<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Innernet &#187; advaita</title>
	<atom:link href="http://www.innernet.it/tag/advaita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.innernet.it</link>
	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:17:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>&#8220;Io sono quello&#8221; di Nisargadatta Maharaj, recensione</title>
		<link>http://www.innernet.it/io-sono-quello-di-nisargadatta-maharaj-recensione/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/io-sono-quello-di-nisargadatta-maharaj-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 16:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[Balsekar]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nisargadatta]]></category>
		<category><![CDATA[non-duale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=503</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Io sono quello&#8221; è probabilmente il libro che ha contribuito maggiormente alla diffusione della filosofia non-duale Advaita negli ultimi decenni. Nisargadatta Maharaj descrive in modo instancabile cosa significa trovarsi nel suo stato di illuminazione rispondendo alle domande dei visitatori nella sua casa di Bombay. &#8220;Io sono quello&#8221; è diventato un classico della spiritualità moderna, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Nisargadatta maharaj.io sono quello.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/nisargadatta-maharajio-sono-quello.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/nisargadatta-maharajio-sono-quello.jpg" alt="Nisargadatta maharaj.io sono quello.jpg" hspace="6" align="left" /></a>&#8220;Io sono quello&#8221; è probabilmente il libro che ha contribuito maggiormente alla diffusione della filosofia non-duale Advaita negli ultimi decenni. Nisargadatta Maharaj descrive in modo instancabile cosa significa trovarsi nel suo stato di illuminazione rispondendo alle domande dei visitatori nella sua casa di Bombay.</p>
<p>&#8220;Io sono quello&#8221; è diventato un classico della spiritualità moderna, oltre quattrocento pagine, un concentrato di saggezza e di filosofia non-duale. La lentezza forzata della lettura incoraggia la riflessione e il metabolismo di concetti poco familiari alla mente.</p>
<p>E’ un libro da leggere e da riprendere di tanto in tanto; le immagini illusorie e gli attaccamenti alle nostre identificazioni saranno lentamente liberate di pari passo al distacco delle pagine dalla rilegatura, che perlomeno nella mia edizione non era delle migliori (1) . <em>Io sono quello</em> è probabilmente il libro che ha contribuito maggiormente alla diffusione della filosofia non-duale Advaita negli ultimi decenni.</p>
<p>Nisargadatta Maharaj, il cui nome di battesimo è Maruti, è nato a Bombay nel 1897 da una famiglia povera. Suo padre si diresse verso la campagna per coltivare un pezzetto di terra in un villaggio del Maharashtra. Alla morte del padre, Maruti tornò a Bombay con il fratello maggiore alla ricerca di sostentamento per la madre e gli altri fratelli. <span id="more-503"></span></p>
<p>Aprì un piccolo negozio che vendeva vestiti per bambini, tabacco e beedie (pronunciato “bidi”), le tipiche sigarettine indiane. Per questo motivo Nisargadatta Maharaj è anche conosciuto con l&#8217;appellativo di “beedie baba”.</p>
<p><a title="Io sono quello Nisargadatta.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/io-sono-quello-nisargadatta.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/io-sono-quello-nisargadatta.jpg" alt="Io sono quello Nisargadatta.jpg" hspace="6" align="left" /></a>All’età di 34 anni è stato introdotto al suo guru, Sri Siddharameshwar Maharaj. Questi fece in tempo a dare poche istruzioni a Maruti prima di morire. Gliene diede una in particolare: gli disse di portare unicamente attenzione al senso di “Io sono”. Maruti obbedì e funzionò! Dopo circa tre anni si realizzò e prese il nome Nisargadatta.</p>
<p>Dopo un breve periodo di ascetismo nei monti dell’Himalaya, tornò a Bombay a vendere sigarette ed a ricevere i ricercatori nella sua casa. Morì nel 1981 a 84 anni, non prima di aver passato il testimone a Ramesh Balsekar che ha proseguito  l’insegnamento della tradizione Advaita fino alla sua morte nel 2009.</p>
<p><em>Io sono quello</em> è la trascrizione di conversazione avvenute tra Nisargadatta Maharaj e i visitatori nella sua casa di Bombay, nella classica forma di domande e risposte. In ogni domanda possiamo riconoscere la nostra domanda anche se non ancora pienamente cosciente. Sguardo penetrante, beedie perennemente attaccato alla bocca ed indole irascibile, tutto questo avveniva alla superficie di Nisargadatta Maharaj; in profondità non vi era alcuno che potesse alterarsi.</p>
<p>Nisargadatta descrive in modo instancabile cosa significa trovarsi nel suo stato di illuminazione. Parla con una profondità concettuale e una sorprendente capacità dialettica nonostante la sua condizione di semianalfabetismo. Le sue parole escono dall&#8217;esperienza diretta e personale, senza alcuna citazione né da &#8220;colleghi&#8221; mistici né dalle sacre scritture. Le mappe dell’essere, del testimone, della consapevolezza, della Coscienza universale e dell’Assoluto sono presentate in <em>Io sono quello </em>da un maestro che risiede contemporaneamente nell’Assoluto e nell’ordinario.</p>
<p>Tra le migliaia di risposte, il messaggio a cui sempre torna Nisargadatta è di rimanere presenti con il senso di “Io sono”, di immergersi in esso, finché la mente e le emozioni diventano una cosa sola con esso. Quando gli fu chiesto perché il ricordo di sé dovrebbe portare alla realizzazione, rispose che “sono due aspetti dello stesso stato. Il ricordo di sé è nella mente, la realizzazione di sé è oltre la mente. L’immagine nello specchio è del volto che sta al di là dello specchio”, enfatizzando in questo modo il ruolo della mente nel percorso di liberazione, poiché “dopotutto è la mente che crea l’illusione ed è la mente che se ne libera. Le parole possono aggravare l’illusione ma anche contribuire a dissiparla. Non c’è niente di male nel ripetere continuamente la stessa verità finché non diventa una realtà” (quest&#8217;ultima frase purtroppo funziona anche nel caso di menzogne ripetute).</p>
<p>La mente va usata come strumento di investigazione,  seppur inadeguata a contenere l’accecante Verità, è fondamentale per asportare gli ostacoli che si intromettono nel percorso verso la realizzazione: “Non cercare di conoscere la verità, poiché la conoscenza intellettuale non è vera conoscenza. Però puoi sapere che cosa non è vero, il che è sufficiente a liberarti dal falso.” L’idea stessa di possedere la verità è pericolosa “perché ti tiene imprigionato nella mente”. E’ solo quando si è coscienti di non sapere che si è liberi di indagare, e la mancanza di ricerca secondo Nisargadatta è la principale causa della nostra prigionia.</p>
<p>Nota 1: Dopo aver ricevuto una email da parte dell&#8217;editore Astrolabio, dicendomi che  &#8220;ci stupisce alquanto.  Apprendere che ai nostri volumi  si staccano le pagine, dato che sono tra i pochi nel panorama  nazionale a essere rilegati ancora con il filo di refe anziché con  paginazione a sola incollatura, è notizia degna di rilievo. E&#8217; la  rilegatura più solida possibile, anche più del volume cartonato. Ci piace pensare che lei lo abbia letto e riletto talmente tante volte  da danneggiarlo seriamente, viceversa che sia un&#8217;edizione abilmente  contraffatta e quindi non di nostra produzione. Talvolta ci è capitato di incontrarne sul mercato.&#8221;</p>
<p>L&#8217;articolo l&#8217;avevo scritto tempo addietro, il volume è originale e alcune pagine si staccavano. Ma effettivamente dire che l&#8217;edizione non era ben rilegata non è stato da parte mia corretto. Da ex-editore di libri so che possono capitare di tanto in tanto copie con alcuni difetti. Forse questo era il caso, oppure, più verosimilmente, il volume non è stato da me conservato con la dovuta cura mentre mi faceva compagnia tra un viaggio e l&#8217;altro.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=88834013632">Nisargadatta Maharaj. Io sono quello. Astrolabio. 2001. ISBN: 8834013638</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=888093001X">Nisargadatta maharaj (jean dunn curatore). Semi di consapevolezza. La saggezza di Nisargadatta Maharaj. Il punto d&#8217;Incontro. 1994. ISBN: 888093001X</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fio-sono-quello-di-nisargadatta-maharaj-recensione%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/io-sono-quello-di-nisargadatta-maharaj-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Euforico nichilismo, intervista con Ramesh Balsekar</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 04:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chris Parish</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[Balsekar]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538</guid>
		<description><![CDATA[Immagina, se vuoi, che un mattino ti svegli in un altro mondo. Appena ti stropicci gli occhi per abituarti alla luce splendente del sole, vedi che sotto molti aspetti non è un mondo molto diverso da questo. Sei circondato da creature che, ai tuoi occhi, appaiono identiche agli esseri umani con cui di solito condividi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina, s<a title="Euforico nichilismo 1.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-1.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-1.gif" alt="Euforico nichilismo 1.gif" hspace="6" align="left" /></a>e vuoi, che un mattino ti svegli in un altro mondo. Appena ti stropicci gli occhi per abituarti alla luce splendente del sole, vedi che sotto molti aspetti non è un mondo molto diverso da questo. Sei circondato da creature che, ai tuoi occhi, appaiono identiche agli esseri umani con cui di solito condividi il mondo.</p>
<p>Li osservi mentre si muovono nelle loro attività giornaliere, vivono le loro vite, s’intrattengono a conversare con gli altri, prendendo le miriadi di scelte e decisioni inerenti alle richieste della vita. Il quadro sembra rassicurante, familiare e normale.</p>
<p>Ma presto scopri che in questo mondo le cose <em>non</em> sono necessariamente come appaiono. Perché questi non sono esseri umani. No, questi sono “organismi corpo/mente” che, a differenza delle loro controparti umane, non hanno la facoltà di scegliere tra più possibilità o di prendere decisioni. Infatti, questi organismi non hanno niente che assomigli lontanamente a quello che chiameremmo libero arbitrio. Le trame delle loro vite furono scritte sulla pietra, molto tempo prima che nascessero, lasciando loro solo la possibilità di compiere meccanicamente degli atti per rappresentare la loro programmazione.</p>
<p>Questi, in apparenza delle creature umane, sembrerebbe, non sono diversi dalle macchine. Mentre apparentemente sembrano comportarsi come normali individui dal pensiero libero, indaffarati nelle loro attività quotidiane, stranamente quando gli viene chiesto, sostengono che non stanno facendo proprio niente. Infatti, in questo mondo peculiare, affermano che non ci sono “coloro i quali agiscono”.</p>
<p>Per di più, nessuno in questo mondo è mai ritenuto responsabile di qualcosa. Anche quando sembra che uno di questi esseri faccia del male ad un altro, non viene percepito nessun rimorso e non viene assegnata nessuna colpa. Se ti capitasse di chiedere a uno di questi organismi corpo/mente qualcosa a proposito, la risposta sarebbe che non c’era nessuno che aveva fatto niente. <span id="more-538"></span></p>
<p>L’etica è un concetto sconosciuto da queste parti. Le leggi di natura non sembrano applicabili in questo mirabile nuovo mondo. O forse qui sono state riscritte, dal momento in cui gli esseri sembrano osservare alcune strane leggi. Ti chiedi in quale luogo della Terra potresti essere. Ma non sei sulla Terra, sei atterrato sul Pianeta Advaita.</p>
<p>Sono venuto a Bombay a intervistare Ramesh Balsekar (recentemente scomparso, n.d.r.), uno dei più conosciuti insegnanti dell’Advaita Vedanta. Vive nel cuore di questa vasta, caotica città, in un’esclusiva zona di fronte al mare, che, mi ha informato il mio tassista, è dove abitano molti vip. Il portiere della sua casa, deducendo automaticamente che come occidentale dovessi essere venuto a visitare Ramesh Balsekar, mi diresse ad un piano superiore, dove c’è la spaziosa e ben ammobiliata residenza di Balsekar. Balsekar fu un padrone di casa molto cortese, accogliendomi calorosamente, nel suo immacolato, tradizionale abbigliamento indiano. Il suo atteggiamento era raggiante e vivace, e mi è stato difficile credere che avesse ottant’anni.</p>
<p>Ramesh Balsekar proviene da un ambiente insolito per un guru indiano. Istruito in occidente, ebbe una carriera di successo come dirigente e andò in pensione dalla sua carica di presidente della Banca dell’India all’età di sessant’anni. E mentre afferma di essere sempre stato incline a credere nel destino, fu solo dopo il suo ritiro dal lavoro che iniziò la sua ricerca spirituale, una ricerca che lo condusse velocemente dal suo guru – il rinomato maestro di Advaita Vedanta Sri Nisargadatta Maharaj.</p>
<p>Nisargadatta era un’insegnante impetuoso che divenne famoso in Occidente negli anni ’70 quando fu pubblicata una traduzione inglese dei suoi dialoghi intitolata <em>I Am That (Io sono quello</em>, Astrolabio, Milano, 2001) – un libro che è diventato un classico spirituale moderno. Entro meno di un anno dall’incontro con Nisargadatta, accadde improvvisamente a Balsekar quello che lui ha definito <em>“la comprensione finale”</em> –<em> l’illuminazione</em> – mentre stava traducendo per conto del suo guru.</p>
<p>Secondo il racconto di Balsekar, Nisargadatta lo autorizzò ad insegnare appena prima di morire, e da allora, ha costantemente condiviso il suo messaggio come successore di questo maestro molto rispettato. Balsekar ha pubblicato molti libri dei suoi insegnamenti ed ha insegnato in Europa, negli Stati Uniti e in India. Tiene <em>satsang</em> [udienze con un maestro spirituale] ogni mattina nel suo appartamento, e un flusso costante di ricercatori quasi esclusivamente occidentali va a Bombay per vederlo.</p>
<p>All’inizio volevamo intervistare Balsekar, sia perché è un popolare e influente insegnante Advaita – adesso ha autorizzato dei suoi studenti all‘insegnamento – e sia perché è considerato, da molti, il successore di uno dei più riconosciuti insegnanti Advaita dell’era moderna. Nello studiare gli scritti di Balsekar, abbiamo presto realizzato che stava insegnando una forma dell’Advaita insolita e possibilmente eccentrica che induceva, francamente, a nostro parere, a conclusioni opinabili e perfino disturbanti.</p>
<p>Sebbene il pensiero indiano sia stato a lungo criticato per le sue inclinazioni deterministiche, sembrava che Balsekar avesse portato questo fatalismo a un estremo senza precedenti. Fu sia un desiderio di esplorare questi spazi inquietanti, sia di proseguire con il nostro interesse soprattutto per gli insegnamenti Advaita, che alla fine mi portò a Bombay a parlare con lui. E mentre arrivai immaginandomi un incontro impegnativo, guardando a posteriori, mi è chiaro che, mentre ci fu offerto il caffè e ci sistemammo comodamente nel suo soggiorno, non avrei avuto nessuna possibilità di prepararmi al dialogo che stava iniziando.</p>
<p>Chris Parish: Sei sempre più noto come insegnante dell&#8217;Advaita Vedanta sia in India sia in Occidente. Puoi descriverci cosa insegni?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Posso davvero dirlo con una sola frase. La frase su cui si basa il mio intero insegnamento è: “Sia fatta la tua volontà”. O come lo dicono i Musulmani, <em>Inshallah</em> –“Il volere di Dio.” O nelle parole di Buddha: “Gli eventi accadono, le azioni sono compiute, non c’è alcun individuo che agisce”. Vedi, il conflitto di base nella vita è: “Faccio sempre tutto nel modo giusto quindi mi aspetto la mia ricompensa; egli o ella fanno sempre qualcosa di sbagliato e quindi dovrebbero essere puniti”. Questa è la vita, non è cosi?</p>
<p>Chris Parish: Certamente, accade spesso.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Questa è la base di ciò che ho osservato. L’intero problema sorge perché qualcuno dice: “<em>Io</em> ho fatto qualcosa e <em>mi </em>merito una ricompensa, o <em>egli</em> ha fatto qualcosa e perciò <em>lo </em>voglio punire per quello che ha fatto”.</p>
<p>Chris Parish: Come conduci le persone a questo – che “non c’è colui che agisce”?</p>
<p>Ramesh Balsekar: È molto semplice. Se analizzi ciascuna azione che consideri la <em>tua</em> azione, scoprirai che è una reazione del cervello ad un evento esterno sul quale non hai alcun controllo. Un pensiero arriva – non hai controllo sul pensiero in arrivo. Qualcosa viene visto e udito – non hai controllo su ciò che vedrai e udrai in seguito. Tutti questi eventi accadono senza il tuo controllo. E poi che succede? Il cervello reagisce al pensiero o alla cosa vista, udita, gustata, odorata, o toccata. La reazione del cervello è ciò che chiami “la tua azione”. Ma, di fatto, è solamente un concetto.</p>
<p>Chris Parish: Qual è la differenza, quindi, fra i pensieri, le sensazioni e le azioni di una persona illuminata e di una non illuminata?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Succede la stessa cosa. La sola differenza è che il saggio capisce che quello è ciò che sta accadendo. Perciò sa che non c’è niente che <em>egli</em> stia facendo – <em>semplicemente le cose accadono</em>. Il saggio sa che “io non sto facendo niente”. Ma l’uomo comune dice: “Io faccio delle cose e loro fanno delle cose. Perciò voglio la mia ricompensa e voglio che loro siano puniti”. La ricompensa o la punizione derivano dal fatto che io, lui, o lei facciamo delle cose.</p>
