<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Ricerche in collaborazione fra buddisti e scienziati</title>
	<atom:link href="http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/</link>
	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 05:49:57 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
	<item>
		<title>Di: Dario</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-7960</link>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 21:52:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-7960</guid>
		<description>Credo che la motivazione dei praticanti, o dei lama, che decidono di prendere parte a queste ricerche sia diffondere il dharma, la parola buddhista. Gli strumenti, i percorsi, che il buddhismo ha plasmato nel corso dei secoli sono diversi, e tutti estremamente precisi e delineati. Tengono conto dell&#039;uomo per quello che è, con le sue debolezze. Non credo che questa collaborazione vada percepita come qualcosa di forzoso: si tratta di una buona opportunità per fare dialogare due tradizioni (peraltro secondo me perfettamente compatibili)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che la motivazione dei praticanti, o dei lama, che decidono di prendere parte a queste ricerche sia diffondere il dharma, la parola buddhista. Gli strumenti, i percorsi, che il buddhismo ha plasmato nel corso dei secoli sono diversi, e tutti estremamente precisi e delineati. Tengono conto dell&#8217;uomo per quello che è, con le sue debolezze. Non credo che questa collaborazione vada percepita come qualcosa di forzoso: si tratta di una buona opportunità per fare dialogare due tradizioni (peraltro secondo me perfettamente compatibili)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Watts</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4571</link>
		<dc:creator>Watts</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 17:16:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4571</guid>
		<description>Grazie, Irene, per il chiarimento.
Penso che, in questa accezione, l&#039; impegno scientifico sia un aiuto alla comprensione e non un ostacolo, come temo di aver interpretato.
Credo che una parte delle reazioni di chiusura che Irene ha rilevato fossero  dovute ad un analogo fraintendimento, in parte giustificato da un certo &quot;trionfalismo scientifico&quot; che impregnava l&#039; articolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Irene, per il chiarimento.<br />
Penso che, in questa accezione, l&#8217; impegno scientifico sia un aiuto alla comprensione e non un ostacolo, come temo di aver interpretato.<br />
Credo che una parte delle reazioni di chiusura che Irene ha rilevato fossero  dovute ad un analogo fraintendimento, in parte giustificato da un certo &#8220;trionfalismo scientifico&#8221; che impregnava l&#8217; articolo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Irene</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4570</link>
		<dc:creator>Irene</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 15:51:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4570</guid>
		<description>Ringrazio Watts per l&#039;attenzione e condivido le sue parole. 
Voglio solo sottolineare ancora che l&#039;intento della ricerca di cui parliamo non è &quot;spiegare&quot; la meditazione (da Galilei in poi chi fa scienza non si sogna nemmeno di cercare cause ultime e risposte definitive) ma &quot;acquisire nuove conoscenze sull’impatto che la meditazione può avere sulle funzioni affettive e cognitive fondamentali e sui meccanismi cerebrali sottostanti a tali processi&quot;, come dichiarato dagli stessi ricercatori. E&#039; quindi un intento sostanzialmente descrittivo. non esplicativo.
Irene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Watts per l&#8217;attenzione e condivido le sue parole.<br />
Voglio solo sottolineare ancora che l&#8217;intento della ricerca di cui parliamo non è &#8220;spiegare&#8221; la meditazione (da Galilei in poi chi fa scienza non si sogna nemmeno di cercare cause ultime e risposte definitive) ma &#8220;acquisire nuove conoscenze sull’impatto che la meditazione può avere sulle funzioni affettive e cognitive fondamentali e sui meccanismi cerebrali sottostanti a tali processi&#8221;, come dichiarato dagli stessi ricercatori. E&#8217; quindi un intento sostanzialmente descrittivo. non esplicativo.<br />
Irene.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Watts</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4569</link>
		<dc:creator>Watts</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 11:54:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4569</guid>
		<description>Nonostante le ragionevoli e “vissute” motivazioni addotte da Irene continuo a ritenere un po&#039; ingenuo tentare di spiegare la meditazione per mezzo di  meccanismi cerebrali identificabili attraverso macchine, per quanto complesse e sofisticate queste siano.
