Con il petrolio ad oltre 130 dollari al barile l’annuncio di Scajola sulla costruzione di centrali nucleari entro cinque anni è stata una buona mossa mediatica. Peccato che la realtà non potrà supportare le sue parole. Comunque da qui ai prossimi cinque anni si troverà qualcuno a cui dare la colpa.
Ora, tralasciando il fatto che l’energia nucleare dà solamente il 6,5% del fabbisogno energetico mondiale, che si ridurrà del 4,5% nel 2030 secondo la IEA (International Energy Agency), che pare che l’uranio finirà anche prima del petrolio, che le centrali nucleari a torio non si fanno certo tra cinque anni ma neanche tra quindici, che non esiste comunque nessun tipo di nucleare pulito, che i costi di costruzione e di gestione di un impianto sono sempre più elevati e che la maggior parte dei paesi non costruisce più centrali nucleari da decenni e non sanno neanche come fare per disfarsi delle scorie di quelle esistenti.
Tralasciamo il fatto che approvvigionarsi di materie prime per le centrali nucleari ci renderà altrettanto dipendenti dall’estero quanto lo siamo ora con il petrolio e il gas e che una centrale nucleare necessita anche di una quantità d’acqua mostruosa, altra risorsa che andrebbe preservata.
Tralasciamo anche che non sarà facile convincere la popolazione ad avere una centrale vicino a casa, e tralasciamo che il costo delle fonti di energia rinnovabili scendono di anno in anno e che non crerebbero né rischi per la sicurezza né opposizioni popolari. Anzi.
Tralasciamo pure il fatto che quotidianamente vi sono degli sviluppi tecnologici interessantissimi nel settore delle energie alternative, l’ultima delle quali che mi è capitato di leggere parla di produzione di biocarburanti utilizzando le alghe, che raddoppiano la loro massa in sole quattro ore e si nutrono di CO2 rilasciando ossigeno, pulendo quindi nel frattempo anche l’atmosfera.
Ancora una volta si privilegia la produzione di energia centralizzata, in mano a pochi, con commesse miliardarie che andranno ad alimentare i soliti giri industriali e politici, quando il costo per produrre energia locale e pulita è oramai competitivo con la produzione da fonti fossili. Ma l’autonomia energetica dei singoli e delle piccole comunità toglierebbe potere alla distribuzione centrale dell’energia e alle loro succose commesse.
Abbiamo perso un Rubbia quando ci parlava del solare termodinamico ed abbiamo perso un’importante occasione per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Rubbia è dovuto andare in Spagna a presentare il suo progetto, subito accettato e messo in pratica, ed ora insieme alla Germania, la Spagna è all’avanguardia nella produzione energetica del solare.
Mi auguro che si sviluppino diverse iniziative dal basso per l’autoproduzione di energia, come sta avvenendo ad esempio in Austria con l’autocostruzione di pannelli solari termici, attiva anche in Italia, seppur allo stato iniziale. I gruppi di acquisto di materiale e la condivisione delle conoscenze tramite Internet potrebbero creare un mercato parallelo delle energie alternative che potrebbe arrivare all’autonomia energetica prima della costruzione delle centrali nucleari.

segnalo quest’articolo, tra i tanti che cercano di far chiarezza sui nuclearismi attuali:
http://crisis.blogosfere.it/2008/05/perche-il-nucleare-non-e-la-soluzione-i-nostri-2-cents.html
Interessante l’articolo e il sito che segnali. Con le potenzialità di risorse rinnovabili che abbiamo in Italia, ad esempio il solare termodinamico a concentrazione, una tecnologia già presente, di rapida costruzione, con costi limitati, di ottima resa, con produzione e distribuzione locale, che fornisce energia di giorno e di notte, e di impatto ambientale minimo, trovo folle il ritorno al nucleare. Ma ancora più inquietante il fatto che sull’onda emotiva della crisi petrolifera verrà forse accettato come “male minore”, quando si potrebbero dirigere le risorse enonomiche verso soluzioni più realistiche. Mi chiedo se sulle energie rinnovabili si potrebbero creare delle soluzioni dal basso come è avvenuto per il settore del software libero.
@toshan
eh, magari… Potresti provare a fare un giretto da queste parti, magari trovi qualche suggerimento utile:
http://www.energeticambiente.it/index.php
Notizia di questa mattina..
http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/ambiente/nucleare1/eolico-america/eolico-america.html
ragazzi miei.. io la vedo nera.. s
iamo sull’orlo di una guerra civile..
non so voi… se vedete bene…
:-/
se pensiamo che si possa anche prevedere che ci manchi
il pane in tavola..
allora tutti questi discorsi diventano superflui..
e la visione “nera” di atisha non diventa difficile..
Basta osservare come si allargano le frange di povertà..
Eppure ieri la Confindustria applaudiva…
http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin
L’ho sentito parlare a GR Parlamento (radio). La registrazione era di qualche anno fa, c’era ancora Casini presidente, mi ha colpito molto.
Lui sostiene che la terza rivoluzione industriale avvera’ per merito dell’idrogeno. Ho letto dei pro e contro di questa prospettiva, ma devo dire che Jeremy Rifkin mi ha colpito molto per le conoscenze e la passione con la quale conduce la sua campagna di informazione su questa prospettiva.
siamo spaccati in due… è in atto una lotta ancora invisibile, non si tratta di catastrofe imminente, ma immancabile a questo punto.. (chi lo sà se non già programmata)
non segnalo il pane che salta sulla tavola dei meno abbienti, che sono i più… ma ciò che salterà sarà la mente della gente, stressata, usurpata, violata.. condizionata dai media e dai telegiornali sempre più disastrosi, altalenati da veline e film “horror” ..
e i rimedi “ferrei” del nuovo governo degli ultimi giorni saranno il tappo che farà saltare, esplodere ira e stress incamerata in questi ultimi decenni..
Napoli, per esempio, è una polveriera.. la punta dell’iceberg.. e prevedo un momento di gravi scontri che andrà ad innescare il resto del malcontento sparso sulle ombre degli specchi quotidiani…
Mai qualcosa di positivo che possa appoggiare il negativo che avanza! mai.. tutto parte di un bel programma, spinto un po’ troppo in là…
Spero di sbagliarmi…
l..a guerra civile è imminente, non solo per il caro pane.. ma per la “polveriera Napoli” e le iniziative del nuovo governo, che seppur condivido in parte, in quanto siamo già nell’oltre del degrado e d’intervento… so che ciò porterà inevitabilmente sù al top gli ego surriscaldati del popolo che non ce la fa più..
e poi se aggiungiamo le teste calde di una gioventù senza futuro e scrupoli.. che non vede l’ora di esporsi e farsi sentire… ecco il gioco fatto..
non sarà imminente, ma ne vedremo delle belle..
Nessun messaggio positivo è mai passato.. i media hanno stressato il pubblico.. tutti hanno paura.. focolai di vecchie identità si stanno riaffacciando.. ed altro non aggiungo…
spero tanto di sbagliarmi..
Boh, vorrei capire cosa succede, scrivo i post e poi spariscono..
Pazienza.
Ora non ho piu’ voglia, segnalo questo interessantissimo, e da alcuni conosciuto, personaggio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin
AAAAAAAAAAAAAAhhh, mi e’ sparito il post!
http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin
Mi ispiravo a lui.
Proporrei di ritirarci in campagna, con orticello, pannelli fotovoltaici, mini-eolico (o mini-idroelettrico), e quant’altro vi venga in mente. ;-)
si vede che non dovevi scriverlo.. anche a me è successo.. avevo scritto un bel articoletto e poi zac! ho riscritto di getto il mio messaggio negativo… ahahah.. ora solo sollevata….
ciaooo
la campagna? mmhhh….
…o la montagna? ;-)
Vista la follia dei nostri concittadini..da un pò di tempo ho seguito la strategia del tirare i temi in barca e di preoccuparmi della salute fisica e spirituale..
Poi..un pensiero mi ha gelato..
e se morissi..e mi reincarnassi tra qualche decina di anni..in un mondo pieno di centrali nucleari..gas smog..etc..?
Con che faccia posso dedicarmi a fatti miei adesso..?
L’unica sarebbe illuminarsi e non rinascere..ma..se non ci riusciamo..cosa fare per evitare che il futuro sia incubo..? Incubo che potrebbe vederci presenti..?
Tra illuminarsi e cercare di far ragionare la gente..non so qual’è la cosa più ardua..
Mah!..Anche se Grillo non mi è simpatico..il suo vedere l’esercito nelle grandi opere..mi sembra una visione che si sta realizzando..
Secondo una mia teoria che si è sempre rivelata vera..tutte le cose hanno dei punti deboli..tutte le reti hanno qualche maglia difettosa..qualsiasi problema ha una soluzione..che va trovata..
Cosa dobbiamo fare..?
Dove andare o fuggire..?
La morte è una soluzione..?
Bè..intanto cominciamo a meditare sul serio..per fuggire dal corpo che si avvicina al tritacarne..poi..si vedrà..
Paritosh:intanto cominciamo a meditare sul serio..per fuggire dal corpo che si avvicina al tritacarne..poi..si vedrà..
Meditare per sfuggire al tritacarne!?
Che roba è? :-)))
La paura porta solo altra paura…
cercare un fine allontana solo l’Orizzonte..
che è qui..
piaccia o non piaccia..gettate via carote e illusioni..
mi sembra che le catastrofi annunciate da partitoshluca non succederanno tra qualche decina di anni -magari!- ma senz’altro tra massimo una decina d’anni, se non prima come temo; il cambio di clima è già una realtà, nessuno fa niente, dunque è irreversibile; se pensiamo che il nucleare oltre a tutto quanto menzionato è molto caro ed è sovvenzionato dallo stato -in questi tempi di “concorrenza”…-, perché le energie alternative non sono sovvenzionate dallo stato? se lo fossero sarebbero molto meno care del nucleare; non solo il nucleare, ma stanno ripescando il carbone, dove c’è!!!! tutte le energie alternative sono già state collaudate, sono pronte da 20 anni, occorre solo mettele in atto! e secondo me, tocca a noi cittadini farlo localmente, perché se aspettiamo il governo siamo morti prima!
Bah prima si poteva incentivare e pubblicizzare maggiormente anche l’energia solare, voi cosa ne pensate?
… e il lago?… :)
quoto l’intervento di Lia..
quanto al clima.. oltre tutto ciò che era possibile fare a tempo debito, c’è un altro problema..
cioè che non c’è niente da fare, per sua stessa natura…..
ahahahahah…
che accade le vs sicurezze vacillano…?
Brevemente vi rammento che fino a pochi anni fa la nostra (in)civiltà era gravemente in pericolo.
Vi ricordate la guerra fredda?
Le tensioni, i pericolosi equilibri, i blocchi contrapposti…
E poi finalmente i primi accordi Salt e poi il disarmo…
L’abbattimento del Muro di Berlino…
L’URSS che và in malora….
I sommergibili nucleari strategici che ritornano alle basi…
I bombardieri B52 che restano a terra…
Si demoliscono i vettori a tesata multipla…le armi dell’apocalisse!
