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	<title>Innernet &#187; arte</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>&#8220;Il dito e la luna&#8221;, dove teatro, ricerca e spiritualità si incontrano</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 05:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nitya Cristiana Allievi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Andrea Abdullah Failla, 43 anni, è attore teatrale, doppiatore, insegnante di recitazione e ricercatore spirituale. Lo spunto di questa intervista nasce dal suo ultimo spettacolo, Il dito e la luna, ideato per festeggiare il prossimo 7 luglio, giorno di luna piena molto speciale che in India si celebra col nome di Guru Purnima. È la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Abdullah Failla, 43 anni, è attore teatrale, doppiatore, insegnante di recitazione e ricercatore spirituale. Lo spunto di questa intervista nasce dal suo ultimo spettacolo, <em>Il dito e la luna</em>, ideato per festeggiare il prossimo 7 luglio, giorno di luna piena molto speciale che in India si celebra col nome di Guru Purnima. È la luna piena del mese di Ashada, un momento che si dice essere mille volte più potente del resto dell’anno per il progresso spirituale di un ricercatore.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Come nasce </strong><em><strong>Il dito e la luna</strong></em><strong>?</strong> «L’idea è quella di festeggiare il giorno di Guru Purnima, che si ricorda per l’illuminazione del Buddha: lo spettacolo vuole celebrare la luna di tutti i maestri. Mi sta a cuore sottolineare quanto l’arte sia importante per la ricerca spirituale, e viceversa».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Quindi a cosa hai pensato?</strong> «Alla convergenza di quattro arti. Ci saranno testi inediti di un poeta che si è ispirato al tema, a una danzatrice che ha creato una coreografia lunare- Moon embrace- due musicisti che propongono improvvisazioni che evocano l’illuminazione. E un pianista professionista classico che suonerà <em>Al chiaro di luna</em> di Debussy».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Cosa lega questi elementi?</strong> «Lo farò io, con monologhi tratti da <em>Il contrabbasso</em>, di Suskin, magnifica storia  di un contrabbassista che subisce il fascino di una cantante dalla voce profondamente spirituale. Quando lui la ascolta parlare è come se sentisse il paradiso, quindi ritorna il tema della musica come elemento che aiuta ad elevarsi. Leggerò anche altri brani poetici ispirati ai 100 canti di Kabir».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Cosa ti piace particolarmente di Kabir?</strong> «Il fatto che mette insieme due mondi diversi. È conteso sia dagli indu sia dai musulmani, perché nasce indu però crescendo si accosta al Sufismo. Dice, in una poesia, “Sono figlio di Rama ma anche di Allah, e se guardi nel tuo cuore, troverai entrambi”».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>La creatività cosa ha a che fare con la spiritualità, nella tua visione?</strong> «Una frase dello spettacolo dice “è quando tu non ci sei che dio compare”. Questa è la creatività, farsi da parte e lasciare che qualcosa accada, e celebrare la luna dei maestri mi sembra un buon modo per ricordarselo».<span id="more-1168"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>In che cos’altro sei impegnato, in questo momento?</strong> «Sto portando in giro per l’Italia, insieme a un amico musicista e a un derviscio mevlevi, <em>Un giro intorno al cuore</em>, spettacolo liberamente ispirato a <em>Monsieur Ibrahim e i fiori del corano</em>, il romanzo di Eric Emmanuel Schmitt».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Il sufismo ha una parte importante, nella tua arte. </strong>«Ho incontrato un maestro circa 10 anni fa, lo seguo tutt’ora. È stato un incontro casuale, un’amica mi ha detto che ci sarebbe stato un seminario con Burhanudin: ho visto la sua foto e mi ha colpito il suo sorriso. Poi ho capito che dietro di lui c’era un altro maestro, Shayk Nazim. Ha quasi 80 anni e abita a Cipro, è un turco dalla vita avventurosa, per alcuni aspetti sempre in contrasto con l’ortodossia&#8230;».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>I Sufi non sono ben visti dai “fanatici”&#8230;</strong> «Sono la parte mistica dell’Islam, potremmo dire i San Francesco dell’Islam. C’era Bonifacio VIII ma c’era anche San Francesco, con cui hanno molti punti in comune».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Se ti guardi indietro, e ripercorri quello che hai incontrato, cosa ti ha colpito, all’inizio?</strong> «Un grande abbraccio, un sorriso, direi un grande sì».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>E come ti ha cambiato?</strong> «I passaggi sono complessi e a volte molto delicati. La comprensione, forse, è che tutto ciò che facciamo è determinato, ma c’è anche uno spazio per la libera interpretazione, per una scelta. L’equilibrio tra questi due aspetti è ciò che più mi ha colpito».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Quindi il muoversi verso il divino, oltre al divino che viene da te&#8230;</strong> «Si può dire anche così. Ciò che ho sentito, nel viaggio, a volte è facile da dire, a volte impossibile. Ci sono momenti di meditazione, anche durante lo Zikr (<em>una preghiera dei Sufi</em>, ndr), che sono unici, inspiegabili, una verità che senti molto profonda».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Prima di questo incontro eri già un attore professionista. </strong>«Ho frequentato l’Accademia dei Filodrammatici, a Milano, che ho finito a 25 anni. Ho fatto l’attore, ma a un certo punto ho chiuso».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Con cosa?</strong> «Mi sembrava che non avesse più valore andare in giro, fare provini, propormi, cercavo un senso diverso. Poi, con <em>Il</em> <em>re muore</em>, un testo di Lionesco, è iniziata una nuova fase. Ho iniziato a collaborare con il teatro Libero di Palermo, con cui o lavorato fino al 2002».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Come è cambiato, invece, il tuo modo di lavorare e di vedere l’arte, dopo l’incontro col Sufismo?</strong> «È cambiato molto, forse sono cambiato io, c’è stata una evoluzione. Prima di ogni spettacolo mi fermo sempre per farmi questa domanda: “perché lo sto facendo, per chi lo sto facendo”? Per me stesso? Per l’ambizione? Per i soldi? Per il prestigio? Oppure sono semplicemente a servizio di qualcosa?».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>La domanda te la fai prima di scegliere un lavoro o prima di entrare in scena?</strong> «Prima di recitare. Mi aiuta a riposizionarmi, a dare la giusta dimensione. Se sei spinto da piccoli interessi non vai molto lontano, se invece in quello che proponi c’è una verticalità, il respiro e lo spazio cambiano. In questo senso mi ha aiutato il mio percorso».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Che risposte dai alle domande che dicevi? </strong>«Mi piace pensare di farmi da parte, di lasciare spazio a qualcosa di più grande di noi, che va celebrato».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Quindi spettacolo come celebrazione divina.</strong> «E anche momento per far arrivare qualcosa: come attore, al di là del messaggio, delle emozioni, della riflessione e del sorriso, mi interessa che arrivino onestà e verità».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Con </strong><em><strong>Il dito e la luna</strong></em><strong>, si allude alla verita.</strong> «Il titolo rimanda alla parabola in cui lo sciocco anziché guardare dritto la luna, si ferma al dito che la indica».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Mai metafora fu più contemporanea.