste al governo cinese nel quale raggiungere un consenso tra le diverse Organizzazioni promotrici. Questo anche la fine di raccogliere un sostegno possibilmente ampio da parte di governi ed alle Organizzazioni sovranazionali (ONU, EU) che possano dare forza alle rivendicazioni in quanto ritenute legittime</p>
<p>2. Creare un Foreigner Supporters Commette che consenta di coordinare le azioni di supporto dei sostenitori stranieri e nello stesso tempo di sgravare da tali compiti i Promotori della Marcia</p>
<p>3. Portare avanti il progetto delle Mille bandiere consistente nel far confluire sulla città di Nainital che si trova lungo il percorso dei marciatori una vasta rappresentanza di associazioni, gruppi di sostegno alla causa tibetana, amministrazioni locali, università ed associazioni di vario tipo che accettano l’invito di mandare un proprio rappresentanza della rispettiva associazione</p>
<p>4. Promuovere, sempre nella città di Nainital (che è una cittadina di villeggiatura sulle pendici himalaiane con lago ed ampia possibilità di recettività alberghiera; vedi su Internet) un Forum permanente sul Tibet sino all’ingresso dei Marciatori in territorio tibetano ed oltre (in pratica per i prossimi due-tre mesi) con conferenze, spettacoli, dibattiti, esperienze per dare continuità al sostegno della causa tibetana e attirare l’attenzione mediatica sull’evento. Daniela Santabbondio (Disha) mi ha già fatto presente la sua intenzione ad essere presente. Ci saranno altri?</p>
<p>Per la prima volta nella storia ci troviamo di fronte all’opportunità di fare una guerra di nuovo tipo: non con armi e violenza fisica, ma con la forza delle idee e della potenza dei mezzi di comunicazione.<br />
Solo se molti cittadini del mondo si sentiranno personalmente “in prima linea” nel sentirsi partecipi attivamente di quest’azione di lotta – non violenta, ma non per questo non determinata – potremo forse raggiungere l’obiettivo di:</p>
<p>a. Sensibilizzare il mondo di fronte alla minaccia del totalitarismo dell’attuale governo cinese che calpesta il rispetto dei diritti civili elementari (divieto della libertà di opinione/espressione e di stampa nonché di accesso-libera circolazione ai giornalisti stranieri, sfruttamento del lavoro minorile, forte subalternità della condizione femminile, negazione di ogni forma di reale autonomia alle minoranze etniche e all’esercizio delle religiose &#8211; anche i vescovi cattolici vengono nominati dal Governo cinese e non dal papa – abuso della pena di morte che fa registrare in Cina una media di 7-8.000 esecuzioni l’anno rispetto alle 178 dell’Iran e alle 63 degli USA con incontrollato commercio di organi da trapiantare, come riferito da Gianfranco Dognini Dirigente di  Amnesty International in occasione della Conferenza su: Pechino 2008: Tibet e diritti umani, Università Cattolica – Milano 30.4.08 ).</p>
<p>b. Sostenere i politici nell’adozione di atteggiamenti meno ricattabili sotto il profilo economico laddove improntati a una politica condivisa che si ispiri a norme rispettose dei diritti civili e non unicamente a logiche di profitto</p>
<p>c. Ottenere che, in un ragionevole lasso di tempo, anche la Cina rinunci alla colonizzazione di stati indipendenti, come già è avvenuto per Inghilterra, Francia, Spagna ed altre potenze colonizzatrici in passato, restituendo quindi la sovranità ai popoli occupati – primo fra tutti il Tibet – salvaguardando eventuali accordi di interesse economico e commerciale</p>
<p>d. Condizionare l’acquisto di beni e servizi collegati alla Cina ad un reale mutamento della sua politica. Sembra, infatti che, allo stato attuale, l’unico argomento convincente, sia quello che possa incidere in qualche modo sul valore primario di riferimento del mondo di oggi ed in particolare dell’imperialismo economico cinese. Il dio denaro.</p>
<p>Per fare questo si richiede ovviamente un’ampissima mobilizzazione mediatica nella quale invitare ciascuno a fare la propria parte per promuovere un fronte condiviso di lotta che possa incidere su una situazione che, lasciata a se stessa e senza sostegno internazionale, perpetuerà la sanguinosa repressione di un popolo inerme e che non si rassegnerà mai alla rinuncia della sua autonomia reale.<br />
Grazie  a coloro che avranno voluto dedicare un poco del loro tempo alla lettura di queste pagine. Per indicazioni più specifiche sulla azioni concrete consultare:<a href="www.worldactiontibet.org" target="_blank"> www.worldactiontibet.org</a> (si gradiscono adesioni per partecipare più attivamente alle azioni).</p>
<p>Non posso chiudere senza una menzione a Tienzin Tzundue per l’onore che mi ha fatto nel condividere le difficili scelte che lo aspettano, Sherab per l’amicizia ed il tempo dedicatomi a delineare i diversi aspetti del problema, Lobsang per la generosità del suo esempio di giovane disposto a sacrificare vita personale e la carriera per la causa del suo popolo, Gelek per la sua testimonianza di padre disposto a lasciare la famiglia per affrontare una Marcia dal ritorno non certo, Dakten e tanti, tanti altri che mi hanno accompagnato con amorosa attenzione. Grazie per il khama – la sciarpa bianca decorata di simboli augurali – che alla luce di una flebile lampada mi è stata consegnata in segno di ringraziamento per la solidarietà di una persona e di un popolo amico, quello italiano, che come pochi altri seguono con trepidazione e impegno la causa tibetana nella sera della mia partenza. Con un lungo sguardo a tutti … che mi auguro sia un arrivederci e non un addio.</p>
<p><em>Riccardo Zerbetto è specialista in neuropsichiatria infantile e per adulti. Già docente in Psicopatologia e Psichiatria dell&#8217;Adolescente presso l&#8217;Università di Siena e consulente del Comune di Roma e del Ministro della Sanità per le tossicodipendenze (1980), fondatore e supervisore delle Comunità terapeutiche del Comune di Roma e di Orthos, programma residenziale intensivo per giocatori d’azzardo. E’co-fondatore e presidente di Alea-Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.</em></p>
<p><em>Dirige il Centro Studi di Terapia della Gestalt di Siena e Milano, istituto riconosciuto dal MUR per lo svolgimento di corsi in psicoterapia. E’ stato presidente della Associazione di Psicologia umanistica e transpersonale (1989), della Federazione Italiana delle Scuole e Istituti di Gestalt-FISIG (1995-97) , della European Association for Psychotherapy-EAP (1997) ed è presidente on. della Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia-FIAP. </em></p>
<p><em>E’ autore di numerose pubblicazioni inerenti la psichiatria, le tossicomanie giovanili e la psicoterapia. E’ cultore di poetica haiku e di ArteNatura.</em></p>
<p><em>Cordina il sito web: <a href="www.worldactiontibet.org" target="_blank">www.worldactiontibet.org</a></em></p>