<p>Chris Parish: Posso capire attraverso la mia esperienza che non abbiamo controllo sui pensieri e le emozioni che affiorano. Ma qualche volta un’azione segue e talaltra no, e mi sembra che c’è una grande differenza tra quando un pensiero si manifesta solamente e quando viene intrapresa un’azione che coinvolge un’altra persona.</p>
<p><a title="Euforico nichilismo 2.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-2.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-2.gif" alt="Euforico nichilismo 2.gif" hspace="6" align="right" /></a>Ramesh Balsekar: L’azione che accade è il risultato della reazione del cervello al pensiero. Se si è soltanto testimoni del pensiero e il cervello non reagisce a quel pensiero, allora non c’è azione.</p>
<p>Chris Parish: Ma, se come tu dici, non c’è nessuno che decide come rispondere, chi è che causa il manifestarsi o meno di un’azione?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Un’azione accade se è nel volere di Dio che accada. Se non è nel suo volere, non accade.</p>
<p>Chris Parish: Vuoi dire che ogni azione che si manifesta è per il volere di Dio?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì – è il volere di Dio.</p>
<p>Chris Parish: Che agisce attraverso una persona?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, attraverso una persona.</p>
<p>Chris Parish: Sia che questa persona sia illuminata oppure no? Attraverso ognuno, in altre parole?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Esatto. La sola differenza, come ho detto, è che l’uomo comune pensa: “ È la <em>mia</em> azione”, laddove il saggio sa che è l’azione di <em>nessuno</em>. Il saggio sa che “le azioni sono compiute, gli eventi accadono, ma non c’è un colui individuale che agisce”. Per quanto mi riguarda questa è l’<em>unica</em> differenza. La<em> sola </em>differenza tra un saggio e una persona comune è che la persona comune crede che ogni individuo <em>fa</em> ciò che accade attraverso quell’organismo del corpo/mente. Così dal momento che il saggio sa che non esiste azione che <em>egli</em> compia, se si produce un’azione che ferisce qualcuno, farà tutto ciò che gli è possibile per aiutare quella persona – ma non ci sarà nessun senso di colpa.</p>
<p>Chris Parish: Vuoi dire che se un individuo agisce in modo da ferirne un altro, la persona che l’ha compiuto, o, come dici, l’”organismo corpo/mente” che l’ha agito, non è responsabile?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Quello che sto dicendo è che sai che: ”io” non l’ho fatto. Non dico che non sei dispiaciuto di aver ferito qualcuno. Il fatto che qualcuno è stato ferito indurrà un sentimento di compassione e il sentimento di compassione risulterà nel mio tentativo di fare il possibile per lenire la ferita. Ma non ci sarà senso di colpa: <em>io non l’ho fatto!</em> L’altra faccia della medaglia è che accade un’azione lodata dalla società che mi premia per questo. Non dico che non ci sarà felicità causata dalla ricompensa. Così come la compassione si è manifestata a causa della ferita, un sentimento di soddisfazione o felicità può sorgere a causa di una ricompensa. Però, non ci sarà orgoglio.</p>
<p>Chris Parish: Ma intendi letteralmente dire che se io vado a colpire qualcuno, non sono io a farlo? Voglio semplicemente essere chiaro a questo proposito.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Il fatto iniziale, il concetto originario, rimane ancora: tu hai colpito qualcuno. Sorge il concetto aggiuntivo che qualsiasi cosa accada è il volere di Dio, e la volontà di Dio relativa ad ogni organismo corpo/mente è il <em>destino</em> di quell’organismo corpo/mente.</p>
<p>Chris Parish: Quindi potrei soltanto dire: “Beh, ho agito per volontà di Dio, non è colpa mia”.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Certo. Un atto accade perché è nel destino di quest’organismo corpo/mente, e perché è il volere di Dio. E le <em>conseguenze</em> di quell’azione sono<em> anch’esse</em> il destino di quell’organismo corpo/mente. Se accade una buona azione, quello è il destino. Per esempio, prendiamo Madre Teresa. L’organismo corpo/mente conosciuto come Madre Teresa era stato così programmato affinché accadessero solo buone azioni. Quindi il manifestarsi di buone azioni era il destino dell’organismo corpo/mente chiamato Madre Teresa e le conseguenze furono un premio Nobel, ricompense, onorificenze e donazioni per le varie cause.</p>
<p>Tutto questo era il destino di quell’organismo corpo/mente chiamato Madre Teresa. Dall’altro lato c’è un organismo psicopatico che è programmato in modo tale &#8211; dalla stessa Sorgente – che accadano solo azioni cattive o perverse. La manifestazione di queste cattive azioni perverse è il destino di un organismo corpo/mente che la società chiama psicopatico. Ma lo psicopatico non ha <em>scelto</em> di essere tale. Infatti,<em> non c’è uno psicopatico</em>; c’è solo un organismo corpo/mente psicopatico, il cui destino è produrre azioni cattive e perverse. E anche le conseguenze di tali azioni sono il destino di quell’organismo corpo/mente.</p>
<p>Chris Parish: Ritieni che tutto sia predestinato? Che tutto sia programmato dalla nascita?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì. Uso la parola “programmare” in riferimento alle caratteristiche inerenti all’organismo corpo/mente. La “programmazione” per me significa i geni più i condizionamenti ambientali. Non hai potuto scegliere i tuoi genitori, perciò non hai avuto scelta per quanto riguarda i tuoi geni. Allo stesso modo, non hai avuto voce in capitolo riguardo all’ambiente di nascita. Perciò non hai avuto scelta riguardo i condizionamenti dell’infanzia che hai ricevuto in quell’ambiente, che include i condizionamenti a casa, nella società, a scuola e in chiesa.</p>
<p>Gli psicologi affermano che la somma dei condizionamenti ricevuti entro i tre, quattro anni d’età è il condizionamento di base. Ci saranno condizionamenti ulteriori, ma il condizionamento di base che crea la personalità è la somma dei geni più il condizionamento ambientale. La chiamo programmazione. Ogni organismo corpo/mente è programmato in un modo unico. Non ci sono due organismi corpo/mente uguali.</p>
<p>Chris Parish: Sì, ma non è forse vero che due persone possono avere un assortimento di condizionamenti simile eppure essere completamente diverse l’una dall’altra?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Certo. Per questo motivo uso due termini: uno è la <em>programmazione</em> dell’organismo corpo/mente stesso; l’altro è il <em>destino</em>. Il destino è il volere di Dio riguardo a quell’organismo corpo/mente, impresso al momento del concepimento. Il destino di un concepito può essere di non nascere affatto – nel qual caso sarà abortito. Tutto questo è un concetto, non ti sbagliare. Questo è il mio concetto.</p>
<p><a title="Euforico nichilismo. Ramesh" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ramesh-balsekar.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Euforico nichilismo. Ramesh" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ramesh-balsekar.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ramesh-balsekar.jpg" alt="Euforico nichilismo. Ramesh" /></a></p>
<p>Chris Parish: Affermi che questo è un concetto e, di sicuro tutte le parole sono concetti, ma come facciamo a sapere che questo concetto rappresenta la verità? Tendo a pensare che ognuno abbia delle responsabilità individuali e che, sebbene ci sia una certa quantità di condizionamenti che ereditiamo, possiamo tuttavia scegliere la risposta. Un individuo può trascendere gli aspetti del suo condizionamento, mentre un altro può rimanerci bloccato tutta la vita. Dal momento che questo accade, direi che è dovuto alla volontà dell’individuo di trascendere i condizionamenti, e di aver successo.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma se questo accade può accadere se non è nella volontà di Dio? Supponiamo che ci siano due persone: una cerca di superare i suoi limiti e ce la fa; l’altra non ce la fa. Quello che intendo è: sia colui che ha successo, sia colui che fallisce lo fa perché quello è il destino del suo organismo corpo/mente – che è la volontà di Dio.</p>
<p>Chris Parish: Ma non potremmo più semplicemente dire che è nella volontà di Dio dare ad ogni individuo la libera scelta di prendere le sue decisioni?</p>
<p>Ramesh Balsekar: No. Vedi, la mia domanda è: quale delle due volontà prevale? Quella dell’individuo o quella di Dio? Secondo la tua esperienza fino a che punto il tuo libero arbitrio ha prevalso?</p>
<p>Chris Parish: Penso che, a volte, la volontà dell’individuo possa certamente prevalere.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Nei confronti della volontà di Dio? Quando vuoi qualcosa e ti dai da fare per averlo e lo ottieni, lo ottieni perché la tua volontà <em>coincide</em> con quella di Dio.</p>
<p>Chris Parish: Prendiamo l’esempio di un individuo che diventa un tossicodipendente e rimane tale tutta la vita. Uno, può altrettanto facilmente argomentare, che ha fatto questa scelta per andare contro la volontà di Dio e ha avuto successo – precisamente perché c’è il libero arbitrio.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma sia che tu lo accetti o no<em> di per sé</em> è la volontà di Dio, non lo vedi? Che tu accetti la volontà di Dio o che tu non accetti la volontà di Dio, è<em> la stessa</em> volontà di Dio!</p>
<p>Chris Parish: Affermare che tutto è programmato anticipatamente, che tutto è destino, che non c’è libera scelta, sembra una forma molto estrema di riduzionismo. Secondo questa visione gli esseri umani sono come computer; tutto ciò che ci riguarda è completamente predisposto.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, precisamente.</p>
<p>Chris Parish: Ma questa mi sembra una visione senza cuore. Allora siamo soltanto delle macchine – tutto ci accade. Non c’è niente che possiamo agire, niente che possiamo cambiare.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, esattamente.</p>
<p>Chris Parish: Ma questo potrebbe facilmente condurre ad una profonda indifferenza verso la vita.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, e se accadesse, allora sarebbe ottimo!</p>
<p>Chris Parish: <em>Davvero?</em></p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma questo è il punto! Certo. Poi puoi dire che qualsiasi cosa accada viene <em>accettata</em>. Allora non c’è infelicità; non c’è miseria, non c’è colpa, orgoglio, odio, invidia. Che c’è di sbagliato in questo? E come già ti ho detto, le azioni accadono attraverso questo organismo corpo/mente, e se questo individuo scopre che un atto ha ferito qualcuno, nasce la compassione.</p>
<p>Chris Parish: Ma non appare un po’ strano prima ferire qualcuno e poi provare compassione? Non sarebbe meglio, in primo luogo, non ferirlo?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma non è sotto il tuo controllo! Se lo fosse stato, in primo luogo non lo avresti mai fatto.</p>
<p>Chris Parish: Ma se uno crede di poter esercitare il controllo opponendosi alla credenza che afferma il contrario, potrebbe scegliere di non farlo.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Allora perché l’essere umano non esercita il controlla su ogni azione che si manifesta? Lascia che ti faccia una domanda. È evidente che l’essere umano possegga un intelletto straordinario, un intelletto tale che un piccolo essere umano è stato capace di spedire un uomo sulla luna.</p>
<p>Chris Parish: Sì, è vero.</p>
<p>Ramesh Balsekar: E ha anche l’intelletto per comprendere che se fa certe cose, altre cose terribili accadranno. <em>Ha </em>l’intelletto per sapere che se produce armamenti nucleari o armi chimiche, poi saranno usate e succederanno cose terribili nel mondo. Ha l’intelletto – dunque se possiede il libero arbitrio, allora perché lo fa? Se possiede il libero arbitrio, perché ha ridotto il mondo in queste condizioni?</p>
<p>Chris Parish: Ammetto che la situazione che descrivi è ovviamente malsana. Ma suggerirei che dipenda dal fatto che le persone hanno una volontà debole. E credo che possano cambiare se lo vogliono – se ci tengono.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Allora perché non l’hanno fatto?</p>
<p>Chris Parish: Alcune persone cambiano, ma, come ho detto, sfortunatamente sembra che i più abbiano una volontà debole. Il libero arbitrio da solo non ci assicura che agiremo con intelligenza. Come nell’esempio che hai appena portato, è chiaro che la gente spesso scelga di fare delle cose abbastanza dannose.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Se dici che abbiamo il libero arbitrio di distruggere il mondo, significa, in altre parole, che stiamo distruggendo il mondo perché lo <em>vogliamo</em> – sapendo benissimo che il mondo sarà distrutto! Il libero arbitrio significa che <em>vuoi</em> farlo.</p>
<p>Chris Parish: Penso che il problema stia più nel fatto che le persone, di solito, non si assumano le conseguenze delle loro azioni. Spesso pensano solo a loro stesse, senza considerare dove possano condurre le loro azioni.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma l’essere umano è straordinariamente intelligente. Perché <em>non</em> pensa nei modi che tu proponi? La mia risposta è – perché non è previsto che lo faccia.</p>
<p>Chris Parish: Quando dici “non è previsto”, che significa?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Non è nella volontà di Dio che gli esseri umani pensino in questi termini. Non è nella volontà di Dio che gli esseri umani siano perfetti. La differenza tra il saggio e la persona comune è che il saggio accetta<em> che sia</em> come Dio vuole, ma – e questo è importante – che ciò non gli impedisca di<em> fare quello che crede che debba essere fatto</em>. E quello che ritiene di dover fare è basato sulla programmazione.</p>
<p>Chris Parish: Ma perché il saggio ”farebbe quello che crede debba essere fatto” se, come hai già spiegato, sa che, in primo luogo, non è lui a pensare?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Vuoi dire, come accade l’azione? La risposta è che l’energia all’interno dell’organismo corpo/ mente compie l’azione secondo la programmazione.</p>
<p>Chris Parish: Quindi l’azione, come tu la descrivi, si manifesta solo <em>attraverso</em> la persona.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, fluisce. L’azione accade. Pertanto, questo è il punto di ciò che dico – tornando indietro, di nuovo, alle parole del Buddha: “Gli eventi accadono, le azioni sono compiute”.</p>
<p>Chris Parish: Da quello che conosco sul pensiero del Buddha, anch’egli sentiva fortemente che gli individui erano personalmente responsabili delle loro azioni. Non è questa la base del suo intero insegnamento sul karma, sulla causa ed effetto?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Non il Buddha!</p>
<p align="center"><a title="Euforico nichilismo 4.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-4.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center"><a title="Euforico nichilismo 4.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-4.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-4.jpg" alt="Euforico nichilismo 4.jpg" /></a></p>
<p>Chris Parish: È la mia impressione che Buddha insegnò un bel po’ la “retta azione”. Sembrava che gli stesse molto a cuore quello che la gente faceva, e poneva molta enfasi sulle persone che s’impegnano in modo appropriato per cambiare se stesse.</p>
<p>Ramesh Balsekar: <em>Questa è un’interpretazione successiva </em>del Buddismo. Le parole del Buddha sono molto chiare. Chi ha il controllo di ciò che accade? Dio ha il controllo! Questa è la base di <em>tutte</em> le religioni, come abbiamo visto. E perché ci sono delle guerre religiose se questa è la base di tutte le religioni? Sono coloro che interpretano, la causa di queste guerre! E, ancora, come potrebbe succedere se non fosse nella volontà di Dio?</p>
<p>Chris Parish: È chiaro che tu creda che tutto quello che facciamo, lo facciamo a causa della volontà di Dio. Mi sembra, però, che questo abbia un senso soltanto nel caso di un individuo che sia giunto alla fine del suo cammino spirituale – che abbia concluso con l’ego – perché le azioni di questa persona non sono al servizio di se stessa, e quindi, non ci sarebbe nessuna <em>deformazione</em> della volontà di Dio.</p>
<p>Ma fino a quel punto, se un individuo agisce male verso un altro, potrebbe essere solo una reazione compulsiva perché si sente egoista. Se quella fosse la causa, allora ciò che dici potrebbe effettivamente essere usato come una giustificazione per un comportamento spiacevole o aggressivo. Potrebbero semplicemente dire: “Tutto è volontà di Dio. Non ha importanza!”</p>
<p>Ramesh Balsekar: Lo so, ma quella è la<em> verità</em>. La tua vera domanda è: “Perché Dio ha creato il mondo in questo modo?”. Vedi, però, un essere umano è solo un<em> oggetto creato</em> che è parte della totalità della manifestazione che è stata generata dalla Sorgente. Così la mia risposta è: “Un oggetto creato non può in alcun modo conoscere il suo creatore!”. Lascia che ti porti una metafora. Immaginiamo che dipingi un quadro, e in quel quadro dipingi una figura. Poi quella figura vuole conoscere, numero uno, perché tu, quale pittore, hai dipinto quel particolare quadro, e, numero due, perché hai fatto la figura così brutta! Vedi, come può un oggetto creato arrivare mai, in alcun modo, a conoscere la volontà del suo creatore? Comunque il mio punto di vista è che questo non t’impedisce di fare ciò che pensi vada fatto! Accettando che niente accada senza la volontà di Dio non impedisce a nessuno di fare ciò che crede vada fatto. <em>Puoi </em>fare altrimenti?</p>
