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mike in marylandL’evoluzione del cranio-sacrale da Wiliam Sutherland a oggi, attraverso le parole di un operatore – Silvio Mottarella – intercalate da quelle – in forma di citazione – di Mike Boxhall. Quest’ultimo è stato considerato uno dei più validi insegnanti di cranio-sacrale a livello mondiale, nelle cui mani, questa disciplina ha rivelato ampiezze che evolvono ed esulano il metodo stesso.

Hai compreso veramente una cosa solo quando sei in grado di spiegarla a tua nonna. Lo diceva il grande Albert Einstein. I casi sono due: o la nonna è troppo “svampita” oppure si è perso qualche fondamentale dettaglio. Ripartiamo daccapo.

Fine ottocento, primi del novecento. Il dott. Sutherland, un osteopata americano fa una scoperta sensazionale: le ossa del cranio si “articolano” tra di loro per tutto il corso della vita. Fino ad allora si riteneva che nei primi anni di vita le ossa della testa si calcificassero creando un contenitore rigidamente fissato. E’ una scoperta che può sembrare banale ai nostri giorni – per altro non ancora completamente accettata da tutti – ma che ha stravolto un paradigma culturale con un effetto a cascata su molti aspetti della vita.

William Sutherland, ha percepito dei ritmi nel corpo, che chiamò maree. La marea lunga, 150 anni fa, o giù di lì, era quasi alla soglia della palpabilità. Ora, gli studenti del primo anno – o anche chi non è studente per niente – avvertono subito, in alcuni casi, quello che altri, con l’esperienza del settore, di strutture adeguate, riconoscono come la marea lunga. È sempre stato così. Il modello della risonanza morfica, che Rupert Sheldrake propone è molto chiaro, a mio avviso, su questo punto. Altri ne hanno parlato chiamandola Intelligenza Universale.

E’ stato l’inizio dell’agonia della visione meccanicistica dell’uomo (il decesso, purtroppo, non è ancora avvenuto) che considera l’uomo come somma di parti in una visione piramidale con una gerarchia funzionale. Sutherland invece segna l’inizio di una visione sistemica dell’uomo come organismo, come struttura orizzontale o insieme funzionale in cui tutte le parti, ivi compresi gli aspetti psichici, emozionali, spirituali ecc. sono interconnesse, in stretta relazione funzionale e dove ogni parte rivela tutto l’insieme.

Un po’ come quando Galileo disse che la terra era rotonda segnando la fine della visione antropocentrica dell’universo. Senza farne un paragone di portata Sutherland ha contribuito a segnare una tappa importante della fine della visione cartesiana dell’uomo, processo ora sostenuto anche dall’avvento delle nuove neuroscienze che sostengono per esempio che sono i sentimenti la base della ragione (Antonio Damasio: L’errore di Cartesio).

Circa 40 anni fa, uscendo da una crisi di mezza età, che è una storia a se ma anche parte del compost di esperienze, cominciai con il diventare un terapeuta, formandomi, e poi praticando, prima come counselor/ psicoterapeuta, quindi come agopuntore, poi come terapista craniosacrale. Mi muovevo gradualmente verso il corpo, scoprendo, via via, che i livelli apparentemente di superficie contengono l’interiore e che tutto ciò che è più intimo non è separato dalla forma esterna. Ho scoperto che la scissione cartesiana mente/corpo (da come ho capito Cartesio) si è imposta ed è stata validata solo dal punto di vista di un intelletto già scisso o disincarnato.

Qualcosa del genere era già stato detto in India duemilacinquecento anni prima dal Buddha ma i termini del discorso erano forse troppo esoterici o esageratamente in anticipo sui tempi, almeno per noi occidentali. Ora il mondo del cranio sacrale fa profondi riferimenti alla filosofia buddista e alla visione sistemica dell’universo evolvendo la visione dell’uomo forse col rischio di teorizzarlo ed indottrinarlo eccessivamente riducendo di conseguenza l’insegnamento del Buddha.

L’immagine che ne sortisce è di un uomo tensegrito (la parola inglese «Tensigrity» è stata inventata dall’architetto Fuller nel 1955; risulta dalla contrazione delle parole «tensile» ed «integrity» e caratterizza la «facoltà di un sistema a stabilizzarsi meccanicamente col gioco di forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano») ovvero interconnesso col tutto. A partire dalla nuova visione della cellula, interconnessa in tutte le sue parti e con tutte le altre cellule, si crea una rete che coinvolge tutti i sistemi del corpo e oltre, fino ai limiti dell’universo. L’uomo è una goccia del mare. Ma forse, per via della nonna, è meglio per ora se ci occupiamo solo della goccia, mettendo da parte il mare. Capito il semplice, diventa possibile anche comprendere il complesso.