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		<title>Manifestazioni per il Tibet</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 19:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo da Paola e rimbalzo su Innernet. La Comunità Tibetana in Italia e l&#8217;Associazione delle donne tibetane condannano duramente la brutale repressione del regime cinese in Tibet ed esprimono la loro preoccupazione per le migliaia di tibetani arrestati. Noi della Comunità Tibetana in Italia e dell&#8217;Associazione donne tibetane dichiariamo che la nostra è una lotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/comunita-tibetana.jpg" title="tibet comunità tibetana"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/comunita-tibetana.jpg" style="width: 350px; height: 56px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="tibet comunità tibetana" align="left" height="56" hspace="6" width="350" /></a>Ricevo da Paola e rimbalzo su Innernet.</p>
<p>La Comunità  Tibetana in Italia e l&#8217;Associazione delle donne tibetane condannano duramente la brutale repressione del regime cinese in Tibet ed esprimono la loro preoccupazione per le migliaia di tibetani arrestati.</p>
<p>Noi della Comunità Tibetana in Italia e dell&#8217;Associazione donne tibetane dichiariamo che la nostra è una lotta per la verità contro la menzogna, non violenza contro la violenza. Basta uccidere i tibetani.</p>
<p>Chiediamo che prevalgano i valori universali di pace e che la democrazia e la vita si affermino. Siamo contro il regime autoritario cinese che disprezza questi valori e la libertà e non si  cura dell&#8217;opinione  pubblica mondiale.</p>
<p>Condanniamo anche le Nazioni Unite, perchè ignorano la crisi tibetana e il CIO di essere complice del regime cinese per non aver fatto alcuna pressione sulla Cina, affinché mantenga la promessa, fatta in occasione dell&#8217;assegnazione dei Giochi Olimpici a Pechino,<br />
riguardo il rispetto dei diritti umani. Pertanto chiediamo alla Unione Europea<br />
1  che si apra un dialogo fra il governo cinese e il governo tibetano sotto l&#8217;osservazione di una commissione internazionale e indipendente<br />
2  che  sia dato immediatamente  libero accesso  alla stampa in Tibet<br />
3  che venga posto immediatamente fine alla brutale repressione in tutto il Tibet<br />
4  che vengano rilasciati tutti i prigionieri politici e i tibetani arrestati.<br />
5  che venga fornita immediatamente assistenza medica ai tibetani feriti.<br />
6 che venga garantito il  libero movimento del popolo tibetano in Tibet  per l&#8217;accesso alle necessità quotidiane.</p>
<p><strong>6 aprile, Roma</strong><br />
ore 14: Manifestazione pacifica davanti all&#8217;ambasciata cinese in via Bruxellese<br />
ore 17.30: Corte pacifico da Piazza Navona a Piazza Venezia, marcia a sostegno delle vittime e degli arrestati in Tibet. Si invita tutti a partecipare senza bandiere politiche o di associazioni.</p>
<p><strong>6 aprile, Milano</strong><br />
via Euclide 17, dalle ore 9.00 alle 17.00<br />
Sua Santità il Dalai Lama, a Dharamsala, si unirà con tutti i monaci, i membri del parlamento in esilio e i laici per dedicare una giornata intera di preghiera in solidarietà a tutti coloro che, in Tibet in questi giorni, hanno perso la vita, sono stati feriti, torturati, fatti prigionieri e che sperimentano una terribile sofferenza. Pertanto, invita tutti i tibetani, tutti gli amici dei Centri di Dharma e del popolo tibetano in tutto il mondo ad unirsi a pregare con lui, con tutto il cuore.<br />
Ti invitiamo a partecipare a questa giornata di preghiera che organizziamo presso la nostra sede in via Euclide 17 a Milano<br />
Poiché l&#8217;Istituto offrirà il pranzo ti preghiamo di contattarci per darci la tua adesione. L&#8217;ingresso è libero pertanto se hai degli amici interessati a venire saremo lieti di averli tra noi.</p>
<p><a href="http://www.comunitatibetana.org/" target="_blank">http://www.comunitatibetana.org/</a></p>
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		<title>Petizione per il Tibet</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 04:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su segnalazione di Disha rimbalzo questa petizione per il Tibet che si può firmare sul sito Avaaz.org. Dal sito: Difendi il Tibet &#8211; Sostieni il Dalai Lama Dopo decenni di repressioni, i tibetani chiedono al mondo un cambiamento reale.In questo momento i leader cinesi stanno decidendo se intensificare la violenza o tentare il dialogo. Tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su segnalazione di Disha rimbalzo questa petizione per il Tibet che si può firmare sul sito <a href="http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/98.php?CLICK_TF_TRACK" target="_blank">Avaaz.org</a>.</p>
<p>Dal sito:</p>
<blockquote><p>Difendi il Tibet &#8211; Sostieni il Dalai Lama</p>
<p>Dopo decenni di repressioni, i tibetani chiedono al mondo un cambiamento reale.In questo momento i leader cinesi stanno decidendo se intensificare la violenza o tentare il dialogo.</p>
<p>Tutti noi possiamo influenzare questa decisione critica, che potrebbe determinare il futuro del Tibet e della Cina. La Cina ha a cuore la sua reputazione internazionale, ma è necessario mobilitare il maggior numero di persone in tutto il mondo per ottenere l&#8217;attenzione del governo. Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano, ha fatto appello alla moderazione e al dialogo: ha bisogno del nostro sostegno.Compila i campi qui sotto per firmare la petizione e spargere la voce.</p>
<p>Petizione al Presidente cinese Hu Jintao:<br />
Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell&#8217;affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto.</p></blockquote>
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		<title>Richard Gere e il suo impegno per il Tibet</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 10:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Trish Deitch Rohrer</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Dharma e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[AIDS]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[Richard Gere]]></category>
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		<description><![CDATA[Il questi giorni problematici per il Tibet presentiamo un articolo che narra l&#8217;impegno concreto di Richard Gere per il popolo tibetano. Inflessibile con se stesso e generoso con gli altri, Gere è una di quelle rare persone che, giunte in cima alla scala sociale, sa cosa conta davvero. Attivamente impegnato in numerosi progetti per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/richard-gere.gif" title="richard gere.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/richard-gere.gif" alt="richard gere.gif" align="left" hspace="6" /></a>Il questi giorni problematici per il Tibet presentiamo un articolo che narra l&#8217;impegno concreto di Richard Gere per il popolo tibetano.</p>