La meditazione in se  e&#039;  infatti una &quot;spiegazione&quot; del mondo &quot;altra&quot;,  cioe’ non riconducibile a schemi meccanicistici legati alle dinamiche dei neuroni , delle sinapsi e dei mediatori chimici.
Questi schemi possono, in effetti, cogliere aspetti esterni dell’ attivita’ meditativa utili a testimoniare che “qualcosa” accade nel corpo e che lo modifica.
Tuttavia tentare di spiegare la realta’ meditativa con questi cambiamenti mi sembra sia un fermarsi alla superficie, una spiegazione forse, al meglio, &quot;utile&quot; purche&#039; si sia ben consapevoli dei suoi limiti.
E’ qualcosa di simile allo storico tentativo filosofico/teologico di spiegare dio e la sua esistenza  per esempio attraverso il concetto aristotelico di motore primo.
Quando la mente cerca di risolvere “Dio” in un concetto, ( o in una spiegazione scientifica) essa crea un idolo concettuale con le stesse valenze dell’idolo estetico: il concetto, infatti, non si commisura tanto al divino, quanto piuttosto alla portata della capacità che lo ha appreso e che vi si rapprende, si lascia colmare da esso. 
La scienza  puo&#039; forse, quindi, spiegare la nascita della vita, ma non… la vita.
L&#039;  approccio &quot;definitivo&quot; non potra’  mai essere di questo tipo. 
Solo l’  approccio “intuitivo” e’  l’ unico in grado di avvicinarsi alla Realta&#039; ultima.
“Il Tao di cui si puo’ parlare non e’ il vero Tao”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante le ragionevoli e “vissute” motivazioni addotte da Irene continuo a ritenere un po&#8217; ingenuo tentare di spiegare la meditazione per mezzo di  meccanismi cerebrali identificabili attraverso macchine, per quanto complesse e sofisticate queste siano.<br />
La meditazione in se  e&#8217;  infatti una &#8220;spiegazione&#8221; del mondo &#8220;altra&#8221;,  cioe’ non riconducibile a schemi meccanicistici legati alle dinamiche dei neuroni , delle sinapsi e dei mediatori chimici.<br />
Questi schemi possono, in effetti, cogliere aspetti esterni dell’ attivita’ meditativa utili a testimoniare che “qualcosa” accade nel corpo e che lo modifica.<br />
Tuttavia tentare di spiegare la realta’ meditativa con questi cambiamenti mi sembra sia un fermarsi alla superficie, una spiegazione forse, al meglio, &#8220;utile&#8221; purche&#8217; si sia ben consapevoli dei suoi limiti.<br />
E’ qualcosa di simile allo storico tentativo filosofico/teologico di spiegare dio e la sua esistenza  per esempio attraverso il concetto aristotelico di motore primo.<br />
Quando la mente cerca di risolvere “Dio” in un concetto, ( o in una spiegazione scientifica) essa crea un idolo concettuale con le stesse valenze dell’idolo estetico: il concetto, infatti, non si commisura tanto al divino, quanto piuttosto alla portata della capacità che lo ha appreso e che vi si rapprende, si lascia colmare da esso.<br />
La scienza  puo&#8217; forse, quindi, spiegare la nascita della vita, ma non… la vita.<br />
L&#8217;  approccio &#8220;definitivo&#8221; non potra’  mai essere di questo tipo.<br />
Solo l’  approccio “intuitivo” e’  l’ unico in grado di avvicinarsi alla Realta&#8217; ultima.<br />
“Il Tao di cui si puo’ parlare non e’ il vero Tao”.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Irene</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4567</link>
		<dc:creator>Irene</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 21:35:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4567</guid>
		<description>Francisco Varela, a cui questa ricerca è dedicata, era un neurofisiologo cileno che ha dovuto lasciare il Cile dopo la presa del potere da parte di Pinochet. E&#039; stato allievo e collaboratore di Humberto Maturana e con lui ha formulato la definizione della vita come &quot;autopoiesi&quot;. Ha accostato scienza e meditazione sia nel suo lavoro che nella sua vita personale, approfondendo e praticando egli stesso la meditazione buddista. Scrivo queste poche righe biografiche per invitare a leggerlo direttamente e scoprire che ha combattuto sempre contro una concezione cartesiana dell&#039;uomo. Devo dire che mi stupiscono tutto l&#039;allarme e gli atteggiamenti di chiusura contenuti nei commenti che mi precedono, quasi che studiare la mente possa romperne la sacralità: non mi sembra si tratti di ricerche &quot;invasive&quot; o &quot;oltraggiose&quot; come le hanno definite Anna e Fiorenza; né condivido il senso di inutilità che denuncia Elsa: anche il lavoro del meditante buddista è un lavoro di ricerca, mediante un approccio diretto, esperienziale e pragmatico che non ha equivalenti nella scienza occidentale: proprio per questo Varela considerava così importante integrarlo nell&#039;ordinaria attività scientifica. Trovo profondamente bello che scienza e meditazione possano dialogare: perché - appunto - a esperire l&#039;una e l&#039;altra ci sono sempre uomini. Per quanto riguarda il timore che studiando la vita si rischia di non viverla... penso che capire, essere consapevoli SIA un modo di vivere, sia per la scienza che per il buddismo.
