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	<title>Innernet &#187; biologia</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>La scienza della consapevolezza collettiva</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 16:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Kenny</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Sheldrake]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi che sempre più persone parlano di consapevolezza collettiva, viene naturale chiedersi: “Esiste una ricerca scientifica a sostegno di tale idea?”. La risposta sembra, ogni giorno di più, sì. Ormai molte ricerche sostengono non solo che tra gli esseri umani esiste un campo di consapevolezza e intelligenza, ma anche che attraverso di esso ci influenziamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="universo.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/universo.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/universo.jpg" alt="universo.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Oggi che sempre più persone parlano di consapevolezza collettiva, viene naturale chiedersi: “Esiste una ricerca scientifica a sostegno di tale idea?”. La risposta sembra, ogni giorno di più, sì.</p>
<p>Ormai molte ricerche sostengono non solo che tra gli esseri umani esiste un campo di consapevolezza e intelligenza, ma anche che attraverso di esso ci influenziamo reciprocamente.</p>
<p>Come lo Spock di Star Trek creato da Gene Roddenberry, che poteva entrare nella mente degli altri, oggi molti di noi si accorgono di poter intuire i pensieri e le emozioni degli altri, arrivando a pensare e creare insieme senza comunicare attraverso i cinque sensi. L’esistenza di una consapevolezza collettiva diventa più evidente analizzando la nostra capacità di percepire e lavorare con il “campo energetico” emotivo, mentale, spirituale degli altri.</p>
<p>Già da molto tempo la scienza ha ammesso l’esistenza dei campi gravitazionali, elettrici e magnetici; oggi, ricerche importanti nella scienza di frontiera conosciuta come parapsicologia, o studio dei fenomeni psichici (“psi”), mostra come possono esistere anche altri tipi di campi, inclusi i campi del pensiero.</p>
<p>Un fenomeno psi fondamentale è la percezione o influsso extrasensoriale, forse reso possibile dall’apparente capacità della consapevolezza di operare al di là dei limiti dello spazio e del tempo. Esempi di ciò sono, tra gli altri, la telepatia e la vista remota. L’esistenza dello psi (o della “tele-prensione”, come la chiama Ken Wilber) è stata convincentemente dimostrata da numerosi studi scientifici condotti da Marilyn Schlitz, Dean Radin e altri. <span id="more-728"></span></p>
<p>In un tipico esperimento di vista remota, per esempio, un individuo viene mandato in una località lontana e segreta, mentre un’altra persona, dal laboratorio, cerca di “vedere remotamente” e descrivere nei dettagli quella località. In molti esperimenti, le persone sono riuscite a descrivere l’ambiente dell’altra persona con un grado statisticamente significativo di accuratezza.</p>
<p>Un dato interessante è che le coppie con legami affettivi hanno ottenuto i risultati migliori. Queste scoperte fanno pensare che nei gruppi in cui esiste un senso di connessione e fiducia reciproca c’è una capacità maggiore di capire e vedere i punti di vista degli altri, di “vedere attraverso gli occhi altrui”.</p>
<p>Il biologo Rupert Sheldrake ha condotto, insieme ad altri ricercatori, molti esperimenti ingegnosi che dimostrano quanto siano diffuse le facoltà psi, persino negli animali. Usando telecamere sincronizzate posizionate nelle case e negli uffici dei proprietari dei cani, egli ha dimostrato che questi ultimi si mettono in attesa davanti alla porta di casa nel momento preciso in cui i proprietari decidono di rincasare dal lavoro, anche quando tale momento viene cambiato di giorno in giorno.</p>
<p>Sheldrake, Radin e altri hanno condotto anche numerosi esperimenti di telepatia sugli esseri umani, dimostrando che le persone possono percepire i pensieri e le intenzioni degli altri attraverso lo spazio e il tempo. Questa ricerca comprende studi su un’esperienza comune chiamata “la sensazione di essere osservati”.</p>
<p>Due persone sono state separate in un laboratorio e messe davanti a telecamere a circuito chiuso. Una persona osservava l’altra a intervalli casuali, mentre a quest’ultima erano state applicate apparecchiature in grado di registrare l’attività del sistema nervoso. La probabilità che i risultati di questa ricerca siano dovuti al caso è di una su 3,8 milioni.</p>
