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Tantra 3In questa intervista di Craig Hamilton Miranda Shaw parla del tantra e della via della passione.

Quando Miranda Shaw osserva le donne dei dipinti tibetani, non vede immagini a due dimensioni partorite dalla mente di un artista, ma “donne numinose nate dal cielo”, “amanti della libertà” e “incantatrici appassionate, estatiche e di feroce intensità”, riflesso radioso delle donne illuminate e piene di potere che aiutarono a dar forma al mondo del tantra buddista.

Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul tantra ma non avete mai osato chiedere.

Quando Miranda Shaw osserva le donne dei dipinti tibetani, non vede immagini a due dimensioni partorite dalla mente di un artista, ma “donne numinose nate dal cielo”, “amanti della libertà” e “incantatrici appassionate, estatiche e di feroce intensità”, riflesso radioso delle donne illuminate e piene di potere che aiutarono a dar forma al mondo del tantra buddista.

Scrive: “Si può quasi udire il suono dei loro complicati gioielli di ossa e sentire l’aria spostata dalle loro fasce color arcobaleno, mentre si librano nel paesaggio del buddismo tantrico”. Fu la vista di queste immagini, avvenuta in una mostra d’arte all’epoca del suo secondo anno di college, che catturò la sua immaginazione e stimolò quella curiosità che avrebbe alimentato il lavoro fondamentale della sua vita: una ricerca che l’avrebbe portata dall’Harvard Divinity School ai remoti altopiani tibetani per trovare una conoscenza di prima mano della storia e della pratica tantriche.

Educata da genitori metodisti in una piccola cittadina dell’Ohio, la Shaw si interessò per la prima volta alle religioni orientali verso i 14 anni, quando un amico di famiglia le mostrò una copia della Bhagavad Gita. Pur avendo ricevuto poca educazione religiosa, rimase ipnotizzata e incapace di abbandonare la lettura. Era l’inizio di una storia d’amore con la letteratura religiosa, le cui opere più importanti sono ancora allineate lungo i corridoi e le stanze del suo piccolo appartamento vicino all’Università di Richmond, dove adesso è insegnante di religione. Il suo interesse per gli studi religiosi, infine, l’ha spinta a seguire il programma di dottorato di Harvard, nel corso del quale, lavorando sulla sua tesi di laurea, ha trovato la propria strada all’interno delle ricerche più avanzate sul buddismo tantrico.

L’apice di questa ricerca è il libro Passionate Enlightenment: Women in Tantric Buddhism, ora alla sua quarta edizione. Passionate Enlightenment è stato definito un contributo innovatore allo studio della storia tantrica. Scritto grazie agli studi approfonditi dei testi tantrici basilari nella lingua originale, e anche grazie a due anni e mezzo di ricerca sul campo in India e in Nepal, il libro della Shaw offre un punto di vista rivoluzionario sulla pratica tantrica. Esso ruota intorno a un semplice assioma: il tantra, oltre a essere al servizio dell’avanzamento spirituale dell’uomo, fu anche al servizio dell’illuminazione della donna.

Nell’ultimo quarto di secolo si è avuta una notevole quantità di studi sul buddismo e sul tantra ma, prima del lavoro della Shaw, il punto di partenza sottinteso era sempre stato che le donne erano coinvolte nella pratica tantrica solo nella misura in cui potevano sostenere gli uomini nel raggiungimento della loro illuminazione. Mettendo da parte questo postulato e considerando in modo nuovo e approfondito sia le fonti scritte sia quelle viventi, la Shaw ha scoperto un mondo nel quale non solo le donne vivevano e praticavano allo stesso livello degli uomini per la propria trasformazione spirituale, ma in molti casi indicavano anche la strada. Infatti, la Shaw ha capito che per un vero praticante maschile del tantra, le donne andavano adorate, onorate e riverite come portatrici di energia illuminata nel mondo. Grazie a questa reinterpretazione rivoluzionaria dei testi tantrici, la Shaw è stata finalmente in grado di dare un senso a molti degli elementi apparentemente disparati di questa complessa tradizione; in tal modo, ha gettato le basi per un nuovo capitolo nello studio della teoria e della pratica tantriche.

Subito dopo aver letto il libro di Miranda, sapevamo che dovevamo parlare con lei. In quanto pensatrice pionieristica nel suo campo e ricercatrice dotata di un’esperienza di prima mano fra gli insegnanti tradizionali, ci è apparsa in una posizione privilegiata per aiutarci a far ordine tra la confusione del tantra contemporaneo. E, a differenza di quella di molti altri studiosi, la sua prosa ardita rivelava un interesse autentico e apparentemente personale sull’argomento. Ma ciò che ci intrigava più di ogni altra cosa era l’apparente facilità e sicurezza con la quale era stata capace di passare dalle sottigliezze del buddismo esoterico alle dettagliate descrizioni delle dimensioni più concrete della pratica sessuale tantrica, senza perdere un colpo. Miranda Shaw, abbiamo pensato, deve essere una professoressa non comune.

