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	<title>Innernet &#187; Redazione Innernet</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Il samsara è irreale</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 08:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[Dzogchen]]></category>
		<category><![CDATA[Merigar]]></category>
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		<description><![CDATA[In occasione dei 30 anni di Merigar, Il primo nucleo della Comunità internazionale Dzogchen, fondato nel 1981 dal professore tibetano Namkhai Norbu,presentiamo questo insegnamento di Norbu. Il samsara è irreale Da un Insegnamento del Maestro Namkhai Norbu, dato il 10 novembre 2004 al centro dzogchen Tashigar del Norte (http://www.tashigarnorte.org/), Isola Margarita, Venezuela Una delle pratiche più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dei 30 anni di Merigar, <em>Il primo nucleo della Comunità internazionale Dzogchen, fondato nel 1981 dal professore tibetano Namkhai Norbu,presentiamo questo insegnamento di Norbu.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
Il samsara è irreale</strong></p>
<p><em>Da un Insegnamento del Maestro Namkhai Norbu, dato il 10 novembre 2004 al centro dzogchen Tashigar del Norte (<a href="http://www.tashigarnorte.org/">http://www.tashigarnorte.org/</a>), Isola Margarita, Venezuela</em></p>
<p>Una delle pratiche più importanti è essere consapevoli, essere presenti e quindi integrare corpo, voce e mente nello stato naturale. Inoltre quando siete presenti si manifestano i segni in maniera concreta: non sentite che la vita è pesante. Vedete, alcuni sentono di avere sempre molti problemi e tensioni. Altri mantengono tensioni accumulate da molti anni. Poi vi aggiungono più tensioni e covano dentro una specie di rabbia. Ciò è molto negativo.</p>
<p>Dovete liberarvene. Liberarvi significa sapere qual è la vostra vera condizione. Viviamo nel samsara, e Buddha ha spiegato che il samsara è irreale. Ha detto che non esiste nulla di reale. Cammino, saggezza, realizzazione… Nulla è reale, lo dicono anche gli insegnamenti sutra. Sono cose che sappiamo a livello intellettuale, ma non in pratica. E se non sappiamo che cosa significano praticamente, tutta la nostra conoscenza intellettuale non ci aiuta.<span id="more-1411"></span></p>
<p><strong>Diminuire le tensioni</strong></p>
<p>Per questa ragione nello Dzogchen abbiamo un tipo di pratica molto potente. Non si applica recitando mantra o visualizzando divinità, ma facendo qualcosa di molto semplice. Per esempio vi svegliate una mattina e immediatamente pensate: “Oh, sto sognando di svegliarmi!. Nel senso reale vi siete svegliati in quel momento; poi vi alzate e vi vestite pensando: “Sto sognando di vestirmi. Adesso sto sognando di farmi un caffè, di fare una doccia, sto sognando di andare in ufficio. Sto sognando di incontrare della gente”. Ricordate sempre di restare nel sogno fino alla sera. Poi sognate di andare a letto e dopo una pratica di Guru Yoga (nota 1) vi addormentate. Se riuscite ad avere questa presenza continuamente e a non distrarvi mai, dopo due o tre giorni osservate come diminuiscono le vostre tensioni. Lo potete davvero notare perché le tensioni sono il nostro problema. Non rendendocene conto, manteniamo tante tensioni anche quando non ce n’è motivo: considerandole importanti, sviluppiamo tensione.</p>
<p>Potete notarlo nelle discussioni: per esempio, si parla di qualcosa di insignificante come l’orzo o un altro tipo di cereale. Uno comincia a dire che quel cereale è molto buono per il fegato. Allora un altro sostiene che non è buono per il fegato, ma per qualcosa di diverso perché lo ha letto in un libro. Una terza persona dice che ha studiato queste cose per anni e sa tutto sull’argomento. Allora l’ego comincia ad affiorare e ognuno pensa che quello che sta dicendo è perfetto. La discussione continua per ore e certe volte si comincia anche a litigare. Questo è un esempio. Non vi è ragione per dare troppa importanza all’argomento della discussione, ma diventa importante perché il nostro ego è forte. Nessuno ritiene di non sapere, di non avere alcuna conoscenza. Tutti pensano di essere esperti di questo e quello. Questa è una manifestazione dell’ego ed è associata con le nostre tensioni.</p>
<p>Accumuliamo queste tensioni per anni ed anni. Naturalmente quando non le liberiamo, quando non osserviamo mai noi stessi, diventano sempre più forti e ci rendono molto nervosi. Anche parlando con gli altri diventiamo polemici e questa è la manifestazione delle tensioni.</p>
<p>Ma se siamo praticanti Dzogchen è necessario liberare le nostre tensioni, altrimenti non riceviamo molto beneficio dalla nostra pratica. E per liberarle, innanzi tutto non dobbiamo pensare che i colpevoli siano gli altri e che noi siamo innocenti. Se ci sono dei problemi, anche voi siete colpevoli, altrimenti non ne sareste coinvolti. Se sieti coinvolti con il problema, non potete essere del tutto innocenti. Ma non importa se siete innocenti o no. L’importante è che liberiate le vostre tensioni. Non potete liberare quelle degli altri. Se dite a qualcuno: “Oh, hai dei problemi, non stai osservando te stesso, sei un egoista”, di certo non lo renderete contento. Io sono un insegnante. Vi sto insegnando e sto cercando di farvi capire. Non sto dicendo che sono innocente e che non ho mai delle tensioni. Magari qualche volta ne ho anch’io. Ma anche se ne ho, non le seguo come una persona ordinaria. Noto di che tipo di tensione di tratta e ho la capacità di liberarla, così da non creare problemi.</p>
<p>Questo è ciò che vi insegno perché ognuno possa imparare e applicare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Iniziare con il numero uno</strong></p>
<p>Parliamo della pace nel mondo. Molti amano occuparsi di questo genere di cose e sostengono che si tratta di un argomento molto interessante. Certo, possiamo parlare di pace, è un bel nome: ma come, in quale modo? Questo è il punto. Per esempio, se ci sono due persone che hanno delle tensioni tra loro, come possono liberarsene e diventare buoni amici? Come possono risolvere la situazione? Non certo accusandosi l&#8217;un l&#8217;altro di essere il colpevole e nemmeno lasciando che una terza persona decida chi è colpevole e chi innocente.</p>
<p>Non è facile, entrambi hanno l&#8217;ego. Ma se ci osserviamo, possiamo capire che tipo di limitazioni abbiamo. Innanzi tutto dobbiamo liberare noi stessi, non importa se gli altri sono liberi o meno. Anche se parliamo della società, la società è fatta di molte persone, incluso me stesso. Io sono una delle persone che formano la società. Posso considerarmi il numero uno di questa società, perché inizia da me. Pensando così, se io sono il numero uno, poi ci sono il numero due, il numero tre quattro e così via. Se pensiamo in termini di numeri, ve ne sono milioni e milioni. Ma i numeri iniziano dall&#8217;uno, poi c&#8217;è il due, il tre, il cento, e così via. Se non esiste il numero uno, non può esistere il due. Questo è un esempio di società.</p>
<p>Se cambiamo, modifichiamo, liberiamo le nostre tensioni, almeno una persona sarà libera da questo tipo di problema nella nostra grande società. Altra gente potrà allora imparare, e lo stesso accadrà a due, tre, quattro persone, eccetera. Allora può veramente esserci la pace. Se io divento consapevole, vuol dire che so come rispettare la dimensione degli altri.</p>
<p><strong>Rispettare gli altri</strong></p>
<p>Vedete, nella nostra società il problema è la mancanza di rispetto degli uni verso gli altri. Se c’è una grande nazione, ce n’è sempre una piccola assoggettata. Quando c’è una grande nazione, vi sono anche molti gruppi etnici che ne fanno parte. In senso reale, ogni gruppo etnico ha il proprio linguaggio e la propria cultura, la propria dimensione.</p>
<p>Quindi, se hai rispetto, c’è anche la possibilità di vivere in pace e collaborazione. Se non hai rispetto allora, naturalmente, ci saranno dei problemi.</p>
<p>Per esempio, anche le piccole formiche qui a Margarita, quando non le rispettate, saltano sui vostri piedi e vi mordono. Non hanno una grande energia, ma possono mordere! Allo stesso modo, se non rispettate una persona, questa, anche se debole, farà di tutto contro di voi.</p>
<p>Quindi nel mondo abbiamo bisogno di pace, di un genere di evoluzione. Se non c’è evoluzione la pace non può esistere. L’evoluzione può esserci se sempre più persone diventano realmente consapevoli. Io credo moltissimo in questo. Vi parlerò di un esempio che mi riguarda.</p>
