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	<title>Commenti a: Euforico nichilismo, intervista con Ramesh Balsekar</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Di: doghen</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5276</link>
		<dc:creator>doghen</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 19:54:59 +0000</pubDate>
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		<description>Io sono Dio, dunque è impossibile che qualcuno mi controlli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono Dio, dunque è impossibile che qualcuno mi controlli.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: paritoshluca</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5195</link>
		<dc:creator>paritoshluca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 15:27:40 +0000</pubDate>
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		<description>dice Paolo..
(Tuttavia, a seconda di come definiamo e usiamo le parole, possiamo rendere la comunicazione piuttosto precisa (come nei linguaggi formali della matematica o della logica formale) oppure estremamente ambigua (come nell’uso delle parole che fanno alcuni “malati di mente”, oppure i politici) )

Per tutti gli sforzi che possiamo fare alla fine il significato di una parola dipende dalla comprensione di chi l&#039;ascolta..
Allora la precisione di linguaggio sarà relativa all&#039;omogeneità ..spirituale..?  mentale..?..iniziatica..? culturale..? castale..? tipologica..?
Cioè..la vera comunicazione in realtà metamentali non appartiene al linguaggio..ma all&#039;uso sapiente che se ne fa..
qualità questa più vicina all&#039;arte che alla scienza..all&#039;intuizione che alle regole..
E riguardo al suggerimento di non lasciare in mano ai politici o alla TV la gestione del significato..mi sembra un po&#039; difficile da realizzare..anche perchè non è che abbiamo tutto questo potere..
Un linguaggio rigoroso è sempre un prodotto di scuola come una cultura di scuola è necessario per comprenderlo..e fuori dalla scuola è utile imparare il linguaggio dei &quot;selvaggi&quot;..se non vogliamo finire in pentola..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dice Paolo..<br />
(Tuttavia, a seconda di come definiamo e usiamo le parole, possiamo rendere la comunicazione piuttosto precisa (come nei linguaggi formali della matematica o della logica formale) oppure estremamente ambigua (come nell’uso delle parole che fanno alcuni “malati di mente”, oppure i politici) )</p>
<p>Per tutti gli sforzi che possiamo fare alla fine il significato di una parola dipende dalla comprensione di chi l&#8217;ascolta..<br />
Allora la precisione di linguaggio sarà relativa all&#8217;omogeneità ..spirituale..?  mentale..?..iniziatica..? culturale..? castale..? tipologica..?<br />
Cioè..la vera comunicazione in realtà metamentali non appartiene al linguaggio..ma all&#8217;uso sapiente che se ne fa..<br />
qualità questa più vicina all&#8217;arte che alla scienza..all&#8217;intuizione che alle regole..<br />
E riguardo al suggerimento di non lasciare in mano ai politici o alla TV la gestione del significato..mi sembra un po&#8217; difficile da realizzare..anche perchè non è che abbiamo tutto questo potere..<br />
Un linguaggio rigoroso è sempre un prodotto di scuola come una cultura di scuola è necessario per comprenderlo..e fuori dalla scuola è utile imparare il linguaggio dei &#8220;selvaggi&#8221;..se non vogliamo finire in pentola..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: eckhart</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5194</link>
		<dc:creator>eckhart</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 09:02:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5194</guid>
		<description>Paolo:A me pare che rispondere “Dio” o “il Destino” oppure “il caso”, come fanno i riduzionisti, siano solo diversi modi di eludere la domanda. Infatti queste risposte non fanno altro che appiccicare un’etichetta con un nome scritto sopra a qualcosa che rimane comunque totalmente opaco, indefinito e inspiegato, con o senza etichetta.
Mentre rispondere che siamo “noi” a decidere, non fa che rimandare alla domanda “cosa intendiamo per ‘noi’?”
Tu cosa risponderesti?
°°°

Io direi che vi è il mondo delle necessità ove compare l’ego e il suo agire,e se vediamo solo questo,che come indicato prima  è un’illusoria identificazione, non si può che rispondere /oscillare tra libero arbitrio e Destino. 