Nonostante avessi letto il suo libro e avessi parlato con lei varie volte al telefono, quando Miranda Shaw venne a prendermi all’aeroporto di Richmond, mi attendevo ancora una donna dall’aspetto accademico, piuttosto che la persona attraente e vivace che mi stava dando il benvenuto. «Non mi aspettavo che tu fossi così giovane!», mi ha detto stringendomi la mano e sorridendomi calorosamente. E quando ci siamo diretti a tutta velocità verso la città, con i pneumatici che stridevano praticamente a ogni curva, ho cominciato a capire chi era la Miranda Shaw che aveva trovato tanta ispirazione nelle immagini delle eroine dello “SkyDancing Tantra”. Più tardi, seduti nella posizione del loto nel soggiorno del suo appartamento e circondati da immagini di arte erotica classica e contemporanea, lei ha condiviso la sua comprensione della filosofia e della pratica del tantra buddista, oltre alla personale passione per questo argomento, che l’ha portata nei più lontani angoli della Terra.

Craig Hamilton: Nel tuo libro Passionate Enlightenment descrivi come il buddismo tantrico abbia avuto inizio da un movimento rivoluzionario o da una ribellione contro la rigidità delle istituzioni tradizionali del buddismo monastico. Chi erano questi rivoluzionari?

Miranda Shaw: : I fondatori del tantra erano di estrazioni sociali diversissime tra loro. Troviamo re, aristocratici, gente comune e persone dedite a ogni tipo di commercio e arte. Ma, e questo è interessante, troviamo anche persone provenienti dai monasteri. Appena il tantra fu fondato e prese forma, alcuni monaci abbandonarono i conventi, perché non volevano ritirarsi dalla vita reale. L’impulso principale al movimento, tuttavia, venne dall’esterno dei monasteri, da coloro che definiremmo laici, cioè persone che volevano praticare lo yoga e le discipline spirituali, ma non necessariamente in un contesto monastico di celibato, né isolati dai membri del sesso opposto o fuori dalle relazioni intime e familiari.

Craig Hamilton: Prima della comparsa del tantra, il buddismo era praticato esclusivamente in ambiente monastico: quindi, se volevi diventare un praticante serio, dovevi inevitabilmente entrare in un monastero?

Miranda Shaw: Esatto. Esistevano delle regole morali e delle semplici meditazioni praticabili dai laici, ma non costituivano una seria ricerca dell’illuminazione.

Craig Hamilton: Quali furono gli eventi principali che provocarono questo nuovo movimento?

Miranda Shaw: Lo sviluppo del buddismo è stato segnato dall’espansione verso aree geografiche e contesti socio-culturali sempre nuovi.

Durante il periodo tantrico, il buddismo espande ancora una volta la propria base e raggiunge le persone più lontane come, a esempio, coloro che vivevano in isolamento sulle montagne o che occupavano i gradini più bassi della scala sociale. Non appena queste persone fecero il loro ingresso nel buddismo, portarono con sé i propri simboli, riti e forme di spiritualità. In tal modo, le loro intuizioni trovarono un punto di incontro nella filosofia del tantra buddista. Una delle pratiche rituali associate a questi gruppi è la pratica sciamanica nota come “trasformarsi nella divinità”. Pratiche come queste, poi, si fusero con l’obiettivo tantrico di ottenere la buddità in questa vita.

Craig Hamilton: “Trasformarsi nella divinità”: cosa significa esattamente?

Miranda Shaw: Incarnare la presenza della divinità ad ogni livello del tuo essere: nel corpo, nel linguaggio e nella mente. Non si tratta semplicemente di vedere mentalmente il mondo come lo vedrebbe una divinità: cioè come armonioso, puro e perfetto alla stregua di un regno di splendore estetico (cosa che effettivamente è), ma anche di parlare come una divinità, utilizzando parole di discernimento, liberazione e compassione. Quello che ho trovato molto eccitante nella visione tantrica è il fatto che la presenza del divino viene realizzata nel tuo stesso corpo, manifestandola attraverso le azioni fisiche. Ma non si tratta solo di manifestare la presenza della divinità in modo da poterla adorare o da consentirle di operare guarigioni o di svolgere altre attività, bensì di manifestare la piena illuminazione – la buddità – nel mondo.

Craig Hamilton: Questo, ovviamente , era qualcosa di totalmente nuovo per la pratica buddista. Cosa stava succedendo davvero, a quell’epoca?

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Miranda Shaw: La forma istituzionale del tantra seguì l’antico modello indiano dello yoga. Ovvero, un maestro offriva insegnamenti, rivelazioni e tecniche, e i discepoli che volevano praticare si raccoglievano intorno a lui, spesso arrivando a vivere con lui. Meditavano ed eventualmente andavano in pellegrinaggio insieme, formando una piccola comunità. Non esisteva un’autorità centrale che avrebbe censurato preventivamente gli insegnamenti o selezionato chi avrebbe potuto impartirli. Questo è uno dei motivi per cui fu un periodo di straordinaria creatività.

Craig Hamilton: Quali erano alcune delle pratiche chiave dell’approccio tantrico?

Miranda Shaw: Le tecniche base di attenzione e gli insegnamenti etici del buddismo erano già consolidati, a quel tempo. Quello che venne aggiunto, in questa epoca, fu un certo numero di tecniche yoga, di modi specifici per dirigere il respiro e le energie interne del corpo. Queste tecniche furono attinte dalla grande tradizione yogica dell’India. Furono incorporati anche molti elementi rituali, come le tecniche magiche e le

pratiche di danza. Tuttavia, quello che maggiormente distinse questo periodo fu probabilmente l’introduzione dello yoga dell’unione, cioè le pratiche che uomini e donne potevano fare insieme per trasformare le energie risvegliate dall’unione sessuale in stati molto raffinati di coscienza, saggezza e beatitudine.

