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	<title>Innernet &#187; Tecno-consapevole</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>L’insegnamento perduto del Meccano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 19:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Del Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente stiamo attraversando un periodo di transizione. Il mondo è saturo di tutto, nessuno sta aspettando più niente di nuovo, non c’è più niente da scoprire, soprattutto sul fronte artistico. Questo tempo, come il Meccano, ha esaurito tutte le sue possibilità. Il ‘Meccano’ era forse l’unico gioco che si poteva acquistare in ferramenta, dato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente stiamo attraversando un periodo di transizione. Il mondo è saturo di tutto, nessuno sta aspettando più niente di nuovo, non c’è più niente da scoprire, soprattutto sul fronte artistico. Questo tempo, come il Meccano, ha esaurito tutte le sue possibilità.</p>
<p>Il ‘Meccano’ era forse l’unico gioco che si poteva acquistare in ferramenta, dato che era fatto soltanto di barrette di metallo forate, viti, dadi, pulegge e piccoli arnesi. Fu inventato da un inglese alla fine dell’800, ed era talmente originale che, oltre che in Europa, si diffuse anche in America. Di solito aveva un libretto di istruzioni che suggeriva alcuni modelli che si potevano costruire con i pezzi contenuti nella scatola: una locomotiva, una scavatrice, una bilancia, un’elica a manovella… cose così.</p>
<p>Il meccano era una gioia per gli occhi e una festa per le mani. Ogni bullone stretto equivaleva a mille neuroni attivi in più. A seconda del numero dei pezzi contenuti, le scatole erano numerate da 1 a 10. La scatola numero 10 era un sogno irraggiungibile, accessibile solo ai figli dei ricchi: conteneva tutti i pezzi per costruire una gru a motore alta due metri. Comunque, ogni scatola, anche la numero 1, permetteva di costruire moltissime cose, tutte davvero funzionanti.</p>
<p>Si partiva dalle strutture più intriganti (il mulino a vento! Il martello battipalo! Un camion col rimorchio!), poi si provava a costruire anche le altre, e poi si inventava.Ma inesorabilmente si arrivava, prima o poi, al punto di arresto, che era quando si esaurivano tutte le idee possibili con il numero di pezzi limitato contenuti nella scatola, allora si cominciava a improvvisare costruendo oggetti casuali, senza senso, ma era un sentiero che non andava mai molto lontano. E così, stanchi delle solite forme e poco gratificati da quelle senza senso, arrivava il giorno in cui la scatola del meccano rimaneva a prender polvere sopra qualche mobile.</p>
<p>Era un bel gioco e infastidiva il pensiero di non saperlo sfruttare meglio, di più, perché aveva potenzialità enormi, ma davvero non si riusciva ad andare oltre. Anche in seguito, quando ai pezzi meramente meccanici cominciarono ad aggiungersi parti elettriche, magnetiche e di plastica colorata, moltiplicando dunque le possibilità inventive, si arrivava comunque al punto di arresto.<span id="more-1242"></span></p>
<p>Quello che non sapevamo è che invece “oltre” ci andavamo eccome: ci andavamo quando c’era da riparare la foratura della bicicletta, quando c’era da costruire il primo amplificatore per la chitarra elettrica comprando i pezzi sfusi, quando c’era da montare la scaffalatura in cantina per la raccolta di Topolino, Tex e Alan Ford… il Meccano non era stato affatto inutile, e anche se apparentemente non ci pensavamo più e continuava a prender polvere sul mobile, il suo insegnamento si rivelava in quelle circostanze della vita in cui mani e cervello, appunto, dovevano coordinarsi per la risoluzione di piccoli (ma anche grandi) intoppi.</p>
<p>Il pc ha preso il posto del meccano nella vita dei ragazzi di oggi. Il pc è un meccano hi-tech e tutti sappiamo quello che si può fare con un computer, oggi. Tutto ciò che a un ragazzo interessa: musica, film, immagini, notizie, idee… è immediatamente accessibile grazie a un pc collegato in rete, e non col contagocce, ma a cascata. Cascate e cascate di ogni ben di dio: discografie complete (inclusi i bootleg mai pubblicati) di qualunque artista esistente; centinaia di film, telefilm, cartoni animati da quelli usciti la settimana scorsa a quelli di sessant’anni fa; informazioni dettagliatissime su qualunque argomento esistente…</p>
<p>Eppure il punto di arresto è sempre dietro l’angolo. E, oltre a questo, oggi si è aggiunto un problema ulteriore, ben più grave del punto di arresto: l’ipereccedenza. L’iperceddenza di stimoli.</p>
<p>Per esempio, avere diecimila files mp3 è come non averne nessuno, perché semplicemente sono troppi e impediscono di sviluppare un gusto evoluto, una propria identità musicale. Ci vuole tempo e molti ascolti accurati per capire perché quel tipo di musica ci piace più di quell’altra, ci vuole tempo per capire perché Keith Emerson era meglio di Rick Wakemann (chi ha la mia età capisce cosa voglio dire); e un disco lo si assaporava sin dalla copertina, spesso capolavori di grafica, vista in negozio (che stupore quando apparve la mucca di Atom Heart &amp; Mother! E il tabloid finto incluso in Thick as a brick? E la copertina a strati di Brain Salad Surgery?…), poi lo si portava a casa (ma non subito, prima bisognava mettere insieme i soldi) come una reliquia, e lo si ascoltava attenti e concentrati… i dischi venivano acquistato accordandosi con gli amici: se tu prendi Per un amico io prendo Storia di un minuto, così poi ce li scambiamo.</p>
<p>Era un’esperienza artistica e di vita a tutto tondo e, soprattutto, erano altri centomila neuroni attivi in più a settimana. E questo valeva anche per le altre cose: i libri, il teatro, i viaggi, il cinema… È la perdita di questa rete fatta di dettagli, sensazioni, desideri a lungo inseguiti prima di essere esauditi, che rende sterili. Penso che se mi avessero regalato un meccano gigante con un miliardo di pezzi, forse mi sarei perduto nella sua vastità. L’idea di poter fare tutto non mi avrebbe fatto fare niente, e la conseguenza sarebbe stata l’anedonia, l’assenza di creatività.</p>
<p>Paradossalmente essere troppo ricchi fuori porta dritto alla miseria dentro. Mi chiedo se questo succederebbe anche con gli ideali alti come la bellezza e la verità… troppa bellezza spingerebbe alla noia e a trovare più interessanti i difetti? Troppa verità farebbe apparire più intrigante la menzogna? Bisognerebbe provare per saperlo; di certo comunque non è questo il mondo in cui potremo fare la prova dato che almeno sino ad oggi bruttezza e menzogna trionfano ancora in tale abbondanza da rendere inappagata la nostra sete di verità e bellezza…</p>
<p>A parte ciò è comunque vero che oggi fare una rivoluzione culturale è decisamente più difficile rispetto anche solo a qualche decennio fa. Non mi supisce il fatto che due giochi come il Meccano e il Monopoli siano nati più o meno nello stesso periodo, ma il Meccano sia ormai fuori produzione, mentre il Monopoli si è espanso anche in Oriente. Sono due giochi che rappresentano due paradigmi sociali possibili: l’uno basato sull’ingegno, l’altro sulla rincorsa al profitto. Tutti sappiamo bene dei due quale ha trionfato nel mondo e quale ceduto il passo.</p>
<p>Nel codice genetico mutante di questo tempo assordante e bulimico l’ingegno ha assunti caratteri aberranti, che poco o nulla hanno ancora a che fare con l’arte e la creatività e sono lontani anni luce dal tipo di ingegno alimentato dal Meccano. È difficile oggi immaginare un libro che abbia realmente la forza di scuotere le coscienze; una musica che susciti stupore e meraviglia per la sua novità; un’artista che trovi un linguaggio talmente originale da aprire un nuovo orizzonte… Difficile non tanto per la mancanza di idee rivoluzionarie nel mondo, ma per l’indifferenza con la quale le persone ci passano sopra.</p>
<p>Se dentro alla mia scatola gigante di Meccano, quella ipotetica con un miliardo di pezzi, ci fosse stato un pezzo specialissimo, che so, una “puleggia anti-gravità” o un “cristallo smaterializzante”, forse non me ne sarei nemmeno accorto. Forse lo avrei preso in mano, dopo aver rovistato fra centinaia di migliaia di altri pezzi ordinari e, annoiato, lo avrei rimesso nella scatola. Uno dei peggiori effetti collaterali dell’avere troppe opzioni è la perdita della capacità di discernimento: tutto è uguale a tutto. Il troppo genera accidia, inedia: quando sono troppi, i pezzi sono tutti uguali. E quando trionfa la noia anche l’incontro con il genio lascia indifferenti.</p>
<p>Se nascesse oggi Leonardo sarebbe costretto a lavorare nell’industria della telefonia; Mozart andrebbe a Sanremo; Dante scriverebbe sceneggiature per le fiction Tv e Omero sarebbe un giornalista. E sarebbero, probabilmente, talmente frustrati e privi di entusiasmo che userebbero soltanto il 2% del loro genio, lasciando nel mondo platonico delle idee il loro straordinario contributo all’evoluzione umana.</p>
<p>Questi sono tempi incredibilmente scoraggianti per gli artisti e i geni. Tutto viene appiattito e questo crea le condizioni più favorevoli per una trionfale instaturazione della mediocrità in ogni ambito della società. Quest’epoca verrà ricordata per i campioni di mediocrità che presero il potere nel mondo, nei parlamenti, nelle accademie, nei templi&#8230; (vien quasi voglia di sospettare che abbiano ragione coloro che credono vi sia in corso una invasione extraterrestre occulta che agisce mediante un’escaltion di alieni nei posti chiavi del potere, i quali mandano poi avanti degli umani-fantoccio per non farsi scoprire&#8230;)</p>
<p>Non sapremo mai quanti grandi artisti sono oggi in circolazione – e ce ne sono certamente –, perché sono inattivi, costretti a usare soltanto il 2% del loro talento in quanto vivono in un mondo talmente addormentato da non essere più in grado di riconoscere il talento, quando lo incontra&#8230; artisti di talento sconosciuti forse a cominciare da sé stessi. E mi chiedo anche: non sarà che questo ottundimento sociale diffuso non è un caso, ma fa parte di un piano strategico a lungo termine che punta a saturare con il nulla l’inconscio collettivo?</p>
<p>Non è un cervello vuoto, ma un cervello stracolmo di cazzate che mi fa davvero paura. Perché in un cervello siffatto non c’è alcuna speranza di far entrare più nulla di buono. E, diciamolo onestamente, siamo sommersi di cazzate. Pensateci un attimo e guardatevi intorno. È dagli anni ’80 che ci sommergono di cazzate. La nostra vita è farcita di cazzate al cubo, idee vuote e sterili, nulla a go-go tutto intorno a noi: nella politica, nella cultura, nell’arte, nella società, nella letteratura, nella musica, nel giornalismo&#8230;</p>
<p>Noi che siamo nati prima di quegli anni almeno abbiamo fatto in tempo a vedere e sentire la differenza ma, mi chiedo, quando al mondo ci saranno solo quelli che sono nati dopo, che razza di mondo sarà? Nick Mason, il batterista dei Pink Floyd, nel suo libro autobiografico (“Inside Out”, Rizzoli) ha scritto: «Quelli che avevano fatto tappezzeria ed erano stati tagliati fuori dal divertimento degli anni Sessanta, fecero ritorno negli anni Ottanta, ottenendo il controllo del paese e distruggendo il servizio sanitario, l’istruzione, le biblioteche e qualsiasi istituzione culturale su cui riuscirono a mettere le mani».</p>
<p>Un giorno, sicuramente dopo il 2012, un archeologo, sotto un cumulo di macerie tecnologiche e lamiere d’automobili  scoprirà una copia del Piccolo Principe, una di Ommadawn e una scatola del Meccano e allora penserà: “Capperi! quindi non sono sempre stati degli zombie i nostri progenitori, è esistita davvero un’epoca pre-rincoglionimento di massa…”</p>
<p>Pubblicato su<a href="http://www.ellinselae.org" target="_blank"> Ellin Selae</a> n. 89</p>
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		<title>Contro il tecnostress</title>
		<link>http://www.innernet.it/contro-il-tecnostress/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 05:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
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		<description><![CDATA[Enzo di Frenna ha presentato un video e un gruppo, Runfortecnostress Network per invitarci e non farci prendere dal tecnostress. Fermarsi e meditare è una pratica seguita da molti lettori di Innernet. Ma a volte tutti ci facciamo  prendere dalle parole, dalle immagini, dai video, dalle numerose possibilità di comunicazione delle rete e ci dimentichiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2009/03/tecnostress.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1138" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="tecnostress" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2009/03/tecnostress.jpg" alt="" width="180" height="219" /></a><a href="http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=338" target="_blank">Enzo di Frenna</a> ha presentato un video e un gruppo, <a href="http://runfortecnostress.ning.com/ " target="_blank">Runfortecnostress Network</a> per invitarci e non farci prendere dal tecnostress. Fermarsi e meditare è una pratica seguita da molti lettori di Innernet. Ma a volte tutti ci facciamo  prendere dalle parole, dalle immagini, dai video, dalle numerose possibilità di comunicazione delle rete e ci dimentichiamo del silenzio mentale e del vuoto che sono all&#8217;origine di ogni creatività e autentica comunicazione.</p>
<p>Per quanto le parole e le immagini possano essere interessanti ed evolute, se ci identifichiamo con esse la nostra mente sarà comunque condizionata e ristretta, senza poter godere della libertà che arriva da una mente libera. A volte è utile ricordarci che tutto ciò che passa per la rete può essere osservato come si osservano i pensieri in meditazione: senza attaccarsi ad essi e ritornando ad un luogo che ci connette ad un centro interiore.</p>
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		<title>Consapevolezza delle emozioni e dipendenza da Internet</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 12:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[alexithymia]]></category>
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		<description><![CDATA[CyberPsychology &#38; Behavior ha presentato uno studio dal titolo (tradotto) &#8220;Alexitimia e la sua relazione con le esperienze dissociative e la dipendenza da Internet in un campione non clinico&#8221; L&#8217;alexitimia è la difficoltà a comprendere, a differenziare e comunicare gli stati emozionali. Non è considerata una condizione clinica, ma un tratto della personalità, condiviso da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/dali-composition-two-harlequins.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-225" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="dali-composition-two-harlequins" src="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/dali-composition-two-harlequins.jpg" alt="" width="190" height="151" /></a>CyberPsychology &amp; Behavior ha presentato uno studio dal titolo (tradotto) &#8220;<a href="http://www.liebertonline.com/doi/abs/10.1089/cpb.2008.0108" target="_blank">Alexitimia e la sua relazione con le esperienze dissociative e la dipendenza da Internet in un campione non clinico</a>&#8221;</p>
