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	<title>Innernet &#187; Ambiente</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>I mercati finanziari e l&#8217;ego collettivo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 15:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[I mercati finanziari hanno collegato tutto a tutto il resto. Economia, finanza, materie prime, fonti energetiche, politica, conflitti, ambiente sono diventati completamente interdipendenti. Mimine variazioni in uno degli elementi possono creare terremoti in settori che a prima vista potrebbero sembrare distanti. In qualche modo la finanza ha creato un ego planetario. La finanza ha accentrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/11/dali-geopoliticus-child-watching-the-birth-of-the-new-man.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1065" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="dali-geopoliticus-child-watching-the-birth-of-the-new-man" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/11/dali-geopoliticus-child-watching-the-birth-of-the-new-man.jpg" alt="" width="240" height="211" /></a></p>
<p>I mercati finanziari hanno collegato tutto a tutto il resto. Economia, finanza, materie prime, fonti energetiche, politica, conflitti, ambiente sono diventati completamente interdipendenti. Mimine variazioni in uno degli elementi possono creare terremoti in settori che a prima vista potrebbero sembrare distanti.</p>
<p>In qualche modo la finanza ha creato un ego planetario. La finanza ha accentrato su di sé la direzione e i destini del pianeta. Ma, come l&#8217;ego di una persona, questo è avvenuto non tramite la costruzione di solide basi umane supportate dalle qualità essenziali quali la consapevolezza, la compassione o la ricerca del vero. E&#8217;, come ogni ego, un pallone gonfiato.</p>
<p>L&#8217;ego finanziario ha costruito la famosa “bolla”, una ricchezza irreale basata fondamentalmente sul niente e sull&#8217;inganno narcisistico. Ha fatto credere che vi sia qualcosa di reale quando c&#8217;era solamente una speculazione. Il termine speculazione si adatta perfettamente ai suoi due significati, uno di pensiero astratto che si astrae, che si separa dalla realtà e l&#8217;altro di manovra mercantile tendente al lucro.</p>
<p>La speculazione è fondamentalmente un atto mentale non connesso con la realtà. Questo atto mentale crea però una pseudo realtà condivisa da tutti in una sorta di allucinazione collettiva, analogamente all&#8217;ego individuale che crea una stretta rete di pensieri che supportano il singolo individuo nel credere “io sono così e cosà, credo a queste cose, mi piace questo ma non quello”.</p>
<p>E&#8217; sorprendente vedere come tutto il pianeta si stia dando da fare per “salvare” il mercato finanziario. Le interdipendenze sono diventate talmente strette che anche le nazioni storicamente ostili al sistema occidentale non si augurano certo la fine del “sistema”. I paesi produttori di petrolio, Iran e Venezuela compresi, tremano alla prospettiva di una recessione che diminiusca il prezzo e il consumo di petrolio, la Cina e la Russia sono atterriti nel vedere il mercato occidentale contrarsi e  nella diminuzione delle proprie esportazioni.</p>
<p>A livello individuale, ognuno ha qualcosa da perdere nella crisi finanziaria; chi ha denaro ed investimenti li vede erodere, chi non ne ha vede comunque avvicinarsi lo spettro della disoccupazione e dell&#8217;inflazione che limita il potere d&#8217;acquisto. Imprenditori ed operai sono accomunati dalla stessa paura. Anche chi avrebbe da perdere solamente le proprie catena trema all&#8217;idea di una crisi globale. E a ragione in quanto storicamente le crisi sono sempre state più dure nei confronti di chi ha meno possibilità.</p>
<p>Nessuno vuole che questo grande ego illusorio collettivo si frantumi, i meccanismi di difesa dell&#8217;ego, sia a livello individuale che collettivo sono enormi. La morte dell&#8217;ego è liberatoria ma allo stesso tempo terrorizzante. L&#8217;ego in sé non si arrenderà mai.</p>
<p>Ma la realtà è che questa grande bolla collettiva si sta frantumando per implosione e ne stiamo vedendo gli effetti in termini patologici, che in questa fase sembrano di tipo maniaco-depressiva. Gli indici delle borse, delle materie prime, del petrolio e della altre fonti di energia vanno su e giù come mai è avvenuto.</p>
<p>Continua su <a href="http://www.indranet.org/financial-markets-as-a-collective-ego/" target="_self">Indranet</a>.</p>