Certamente, ogni tanto qualche cretino ci prova ancora, mi ricordo gli ultimi test nucleari francesi nel Pacifico.
Personalmente sono cresciuto in continuo pericolo di conflitto nucleare globale.
Mi ricordo tutto!
Eravamo tutti in pericolo, in vero pericolo di morte…tutta l’umanità!
Quello che sta avvenendo mi fa un pò sorridere.
L’umanità ha saputo superare crisi peggiori!
Oggi, le questioni che si presentano irrisolvibili per la ns civiltà sono soltanto piccoli ostacoli da superare.
E li supereremo, ce la faremo!
Per conto mio c’è la necessità di rinquadrare i problemi in opportunità di crescita, dove la ricerca armonizzata di potenziali soluzioni, possa finalmente creare nuove interazioni sociali tra tutti i popoli.
Ricordando che siamo tutti figli della stessa matrice universale e che abitando tutti nello stesso condominio i tuoi problemi sono anche i miei.
Iniziamo dalle cose piccole che tutti i giorni possiamo fare.
Spegni la luce quando non serve.
Spegni gli stand by dei device.
Chiudi l’acqua.
Separa la spazzatura affinché si possa smaltire.
E soprattutto pensa che le proprietà che possiedi, in realtà ti sono state prestate…
ahahaha
Infine…umano…inizia a credere che si possa fare il cambiamento.
Saluti
Direttamente dal paese del sole e della spazzatura, figlia a tutti gli effetti del popolo napoletano, concordo pienamente con Vento.
Ho trovato questo link interessante, è un doc sul lavoro del prof Giovanni Francia, mio ex concittadino ora purtroppo defunto.
Ormai abbandonata a Sant’Ilario, a Genova, c’è un’installazione pilota sulla ricerca del solare a gas pressurizzato.
Si trova dentro l’area di proprietà dell’Istituto Agrario B. Marsano sito nel quale andavo spesso, occupandomi all’epoca di manutenzione per conto del Comune.
E’ un esempio rarissimo di centrale solare ad alto rendimento realmente funzionante.
Purtroppo non l’ho mai vista funzionare, essendo il Prof deceduto prima che frequentassi l’ist. Marsano…peccato…
Realizzata negli anni ’60 funzionava con una batteria di specchi parabolici sincronizzati e puntati su una caldaia solare appesa ad una certa quota.
Negli anni ’70 mi ricordo che il prof . Francia lo vidi in Tv e mentre raccontava al giornalista la potenza della sua caldaia, spiegando che il disegno geometrico delle tubazioni assorbiva la luce tanto che non si riusciva a scorgerne l’interno…e come brillavano i suoi occhi…quando parlava della sua creatura…
Vabbe taglio corto, vi do il link del doc.
http://www.gses.it/pub/francia-solare-termico.pdf
Dateci un’occhiata, è roba che funziona veramente.
Mi astengo dalle critiche…
Saluti
PS: ciao Giusy!
14eckhart
Paritosh:intanto cominciamo a meditare sul serio..per fuggire dal corpo che si avvicina al tritacarne..poi..si vedrà..
Meditare per sfuggire al tritacarne!?
Che roba è? :-)))
La paura porta solo altra paura…
cercare un fine allontana solo l’Orizzonte..
che è qui..
piaccia o non piaccia..gettate via carote e illusioni..
Ricordati la spada di Banzo..la paura fa meditare..
come viaggiare in aereo..si prega..non ci si addormenta..
il qui ed ora si sente alla grande con una pistola puntata alla tempia..
perchè credi che il pericolo sia attraente..?
La mente si spenge..e appare il momento..
La paura che dici te è un fatto mentale..non è lo spaghetto..quello vero..
ottimo inter-vento… vento :))
è vero, ci sono state crisi peggiori che forse abbiamo sepolto nei ricordi… ma agli occhi miei ignoranti ora è in atto una disgregazione …dell’individuo..
non c’è più cosa credere, non c’è più “lotta sociale”… non c’è più collaborazione tra individui.. troppo individualismo che toglie ogni speranza di poter rinquadrare i problemi.. in sostanza c’è troppa scissione… e prima di attuare una riconversione di massa, personalmente, vedo il peggio…
Quanto ad iniziare dalle piccole cose hai perfettamente ragione.. è da un po’ che ci stiamo rieducando, riprogrammando con le difficoltà dovute.. (parlo per il mio gruppo di “condominio”), riprogrammando anche la spesa quotidiana… niente sprechi, e via libera ai “fondi di magazzino”! polpettoni e ricicli.. poveri gatti, tempi magri ahahah
Ma tu, davvero ti ricordi di spegnere le luci di casa? ed il dentifricio? quanto ne usi? sai che c’è grande spreco nel riempire tutto lo spazzolino… e che fa male allo smalto troppa sostanza abrasiva? per la felicità dei dentisti?
Compri ancora l’acqua minerale o bevi quella del “bronzino”?
Questo ed altro su “rieducational channel “:))))
namastè!
Paritosh:il qui ed ora si sente alla grande con una pistola puntata alla tempia..
Ma te le inventi al momento? :-)))
Vado su Rieducational channel a sentire Fulvia che è meglio..:-))))
23eckhart
Paritosh:il qui ed ora si sente alla grande con una pistola puntata alla tempia..
Ma te le inventi al momento? :-)))
Vado su Rieducational channel a sentire Fulvia che è meglio..:-))))
………………….
Perchè..me le dovrei studiare prima…?
Una volta ho visto dei monaci zen..assorti in meditazione..e un monaco ben pasciuto con un legno in mano….e chi si addormentava..verga..una legnata in testa..
La paura della legnata rendeva i monaci senz’altro più spirituali..che altrimenti..si sarebbero addormentati..
La vita comoda è contraria alla meditazione..perchè è facile spengersi..e senza energia..si va poco lontano..
Un autista ubriacone guidatore di autobus e un prete muoiono..e vanno in Cielo..
S. Pietro li riceve ..e lascia entre il guidatore e manda il prete in Purgatorio..
Come..dice il prete..lui era sempre ubriaco ed io sempre dicevo messa..e mandi me in Purgatorio e lui in Paradiso..?
Quali meriti ha superiori a me..?
Vedi..dice S.Pietro..quando tu parlavi..tutti si addormentavano..ma quando lui guidava..tutti pregavano..
Personalmente non ho mai meditato tanto come quando ho viaggiato una settimana in aereo..
se non mi fossi fermato..sicuramente mi sarei illuminato…
Certo Luca,ho capito..dici che la paura ti costringe all’attenzione..
va bene come input secondo me,perchè comunque acceca la visione:
ti fissa su ciò che può accadere piuttosto che sul ciò che è..
Eck:Certo Luca,ho capito..dici che la paura ti costringe all’attenzione..
va bene come input secondo me,perchè comunque acceca la visione:
ti fissa su ciò che può accadere piuttosto che sul ciò che è..
No Eck non è così. Quando hai “veramente” paura e non puoi fuggire da questa sei perfettamente presente nel qui ed ora, uno dei tanti esempi che potrei farti: ero in auto, autostrada, corsia di sorpasso, sotto un tunnel, in curva (chi ne ha più ne metta), la ruota posteriore destra viene via con tutto il moncone collegato all’asse, il liquido dei freni fuoriesce, il moncone restante striscia sull’asfalto e alza una scia di scintille di circa due metri, io non potevo fare nulla perchè non guidavo ero a fianco, ricordo ancora esattamente qui ed ora, mi irrigidisco e posiziono bene le gambe pronta all’impatto e dentro sento scendere una strana calma e silenzio e penso solo, più che pensare constato: “ecco così si muore”, nessuno di noi due ha mai gridato o altro, il guidatore era altrettanto silenzioso e attento a cercare di frenare l’auto facendola strisciare contro il muro laterale della galleria, solo più tardi quando, dopo un paio di kilometri, qualche testa coda e molte botte e strisciate al muro ci siamo fermati, solo allora inizia il rumore della mente e il frastuono della paura della paura, quella sintetica, quella costruita col pensiero, la voglia di esprimere disappunto e la proiezione nel passato: cosa avrebbe potuto succedere, perchè? Chi ha montato male la ruota? etc…etc…
Giusy:posiziono bene le gambe pronta all’impatto e dentro sento scendere una strana calma e silenzio e penso solo, più che pensare constato: “ecco così si muore”, nessuno di noi due ha mai gridato o altro, il guidatore era altrettanto silenzioso e attento
Sì, penso che diciamo la stessa cosa..perchè comunque hai abbandonato pure la paura,abbandonandoti al ciò che è..
Sono situazioni estreme in cui il pensiero se ne va a farsi fottere,quindi per un attimo, si dilegua pure la paura..ecco allora quella “strana”calma (strana per il pensiero che la interpreta..)
(Credo che anche Paritosh, allora, volesse dire ciò.)
Una intervista allo scienziato Stefano Montanari sul nucleare http://www.youtube.com/watch?v=nxIRC0ukTIE
non lotto contro tutto questo…è come se un fiume fosse straripato trasportando con se detriti, case, alberi…e cosa posso fare se non seguire la corrente…ma ti rendi conto che non si può fare nulla? Siamo sulla strada del soccombere …forse è finita un’era. Quella di quei pochi individui che hanno distrutto la terra, qualche anno e una nuova vita crescerà. Rassegnatevi è così
Forse questo scritto del 1982 sta diventando attuale.
Guido Dalla Casa – GUIDA ALLA SOPRAVVIVENZA
Ed. MEB – 175 pagine-24 ill.
ISBN 88-7669-133-2
(Ediz. 1983, 1986,1988,1989,1996)
Introduzione
Non occorre una gran fantasia per rendersi conto che la civiltà industriale odierna, che vive sulla crescita e si basa su non-cicli, è un fenomeno impossibile sulla Terra.
La Natura si basa su cicli, questa civiltà si basa invece su “risorse” che si consumano e “rifiuti” che si accumulano; quindi non può durare a lungo. Dato il modo esponenziale con cui avanza e il suo grado di invasione del Pianeta, si può prevedere ormai prossimo l’inizio di quei fenomeni traumatici che ne segneranno la fine.
Le probabilità che il modello si modifichi gradualmente fino a raggiungere condizioni stabili, cioè fino ad ottenere una situazione stazionaria (che in economia viene chiamata crescita-zero) e a funzionare solo su cicli chiusi, sono molto scarse. L’avvicinamento esponenziale di questa civiltà ai limiti globali del sistema è ormai rapidissimo.
Sono passati più di dieci anni dall’ammonimento di U Thant alle Nazioni Unite (1) e dalla pubblicazione de I limiti dello sviluppo ma non si è fatto nulla per arrestare il processo: tutte le forze politiche continuano ad inneggiare allo “sviluppo” e la situazione si è ulteriormente aggravata.