<p>L&#8217;alexitimia è la difficoltà a comprendere, a differenziare e comunicare gli stati emozionali. Non è considerata una condizione clinica, ma un tratto della personalità, condiviso da circa il 7% della popolazione, con una leggera prevalenza di soggetti maschili. Il termine è relativamente recente, essendo stato coniato da Peter Sifneos nel 1973. Questi soggetti di solito hanno una vita fantasiosa carente, poca intuizione e una scarsa capacità introspettiva. Una delle caratteristiche predominanti a livello relazionale è un&#8217;altrettanto scarsa capacità di rapportarsi emotivamente con il prossimo in quanto incapaci di vedere in sé e negli altri le sfumature emozionali al di là di quelle grossolane quali &#8220;benessere&#8221; o &#8220;malessere&#8221;.</p>
<p>Come spesso succede nel campo della psicologia e della psichiatria, le interpretazioni sulle cause della alexitimia si dividono in chi ritiene che i fattori genetici e neurochimici siano predominanti e in chi invece ritiene che le cause siano da trovarsi nei fattori psicologici (ad esempio, esperienze emotive troppo intense che hanno portato a difendersi da queste, oppure una mancanza di riconoscimento delle emozioni del figlio/a da parte dei genitori).</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica degli alexitimici è l&#8217;attenuata capacità di controllo degli impulsi, tanto che alcuni scaricano la tensione degli stati interiori sgradevoli con atti compulsivi quali l&#8217;abuso di cibo o di sostanze oppure tramite comportamenti sessuali distorti.</p>
<p>Gli autori dello studio, Domenico De Berardis, Alessandro D&#8217;Albenzio, Francesco Gambi, Gianna Sepede, Alessandro Valchera, Chiara M. Conti, Mario Fulcheri, Marilde Cavuto, Carla Ortolani, Rosa Maria Salerno, Nicola Serroni e Filippo Maria Ferro, hanno lavorato su un campione di 312 studenti, identificando i fattori associati con i rischi di sviluppare la dipendenza da Internet. E&#8217; stato rilevato che gli alexitimici avevano più esperienze dissociative, una minore autostima, più disturbi di tipo ossessivo-compulsivo e un maggiore potenziale di sviluppare la dipendenza da Internet. In particolare, lo studio ha rilevato che la difficoltà nell&#8217;identificare le emozioni è associata in modo significativo ad un rischio più elevato di sviluppare la dipendenza da Internet. Continua su <a href="http://www.indranet.org/awareness-of-feelings-and-internet-addiction/" target="_blank">Indranet</a>.</p>
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		<title>Resistendo a Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 11:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[oggetti di relazione]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle ragioni del successo di Facebook è che si suppone che gli amici siano tali. Generalmente nei social network e nei siti di incontri si contattano persone che sono estranee alla narrativa della nostra vita reale. Anche se i contatti che avvengono solamente online possono portare ad interessanti connessioni, nel più dei casi tali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/DaliFirstDaysSpring.jpg"><img class="alignleft size-full" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="socrates and Plato" src="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/DaliFirstDaysSpring.jpg" alt="" width="240" height="182" /></a>Una delle ragioni del successo di Facebook è che si suppone che gli amici siano tali. Generalmente nei social network e nei siti di incontri si contattano persone che sono estranee alla narrativa della nostra vita reale. Anche se i contatti che avvengono solamente online possono portare ad interessanti connessioni, nel più dei casi tali &#8220;amici&#8221; vanno e vengono, la  relazione non va molto in profondità e non scende in un luogo autentico e quasi &#8220;organico&#8221;.</p>
<p>Quindi Facebook è arrivato in soccorso come modo per connettersi con persone che conosciamo e con coloro che conoscevamo nel passato ma con cui abbiamo perso i contatti. Anche se il gioco degli inviti e degli amici degli amici si espande e si finisce con dei contatti che si conosce a malapena, con forse una buona metà delle persone ho condiviso importanti parti della vita, parti della nostra storia che hanno dato forma alle nostre esistenze attuali.</p>
<p>Ma ho delle resistenze nel partecipare al gioco di Facebook con questi, proprio per il motivo che alcuni di loro sono veri amici ed abbiamo avuto un&#8217;importante connessione. Quindi fin&#8217;ora non ho cercato gli amici da aggiungere a Facebook e apro raramente il sito, non molto più che accettare le richieste che sono pervenute.</p>
<p>Poiché la maggior parte delle persone che richiedono l&#8217;amicizia sanno che utilizzo Internet da parecchi anni e che ero un editore di libri di informatica, a volte mi sento di dire loro che entro raramente in Facebook e che non li sto ignorando deliberatamente. In realtà la situazione pone un conflitto interiore, una sorta di doppio vincolo: le persone sono lì nel sito, non è carino ignorarle, ma allo stesso momento non voglio coinvolgermi troppo in un ulteriore giocattolo in rete.</p>
<p>Naturalmente possiamo affermare che per ogni livello di comunicazione vi sono diverse aree e che possiamo scegliere il medium più approopriato in accordo alla profondità e al livello di intimità che desideriamo. Con le persone con cui ho un rapporto intimo posso scegliere anche altri modi per comunicare. Il medium può variare grandemente dalle telefonate agli incontri personali e ai contatti di corpo e mente a diversi livelli, dalle strette di mano al fare l&#8217;amore.</p>
<p>Ma Facebook, come molte altre applicazioni sul web, tende ad espandere la sua portata e includere un numero maggiore di aspetti della nostra vita, e può anche facilmente diventare  una dipendenza. Continua su <a href="http://www.indranet.org/resisting-facebook/" target="_blank">Indranet</a>.</p>
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		<title>La tecnologia dell’intelligenza universale, intervista a Ray Kurzweil</title>
		<link>http://www.innernet.it/la-tecnologia-dell%e2%80%99intelligenza-universale-intervista-a-ray-kurzweil/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 04:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ray Kurzweil, scienziato informatico, inventore, imprenditore di successo e scrittore, è uno dei più importanti futurologi degli Stati Uniti. Nominato Presidente onorario per l’innovazione alla Conferenza della Casa Bianca sulla piccola impresa nel 1986, è l’inventore, tra l’altro, della prima macchina per leggere per i non vedenti e, attraverso una collaborazione con Stevie Wonder, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Ray" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/ray.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/ray.jpg" alt="Ray" hspace="6" align="left" /></a>Ray Kurzweil, scienziato informatico, inventore, imprenditore di successo e scrittore, è uno dei più importanti futurologi degli Stati Uniti. Nominato <em>Presidente onorario per l’innovazione alla Conferenza della Casa Bianca sulla piccola impresa</em> nel 1986, è l’inventore, tra l’altro, della prima macchina per leggere per i non vedenti e, attraverso una collaborazione con Stevie Wonder, del primo sintetizzatore musicale in grado di ricreare il suono di un pianoforte a coda.</p>
<p>Nel 1999 è stato insignito della <em>Medaglia Nazionale per la Tecnologia</em> – l’onorificenza più elevata in questo settore – dal Presidente Clinton. Inoltre, ha ottenuto plauso internazionale con il libro <em>The Age of Spiritual Machines: When Computers Exceed Human Intelligence</em>, oggi tradotto in nove lingue.</p>
<p>Intervista di Melissa Hoffman.</p>
<p>Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo, inventore e imprenditore, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?</p>
<p>Ray Kurzweil: Il cambiamento più importante che la mia attività di inventore mi ha portato a scoprire è il fatto che la velocità dei cambiamenti sta aumentando. Secoli fa, la gente pensava che nulla dovesse mai cambiare; le persone si aspettavano che i nipoti facessero la stessa vita dei nonni, e queste aspettative venivano quasi sempre confermate. All’alba della rivoluzione industriale, due secoli fa, tutto ciò è cominciato a cambiare. Ma oggi la gente pensa ancora che il tasso dei cambiamenti sia costante. In realtà, non lo è.</p>
<p>Vedi, l’evoluzione funziona per vie indirette. Crea alcune risorse, e le usa per generare lo stadio successivo. Ecco perché la sua velocità sta aumentando. I cambiamenti, di fatto, sono in crescita esponenziale, e secondo i miei calcoli, a ogni decennio stiamo raddoppiando il tasso di sviluppo.</p>
<p>Ciò vuol dire che il ventesimo secolo equivale a venti anni di cambiamenti all’attuale tasso; nei prossimi venti anni compiremo cinque volte lo sviluppo del ventesimo secolo. Nel ventunesimo secolo faremo ventimila anni di sviluppo, ovvero avremo progressi tecnologici mille volte più grandi di quelli visti nel ventesimo secolo. Il cambiamento esponenziale è qualcosa di veramente esplosivo.</p>
<p>Melissa Hoffman: Senza alcun dubbio.</p>
<p>Ray Kurzweil: E posso dirti con certezza che pochissimi futurologi, quando pensano o parlano del futuro, prendono in considerazione questo fatto. Esso fa una profonda differenza. Tra cinquanta anni il mondo sarà completamente diverso; tra cento anni sarà <em>inconcepibilmente</em> diverso da adesso. Ma quando i futurologi pensano ai prossimi cinquanta anni, si chiedono: “OK, a quali tipi di cambiamento abbiamo assistito negli<em> ultimi</em> cinquanta anni?”. Su questo basano le previsioni per i <em>prossimi</em> cinquanta anni. Ma nei prossimi cinquanta anni vedremo un numero di cambiamenti trenta volte più grande di quello degli ultimi cinquanta anni, a causa della crescita esponenziale. È impossibile sottolineare abbastanza l’importanza di questo fatto.<span id="more-1025"></span></p>
<p>Per esempio, quando è stato annunciato per la prima volta il Progetto Genoma Umano, quindici anni fa, molti commentatori autorevoli hanno detto: “È impossibile riuscire a sequenziare il genoma umano in quindici anni. Usando le attrezzature più avanzate, l’anno scorso siamo riusciti a fare solo un millesimo del progetto”. E questo è stato quindici anni fa. Ma la velocità di sequenziazione del DNA è raddoppiata di anno in anno e, fatto interessante, la maggior parte del lavoro è stata fatta negli ultimi diciotto mesi del progetto.</p>
<p>Mettendo insieme tutte queste tendenze, si hanno delle implicazioni notevoli. Una delle più importanti è che entro venticinque anni avremo completato il “reverse engineering” del cervello umano, il che vuol dire che avremo compreso i suoi principi operativi in modo dettagliato, e saremo in grado di simulare meccanicamente il suo funzionamento. Adesso siamo nelle prime fasi, all’incirca come ci trovavamo con il progetto genoma dodici anni fa.</p>
<p>Quindi, tra circa venticinque anni avremo minuscoli computer, dal costo di pochi dollari, in grado di emulare le funzioni del cervello, e sapremo inserirli nel corpo umano senza chirurgia, in modo non invasivo. Oggi, per esempio, ci sono già stati quattro convegni su quelli che vengono chiamati “bioMEMS”, cioè i <em>Sistemi meccanici microelettronici biologici</em>. Essi sono piccoli robot, grandi quanto i globuli umani, che vengono immessi nel nostro flusso sanguigno. Uno scienziato ha curato il diabete di tipo uno nei topi iniettando nel loro sangue dei congegni in grado di secernere insulina e bloccare gli anticorpi.</p>
<p>Se facciamo le proiezioni al 2030, quando tutte queste tendenze di cui ho parlato saranno giunte a maturazione, saremo in grado di mettere nel nostro sangue miliardi e miliardi di questi nanobot cellulari. Essi saranno in grado di comunicare tra loro e con Internet (che allora sarà diffusa ovunque) attraverso una rete locale senza fili. Ma la cosa più importante sarà che essi potranno comunicare in modo non invasivo con i nostri neuroni biologici. Di fatto, la comunicazione tra l’elettronica e i neuroni è già stata dimostrata.</p>
<p>Dunque, tutte queste sono indicazioni sulla direzione in cui riusciremo a espandere l’intelligenza umana, che è, per me, il cambiamento più importante.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quello che hai descritto finora sembra suggerire che nel futuro cambieremo completamente la nostra definizione di essere umano. Quali sono alcune delle principali questioni filosofiche e spirituali che queste tecnologie solleveranno?</p>
<p>Ray Kurzweil: Dunque, tutto ciò ha alcune implicazioni che definirei <em>spirituali</em>. Una molta ovvia, che hai menzionato, è la domanda: “Cos’è un essere umano?”. Oggi, questa è una domanda spirituale. Fra trenta anni ci imbatteremo in entità <em>non biologiche</em>, robot, basati sul reverse engineering dell’intelligenza umana, in grado di agire e funzionare con la complessità dell’uomo. Ma anche quando parleremo con comuni esseri umani biologici, avremo di fronte entità i cui processi di pensiero non biologici potrebbero essere di più di quelli biologici.</p>
<p>Ricorda che l’idea di inserire dei computer nel cervello non appartiene solo al futuro. Per esempio, la FDA, l’ente statunitense per il controllo sul cibo e i farmaci, ha appena approvato un innesto che sostituisce la parte di cervello distrutta dal morbo di Parkinson. E gli innesti usati dai non udenti stanno diventando sempre più sofisticati. Oggi questi processi richiedono la chirurgia, ma grazie ai nanobot saremo in grado di fare queste cose in modo abitudinario, senza chirurgia, tra un quarto di secolo. Per cui, che cos’è <em>umano?</em> Non è una domanda semplice.</p>
<p>La risposta più importante, secondo me, è che l’uomo è una specie che cerca per sua natura di espandere il proprio orizzonte. L’uomo non si è fermato alla terraferma; non si è accontentato nemmeno del pianeta. E di certo non resteremo nei confini della nostra biologia. Per farti un altro esempio, siamo nei primissimi stadi della trasformazione dell’eredità genetica attraverso la manipolazione dei geni. Alla fine andremo al di là della biologia e della genetica per ridisegnare il corpo e il cervello umani.</p>
<p>Di fatto, esiste già un progetto per sostituire tutti i componenti del nostro sangue con dispositivi<em> nanobotici</em>. Se hai questi globuli rossi robotici – i <em>respirociti</em>, come li chiama lo scienziato Rob Freitas – che trattengono l’ossigeno in modo mille volte migliore dei nostri globuli rossi, puoi stare seduta sul fondo della tua piscina per quattro ore, o avere uno sprint olimpico per quindici minuti, senza mai respirare. E i globuli bianchi robotici distruggono gli agenti patogeni in modo cento, mille volte più potente dei nostri comuni globuli bianchi. Possono scaricare del software da Internet e distruggere qualsiasi tipo di elemento patogeno.</p>