<p>Attraverso molti studi, Sheldrake ha anche dimostrato che possiamo aiutare l’apprendimento degli altri a distanza di chilometri, senza interagire né comunicare. In uno studio, per esempio, è stato registrato il tempo medio con cui un gruppo di individui ha risolto un quiz appena inventato. Lo stesso quiz è stato poi trasmesso a milioni di persone attraverso la TV, affinché i telespettatori lo completassero.</p>
<p>Successivamente, un nuovo gruppo, che non aveva mai visto il quiz, lo ha completato in un tempo molto minore del primo gruppo. Possiamo supporre che siccome molte persone avevano già risolto il quiz, esso si era in qualche modo inciso nel campo della consapevolezza collettiva, rendendo via via più facile la soluzione.</p>
<p>Radin, il “Laboratorio per le ricerche sulle anomalie” della Facoltà di Ingegneria di Princeton (PEAR) e il “Progetto Roger Nelson sulla consapevolezza globale” hanno condotto ricerche ancora più approfondite sul “campo degli effetti” della consapevolezza. Essi hanno indagato le interazioni tra mente e materia attraverso degli avvincenti esperimenti con numeri casuali generati al computer (RNG).</p>
<p>Fondamentalmente, le RNG sono delle sofisticate macchine programmate per visualizzare casualmente degli “zero” o degli “uno”. È come quando si lancia cento volte in aria una moneta: la media che ci aspettiamo sono cinquanta “teste” e cinquanta “croci”: allo stesso modo, una RNG produce, in media, un numero uguale di zero e di uno. Alcune persone, usando intenzionalmente la forza del pensiero, hanno fatto sì che le RNG dessero delle combinazioni significative, anche se solo in poche occasioni su molti tentativi.</p>
<p>Le coppie (le persone unite da una relazione) hanno prodotto risultati sei volte più significativi che non i singoli individui. Come gli esperimenti sulla vista remota, questi risultati indicano che le persone con una connessione individuale, quando agiscono in concerto, sono più influenti degli individui che agiscono da soli.</p>
<p>Forse non sorprende che i gruppi producano risultati RNG molto maggiori degli individui o delle coppie, anche quando sono ignari delle RNG e quindi non possono cercare di determinarne i risultati. Per esempio, quando la semplice <em>attenzione</em> dei gruppi è stata catturata da eventi pubblici di grande interesse, gli effetti RNG sono stati tre volte più grandi di quando gli individui hanno esercitato un’influenza <em>intenzionale</em> sulle macchine RNG.</p>
<p>Durante certi eventi trasmessi dalla TV e molto seguiti dal pubblico, come la morte della principessa Diana o le tragedie dell’undici settembre, i risultati combinati di 60 RNG in tutto il mondo si sono significativamente allontanati dalla media. Per esempio, il 3 ottobre 1995, il giorno in cui è stato letto il verdetto per il caso di O. J. Simpson, Radin, Nelson e Dick Bierman, un professore dell’Università di Amsterdam, hanno deciso di accendere le RNG nei rispettivi laboratori, per verificare la loro ipotesi che sarebbe successo qualcosa di importante nel campo della consapevolezza collettiva.</p>
<p>L’analisi dei risultati combinati ha chiaramente confermato tale ipotesi. Come dice Radin in <em>The Conscious Universe</em>, “Verso l’ora in cui cominciavano i pre-show alla TV, circa le 9 di mattina (ora del Pacifico), in tutte le RNG è apparso un livello inaspettato di ordine. Presto si è tornati ai livelli soliti fino alle 10:00, quando era attesa la sentenza. Qualche minuto dopo, le RNG hanno registrato il massimo grado di ordine nelle due ore di registrazione, esattamente nell’istante in cui il giudice leggeva la sentenza”.</p>
<p>Questi risultati fanno pensare che milioni di menti, quando si concentrano sullo stesso oggetto, possono avere un effetto notevole sul mondo materiale, portando misteriosamente i sistemi fisici casuali verso livelli di ordine più elevato. Allo stesso modo con cui possiamo creare ordine nei sistemi fisici attraverso l’attenzione concentrata o l’intenzione, molti esperimenti indicano che due o più persone possono sincronizzare o armonizzare i propri sistemi nervosi.</p>