Le proiezioni in avanti di una trentina d’anni di molti fenomeni oggi in corso danno risultati chiaramente paradossali; i consumi energetici che si dovrebbero avere sulla Terra sono palesemente incompatibili con le “risorse” ancora a disposizione, ma soprattutto con il funzionamento stesso del Pianeta.
C’è chi pensa che “c’è ancora molto petrolio sotto gli Oceani”. Se si trovasse ancora molto petrolio, sarebbe la peggiore delle sciagure. Già oggi muoiono centinaia di migliaia di esseri viventi a causa di questo liquido. Ogni tanto minuscoli trafiletti sui giornali danno notizia che centomila uccelli sono morti nel Mare del Nord per chiazze oleose vaganti. Non parliamo poi dei pesci, vengono uccisi in gran numero a causa del petrolio.
Eventuali nuovi ritrovamenti non farebbero che ritardare di poco il collasso, aggravando però di molto la situazione.
E’ la Vita che si distrugge. La civiltà industriale sta distruggendo la vita, come un male avanzante nel corpo cui appartiene. C’è da sperare che non si trovi più petrolio. Altrimenti sarebbe peggio. Non parliamo poi dei guai che si creano nell’atmosfera per la combustione di queste enormi quantità di combustibili fossili: le piogge acide sono in aumento ovunque. Anidride carbonica, ossidi di azoto e di zolfo vengono immessi nell’aria in quantità impressionanti. Tanti sono i fenomeni di questo tipo su scala mondiale: si è fatto solo qualche esempio.
Se il modello di oggi, che chiameremo civiltà industriale sempre-crescente, dovesse continuare, si avrebbero conseguenze disastrose: immense foreste scomparse, interi mari privi di vita, megalopoli mostruose, malattie mentali e criminalità ovunque.
Ci sono quindi molti motivi per ritenere che questi fenomeni si interromperanno prima, e questo può significare solo la fine traumatica di questa civiltà. E’ assai difficile immaginare cosa significhi in pratica, come è molto difficile comprendere quando sarà “il momento”: i segni premonitori ci sono già oggi, ma ne dovrebbero venire altri, più chiari. Anche se quasi nessuno li interpreterà in questo senso, perché nessun modello culturale umano è capace di concepire la propria fine. Si darà la colpa alle destre, alle sinistre, al capitale o al sindacato, agli imperialisti o agli egualitari, ai conservatori o ai progressisti, ma ben pochi percepiranno la sostanza del fenomeno, la fine di un modello di vita, quello industriale nato due secoli fa. Non si può interpretare questo collasso con motivazioni economiche, perché è la fine del concetto stesso di economia.
Tutto questo sembrerà a molti la fine del mondo: ma, per quanto si tratti di una cosa drammatica, sarà solo la fine di una forma di pensiero, dell’idea-guida che lo scopo dell’umanità sia l’incremento indefinito dei beni materiali, cioè l’idea-guida della civiltà industriale. Cosa intende infatti questo modello come “miglioramento”? L’aumento dell’avere, del reddito, degli oggetti.
A consolazione per questa prossima fine, che sarà traumatica per quasi tutti, salvo gli abitatori di qualche superstite foresta, ricordiamo che si accompagna a questa “crescita” anche l’aumento della criminalità, del consumo di farmaci di ogni tipo, delle malattie mentali.
Inoltre, facciamo un’altra considerazione: la catastrofe della nostra civiltà è l’unica speranza di sopravvivenza per molte altre culture umane, gli Indios dell’Amazzonia, i Papua della Nuova Guinea, le ultime tribù africane, oceaniane, asiatiche. Se il processo continua, non hanno alcuna speranza di sopravvivere: sarebbero distrutte e fagocitate, i loro componenti dovrebbero scegliere fra restare abbrutiti dagli alcolici o trascinare miseramente la propria esistenza come “sottoproletari” ai margini di quell’altra civiltà. La catastrofe di questo sistema è anche l’unica speranza di sopravvivenza per moltissime specie di esseri viventi, animali e vegetali. Quindi è una disgrazia solo per noi.
Ma torniamo ai fatti. Siamo tutti imbevuti, condizionati dal modo di vivere della civiltà industriale, e moltissimi non potranno sopportare nemmeno l’idea di vivere in un altro modello, non riescono neppure a concepirne la possibilità di esistenza. Ma c’è anche chi vuole comunque sopravvivere.
Negli Stati Uniti c’è stata una fioritura di associazioni e movimenti, ma soprattutto vendite di oggetti che riguardano la sopravvivenza. Quindi, grossi affari per qualcuno, secondo il classico stile di quella gente. Questi gruppi di persone vengono chiamati “survivalisti” (dall’inglese survival=sopravvivenza).
Di solito si preparano a maneggiare armi, ammassare provviste e scatolette in bunker, rifugi antiatomici, cantine. Al massimo si chiudono nelle loro palizzate, per difendere “la loro proprietà”. In complesso si tratta di prospettive molto squallide: viene da chiedersi se vale la pena di vivere come topi da fogna, pronti ad uccidere per non essere uccisi, tenendosi magari addosso la paura di morire di leucemia per le radiazioni, se si esce. Ma questo è il loro stile; e pensano di “ricominciare” come i pionieri, come i loro nonni.
Non è partendo dalle armi, dalla violenza o dai bunker che si può salvare una vita decente; inoltre l’idea di “ricominciare” è semplicemente una follia, perché vorrebbe dire riprodurre le condizioni che hanno causato il collasso.
In questo manuale si farà un’ipotesi diversa, basata su una sopravvivenza fisica iniziale, ma con la speranza di rinascere anche spiritualmente verso una forma di pensiero e di civiltà che abbia fondamenti filosofici diversi da quelli che sono stati alla base del modello fallito.
Qualunque comunità, qualunque modello culturale deve basarsi sull’equilibrio, sulla consapevolezza di far parte in tutto e per tutto di un’Entità più vasta, che chiameremo la Natura.
Lo scopo di questo manuale è di fornire una traccia, una debole guida verso quella che può essere una sopravvivenza fisica, psicologica e culturale; soprattutto una speranza di riuscire a sopravvivere al periodo di transizione, al periodo traumatico del collasso, e di fornire qualche indicazione per raggiungere una condizione più stabile e più serena. Per questo bisogna prepararsi, anche se le difficoltà di prevedere l’epoca e le modalità del cambio di modello rendono estremamente difficile intraprendere a tempo giusto azioni concrete.
Bisogna comunque essere pronti a cavarsela anche nei primi tempi, quando il supporto della cosiddetta “civiltà” – che è poi soltanto una civiltà fra le tante – i rifornimenti e la facilità di trasporti verranno a cessare, quando è molto probabile che lo sbandamento generale provochi la formazione di numerose bande di delinquenza spicciola vagante, quando bisognerà scegliere se entrare in competizione su questo piano, o ritirarsi in località meno turbolente, ma molto meno “comode”. Bisognerà riuscire a cavarsela con poco a disposizione, senza possibilità di comprare roba nei negozi, o rivolgersi ad altri per ogni occorrenza.
Bisognerà re-imparare rapidamente a vivere anche senza il panettiere, il lattaio, il negozio di vestiti. Trarre dal resto della Natura, ma in armonia con Essa, il necessario per vivere, e anche essere sufficientemente sereni.
Per rendere più variata l’esposizione, a volte ci si rivolgerà ai lettori come se si trovassero al tempo presente, altre volte come se stessero leggendo il manuale già in condizioni di sopravvivenza, dopo il cambio di modello culturale.
—————–
(1)“Non vorrei sembrare troppo catastrofico, ma dalle informazioni di cui posso disporre come Segretario Generale si trae una sola conclusione: i Paesi membri dell’ONU hanno a disposizione a malapena dieci anni per accantonare le proprie dispute ed impegnarsi in un programma globale di arresto della corsa agli armamenti, di risanamento dell’ambiente, di controllo dell’esplosione demografica, orientando i propri sforzi verso la problematica dello sviluppo. In caso contrario, c’è da temere che i problemi menzionati avranno raggiunto, entro il prossimo decennio, dimensioni tali da porli al di fuori di ogni nostra capacità di controllo” (U Thant, 1969)
1. – Dove andare
“Rilievo e clima isolano le montagne: le comunicazioni sono più rare, più faticose, più pericolose e più spesso interrotte. Questo isolamento ha però spesso i suoi lati buoni. Nei periodi di incertezza le montagne hanno offerto rifugi sicuri a coloro che osavano stabilirvisi. E’ in questo modo che esse hanno acquisito gran parte delle loro popolazioni. Persino nelle montagne attraversate da grandi strade, battute da predoni e soldati, rimanevano vallate appartate e poco accessibili, alti versanti facili da sorvegliare e da difendere.
Nell’interno di questi rifugi ha potuto rafforzarsi il gusto della libertà, maturare l’esperienza dell’autonomia.
Rifugio di popolazioni, conservatrice di idee e tradizioni, la montagna ricorda le isole. In ambedue i casi non si è mai trattato, salvo rare eccezioni, di isolamento totale; in ambedue i casi l’isolamento relativo tuttavia è stato dei più efficaci, persino sulle montagne e sulle isole più vicine alla pianura o al continente.”
(da La Montagna, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1962)
Facciamo un’ipotesi concreta sul prossimo futuro, una delle tante possibili.
In uno dei prossimi anni potrebbe succedere che:
Il prezzo del petrolio è aumentato ancora, gli Stati arabi del Medio Oriente sono in continua guerra fra loro, i governi cadono e cambiano. Lo stretto di Hormuz risulta infine chiuso per eventi bellici. Una superpotenza pensa di intervenire. In Europa c’è già il razionamento dei prodotti petroliferi. Ben pochi, soprattutto nelle città, sono in grado di passare l’inverno senza di essi. Le industrie sono costrette a ridimensionarsi o a fermarsi. Agitazioni, delinquenza, disoccupazione, prezzi altissimi peggiorano la situazione di mese in mese.
Nei deserti del Medio Oriente non c’è giorno senza guerra.
Nessuno vuole riconoscerlo, ma in realtà l’aumento continuo dei beni materiali, il cosiddetto sviluppo economico, è ormai alla fine.
L’inquinamento ha ridotto il Mediterraneo, il Mar del Giappone, il Mar Nero, il Baltico e gran parte dell’Atlantico a mari quasi privi di vita. Il pesce, ormai raro, ha prezzi altissimi. L’ideologia industriale è alle corde.
Finché una delle superpotenze, vedendo ormai prossimo il collasso, decide, come suo vecchio costume, di “estrarre per prima la pistola”.
Così un mattino ascoltate la notizia: New York e Mosca, Kiev e Detroit, Tokyo e Shanghai sono già un cumulo di rovine radioattive. Un fatto del genere è possibile anche per altre considerazioni: un modo con il quale l’Organismo Totale, cioè la Natura, può reagire all’attuale eccesso di popolazione umana con il minimo di distruzione per gli equilibri vitali è proprio quello di eliminare le grandi città, densissime di popolazione e di consumi e molto scarse di altre forme di vita.
L’Organismo reagisce eliminando i centri di concentrazione del suo male.