<p>Nel 1959 ero in India e agli inizi degli anni Sessanta sono arrivato in Italia con una piccola valigia, senza nessuna idea di insegnare, né c’erano studenti o persone interessate all’insegnamento Dzogchen. Avevo avuto solo l’idea di andare lì e di lavorare con un professore per qualche anno. Poi, in seguito, ho scoperto che alcune persone erano interessate all’insegnamento. Ho lavorato con loro e uno dei nostri primi ritiri fu a Subiaco, vicino Roma. Molte persone qui presenti lo erano anche a quel ritiro, dove vennero una trentina di persone. Questo per me fu il punto di partenza per dare un piccolo insegnamento Dzogchen.</p>
<p>Da allora gradualmente ho insegnato e la gente ha imparato sempre di più. Naturalmente, anche se le persone non sono diventate dei mahasiddha, hanno la conoscenza dello Dzogchen e di come osservare se stessi e stanno crescendo sempre di più. Per esempio oggi vi sono molte migliaia di persone che seguono il mio insegnamento. Quindi secondo la mia esperienza c’è la possibilità per le persone di svilupparsi.</p>
<p>Sviluppo non significa aumento della quantità di persone che seguono il mio insegnamento. Non sono interessato al numero degli studenti, ma al fatto che qualcuno di questi capisca ciò che sto davvero comunicando, perché può essere utile per il futuro, per preservare l’insegnamento e per gli esseri senzienti. Particolarmente per gli esseri umani, affinché abbiano meno tensioni e siano più consapevoli. Quindi realmente credo che ci sia una possibilità di sviluppo e di un certo tipo di evoluzione.</p>
<p><em> Nota 1: Pratica in cui si dimora nel proprio autentico stato, che è lo stato della mente del Maestro</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>15-18 LUGLIO: MONTE AMIATA IN FESTA PER I 30 ANNI DI MERIGAR</strong></p>
<p><em>Il primo nucleo della Comunità internazionale Dzogchen, fondato nel 1981 dal professore tibetano Namkhai Norbu, propone “La Gioia di Essere Qui”: quattro giorni di eventi culturali e spettacolari tra Arcidosso, Castel del Piano e Santa Fiora (GR)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Merigar, il primo nucleo della Comunità Internazionale Dzogchen, fondato dal professore tibetano Namkhai Norbu sulle pendici del Monte Amiata, celebra il suo Trentennale con “La Gioia di Essere Qui”, rassegna di iniziative spettacolari e culturali che si terranno tra il 15 e il 18 luglio prossimi tra Arcidosso, Castel del Piano e Santa Fiora (GR).</p>
<p>Namkhai Norbu è il più insigne studioso della storia prebuddista del Tibet e Maestro di Dzogchen, il vertice del Buddhismo, nonché tra i massimi esperti contemporanei di medicina tibetana. Su impulso del professor Norbu la Comunità Dzogchen è diventata una realtà mondiale, che conta altri sette Gar (i centri più grandi) e innumerevoli Ling (i centri minori) sparsi in tutto il pianeta. Nel suo alveo sono nati l’Istituto Shang Shung per la preservazione della cultura tibetana – tenuto a battesimo a Merigar, nel 1990, dal Dalai Lama – e ASIA, la Ong da oltre vent’anni impegnata in azioni di solidarietà in Tibet e in Oriente. Gli associati sono oltre 10.000, 2000 dei quali in Italia.</p>
<p>In questo contesto nasce “La Gioia di Essere Qui”, evento celebrativo del Trentennale.</p>
<p>Il programma prevede tre serate di spettacolo con artisti come Roberto Cacciapaglia, il Coro dei Minatori di Santa Fiora, il Circo Garuda di Praga, la concertista Daniela Manusardi; una nutrita serie di eventi culturali, tra cui mostre (da segnalare “Primo Centro” al Castello di Arcidosso, curata da Alessandra Bonomo, www.bonomogallery.com), proiezioni, mini-conferenze a tema; e poi pubbliche dimostrazioni di Yoga Tibetano e di Danza del Vajra, uno stand gastronomico di cucina internazionale guidato dalla celebre chef messicana Monica Patiño, un annullo filatelico creato per l’occasione.</p>
<p>“La Gioia di Essere Qui” avrà il suo prologo alle 19 del 14 luglio a Palazzo Nerucci di Castel del Piano con il reading di Giuseppe Cederna che segnerà l’apertura della mostra “Tibet. Art. Now.” organizzata da ASIA (www.asia-onlus.org). Venerdì 15 luglio inaugurazione del monumento “Alla Pace” – dono della Comunità Dzogchen alla cittadinanza di Arcidosso – alla presenza dell’assessore all’ambiente della Regione Toscana Annarita Bramerini, di Leonardo Marras, presidente della Provincia di Grosseto, e dei massimi rappresentanti delle istituzioni locali, tutte patrocinatrici dell’evento. Fino a domenica 17, poi, sarà un susseguirsi continuo di iniziative spettacolari e culturali. E lunedì 18 grande festa finale a Merigar, per chiudere in bellezza quello che si prefigura come uno dei principali appuntamenti dell’estate toscana.</p>
<p><em>Per ulteriori informazioni: </em></p>
<p><em>Edlin Paolone – Ufficio Comunicazione Merigar. Mobile: 338/9291527, <a href="mailto:edlin@libero.it">edlin@libero.it</a></em></p>
<p><em>Segreteria del Trentennale: Alessandra Policreti, </em><em>0564/966362</em><em> </em></p>
<p><em>Segreteria di Merigar: 0564/966837, email: <a href="mailto:office@dzogchen.it">office@dzogchen.it</a></em></p>
<p><a href="http://www.merigaranniversary.org/">www.merigaranniversary.org</a></p>
<p><a href="http://www.merigar30blog.com/">www.merigar30blog.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La via più semplice, estratto dal libro di Madhukar</title>
		<link>http://www.innernet.it/la-via-piu-semplice-estratto-dal-libro-di-madhukar/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 17:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>

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		<description><![CDATA[Ospite: A volte, durante la mia indagine, sento che devo usare questo “chi sono io?” come un mantra perché la mia mente è così forte che devo ripeterlo continuamente. Va bene o non dovrei indagare in questo modo? Madhukar: Va senz’altro bene, ma ciò ti può essere d’aiuto solo per un po’, poi scivolerai di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite: A volte, durante la mia indagine, sento che devo usare questo “chi sono io?” come un mantra perché la mia mente è così forte che devo ripeterlo continuamente. Va bene o non dovrei indagare in questo modo?</p>
<p>Madhukar: Va senz’altro bene, ma ciò ti può essere d’aiuto solo per un po’, poi scivolerai di nuovo nella mera ripetizione di un mantra – quel che numerosi guru consigliano di fare. Essi danno ai loro studenti un mantra da ripetere continuamente. Ciò crea un certo stato mentale, una certa armonia, ma questo stato non è il tuo vero Sé. È solo uno stato che viene e se ne andrà di nuovo. Se ti addormenti in qualsiasi tipo di stato, perdi la Verità, e per la Verità vieni al satsanga. Se tu dovessi rimanere in un certo stato per molti anni, potresti eventualmente scoprire, “Ancora non so chi sono. Ancora non so chi è.”</p>
<p>E allora avresti sprecato un sacco di tempo, e così l’indagine “chi sono io?” non è intesa a rimpiazzare pensieri spiacevoli. È un’indagine, una domanda. Se diventa solo una canzone, molto piacevole, armoniosa, raffinata, allora non sarà una domanda. Si pone una domanda per ottenere una risposta, vero? E dunque devi chiederti, “Chi sono io? Chi percepisce gli stati mentali turbati? Chi è persino in grado di ripetere questa domanda come un mantra? Chi è?” Quando cominci ad indagare, realizzi che la mente, che vuol dire l’attività mentale, il pensiero, appare e scompare continuamente. In qualche modo, la mente ruba la tua attenzione da questa indagine nel tuo vero Sé, e tu rimani di nuovo catturato continuamente da tutti i tipi di storie.</p>
<p>Queste sono principalmente storie del passato, che si riflettono sul passato, e desiderano il futuro, ma, in quell’istante, tu, chi tu sei, sei perduto. E nel perdere questo istante, rimani intrappolato in un labirinto di esperienze intellettuali e sensuali. Alcune ti hanno soddisfatto, altre ti hanno interessato, e altre ancora ti hanno eccitato, ma se sei onesto devi ammettere, “Non mi hanno dato la soddisfazione completa. Non sono totalmente pieno, non sono la pace stessa.” In casi molto rari ci si sveglia da sé. In base alla tradizione, solo un Guru può condurti fuori da questo labirinto. Ora questo Guru risiede nel tuo Cuore. Chi l’ha realizzato davvero?</p>
<p>Se non avete questa comprensione e se state cercando la libertà con ardore e sincerità, allora un Guru si manifesterà all’esterno. E quando dici che questo Guru risiede all’interno, non intendo dire che è seduto nella vostra mente. Se questo momento è perduto, la pace è perduta. Allora l’intero universo, che è fatto per soddisfarvi, per servirvi, diventa una macchina di tortura. Che peccato! Ma ora vi potete rallegrare immediatamente perché il mio messaggio è, “Voi siete la Libertà stessa.” Così, anche se la vostra immaginazione crea problemi, sofferenza, il fatto di sentirsi perduti e soli, ogni tipo di cosiddette emozioni e stati negativi, sono semplicemente immaginazione. Voi siete la Libertà stessa. Guardate, e istantaneamente si rivela.<span id="more-1279"></span></p>