</strong> «L’invito a non soffermarsi sul dito è molto valido&#8230; Troppo spesso siamo impegnati a seguire le nostre ambizioni, sogni, potere&#8230; Spostare l’attenzione verso qualcosa di più alto aiuta ad allargare la prospettiva, ad avere spazi di comprensione più profondi. L’invito dello spettacolo è questo».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>Cosa farai, dopo?</strong> «Mi piacerebbe approfondire la storia di Ibn Battuta, il Marco Polo arabo del 1200: a 20 anni ha compiuto un viaggio lungo 25 anni tra Asia, India, Africa. Alcuni sostengono che Polo si sia ispirato al suo libro, <em>Viaggi</em>, per scrivere <em>Il milione».</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>E dal punto di vista dell’insegnamento?</strong><em> </em>«Da ottobre sarò impegnato in due corsi, al centro Shantisaburi di Milano e al centro Opale di Gallarate. Lavorerò con attori professionisti e non, in cicli da 10 incontri. Ci focalizzeremo su una parte di training fisico e di espressività corporea, poi di lavoro sui testi testi e di recitazione vera e propria. Il teatro è uno strumento straordinario per indagare, conoscersi e soprattutto per relazionarsi agli altri».</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><strong>Il dito e la luna andrà in scena il 7 luglio a Milano, presso il centro di meditazione Shantisaburi (cena ore 20, inizio spettacolo ore 21). Info e prezzi ai numeri 02 36564469 e 333 4397776).</strong></em></p>
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		<title>La rinascita supernatural di Carlos Santana</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 04:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Santana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[angeli]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Poiché la musica scende più in profondità del bisturi, sento che per noi è importante meditare e connetterci all&#8217;origine del nostro dono: la guida divina. Ci fa piacere l&#8217;entusiasmo del pubblico, perché la musica è molto emozionante, ma chiediamo agli angeli di proteggere l&#8217;esperienza, in modo che nessuno si faccia male.&#8221; Intervista di Zannah. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Santana.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/santana.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/santana.jpg" alt="Santana.jpg" hspace="6" align="left" /></a>&#8220;Poiché la musica scende più in profondità del bisturi, sento che per noi è importante meditare e connetterci all&#8217;origine del nostro dono: la guida divina. Ci fa piacere l&#8217;entusiasmo del pubblico, perché la musica è molto emozionante, ma chiediamo agli angeli di proteggere l&#8217;esperienza, in modo che nessuno si faccia male.&#8221; Intervista di Zannah.</p>
<p>La fama del carattere gentile di  Carlos Santana, altruista e generoso è stata confermata da chi ne è stato testimone o ne ha tratto beneficio. Si dice che egli non sia solo in queste manifestazioni di bontà; gli angeli circondano i suoi sforzi, accompagnandolo in ogni sua fase espressiva. Abbiamo anche appreso che, prima di ogni spettacolo musicale, invoca gli angeli. Non sorprende che il titolo di uno degli album più ascoltati negli ultimi anni sia: <em>Supernatural</em>.</p>
<p>In che modo invochi la benedizione degli angeli, prima di ogni concerto?</p>
<p>Carlos Santana: Considero la mia preparazione a un concerto uguale a quella di un chirurgo che, prima di un’operazione, si lava le mani. Poiché la musica scende più in profondità del bisturi, sento che per noi è importante meditare e connetterci all’origine del nostro dono: la guida divina. Ci fa piacere l’entusiasmo del pubblico, perché la musica è molto emozionante, ma chiediamo agli angeli di proteggere l’esperienza, in modo che nessuno si faccia male. Non c’è nulla di sbagliato nell’entusiasmo, ma bisogna imbrigliarlo con delicatezza, in modo che l’esperienza possa piacere a tutti. Circa quindici minuti prima dell’inizio, andiamo dietro le quinte: qui meditiamo, visualizziamo e facciamo la nostra richiesta agli angeli. Per includere il pubblico, entriamo in scena annunciando: “È una grande gioia essere insieme a voi. Vogliamo che sappiate che, in questo stesso momento, Michele, Raffaele e Gabriele sono presenti. Vi consigliamo di invitarli nella vostra vita, in modo che anche voi possiate osservare dei cambiamenti incredibili”.</p>
<p>All’inizio, il pubblico risponde chiedendo: “Di che state parlando?”. Ma noi continuiamo incoraggiandoli a usare le proprie ali. Queste ali sono la tua intuizione e ispirazione. Stringi amicizia con le tue ali, piuttosto che con la frustrazione e la depressione. Per molti anni ho fatto così, senza spiegare praticamente nulla al di fuori dei concerti. Alla fine, circa sette anni fa, ho deciso che avevo bisogno di rivolgermi alla gente a un altro livello; sentivo che dovevo far sapere loro che stavano entrando in un’era di splendore. Lo splendore può essere interiorizzato solo quando le persone si risvegliano alla propria assolutezza, a tutto ciò che sono. Io sono irlandese, comanche, apache; sono ogni cosa. Non posso permettermi di essere solo messicano. Bisogna diventare universali. Se abbracciamo la nostra assolutezza, indeboliamo il razzismo.</p>
<p>Cosa ti ha spinto a condividere l’annuncio di questo splendore? Una formazione religiosa, un’esperienza straordinaria o entrambe?<span id="more-768"></span></p>
<p>Carlos Santana: Entrambe. Molto tempo fa, mia madre mi parlava degli angeli, ma io pensavo a loro come un bambino della mia generazione avrebbe pensato a Babbo Natale. Per un bambino o un teenager, è difficile capire gli angeli, a meno che non ne abbia bisogno nei momenti di crisi. Ma, intorno all’88, cominciai a cambiare opinione. Mentre realizzavo un album con Alice Coltrane, ci rivolgemmo agli angeli dell’aria, del sole e dell’acqua. La cosa mi interessò, ma rimase una vibrazione insolita fino a quando non andai in tour con Wayne Shorter, quello stesso anno.</p>
<p>Comprai a poco prezzo un libro su una donna di Budapest che spiegava la gerarchia del Dio supremo in modo per me comprensibile. Mi venne alla mente l’immagine di uno splendido lampadario, le cui lampadine più fulgide rappresentavano Allah, Cristo, Buddha e Krishna; i cristalli appesi, di dimensioni minori, ne catturavano la luce e diffondevano il riflesso; essi simboleggiavano gli angeli. Ero contento ed emozionato per aver scoperto questa spiegazione “terra terra” rivolta a un non credente che non aveva ancora udito il messaggio degli angeli.</p>
<p>Sei soddisfatto della musica che componi adesso? Ci sono delle canzoni all’altezza dell’ispirazione degli angeli?</p>
<p>Carlos Santana: Ancora oggi, penso che “Europa” sia il pezzo orchestrato nel modo più divino. Questo accade perché in esso è presente un richiamo a dirigersi verso la luce. A livello fisico, la cosa ha funzionato molto bene: infatti, abbiamo avuto notizia di molte donne che, stando a quel che si dice, hanno concepito mentre ascoltavano questa musica. Ciò non mi ha sorpreso, perché la spiritualità e la sensualità, in realtà, sono una cosa sola. Mi piace credere che la stessa cosa accade con la musica che suono, che si tratti di <em>Louie, Louie o A Love Supreme</em>. Tonalità spirituali esistono a tutti i livelli di ogni arrangiamento musicale, se quest’ultimo nasce da un processo di pensiero che le attira. Il punto è cosa stai pensando mentre suoni la canzone; il divino arriva attraverso di ciò.</p>
<p>Qual è una persona che stimi molto e che ritieni ispirata dal divino? Cosa pensi dell’ispirazione?</p>
<p>Carlos Santana: Probabilmente, John Coltrane è tuttora uno dei più grandi musicisti di questo secolo. Il suo stile sembra davvero mettere il guinzaglio al diavolo. Il suo dono viene direttamente dalla mente di Dio, ed è molto potente. Poi ci sono altre persone i cui principi, secondo me, devono essere ispirati da Dio: Nelson Mandela, Harry Belafonte, Madre Teresa… Tutti quegli individui che sono più grandi di ciò che rappresentano.</p>
