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lee lozowick5.jpgLee Lozowick insegna da 25 anni, un periodo nel quale sono comparsi e spariti molti altri insegnanti. Il fatto che lui e la sua comunità vadano ancora forte dipende, in larga parte, dalla sua sincerità e dedizione nei confronti degli studenti. Poiché è un esponente della pazza saggezza, non sorprende che i suoi insegnamenti sembrino abbondare di contraddizioni. Intervista di Hal Blacker .

Il Rock’n’Roll, la pazza saggezza & la schiavitù al divino

È venerdì notte nel Lizard’s Lounge, a Prescott, in Arizona. La folla è un imprecisato amalgama di lavoratori che bevono birre enormi, uomini dai capelli lunghi con cappellini da baseball decorati con insegne di macchine agricole, e collegiali di entrambi i sessi con anelli infilzati in certi posti che farebbero rabbrividire tua madre. Mi ha portato qui Matt, uno studente di Lee Lozowick (“Mister Lee” per gli amici e i discepoli). Era venuto a prendermi all’aeroporto di Phoenix, dove ero arrivato per trascorrere il fine settimana come ospite di Mister Lee, presso l’ashram “Hohm Community”.

Uno dei gruppi musicali blues della comunità, chiamato Shri, che vanta una cantante dalla straordinaria somiglianza con la prima Janis Joplin, terrà un concerto stanotte (il gruppo rock di Mister Lee, Liars, Gods and Beggars, suonerà nella sala del Club 4H questo week-end). Mentre cammino tra il fumo delle sigarette oltre il bar affollato e i tavoli da biliardo, spio Mister Lee e alcuni suoi studenti, seduti a un tavolo del retro durante un intervallo, intenti a osservare la scena.

Mi ci vuole un momento per ambientarmi, ma presto inizio a vedere che, all’interno di questa famiglia di bevitori, è possibile distinguere i residenti della Hohm Community dagli stranieri naturalizzati. Sono quelli con gli occhi chiari, i modi gentili e semplici, e una bottiglia di bevanda analcolica al malto in mano. Qui la saggia pazzia ha le sue virtù e i suoi parametri, penso tra me e me.

Mister Lee insegna da venticinque anni, un periodo nel quale sono comparsi e spariti molti altri insegnanti. Il fatto che lui e la sua comunità vadano ancora forte dipende, in larga parte, dalla sua sincerità e dedizione nei confronti degli studenti. Poiché è un esponente della pazza saggezza, non sorprende che Mister Lee e i suoi insegnamenti sembrino abbondare di contraddizioni reali e apparenti. Già insegnante di “Silva Mind Control”, egli si è risvegliato spontaneamente e ha iniziato a insegnare nel New Jersey; oggi si considera un “Baul Occidentale”, facendo riferimento ai musici itineranti tantrici Baul, provenienti dal Bengala, in India.

É anche un devoto del defunto Yogi Ramsuratkumar, un santo mendicante dell’India meridionale. La dieta del suo ashram è strettamente vegetariana, anche se in certe occasioni, come la All Fools’ Celebration [la festa del primo aprile, NdT] in questa fine settimana, sono disponibili carni al barbecue e altre leccornie simili quasi a ogni pasto. Generalmente in disparte e dal carattere gentile, Mister Lee è capace di improvvise e irriverenti esplosioni di impetuosa passione e limpida chiarezza.

Questo “pazzo divino”, come lui stesso si descrive, scoraggia i suoi studenti dal fumare, bere alcolici, usare droghe e avere relazioni sessuali al di fuori di una relazione stabile. Ammiratore di insegnanti controversi come il defunto Trungpa Rinpoche, i suoi costumi e il suo stile di vita, benché più moderati sotto molti aspetti, non sono convenzionali da alcun punto di vista e ben gli valgono la reputazione di “saggio-pazzo”.

Durante la mia permanenza nell’ashram, sono sorte molte domande sull’insegnamento e le attività di Lee. Al momento della partenza, molte di queste domande erano ancora senza risposta. Malgrado le pazienti risposte di Mister Lee e dei suoi studenti, parevo proprio capitato in un luogo dove le contraddizioni erano lasciate vaghe o irrisolte, cosa che non sembrava preoccupare né Mister Lee né i suoi studenti. Tuttavia, una cosa mi colpì più volte, entrando nella mia coscienza e alla fine scendendo profondamente nel mio cuore.

In quel posto sembrava mancare qualsiasi finzione o aggressività nei rapporti tra le persone. In contrasto agli atteggiamenti di potere, seduzione, orgoglio, comuni perfino tra le persone più spirituali (almeno in forme sottili), sia Mister Lee che i suoi studenti erano sorprendentemente gentili, umili e sinceri. In loro compagnia mi scoprii rilassato e leggero. L’intensità di questa esperienza mi spinse a porre varie domande ai residenti di Hohm, oltre che a Lee stesso, sulla dolcezza che, senza alcun dubbio, pervadeva l’ashram. Senza eccezioni, ognuno di loro mi rispose: «É il risultato di anni e anni di duro lavoro». Qualsiasi cosa Mister Lee abbia fatto, sembra avere un effetto profondo.