Ma se in quel “noi” riusciamo a vedere anche  i fili che sono quell’ego stesso,forse accettiamo quella marionetta senza più esserlo nell&#039; identificarsene ,ma utilizzarla, e veder-Ci in un campo più vasto che potremmo indicare come consapevolezza di sé,o Sé.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo:A me pare che rispondere “Dio” o “il Destino” oppure “il caso”, come fanno i riduzionisti, siano solo diversi modi di eludere la domanda. Infatti queste risposte non fanno altro che appiccicare un’etichetta con un nome scritto sopra a qualcosa che rimane comunque totalmente opaco, indefinito e inspiegato, con o senza etichetta.<br />
Mentre rispondere che siamo “noi” a decidere, non fa che rimandare alla domanda “cosa intendiamo per ‘noi’?”<br />
Tu cosa risponderesti?<br />
°°°</p>
<p>Io direi che vi è il mondo delle necessità ove compare l’ego e il suo agire,e se vediamo solo questo,che come indicato prima  è un’illusoria identificazione, non si può che rispondere /oscillare tra libero arbitrio e Destino.<br />
Ma se in quel “noi” riusciamo a vedere anche  i fili che sono quell’ego stesso,forse accettiamo quella marionetta senza più esserlo nell&#8217; identificarsene ,ma utilizzarla, e veder-Ci in un campo più vasto che potremmo indicare come consapevolezza di sé,o Sé.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: eckhart</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5193</link>
		<dc:creator>eckhart</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 08:25:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5193</guid>
		<description>dice Paolo:quel magma che chiamiamo “personalità” (e che nel mio modo di vedere è qualcosa di diverso dall’”ego”) in un senso o in un altro.
°°°

Forse conviene prima partire da qui..
Qual è la differenza essenziale per te?
Vedo la  personalità  (o forse meglio le personalità) come maschere che assume l’ego nel rappresentarsi.
Non so  per te..
Per il resto ,ovvero per quanto riguarda l’ego,mi piace la sintetica versione che ne da  Almaas in un’intervista proprio pubblicata su questo sito e che fa:
“Ciò che muore è la nostra ignoranza, non un’entità chiamata ego.”
Dunque chi redime,condanna ,giudica,cancella ,uccide l’ego?
Se se ne impone la necessità , può solo fare harakiri mi pare..
è dunque un non problema,del quale ,come aggiungi ce ne serviamo per (soprav)vivere.
Da questa riflessione ,forse adesso un po’ più chiara,nascono e possono comprendersi meglio le altre già date,forse.
Ciao
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dice Paolo:quel magma che chiamiamo “personalità” (e che nel mio modo di vedere è qualcosa di diverso dall’”ego”) in un senso o in un altro.<br />
°°°</p>
<p>Forse conviene prima partire da qui..<br />
Qual è la differenza essenziale per te?<br />
Vedo la  personalità  (o forse meglio le personalità) come maschere che assume l’ego nel rappresentarsi.<br />
Non so  per te..<br />
Per il resto ,ovvero per quanto riguarda l’ego,mi piace la sintetica versione che ne da  Almaas in un’intervista proprio pubblicata su questo sito e che fa:<br />
“Ciò che muore è la nostra ignoranza, non un’entità chiamata ego.”<br />
Dunque chi redime,condanna ,giudica,cancella ,uccide l’ego?<br />
Se se ne impone la necessità , può solo fare harakiri mi pare..<br />
è dunque un non problema,del quale ,come aggiungi ce ne serviamo per (soprav)vivere.<br />
Da questa riflessione ,forse adesso un po’ più chiara,nascono e possono comprendersi meglio le altre già date,forse.<br />
Ciao<br />
:-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5192</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 00:17:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5192</guid>
		<description>Paritoshluca scrive:
&gt; Ma a questo piunto..se evitiamo le connotazioni storiche delle
&gt; parole..perchè non evitare anche le connotazioni personali..?