Quando una specie si moltiplica in modo abnorme arrecando danni di ogni genere all’Equilibrio Generale, la Natura, cioè la Mente Universale, fa nascere nei componenti di questa specie degli istinti suicidi. Il fenomeno si manifesta, ad esempio, nei lemmings e nelle locuste. Il modo in cui questi istinti suicidi possono manifestarsi in pratica nella specie umana è la guerra totale.
Ma ritorniamo alla nostra ipotesi:
Dopo la distruzione di alcune città, c’è una larva di mobilitazione generale, ma il buon senso di parecchi giovani fa sì che nelle caserme, invece di muoversi compatti verso un ipotetico “nemico della patria”, si senta vagamente che tutto questo non ha più senso e incominciano in pratica grossi ammutinamenti. I grandi sistemi di comunicazione e di rifornimento, i servizi, cominciano a collassare.
Nel giro di pochi giorni, o di poche ore, dovete decidere se affrontare questo mondo ormai in disordine, rischiando che l’atomica venga a far fuori anche qualche città italiana, o fuggire. Ma dove? E per quanto tempo?
I survivalisti americani si rintaneranno dentro i loro bunker, o dietro le loro palizzate, con le mitragliatrici e le scatolette, magari pensando a qualche vecchio film, ma tutto questo è soltanto squallido e folle.
E voi che farete? Molto dipenderà da dove vi trovate. Qualcuno penserà di raggiungere qualche località isolata, tagliata fuori o tagliabile da grosse vie di comunicazione, quindi sostanzialmente un ambiente non facile, secondo la mentalità di oggi, dove la gran parte delle persone non penserà di dirigersi perché di accesso difficile, o agevolmente isolabile.
In Italia, località simili possono trovarsi in montagna, sulle Alpi o sugli Appennini, o nelle isole minori. Pur facendo qualche accenno anche a soluzioni riguardanti le isole, ci si riferirà più in particolare alla fuga in località montane.
Sarebbe bene avere già un rifugio dove pensare di dirigersi, magari con qualche riparo, casa o capanna larvatamente abitabili.
Come località adatte si potrà scegliere:
- in località marina, qualche isola abbastanza piccola per non essere facilmente bersaglio di malintenzionati, e quindi così povera di “risorse” da non essere ambita per atti di pirateria, ma non troppo piccola e arida da non consentire alcuna forma di sopravvivenza a una comunità di almeno venti-venticinque persone.
E’ indispensabile che esista almeno una sorgente di acqua dolce o che le piogge vi siano sufficientemente frequenti da non rendere problematico l’approvvigionamento di una quantità minima di acqua. L’acqua è la base essenziale senza la quale non è possibile alcuna forma di sopravvivenza, anche se vi sono popolazioni che sono riuscite a vivere nel deserto del Sahara, in cui però avevano una perfetta conoscenza delle oasi e dei pochi pozzi.
Deve esserci un minimo di vegetazione, deve essere possibile allestire degli orti, il mare circostante deve essere sufficientemente pescoso. L’isoletta deve consentire l’allevamento di qualche animale, come capre, pecore, galline.
- in località montana, una conca, un alpeggio, una valle sufficientemente chiusa da tutti i lati, con un solo imbocco, agevole, e magari non troppo.
Se la zona non è nota, meglio ancora. Un segno che la località è abitabile in modo autonomo, è che sia stata abitata nel passato, o che lo sia ancora, magari da qualche anziano pastore, che però può diventare prezioso per consigli e per instaurare una reciproca collaborazione: chi arriva avrà bisogno di chi è sempre stato lassù. In questo caso inoltre ci sono già baite: anche se un po’ diroccate, si potranno rimettere in piedi.
Ricordatevi, per farvi forza, che un simile modo di vita autonomo è stato possibile per secoli sulle montagne, nelle campagne e sulle isole; è durato fino a non molti anni fa. Quindi, se avete impegno e siete forti spiritualmente, potete farcela anche voi.
Forse pensate che troppa gente vi salirà, e di tutti i tipi. Ma probabilmente non sarà così: chi è ormai visceralmente attaccato al suo mondo di oggetti e di simboli non salirà dove l’accesso è faticoso, quando le automobili non andranno più, e le funivie saranno fili inutili, buoni solo a deturpare la montagna. Preferiranno lottare a morte nelle pianure, nel vano tentativo di restare aggrappati alle “comodità”, per contendere agli altri con la violenza quel poco che sarà rimasto.
2. – Cosa portare con sé – Come cavarsela nei primi tempi
Premesse – Come costruire un rifugio – Il fuoco – L’acqua – Il cibo – La conservazione della carne – Come cucinare
3. – Principi di sopravvivenza indefinita
In un modello culturale umano è possibile sopravvivere a tempo indefinito solo se si tengono sempre presenti alcuni principi fondamentali, che discendono in sostanza dalla percezione completa e consapevole di essere parte di una Entità, di un Organismo più vasto, cioè della Natura. Siamo componenti di Qualcosa che ha leggi di funzionamento che non possono essere ignorate.
E’ la dimenticanza di questo fatto la causa del prossimo collasso dell’attuale modello culturale umano di derivazione europea.
Alcune filosofie orientali consideravano veri soltanto i processi che possono perpetuarsi senza limiti di tempo. Anche le comunità del futuro dovranno regolarsi in questo modo.
Vediamo qualcuno dei principi essenziali:
- Ogni territorio può sostenere come massimo un numero di persone determinato: se sono di più, non si può vivere in equilibrio, quindi la comunità non può durare. Le tensioni che ne segnerebbero la fine sono inevitabili. Per vedere quante persone possono vivere in un dato territorio si può, in prima approssimazione, contare quante capanne, o case, o baite, vi erano da secoli. Se il territorio era abitato lungo tutto l’arco dell’anno, si può avere un numero approssimato contando circa due o tre persone per casa preesistente. Se era abitato solo durante la stagione estiva, sarà bene ridurre il numero così ottenuto. In conclusione: la densità di popolazione umana in un dato territorio ha dei limiti massimi ben precisi.
- Non si può “buttare via” niente, perché ogni cosa è lì, e non scompare, se non rientra in un ciclo della Natura nelle giuste proporzioni.
- Ogni processo della comunità deve essere un ciclo chiuso che lascia inalterato l’ambiente, cioè il numero di specie viventi animali e vegetali deve restare circa costante. Le specie esistenti in natura in quel territorio erano le migliori per esso: devono mantenersi. Non si deve “prendere” qualcosa di fisso né riversare sostanze nell’ambiente, altrimenti le “risorse” di partenza si esauriranno e i “rifiuti” si accumuleranno, recando ben presto danni intollerabili.
- Non esistono specie “utili”, “nocive” e “innocue”, esiste solo l’equilibrio globale.
- Una forma di “crescita” materiale all’interno della comunità significherebbe la rottura di un equilibrio: si deve evitare.
- Tutto quello che si preleva deve essere utilizzato al massimo e restituito in qualche forma alla Terra. Non si può ingannare il ciclo complessivo della Vita: ogni “vittoria” è illusoria e apparente. Un aumento di qualcosa in qualche momento e in qualche punto, corrisponde a una degradazione in qualche altro punto, o tempo, o attività.
Il modo di funzionare della Natura, cioè per cicli, è l’unico modo in cui può esistere indefinitamente la Vita come complesso.
Non si possono scegliere o rifiutare questi principi, perché non si tratta di stabilire se questo sia bene o male, meglio o peggio, ma di constatare che solo così si può continuare a vivere su tempi lunghi.
Non mettetevi in testa una mentalità “da pionieri”: sarebbe la vostra fine. Il vostro angolo di mondo non è una cosa da conquistare, ma voi siete una parte di esso. Dovete convivere come una parte di un Insieme. Non c’è proprio niente da conquistare, né da modificare: l’ambiente naturale non può essere “migliorato”, potete solo integrarvi meglio in Esso. Non si può migliorare quello che ha impiegato quattro miliardi di anni per divenire ciò che è.
Non dovete temere troppo le “scomodità” anche se, dato che provenite da un modello che aveva eletto il “comfort” a una specie di religione, il passaggio psicologico sarà difficile. Pensate che nelle città dove era massimo il consumo degli oggetti apportatori del cosiddetto benessere, erano massime anche le nevrosi, l’angoscia, le malattie mentali e la delinquenza. Quindi non poteva trattarsi di un vero benessere. Dovrete invece essere sempre in situazione di atteggiamento mentale sereno. Questo è essenziale.
Non c’è bisogno di molto per essere sereni: un po’ di cibo e calore, e un po’ di cultura, ma nel senso più aperto del termine. Il difficile sarà cancellare i miti della civiltà precedente: l’esaltazione dell’ego, la crescita, lo sfruttamento.
Solo con una nuova metafisica potrete sopravvivere culturalmente, ma non è poi tanto nuova: è la metafisica animista-panteista di quasi tutte le culture umane, e tutte hanno vissuto millenni, fino all’arrivo della sopraffazione, fino all’arrivo del fanatismo accrescitivo di questi due secoli. Due secoli contro milioni di anni.
Ricordatevi di non fare contrapposizioni del tipo di quella umanità-natura o umanità-animali (purtroppo tanto comuni oggi): la specie umana è una specie animale, la specie umana è parte integrante della Natura. Si può essere lieti di questo, e ciò non significa affatto il materialismo, anzi significa un profondo senso religioso, il senso di un’appartenenza anche spirituale all’Unità Totale, all’Unica Mente.
Non prendete mai posizioni del tipo di “lotta contro le forze ostili della natura”, perché sono queste le posizioni che hanno causato la catastrofe del modello da cui provenite.
4. – Allenamento
“Staccarsi progressivamente dall’esistenza è l’insegnamento tradizionale dell’India, l’immersione frenetica nel vivere è l’inarrestabile malattia dell’Occidente. Abbiamo esportato dappertutto questo nostro miasma, eccitatore di violenza, spegnitore di sorriso.” (Guido Ceronetti)
Ora torniamo al tempo presente. Questo breve capitolo è dedicato a qualcosa che potete cominciare a fare subito: un allenamento fisico-spirituale.
Siete qui, in mezzo a un mondo tecnologico e inquinato. Automobili corrono ovunque. Questa è la realtà di oggi. Che fare, per allenarvi, per essere pronti al cambiamento, senza soffrirne inutilmente? Non potete lasciare tutto, anche perché siete parte di quanto vi sta attorno.
Provate a fare qualcosa di diverso, o di normale, ma con atteggiamenti nuovi. Prendete un sacco in spalla e girate per le montagne: le Alpi si prestano bene. Non sarà necessario che saliate su particolari cime; se ne avete voglia, al momento potete anche salire. Da una valle all’altra, dormendo dove capita: rifugi, o baite, o fienili. Ricordate l’atteggiamento: non dovete competere con nessuno e con niente, né arrivare prima né dopo di alcunchè. Non avete alcun tempo da rispettare. Se piove o c’è la nebbia, godetevele: anch’esse hanno la loro magica bellezza. Anche la pioggia ha il suo bello, e le nuvole sono meravigliose.