<p>Così, se avete una personalità come la mia, una mente molto forte, fortemente intrappolata in attività mentali, potrebbe darsi che sia necessario indagare continuamente. Nel mio caso ce n’era bisogno. L’illuminazione è avvenuta da sé, tuttavia la mente è riapparsa. Senza la grazia del mio maestro, non sarei libero. Questa è stata la mia fortuna, pura grazia.</p>
<p>Ospite: Se sei in una situazione che tu senti ti torturerà continuamente, pensi che sarebbe meglio uscire da questa situazione o rimanere in essa giusto per vedere quel che ne vien fuori e poi bruciarla?</p>
<p>Madhukar: Chi la brucia?</p>
<p>Ospite: Se puoi passare attraverso le situazioni, te ne puoi liberare.</p>
<p>Madhukar: Sì, ma per quanti anni sei già passato attraverso situazioni? In questa vita sei già passato attraverso le tue “cose” che tu stesso sei diventato una “cosa”, ma chi sei, non lo sai. No, non consiglio di passare attraverso situazioni. Il mio consiglio è di indagare chi sei, qui e ora. Và alla tua stessa Fonte, sperimenta che non c’è affatto alcun problema, e da lì in poi, quando qualsiasi “cosa”, qualsiasi problema, appare, tu saprai che “io non sono questo”.</p>
<p>Questo è il mio consiglio. In base al tuo karma, ai tuoi vasana, le tendenze latenti del passato, “cose” potrebbero affiorare, ma tu saprai chi sei. Allora tutto brucia molto in fretta, perché tu non cerchi di estinguere il fuoco continuamente con le tue emozioni, con le tue abitudini inveterate. Non dovresti accendere la fiamma con una mano e gettare acqua su di essa con l’altra. Se fai così, rimarrai impegnato in questa vita così come lo sei stato in molte altre vite precedenti. Per migliaia di vite ti sei detto, “Lo brucerò. Guarderò dentro queste cose.” Tu ti sei già seduto negli ashram. Hai fatto ogni tipo di esercizi, meditazioni, e ripetuto mantra. Sei stato nelle scuole di filosofia, hai pulito gabinetti e scarpe, hai fatto di tutto. E così ora è tempo di afferrare questa possibilità di diventare libero.</p>
<p>Devi dire a te stesso, “In questa vita, ora, devo farcela.” Altrimenti ti ingannerai ripetutamente. Realizzare il tuo vero Sé, la Fonte, è l’essenza stessa di tutte le religioni e filosofie. È una possibilità molto specifica e rara. Ramana non disse mai, “Devi guardare nelle tue cose” e neanche Papaji lo disse, come i maestri mediocri che non sanno. Essi vogliono solo mantenerti impegnato perché questo è l’unico modo di mantenerti. E ad alcuni di voi piace rimanere impegnati. Solo un maestro mediocre ti lega alle pratiche, ti lega ad ogni tipo di attività come yoga, meditazione, o qualsiasi altra cosa, perché la trasmissione della libertà, che può essere realizzata immediatamente, non gli è disponibile. La libertà è il tuo diritto di nascita!</p>
<p>Ospite: Ora che posso essere con te ogni giorno, è facile per me chiedermi ripetutamente, “Chi sono io?” In questi giorni vivo come non ho mai vissuto prima, in una tale libertà. Mi ritrovo a fare cose che non avevo mai il coraggio di fare prima d’ora, ma quel che affiora ripetutamente quando ci sono delle forte emozioni e mi chiedo “Chi sono io?” sento il bisogno di tale attenzione, tale potere che ho il sentimento di essere tirato indietro verso questo lato “emotivo”. Mi spingo e tra questi due “lati” c’è il regno di disperazione che sono venuto a conoscere molte volte in questi ultimi mesi. Potresti dirmi qualcosa su questo, per favore?</p>
<p>Madhukar: Prima di tutto c’è un potere notevole, e così anche si pensi che devi usare e creare il potere, da dove viene questo potere? È la tua stessa fonte e così c’è un’abbondanza di potere.</p>
<p>Ospite: Ma si muove dall’altra parte!</p>
<p>Madhukar: Sì, perché è un’abitudine. Di fatto è una strada a senso unico dalla Fonte all’esperienza sensuale, e all’esperienza emotiva fuori nell’universo. Semplicemente svoltare non richiede alcun potere.</p>
<p>Ospite: E allora perché è così difficile?</p>
<p>Madhukar: Perchè hai adorato questo culto per molte vite, il “Difficile”. (Ride) È molto facile. Talvolta potrebbe esserci bisogno di uno sforzo, e altre volte, da sé, ti trovi in questa dimensione, su questo lato, o sull’altro. Questi sono semplicemente fenomeni. Devi scoprire chi è. Noi ci identifichiamo sempre con la forma esterna di una manifestazione o di uno stato emotivo, come ci sentiamo, bene o male, felici o infelici, confusi eccetera. E di nuovo ti ripeto, “Scopri chi è, assolutamente indipendentemente dal tuo stato emotivo.”</p>
<p>Certamente ti augurò felicità, di essere su quel lato dove tutto è facile, liscio, godibile, dove hai abbastanza coraggio da accettare quel che questo mondo ti offre ad ogni istante. Ma alla fine devi scoprire chi è, e questa fine è qui. Qui è dove terminano tutti gli sforzi. Tu sei fortunato; viene per stare con me. Ciò ti aiuta. Ogni giorno puoi venire a questo incontro, al satsanga, e così il giorno comincia molto bene.</p>
<p>A voi aiuta venire a stare con me. Quando capirete, anche voi, inviterete questa persona turbata nel vostro vero Sé dicendo, “Vieni, riposa con me perché io sono la Verità, l’Amore, la Pace.” Ciò non richiede sforzo; è un invito. Dovete essere anche amorevoli con queste parti dentro di voi che sono turbate poiché è semplice immaginazione. Ovviamente, la comprensione di base è che non ci sono affatto parti. C’è solo l’Essenza dell’Essere, solo la Coscienza, che vede ogni tipo di manifestazione, ogni tipo di stato, se è diretta verso i pensieri, le emozioni, nel corpo. Questa è la manifestazione “esterna”. E dunque chi è all’interno”? Chi è quì?</p>
<p>Il libro di Madhukar „<em>La via più semplice</em>” spiega, attraverso una serie di dialoghi, l’autoindagine, l’esplorazione del Niente totale, il vuoto al di là di tutti gli insegnamenti. Contiene anche un’intervista inedita con il maestro spirituale indiano Sri H.W.L. Poonja. OM edizioni Bologna, 2009,<br />
Vedi anche: <a href="http://www.madhukar.org " target="_blank">www.madhukar.org </a></p>
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		<title>Tao Te Ching, cos&#8217;è dunque questo Dao?</title>
		<link>http://www.innernet.it/tao-te-ching-cose-dunque-questo-dao/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Confucio]]></category>
		<category><![CDATA[Lao Tze]]></category>
		<category><![CDATA[Tao Te Ching]]></category>
		<category><![CDATA[Taoismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho il piacere di presentare l&#8217;ultima opera di Augusto Shantena Sabbadini sul Tao Te Ching.  Come l&#8217;autore afferma: Il mio libro favorito. Non ne conosco un altro che vada altrettanto vicino a esprimere ciò che è al di là delle parole. Il libricino (consiste in tutto di soli cinquemila caratteri) comincia con l’affermazione: “il Tao [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/Tao_cover 250.jpg"><img class="alignleft size-full" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="Dali The Phenomenon of Ecstasy.jpg" src="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/Tao_cover 250.jpg" alt="" width="250" height="386" /></a>Ho il piacere di presentare l&#8217;ultima opera di Augusto Shantena Sabbadini sul Tao Te Ching.  Come l&#8217;autore afferma:</p>
<blockquote><p>Il mio libro favorito. Non ne conosco un altro che vada altrettanto vicino a esprimere ciò che è al di là delle parole. Il libricino (consiste in tutto di soli cinquemila caratteri) comincia con l’affermazione: “il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao”. E poi continua a parlare del Tao, non nella modalità della definizione, bensì in quella dell’allusione, della suggestione, della provocazione. In questo sta il suo fascino, per questo ha incantato generazioni di lettori in Oriente e in Occidente. Non parla alla mente logica: allude a un’esperienza. Come i koan Zen, porta il lettore sull’orlo di un abisso, dove la mente si ferma.</p></blockquote>
<p>Di seguito un estratto dall&#8217;introduzione.</p>
<p><strong>Tao Te Ching</strong><br />
<em>Una guida all&#8217;interpretazione del libro fondamentale del taoismo<br />
Traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini</em><br />
URRA, 2009<br />
<a title="Urra" href="http://www.urraonline.com" target="_blank">www.urraonline.com</a></p>
<p><strong>Dao, 道 </strong></p>
<p>Cos&#8217;è dunque questo Dao?</p>