Sono venuto nell’ashram Hohm Community a intervistare Lee per la rivista “What is Enlightenment?”; durante questa fine settimana sono stato trattato con estrema gentilezza, generosità e rispetto sia Lee, sia dai residenti dell’ashram. Nel corso della visita, egli mi dette l’insolito suggerimento di tenere l’intervista durante la darshan, l’udienza con il guru, che è l’evento principale alla fine della All Fools’ Celebration. Mister Lee, vestito all’indiana, è apparso rilassato e radioso nel corso della conversazione che segue, avvenuta davanti a circa novanta ospiti e residenti della Hohm Community.

Illuminazione di un divino giullare Lee.jpgHal Blacker: So che una mattina di circa venticinque anni fa, dopo esserti letteralmente svegliato dal sonno, ti successe qualcosa che ti trasformò. Che tipo di esperienza fu, e come accadde?

Lee Lozowick: É qualcosa di cui non parlo mai. Definire l’esperienza vuol dire creare nelle persone l’aspettativa di qualcosa di simile, il che è molto fuorviante. Di conseguenza, mi sono sforzato di non parlarne; l’unica cosa che ho spiegato è che fu quell’evento a catalizzare la mia attività di insegnante, o il mio rappresentare l’influenza divina nel mondo. La descrizione vera e propria sarebbe troppo specifica e particolare per poter significare qualcosa a qualcun altro. Quello che posso dire è che stavo facendo una sadhana (pratica spirituale) molto rigorosa. Non che la sadhana in sé fu responsabile dell’evento che provocò questi cambiamenti, anche se c’è un legame, paradossalmente. La persona con cui avevo una relazione era in viaggio, quindi vivevo da solo. Era veramente la prima volta che riuscivo ad avere del tempo per fare un ritiro, e utilizzai a tal fine quella settimana. L’intensificazione della sadhana non fu ciò che accelerò l’evento, anche se un intenso campo di energia creato dalla pratica e dalla volontà (una volontà reale ed esclusiva, nel senso che non c’era nulla che desiderassi maggiormente che servire e realizzare Dio, entrando in comunione con lui e comprendendolo) fu cruciale.

Hal Blacker: Quindi ritieni che la cosa che ti ha più preparato per ciò che avvenne fu quel tipo di volontà?

Lee Lozowick: Non penso che ci sia stato nulla che mi abbia preparato. Non avevo idea delle responsabilità in gioco. Mi spiego, vedevo gli altri insegnanti e una delle mie motivazioni era certamente quella di venire adulato allo stesso modo. La mia idea del risveglio era questa: ti svegli, sei libero e fai più o meno quello che vuoi. Per diversi anni avevo insegnato il Silva Mind Control, un metodo di lavoro basato sui sogni e l’auto-motivazione, per cui mi ero guadagnato una certa autorità. La mia idea del risveglio e dell’essere un insegnante spirituale consisteva semplicemente nell’acquisire una posizione di maggiore autorità, nient’altro.

Nel Silva Mind Control, di fatto non avevo responsabilità. Facevo una sessione e la gente tornava a casa; se non praticava, non mi riguardava. Era un modo per guadagnare e io avevo intenzione di far soldi in quella maniera. Stabilivo il mio calendario e viaggiavo quando volevo. Il tempo era mio. Così, immaginavo che un insegnante spirituale avesse semplicemente queste cose in misura ancora maggiore. Non avevo idea dell’assoluta mancanza di libertà che comporta l’insegnamento spirituale. Esso ti priva completamente della libertà. Sei così impegnato a comunicare quello che ti ispira che non puoi selezionare e scegliere. Non puoi dire: «Questa fine settimana insegnerò, ma non quella prossima, quando farò questo, quello e altre cose ancora».

Hal Blacker: Cos’è che hai realizzato?

Lee Lozowick: Credo di poter dire che ho realizzato la natura della realtà. Dopo quella realizzazione, la natura della realtà ha cominciato ad articolarsi in modo tale da far avvicinare altre persone a questo lavoro, da comunicare i suoi fondamenti e, almeno in piccola parte, i suoi confini intellettuali.

Hal Blacker: Hai affermato che, prima di risvegliarti, non sapevi quali responsabilità comportasse il ruolo di insegnante. In che modo ne sei diventato consapevole?