Il tempo qualche volta è bello, e qualche volta no.
L’atteggiamento mentale deve essere di non-competizione, mai di conquista. Non dovete dimostrare niente a nessuno, neppure a voi stessi; non dovete competere né con il tempo, né con la montagna, né con niente altro. L’esperienza sarà rasserenante, di percezione della Totalità, sentendovi parte della Natura, in posizione di non-contrasto, di non-dualità. Il camminare lento e ritmico della salita concilierà questa integrazione. La respirazione profonda e il ritmo lento vi saranno amici. Non sarà necessario “raccontare”, né “dimostrare” niente. Non preoccupatevi della fatica: niente vi aspetta, niente ha fretta. Il corpo non si affaticherà, se in armonia con il profondo.
Potete sostare quando volete, parlare dell’Essere, o dell’ultima pianticella incontrata. Ma non strappatela, non raccogliete. Potete prendere un fungo, se poi lo mangiate quella sera; o fragole e mirtilli. Altrimenti lasciate stare la Manifestazione, anche voi siete Quella.
Potreste andare anche in pianura, ma in Europa questa possibilità è perduta. Sulle montagne potete ancora. Tenetevi lontani dal fondovalle invaso dalle auto; state lontani il più possibile anche dalle funivie. Potete anche pensare a nulla, o al Nulla. Fermatevi quando volete, dove volete. E’ un’esperienza non di alpinismo, ma soprattutto di integrazione nella Natura alpina.
Non dovete conquistare né dimostrare niente, neanche a voi stessi. Non c’è da lottare con la montagna: non ha senso. L’io deve attenuarsi, non esaltarsi. Solo contemplazione, ritmo, e percezione. Oppure Nulla.
Anche se siete materialista, sarà un’esperienza edificante: vi riposerà. Lasciate a casa l’automobile, scenderete ben lontano da dove siete partiti. Per recarvi alla partenza e per tornare dopo, usate il treno, o le corriere.
Poi vi disintossicherete dall’inquinamento: sulle montagne ci sono gli ultimi posti con aria e acqua pure. Oltretutto, essere abituati a camminare in montagna vi sarà utile, per quando torneranno le comunità alpine.
Meglio se siete in pochi, o un gruppetto, meglio se siete metà e metà, perché altrimenti, nel dialogo, vi mancherebbe l’altra metà del cielo.
Se non siete materialista, vi sentirete maggiormente parte della Mente Universale, della Natura, e questo contribuirà all’allentamento dell’ego. Assaporate il piacere della non-competizione. Se vi salta in mente di salire una cima, non è per conquistarla, ma per integrarvi con una natura di quota maggiore. O per niente, senza nessun altro scopo.
Potreste scoprire che, dopo avere magari provato a fare viaggi in treno, auto, aereo, pullman e nave, il mezzo più bello e completo per passare qualche settimana girando è viaggiare a piedi. E’ il mezzo meno pericoloso e più soddisfacente. Chi seguiva le carovane al passo dello yak o del cammello viveva anche durante il viaggio, senza preoccuparsi della “rapidità”. Cercate di dimenticare la velocità, questo valore così strano della nostra epoca e della nostra civiltà.
Potete fare anche altri tipi di allenamento: imparate a mungere, a fare il burro e il formaggio, a tagliare l’erba per ricavare il fieno. Siate dolci con gli altri animali: fra voi c’è uno scambio reciproco di favori, siete in simbiosi con essi.
Imparate a rispettare tutto il mondo vegetale: non ne potete fare a meno. E vi ricompenserà largamente.
Se vi è più congeniale il mare, passate qualche settimana su un’isoletta, con una barca a remi. Giratela a piedi, imparate a sopravvivere.
5. – Le erbe spontanee e i funghi.
Premesse – Foglie, germogli, licheni – Radici, rizomi, tuberi, bulbi – Fiori, nettare, polline – Frutti, bacche, noci, semi – Piante commestibili – I funghi.
6. – L’orto
Scelta della posizione – Impianto dell’orto – Attrezzi – Lavori di manutenzione – La semina – La costruzione del semenzaio – Il trapianto – La sarchiatura – Coltivazione degli ortaggi e loro consociazioni – Aglio – Asparago – Barbabietola – Bietola – Carciofo – Cardo – Carota – Cavolo – Cetriolo – Cipolla – Fagiolo – Fava – Finocchio – Fragola – Lattuga – Melanzana – Patata – Pisello – Pomodoro – Porro – Radicchio o cicoria – Ravanello – Rapa – Scorzonera – Sedano – Soia – Spinacio – Topinambour – Valeriana – Zucca – Zucchine – I metodi di conservazione.
7. – L’allevamento
Premesse – Mucche – Capre – Pecore – Conigli – Polli.
8. – Le api
Premesse – Metamorfosi – La regina – Le operaie – Il fuco – La vita delle api – L’arnia razionale – L’uso del foglio cereo – La famiglia – La visita alle famiglie – La cattura dello sciame – Il saccheggio – Il raccolto principale.
9. – La pesca. Cenni di autodifesa
La pesca – Cenni di autodifesa.
10. – Lavori di manutenzione
Muri e intonaci – Pavimenti – Porte e finestre – Isolamento termico e dall’umidità – Conclusioni.
11. – L’energia
Premesse – Energia solare – Irraggiamento e insolazione – Conversione in energia termica – Riscaldamento di acqua – Riscaldamento di ambienti – Accumulazione del calore – Minicentrali idroelettriche – Misura della portata – Misura del salto – Piccole dighe – Alternatori – Conclusioni.
12. – La piccola comunità
“E’ la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare e di noi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte le cose verdi: perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro padre è un unico Spirito. Forse che il cielo non è un padre e la terra una madre, e non sono tutte le creature viventi con piedi, con ali e con radici i loro figli?” (Alce Nero)
Si è parlato del cibo e del calore: cose essenziali per sopravvivere. Per il mangiare, ricordiamo qualcosa sull’alimentazione. Siamo mammiferi dell’ordine dei Primati, cioè scimmie: l’alimentazione più sana è la più simile a quella delle altre scimmie, con poche varianti. Un po’ di tutto, ma soprattutto radici, frutta, verdura, uova, latte, formaggio, burro; poca carne.
Importante poi stare al caldo d’inverno, con la minima fatica. Stabilite principi moralmente sani: niente furti o razzie, altrimenti riceverete altrettanto dalle altre comunità, e non vi salverete. Dopo i primi tempi, si potrà pensare anche a scambi, collegamenti fra le comunità, attraverso gli alti passi, a piedi o con i muli. Questi scambi ci sono stati per secoli: i mezzi di locomozione umani sono rimasti inalterati per migliaia di anni, fino a due o tre secoli fa. Sul mare le vele e i remi sono stati praticamente gli stessi per migliaia di anni, fino al 1700. Cavalli, muli, cammelli e yak erano gli stessi. Molti alti passi alpini erano più frequentati qualche secolo fa di oggi: c’erano più contatti fra le valli che collegamenti con le pianure, troppo pericolosi.
E’ importante che l’estensione e la natura del territorio siano tali da consentire la vita della comunità per un tempo indefinito, senza alterazioni. Il numero di persone deve essere compatibile con questo fatto essenziale.
Per avere un’idea di come si potrà vivere, diamo uno sguardo al passato, a cosa è successo sulle Alpi attraverso i secoli, a come e dove si siano formate le abitazioni, di che tipo e con quali esigenze.
I villaggi e le dimore stagionali dei pastori non sono costruite ovunque. Bisogna evitare i terreni minacciati dalle frane, la vicinanza di corsi d’acqua che possano gonfiarsi troppo allo scioglimento delle nevi, evitare i canaloni delle valanghe e tutti i luoghi dove le valanghe possono scendere.
Oltre ad essere protetta da queste minacce, la posizione deve essere tale da presentare vantaggi per la vita quotidiana: acqua sufficiente nei paraggi, vicinanza del bosco, per la protezione contro le frane e le valanghe, per essere riparati dai venti e per poter disporre di un po’ di legna.
La casa è inoltre situata in modo da rendere possibile l’utilizzazione del terreno: se il foraggio è lontano, meglio tenere fienili sul posto, portandovi eventualmente gli animali. A volte anche le abitazioni possono essere sistemate per soggiorni stagionali, per seguire il pascolo degli animali.
Nelle alte valli, dove a volte i corsi d’acqua scendono a gradini successivi separati da cascate o gole, in genere ogni gradino può essere occupato da un piccolo villaggio. Di solito il versante soleggiato, rivolto a Sud o ad Est, è coltivato e popolato, mentre il versante in ombra, volto a Nord o ad Ovest, è quello del bosco.
I versanti delle valli glaciali sono spesso troppo ripidi: sono favorevoli all’insediamento i contrafforti rocciosi che dominano le vallate, fra le gole tagliate dagli affluenti.
Nelle sedi di alpeggio le abitazioni sono molto semplici: la porta è bassa e si entra in un locale unico, dal pavimento in terra battuta, dove il focolare occupa un posto importante, di fronte alla porta. I mobili sono una tavola, degli sgabelli e una panca, alcuni ripiani per il vasellame e gli utensili in legno.
La stalla è spesso separata solo da una grossa trave orizzontale, e i pastori dormono in un soppalco sopra gli animali.
La coabitazione col bestiame risolve il problema del riscaldamento, ed un tempo era molto diffusa in montagna. Le dimore furono poi migliorate, separando la camera dalla cucina, dotata di una stufa a legna. Comunque l’uso di mantenere la stalla al piano inferiore dell’abitazione è continuato sempre ed è veramente utile per il riscaldamento.
Vi sono poi i ripari più semplici, che possono divenire utilissimi in condizioni di emergenza, e che sono sorprendentemente simili in tutte le località di montagna, sia sulle Alpi che sulle montagne dell’Asia Centrale. Negli alti pascoli di quasi tutte le Alpi, gruppi di capanne di legno o di pietra a secco servono da riparo a persone e animali: spesso hanno resistito centinaia di anni. Tendono poco a poco ad essere sostituite da una stalla allungata con al piano superiore o ad una estremità un’abitazione separata per i pastori.
L’agricoltura dei villaggi più elevati è piuttosto difficile per la brevità del periodo favorevole, per le basse temperature e per il rilievo accidentato.
Per vivere in condizioni di autosufficienza, ci si deve sforzare di praticare tutti i tipi di colture possibili, anche se le rese sono minori che in pianura. Comunque la coltura della patata è una buona assicurazione contro la fame. Ma è necessario ripristinare tante altre coltivazioni possibili, che sono scomparse dalla montagna solo per la facilità dei trasporti dalla pianura. Ma dovranno ritornare: si sono date alcune indicazioni nel capitolo sull’orto; molte di quelle coltivazioni sono possibili, a seconda delle diverse altitudini.