<p>Chris Parish: Ma basandomi su questa linea di ragionamento, come ho già detto, penserei che sarebbe piuttosto facile concludere: “D’accordo è tutto nella volontà di Dio; non ha importanza quello che accade”. E poi semplicemente lasciar perdere tutto quanto.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Vuoi dire: “Allora perché non stare a letto tutto il giorno”?</p>
<p>Chris Parish: Appunto, perché continuare a fare degli sforzi?</p>
<p>Ramesh Balsekar: La risposta è che l’energia all’interno di questo organismo corpo/mente non permetterà a questo organismo corpo/mente di rimanere inattivo neanche per un momento. L’energia continuerà a produrre qualche azione, fisica o mentale, ogni attimo, secondo la programmazione dell’organismo corpo/mente e il destino dell’organismo corpo/mente, <em>che è la volontà di Dio</em>. Ma questo non t’impedisce, pensando ancora di essere un individuo, di fare ciò che credi vada fatto. Per cui quello che dico, di fatto, è: “Ciò che tu pensi che dovresti fare in ogni situazione, in quel particolare momento, è precisamente ciò che Dio <em>vuole </em>che tu pensi vada fatto! In definitiva l’accettare la volontà di Dio non t’impedisce di fare ciò che pensi vada fatto. Vedi? Infatti, <em>non puoi fare a meno di farlo!</em></p>
<p>Chris Parish: Ho letto qualcosa su un opuscolo scritto da numerosi tuoi studenti che sembra rilevante a questo proposito. Dice: “Quello che ti piace può essere solo ciò che Dio vuole che ti piaccia. Niente può accadere senza la Sua volontà”. L’opuscolo aggiunge anche: “Non sentirti in colpa neanche se accade un adulterio. Tu, la Sorgente, sei sempre puro”.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Questo l’ha detto Ramana Maharshi.</p>
<p>Chris Parish: La Sorgente può essere sempre pura, ma, di nuovo, mi sembra che questo potrebbe essere facilmente preso come il permesso di agire senza coscienza. Potresti dire: “Non ha importanza se commetto un adulterio, non ha importanza se faccio del male ai miei amici, perché quell’azione semplicemente <em>accade</em>”. Può essere facilmente preso come il permesso di agire secondo il desiderio, solo perché mi succede di avere quel desiderio.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Ma non è proprio quello che accade?</p>
<p>Chris Parish: Accade, certamente, ma…</p>
<p>Ramesh Balsekar: Vuoi dire che succederebbe<em> più di frequente</em>?</p>
<p>Chris Parish: Potrebbe, con facilità, succedere più spesso. Potrei dire: “Ecco, non ha importanza quel che faccio adesso. Non devo far caso a frenarmi se sento un desiderio”. Ti è chiaro quel che intendo?</p>
<p>Ramesh Balsekar: La domanda comunemente formulata è: “Se in realtà io non faccio niente, che cosa mi impedisce di prendere una mitragliatrice e andare fuori ad uccidere venti persone?”. Questo è ciò che intendi chiedere, non è così?</p>
<p>Chris Parish: Beh, questo è un esempio estremo</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, prendiamo un esempio estremo!</p>
<p>Chris Parish: Ma io credo sia più interessante prendere in considerazione l’esempio dell’adulterio, perché molte persone non farebbero davvero un gesto così estremo come mitragliare delle altre.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Va bene. È la stessa cosa quando parliamo del commettere adulterio. Ho letto che gli psicologi e i biologi, basandosi sulle loro ricerche, sono giunti alla conclusione che se inganni tua moglie, non dovresti fartene una colpa. Sempre di più gli scienziati stanno arrivando alla conclusione che i mistici hanno sempre sostenuto – che qualsiasi azione accada sia rintracciabile nella programmazione.</p>
<p><a title="Euforico nichilismo 5.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-5.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-5.gif" alt="Euforico nichilismo 5.gif" hspace="6" align="left" /></a></p>
<p>Chris Parish: Mi rendo conto che in alcuni casi questo potrebbe essere vero, ma diciamo, per esempio, che ho l’urgenza di commettere un adulterio. Potrei dire: “Deve essere nella volontà di Dio che accada, quindi lo farò”. Oppure, potrei trattenermi e non causare un bel po’ di sofferenza ai miei amici. Non sarebbe meglio se mi trattenessi?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Allora, chi è che ti impedisce di trattenerti? Fai quello che ti pare! Che cosa t’impedisce di trattenerti? Trattieniti!</p>
<p>Chris Parish: Il mio punto di vista è che è meglio fare così!</p>
<p>Ramesh Balsekar: Anche il mio.</p>
<p>Chris Parish: Ma secondo la tua visione, potrei altrettanto facilmente dire: “Se sento un desiderio è in virtù del volere di Dio”. E poi <em>non </em>trattenermi.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Affermi che sai che dovresti trattenerti – allora perché non ti trattieni? Se un organismo corpo/mente è programmato per non ingannare la moglie, qualsiasi cosa dicano gli altri non lo farà. Se sei programmato per non alzare una mano su nessuno, cominceresti ad uccidere le persone? Ora, se ci fosse una legge che ti permettesse di picchiare tua moglie senza correre alcun rischio, cominceresti a picchiare tua moglie? No, senza che l’organismo corpo/mente sia programmato per farlo, e se è programmato per farlo, succederebbe in ogni caso. Così come ho detto, accettare la volontà di Dio non t’impedirà di fare qualsiasi cosa pensi che vada fatta. Falla! Fai esattamente quello che pensi che debba essere fatto!</p>
<p>Chris Parish: Alla fine, tuttavia, come possiamo dire che <em>sappiamo</em> che si tratta del destino o della volontà di Dio? Tutto quello che sappiamo è che certi eventi si manifestano. In seguito, possiamo rivedere ciò che abbiamo fatto e ammettere: “È successo, semplicemente”. E se ci piace possiamo chiamarlo destino. Ma non è più accurato dire che in realtà non sappiamo se si tratti del destino oppure no? Dire che non lo sappiamo è diverso dal dire che: “Sappiamo che è il volere di Dio”. È diverso dal dire che sappiamo che tutto è già predestinato. Vedi, mi sembra che tu voglia affermare che<em> sai</em> che tutto è nella volontà di Dio.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Non lo sappiamo, e questo è il dato di fatto; così se preferisci, puoi abbandonare il concetto di destino e dire che nessuno, in realtà sa niente su nulla. Bene. Non c’è bisogno del concetto di destino. Dopotutto, se accetti che qualsiasi cosa accada non sia nelle tue mani, poi chi rimane a preoccuparsi del destino?</p>
<p>Chris Parish: Dal momento che molti ricercatori spirituali vengono da te per ricevere consiglio sul cammino spirituale, vorrei chiederti, quale valore vedi, se ce n’è, nella pratica spirituale come strumento verso l’illuminazione?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Se la<em> sadhana</em> [la pratica spirituale] è necessaria, un organismo corpo/mente è programmato per fare <em>sadhana.</em></p>
<p>Chris Parish: In altre parole se deve accadere accade?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Giusto. Le persone talvolta mi chiedono: “Se niente è nella mie mani (se non posso intervenire su niente), dovrei meditare oppure non dovrei?”. La mia risposta è molto semplice. Se ti piace meditare, medita; se non ti piace, non forzarti a farlo.</p>
<p>Chris Parish: La ricerca spirituale, allora, è un ostacolo all’illuminazione?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, ricercare è il più grande ostacolo a causa della presenza del ricercatore. Il ricercatore è l’ostacolo – non il ricercare; il ricercare accade da solo. Il ricercare accade perché l’organismo corpo/mente è programmato per ricercare. Così se il ricercare l’illuminazione accade, allora l’organismo corpo/mente è stato programmato per ricercare. L’ostacolo è il ricercatore che dice: “Voglio l’illuminazione”.</p>
<p>Chris Parish: Allora perché tanti saggi hanno parlato dell’importanza del ricercare? Ramana Maharshi ha detto che il ricercatore deve volere l’illuminazione così intensamente come un uomo che sta annegando vuole l’aria – con tale livello di concentrazione e sincerità.</p>
<p>Ramesh Balsekar: Certo. Quello che vuole dire, quindi, è che ci debba essere quel tipo d’intensità nel ricercare. Ma ha anche detto: “Se vuoi fare uno sforzo, devi fare uno sforzo; ma se è destino che lo sforzo non debba essere fatto, lo sforzo non sarà fatto”. Ramana ha detto questo. Così, vedi, se uno ricerca o non ricerca non è sotto il suo controllo. Se la ricerca di Dio o la ricerca del denaro accade, non è né un tuo merito né una tua colpa.</p>
<p>Chris Parish: In uno dei tuoi libri hai scritto che uno ha raggiunto una certa profondità di comprensione quando può dire: “Non m’importa se l’illuminazione accade o non accade a questo organismo corpo/mente”.</p>
<p>Ramesh Balsekar: È vero. Quando raggiunge quello stadio, allora significa che il ricercatore non c’è più. È estremamente vicino all’illuminazione perché se non c’è nessuno ad interessarsene, allora non c’è più nessun ricercatore.</p>
<p>Chris Parish: Ma il risultato non potrebbe essere soltanto un’indifferenza straordinariamente profonda – che <em>non</em> è l’illuminazione?</p>
<p>Ramesh Balsekar: Quello potrebbe condurre all’illuminazione!</p>
<p>Chris Parish: Ho ancora una domanda. Spesso affermi che dovremmo “solo accettare ciò che è”</p>
<p>Ramesh Balsekar: Sì, se ti è possibile farlo – e questo non è sotto il tuo controllo!</p>
<p><a title="Euforico nichilismo 6.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-6.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/euforico-nichilismo-6.jpg" alt="Euforico nichilismo 6.jpg" /></a></p>
<p><strong>Epilogo</strong></p>
<p>Mentre passai barcollando accanto al portiere e uscii nelle strade affollate di Bombay la mia mente vacillava. Come poteva essere, mi chiesi mentre mi facevo largo tra la folla, che un uomo intelligente ed educato come Ramesh Balsekar potesse veramente credere che ogni cosa è predestinata, che prima di essere nati, il nostro destino è già inciso in una sorta di granito etereo? Poteva essere veramente serio nella sua insistenza che la nostra intera vita, con il suo apparente flusso senza fine di scelte e decisioni, di precarie opportunità per sistemarne il corso per il meglio o per il peggio, sia veramente, dal primo respiro, un destino? Mentre traversavo il marciapiede alla ricerca di un caffè nel quale trovare ristoro dal caos, i difficili passaggi del nostro breve dialogo mi vorticavano in testa.</p>
<p>Si, “Così sia” è l’essenza della maggior parte delle religioni, pensavo tra me e me, ma per i più grandi mistici e saggi che avevano fatto queste affermazioni nella storia, l’arrendersi alla volontà di Dio ha significato molto di più del semplice accettare che non c’è nulla che si possa fare per influenzare le circostanze della vita. Certamente quello che tradizionalmente è stato riportato come “volontà di Dio” è quello che uno scopre quando ha completamente abbandonato l’ego, quando tutte le motivazioni egoistiche sono state bruciate, lasciandolo completamente arreso ad eseguire la volontà di Dio, qualsiasi essa sia!</p>
<p>Per un Gesù, o un Ramakrishna o un Ramana Maharshi dire che si era arreso alla volontà di Dio era un fatto. Ma dire che questo sia vero per tutti sembrava riflettere, al momento, una forma pericolosa e particolare di pazzia e di un tipo che poteva essere usato per giustificare le più estreme forme di comportamento. L’affermazione di Balsekar “Quello che pensi di dover fare in ogni situazione… è precisamente ciò che Dio <em>vuole</em> che tu pensi che debba essere fatto” significa che per lui il Buddha illuminato non sta facendo in misura maggiore la volontà di Dio, di un serial killer che sta attaccando la sua prossima vittima.</p>
<p>Ero venuto all’intervista aspettandomi qualche disaccordo, ma in qualche modo perfino i libri di Balsekar sui quali tutte queste idee sono ripetutamente e chiaramente espresse, non mi avevano preparato all’incontro con l’uomo stesso. Come gli erano venute queste idee? Mi chiedevo. E perché?</p>
<p>I miei pensieri giravano e rigiravano, richiamando ogni fatto della sua rabbrividente affermazione che perfino quando facciamo del male a qualcuno, non abbiamo bisogno di sentirci in colpa, perché non siamo responsabili delle nostre azioni &#8211; “che perfino Hitler fu un mero strumento attraverso cui gli orribili eventi che dovettero accadere accaddero” &#8211; alla sua dichiarazione, che andava oltre il buon senso, che non abbiamo il potere di controllare il nostro comportamento o perfino di influenzare quello degli altri. E tutto ciò nel contesto della sua descrizione fantascientifica di tutti noi come degli “organismi corpo/mente” che recitano la loro ”programmazione”.</p>
<p>Improvvisamente la benvenuta vista di un the shop apparve tra lo smog, e mentre mi facevo largo per entrare, provai sollievo nel trovare quel tipo di oasi quieta nella quale avevo sperato. Fu lì, a uno dei molti tavolini vuoti, mentre il primo sorso di tè al latte dal sapore dolce e vellutato scivolava tra le mie labbra, che, in un flash, mi colpì. Non stavo bevendo quel tè! Non ero seduto a quella tavola! Infatti, non ero quello che era entrato nel the-shop. E non ero quello che si era appena tormentato per un’ora discutendo con un uomo che in quel momento cominciava ad assomigliare ad un individuo sano. Infatti, non avevo fatto nulla. Era come se un peso che avevo portato per tutta la vita si fosse sollevato improvvisamente nel cielo grazie ad un pallone (ad aria calda), spedito lontano, per non ritornare più.</p>
<p>Tutti quegli anni avevo combattuto per diventare un essere umano migliore, più onesto e generoso – tutto quello sforzo che avevo fatto per rinunciare alle mie inclinazioni di superiorità, egoismo e aggressività – sono stati tutti una folle impresa, tutti stupidamente e senza necessità basati sull’idea importante che avevo un qualche controllo sul mio destino, e la meschina presunzione che quello che facevo importasse agli “altri”. Come avevo potuto essere così fuori strada?</p>
<p>Ma aspetta, non ero io neppure colui che fu condotto fuori strada! Come se si separassero le nuvole, all’improvviso ora vedo chiaramente, che quello che avevo pensato come “la mia vita” era stato solo un processo meccanico. La persona che pensavo di essere era solo una macchina. Ed il mondo nel quale pensavo di vivere non era, come avevo dedotto, un mondo di complessità umana, ma uno di meccanicistica semplicità, di ordine perfetto, un matematico svolgersi di programmi in movimento dall’inizio del tempo.</p>
<p>Come la clinica perfezione del piano scientifico di Dio iniziò ad aprirsi davanti a me, l’estatico trillo della libertà assoluta – dalla preoccupazione, dall’occuparsi, dall’obbligo, dalla colpa – iniziò a correre attraverso le mie vene come un torrente di fiumi senza argini. E con quello sopraggiunse una pace avvolgente, risuonante, un’assoluta mancanza di tensione, nel riconoscimento che non importa quale ambiguità apparente o quale incertezza potessi incontrare da lì in poi, non importa quali decisioni apparentemente difficili potessi incontrare, potevo sempre riposare con la certezza che qualsiasi scelta facessi era esattamente la scelta che Dio voleva che io facessi. Il misterioso senso di uno Sconosciuto che mi aveva trascinato per così tanto tempo era evaporato.</p>
<p>Gli altri nel caffè voltarono la testa mentre ridevo rumorosamente, una lunga risata di pancia, e riflettevo tra me e me che gioco fantastico sarebbe la vita se tutti capissero come va veramente, se ognuno potesse avere almeno un bagliore di come saremmo liberi, se vivessimo tutti sul Pianeta Advaita.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834013638">Nisargadatta Maharaj. Io sono quello. Astrolabio. 2001. ISBN: 8834013638</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8834012038">Ramesh Balsekar. La coscienza parla. Astrolabio. 1996. ISBN: 8834012038</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org<br />
</a>Traduzione di Nityama Elsa Masetti. Revisione di Toshan Ivo Quartiroli.<br />
Copyright per l&#8217;edizione italiana Innernet</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Feuforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>57</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>U.G. Krishnamurti, l&#8217;anarchico divino</title>
		<link>http://www.innernet.it/ug-krishnamurti-lanarchico-divino/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/ug-krishnamurti-lanarchico-divino/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 05:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[pratica spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[Sadhana]]></category>
		<category><![CDATA[U.G. Krishnamurti]]></category>
		<category><![CDATA[vedanta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=523</guid>
		<description><![CDATA[Per vivere, U.G. Krishnamurti usa quello che entra nella valigetta che porta in giro per il mondo. A 19 anni era già un oratore famoso e un bramino destinato a una grandezza senza precedenti, ma decise di abbandonare tutto. Autentico maestro dell&#8217;Advaita Vedanta (anche se non si definirebbe mai così), egli è un uomo senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="u g krishnamurti2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/u-g-krishnamurti2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/u-g-krishnamurti2.jpg" alt="u g krishnamurti2.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Per vivere, U.G. Krishnamurti usa quello che entra nella valigetta che porta in giro per il mondo. A 19 anni era già un oratore famoso e un bramino destinato a una grandezza senza precedenti, ma decise di abbandonare tutto. Autentico maestro dell&#8217;Advaita Vedanta (anche se non si definirebbe mai così), egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona libera.</p>
<p>È il 21 dicembre 2001 a Bangalore, nello stato indiano del Karnataka. La sera precedente ho incontrato la mia amica Kirsti nella polverosa strada all’esterno dell’ashram di Ramana Maharshi a Tiruvannamalai, nel Tamil Nadu. Kirsti, nata in Finlandia, è venuta in India venticinque anni fa per una vacanza di tre settimane, è diventata una sadhu e non ha mai più abbandonato il suolo indiano.</p>