<p>Per esempio, in una ricerca finanziata dall’«Istituto di Scienze Noetiche» e altri istituti, Marilyn Schlitz e William Braud hanno dimostrato che gli individui calmi e rilassati possono intenzionalmente ridurre l’ansia degli altri in luoghi distanti, e che la gente che focalizza consapevolmente la propria attenzione può aiutare altre persone, in località remote, a concentrare la propria mente incostante. In un altro campo – la “guarigione a distanza” – su 150 casi studiati, il 67% ha dimostrato che gli individui e i gruppi possono usare l’intenzione, il rilassamento, la concentrazione, la visualizzazione e quella che viene descritta come “una richiesta di guarigione a un potere più grande di se stessi” per curare in maniera significativa altre persone. Gli effetti curativi e la tele-prensione sono aumentati quando i partecipanti provavano empatia o quando meditavano insieme.</p>
<p>A livello comunitario, sociale e persino planetario, più di venti esperimenti (pubblicati su serie riviste scientifiche) hanno dimostrato che gruppi di Meditazione Trascendentale, rappresentanti l’un per cento di una determinata popolazione, hanno provocato un significativo miglioramento nella qualità della vita e nella salute fisica e mentale, oltre a una riduzione dei crimini, degli incidenti e dei conflitti, nell’intera popolazione in oggetto, apparentemente riducendo lo stress nella psiche collettiva.</p>
<p>Questi e altri studi offrono valide prove del fatto che possiamo sviluppare e lavorare sulla nostra consapevolezza collettiva per produrre risultati benefici a livello interpersonale, organizzativo e sociale. Possiamo creare un’empatia, una comprensione e un rispetto maggiori, e uno stato di salute, una cooperazione e una collaborazione creativa migliori.</p>
<p>In ufficio, nelle comunità e nelle istituzioni in generale, dove siamo messi alla prova da problemi estremamente complessi e urgenti, coltivare queste capacità non favorirà soltanto il bene comune, ma può garantire la nostra stessa sopravvivenza.</p>
<p>Robert Kenny, MBA (PhD), è professore del <em>Fetzer Institute</em> e fondatore del <em>Leaderful Teams Organizational Consulting</em>. In precedenza, per ventuno anni, è stato un dirigente di risorse umane. Ha pubblicato molti articoli sulla saggezza collettiva.</p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0062515020/innernet-20">Dean Radin. The Conscious Universe : The scientific Truth of Psychic Phenomena. Harper SanFrancisco. 1997. ISBN: 0062515020</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine, <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>La saggezza dei sistemi viventi, intervista a Elisabeth Sahtouris</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
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		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in Strutture dei sistemi viventi. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale. Tra i suoi libri, ricordiamo Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in<em> Strutture dei sistemi viventi</em>. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale.</p>
<p>Tra i suoi libri, ricordiamo <em>Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e Biology Revisioned</em>, scritto insieme a Willis Harman.</p>
<blockquote><p>“La globalizzazione dell’umanità è un processo naturale, biologico ed evolutivo. Tuttavia, stiamo attraversando una profonda crisi perché l’aspetto centrale e fondamentale della globalizzazione – la sua economia – è attualmente organizzato in maniera tale da violare gravemente i principi fondamentali dei sistemi viventi sani, minacciando di morte la nostra civiltà.” Elisabet Sahtouris, <em>The Biology of Globalization.</em></p></blockquote>
<p>Intervista:</p>
<p>Melissa Hoffman: In questa epoca straordinaria abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò avviene mentre stiamo entrando nella globalizzazione economica e sociale, come hai scritto nei tuoi libri. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e biologa evolutiva, la natura dei cambiamenti globali che stiamo vivendo e quali nuove sfide e opportunità ci attendono?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Dalla mia prospettiva di biologa evolutiva, ciò che vedo succedere oggi nel passaggio della specie umana alla globalizzazione economica e sociale è, essenzialmente, la stessa cosa già avvenuta per quasi tutte le altre specie della Terra. Per esempio, miliardi di anni fa, gli antichi batteri, dopo milioni di anni di competizione ostile che li ha minacciati di estinzione, hanno cominciato a negoziare formando stupefacenti colonie basate sulla cooperazione.</p>
<p>Durante la fase competitiva, avevano sviluppato tecnologie elaborate come il motore elettrico, impianti di energia solare e pile nucleari generatrici di calore, oltre a infrastrutture simili a città che solo ora possiamo ammirare, grazie ai più recenti microscopi. I minuscoli archeobatteri, con le loro tecnologie e stili di vita specializzati, sono stati protagonisti dell’evento più sensazionale dell’evoluzione terrestre mai avvenuto dalla loro apparizione sulla crosta minerale della Terra.</p>