<p>Melissa Hoffman: Pensi che gli esseri umani dovranno sviluppare nuove qualità per gestire queste enormi risorse che la tecnologia ci sta dando?</p>
<p>Ray Kurzweil: Sì, penso di sì. Possiamo dire che già oggi stiamo tentando di tenere sotto controllo alcune tecnologie. Le nuove tecnologie saranno incommensurabilmente più potenti di quelle che abbiamo visto finora, e possono essere di enorme beneficio. Per esempio, la nanotecnologia sarà in grado di creare qualsiasi entità fisica, compreso il cibo, partendo da materiali estremamente economici, eliminando così la povertà. Queste nuove tecnologie, alla fine, ci aiuteranno a sconfiggere la malattia, l’invecchiamento e l’inquinamento dell’ambiente. Ma avranno anche un potenziale distruttivo molto temibile. Quindi, come approfitteremo dei lati positivi tenendo sotto controllo quelli negativi? Questa è probabilmente la sfida più grande che ci troveremo di fronte.</p>
<p>Melissa Hoffman: Prima hai affermato che la maggior parte di noi non si rende conto della natura esponenziale o accelerata del cambiamento. Pensi che la sottostimiamo a nostro rischio?</p>
<p>Ray Kurzweil: Beh, penso che sia notevole il fatto che persone altrimenti giudiziose continuano a fare proiezioni sul futuro che riflettono il pensiero lineare, cosa che dà un quadro molto sbagliato. Esistono degli scenari futuri che si realizzeranno molto prima di quanto pensiamo.</p>
<p>Già tra dieci o quindici anni ci saranno molti più cambiamenti di quanti la gente riesce a immaginare, e data la lentezza del consenso politico e sociale, occorre cominciare a discutere maggiormente su questi temi. Dobbiamo comprendere la natura esponenziale del cambiamento. Una potenza è una funzione matematica che comincia quasi come una linea piatta: all’inizio non accade nulla di osservabile. Poi sale sempre più velocemente, fino ad arrivare al ginocchio della curva, dove improvvisamente esplode verso l’alto. E adesso siamo ai primi stadi del ginocchio della curva. Ci troviamo al punto in cui molte di queste tecnologie stanno cominciando a esplodere, e per avere un quadro realistico di cosa ci attende dobbiamo capire questo concetto.</p>
<p>Melissa Hoffman: Prima hai affermato che, in quanto esseri umani, cerchiamo naturalmente di espandere i nostri orizzonti, e che in futuro questo avverrà soprattutto attraverso l’espansione della nostra intelligenza. Consideri l’espansione dell’intelligenza umana un fine evolutivo in sé?</p>
<p>Ray Kurzweil: È una buona domanda. È come chiedere: “Qual è lo scopo della vita?”. A mio avviso, alla fine satureremo tutta la materia e l’energia della nostra area dell’universo con la nostra intelligenza, e penso che questo si potrebbe definire un fine in sé. Tutta questa materia ed energia ottuse che ci circondano si risveglieranno e diventeranno sublimemente intelligenti. Allora essa si diffonderà in tutto l’universo alla massima velocità con cui possono viaggiare le informazioni. E si può pensare che non ci vorrà molto tempo, perché possono esistere vie alternative per arrivare in altri punti dell’universo, come i “wormholes”, i cosiddetti “fori di tarli” postulati dalla Fisica. Alla fine l’intero universo, fondamentalmente, si risveglierà.</p>
<p>Ma non è interessante il fatto che i cosmologi non assegnano mai alcun ruolo all’intelligenza nel destino dell’universo? Piuttosto, discutono a lungo se l’universo si contrarrà in una grande crisi o si espanderà all’infinito, come se questa sorta di leggi irrazionali della fisica continuassero semplicemente ad andare avanti, simili a una grande macchina priva di intelligenza. Nessuno dice: “Aspetta un attimo, l’intelligenza potrebbe diffondersi in tutto l’universo e decidere il destino di quest’ultimo. Anche se la forza di gravità o altre forze potrebbero causare la disgregazione dell’universo, la civiltà intelligente infusa in tutto l’universo deciderebbe: «No, non sarà così. Faremo accadere qualcosa di diverso»”.</p>
<p>Melissa Hoffman: Alcuni scienziati e cosmologi argomentano che l’universo è<em> già</em> intelligente. Ma tu stai dicendo che useremo la tecnologia per introdurre la <em>nostra</em> intelligenza nella materia non-intelligente dell’universo, cioè parli di un risultato puramente fisico.</p>
<p>Ray Kurzweil: Esattamente. E questa è una forma di illuminazione. Infatti, io direi che in questo momento l’intero universo <em>non</em> è intelligente. Ma penso che lo diventerà attraverso il processo che ho descritto.</p>
<p>Melissa Hoffman: Come pensi che accadrà, a livello pratico? Riesci a immaginarlo?</p>
<p>Ray Kurzweil: Beh, sì. Possiamo affermare che entro questo secolo si svilupperà un’intelligenza molto superiore alla nostra. Non possiamo descriverla dettagliatamente perché, per definizione, è più intelligente di noi. Grazie al calcolo computeristico molecolare tridimensionale, organizzeremo la materia e l’energia in modo molto efficiente, fino a livello atomico. Tra circa dodici anni saremo in grado di computare con grande efficienza grazie a queste strutture molecolari tridimensionali. Esse si baseranno sul carbonio, più o meno come la vita, ma saranno milioni di volte più potenti.</p>
<p>Un frammento di due centimetri della circuiteria di un nanotubo, fatto di atomi di carbonio, sarà milioni di volte più potente del cervello umano. Usando questi sistemi incredibilmente piccoli di elaborazione dati, che hanno la capacità di riorganizzare la materia, alla fine potremo convertire la maggior parte della materia e dell’energia nella nostra area dell’universo in processi capaci di produrre intelligenza. E allora questa intelligenza si espanderà verso l’esterno, quasi come le informazioni, ma sarà in grado di convertire e assorbire in sé tutta la materia e l’energia che incontrerà.</p>
<p>Ciò che è straordinario dell’idrogeno è che, quando lo usi per produrre energia, calore e luce, l’unico sottoprodotto è l’acqua pura. Puoi berla! L’idrogeno non produce minimamente anidride carbonica. Quindi, se passassimo a questo carburante eterno, potremo potenzialmente risolvere tutti i principali problemi legati all’uso del petrolio: potremmo ridurre drasticamente il surriscaldamento globale, il Medio Oriente diventerà sempre meno importante nella geopolitica del mondo e potremmo restringere la linea di demarcazione tra gli abbienti e i non abbienti. Infatti, una volta imbrigliato, l’idrogeno è disponibile in ogni angolo del pianeta. Jeremy Rifkin</p>
<p>La natura crea sempre nuovi corpi per nuove frontiere; osserva la sequenza di corpi dal pesce agli anfibi, i mammiferi e l’uomo, e adesso all’uomo universale. Siamo sulla soglia di una grande novità. L’unica differenza tra noi e le altre creature che hanno sperimentato un cambiamento radicale è il fatto che stiamo entrando nel processo consciamente. Barbara Marx Hubbard, Conscious Evolution.</p>
<p>La comunicazione bidirezionale tra l’elettronica e i neuroni biologici è già stata dimostrata, e porterà a molti interessanti scenari. Uno è la realtà virtuale a immersione totale, che incorpora tutti i nostri sensi. Se io volessi andare nella realtà virtuale, i nanobot eliminerebbero gli stimoli provenienti dai miei sensi reali, sostituendoli con quelli che il mio cervello riceverebbe se fossi davvero nell’ambiente virtuale; a quel punto, il mio cervello avrebbe la sensazione di essere davvero in quell’ambiente.</p>
<p>L’ambiente virtuale potrebbe essere la ri-creazione di un luogo terrestre – per esempio, il Taj Mahal o una spiaggia mediterranea – includendone i suoni, l’aspetto tridimensionale, la sensazione dell’aria calda e umida sul volto. Potrebbe anche essere qualche luogo fantastico che esiste solo nella realtà virtuale. La progettazione di questi ambienti virtuali sarà una nuova forma di arte. Sarà possibile entrare in questi ambienti virtuali con qualcun altro e avere qualsiasi tipo di incontro, dal rapporto sessuale alla discussione di affari. Sarà possibile sintonizzarsi e sperimentare cosa si prova a essere qualcun altro, con le sue emozioni, come nel film Essere John Malkovich.</p>
<p>Oppure, si potranno rivivere esperienze già vissute. Creare un archivio di esperienze cui poter accedere sarà un’altra forma di arte. La realtà virtuale non emergerà improvvisamente nella sua forma finale, ma entro il 2029 sarà affascinante e convincente come la realtà vera. Ray Kurzweil.</p>
<p>Nello spazio di una lunga vita, più o meno in cento anni, siamo passati dalla velocità del cavallo a quella dei viaggi spaziali. Dee Hock, Transformation by Design, “WIE”, Fall-Winter 2002.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>La coda lunga mozzata</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 11:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[coda lunga]]></category>
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		<category><![CDATA[James Evans]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Economist ha pubblicato un articolo intitolato <a href="http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=11745514%20" mce_href="http://www.economist.com/science/displaystory.cfm?story_id=11745514 " target="_blank">Great minds think (too much) alike </a>&#8220;Le grandi menti pensano in maniera (troppo) simile&#8221;.</p>
<p>Il sociologo James Evans ha deciso di esaminare le citazioni nelle riviste scientifiche e ha scoperto che, alla faccia della &#8220;coda lunga&#8221;, la disponibilità di materiale nei database su Internet, invece di ampliare la gamma di fonti citate, in realtà ha privilegiato un numero più ristretto di fonti rispetto all&#8217;ampiezza della disponibilità.</p>
<p>Inoltre, le fonti citate tendono a menzionare articoli che sono stati pubblicati di recente. Poco tempo addietro vi è stato un gran dibattito a riguardo dell&#8217;articolo di Nicholas Carr <a href="http://www.theatlantic.com/doc/200807/google" mce_href="http://www.theatlantic.com/doc/200807/google" target="_blank">Google ci rende stupidi? </a> che i media mostrani hanno ripreso spesso in modo banalizzato.</p>
<p>Google non ci rende stupidi ma forse tende a creare un atteggiamento di insofferenza verso le risposte non immediate (quindi quelle che si trovano ai primi posti nei risultati di ricerca) e verso quelle non attualissime. Finiti i tempi delle scoperte in qualche vecchia biblioteca&#8230;</p>
<p>L&#8217;apertura di Internet dove le diversità e le varietà trovano spazio in realtà sembra rafforzare ulteriormente i soliti noti. Avevo scritto un articolo <a href="http://www.indranet.org/is-internet-empowering-us/" mce_href="http://www.indranet.org/is-internet-empowering-us/" target="_blank">Internet aumenta davvero il nostro potere?</a> su Indranet, cercando di capire anche a livello sociale e politico quale ruolo possa avere la Rete.</p>
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		<title>Che cosa sta impedendo lo sviluppo dei bambini?</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 05:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Joseph Chilton Pearce</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo Joseph Chilton Pearce, la marcia verso il progresso tecnologico potrebbe trasformarsi in una processione funebre per la nostra specie. Il famoso scrittore (L’incrinatura nell’uovo cosmico, Magical Child, Evolution&#8217;s End, The Biology of Transcendence) nonché conferenziere apprezzato a livello internazionale, ritiene che le moderne tecniche educative siano solo una delle molte cause che impediscono la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="joseph chilton pearce.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/joseph-chilton-pearce.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/joseph-chilton-pearce.jpg" alt="joseph chilton pearce.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Secondo Joseph Chilton Pearce, la marcia verso il progresso tecnologico potrebbe trasformarsi in una processione funebre per la nostra specie.</p>
<p>Il famoso scrittore (<em>L’incrinatura nell’uovo cosmico, Magical Child, Evolution&#8217;s End, The Biology of Transcendence</em>) nonché conferenziere apprezzato a livello internazionale, ritiene che le moderne tecniche educative siano solo una delle molte cause che impediscono la realizzazione del nostro potenziale di esseri umani. Sebbene l’evoluzione ci abbia dotato di straordinarie capacità, queste ultime, secondo Pearce, restano latenti e inutilizzate perché stiamo bloccando il nostro sviluppo naturale.</p>
<p>Il fatto che lo sviluppo degli esseri umani avvenga per stadi – sia fisicamente che psicologicamente – non è nulla di nuovo. Le teorie moderne prevedono stadi di sviluppo fino all’età adulta, quando – almeno secondo i libri di testo – abbiamo praticamente realizzato il nostro programma biologico.</p>
<p>Nel suo libro, <em>The Biology of Transcendence</em>, Pearce argomenta che la natura ci permette di svilupparci anche in fase adulta, ma solo in maniera <em>sequenziale</em>. Tuttavia, quando raggiungiamo l’età matura, siamo già azzoppati da fatti come la nascita in un ospedale asettico, l’assistenza di una baby-sitter, la televisione, un’istruzione accelerata e una dieta satura di ormoni della crescita.</p>
<p>Sostenendo che l’unico fattore che impedisce il completamento di tre miliardi di anni di evoluzione è la nostra ignoranza, Pearce considera l’educazione nell’accezione più vasta possibile. Se egli ha ragione, il vero sovraffollamento non è quello delle nostre scuole, ma delle idee sbagliate nella nostra mente. Segue un&#8217;intervista a Pearce.<span id="more-679"></span></p>
<p><strong>Qual è il problema più grande che deve affrontare l’educazione?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Il nostro sistema è crollato non perché sia cattivo – non ne abbiamo mai avuto uno buono – ma perché abbiamo danneggiato la maggior parte dei nostri bambini con un’educazione oltre i limiti. Le scuole sono così impoverite da chi non ce la fa, che anche chi ce la fa paga un prezzo.</p>
<p><strong>In che modo abbiamo danneggiato i nostri bambini?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: La causa principale è il parto tecnologico in ospedale, che provoca un danno neurologico. Se distruggi il modello di nascita codificato nei nostri geni, distruggi anche il modo con cui il cervello-mente costruisce se stesso, pagando un prezzo. Se osserviamo lo sviluppo del bambino e del nostro cervello-mente come una struttura auto-organizzantesi, scopriamo che gran parte del nostro potenziale non viene realizzato. Ovunque abbiamo esportato il nostro modello di parto medico, ci troviamo di fronte agli stessi problemi.</p>
<p>James Prescott ha scoperto una perfetta corrispondenza tra la coesione sociale e il modo in cui i bambini vengono portati al mondo e quindi educati. Secondo Michel Odent, alla nascita il sistema immunitario si fissa in una forma immutabile, a seconda del rapporto che il neonato ha con la madre.</p>