Lee Lozowick: Prima di risvegliarmi, pensavo che tutto fosse beatitudine, che ti univi con Dio e restavi in estasi per tutto il tempo. Esattamente in coincidenza con l’evento che precipitò questo lavoro, si sviluppò una consapevolezza tacita, momento per momento, di cosa questo lavoro comportasse. Così, a ogni istante, so quello che ho bisogno di sapere. Se quello che ho bisogno di sapere è che sono responsabile in questo e quel modo, lo so. Questa è stata una costante negli ultimi venticinque anni. Qualsiasi cosa abbia bisogno di sapere riguardo le mie responsabilità o la comunicazione in un dato luogo – di qualunque cosa si tratti – ne sono a conoscenza. Così tutto è tacitamente ovvio. Dopo quell’evento, nella mia vita hanno continuato ad esserci dei catalizzatori, come la lettura di un libro, l’ascolto di un discorso o persino un evento casuale nella natura. Tutto era già tacitamente compreso, ma non sempre attraverso il linguaggio, e i diversi catalizzatori che continuo a incrociare sollecitano un’articolazione chiara.

Hal Blacker: Secondo la tua esperienza, cos’è l’illuminazione?

Lee Lozowick: É un impegno instancabile, irrevocabile e non sempre desiderato a servire quello che chiamo il grande processo dell’evoluzione divina. Di base, si tratta di Dio, e noi articoliamo ciò che è il processo di Dio in modo molto complesso. Ma l’illuminazione è una schiavitù incessante e irrevocabile al servizio di ciò che è Dio, il Divino, in qualsiasi modo il Divino intenda tale servizio.

Hal Blacker: Stai dicendo che, dopo il risveglio, sai che tipo di servizio vuole Dio?

Lee Lozowick: Non esiste una conoscenza intellettuale di ciò che è voluto nel momento. C’è solo l’azione in risposta a ciò che è voluto nel momento. Poi, in retrospettiva, posso definire, discutere o considerare qual era la volontà di Dio. Ma sul momento c’è solo una risposta organica. Così, definisco “schiavitù spirituale” l’essenza del mio lavoro di insegnante. E uno degli elementi chiave della schiavitù spirituale è che non devi capire; infatti, se ti arrendi alla volontà di Dio, sei attivo, esplicito e stimolato. Se capisci (come piacerebbe alla maggior parte di noi, perché siamo creature raziocinanti e curiose), va bene; ma la comprensione non è un requisito per agire in maniera illuminata.

Hal Blacker: Quale ruolo svolge la discriminazione nella vita spirituale, se mai ne svolge uno?

Lee Lozowick: Ritengo che la discriminazione svolga un ruolo primario, soprattutto in questo senso: migliore è la qualità del cibo che mangi, più il tuo sistema è in salute. E ciò si applica a ogni livello, compresi libri che leggiamo, i film che guardiamo e perfino le persone con cui parliamo. Se siamo privi di discernimento riguardo i campi di energia con cui entriamo in contatto, è molto improbabile che riusciremo a sviluppare un veicolo abbastanza forte e chiaro per creare un’apertura. Così, credo che sia importante quello che il Buddha ha detto sul giusto stile di vita, la giusta compagnia, il retto discorso e via di seguito. Penso che la discriminazione sia molto importante. Credo che dovremmo essere sensibili a quello che mettiamo in bocca, nella mente, a chi sta fisicamente in nostra compagnia e a cose del genere, se siamo in grado di farlo. Talvolta non lo siamo.

All’inizio, la discriminazione dello studente deve essere, in un certo senso, semplicemente uno sforzo di educazione; con il passare del tempo, diventa più istintiva. Nel mio caso, la discriminazione è essa stessa un gesto spontaneo.

Illuminazione di un divino giullare Ramsuratkumar.jpgHal Blacker: Nel 1976 sei andato in India, dove alla fine hai incontrato Ramsuratkumar, che hai riconosciuto come il tuo guru. La maggior parte delle persone che vanno in India per ragioni spirituali cercano l’illuminazione, ma tu sei andato quando il tuo risveglio era già accaduto. Per quale ragione sei andato?

Lee Lozowick: Molti dei cambiamenti principali avvenuti nel mio lavoro di insegnante – il primo viaggio in india, andare a vivere con gli studenti, stabilirmi qui in Arizona e cose del genere – non hanno una ragione, sebbene potrei sempre tirarne fuori una, con un minimo di intelligenza. Le ragioni che addussi per il mio primo viaggio in India furono la volontà di rendere omaggio alle fonti di ciò che sentivo essere la mia inclinazione, la mia risonanza culturale; visitare vari insegnanti, incluse quelle persone con cui avvertivo una risonanza molto potente, come Ramana Maharshi; visitare gli ashram e offrire preghiere e gratitudine.

Queste erano le ragioni dichiarate della mia partenza. Ovviamente, la ragione reale fu un istinto pre-conscio di cominciare un diverso livello di coinvolgimento con Yogi Ramsuratkumar, anche se ci vollero molti anni affinché questo si palesasse. Di nuovo, tutto questo lo affermo in retrospettiva. All’epoca, andai in India con alcuni studenti pensando di portare a compimento certe cose… Sai, partire, conoscere le mie radici e rendere gli omaggi dovuti. Vai, e la cosa è fatta. Non sapevo che avrei trovato ciò che trovai.