<p>La cellula nucleata – una forma-vita totalmente nuova, grande circa mille volte di più di un singolo batterio – si è formata quando i batteri hanno adottato la divisione del lavoro, donando parte dei loro straordinari genomi al nucleo della nuova cellula. In tal modo, la cellula nucleata – l’unico tipo di cellula evolutosi sulla Terra, oltre a quella batterica – rappresenta un’unita più elevata raggiunta dai batteri dopo eoni di tensioni e ostilità, grazie alla negoziazione e un’evoluzione basata sulla cooperazione.<span id="more-1038"></span></p>
<p>Questo processo – per mezzo del quale le tensioni e le ostilità tra individui portano a negoziati e infine alla cooperazione, sotto forma di un’unità più vasta – è il processo evolutivo di base di tutta le forme-vita del nostro pianeta, secondo me.</p>
<p>Questo stesso ciclo spiega in che modo le cellule nucleate in competizione si uniscono a formare creature multicellulari (come noi). Oggi questo sta accadendo per la terza volta, in quanto noi esseri umani multicellulari in competizione siamo spinti a evolverci verso una società – o una “cellula” – nuova, cooperativa e <em>globale,</em> che funzionerà a un livello di complessità e unità più elevato di quello mai raggiunto da qualsiasi specie prima di noi. Come gli antichi batteri, completando il ciclo noi umani stiamo evolvendoci da una fase competitiva, aggressiva e infantile a una fase matura e cooperativa.</p>
<p>Melissa Hoffman: Per chiarire quello che hai detto sulla globalizzazione… Stai parlando dell’emersione di un organismo totalmente nuovo, così come lo era la cellula nucleata rispetto ai batteri?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. Dal mio punto di vista, la globalizzazione è l’evento più grande mai avvenuto dopo la cellula nucleata. La nostra economia globale, e più in generale la nostra famiglia globale, saranno composte di individui, famiglie e unità sociali più grandi, ma ci legheremo tra noi in modi imprevedibili. Essenzialmente, stiamo formando un superorganismo di specie che riuscirà a fondersi in maniera cooperativa con i nostri ecosistemi e con i sistemi viventi della Terra.</p>
<p>Finora, nella nostra fase adolescenziale e imperialistica (durata diecimila anni) abbiamo utilizzato grandi quantità di risorse terrestri per costruire le nostre società, nazioni e imprese. Ma adesso riconosciamo che questa distruzione deve finire, e dobbiamo creare alleanze più cooperative. Questo è il nostro imperativo biologico, e la nostra alternativa al suicidio in quanto specie.</p>
<p>Melissa Hoffman: Cosa pensi che occorra affinché un numero maggiore di persone si renda conto della gravità della situazione? Quali sono, secondo te, le condizioni che ci faranno cambiare davvero?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Un’atmosfera deteriorata, l’inquinamento delle fonti di acqua (e stiamo già cominciando a fare guerre per l’acqua anziché per il petrolio), il deterioramento del suolo attraverso l’erosione e l’inquinamento chimico, la proliferazione delle armi biologiche e nucleari, le tossine agricole altamente pericolose, le piante e gli animali creati dall’ingegneria genetica.</p>
<p>Quest’ultima ha già causato disastri enormi in Canada, negli Stati Uniti e in Messico, e sta rapidamente estendendosi al resto del mondo. Negli Stati Uniti non siamo più in grado di garantire l’organicità dei cereali o della soia, perché il polline delle piante geneticamente modificate arriva ovunque e contamina quelle non geneticamente modificate.</p>
<p>In Messico, ceppi di cereali selvatici accuratamente protetti contro le malattie che minacciano le nostre monoculture [larghe estensioni di coltura dedicate a una sola varietà] sono ora contaminati dal polline dei cereali geneticamente modificati. Questo è un disastro enorme, enorme, ma non se ne parla mai. In America, un ricercatore è stato licenziato dopo aver dimostrato che gli organi dei topi, incluso il loro cervello, si rimpicciolivano e diventano simili al cuoio in seguito alla nutrizione a base di patate geneticamente modificate. Oggi, nei nostri supermercati, più del sessanta per cento del cibo è geneticamente modificato, senza che sia necessario specificarlo sull’etichetta e senza che siano state condotte ricerche riguardo le conseguenze sui nostri bambini.</p>