<p>C’è qualcos’altro che metti nella tua musica e che ha a che vedere con i tuoi sentimenti verso la vita in questo universo, così come noi la conosciamo?</p>
<p>Carlos Santana: Al centro del mio universo ci sono le mie due figlie, mio figlio e mia moglie. Quando suono, uso questo centro; immagino le cose che mi danno grande piacere quando sto a casa. La felicità che provo quando pettino i capelli della mia figlia più piccola o memorizzo la fragranza della pelle pulita di un bambino appena lavato. Ho come la sensazione di essere davanti a Dio. I muscoli delle mie dita conservano il ricordo di tutte le volte che ho toccato coloro che amo. Quando un assolo mi viene bene, di solito è perché sto pensando di abbracciare i miei figli o di condividere un momento di tenerezza con mia moglie; non suono come un egocentrico che ha bisogno dell’applauso degli altri per andare avanti.</p>
<p>Quello che mi stimola è quando il pubblico e la musica diventano una cosa sola; quando il ritmo soffia tra le persone come il vento in un campo di erba alta. La gente comincia a danzare come fili di erba, tutti allo stesso tempo. Io mantengo il ritmo pensando a cose pure; all’inizio immagino mia figlia, le sue piccole mani e i suoi occhi… non c’è nulla di così puro come un bambino. A questo punto, di solito, interviene qualcos’altro e comincia una nuova musica. Spesso mi chiedono: “Hey, a cosa stavi pensando? Perché ti sei messo a suonare una musica diversa?”.</p>
<p>Ovviamente ti trovavi in un altro spazio.</p>
<p>Carlos Santana: Sì. In questo, devi aver fiducia negli angeli. Se ti sforzi di essere in vena, loro vigileranno affinché tutti ne traggano beneficio.</p>
<p>Ora che le tue performance sono arrivate a livelli così elevati, come vedi il futuro della tua musica? Dove pensi che si stia dirigendo?</p>
<p>Carlos Santana: Sono convinto che esistono delle musiche con dei valori. Tempo fa, durante una meditazione, gli angeli chiesero che usassi la mia musica per risvegliare gli altri in questi anni 2000, in cui il bene e il male stanno dormendo, perché avessero accesso a tutto ciò che è immagazzinato nel nostro DNA, nella memoria e nella struttura cellulare. È tempo di svegliarsi ed entrare nella quinta dimensione. Nella terza dimensione abbiamo il bene e il male, ciò che è giusto e sbagliato; nella quinta abbiamo una risonanza di luce e splendore. Questo rende capaci di comunicare con la Terra. Quando la Terra sente che siamo felici, non trema. Allora noi, in quanto abitanti della quinta dimensione, possiamo sfatare le apocalittiche previsioni degli aborigeni, degli indiani americani, di Nostradamus e della Bibbia. Abbiamo il potere, grazie a Dio, di modificare il corso della storia.</p>
<p>Questo può essere fatto soprattutto con due cose: il Suono e il Colore. Questi due elementi hanno un effetto immediato sul cuore di una persona. Le donne possono elevarsi a un altro livello, eccitandosi molto. Gli altri passano a un altro livello danzando, piangendo e spesso ridendo; qualche volta, anche facendo tutte queste cose insieme. Nelle chiese dei neri, tutte le domeniche, si raggiungono questi livelli cantando gospel. Qualcuno pronto a dare giudizi direbbe che sono degli invasati, ma un individuo evoluto penserebbe che stanno accogliendo lo Spirito Santo o che sono in contatto diretto con la fonte della loro energia.</p>
<p>Questo lo metterebbe in grado di accostarsi a loro, e in seguito di stimolare il progresso di qualcun altro verso il livello successivo, semplicemente condividendo il modo divino con cui cucinano o scrivono poesie. Siamo tutti artisti, e il nostro compito è stimolarci e incoraggiarci l’un l’altro, provocando una reazione a catena che alla fine raggiunga le masse. Questa è una benedizione suprema. Tutti sanno che la vita dovrebbe essere così, tuttavia alcuni non vogliono prendersene la responsabilità.</p>
<p>A proposito di responsabilità, tu sei molto stimato nell’industria della musica; hai l’ottima reputazione di essere una persona molto gentile e spirituale. Sapendo che molti ti ammirano, come vivi questa responsabilità, nata con il successo?</p>
<p>Carlos Santana: La restituisco. Ci sono molti modi per farlo. Altre persone, per esempio Bill Cosby, Oprah e Sting, fanno la stessa cosa. Esistono molti individui, noti e meno noti, che restituiscono alla società ciò che ricevono. Io e mia moglie siamo impegnati nelle adozioni a distanza sin dal nostro matrimonio, nel 1972. A un certo punto avevamo più o meno diciassette bambini di tutte le nazionalità, sparsi per il mondo. Sosteniamo anche il Larkin Street Center per i giovani sbandati, un’associazione che fornisce riparo, libri, infermieri e dentisti ventiquattro ore su ventiquattro. Inoltre, finanziamo la Città dei bambini a Tijuana.</p>
<p>Durante la mia ultima visita, sono rimasto impressionato dalla pulizia: si sarebbe potuto mangiare sul pavimento. Dedicano gran parte del tempo ai bambini vittime di abusi familiari o sociali. Tra i loro compiti c’è anche insegnare alle ragazze come essere delle buone madri. Infine, lavoro con gli artisti della <em>Bay Area</em>. Come puoi vedere, in questa stanza sono esposti due artisti. Uno stile rappresenta l’interpretazione romana degli angeli, l’altro quella di Rio. Entrambi sanno come usare il colore per dare significato al processo.</p>
<p>In tutto ciò, spero di dare un messaggio ai giovani di oggi. Il mio consiglio è: gioca al centro, stai in guardia e non ti spezzeranno le gambe. Con “stare in guardia” intendo stare lontani dalle droghe e dalle sensazioni fisiche. Ricorda, l’uomo produce le droghe; Madre Natura crea la medicina. Quest’ultima ha molte forme: le erbe, l’amore, i colori, la musica, e può guarirti dal tuo senso di separazione. In Germania ho trovato un dizionario che definiva la guarigione come l’“essere sani e integri”.</p>
<p>A quali responsabilità e attività dai la priorità per poter condurre una vita “sana e integra”?</p>
<p>Carlos Santana: Nell’ordine, metterei: Dio, la famiglia e la musica.</p>
<p>Scrivi personalmente i testi delle tue canzoni? Quanto si deve al contributo degli altri?</p>
<p>Carlos Santana: Qualche volta scrivo i testi da solo, altre volte Dio vuole una partecipazione in più e fa venire qualcuno con la melodia o le parole giuste; in quel caso, è qualcun altro a fare da ponte. Come membri di una band, siamo molto rispettosi gli uni degli altri. Ascoltiamo e solleviamo critiche in modo professionale. Questo è un business, e affinché abbia successo, ci deve essere il rispetto. La chiave del successo dietro un business di lunga durata sono il rispetto e l’onore. Gli indiani d’America lo sapevano meglio di tutti. Onoravano la Madre Terra: quando un albero veniva sradicato, ne piantavano un altro per sostituirlo.</p>
<p>Tutti dovrebbero assumere questo atteggiamento, che rivela una comprensione profonda della natura. Sembra che ti piaccia studiare la filosofia, la metafisica e la religione. C’è qualche autore che ritieni degno di attenzione?</p>
<p>Carlos Santana: Chiunque parli dal cuore; chiunque abbia passione per il bene sommo di tutte le persone. Non sento il bisogno di guru, swami o maestri. Penso che se vuoi andare alla Sorgente a ascoltare le tue istruzioni, devi semplicemente chiudere la bocca e andare dentro: in pochi secondi, riceverai una guida illuminata. L’unico maestro autentico sono la Madre e il Padre supremi di tutti. Se non sei in grado di avvertire o di capire ciò, parla con gli angeli. Loro occupano una posizione intermedia e sono pronti ad accompagnarti.</p>
<p>Poiché molte persone, nel tentativo di arrivare a Dio, si imbattono in sette più o meno distruttive, che consiglio hai per coloro che stanno cercando la forza e la chiarezza dentro di sé?</p>