&gt; Senza connotazioni personali finalmente le parole potrebbero 
&gt; ripulirsi dei significati che gli abbiamo dato e risultare limpide 
&gt; e chiare alla comprensione..che..aimè..è ancora una volta personale..

Mi sembra difficile che si possano eliminare le connotazioni personali dal significato delle parole, e neppure mi sembra auspicabile, dal momento che costituiscono il nostro contributo alla formazione ed evoluzione del significato, che globalmente è il risultato combinato di ogni singolo contributo individuale. Non dimentichiamo che le parole sono simboli, e per quanto li possiamo ripulire, possono esprimere solo aspetti parziali della realtà, per mezzo di una operazione di astrazione.
Tuttavia, a seconda di come definiamo e usiamo le parole, possiamo rendere la comunicazione piuttosto precisa (come nei linguaggi formali della matematica o della logica formale) oppure estremamente ambigua (come nell&#039;uso delle parole che fanno alcuni &quot;malati di mente&quot;, oppure i politici).
Il suggerimento che davo è molto pratico (e qui rispondo anche a Watts): non lasciamo la formazione del senso in mano ai mezzi di comunicazione di massa, ai giornalisti, alla pubblicità, ai politici. Non assumiamo un atteggiamento passivo, ma partecipiamo a questo processo di formazione e trasformazione dei significati usando le parole per come servono a noi, o per come le interpretiamo noi, e non seguendo necessariamente mode o tendenze legate al presente periodo storico. E, aggiungo, prestiamo attenzione alla storia di questi significati, all&#039;etimologia, che a volte ci rivela qualcosa di molto profondo sul modo in cui la coscienza collettiva, sociale, si è formata ed evoluta, e sulle categorie essenziali che formano la trama di questa coscienza collettiva.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paritoshluca scrive:<br />
&gt; Ma a questo piunto..se evitiamo le connotazioni storiche delle<br />
&gt; parole..perchè non evitare anche le connotazioni personali..?<br />
&gt; Senza connotazioni personali finalmente le parole potrebbero<br />
&gt; ripulirsi dei significati che gli abbiamo dato e risultare limpide<br />
&gt; e chiare alla comprensione..che..aimè..è ancora una volta personale..</p>
<p>Mi sembra difficile che si possano eliminare le connotazioni personali dal significato delle parole, e neppure mi sembra auspicabile, dal momento che costituiscono il nostro contributo alla formazione ed evoluzione del significato, che globalmente è il risultato combinato di ogni singolo contributo individuale. Non dimentichiamo che le parole sono simboli, e per quanto li possiamo ripulire, possono esprimere solo aspetti parziali della realtà, per mezzo di una operazione di astrazione.<br />
Tuttavia, a seconda di come definiamo e usiamo le parole, possiamo rendere la comunicazione piuttosto precisa (come nei linguaggi formali della matematica o della logica formale) oppure estremamente ambigua (come nell&#8217;uso delle parole che fanno alcuni &#8220;malati di mente&#8221;, oppure i politici).<br />
Il suggerimento che davo è molto pratico (e qui rispondo anche a Watts): non lasciamo la formazione del senso in mano ai mezzi di comunicazione di massa, ai giornalisti, alla pubblicità, ai politici. Non assumiamo un atteggiamento passivo, ma partecipiamo a questo processo di formazione e trasformazione dei significati usando le parole per come servono a noi, o per come le interpretiamo noi, e non seguendo necessariamente mode o tendenze legate al presente periodo storico. E, aggiungo, prestiamo attenzione alla storia di questi significati, all&#8217;etimologia, che a volte ci rivela qualcosa di molto profondo sul modo in cui la coscienza collettiva, sociale, si è formata ed evoluta, e sulle categorie essenziali che formano la trama di questa coscienza collettiva.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5191</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:46:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5191</guid>
		<description>Eckart scrive:
&gt; Ci sarebbe da chiedersi ,chi è “vede” questo ragionamento 
&gt; e lo fa “filare” (e che sarebbe in altri termini il trascenderlo.)