Per accedere a livelli più profondi o più alti dobbiamo rinunciare anche alla forma dei nostri moduli e metodi e, stando sulle spalle dei nostri insegnanti, andare oltre. Questo è il grande rispetto che possiamo riconoscer loro per il lavoro che hanno fatto con noi. Limitare l’espansione di queste forme è invitare la stasi e la morte.

Da osteopata, il nostro pioniere, aveva sviluppato una qualità di tocco, di ascolto e di auto ascolto molto raffinate; queste qualità gli hanno permesso di “scoprire” le importanti relazioni esistenti tra i sistemi e gli aspetti dell’umano. Sicuramente aveva anche una profonda “conoscenza“ anatomica e funzionale del corpo, lo metto tra virgolette, perché quello che lui stava facendo era proprio rimettere in discussione quello che era considerata conoscenza assodata.

Ho scoperto che la trasformazione non viene dall’intraprendere una guerra con l’insicurezza, che serve solo ad alimentarla, piuttosto, dall’accettarla come una benedizione che ci tiene sempre nel presente, intimo ed eterno. Solo nel presente possiamo essere veramente proattivi: essere qualcosa di diverso da questo, nel presente, significa essere reattivi. Essere costantemente nel presente è essere veramente vivi.

Quello che immagino è che lui si riferisse molto di più alle sue sensazioni e intuizioni e che ponesse molta fiducia in queste; che lui imparasse esperienzialmente, da dentro; insomma, che imparasse a conoscere il corpo dal corpo, la vita dalla vita; esperienza dopo esperienza, giorno dopo giorno. Semplicemente da testimone, senza nulla inventare. Solo osservando e ascoltando profondamente, senza giudizio. Invece di bere direttamente tutte le “verità” sottoforma di dogmi, lui costruiva esperienze che informavano il cognitivo da dentro, direttamente dal corpo.

Tutti i nostri sensi, così come il pensiero, il sentimento e l’intuizione sono localizzabili, proprio qui, in questo corpo. Ogni esperienza che abbiamo, di qualsiasi natura, da quella mondana e quotidiana della vita di tutti i giorni, alla totale illuminazione (qualsiasi essa sia), accade in questo corpo. Faremmo bene forse ad ascoltarlo, a prendere coscienza di questa esperienza mentre piglia forma, a sperimentare chi siamo veramente, nel nostro straordinario potenziale. Tutto ciò deve essere incarnato.

La pratica e il continuo affinamento dell’ascolto attento, profondo e neutrale gli hanno permesso, partendo dalle ossa, di accedere strato per strato ai sistemi più interni e profondi dell’organismo. Dall’ascolto delle ossa trovò la porta d’accesso per le membrane interne al cranio, quelle che sono poi state definite membrana a tensione reciproca: falce e tentorio. Poi scoprì di poter ascoltare il tessuto neurale percependo il movimento che lo fa arrotolare e srotolare attorno ai ventricoli. Intuì che vi era una forza al di sotto di queste strutture a provocare e guidare i movimenti. Scoprì così la fluttuazione del liquido cerebrospinale che riconobbe come l’origine del movimento delle strutture.

Alla fine del percorso e anche della sua esperienza terrena, osservò che c’è una capacità di guarigione intrinseca al sistema più efficace del terapista; orientò il suo lavoro sull’ascolto della marea e della potenza che la anima considerando la delicatezza la chiave per percepire la leggerezza dei fluidi.

Non si trattava più di andare a verificare la funzionalità del corpo partendo da una convinzione, o di indurre una parte di esso a fare una determinato movimento (com’era stato fino ad allora l’approccio biomeccanico), si trattava invece di acquisire una capacità di ascolto mediato dalla qualità di tocco, assolutamente neutrale e al contempo di presenza totale, per permettere al corpo di esprimersi, di mostrarsi, di raccontarsi. Essere “semplicemente” – proprio qui sta la vera abilità – testimoni neutrali ma consapevoli del processo in corso.

Dopo diversi tentativi d’immersione nell’oceano dell’esperienza chiamato insegnamento, in cui felicemente per anni ho promosso corsi avanzati di terapia cranio-sacrale per professionisti, a poco a poco si rese chiaro, in primo luogo per i miei allievi, penso, come non stessi insegnando tecnica alcuna. Che cosa stava nascendo tuttavia, in quella pratica congiunta, perché questo era diventata, era un’esplorazione dell’incarnazione dello spirito.