<p>Carlos Santana: Ci sono quattro cose che Dio vuole da noi ogni giorno: Pace, Luce, Amore e Gioia. Le ripeto accompagnandole con un’invocazione a Michele, Raffaele, Gabriele e Ariel. Per me, è molto più facile restare felice se faccio così. È tempo di cambiare il modus operandi delle persone, che oggi attira l’infelicità e dà il benvenuto alla paura, il dolore e la sofferenza. Chiedo a tutti di invitare gli angeli a condurli fino a Dio, alla Pace, la Luce, l’Amore e la Gioia. E di ricordarsi di usare le ali dell’intuizione e dell’interpretazione.</p>
<p>Zannah è scrittore e presidente di <em>The Reel Foundation Inc.</em></p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8888116095">Guerera Peter. I viva Santana! La biografia di uno dei più grandi chitarristi della storia del rock. Strade Blu. 2000. 8888116095</a></p>
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<p>Copyright originale “Magical Blend” magazine <a href="http://www.magicalblend.com/">www.magicalblend.com</a>, per gentile concessione<br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>Ellin Selae</title>
		<link>http://www.innernet.it/ellin-selae/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 18:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Presento sopra un articolo di Franco Del Moro, “E dopo, cosa ve ne farete di questo mondo?”. Franco pubblica la rivista Ellin Selae da vent&#8217;anni, con la quale collaboro occasionalmente. Ellin Selae è una “raccolta illustrata di pensieri, tracce, armonie e disarmonie umane”, una rivista pubblicata con la passione dell&#8217;artigiano, qualità in via di estensione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/11/ellin-selae.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1077" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="ellin-selae" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/11/ellin-selae.jpg" alt="" width="203" height="286" /></a>Presento sopra un articolo di Franco Del Moro, “E dopo, cosa ve ne farete di questo mondo?”. Franco pubblica la rivista <a href="http://www.ellinselae.org" target="_blank">Ellin Selae</a> da vent&#8217;anni, con la quale collaboro occasionalmente. Ellin Selae è una “raccolta illustrata di pensieri, tracce, armonie e disarmonie umane”, una rivista pubblicata con la passione dell&#8217;artigiano, qualità in via di estensione nel mondo editoriale.</p>
<p>Ellin Selae è un antidoto contro l&#8217;omologazione del pensiero e contro le mode, C&#8217;è qualcosa di unico nella rivista: ogni singola copia contiene una piccola opera d&#8217;arte originale, rendendola in questo senso unica e letteralmente personalizzata.</p>
<p>Nonostante la cura artigianale, Ellin Selae è anche un rivista a tecnologia avanzatissima. A differenza dei monitor attuali e anche dei migliori lettori di ebook dell&#8217;ultima generazione, può essere letta con qualsiasi angolazione e anche con il sole accecante di una giornata di luglio a mezzogiorno, grazie ad un materiale innovativo chiamato “carta”. Inoltre non richiede alcuna forma di energia per essere letta, se non un minimo contributo della nostra mano per sfogliare le pagine, il cui dispendio energetico è paragonabile al movimento del polso con il mouse. Tuttavia, a differenza del mouse, pare non si rischino infiammazioni ai tendini dell&#8217;avambraccio.</p>
<p>Il materiale di cui è composto, questa “carta”, consente anche di essere piegata e arrotolata senza che che le informazioni ne risentano, sempre che non si esageri. Il formato in cui le informazioni sono memorizzate non diverrà facilmente obsoleto come i formati per computer. Ci possiamo aspettare almeno un centinaio d&#8217;anni di vita da una rivista su carta, a differenza dei venti o trent&#8217;anni di vita di un CD o anche meno per un hard disk o una memoria analoga, e questo solo nel caso in cui il formato software sia ancora leggibile dai programmi futuri.</p>
<p>La &#8220;carta&#8221; viene prodotta da materiale completamente rinnovabile, chiamate &#8220;piante&#8221;, le cui fonti di nutrimento richiedono solamente l&#8217;apporto del sole e della pioggia. La carta è anche completamente riciclabile e non tossica per l&#8217;ambiente, purché si usino gli inchiostri senza piombo, ora largamente diffusi.</p>
<p>L&#8217;oggetto di carta non richiede connessioni Internet né attrezzature particolari per essere condiviso con altri, né si verrà  mai perseguiti legalmente per averlo dato. Si richiede solo la nostra presenza fisica e quella della persona ricevente; la disponibilità fisica della rivista ci ricorderà la persona probabilmente meglio di un file nel nostro computer.</p>
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		<title>L’arte come sorgente di una comunità ideale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 07:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il male viene fatto senza sforzo, naturalmente, è opera del fato; il bene è sempre il prodotto di un’arte. CHARLES BAUDELAIRE Una nuova specie di partigiani dovrà un giorno nascere… La cosa migliore che possiamo fare per noi stessi e per gli altri è mettere a frutto i nostri talenti, ossia fare quello che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/franco-del-moro-arte-spring2.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-949" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="franco-del-moro-arte-spring2" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/franco-del-moro-arte-spring2.jpg" alt="franco-del-moro-arte-spring2" width="160" height="315" /></a><em>Il male viene fatto senza sforzo, naturalmente, è opera del fato; il bene è sempre il prodotto di un’arte.</em> CHARLES BAUDELAIRE</p>
<p>Una nuova specie di partigiani dovrà un giorno nascere…</p>
<p>La cosa migliore che possiamo fare per noi stessi e per gli altri è mettere a frutto i nostri talenti, ossia fare  quello che ci viene meglio fare e che facendolo ci fa stare bene. Ovvero quello per cui siamo nati.</p>
<p>È una scelta etica e biofila, giacché quando questo avviene non facciamo altro che mettere le nostre qualità al servizio della vita, la propria e quella altrui, e instauriamo con la realtà un rapporto di tipo creativo; dunque i frutti delle nostre azioni, di qualunque specie siano, possono essere equiparati ad opere d’arte.</p>
<p>Il vero problema è che sebbene tutti abbiano un “dono” innato, non tutti scoprono quale esso sia; non tutti arrivano a essere consapevoli del loro talento naturale e a poterlo usare; non tutti scoprono qual è la peculiarità unica e irripetibile data loro dalla natura.</p>
<p>Questo accade a causa di interferenze e forze contrarie di origine esterna: una educazione deficitaria, l’appartenenza a una comunità fortemente omologata e omologante, l’essere quotidianamente sommersi da spazzatura di tipo culturale e psicologico… ma anche interna: la paura di rischiare, di mettersi in gioco, di lasciare il battuto sentiero della monotonia, di andare troppo dentro sé stessi…<span id="more-948"></span></p>
<p>Per questi e altri motivi, molti trascorrono tutta la vita senza essere mai riusciti a scoprire cosa li appagasse maggiormente, quale fosse la loro speciale predisposizione.</p>
<p>Non mettendo a frutto alcun talento disertano la loro missione, e sebbene questo possa dare una qualche soddisfazione a chi è di natura istintivamente ribelle, in realtà quelli che più ci rimettono sono proprio loro stessi, in quanto esercitare i propri talenti è la cosa più gratificante e rivitalizzante che ad ogni essere umano può succedere.</p>
<p>È la differenza che passa fra sognare di vivere, e vivere per davvero.</p>