<p>Le aziende alimentari si sono gettate con entusiasmo sulla creazione e vendita di questi prodotti, prima che conoscessimo i loro effetti sulle persone o gli ecosistemi. La maggior parte dei “bioingegneri” non sa semplicemente nulla dei sistemi viventi. Tutte le specie terrestri scambiano il proprio DNA tra di loro, ma sanno cosa stanno facendo. Vedi, la natura è fondamentalmente molto intelligente, ma gli scienziati pensano di potere creare genomi come se fossero macchine, tagliando un gene qui e incollandolo da qualche altra parte. I genomi non funzionano così.</p>
<p>Se metti lo stesso gene in sei persone diverse, esso si esprimerà in sei modi diversi. Il sistema, nell’insieme, è intelligente. L’ingegneria genetica ha fallito i primi esperimenti perché i genomi identificavano i geni trapiantati come estranei e li eliminavano. Ma adesso gli scienziati hanno inserito a forza i geni e li hanno “appiccicati” al loro posto, in modo che l’organismo è costretto ad accettarli. La scorsa estate ho visitato un caseificio olandese in cui stavano conducendo esperimenti molto interessanti: essi dimostravano che l’innesto di un solo gene distruggeva piante intere. Sembra che l’intero organismo cerchi di proteggersi, più o meno come la pelle si indurisce o si arrossa intorno a una scheggia.</p>
<p>Melissa Hoffman: Dunque, date le condizioni critiche da te descritte adesso, quali sono le qualità fondamentali che gli esseri umani dovranno sviluppare per far fronte alla situazione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Ebbene, l’ostacolo principale è il nostro sistema economico, perché la sua mentalità fondata sulla perdita o il guadagno è appropriata solo per una specie infantile. Il capitalismo competitivo è un sistema programmato per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, impoverendo inevitabilmente la grande maggioranza. Un comportamento così distruttivo è possibile solo perché non abbiamo riconosciuto che noi, in quanto specie, siamo un sistema vivente, allo stesso modo dei nostri corpi individuali e le nostre famiglie.</p>
<p>Nota che le famiglie non riducono alla fame tre figli per sovralimentare il quarto, né abbelliscono un angolo del giardino distruggendo gli altri tre. Comprendiamo i sistemi viventi che abbiamo accanto, ma non ci è stato insegnato a vedere quelli più grandi, per esempio la nostra economia globale, come ugualmente vivi e in pericolo!</p>
<p>Non ci riconosciamo come sistema vivente perché non comprendiamo i sistemi viventi. La scienza ha interpretato la natura in termini di fisica e ingegneria, considerandola composta di meccanismi. L’innovazione più grande di cui abbiamo bisogno è una concezione scientifica del mondo completamente nuova, basata sulla prospettiva degli esseri viventi. Un modello di universo vivente, basato sulla biologia, mostra olarchie (sistemi autosufficienti incastrati in modo interdipendente tra loro, come una cellula, un organismo o un ecosistema) a regolazione e organizzazione automatiche. La gravità e la radiazione, l’entropia e la sintropia, sono in equilibrio ciclico, così come l’anabolismo e il catabolismo (la formazione e la distruzione-riciclaggio dei tessuti viventi).</p>
<p>È un universo meraviglioso ed elegante. Ma è difficile cambiare una visione scientifica del mondo; gli scienziati della vecchia guardia non vogliono capire e riconoscere le prove che sconvolgono la loro visione del mondo. È come aspettarsi che un bruco sia entusiasta di dissolversi, affinché possa nascere una farfalla!</p>
<p>Melissa Hoffman: Quindi, stai dicendo che le qualità fondamentali necessarie sono: primo, riconoscere il carattere distruttivo dell’attuale visione del mondo; secondo, accettare le difficoltà che comporta l’abbandono di tale concezione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. È difficile creare qualcosa di nuovo nel mondo vivente senza passare per il caos, la distruzione o la dissoluzione dei vecchi sistemi. Oggi siamo in una situazione molto simile allo sviluppo di una farfalla in una crisalide. Il sistema immunitario del bruco sta ancora cercando di proteggersi in quanto bruco… E, per me, la nostra insistenza nell’aggrapparsi all’era del petrolio è tutta qua. Da una prospettiva biologica, è l’antico sistema che cerca di proteggersi il più a lungo possibile. Ma allo stesso tempo è compito del nuovo sistema cercare di raccogliere le proprie forze fino a sconfiggere il vecchio sistema immunitario e costruire il nuovo.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Avanti a tutta velocità: intervista con Jeremy Rifkin</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 09:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale. La maggior parte di noi sa già che il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1024" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="buco-nel-muro-con-cielo" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg" alt="" width="90" height="83" /></a>Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale.</p>