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		<title>O paese do sole spento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 01:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il petrolio ad oltre 130 dollari al barile l&#8217;annuncio di Scajola sulla costruzione di centrali nucleari entro cinque anni è stata una buona mossa mediatica. Peccato che la realtà non potrà supportare le sue parole. Comunque da qui ai prossimi cinque anni si troverà qualcuno a cui dare la colpa. Ora, tralasciando il fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/nuclear-plant-260.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-934" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="nuclear-plant-260" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/nuclear-plant-260.jpg" alt="nuclear-plant" width="260" height="177" /></a>Con il petrolio ad oltre 130 dollari al barile l&#8217;annuncio di Scajola sulla costruzione di centrali nucleari entro cinque anni è stata una buona mossa mediatica. Peccato che la realtà non potrà supportare le sue parole. Comunque da qui ai prossimi cinque anni si troverà qualcuno a cui dare la colpa.</p>
<p>Ora, tralasciando il fatto che l&#8217;energia nucleare dà solamente il 6,5% del fabbisogno energetico mondiale, che si ridurrà del 4,5% nel 2030 secondo la IEA (International Energy Agency), che pare che l&#8217;uranio finirà anche prima del petrolio, che le centrali nucleari a torio non si fanno certo tra cinque anni ma neanche tra quindici, che non esiste comunque nessun tipo di nucleare pulito, che i costi di costruzione e di gestione di un impianto sono sempre più elevati e che la maggior parte dei paesi non costruisce più centrali nucleari da decenni e non sanno neanche come fare per disfarsi delle scorie di quelle esistenti.</p>
<p>Tralasciamo il fatto che approvvigionarsi di materie prime per le centrali nucleari ci renderà altrettanto dipendenti dall&#8217;estero quanto lo siamo ora con il petrolio e il gas e che una centrale nucleare necessita anche di una quantità d&#8217;acqua mostruosa, altra risorsa che andrebbe preservata.</p>
<p>Tralasciamo anche che non sarà facile convincere la popolazione ad avere una centrale vicino a casa, e tralasciamo che il costo delle fonti di energia rinnovabili scendono di anno in anno e che non crerebbero né rischi per la sicurezza né opposizioni popolari. Anzi.</p>
<p>Tralasciamo pure il fatto che quotidianamente vi sono degli sviluppi tecnologici interessantissimi nel settore delle energie alternative, l&#8217;ultima delle quali che mi è capitato di leggere parla di produzione di <a href="http://www.treehugger.com/files/2008/05/algae-biodiesel-biofuels-green-star-micronutrients.php" target="_blank">biocarburanti utilizzando le alghe</a>, che raddoppiano la loro massa in sole quattro ore e si nutrono di CO2 rilasciando ossigeno, pulendo quindi nel frattempo anche l&#8217;atmosfera.</p>
<p>Ancora una volta si privilegia la produzione di energia centralizzata, in mano a pochi, con commesse miliardarie che andranno ad alimentare i soliti giri industriali e politici, quando il costo per produrre energia locale e pulita è oramai competitivo con la produzione da fonti fossili. Ma l&#8217;autonomia energetica dei singoli e delle piccole comunità toglierebbe potere alla distribuzione centrale dell&#8217;energia e alle loro succose commesse.</p>
<p>Abbiamo perso un Rubbia quando ci parlava del solare termodinamico ed abbiamo perso un&#8217;importante occasione per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Rubbia è dovuto andare in Spagna a presentare il suo progetto, subito accettato e messo in pratica, ed ora insieme alla Germania, la Spagna è all&#8217;avanguardia nella produzione energetica del solare.</p>
<p>Mi auguro che si sviluppino diverse iniziative dal basso per l&#8217;autoproduzione di energia, come sta avvenendo ad esempio in Austria con l&#8217;autocostruzione di pannelli solari termici, <a href="http://www.autocostruzionesolare.it/" target="_blank">attiva anche in Italia</a>, seppur allo stato iniziale.  I gruppi di acquisto di materiale e la condivisione delle conoscenze tramite Internet potrebbero creare un mercato parallelo delle energie alternative che potrebbe arrivare all&#8217;autonomia energetica prima della costruzione delle centrali nucleari.</p>
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		<title>Elezioni: la scomparsa dei simboli</title>
		<link>http://www.innernet.it/elezioni-la-scomparsa-dei-simboli/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 10:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Fusi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Margherita. Arcobaleno. Fiamma (tricolore). Sole (che ride). Rosa (nel pugno). Rosa (bianca). Grilli. Falce e martello. Ulivo (a dir la verità quest&#8217;ultimo non è sparito, ma rimpicciolito). Dal nuovo Parlamento sono scomparsi quasi tutti i simboli della natura (e del lavoro). Quercia, edera e garofano erano scomparsi da tempo. Svaniti anche florilegi brevi e stagionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/elezioni1.jpg" title="elezioni1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/elezioni1.thumbnail.jpg" style="width: 115px; height: 128px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="elezioni1.jpg" align="left" height="128" hspace="6" width="115" /></a></p>