Un po’ come quando da piccoli si gioca così completamente immedesimati nel ruolo scelto che sembra tutto reale; anzi, in quel momento lo è; è come se tra il cielo e la terra ci fosse solo questo. In realtà qualcuno c’è e per quanto, occupandosi delle sue faccende, ci osservi attentamente, la sua presenza è così discreta e rispettosa del nostro spazio da permetterci di essere quello che stiamo facendo, senza pudori, senza vergogne o giudizi, autentici. Poi basta che ci chiedano cosa stiamo facendo, che ci facciano sentire osservati e… la magia finisce. E così è l’ascolto cranio sacrale. Se dai al cliente, attraverso il contatto col suo corpo, la sensazione di essere indagato o anche semplicemente osservato troppo da vicino, se gli stai troppo addosso, il corpo diventa silente e muto; si ritira.

A un certo punto ho compreso che c’erano una certa incompletezza e limitazione nel lavoro come veniva insegnato da altri e da me stesso. Certo c’è l’insegnamento al livello dell’intelletto che è totalmente valido per la diffusione d’informazioni, tuttavia supponevo che ci fosse un altro tipo di conoscenza che aveva poco a che fare con l’informazione, l’intelletto e, di conseguenza, il cervello sinistro e più a che fare con l’esperienza e la saggezza, con il femminile. Sono giunto a comprendere che ci doveva essere un po’ di resa del frutto del principio maschile, che è l’intelletto, al fine di consentire più spazio per il fiorire del principio femminile, che è saggezza. Questo è ciò che il mio insegnamento esplora. Ormai fuori dallo specifico campo del cranio sacrale esso si apre alla vita stessa.

Con l’esperienza e la pratica si è potuto osservare che l’essenza della guarigione sta proprio nella capacità di creare uno spazio neutro ma sicuro, che permetta al corpo di raccontarsi e, così facendo, di riorganizzarsi, liberandosi degli schemi d’inerzie per esprimere nuovamente il principio di salute originario. L’approccio cranio sacrale si è così caratterizzato per il tocco lieve e neutrale che permette di sintonizzarsi con i delicati movimenti dei fluidi e delle strutture più interne e “sottili” del corpo. E’ un non fare, un non agire, o per meglio dire, un andare oltre l’azione intesa come gesto meccanico. Il non fare che diventa la sintesi e l’essenza del saper fare.

L’acquisizione di queste competenze è un processo che prevede come primo passo un lavoro su se stessi. Noi riconosciamo solo quello che il nostro corpo conosce; conoscendoci in modo sempre più dettagliato, saremo in grado di percepire i movimenti e i messaggi sottili che il corpo del cliente comunica. Imparare a creare congruenza tra l’intenzione, compresa la neutralità e la qualità del gesto, è frutto di un processo continuo di apprendimento e ripetizione e richiede la compartecipazione di tutto il nostro essere. S’impara che ogni struttura corporea ha una sua qualità e necessita di una specifica qualità di tocco e di presenza.

E’ artigianalità, intesa come il saper fare con arte, il fondamento che ci permette di accedere alla capacità di ascolto e di dialogo col sistema fluido del corpo. Così facendo impariamo col corpo, in modo esperienziale. Questo ci permette di conoscere le strutture e le funzioni sulle quali portiamo l’ascolto e a rendere la nostra presenza sempre più dettagliata e consapevole.

La terapia CranioSacrale è un bel modello di approccio al corpo, e lo è semplicemente ascoltando il dispiegarsi della sua storia. Restando nel suo pieno ascolto, non aggiustandolo, fino al rivelarsi di quel livello dell’essere dove non vi è alcuna patologia e la sofferenza non vi ha mai trovato forma. Ci può essere l’ausilio del tocco oppure no, ma la credibilità probabilmente esige che ascoltiamo il corpo attraverso il contatto fisico.Tuttavia il viaggio è nel cuore, un viaggio senza conclusione, solo una presa di coscienza in espansione della nostra vera natura.Il salto monumentale che deve essere fatto, non è crederci, ma fidarsi! Basta fidarsi e Ascoltare.

“Non potendo più immaginare l’uomo moderno confronta. Confronta la sua sorte con quella degli altri, e non è soddisfatto, dice Henri Laborit”. Ha avuto coraggio il dottor Sutherland. Il coraggio di immaginare, e dobbiamo essergli grati, perché è grazie agli uomini che hanno il coraggio di cambiare (ancora Laborit) che facciamo altro dall’affilare utensili di selce abitando ancora nelle caverne.

Continuiamo a immaginare e sperimentare quindi, ci fa bene, questo la nonna lo sa… senza bisogno di spiegarglielo!

Approfondire e sperimentare
Mike in Italia nei prossimi mesi:
20-22 settembre 2013
22-24 novembre 2013
Info: info@essereuno.com –  info@hakusha-brescia.it

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