&gt; E se lo si trascende ci si pone necessariamente oltre la personalità
&gt; che, pur se non scissa e attiva ad un livello più periferico ma
&gt; alquanto “dimagrita”,non è più il centro delle “scelte”,
&gt; che vengono colte e osservate per il limite stesso che rappresentano.
&gt; Ma a chi,a questo punto ci si chiede,se non a quella personalità
&gt; possono servire/interessare i concetti (o la loro effettualità pratica) 
&gt; di determinismo e libero arbitrio?

Appunto, alla personalità, ma la personalità secondo me è importante, come tutte le componenti dell&#039;essere umano. Nulla, secondo me, va rifiutato (anche perché, a mio parere, l&#039;unico mezzo che abbiamo per &quot;eliminare&quot; o &quot;dissolvere&quot; parti del nostro essere, personalità ed ego compresi, è la menzogna); tutto andrebbe curato, nei limiti delle proprie possibilità. Senza personalità non c&#039;è modo di comunicare con gli altri esseri umani, senza ego risulta difficile esprimere la molteplicità delle manifestazioni e localizzazioni della coscienza.
Per me si tratta non di eliminare questo o quello ma di rimettere ordine e di ristabilire i ruoli appropriati, e di non fissarsi su un unico punto di vista ma sviluppare la capacità di vedere tutti gli aspetti di ciò che percepiamo, nella sua semplicità e nella sua complessità.

Ma la domanda che fai:
&quot;chi &#039;vede&#039; questo ragionamento e lo fa &#039;filare&#039;?&quot; 
mi riconduce a una domanda che ponevo in un altro intervento: &quot;chi, o cosa, decide le nostre azioni?&quot;. Questa, secondo me, è la domanda fondamentale, in relazione al nostro argomento.
A me pare che rispondere &quot;Dio&quot; o &quot;il Destino&quot; oppure &quot;il caso&quot;, come fanno i riduzionisti, siano solo diversi modi di eludere la domanda. Infatti queste risposte non fanno altro che appiccicare un&#039;etichetta con un nome scritto sopra a qualcosa che rimane comunque totalmente opaco, indefinito e inspiegato, con o senza etichetta.
Mentre rispondere che siamo &quot;noi&quot; a decidere, non fa che rimandare alla domanda &quot;cosa intendiamo per &#039;noi&#039;?&quot;
Tu cosa risponderesti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eckart scrive:<br />
&gt; Ci sarebbe da chiedersi ,chi è “vede” questo ragionamento<br />
&gt; e lo fa “filare” (e che sarebbe in altri termini il trascenderlo.)<br />
&gt; E se lo si trascende ci si pone necessariamente oltre la personalità<br />
&gt; che, pur se non scissa e attiva ad un livello più periferico ma<br />
&gt; alquanto “dimagrita”,non è più il centro delle “scelte”,<br />
&gt; che vengono colte e osservate per il limite stesso che rappresentano.<br />
&gt; Ma a chi,a questo punto ci si chiede,se non a quella personalità<br />
&gt; possono servire/interessare i concetti (o la loro effettualità pratica)<br />
&gt; di determinismo e libero arbitrio?</p>
<p>Appunto, alla personalità, ma la personalità secondo me è importante, come tutte le componenti dell&#8217;essere umano. Nulla, secondo me, va rifiutato (anche perché, a mio parere, l&#8217;unico mezzo che abbiamo per &#8220;eliminare&#8221; o &#8220;dissolvere&#8221; parti del nostro essere, personalità ed ego compresi, è la menzogna); tutto andrebbe curato, nei limiti delle proprie possibilità. Senza personalità non c&#8217;è modo di comunicare con gli altri esseri umani, senza ego risulta difficile esprimere la molteplicità delle manifestazioni e localizzazioni della coscienza.<br />