<blockquote><p><em>dao : </em>via, strada, cammino; tracciare un cammino, condurre, connettere; corso d&#8217;acqua o condotta; via da seguire, principio guida, norma, dottrina; seguire una dottrina, essere adepto di una disciplina; il Dao, la Via; modo di procedere, arte, metodo; opera magica o tecnica; potere dell&#8217;indovino, del mago o del re; reggere, governare; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare; sapere, essere consapevole. (nota 1)</p></blockquote>
<p>La maggior parte dei significati della parola <em>dao </em>preesistono al daoismo: il termine era già di uso corrente ai tempi in cui il daoismo ebbe origine. Ma i daoisti se ne servirono in una maniera particolare, in un senso nuovo e specifico che, seguendo la convenzione, indico con l&#8217;iniziale maiuscola: il Dao, la Via. Per comprendere l&#8217;origine di questo nuovo uso della parola dobbiamo in primo luogo farci un&#8217;idea di come il termine dao fosse usato nel dibattito filosofico all&#8217;epoca.</p>
<p>I temi principali di questo dibattito erano di natura epistemologica ed etica: riguardavano la distinzione fra il vero e il falso, fra il giusto e lo sbagliato, i principi che devono guidare il comportamento dell&#8217;individuo e i fondamenti delle norme che devono reggere la società. Il dibattito dunque riguardava &#8216;i <em>dao</em>&#8216;, i principi guida, le norme, le dottrine, così come la validità dei discorsi, delle argomentazioni in merito. In esso si affrontavano diverse scuole di pensiero che possono essere divise in due grandi campi, tradizionalisti e innovatori.<span id="more-1258"></span></p>
<p>I confuciani, rappresentanti per eccellenza del campo conservatore, &#8220;erano sacerdoti del rituale culturale e sociale. Essi sottolineavano l&#8217;approvazione e l&#8217;autenticazione convenzionale.&#8221; (Nota 1) Per loro la suprema autorità etica era la via tracciata dagli antichi re-saggi, tramandata nelle norme e nei rituali sociali. Una delle loro preoccupazioni era la &#8216;rettificazione dei nomi&#8217;, l&#8217;uso appropriato del linguaggio: linguaggio corretto, comportamento corretto e ordinamento corretto della famiglia e della società erano intimamente connessi. In tutti e tre i casi occorreva ritornare a una tradizione più antica e più pura per porre rimedio al disordine e alla corruzione del presente.</p>
<p>I moisti, i seguaci di Mozi (circa 480 a.C.), sono invece un esempio paradigmatico del campo innovatore. Essi &#8220;erano carpentieri, ingegneri, strateghi militari. I criteri di validazione per loro erano più legati al mondo e meno alla società&#8230;&#8221; (nota 1) Ai loro occhi le norme tradizionali, in quanto creazione umana, non erano dotate di un valore intrinseco e universale. L&#8217;ideale moista era un&#8217;etica universale in quanto fondata nella natura, non nella cultura. Questo fondamento veniva individuato nella distinzione naturale fra il beneficio e il danno: compito delle norme etiche era dunque assicurare la massima utilità sociale, massimizzando il beneficio e minimizzando il danno.</p>
<p>In questo dibattito i daoisti intervennero in maniera radicale, mettendo in discussione i presupposti sia degli uni che degli altri e spostando il discorso a un metalivello. Moisti e confuciani discutevano su quale fosse il giusto <em>dao </em>a livello individuale e sociale. I daoisti chiesero invece: esiste un giusto <em>dao</em>? Esiste una norma, una dottrina, un discorso che sia costante, universale? Si può parlare di un giusto e di uno sbagliato in senso assoluto? Oppure il giusto e lo sbagliato, il vero e il falso sono relativi e dipendenti dal contesto? Moisti e confuciani discutevano su quali fossero i fondamenti dell&#8217;etica e su quali norme fossero più appropriate per lo sviluppo dell&#8217;individuo e della società. I daoisti misero in discussione l&#8217;idea stessa di etica. Ai loro occhi l&#8217;imposizione di un&#8217;etica, qualsiasi etica, era un allontanarsi dalla spontaneità, dalla natura originaria e autentica dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Fondamentalmente dunque i daoisti spostarono il discorso da &#8216;cosa è vero e giusto&#8217; a &#8216;cosa si può dire in generale del vero e del giusto&#8217;. Spostarono cioè il discorso a un metalivello, dove inevitabilmente si trovarono ad affrontare il problema dei limiti del linguaggio, la frattura fra rappresentazione e realtà e, in nuce, tutti i dilemmi del pensiero postmoderno contemporaneo.</p>
<p>La risposta daoista alla domanda &#8216;cosa si può dire in generale del vero e del giusto&#8217; è fondamentalmente scettica e relativista. I daoisti ironizzano sulla presunzione di coloro che pensano di poter catturare la realtà in un sistema intellettuale. Sono altresì convinti che cercare di imporre una norma di comportamento agli individui e alla società, sforzarsi di migliorare le cose, è fare il primo passo nella direzione sbagliata ed è la sorgente ultima del disordine. Meglio è astenersi dall&#8217;interferire nel corso naturale delle cose, adottare una forma di azione fluida e minimale che può essere descritta come &#8216;non azione&#8217; (un&#8217;idea di cui avremo modo di occuparci spesso nel commento al testo) e ritornare a una condizione di semplicità descritta metaforicamente dall&#8217;immagine del &#8216;blocco di legno grezzo&#8217;.</p>
<p><strong>Dao ke dao&#8230;</strong></p>
<p>Riesaminiamo dunque il primo verso del Laozi alla luce del contesto tratteggiato sopra. Il verso consiste di sei caratteri: <em>dao (4) ke (3) dao (4) fei (1) chang (2) dao (4)</em>.</p>
<blockquote><p><em>dao </em>via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via</p>
<p><em>ke </em>potere, permettere, essere in grado, consentire, approvare, appropriato, possibile, veramente</p>
<p><em>dao </em>via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via</p>
<p><em>fei </em>non essere, non, diverso, opposto, contraddizione</p>
<p><em>chang </em>costante, durevole, sempre, frequente, assoluto, permanente<em></p>
<p>dao </em>via, strada, cammino; principio guida, norma, dottrina; modo di procedere, arte, metodo; discorso, dire, insegnare, parlare, spiegare, esprimere, comunicare, il Dao, la Via</p></blockquote>
<p>Alcune letture possibili di questo verso sono:</p>
<blockquote><p>&#8216;ogni via che può essere detta/insegnata/comunicata non è una via costante/eterna&#8217;<br />
&#8216;ogni norma che può essere detta/insegnata/comunicata non è una norma costante/eterna&#8217;<br />
&#8216;ogni dottrina che può essere detta/insegnata/comunicata non è una dottrina costante/eterna&#8217;.<br />
&#8216;ogni dire che può essere detto non è un dire costante/eterno&#8217;.</p></blockquote>
<p>Tutte queste letture corrispondono alla posizione epistemologica dei daoisti. Esse dicono sostanzialmente: ogni discorso è contingente, ogni rappresentazione della realtà è solo condizionalmente valida, ogni norma prescrittiva è relativa, non esiste un fondamento ultimo per l&#8217;epistemologia e per l&#8217;etica.</p>
<p>Questa è essenzialmente anche la prospettiva che sta alla base del pensiero postmoderno. Una formulazione classica di essa è la famosa metafora di Korzybski: &#8220;la mappa non è il territorio&#8221; (nota 1). Un&#8217;affermazione apparentemente ovvia, che tuttavia intesa in senso ampio colpisce alla radice ogni tentativo di catturare la realtà in un sistema di pensiero. Quel che Korzybski dice è che ogni descrizione della realtà mediante un linguaggio è una mappa. L&#8217;universo del discorso è l&#8217;universo delle mappe: la realtà, il &#8216;territorio&#8217;, resta eternamente al di là di tale universo.</p>
<p>Un&#8217;altra, splendidamente ironica, formulazione dello stesso assioma (una formulazione che indubbiamente sarebbe piaciuta a Laozi) è la pipa di Magritte. Nel 1929 il surrealista belga René Magritte dipinse questo quadro, intitolato <em>L&#8217;inganno delle immagini</em>:</p>
<p><a href="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/magritte pipa.jpg"><img class="alignleft size-full" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="magritte pipa.jpg" src="http://www.indranet.org/wordpress/wp-content/uploads/magritte pipa.jpg" alt="" width="340" height="261" /></a><br />
L&#8217;inganno di cui Magritte parla non si limita alle immagini, ma si estende a ogni forma di rappresentazione: un persistente errore umano è la reificazione dei nostri costrutti mentali, scambiare il concetto per la cosa (scambiare la mappa per il territorio, nel linguaggio di Korzybski).</p>