<p>Io stento a credere che esistano esseri umani privi di una loro specifica virtù, sono anzi convinto che il giorno in cui tutti potranno mettere i loro talenti al servizio di sé e degli altri allora nascerà una comunità ideale. Sarà un luogo dove sulla carta d’identità, alla voce ‘Segni particolari’, allora si potrà scrivere: “ha una predisposizione innata alla cura delle piante”; “capisce istintivamente gli animali”; “ha il dono di saper riparare qualsiasi tipo di apparecchiatura meccanica”; “è fortemente affine allo spirito del mare”; “ha spiccate doti di tipo artistico, soprattutto musicali”; “ha una speciale capacità empatica che gli permette di capire i problemi del prossimo”; “ha una innata predisposizione per il disegno e la pittura”; “ha un notevole ingegno tecnico unito a una grande abilità nel lavoro manuale”… e questi saranno considerati i veri caratteri distintivi di ogni individuo.</p>
<p>Una comunità ideale è dunque quella che incoraggia ognuno ad essere veramente sé stesso, propenso a pensare con la sua testa e a non andare contro la sua intima natura.</p>
<p>Una comunità ideale è costituita da una rete solidale e non gerarchica che permette ad ognuno di mettere i suoi talenti a disposizione di tutti, ed avere quelli di tutti sempre a sua disposizione.</p>
<p>Naturalmente è un sogno utopico, e temo, per come siamo fatti, rimarrà tale. In un mondo così ricco si formerebbero immediatamente gruppi di potere autoritario o emergerebbero personalità avide e dominanti che cercherebbero di controllare più risorse possibili e soffocare le altre.</p>
<p>Pur sapendo questo, resta tuttavia importante perseguire questa meta ideale perché se è vero che non potrà mai esistere una comunità siffatta, tuttavia immaginandola è sempre possibile realizzarne un pezzetto all’interno del proprio microcosmo.</p>
<p>E riuscire a fare questo sarebbe già tantissimo.</p>
<p><em>Il potere soprannaturale dell’arte</em><br />
Quello che gli artisti quando sono veramente ispirati fanno, è di portare un po’ di energia celeste sulla terra sotto forma di opera d’arte.</p>
<p>Non è detto che ne siano consapevoli, così come non è neppure detto che tutta l’opera di un artista sia effettivamente sempre intrisa di queste vibrazioni eccellenti. Molti poi sono solo abili artigiani che ritengono di agire sotto alte spinte quando invece non fanno altro che sfruttare con maestrìa una indubbia abilità tecnica, ma senza l’apporto di quel ‘quid’ che solo una genuina ispirazione può fornire.</p>
<p>La differenza fra un manufatto o, per meglio dire, un “prodotto dell’ingegno” che è intriso di questa bellezza soprannaturale e uno che invece ne è privo è difficile da descrivere, ma è percepita a livello inconscio e istintivo da (quasi) tutti.</p>
<p>Platone nel “Fedro” descrive chiaramente il processo in virtù del quale la contemplazione della bellezza produce una elevazione dello spirito, sebbene questo contatto non sortisca lo stesso effetto in tutte le persone:</p>
<blockquote><p>Ogni anima umana per sua natura ha contemplato il vero essere, altrimenti non sarebbe penetrata in questa creatura che è l’uomo. Ma non per tutte le anime è agevole, partendo dalle cose terrene, far affiorare nella memoria quel vero essere, non per quelle che ebbero lassù una visione rapidissima di quelle realtà, non per quelle che, quando sono crollate a terra, ebbero mala sorte cosicché, stravolte verso l’ingiustizia da certe compagnie, dimenticarono quanto videro. Proprio poche rimangono che possono ancora ricordare in modo bastante; e, queste, quando scorgono qualche imitazione delle cose del cielo, vanno in estasi, pur non sapendo di che patimento si tratti perché la percezione di ciò non è sufficientemente profonda.</p></blockquote>
<p>È dunque evidente che l’energia dell’ispirazione, quando c’è, incrementa la sensibilità delle persone, e più una persona è sensibile, più sarà ricettiva alla presenza di questa energia; mentre quando non c’è suscita consenso e apprezzamento soltanto a livello mentale, ma lascia tranquilla e assopita la sfera sensibile.<br />
Una immagine che mi piace usare è quella dell’abitante di un villaggio che si trova al centro di una palude. Stanco di bere l’acqua stantìa della palude questa persona parte con un carro pieno di otri vuote, va su alte montagne, cerca e trova sorgenti di acqua pura, riempie gli otri e torna al villaggio. Svuotati gli otri nella cisterna comune alle case di tutto il villaggio, riparte. In cambio di questo servizio gli altri membri del villaggio si occupano della sua casa e dei suoi campi.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/franco-del-moro-arte-spring__resurrection.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-950" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="franco-del-moro-arte-spring__resurrection" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/franco-del-moro-arte-spring__resurrection.jpg" alt="franco-del-moro-arte-spring__resurrection" width="250" height="412" /></a>I sentieri che il “portatore di acqua pura” percorre sono noti soltanto a lui, e il suo viaggio non può che essere solitario, perché se nella metafora ho parlato di alte montagne, nella realtà queste montagne sono dentro di lui, nei territori della sua anima ai quali solo lui ha libero accesso.</p>
<p>Per questo gli artisti quando creano sono necessariamente solitari. Sono in viaggio.</p>
<p>Si può discutere a lungo sui canoni estetici necessari per dare un peso ad ogni espressione artistica, ed è certamente utile farlo al fine di non prendere lucciole per lanterne; tuttavia quando un’opera d’arte, al di là dei canoni, riscuote uno speciale interesse ed esercita un influsso sensibile su un cospicuo numero di persone anche oltre l’epoca in cui è stata concepita, allora è lecito presumere che quell’opera sia pregna di questa energia luminosa che si è riversata sulla terra tramite la mano dell’artista. E questo è sempre vero a prescindere dalle caratteristiche che secondo l’epoca l’arte dovrebbe avere per essere definita tale, e a prescindere anche dal grado di consapevolezza dell’artista che l’ha creata. Questo è il motivo per cui ogni tanto emergono nuovi linguaggi e nuove forme espressive che pur essendo totalmente in contrasto con le tradizioni precedenti riscuotono un tale consenso da parte delle persone da imporsi nel corso della storia vincendo l’ostruzionismo delle accademie: proprio in virtù della forza e della qualità dell’energia in esse contenute.</p>
<p>Per questo gli artisti, quando sono realmente ispirati, possono a tutti gli effetti essere considerati una sorta di medium: attraverso varchi nascosti, che loro però riescono istintivamente e spontaneamente ad attraversare, prelevano un po’ di luce dal cielo e la rendono accessibile a tutti sulla terra, dopo averla racchiusa con le loro mani in quel guscio speciale che è l’opera d’arte.</p>
<p>La loro funzione è, tutto sommato, simile a quella degli sciamani in alcune società arcaiche, come quelle dell’Asia centro-settentrionale o dall’America del Nord.</p>
<p>Compito degli sciamani è togliere il malessere alle persone e alla società stessa, malessere la cui origine è data dalla perdita dell’anima e da principi nocivi che ne hanno occupato il posto. Lo sciamano avrà dunque il duplice compito di far ritrovare l’anima e, dunque, scacciare le negatività che portano al decadimento del singolo, come dell’intera comunità: «…compito che rende necessario il viaggio nell’altro mondo presso gli dei, allo scopo di chiedere il loro appoggio, presentare i sacrifici e le offerte e ottenere la liberazione dell’anima, viaggio ascensionale che lo sciamano effettuerà facendo rullare il tamburo fino a raggiungere lo stato di trance, e arrampicandosi su una betulla.» (1).</p>
<p>Non è difficile rilevare le affinità della pratica sciamanica con quella artistica, sia per quanto riguarda l’uso di strumenti musicali per ottenere uno stato alterato di coscienza, sia per quanto riguarda lo stile di vita ricco di rituali e simboli che altro non servono se non a mettere in contatto lo sciamano/artista con il mondo sovrannaturale.</p>