Per me si tratta non di eliminare questo o quello ma di rimettere ordine e di ristabilire i ruoli appropriati, e di non fissarsi su un unico punto di vista ma sviluppare la capacità di vedere tutti gli aspetti di ciò che percepiamo, nella sua semplicità e nella sua complessità.</p>
<p>Ma la domanda che fai:<br />
&#8220;chi &#8216;vede&#8217; questo ragionamento e lo fa &#8216;filare&#8217;?&#8221;<br />
mi riconduce a una domanda che ponevo in un altro intervento: &#8220;chi, o cosa, decide le nostre azioni?&#8221;. Questa, secondo me, è la domanda fondamentale, in relazione al nostro argomento.<br />
A me pare che rispondere &#8220;Dio&#8221; o &#8220;il Destino&#8221; oppure &#8220;il caso&#8221;, come fanno i riduzionisti, siano solo diversi modi di eludere la domanda. Infatti queste risposte non fanno altro che appiccicare un&#8217;etichetta con un nome scritto sopra a qualcosa che rimane comunque totalmente opaco, indefinito e inspiegato, con o senza etichetta.<br />
Mentre rispondere che siamo &#8220;noi&#8221; a decidere, non fa che rimandare alla domanda &#8220;cosa intendiamo per &#8216;noi&#8217;?&#8221;<br />
Tu cosa risponderesti?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-2/#comment-5190</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 23:09:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5190</guid>
		<description>Eckart scrive:
&gt; Mah..scusa paolo,ma nel mio primo intervento non ironizzavo per
&gt; niente,e ho commentato solo quella tua frase perché mi 
&gt; pareva,racchiudesse un po’ tutto il succo del tuo argomentare, 
&gt; o meglio,ne era la chiave di volta,chiaramente secondo me.
-------------
Niente di male anche se ci fosse stata ironia. Quello di cui ho sentito la mancanza era ed è, una spiegazione delle motivazioni del tuo commento e di cosa ti risultasse scorretto o fuorviante nel pensiero che ho espresso.
Comunque, mi rallegro di aver frainteso le tue intenzioni, e rinnovo la domanda (riporto integralmente):
-----------------------------------
Eckart:
    Oh beh sì..bei compromessi per compiacere l’ego..
Paolo:
    Non capisco cosa vuoi dire esattamente. Perchè compromessi?
    Compromessi tra chi o cosa? E cosa ti fa pensare che quello che
    suggerisco serva a &quot;compiacere l&#039;ego&quot;?
-------------------------------------
Aggiungo ora:
Cosa significa per te &quot;compiacere l&#039;ego&quot;? Pensi che sia qualcosa da evitare?
Perchè ritieni che la frase che riportavi esprima il succo del mio discorso?

Preciso che secondo me il vero succo del discorso sta nel notare come la visione del &quot;destino&quot; o &quot;volontà di Dio&quot; sia solo una polarità, una estremità di una gamma di interpretazioni che solo nel loro insieme e nella loro contradditorietà (per semplicità possiamo prendere solo gli estremi: volontà di Dio o del destino vs volontà individuale onnipotente) riescono a formare il dito che indica la luna. 