<blockquote><p>«Ho appena sentito una voce. Indovina chi c’è a Bangalore?», mi chiede.<br />
«Non ne ho idea.»<br />
«Indovina», mi ha detto; «Egli è l’anarchico supremo».<br />
«Krishnamurti?», ho scherzato; «pensavo fosse morto».<br />
«L’altro», ha risposto; «U.G. Avrai sentito parlare di lui».<br />
«Solo di nome, in verità.»</p></blockquote>
<p>Ha sorriso in modo tale da rendermi molto curiosa. «Ti garantisco che non hai mai incontrato nessuno come lui», ha ridacchiato; «se vuoi sapere fino a che punto può spingersi un essere umano, devi semplicemente andare a vederlo».</p>
<p>Meno di dodici ore dopo sono a bordo del più economico e sgangherato autobus indiano in cui abbia mai messo piede, così male in arnese che avrebbe tremato per tutte e cinque le ore del viaggio. Seduta accanto alla mia amica sadhu, mentre la pioggia cade all’esterno (e talvolta anche all’interno del bus), sto andando a fare visita a U.G. Krishnamurti.</p>
<p>Kirsti disfa le valigie nella minuscola stanza che ho affittato per noi, mentre cerco di scrivere le domande da fargli, nel caso dovessi ottenere l’intervista per questo articolo.</p>
<p>«Faremo meglio a portare con noi il Rescue Remedy [fiori di Bach che sono di ausilio in caso di trauma], nel caso tu ottenessi il colloquio oggi stesso», dice Kirsti scherzando, ma non troppo.<span id="more-523"></span></p>
<p>Sono terrorizzata, anche se non so da cosa.</p>
<p>Ben presto vengo a sapere che U.G. non ha una vera e propria casa. Puoi incontrarlo solo se hai la fortuna di ricevere un messaggio da qualcuno che conosce qualcun’altro che sta da qualche parte. E anche allora, devi metterti alla ricerca dell’indirizzo che ti è stato dato e che nessun conducente di risciò sembra conoscere; poi, bisogna vedere se egli sta davvero là; infine, se ti riceverà o meno.</p>
<p>Dichiarato da ammiratori e avversari uno “jivan mukti”, un genio, un nichilista, U.G. respinge ogni definizione: “Sono solo un grande elefante che sta cercando un posto dove passare i miei ultimi anni”, mi ha detto; “prima consideravo il mondo intero la mia casa; ora, non mi sento più a mio agio da nessuna parte”.</p>
<p>Per vivere, U.G. Krishnamurti usa soltanto quello che entra nella valigetta che porta sempre con sé in giro per il mondo. All’età di 19 anni era già un oratore famoso, un bramino perfettamente istruito e un esperto di sanscrito e delle scritture, destinato a una grandezza spirituale e intellettuale senza precedenti; tuttavia, decise di abbandonare tutto. Ora, all’età di ottantaquattro anni, è stato “sulla strada” per più di 65 anni, evitando i potenziali discepoli, le organizzazioni che gli sorgono intorno e tutto ciò che possa far pensare a lui come a un guru.</p>
<p>Tra tutti gli insegnanti spirituali che affermano di non essere tali, giustificandosi “dharmicamente” dicendo che “non c’è nessuno che insegni” e “niente da insegnare”, ma raccogliendo allo stesso tempo grandi somme di denaro e un numero considerevole di “non-studenti”, U.G. è l’unico da me conosciuto che da questo punto di vista sia coerente. Egli non ha studenti, non ha un’organizzazione, ufficialmente non tiene discorsi da decenni, non raccoglie donazioni né ha la minima intenzione di farlo. Tuttavia, non può non trasmettere un insegnamento attraverso la radicalità del suo esempio.</p>
<p>Alle due e mezza del pomeriggio entriamo in un piccolo salotto di una casa alla periferia di Bangalore, e anche se non ho idea dell’aspetto di U.G., l’uomo dalla piccola statura e i capelli bianchi seduto sul divano è chiaramente la persona che siamo venuti a trovare. Indossa una giacca bianca, i capelli d’argento incorniciano una mascella chiaramente delineata, le guance sono accuratamente rasate, gli occhi profondi e marroni, il sorriso luminoso (si direbbe che gli siano appena cresciuti dei nuovi, bianchissimi denti).</p>
<p>Il primo pomeriggio con U.G. Krishnamurti lo trascorro ascoltando, tra la meraviglia e il piacere, le chiacchiere e le battute (mischiate a momenti di grande, spiazzante serietà) che scambia con le varie persone venute a trovarlo. Alcuni vengono a godere della sua compagnia, altri in cerca di risposte alle loro difficoltà spirituali e terrene, altri ancora per pura curiosità.</p>
<p>Quella notte riscrivo le mie domande, perché egli le ha già rese tutte inutili.</p>
<p>Per fortuna, gli anni passati con il mio insegnante spirituale Lee Lozowicz, il Baul americano insegnante della pazza saggezza, sono una buona preparazione a questo incontro. Avendo passato dieci anni con un insegnante noto per gli atteggiamenti che sfidano tutte le tradizionali idee occidentali sulla spiritualità, sono già deprogrammata quando U.G. mi dice: “Il tuo inglese è terribile!”, o “Sei il peggior tipo di intervistatore possibile. Sei piena di avidità! Ogni parola che mi dici, ogni domanda, è un’espressione della tua avidità! Qualunque cosa vuoi da me, è avidità! Ti garantisco che non hai mai avuto un pensiero originale in vita tua!”.</p>
<p><a title="UG Krishnamurti anarchico 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-1.jpg" alt="UG Krishnamurti anarchico 1.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Davanti a U.G. Krishnamurti non è possibile avere alcun appiglio, ideologico, emotivo o spirituale. La persona di U.G. è un rullo compressore che demolisce tutte le tendenze verso il materialismo spirituale, orientali e occidentali. Ogni intuizione spirituale, idea, maestro e possibilità può essere rapidamente cooptata dall’ego per rinforzare le sue difese, creando così un ego <em>spiritualizzato</em> che è ancora più difficile da eliminare.</p>
<p>Se dovessi descrivere il mondo in cui U.G. “insegna” alle persone, anche se egli lo negherebbe recisamente, parlerei di una demolizione totale di ogni ricerca religiosa e di ogni fantasia su ciò che è “spirituale”. Non parlo di una demolizione concettuale, ma di una distruzione vera e propria.</p>
<p>Per esempio, gli chiedo: «U.G., come…».</p>
<p>Mi interrompe subito:</p>
<blockquote><p>«Non appena dici “come”, sei in un concetto, e ne stai cercando un altro per sostituirlo.”<br />
«Ma come posso non farlo?»<br />
«Non cercare di non fare nulla!»<br />
«Ma…»<br />
«L’idea stessa che devi essere qualcosa di diverso da ciò che sei, l’idea che c’è qualcosa che puoi ottenere, tutto questo ti è stato messo dentro dall’esterno!»<br />
«Posso liberarmene?»<br />
«No! Non puoi liberarti di nulla.»<br />
«Ma come posso progredire sul cammino spirituale?»<br />
«Non esiste un cammino spirituale! Non c’è nulla al di fuori di te!»</p></blockquote>
<p>E poi:</p>
<blockquote><p>«Ma cosa consigli agli occidentali sul cammino?».<br />
«Lascia perdere tutto! Dimenticati del cammino spirituale.»<br />
«Ma con cosa lo sostituisco?»<br />
«Non sostituirlo con niente!»</p></blockquote>
<p>Poi: U.G. colpisce il tavolo con il pugno, in modo tanto violento che le ossa di un uomo robusto e molto più giovane di lui potrebbero rompersi. Nel far questo, urla: «L’unica ragione per cui questo fa male a certe persone è che alcuni ti hanno insegnato che questo è un tavolo e che esiste qualcosa chiamato “dolore”!».</p>
<p>E così passiamo il pomeriggio, interrotto da spuntini, dibattiti politici, produttori cinematografici e politici famosi venuti per ricevere questa bizzarra forma di “benedizione” e osservare la recita di U.G., intento a cacciare dalla stanza alcuni pretendenti discepoli e a distruggere i fondamenti psicologici e ideologici di altri. Le risate a crepapelle sono generali.</p>
<p><a title="UG Krishnamurti anarchico 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-2.jpg" alt="UG Krishnamurti anarchico 2.jpg" hspace="6" align="right" /></a>Tuttavia, mentre U.G. fa a pezzi senza pietà i paradigmi filosofici e spirituali dei pochi nella stanza abbastanza folli da affrontarlo, smantellando allo stesso tempo la loro personalità, il suo rispetto per la Forza Vitale che guida l’umanità è immenso. Le persone stupide e ignoranti che lo circondano sono la sua compagnia, ed egli è al loro servizio, giorno dopo giorno, senza ottenere niente in cambio. Gli altri insegnanti sono a disposizione in modo irregolare, tramite invito, pagamento o prenotazione. Quando U.G. è presente, è semplicemente presente, dieci o quindici ore al giorno, per rispondere a chiunque voglia sottoporsi al suo fuoco.</p>
<p>Benché ripeta di non avere nulla da offrire a nessuno, e di non voler cambiare, egli è pronto ad alzare la voce con una forza sconosciuta alla maggior parte dei suoi coetanei, urlando a squarciagola per la decima o ventimillesima volta alla persona davanti a lui, incapace di vedere il pantano della sofferenza che si crea da sola: “È molto difficile capire cosa sto dicendo! Stai ponendo domande alle quali hai già le risposte. Se non avessi la risposta, non potresti avere la domanda”. E poi: “Il fatto che la vita non abbia senso, scopo o importanza è qualcosa che non riesci ad accettare”.</p>
<p>U.G. Krishnamurti è un autentico maestro dell’Advaita Vedanta, anche se egli non si definirebbe mai così. Nella spiritualità occidentale, gli insegnanti della filosofia Advaita Vedanta spuntano con la stessa rapidità dei funghi. Centinaia di aspiranti neofiti spirituali operano sotto l’etichetta di “maestri Advaita”, predicando l’Advaita Vedanta, insegnandoci che l’«io-pensiero» è l’unico problema e dandoci tecniche per avere dei vaghi bagliori del non-io. Ma questa comprensione fondamentale, necessaria per erodere la falsa identificazione con la personalità egoica, va non solo intuita, ma anche integrata nella totalità del corpo, trasformando quest’ultimo in modo che la realizzazione diventi tacita e acquisita. Sfortunatamente, per la maggior parte delle persone l’intuizione resta a livello della mente, e poi dei ricordi. Dunque, quando viene trasmessa, è priva di quella profondità necessaria non solo per cambiare il comportamento o le conoscenze di base, ma anche la totalità dell’esistenza.</p>
<p>La comprensione di questo insegnamento, da parte di U.G., è tale che egli non si limita a esporlo, ma ne è un esempio vivente. Forse la mente rimane più impressionata da qualcuno che declami elegantemente: “Non esiste l’«io», ma solo la consapevolezza”, guardandoti con l’aria di chi sa il fatto suo, tranquillo, rilassato e avvolto da un’aura di austerità. Ma posso assicurarti che nulla di tutto ciò si trova in U.G. Egli non ti guarderà fisso negli occhi dicendoti che sei già una cosa sola con l’esistenza, ma esprimerà ugualmente l’essenza degli insegnamenti Advaita di tutte le epoche. Il silenzio e la spaziosità descritti da coloro che hanno realizzato i principi dell’Advaita si possono trovare nel vuoto dietro le sue parole, ovvero nel non-attaccamento totale alle sue stesse idee, nella sua capacità di parlare senza orgoglio, senza vanità e senza aggrapparsi a niente e nessuno.</p>
<p>Egli è anche un grande eretico, e per questo non piace a molti. A un certo punto dice che il Buddha era “il più grande ciarlatano mai esistito”, poi ci racconta che l’unico dio che ammira è Krishna, perché ebbe otto mogli e 16.000 concubine, mentre lui non riuscirebbe a reggere nemmeno una moglie. Ma questa è solo la superficie, e chi non percepisce cosa c’è sotto vede solo i propri concetti e manca completamente l’uomo. Influenzato dagli insegnamenti dei grandi maestri spirituali del mondo, tra cui Ramana Maharshi e J. Krishnamurti, U.G. ha praticato decenni di sadhana spirituale così dura che quasi nessun essere vivente riuscirebbe a immaginarla. Conosce gli dei tanto bene che durante la sua trasformazione gli archetipi sono entrati in lui, ed egli si è trasformato fisicamente in loro, uno dopo l’altro. U.G. è un uomo che ha sofferto, ha pregato, ha digiunato, ha vissuto come un senzatetto nelle strade di Londra per anni e ha attraversato un processo di trasformazione così fisicamente doloroso che ripete a tutti coloro che gli stanno intorno che nessuno vuole illuminarsi davvero, perché tale processo di trasformazione è quasi intollerabile. Il suo cinismo verso la vita spirituale è controbilanciato dalla saggezza; le sue critiche, dalla pura-conoscenza. Le sue parole e i suoi gesti sono finalizzati all’insegnamento, anche se egli non lo ammetterà mai.</p>
<p>U.G. è un uomo meraviglioso, perché è un esempio vivente della vera spontaneità. Il suo stesso essere contraddice tutte le idee sulla spiritualità, l’illuminazione, la religione e ogni altro tipo di immagine convenzionale. Negli ambienti spirituali viene spesso definito “maleducato”, “offensivo”, “arrogante”, “accondiscendente” e “blasfemo”, e in relazione al nostro stile di vita, al nostro pensiero e alle nostre azioni, egli è davvero tutte queste cose. Egli è un insulto per la mente piena di condizionamenti, e un Amante solo per la libertà completamente disadorna che esiste dentro ognuno di noi. Se esiste un’idea con cui siamo identificati, anche se grandiosa come il buddismo, la giustizia, Krishna, Dio o la vita spirituale, U.G. la prenderà sicuramente di mira. Quanti di noi sono pronti a sentire definire Gesù Cristo o il Buddha “ciarlatani”? O le donne “streghe che rovinano i loro figli”?</p>
<p>A questo punto, chi gli sta di fronte ha due possibilità: liquidarlo come un arrogante, freddo e presuntuoso cinico spirituale; oppure, guardare più in profondità negli insegnamenti cui sta facendo riferimento. U.G. insegna che il motivo per cui abbiamo la sensazione di essere carenti in tutto, o di aver bisogno di qualche fantasticata illuminazione, è il fatto che le religioni organizzate (tanto il buddismo quanto il cristianesimo) ci hanno insegnato che ci manca qualcosa. Quando egli critica le madri, ha di mira quel concetto della “proprietà” tra genitori e figli che si forma quando il figlio si sente dire: “Io sono tua madre”, creando l’illusione della separatezza tra di noi. Un’illusione per liberarci dalla quale dovremo lavorare per tutta la nostra vita spirituale.</p>
<p>U.G. Krishanmurti non è il mio maestro, e non ho interesse a elogiarlo o santificarlo. Ma poiché il mio lavoro è diventato intervistare insegnanti famosi in tutto il mondo, cercando di trovare tra i tanti fondi di bicchiere spirituali i pochi diamanti autentici, voglio rivelare chi è davvero l’uomo U.G. Krishnamurti: una rara gemma tra i maestri, una tra le più rare che abbia mai visto. Egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona davvero libera e disadorna.</p>
<p>Mariana Caplan, Ph. D., è autrice di sei libri, tra cui <em>Do you Need a Guru? </em><em>Understanding the Student-Teacher Relationship</em> in <em>an Era of False Prophets</em> (Thorsons, 2002), e <em>Halfway Up the Mountain</em>: <em>The Error of Premature Claims to Enlightenment </em>(Hohm Press, 1999). Collabora inoltre con molte riviste sulla spiritualità. Svolge una pratica di guida spirituale nella San Francisco Bay Area. <a href="http://www.innernet.it/wp-admin/if%28confirm%28%27http://www.realspirituality.com/%20%20%5Cn%5CnThis%20file%20was%20not%20retrieved%20by%20Teleport%20Pro,%20because%20it%20is%20addressed%20on%20a%20domain%20or%20path%20outside%20the%20boundaries%20set%20for%20its%20Starting%20Address.%20%20%5Cn%5CnDo%20you%20want%20to%20open%20it%20from%20the%20server?%27%29%29window.location=%27http://www.realspirituality.com/%27">www.realspirituality.com</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8888985212">U.G. Krishnamurti. Il coraggio di essere liberi dal passato. Jubal, 2004. ISBN: 8888985212</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8888985050">U.G. Krishnamurti. L&#8217;inganno dell&#8217;illuminazione. Jubal. 2003. ISBN: 8888985050</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8876160132">U.G. Krishnamurti. Liberarsi dalle illusioni. Macro Edizioni. 2004. ISBN: 8876160132</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. </a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">2001. ISBN: 1890772100</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright originale Mariana Caplan, per gentile concessione.<br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fug-krishnamurti-lanarchico-divino%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/ug-krishnamurti-lanarchico-divino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Strumenti per la maturazione dell&#8217;anima</title>
		<link>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 03:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Almaas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[Almaas]]></category>
		<category><![CDATA[Cartesio]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Diamond Approach]]></category>
		<category><![CDATA[Hameed Ali]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[oggettività]]></category>
		<category><![CDATA[psichedelia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[shakti]]></category>
		<category><![CDATA[soggettività]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/</guid>
		<description><![CDATA[Un&#8217;intervista ad Almaas sulla maturazione dell&#8217;anima da parte di Toshan Ivo Quartiroli. Tra i temi dell&#8217;intervista, quali gli strumenti esteriori e interiori che catalizzano la crescita dell&#8217;anima, come la mente può essere volta a questo scopo, i possibili ruoli di fattori esterni quali le sostanze neurochimiche o i mezzi tecnologici, quando e se la ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="almaas5.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas5.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas5.jpg" alt="almaas5.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Un&#8217;intervista ad Almaas sulla maturazione dell&#8217;anima da parte di Toshan Ivo Quartiroli. Tra i temi dell&#8217;intervista, quali gli strumenti esteriori e interiori che catalizzano la crescita dell&#8217;anima, come la mente può essere volta a questo scopo, i possibili ruoli di fattori esterni quali le sostanze neurochimiche o i mezzi tecnologici, quando e se la ricerca di noi stessi arriva a un termine e il ruolo della sessualità sul cammino.<span id="more-406"></span></p>