Hal Blacker: Quando hai incontrato per la prima volta Yogi Ramsuratkumar, l’hai riconosciuto come il tuo maestro?

Lee Lozowick: No. Ci volle il primo viaggio, poi il secondo, tre anni più tardi, quindi, dopo circa un anno, cominciai a considerarlo il mio maestro; ma, perfino allora, con poco impegno. É stato, forse, tre o quattro anni dopo, all’inizio degli anni ottanta, che veramente mi sono consacrato a lui come al mio maestro; naturalmente, senza neanche sapere se mi avrebbe accettato come studente o cosa sarebbe successo.

Hal Blacker: Hai affermato che Yogi Ramsuratkumar è stata la sorgente del tuo risveglio, avvenuto un anno prima del vostro incontro. In che modo qualcuno può essere la sorgente del risveglio di un altro, se non lo ha mai incontrato?

Lee Lozowick: Per un maestro spirituale non esistono cose come il passato, il presente o il futuro. Per noi, tutto succede in modo molto lineare. Nel 1975, mi accadde questo cambiamento di contesto; nel 1976, incontrai Yogi Ramsuratkumar; nel 1983, mi consacrai totalmente a lui come al mio maestro. Ma per lui, la nascita di Gesù sarebbe potuta avvenire tra cinquanta anni, nel futuro. E alcune persone che per noi non sono ancora nate, per lui erano vive in carne e ossa. Il tempo è completamente malleabile. Quindi, per un maestro come Yogi Ramsuratkumar, il passato, il presente e il futuro sono totalmente intercambiabili. Egli era in grado di spostarli secondo la sua volontà. Sono certo che queste cose sono possibili, anche se non posso descriverle secondo le leggi fisiche. È così.

Hal Blacker: Yogi Ramsuratkumar ha mai riconosciuto il tuo risveglio?

Lee Lozowick: Non linearmente. Mi spiego: non che è che si sia seduto e ne abbia parlato in questi termini. Prima di tutto, la mia relazione con lui era fatta per il 200 per cento di ricettività, quindi non gli ho mai chiesto niente; non gli ho mai posto domande. Di tanto in tanto, avevo qualche curiosità, ma per principio non gli avrei chiesto niente, a parte ogni cosa. Quando mi trovavo in sua presenza, non avrei richiamato la sua attenzione in alcun modo. Quindi, non ho mai chiesto cosa pensasse di tutto ciò; tuttavia, egli disse ai suoi devoti indiani delle cose che mi sono servite da feedback. Ho avuto dei riscontri, ma mai in modo diretto. E sapevo che se avessi fatto una domanda diretta, non mi avrebbe dato mai, in ogni caso, una rispetta diretta.

Hal Blacker: La maggior parte della gente direbbe che dopo l’illuminazione non c’è più bisogno di un guru. Invece, tu sei entrato in una relazione maestro-discepolo dopo il tuo risveglio, quando avevi già alcuni studenti. Significa che in qualche modo sentivi che mancava qualcosa nella tua realizzazione?

Lee Lozowick: No, non sentivo proprio alcuna mancanza. La mia visione della cosa è che mi trovavo in una relazione guru-devoto prima ancora del mio cambiamento di contesto – cioè, del cambiamento di contesto, dal momento che non fu mio – e questo fu, di fatto, ciò che condusse proprio a tale cambiamento di contesto. La mia relazione con lui non nacque perché mi sentivo incompleto e in qualche modo lui mi avrebbe dato ciò che mi mancava. Tutto ciò era già stato fatto, era concluso. Fu una storia d’amore, tutto qua.

Hal Blacker: Qual è lo scopo della relazione guru-discepolo? Qual è il ruolo di questa storia d’amore?

Lee Lozowick: In realtà, non è la sadhana che produce il risveglio, ma l’assimilazione. Per assimilare qualcosa, devi essere nel suo campo, nella sua aura. Il guru è grazia, grazia vivente, e la reale essenza della sadhana è l’assimilazione della grazia. Quando il discepolo si risveglia, è perché ha assimilato la grazia del guru, non perché ha praticato la sadhana. Paradossalmente, bisogna fare la sadhana per creare quel tipo di risonanza che permette l’assimilazione. La sadhana è come preparare il terreno ma, in realtà, esiste solo la grazia. E per ricevere la grazia, devi essere in relazione con essa. Non bisogna essere necessariamente alla sua presenza fisica, sebbene ciò produca dei benefici.

Puoi riceverla dovunque, per tutto il tempo in cui resti in contatto con essa. Ma il guru è il legame, la sorgente. Tanta gente dice: «Perché non posso andare direttamente da Dio?». Non possiamo andare direttamente da Dio perché il veicolo umano, cioè il guru, è fondamentalmente l’unico disponibile. Ebbene, ci sono dei casi, come Anandamayi Ma e Ramana Maharshi, che apparentemente non ebbero un guru. Ma nessuno di loro è vivo per parlarne, e io penso che sarebbe stato possibile far loro riconoscere la necessità di un medium umano attraverso il quale connettersi alla grazia.