E che spostarsi verso uno o l&#039;altro dei poli possa però avere delle motivazioni pratiche contingenti, per orientare quel magma che chiamiamo &quot;personalità&quot; (e che nel mio modo di vedere è qualcosa di diverso dall&#039;&quot;ego&quot;) in un senso o in un altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eckart scrive:<br />
&gt; Mah..scusa paolo,ma nel mio primo intervento non ironizzavo per<br />
&gt; niente,e ho commentato solo quella tua frase perché mi<br />
&gt; pareva,racchiudesse un po’ tutto il succo del tuo argomentare,<br />
&gt; o meglio,ne era la chiave di volta,chiaramente secondo me.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Niente di male anche se ci fosse stata ironia. Quello di cui ho sentito la mancanza era ed è, una spiegazione delle motivazioni del tuo commento e di cosa ti risultasse scorretto o fuorviante nel pensiero che ho espresso.<br />
Comunque, mi rallegro di aver frainteso le tue intenzioni, e rinnovo la domanda (riporto integralmente):<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Eckart:<br />
    Oh beh sì..bei compromessi per compiacere l’ego..<br />
Paolo:<br />
    Non capisco cosa vuoi dire esattamente. Perchè compromessi?<br />
    Compromessi tra chi o cosa? E cosa ti fa pensare che quello che<br />
    suggerisco serva a &#8220;compiacere l&#8217;ego&#8221;?<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Aggiungo ora:<br />
Cosa significa per te &#8220;compiacere l&#8217;ego&#8221;? Pensi che sia qualcosa da evitare?<br />
Perchè ritieni che la frase che riportavi esprima il succo del mio discorso?</p>
<p>Preciso che secondo me il vero succo del discorso sta nel notare come la visione del &#8220;destino&#8221; o &#8220;volontà di Dio&#8221; sia solo una polarità, una estremità di una gamma di interpretazioni che solo nel loro insieme e nella loro contradditorietà (per semplicità possiamo prendere solo gli estremi: volontà di Dio o del destino vs volontà individuale onnipotente) riescono a formare il dito che indica la luna.<br />
E che spostarsi verso uno o l&#8217;altro dei poli possa però avere delle motivazioni pratiche contingenti, per orientare quel magma che chiamiamo &#8220;personalità&#8221; (e che nel mio modo di vedere è qualcosa di diverso dall&#8217;&#8221;ego&#8221;) in un senso o in un altro.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sak</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5188</link>
		<dc:creator>Sak</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 13:39:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5188</guid>
		<description>Paritosh:

... per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l’attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..

°°°
Anch&#039;io su ciò concordo pienamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paritosh:</p>
<p>&#8230; per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l’attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..</p>
<p>°°°<br />
Anch&#8217;io su ciò concordo pienamente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: eckhart</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5187</link>
		<dc:creator>eckhart</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 12:03:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5187</guid>
		<description>Paritosh:come i Maestri usano artifici linguistici per eccitare o calmare la mente rendendola pronta a sciogliersi da certi nodi..così chiunque usa il linguaggio per veicolare ciò che c&#039;è oltre le parole..e cosa ci sia qualifica il senso del parlare..per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l&#039;attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..
***
Concordo.
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paritosh:come i Maestri usano artifici linguistici per eccitare o calmare la mente rendendola pronta a sciogliersi da certi nodi..così chiunque usa il linguaggio per veicolare ciò che c&#8217;è oltre le parole..e cosa ci sia qualifica il senso del parlare..per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l&#8217;attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..<br />
***<br />
Concordo.<br />
:-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paritoshluca</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5186</link>
		<dc:creator>paritoshluca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:58:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5186</guid>
		<description>Il punto era sul valore simbolico delle parole..non sulla Luna ma sul dito che la indica..
Premesso che non possono esistere due menti uguali come due corpi uguali..e che il pensiero divide mentre la Coscienza unisce perchè appartenente ad una condizione non individuale..ne risulta che il linguaggio..e intendo quello dei Maestri ..è solo un artificio mentale relativo ai tempi ..ai luoghi e alle specificità individuali e culturali per veicolare quel senso metamentale che poi si svela nella meditazione senza oggetto o Coscienza di Sé..identificata con l&#039;Essere e Oltre..
Insomma..la &quot;percezione di esistere&quot; è l&#039;unica cosa condivisibile con chiunque la voglia condividere perchè esattamente uguale in tutti..anche se in diverso grado...quel diverso grado che nelle parole comuni evidenzia il guna di riferimento..