<p>La differenza principale fra le due figure forse è da vedersi nel fatto che il primo è pienamente padrone delle sue facoltà psichiche e delle tecniche per risvegliarle in virtù della sua predisposizione innata; mentre l’artista è padrone della tecnica ma non sempre ha un reale controllo sulla sua ispirazione, la quale infatti va e viene secondo ritmi e flussi di energia che per lo più esulano dalla sua volontà. Anche questa differenza tuttavia, se consideriamo la vita e l’opera di artisti veramente eccezionali (Dante, Leonardo, Mozart…)  sembra scomparire e così, di fatto, nella nostra cultura i grandi artisti possono essere assimilati ai potenti sciamani delle culture tribali.</p>
<p>La loro arte è la nostra medicina.</p>
<p><em>Il silenzio degli angeli</em><br />
Gli artisti vanno aiutati, incoraggiati e gratificati, altrimenti si spengono lentamente, come un fuoco a cui nessuno aggiunge altra legna. Lasciati soli, ad affogare nell’indifferenza non servono a nulla: né all’arte, né a sé stessi, né alla comunità a cui appartengono.</p>
<p>A dispetto della buona volontà degli artisti, le sorgenti da cui attingono la loro ispirazione, ahinoi, talvolta seccano. O, semplicemente, l’artista perde la spinta e la determinazione a ripetere il suo viaggio che, non di rado, è insidioso e sempre comunque faticoso.</p>
<p>La perdita di ispirazione è spesso conseguenza della perdita di motivazione, e questo avviene solitamente quando l’artista occupa una delle due estremità del suo possibile destino: o quando ha troppo successo, o quando ne ha troppo poco.</p>
<p>Ogni artista consapevole di questi rischi deve dunque porre un’attenzione speciale alla salvaguardia della sua motivazione, più che della sua ispirazione, perché la prima conduce alla seconda.</p>
<p>Questo induce a guardare da una prospettiva diversa l’atteggiamento vagamente narcisistico che tanto frequentemente si riscontra negli artisti.</p>
<p>A volte può sembrare che siano sempre in cerca di riconoscimenti e gratificazioni perché hanno un ego ipertrofico. In realtà ne hanno bisogno per essere continuamente motivati a “mettersi in viaggio”. Senza motivazione spesso non ce la fanno ad innescare quel processo psichico necessario per aprire il varco da cui l’energia creativa si materializza sotto forma di ispirazione, e che tramite loro viene cristallizzata nell’opera d’arte e consegnata alla terra e ai suoi abitanti.</p>
<p>Niente riconoscimenti significa niente motivazione, significa niente varco psichico, significa niente opera d’arte, significa niente cura a disposizione di tutti.</p>
<p>Ossia nessuno porterà più acqua pura al villaggio e tutti si dovranno accontentare di quella ristagnante delle paludi.</p>
<p>Come si vede, a isolare gli artisti ci rimettiamo tutti.</p>
<p>In una società sana dovrebbe essere compito delle istituzioni dare le giuste opportunità agli artisti che danno prova di essere portatori di un messaggio speciale, ma in questa società degenerata viziata da ideologie che rasentano la patologia e la nevrosi come mai prima nella storia umana, non c’è nemmeno da sperarlo.</p>
<p>Oggi solo esseri superiori, invisibili e ultraterreni, che hanno davvero a cuore il destino della nostra povera razza, e speriamo ci siano davvero, possono intercedere a favore dell’arte.</p>
<p>Oggi gli artisti possono confidare soltanto su supporti angelici, per continuare a esistere. Vista l’agonia della vita artistica e culturale nel nostro paese si potrebbe allora pensare che gli angeli non esistano. Invece io sono più propenso a credere che esistono, ma ci hanno abbandonato.</p>
<p>Troppe volte abbiamo dimostrato di essere una causa persa, di essere ostinatamente attaccati all’effimero e di non voler cambiare nonostante le molte promesse fatte.</p>
<p>Una enorme quantità di persone ha accettato l’ottusità e l’uniformità dei gusti come dimensione primaria dell’esistenza, e così gli piace, è appagata. E quando qualcuno non sente il bisogno di migliorare la sua condizione, nessuno ha il diritto di costringerlo, neppure gli dei.</p>
<p>Per questo semplicemente si sono messi in disparte e ci osservano in silenzio. Privati del loro sostegno i primi a languire, sommersi dalla spazzatura culturale che è diventata l’alimento più diffuso e ricercato dai più in quest’epoca, sono i veri artisti, i naturali costruttori di bellezza, i portatori di verità… i quali talvolta si vendicano dell’indifferenza degli spiriti rivolgendosi allora verso le forze più oscure, dando così vita a espressioni artistiche talmente corrotte e degenerate da far pensare che abbiano attinto più dalle viscere dell’inferno che dalle sorgenti del paradiso.</p>
<p>Si aprono così quelle fasi in cui predomina un’arte degenerata, intrisa di rabbia, violenza, di esempi negativi e, se consideriamo alcune delle più significative opere o mode di questi ultimi anni, si direbbe proprio che ci troviamo in una di queste fasi.</p>
<p>Ma io non penso che potrà durare per sempre, a nessuno – neppure ai più arrabbiati – piace, dopotutto, vivere soffrendo e andare incontro a tormentose agonie. Credo che quella attuale sia soltanto una fase dominata dal rancore degli sciamani verso gli dei da cui si sentono abbandonati.<br />
Il fatto è che finché durerà questo impasse a progredire sarà soltanto la decadenza civile e culturale, con tutte le sue pesanti conseguenze. Non è neppure detto che il braccio di ferro si risolverà a nostro favore, forse, semplicemente, è terminato un ciclo e tutti gli sforzi per cercare di cambiare il nostro destino sono inutili.</p>
<p>Queste sono le parole di Gerald Wilkinson, il Direttore del Consiglio nazionale della Gioventù indiana, un indiano Cherokee che ha però studiato alla Sorbona:</p>
<blockquote><p>Non basteranno le parole perché la gente capisca il significato della vita. È forse questa la ragione per cui l’uomo occidentale studia tanto ma conosce così poco. Forse è questo il motivo per cui la sua civiltà deve crollare prima che lui sappia cosa le sta succedendo. È forse questo il motivo per cui non può, o non vuole, cambiare il suo modo di vivere finché il suo modo di vivere non lo farà cambiare. Pensa di poter cambiare la sua vita cambiando le sue parole. È forse questa la sua vera lingua biforcuta. (…) Ora tutto sta giungendo al termine. Forse sarà un olocausto e forse no. Il modo in cui la gente lo gestirà deciderà come il mondo verrà ricomposto. Ora quando si parla di distruzione della terra si parla di stati politici e sistemi sociali e atteggiamenti psicologici. Non si sta parlando della fine della vita. Rimarranno gli uomini e torneranno ad imparare a vivere. Chi sopravviverà? Quelli che sono vicini alla terra, i custodi del suolo, che hanno imparato la lezione della terra, che hanno la saggezza della terra, che hanno imparato a sopravvivere. Loro sopravvivranno. (…) Quello che sta giungendo al termine è una perversione della vita, un cancro. Talvolta, per salvare la terra, certe cose – che stanno distruggendo la terra – devono essere distrutte. È un processo naturale. Né tu né io possiamo farci nulla. Quando le società diventano troppo malate o stanche per vivere, muoiono. Così come muore una pianta. Ora nessuno può sapere quel che succederà dopo che tutto andrà a rotoli. Nemmeno nelle profezie. Non è che qualcuno possa starsene lì a vedere. (…) E forse attraverso questo saremo capaci di creare un nuovo mondo, un mondo di esseri umani. Esiste un altro mondo. Un altro mondo sta arrivando. (2)</p></blockquote>
<p>E io voglio credere che in questo nuovo mondo gli artisti occuperanno posti di rilievo e la ricerca dell’ispirazione sarà materia insegnata a scuola, prima dell’inglese e dell’informatica, semmai quest’altre due avranno ancora un senso.</p>