Si sono ottenuti raccolti di segale e grano anche in montagna, magari seminando in estate e raccogliendo solo l’anno seguente, cioè con un raccolto ogni due anni. In qualche caso, si spande della terra sulla neve che tarda a fondere e si semina lì sopra per anticipare la stagione. A volte si installano degli essiccatoi, isolati e coperti, dove i cereali finiscono di maturare. L’irrigazione con piccoli ma lunghi canaletti può riuscire assai utile. Qualche muro di pietra a secco può attenuare la pendenza e frenare l’erosione. La montagna è adatta soprattutto all’allevamento e alla pastorizia; tuttavia, per mantenere condizioni di autosufficienza e variabilità, è necessaria anche l’agricoltura tradizionale, cioè le coltivazioni.
Bisogna fare attenzione che il pascolo non sia troppo intensivo e non porti a una degradazione del terreno; se c’è questo pericolo, occorre provvedere ad un pascolo a rotazione, con riposo periodico del terreno durante i mesi di vegetazione.
Ricordiamo ancora la funzione essenziale del bosco; dove c’è il bosco la valanga non si scatena: solo eventi eccezionali possono superare la cintura protettiva della foresta alpina. Poi il bosco fissa il suolo. I meriti della foresta di montagna sono universalmente noti. Il bosco va amministrato con molto discernimento: gli eventuali tagli devono essere tali da lasciare inalterato il complesso boschivo.
13. – La sopravvivenza psicologica e culturale
“La principale caratteristica psicologica degli europei è la smisurata tendenza agli scatti di attività, sovente accompagnati da un regresso. Tutta la storia delle civiltà europidi è una storia di periodi brillanti e fortemente espansivi, accanto a periodi di netto regresso. Un’altra caratteristica un po’ negativa, è l’invadenza e l’intransigenza. Praticamente solo in Europa si ha il fenomeno di gente che si ritiene superiore ad ogni altra, che elabora sistemi di pensiero e di vita che sono gli ‘unici veri’ e gli ‘unici giusti’”. (Ugo Plez, La preistoria che vive)
Già si sono fatti diversi cenni sul fatto che non si deve pensare alla sopravvivenza come un breve periodo di abbrutimento in cui si pensa solo a mangiare e dormire. Nessuno dei cosiddetti “selvaggi” ha un simile comportamento. Anzi, la maggior parte del tempo di questi modelli culturali è dedicato all’aspetto “magico”, o spirituale, della vita. Non sgobbano affatto tutto il giorno per procurarsi il cibo, come ci raccontavano a scuola.
Solo l’immensa superbia della cultura europea ha fatto sì che si autoproclamasse l’unica “civiltà” e gli altri tutti minorati. Ma la vita spirituale di quelle comunità è sempre stata molto intensa.
Dovete cercare di salvare molti libri, e appena passati i primi periodi, organizzare dei corsi, delle specie di scuole in cui tutti si scambiano le idee e le esperienze, di pensiero e di conoscenze pratiche. Organizzate corsi permanenti, salvate quanti più libri potete, se possibile di diversi modelli culturali, anche quelli orientali e quelli che riportano il pensiero dei modelli animisti-panteisti, asiatici, amerindiani, oceaniani. Tenete presente quali sono stati i mali dell’Occidente, che l’hanno portato alla fine, quali i principi che non si possono ignorare.
Salvate il Vangelo, le Upanishad, i Sutra buddhisti, se riuscite qualche libro di Alan Watts, Il Signore degli Anelli di Tolkien, qualche testo di matematica, fisica e scienze naturali. Magari non dimenticate questo manuale, e altri analoghi.
Saranno preziosi gli scambi fra chi conosce e chi sa fare: tutti devono dedicarsi a entrambi gli aspetti. I pastori saranno preziosi quanto le persone cosiddette colte. Le scuole saranno per bambini e per adulti, permanenti; allievi e insegnanti potranno benissimo scambiarsi i ruoli.
Non dovete abbrutirvi a una pura sopravvivenza materiale, perché non reggerebbe e degenererebbe ben presto.
Attenzione a non perpetuare l’errore biblico, l’errore antropocentrico, che tanti guai ha provocato nel mondo. Non ci potranno mai essere atteggiamenti di “lotta contro le forze della natura”, perché ci si troverebbe come le cellule che lottano contro il corpo cui appartengono.
Si tenga sempre presente la Parità: la concezione globale comporta la sostanziale parità fra tutte le manifestazioni del Principio Vitale, fra tutti gli esseri viventi. Non ci possono essere lotte o contrasti fra le parti componenti un’Unica Realtà.
La parità fra i sessi deve essere evidente. Alternarsi in tutto deve essere una cosa spontanea e ovvia: a scuola, nel lavoro, nelle case, sempre alla pari, sempre alternati. Qualunque associazione, riunione, consiglio, di qualsiasi natura, deve contenere persone dei due sessi in numero circa uguale. Per evidenti motivi statistici: non c’è alcun motivo perché avvenga diversamente.
Così non si esclude nessuno da quella parità totale di partecipazione e di attività da cui tante culture hanno cercato di escludere il sesso femminile, relegando le donne in ruoli secondari. Anche i concetti di “secondario” e di “primario” devono sparire.
Non dimentichiamo poi la fine che sta per fare il mondo guidato praticamente solo dai maschi: una catastrofe, un fallimento. Almeno l’apporto decisionale determinante del sesso femminile forse poteva salvare la situazione. La donna è molto meno inquinata dalla manìa economicista-tecnicista propria della civiltà industriale, appunto perché è stata finora tenuta emarginata dal sistema.
Non si scambino per verità quelli che sono solo schemi mentali propri di un modello: i difensori di posizioni “tradizionali” sosterrebbero con lo stesso vigore le posizioni opposte se si fossero trovati in una società che le sosteneva. Unica soluzione equa è la parità totale, con turni di tutte le attività, sociali, casalinghe, decisionali, lavorative. L’impegno biologico femminile per motivi di gravidanza e allattamento, supponendo una vita media attiva di 40-50 anni e un numero di due figli, per evidenti motivi di mantenimento della condizione stazionaria, è circa del 5% del tempo totale, e quindi tranquillamente trascurabile.
I “compiti diversi” sono stati un pretesto di questo modello per tenere le donne in posizione subordinata. I vari compiti vanno eseguiti alla pari in tutto, semplicemente perché non c’è alcun motivo perché non lo sia. Alla vita della comunità devono partecipare tutti in ugual misura, così anche a tenere puliti e in ordine gli ambienti e a far da mangiare. Perfino la maggior parte delle specie di uccelli si alternano rigorosamente sul nido, nella cura dei piccoli e nel procacciare il cibo.
Se nella comunità non devono manifestarsi dualismo, competizione, litigio, non deve manifestarsi neppure il concetto di proprietà. Esso non è un “istinto” proprio della natura umana, tanto è vero che forse esistono lingue in cui non si possono esprimere i concetti di mio-tuo-suo e popoli che non sono in grado di comprenderne il significato (Boscimani e Ottentotti?). Naturalmente sono stati etichettati come “estremamente primitivi”: sono comunque in grado di esprimere concetti di difficile comprensione per una mente europea, come quello di fare scarsa distinzione fra “sé stessi” e “l’ambiente naturale esterno”.
La migliore soluzione al problema della proprietà è data ancora dalla risposta di Nuvola Rossa agli invasori europei che volevano “comprare” la parte migliore del territorio Lakota: “La terra è del Grande Spirito. Non si può vendere né comprare.” Naturalmente i bianchi se la presero con le armi.
Si può vivere benissimo senza i concetti di proprietà e di padrone. Come pure sarà bene lasciar perdere il concetto di specializzazione, e il concetto di chi serve e chi è servito. Sono tutti schemi mentali di questo modello.
Non deve esistere alcun “rango”. Nessun primato, nessuna gara: e si vivrà più tranquilli e sereni, senza la nevrosi del “successo”, la sopraffazione sugli altri, sull’ambiente, sulla Natura, come se fosse qualcosa di separato, da conquistare. Ma sapete che non lo è. E senza la manìa della “produzione”.
Che non si formi la distinzione, il dualismo fra “credenti” e “atei” perché non ha alcun significato, era solo un artificio della cultura occidentale, dove si era creata anche l’assurda mentalità della “religione vera” e delle “religioni false”.
Niente “titoli” né alcun altro simbolo o segno di distinzione o di élite: sarebbero l’inizio di una spirale senza speranza.
Niente “potere”: la ricerca del potere è solo la rabbiosa consolazione di chi non ha niente di meglio, cioè non ha la serenità d’animo. Chi aspira al potere e alla ricchezza, a “essere di più”, all’esaltazione dell’io, cerca in realtà un surrogato alla serenità che gli manca. Deve essere generale l’atteggiamento di rispetto e di non-violenza, anche verbale. (*)
Ricordatevi l’atteggiamento di non-competizione, non-litigio, non siete in competizione con la natura, ma siete una parte di Essa. Non dovete conquistare niente. E’ dalle idee di competizione e conquista che è venuta la catastrofe della civiltà da cui provenite. Si può vivere benissimo senza i concetti di più-di meno, superiore-inferiore, ecc.
Occorre avere sempre un atteggiamento di non-dualismo, non-contrasto, non-litigio. Non si devono riformare l’antagonismo e la competizione. Non deve ricomparire l’ambizione.
Ci si fermerà molto più spesso ad ammirare un fiore o un albero, a guardare la luna e le stelle, ad osservare il volo degli uccelli, a pensare. Intenti a ricercare il successo, impegnati per avere, per ottenere qualcosa, tesi nella competizione, ci eravamo dimenticati di vivere, ne avevamo perso completamente il gusto.
Per chi ce la farà, la catastrofe del sistema non sarà certamente il peggiore dei guai. Si potrà finalmente vivere con la meravigliosa sensazione di non dover essere al centro di niente, di fare parte della Natura e basta.
Quando arriverà la notizia che un’altra grande città è stata cancellata dalla faccia della Terra, o che è preda del disordine e della morte, pensate che è l’Organismo Totale che si difende, è la Natura che reagisce al suo male. Alcuni diranno che Dio punisce gli umani per i loro “peccati”, altri tireranno fuori tutti i motivi possibili, economici, politici e sociali. Ma ormai non poteva non succedere: in fondo dire che la Natura si difende, o Dio punisce, non fa una grande differenza, se non di linguaggio. La non-conformità alle leggi della Natura è stata la “colpa” da cui si è difesa, e quindi la cosiddetta “punizione”.
Se vi capitasse di sentirvi tristi per essere andati “così indietro”, rideteci sopra: i concetti di “civiltà”, “civilizzazione”, “progresso”, e simili, sono stati solo artifici del modello da cui provenite per autonominarsi superiore. Non esiste alcun modello “più civile”, esistono solo diversi modelli culturali umani da confrontare su un piano di parità. La vostra difficoltà è quella di dover vivere due modelli diversi nella stessa vita e dover cambiare modello culturale a metà dell’esistenza, ma non c’è alcun “regresso”. Il metro economico di valutazione è stato solo una sopraffazione del precedente modello per fagocitare e distruggere gli altri. Ma ora sta pagando il conto.
La quantità di oggetti, indice di valore della civiltà industriale, non ha mai fatto felice nessuno.
