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Sulla rivista What is Enlightenment di Maggio-Luglio 2008 leggo questa divertente notizia.

In un sondaggio su Facebook, alla domanda “Hai buon gusto musicale?” le risposte sono state:
74% superiore alla media
21% nella media
5% inferiore alla media

In un’altra indagine, il 94% dei professori universitari ritiene di essere migliore dei loro colleghi.

Se consideriamo i siti di incontri online, solo l’1% ammette di avere un aspetto “inferiore alla media”.

4 Responses to “Scherzi dell’ego e statistiche impossibili”

  1. atisha scrive:

    interessante.. :-/
    e noi? abbiamo buon gusto musicale?
    e con che strumento lo misuriamo?

    :)

  2. Daniela scrive:

    IL gusto di qualsiasi tipo si tratti è comunque soggettivo. Definirlo buono o cattivo è dare una definizione di una percezione soggettiva.
    Chi stabilisce qual’è buona musica? in base a quali parametri?
    Noi valutiamo in base al nostro sentire che non necessariamente deve essere imputato all’Ego, bensì alle vibrazioni di frequenza che il nostro Essere percepisce.
    alla vita!!

  3. Stefano scrive:

    Il fatto che non si abbiano gli strumenti (materiali o concettuali) per misurare una cosa (in questo caso il gusto musicale) non vuol dire che quella cosa sia del tutto soggettiva. La buona musica esiste così come esiste la cattiva musica. La soggettività rischia di essere una trappola mentale che alla lunga fa perdere la vera essenza delle cose. Non bisogna confondere ciò che esiste di per sè con quello che percepiamo. A mio parere esistono dei parametri che permettono di valutare ciò che gli altri giudicano soggettivo. Solo che tante volte per orgoglio o preconcetti mentali li rigettiamo ancora prima di valutarli criticamente. Come vi sentireste se qualcuno bussasse alla vostra porta e vi dicesse di aver trovato un metodo per quantificare l’amore?
    Il fatto è che opinione diffusa è che quantificare qualcosa automaticamente la sminuisca. Se anche si riuscisse a quantificare qualcosa come l’amore (per tornare all’esempio di prima) credete che l’amore in sè perderebbe valore? Non ci si continuerebbe comunque ad amare come lo si è fatto finora e forse in maniera anche più cosciente?
    Giudicare qualcosa come non oggettivamente misurabile equivale a costruirsi una prigione mentale con mura di cemento armato. Per tornare al discorso sull’illuminazione, questa non può prescindere dalla liberazione da questi preconcetti.

  4. winter scrive:

    Come ammoniva giustamente Einstein, “non tutto ciò che conta può essere contato”. ;-)

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