<p>Se interferiamo nel legame fondamentale della vita al momento della nascita, mettiamo a rischio tutti i legami successivi con la terra, con la società e con l’altro sesso (ovvero, con il legame base della vita). Questo non vuol dire che se si crea il legame iniziale, tutti gli altri sono garantiti; significa solo che se i successivi legami potranno godere delle premesse e delle basi giuste, accadranno spontaneamente.</p>
<p>È possibile vedere la rottura del legame nelle nostre scuole, sulle strade e nelle nostre famiglie. Il parto tecnologico, col danno neurologico che ne deriva, è la radice di molte delle crisi di oggi.</p>
<p><strong>Vorrebbe farci tornare alle tecniche di parto utilizzate nel passato?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Il punto non è fare ritorno a qualche epoca primitiva. Le donne dovrebbero godere di ogni possibile tutela, ma la tecnologia ha preso il sopravvento, travisando ogni cosa. I parti cesarei costituiscono il 30% delle nascite in America, con punte del 50% nelle aree più ricche. Nascere, da noi, costa più che in qualsiasi altro paese, ma il tasso di mortalità infantile è più elevato che in altri 20 paesi.</p>
<p>Questa situazione è esasperata da una professione legale che si nutre di quella medica, così come del corpo sociale; si tratta di una situazione micidiale che peggiora sempre di più. È vero che le madri e i bambini non restano più in ospedale tanto quanto un tempo, e che l’allattamento al seno è in aumento; ma questi finora non sono altro che segnali.</p>
<p><strong>Dopo il processo della nascita, cos’è che provoca più danno?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: La televisione. Ma il problema non sono i suoi contenuti. La televisione ha preso il posto delle favole, del gioco e di tutte quelle simulazioni attraverso cui il bambino sviluppa l’immaginazione, la capacità di creare immagini interiori. Tutto il pensiero metaforico-simbolico si basa sull’immaginazione, e il nostro mondo adulto di idee, creatività e invenzioni si basa esattamente su tale base metaforico-simbolica.</p>
<p>Il programma naturale dello sviluppo, per i primi sette anni, ruota intorno al gioco metaforico-simbolico, ma le immagini e i suoni della televisione riempiono il cervello del bambino con un sostituto artificiale di tutto ciò, bloccando gravemente lo sviluppo neurologico e impedendo un’evoluzione più elevata. D’altra parte, se un bambino gioca, ascolta favole e compie molte simulazioni, sviluppa questa base anche se guarda la televisione.</p>
<p><strong>Secondo lei, un’educazione precoce può fare più male che bene?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Il primo apprendimento è essenzialmente sensorio-motorio, riguarda la sincronicità dei movimenti corporei e l’attività cerebro-mentale. Se si prende un bambino di quattro o cinque anni, lo si costringe su una sedia senza permettergli di muoversi e poi gli si chiede di comprendere strutture altamente metaforico-simboliche come l’alfabeto e i numeri, per le quali non ha preparazione e non è maturo, si blocca lo sviluppo di quelle stesse basi che saranno necessarie in seguito per questo tipo di istruzione. Inoltre, si crea un bambino molto arrabbiato e frustrato.</p>
<p>Gerald Ebelman, un brillante scienziato del cervello, individua in quest’ultimo aree topologiche, sezioni legate a determinati tipi di attività. Gli specialisti concordano sul fatto che forme di pensiero metaforico più elevato coinvolgono sezioni del cervello che si sviluppano più tardi; esse non possono manifestarsi in mancanza del fondamento adeguato nelle strutture inferiori. È possibile costringere i bambini a sviluppare anzitempo alcune capacità, ma a discapito di tutto ciò che dovrebbe manifestarsi normalmente.</p>
<p>Se interferisci con l’evoluzione di base, indebolisci o rendi parziale l’evoluzione più elevata. Quindi, forzare un apprendimento astratto troppo presto compromette il processo di maturazione che, più tardi, formerà i migliori studenti. L’evoluzione ci spinge verso livelli più elevati di pensiero creativo, ma ne freniamo l’espressione pretendendoli troppo presto dai bambini. Anche questo contribuisce alla sessualità prematura.</p>
<p><strong>Perché il cervello viene sviluppato in modo diverso?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Se metti in funzione precocemente strutture cerebrali programmate per attivarsi verso la pubertà o l’adolescenza, costringi un’intera regione topologica del cervello a funzionare parzialmente, influenzando tutti i comportamenti paralleli inerenti a quell’area.</p>
<p>L’apprendimento astratto prematuro non solo ci impedisce di sviluppare le basi che dovranno sostenere tale insegnamento quando sarà il momento (provocando quindi disfunzioni nella capacità di apprendimento), ma comporta un’apparizione molto precoce della sessualità, assai prima che il bambino sia in grado di gestire tali forze.</p>
<p>Il menarca, la fase iniziale delle mestruazioni, è ormai diffusissimo all’età di otto anni, la gravidanza all’età di nove anni, mentre gli stupri cominciano prima dei dieci anni. Ciò vuol dire la fine dell’infanzia stessa e l’inizio di gravi disturbi psicologici. La scolarizzazione accademica precoce è certamente una delle cause di ciò.</p>
<p><strong>Quali altri pericoli vede nel mondo?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce:Le scuole materne, un fenomeno che non è mai esistito in passato. E non sarebbe apparso se non avessimo spezzato il legame madre-figlio tramite il parto tecnologico. Tra le altre cose, l’asilo perpetua quella stessa ansia da separazione provocata dalla rottura del legame. Abbiamo prodotto molte generazioni di bambini che si sentono respinti, non voluti ed estremamente bisognosi dal punto di vista emotivo; ovvero, abbiamo creato una società per buona misura in guerra con se stessa.</p>
<p>Sono stato in molti altri paesi, e posso dirle che abbiamo i bambini più poveri, dal punto di vista emotivo, del pianeta. Spendiamo somme enormi per gli adolescenti problematici, per mettere la gente in prigione e per non riconoscere le cause del problema. Il Giappone sta rapidamente scivolando nel nostro stesso caos: sono state appena inaugurate le prime scuole materne della loro storia, e questo è un risultato dell’importazione delle nostre tecniche di parto.</p>
<p>Inoltre, consideri lo sviluppo degli ormoni sintetizzati durante la seconda guerra mondiale e immediatamente impiegati per l’industria della carne, del pollame e dei prodotti caseari. La produzione è aumentata del due-trecento per cento, e a tutto oggi continua a salire. Ciò è avvenuto nello stesso momento in cui abbiamo eliminato l’allattamento al seno per il 97% dei nostri neonati, sostituendolo con cibi condensati altamente proteici derivati da quelle stesse industrie della carne, del pollame e del latte sature di questi ormoni.</p>
<p>Immediatamente, è comparsa una generazione di giganti, trenta centimetri più alti dei loro genitori; abbiamo attribuito questa altezza a una migliore nutrizione, ma in realtà è dovuta agli ormoni sintetici della crescita. Sfortunatamente, questi sono anche ormoni sessuali, simili a quelli prodotti durante l’adolescenza e responsabili di una rapida crescita. Ecco perché, a partire dagli anni ‘50, abbiamo assistito a un incremento enorme di gravidanze sempre più precoci, oltre che di stupri. Questo grave dissesto biologico ha prodotto diatribe etico-morali, ma il problema è l’interferenza nei modelli naturali di crescita.</p>
<p><strong>Sta dicendo, essenzialmente, che la tecnologia è di ostacolo all’evoluzione.</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Per ironia della sorte, ci troviamo a dover affrontare problemi creati dalla tecnologia proprio quando quest’ultima potrebbe liberare lo spirito umano da molte difficoltà patite durante tutta la storia. Nello stesso momento in cui facciamo scoperte sensazionali sul cervello, in grado di mettere in discussione tutto ciò che pensavamo di noi stessi, permettendoci di guardare con occhi nuovi le reali profondità dello spirito umano, avviamo pratiche che danneggiano qualsiasi espressione di tale spirito. Ma con pochi, semplici cambiamenti possiamo impedire questi danni prima che comincino.</p>
<p><strong>Lei ha parlato di certi stadi dello sviluppo adulto che resterebbero solo potenziali perché non li riconosciamo. Può approfondire l’argomento?</strong></p>
<p>Joseph Chilton Pearce: Lo schema dell’evoluzione di Piaget si concludeva con l’adolescenza, ma il nostro cervello-mente è capace di ulteriori stadi di sviluppo. Su questi ultimi, tuttavia, sappiamo molto poco, perché sembra che nessuno di essi abbia luogo. Io credo che gli intensi desideri che ci invadono durante l’adolescenza abbiano a che vedere con il suo mancato sviluppo.</p>
<p>Nel corso dei secoli, è stata riconosciuta l’esistenza di un viaggio interiore. Sia Carl Jung che Rudolph Steiner hanno riconosciuto fasi adulte dello sviluppo in cui la nostra autentica creatività e il nostro spirito possono mettere le ali e volare. Una volta finita l’adolescenza, dovremmo possedere le basi fisiche per accedere a questi stadi spirituali. Alcuni scienziati avveduti riconoscono che il nostro cervello-mente è concepito per manifestarsi e svilupparsi durante tutta la vita. Nuove porte si stanno aprendo nella conoscenza di noi stessi.</p>
<p>I primi quindici anni dovrebbero darci gli appigli esterni necessari per questa esplorazione interiore. Una volta in contatto con questo potenziale più elevato, osserviamo che la disperazione, l’ansia, la paura e la rabbia cominciano a scomparire; scopriamo un nuovo regno al di là del nostro corpo mortale. Ma nego l’idea che nel futuro ci sia qualche obiettivo per cui la nostra specie deve lottare.</p>
<p>Tale idea allontana e rinvia ciò che va fatto adesso, cioè sviluppare quello che già abbiamo e che siamo. Se non ci sviluppiamo, proviamo un senso di inappagamento e di insufficienza, un tema che affronto nel mio libro <em>Evolution’s End.</em> Dobbiamo riconoscere che questo viaggio interiore è importante quanto quello esteriore. Il mio libro mostra come siano complementari: l’uno sostiene l’altro, o cerca di farlo.</p>
<p>La contemplazione e la meditazione ci aprono a queste operazioni più elevate, che sono parte intrinseca di noi. La meditazione fa parte del ritmo naturale della mente del bambino (se lo sviluppo di quest’ultimo è corretto). Ma se cerchi di insegnare la meditazione a un bambino (come se fosse possibile) probabilmente uccideresti la meditazione stessa. Piuttosto che “insegnare” al bambino, dobbiamo assicurargli un ambiente appropriato, nutriente. A quel punto la mente si manifesta totalmente, secondo la sua natura. L’evoluzione ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lo sviluppo, ma dobbiamo fare la nostra parte.</p>
<p>Se continuiamo come stiamo facendo, potremo ritrovarci fuori dai giochi. Una volta che il nostro modello genetico comincia a crollare, il nostro sistema auto-organizzantesi si adatta a questo crollo. Leslie White, l’antropologo delle culture, sosteneva che nella storia sono apparse e scomparse molte culture, e che la loro morte è stata sempre dovuta a se stesse. Ci troviamo a un punto in cui possiamo sperimentare la nostra vera totalità e grandezza, oppure affrontare una crisi gravissima. Se non affrontiamo gli attuali errori, cambiando il nostro comportamento e dando vita a una nuova umanità, questo esperimento evolutivo potrebbe finire.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=887183108X">Joseph Chilton Pearce. L&#8217; incrinatura nell&#8217;uovo cosmico. Espansione della coscienza e creatività. Crisalide. 2000. ISBN: 887183108X</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--><br />
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0452267897/innernet-20">Joseph Chilton Pearce. Magical Child. Plume, Reissue edition.1992. ISBN: 0452267897</a></p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0062506935/innernet-20">Joseph Chilton Pearce. Evolution&#8217;s End: Claiming the Potential of Our Intelligence. HarperCollins. ASIN: 0062506935</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0062506935/innernet-20">Copyright originale “Magical Blend” magazine </a><a href="http://www.magicalblend.com/">http://www.magicalblend.com</a>, per gentile concessione.<br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l’edizione italiana Innernet.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.innernet.it%2Fche-cosa-sta-impedendo-lo-sviluppo-dei-bambini%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=arial&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px"></iframe>]]></content:encoded>
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		<title>Iniziative sulla web tv</title>
		<link>http://www.innernet.it/iniziative-sulla-web-tv/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 09:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Di Frenna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Web TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto di robbt su flickr con licenza di riproduzione creative commons Si chiama vogliamolawebtv il Movimento per una tv di qualità e l’informazione dal basso che raccoglie, in una sola home page, i volti degli italiani che dicono basta alla pessima tv generalista, commerciale, povera di contenuti, diseducativa. poco attenta ai grandi temi sociali. Genitori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/televisione-foto-di-robbt-su-flickr-con-licenza-di-riproduzione-creative-commons.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-953" style="margin-left: 12px; margin-right: 12px;" title="televisione-foto-di-robbt-su-flickr-con-licenza-di-riproduzione-creative-commons" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/televisione-foto-di-robbt-su-flickr-con-licenza-di-riproduzione-creative-commons.jpg" alt="televisione-foto-di-robbt-su-flickr-con-licenza-di-riproduzione-creative-commons" width="500" height="222" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><em>Foto di robbt su flickr con licenza di riproduzione creative commons</em></p>
<p class="MsoNormal">Si chiama <a href="http://www.vogliamolawebtv.it/default.asp?built=IT100">vogliamolawebtv</a> il <em>Movimento per una tv di qualità e l’informazione dal basso</em> che raccoglie, in una sola home page, i volti degli italiani che dicono basta alla pessima tv generalista, commerciale, povera di contenuti, diseducativa. poco attenta ai grandi temi sociali.</p>
<p class="MsoNormal">Genitori, studenti, insegnanti, attori, psicoterapeuti, imprenditori, manager, musicisti, blogger e tanti altri hanno già aderito, alcuni anche con un video amatoriale in cui spiegano perché auspicano l’avvento di una nuova tv su web, più libera e democratica. Ma bisogna diffondere il tam tam in Rete. Bisogna essere in tanti.</p>