<p>Ma, se daoismo e pensiero postmoderno condividono la stessa epistemologia relativista come punto di partenza, essi divergono nei loro sviluppi. La realtà è indicibile, è eternamente al di là dell&#8217;universo del discorso: questo è il punto di partenza comune. Ma l&#8217;interesse del pensiero postmoderno si concentra sull&#8217;universo del discorso come creatore di realtà intersoggettivamente condivise, di mondi sociali. L&#8217;interesse dei daoisti invece è tutto rivolto verso la realtà indicibile. Il loro interesse per la sfera del discorso è solo critico e ironico. La dimensione esistenziale è la sola che conta per loro.</p>
<p>Essi introducono perciò un nuovo uso della parola dao, l&#8217;uso che ho indicato con l&#8217;iniziale maiuscola. Il Dao, la Via è ciò che sta oltre il dicibile, ciò che non ha nome e di cui pertanto si può solo parlare per paradossi e allusioni, ciò che è più antico di &#8216;cielo e terra&#8217;, il &#8216;vuoto&#8217; che sta prima della dualità di soggetto e oggetto, coscienza e mondo. Il <em>Laozi </em>può essere letto come un invito a un viaggio esperienziale in questa dimensione del &#8216;vuoto&#8217; &#8211; il &#8216;vuoto&#8217; che è &#8216;la madre dei diecimila esseri&#8217;, il &#8216;vuoto&#8217; da cui ogni cosa scaturisce e a cui ogni cosa ritorna.</p>
<p>Tenendo presente quest&#8217;altro uso della parola dao, le letture possibili del primo verso del Laozi si allargano a comprendere le seguenti:</p>
<blockquote><p>&#8216;ogni <em>dao </em>di cui si può parlare non è l&#8217;eterno/costante Dao&#8217;<br />
&#8216;ogni via che può essere insegnata non è l&#8217;eterna/costante Via&#8217;<br />
&#8216;il Dao, non appena se ne parla, non è già più l&#8217;eterno/costante Dao&#8217;<br />
o anche, concisamente (con Addiss e Lombardo):<br />
&#8216;Dao detto Dao non è Dao&#8217;.</p></blockquote>
<p>È importante a questo punto comprendere che questi nuovi significati non escludono quelli indicati in precedenza. Il testo cinese li comprende tutti simultaneamente (e altri ancora). È una caratteristica della lingua cinese (una delle caratteristiche che ne fanno uno straordinario mezzo di poesia) il fatto che ogni parola contenga una molteplicità di risonanze e ogni frase possa essere letta in vari modi. Ma ciò che è in gioco qui è qualcosa di più della flessibilità della lingua: è lo spirito stesso del daoismo che accoglie gli opposti come complementari e tiene insieme letture diverse della stessa cosa. Si consideri, per esempio, questo passo del <em>Zhuangzi</em>, l&#8217;altro grande classico del daoismo, all&#8217;incirca contemporaneo o di poco posteriore al <em>Laozi</em>:</p>
<p>&#8220;Perciò &#8216;quello&#8217; emerge da &#8216;questo&#8217; e &#8216;questo&#8217; dipende da &#8216;quello&#8217; &#8211; che val quanto dire che &#8216;questo&#8217; e &#8216;quello&#8217; si generano a vicenda. Dove c&#8217;è nascita dev&#8217;esserci morte; dove c&#8217;è morte dev&#8217;esserci nascita. Dove c&#8217;è accettabilità dev&#8217;esserci inaccettabilità; dove c&#8217;è inaccettabilità dev&#8217;esserci accettabilità. Dove c&#8217;è il riconoscimento del giusto dev&#8217;esserci il riconoscimento dello sbagliato; dove c&#8217;è il riconoscimento dello sbagliato dev&#8217;esserci il riconoscimento del giusto. Perciò il saggio non procede in questo modo, ma illumina tutto nella luce del cielo. Anch&#8217;egli riconosce un &#8216;questo&#8217;, ma un &#8216;questo&#8217; che è anche un &#8216;quello&#8217;, un &#8216;quello&#8217; che è anche &#8216;questo&#8217;. Il suo &#8216;quello&#8217; contiene sia un giusto che uno sbagliato. Perciò, di fatto, ha ancora un &#8216;questo&#8217; e un &#8216;quello&#8217;? O di fatto non ha più un &#8216;questo&#8217; e un &#8216;quello&#8217;? Lo stato in cui &#8216;questo&#8217; e &#8216;quello&#8217; non trovano più il loro opposto è detto il perno della Via.&#8221; (<em>Zhuangzi</em>, 2) (nota 5)</p>
<p>Questo libro vuole essere un invito a leggere il Laozi nello spirito &#8220;in cui &#8216;questo&#8217; e &#8216;quello&#8217; non trovano più il loro opposto&#8221;.  Vuole essere una &#8216;traduzione daoista&#8217; del <em>Laozi</em>, che permetta al lettore di abbracciare diverse risonanze del testo, di tenere insieme interpretazioni contrapposte senza dover necessariamente scegliere, bensì contemplandole come strati di significato che si arricchiscono a vicenda.</p>
<p>(1) Voce del <em>Dictionnaire Ricci de caractères chinois</em>, Instituts Ricci (Parigi-Taipei), Desclée de Brouwer, Parigi, 1999 (mia traduzione semplificata).<br />
(2) Chad Hansen,<em> A Daoist Theory of Chinese Thought</em>, Oxford University Press, Oxford e New York, 1992, p. 99.<br />
(3) Ibid.<br />
(4) Questa frase compare per la prima volta in una presentazione che Korzybski tenne a un convegno della American Mathematical Society a New Orleans nel 1931.<br />
(5) Burton Watson, <em>The Complete Works of Chuang Tzu</em>, Columbia University Press, New York and London, 1969, pp. 39-40.</p>
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		<title>La via della guarigione: sapienza sciamanica e medicina moderna</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 00:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Milano, l’8 giugno ci sarà un convegno esperienziale in cui si incontreranno esponenti delle antiche conoscenze sciamaniche con medici e ricercatori che le hanno sperimentate e le applicano nei loro sistemi terapeutici. Il convegno è organizzato da Anima News. Moderatore sarà Stefano Fusi, giornalista e studioso di sciamanesimo e discipline per la crescita personale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-logo.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-936" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="sciamani-logo" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-logo.jpg" alt="sciamani-logo" width="160" height="200" /></a><span>A Milano, l’8 giugno ci sarà un convegno esperienziale in cui si incontreranno esponenti delle antiche conoscenze sciamaniche con medici e ricercatori che le hanno sperimentate e le applicano nei loro sistemi terapeutici. Il convegno è organizzato da <a href="http://www.animanews.it/">Anima News</a>. </span>Moderatore sarà <span><a href="http://www.naturalspirit.it/">Stefano Fusi</a>, </span>giornalista e studioso di sciamanesimo e discipline per la crescita personale e <span>collaboratore di Innernet.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’incontro è aperto a tutti e aiuterà a comprendere come possiamo curarci e guarire la Terra ritrovando le nostre radici antiche. Imparando da chi vive da sempre in sintonia con il battito del cuore della Terra e da chi fa tesoro delle loro conoscenze nella medicina. Perché, come diceva</span> <span>Carl Gustav Jung: “La vera terapia consiste nell&#8217;approccio al divino; più si raggiunge l&#8217;esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia”. </span></p>
<p class="MsoNormal">Il convegno sarà un confronto fra il nostro modo attuale di concepire e vivere la salute, la medicina e la cura, e le vie sapienziali degli sciamani. I quali sono i “tecnici dell’estasi”, coloro che possono farci attraversare le linee che crediamo ci separino dai mondi spirituali. Sono i profondi conoscitori delle virtù salutari della natura, del suono, dell’immaginazione e della trance, lo stato di coscienza in cui si va oltre i confini del proprio ego e si riallacciano i legami con il Tutto di cui siamo parte. Questa per loro è la salute.</p>
<p class="MsoNormal">Allo stesso modo, la medicina olistica comincia a considerare la persona nel suo insieme, nelle sue relazioni con gli altri, con la natura e con il cosmo. Queste relazioni, questi legami sono la chiave per un benessere globale, che è salute piena.<span id="more-935"></span></p>
<p class="MsoNormal">Il mondo di oggi è un villaggio globale. Come un villaggio, ha bisogno di vecchi saggi che custodiscano e trasmettano le conoscenze antiche; la comunità intera, il villaggio planetario, ha bisogno di persone che le raccolgano e interpretino, le rendano attuali e le mettano in pratica. Ne abbiamo bisogno come delle radici e delle foglie: il grande albero dell’umanità sta traballando, senza più un saldo sostegno che affonda nel cuore della Madre Terra. Ecco allora inquietudine, stress, paura: ecco la ricerca di vie spirituali sicure e profonde che guariscano insieme il nostro corpo e la nostra anima.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-ayahuasca-460.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-939" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="sciamani-ayahuasca-460" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-ayahuasca-460.jpg" alt="sciamani-ayahuasca" width="460" height="463" /></a><span>Shaman è una parola di un popolo siberiano</span>, i tungusi, che ha assonanze con termini indiani e cinesi. Designava la figura-chiave della comunità: medico e psichiatra, artista e poeta, cerimoniere e musicista, assistente sociale e sacerdote, filosofo e scienziato. Ruoli tutti riassunti in una figura: nella nostra civiltà parcellizzata non avviene più. Ma oggi si cerca di ricreare la totalità, per ridare un senso alla nostra vita. Esplorate le vie di saggezza orientali, oggi si va ancora più in profondità.</p>