<p>Inflessibile con se stesso e generoso con gli altri, Gere è una di quelle rare persone che, giunte in cima alla scala sociale, sa cosa conta davvero. Attivamente impegnato in numerosi progetti per gli aiuti al Tibet, sa integrare la sua figura pubblica hollywoodiana con i richiami più profondi del suo cuore.<span id="more-577"></span></p>
<p>“Presto il terribile Signore della Morte ti leverà tutte le ricchezze terrene”, dice l’insegnamento buddista preferito da Richard Gere, “quindi in questo stesso istante – è quasi troppo tardi! – pratica il dharma e compi azioni virtuose”.</p>
<p>Inflessibile con se stesso e generoso con gli altri, Gere è una di quelle rare persone che, giunte in cima alla scala sociale, sa cosa conta davvero.</p>
<p>Pochi anni fa, a Nuova Delhi, un bambino di quattro anni venne abbandonato negli uffici di un’organizzazione per l’assistenza e la prevenzione dell’AIDS, chiamata “Naz”, un termine urdu per “orgoglio”. Si scoprì che entrambi i genitori del bambino erano morti di AIDS e che lui stesso era sieropositivo. I parenti avevano adottato il fratello maggiore – non infetto – ma non avevano voluto il bambino malato.</p>
<p>«Il bambino fu abbandonato nei locali del nostro ufficio», racconta Anjali Gopalan, direttore amministrativo del Naz, «e andai completamente fuori di testa». Gopalan divenne la tutrice legale del bambino e, ispirata da lui, fondò la “Casa di assistenza per donne e bambini malati di AIDS”: il primo e forse unico centro residenziale in tutta l’India per le malate terminali di AIDS e i loro figli sieropositivi e/o orfani, il cui numero è in costante crescita.</p>
<p>La Casa di assistenza è finanziata, in parte, dalla Fondazione Iniziative Richard Gere, la nuova istituzione pubblica di carità affiliata alla Fondazione Gere, creata undici anni fa e di carattere privato. Quando intervistai Gopalan, aveva appena discusso con Gere lo sviluppo della Casa di assistenza. Attualmente, tutti i bambini vivono nello stesso edificio, che siano malati o meno. Una delle cose che Gopalan aveva appreso da quell’incontro fu che la Fondazione Iniziative avrebbe aiutato il Naz a trovare i fondi per affittare una seconda casa in cui i bambini avrebbero potuto vivere quando si sarebbero sentiti meglio.</p>
<p>«Quando stanno male, possono tornare alla Casa di assistenza», dice Gopalan con grande emozione nella voce. «Altrimenti, possono vivere a casa loro. <em>Capisci?</em>». Ride, felice. «Ora, con questo aiuto, potrò farlo. Che sollievo!».</p>
<p>Si stima che, nel 2010, milioni di bambini resi orfani dall’AIDS non avranno una casa. La speranza è che la Casa di assistenza del Naz costituisca un modello, qualcosa che altre organizzazioni possano imitare. Ecco l’idea che guida tutti i progetti finanziati da Gere (con la speranza che altre persone si uniscano ai finanziamenti): che tali progetti servano da modello, da esempio valido per le comunità locali, non solo in India, ma in tutti i paesi in via di sviluppo.</p>
<p>A proposito di Richard Gere, Gopalan dice, ridendo: «Quello che mi è più piaciuto, oggi, è che si tratta di una persona con i piedi molto per terra, decisamente in contatto con se stesso. Ciò mi ha dato una grande energia». Gopalan, sollevata, ride di nuovo: «Dentro di me pensavo: “Grazie a Dio, esistono persone così!”. Mantengono viva la tua fiducia negli esseri umani. Penso semplicemente che una persona come lui non dovrebbe essere così, cioè tanto gentile. Non esiste alcuna ragione per cui qualcuno debba comportarsi così».</p>
<p>La prima volta che incontrai Richard Gere ero seduta su una panchina di un parco, davanti alla stazione di una città piccola e graziosa, in cui non ero mai stata, all’interno dello stato di New York. Ciò avveniva nove mesi prima della mia telefonata ad Anjali Gopalan. Non avevo mai incontrato Gere né mi aspettavo di farlo, sebbene fossimo entrambi buddisti e io, per guadagnarmi da vivere, facessi la giornalista mondana. In ogni caso, stavo aspettando un passaggio per un centro del dharma, <em>Karmê Chöling</em>, cinque ore più a nord, da una donna chiamata Betty e che conoscevo appena. Betty era in ritado di 45 minuti. Ma poiché era una splendida mattina autunnale – con l’aria tersa e chiara – la lunga attesa non mi dispiaceva. Poi, come dovrebbe sempre succedere in giornate splendide come quella, Richard Gere si avvicinò e si presentò. Proprio così: spuntò dal nulla con un cappellino da baseball, sorrise con fare molto simpatico e chiese: «Sei Patricia?».</p>
<p>Beh, io sono Patricia, anche se nessun altro, all’infuori di mia madre, mi chiama in quel modo. In ogni caso, risposi di sì, al che lui tese la mano dicendo: «Io sono Richard».</p>
<p>OK. A volte la vita funziona così: improvvisamente arriva un’onda magica. Il suo viso era in sintonia con la giornata: pieno di buon umore. Pensai quanto fosse incredibile che Betty avesse mandato Richard Gere a prendermi. La mattinata era perfetta, e in quel modo lo stava diventando ancora di più. Mi disse: «Sei pronta?» e io risposi: «Certo». Allora prese la mia sacca da viaggio e ci dirigemmo verso il suo scintillante pick-up rosso, in fondo alla strada.</p>
<p>Perché Richard Gere mi stava dando un passaggio? Di sicuro, aveva cose migliori da fare. Gli chiesi: «Stai andando al Karmê Chöling?».</p>
<p>Eravamo già dentro il pick-up, entrambi ancora sorridenti e (apparentemente) felici di essere là in quel momento. Girò la chiave nel cruscotto, mi guardò e disse: «No». Feci un cenno col capo e cominciammo a muoverci in retromarcia, mentre lui guardava allo specchietto per essere sicuro che non ci fosse nessuno dietro di lui. Ogni cosa stava andando benissimo, tuttavia chiesi: «Ma… Conosci Betty, vero?».</p>
<p>Stavolta si fermò e mi guardò. I suoi occhi erano amichevoli e gentili. «No», disse.</p>
<p>Stavamo seduti là, uno di fronte all’altra, due buddisti che si guardavano, il giorno appena meno perfetto di prima, solo un po’ più strano. Poi lui disse: «Sei una massaggiatrice?», e pensai: «Oh, merda». «No», risposi. Ci fu un momento di silenzio, il sole scintillava attraverso gli alberi, un uccello cantava, una o due persone passarono camminando. Lui disse: «Ero venuto a prendere una massaggiatrice di nome Patricia per mia moglie». Erano possibili moltissime risposte, ma dissi semplicemente: «Non sono io».</p>
<p>Ripensando adesso a quel giorno, non so cosa facemmo. Forse sorridemmo, scrollammo il capo o non facemmo niente di tutto ciò. So soltanto che stavo bene seduta con lui, nonostante l’equivoco. Lui disse: «Ti aiuto con la borsa», e uscimmo dal pick-up. Venne dal lato mio e tirò fuori la sacca da viaggio dal pianale, posandola sul marciapiede. Insieme tornammo alla panchina, dove una donna stava aspettando. Le chiesi: «Ti chiami Patricia?» e lei rispose: «Sì». Quindi si volse verso di lui, lui verso di lei e la cosa finì là. Dopo che si furono allontanati, arrivò Betty.</p>