Hal Blacker: Quando sento parlare di grazia o devozione, mi chiedo quale sia il ruolo della comprensione.

Lee Lozowick: La devozione non deve necessariamente manifestarsi nell’unica forma della bhakti (lo yoga della devozione); essa può presentarsi come jnana yoga (lo yoga della saggezza). Pertanto la grazia, in se stessa, non è qualcosa di romantico, delicato e frivolo. Si potrebbe sostenere, per esempio, che Nisargadatta Maharaj fu uno strumento di trasmissione della grazia, anche se egli non era certo incline alla devozione. Non avrebbe tollerato alcun tipo di devozione intorno a sé. Di conseguenza, non si dovrebbe identificare la grazia esclusivamente con la tradizione bhakti, perché essa è disponibile in innumerevoli diverse tradizioni. Anche in una scuola bhakti – se è un’autentica scuola bhakti e non qualcosa di sentimentale – l’amore è un fuoco, un’esplosione grande e selvaggia. Non è quella cosa piagnucolosa dove tutti vanno in giro dicendo: «Oh, il mio guru è tanto gentile e io lo amo tanto ». Se telefoni a una scuola e la persona all’altro capo si esprime in questo modo, devi dubitare di quella scuola.

Hal Blacker: Che cosa impedisce alla bhakti di essere soltanto un sentimentalismo, trasformandola in qualcosa di appassionato?

Lee Lozowick: È un’energia che trasforma, in senso assoluto. Una metafora potrebbe essere quella di uno schiacciasassi che si trasforma in una farfalla. L’alterazione della struttura è così grande e profonda che non può aver luogo senza una crisi. Spesso, un elemento della crisi sarà questo enorme fuoco, fervore o tapas.

Hal Blacker: Qual è la natura di questa tapas o crisi?

Lee Lozowick: In parte, è il tradizionale confronto con l’identificazione autonoma dell’ego con le illusioni, scambiate per la realtà, e la necessità di smantellare questa dittatura. Ma il primo requisito, in ogni tipo di guarigione, è riconoscere l’esistenza della malattia. Quindi, il primo passo è riconoscere in qualche modo la malattia dell’identificazione con il corpo come se questo fosse tutta la realtà. Ciò richiede onestà e padronanza degli aspetti nevrotici del comportamento che l’ego ha assunto come indispensabile protezione per se stesso. Tali aspetti possono includere la vergogna, l’orgoglio, tutte le forme di narcisismo e avidità, e così via. Abbiamo vissuto venti, trenta, quaranta, cinquanta anni, e ammettere che in tutto questo tempo ogni cosa che abbiamo fatto è stata prodotta da egocentrismo, egotismo e narcisismo, richiede una grandissima disciplina e attenzione, oltre a un lavoro di base molto duro.

Teoricamente, potremmo entrare in questo fuoco e renderci conto del fatto che siamo stati egoisti; questa potrebbe essere una cosa importante. Potremmo semplicemente ammettere: «Oh no, non voglio più vivere in quel modo», e allontanarcene. Ma, in realtà, la maggior parte delle persone non ha la volontà di farlo. La conclusione è che ci vuole moltissima buona volontà per lasciare andare tutto ciò che pensiamo di avere accumulato in cinquanta anni.

É come prendere questo immenso conto bancario e semplicemente darlo via. Oppure, è come se tu fossi un ebreo russo o tedesco, in determinate epoche storiche, e avessi una stanza blindata piena di oro e contemporaneamente l’opportunità di saltare su una barca con nient’altro che i tuoi vestiti e scappare. Sceglieresti la vita o l’oro? La maggior parte delle persone ha scelto l’oro ed è morta in circostanze orribili. É la stessa analogia. Qualcuno potrebbe partecipare a questo lavoro e realizzare la realtà dell’illusione, per poi scegliere la vita. Ma i più vogliono tenersi l’oro. In realtà, l’oro è merda, ma è qualcosa di familiare e in passato è stato molto utile.

Hal Blacker: Cos’è che porta una persona al punto di voler scegliere la vita, anche se ciò significa lasciar andare tutto ciò che ha accumulato, conosciuto e fatto?

Lee Lozowick: Personalmente, penso che sia l’amore. E, che esso si manifesti all’interno di una tradizione della devozione o della saggezza, non è mai qualcosa di piagnucoloso, sentimentale, sdolcinato e pieno di sospiri. L’amore è l’essenza vitale della creazione. Penso che se lo desideriamo fortemente o ci impegniamo a servirlo con la necessaria profondità, a un certo punto proveremo il desiderio di andare oltre i nostri limiti illusori, che abbiamo sempre accettato.

Hal Blacker: Ho sentito dire che parli di te stesso come di un insegnante della pazza saggezza, di un divino giullare e di un folle di Dio.

Lee Lozowick: Mi piace considerarmi un sottile insegnante di pazza saggezza.