Insomma..come i Maestri usano artifici linguistici per eccitare o calmare la mente rendendola pronta a sciogliersi da certi nodi..così chiunque usa il linguaggio per veicolare ciò che c&#039;è oltre le parole..e cosa ci sia qualifica il senso del parlare..per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l&#039;attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto era sul valore simbolico delle parole..non sulla Luna ma sul dito che la indica..<br />
Premesso che non possono esistere due menti uguali come due corpi uguali..e che il pensiero divide mentre la Coscienza unisce perchè appartenente ad una condizione non individuale..ne risulta che il linguaggio..e intendo quello dei Maestri ..è solo un artificio mentale relativo ai tempi ..ai luoghi e alle specificità individuali e culturali per veicolare quel senso metamentale che poi si svela nella meditazione senza oggetto o Coscienza di Sé..identificata con l&#8217;Essere e Oltre..<br />
Insomma..la &#8220;percezione di esistere&#8221; è l&#8217;unica cosa condivisibile con chiunque la voglia condividere perchè esattamente uguale in tutti..anche se in diverso grado&#8230;quel diverso grado che nelle parole comuni evidenzia il guna di riferimento..<br />
Insomma..come i Maestri usano artifici linguistici per eccitare o calmare la mente rendendola pronta a sciogliersi da certi nodi..così chiunque usa il linguaggio per veicolare ciò che c&#8217;è oltre le parole..e cosa ci sia qualifica il senso del parlare..per cui lo stesso discorso significa cose diverse a seconda di chi lo dice o ascolta facendoci così comprendere dove volgere l&#8217;attenzione se vogliamo stabilire certezze inattaccabili dalle opinioni..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Sak</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5185</link>
		<dc:creator>Sak</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 10:08:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5185</guid>
		<description>Condivido ciò che dice Eckhart con chiarezza e semplicità.
Infatti, la convergenza unitaria, reale, è possibile solo, aldilà del proprio mondo personale.
Nel mondo delle soggettività, s&#039;incontrano quasi solamente interessi e affinità accidentali di ogni genere.
Il riconoscimento d&#039;identità superiore non accade mai nel regno di maya,  per quanta buona volontà i soggetti possano impiegnarsi per averlo.
E&#039; una comprensione che avviene ad un diverso livello di coscienza, 
su un piano impersonale. Su questo piano è inevitabile il riconoscimento d&#039;identità trascendente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido ciò che dice Eckhart con chiarezza e semplicità.<br />
Infatti, la convergenza unitaria, reale, è possibile solo, aldilà del proprio mondo personale.<br />
Nel mondo delle soggettività, s&#8217;incontrano quasi solamente interessi e affinità accidentali di ogni genere.<br />
Il riconoscimento d&#8217;identità superiore non accade mai nel regno di maya,  per quanta buona volontà i soggetti possano impiegnarsi per averlo.<br />
E&#8217; una comprensione che avviene ad un diverso livello di coscienza,<br />
su un piano impersonale. Su questo piano è inevitabile il riconoscimento d&#8217;identità trascendente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: atisha</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5184</link>
		<dc:creator>atisha</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 10:03:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5184</guid>
		<description>eckhart: Al di là di “questo mondo” non ci si illude di condividere più nulla,ma sì è comunque la stessa “cosa”:


..quanti sono realmente al di là di &quot;questo mondo&quot;?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>eckhart: Al di là di “questo mondo” non ci si illude di condividere più nulla,ma sì è comunque la stessa “cosa”:</p>
<p>..quanti sono realmente al di là di &#8220;questo mondo&#8221;?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: atisha</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5183</link>
		<dc:creator>atisha</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 10:01:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5183</guid>
		<description>giusy: ciascuno vede la sua idea della mela, percepisce il suo senso del colore e del sapore… 

Ogni uomo si trova ad un differente stadio evolutivo, ovvero si trova ad una determinata distanza dall&#039;Uno.. 
per cui ognuno di noi si sta comportando e sta vedendo in modo perfetto relativamente al suo stato di coscienza..

ciao :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>giusy: ciascuno vede la sua idea della mela, percepisce il suo senso del colore e del sapore… </p>
<p>Ogni uomo si trova ad un differente stadio evolutivo, ovvero si trova ad una determinata distanza dall&#8217;Uno..<br />
per cui ognuno di noi si sta comportando e sta vedendo in modo perfetto relativamente al suo stato di coscienza..</p>
<p>ciao :)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: eckhart</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5182</link>
		<dc:creator>eckhart</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 07:53:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5182</guid>
		<description>Il mondo condivisibile (almeno nelle intenzioni) è quello percettivo inteso come “senso comune”;
ma nella soggettività si sa.. ad ognuno il &quot;suo mondo”..