<p class="MsoNormal">Uno dei motivi per cui l’Italia è in declino sul piano sociale, economico e spirituale è perché, a mio avviso, stiamo subendo da circa vent’anni un poderoso inquinamento televisivo, e dunque mentale, che ci mostra un’Italia fatta di concorsi, veline, lacrime finte, nomination, reality, canzoni, pacchi e premi, aggressioni verbali, vip e roba del genere. Soprattutto: una informazione televisiva censurata, manipolata, controllata. La web tv, al contrario, può fare la differenza.</p>
<p class="MsoNormal">Video prodotti dal basso e dagli utenti, nessuna necessità di ottenere concessioni televisive, investimenti ridotti. Dunque una possibilità concreta di produrre contenuti di qualità e interessanti, che nutrono la mente e l’anima.<span id="more-952"></span></p>
<p class="MsoNormal">Se proprio dobbiamo guardare la tv, allora che sia di qualità. Personalmente, come spesso ripeto dal mio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.enzodifrennablog.it/">blog</a></span>, la tv italiana è infetta e diseducativa. Io non la guardo. E&#8217; una tv imposta dall&#8217;alto. Ma le cose possono cambiare: io mi batto per un’ecologia dell&#8217;informazione, soprattutto per i tanti giovani di questo Paese. Ed anche per le mamme e i papà che desiderano un mondo migliore per i propri figli e non si rispecchiano nella cattiva tv italiana, che veicola modelli molto discutibili. Posso assicurarvi, siamo davvero in tanti a non poterne più di questa pessima tv italiana.</p>
<p class="MsoNormal">Come presidente di <a href="http://www.netdipendenza.it/">Netdipendenza</a> Onlus sono impegnato in progetti e iniziative che possano limitare la dipendenza dagli schermi. E la tv che abbiamo in Italia, imposta da un cartello politico e finanziario, induce la passività, il sonno delle menti, e ciò può favorire la dipendenza. Dunque, se proprio bisogna guardare la tv, allora che sia una tv di qualità.</p>
<p class="MsoNormal">Contribuiamo alla nascita di una web-televisione che migliora l&#8217;uomo. Una tv dove e&#8217; possibile scegliere i contenuti e produrre notizie dal basso, per una ecologia della mente e dell&#8217;ambiente. E&#8217; possibile sperare in questo paradigma? Si può credere che la web tv sia l&#8217;alternativa alla pessima tv di oggi? Io credo di sì. La Rete appartiene soprattutto alle nuove generazioni: sono loro i principali protagonisti.</p>
<p class="MsoNormal">Chi sceglie la Rete, a qualunque età anagrafica e specialmente i blogger, è gente che pensa con la propria testa, cerca, s&#8217;informa. Gli utenti stanno dominando la Rete con una informazione prodotta dal basso e le grandi aziende si adeguano. Dunque, credo che web tv possa sposare una nuova filosofia: cultura e qualità. Ci sarà comunque anche il peggio in Rete, è certo. Ma chi vuole contenuti migliori li troverà. Oggi, invece, sulla tv pubblica e privata non trova niente di interessante. E&#8217; una sfida interessante: voi che ne pensate?</p>
<p class="MsoNormal">Sia chiaro: il mondo in cui viviamo lo hanno creato anche gli schermi. E gli schermi lo possono cambiare. Le grandi multinazionali che impongono modelli di sviluppo cosa sarebbero senza i milioni di schermi che per decenni hanno promosso i loro prodotti? Crescere, consumare, produrre. Per un certo periodo e&#8217; andata bene, ma ora le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p class="MsoNormal">La pubblicità, veicolata da milioni di monitor, ha contribuito a rendere fragile l&#8217;ambiente in cui tutti viviamo. Le aziende hanno una grande responsabilità, certo. Ma non sapevano guardare oltre. Ci sono case automobilistiche che per anni hanno pubblicizzato auto inquinanti, ed ora si convertono all&#8217;ambiente per vendere veicoli a emissioni zero. Potevano pensarci prima? Eppure, ancora oggi, commissionano spot di auto che sfrecciano sui mari, sulle colline, tra i monti innevati, ben sapendo che chi le compra le usa in città. Dovrebbero invece realizzare spot di auto elettriche, solari, che si muovono in città senza emissione e senza rumore.</p>
<p class="MsoNormal">Questo significa guardare lontano. Ecco: bisogna cambiare modello di pensiero, partendo dal basso. Bisogna produrre contenuti sani, ecologici, e ora la Net Tv lo permette. La generazione del Terzo Schermo, a mio avviso, può determinare in Italia il cambiamento: i giovani devono studiare la tecnica televisiva (libri alla mano ragazzi!) per produrre (con pochi soldi) contenuti più interessanti. Lo chiamano citizen journalism (giornalismo partecipativo) o informazione dal basso. Video di pochi minuti, montaggio ben fatto, un tema interessante che fa riflettere.</p>
<p class="MsoNormal">I primi esperimenti di web tv, nel mondo e in Italia, sono nati dall&#8217;impegno dei giovani. Prendete l&#8217;esempio di Max Haot di <a href="http://www.mogulus.com/">Mogulus.com</a> Oppure i ragazzi di <a href="http://www.streamit.it/">Streamit.it</a>. O Tommaso Tessarolo che porta in Italia <a href="http://current.com/">Current Tv</a>. Sono tutti giovani. E scelgono la &#8220;free Net-Tv&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal">Gli italiani che non guardano più la tv tradizionale sono in forte aumento. Sono stanchi, perché hanno poca scelta. Girano canale e trovano sempre gli stessi format: canzoni, lacrime e risse. Sempre le stesse facce. Il Moige (movimento italiano genitori) ha denunciato innumerevoli volte i programmi diseducativi, infarciti di modelli effimeri e litigiosi, che i giovani subiscono. E&#8217; materiale avariato. Roba che non aiuta a pensare.</p>
<p class="MsoNormal">L&#8217;Italia è stanca dell’inquinamento televisivo, che poi e&#8217; inquinamento mentale. A sostegno di questa tesi ci sono ricerche serie, come quella di 60 psicoterapeuti che hanno analizzato i contenuti della tv italiana: sono arrivati alla conclusione che e&#8217; ansiogena, diseducativa, stressante. Capite? Un tv malata genera persone malate. E in agguato c&#8217;è anche il rischio videodipendenza, cioé vivere passivamente incollati a uno schermo.</p>
<p class="MsoNormal">Il guru della pubblicita&#8217; Kevin Roberts (Saatchi &amp; Saatchi) parla di Screen Age (era degli schermi) e afferma:</p>
<p class="MsoNormal">I lovemarks si possono trovare ovunque, ma nell&#8217;epoca dell&#8217;attraction economy due sono i luoghi che contano: sullo schermo e in negozio. Nel XXI secolo il numero di schermi nelle nostre vite continua a crescere: cellulari, computer, cartelloni pubblicitari digitali e televisori ovunque. In questo mondo di schermi i consumatori si possono collegare subito on line o dal cellulare e interagire coi prodotti cui sono interessati.&#8221;</p>
<p class="MsoNormal">Bene. Se allora dobbiamo vivere nel mondo degli schermi, allora veicoliamo contenuti sani, culturali, ecologici, spirituali, riflessivi, che mostrano il lato bello del mondo. Chiediamo a gran voce in Italia una web tv che tenga conto dell&#8217;ecologia dell&#8217;informazione. L&#8217;Italia ha un ruolo importante: dopo anni di tv mediocre imposta dall&#8217;alto dalle logiche politiche e di potere lobbista, ora possiamo cambiare. Il movimento per l&#8217;Informazione dal basso è fatta di gente che ci mette la faccia. Attraverso Internet afferma: vogliamo una nuova tv.</p>
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		<title>Una ricerca mostra che il blogging ha un valore terapeutico a livello neurologico, immunitario e psicologico</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 16:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[Scientific American riporta uno studio della rivista Oncologist sui pazienti affetti da cancro. I pazienti che si sono impegnati nella scrittura espressiva appena prima della cure si sono sentiti notevolmente meglio, mentalmente e fisicamente, a confronto di altri pazienti. Gli scienziati affermano che la ragione della diffusione della blogosfera potrebbe essere la necessità di automedicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sciam.com/article.cfm?id=the-healthy-type " target="_blank">Scientific American</a> riporta uno studio della rivista Oncologist sui pazienti affetti da cancro. I pazienti che si sono impegnati nella scrittura espressiva appena prima della cure si sono sentiti notevolmente meglio, mentalmente e fisicamente, a confronto di altri pazienti.</p>
<p>Gli scienziati affermano che la ragione della diffusione della blogosfera potrebbe essere la necessità di automedicazione e si sono ripromessi di iniziare nuovi studi per capire le basi neurologiche implicate. L&#8217;atto di scrivere attiva una serie di reazioni neurologiche che sono perlopiù ancora sconosciute nei loro meccanismi. Il blogging quindi può dare spazio all&#8217;espressione della propria psiche nel rivelare le nostre interiorità ed a migliorare il nostro benessere psicosomatico, in particolare in queste condizioni di sofferenza che coinvolgono l&#8217;intera persona.</p>
<p>Che la riflessione e l&#8217;autoconsapevolezza nella scrittura siano atti che coinvolgono l&#8217;intera persona è noto ai contemplativi di ogni epoca.</p>
<p>Scrivere della propria vita interiore è un processo che ha effetto su tutti i nostri livelli perchè l&#8217;atto di riflessione profonda in sè richiede la partecipazione di tutta la persona, non è solamente un atto mentale. Chiama in causa la mente, le emozioni, le sensazioni, le visioni interiori.</p>
<p>Questi atti di interiorità, affinchè vadano in profondità, necessitano tipicamente di uno spazio interiore di silenzio e di vuoto che difficilmente possiamo avere mentre siamo connessi ad Internet. Non c&#8217;è bisogno di andare in una caverna di montagna a meditare, ma le distrazioni in Rete sono innumerevoli.</p>
<p>Riporto (di nuovo) qui una classica citazione di James Hillman, da <em>100 anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio</em>, scritto all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 quando Internet era presente solo in qualche università.</p>
<blockquote><p>Tutta quell&#8217;immensa industria dell&#8217;ipercomunicazione, del telefono portatile e del telefono cellulare, delle segreterie telefoniche, dei fax, dei cercapersone, dei modem, dei sistemi per selezionare le risposte, dei registratori attivati dalla voce, tutti quei gusci d&#8217;ostrica colorati, quei dispositivi a gettone ricoperti di plastica, che trasformano il cittadino in un professionista dell&#8217;informazione rapida in contatto con chiunque e dovunque &#8211; &#8220;sono accessibile dunque esisto&#8221; &#8211; non pongono fine, e insisto sul non, alla mia solitudine, ma anzi la intensificano. Se per esistere devo essere collegato alla rete, allora quando sono per conto mio sono fuori del circuito, fuori della comunicazione, un silenzio, un vuoto: niente. Non posso essere raggiunto. Se esistere vuol dire essere raggiungibile, allora per esistere devo rimanere collegato alla rete. Risultato: la sindrome del nostro tempo, la comunicomania.</p></blockquote>
<blockquote><p>Quando mi metto seduto a scrivere, sono uscito dal circuito. Non sono più nello schema dell&#8217;assuefazione, sono semplicemente lì, in questa gelida notte senza luna, da solo &#8211; ma non mi sento solo. C&#8217;è silenzio; appena il leggero rumore del pennino o il ronzio della macchina. Non sono sparpagliato qua e là per la rete; non sono in collegamento, ma in raccoglimento.</p></blockquote>
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		<title>Milioni di MP3 e la “Mia Personalità” mancante</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 06:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e spirito]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente, in un convegno Italiano sulla musica in Rete, un ragazzo disse al relatore “Possiamo scaricare le discografie complete di qualsiasi artista, ma il problema è: Che cosa ci piace?” In questa domanda è riassunto tutto il percorso della società dei consumi che offre innumerevoli scelte ma non conferisce gli strumenti per crearsi una propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/magritte-2-men.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-946" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="magritte-2-men" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/06/magritte-2-men.jpg" alt="magritte-2-men" width="180" height="143" /></a>Recentemente, in un convegno Italiano sulla musica in Rete, un ragazzo disse al relatore “Possiamo scaricare le discografie complete di qualsiasi artista, ma il problema è: Che cosa ci piace?”</p>
<p>In questa domanda è riassunto tutto il percorso della società dei consumi che offre innumerevoli scelte ma non conferisce gli strumenti per crearsi una propria solida identità. Una delle cause di questo disagio di fronte alla scelta, è quasi “tecnica”: Barry Schwartz è l’autore di <em>The Paradox of Choice: Why More Is Less</em> (<em>Il paradosso della scelta: perché di più è di meno</em>). Egli afferma che la grande varietà di scelte presente nelle società ricche crea paralisi invece che liberazione.</p>
<p>Le persone preferiscono non decidere piuttosto che affrontare delle scelte complicate. Le decisioni, una volta prese, producono meno soddisfazione poiché le persone hanno più motivi per pentirsi delle decisioni prese. Inoltre crea aspettative irrealistiche e rimproveri verso se stessi quando i risultati non sono perfetti. Infine, l’esplosione di scelte può divenire un contributo rilevante nell’avvio di una depressione.</p>
<p>Un eccesso di informazioni, come avviene nelle società attuali, va a scapito della conoscenza e della riflessione, atti di interiorità che “fanno anima” e che richiedono di fermarsi e rimanere per un certo periodo all’interno di spazi più lenti e vuoti. Venire sommersi da un grande numero di opzioni e di confronto tra caratteristiche ci mantiene ad un livello informativo superficiale, senza mai addentrarci nella vera realtà della scelta, che potremo conoscere veramente una volta fatto il salto esperienziale, che si tratti dell’acquisto di un gadget, di una destinazione di un viaggio o dell’incontro con un persona che ci attrae.</p>
<p>Ma il fattore più importante trovo che sia legato alla psicologia della costruzione della personalità. Quando compiamo una scelta guidata dalle logiche di mercato, in quel momento ci illudiamo che “siamo veramente noi stessi”, che decidiamo della nostra vita e siamo consapevoli delle nostre preferenze come persone autonome “che sanno ciò che vogliono”.</p>
<p>Le scelte e le personalizzazioni che l’industria ci offre simula la creazione di una propria identità. Quando scegliamo tra cinque, venti o addirittura centinaia di opzioni, ci sentiamo su un terreno che crediamo di padroneggiare. Ci sentiamo per un attimo come persone originali, ma la nostra particolarità si regge su perni predeterminati da qualcun altro. Mi ricorda una scena dei Blues Brothers quando entrarono nel locale dove avrebbero dovuto suonare e chiesero: “Di solito che tipo di musica fate qui? Oh, di entrambi i tipi. Facciamo country *e* western”. Continua su <a href="http://www.indranet.org/millions-of-mp3s-and-the-missing-%e2%80%9cmy-personality%e2%80%9d/" target="_blank">Indranet</a>.</p>