<p>Quando ci rincontrammo, otto mesi dopo, fu impossibile avvertirlo che ero la persona della panchina; tutto ciò che sapeva era che una giornalista stava arrivando nei suoi uffici di Manhattan per intervistarlo sulla sua nuova Fondazione Iniziative. Per cui, la prima cosa che disse quando si avvicinò per salutarmi, fu: «Noi ci siamo incontrati». Poiché vedevo che stava cercando di ricordare dove, glielo rammentai: una città graziosa, un giorno di autunno, la panchina di un parco, una massaggiatrice… Fece un salto all’indietro e rise.</p>
<p>Sebbene a New York facesse un caldo soffocante, nell’anticamera dei suoi uffici c’era un fresco piacevole. Tutt’intorno vi erano foto di Sua Santità il Dalai Lama e libri sul dharma. Indossava una giacca tipo jeans di velluto verde a coste sottili, una T-shirt bianca e pantaloni neri. «Eri tu», disse. Risposi di sì, alzando le spalle. «Devi essere molto fiduciosa», continuò, «per salire così in una jeep con uno sconosciuto».</p>
<p>Non risposi: «Non sei uno sconosciuto», perché in quel momento sarebbe stato troppo lungo da spiegare. Infatti, in quel giorno d’autunno, lui mi era sembrato molto familiare non solo perché avevo visto i suoi film, ma anche per la profondità della sua pratica e del suo studio buddisti. Erano la devozione ai suoi insegnanti e l’aderenza alla prospettiva buddista a non farne uno sconosciuto. Un compagno della Pratica era venuto a prendermi alla panchina vicino la stazione. Questo era ovvio.</p>
<p>«Ho incontrato Richard a Bodhgaya nel 1986», racconta Rinchen Dharlo, presidente del Fondo per il Tibet, «durante un seminario di Sua Santità il Dalai Lama. Un anno dopo venni trasferito a New York per essere il rappresentante del Dalai Lama e per guidare il locale Ufficio del Tibet. La Repubblica Popolare Cinese, potente membro del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, non ha mai permesso che la questione tibetana venisse sollevata in alcun forum delle Nazioni Unite. Ricordo che quando dicevi alla gente da dove venivi, la risposta era: “Tibet? Dov’è?”. Così era la situazione in quei giorni».</p>
<p>«Da allora, la situazione è cambiata, soprattutto grazie ai viaggi di Sua Santità in tutto il mondo, la realizzazione di alcuni film, le risoluzioni adottate dall’ONU, dal Congresso americano e dai parlamenti mondiali, i centri del dharma e i gruppi di sostegno nati e sviluppatisi in tutto il mondo. Parte del merito deve andare a Richard Gere, rimasto fermo e immutabile come un albero eloquente nella sua attività a favore della cultura tibetana».</p>
<p>Nel 1987 Gere fu co-fondatore della Casa del Tibet a New York dove, in un solo luogo, era visibile la cultura tibetana in tutte le sue sfumature. Secondo Dharlo, fu Gere a proporre il 1991 come “Anno internazionale del Tibet”. Dopodiché, egli cominciò una campagna con migliaia di eventi (tra cui discorsi pubblici, festival cinematografici, conferenze sul Tibet, spettacoli e programmi culturali) in tutto il mondo. All’epoca, Gere finanziò molti insegnamenti importanti, tra cui l’iniziazione di Kalachakra data da Sua Santità il Dalai Lama a New York. Allo stesso tempo, Gere era molto impegnato nella raccolta di fondi per la ricerca sull’AIDS e nelle campagne di sensibilizzazione contro le violazioni dei diritti umani nel mondo.</p>
<p>Da allora Gere, attualmente presidente della Campagna Internazionale per il Tibet, ha finanziato laboratori chirurgici mobili nel Tibet per curare la vista dei tibetani malati di cataratta; ha inviato aiuti di emergenza per l’India e il Tibet dopo che le tempeste di neve avevano ucciso la maggior parte del bestiame; ha sovvenzionato la pubblicazione di importanti libri buddisti, tra cui il capolavoro in due volumi di Tulku Ugyen, maestro di scuola Dzogchen, As It Is (Snow Lion Publications), <em>Carefree Dignity</em> di Tsoknyi Rinpoche (Snow Lion Publications) e decine di libri del suo insegnante, il Dalai Lama. Inoltre, ha iniziato e sostenuto la pubblicazione di <em>Storia di Ani-La, la monaca guerriera del Tibet</em>, di Ani Pachen con Adelaide Donnelley, l’eroica e commovente storia della compianta Ani Pachen, conosciuta come la monaca guerriera del Tibet.</p>
<p>Siamo seduti su due vecchie sedie imbottite intorno a un basso tavolino, nel grande ufficio privato di Gere, a una certa distanza dalla sua scrivania. Mi sto lamentando del caldo e della grande folla di New York, ma lui mi risponde citando il maestro dello studioso buddista Jeffrey Hopkins, Geshe Wangyal: «Sai cosa succede alla maggior parte di noi», dice Gere, «quando stiamo facendo la nostra meditazione e udiamo un suono, una voce umana, o qualcuno bussa alla porta e… <em>Porca miseria!</em>». Ride, e io con lui. «Bene, il primo impulso dell’insegnante di Hopkins era…», e qui Gere schiocca le dita, «Ah, un essere senziente! Ah! <em>Un essere senziente</em>!».</p>
<p>Quando Gere ti parla, ti guarda dritto negli occhi. È cortese, ma è evidente che sa essere inflessibile per quel che riguarda il dharma, per ciò che occorre a mantenere la prospettiva, e quando riconosce – per usare le sue parole – che stai facendo “cazzate” nella tua pratica.</p>
<p>Questo è ciò che ribadisce in continuazione: lui è un pigro, non è nulla di speciale. Non c’è dubbio che abbia studiato la sua mente e sappia quale compito erculeo sia il lavorare con essa.</p>
<p>Lodi Gyary, inviato speciale di Sua Santità il Dalai Lama a Washington, conosce Gere da venti anni e afferma che quest’ultimo è felicissimo di aver conosciuto il dharma, perché il cammino di Gere è estremamente difficile. «Vedi, tutte queste persone famose sono anche le più infelici. Soffrono a causa dell’importanza che attribuiscono a se stesse, a causa del loro ego. Poi arriva Gere, felicissimo perché è il famoso Richard Gere. Ma allo stesso tempo è in grado di condurre una vita davvero libera da ciò che molti dei suoi colleghi a Hollywood soffrono quotidiamente». Secondo Gyari, Gere è uno studente del dharma molto bravo. Rinchen Dharlo concorda, affermando che, sebbene Gere lo neghi, «egli è un grande studioso buddista, al livello dei professori più famosi». Non solo, Gere possiede una conoscenza approfondita della cultura tibetana, una conoscenza che, secondo Dharlo, rischia di andare «<em>perduta per sempre</em>».</p>
<p>«In questo paese», dice Dharlo, «molto spesso la gente adotta cause per uno o due anni, poi passa a un’altra causa. Richard non è così. Sta facendo questo con tutto il suo cuore. È molto compassionevole; l’insegnamento buddista lo ha cambiato in profondità».</p>