<p>Margherita. Arcobaleno. Fiamma (tricolore). Sole (che ride). Rosa (nel pugno). Rosa (bianca). Grilli. Falce e martello. Ulivo (a dir la verità quest&#8217;ultimo non è sparito, ma rimpicciolito). Dal nuovo Parlamento sono scomparsi quasi tutti i simboli della natura (e del lavoro). Quercia, edera e garofano erano scomparsi da tempo. Svaniti anche florilegi brevi e stagionali di qualche tempo fa:  asinelli e coccinelle.</p>
<p>Le ultime elezioni nazionali italiane si possono esaminare anche da un punto di vista non politico, ma dei simboli. Che sono importanti chiavi di comprensione di ciò che ci muove. Quali simboli sono restati nel luogo che dovrebbe rappresentare gli italiani e il loro volere, il Parlamento?</p>
<p>Simboli veri e propri, solo tre: un guerriero medievale con lo spadone levato, uno scudo crociato e due gabbiani, l&#8217;uno che vola verso destra, l&#8217;altro verso sinistra. Il ramoscello d&#8217;ulivo, dicevamo, è diventato un bonsai, inglobato da un logo che ha i colori della bandiera italiana e il cognome del candidato. Poi c&#8217;è il simbolo del vincitore, che è un semplice logo, anch&#8217;esso con tanto di nome del candidato presidente. E basta.</p>
<p>Insomma, visto che i simboli sono un potente mezzo per esprimere e muovere l&#8217;immaginario, ai nostri occhi di meditatori adusi a ragionare sui simboli e utilizzarli nelle nostre riflessioni come traccia di ciò che risuona negli animi ne risulterebbe che:<span id="more-891"></span></p>
<p>- siamo un paese in guerra</p>
<p>- siamo un paese di mare e cielo</p>
<p>- qui non si lavora; si svolazza, si combatte o si sceglie il capo</p>
<p>- siamo un popolo libero</p>
<p>- ci si vorrebbe muovere per la bandiera, ma senza entusiasmo (visti i risultati del partito neonato che s&#8217;è dipinto di tricolore).</p>
<p>Al di là dunque dei risultati politici, senza entrare nel merito, e restando all&#8217;ambito simbolico, sembra che gli italiani non abbiano più:</p>
<p>- varietà, biodiversità</p>
<p>- entusiasmo e fede</p>
<p>- volontà e capacità di identificarsi con le forze naturali</p>
<p>- volontà di lavorare e di occuparsi della dignità del lavoro.</p>
<p>Quello che invece resta:</p>
<p>- voglia di chiudersi e difendersi, con elmo, cotta, spada e scudo</p>
<p>- voglia di evadere, magari guardando i gabbiani dalle rive dei nostri mari</p>
<p>- voglia di seguire un capo.</p>
<p><em>Per l&#8217;ecologia della mente, è come fosse passata una ruspa semplificatrice.</em> Non un buon segno. Certo, all&#8217;estero ci sono buoni esempi di democrazie che funzionano con due, tre partiti al massimo.</p>
<p>Ma quello che si legge nell&#8217;impoverimento dei simboli va al di là di tali pur corretti ragionamenti. Sembra che la fonte di ispirazione di un paese noto per la sua varietà e immaginazione si sia improvvisamente prosciugata. Del resto, io che sono da sempre attento all&#8217;ambiente, all&#8217;ecologia e alla qualità del vivere, che non corrisponde con il trionfo della patria e dell&#8217;economia, mi sento un poco straniero in Italia. Come trenta anni fa, quando ad occuparsene erano quattro gatti, nessuno in parlamento. Non che mi avessero entusiasmato gli sbarchi parlamentari e ministeriali dei verdi o degli alternativi d&#8217;altri colori, ma ora siamo di nuovo a sentir parlare di centrali nucleari, ponti sugli stretti, Grandi Opere, grattacieli, Alte velocità e quant&#8217;altro.</p>
<p>Le faranno queste cose, simboli di un modo di vedere il mondo tanto più arcaico quanto più s&#8217;illude di essere moderno? Ne abbiamo davvero bisogno? Non avremmo bisogno piuttosto di imparare ad usare le onde, il vento, l&#8217;energia della terra e del sole, come fanno perfino in Danimarca, dove hanno meno sole che nel nostro Mediterraneo? Chi li potrebbe fermare, questi personaggi che delirano di crescita? Che dopo le Elezioni vogliono fare le grandi Erezioni (magari per l&#8217;età che comincia ormai avanzare, le sognano anche di notte)? Mah, l&#8217;Italia è il paese dell&#8217;Alta Improbabilità, altro che alta velocità.</p>
<p>Però sono certo che con questa nuova situazione politica saranno da sudare, di nuovo, e ancora di più forse, anche le minime cose che servono a rendere la vita degna di essere vissuta: acqua, aria, terra pulite.</p>
<p>Un esempio, visto che sto a Milano: l&#8217;Expo a Milano dedicato all&#8217;ambiente, all&#8217;energia, a nutrire il mondo. È il segno che siamo ancora nel mondo dell&#8217;apparire, del fare affari, del costruire, dell&#8217;iperuranio delle idee che in terra diventano solo occasioni di esibizione, non sostanza: in realtà in questa città non si respira, non c&#8217;è verde, non si trova casa, non c&#8217;è modo di guadagnarsi la vita in modo decente, c&#8217;è molta gente, impiegati e pensionati, che ravana nelle cassette della frutta e verdura buttata via al mercato per poter mangiare.</p>