Craig Hamilton: Fino a quel momento non c’erano state pratiche sessuali nel buddismo, vero?

Miranda Shaw: Vero. C’erano degli insegnamenti etici sulla sessualità, ma non esistevano discipline per usare queste energie ai fini dell’illuminazione.

Craig Hamilton: In che modo la sessualità, o la pratica dello yoga sessuale, era considerata utile ai fini dell’illuminazione?

Miranda Shaw: La sessualità è un aspetto immensamente potente, primitivo e irriducibile della natura umana. Uno dei contributi del paradigma tantrico fu l’intuizione che, in alcuni tipi di pratiche meditative, le energie sessuali andavano sprecate. I pionieri del tantra si resero conto che il celibato non significava, in realtà, aver conseguito una padronanza della propria sessualità ma, piuttosto, averla repressa o addirittura evitata per paura. In realtà, si stava rinviando a qualche vita futura il lavoro che andava fatto per integrare tutti gli aspetti del proprio essere e padroneggiare ogni forma di energia.

Craig Hamilton: Quindi l’idea era che, se facevi voto di castità a vita, era impossibile raggiungere la padronanza dell’impulso sessuale?

Miranda Shaw: Esiste un insegnamento tantrico secondo cui, senza la pratica dell’unione sessuale e senza integrare le energie a quel livello, non è possibile raggiungere l’illuminazione in questa vita.

Craig Hamilton: Ho letto sul tuo libro che uno dei testi tantrici si spinge così in là da sostenere persino che il Buddha non raggiunse l’illuminazione sotto l’albero della bodhi (come comunemente si crede), ma mentre praticava lo yoga sessuale nel proprio Palazzo, con sua moglie.

Miranda Shaw: Questo è esattamente l’insegnamento cui mi riferisco. Essi sostengono che sia impossibile raggiungere l’illuminazione in questa vita senza unirsi con un partner yogico. Per questo, affermano che persino Shakyamuni il Buddha ebbe una consorte con cui praticare: sua moglie, prima di lasciare il Palazzo. Se non l’avesse fatto, non avrebbe potuto ottenere l’illuminazione.

Craig Hamilton: Nel tuo libro sostieni che, sebbene avesse già raggiunto l’illuminazione nel palazzo, il Buddha rinunciò al regno, divenne un vagabondo e si dedicò ad anni di pratiche austere per stimolare la gente a intraprendere la vita spirituale (ovviamente, solo per coloro che sarebbero rimasti colpiti da queste grandi rinunce).

Miranda Shaw: Si, raggiunse l’illuminazione nell’unione con sua moglie. Poi, per attrarre quelle persone che si sarebbero fatte impressionare dalla rinuncia e che sarebbero state destinate a seguire il sentiero dell’austerità durante questa vita, creò questa finta rappresentazione.

Craig Hamilton: É una storia affascinante. Ma penso che i seguaci del Theravada o altri buddisti tradizionali obietterebbero che si tratta semplicemente di una riscrittura della storia per piegarla agli scopi ideologici del tantra.

Miranda Shaw: Quello che Shakyamuni fece, raggiunse e disse veramente è così perso nelle nebbie del tempo che le prime fonti scritte risalgono a centinaia di anni dopo la sua vita. Ritengo verosimile il racconto tantrico. Parlando di questo, tuttavia, voglio mettere in chiaro che i seguaci del tantra non condannarono coloro che non potevano, o non volevano, integrare le proprie energie sessuali nel cammino spirituale di questa vita; infatti, avevano capito che il celibato è karmicamente adatto per alcune persone. Ma quello che l’intuito tantrico aggiunse fu il riconoscimento che altre persone avevano un’enorme energia passionale, ovvero una personalità sensuale, sensibile, esteticamente ed emozionalmente intensa. Vollero offrire il tantra come una possibilità per queste persone di usare tale intensità senza dover sprecare tanta energia, anche perché, con tutta probabilità, non sarebbero mai riusciti ad abbandonarla o a reprimerla.

Craig Hamilton: Sembra che tu stia affermando che ci sono cammini diversi per differenti tipi di persone, e che il tantra fu concepito per persone passionali, dotate di temperamento insolitamente acceso e ardente.

Miranda Shaw: Assolutamente. I testi lo ripetono più e più volte: il tantra è per i passionali.

Craig Hamilton: In che modo questo concorda con ciò che hai appena detto, ovvero che l’unione tantrica è il solo modo in cui tutti possono effettivamente raggiungere la piena buddità in questa vita?

Miranda Shaw: La piena buddità in questa vita è uno scopo tantrico. Non è uno obiettivo del Mahayana o del Theravada. Ragion per cui quella visione è pienamente valida.

Craig Hamilton: Ma in qualsiasi vita succeda, la buddità sarà sempre in questa vita. Così, alla fine, sembra che i seguaci del tantra sostengono che l’unico modo per farla accadere passa attraverso la pratica dello yoga sessuale o dell’unione tantrica.

Miranda Shaw: Giusto. Infatti, è interessante notare che, secondo loro, per raggiungere la piena illuminazione, devi contattare e liberare l’energia del cuore, che è considerato il centro, il nucleo dell’essere, della consapevolezza più profonda. È lì che immagazzini la paura, l’odio e la rabbia di molte vite. La loro opinione era che solo l’energia generata dalla pratica dell’unione con un partner può avere la forza di spazzare via i residui di centinaia di anni di comportamento egoico e di immersione nell’illusione e nella negatività, dissolvendo strati di odio e paura che dimorano nel cuore.