<p>Seduto nell’ufficio, Gere parla di un insegnamento che ama, “Il cibo per il cuore” di Kyabje Pabongka Rinpoche, e dice: «Fondamentalmente, questo insegnamento afferma: “Dì a te stesso la verità, perché su questo punto sei pieno di merda. Stai solo giocando. Vuoi la liberazione? Sei troppo codardo, sei pieno di merda”». Di nuovo, parlandomi, si piega in avanti. «Pensi di essere bravo perché conosci un po’ di dharma, hai letto qualche libro e incontrato degli insegnanti, ma sei pieno di merda. Non c’è nessuna saggezza autentica né alcuna rinuncia. Se il vento soffia, cadi in mille pezzi». Mi rimpicciolisco nella sedia e lui ricade ridendo nella sua. «Sto parlando di me», spiega.</p>
<p>Gli rispondo che trovo ciò che ha detto poco incoraggiante, e lui: «È la cortesia più grande dell’amore: la verità. Ma, in realtà, puoi farcela. Sei ci riesci, fatti coraggio. Una delle mie meditazioni più importanti è finalizzata al coraggio e alla determinazione, ad avere il <em>fegato</em> di fare ciò che va fatto».</p>
<p>È difficile non pensare a quando, subito dopo l’11 settembre 2001, Gere organizzò un concerto di beneficenza al Madison Square Garden per le famiglie dei poliziotti e dei pompieri uccisi quel giorno. Paragonando i pompieri e i poliziotti caduti ai bodhisattva, disse: “Non si chiedono se sei buono o cattivo; non si chiedono qual è la tua religione; non si chiedono nemmeno a quale razza appartieni. Salvano chiunque”. Poi, chiedendo che l’America rispondesse alla tragedia con l’amore e la compassione, anziché con la vendetta, venne subissato di fischi. Quella fu una cosa che richiese coraggio.</p>
<p>Prova a immaginare: Gere, da giovane, che vive in un appartamento malridotto a New York e legge filosofia cercando di capire perché la vita sia così dolorosa, finché si imbatte nel libro <em>Vita di Milarepa</em>; poi comincia a meditare a 24 anni con un insegnante Zen, Joshu Sasaki Roshi, e s’incammina sul sentiero con tutta l’ambizione che deve aver avuto per diventare una stella del cinema americano. Deve aver avuto il diavolo addosso.</p>
<p>Immaginalo, in questo stato, partire per l’India e incontrare, nel 1981, l’uomo che sarebbe diventato il suo guru principale, Sua Santità il Dalai Lama, una persona che secondo Gere è «la più genuinamente priva di ego che abbia mai incontrato».</p>
<p>«E non in un senso ovvio», continua. «È semplicemente così, completamente spontaneo nella sua presenza. L’unica ragione per cui è qua è aiutarti…», ride, stupito, «a raggiungere la felicità. Ed è straordinario. In una giornata incontra un centinaio di persone, ma nei pochi momenti che può concederti, qualcosa accade. E senti immediatamente da parte sua quell’impegno, anche se si tratta di cose che non lo riguardano minimamente». Gere si avvicina e ride. «Riesci a immaginarlo? Pensare sempre, <em>sempre</em>: “Come posso aiutarti?” Sì: “<em>Come posso aiutarti</em>”?».</p>
<p>Negli ultimi tre anni, la Fondazione Gere ha comprato assicurazioni contro le malattie per quasi mille monaci e monache indigenti negli insediamenti tibetani del sud dell’India, nella speranza che questi uomini e donne siano in grado di insegnare per altri venti o trenta anni. Ma il Dalai Lama ha detto chiaramente a Gere che vuole che tutti i tibetani bisognosi in esilio siano coperti. «Per cui vogliamo espandere alla popolazione laica», dice Gere, «il modello che ha funzionato nei monasteri e nei conventi».</p>
<p>«Capisco che, per quanti film possa fare», continua, «non avrò abbastanza soldi per pagare tutte queste cose. Quindi, la Fondazione Iniziative ha davvero bisogno dell’aiuto e dell’esperienza degli altri, in modo da espandersi in una visione molto più grande di quella che posso realizzare da solo».</p>
<p>Un altro progetto ambizioso è il disinquinamento ambientale della città di Dharamsala, nell’India del nord, residenza del Dalai Lama e sede del governo tibetano in esilio. Migliaia di rifugiati tibetani e pellegrini internazionali passano ogni anno attraverso la piccola stazione collinare, e l’ambiente ne viene messo a dura prova. Non esiste una vera gestione dei rifiuti solidi, l’acqua è chimicamente e microbiologicamente inquinata, il suolo nelle foreste intorno a Dharamsala si sta erodendo.</p>
<p>Gere e i suoi compagni hanno fondato un’agenzia svizzera, la Sandec, che l’anno scorso è andata gratuitamente a Dharamsala, ha studiato le condizioni ambientali e ha progettato un piano di intervento ambientale per il Ministero Tibetano del Welfare. La prima fase è la programmazione dei rifiuti solidi: alla comunità locale è stato spiegato come differenziare i rifiuti solidi da quelli organici, i bambini delle scuole sono stati reclutati per aiutare a pulire la città, sono stati acquistati camion per il trasporto dei rifiuti ed è stato negoziato con l’amministrazione municipale indiana un accordo per raccogliere i rifiuti dell’area.</p>
<p>La Fondazione Iniziative ha fornito i primi finanziamenti per il piano di intervento e sta cercando dei partner per esportare il modello agli altri insediamenti tibetani. Il Ministero del Welfare fornisce l’infrastruttura operativa, mentre lo sviluppo generale del progetto è gestito dalla sorella del Dalai Lama, Jetsun Pema, direttrice del Villaggio dei Bambini Tibetani.</p>
<p>Secondo Robyn Brentano, direttore della Fondazione Iniziative, il piano di intervento ambientale è tra i più avanzati dal punto di vista dell’aiuto internazionale. «Non si tratta solo di portare tecnologia e imporla alla situazione locale», dice Brentano, «ma di vedere come sviluppare le risorse locali». Se il Ministero Tibetano del Welfare può guadagnare qualcosa raccogliendo i rifiuti solidi, c’è speranza che il programma sarà in grado di sostenersi da solo, piuttosto che appoggiarsi indefinitamente su istituzioni come la Fondazione Iniziative».</p>
<p>Mi chiedo a voce alta, durante la mia conversazione con Gere: «Pensavo che la sofferenza fosse alleviata dalla comprensione del vuoto, del non-sé. Non è che questo lavoro», gli chiedo, «si limita ad alleviare temporaneamente le sofferenze di pochi esseri umani?».</p>
<p>Risponde: «Da un punto di vista pratico, se la gente è affamata, maltrattata e torturata, se non esistono né pace né libertà, che possibilità ci sono di cominciare a considerare la natura del sé, del vuoto, di una prospettiva?». Mi guarda sorridendo e continua: «Vedi, alla fine siamo tutti al servizio l’uno dell’altro. Fino a quando non saremo tutti liberi dalla sofferenza, nessuno di noi lo sarà. Giusto? Siamo tutti connessi».</p>
<p>Parlare del dharma con una stella cinematografica è qualcosa di così raro che mi emoziono in modo quasi ridicolo. Ho voglia di saltare su e giù sulla sedia e battere le mani. Per il mio lavoro ho parlato con parecchie celebrità, ma nessuna ha mai fatto cenno all’origine interdipendente.</p>
