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	<title>Commenti a: Cerca la verità, dovunque essa ti conduca</title>
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		<title>Di: watts</title>
		<link>http://www.innernet.it/cerca-la-verita-dovunque-essa-ti-conduca/comment-page-1/#comment-5199</link>
		<dc:creator>watts</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 12:27:13 +0000</pubDate>
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		<description>Krishnamurti sostiene che ognuna delle nostre coscienze individuali è una manifestazione dell&#039;intera coscienza umana, con tutta la sua storia, le sue percezioni e interazioni con la natura. Quindi l&#039;osservatore è la cosa osservata. 
A metà degli anni &#039;60, in parte  proprio come conseguenza della sua associazione con Krishnamurti, Bohm ha cominciato a sviluppare la sua teoria dell&#039;ordine implicato della totalità.
Bohm qualche volta, per spiegare questa teoria,  usa la metafora dell&#039;ologramma 
Un ologramma è un&#039;immagine fotografica prodotta da una luce laser. L&#039;immagine viene immagazzinata su una lastra fotografica e poi ricreata illuminando con un laser la lastra per creare un&#039;immagine tridimensionale. Curiosamente, se illuminiamo col laser una piccola parte tagliata via dalla lastra fotografica originaria, l&#039;immagine che compare è ancora l&#039;intera immagine anche se con qualche dettaglio in meno. In altre parole, ogni parte ha implicitamente trattenuto l&#039;informazione del tutto. Gli ologrammi, tuttavia, sono delle immagini statiche e non catturano quel movimento dinamico che Bohm vede come basilare per l&#039;ordine implicato complessivo dell&#039;universo, dove ogni &#039;parte&#039; del flusso porta con sé un&#039;immagine implicita del tutto che è in continuo dispiegamento

Impossibile non notare la evidente analogia di questa “teoria” con i presupposti della dottrina dell’Avataṃsaka Sutra ( il Sutra della Ghirlanda Fiorita) simboleggiata dall’immagine della rete di gioielli appesa nel palazzo di Indra: ciascun gioiello alle intersezioni dei fili della rete riflette gli altri gioielli ed è a sua volta riflesso in tutti gli altri. Allo stesso modo il Fenomenico ed il Reale si riflettono e si compenetrano reciprocamente: l’universo in ogni cosa.

Nell’ ambito della fisica quantistica  il concetto e’ assimilabile a quello  della “filosofia della rete” relativa alla fisica delle particelle, dove “a livello atomico, gli oggetti materiali solidi della fisica classica si dissolvono in distribuzioni di probabilità che non rappresentano probabilità di cose, ma piuttosto probabilità di interconnessioni” e dove“la meccanica quantistica ci costringe a vedere l’universo non come una collezione di oggetti fisici separati, bensì come una complicata rete di relazioni tra le varie parti di un tutto unificato.

Dato questo come premessa e’ possibile ipotizzare un’ ulteriore chiave di lettura (oltre a quelle di ordine psicologico) dell’ incomprensione reciproca che caratterizzo’ gli utimi anni del rapporto fra Krishnamurti e Bohm.
Il primo aveva un approccio diretto, di tipo mistico, con questa “visione” della realta’ fenomenica, il secondo era giunto alle stesse conclusioni per via razionale/matematica e cio’ forse non gli consentiva l’ ultimo balzo quello della comprensione diretta,  “intuitiva”.
Krishnamurti probabilmente rimproverava a Bohm di non essere in grado di compiere quest’ ultimo cruciale passo. E Bohm forse non capiva (“realmente”) come fosse possibile , per Krishnamurti, giungere alle sue stesse conclusioni  saltando di pie’ pari  tutti i passaggi intermedi di ordine logico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Krishnamurti sostiene che ognuna delle nostre coscienze individuali è una manifestazione dell&#8217;intera coscienza umana, con tutta la sua storia, le sue percezioni e interazioni con la natura. Quindi l&#8217;osservatore è la cosa osservata.<br />
A metà degli anni &#8216;60, in parte  proprio come conseguenza della sua associazione con Krishnamurti, Bohm ha cominciato a sviluppare la sua teoria dell&#8217;ordine implicato della totalità.<br />
Bohm qualche volta, per spiegare questa teoria,  usa la metafora dell&#8217;ologramma<br />
Un ologramma è un&#8217;immagine fotografica prodotta da una luce laser. L&#8217;immagine viene immagazzinata su una lastra fotografica e poi ricreata illuminando con un laser la lastra per creare un&#8217;immagine tridimensionale. Curiosamente, se illuminiamo col laser una piccola parte tagliata via dalla lastra fotografica originaria, l&#8217;immagine che compare è ancora l&#8217;intera immagine anche se con qualche dettaglio in meno. In altre parole, ogni parte ha implicitamente trattenuto l&#8217;informazione del tutto. Gli ologrammi, tuttavia, sono delle immagini statiche e non catturano quel movimento dinamico che Bohm vede come basilare per l&#8217;ordine implicato complessivo dell&#8217;universo, dove ogni &#8216;parte&#8217; del flusso porta con sé un&#8217;immagine implicita del tutto che è in continuo dispiegamento</p>
<p>Impossibile non notare la evidente analogia di questa “teoria” con i presupposti della dottrina dell’Avataṃsaka Sutra ( il Sutra della Ghirlanda Fiorita) simboleggiata dall’immagine della rete di gioielli appesa nel palazzo di Indra: ciascun gioiello alle intersezioni dei fili della rete riflette gli altri gioielli ed è a sua volta riflesso in tutti gli altri. Allo stesso modo il Fenomenico ed il Reale si riflettono e si compenetrano reciprocamente: l’universo in ogni cosa.</p>
<p>Nell’ ambito della fisica quantistica  il concetto e’ assimilabile a quello  della “filosofia della rete” relativa alla fisica delle particelle, dove “a livello atomico, gli oggetti materiali solidi della fisica classica si dissolvono in distribuzioni di probabilità che non rappresentano probabilità di cose, ma piuttosto probabilità di interconnessioni” e dove“la meccanica quantistica ci costringe a vedere l’universo non come una collezione di oggetti fisici separati, bensì come una complicata rete di relazioni tra le varie parti di un tutto unificato.</p>
<p>Dato questo come premessa e’ possibile ipotizzare un’ ulteriore chiave di lettura (oltre a quelle di ordine psicologico) dell’ incomprensione reciproca che caratterizzo’ gli utimi anni del rapporto fra Krishnamurti e Bohm.<br />
Il primo aveva un approccio diretto, di tipo mistico, con questa “visione” della realta’ fenomenica, il secondo era giunto alle stesse conclusioni per via razionale/matematica e cio’ forse non gli consentiva l’ ultimo balzo quello della comprensione diretta,  “intuitiva”.<br />
Krishnamurti probabilmente rimproverava a Bohm di non essere in grado di compiere quest’ ultimo cruciale passo. E Bohm forse non capiva (“realmente”) come fosse possibile , per Krishnamurti, giungere alle sue stesse conclusioni  saltando di pie’ pari  tutti i passaggi intermedi di ordine logico.</p>
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