Craig Hamilton: In che modo queste cose vengono “spazzate via”? Nel tuo libro, scrivi: “Si ritiene che la pratica con un partner (tantrico) renda possibile l’apertura completa del cuore a livello più profondo, liberandolo da tutti i blocchi, le costrizioni e gli oscuramenti creati da idee false ed emozioni egoiche”.

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Miranda Shaw: Uno degli obiettivi degli yoga sessuali è concentrare le energie nell’area addominale del corpo, sede del fuoco interiore che i seguaci del tantra cercano di accendere e alimentare. Attraverso la pratica dell’unione sessuale, l’attenzione è concentrata in quell’area, che si trova alcuni centimetri sotto l’ombelico, nella regione dove dovrebbero formarsi le sensazioni sessuali. Ma a differenza della sessualità comune, nella quale i partner semplicemente permettono al piacere di svilupparsi secondo il suo corso, i seguaci del tantra concentrano l’energia e il pensiero in questo punto, utilizzandolo per innalzare quel fuoco interiore. Quando il fuoco è acceso e inizia a bruciare in modo vivo, sono possibili numerose meditazioni per raffinare le energie nel cuore. Una di queste è dirigere l’energia verso l’alto: grazie all’intensità di questa energia, non appena essa attraversa il cuore, scioglie spontaneamente i blocchi (come sostengono i seguaci del tantra), “scoppiando” tra questi residui. A volte, quando i residui vengono rilasciati, si farà l’esperienza dell’emozione liberata, poiché essa emerge nella consapevolezza. Se si tratta di odio, per esempio, o di qualche paura, si sperimenterà attivamente l’emozione nell’istante in cui questa viene liberata. Ci vuole molta consapevolezza per essere in grado di elaborare le emozioni che affiorano dal passato e lasciarle andare mentre emergono, piuttosto che proiettarle sull’attuale situazione.

Craig Hamilton: Sembra che la pratica richieda molto più che la generazione di un’energia intensa. Esige anche il possesso di determinate qualità e di una certa personalità, affinché il praticante sia in grado di sopportare tutto ciò che può essere provocato da una tale intensità di energia.

Miranda Shaw: È possibile che si formi un nuovo attaccamento perché, quando si formano queste emozioni e questi potenti stati mentali, se non sei veramente pronto a distaccartene, puoi di nuovo farti coinvolgere da tali nevrosi del passato. In quel momento, esse richiedono di essere affrontate in un modo o nell’altro, e questa è la ragione per cui si dice che praticare il tantra è come procedere sul filo di una spada. Non è senza pericoli. L’intensità delle energie con cui stai lavorando e le profondità psichiche che porti alla luce sono potenzialmente pericolose per la tua tranquillità mentale.

Craig Hamilton: Cosa si prova lavorando tanto intimamente con una persona e affrontando energie ed emozioni così potenti? Le relazioni tantriche devono essere eccezionalmente intense.

Miranda Shaw: La relazione ci dà un’opportunità per osservare noi stessi, rispecchiandoci l’uno nell’altra e lavorando con queste energie man mano che emergono. Quando questo coinvolgimento diretto è unito al potere dello yoga, tutta la relazione diventa un crogiolo di combustione interiore e di profonda trasformazione.

Craig Hamilton: Sembrerebbe, allora, che il coinvolgimento spirituale tra due partner vada molto più in là di una semplice pratica energetica svolta insieme. Riguarda anche la sfida della convivenza e del riuscire a diventare essere umani decenti?

Miranda Shaw: Va molto al di là del diventare essere umani decenti; riguarda il modo in cui ci sosteniamo l’un l’altra nella ricerca dell’illuminazione: questo è un livello di interazione completamente diverso e potrebbe richiedere cose che, nel senso comune, non verrebbero giudicate decenti. Ecco perché è importantissimo, nella scelta di un partner tantrico, trovare qualcuno che abbia un livello paragonabile di sofisticazione emotiva, intellettuale e spirituale. Infatti, i processi che avranno luogo richiedono non soltanto un alto grado di distacco emotivo, ma anche il possesso di certe doti intellettuali, come la capacità di decostruire puntualmente i contenuti e le interpretazioni della propria esperienza.

Craig Hamilton: Cominciare una relazione tantrica sembra una faccenda seria, che richiede di essere ben ponderata in anticipo. Tutto ciò non dà la sensazione di qualcosa che può essere semplicemente aggiunto a una relazione.

Miranda Shaw: Sarebbe più difficile aggiungere il tantra a una relazione esistente che cominciare una relazione tantrica dall’inizio. Infatti, in una relazione preesistente sono in atto già molti schemi. Quindi, oltre a tutti gli schemi delle vite passate che stiamo cercando di eliminare, dovremo affrontare anche quelli della relazione attuale. Mi piace pensare che in teoria sarebbe possibile, ma non sembra che funzioni.

Craig Hamilton: Una delle altre pratiche che spieghi in dettaglio nel tuo libro riguarda l’unione della beatitudine con il vuoto, o il tentativo realizzare quest’ultimo per tollerare l’esperienza della beatitudine. Quando dici “beatitudine” in questo contesto, intendi semplicemente il piacere erotico, cioè il piacere che la maggioranza delle persone conosce?