La parte di vita che vi resta nella comunità di sopravvissuti potrebbe essere molto più serena di quella da cui provenite, di quella delle città, che ora sta semplicemente rendendo conto di quanto ha fatto verso la Vita.
Quindi tranquillizzatevi, riprendete a lavorare serenamente, senza “sforzi”, senza “mete”, senza spasmodico fanatismo, finalmente senza preoccuparvi di essere di più, di dover fare aumentare qualcosa, sia esso il conto in banca o il prodotto nazionale lordo, né di dover superare o confrontarvi con altri, con fantomatici “concorrenti”.
Nessuno è mai scoppiato di felicità per essere importante, famoso, o per avere raggiunto il “successo”. Anzi ben pochi possono condurre una vita serena in queste condizioni. Non siete al centro proprio di niente, ma questo è motivo di lieta serenità, non di tormento. Siete un essere vivente che compone un Tutto insieme agli altri esseri viventi. Non va ripetuto l’errore biblico: niente è al vostro servizio e voi non siete al servizio di nulla.
La comunità non dovrà essere regolata da alcun particolare tabù, il che equivale a dire che sarà basata sul principio della parità totale, la Grande Parità. In sostanza, fra tutte le manifestazioni del Principio Vitale.
Le “civiltà” sono solo una serie di usi, costumi e schemi mentali che fa chiamare “primitivo” o “sottosviluppato” chi ha usi diversi.
(*) Questo sembrerà impossibile a molti lettori, ma è solo perché siamo terribilmente immersi nella mentalità dell’Occidente. Invece il nostro concetto di autorità non è indiscutibile. Si riportano, come esempio, alcuni brani tratti da un articolo di Walter B. Miller dal titolo Due concetti di autorità:
“Quando i mercanti europei di pellicce, i soldati ed i missionari cominciarono a trasferirsi circa nel 1650 verso l’interno della regione dei Grandi Laghi trovarono un gruppo di tribù algonchiniane del centro…questi stessi Europei furono colpiti da ciò che parve loro essere un fenomeno quanto mai rimarchevole. Gli Algonchini del centro sembravano compiere le loro attività di sussistenza, religiose, amministrative e militari in virtuale assenza di qualsiasi forma di autorità…uno dei primi europei che ebbero contatto con le tribù centrali fu Nicholas Pierrot, un mercante di pellicce francese e coureur de bois. Egli registrò queste impressioni circa nel 1680: la subordinazione non è la regola di condotta tra questi selvaggi; il selvaggio non sa che cosa vuol dire ubbidire…è più producente pregarlo che comandarlo…il padre non si azzarda ad esercitare l’autorità su suo figlio, né il capo osa dare ordini ai suoi soldati…se qualcuno si impunta su qualche movimento proposto, è necessario convincerlo per dissuaderlo, altrimenti manterrà il suo stato di opposizione…”.
Si ricorda che la parola “selvaggi” è usata solo per riportare esattamente la nota di tre secoli fa. E’ evidente che non esistono “selvaggi” e che la civiltà occidentale non ha alcun motivo di superiorità nei confronti degli indiani d’America, o di nessun altro modello, se non la forza bruta delle armi.
14. – Conclusioni
“La visione ideologica che ci fa credere unici e diversi cioè inconfondibili e migliori di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un curioso delirio di grandezza” (Fabio Ceccarelli)
“Forse bisogna cercare nella natura, attorno a noi, la spiegazione del destino dell’Occidente e anche i presagi per il nostro avvenire.
I lemmings sono piccoli roditori del Nord-Europa e dell’Asia simili ai nostri topi campagnoli. In determinati periodi essi abbandonano le Alpi della Scandinavia in gruppi numerosi, come guidati da un misterioso suonatore di flauto, e si dirigono verso il Mare del Nord o il Golfo di Botnia. Lungo questo tragitto, che è il loro senso della storia, essi subiscono gli attacchi dei carnivori o degli uccelli predatori che li distruggono a migliaia. Malgrado tutto, essi proseguono la loro strada e, raggiunta la meta, si gettano nel mare e vi annegano.
Le cavallette hanno anch’esse un simile senso della storia. Molte specie, tra cui la Locusta migratoria, vivono nella natura senza commettere danni: gli individui sono solitari e sparsi. A un determinato momento, per una ragione ancora sconosciuta, queste specie pullulano; le giovani cavallette che nascono e crescono in popolazioni fitte hanno colore e forma diverse: sono più grandi e di colore più chiaro, spesso di un bel verde.
I naturalisti ne hanno fatto una specie diversa: la Locusta gregaria. Esse si riuniscono in gruppi numerosi e, quando sono adulte, se ne volano tutte assieme, costituendo quelle nuvole di cavallette che i contadini del Mediterraneo temono moltissimo: esse avanzano a balzi enormi, nella stessa direzione inesorabile per molti giorni. Possono devastare ogni vegetazione in poche ore, o abbattersi su una steppa per marcirvi in mucchi al sole oppure precipitarsi a nugoli nel mare.
Che cosa potrebbero dire i lemmings se potessero scrivere la storia di una delle loro migrazioni? “Siamo in marcia verso un felice domani, la nostra nazione fortemente strutturata cresce di ora in ora, e nonostante vari attacchi, progrediamo nella stessa direzione, conservando la nostra organizzazione che, sola, permette all’individuo di marciare verso quel progresso che intravediamo già, tutto azzurro, ai piedi delle montagne”.
Le cavallette intonerebbero un canto di trionfo: “Noi procediamo in avanti. L’universo potrà nutrirci per un secolo, poichè siamo in via verso la ‘planetizzazione’ della nostra specie”.
La storia ha un senso per le cavallette, per i lemmings e per la civiltà occidentale: essa sfocia in un suicidio collettivo, prima della ‘planetizzazione’ di una specie. Ogni individuo vede però in questo slancio ultimo una marcia verso una situazione migliore. Più i lemmings si allontanano dal punto di partenza, dicono i naturalisti, più sono eccitati; nulla li può fermare: davanti a un ostacolo sibilano e digrignano i denti per la collera.
Anche noi, ben lontani ormai dalle nostre origini, sentiamo profondamente che nulla deve intralciare la nostra marcia verso ciò che chiamiamo il Progresso.”
Queste righe sono riportate integralmente da un libro del noto antropologo francese Servier (Jean Servier, L’uomo e l’Invisibile, Ed. Rusconi, 1973- il testo in francese è del 1967).
Ma non tutti i lemmings finiscono in fondo al fiordo: alcuni restano in testa alla valle, altri, che sono ai margini della migrazione folle, ne escono in tempo e si acquattano salvandosi la pelle. Anche delle locuste, molte sopravvivono.
Abbiamo altri esempi di studiosi che hanno ben compreso quanta superbia sia insita nella cultura occidentale, fra cui Claude Levy-Strauss, accademico di Francia, e Marcel Griaule.
Ma nessuno dà ascolto a questi antropologi o ad altri rari scienziati, che sono spesso considerati studiosi da lasciare in pace, “specialisti” che non devono avere influenza sul pensiero corrente. Solo i tecnocrati e gli economisti si considerano i portavoce della verità.
Così la civiltà industriale va allegramente verso il suo destino.
Cambiare totalmente modello culturale a metà della vita non è facile. Anzi, è difficilissimo. Troppi sono i condizionamenti cui siamo stati sottoposti: il mito del progresso, del benessere, degli oggetti, della competizione. Soprattutto lo squallido, ma continuo e inesorabile invito ai consumi che ci ha perseguitato. Tanto da credere molte idee come ovvie, come “bisogni naturali della specie umana”. Ma non lo sono. L’umanità è vissuta tre milioni di anni senza questi miti, questi tabù. Si tratta solo di schemi mentali, non di tendenze ovvie e inarrestabili. Il concetto di “tenore di vita” serve solo a far lavorare le fabbriche.
Liberiamoci dalla terribile barriera del condizionamento. Solo così potremo avere qualche speranza di sopravvivere, senza dover necessariamente entrare in una competizione di violenza e di morte. L’impero dei consumi ha gli anni contati: è ormai vicino ai limiti naturali della Terra.
Bisogna liberarsene, che lo vogliamo oppure no. Torniamo dove avremmo dovuto sempre restare, nell’abbraccio della Natura: e tenteremo di sopravvivere. La sopravvivenza psicologica, la percezione di queste realtà, dei motivi per cui la civiltà industriale sempre-crescente va verso il suo immancabile destino è necessaria quanto la capacità di cavarsela procurandosi cibo e calore.
E non possiamo vivere senza una metafisica, una convinzione globale. Per questo si è accennato, oltre che a una sopravvivenza fatta di cibo e calore, anche a qualcosa che ci tenga in vita spiritualmente. Ma non devono sorgere “padroni spirituali” o organizzazioni similari, o depositari della verità. Non servono fanatici, ognuno può avere la sua metafisica; oppure no, ma senza costrizioni, o violenze psicologiche, o imposizioni occulte, o minacce di “punizioni” in questa o in un’altra vita.
Il cerchio si chiude, l’antica simbologia della Ruota ritorna. L’umanità, dopo avere constatato a caro prezzo l’impossibilità di sopraffare il resto del mondo, dovrà tornare a vivere nella Natura. Una specie animale, senza poter più chiamare “primitivo” alcun modo di vivere. Sarà un equilibrio non automatico, ma consapevole. L’umanità deve tornare a vivere per quello che è, cioè Natura. Ora è staccata, perduta, angosciata, perché nella posizione opposta.
Facciamo parte, assieme a tutti gli altri esseri viventi, di un’Unica Entità, di cui la Natura è la Manifestazione. La via verso la serenità è la consapevolezza di questo, cioè la progressiva attenuazione dell’ego, individuale e collettivo: la fine dello stato di “egoità”.
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Forse avete comprato questo libro pensando di trovarvi notizie utili a sopravvivere dopo un naufragio o un incidente aereo, fino all’arrivo dei “soccorsi”. Sarete rimasti sorpresi o delusi, o forse piacevolmente meravigliati. Da quella che avete finora chiamato “civiltà” non potrà arrivarvi alcun soccorso: quando sarà accaduto l’inevitabile, dai resti sbandati di quella che era stata la civiltà industriale potranno venirvi solo violenza o morte.
Ma si è voluto ricordare che non ci sono soltanto la violenza e le armi, come consigliano i “survivalisti” USA secondo il loro classico stile, ma che si potrà sopravvivere anche in clima di accettazione e di non-violenza. L’umanità potrà vivere in molti modi diversi, purché il suo stato sia l’Equilibrio, la sua guida sia la Natura ed il suo scopo la Conoscenza. Occorre però saper affrontare il periodo di transizione, il periodo dello sfascio. E non sarà facile. Spero che questo manuale vi abbia fatto intravedere questa possibilità.
(Guido Dalla Casa, anno 1982)
Sono favorevole al nucleare.
Le critiche , legittime, spesso si basano su argomentazioni parziali e distorte e c’è l’abitudine omai purtroppo consolidata a citare un “altrove” , una qualche entità o ente che per interessi del tutto particolari accredita la propria tesi.