Infine, riferendomi a Watts, vorrei dire che mai l&#039;intento di Varela è stato di tipo riduzionista: il suo lavoro ci ha regalato una scienza cognitiva che lui stesso chiamava &quot;incarnata&quot;, finalmente davvero distante dai parallelismi mente/computer del cognitivismo. 
Che l&#039;esercizio costante della meditazione si traduca in una modificazione &quot;fisica&quot; del praticante mi sembra meraviglioso e commovente. 
Come avrete intuito, sono molto interessata sia alle neuroscienze che al buddismo e alla meditazione. Probabilmente chi già pratica regolarmente trova di scarsa utilità le ricerche di cui stiamo discutendo, ma per me incrociare l&#039;opera di Varela è stato entusiasmante. 
Saluti a tutti,
Irene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Francisco Varela, a cui questa ricerca è dedicata, era un neurofisiologo cileno che ha dovuto lasciare il Cile dopo la presa del potere da parte di Pinochet. E&#8217; stato allievo e collaboratore di Humberto Maturana e con lui ha formulato la definizione della vita come &#8220;autopoiesi&#8221;. Ha accostato scienza e meditazione sia nel suo lavoro che nella sua vita personale, approfondendo e praticando egli stesso la meditazione buddista. Scrivo queste poche righe biografiche per invitare a leggerlo direttamente e scoprire che ha combattuto sempre contro una concezione cartesiana dell&#8217;uomo. Devo dire che mi stupiscono tutto l&#8217;allarme e gli atteggiamenti di chiusura contenuti nei commenti che mi precedono, quasi che studiare la mente possa romperne la sacralità: non mi sembra si tratti di ricerche &#8220;invasive&#8221; o &#8220;oltraggiose&#8221; come le hanno definite Anna e Fiorenza; né condivido il senso di inutilità che denuncia Elsa: anche il lavoro del meditante buddista è un lavoro di ricerca, mediante un approccio diretto, esperienziale e pragmatico che non ha equivalenti nella scienza occidentale: proprio per questo Varela considerava così importante integrarlo nell&#8217;ordinaria attività scientifica. Trovo profondamente bello che scienza e meditazione possano dialogare: perché &#8211; appunto &#8211; a esperire l&#8217;una e l&#8217;altra ci sono sempre uomini. Per quanto riguarda il timore che studiando la vita si rischia di non viverla&#8230; penso che capire, essere consapevoli SIA un modo di vivere, sia per la scienza che per il buddismo.<br />
Infine, riferendomi a Watts, vorrei dire che mai l&#8217;intento di Varela è stato di tipo riduzionista: il suo lavoro ci ha regalato una scienza cognitiva che lui stesso chiamava &#8220;incarnata&#8221;, finalmente davvero distante dai parallelismi mente/computer del cognitivismo.<br />
Che l&#8217;esercizio costante della meditazione si traduca in una modificazione &#8220;fisica&#8221; del praticante mi sembra meraviglioso e commovente.<br />
Come avrete intuito, sono molto interessata sia alle neuroscienze che al buddismo e alla meditazione. Probabilmente chi già pratica regolarmente trova di scarsa utilità le ricerche di cui stiamo discutendo, ma per me incrociare l&#8217;opera di Varela è stato entusiasmante.<br />
Saluti a tutti,<br />
Irene.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Watts</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4551</link>
		<dc:creator>Watts</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 13:18:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4551</guid>
		<description>La ricerca di correlati neurofisiologici della meditazione risale ai primi anni &#039;60 ed era principalmente basata su dati elettroencefalografici, che confrontavano i tracciati EEG di soggetti meditanti &quot;alle prime armi&quot;,&quot; intermedi&quot; ed &quot;esperti&quot;, identificando alcune significative differenze nei pattern elettroencefalografici (distribuzione del ritmo alfa, coerenza tra le varie aree cerebrali).