Hal Blacker: Cosa intendi?

Lee Lozowick: Mi definisco un sottile insegnante di pazza saggezza perché, parlando in generale, le mie manifestazioni sono estremamente conservatrici. Alcuni dei miei studenti dicono: «Oh, ma la tua energia è estremamente rivoluzionaria». Ciò è bene e buono, e nel primo periodo della scuola facevo molte più cose con gli studenti, come andare a ballare o combinare cose strane. Ma negli ultimi dieci anni mi piace restare dentro l’ashram, seguendo lo stesso programma giornaliero e mangiando la mia insalata. Apparentemente, un insegnante di pazza saggezza è qualcuno che agisce in modo pazzo per provocare o scioccare gli studenti fino a produrre un certo cambiamento di contesto. Ormai lo faccio così raramente che ritengo molto carino il fatto che i miei studenti mi definiscano ancora un insegnante di pazza saggezza. In realtà, è ciò che sono, ma personalmente credo che sia qualcosa di così sottile che sono sempre sorpreso quando qualcuno se ne accorge.

Hal Blacker: Che cos’è la pazza saggezza?

Lee Lozowick: Uno degli aspetti primari della pazza saggezza è che i suoi insegnanti sono disposti a qualsiasi comportamento, non importa quanto scioccante, irriverente o disturbante, se (e solo se) tale comportamento contiene una probabilità molto alta di provocare un cambiamento nello studente, aumentandone la profondità. Naturalmente, di questi tempi, grazie all’industria della comunicazione, si sente parlare di ogni sorta di idiota, in tutto il mondo, il cui ego si crede un insegnante di pazza saggezza e utilizza tecniche scioccanti a piacimento, senza badare alla scelta del momento opportuno. Ma il momento opportuno è tutto.

Gurdjieff fu un maestro al riguardo: egli non creava uno shock soltanto per curiosità, per vedere cosa sarebbe successo. Lo creava solo quando c’era una probabilità molto alta che risultasse efficace, dal punto di vista dell’approfondimento della relazione dello studente con il Divino. Non funzionava sempre, perché restava comunque una probabilità, ma non lo faceva mai a caso. Quegli insegnanti di oggi, che io definisco ciarlatani, fanno un uso del potere e delle manifestazioni folli assolutamente irresponsabile. Considero insegnante di pazza saggezza colui che può usare qualsiasi espediente, ma non è mai arbitrario né segue mai i propri capricci. Il suo uso di elementi drammatici e scioccanti è limitato a circostanze specifiche e avviene esattamente al momento opportuno. È come l’arte di sfaccettare un diamante: se non capisci la struttura della pietra e la colpisci a caso con un cesello, tutto ciò che ottieni è polvere di diamante.

Devi conoscere esattamente la struttura del diamante per poterlo colpire lungo un particolare punto di frattura. Se lo colpisci nel mezzo di due punti di frattura, invece di ottenere un gioiello perfettamente sfaccettato, spacchi la pietra. Gli esseri umani sono uguali. Hanno quelle che potremo chiamare “linee della rivelazione”, per così dire, o “linee dell’illuminazione”. Un insegnante di pazza saggezza è un maestro della sfaccettatura; un ciarlatano è qualcuno che prende semplicemente martello e cesello e colpisce alla cieca, sperando di ottenere dei buoni risultati (o forse non è nemmeno interessato ai risultati, perché gli piace semplicemente l’euforia dell’esercizio del potere e la gente che striscia ai suoi piedi).

Hal Blacker: Stai descrivendo la pazza saggezza come una scienza molto precisa.

Lee Lozowick: Il punto è, comunque, che in questo caso lo scienziato è totalmente spontaneo e istintivo. Non si tratta di una scienza della mente, ma della funzione.

Hal Blacker: Penso che una concezione popolare della pazza saggezza sia che, poiché non siamo in grado di comprendere la Realtà con l’intelletto, l’insegnante di pazza saggezza agisce in modo tale da sconvolgere, in qualche maniera, la mente concettuale.

Lee Lozowick: Questa è una delle rivelazioni che può approfondire la relazione di uno studente con il Divino. È possibile fare delle cose, in circostanze specifiche, per ottenere la rivelazione della non-linearità della realtà. Ordinariamente, però, non si può agire tutto il tempo in questo modo solo per dimostrare tale punto; è qualcosa che andrebbe fatto solo quando lo studente è proprio al limite della conoscenza, sulla linea di confine. Un’altra importante considerazione da fare è che quel tipo di comportamento che vorrebbe dimostrare l’assurdità della linearità non dovrebbe essere violento o lasciare il segno sulla psiche di una persona.

Hal Blacker: Molti insegnanti di pazza saggezza di cui si sente parlare non traccerebbero linee di demarcazione come questa. So che certe volte vieni considerato oltraggioso, provocatorio e imprevedibile, e questo ti fa rientrare, in un certo senso, nel campo della pazza saggezza. Ma so anche che tra i tuoi studenti ci sono regole e protocolli precisi. Per esempio, in genere la gente deve essere celibe o monogama; non permetti promiscuità.

