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	<title>Commenti a: Il punto di vista degli Abhidharma sulle patologie emozionali e relative cure</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Di: Anna</title>
		<link>http://www.innernet.it/il-punto-di-vista-degli-abhidharma-sulle-patologie-emozionali-e-relative-cure/comment-page-1/#comment-4578</link>
		<dc:creator>Anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 15:08:47 +0000</pubDate>
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		<description>In America, ai candidati alla selezione della giuria di un processo viene chiesto se sono in grado di separare i sentimenti dalle decisioni razionali. Se qualcuno risponde no, viene immediatamente scartato dal gruppo dei potenziali giurati. La nostra cultura, inoltre, considera lo stupro un atto dettato dall&#039;istinto e l&#039;omicidio un crimine passionale. E quando poi importiamo dall&#039;Oriente filosofie che considerano l&#039;istinto e la passione come qualcosa da sradicare e uccidere, perchè la nostra vita spirituale possa fiorire, la confusione è completa.
Non è obbligatorio essere infelici nei nostri poveri corpi, cercando  una via di fuga dal regno fisico sanzionata dallo spirito.
Non è necessario sopprimere gli istinti per dare spazio allo spirito. Si tratta di entrare gradualmente sempre più in sintonia con il corpo (che in ultima analisi è in perfetta sintonia con l&#039;anima) consentendo ai processi mentali abituali di recedere sullo sfondo. Il corpo sa che cosa fare. Se è lasciato alle proprie risorse il corpo è miracolosamente e amorevolmente esatto nel determinare ciò di cui ha bisogno e come ottenerlo.  L&#039;anima, la spiritualità, l&#039;affettività, l&#039;istinto,  sono organici. Per me è semplice: in connessione con la danza cosmica possiamo esserci e non esserci, nell&#039;attimo di un respiro. Mantenendo l&#039;anima serena libera da condizionamenti e manipolazioni,il cognitivo può affrontare ed elaborare il nuovo e lo sconosciuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In America, ai candidati alla selezione della giuria di un processo viene chiesto se sono in grado di separare i sentimenti dalle decisioni razionali. Se qualcuno risponde no, viene immediatamente scartato dal gruppo dei potenziali giurati. La nostra cultura, inoltre, considera lo stupro un atto dettato dall&#8217;istinto e l&#8217;omicidio un crimine passionale. E quando poi importiamo dall&#8217;Oriente filosofie che considerano l&#8217;istinto e la passione come qualcosa da sradicare e uccidere, perchè la nostra vita spirituale possa fiorire, la confusione è completa.<br />
Non è obbligatorio essere infelici nei nostri poveri corpi, cercando  una via di fuga dal regno fisico sanzionata dallo spirito.<br />
Non è necessario sopprimere gli istinti per dare spazio allo spirito. Si tratta di entrare gradualmente sempre più in sintonia con il corpo (che in ultima analisi è in perfetta sintonia con l&#8217;anima) consentendo ai processi mentali abituali di recedere sullo sfondo. Il corpo sa che cosa fare. Se è lasciato alle proprie risorse il corpo è miracolosamente e amorevolmente esatto nel determinare ciò di cui ha bisogno e come ottenerlo.  L&#8217;anima, la spiritualità, l&#8217;affettività, l&#8217;istinto,  sono organici. Per me è semplice: in connessione con la danza cosmica possiamo esserci e non esserci, nell&#8217;attimo di un respiro. Mantenendo l&#8217;anima serena libera da condizionamenti e manipolazioni,il cognitivo può affrontare ed elaborare il nuovo e lo sconosciuto.</p>
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		<title>Di: Watts</title>
		<link>http://www.innernet.it/il-punto-di-vista-degli-abhidharma-sulle-patologie-emozionali-e-relative-cure/comment-page-1/#comment-4577</link>
		<dc:creator>Watts</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 08:00:33 +0000</pubDate>
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		<description>Dunque emozione ed inconscio (inteso come nella tradizione psicanalitica freudiana  - meno in quella junghiana -  e  un po&#039; grossolanamente assimilabile alla coscienza magazzino della tradizione buddista) sono termini comprensibili solo tenendo conto che una premessa fondamentale del linguaggio nel cosi&#039; detto mondo &quot;occidentale&quot; e&#039; quella dell&#039; esistenza di  un se  autonomo , convinzione che gli Abhidharma considerano il fattore afflittivo  principale e che invece  e&#039;  il principio fondante  della nostra cultura ed un  elemento di grave interferenza in ogni approccio che un uomo educato nella tradizione &quot;greco-cristiana&quot; tenti ad una visione del mondo in cui il concetto di io autonomo sia considerato l&#039; errore gnoseologico di fondo.
L&#039; articolo spiega in modo veramente efficace questa differenza fondamentale nelle due visioni del mondo, differenza che si trasferisce di pie&#039; pari  nel linguaggio non consentendo addirittura la nascita di parole che siano omologabili, specie quando si tratta di termini di natura psicologica: la psiche nel mondo occidentale e&#039; riconducibile ad un&#039; entita&#039; di riferimento rappresentata dall&#039; io separato , che nella visione buddista e&#039; considerata invece una sorta di allucinazione.
Meno convincente e piu&#039; convenzionale mi sembra l&#039; articolo quando auspica lo studio dei correlati neurofisiologici  degli stati mentali afflittivi.
Mi sembra il solito motivo ormai  un po&#039; logoro del buddismo americano di ispirazione tibetana (alla Goleman per intenderci) che finisce nello sconfinare in uno scientismo divulgativo un po&#039; sempliciotto, come spesso sono i forzosi  sincretismi di oltre oceano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque emozione ed inconscio (inteso come nella tradizione psicanalitica freudiana  &#8211; meno in quella junghiana &#8211;  e  un po&#8217; grossolanamente assimilabile alla coscienza magazzino della tradizione buddista) sono termini comprensibili solo tenendo conto che una premessa fondamentale del linguaggio nel cosi&#8217; detto mondo &#8220;occidentale&#8221; e&#8217; quella dell&#8217; esistenza di  un se  autonomo , convinzione che gli Abhidharma considerano il fattore afflittivo  principale e che invece  e&#8217;  il principio fondante  della nostra cultura ed un  elemento di grave interferenza in ogni approccio che un uomo educato nella tradizione &#8220;greco-cristiana&#8221; tenti ad una visione del mondo in cui il concetto di io autonomo sia considerato l&#8217; errore gnoseologico di fondo.<br />
L&#8217; articolo spiega in modo veramente efficace questa differenza fondamentale nelle due visioni del mondo, differenza che si trasferisce di pie&#8217; pari  nel linguaggio non consentendo addirittura la nascita di parole che siano omologabili, specie quando si tratta di termini di natura psicologica: la psiche nel mondo occidentale e&#8217; riconducibile ad un&#8217; entita&#8217; di riferimento rappresentata dall&#8217; io separato , che nella visione buddista e&#8217; considerata invece una sorta di allucinazione.<br />
Meno convincente e piu&#8217; convenzionale mi sembra l&#8217; articolo quando auspica lo studio dei correlati neurofisiologici  degli stati mentali afflittivi.<br />
Mi sembra il solito motivo ormai  un po&#8217; logoro del buddismo americano di ispirazione tibetana (alla Goleman per intenderci) che finisce nello sconfinare in uno scientismo divulgativo un po&#8217; sempliciotto, come spesso sono i forzosi  sincretismi di oltre oceano.</p>
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