<p>La maggior parte di noi sa già che il mondo è in rapida trasformazione: possiamo sentirlo nelle ossa e nell’aria, anche se non sempre riusciamo a capire cosa sta succedendo. Forse ci siamo accorti che le condizioni climatiche sono più capricciose, oppure proviamo irritazione quando ci accorgiamo, per esempio, che il nuovo computer acquistato solo pochi mesi fa è già superato da un modello migliore, più veloce, piccolo, economico e alla moda. Cosa accadrebbe se ci fermassimo un attimo, chiedendoci dove ci stanno portando tutti questi piccoli cambiamenti, presi insieme e in un lungo arco di tempo?</p>
<p>Come abbiamo scoperto, non si tratta sempre di un esercizio facile o piacevole. Infatti, come direbbe chiunque abbia riflettuto abbastanza su concetti come <em>mutamento e tempo</em>, il tipo di mutamenti in atto adesso è, per sua stessa natura, diverso da tutto ciò che abbiamo conosciuto in precedenza. In che modo? Secondo gli scienziati e i futurologi qui intervistati, tutti questi cambiamenti apparentemente isolati fanno parte di un più vasto cambiamento<em> sistemico</em>, di portata e complessità maggiori di tutto ciò che la razza umana ha mai sperimentato.</p>
<p>E la velocità dei mutamenti, secondo qualcuno, sta accelerando esponenzialmente: un concetto che da solo dà le vertigini. Di fatto, più cose veniamo a sapere sul futuro e questi enormi, vertiginosi e rapidissimi cambiamenti (i quali potrebbero rapidamente portarci al di là delle nostre capacità di immaginazione, come testimoniano le interviste che seguono), più alla mente ci sale la domanda: le nostre strutture etiche e spirituali – tradizionali e contemporanee – sono in grado di farvi fronte?</p>
<p>Per trovare una risposta, come primo passo abbiamo intervistato molti scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi, ciascuno dei quali ha un’opinione leggermente diversa sui cambiamenti in atto. Dai regni microscopici della competizione tra batteri, di cui parla la biologa Elisabeth Sahtouris, ai <em>nanobot</em> intravenosi che potenziano il cervello, descritti dall’inventore Ray Kurzweil; dalla fine all’era del petrolio prevista dal futurologo Jeremy Rifkin, alla nascita di una nuova consapevolezza auspicata da Barbara Marx Hubbard: ogni contributo è un punto di vista unico sulle molte dimensioni dei cambiamenti in atto nella nostra vita.</p>
<p>Che si stia parlando di qualcosa di vasto come l’universo o di piccolo come un nanotubo, di tangibile come il petrolio o di effimero come la consapevolezza, di una cosa si può star certi: tutto è in mutamento. E la portata e la velocità di questi cambiamenti, che ci piaccia o no, sono qualcosa di cui tutti stiamo per fare esperienza. Interviste di Melissa Hoffman.</p>
<p><strong>La fine di un’era</strong></p>
<p><strong>Intervista a Jeremy Rifkin</strong></p>
<p><a title="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Jeremy Rifkin è autore di sedici libri sull’impatto delle trasformazioni tecnologiche sull’economia, la forza lavoro e la società. Consigliere di capi di stato e di membri dei governi in tutto il mondo, è spesso ospite di forum sul lavoro, l’economia e la società. Attualmente è professore alla <em>Wharton School of Business</em> e <em>Presidente della Foundation on Economic Trends</em>. È stato intervistato da “What is Enlightenment?” nel suo ufficio di Washington.</p>
<p>Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo e consigliere aziendale, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?<span id="more-650"></span></p>
<p>Jeremy Rifkin: Nel ventunesimo secolo assisteremo alla scomparsa del lavoro salariato di massa su questo pianeta. Nuove sofisticate tecnologie – software, computer, robot, intelligenze artificiali – stanno già cominciando a sostituire intere categorie di lavoratori. Tra meno di un decennio produrremo beni e servizi che ora non possiamo nemmeno immaginare; nasceranno nuovi lavori, ma non saranno lavori salariati di massa. Assisteremo a un’elite di lavoratori sempre più ristretta che opererà fianco a fianco di una tecnologia sempre più intelligente. Alla metà del ventunesimo secolo saremo in grado di produrre beni e servizi per tutto il mondo con una piccola parte della forza lavoro di adesso.</p>