Lee Lozowick: Non direi che non permettiamo la promiscuità, ma che non la raccomandiamo. Se qualcuno la pratica, non vuol dire necessariamente che non è più uno studente o che verrà espulso dalla scuola. Nella scuola c’è pochissima promiscuità perché il mio atteggiamento è molto vittoriano. Ma le regole non sono tali da escludere le persone che non le seguono.

Hal Blacker: Allo stesso modo, penso che raccomandi di non bere alcool, almeno nell’ashram.

Lee Lozowick: Né di fumare o bere caffè. Dico, nessun divertimento! Niente sesso, alcool, caffeina, tabacco o droghe. Ecco perché andiamo a vedere tanti film.

Hal Blacker: Ma quando pensi a gente come Trungpa Rinpoche od Osho, la scena cambia completamente. Così, sembra che la tua collocazione nel campo della pazza saggezza non sia, per così dire, molto appropriata. Sembri diverso dalla maggior parte delle persone che vengono definite in quel modo.

Lee Lozowick: Questo fa parte del mio stile di pazza saggezza. É buffo, visto ho la massima considerazione di Trungpa. Per me, egli non poteva fare errori, sebbene abbia fatto qualche puttanata. Ci sono altri insegnanti che le combinano molto meno grosse di Trungpa, ma cui io non attribuirei alcun valore, anzi, li definirei illusi e ciarlatani. Chi rispetto e chi no, è qualcosa di puramente istintivo. Non è un fatto lineare, perché ci sono certi insegnanti che vengono fatti rientrare nella pazza saggezza a causa del loro comportamento, ma che per me sono pazzi e basta: non sono certo degli insegnanti. Tuttavia, Trungpa, il cui comportamento era al massimo della sfrenatezza, lo tengo assolutamente nella più alta considerazione.

Hal Blacker: Non c’è dubbio che per molte persone Trungpa avesse raggiunto un alto livello di realizzazione. Esercitava una grande influenza su molte persone. E il tipo di pazza saggezza che i suoi studenti gli attribuiscono è precisa come il taglio di un diamante, naturalmente. Nonostante ciò, il risultato di alcuni suoi comportamenti non sembra essere stato così straordinario. Basti considerare lo scandalo sull’AIDS e il sesso capitato al suo successore, Osel Tendzin. E Osel Tendzin e altri studenti, per esempio, sono diventati alcolizzati. Penso che gli studenti tendano a imitare i loro insegnanti assumendone in vari modi, forse inconsciamente, comportamenti e atteggiamenti. Così, quando c’è di mezzo qualcuno come Trungpa, che agisce nel modo in cui ha agito, penso sia prevedibile che alcuni suoi studenti facciano cose simili.

Lee Lozowick: Questo è un pericolo, e penso che non c’è modo di evitarlo. Un insegnante davvero in gamba cercherà di scoraggiare questo comportamento negli studenti, ma c’è poco da fare. Gli studenti copieranno l’insegnante; in alcuni casi lo faranno con integrità, ma la maggior parte delle volte, no. Quindi, quella che tu vedi è la maggioranza dei casi in cui non viene portata integrità in questo tipo di comportamento. Il fatto che gli studenti imitino l’insegnante e quest’ultimo non possa impedirlo, non è necessariamente un difetto dell’insegnante, secondo me. Ogni studente che arriva nella mia scuola deve imparare una lezione: «Fai come dico, non come faccio». Di conseguenza, scoraggio grandemente gli studenti dall’imitare il mio comportamento.

Hal Blacker: Tu non applichi quelle regole che vorresti vedere rispettate dai tuoi studenti?

Lee Lozowick: Assolutamente no.

Hal Blacker: Perché?

Lee Lozowick: Potrei darti una buona giustificazione, ma forse non sarebbe quella giusta. Il modo in cui insegno è progettato d’istinto per ottimizzare la possibilità dei miei studenti a duplicare il mio stato di coscienza, e il comportamento non ha niente a che vedere con questo. Quindi, scoraggio molto gli studenti dall’imitare il mio comportamento. A ogni modo, alcuni lo fanno, in misura più o meno maggiore. La funzione dell’insegnante è progettata per ottimizzare la duplicazione del suo stato di coscienza, non necessariamente per produrre una copia carbone di se stesso.

Hal Blacker: Ma sembrerebbe che il comportamento è importante per esaudire quella condizione da te descritta come schiavitù spontanea alla volontà di Dio. E questo è il tipo di comportamento che vorresti vedere nei tuoi studenti.

Lee Lozowick: Beh, no. La mia funzione è diversa da quella dei miei studenti. Io devo portare gli studenti in sintonia con la volontà di Dio; dopo di ciò, la loro funzione dipende da quella volontà. Non ha niente a che vedere con me o con loro; non sto formando degli insegnanti. Se uno o più dei miei studenti si risveglia, può diventare un insegnante oppure no: dipende dalla volontà divina. Non ha niente a che fare con il mio o il loro desiderio. Non penso che chiunque si risvegli, diventi un insegnante.