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		<title>Senza potersi fermare &#8211; Le radici della dipendenza a produrre</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 23:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo iniziato a scrivere questo breve saggio sulle motivazioni interiori che stanno alla base della dipendenza a produrre due anni fa. Il problema ambientale era già conclamato ma ancora non si avvertiva la crisi delle fonti energetiche che ci accompagnerà per lungo tempo. Mi sono interrogato sulle radici psichiche e sui condizionamenti alla base della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/masaccio-adam-and-eve-expelled-from-paradise.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-931" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="masaccio-adam-and-eve-expelled-from-paradise" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/masaccio-adam-and-eve-expelled-from-paradise.jpg" alt="masaccio-adam-and-eve-expelled-from-paradise" width="120" height="318" /></a>Avevo iniziato a scrivere questo breve saggio sulle motivazioni interiori che stanno alla base della dipendenza a produrre due anni fa. Il problema ambientale era già conclamato ma ancora non si avvertiva la crisi delle fonti energetiche che ci accompagnerà per lungo tempo.</p>
<p class="MsoNormal">Mi sono interrogato sulle radici psichiche e sui condizionamenti alla base della dipendenza a produrre in occidente, poi esportata in tutto il pianeta.</p>
<p class="MsoNormal">Le origini della dipendenza a produrre e della conseguente devastazione del pianeta risalgono all&#8217;interpretazione dei messaggi diffusi dalle religioni, in particolare della tradizione giudaico-cristiana.</p>
<p class="MsoNormal">Il cristianesimo ha propagato i messaggi concernenti il peccato originale e all&#8217;impossibilità di raggiungere il divino in forma umana. Questi e altri messaggi hanno prodotto dei doppi vincoli psichici, dei corti circuiti.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/senza-potersi-fermare.pdf"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-200" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="senza-potersi-fermare" src="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/senza-potersi-fermare.jpg" alt="senza potersi fermare" width="250" height="367" /></a>L&#8217;unica via d&#8217;uscita per l&#8217;essere umano era rimasta quella di riscattarsi ricreando il paradiso in terra, tramite azioni &#8220;virtuose&#8221; e dominando la natura a questo scopo, autorizzati dalla Bibbia stessa a utilizzare la natura per i fini umani.</p>
<p class="MsoNormal">I messaggi della religione avevano un senso originario come strumenti per la ricerca spirituale, ma tali messaggi sono stati interpretati sul piano dell’ego nei modi che questo poteva.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Poiché l’articolo è piuttosto lungo, l’ho impaginato in forma di e-book gratuito che si può scaricare facendo clic sulla copertina.</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Tele-conferenze sul giudice interiore</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 00:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Seminari e training]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza]]></category>
		<category><![CDATA[essenza]]></category>
		<category><![CDATA[giudice interiore]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Italo Cillo, insegnante di meditazione e direttore di www.Miglioriamo.it, il sito che si occupa di &#8220;salute, prosperità e saggezza&#8221;, organizza delle tele-conferenze sui temi legati ai percorsi di autoconoscenza e spirituali. Martedì 6 Maggio, alle ore 21, Avikal terrà una tele-conferenza in diretta aperta a tutti. Avikal si è formato sul lavoro dell’essenza e tiene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/buddha-teaching.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-910" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="buddha-teaching" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/buddha-teaching.jpg" alt="buddha-teaching" width="168" height="114" /></a>Italo Cillo, insegnante di meditazione e direttore di <a href="http://www.miglioriamo.it" target="_blank">www.Miglioriamo.it</a>, il sito che si occupa di &#8220;salute, prosperità e saggezza&#8221;, organizza delle tele-conferenze sui temi legati ai percorsi di autoconoscenza e spirituali.</p>
<p class="MsoNormal">Martedì 6 Maggio, alle ore 21, <a href="http://www.integralbeing.com/" target="_blank">Avikal</a> terrà una <a href="http://www.miglioriamo.it/welcome_avikal.htm" target="_blank">tele-conferenza</a> in diretta aperta a tutti. Avikal si è formato sul lavoro dell’essenza e tiene seminari sulla consapevolezza e la liberazione dal giudice interiore.</p>
<p class="MsoNormal">Queste tele-conferenze sono uno dei primi esperimenti in Italia per la trasmissione di conoscenze nella direzione della crescita del potenziale umano.<span id="more-909"></span></p>
<p class="MsoNormal">Riporto dall’invito di Italo Cillo ed Avikal:</p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Nel corso di circa 70 minuti, approfondirò alcuni aspetti importanti del nostro rapporto con quella struttura che chiamiamo Il Giudice Interiore.</p>
<p>PER ME sarà un&#8217;occasione per incontrare tanti amici che seguono il mio lavoro, in ogni parte d&#8217;Italia, e di condividere alcune nuove idee e spunti di riflessione.</p>
<p>PER TE sarà un&#8217;occasione di incontrare me e tanti altri amici interessati allo sviluppo personale e spirituale, nella nuova &#8220;sala conferenze virtuale&#8221; che ci attende per l&#8217;occasione.</p>
<p>PER TUTTI NOI, sarà un&#8217;occasione per approfondire la nostra conoscenza reciproca, partecipando a una vera e propria conferenza dal vivo&#8230; senza muoverci da casa <span><!--[if gte vml 1]><v:shapetype  id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t"  path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> <v:stroke joinstyle="miter" /> <v:formulas> <v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0" /> <v:f eqn="sum @0 1 0" /> <v:f eqn="sum 0 0 @1" /> <v:f eqn="prod @2 1 2" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @0 0 1" /> <v:f eqn="prod @6 1 2" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth" /> <v:f eqn="sum @8 21600 0" /> <v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight" /> <v:f eqn="sum @10 21600 0" /> </v:formulas> <v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect" /> <o:lock v:ext="edit" aspectratio="t" /> </v:shapetype><v:shape id="Immagine_x0020_6" o:spid="_x0000_i1025" type="#_x0000_t75"  alt=":-)" style='width:12pt;height:12pt;visibility:visible;mso-wrap-style:square'> <v:imagedata src="file:///C:\Users\Ivo\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image001.png" mce_src="file:///C:\Users\Ivo\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image001.png"   o:title="-)" /> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><img src="file:///C:/Users/Ivo/AppData/Local/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image002.gif" alt=":-)" width="16" height="16" /><!--[endif]--></span></p>
<p>La conferenza non è video, ma audio; nella &#8220;sala conferenze&#8221; si potrà interagire attraverso una comoda chat, grazie alla quale si potranno porre domande in diretta.</p>
<p>La tele-conferenza è organizzata da Italo Cillo, Direttore di <a href="http://www.miglioriamo.it" target="_blank">www.Miglioriamo.it</a>, il sito che si occupa di &#8220;salute, prosperità e saggezza&#8221;.</p>
<p>La partecipazione alla tele-conferenza e il collegamento audio sono completamente gratuiti: occorre solo un PC connesso a Internet (funziona bene anche senza ADSL), dotato di casse acustiche.</p>
<p>Registrandosi gratuitamente, si ricevono tutte le istruzioni per il collegamento, e si potrà porre una domanda (anche in modo anonimo) a cui io cercherò di rispondere durante la serata.</p>
<p>Per registrarsi gratuitamente all&#8217;evento,basta cliccare e seguire le semplici istruzioni a <a href="http://www.miglioriamo.it/welcome_avikal.htm" target="_blank">http://www.miglioriamo.it/welcome_avikal.htm</a></p></blockquote>
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		<title>Net TV</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 15:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[Al Gore]]></category>
		<category><![CDATA[Current]]></category>
		<category><![CDATA[Net Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Web TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Si stanno aprendo e sviluppando diverse iniziative sulla web o net television. Current TV, iniziata da Al Gore, aprirà a breve in Italia. Enzo Di Frenna sta inaugurando vogliamolawebtv.it dove scrive &#8220;il mondo in cui viviamo lo hanno creato gli schermi e gli schermi lo possono cambiare.&#8221;. Nonsoloanima.tv è online da poco e progetta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/tv-rotta.jpg" title="TV rotta"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/tv-rotta.jpg" style="width: 150px; height: 121px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="TV rotta" align="left" height="121" hspace="6" width="150" /></a>Si stanno aprendo e sviluppando diverse iniziative sulla web o net television. <a href="http://current.com/" target="_blank">Current TV</a>, iniziata da Al Gore, aprirà a breve in Italia. <a href="http://www.enzodifrennablog.it/dblog/" target="_blank">Enzo Di Frenna</a> sta inaugurando <a href="http://www.vogliamolawebtv.it/default.asp?built=IT100" target="_blank">vogliamolawebtv.it</a> dove scrive &#8220;il mondo in cui viviamo lo hanno creato gli schermi e gli schermi lo possono cambiare.&#8221;. <a href="http://www.nonsoloanima.tv/">Nonsoloanima.tv</a> è online da poco e progetta di dare una grande attenzione al video.</p>
<p>Questi progetti sono tutti orientati verso la diffusione di contenuti più evoluti rispetto a ciò che viene presentato dalle televisioni tradizionali. Inoltre, le grande novità è che il materiale viene prodotto dal basso, analogamente a come è avvenuto per i blog prevalentemente nella forma della parole.</p>
<p>Un comunicato stampa della <a href="http://www.comscore.com/press/release.asp?press=2190" target="_blank">comScore, Inc.</a> di due giorni fa dice che il numero di video online visti negli USA si è incrementato del 66% rispetto ad un anno fa. Gli utenti statunitensi hanno visto più di 10 miliardi di video online durante il mese di Febbraio. Circa 135 milioni di utenti Internet hanno trascorso una media di 204 minuti a persona in febbraio nella visione. Sempre in Febbraio, l&#8217;utente medio aveva visto una media di 75 video. La media di durata di ogni video quindi era di 2,7 minuti.</p>
<p>204 minuti al mese (poco più di tre ore) è ancora poco rispetto al consumo televisivo medio, pur rappresentando un forte incremento.</p>
<p>Personalmente ritengo che tutt&#8217;ora le parole siano più efficaci delle immagini in movimento per veicolare contenuti profondi. Scrissi un articolo su <a href="http://www.indranet.org/words-and-silences/">Indranet</a> a proposito della funzione delle parole (oramai cito me stesso, il mio ego non ha limiti :-) :</p>
<blockquote><p>Le parole sono il medium fondamentale della coscienza individuale, lo strumento di connessione con la nostra vita interiore. Le immagini, statiche o in movimento, e i suoni, possono essere interiorizzati o tradotti tramite una verbalizzazione interiore. Le parole sono i mattoni su cui si costruisce la nostra consapevolezza.</p></blockquote>
<p>La mia può essere l&#8217;opinione di chi non ha il canale visuale come prioritario. Dò comunque il benvenuto alle iniziative di Web TV evoluta, trovo che di questi tempi siano delle iniziative importanti per uscire dall&#8217;ipnosi della televisione generalista. Tuttavia non posso fare a meno di chiedermi:</p>
<p>Quando avremo milioni di visitatori di Web TV in Italia, il potere delle televisioni verrà ridimensionato come affermano alcuni? Oppure anche la Web TV verrà presa in mano dai media tradizionali? Dato che per produrre video di qualità decente si richiedono attrezzature e conoscenza tecniche, ci si perderà nei dettagli tecnici e negli effetti speciali perdendo di vista i contenuti? Poi, quanto dei video autoprodotti saranno nella direzione del banale intrattenimento e scimmiotteranno i programmi televisivi?</p>
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		<title>La natura della consapevolezza, intervista a Oliver Sacks</title>
		<link>http://www.innernet.it/la-natura-della-consapevolezza-intervista-a-oliver-sacks/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 00:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Wertenbaker</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Einstein]]></category>
		<category><![CDATA[neurobiologia]]></category>
		<category><![CDATA[neurologia]]></category>
		<category><![CDATA[Oliver Sacks]]></category>
		<category><![CDATA[Robin Williams]]></category>

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		<description><![CDATA[Oliver Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina Albert Einstein, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri e nel film Risvegli. Sono andato a trovarlo per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza. Sono andato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/oliver_sacks.jpg" title="oliver_sacks.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/oliver_sacks.jpg" alt="oliver_sacks.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Oliver Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina Albert Einstein, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri e nel film Risvegli. Sono andato a trovarlo per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza.</p>
<p>Sono andato a trovare il mio collega Oliver Sacks a casa sua, a City Island nel Bronx, per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza. Il dr. Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina <em>Albert Einstein</em>, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri: <em>L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Emicrania, Risvegli, Zio Tungsteno, Un antropologo su Marte, Vedere voci, Su una gamba sola, L&#8217;isola dei senza colore e l&#8217;isola delle Cicadine.</em></p>
<p>Di Risvegli è stato girato un film, con Robin Williams nelle vesti del dr. Sacks, ma i suoi libri hanno ispirato anche molte recite teatrali, tra cui <em>A Kind of Alaska</em> di Harold Pinter e <em>The Man Who</em> di Peter Brook, oltre a un’opera lirica.<span id="more-736"></span></p>
<p>La piccola casa del dr. Sacks è piena di libri; una volta egli l’ha descritta come “una macchina per lavorare”. Le sue opere attingono alla dottrina di molti campi; in particolare, egli è attratto dall’antica letteratura neurologica, piena di descrizioni dettagliate e umanistiche di pazienti affetti da malattie del cervello. Tra i molti interessi del dr. Sacks vi sono la botanica e il nuoto: egli trova ispirazione e rilassamento in frequenti visite ai Giardini botanici del Bronx e nel nuoto intorno a City Island.<br />