<p>La domanda chiave è: cosa accadrà a milioni di esseri umani che non dovranno più produrre beni e servizi fondamentali? Già oggi non esiste angolo della Terra senza una disoccupazione strutturale a lungo termine. Per cui, quale sarà la nostra nuova definizione di essere umano nel ventunesimo secolo? Consciamente o inconsciamente, ci siamo tanto abituati a definire gli esseri umani in base alla loro produttività sul posto di lavoro, che una domanda come questa ci lascia perplessi: esiste qualcos’altro che gli esseri umani possono fare sulla Terra? Se ci pensi, ti rendi conto quanto è ristretta la nostra concezione di noi stessi.</p>
<p><strong>L’era della biologia</strong></p>
<p>La Fisica e la Chimica hanno dominato le prime due rivoluzioni industriali del diciannovesimo e ventesimo secolo; ora, invece, stiamo entrando nell’era della biologia, una scienza che costituirà la base e l’ossatura della terza rivoluzione industriale del ventunesimo secolo. L’era della biologia, già cominciata, solleverà interrogativi senza precedenti, in quanto saremo in grado di manipolare la vita nei suoi componenti fondamentali: geni, proteine, classi di cellule, organi, tessuti… Persino interi organismi. Oltre a suscitare un acceso dibattito pubblico, l’era della biologia ci porterà a dare una nuova definizione del creato, dal momento che avremo cominciato a smontare, manipolare e riorganizzare il mondo come un bene economico.</p>
<p>Dovremo decidere: percorreremo una via moderata o violenta? Ovvero: useremo la nuova scienza per creare una seconda Genesi, ridefinendo milioni di anni di evoluzione (inclusa quella di noi esseri umani) per giocare a Dio, in un certo senso? Oppure useremo la nuova scienza per comprendere meglio la relazione tra geni e ambiente e favorire una nostra integrazione migliore – o più umile, se preferisci – nella prima evoluzione di questo pianeta? Il cammino “moderato” ci chiede di integrare la nostra scienza e tecnologia in modo da <em>cooperare con</em>, e non <em>andare contro</em>, milioni di anni di evoluzione e l’ecosistema che la sostiene.</p>
<p>Questa è un’impostazione molto più elegante, intellettualmente sofisticata e scientificamente avanzata, perché richiede una comprensione profonda della composizione, il contesto, le relazioni e la coreografia della natura. Quindi, per l’umanità, l’era della biologia si rivelerà critica. Ci costringerà a creare una nuova definizione di essere umano. Dovremo porre molta attenzione alle relazioni con le altre specie. Quali sono i nostri obblighi verso il pianeta, e qual è la nostra valutazione del valore della vita in sé e per sé, a prescindere da quello utilitario?</p>
<p><strong>L’energia è potere</strong></p>
<p>In questo momento, la famiglia umana ha di fronte a sé tre grandi crisi, tutte collegate al petrolio. La prima è il surriscaldamento globale, la seconda il debito del terzo mondo, la terza la possibilità di nuove guerre in Medio Oriente.</p>
<p>Il surriscaldamento globale è probabilmente la sfida più grande. Rappresenta il lato oscuro dell’era industriale; è il conto da pagare per duecento anni di impiego dei combustibili fossili. Penso che misurando le opere dell’uomo in termini di mero impatto su questo pianeta, dovremmo dire che il surriscaldamento globale è l’opera più grande della razza umana, anche se negativa. Perché? Perché esso ha cambiato l’intera biochimica della Terra in meno di cento anni.</p>
<p>È qualcosa di molto notevole… Negativo, ma notevole! Anche se il mutamento climatico sarà il minimo previsto dagli studi (il massimo è un aumento di dodici gradi Celsius, il minimo di quattro o cinque gradi), avremo dei problemi.</p>
<p>Questi cambiamenti produrranno, in meno di un secolo, un mutamento climatico uguale a quello intercorso dall’ultima era glaciale a oggi… Cioè, in un periodo di quindicimila anni. Ricordiamoci: metà del pianeta era sotto i ghiacci, quindicimila anni fa. Quindi, stiamo parlando di cambiamenti giganteschi in meno di un secolo, e gli ecosistemi e i sistemi umani non possono adattarsi senza enormi sacrifici.</p>
<p>Guardando la situazione dal punto di vista economico, il surriscaldamento globale comporta indirettamente anche dei costi, di cui di solito non teniamo conto. Quando parlo con i direttori delle compagnie di assicurazione, non sanno come affrontare la situazione. Il grande problema che sta nascendo è: com’è possibile fare assicurazioni contro l’impoverimento agricolo, l’innalzamento delle acque, gli incendi, l’aridità e le condizioni metereologiche difficili?</p>