Miranda Shaw: Nella pratica tantrica si va oltre il piacere. Lo si segue fino alla radice, cioè il cuore della mente, che è composto di pura beatitudine. Entri nel regno dell’estasi al di là dei sensi, ma per raggiungerlo hai usato questi ultimi. Ti sei servito della sensazione del piacere e sei sceso nelle profondità del suo nucleo. Ma una volta che ti trovi in questo profondo livello di beatitudine, è molto facile attaccarsi all’oggetto che la provoca o alla sua sorgente – cioè il tuo partner – e anche all’esperienza stessa della beatitudine, trasformandola in un altro attaccamento. Ecco perché l’esperienza della beatitudine viene accompagnata dalla meditazione sul vuoto. Nel tantra è necessario unire questa esperienza di intensa beatitudine con la realizzazione del vuoto.

I seguaci del tantra, a quel punto, hanno già familiarizzato con la filosofia del vuoto, con la comprensione che tutti i fenomeni sono privi di identità intrinseca, di una personalità permanente e indipendente. Così, in questo senso, viene compreso che il mondo è illusorio e di conseguenza non in grado di creare l’appagamento o la beatitudine ultima. Quello che fanno i partner tantrici, durante l’esperienza della beatitudine, è applicare questa specifica intuizione all’esperienza stessa della beatitudine e scomporla, scoprendo che non c’è alcun sé che la sta sperimentando. La beatitudine si è evoluta in una specie di spazio vuoto; nessuno la possiede né esiste una sua sorgente. L’unione della beatitudine con l’intuizione della sua natura vuota dovrebbe condurre ciascun partner in una consapevolezza vasta come il cielo e priva di un centro; ovvero, a un’esperienza di consapevolezza universale.

Craig Hamilton: C’è un altro passaggio, nel tuo libro, dove descrivi la trasformazione del piacere sensuale in estasi spirituale.

Miranda Shaw: É esattamente quanto accade. Il piacere ordinario è trasformato in piacere trascendente grazie all’uso dell’intuizione del vuoto.

Craig Hamilton: Ok. Quindi c’è questa intensa esperienza di piacere erotico sulla quale siamo completamente concentrati…

Miranda Shaw: Si, e poi applichi l’intuizione del vuoto. Decostruisci l’esperienza, vedendola come vuota. Mentre attraversi questo processo, stai davvero rimuovendo ogni possibile attaccamento al suo interno, quindi ti stai portando al di fuori della beatitudine, in quanto colui che sperimenta. Elimini dalla beatitudine l’oggetto come sua causa. Cancelli l’interpretazione di tale esperienza come “beatitudine”, elimini perfino la parola stessa.

Quando decostruisci i differenti aspetti della beatitudine, la trasformi da ordinaria a trascendente, ovvero la rendi priva di caratteristiche e al di là di ogni descrizione.

Craig Hamilton: È la beatitudine che cambia veramente, o sei tu che rimuovi ciò che le era stato sovrimposto, in modo da illuminare quello che esisteva già?

Miranda Shaw: Nell’analisi tantrica, rimuovi gli ostacoli per sperimentare la beatitudine nella sua pienezza. Secondo il tantra, quella beatitudine trascendente è presente in ogni momento dell’esperienza, ma è coperta da ciò che abbiamo proiettato su quest’ultima, cioè le aspettative dell’ego.

Craig Hamilton: Uno dei principali argomenti del tuo libro è la relazione uomo-donna e il ruolo dei sessi. Tu affermi chiaramente che nella pratica dello yoga sessuale tantrico, gli uomini devono adorare le donne. Per tutto il libro, gli uomini sono definiti come “devoti”, “servi”, e perfino “schiavi” delle donne; in particolare, agli uomini è consigliato di “prendere rifugio nella vulva di una donna stimata” e perfino di “essere disposti a toccare e ingerire ogni sostanza espulsa da un corpo di donna”.

Miranda Shaw: E leccare ogni parte del suo corpo, se richiesto!

Craig Hamilton: Ciò vuol dire un’adorazione estrema e l’accettazione di una relazione decisamente subordinata alla donna. Quest’ultima viene letteralmente trattata come una dea.

Miranda Shaw: Si, come una dea. Lo scopo della pratica tantrica è quello di trasformarsi nella divinità. Il cammino della donna consiste nel realizzare che lei è, essenzialmente, una dea o un buddha femminile. Il modo con cui l’uomo la tratta l’aiuta a realizzare la sua essenza illuminata. Se l’uomo la trattasse semplicemente come sua uguale o sua subordinata, lei dovrebbe combattere contro questa concezione e questo trattamento, in modo da realizzare la sua divinità innata. Le donne tantriche non vogliono fare questo.

Craig Hamilton: Se l’incarnazione del divino è uno dei principali scopi del tantra, lo è anche per l’uomo?

Miranda Shaw: Oh, assolutamente.

Craig Hamilton: Quindi, lei tratta lui come un dio?

Miranda Shaw: Anch’egli sta realizzando la propria innata divinità e buddità, ma ritiene che l’espressione della sua buddità sia onorare la divinità di lei.

In questa visione, il ruolo della donna è canalizzare nel mondo le energie illuminate, di trasformazione, in modo potente. Il ruolo del maschio è ricevere queste energie, onorandole insieme alla loro sorgente. Alcuni uomini possono non essere d’accordo, ma questa è la visione tantrica.

Craig Hamilton: Nel tuo libro scrivi che, nel portare la donna all’eccitazione, “un uomo deve essere attento a suscitare il desiderio senza privarla della consapevolezza”. Come è possibile questo?