<p class="MsoNormal">Gli sciamani stessi si sentono ormai responsabili della salute della grande comunità planetaria, oltre che delle proprie piccole genti. Si aprono e divulgano, soddisfano la nostra sete spirituale mascherata da curiosità intellettuale e incrostata da pregiudizi e abitudini culturali. Si laureano nelle università moderne per unire i due mondi e salvare entrambi. Ricercatori, medici, terapisti, etnobotanici, etnologi, etnopsichiatri “moderni”, per parte loro, cercano di comprendere, salvare e trasmettere le conoscenze tradizionali degli sciamani.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Gli sciamani autentici sono biblioteche,</span> <span>università e templi viventi</span>, le cui “scoperte” sono ormai confermate dalla scienza più aperta: l’interazione corpo-mente-spirito, il mondo come rete di relazioni energetiche, la malattia come squilibrio psico-spirituale. Alla nostra scienza occidentale moderna ci sono voluti secoli per uscire dalle astrazioni e riscoprire queste semplici e profondissime verità.</p>
<p class="MsoNormal">Per gli sciamani vivere questi regni di confine è pratica quotidiana da decine di migliaia di anni: si immergono nella natura uscendo dai limiti della mente razionale; si trasformano in animali, assumono piante psicotrope (“plantas maestro”) per entrare nel mondo dello spirito. <span>Nella nostra cultura, soffriamo perché non</span> <span>sappiamo più accettare e rispettare quelle </span>che il fondatore della psicologia transpersonale, Stanislav Grof, definisce “emergenze spirituali”: i momenti in cui ci vengono rivelate le più semplici verità naturali, che sono al tempo stesso le più profonde.</p>
<p class="MsoNormal">Ciò avviene nella contemplazione, nella trance e nell&#8217;estasi, che per noi sono stati mentali e fisici rari, mentre sono comuni fra i popoli di natura, per i quali è normale restare sospesi fra questo e altri mondi, in rapporto intimo con gli elementi, gli animali, le piante e la natura, e celebrare la vita e la bellezza con danze al suono del tamburo che possono durare giorni. Ma queste esperienze sono anche alla portata di tutti, se riusciamo a riannodare i fili della nostra natura interiore.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Le pratiche sacre e terapeutiche degli sciamani possono essere vissute<strong> </strong></span>in forma nuova anche nella nostra società attuale che ha le stesse esigenze di fondo: il contatto profondo con i regni della natura e con la loro forza salutare. Qualsiasi terapia troppo spesso si rivela parziale, fallace e illusoria, se non investe l’intero ambito dell’esistenza umana, comprese le dimensioni spirituali e le relazioni con la natura.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Finalmente la medicina oggi sta riscoprendo le</span> <span>virtù salutari della natura e degli stati di coscienza<strong> </strong></span>ampliata che gli sciamani conoscono da sempre: pietre e minerali, piante, fiori, acqua, argilla, calore e fuoco, Sole, aria, terra, cristalli, campi bioelettromagnetici naturali, energia vitale personale, stati meditativi e immersione nella natura. È quanto dicevano e dicono, per esempio, i nativi americani: ogni cosa è medicina; in ogni singolo filo d’erba, in ogni fibra della creazione c’è una forza spirituale e guaritrice; ogni cosa è energia e materia insieme.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-aquilarossa.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-938" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="sciamani-aquilarossa" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/05/sciamani-aquilarossa.jpg" alt="sciamani-aquilarossa" width="240" height="163" /></a>Dopo gli eccessi della medicina “chimica” e tecnologica ci stiamo rendendo conto che abbiamo già a disposizione un formidabile laboratorio chimico-fisico che produce ogni rimedio di cui abbiamo bisogno. L’abbiamo scoperto, ora, usando lo stesso metodo scientifico con cui abbiamo “scoperto” le sostanze chimiche e ne abbiamo create di nuove. La medicina chimica e tecnologica ha i suoi grandissimi meriti ed è una grande conquista, ma ha i propri limiti, come ogni cosa umana.</p>
<p class="MsoNormal">Ora possiamo tutti attingere alla saggezza senza tempo degli sciamani per trovare nuove forme di cura che nascono dal confronto con quelle antiche, intrecciandosi alle migliori scoperte della medicina moderna. L’obiettivo è integrare le visioni antiche alla moderna conoscenza in un nuovo modello terapeutico, che riconosce la natura come prima cura e prima maestra.</p>
<p class="MsoNormal">All’apertura ci sarà la cerimonia di purificazione Vajravidharan condotta dai monaci tibetani del Monastero Gashar Sungchu Khangsten, e in chiusura il Cerchio di tamburi e la celebrazione The Beauty Way con Luz Amparo Osorio, musicista e cantante colombiana.</p>
<p class="MsoNormal">I relatori condurranno esperienze di viaggio sciamanico (Lorenza Menegoni), Samynchakuy – il contatto con l’energia del cosmo vivente (Roberto Sarti e Juan Nuñez Del Prado), ricapitolazione della vita (Stefania Montagna), costellazioni familiari rituali (Marco Massignan), respirazione neuma (Juan Ruiz Naupari). Gli altri relatori saranno i medici Nader Butto e Pierluigi Lattuada, che affronteranno il tema dell’integrazione fra la saggezza tradizionale e la medicina moderna.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Altre informazioni sul convegno: </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Info (orari, programma, iscrizione): <a href="http://www.animanews.it/eventi%20speciali.htm">http://www.animanews.it/eventi%20speciali.htm</a><br />
altre informazioni 02-72080619 <a href="mailto:segreteria@animanews.it">segreteria@animanews.it</a><br />
videointervista <a href="http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=review&amp;v=294">http://www.nonsoloanima.tv/index.php?controller=review&amp;v=294</a></span></p>
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		<title>Un semplice monaco: una personale, maliziosa e profonda intervista al Dalai Lama</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 23:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa intervista con il Dalai Lama è apparsa originalmente nel 1991 sul primo numero della rivista buddista americana Tricycle. Inedita in Italia, l&#8217;intervista rivela un Dalai Lama disponibile a parlare della sua esperienza di meditazione, delle sue paure e del suo ruolo come semplice monaco buddista, divertito anche dalle domande maliziose dell&#8217;intervistatore. Spalding Gray, scrittore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Dalai Lama" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/dalai-lama3gif.jpg"><img style="width: 150px; height: 155px; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/dalai-lama3gif.jpg" alt="Dalai Lama" hspace="6" width="150" height="155" align="left" /></a>Questa intervista con il Dalai Lama è apparsa originalmente nel 1991 sul primo numero della rivista buddista americana <a href="http://www.tricycle.com/">Tricycle</a>. Inedita in Italia, l&#8217;intervista rivela un Dalai Lama disponibile a parlare della sua esperienza di meditazione, delle sue paure e del suo ruolo come semplice monaco buddista, divertito anche dalle domande maliziose dell&#8217;intervistatore. Spalding Gray, scrittore e uomo di teatro, è scomparso nel 2004.</p>
<p>Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, è il leader temporale e spirituale del popolo tibetano e Nobel per la Pace nel 1989. Nato da una famiglia contadina nel 1935, a nordest della provincia di Amdo, Sua Santità fu riconosciuto all&#8217;età di due anni, in conformità alla tradizione tibetana, come la reincarnazione del tredicesimo Dalai Lama e come manifestazione dell&#8217;<em>Avalokitesvara</em>, il Bodhisattva della Compassione. Nel 1959, fuggì all&#8217;invasione cinese del Tibet e vive adesso a Dharamsala, in India.</p>