<p>«Quindi, anche se desideriamo la nostra sicurezza», va avanti, «dobbiamo aiutare tutti gli altri a raggiungere la felicità. Questo è un modo molto egoista di considerare il dharma. Ma almeno è un modo intelligente. È egoismo intelligente».</p>
<p>Una delle priorità di Gere è raccogliere, autenticare, catalogare digitalmente e archiviare tutto il materiale esistente e futuro – discorsi, conferenze, insegnamenti religiosi, fotografie e così via – sulla vita, gli insegnamenti e le attività del Quattordicesimo Dalai Lama.</p>
<p>«Quando pensi al fatto che abbiamo davanti a noi un simile essere», dice Gere, «e che esiste un’enorme quantità di materiale durante la sua vita, proteggere quel materiale diventa un compito incredibilmente importante per le generazioni future».</p>
<p>Una delle prime donazioni fatte da Gere a questa causa particolare fu l’acquisto di un nuovo microfono, anni fa, per il traduttore del Dalai Lama. «Aveva un piccolo microfono», ricorda Gere, «con un cavo a modulazione di frequenza incollato e rincollato con nastro adesivo un centinaio di volte. Gli chiesi: “Quando hai preso questa roba?”, e lui rispose: “Non lo so, me l’ha donata un tedesco circa dieci anni fa, ma si è rotta in continuazione”. Allora dissi: “Posso offrirtene uno?” “Sì, per favore”. Gli comprammo una nuova attrezzatura e tornò al lavoro. Senza tali traduzioni, migliaia di noi sarebbero perduti. E bastò acquistare un trasmettitore a modulazione di frequenza da duecento dollari».</p>
<p>I primi fondi della Fondazione Iniziative per l’Archivio Centrale di Sua Santità il Dalai Lama serviranno per il controllo termico del luogo in cui saranno temporaneamente tenuti gli archivi; inoltre, saranno usati per pagare le attrezzature e lo staff.</p>
<p>«C’è qualcosa di simile a una camera blindata?» chiedo, e Gere ride. «No, non c’è nulla. Probabilmente ci saranno solo delle scatole in qualche stanza sul retro, chi lo sa? Non hanno alcun modo di conservare gli archivi in modo appropriato».</p>
<p>La strada per l’Archivio Centrale è ancora lunga, ma alla fine Gere vuole che tutto il lavoro del suo insegnante – di fatto, tutto il lavoro dei grandi lama – sia disponibile gratuitamente in Internet, in modo che ognuno, «incluso un nomade del Kham con una batteria solare e un computer portatile», possa accedervi. Per ottenere questo, Gere vuole riunire gli sforzi di tutti i buddisti del mondo che finora hanno operato separatamente, spesso all’insaputa l’uno dell’altro. Aiutare la gente a lavorare insieme, evitando i duplicati: la connessione è ciò che Gere sente di potere offrire meglio.</p>
<p>«In questa stanza abbiamo fatto delle riunioni straordinarie», dice. «Gente straordinaria. Connessioni». Gere schiocca le dita di nuovo, per cinque volte: snap, snap, snap, snap, snap. «Sì, possiamo fare qualcosa. Molte personalità che vogliono lavorare con gente concreta, poi…», batte forte le mani una volta: «È fatta».</p>
<p>Una azienda con cui Gere è riuscito a entrare in contatto – forse non quella che ti aspetteresti impegnata nella liberazione di tutti gli esseri senzienti – è stata America Online. Nel 1999, quando Gere fu tra gli organizzatori della visita del Dalai Lama a New York, AOL acconsentì a mostrare per un attimo il volto di Sua Santità sul monitor di tutti i suoi utenti, nell’istante in cui si collegavano al loro indirizzo di posta elettronica. Ciò durò cinque giorni.</p>
<p>«Stavamo sponsorizzando l’evento», dice, «ma la cosa funzionò a un altro livello, totalmente non-concettuale», qui Gere fa il suono di un razzo che attraversa a tutta velocità lo spazio, <em>phooosh</em>! «Un essere illuminato. Che tu lo sappia o no. Ti connetti e <em>phooosh</em>! Anche se volevi cancellarlo, è già successo. Sei stato colpito da un essere illuminato».</p>
<p>Quell’evento, che secondo Gere avrebbe potuto attirare 15.000 persone, ne richiamò 200.000. Nell’autunno del 2003 la Fondazione Iniziative, insieme al Centro del Tibet e alla Fondazione Gere, organizzerà un’altra visita simile. Questa volta il Dalai Lama terrà un insegnamento di quattro giorni su <em>La grande esposizione dei canoni</em> di Jamyang Shayba e sulla<em> Ghirlanda di gemme del bodhisattva</em> di Atisha. Ci sarà anche un discorso pubblico e gratuito al Central Park, per accompagnare il quale Gere e il compositore Philip Glass stanno organizzando un concerto di beneficenza a favore dei tibetani poveri dell’India, del Tibet e del Nepal.</p>
<p>Un paio di anni fa girò la voce che Gere stesse per abbandonare la carriera di attore e farsi monaco. Quando gli chiedo se ha mai preso in considerazione l’ipotesi di abbandonare la recitazione e dedicarsi alla pratica, ride sonoramente, quindi resta seduto in silenzio. «Sì, certo», dice alla fine. «Penso che tutti coloro che sono stati toccati da un insegnante abbiano sentito…». Mi guarda, poi dice che quando “i tibetani” udirono la voce che stava per farsi monaco, alcuni furono sconvolti e gli dissero: «Per favore, non farlo. Abbiamo bisogno di te». Ride ancora. «Non è vero che stessi per farmi monaco. Ma era chiaro che il ruolo che ho ancora adesso era prezioso. E la verità è che la via per la libertà sta passando attraverso questo».</p>
<p>Apre le mani verso la stanza in cui è seduto. «È molto facile per noi ritirarci in una caverna o in una sua qualche versione moderna; da un certo punto di vista, è facilissimo fuggire dalla tua mente. Quindi ho scoperto – specialmente per una persona pigra come me – che interagire sempre con la gente, quando affiora la rabbia», schiocca le dita, «l’impazienza», snap, snap, snap, «tutto ciò per me è un ottimo modo di imparare, di vedere la mia mente. Il mondo non ti permette di evitare granché. È uno specchio costante».</p>
<p>«È brutto non avere responsabilità», dice Gere alla fine, «ma io mi sento responsabile. Sprecare questa vita umana sarebbe una cosa terribile».</p>
<p>Dopo il nostro incontro, mi sta accompagnando all’ascensore. È un passo dietro di me nel corridoio e cammina così silenziosamente che mi accorgo a stento della sua presenza. Improvvisamente lo sento darmi una pacca tra le scapole. Lo guardo, è leggermente accucciato come un vecchio monaco che cammina dietro di me. Ride: «Il mio nome è Patricia», dice quasi con incredulità, pensando al nostro primo incontro, «il mio nome è Patricia».</p>
<p>Mi metto la mano sulla spalla per interrompere le sue pacche, ma lui me ne dà un’ultima, questa volta battendo sul mio palmo aperto, e mi lascia ridendo, con un divertente, simpatico “cinque” all’indietro.</p>
<p><em>Per contattare la “Fondazione Iniziative”: 341 Lafayette Street, Suite 4416, NY, NY 10012. <a href="http://www.gerefoundation.org">www.gerefoundation.org</a></em></p>
<p><strong>Cibo per il cuore</strong></p>
<p>Incoraggiamento tramite il ricordo dell’impermanenza</p>