<p>Toshan Ivo: Vorrei farti qualche altra domanda sul tema dell’oggettività – soggettività nella nostra cultura. Cartesio ha detto che se l’uomo fosse liberato dalla prigione del corpo, troverebbe l’idea di Dio in se stesso. Sembra che la nostra cultura occidentale si basi sulla convinzione che ciò che è soggettivo e dotato di un corpo sia viziato all’origine; apparentemente, perdiamo la nostra natura divina quando diventiamo “personali” e soggettivi. Nella teologia cristiana, il male e il peccato sono attributi del libero arbitrio dell’essere umano, almeno originariamente. Dunque, secondo questa convinzione, quando gli uomini fanno le loro scelte soggettive, vanno contro la volontà di Dio. Mi chiedo se per molto tempo la nostra cultura non ha riconosciuto il valore della soggettività a causa di questa e altre convinzioni storiche, o se lo sviluppo dell’anima per sua natura richiede stadi in cui non assegniamo alla verità soggettiva il giusto valore.</p>
<p>Hameed Ali: Innanzitutto, non sono sicuro che in Occidente la pensino come te sulla concezione occidentale del personale e del soggettivo. In realtà, è l’Oriente che storicamente ha diffidato del personale e del soggettivo, dando più importanza all’impersonale. In Occidente sembrano essere esistite due concezioni sovrapposte: una diffidente del personale e del corporeo, come osserviamo nel pensiero greco e in seguito nel Cristianesimo; l’altra che esalta il personale, il corporeo e il soggettivo, come vediamo nell’arte e nella letteratura occidentale. La nostra scienza è più influenzata dalla prima corrente, come dimostra il tentativo di Cartesio di separare il soggetto dal mondo, per poter studiare quest’ultimo oggettivamente.</p>
<p>La mia opinione è che il punto di vista della scienza sul soggettivo è esatto, ma incompleto. È esatto nel senso che la nostra soggettività tende a oscurare le nostre percezioni e la nostra conoscenza, a causa delle inclinazioni e convinzioni personali. La psicologia moderna ha ampiamente confermato ciò tramite lo sviluppo dato da Freud alla nozione dell’inconscio, il quale influenza i nostri sentimenti, comportamenti e azioni senza che ce ne accorgiamo. In questo senso, penso che le varie tradizioni che hanno diffidato del soggettivo, sia occidentali sia orientali, hanno avuto un’intuizione profonda della soggettività dell’umanità.</p>
<p>In ogni caso, si tratta di un’intuizione incompleta della soggettività umana, perché se è vero che essa valuta correttamente la consapevolezza ordinaria dell’individuo, è anche vero che non tiene conto del potenziale della soggettività umana. Tale concezione non considera che questa soggettività prevenuta è la soggettività dell’ego, e che l’anima umana può essere libera dall’ego. La cultura occidentale apprezza l’individuale, il personale e anche il soggettivo, come vediamo nelle arti, nelle scienze e nella vita quotidiana degli occidentali. Ciò potrebbe considerarsi il risultato di un riconoscimento profondo, ma inconscio, del potenziale della soggettività umana. Tuttavia, non vediamo la presenza di una soggettività così aperta e bilanciata se non in stadi molto profondi di realizzazione, in cui l’anima non soltanto è connessa alla sua natura spirituale, ma ha portato avanti questa integrazione fino a sviluppare una persona reale ed essenziale.</p>
<p>Possiamo ipotizzare che sia l’Oriente sia l’Occidente avevano diffidato del personale e del soggettivo perché la gente aveva di essi una conoscenza prevenuta e non autentica. Ciò che è davvero soggettivo e personale – ovvero, il proprio essere autentico al di là delle influenze provenienti dall’esterno – è uno sviluppo raro e dunque prezioso. Ecco perché gli antichi insegnamenti si riferiscono a esso come alla <em>perla senza prezzo.</em></p>
<p>Toshan Ivo: Il <em>Diamond Approach </em>valorizza la mente ordinaria in quanto strumento per l’«inquiry», l’indagine. Quali sono le altre tradizioni che usano la mente in questo modo, e perché molti cammini mistici e spirituali considerano la mente un ostacolo alla verità e al raggiungimento di stati più elevati?</p>
<p>Hameed Ali: Nemmeno in questo caso la verità è così semplice. Le tradizioni spirituali in generale diffidano della mente individuale, perché quest’ultima tende a ostacolare l’apertura spirituale. La mente ordinaria è solitamente il supporto dell’ego, in quanto quest’ultimo è fondamentalmente un costrutto mentale basato sulle convinzioni e le conoscenze della mente. Ciononostante, la maggior parte degli insegnamenti spirituali impiega la mente nel tentativo di comprendere la condizione umana. Non direi che il <em>Diamond Approach</em> è il solo a usare la mente ordinaria; infatti, anche la maggior parte degli insegnamenti spirituali la usa, ma generalmente non estensivamente come fa il <em>Diamond Approach</em>. Quindi, penso che sia una questione di gradi. Anche la tradizione Zen, che è la più radicale e diretta per quanto riguarda l’eliminazione della mente ordinaria, la usa quando si tratta di parlare e comunicare.</p>
<p>Credo che la situazione sia più complessa di quanto appaia. La mente ha molte parti e qualità. Alcune di queste ultime sono indispensabili per la comprensione, la comunicazione e la sopravvivenza. Ma certe parti e qualità della mente contribuiscono alla creazione e al mantenimento dell’ego stesso. Alcuni insegnamenti tendono ad aggirare, evitare o eliminare la mente, a causa della sua connessione all’ego. Tuttavia, non possono fare a meno di usarla quando si tratta di pensare e comunicare. Alcune tradizioni usano la mente anche perché fanno ricorso alla logica e alla ragione, come certe scuole buddiste, induiste e cristiane.</p>
<p>Nel <em>Diamond Approach</em> usiamo la mente in modo più esteso, perché la nostra tecnica è quella dell’indagine sull’esperienza di ogni giorno. Nel tentativo di comprendere tale esperienza, abbiamo bisogno della ragione e della razionalità della mente. Inoltre, poiché in questo processo ci imbattiamo in una grande quantità di materiale dal passato, abbiamo bisogno di usare la memoria della mente e i suoi ricordi del passato.</p>
<p>La concezione del <em>Diamond Approach </em>è che la mente è una facoltà neutrale e che dipende da noi usarla come un sostegno all’apertura spirituale o come un ostacolo a quest’ultima. Inoltre, la mente normale è l’espressione esteriore di una profonda e fondamentale facoltà dell’anima, il suo intelletto o “nous”. Il nous, quello che chiamiamo la Guida di Diamante, è l’intelletto autentico, la facoltà di discernere che l’anima umana possiede in potenza. Più questo profondo elemento della nostra anima è attivo e integrato, più esso guida e permea il funzionamento della nostra mente normale. L’inquiry è una tecnica finalizzata allo sviluppo e la concretizzazione di questa possibilità.</p>
<p>Toshan Ivo: I bambini che non ricevono amore e affetto sviluppano quasi sempre problemi fisici e cognitivi. La verità può considerarsi un bisogno primario allo stesso modo dell’affetto? Non mi riferisco alla verità assoluta, ma anche alla semplice verità di tutti i giorni. Per esempio, Gregory Bateson riconobbe il problema del “double bind”,<em> il doppio</em> <em>vincolo</em> che può contribuire a provocare disturbi mentali, nei casi in cui una persona riceveva un messaggio ambiguo, specialmente se quest’ultimo includeva aspetti emotivi. Poiché la verità libera, in che modo l’anima viene deformata quando la verità non è presente nella società e nella famiglia?</p>
<p>Hameed Ali: L’assenza della verità nell’infanzia è una delle ragioni fondamentali per cui lo sviluppo normale della consapevolezza viene dominato dall’ego. L’assenza della verità consiste fondamentalmente nell’ignoranza e nella mancanza di esperienza da parte dei genitori della vera natura e delle sue varie qualità. È la mancanza di autenticità nella presenza e nel comportamento dei genitori che esercita un’influenza negativa sul bambino. Ma ciò non vuol dire che i genitori devono raccontare al bambino la verità così come la conosce un adulto, perché ciò potrebbe creare confusione. Si tratta più che altro della necessità da parte dei genitori di essere autentici e sinceramente affettuosi. Talvolta, ciò può voler dire che la verità in tutto o in parte non viene comunicata, perché per un bambino sarebbe troppo.</p>
<p>Ma l’abitudine di mentire ai bambini finirà con l’avere un impatto negativo. Alcuni psicologi ritengono che, a seconda dello stadio di sviluppo, i bambini hanno bisogno di alcune illusioni per riuscire a sopravvivere. Penso che molte di queste cosiddette illusioni sono in effetti vere, ma gli psicologi le considerano illusioni. Per esempio: la condizione della prima infanzia in cui il bambino si sente connesso alla madre, come se formassero un campo continuo di esperienza, quella che viene chiamata <em>unità duale</em>… Gli psicologi credono che si tratti di un’unione illusoria, non autentica, ma per chi sa vedere essa non è un’illusione, bensì l’esperienza effettiva del neonato, e le cose stanno così anche per la mente non modellata dall’ego e dalle sue convinzioni.</p>
<p>Toshan Ivo: Lavorando sul mio condizionamento, e condividendo con altre persone sulla Via, noto che talvolta i condizionamenti collettivi e storici di una certa nazione o di un certo tipo possono essere più radicati di quelli individuali. Le due forme di condizionamento sono intrecciate, ma quello collettivo sembra più inconsapevole e difficile da cogliere. I due tipi di condizionamento vanno affrontati allo stesso modo o quello collettivo richiede un approccio particolare?</p>
<p>Hameed Ali: Il condizionamento collettivo non è solitamente più radicato di quello individuale, a meno che non siamo di fronte a circostanze insolite, come nel caso di una società che stia attraversando una lunga guerra. Ma ordinariamente anche il condizionamento culturale è parte di quello individuale, ovvero accade attraverso la consapevolezza individuale e fa parte del condizionamento di quest’ultima.</p>
<p>Il condizionamento culturale è solitamente sottile e fa da sfondo a quello individuale. Questo è il contesto emotivo e mentale in cui il bambino vive e cresce, e viene assorbito senza alcun riconoscimento consapevole. È più difficile da riconoscere e osservare, perché si ha la tendenza a considerarlo parte della realtà. Di solito, non occorre lavorare sul condizionamento culturale in modo particolare, né c’è bisogno di mettersi a cercarlo. Lavorando sul condizionamento individuale, la dimensione culturale comincia ad affiorare da sé, poiché fa parte dell’impalcatura del condizionamento individuale. Ordinariamente, essa non si presenta fino a quando non si è profondamente liberi dal proprio condizionamento individuale.</p>
<p>In particolare, per affrontare il condizionamento culturale, raccomando una cosa: viaggiare in culture molto diverse e fare esperienza direttamente e personalmente delle differenze.</p>
<p>Toshan Ivo: Sin dall’antichità, sembra che l’umanità abbia espresso il bisogno di andare “oltre”, non solo attraverso pratiche spirituali, ma anche attraverso l’uso di sostanze psichedeliche. Le persone che percorrono quest’ultimo cammino in un contesto sacro o talvolta anche profano, parlano di stati che sembrano molto vicini a quelli mistici, come la fusione con il tutto. Secondo te, quali sono le differenze tra gli stati prodotti dal lavoro spirituale e quelli generati dall’uso di sostanze? Esistono rischi connessi a queste ultime?</p>
<p>Hameed Ali: In generale, le sostanze psichedeliche alterano il cervello in modo da permettere di sperimentare le cose senza i filtri consueti, oppure di avere esperienze più intense e acute. Ciò vuol dire che le esperienze spirituali generate da quelle sostanze sono uguali a quelle provocate dalla pratica spirituale; in effetti, la sostanza compie il lavoro della pratica.</p>
<p>Una prima differenza non sta nel tipo di esperienza, ma nel fatto che essa accade nonostante i propri filtri, senza aver lavorato su di essi. Ciò dà una sensazione di maggiore perdita di controllo o di scelta, e può rendere l’esperienza molto più emotivamente intensa ed esplosiva.</p>
<p>Penso che un primo, possibile rischio è quello della dipendenza dalla sostanza. Usando quest’ultima, non esercitiamo né sviluppiamo i muscoli dell’anima. Ci apriamo senza diventare spiritualmente maturi, e ciò può avere conseguenze serie per il proprio cammino spirituale.</p>
<p>I rischi più noti sono i danni fisiologici al cervello o al sistema nervoso, che possono insorgere in caso di uso prolungato di alcune sostanze.</p>
<p>Toshan Ivo: Il <em>Diamond Heart</em> si basa sull’osservazione e include l’interiorità nel processo di inquiry. È possibile un nuovo metodo scientifico che includa sia l’approccio soggettivo sia quello oggettivo? Un metodo che, operando sui dati, fornisca conclusioni valide come quelle del metodo scientifico tradizionale?</p>
<p>Hameed Ali: Penso che questa sia una cosa su cui lavorare. Non c’è una risposta semplice alla tua domanda. Questo nuovo metodo può richiedere molto tempo per venire sviluppato. So che l’aiuto che la guida di diamante può darci in termini di ricerca, indagine, discernimento, analisi, sintesi e così via può essere molto utile in qualsiasi campo di ricerca; ma perché questo avvenga, il ricercatore deve integrare questa facoltà spirituale nel suo lavoro. Non importa l’area di studio, perché stiamo parlando di una migliore intelligenza, discriminazione, chiarezza, penetrazione, sintesi ecc.: tutte qualità che possono trovare applicazione in qualsiasi ramo della scienza.</p>
<p>Integrare questa facoltà richiede chiarezza e oggettività personali, ovvero bisogna riconoscere in che modo i nostri pregiudizi soggettivi influenzano le osservazioni e i pensieri. Non è facile, comunque, integrare questa facoltà in modo completo o profondo; sono necessari maturità spirituale e un lavoro costante per applicare questa facoltà.</p>
<p>Toshan Ivo: La neuroscienza e le conoscenze sul cervello si stanno espandendo. Lo stesso Dalai Lama è attivamente impegnato nello studio dei punti di contatto tra le neuroscienza e gli antichi insegnamenti tibetani sulla mente e la meditazione. Nel tuo libro <em>The Inner</em> <em>Journey Home</em> scrivi: “È anche possibile che la vita biologica sia uno degli stadi dello sviluppo dell’anima: è necessario, ma è solo uno stadio”. Hans Moravec immagina un incontro tra informatica, nanotecnologia e bioscienza in grado di cambiare la nostra definizione dell’essere umano. Prevedi che un giorno sarà possibile fare il lavoro su noi stessi con l’ausilio di sostanze biochimiche e “neurosupporti” tecnologici (per esempio, la versione futura di apparecchiature già oggi in grado di alterare le frequenze del cervello)? Lo sviluppo dell’anima può essere facilitato o guidato dalla tecnologia? Quali prevedi che saranno gli stadi della crescita?</p>
<p>Hameed Ali: Perché no? L’anima umana, che è la sede della consapevolezza e delle sue facoltà, opera attraverso il corpo, e dipende dalla condizione di quest’ultimo per funzionare. Non vedo ragioni per sostenere che il miglioramento della condizione del corpo attraverso la tecnologia non possa aiutare lo sviluppo dell’anima. Non ho idea degli stadi della crescita a questo proposito: dipenderanno dal tipo di miglioramento che le tecnologie apporteranno e da quanto incideranno sul normale funzionamento fisico. È più probabile che gli stadi saranno gli stessi, ma l’anima potrebbe riuscire ad attraversarli con più facilità, ricevendo più sostegno.</p>
<p>A ogni modo, non mi piace l’idea che la mia realizzazione accada senza che io eserciti i miei muscoli spirituali, in quanto gran parte della gioia del lavoro spirituale sta nel lavoro stesso. Sono le scoperte senza fine a costituire la vera gioia della vita e l’entusiasmante estasi del viaggio.</p>
<p>Toshan Ivo: Apparentemente, la sessualità non costituisce un “capitolo a sé” negli insegnamenti del Diamond Approach, ma sembra inclusa del modello generale dell’anima. In che modo questa potente energia – che può avere molti diversi effetti sull’anima – viene trattata nell’insegnamento, e perché a essa non viene data molta importanza?</p>
<p>Hameed Ali: Forse avrai osservato che il Diamond Approach non dà un’importanza speciale a nessuna area particolare della vita. Esso affronta i fondamenti dell’esperienza, a prescindere dalle varie aeree della vita. La sessualità, il lavoro, la creatività ecc., sono aree particolari della vita, e anche se lavoriamo con esse, non è normale per noi sottolinearne una anziché un’altra.</p>
<p>Gli insegnamenti che mettono in evidenza la sessualità, in realtà mettono in evidenza l’energia sessuale, e a un livello più fondamentale la dimensione dell’energia. La sessualità è un modo di lavorare con l’energia. Nel Diamond Approach c’è una parte dell’insegnamento dedicata alla dimensione dell’energia, quella che chiamiamo la dimensione “shakti”. In essa troviamo insegnamenti su come sperimentare, riconoscere e lavorare con la shakti, affrontando tutti gli argomenti correlati. La maggior parte degli studenti non ha familiarità con questa parte dell’insegnamento.</p>
<p>Il Diamond Approach contiene anche un insegnamento tantrico, ma è piuttosto avanzato e non è ciò che la maggior parte della gente intende per <em>tantra.</em> Esso include la sessualità, ma non si identifica esattamente con il sesso.</p>