Venivano addirittura trovate delle differenze tra le caratteristiche EEG del meditante Zen e di quello Yoga.
 All&#039; inizio degli anni &#039;70 questo tipo di produzione scientifica (un po&#039; di moda all&#039; epoca della riscoperta dell&#039; &quot;oriente&quot; ) scomparve bruscamente dalla bibliografia scientifica.
Eccola ora ricomparire &quot;sotto mutate spoglie&quot; come studio della meditazione e dei suoi correlati in Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI).
Non ho dubbi che ne avremo per qualche anno , poi la moda cessera&#039;.
Forse si vuole dimostrare che l&#039; &quot;anatma&quot; ha come base una particolare configurazione delle aree cerebrali, che viene ad essere raggiunta con la pratica meditativa?.
Certo i concetti di  materia e spirito sono espressione di un dualismo occidentale (pensiamo a Cartesio), ma ridurre il processo meditativo ad una particolare interazione tra funzioni cognitive, sostanza reticolare ascendente, recettori delle encefaline e quelli benzodiazepinici, sembra un po&#039; riduttivo ed ingenuo ed assomiglia vagamente alla visione di Cartesio che identificava nella ghiandola Pineale il punto di congiunzione inarrivabile fra spirito e materia.
Watts</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca di correlati neurofisiologici della meditazione risale ai primi anni &#8217;60 ed era principalmente basata su dati elettroencefalografici, che confrontavano i tracciati EEG di soggetti meditanti &#8220;alle prime armi&#8221;,&#8221; intermedi&#8221; ed &#8220;esperti&#8221;, identificando alcune significative differenze nei pattern elettroencefalografici (distribuzione del ritmo alfa, coerenza tra le varie aree cerebrali).<br />
Venivano addirittura trovate delle differenze tra le caratteristiche EEG del meditante Zen e di quello Yoga.<br />
 All&#8217; inizio degli anni &#8217;70 questo tipo di produzione scientifica (un po&#8217; di moda all&#8217; epoca della riscoperta dell&#8217; &#8220;oriente&#8221; ) scomparve bruscamente dalla bibliografia scientifica.<br />
Eccola ora ricomparire &#8220;sotto mutate spoglie&#8221; come studio della meditazione e dei suoi correlati in Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI).<br />
Non ho dubbi che ne avremo per qualche anno , poi la moda cessera&#8217;.<br />
Forse si vuole dimostrare che l&#8217; &#8220;anatma&#8221; ha come base una particolare configurazione delle aree cerebrali, che viene ad essere raggiunta con la pratica meditativa?.<br />
Certo i concetti di  materia e spirito sono espressione di un dualismo occidentale (pensiamo a Cartesio), ma ridurre il processo meditativo ad una particolare interazione tra funzioni cognitive, sostanza reticolare ascendente, recettori delle encefaline e quelli benzodiazepinici, sembra un po&#8217; riduttivo ed ingenuo ed assomiglia vagamente alla visione di Cartesio che identificava nella ghiandola Pineale il punto di congiunzione inarrivabile fra spirito e materia.<br />
Watts</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fiorenza</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4550</link>
		<dc:creator>Fiorenza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 17:14:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4550</guid>
		<description>Questo articolo mi ha fatto veramente arrabbiare. So che il Dalai Lama stesso e&#039; interessato ad alcuni di questi progetti e li segue, tuttavia questa medicalizzazione anche della meditazione mi sembra pazzesca. Viviamo in un mondo in cui vi e&#039; un eccesso di scienza, o meglio un eccesso di scienza tecnologica, la medicina occidentale considera l&#039;uomo come una macchina, non siamo guardati come persone ma oggetti da studiare e adesso lasciamo che anche un campo cosi&#039; profondo come la spiritualita&#039;, il buddismo, la meditazione vengano scansionati da una tac, oltraggiati da una risonanza magnetica...ma cosa volete che ci dicano queste macchine? Non abbiamo niente da imparare dalle macchine, ma solo da veri esseri umani. 
