Wired ha pubblicato un articolo che illustra il progetto di alcuni personaggi della Silicon Valley. L’idea è di creare delle isole artificiali in mezzo al mare, sul modello delle piattaforme petrolifere, dove alcune migliaia di persone possano vivere in una forma sociale, politica e legale differente.
A prima vista sembra la solita “americanata” di qualche miliardario. Ma c’è un senso in questo. In una società che ha fatto della personalizzazione estrema il suo cavallo di battaglia, l’unico settore che non possiamo cambiare facilmente è la nostra cittadinanza e la scelta del tipo di socialità e sistema politico/legale.
Patri Friedman (nipote dell’economista premio Nobel Milton Friedman) di Google vede un futuro di costellazioni di città che potranno offrire diverse scelte governative. Egli afferma: “Il governo è un’industria con un’altissima barriera di ingresso. Per provare un governo diverso è necessario vincere le elezioni o fare una rivoluzione.” Essendo entrambe le soluzioni poco realistiche, opta per la costruzione di uno stato da zero.
Ciò che non mi convince è il parallelo tra stato e azienda, né in mezzo al mare né sulla terraferma, ma in questo progetto sento anche la visione libertaria e sperimentale che fa parte della tradizione nordamericana di frontiera. E questo aspetto del progetto lo trovo affascinante.
In un mondo dove le risorse energetiche stanno andando in crisi e dove la diffusione delle tecnologie dal basso sta ridistribuendo la produzione e la distribuzione delle conoscenze, sarà sempre più difficile la sopravvivenza delle strutture di grandi dimensioni e con una organizzazione gerarchica.
La mia azzardata previsione è che si incrineranno le strutture con un livello di organizzazione troppo complesso e gerarchico, in campo politico, sociale ed economico. La produzione locale di energia (soprattutto le energie rinnovabili quali il solare e l’eolico) e di cibo saranno una necessità del prossimo futuro. Banalmente, il trasporto di energia e cibo diverranno troppo costosi in una situazione di scarsità petrolifera. Insieme alle economie locali vedremo un rifiorire di esperimenti sociali diversi e in questo senso i movimenti politici autonomisti sono solo l’inizio di questa tendenza.
Ma poi si pone il problema della responsabilità globale di ogni situazione locale. Poiché la terra è una sola, per quanto si possano creare regole autonome all’interno della propria giurisdizione, diverse scelte, quali le emissioni inquinanti e il controllo delle risorse globali, saranno sempre soggette a regole condivise globalmente. Diversamente dal medioevo, ora ogni azione e scelta hanno una ripercussione globale, e ne abbiamo anche immediata coscienza.
Quanto l’essere umano potrà essere responsabile sia nel locale che nel globale è la grande sfida del futuro.

Se la gente fosse educata all’uso di internet come strumento democratico, allora si potrebbe di nuovo pensare ad un modello politico come quello greco classico con città stato. Non so bene come funzioni in Svizzera la partecipazione diretta, ma anche quello mi sembra possibile. Proprio sfruttando internet si può sviluppare quel senso civico globale che coordina un gran numero di stati indipendenti, come già sta succendendo. Questi si uniranno o nasceranno all’interno di grandi federazioni come l’UE o gli USA.
In un’organizzazione “feudo-globalizzata” come quella descritta è anche prevedibile un maggiore risparmio di risorse perché la localizzazione permetterebbe provvedimenti molto più concreti e mirati alla realizzazione immediata in piccoli contesti. Mezzi locali e obiettivi globali. Penso che sia l’unica soluzione per il futuro economico, sociale, politico e ambientale del pianeta.
Serge Latouche, economista no-global, prospetta come modelli di economia sana proprio piccoli “villaggi” (lui pensa agli ancora esistenti piccoli villaggi rurali africani, vedi il suo ” l’altra africa”) in cui viene ripristinata l’equazione Aristotelica MDM (merce-denaro-merce) indicatrice di una economia sana..a discapito della maledizione di Aristotele, l’equazione DMD (denaro-merce-denaro) indicatrice di una economia malata.
Nel piccolo villaggio c’e’ solidarieta’ tra gli esseri umani perche’ l’uno dipende dall’altro. Ogni professione ha bisogno dell’altra professione in un contesto di economia locale.
Nelle moderne metropoli e con questo attuale sistema economico e sociale…si rischia di rimanere soli, tagliati fuori, dimenticati, malati, squattrinati….e di fare la guerra tra poveri….che tristezza.
Mi ha molto colpito in “India Segreta” di Paul Brunton (il libro che, negli anni 30, fece conoscere Ramana Maharshi non solo al mondo, ma anche nella stessa India) un esperimento di piccola Citta Stato nell’India degli anni 20-30, assolutamente all’avanguardia per i tempi. L’esperimento fu condotto da una specie di “Comunita’ Spirituale” di origine Sickh ( http://www.cesnur.org/religioni_italia/r/radhasoami_01.htm ) con l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia per l’epoca, importate dall’occidente. Il villaggio aveva industrie, una banca, scuole, ospedali, e rispettava l’ambiente pensando anche all’uso di energie rinnovabili.
Purtroppo gli esseri umani sono come sono e anche in situazioni idilliache si stancano della felicita’…..come canta Battiato:
Atlantide
E gli dei tirarono a sorte.
Si divisero il mondo:
Zeus la Terra,
Ade gli Inferi,
Poseidon il continente sommerso.
Apparve Atlantide.
Immenso, isole e montagne,
canali simili ad orbite celesti.
Il suo re Atlante
conosceva la dottrina della sfera
gli astri la geometria,
la cabala e l’alchimia.
In alto il tempio.
Sei cavalli alati,
le statue d’oro, d’avorio e oricalco.
Per generazioni la legge dimorò
nei principi divini,
i re mai ebbri delle immense ricchezze
e il carattere umano s’insinuò
e non sopportarono la felicità,
neppure le felicità,
neppure la felicità.
In un giorno e una notte
la distruzione avvenne.
Tornò nell’acqua.
Sparì Atlantide.
Namaste’