<p>L’attualità non mi conforta, ma continuo comunque a pensare che in questo momento, proprio ora, ci sia ancora speranza. L’arte può ancora disintossicarci dai veleni dal capitalismo e dal fetore dei media di massa, ma occorre agire in fretta e non lasciare che questi siano soltanto discorsi sulla carta.<br />
Una nuova specie di partigiani dovrà nascere: coloro che lotteranno nel quotidiano, nelle piccole cose, contro la dittatura del brutto e i pretoriani del nulla, che ormai sono ovunque e controllano ogni espressione di civiltà: la cultura, la politica, la religione…</p>
<p>È inutile aspettarsi risultati dalle grandi ideologie, dai leader che governano il mondo e dai grandi movimenti di massa… tutte situazioni che paiono ricchissime di promesse di mutamento ma che poi, di fatto, assolvono soltanto al bisogno quotidiano di allevare illusioni.</p>
<p>L’unica rivoluzione possibile parte dal basso, da come si usa il proprio tempo, da quali abitudini si adottano, da come si nutre la propria anima, da quali sogni si coltivano, da come si costruiscono i propri rapporti sociali, da quale stile di vite si sceglie…</p>
<p>Se questo non succederà allora siamo destinati, come altre culture prima della nostra, ad estinguerci. L’ultima riflessione la traggo dalle parole della filosofa indiana Vimala Thakar (3), proferite nel 1994 durante un incontro con studenti e professori dell’Università di Brandbu (Norvegia):</p>
<blockquote><p>Non è tutto oscuro malgrado le guerre, le contese, le perdite di sangue e le brutture che ci circondano. Ci sono anche raggi di sole e di speranza. Penso che gli esseri umani in quanto razza vogliano condividere la sofferenza degli uni e degli altri, così come le loro ricchezze, ma non sanno come fare e vanno a tentoni in questa ricerca. (…) Dobbiamo tracciare un cammino attraverso il caos, lo spargimento di sangue e le guerre vergognose che continuano. Vedo all’orizzonte della coscienza umana l’emergere laborioso di una nuova cultura, di una nuova cultura umanista, di una nuova cultura umana globale, di una spiritualità globale. È la scienza della vita e l’arte di vivere. Un impegno della razza umana a praticare la mutualità e la reciprocità, piuttosto che le identificazioni e le identità esclusive. So che l’Europa è oggi in una situazione esplosiva, voi avete la sensazione che non ci sia altro che caos e anarchia, ma io da qui osservo le correnti sotterranee che stano emergendo, non attraverso partiti politici o leaders conosciuti, ma gruppi sconosciuti e anonimi. Sono in corrispondenza e in contatto con più di 60 giovani gruppi di questo tipo in diverse regioni dell’India; provano a costruire qualcosa senza prestare attenzione alla distruzione che li circonda. Sono occupati a costruire per domani, soffrire oggi per costruire l’avvenire.</p></blockquote>
<p>È tempo di scegliere in quale mondo vogliamo vivere la parte restante della nostra vita, quella delle generazioni future e, caso mai dovessimo ritornare, la prossima.</p>
<p><em>Note</em><br />
Tratto dal n. 80 di <a href="http://www.ellinselae.org" target="_blank">Ellin Selae</a><br />
1 – V. “<em>Mitologia degli alberi</em>” di Jacques Brosse (Bur), in particolare il capitolo “<em>La scala mistica</em>”.<br />
2 – Stan Steiner, <em>Uomo bianco scomparirai</em>, Jaca Book.<br />
3 – Tratte dal numero 65 della rivista «<em>3ème Millénaire</em>» (trad. di Luciana Scalabrini)</p>
<p>Articolo pubblicato sul numero 80 di <a href="http://www.ellinselae.org" target="_blank">Ellin Selae</a> – per gentile concessione.<br />
Copyright: Franco Del Moro</p>
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		<title>Impietriti</title>
		<link>http://www.innernet.it/impietriti/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 06:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maneesha James</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Osho Miasto]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[Selva di Sogno]]></category>

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		<description><![CDATA[Manfredo sembra del tutto un eccentrico artista visionario, d&#8217;altra parte è chiaro come i suoi piedi siano ben radicati al terreno. A 25 km da Siena crea le sue sculture in pietra. L&#8217;incanto delle sue sculture liberano una magica e mistica energia che riporta alla mente antichi culti di venerazione della connessione dell&#8217;Uomo con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/deva-manfredo.jpg" title="Deva Manfredo.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/deva-manfredo.jpg" alt="Deva Manfredo.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Manfredo sembra del tutto un eccentrico artista visionario, d&#8217;altra parte è chiaro come i suoi piedi siano ben radicati al terreno. A 25 km da Siena crea le sue sculture in pietra. L&#8217;incanto delle sue sculture liberano una magica e mistica energia che riporta alla mente antichi culti di venerazione della connessione dell&#8217;Uomo con la Terra.</p>
<p>Manfredo sembra del tutto un eccentrico artista visionario. La sua lunga grigia capigliatura fa da cornice alla sua faccia quadrata scolpita dalle intemperie e illuminata da occhi di un blu intenso situati al di sotto di feroci sopracciglia.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-1.jpg" title="Impietriti 1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-1.jpg" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px; width: 320px; height: 220px" alt="Impietriti 1.jpg" align="left" height="220" hspace="6" width="320" /></a></p>
<p>Ma se c&#8217;è l’odore di qualcuno di un altro mondo, d’altra parte è chiaro come i suoi piedi siano ben radicati al terreno….terreno che è situato in questo caso tra le colline italiane.</p>
<p>Tedesco di nascita, Manfredo ha vissuto per molti anni in un bellissimo centro di meditazione, Osho Miasto (a 25 km da Siena, in Toscana). Cosicché all’interno della vasta proprietà del centro, in zona collinare, ha iniziato a creare le sue sculture in pietra.<span id="more-421"></span></p>
<p>Alcune sono grandi e misteriose, alcune toccanti, ed altre giocose. Le ha poste qua e là, lungo un enorme labirinto di sentieri tessuto sulla gentile faccia della collina.</p>
<p>Quando gli propongo che ciò che fa con la sua arte è di “accrescere la bellezza delle pietre”, le sue sopracciglia contemporaneamente si curvano e con un senso di rimprovero mi informa che “tutta la natura è perfetta così com’è”.</p>
<p>Infatti considera il suo lavoro più che una trasformazione delle pietre, un portare attenzione alla loro bellezza ed individualità, ponendole in una giusta posizione in relazione anche ad altri perfetti aspetti della natura, come un ruscello, uno stagno, degli alberi particolari, e così via.</p>
<p>Egli sottolinea come “molti visitatori possono qui vedere l’arte in un ambiente di cui non sono abituati, giacché in genere è confinata alle gallerie o a altri luoghi formali.”</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-2.jpg" title="Impietriti 2.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-2.jpg" title="Impietriti 2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-2.jpg" alt="Impietriti 2.jpg" align="bottom" /></a></p>
<p>“Voglio portare testimonianza verso le cose che non sono utili. Ciò che faccio è coltivare la non utilità,” dichiara, ed infatti si riferisce al fatto che non si tratta del suo lavoro, ma del suo “gioco” …sebbene sia così intenso. Difatti il creare sculture di pietra lo soddisfa a diversi livelli.</p>
<p>“Per me è una passione, finanche una ossessione, che con gli anni è venuta fuori ed è diventata sempre più complessa.</p>
<p>“Voglio portare più bellezza e pace nel mondo – Manfredo vuol dire “un uomo di pace” – perché c’è un tale caos e c’è bisogno che noi lo controbilanciamo. Quando vedo il piacere dei visitatori verso il bosco, sento che il mio invito verso la bellezza e la pace è stato accolto.</p>