saluti a tutti
Fiorenza Simonazzi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo mi ha fatto veramente arrabbiare. So che il Dalai Lama stesso e&#8217; interessato ad alcuni di questi progetti e li segue, tuttavia questa medicalizzazione anche della meditazione mi sembra pazzesca. Viviamo in un mondo in cui vi e&#8217; un eccesso di scienza, o meglio un eccesso di scienza tecnologica, la medicina occidentale considera l&#8217;uomo come una macchina, non siamo guardati come persone ma oggetti da studiare e adesso lasciamo che anche un campo cosi&#8217; profondo come la spiritualita&#8217;, il buddismo, la meditazione vengano scansionati da una tac, oltraggiati da una risonanza magnetica&#8230;ma cosa volete che ci dicano queste macchine? Non abbiamo niente da imparare dalle macchine, ma solo da veri esseri umani.<br />
saluti a tutti<br />
Fiorenza Simonazzi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: elsa</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4549</link>
		<dc:creator>elsa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 12:40:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4549</guid>
		<description>Non capisco il senso di queste ricerche. Le trovo assurde.
I buddisti hanno bisogno di conferme scientifiche alla loro meditazione?
La scienza occidentale cosa pensa di scoprire? Qualche nuovo rimedio al malesse diffuso da vendere sul mercato farmaceutico e psicologico?
Meditazione e scienza sono due esperienze e modi di conoscenza completamente diversi; non si può capire l&#039;uno con i metodi dell&#039;altro.
Perdita di tempo e di soldi .....
E poi cos&#039;è questa necessità impellente di sapere, di indagare, di teorizzare?   Un bisogno di controllare la vita?    Ma così si rischia di non viverla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco il senso di queste ricerche. Le trovo assurde.<br />
I buddisti hanno bisogno di conferme scientifiche alla loro meditazione?<br />
La scienza occidentale cosa pensa di scoprire? Qualche nuovo rimedio al malesse diffuso da vendere sul mercato farmaceutico e psicologico?<br />
Meditazione e scienza sono due esperienze e modi di conoscenza completamente diversi; non si può capire l&#8217;uno con i metodi dell&#8217;altro.<br />
Perdita di tempo e di soldi &#8230;..<br />
E poi cos&#8217;è questa necessità impellente di sapere, di indagare, di teorizzare?   Un bisogno di controllare la vita?    Ma così si rischia di non viverla.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anna</title>
		<link>http://www.innernet.it/ricerche-in-collaborazione-fra-buddisti-e-scienziati/comment-page-1/#comment-4548</link>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 11:43:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=590#comment-4548</guid>
		<description>Non so perchè ma oggi mi viene spontanea una ribellione. La mia pancia rifiuta l&#039;idea di queste indagini invasive anche se ne posso comprendere la necessità. Molto semplicisticamente esprimo come si può comprendere l&#039;aumento dell&#039;attività neuronale osservando il comportamento del soggetto nel tempo. Più il numero dei neuroni attivati aumenta più aumenta l&#039;attenzione che si può verificare sia sogettivamente che oggettivamente. Con affetto Anna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so perchè ma oggi mi viene spontanea una ribellione. La mia pancia rifiuta l&#8217;idea di queste indagini invasive anche se ne posso comprendere la necessità. Molto semplicisticamente esprimo come si può comprendere l&#8217;aumento dell&#8217;attività neuronale osservando il comportamento del soggetto nel tempo. Più il numero dei neuroni attivati aumenta più aumenta l&#8217;attenzione che si può verificare sia sogettivamente che oggettivamente. Con affetto Anna</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