<p>Toshan Ivo: Nel corso del “lavoro”, del cammino di auto-scoperta, possono esserci stadi in cui ci si sente lontani dall’insegnamento e dalle pratiche. Esistono insegnanti spirituali, soprattutto nell’area neo-advaita, secondo i quali “non c’è bisogno di praticare o cercare”, perché siamo già “a casa”. C’è uno stadio in cui la ricerca termina davvero? Se sì, come possiamo sapere che questa è davvero la fine della ricerca e non un trucco dell’ego per la propria sopravvivenza?</p>
<p>Hameed Ali: Nel Diamond Approach c’è uno stadio in cui la ricerca finisce. Sappiamo che quella è la fine della ricerca, perché c’è il riconoscimento certo di essere arrivati a casa. Una delle conseguenze di tale arrivo è il riconoscimento che la ricerca è finita: non c’è più bisogno di cercare alcunché, né c’è più qualcuno che stia cercando.</p>
<p>Questo in genere non accade spontaneamente; senza pratica, di solito non arriviamo a questi livelli. Può succedere, ma per la maggior parte delle persone, senza la pratica, è solo una vana speranza. È vero che questa è la nostra casa primordiale e che in un certo senso siamo già in essa, ma la nostra anima non ne è consapevole, né può esserlo se non matura. Senza maturazione, è possibile avere un bagliore della casa, ma non dimorare in essa. Conosco bene alcuni insegnamenti neo advaita, e penso che molti di essi semplicemente non conoscono il nostro potenziale spirituale. Di solito, essi colgono una dimensione della natura autentica e parlano come se essa esaurisse tutta la realtà, senza riconoscere la ricchezza del nostro potenziale. Per esempio, questi insegnamenti non conoscono o riconoscono la natura dell’anima, così come noi la intendiamo nel Diamond Approach.</p>
<p>Per maggiori informazioni su libri e articoli di Almaas, <a href="http://www.ahalmaas.com/">http://www.ahalmaas.com/</a><br />
Il sito della scuola Ridhwan:<a href="http://www.ahalmaas.com/"> http://www.ridhwan.org</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830873%20">Almaas. Essenza. Il nucleo divino nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830873</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830776">Almaas. Il cuore del diamante. Elementi del reale nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830776</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887183125X">Almaas. L&#8217;elisir dell&#8217;illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X</a></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1590301099/innernet-20">Almaas. Inner Journey Home: The Soul&#8217;s Realization of the Unity of Reality. Shambhala. 2004. ISBN: 1590301099</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713046/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 2 The Freedom to Be. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713046</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713054/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 3: Being and the Meaning of Life. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713054</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713119/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 4: Indestructible Innocence. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713119</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713143/innernet-20">Almaas. Facets of Unity: The Enneagram of Holy Ideas. Diamond Books. 2000. ISBN: 0936713143</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713089/innernet-20">Almaas. Luminous Night&#8217;s Journey: An Autobiographical Fragment. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713089</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628599/innernet-20">Almaas. Spacecruiser Inquiry: True Guidance for the Inner Journey. Shambhala. 2002. ISBN: 1570628599</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/093671302X/innernet-20">Almaas. The Pearl Beyond Price: Integration of Personality into Being, an Object Relations Approach. Shambhala. 2000. ISBN: 093671302X</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713097/innernet-20">Almaas. The Point of Existence: Transformations of Narcissism in Self-Realization. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713097</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713062/innernet-20">Almaas. The Void: Inner Spaciousness and Ego Structure. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713062</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713070/innernet-20">Almaas. Work on the Superego. Diamond Books.1992. ASIN: 0936713070</a></p>
<p>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright: Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fstrumenti-per-la-maturazione-dellanima%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/strumenti-per-la-maturazione-dellanima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>91</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Essere tutt’uno, vivere con Advaita, intervista con Madhukar</title>
		<link>http://www.innernet.it/essere-tutt%e2%80%99uno-vivere-con-advaita-intervista-con-madhukar/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/essere-tutt%e2%80%99uno-vivere-con-advaita-intervista-con-madhukar/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 16:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Thomas Klein</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[autoindagine]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Kundalini]]></category>
		<category><![CDATA[Madhukar]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nirvana]]></category>
		<category><![CDATA[Papaji]]></category>
		<category><![CDATA[Ramana Maharshi]]></category>
		<category><![CDATA[Sadhana]]></category>
		<category><![CDATA[samadhi]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sri Aurobindo]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=959</guid>
		<description><![CDATA[Madhukar, come definirebbe il Suo messaggio in poche parole? Che ogni persona, indipendentemente delle sue circostanze di vita, è libertà e pace. È allo stesso tempo anche il messaggio fondamentale di Advaita? Sì, il messaggio di Advaita è: Tu sei Questo! Essere tutt’uno, Essere qui. Il Questo comprende tutto. Nella nostra cultura e nella tradizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/07/madhukar.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-960" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="madhukar" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/07/madhukar.jpg" alt="" width="180" height="235" /></a><strong>Madhukar, come definirebbe il Suo messaggio in poche parole?</strong></p>
<p>Che ogni persona, indipendentemente delle sue circostanze di vita, è libertà e pace.</p>
<p><strong>È allo stesso tempo anche il messaggio fondamentale di Advaita?</strong></p>
<p>Sì, il messaggio di Advaita è: Tu sei Questo! Essere tutt’uno, Essere qui. Il Questo comprende tutto. Nella nostra cultura e nella tradizione cristiana il Questo viene chiamato Dio, l’intero universo. Nella tradizione dell’Advaita il Questo viene descritto con “Sat-Chit-Ananda”. Si traduce generalmente con esistenza-coscienza-beatitudine. Secondo la mia esperienza, anche la beatitudine è solo un’apparenza di corpo e mente.</p>
<p>La pace è verità assoluta: questo è conoscenza vera. Perciò descriverei il Questo con: esistenza-coscienza-pace. Advaita è una direzione filosofica e la filosofia non può mai spiegare realmente l’Essere o l’esperienza dell’Essere, ma può solamente provare a interpretarlo. La verità assoluta è che la Divinità è già qui. Non viene da fuori, ma esiste in ognuno di noi. Non c’è separazione. Solo Essere. Non esiste dualità. Questa è l’essenza dell’Advaita. La parola del Sanscrito indo-germanico significa letteralmente “non-dualità”.</p>
<p><strong>Lei chiede alle persone che L’ascoltano di indagare sé stessi. Cos’è la sostanza dell&#8217;autoindagine? Come la si pratica?</strong></p>
<p>Non esigo niente dalla gente. Ma presuppongo che vengono nelle mie riunioni perchè vogliono sentire la verità assoluta, riconoscere chi sono. Perciò consiglio l’autoindagine. Tra l’altro la parola autoindagine secondo me è più adatta che autoricerca, perché la ricerca secondo la nostra comprensione è legata con attività.</p>
<p>Autoindagine significa due cose: per prima cosa tratta del Sé. Il Sé ha sempre a che fare con me stesso. Il Sé viene definito dalla scienza moderna come concetto per descrivere quello che è la nostra coscienza, la consapevolezza conscia. Gli scienziati, i neurologi e psicologi non sanno con certezza, se si tratta di una coscienza personale o se, in realtà esiste una coscienza assoluta, la quale viene percepita solo tramite l’identificazione del corpo e della mente come coscienza individuale. L’Advaita si riferisce al Sé già da millenni di anni.</p>
<p>In secondo luogo, l’autoindagine ha a che fare con la ricerca della sorgente dell’Essere. L’orientamento su questo non lo vedo come ricerca con la mente, ma più come un risveglio permanente dal nostro sogno quotidiano, il sogno di una realtà apparente: arrivare Qui e raggiungere la verità assoluta. Essere qui. La verità assoluta per me è qualcosa di molto naturale. Nella terminologia dell’Advaita chiamiamo questo Sahaja Samadhi, Essere naturale. E siccome so che ciascuno è Questo, è possibile per ognuno conoscerlo.<span id="more-959"></span></p>
<p><strong>Nelle antiche tradizioni di saggezza spesso mettevano condizioni per aprirsi ad una via o per praticare una via di saggezza particolare. Come funziona l’autoindagine? La possono fare tutti? Sono necessarie particolari condizioni fisiche, mentali o morali?</strong></p>
<p>Non è compito mio dire alla gente: “Dovete fare questo o quello e soltanto allora potrete riconoscere chi siete”. Non vorrei appesantire nessuno con condizioni morali o etiche. Ciascuno di noi ha già in base alla sua educazione e cultura certi concetti etici e vive conforme a questi o li contravviene. Qui però non si tratta di morale, ma di riuscire a capire, chi “è” realmente presente. Per questo non c’è bisogno di particolari presupposti.</p>
<p>È sufficiente il desiderio ardente di libertà. Se la libertà esiste veramente, deve essere qui e adesso. Se la verità esiste, deve essere qui e adesso. È dimostrato dalla storia che sia uomini non etici, che quelli che erano considerati moralmente superiori, si sono risvegliati, completamente indipendente dalla loro vita precedente.</p>
<p>Se il risveglio li ha resi uomini “migliori” – bene, però questo non è essenziale. Si tratta della conoscenza di se stessi. E questo è possibile, indipendentemente di ogni condizione.</p>
<p><strong>Evidentemente alla maggior parte degli uomini risulta difficile risvegliarsi spontaneamente. Ci sono degli ostacoli. Lei a cosa riconduce che la sola informazione non basta per il risveglio? E secondo Lei cos’è necessario per superare questi ostacoli?</strong></p>
<p>L’ostacolo è l’identificazione con il corpo e la mente. Nel caso di un neonato questa identificazione ancora non c’è. Si potrebbe dire che ci viene insegnata. E più tardi questo insegnamento diventa realtà e gli uomini pensano di essere questa persona, che in realtà non è nient’altro che un collegamento complesso di pensieri e sentimenti.</p>
<p>È utile l’autoindagine con la semplice domanda “Chi sono io?” Erroneamente si pensa che l’autoindagine sia un esercizio per arrivare ad un certo stato o che sia la meta del risveglio. In realtà però è così, che l’autoindagine serve a smascherare gli ostacoli che ci fanno pensare, che non siamo liberi. Inoltre è molto utile il contatto con un risvegliato.</p>
<p><strong>Come si distingue allora la percezione di un risvegliato da una persona normale? Percepisce il mondo che lo circonda in modo diverso?</strong></p>
<p>La differenza è nell’identificazione accennata. Il risvegliato è il Sé. Invece la persona normale si identifica completamente con la sua percezione di corpo e mente, con le sue emozioni e il suo umore. Si potrebbe addirittura dire che è dipendente dai suoi succhi corporei, prigioniera delle reazioni biochimiche del suo cervello. Anche questa persona sorge dal Cuore, però è identificata con il pensiero dell’Io. Invece il risvegliato ha realizzato senza dubbi che è Questo, l’eterno, dove tutto ha luogo. Però, non è che vada per le strade e che mi dica sempre “Sono l’eterno, nel quale tutto succede”, ma l’essere qui è del tutto naturale.<br />
Non c’è una separazione fra l’eterno e le manifestazioni della persona comune.</p>
<p>Come sappiamo, ognuno di noi vede il mondo in modo soggettivo e ciò nonostante partiamo da una realtà fissa, esistente e oggettiva. Anch’io percepisco il mondo con le sue bellezze e le sue sofferenze. Ma la coscienza dell’esistenza propria, del Sé, il quale non è influenzabile, è semplicemente più forte. La verità è di una grande chiarezza e naturalezza.</p>
<p><strong>Il risveglio è un processo o un momento? Può descrivere il prima e il dopo della Sua esperienza?</strong></p>
<p>Finché Lei pensa di essere in un processo, sembra come se fosse parte di questo processo. Tra illusione e verità, tra vita quotidiana e realtà, sonno profondo, sogno, stato di veglia, chi lo percepisce? Nel momento in cui Lei si è risvegliato, si rende conto che è sempre stato sveglio, che non è mai stato altro che questa presenza e che aveva solo orientato la Sua attenzione ad apparenze. Vorrei compararlo con la nostra percezione del sole. Come sappiamo, il sole splende sempre. In caso di una giornata nuvolosa però diciamo: “Il sole non c’è”. Peró il sole c’è sempre. Solo che tra noi e il sole si sono messe delle nuvole.</p>
<p>Quando le nuvole scompaiono, si dice: “Il sole splende”. Così diciamo anche al mattino: “Il sole sorge”. Ma in realtà la sera noi ci giriamo dall’altra parte e al mattino ci rivolgiamo di nuovo verso di esso. Anche quello che viene definito risveglio è sempre stato. In realtà non esiste un risveglio. Se esistesse un risveglio, significherebbe che prima non eravamo risvegliati. In realtà la libertà è sempre qui. Lei si rende conto che nella Sua vita è stato sveglio in molti momenti, però che non ha riconosciuto senza dubbio cos’è la realtà. Nessuno Le ha assicurato: la verità è adesso! Il vero Sé è adesso! Se si risveglia, allora riconoscerà che è sempre stato sveglio. Non esiste nient’altro.</p>
<p><strong>Come ha vissuto questo momento del risveglio? Come una conseguenza dei Suoi sforzi? Oppure a cosa ha collegato il fatto che ad un certo momento si è risvegliato?</strong></p>
<p>Io lo riconduco alla grazia. Gli sforzi sono solo apparenti. Per la persona questi sforzi magari sono stati necessari, ma non per Questo che sono io. Quello che sono non ha bisogno di nessun sforzo. Attraverso la grazia ho seguito il desiderio di libertà, ho seguito la chiamata del mio Maestro. Perché quando ho sentito il suo messaggio per la prima volta, è stato riportata da uno yoghi che parlava negativamente di Papaji, che dava un cattivo giudizio di questo Maestro a me ancora sconosciuto. Non mi sono lasciato influenzare da questa opinione, ma dal messaggio di libertà di Papaji: “Sei già libero, non devi fare niente, non devi meditare, nessun Sadhana , nessun esercizio spirituale è necessario”. Fu come un fulmine. Chiarissimo. Potevo solo dire: “Sì, sì, sì!” Perchè?</p>
<p>Anche io come molti altri, mi ero sforzato, come yoghi mi alzavo presto ogni mattina e facevo i miei esercizi, meditavo, per anni, decenni. Ho riconosciuto che tutto questo mi ha portato delle esperienze meravigliose, alle quali aspirano gli uomini spiritualmente interessati, come illuminazione, esplosioni energetiche, stati trascendentali, esperienze di morte, percezioni extracorporee, quindi varie realtà della coscienza, ecc. Però non mi era stato possibile la cognizione vera e propria di sapere chi sono. Ero stanco di esercitare, di tutta questa pratica, di questa ricerca nella cristianità, nello sciamanismo, nel buddhismo, nel tantra, nella filosofia.</p>
<p>Volevo la libertà. E se veramente Lei aspira alla libertà e sente questo messaggio di libertà, allora è un riconoscere immediato. Di conseguenza ho voluto incontrare subito questo guru. Ho preso il primo treno e ho viaggiato per 42 ore attraverso tutta l’India. Arrivato a Lucknow, mi sono reso conto che non sapevo neanche dove abitasse. Conoscevo solo il suo nome, Papaji, che non era il suo nome di famiglia, ma il titolo di onore “Padre venerando”. Ciò nonostante lo trovai in breve tempo, e al nostro primo incontro cadde da me un grande peso, tutto il passato, tutto quello che avevo imparato, tutta l’esperienza spirituale. Non l’ho considerato subito come il mio Maestro, questo diventò così poco a poco, nel praticare quello che mi consigliava, così tutto avvenne come doveva.</p>
<p><strong>Non si potrebbe dire che i Suoi sforzi anteriori sono stati proficui per il Suo risveglio, così come lo descrivono i metodi yoga tradizionali? Nella sua breve biografia ho potuto leggere che ha avuto delle esperienze Kundalini, e tradizionalmente l’illuminazione è vista come punto d’arrivo di queste esperienze.</strong></p>
<p>Nel percorso Yoga Samadhi è la meta. Esperimentare Samadhi è molto raro e meraviglioso, però si tratta ancora di stati. Ci sono dei yoghi potenti che sanno controllare il loro corpo e la loro mente, però non hanno necessariamente riconosciuto chi sono. Sembra come se gli sforzi o le cosiddette vie spirituali avessero portato al risveglio. Però in realtà è grazia e la presenza del Maestro. È ovvio che la via spirituale per molti è solo un rinvio che li ostacola nel riconoscere quello che è già qui! Le persone si sforzano, ma così la verità viene solo rinviata.</p>
<p>La verità è già qui. Perchè dobbiamo fare esercizi per questo? Perchè? Perchè pensiamo che ci sia un’impurezza nel corpo o nella mente, che questa o quella relazione debba essere ancora chiarita, che questo o quello dell’infanzia o del rapporto genitori-figli debba essere aggiustato, ecc? Fatto è: il Sé non è mai stato toccato da relazioni o esperienze. Il Sé è assolutamente intatto, assolutamente puro. Sempre qui, sempre adesso.</p>