<p>Strofe da uno degli insegnamenti preferiti di Richard Gere, di Kyabje Pabongka Rinpoche</p>
<p>Ah, il dolore!<br />
Lama misericordioso, osserva quest’infelice<br />
Come ho vissuto e come mi sono ingannato per tutta la vita.<br />
Per favore, considera questo sciocco con compassione.<br />
Il consiglio essenziale da dare a te stesso – il cibo per il cuore –<br />
Tienilo nelle profondità del tuo cuore.<br />
Non distrarti; non distrarti!<br />
Rifletti sullo stato della tua vita dalla goccia essenziale del tuo cuore.<br />
Nell’esistenza ciclica e senza inizio, che finora non ha conosciuto fine<br />
Anche se hai sperimentato cicli infiniti di rinascite –<br />
Nient’altro che innumerevoli variazioni di felicità e dolore –<br />
Da esse non hai ottenuto il minimo beneficio.<br />
E sebbene ora hai raggiunto quella ricchezza e quell’agio cosi difficili da trovare,<br />
Sempre, finora, essi sono finiti e sono andati perduti, rivelandosi vuoti e senza significato.<br />
Adesso, se ci tieni a te stesso,<br />
È arrivato il tempo di praticare l’essenza della felicità futura: le azioni virtuose.<br />
Sembri molto bravo, intelligente, astuto, ma sei uno sciocco<br />
Fino a quando ti aggrappi al gioco infantile delle apparenze di questa vita.<br />
Improvvisamente sei sopraffatto dal terribile Signore della Morte<br />
E, senza speranza né mezzi per resistere, non puoi fare nulla.<br />
Questo è ciò che ti accadrà!<br />
[…]<br />
Ora! Non distrarti!<br />
Questo stesso istante è il tempo di fortificare la tua volontà.<br />
Non solo è il tempo: è quasi troppo tardi.<br />
Adesso! Adesso!<br />
Applicati con grande forza!<br />
Sacro precetto del lama, padre benevolo;<br />
Cuore delle scritture autorevoli del Vittorioso Losang;<br />
Pratica del puro sentiero del sutra e del tantra completi;<br />
È tempo di porre l’esperienza autentica nel flusso della tua mente.<br />
Chi è più veloce:<br />
Yama, il Signore della Morte,<br />
O te, quando nella pratica realizzi l’essenza del tuo sogno eterno –<br />
Il benessere tuo e degli altri, ogni giorno il più possibile?<br />
Unificando le tre porte del corpo, del linguaggio e della mente,<br />
Metti ogni sforzo nella tua pratica.</p>
<p>Tradotto dal tibetano da Lama Thubten Zopa Rinpoche e Gelong Jampa Gendun. Pubblicato negli Stati Uniti da “Wisdom Publication”.</p>
<p><strong>Per praticare la generosità</strong></p>
<p>Si dice: “La generosità è la virtù che produce la pace”. I sutra Pali indicano che quando il Buddha si rivolgeva a un nuovo uditorio, tradizionalmente cominciava con una discussione sulle virtù della<em> dana</em>, il donare o la generosità. Nello hinayana, il Buddha insegna che si può vincere il desiderio e raggiungere la liberazione attraverso la pratica della generosità. Nel mahayana, la generosità è la prima delle sei paramita, o perfezioni, sviluppate sul cammino del bodhisattva.</p>
<p>Se donare è un fondamento della pratica spirituale, quali sono le cause meritevoli per le quali i buddisti compiono le loro donazioni? Tra le molte organizzazioni e cause degne di sostegno, ve ne sono alcune che hanno uno specifico orientamento buddista. Ecco un esempio:</p>
<p><strong>Azione sociale</strong></p>
<p><strong>La Fondazione Greyston</strong>. “Greyston” è una rete di società con e senza fini di lucro avviata nel 1982 come una piccola panetteria gestita da studenti Zen. Oggi è un’organizzazione da 13 milioni di dollari che fornisce lavoro, case, servizi sociali e assistenza sanitaria ai poveri.</p>
<p>Westchester Country, NY 21 Park Avenue, Yonkers, NY 10703; <a href="http://www.greyston.org">www.greyston.org</a></p>
<p><strong>Fratellanza buddista per la pace </strong>(BPF). La BPF è un’organizzazione gestita dai suoi aderenti per un “buddismo socialmente impegnato”. Essa sostiene un buon numero di progetti e di società affiliate. A livello internazionale, la BPF promuove i diritti umani in molti paesi, soprattutto in Bangladesh, Birmania, Vietnam e Tibet. Negli Stati Uniti, i progetti comprendono servizi di volontariato e un programma di formazione per attivisti, un progetto sulle prigioni e “Turning Wheel”, una rivista trimestrale. PO Box 4650, Berkeley, CA 94704; <a href="http://www.bpf.org">www.bpf.org</a></p>
<p><strong>Tibet</strong></p>
<p><strong>Campagna Internazionale per il Tibet</strong> (ICT). L’ICT opera a livello legale con ricerche sulla dominazione cinese in Tibet e missioni per accertare i fatti in India, Tibet e Nepal; notizie sul Tibet e testimonianze rese a organi nazionali e internazionali. 1825 K Street NW, Suite 520, Washington, DC 20006; <a href="http://www.savetibet.org">www.savetibet.org</a></p>
<p><strong>Rete di informazioni sul Tibet</strong>. USA. Servizio indipendente di notizie e ricerche sulla condizioni politiche, sociali, economiche, ambientali e dei diritti umani in Tibet. PO Box 2270, Jackson, WY 83001; <a href="http://www.tibet-info.net">www.tibet-info.net</a><br />
<strong><br />
Fondo per il Tibet</strong>. Creato nel 1981, il Fondo per il Tibet sostiene programmi per lo tutela della salute e lo sviluppo dell’educazione e dell’economia nel Tibet e nelle comunità tibetane in esilio. 241 East 32nd Street, New York, NY 10016; <a href="http://www.tibet-fund.org">www.tibet-fund.org</a></p>
<p><strong>Progetto “Monache tibetane”</strong>. Il progetto per le monache tibetane fornisce cibo, vestiti, case, istruzione e assistenza medica di base alle monache esuli dal Tibet. Fondato nel 1987, il Progetto aiuta le monache di cinque conventi, tutti di diverse tradizioni tibetane. 2288 Fulton Street, #312, Berkeley, CA 94704; <a href="http://www.tnp.org">www.tnp.org</a></p>
<p><strong>Ospizi</strong></p>
<p><strong>Progetto “Ospizio Zen”</strong> (ZHP). Lo ZHP fornisce servizi di ospizio, inclusi programmi di assistenza domiciliare e di volontariato, nell’area di San Francisco. Offre anche corsi di educazione pratica, emotiva e spirituale su temi collegati all’assistenza delle persone morenti. 273 Page Street, San Francisco, CA 94102; <a href="http://www.zenhospice.org">www.zenhospice.org</a></p>
<p><strong>Progetto buddista AIDS </strong>(BAP). Fornisce informazioni mediche e spirituali per tutti coloro che vivono con l’HIV/AIDS, comprese famiglie, amici e assistenti. Tra i volontari del BAP vi sono dottori, bodyworker, terapisti e insegnanti di meditazione. 555 John Muir Drive, Suite 803, San Francisco, CA 94132; <a href="http://www.buddhistaidsproject.org">www.buddhistaidsproject.org</a></p>
<p><strong>Prigioni</strong></p>
<p><strong>Rete del dharma nelle prigioni</strong>. Una rete comprendente carcerati, volontari e operatori correttivi finalizzata ad aiutare i detenuti nella pratica e nello studio del buddismo e di altre discipline contemplative. Offre seminari in tutti gli Stati Uniti e distribuisce libri del dharma (ricevuti in offerta) ai detenuti e alle librerie delle cappelle carcerarie. PO Box 4623, Boulder, CO 80306; <a href="http://www.prisondharmanetwork.org">www.prisondharmanetwork.org</a></p>