<p>La portata di questi problemi e la quantità di denaro necessaria sono semplicemente enormi. Alcune compagnie hanno già cominciato ad analizzare i costi di tutti questi problemi, e si tratta di una cifra tale che il totale alla fine comincerà ad avvicinarsi al valore effettivo del nostro prodotto interno lordo.</p>
<p><strong>Il debito del terzo mondo</strong></p>
<p>La seconda crisi che ci troviamo di fronte è il debito del terzo mondo. In occidente è facile dimenticare che esiste una grande linea di demarcazione tra i ricchi e i poveri, una linea che diventa sempre più larga. Mai, nella storia, così poche persone hanno avuto accesso a tante risorse mondiali, e così tante ne sono escluse. Dal paleolitico alla prima modernità non conosciamo alcun esempio paragonabile. La razza umana non aveva mai conosciuto una linea di demarcazione così profonda; è davvero qualcosa senza precedenti.</p>
<p>Alcuni di noi ne sono consapevoli, ma quasi nessuno la collega al petrolio. Quando l’OPEC ha imposto l’embargo petrolifero negli anni settanta, il prezzo del petrolio è schizzato da tre a dodici dollari al barile. E da allora non è mai sceso. Quindi, per trenta anni, i Paesi del terzo mondo hanno disperatamente preso a prestito soldi dal Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri istituti di credito per cercare di pagare il petrolio che non potevano permettersi, al fine di modernizzare l’economia.</p>
<p>Oggi, l’83 per cento di ogni dollaro prestato al terzo mondo viene usato per pagare i debiti, senza nemmeno comprare il petrolio. Questi Paesi, oggi, stanno spendendo più per pagare i debiti che in servizi umani essenziali. Per cui, ci sono ottantanove Paesi che stanno peggio di dieci anni fa. Teniamo a mente che, man mano che il prezzo del petrolio sale e noi raggiungiamo un picco globale, il terzo mondo resterà prigioniero di una spirale di povertà e disperazione.</p>
<p><strong>Il Medio Oriente</strong></p>
<p>La terza crisi che ci troviamo di fronte è legata alla situazione sempre più precaria del Medio Oriente. Se facciamo un passo indietro, possiamo vedere che l’era moderna si fonda sull’uso dei combustibili fossili. Considerando il modo in cui abbiamo vissuto negli ultimi cento anni, capiremo quanto il petrolio e i combustibili fossili sono indispensabili alla nostra stessa esistenza. Il nostro cibo matura grazie a fertilizzanti petrolchimici; i nostri vestiti sono fatti con prodotti sintetici chimici; la plastica, i materiali da costruzione, il riscaldamento, la luce e i farmaci vengono tutti dal petrolio.</p>
<p>Ma stiamo cominciando a renderci conto che tra il 2010 e il 2035 avremo usato la metà delle risorse mondiali di petrolio greggio economico (questo è chiamato<em> picco globale</em>). Che sia il 2010 o il 2035, si tratta comunque di un momento straordinariamente vicino a noi. Esso è il punto critico; segna la fine di un’era. Infatti, da quel momento in poi, i prezzi non scenderanno mai.</p>
<p>Quando raggiungeremo il picco, i due terzi delle restanti riserve economiche di petrolio si troveranno nel Medio Oriente, ovvero l’area più tormentata e politicamente instabile del mondo. Se pensiamo che il Medio Oriente è un’area tormentata adesso, proviamo a immaginare cosa sarà tra sette o quindici anni, quando conterrà tutte le restanti riserve petrolifere. Non solo, ma si prevede che tra dieci anni anche la Cina e l’India avranno bisogno di tanto petrolio quanto oggi gli Stati Uniti e le nazioni europee; per cui, tutti si contenderanno quel petrolio. Quello in atto è un gioco geopolitico molto, molto pericoloso.</p>
<p>Quindi, sommando tutti questi fattori (surriscaldamento globale, differenze sempre maggiori tra ricchi e poveri, debito del terzo mondo in crescita, pressioni geopolitiche e militari maggiori sul Medio Oriente, per non parlare del fatto che la produzione globale di petrolio raggiungerà probabilmente il picco nei prossimi dieci – trentacinque anni), ci rendiamo conto che siamo alla fine di un’era. Ma intanto che questo regime energetico è pericolosamente alla fine, all’orizzonte si profila il nuovo regime dell’idrogeno. La domanda chiave è: come arriveremo a quel punto evitando il collasso della civiltà e colmando la linea di demarcazione?</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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