Christian Wertenbaker: Come definiresti la consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh Dio! Non c’è tempo per riscaldarsi! Ciò attraverso cui una persona osserva le proprie emozioni e processi mentali ed elabora il senso dell’io… Un io storico, sociale e personale. Come Gerald Edelman (nota 1), vorrei distinguere tra una consapevolezza primaria e una di ordine più elevato: la prima è soprattutto percettiva, mentre la seconda è una nozione concettuale del proprio io.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ritieni che gli animali possiedono la consapevolezza percettiva, o nemmeno quella?</p>
<p>Oliver Sacks: Penso che gli animali possono creare scene, costruire scene che sono in grado di percepire e dotare di senso e coerenza; non stanno meramente reagendo a semplici stimoli. Considero la creazione di scene la caratteristica fondamentale di una consapevolezza primaria.</p>
<p>Christian Wertenbaker: E che cosa distingue l’altra consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: In parte, la consapevolezza della morte, che nessun animale possiede. In parte, la capacità di ricordare o vedere la propria vita come un tutto; la capacità di immaginare altre prospettive o altri stati mentali; di pensare ipoteticamente o teoricamente, di affrancarsi dal qui e ora.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Alcune persone distinguerebbero tra la consapevolezza del mondo e la consapevolezza di essere consapevoli. Pensi che la consapevolezza del proprio io sia una caratteristica che solo noi umani possediamo, e che sia una componente necessaria della nostra consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: L<em>’autoconsapevolezza</em> è una componente determinante. Gli animali non arrossiscono. Forse non sono molto consapevoli di essere osservati… Ma, detto ciò, credo che gli animali possono avere anche questo: la nozione di essere nel campo visuale di un’altra creatura è molto primitiva.</p>
<p>Tuttavia, non sono sicuro di essere in grado di parlare della consapevolezza. Recentemente sono usciti tantissimi libri sull’argomento, ce n’è stata un’alluvione. Ovviamente, questo è il punto in cui la neurobiologia, la psicologia e la filosofia convergono.</p>
<p>Christian Wertenbaker: E forse anche la fisica. Per un certo periodo, è sembrato che i fisici fossero più interessati alla consapevolezza dei neuroscienziati.</p>
<p>Oliver Sacks: È plausibile. Ma non mi vanno molto a genio le nozioni di consapevolezza quantica ecc., nella misura in cui scavalcano la biologia e in qualche modo la ritengono irrilevante. In realtà, la consapevolezza si è sviluppata nei sistemi nervosi di un tipo e una complessità particolari, grazie all’evoluzione e alle esperienze individuali, e mi sembra che tutto ciò non va scavalcato. Non sto affermando che per principio la consapevolezza non può esistere, eventualmente, in qualcosa fatto di silicio piuttosto che di unità di carbonio, come dicono a <em>Star Trek</em> (risata). Ma sono scettico delle teorie della consapevolezza che non si basano su una profonda conoscenza dell’anatomia, della fisiologia e del comportamento del sistema nervoso, oltre che della sua embriologia e della sua evoluzione.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Cosa pensi delle idee di Roger Penrose, in particolare della sua tesi principale secondo cui la consapevolezza è fondamentalmente non-algoritmica, e che quindi una macchina non può mai essere consapevole?</p>
<p>Oliver Sacks: Egli è chiaramente un genio, nel suo campo. Ma passare dalla natura non-algoritmica del pensiero (e sono d’accordo che processi mentali “più elevati” non sono algoritmici) a una teoria meccanico-quantistica della consapevolezza, mi sembra un salto gratuito e non necessario, oltre che improduttivo. Penso che le teorie della consapevolezza possono svilupparsi naturalmente e senza discontinuità dalle esistenti leggi fisiche e fisiologiche. Quanto alla questione se una macchina può essere consapevole, dipende dalla nostra definizione di <em>macchina</em>. Sono sempre esistite metafore meccaniche della percezione o della consapevolezza, dal “mulino” di Leibniz nel diciassettesimo secolo, alla comunicazione telefonica nel ventesimo secolo, fino al computer di adesso. Ma penso che se vogliamo definire <em>macchina</em> il cervello, dobbiamo immaginare una “macchina” di tipo molto più avanzato di tutto ciò che siamo in grado di produrre, oltre che basata su principi diversi. Credo che l’evoluzione, l’emersione, l’apprendimento e l’adattamento si costruiscono nel cervello, e non sono sicuro che esistono degli equivalenti meccanici.</p>
<p>Nel 1948, quando ero un adolescente, vidi la tartaruga di Grey Walter, che era un robot programmato per rispondere in modo particolare a determinati stimoli. Non riesco a immaginare che una cosa del genere possa essere consapevole. D’altra parte, ritengo che alcuni dei manufatti di Edelman rivelano un certo apprendimento e categorizzazione percettivi, e potrebbero, in linea di principio, diventare consapevoli.</p>
<p>Mi interessano i miti del golem, che in un certo senso vertono sulla questione se una macchina può avere la consapevolezza o la coscienza, e se sì, di che tipo. Il primo golem fu creato da un rabbino praghese nel dodicesimo secolo, ed era progettato per essere un famulo, o servitore domestico. Fatto interessante, i golem erano muti; non avevano li linguaggio. Poi, alcuni di loro persero la testa e uccisero i padroni. Gershom Scholem ha scritto un saggio interessante, chiamato <em>The Two Golems</em>, in cui paragona il golem medievale a un computer (stava parlando alla presentazione di un nuovo, grande computer a Rehovot).</p>
<p>Nemmeno i più potenti supercomputer mi hanno mai dato la sensazione di essere consapevoli, mentre il contrario avviene con un cane. Di certo, in alcuni cervelli e meccanismi mentali di livello inferiore esistono forme di calcolo (o di algoritmi, se è per questo). La percezione della profondità, per esempio, può essere spiegabile con un tipo relativamente semplice di algoritmo ripetuto. E la “costruzione” del colore, nella corteccia prestriata, sebbene in forma semplificata, è stata calcolata. Ma il modo in cui una persona crea scene e significati, assegnando valori alle cose, è essenzialmente esperienziale e individuale, a differenza di tutto ciò che è svolto dalle macchine. La conclusione è questa, suppongo: ammetto il calcolo e la meccanica a molti livelli, ma non a quelli più elevati.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Tutto ciò ruota fondamentalmente intorno alla domanda: cosa fa di noi degli esseri consapevoli, al contrario di tutte le altre cose che sembrano non esserlo (certamente non nello stesso modo nostro), anche se sono in grado di fare molto di ciò che facciamo noi? Qual è la caratteristica principale che ci distingue?</p>
<p>Oliver Sacks: Un organismo, e soprattutto un organismo umano, deve creare un mondo, oltretutto reagendo a specifici stimoli. Un cane vive nel mondo di un cane, un pipistrello in quello di un pipistrello. Le esperienze conducono a un mondo, e allo stesso tempo sono definite da esso. Henry James una volta disse che le avventure accadono solo a coloro che sono in grado di raccontarle. Quindi, per una mente creatrice di avventure, queste ultime accadono; il mondo, in realtà, consiste in larga misura di avventure. Creiamo uno spazio interiore in cui possiamo muoverci in modo relativamente facile con l’immaginazione e il sentimento. Esiste una notevole libertà di azione… Anche se, quando si è depressi, si perde tale libera volontà e si ha la sensazione che nessuno la possieda. Esiste un bel passaggio, nelle <em>Meditazioni di Cartesio</em>, in cui egli guarda fuori dalla finestra e, vedendo le persone sotto di lui, afferma: “Sembra che esse abbiano volontà e libertà di scelta, ma come posso sapere se non sono ingegnosi burattini o parti del meccanismo di un orologio?”. La volontà è essenziale per definire un organismo e la consapevolezza.</p>
<p>Christian Wertenbaker: In precedenza hai accennato al fatto che la capacità di immaginare la posizione – il mondo – degli altri, è parte integrante della consapevolezza di cui siamo capaci. Adesso stai dicendo che quando siamo depressi, perdiamo la percezione sia della nostra libertà che di quella degli altri. È un fatto interessante.</p>
<p>Oliver Sacks: Ricordo una collega che una volta mi disse che, quando era depressa, pensava che gli altri si muovessero come robot, e che era molto difficile immaginare cosa li motivasse. In modo simile, quando sono depresso, la poesia non riesce a commuovermi; non sono in grado di entrare in essa ed essa non è in grado di entrare in me. Vedo una sorta di superficie tessellata di parole della quale posso forse apprezzare l’abilità prosodica, ma che mi lascia freddo. Questo può succedere anche con le persone affette da autismo. La mia amica Temple Grandin, una donna autistica, è molto musicale, anche se in realtà non ha alcun senso della musica. Ma possiede un’elevata intelligenza musicale. Quando è andata a un concerto di Bach – le Invenzioni a due e tre voci – il suo principale commento è stato che avrebbe desiderato ci fossero state anche invenzioni a quattro e cinque voci! La musica non l’ha toccata minimamente, anche se l’ha giudicata molto ingegnosa.</p>
<p>Volontà. Libertà di azione. Movimento. Penso che nello stile motorio di ognuno vi siano emotività e individualità. La festinazione parkinsoniana sembra meccanica e robotica, priva di stile e musicalità. È come se “esso” camminasse, mentre il soggetto del camminare dovrebbe essere “io”. Una volta ho avuto come paziente un’ex insegnante di musica, descritta in<em> Risvegli</em>, che diceva di essere stata “demusicalizzata” dal morbo di Parkinson, ma che poteva essere “rimusicalizzata”. Penso che stiamo parlando, in parte, di “io” e di “esso”.</p>
<p>Christian Wertenbaker: “Rimusicalizzata” come?</p>
<p>Oliver Sacks: In risposta alla musica stessa. Con la musica lei era in grado di danzare o camminare con grazia e oscillando le braccia, oltre che in modo autonomo e con un senso dell’io. Invece di essere un oggetto agitato dalla festinazione, camminava naturalmente. Forse è necessario usare un temine come <em>identità</em>. La festinazione parkinsoniana non ha identità; è anonima, senza stile.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma la persona continua ad agire?</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, ma i gesti sono un’importante espressione della propria identità. Questa è una delle ragioni per cui ho provato una sensazione strana e imbarazzante quando, per girare <em>Risvegli</em>, Robin Williams si è appropriato di molti dei miei gesti (risata).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Questo fatto di entrare nei panni di un altro, in relazione alla consapevolezza, ha molto a che fare con la coscienza. In alcune lingue, per esempio nel francese, i due concetti sono resi dalla stessa parola.</p>
<p>Oliver Sacks: Sì… Un esempio interessante è Phineas Gage, un famoso paziente che ebbe una spaventosa lesione cerebrale verso il 1840. Prima che i suoi lobi frontali venissero accidentalmente tagliati in due da un piede di porco, egli veniva considerato una persona attenta, premurosa, prudente e lungimirante. Dopo il danno cerebrale, divenne incauto, imprudente, sconsiderato, privo di scrupoli e stupido, sebbene l’intelligenza formale – le facoltà cognitive formali come il linguaggio e così via – rimasero intatte. Era come se non fosse più in grado di vedere alcune conseguenze delle sue azioni, o immaginare come gli altri potevano vederle. Per cui, nel suo caso si ebbe un collasso di entrambi gli aspetti della consapevolezza: quello intellettuale, e quella che si potrebbe definire la consapevolezza morale, o coscienza.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Si tratta di un’incapacità a concettualizzare o è qualcosa di più sottile? Voglio dire: se gli fosse stato chiesto cosa sarebbe successo facendo questo o quello, egli probabilmente avrebbe potuto rispondere, ma…</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, esattamente. Di questo fatto parla spesso Antonio Damasio (nota 2): i pazienti del lobo frontale articolato sono in grado di dire perfettamente, forse, ciò che dovrebbero sentire.</p>
<p>Nella prima guerra mondiale ci fu un giudice che subì una grave lesione al lobo frontale: essa lo rendeva incapace di provare emozioni, ma non colpiva le sue facoltà intellettuali. Si sarebbe potuto pensare che ciò avrebbe fatto di lui un giudice migliore, invece egli abbandonò il seggio, dicendo che poiché non era più in grado di comprendere o immaginare i motivi degli altri, non si riteneva adatto a quel lavoro. Un intuito raro.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi ricorda l’intuito che la tua amica autistica, Temple Grandin, sembra avere in relazione al proprio funzionamento.</p>
<p>Oliver Sacks: Certamente lei sa intellettualmente che le mancano alcune forme di consapevolezza. A scuola aveva la sensazione che le altre persone comunicassero tra loro mediante un linguaggio complesso, verbale e no, fatto di segni segreti, cenni e allusioni, che lei ignorava e non riusciva a comprendere. Esisteva l’intuizione intellettuale, ma era inutile… Anche se la portò a “esplorare” la mente e gli scopi degli uomini, diventando, nelle sue parole, “un’antropologa su Marte”.</p>
<p>La coscienza è solo un’interiorizzazione della disciplina dei genitori e delle sanzioni sociali, o esiste qualcosa che trascende tutto ciò, un senso del bene e del male? Io credo che esiste una forma trascendente di coscienza, che non ha nulla a che fare con ricompense e punizioni.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Questa coscienza è qualcosa che si impara o è innata?</p>
<p>Oliver Sacks: Wittgenstein usava il termine <em>decenza</em>, cioè se si era esseri umani decenti. Non vedo come si può dire se una cosa come questa è appresa o innata, perché la gente, a parte i ragazzi-lupo e cose simili, subisce sin dall’inizio l’influenza del mondo della cultura. È difficile parlare della “natura umana” in quanto tale, perché siamo sempre sotto l’influenza della cultura. Questa è una delle ragioni per cui i ragazzi-lupo sono così affascinanti: per questa idea secondo cui potremmo vedere in essi la natura umana allo stato primitivo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Il sistema visivo è chiaramente sia innato che acquisito: si nasce con un sistema connettivo innato che è massicciamente modificabile dalle esperienze, e che non si svilupperà adeguatamente se non verrà esposto a queste ultime.</p>
<p>Oliver Sacks: Giusto. Direi che allo stesso modo può esistere una sorta di primitivo sistema connettivo morale all’interno dei lobi frontali, e tra questi e il sistema limbico ecc., lo sviluppo del quale può dipendere da complesse esperienze sociali e morali. La cosiddetta <em>empatia</em> è innata o acquisita?</p>