<p><strong>Programma per le prigioni “Monastero Zen in Montagna”</strong> (ZMM). Il monastero Zen in Montagna di John Daido Loori fornisce sostegno e guida al Sangha Nazionale Buddista delle Prigioni (NBPS), una rete nazionale di buddisti che operano volontariamente nelle prigioni locali. Lo ZMM gestisce la corrispondenza dei carcerati e distribuisce libri e cassette del dharma ricevuti in dono in tutto il Paese. PO Box 197, Mt. Tremper, NY 12457; <a href="http://www.zen-mtn.org/zmm/prison.htm">www.zen-mtn.org/zmm/prison.htm<br />
</a><br />
<strong>Fondazione per lo Zen impegnato </strong>(EZF). Fondata per favorire la pratica dello zazen nelle prigioni, la EZF è anche fautrice dell’adozione di tecniche di recupero da parte della giustizia criminale. La EFZ è in corrispondenza con 30 prigionieri nei bracci della morte di tutti gli Stati Uniti. PO Box 700, Ramsey, NJ 07446; <a href="http://www.engaged-zen.rg">www.engaged-zen.rg</a></p>
<p><strong>Ambiente</strong></p>
<p><strong>Consorzio “Dharma Gaia”</strong>. Finanzia e pubblicizza progetti ecologici di ispirazione buddista in Asia e nei paesi in via di sviluppo. Negli Stati Uniti educa le comunità buddiste a un comportamento ecologicamente responsabile. c/o Buddhist Peace Fellowship, Box 4650, Berkeley, CA 94740; <a href="http://www.rainforestjukebox.org/Projects/DGT/welcome.htm">www.rainforestjukebox.org/Projects/DGT/welcome.htm</a></p>
<p><strong>Istituto zen di studi ambientali</strong> (ZESI). Altro affiliato al Monastero Zen in Montagna, lo ZESI fornisce seminari, teoria e pratica sul buddismo Zen e sulla relazione di quest’ultimo all’ambiente. Possiede un santuario naturale sulle Catskill Mountains. PO Box 197, Mt. Tremper, NY 12457; <a href="http://www.mro.org/eco/index.html">www.mro.org/eco/index.html</a></p>
<p><strong>Editoria</strong></p>
<p><strong>Wisdom Publications</strong>. Ha ricevuto il mandato di conservare e tramandare importanti opere delle principali tradizioni buddiste. Wisdom Publications pubblica traduzioni di sutra, tantra, commenti e insegnamenti di maestri buddisti passati e contemporanei, oltre a opere originali di studiosi del buddismo. La sua organizzazione madre, la Fondazione per la Preservazione del Buddismo Mahayana, finanzia numerosi progetti di aiuto, istruzione, conservazione (oltre a progetti editoriali) in tutto il mondo. 199 Elm Street. Somerville, MA 02144; <a href="http://www.wisdompubs.org">www.wisdompubs.org</a></p>
<p>S<strong>now Lion/Fondazione Tsadra</strong>. Snow Lion, collegata alla Fondazione Tsadra, è la maggiore casa editrice dedicata alla conservazione della cultura e del buddismo tibetani. Le sue pubblicazioni includono tutte le scuole del buddismo tibetano, così come titoli popolari e accademici. PO Box 6483, Ithaca, NY 14851-6483; <a href="http://www.snowlionpub.com">www.snowlionpub.com</a></p>
<p><strong>Centro di documentazione sul buddismo tibetano</strong>. Il centro, diretto dal celebre studioso Gene Smith, possiede una delle collezioni di letteratura tibetana più grandi al mondo. Sta creando un archivio digitale di facile accesso. 115 Fifth Ave, 7th floor, NY, NY 10003; <a href="http://www.tbrc.org">www.tbrc.org</a></p>
<p>Trish Deitch Rohrer è direttrice amministrativa della rivista <em>Shambhala Sun</em>.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8838446970">Ani Pachen, Adelaide Donnelley. Storia di Ani-La, la monaca guerriera del Tibet. Piemme. 2000. ISBN 8838446970</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804490616">Rechung; Dorje Gyurme; Tagpa. Vita di Milarepa. Mondadori. 2001. ISBN 8804490616</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8887622280">Dalai Lama. Dzogchen. L&#8217;essenza del cuore dalla grande perfezione. Amrita. 2003. ISBN: 8887622280</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804519428">Dalai Lama. I consigli del cuore. Mondadori. 2003. ISBN: 8804519428</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834415019">Dalai Lama. I precetti di vita del Dalai Lama. Armenia. 2003. ISBN: 8834415019</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8817868116">Dalai Lama. I sei stadi della meditazione. Rizzoli. 2001. ISBN: 8817868116</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8882895106%20%20">Dalai Lama. Il buddismo tibetano. Dottrina e pratica di una delle religioni più diffuse e seguite del mondo. Newton Compton. 2001. ISBN: 8882895106</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8817845329">Dalai Lama. Il senso dell&#8217;esistenza. Rizzoli. 2000. ISBN: 8817845329</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8873057454">Dalai Lama. Il sonno, il sogno, la morte. Neri Pozza. 2003. ISBN: 8873057454</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834413083">Dalai Lama. Illumina la tua mente. Cambia il tuo modo di pensare se vuoi essere felice. Armenia. 2001. ISBN: 8834413083</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8838447640">Dalai Lama. Incontri dell&#8217;anima per cristiani e buddhisti. Piemme. 2000. ISBN: 8838447640</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804486848">Dalai Lama. L&#8217;arte della felicità. Mondadori. 2001. ISBN: 8804486848</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8873058442">Dalai Lama. L&#8217;arte di essere pazienti. Il potere della pazienza in una prospettiva buddhista. Neri Pozza. 2002. ISBN: 8873058442</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8873806694">Dalai Lama. La via della liberazione. Il Saggiatore. 2000. ISBN: 8873806694</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8817128775">Dalai Lama. La via della tranquillità. Rizzoli. 2002. ISBN: 8817128775</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8820033046">Dalai Lama. Oceano di saggezza. Sperling &amp; Kupfer. 2002. ISBN: 8820033046</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8820032260">Dalai Lama. Parole dal cuore. Sperling &amp; Kupfer. 2001. ISBN: 8820032260</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887305899X">Dalai Lama. Ponti sottili. Neri Pozza. 2002. ISBN: 887305899X</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8817871397">Dalai Lama. Risposte sul senso della vita. Discussione con i buddhisti occidentali. Rizzoli. 2002. ISBN: 8817871397</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8804512385">Daniel Goleman, Dalai Lama. Emozioni distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione. Mondadori. 2003. ISBN: 8804512385</a></p>
<p>Copyright originale “Shambhala Sun” magazine <a href="http://www.shambhalasun.com/">www.shambhalasun.com<br />
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