Miranda Shaw: É una questione di virtuosismo, precisione, delicatezza. Lui non può avvicinarla in modo sdolcinato o…

Craig Hamilton: …con rudezza?

Miranda Shaw: Sì. Penso che “delicatezza” sia il termine migliore. Non deve imporre se stesso e le proprie avances, ma suscitare il piacere di lei. É un orientamento diverso. Richiede molta attenzione allo stato mentale e al livello del desiderio di lei. Preclude quel tipo di aggressività sessuale per cui l’uomo ha già in mente una serie di passi, da compiere il più velocemente possibile, per raggiungere il suo scopo.

Craig Hamilton: Ciò la distrarrebbe dalla sua meditazione?

Miranda Shaw: Senza dubbio.

Craig Hamilton: In precedenza, hai affermato che l’unione tantrica, o lo yoga sessuale, viene considerato una delle pratiche più elevate e avanzate. Esso richiede un’enorme preparazione, tra cui un’intensa pratica di meditazione, un senso di responsabilità universale, motivazioni compassionevoli e anche l’abbandono dell’illusione di un sé separato, isolato. Tutto ciò, solo per prepararsi alla pratica.

Miranda Shaw: Giusto. Inoltre, richiede l’isolamento. È una pratica che, nella maggior parte dei casi, viene svolta in una situazione simile a un ritiro.

Craig Hamilton: Che genere di ritiro?

Miranda Shaw: La coppia può recarsi in una foresta, in una caverna o in una capanna di meditazione; ovvero, in qualche luogo in cui possa stare in silenzio e meditare. A causa degli stati rarefatti di consapevolezza che si ricercano, in quei momenti non si desiderano interruzioni. È necessario concentrarsi e scendere nell’esperienza molto profondamente.

Craig Hamilton: Quindi non si trattava di una pratica che le coppie facevano di sera, dopo il lavoro o la cena?

Miranda Shaw: Una volta compresa o padroneggiata la tecnica, questo era possibile. Ma all’inizio, durante il suo sviluppo, no. Si sente parlare, a esempio, di persone che vanno in ritiro per sei mesi o un anno, praticano intensamente lo yoga sessuale e poi cercano di integrarlo nella propria vita in modo più naturale e continuativo.

Craig Hamilton: È interessante sentire il punto di vista storico e tradizionale, perché ai nostri giorni la concezione del tantra è molto diversa. Se leggiamo le riviste spirituali, vediamo un numero infinito di seminari tantrici offerti da coppie, cui partecipano altre coppie o singoli che si mettono insieme per un “intensivo” di una o due settimane. In confronto al contesto spirituale che hai descritto e per ciò che ho visto io, questi seminari sembrano basati più che altro su un approccio terapeutico di tipo occidentale.

Miranda Shaw: Secondo me, la differenza principale tra il tantra tradizionale e alcune delle sue versioni moderne più secolarizzate e occidentali (ma questo vale anche per certe versioni indiane) è che in queste ultime il centro dell’attenzione è la relazione stessa. Pratiche ed elementi tantrici vengono introdotti per migliorare la relazione. Al contrario, nel tantra tradizionale si usano i contenuti di una relazione per raggiungere l’illuminazione. Quindi il fine, il centro dell’attenzione, è completamente diverso.

Craig Hamilton: Quanto di quello che attualmente sta succedendo in occidente nel nome del tantra secondo te è all’altezza della serietà delle pratiche che stai descrivendo?

Miranda Shaw: In generale, sembra che gli occidentali non abbiano le basi che avrebbero i praticanti orientali. Per esempio, la pratica del tantra in India, Nepal e Tibet presume, in media, cinque anni di studio della filosofia del vuoto. Le persone che intendono praticare il tantra si chiedono l’un l’altra: «Quali filosofie del vuoto hai studiato?», «Quali testi hai usato?». Si interrogano l’un l’altra sui punti tecnici del vuoto. Quale occidentale ha mai fatto questo? La fruizione della pratica tantrica è l’unione della beatitudine e del vuoto. Se non comprendi il vuoto, non puoi destrutturare le tue emozioni, e questo è essenziale per la pratica tantrica. Cosa fai se sorgono la paura, la rabbia, il desiderio intenso o la lussuria? In che modo destrutturi queste cose, se non comprendi il vuoto? Come hai detto tu, non si tratta di psicoterapia.

Craig Hamilton: Mi pare di capire che una pratica tantrica è anche quella di immaginare uno yoga sessuale senza disporre davvero di un partner fisico.

Miranda Shaw: Questo vale per i monaci che non vogliono tradire il loro voto di castità. Tale pratica viene considerata un momento preparatorio per quando potranno stare con un partner, nelle vite future.

Craig Hamilton: Questa pratica di visualizzazione è qualcosa che li coinvolge, per così dire, a ogni livello? Si eccitano da soli?

Miranda Shaw: Così dovrebbe essere.

Craig Hamilton: Dovrebbero eccitarsi mentre praticano questa visualizzazione? Anche nei monasteri?

Miranda Shaw: Alcuni lo fanno. Questo è ciò che pare di capire. Imparano a canalizzare quell’energia da soli. Non la portano al punto di rilasciarla, ma la stimolano tenendola sotto controllo.

Craig Hamilton: Oltre agli studi sui testi tantrici, hai fatto due anni e mezzo di ricerche sul campo in Asia. Racconti di aver incontrato un certo numero di yogi e yogine. Quanti, tra quelli che hai incontrato, ritieni autentici maestri tantrici?