Hal Blacker: Ammesso che sia così, sembra che debba esserci un modo essenziale, per quanto indefinibile o capace di mille diverse manifestazioni, di come il risveglio funziona nel mondo.

Lee Lozowick: Io sono integro nel mio lavoro. Quindi, a prescindere dalle manifestazioni della mia attività, se la gente riesce a vedere l’integrità del mio lavoro, è qualcosa che può imparare; diventa un modello. Per cui, penso che si possa dire che esistono aspetti sottili o interiori del mio lavoro che operano come modelli, ma non la mia attività. L’integrità del mio impegno con il lavoro, con il mio maestro, cose di questo genere, insomma.

Hal Blacker: Una delle tue principali attività è dirigere un gruppo rock. Per quanto ne sappia, sei l’unico insegnante spirituale che lo fa.

Lee Lozowick: Lo spero. Non vorrei che la cosa si diffondesse.

Hal Blacker: Consideri il tuo gruppo rock, Liars, Gods and Beggars (Bugiardi, Dei e Mendicanti), come un mezzo per comunicare i tuoi insegnamenti, possibilmente su larga scala?

Lee Lozowick: Penso che i Liars, Gods and Beggars abbiano il potenziale di comunicare qualcosa dell’essenza dell’insegnamento su larga scala, anche se in modo sottile. Tuttavia, non arriverei mai a pensare che il lavoro vero e lo yoga dell’insegnamento possano essere comunicati su larga scala, in nessuna circostanza. Penso che i Liars, Gods and Beggars siano una sorta di sottile virus spirituale che può contaminare un grande numero di persone, ma la verità è che le grandi folle non sono mai attratte dal tipo di pratica che produce gli effetti ricercati da questo genere di lavoro.

Hal Blacker: Cos’è che fa di qualcuno un praticante veramente serio?

Lee Lozowick: Essere disposto a sacrificare tutto ciò che è richiesto per la realizzazione del Divino.

Hal Blacker: Dopo venticinque anni di insegnamento, sei felice dei risultati?

Lee Lozowick: Sono relativamente felice dei risultati. Non posso esserlo completamente, perché essi sono relativi. Suppongo che ciò che mi renderebbe obbiettivamente felice sarebbe vedere duplicata la mia funzione in uno o più studenti. Finora non è successo. Ho avuto studenti che sono stati mesi interi nello stato di risveglio, ma in qualche modo le loro qualità non sono ancora rifinite al cento per cento. Sono contento dei risultati in confronto a quelli di altre comunità, dal punto di vista dell’assorbimento dell’insegnamento da parte degli studenti e dalla loro capacità di ritrasmetterlo, ma è una felicità relativa. C’è ancora tanto lavoro da fare. E sai, anche se il lavoro di uno studente è finito, ci sono sempre nuove persone che cominciano. Quindi, penso che la felicità e la soddisfazione non siano il punto. Sono indaffarato al massimo; il lavoro non manca.

Hal Blacker: Qual è il risultato più grande che ti piacerebbe vedere raggiunto in questa comunità?

Lee Lozowick: Mi piacerebbe vedere che tutte le persone vivono una relazione felice e armoniosa. Sai, amarsi gli uni gli altri, totalmente liberi dalla violenza e dalla competizione: basterebbe questo. Oppure anche al di fuori della relazione, ma per scelta. Insomma, che si sia o meno in una relazione, mi piacerebbe vedere vite ricche e libere da violenze e manipolazioni.

Uno dei principali cambiamenti avvenuti in questi venticinque anni è il mio modo di usare il linguaggio. All’inizio tutto era: «Sveglia, Sveglia, Sveglia!». Ora, la grazia richiesta per il risveglio sembra succedere nel processo stesso della nostra vita in comune. Non abbiamo bisogno di pensare al risveglio, eccetto che come a un’ovvia ragione del nostro stare insieme; non saremmo qui se quella non fosse la ragione, quindi non dobbiamo pensarci troppo. Quello a cui dobbiamo pensare è all’essere gentili in generale gli uni con gli altri, oltre a sviluppare un’intimità libera da promiscuità, flirt, giochetti e cosi via. Questo è quanto basta.

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Lee Lozowick, Georg Feuerstein. The Alchemy of Love and Sex. Hohm Press. 1995. ISBN: 0934252580

Lee Lozowick. Conscious Parenting. Hohm Press. 1997. ISBN: 093425267X

Lee Lozowick. The Alchemy of Transformation. Hohm Press. 1996. ISBN: 0934252629

M. Young. Yogi Ramsuratkumar. Hohm Press. 2003. ISBN: 1890772348

Copyright originale “What is Enlightenment” magazine www.wie.org
Traduzione di Nityama Masetti.
Revisione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.

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