<p>“Godo del fatto che la gente possa godere della mia arte, mi tocca il cuore. Per esempio, le persone arrivano con quasi nessuna idea di ciò che stanno per scoprire, sono semplicemente curiose, ma in qualche maniera distanti; pagano un piccolo contributo per l’ingresso, entrano e, dopo una o due ore, i loro occhi brillano, sorridono e dicono: “è stato bellissimo!”</p>
<p>Lo spazio al di là del luogo.</p>
<p>Ma Manfredo non è solo un artista. La meditazione è stato un pilastro della sua vita da molti anni, ed è questa dimensione che lo porta alla sua “Traumwald” (Selva di Sogno) e che lo fa sempre più unico.</p>
<p>Egli ritiene che per gli artisti il loro lavoro sia spesso fine a se stesso, ma non per lui: “L’arte è uno dei molti strumenti a noi disponibili per allargare la nostra visione, ed il nostro essere. Mi piace accrescere il silenzio, non mi piacciono le persone che parlano mentre camminano per il bosco; noto come si distraggono. Mi piace il silenzio e l’essere in uno stato recettivo.</p>
<p>“Vorrei che i visitatori andassero via non solo con una impressione visiva del bosco, ma anche del gusto e della fragranza dello spazio interiore che lo ha ispirato. Talvolta sento lo spazio degli alberi essere molto elementare, arcaico… mi ricorda gente di culture passate. Spero che la meditazione li aiuti a riconnettersi con qualcosa che hanno perso… qualcosa che la cristianità ha aiutato a distruggere. Sento che questo luogo è antico, pagano, e sono sicuro che mi sto riconnettendo con quella energia.”</p>
<p>Certamente dopo aver trascorso una o più ore vagando per i sentieri della collina, si può sentire come abbia creato o, come lui preferisce dire, “liberato” una magica e mistica energia che riporta alla mente antichi culti di venerazione della connessione dell’Uomo con la Terra.</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-3.jpg" title="Impietriti 3.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-3.jpg" alt="Impietriti 3.jpg" align="right" hspace="6" /></a>Per permettere alle persone che non hanno mai meditato di connettersi con quell’ aspetto di silenzio, Manfredo ha avuto l’idea di definire piccole tecniche di meditazione da fare vicino ad alcune delle sue sculture. Vicino a quelle che suggeriscono un certo ambiente, e dove è anche possibile stare in piedi, sedersi o anche sdraiarsi – ci sono le istruzioni per le diverse tecniche suggerite.</p>
<p>Ad esempio entrando nel bosco, in prossimità della prima scultura, vi sono le informazioni per una meditazione in cui tu stai in piedi o seduto per un attimo, con gli occhi chiusi. Quindi visualizzi o senti di poter porre tutti i tuoi affari, le tue preoccupazioni, ansietà, dubbi, ai piedi della scultura, cosicché puoi sentirti svuotato e libero di poterti godere l’ora che seguirà.</p>
<p>“La natura è così ricca, e dentro noi siamo anche così ricchi” secondo Manfredo. “Dobbiamo semplicemente scoprire questo tesoro interiore. La foresta è una rappresentazione di ciò che è dentro e ciò che è fuori, e le due parti sono profondamente intrecciate.</p>
<p>“Credo che la maggior parte dei visitatori prima non avevano avuto nessuna esperienza di meditazione, così il bosco è un modo per introdurla a persone che altrimenti si potrebbero sentire intimidite da essa, inoltre essendo il tutto all’aperto non risulta minaccioso ed è più tangibile.”</p>
<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-4.jpg" title="Impietriti 4.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-4.jpg" alt="Impietriti 4.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Naturalmente i visitatori non sono obbligati a meditare. Alcuni possono preferire semplicemente viversi il bosco come una affascinante passeggiata, altri potranno provare solo una o due tecniche.<br />
Manfredo ha creato una gran quantità di enormi mandala. Alcuni di essi sono localizzati sulla sua collina, ma ne ha realizzati tanti anche in occasione di diverse manifestazioni in giro per l’Italia, e di oltre trenta mostre in Italia e Germania, ha anche venduto qualche opera , persino a un convento, e a privati.</p>
<p>Le fa in modo spontaneo, persino in spiagge deserte dove saranno sicuramente spazzate via dalla marea, e spiega che i mandala sono simboli di centratura della nostra consapevolezza:</p>
<p>“Manda in sanscrito significa ‘essenza’ e la significa ‘percezione’. Penso che loro esistano già da prima della venuta dell’uomo, infatti puoi vedere mandala naturali in natura. Il suo naturale bisogno di centrarsi – questo è il significato spirituale…</p>
<p>“Sono stati trovati in tutte le culture del mondo; i buddisti tibetani dicono che la presenza di un mandala diffonde energia positiva nell’ambiente circostante. È considerato vantaggioso per l’introspezione, l’espansione, e l’armonia. Il mandala ha la tendenza di attirarci verso il suo centro, che è un luogo dove tempo e spazio non esistono più. Così sono fatti per sedersi vicino e essere guardati.”</p>
<p align="center"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-5.jpg" title="Impietriti 5.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-5.jpg" title="Impietriti 5.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/impietriti-5.jpg" alt="Impietriti 5.jpg" /></a></p>
<p><strong>Feedback</strong></p>
<p>Manfredo non ha tenuto il conto di quanti visitatori sono stati finora attratti dal bosco. Ma giudicando dal libro su cui lui invita scrivere i propri feedback, ce ne sono stati tanti. Vengono da diverse parti d’Italia, così come dal resto d’Europa, degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Israele e Giappone. Di seguito c’è una selezione dei messaggi lasciati su questo libro:</p>
<p>“Una affascinante esposizione che attraversa le culture orientali e occidentali.”<br />
“La natura al suo massimo.”<br />
“Grazie per questo fragile sogno senza fine.”<br />
“Sei stato capace di rivelare l’invisibile, l’inconfutabile umanità delle pietre.”<br />
“Poemi nel paesaggio.”<br />
“Sono andate così nel profondo che mi hanno veramente toccato.”<br />
“Non ci sono parole… è stato sufficiente il solo guardarle.”<br />
“Il bosco è come un simbolo per il genere umano – così tanti diversi colori e forme unite dalle leggi della natura.”<br />
“Semplicemente amo le tue cose.”<br />
“Queste sculture contemporanee hanno qualcosa di geniale.”<br />
“Come essere in un sogno senza tempo.”<br />
“Pura pazzia… i miei rispetti!”<br />
“È come se le pietre si fossero risvegliate.”<br />
“Una meravigliosa rivelazione dal mondo interiore, ed un commento ispirato sul significato della vita.”<br />
“Attraverso la tua arte ho veramente provato il silenzio… Ho sentito la presenza del divino.”<br />
“È una meditazione in solitudine – la solitudine essenziale dell’uomo con la natura.”<br />
“Semplicemente galattico! Mai visto qualcosa di simile. La mia ammirazione verso i sassi è cresciuta ancora di più.”<br />
“Strabiliante!”<br />
Il parco di sculture Dreamwoods/Selva di Sogno si trova vicino la Colonna di Montarrenti sulla collina di Cotorniano/La Selva fra Casole d&#8217;Elsa, Chiusdino e Rosia vicino SIENA<br />
Info tel: 333-4330183 permettersi almeno 1-2 ore per visitarlo; un intero pomeriggio è ancora meglio. E ricordatevi di portare i vostri bambini, (ma non gli animali), lo ameranno!</p>
<p><a href="http://www.devamanfredo-stoneart.com/">www.devamanfredo-stoneart.com</a><br />
e-mail: <a href="mailto:devamanfreedo@hotmail.com">devamanfreedo@hotmail.com</a></p>
<p>Copyright per l&#8217;edizione originale: Maneesha James <a href="http://www.maneeshajames.com/">http://www.maneeshajames.com/<br />
</a>Traduzione di Dayita Dell’aquila</p>
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