Miranda Shaw: Più di una dozzina. Non tutti erano insegnanti, ma tutti erano seri praticanti e maestri esperti. Ne ho incontrati anche di non autentici.

Craig Hamilton: Cosa ti ha convinto della loro autenticità?

Miranda Shaw: Ho parlato con loro delle pratiche, ma ho anche osservato il livello di intensità della loro consapevolezza, la loro capacità di essere totalmente consapevoli nel momento presente. Si può intuire la purezza del corpo yogico di una persona anche solo parlando con lei.

Craig Hamilton: Cosa intendi dire?

Miranda Shaw: Quanta presenza o assenza c’è nel loro sistema di residuo egoico. Lo puoi dire dal modo in cui si muovono e da come si comportano, dalla gravità, dalla dignità e dalla qualità della consapevolezza presente in loro. Puoi accorgerti se i loro movimenti sembrano quelli di un essere divino, che comunica divinità e impeccabilità totale. È stata la qualità della loro personificazione e della loro presenza che ho considerato. Ma non mi fermavo lì. Nel caso in cui pensavo di aver trovato qualcuno, lo interrogavo. È un processo molto sottile.

Craig Hamilton: Nel tuo libro parli di Lama Jorphel, che è stato, in un certo senso, un tuo maestro. Hai avuto altri insegnanti o lui è stato l’unico?

Miranda Shaw: Ho incontrato molte persone notevoli, ma con lui ho lavorato a più stretto contatto per il periodo più lungo. Era davvero interessato al mio progetto e mi ha guidato sia a livello personale che intellettuale. In quanto insegnante tantrico, non si limitava a passare informazioni sul tantra o sullo sviluppo spirituale; il suo scopo, come insegnante, è ovviamente guidare e trasformare le persone. Poco dopo il nostro incontro, all’inizio della nostra interazione, mi chiese se avevo una pratica meditativa. A quel tempo non l’avevo. Mi disse che se volevo lavorare con lui, dovevo fare 100.000 prostrazioni a partire da quel giorno. E anche 100.000 mantra di purificazione. Risposi solo: «Va bene». Infatti, come puoi pretendere che ti vengano impartiti insegnamenti tantrici se non desideri fare alcuna pratica?

Craig Hamilton: Nel libro descrivi anche il modo in cui egli ha lavorato progressivamente su di te, reagendo spontaneamente ai tuoi diversi stati emotivi e mentali.

Miranda Shaw: È una persona che descriverei come in possesso di una consapevolezza totale del momento presente e capace di trovare sul momento un insegnamento o una lezione che rispecchi lo stato mentale dello studente, rivelando quell’aspetto dell’ego o quelle illusioni che possono stare agendo in lui in quel momento. È stata un’interazione di tipo straordinario. Non ho mai avuto feedback così accurati da alcun terapista o counselor occidentale. Ho capito che ciò avveniva perché lui non trasferiva nella situazione alcun bisogno o proiezione dell’ego, quindi era in grado di rispecchiarla molto chiaramente.

Craig Hamilton: Ti sei sottoposta anche a qualche training di tantra avanzato? Non ho ben capito se tu stessa prendevi parte alle pratiche dello yoga tantrico di cui stiamo parlando.

Miranda Shaw: La pratica tantrica è segreta, non puoi parlarne. Non puoi dire: «Ho fatto questo e quello». È assolutamente proibito.

Craig Hamilton: La gente ne parla solo in astratto?

Miranda Shaw: Puoi parlarne con le persone con cui lo fai.

Io parlo in astratto di cose che so essere vere; questo è tutto quello che posso dire. Molto poco di quello che ho scritto viene da una prospettiva puramente teorica. O me ne sono sincerata di persona oppure ne ho parlato con qualcuno che l’aveva sperimentato.

Craig Hamilton: Lama Jorphel ovviamente ti ha insegnato molte cose durante il tempo trascorso con lui. Puoi dirci che cosa è cambiato per te, in seguito?

Miranda Shaw: Sono cambiata profondamente a ogni livello del mio studio e della ricerca; sono mutata persino a livello cellulare. Mi sono completamente trasformata a livello fisico. Le persone che mi conoscevano prima di iniziare la mia ricerca e che poi mi hanno vista verso la fine di quel periodo non mi riconoscevano.

Inoltre, la mia immagine degli uomini è radicalmente cambiata. Ho scoperto che questi ultimi possono essere davvero decenti, signorili e illuminati. Che sono in grado di sostenere profondamente la spiritualità di una donna, e non solo la sua emotività. Ho scoperto un genere di celebrazione maschile della donna che non sapevo esistesse. Infine, ero circondata da immagini di divinità in forme femminili, e vedere il corpo femminile nudo in un ambito religioso (piuttosto che in uno commerciale e secolare come in occidente) è stato profondamente rassicurante per me, come donna. La mia comprensione di ciò che è possibile in una relazione uomo-donna è cambiata, e con essa la comprensione di me come donna. Dentro di me c’era molta della vergogna tipica dell’occidente, non solo quella presente a livello della cultura generale, ma anche forme particolari di vergogna che mi sono state inflitte nel corso della mia vita, e dalle quali infine sono riuscita a guarire.

In realtà, direi che ho incontrato il potere e la sacralità dell’essere femminile, perché l’insegnamento tantrico sostiene che le donne sono pure e sacre nell’essenza del loro essere. Stiamo parlando delle cellule stesse, dell’energia, non semplicemente di qualcosa che puoi raggiungere, ma di un fatto ontologico. Questo muta la direzione del tuo viaggio.