<p>Quando guido, sono affascinato dal comportamento sconsiderato, impulsivo, egoista, violento o criminale di certi guidatori. Questo mi fa sorgere il desiderio di conoscere più da vicino il loro tipo morale, così spesso li raggiungo per vedere la loro fisionomia morale, la posa, l’espressione dei volti.</p>
<p>Sono ossessionato dalla nozione delle bugie, o delle non-verità – mie o di qualcun altro – incluse quelle cose inconsapevoli che sono quasi automatiche. Nel mio lavoro, trovo che talvolta sono necessarie varie riscritture per raggiungere una sorta di correttezza morale e di equilibrio intellettuale. A proposito delle bugie, ho conosciuto una famiglia in California, proveniente dal Messico rurale, di raccoglitori stagionali di carciofi, in cui cinque dei bambini erano congenitamente sordi e non conoscevano alcun linguaggio. Non avevano mai incontrato altre persone, né erano andati a scuola. Non avevano nessun vero linguaggio gestuale, solo una sorta di lingua dei segni “fatta in casa”, con pochissimi elementi. Comunicavano tra loro, con la famiglia e forse con alcuni vicini, ma il loro non era un vero linguaggio. E i due più giovani, un ragazzo e una ragazza adolescenti, adesso stanno imparando il linguaggio gestuale americano. La ragione per cui parlo di questo è che la ragazza, che ora ha quindici anni, è diventata ossessionata dall’idea delle bugie. Ha la sensazione che lei o gli altri possano mentire, come se l’acquisizione del linguaggio avesse portato con sé il concetto di bugia.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Interessante. Si può vedere subito che per comprendere l’idea di bugia devi conoscere il linguaggio, ma…</p>
<p>Oliver Sacks: Hughlings Jackons parla del fatto che le persone afasiche, ovvero persone che hanno perso il linguaggio a causa di un danno cerebrale, non possono fare proposizioni, non sono in grado di pensare a se stesse. Possiedono solo un linguaggio emotivo, fatto di esclamazioni.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Come quel tuo paziente artista che, avendo perso la visione dei colori, non riusciva più nemmeno a immaginare questi ultimi, anche se intellettualmente sapeva tutto su di essi.</p>
<p>Cambiando argomento: pensi che esistono livelli intermedi di consapevolezza, oltre al sonno e la veglia?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh sì. Ci sono dei momenti in cui si è più sensibili, in cui il proprio intuito è più vasto e profondo. Uno dei poteri dell’arte è rendere più grande e profonda, in modi diversi, la consapevolezza di una persona, che si tratti di consapevolezza estetica, morale o mistica. Questa è una funzione anche della scienza e della filosofia: favorire forme di consapevolezza intellettuale più ampie e profonde. Una persona ha degli stati d’animo, o degli umori, nei quali la consapevolezza sembra espandersi e farsi più comprensiva, accogliente, generosa, sensibile e anche particolareggiata, mentre in altre occasioni sembra restringersi. L’educazione andrebbe considerata come educazione della consapevolezza, e non solo come l’insegnamento delle varie professioni.</p>
<p>Esistono molte forme di consapevolezza. Per esempio, leggendo Simone Weil, avverto una straordinaria consapevolezza mistica e religiosa. Anche se non è alla mia portata e non rientra nei miei gusti preferiti, riesco ad avere un’intuizione dello spazio in cui si trova lei.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Quando si sperimentano questo allargamento e questa “consapevolezza particolareggiata”, non siamo nello stesso campo di cui sta parlando Simone Weil?</p>
<p>Oliver Sacks: Forse. Esistono le esaltazioni. Come diceva Flaubert? “Anche la mente ha le sue erezioni”. William James pensava che le droghe, compreso l’alcool, erano mistagogiche, e certamente l’espressione “espansione di consapevolezza” era molto in voga negli anni sessanta. Anche la perdita e il dolore possono espandere la consapevolezza. Ho scritto la maggior parte di <em>Risvegli </em>subito dopo la morte di mia madre. Tutti i tipi di esperienza possono espandere la consapevolezza, e forse in questo c’è un elemento mistico.</p>
<p>Alla fine del mio libro <em>L&#8217;isola dei senza colore</em>, descrivo una passeggiata nella foresta in cui la percezione dell’antidiluviano, di prospettive immense del tempo, sembrava portarmi da un orizzonte egoico meschino, pressante e ordinario, a qualcosa di più spazioso e trascendentale… Un sentimento di amicizia con la terra, la sensazione di essere quasi coevo del mondo. È molto interessante muoversi tra piante, rocce, animali e isole molto più antichi dell’uomo.</p>
<p>Circa tre mesi fa c’è stata un’eclissi totale di luna. E io, che normalmente sono troppo timido per parlare in strada con la gente, sono uscito di corsa con il binocolo e un piccolo telescopio, dicendo: «Guardate, guardate!». Sono addirittura intervenuto in una discussione che si stava svolgendo nel parcheggio sotto casa mia, tra una donna e il custode, dicendo: «Fermatevi, voi due! Fermatevi per un minuto, e guardate il cielo! È una vista meravigliosa che non vedrete mai più. Date un’occhiata e poi, se proprio non potete farne a meno, ricominciate a discutere». Sono stati così colti di sorpresa che si sono messi a guardare – avevo dato loro il binocolo e il cannocchiale – e penso che abbiano provato un istante di meraviglia, di stupore e di una sorta di sensazione trascendentale. Poi mi hanno restituito le cose e sono tornati a discutere <em>(risata).</em></p>
<p>La musica, in particolare la musica religiosa vocale, come Bach, talvolta mi trasporta in sfere e stati di consapevolezza altrimenti inaccessibili. Mi sono sentito sopraffatto quando ho ascoltato la <em>Passione secondo S. Matteo </em>di Jonathan Miller, l’altra domenica. Jonathan Miller è un mio vecchio amico, e come me è un ebreo ateo. Tuttavia, questo ebreo ateo ha elaborato una visione affascinante e profondamente commovente della <em>Passione</em>.</p>
<p>Il discorso è simile per le arti visive. Dopo aver visto Vermeer ed essermene saturato, posso rimanerne così influenzato da vedere la luce, le ombre e le pose umane in modo del tutto nuovo.</p>
<p>Quando stavo in Sudafrica, ho incontrato un mio quasi omonimo, un uomo chiamato Albie Sachs (poi abbiamo scoperto che i nostri nonni venivano dalla stessa regione della Lituania). Egli è un grande amico di Nelson Mandela, e come lui ha vissuto moltissime esperienze: quando cercarono di assassinarlo, ha perso un braccio. Ma, come Mandela, egli è completamente privo di amarezza o risentimento. La sua presenza mi incuteva timore reverenziale. Avevo la sensazione di trovarmi di fronte un genio morale, un essere straordinario, con una consapevolezza… una coscienza morale trascendente ed espansa. E semplicemente camminando con lui, penso di avere assorbito qualcosa, così come quando, passeggiando con una persona molto sensibile e poetica, si comincia a condividerne la visione per un po’. E forse qualcosa resta anche dopo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Anche passeggiare con una persona che non conosce il luogo in cui stiamo camminando può aiutare a sperimentare quel luogo come fosse nuovo.</p>
<p>Oliver Sacks: Assolutamente. Ogni contatto umano ha il potenziale di cambiare la consapevolezza, perché ci si imbatte in una concezione e una costruzione del mondo diverse dalla propria.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Sei davvero ateo?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh, non lo so.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi ricordo la tua espressione “comprendere il primo compositore”, che è bellissima.</p>
<p>Oliver Sacks: In realtà, credo che fosse una citazione di Sir Thomas Browne. Essa si trova in <em>The Twins</em> [in <em>L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello</em>]. E ci sono molti contenuti mistici e religiosi anche nel libro della gamba (<em>Su una gamba sola</em>). Ma non riesco più a vedermi in alcuni di quegli stati mentali. Non ne sento il bisogno, e non vedo più spazio per un “protettore”, un Padre Celeste o qualsiasi cosa non abbia a che fare con la scienza. Non scorgo “Disegni” o “Scopi”. D’altra parte sento, per parafrasare Darwin, che esiste una sorta di grandiosità nella visione dell’evoluzione. Ma non è il tipo di grandiosità che può essere emotivamente soddisfacente o che può fare su una persona lo stesso effetto, per dire, degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, con la loro raffigurazione di un cosmo ruotante intorno all’uomo e un paradiso dal quale qualcuno guarda in basso verso di te, prestandoti attenzione. Non riesco a immaginare nessuna divinità personificata.</p>
<p>Christian Wertenbaker: L’idea di un Dio che guarda in basso verso di te è chiaramente non-atea, ma è anche possibile considerarsi più piccoli di una cellula, dal punto di vista dell’attenzione ricevuta, e continuare a percepire l’esistenza di una sorta di scopo.</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, in un certo senso si contribuisce alla storia dell’universo… Ma, detto questo, mi accorgo che parole come paradiso e inferno, benedizione e maledizione, preghiera e ringraziamento, sono spesso sulle mie labbra. Sul mio comodino tengo una Bibbia e un dizionario. Non posso dire di leggere la Bibba come se fosse letteratura, o perché mi piace il linguaggio della versione di Re Giacomo, anche se è così. Forse è un po’ come Vermeer o Bach: trovare un accesso almeno indiretto a un altro mondo o a molti altri mondi. Penso che occorre avere un atteggiamento di gratitudine per il fatto di essere vivi, e che bisogna sentirsi benedetti o privilegiati per essere qui, avere il pieno possesso delle proprie facoltà mentali e godere di discreta salute. Non sono sicuro del nome da dare a questo sentimento. Non si tratta solo di un sentimento morale. Spesso voglio dire grazie, ma a chi? Per cosa? Mi piace lavorare in un’atmosfera religiosa: tutti i mercoledì lavoro al mattino in un ospedale ebraico, e al pomeriggio in una casa cattolica.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Nel pensiero medico dell’India, la mente viene considerata un altro organo di senso. Tu stai descrivendo un rapporto con il mondo che richiede la mente, perché essa può conoscere il significato di ciò che vedo; ma allo stesso tempo tale rapporto richiede qualcosa di più, perché la mente da sola non conduce a quel tipo di sentimento.</p>
<p>Oliver Sacks: Quando mi sento bene, ho la sensazione di essere un germoglio che sta sbocciando: questa sensazione, questa immagine biologica, per me, è l’immagine della consapevolezza e della coscienza. Non è assolutamente un’immagine meccanica. Winnicott sentiva che all’interno di ognuno c’era qualcosa di simile, che lui paragonava a un tulipano: un’identità unica e autonoma, inaccessibile alla consapevolezza, protetta da interventi o interferenze nei modi più comuni, e pensava che uno dei compiti della psicoanalisi fosse mantenere il terreno sgombro da tali interferenze. Credo che una delle ragioni per cui mi piacciono le piante sia la sensazione della loro persistenza in ciò che sono, senza essere – per così dire – spugne delle influenze sociali o altro.</p>
<p>Prendo la maggior parte delle mie metafore dal mondo biologico, e un numero sorprendente da quello vegetale. La gente direbbe subito: “Beh, siamo animali”, usando quindi metafore animali, ma penso che la nozione vegetale di un germoglio in fioritura sia un buon simbolo per la consapevolezza. Sono più sensibile al mondo nella natura che a quello della cultura e degli uomini. Che si tratti delle stelle, della foresta o di immersioni subacquee nelle barriere coralline, sento che queste cose espandono la consapevolezza.</p>
<p>Nota 1. Il dr. Edelman, direttore dell’Istituto di neuroscienze e presidente del Dipartimento di neurobiologia allo <em>Scripps Research Institute</em>, ha scritto molti libri sulle basi neurali della consapevolezza. Nella sua concezione viene messa in particolare rilievo la natura biologica ed evolutiva del cervello e della mente umani. Egli ha anche creato molte macchine computerizzate che simulano alcuni aspetti dell’attività mentale umana.</p>
<p>Nota 2. Il dr. Damasio, professore e presidente del Dipartimento di neurologia nella facoltà di Medicina dell’Università dello Iowa, è universalmente considerato uno dei più importanti studiosi degli effetti dei danni cerebrali sull’attività mentale. Il suo libro del 1994, L&#8217;errore di Cartesio, sottolinea il ruolo dell’emozione nella cognizione e razionalità umane. Inoltre, esso contiene una descrizione dettagliata del caso di Phineas Gage, che fu importantissimo per comprendere la funzione dei lobi frontali nell’uomo.</p>
<p>Il dr. Christian Wertenbaker è professore clinico aggiunto di neurologia e oftalmologia alla facoltà di Medicina<em> Albert Einstein</em>, e un redattore capo della rivista “Parabola”.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845908283">Oliver Sacks. Su una gamba sola. Adelphi. 1991. ISBN: 8845908283</a></p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845907538">Oliver Sacks. Vedere voci. Adelphi. 1999. ISBN: 8845907538</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845916855">Oliver Sacks. Zio Tungsteno. Ricordi di un&#8217;infanzia chimica. Adelphi. 2002. ISBN: 8845916855</a></p>
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<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>Eckhart Tolle e Oprah Winfrey salvano Internet</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 05:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il titolo &#8220;Oprah salverà Internet?&#8221;, <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/is_oprah_going_to_save_the_int.php" target="_blank">ReadWriteWeb </a>scrive che la serie di colloqui con Eckhart Tolle di Oprah Winfrey sono in testa alla classifica dei podcasting di iTunes. Le prime due settimane ci sono state mezzo milione di persone che guardavano simultaneamente, più che un raddoppio rispetto al precedente record di <em>Live Earth</em>.</p>
<p>L&#8217;articolo segnala come novità storica il fatto che venga utilizzata una combinazione di tecnologie quali podcasting, Skype e Silverlight (ma altri dicono venga usato Flash e MovePlayer) e che questo successo potrebbe dare avvio alla diffusione delle tecnologie paragonandolo al New York Times che aveva contribuito alla popolarità dei feed RSS.</p>
<p>Ma la vera novità a mio parere è sui contenuti. Mezzo milione di persone simultaneamente hanno ascoltato le parole di un saggio illuminato. Un grande <em>satsang </em>attraverso la rete. Un gradino dall&#8217;elaborazione delle informazioni verso l&#8217;era della consapevolezza che intravedeva Peter Russell nel <a href="http://www.urraonline.com/libri/9788873036449/parte/brani" target="_blank">Risveglio della mente globale</a>.</p>
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