Al di là di “questo mondo” non ci si illude di condividere  più nulla,ma sì è comunque la stessa “cosa”:
quindi vi potrà essere soltanto un  riconoscimento di “identità”, che si voglia condividere o meno.
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo condivisibile (almeno nelle intenzioni) è quello percettivo inteso come “senso comune”;<br />
ma nella soggettività si sa.. ad ognuno il &#8220;suo mondo”..<br />
Al di là di “questo mondo” non ci si illude di condividere  più nulla,ma sì è comunque la stessa “cosa”:<br />
quindi vi potrà essere soltanto un  riconoscimento di “identità”, che si voglia condividere o meno.<br />
:-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giusy Figliolini</title>
		<link>http://www.innernet.it/euforico-nichilismo-intervista-con-ramesh-balsekar/comment-page-1/#comment-5181</link>
		<dc:creator>Giusy Figliolini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 07:12:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.innernet.it/?p=538#comment-5181</guid>
		<description>dice Paritosh:
&quot;Credo che alla fine si arrivi alla saggia comprensione che le parole ..quando non identifichino oggetti materiali ben visibili..siano scatole etichettate all’esterno e misteriose all’interno..e solo per gioco facciamo finta che le due cose corrispondano..mentre invece sono ben lontane ..&quot;

L&#039;ovvio è difficile da osservare proprio perchè sotto i nostri occhi da sempre: personalmente solo da poco sto finalmente comprendendo che ciascuno vede ciò che può/sà vedere, e non solo nel mondo della spiritualità (esiste poi una distinzione, un mondo a parte per la spiritualità mi domando?) ma anche in quello che comunemente definiamo materiale... comincio a constatare sempre più chiaramente che anche &quot;una mela&quot; sia vissuta come qualcosa di molto soggettivo in termini di osservazione: ciascuno vede la sua idea della mela, percepisce il suo senso del colore e del sapore... dispersivo pensare di condividere l&#039;esperienza... in ogni campo... ciascuno, come nella torre di Babele, parla e comprende una sua lingua apparentemente simile a quella dell&#039;altro ma con sostanziali differenze non osservabili proprio perchè ciascuno parte dalla propria oggettiva pensando che sia uguale all&#039;altro, salvo poi entrare in distonia discorsiva quando le due osservazioni non compaciano come credeva.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dice Paritosh:<br />
&#8220;Credo che alla fine si arrivi alla saggia comprensione che le parole ..quando non identifichino oggetti materiali ben visibili..siano scatole etichettate all’esterno e misteriose all’interno..e solo per gioco facciamo finta che le due cose corrispondano..mentre invece sono ben lontane ..&#8221;</p>
<p>L&#8217;ovvio è difficile da osservare proprio perchè sotto i nostri occhi da sempre: personalmente solo da poco sto finalmente comprendendo che ciascuno vede ciò che può/sà vedere, e non solo nel mondo della spiritualità (esiste poi una distinzione, un mondo a parte per la spiritualità mi domando?) ma anche in quello che comunemente definiamo materiale&#8230; comincio a constatare sempre più chiaramente che anche &#8220;una mela&#8221; sia vissuta come qualcosa di molto soggettivo in termini di osservazione: ciascuno vede la sua idea della mela, percepisce il suo senso del colore e del sapore&#8230; dispersivo pensare di condividere l&#8217;esperienza&#8230; in ogni campo&#8230; ciascuno, come nella torre di Babele, parla e comprende una sua lingua apparentemente simile a quella dell&#8217;altro ma con sostanziali differenze non osservabili proprio perchè ciascuno parte dalla propria oggettiva pensando che sia uguale all&#8217;altro, salvo poi entrare in distonia discorsiva quando le due osservazioni non compaciano come credeva.</p>
]]></content:encoded>
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