Craig Hamilton: Ci sono stati molti casi di abusi di potere da parte di autorità spirituali negli ultimi venti anni, in particolare molti abusi sessuali a opera di insegnanti buddisti che si spacciavano per praticanti del tantra. Spesso, sembra che la parola “tantra” venga usata per giustificare ciò che di solito non è nulla di più che il raggiungimento di una personale gratificazione sessuale, molte volte a spese del discepolo. Ora si sa che anche il grande Kalu Rimpoche, riverito come uno dei più grandi maestri buddisti dell’era moderna e considerato da molti il Milarepa del ventesimo secolo e un buddha vivente, ha avuto una relazione sessuale segreta con la sua giovane traduttrice occidentale, June Campbell, che afferma, con prove convincenti, di essere stata minacciata affinché mantenesse segreta la relazione.

Miranda Shaw: Non ho dubbi che sia stato così. Lei è stata costretta emotivamente a subire uno sfruttamento sessuale. Sfortunatamente, la parola “tantra” fornisce uno scudo dietro il quale può nascondersi la rapacità sessuale. Ma quando effettivamente indaghi a fondo in tali relazioni sessuali, scopri che la pratica tantrica non era il fine della relazione. Per esempio, nella relazione raccontata da June Campbell non esiste nulla di neanche lontanamente tantrico. Il fine non era la ricerca reciproca dell’illuminazione, ma si trattava di una situazione di puro sfruttamento. Questo non è tantra.

Sono stata avvicinata da persone che mi hanno detto qualcosa come: «Fai sesso con me e diventerai più illuminata!». Questo, di sicuro, non è tantra. Se qualcuno viene avvicinato da un insegnante spirituale e gli viene detto (come fu detto a June Campbell e ad altre persone) che è per il beneficio dell’insegnante, bisogna sapere immediatamente che non siamo di fronte al tantra. Infatti, nel tantra non ti è permesso di utilizzare l’altra persona a nessun livello. Deve essere una cosa completamente volontaria. Nel tantra non è consentita alcuna forma di costrizione. Penso che i seguaci del tantra avessero previsto questo tipo di abusi, perché crearono una regola secondo la quale l’uomo non può chiedere direttamente a una donna di entrare in una relazione tantrica. Egli deve avvicinarsi alla donna e offrirsi in modo sottile, indiretto, attraverso il linguaggio del corpo, usando certi segnali e un particolare linguaggio segreto da loro usato.

In occidente, abbiamo bisogno di questo tipo di chiarezza, perché la vita delle donne, la loro serenità mentale e persino la loro pratica spirituale sono rovinate dalla rapacità comune. Questi non sono altro che abusi in salsa orientale. Spero che opere come la mia, interviste come la tua e questo numero del giornale aiutino a chiarire cosa è il tantra, in modo che la gente non possa più nascondersi dietro questa etichetta.

Craig Hamilton: Esaminando l’argomento nel suo complesso, mi sembra che il fatto che tanti grandi maestri non siano riusciti ad avere un rapporto illuminato con la propria sessualità riveli anche qualcos’altro. Non stiamo parlando solo di ciarlatani. Tutte le persone da me conosciute che hanno incontrato Kalu Rinpoche affermano che egli era un essere umano incredibilmente bello, un esempio raro e autentico di purezza e umanità.

Miranda Shaw: Era una persona incredibile.

Craig Hamilton: Per cui, la mia domanda è: se anche un uomo simile, che aveva raggiunto un tale livello nella pratica, all’interno di una tradizione dove esiste un insegnamento così elaborato sulla sessualità, è incapace di vivere con integrità e decenza il suo impulso sessuale, quanto può essere saggio raccomandare di intraprendere la pratica sessuale come via all’illuminazione?

Miranda Shaw: Questi abusi e aberrazioni alla fine giustificano l’intuizione e l’intento originale del tantra, secondo il quale, se non lavori direttamente con la tua sessualità – se semplicemente la reprimi o cerchi di ignorarla senza averne padronanza – non puoi diventare pienamente illuminato. Non è qualcosa che si risolve da sé o che sparirà praticando una vita di celibato. Ciò che vediamo in atto, anche nel caso di un importante maestro, è questo: se la sessualità viene trascurata e allo stesso tempo si sviluppano aspetti della personalità come la brama di potere e di dominio, le energie sessuali verranno utilizzate dal lato incolto, e magari corrotto, della personalità. Questo è il punto chiave del tantra: illumina la tua sessualità insieme a tutto il resto!

Craig Hamilton: Perché se non lo fai, se non l’affronti, essa rispunterà inevitabilmente da qualche parte?

Miranda Shaw: Sì, affiorerà come parte della dimensione non illuminata della tua personalità, ed emergerà in modo tale da provocare dolore a te stesso e agli altri. Lo scopo della via all’illuminazione è smettere di soffrire e cessare di essere causa di sofferenza per gli altri. Casi come questo dimostrano semplicemente che, per quanto tu possa essere illuminato, devi fare attenzione anche alla tua sessualità.
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Miranda Shaw. Passionate Enlightenment. Princeton University Press.1995. ISBN: 0691010900

Copyright originale “What is Enlightenment” magazine www.wie.org
Traduzione di Nityama Masetti. Revisione di Gagan Daniele Pietrini.
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.

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