<p>Di verde in Italia restano le camicie di un movimento che è la reazione uguale e contraria alla globalizzazione: chiusura e paura; sentimenti che hanno un loro senso, e bisogna accettarlo e comprenderlo, ma se questi sentimenti si fermano lì, restano un&#8217;occasione persa. Non si trasformano in positivo, in un&#8217;occasione, come può avvenire per ogni problema. Ritrovare il genius loci, lo spirito del luogo in cui si vive e si affondano le radici, e con esso un&#8217;identità, non dovrebbe essere il contrario dell&#8217;aprirsi, ma il suo complementare.</p>
<p>Ma evidentemente c&#8217;era bisogno di questo, perché una sinistra ancora mezza-mezza, catto-comunista, con spruzzate miste uguali e contrarie di ultraconservatori papisti e radicali, rispettabile nei suoi sforzi quanto disorientata, aprisse un poco gli occhi. E perché tanti leaderini che hanno costruito le loro carriere su necessità reali del paese, ecologia, uguaglianza, diritti, lavoro; o che hanno coltivato la nostalgia per tempi in cui non c&#8217;era bisogno di pensare perché pensava a tutto una persona sola, venissero infine riportati alle loro dimensioni originarie.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, visto che siamo un paese difficilmente governabile se non da un Capo con la maiuscola, per via della nostra educazione quasi nulla all&#8217;autostima e all&#8217;indipendenza dello spirito, è emerso quello che più di metà del paese cerca sempre quando ha paura: qualcuno che sappia convincere con furbizia e sfrontatezza, in piazza o in televisione, che siamo un popolo capace di tutto, basta che crediamo in Lui.</p>
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		<title>Il West degli Stati Uniti si riscalda più velocemente del resto del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 19:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Toshan Ivo Quartiroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La Natural Resourced Defense Council ha documentato in una relazione dettagliata che le temperature nel West degli Stati Uniti aumentano molto più velocemente che nel resto del mondo. Dal 2000 in poi vi sono stati $2.7 miliardi di raccolti persi a causa della siccità. Il bacino del fiume Colorado è alle prese con una siccità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/03/drought-california-135.jpg" title="drought california"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/03/drought-california-135.jpg" style="width: 135px; height: 90px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="drought california" align="left" height="90" hspace="6" width="135" /></a>La <a href="http://www.nrdc.org/globalWarming/west/contents.asp" target="_blank">Natural Resourced Defense Council</a> ha documentato in una relazione dettagliata che le temperature nel West degli Stati Uniti aumentano molto più velocemente che nel resto del mondo. Dal 2000 in poi vi sono stati $2.7 miliardi di raccolti persi a causa della siccità. Il bacino del fiume Colorado è alle prese con una siccità da record. Altri danni sono causati da ulteriori effetti devastanti sulla fauna e sul turismo invernale.</p>
<p>Sembra quasi che la terra se la prenda in modo particolare proprio con chi l&#8217;ha trattata in modo peggiore. E&#8217; risaputo che l&#8217;impronta ecologica di un nordamericano supera di gran lunga quella di qualsiasi altro cittadino del mondo.</p>
<p>Il problema vero è che gli Stati Uniti sono il granaio del mondo. I raccolti persi sono un problema economico per gli Stati Uniti ma un problema di sopravvivenza per le numerose nazioni che acquistano i loro cereali. Aggiungiamo a questa già compromessa situazione che una significativa percentuale delle semine statunitensi sono ora dedicate alla produzione di biocarburanti invece che di cibo, struttando ulteriormente le risorse idriche della terra e in altri luoghi anche deforestando (in particolare in Brasile) per fare posto alle nuove redditizie colture.</p>
<p>Mai come ora la relazione tra il pieno del serbatoio (che venga dai pozzi petroliferi generanti anidride carbonica o dai biocarburanti che sfruttano le ultime risorse della terra) e la sopravvivenza dell&#8217;umanità è stata così evidente. Mi chiedo se sia giusta la libertà di coltivare ciò che si vuole seguendo solamente i propri interessi. Senza dover abolire la società di mercato, data la sempre più stretta interdipendenza del tutto, la scelta tra il produrre cibo o carburanti a mio parere non dovrebbe però essere una scelta individuale.</p>
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