<p><strong>Ci può essere ancora uno sviluppo per la persona quando ha riconosciuto Questo?</strong></p>
<p>Per la persona potrà esserci uno sviluppo, per il Sé no.</p>
<p><strong>Che cosa vuole dire per Lei sviluppo?</strong></p>
<p>Io penso a due saggi che hanno vissuto molto vicino, Sri Ramana Maharshi e Sri Aurobindo. Avevano realizzazioni simili, ma nella loro dottrina, se nel caso di Ramana si può parlare di una dottrina, Ramana ha vissuto il Sé come statico, mentre Aurobindo dopo il Nirvana ha riconosciuto ulteriori livelli di sviluppo della coscienza.</p>
<p>Sri Aurobindo pensa che il divino venga dall’alto, scenda verso livelli di coscienza inferiori e risalga poi di nuovo. Presuppone quindi un processo. La mia cognizione non è così, perché la verità assoluta non conosce questo processo, solo corpo e mente conoscono processi. Sarà servito a Sri Aurobindo e ai suoi praticare questo. È verità assoluta? Verità è che il divino è già qui e non viene da fuori, ma è in ognuno di noi.</p>
<p><strong>La via spirituale viene spesso paragonata con un affinamento della personalità. Avviene un cambiamento nella psiche, nella mente, quando uno si è risvegliato? </strong></p>
<p>Non si può generalizzare. Ci sono delle forme diverse: persone che dopo il loro risveglio si sono ritirate totalmente. Altri hanno trascurato il loro corpo e vissuto come selvaggi. Ramana Maharshi invece si è messo a disposizione 24 ore al giorno per le persone che venivano da lui e ha condotto una vita molto pura. Secondo la mia esperienza, se qualcosa si deve raffinare o cambiare, succede da solo. Specialmente se è ancorato nell’autoindagine.</p>
<p>Il mio Maestro mi diceva: “You don’t need to change anything” (Non devi cambiare niente). Lo sforzo di essere una persona migliore è sicuramente nobile, ma purtroppo non garantisce il risveglio. Esiste un detto di Buddha: “Per riposare nel Sé è più benefico il tempo che una formica richiede per camminare dalla punta alla radice del naso che tre vite piene di buone azioni.” Quindi anche il fondatore del buddismo, per il quale comprensione e buone azioni sono fondamentali, dichiara che il soffermarsi nel Sé è la cosa più importante.</p>
<p><strong>Qual è la sua motivazione per comunicare? Lei comunica attraverso le Sue riunioni o Satsang che hanno una struttura precisa; vorrei quasi dire che sono un rito. Perché proprio in questo modo? Ha preso questo dal suo Maestro? Le sembra efficace?</strong></p>
<p>È efficace! La grande gratitudine che molti mi esprimono per ciò che gli succede, dimostra senza ombra di dubbio: gli incontri sono benefici. Io non ho motivazione. Tutto succede semplicemente. Avvolte dico scherzando: “Io sono uno schiavo del mio Maestro”. Forse posso spiegarlo con il concetto d’onore delle antiche tradizioni di indiani e germani: se una persona ti ha salvato la vita, gli eri obbligato per tutta la vita. Originariamente non avevo il desiderio di vivere ed agire come lo sto facendo adesso.</p>
<p>Quando andai da Sri Poonjaji, avevo solo il desiderio concreto di essere libero. Tutto il resto è capitato da solo. Dopo due anni, Papaji mi ha predetto in un Satsang che molte persone, “tutto il mondo” come diceva lui, sarebbero venute da me. Se ci penso, devo dire che all’epoca mi sembrava irreale – e neanche attraente. Cos’è successo alcuni anni più tardi? Sono stato invitato a tenere Satsang da gente che si sentiva attratta da me, e ho accettato gli inviti. Così si sono sviluppate sempre di più queste tournée annuali di incontri, e migliaia di persone condividono queste riunioni con me. E mi piace così com’è.</p>
<p>Per quanto riguarda la forma del Satsang non vedo nessun motivo di cambiarla. La forma non è così importante. Quello che si rivela nel Satsang, quello che succede, è l’essenziale: meraviglioso e indescrivibile. La forma invece è molto semplice: da una parte il silenzio e dall’altra il dialogo. Il dialogo serve a chiarire domande e dubbi. È bene se le persone chiariscono i loro dubbi. La chiarezza è meravigliosa. La chiarezza è la chiave per il paradiso. Perchè il silenzio è una componente importante delle riunioni? Solo nel silenzio la verità si può rivelare.</p>
<p>Inoltre esprimo all’inizio del Satsang, secondo una tradizione antichissima, il desiderio del Gayatri-mantra: che tutta l’umanità, che tutte le creature trovino la pace. Nonostante che da migliaia di anni vediamo che il mondo non è in pace, continuiamo a desiderarlo. Prima di tutto intono un OM. Questo mantra già mi rallegrava e affascinava quando 25 anni fa venni in India per la prima volta. Secondo la sapienza vedica in questo suono si manifesta l’intero universo.</p>
<p>Nell’attuale cultura giovanile questa lettera, il logo di questo mantra, è molto popolare. Anche il mio Maestro ha cantato l’OM e ha parlato del suo grande effetto. Questo mantra è un suono universale, che suona anche nella religione cristiana in forma di un amen e nel buddismo come aum, nell’islam come amin.</p>
<p>Per il resto la forma del satsang è abbastanza libera. Certe volte può essere molto divertente e abbastanza sciolta e avvolte invece l’atmosfera è più sacra. Si balla con musica leggera, si ride, si piange, dipende. Però: un buon vino gusta meglio bevuto da un bicchiere di cristallo che da un bicchiere di plastica. Anche se la forma non è prioritaria, viene percepita superficialmente per prima. In realtà si tratta di qualcos’altro, cioè della conoscenza di sé stessi in chiarezza e amore.</p>
<p><strong>Lavora consapevolmente con una forma di energia che trasmette alle persone? Lei guarda a lungo negli occhi. Ci sono molti momenti di silenzio. Esiste un impulso consapevole in direzione delle persone per aiutarle? Riconosce se qualcuno si risveglia? Succede consapevolmente qualcosa in Lei?</strong></p>
<p>Noi tutti siamo energie. Se sa questo, non c’è più bisogno di lavoro. Aiuto e grazia scorrono senza interruzione. Non c’è l’illusione che sono io quello che aiuta. Impulsi e riflessioni sono possibili e utili per riconoscere a che “punto” si trova la persona che è davanti a me. Però sono utili per venire incontro individualmente alla persona. In realtà tutto succede da sé. Il silenzio è il mezzo migliore. In questo silenzio tutto succede da sé. Questo amore è senza forma e pure così tangibile.</p>
<p>Il sito di Madhukar è <a href="http://www.madhukar.org/" target="_blank">www.madhukar.org</a></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fessere-tutt%25e2%2580%2599uno-vivere-con-advaita-intervista-con-madhukar%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/essere-tutt%e2%80%99uno-vivere-con-advaita-intervista-con-madhukar/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>261</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Neuroscienze e advaita</title>
		<link>http://www.innernet.it/neuroscienze-e-advaita/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/neuroscienze-e-advaita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 May 2008 06:33:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[libero arbitrio]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=918</guid>
		<description><![CDATA[New Scientist ha pubblicato un articoletto su un esperimento effettuato da John-Dylan Haynes del Bernstein center for Computational Neuroscience a Berlino. L&#8217;esperimento è stato anche divulgato da Wired e da altre fonti di informazione per la sua singolarità. Le conseguenze di questo studio è che mentre stai leggendo queste parole il tuo cervello potrebbe avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/hands-cosmo-190.jpg"><img class="alignleft" style="6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/hands-cosmo-190.jpg" alt="hands-cosmo" width="190" height="192" /></a><a href="http://www.newscientist.com/home.ns" target="_blank">New Scientist</a> ha pubblicato un articoletto su un esperimento effettuato da John-Dylan Haynes del Bernstein center for Computational Neuroscience a Berlino. L&#8217;esperimento è stato anche divulgato da <a href="http://www.wired.com" target="_blank">Wired </a>e da altre fonti di informazione per la sua singolarità.</p>
<p>Le conseguenze di questo studio è che mentre stai leggendo queste parole il tuo cervello potrebbe avere già deciso di cliccare su qualcosa d&#8217;altro o anche di allontanarti dal computer. Queste sono le conseguenze di uno studio che ha scoperto che una persona decide di premere un pulsante fino a 7 secondi prima di diventarne consapevole.</p>
<p>Il suo team ha chiesto a dei volontari di premere uno di due pulsanti a piacere, con un dito della mano destra o sinistra, mentre la risonanza magnetica funzionale monitorava i loro cervelli. Hanno notato che alcune parti della corteccia prefrontale, dedicate ai pensieri esecutivi e alla coscienza, si &#8220;accendevano&#8221; circa 7 secondi prima che il volontario premesse il pulsante. Inoltre, la decisione di premere il pulsante destro o quello sinistro veniva rivelato da una forma caratteristica, consentendo al team di prevedere anche il bottone che sarebbe stato premuto.</p>
<p>Lo scienziato autore dello studio afferma che &#8220;la nostre decisioni sono predeterminate inconsciamente molto prima che interviene la nostra coscienza&#8221;, e dice poi &#8220;credo significhi che non vi è libero arbitrio&#8221;. Non è la prima volta che la neuroscienza afferma che non vi è il libero arbitrio, sulla base di analoghi esperimenti.</p>
<p>Chi ha una certa dimestichezza con la filosofia Advaita o anche con gli insegnamenti di maestri di altre tradizioni, conosce le affermazioni per cui le nostre azioni partono dalla Consapevolezza universale e non hanno una fonte individuale. L&#8217;identificarsi stesso con il corpo-mente come artefice delle proprie azioni è parte dello stato di non-illuminazione. Insegnamenti profondi, affascinanti e inquietanti allo stesso tempo.</p>
<p>E&#8217; singolare come le neuroscience più materialiste e la spiritualità più elevata condividano le stesse affermazioni. L&#8217;una sulla base di esperimenti scientifici &#8220;oggettivi&#8221; e l&#8217;altra sulla base dell&#8217;esperienza cosciente. Però se le science si fermano all&#8217;affermazione che non esiste il liber arbitrio, privando quindi l&#8217;essere umano di una sua componente, la spiritualità toglie sì la componente individuale, ma allo stesso tempo eleva l&#8217;essere umano all&#8217;incontro con la Consapevolezza universale.</p>
<p>Ma ci potrebbe essere anche un&#8217;altra ipotesi, altrettanto scientifica. Le neuroscienze si ostinano a cercare l&#8217;origine di ogni atto cosciente in qualche zona del cervello, tuttavia stati trovati dei &#8220;cervelli&#8221; anche nel cuore e nella pancia, con tanto di propri sistemi nervosi e neuroni, che comunicano con il cervello &#8220;della testa&#8221; tramite mediatori ed ormoni. I ricercatori di <a href="http://www.heartmath.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=28&amp;Itemid=51/soh_4.html" target="_blank">Heartmath </a>sono stati dei pionieri nello studio del cuore come organo intelligente. Avevo scritto un articolo sui vari cervelli anche in relazione ai media su <a href="http://www.indranet.org/brains/" target="_blank">Indranet</a>.</p>
<p>La scienza è solo all&#8217;inizio nello studio delle capacità cognitive di cuore e pancia, ma queste sono note ai meditatori e a chi opera sui piani integrati corpo/mente. Non escluderei che la spinta a premere il pulsante nell&#8217;esperimento giungesse da una parte del corpo diversa del cervello (che comunica comunque con il cervello) oppure, come affermano i maestri Advaita, che il cervello è un semplice ricevitore della Consapevolezza non individuale e che la decisione giunga da una fonte che rimarrà forse sempre oscura al piano della scienza.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fneuroscienze-e-advaita%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/neuroscienze-e-advaita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>54</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tools for the maturation of the soul, interview with Almaas</title>
		<link>http://www.innernet.it/tools-for-the-maturation-of-the-soul-interview-with-almaas/</link>
		<comments>http://www.innernet.it/tools-for-the-maturation-of-the-soul-interview-with-almaas/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2008 06:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Almaas</dc:creator>
				<category><![CDATA[English articles]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e spirito]]></category>
		<category><![CDATA[advaita]]></category>
		<category><![CDATA[Almaas]]></category>
		<category><![CDATA[awareness]]></category>
		<category><![CDATA[Descartes]]></category>
		<category><![CDATA[Diamond Approach]]></category>
		<category><![CDATA[drugs]]></category>
		<category><![CDATA[enlightenment]]></category>
		<category><![CDATA[Hameed Ali]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscience]]></category>
		<category><![CDATA[objectivity]]></category>
		<category><![CDATA[psychology]]></category>
		<category><![CDATA[science]]></category>
		<category><![CDATA[shakti]]></category>
		<category><![CDATA[spirituality]]></category>
		<category><![CDATA[subjectivity]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/tools-for-the-maturation-of-the-soul-interview-with-almaas/</guid>
		<description><![CDATA[One more interview with Almaas, on how the soul matures and the internal and external tools that catalyze maturation. How the mind can be used in this direction, the possible roles of external substances such as neurochemical substances or technological tools. When and if there&#8217;s an end to the search for ourselves, and the role [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas52.jpg" title="almaas5.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/almaas52.jpg" alt="almaas5.jpg" align="left" hspace="6" /></a>One more interview with Almaas, on how the soul matures and the internal and external tools that catalyze maturation. How the mind can be used in this direction, the possible roles of external substances such as neurochemical substances or technological tools. When and if there&#8217;s an end to the search for ourselves, and the role of sexuality on the path. Interview made by Toshan Ivo Quartiroli, Innernet  publisher.<span id="more-507"></span></p>
<p>Toshan Ivo: I wish to ask you some more about the objectivity/subjectivity issue in our culture. Descartes said if man were taken out of the prison of the body, he would find the ideas of God within himself. It seems that our western culture is based on the believe that anything subjective and embodied would be flawed from the beginning. It seems as though the belief is that we lose our divine nature when we get “personal&#8221; and subjective. In Christian theology, evil and sin are attributed to the free will of the human being, at least originally. So according to this belief, when humans use their own subjective choices, this is against the will of God. I wonder if as a culture we avoided the value of subjectivity for a long time because of this and other historical beliefs, or if there&#8217;s also something intrinsic in the development of the soul that requires stages where we don&#8217;t give the correct value to our own subjective truth?</p>
<p>Hameed Ali: First, I am not sure that people in the West will agree with you about the West’s view of the personal and subjective. Actually, it is the East that has historically tended towards suspicion of the personal and the subjective, and hence the emphasis on the impersonal. In the West there seems to have been two overlapping attitudes: one that suspects the personal and the body, as we see in Greek thought and later in Christianity, and one that glorifies the personal, the body and the subjective, as we see in Western art and literature. Our science is more influenced by the first current, as exemplified by Descartes’ attempt at separating the subject from the world, so that we can study the world objectively.</p>
<p>My understanding of science’s view of the subjective is that it is accurate, yet incomplete. It is accurate in the sense that our subjectivity tends to cloud our perception and knowledge, because of personal beliefs and biases. Modern psychology has amply confirmed this by Freud’s development of the notion of the unconscious that influences our feelings, attitudes and actions without us knowing it. In this sense, I think the various traditions that suspected the subjective, both West and East, had a deep insight into the subjectivity of humanity.</p>
<p>However, it is an incomplete insight into human subjectivity, because even though it is an accurate assessment of the normal, everyday consciousness of the human individual, it is not an accurate view of the potential of human subjectivity. It neglects to notice that this biased subjectivity is the subjectivity of the ego, and that the human soul can be free of the ego. Western culture does value the individual and the personal, even the subjective, as we have seen in the arts and sciences, and in the everyday life of Western individuals, and we can see this as the result of some deep albeit unconscious recognition of the potential of human subjectivity. Yet, we do not see the presence of such balanced and open subjectivity except in very deep stages of realization, where the soul does not only connect with her spiritual nature but matures enough in this integration to the stage of developing an essential and real person.</p>