<p>Il Dalai Lama, completati 18 anni di studi monastici, con un esame finale con 30 dotti in logica al mattino, con 15 dotti del Cammino di Mezzo al pomeriggio, e la sera, con 35 dotti nel Canone della disciplina monastica e nello studio della metafisica. Sua Santità il Dalai Lama è passato quindi all&#8217;impegnativo esame orale con gli onori e presto completò il <em>Geshe Lharampa </em>- ovvero il più alto livello di realizzazione erudita della filosofia buddista.</p>
<p>Spalding Gray, nato a Rhode Island nel 1941, si definisce uno scrittore ed attore che ha &#8220;girato intorno al cuscino di meditazione per quasi vent&#8217;anni&#8221;. La sua più conosciuta interpretazione è lo spettacolo e la versione cinematografica del suo monologo <em>Swimming to Cambodia</em>.</p>
<p>L&#8217;interesse di Gray per la filosofia trascendentale è iniziato con l&#8217;impatto precoce col Cristianesimo (&#8220;Mia madre, seguace della Christian Science, era estremamente radicale, non invece mio padre. La mia dialettica innata è la sintesi di mio padre, dubbioso pragmatico, e mia madre. Mia madre si è suicidata e mio padre, il materialista, è sopravissuto.&#8221;)</p>
<p>Ai tempi in cui il Dalai Lama assunse prematuramente il pieno comando politico e spirituale del Tibet di fronte al&#8217;invasione cinese, Spalding Gray veniva scacciato dal collegio, tacciato come &#8220;giovane delinquente&#8221;con &#8220;comportamento antisociale&#8221;.</p>
<p>I destini del riverito leader buddista e dell&#8217;attore d&#8217;avanguardia si incrociarono nella suite di un hotel a Santa Barbara, in California l&#8217;8 aprile 1991, in un soggiorno disneyiano esteso per quasi un chilometro di fronte all&#8217;oceano.<span id="more-899"></span></p>
<p>Con l&#8217;assistenza del traduttore Thubten Jinpa, e del segretario personale del Dalai Lama, Tenzin Geyche, Sua Santità e Gray cominciarono a confrontarsi sulla visita-maratona negli States del Dalai Lama che si estendeva da Boston alla West Coast e il tour di Spalding negli States col suo spettacolo <em>Monster in a box</em>, ottenendo pieno successo al Lincoln Center di New York.</p>
<p><strong>Spalding Gray:</strong> Abbiamo entrambi viaggiato queste ultime settimane e la faccenda più difficile che ho trovato lungo il viaggio è stato l&#8217;adattarsi in ogni località, nei diversi hotel. Non faccio le sue pratiche centranti, ho la tendenza a bere alcolici, che, come lei mi ha detto in precedenza, è l&#8217;altro modo per affrontare la disperazione e la confusione. Ho la sensazione che lei conosca altri metodi per regolarsi. Quali sono i suoi rituali di centratura e le sue abitudini quando lei entra in un nuovo hotel?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Prima mi chiedo sempre di vedere &#8220;ciò che è&#8221;. Curiosità. Cosa posso scoprire di interessante o di nuovo. Poi faccio un bagno. E poi di solito mi siedo sul letto, a gambe incrociate, e medito. Talvolta mi distendo e dormo. Una cosa che ho notato è il cambiamento del fuso orario. Anche se sistemi il tuo orologio, il tuo tempo biologico segue una certa frequenza. Ma ora ho notato che, da quando assetto il mio orologio, mi sintonizzo nel nuovo fuso orario. Quando il mio orologio dice che sono le otto di sera, sento una sorta di sonnolenza e sento la necessità di ritirarmi e quando mi dice che dono le quattro del mattino, mi sveglio.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Ma lei guarda costantemente l&#8217;orologio?</p>
<p><strong>Dalai Lama:</strong> Esattamente (risate).</p>
<p><strong>Spalding Gray:</strong> Lei sogna?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Sì. Pochi giorni fa, per tre giorni consecutivi, ho fatto sogni molto chiari. Una notte in sogno ho incontrato il mio maestro di gioventù. Aveva settantacinque anni, e nel sogno vestiva abiti occidentali. E&#8217; stato qualcosa di inatteso (risate).Come sempre, era molto gentile. Un&#8217;altra notte, in sogno, mia madre col mio fratello maggiore, col minore e con me, eravamo a Dharamsala, dove vivo adesso. Ero nella mia stanza, e mia madre era lì. Aveva preparato un <em>momo</em> (un dolce tibetano). Così mi dico: &#8220;Oh mia madre ci ha donato questi <em>momo</em> fatti come ad Amdo, particolarmente deliziosi .&#8221;Amdo è la provincia ove sono nato. Come vedi, proprio un bel sogno.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Ha mai cercato di controllare i suoi sogni?</p>
<p><strong>Dalai Lama:</strong> No, non ci riesco. In realtà, a volte, esperisco nel sogno la consapevolezza che sto sognando, come un sogno lucido.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Ha provato a produrre ciò?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: No, non volontariamente. Talvolta, comunque, ho queste esperienze di sogno lucido, ove c&#8217;è presenza mentale che è uno stato di sogno. Certe volte dipende dalla postura fisica che assumi.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Dormendo?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: In realtà ci sono dei metodi per esperire sogni lucidi. Non devi dimorare nel sonno profondo. Non essere sveglio, ma neanche dormire profondamente. Allora c&#8217;è la possibilità di avere un sogno lucido. E&#8217;anche collegato a ciò che mangi. Come monaco buddista, di solito non faccio pasti solidi dopo il pranzo, e non ceno. Questo è anche benefico.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Quando, la sera scorsa sono passato dalla sua camera, ho visto sei coppe vuote di gelato fuori dalla porta.</p>
<p>Traduttore (dopo lunghe risate): Erano dei membri dell&#8217;entourage.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Ha meditato stamane?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Come al solito, dalle 4 circa sino alle otto di mattina.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Dove medita, in questa stanza?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Prima faccio un bagno, poi siedo sul letto (nell&#8217;altra stanza) a gambe incrociate.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: E quando lei medita, è simile ogni mattina?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Simile, sì.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: E potrebbe parlarmene un po&#8217; di com&#8217;è?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: (sospira, ride) Mmmm. Dividendo per categorie &#8211; la prima parte è la recitazione di un mantra. Ci sono certi mantra che mirano a consacrare le tue parole, di modo che tutto ciò che dirai durante il giorno sarà positivo. Queste recitazioni andrebbero fatte prima di parlare. Sto in silenzio sino a che non sono finite e se qualcuno mi si avvicina, comunico a gesti. Poi cerco di sviluppare una certa motivazione &#8211; plasmandola nella mente. Cerco di sviluppare la motivazione, o determinazione che come monaco buddista, fino alla mia realizzazione come Buddha, la mia vita, le mie vite incluse quelle future, devono essere corrette, e passate in accordo a quello scopo. E che tutte le mie attività siano benefiche agli altri e che non rechino danno.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Quanto tempo ci vuole?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Circa dieci, quindici minuti. Dopo faccio una meditazione più profonda ove mentalmente riesamino gli interi stadi del cammino della pratica buddista. Dopo faccio pratiche che mirano ad accumulare meriti, come prostrazioni, offerte al Buddha, riflessioni sulle qualità del Buddha.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Vi è, nel frattempo, qualche specifica visualizzazione?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Oh sì. Vi sono processi di visualizzazione. Noi li chiamiamo <em>guru yoga</em>. Nella prima parte del <em>guru yoga</em> dedichi te stesso e la tua pratica al tuo maestro. La seconda parte è lo yoga della divinità, ove si trasforma se stessi in una particolare divinità. Lo yoga della divinità si riferisce ad un processo meditativo con cui dissolvi il tuo sé ordinario in una specie di vuoto e spazio. Da questo stato il tuo interiore &#8220;stato perfetto&#8221; potenziale è visualizzato o immaginato come essere generato in una forma divina, una meditazione sulla divinità. Segue una procedura conosciuta come meditazione dei tre kayas- <em>dharmakaya, sambhogakaya, </em>e<em> nirmanakaya</em>. Queste corrispondono all&#8217;esperienza della morte naturale, lo stato intermedio, e la rinascita come viene descritta nella letteratura buddista. Per ogni divinità, vi è un diverso mandala nella mia preghiera giornaliera. In tutto vi sono implicati circa sette mandala. Questi yoga della divinità, implicano la visualizzazione dei mandala. Si impiegano circa due ore.