Il problema non è “il nucleare si o no”. Di energia ce n’è anche troppa. Cosa deve alimentare? Lo sviluppo economico, che è ua terribile patologia dell’Ecosistema.
Occorre decrescere, diminuire i consumi, oltre naturalmente a cessare la mostruosa crescita della popolazine umana.
illeggibile…
A Londra si stanno moltiplicando i punti di ricarica per i veicoli elettrici http://www.newride.org.uk/recharge.php (per biciclette, scooters e macchine elettriche), molti dei quali offrono la ricarica e il parcheggio gratuiti.
A Londra si stanno moltiplicando i punti di ricarica per i veicoli elettrici http://www.newride.org.uk/recharge.php molti dei quali offrono la ricarica e il parcheggio gratuiti.
Il nucleare non serve all’Italia: Costi, sicurezza, tecnologia e tempi.. (ecco perché l’atomo è una falsa soluzione in un dossier di Greenpeace, Legambiente e WWF)
Il nucleare è la fonte energetica più costosa che ci sia. Non ha risolto nessuno dei problemi di smaltimento delle scorie e di sicurezza degli impianti. Non è la risposta al mutamento climatico. Greenpeace, Legambiente e WWF hanno presentato questa mattina a Roma le ragioni della loro contrarietà all’atomo, in una conferenza stampa con Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e Michele Candotti, direttore generale WWF Italia.
Per le tre associazioni ambientaliste la soluzione per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana è molto più semplice dell’opzione nuclearista rilanciata dal ministro Claudio Scajola: è fondata sul risparmio, sull’efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Semplicemente perché è la via più immediata, più economica e sostenibile.
Non è vero, infatti, che il nucleare sia economico. Gran parte del costo dell’elettricità da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. Se a questo si considerano anche i costi di smaltimento delle scorie e di decommissioning degli impianti i costi diventano addirittura poco calcolabili. Tutti gli studi internazionali mostrano come sia la fonte energetica più costosa. Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E sono proprio queste spese ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni.
Tant’è che tutti gli scenari – persino quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica – prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale. Secondo le stime dell’Aiea contenute nel rapporto Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030 si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030, nonostante la ripresa dei programmi nucleari in alcuni Paesi.
Nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili.
Secondo le ultime stime disponibili del DOE statunitense il costo industriale dell’elettricità da nucleare da nuovi impianti è piu’ alto rispetto alle fonti tradizionali. Tra costo industriale e sussidi per sostenere il nucleare il costo raggiunge circa gli 80 dollari al MWh.
Secondo l’agenzia di rating Moody’s nonostante i generosi incentivi e sussidi negli USA solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese.
In Italia, il nucleare non consentirebbe pertanto di ridurre la bolletta energetica. Per renderlo un pezzo consistente della produzione energetica nazionale occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche. Servirebbero almeno 10 centrali, per un totale di 10-15mila MW di potenza installata, e tra i 30 e i 50 miliardi di euro di investimenti (con il forte rischio di sottrarre risorse allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica), senza dimenticare gli impianti di produzione del combustibile e il deposito per lo smaltimento delle scorie. Anche assumendo uno schema “finlandese” – con un consorzio di industrie consumatrici che si impegna a comprare per lungo tempo elettricità dai produttori nucleari i rischi finanziari, come dimostra proprio il caso finlandese, sarebbero elevatissimi. Le centrali, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione dopo il 2020, e gli investimenti rientrerebbero solo dopo 15 o 20 anni.
Non è vero che il nucleare sia la risposta ai cambiamenti climatici. In Italia, scegliere l’opzione nucleare significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni di CO2. Nella migliore delle ipotesi, senza incontrare quindi nessun problema nella localizzazione e nella costruzione delle centrali, il primo impianto entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni, e l’obiettivo dichiarato da Enel e Edison è di coprire il 15-20% del fabbisogno elettrico al 2030 con 10-15 centrali. Se la priorità fosse realizzare centrali nucleari, poiché gli investimenti sono economicamente alternativi, dovremmo dire addio agli obiettivi comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di CO2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di miglioramento dell’efficienza energetica al 2020. Uno scenario che consente di sviluppare imprese innovative, realizzare migliaia di nuovi posti di lavoro nella ricerca e sviluppo, avere città più moderne e pulite, a portata di mano anche nel nostro Paese nonostante il suo grave ritardo rispetto agli obblighi di Kyoto.
Il nucleare, inoltre, può fornire solo elettricità: questa rappresenta il 15% degli usi finali di energia mentre l’85% è costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi industriali.
Non è vero che il nucleare di oggi sia sicuro. Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a oltre 22 anni dall’incidente di Chernobyl, non esistono garanzie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e la conseguente contaminazione radioattiva. Nella migliore delle ipotesi discusse a livello internazionale, con esiti positivi di tutti i possibili sviluppi tecnologici attualmente in fase di ricerca, si parla del 2030 per vedere in attività la prima centrale di quarta generazione. Ma le dichiarazioni di Scajola mostrano che nemmeno lui crede alla IV Generazione (“aspetteremo il 2100): una ammissione che il nucleare sicuro è utopia.
Così, stando alle dichiarazioni del ministro per lo sviluppo economico, il governo italiano promuoverebbe a caro prezzo un programma arretrato e insicuro di centrali di terza generazione.
Rimangono tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria”, derivante dal rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento delle centrali, a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.
Scorie: di nuovo a Scanzano?
Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività degli impianti o dalla loro dismissione. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che conta secondo l’inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti radioattivi, 250 tonnellate di combustibile irraggiato, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 8090mila m3 di rifiuti che deriverebbero dallo smantellamento delle nostre 4 centrali e degli impianti del ciclo del combustibile. Con quale procedura e garanzie avremo la localizzazione del sito? Sappiamo già la risposta: tornare a Scanzano Jonico.
Il 7 giugno a Milano si terrà una grande manifestazione nazionale che vedrà Greenpeace, Legambiente e WWF e moltissime altre associazioni marciare per promuovere il cambiamento e l’innovazione nelle scelte energetiche e infrastrutturali.
Una lettera di ASPO Italia a Repubblica in risposta all’intervento di Veronesi favorevole al nucleare, che il quotidiano non ha pubblicato.
http://aspoitalia.blogspot.com/2008/05/30052008-umberto-veronesi-e-il-nucleare.html
sempre dallo stesso sito, molto interessante il dibattito cui ha dato origine quest’articolo del prof. Bardi:
http://aspoitalia.blogspot.com/2008/05/il-futuro-tutto-rinnovabile-ii.html
Per qualche motivo a me ignoto, l’antispam di wordpress ha considerato alcuni commenti legittimi come spam, che ho recuperato seppelliti insieme alle offerte di software, viagra, siti porno, servizi finanziari vari e software tarocco. Mi dispiace, se prosegue così cercherò un nuovo programma antispam.
infatti non mi accetta un messaggio… (questa è una prova)
Nel 2000 1 $ = 1.2 € e 1 barile di petrolio = 60$
e quindi 1 barile = 72 €
Oggi : 1 $ = 0.62 € e 1 barile circa 115$.
e quindi 1 barile = 71,3 € (Oups !)
La domanda è:
Se in Europa il barile costa uguale rispetto al 2000
Perchè la benzina è aumentata così enormemente?
La crisi del petrolio non sembra cosi drammatica per chi vende la benzina e lo stato che incassa le tasse, ne per l’Enel che aumenta le bollete, ecc…
Mi sembra una bella presa in giro …
(ricevuta via e-mail) :)
Le centrali sono una “soluzione di retroguardia” e non risolveranno il problema
Dopo l’incidente di Krsko il guru dell’economia all’idrogeno spiega perché l’Italia sbaglia.
Rifkin, l’energia fai-da-te.. così ci salveremo dal nucleare
(di RICCARDO STAGLIANÒ)
Jeremy Rifkin: UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un’inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c’è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.
Basta guardare i numeri senza le lenti dell’ideologia. Proprio l’attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell’economia all’idrogeno. Si vedrebbe così che l’uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. “Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?” è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la “terza rivoluzione industriale”.
L’incidente all’impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall’annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
“Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell’incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l’amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana”.
Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
“Il problema col nucleare è che si tratta di un’energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl”.
Il governo italiano ha confermato l’inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
“Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell’energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui”.
Un finto argomento quindi quello del nucleare “verde”?
“Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull’ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C’è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia…”.
Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
“Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all’interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l’area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l’Italia crede di poter far meglio di noi? L’esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili”.
Ecoballe all’uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
“Stando agli studi dell’agenzia internazionale per l’energia atomica l’uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell’atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani”.
Siamo arrivati così all’ultima considerazione. Qual è?
“Che non c’è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell’acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L’estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l’acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l’erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata”.
Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
“Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche”.
In che senso? C’è un’energia di destra e una di sinistra?
“Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall’alto in basso, appartiene al XX secolo, all’epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo”.
E il modello democratico, invece?
“È quello che io chiamo la “terza rivoluzione industriale”. Un sistema distribuito, dal basso verso l’alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso “reti intelligenti” come oggi produce e condivide l’informazione, tramite internet”.
Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
“Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c’è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili”.
Ci dica come si affronta questa transizione.
“Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un’opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla”.
Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
“In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni “verdi”. Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia”.
A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un’altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
“Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l’energia è somministrata da un’entità superiore”.
(7 giugno 2008)
Interessanti le posizioni di Bardi e di Rifkin. Oltre che la sindrome del controllo, forse la sindrome delle commesse ha un suo peso. Ciò che dicono Bardi, Rifkin o anche Rubbia e molti altri è solamente buon senso. E’ difficilmente contestabile la presenza del sole nel nostro paese e i vantaggi delle altre energie rinnovabili. Probabilmente i politici non cambieranno, credo che la strada sia quella di produrre degli esempi funzionanti, concreti, con o senza aiuti economici da parte dello stato, che avrà sempre l’interesse a centralizzare la produzione e la distribuzione di energia come strumento di controllo.
Rifkin e’ un personaggio affascinante, ho sentito un suo lungo intervento al parlamento italiano di due legislature or sono.
Lui sostiene che ci potrebbe essere la terza rivoluzione industriale grazie alle fuel cell (idrogeno).
Sarebbe molto interessante vedere cooperative, gruppi di cittadini, villaggi e piccoli comuni diventare autonomi o quasi autonomi energeticamente, installando impianti solari a concentrazione, impianti geotermici e quant’altro, andando verso la produzione e la distrubuzione locale di energia. Costruendo scuole ed uffici comunali a basso consumo energetico, arricchendo gli arredi urbani piantando piante da frutto ed orti per il consumo locale (utili anche a livello didattico e come occasione di socializzazione), biologici.
Sono scelte realistiche, fattibili qui ed ora, a basso investimento e produttrici di felicità, ma sembrano utopie per la mentalità dominante in questo paese. Nessun sindaco/assessore che ci legge e che vuole dare il buon esempio?