<p>We can speculate that both East and West had suspected the personal and the subjective because what people know of them is flawed and unreliable for true knowledge. The truly subjective and personal, meaning one&#8217;s own and independent from influences coming from beyond one&#8217;s true being, is a rare and hence precious development. That is why the ancient teaching stories referred to this possibility as the pearl beyond price.</p>
<p>Toshan Ivo: The Diamond Approach gives a value to the ordinary mind as a tool for inquiry. What are the other traditions that use the mind in such a way and why have many spiritual and mystical paths considered the mind to be a barrier to truth and higher states?</p>
<p>Hameed Ali: Again, the truth is not clear cut this way. Spiritual traditions in general suspect the individual mind because it tends to function as an obstacle to spiritual openness. The ordinary mind is usually the support of the ego, for the ego is fundamentally a mental construction based on the beliefs and knowledge of the mind. Yet, most spiritual teachings employ the mind in their attempt at understanding the human situation. I would not say that the Diamond Approach is unique in using the ordinary mind; for most spiritual teachings use it too, but usually not as extensively as the Diamond Approach does. So I think it is a matter of degree. Even the Zen tradition, which is the most extreme and straightforward about throwing away the ordinary mind, uses the mind anyway when speaking and communicating.</p>
<p>I think the situation is more complex than it appears. The mind has many parts and many capacities. Some of these capacities are indispensable for understanding, communication and living. But some parts and characteristics of the mind are implicated in the construction and preservation of the ego self. Some teachings tend to try to get around the mind, or avoid the mind, or throw away the mind, because of seeing its connection to the ego self. Yet they cannot help but use it when it comes to thinking and communication. Some traditions even use it because of their use of logic and reason, as some parts of Buddhism, Hinduism and Christianity.</p>
<p>In the Diamond Approach we use it more extensively, because our method is that of inquiry into everyday experience. In the attempt to understand this experience we need the reason and rationality of the mind. Also, because in understanding our experience we encounter a great deal of historical material, we need to use its memory and recall of the past.</p>
<p>The view of the Diamond Approach is that the mind is a neutral faculty and it depends on us whether it functions for the support of spiritual openness or an obstacle to it. Also, the normal mind is an external expression of a deep and fundamental faculty of the soul, her intellect, her nous. The nous, what we call Diamond Guidance, is the true intellect, the divine discerning faculty potential to the human soul. The more this deep element of our soul is activated and integrated the more it guides and pervades the functioning of our normal mind. Our inquiry is a method oriented toward developing and actualizing this possibility.</p>
<p>Toshan Ivo: Babies deprived of love and emotional care will mostly develop physical and cognitive problems. Can truth be considered a primary need, in the same way as emotional care? I&#8217;m not saying the absolute truth, but even just the ordinary daily truth. For instance, Gregory Bateson saw the problem of the double bind that can contribute in triggering mental problems, when somebody is given an ambiguous message, especially if this includes emotional aspects. Since truth liberates, how is the soul distorted when truth is not present in our families and in society?</p>
<p>Hameed Ali: Absence of truth in childhood is one of the primary reasons for the normal development of the consciousness in the way it becomes dominated by ego. The primary absence of truth is the absence in both experience and understanding of the parents the fact of true nature and its various qualities. It is the lack of authenticity in the presence and behavior of parents that impacts the child negatively. But this does not mean the parents need to tell the child the truth of a situation the way an adult knows it, for that can be confusing. It is more of the necessity on the parts of the parents to be genuine and genuinely caring. This might mean sometime not communicating the whole or exact truth because it is too much for a child to absorb.</p>
<p>But the habit of lying to children will tend to have a negative impact. Some psychologists believe that depending on the state of development, children need some kind of illusion about reality to be able to survive. I think many of these so called illusions, are actually true but the psychologists believe they are illusions. For instance, the condition of early childhood where the infant feels connected to the mother, as if they make up a continuous field of experience, what is called “dual unity.” The psychologists believe it is an illusion of unity, not a real one, but for the one who sees it is actually not a delusion but how the infant actually experience things, and also it is how things are for the mind not patterned by ego and its beliefs.</p>
<p>Toshan Ivo: In working on my conditioning, and sharing with other people on the path, I notice that sometimes the collective and historical conditionings of a nationality or a certain kind of culture can have a thicker layer than the individual ones. Both kinds of conditionings are intermixed but the collective ones seem to be more unconscious and difficult to be aware of. Is the way to see through conditionings the same for both kinds or does the collective conditioning have to be worked out in some special way?</p>
<p>Hameed Ali: It is not usual for the collective conditioning to be thicker than the individual, unless there are some unusual circumstances, as in the case of a culture going through a protracted war. But usually, even the cultural conditioning is part of the individual conditioning, meaning it comes through the individual consciousness and is part of its conditioning.</p>
<p>The customary cultural conditioning tends to be subtle and background to the individual. This is the emotional and mental environment that the child lives and grows in, and is absorbed without much conscious recognition. It makes it harder to recognize and observe, for one tends to take it to be part of reality. There is no need usually for a different way of working with it, and there is no need to go searching for it. As one works with one’s individual conditioning the cultural dimension begins to arise on its own, since it part of the scaffolding for the individual conditioning. It usually does not arise till one goes deep in being free of one’s individual conditioning.</p>
<p>I recommend one particular things that helps with cultural conditioning; traveling to very different kinds of culture and encountering the differences directly and personally.</p>
<p>Toshan Ivo: Since ancient times, it seems that humanity has expressed the need to go &#8220;beyond&#8221; not only through spiritual practices, but also through the use of psychedelic substances. People who experience that path in a sacred or sometimes even profane setting, talk about states that seem closely related to mystical ones, like merging with the whole. What in your view are the differences between the states resulting from spiritual work and the ones resulting from the use of substances, and what are the eventual dangers of the latter?</p>
<p>Hameed Ali: Generally speaking, psychedelic substances alter the brain in some ways that allows the possibility of experiencing things without the usual filters, or more intensely and acutely. This means that the spiritual experiences generated by these substances are the same as happen in spiritual practice; the substance in effect does the work of the practice.</p>
<p>One difference is not in what kind of experience but the condition of it happening in spite of one’s filters, instead of having worked through the filters. So this gives them more the sense of loss of control or choice. This can make them feel much more emotionally intense and explosive.</p>
<p>I think the primary possible danger is that of dependency on the substance. This way we do not exercise and develop our soul’s muscles. We become open without becoming spiritually mature, which can have serious ramifications for one’s spiritual path.</p>
<p>The more known dangers are those of physiological damage to the brain or nervous system, that some substances can cause if frequently taken.</p>
<p>Toshan Ivo: The Diamond Heart is based on observation and includes the interiority in the inquiry process. How could a new scientific methodology be expressed that includes both the objective and subjective approaches, that works on data and produces conclusions that are as valid as the traditional scientific method?</p>
<p>Hameed Ali: I think this is to be worked out and developed; there is no easy answer here, and it can take some protracted development for it to happen. I know that the capacity that the diamond guidance gives to us in terms of inquiry, research, discernment, analysis, synthesis, and so on can be very useful in any field of research, and it will require that the researcher integrates this spiritual faculty in their functioning for it to operate in any field. It does not matter what field, for the capacity is simply of enhanced intelligence, discrimination, clarity, penetration, synthesis and so on, which will enhance the research and study capacity in any scientific field.</p>
<p>To integrate this faculty will require personal clarity and objectivity, meaning recognizing how our subjective biases influence our observations and thinking. It is not easy, however, to integrate this faculty in a complete or deep way; it requires a mature spiritual realization and dedicated work in applying this faculty.</p>
<p>Toshan Ivo: Neuroscience is growing and the knowledge about the brain too. The Dalai Lama himself is actively committed to exploring the connection between neuroscience and the ancient tibetan knowledge about mind and meditation. In your book &#8220;The inner journey home&#8221; you write that &#8220;It is also possible that biological life is one of the stages of the growth of the soul: necessary, but a stage nevertheless.&#8221; Hans Moravec envisions a joining of computer technology, nanotechnology and bioscience that could change our definition of what it means to be human. Do you envisage that one day it would be possible to do the work on ourselves supported by biochemical substances and technological neurotools (for instance the future developments of brain machines that even now can alter brain frequencies)? Can the development of the soul be supported or driven by technology? How do you envision the growth stages?</p>
<p>Hameed Ali: I do not see why not. The human soul, which is the seat of consciousness and its faculties, operates through the body, and depends on the condition of the body to function. I see no reason why enhancing the condition of the body through technology might not support the development of the soul. I have no idea about stages of growth in this respect; it will depend on what the enhancements are and how fundamental to the normal physical functioning. Most likely, the stages will stay the same but the soul might be able to go through them with more support and capacity.</p>
<p>However, I won’t want to have my realization happen without me exercising my spiritual muscles, for much of the joy of spiritual work is the journey itself. It is the life of unending discoveries which is the true joy of life, and the thrilling ecstasy of the journey.</p>
<p>Toshan Ivo: Sexuality seems not to be a “chapter” in itself in the Diamond Approach teachings, but included in the general model of the soul. How is this powerful energy, that can have an effect on the soul in many different ways, considered in the teaching, and why there isn&#8217;t much emphasis?</p>
<p>Hameed Ali: You might have noticed that the Diamond Approach does not emphasize any particular segment of life. It deals with fundamentals of experience regardless of area of living. Sexuality, just like work and creativity and so on, are particular areas of living, and even though we work with them, it is not usual for us to emphasize one or the other.</p>
<p>The teachings that emphasize sexuality actually emphasize sexual energy, and more fundamentally the dimension of energy. Sexuality is one way to work with energy. In the Diamond Approach, we have a segment of teaching on the dimension of energy, what we call the shakti dimension. It includes a particular understanding about how to experience, recognize and work with shakti and to deal with its particular issues. Most students are not familiar with this segment of the teaching.</p>
<p>The Diamond Approach also has a tantric teaching, but it is quite advanced and it is not what most people understand by tantra. It includes sexuality, but not exactly sex.</p>
<p>Toshan Ivo: During the “work”, the path of self-discovery, there can be stages in which one feels distant from the teaching and the practices. There are spiritual teachers, especially in the neo-advaita area, who assert that “there&#8217;s no need to practice or to seek” and that we are already at “home”. Is there a stage where the search really ends? If there is, how can people know if it&#8217;s really the end of the search or a trick of the ego for its own survival?</p>
<p>Hameed Ali: There is a stage in the Diamond Approach where the search ends. We know it is the end of the search because there is the certain recognition that we have arrived home. One of the consequences of this arrival is the recognition that the seeking has spent itself, that there is no need to search, and there is nothing to seek for, and nobody to seek anything.</p>
<p>It usually does not happen on its own, and we are not normally in this place without practicing. It can happen, but for most people it will be just a pipe dream if we do not practice. It is true it is our primordial home, and we are already there in some fundamental way, but our soul is not conscious of it and cannot be without maturation. It is possible to have a glimpse but not to abide there, without maturation.</p>
<p>I am familiar with some of the neo advaita teachings, and I think many of them are simply uninformed about our spiritual potential. They usually take one dimension of true nature and talk as if that is the whole thing, which does not do justice to the richness of our potential. For example, these teachings do not know or acknowledge the existence on the nature of the soul, as we know it in the Diamond Approach.</p>
<p><strong>Acquista i libri con Internetbookshop</strong></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830873%20">Almaas. Essenza. Il nucleo divino nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830873</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8871830776">Almaas. Il cuore del diamante. Elementi del reale nell&#8217;uomo. Crisalide. 1999. ISBN: 8871830776</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887183125X">Almaas. L&#8217;elisir dell&#8217;illuminazione. Crisalide. 2002. ISBN: 887183125X</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Acquista i libri con Amazon</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1590301099/innernet-20">Almaas. Inner Journey Home: The Soul&#8217;s Realization of the Unity of Reality. Shambhala. 2004. ISBN: 1590301099</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713046/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 2 The Freedom to Be. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713046</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713054/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 3: Being and the Meaning of Life. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713054</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713119/innernet-20">Almaas. Diamond Heart Book 4: Indestructible Innocence. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713119</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713143/innernet-20">Almaas. Facets of Unity: The Enneagram of Holy Ideas. Diamond Books. 2000. ISBN: 0936713143</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713089/innernet-20">Almaas. Luminous Night&#8217;s Journey: An Autobiographical Fragment. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713089</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570628599/innernet-20">Almaas. Spacecruiser Inquiry: True Guidance for the Inner Journey. Shambhala. 2002. ISBN: 1570628599</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/093671302X/innernet-20">Almaas. The Pearl Beyond Price: Integration of Personality into Being, an Object Relations Approach. Shambhala. 2000. ISBN: 093671302X</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713097/innernet-20">Almaas. The Point of Existence: Transformations of Narcissism in Self-Realization. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713097</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713062/innernet-20">Almaas. The Void: Inner Spaciousness and Ego Structure. Shambhala. 2000. ISBN: 0936713062</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0936713070/innernet-20">Almaas. Work on the Superego. Diamond Books.1992. ASIN: 0936713070</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright: Innernet.<br />
Thanks to David Vitler for his support in editing.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Ftools-for-the-maturation-of-the-soul-interview-with-almaas%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.innernet.it/tools-for-the-maturation-of-the-soul-interview-with-almaas/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