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Riesce a vedere la divinità in modo chiaro nella mente ad occhi chiusi?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Certe volte molto chiaramente, talvolta no (risate). Le mie condizioni fisiche fanno la differenza, penso. Dipende pure dal tempo che ho a disposizione. Se so che le mie preghiere devono completarsi prima delle otto, ciò influisce sulla mia consapevolezza. Se ho un‘intera mattinata libera, allora la mia concentrazione aumenta.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Succede qualche volta nella sua meditazione che lei sta guardando faccende che non riguardano un mandala? Osserva mai il caos?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Durante la mia pratica, fa sempre parte il dedicarmi alla meditazione sul vuoto, e il <em>mahamudra</em> che ha molti elementi di quel tipo di attenzione meditativa. Intraprendo anche una meditazione sul non-pensiero, non-concettualità.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Considera mai le distrazioni, le invita nella sua meditazione, lascia che tutte queste donne in bikini che vede qui in piscina entrino nella sua meditazione?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Come monaco, devo evitare quell&#8217;esperienza, anche nei sogni, in accordo alla pratica quotidiana. Certe volte nei sogni ci sono donne. E in certi casi combatto o litigo con qualcuno. Quando simili sogni mi accadono, immediatamente mi ricordo &#8220;sono un monaco&#8221;.Questa è una ragione per cui mi considero semplicemente un monaco buddista. Non mi dico mai &#8220;sono il Dalai Lama&#8221;. Mi dico solo &#8220;sono un monaco&#8221;. Non indugio mai nei sogni in donne dai modi seducenti. Realizzo immediatamente che sono un monaco.</p>
<p>Talvolta nei sogni combatto con una mitragliatrice o un coltello e immediatamente realizzo: &#8220;Sono un monaco, non posso farlo.&#8221; La qualità della presenza mentale è una delle pratiche più importanti che faccio durante il giorno. Dunque, per quel punto in particolare, circa le attrazioni, gli uomini, le donne: la meditazione analitica contrasta quell&#8217;attaccamento.</p>
<p>Per esempio, il desiderio sessuale. E&#8217;molto importante analizzare &#8220;quale ne è il reale beneficio?&#8221;. L&#8217;apparenza d&#8217;un viso o corpo meraviglioso &#8211; come descrivono molte scritture &#8211; non importa quanto lo sia, essenzialmente si decompongono in scheletro. Quando penetriamo nella carne e ossa umane, non c&#8217;è bellezza, dov&#8217;è? Una coppia durante un&#8217;esperienza sessuale è felice in quel momento. Molto presto iniziano i guai.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Conosco quel tipo di pensiero, perché lo faccio sempre. Ma lo considero nevrotico.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Cos&#8217;è?</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Nevrotico, ummmm. La mia malattia mentale. Poiché lo vedo come un sezionamento piuttosto che un&#8217;unità. Separa le parti. Continuo a pensare che mi piacerebbe avere una visione del tutto.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: In un certo modo, la via del Buddismo, per vincere gli attaccamenti e le attrazioni, è olistica nel senso che non vede l&#8217;esistenza di certi oggetti attraenti se non come parte di una rete più ampia che non è ne desiderabile, ne attraente. Piuttosto fa parte di una via intera dell&#8217;esistenza che va trascesa. Così, tu non puoi vedere ogni fenomeno in sé.</p>
<p>Vedi, quando contempli la mancanza di permanenza in un corpo o nella sua attrattiva, quando esamini l&#8217;essere attaccati all&#8217;attrazione, dopo osservi il tuo stesso corpo possedere quella stessa natura. Stai mirando ad uno scopo, così puoi trascendere tutte quelle tentazioni ed attaccamenti. Ci sono meditazioni che sono conosciute come di consapevolezza verso il corpo, verso i sentimenti e verso le mente.</p>
<p>Così, la procedura sta nel canalizzare l&#8217;energia nella totale attitudine mentale verso ciò che noi chiamiamo salvezza, o <em>moksha</em> o <em>nirvana</em>.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Attenzione mentale alla mente? Quale mente è attenta a quale mente?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Generalmente, quando diciamo &#8220;mente&#8221;, diamo l&#8217;impressione di una singola entità. Ma dentro la mente vi sono diversi aspetti ed elementi.</p>
<p>Quando parliamo di mente che esamina la mente, ci si può riferire a diversi casi. Ci si può riferire ad un&#8217;esperienza passata, che è la memoria della precedente mente.</p>
<p>Potresti esaminare lo stato presente della tua mente. Vi sono diversi elementi nella mente, in taluni casi avviene un senso di riconoscimento che contempla la tua esperienza presente. La mente non è una singola entità.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Come esperisce il vuoto? A quale esperienza fisica assomiglia? Se ha un&#8217;esperienza del vuoto, allora non è solo &#8220;nulla&#8221;, è un&#8217;esperienza. E&#8217;qualcosa.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Quando parliamo del concetto buddista di vuoto dovrebbe essere inteso nei termini di &#8220;vuoto da identità indipendente&#8221;. Vacuità della realtà intrinseca. Progredendo nella meditazione, arrivi ad un punto ove perdi la presa. La tua attitudine diventa più flessibile e realizzi l&#8217;assenza di una realtà intrinseca indipendente nei fenomeni.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Accade nel suo corpo quanto nella mente? E&#8217;integrato nella fisicità? Come cambia il sentire nel suo cuore, nel suo stomaco, nel suoi occhi, quando è vicino a ciò? Comincia a sentirsi scomparire o più vicino al&#8217;essere qui?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Non scomparire, ma naturalmente, parlo a livello personale. Quando ero trentenne, per un po&#8217; ho concentrato i miei studi sulla natura della vacuità. La chiamiamo <em>shi-ne</em>. Un giorno facevo meditazione analitica mentre stavo leggendo. Mi accadde una strana esperienza che mi portò a una nuova prospettiva. Ebbi un&#8217;esperienza profonda di vacuità. Dopo di che, le cose e gli oggetti mi apparivano normali come prima, ma c&#8217;era quella strana consapevolezza di sottofondo che gli oggetti non possedevano una realtà intrinseca.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: E&#8217;sempre in contatto col corpo e col respiro mentre ha questa esperienza?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Non in questo tipo di meditazione. In altre meditazioni si è concentrati su certi centri nervosi o su specifici punti energetici del corpo. Questo tipo di meditazione richiede un ritiro in solitudine che è necessario intraprendere per un lungo periodo di tempo. Adesso è difficile per me trovarne il tempo.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Recentemente ho letto un libro scritto da un&#8217;occidentale, Stephen Batchelor, intitolato &#8220;La fede nel dubbio&#8221;. Si fa diverse domande a proposito del Buddismo Tibetano. Ho scelto il libro dal titolo. E parlandole adesso, ho la sensazione che la sua identità più solida sia quella semplice d&#8217;un monaco buddista tibetano. E non ho identità, sebbene le abbia detto che io racconto storie, è il mio lavoro. Ma mi sento come un nulla, e talvolta è sconcertante, ma sto sempre nel dubbio. E sto tentando di ottenere la fede nel dubbio e a guardare il dubbio come a qualcosa sempre positiva, e non solo come angoscia esistenziale. Lei non dubita mai?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Si possono avere vari dubbi, ma nessun dubbio esplicito. Se accetti che la mente intera è solo il prodotto del cervello, di questo corpo, dopo giungeranno nuovi domande, nuovi dubbi. Anche se accetti la teoria del big bang, dici: &#8220;Perchè accade?&#8221; &#8220;Perché tante galassie?&#8221; E in ogni momento, &#8220;perché accadono queste cose?&#8221; Tutte domande che sopraggiungono.</p>
<p>Se accetti che il big bang sia accaduto senza cause, anche questo crea quasi sconforto, ed altri dubbi sopravvengono. Con la spiegazione buddista: ci sono esseri senzienti che utilizzano queste galassie e questi mondi. Questo è un fondamento che porta al concetto buddista di rinascita o di continuità della consapevolezza.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Così il dubbio diviene un mistero. La morte nel senso occidentale, il concetto di morte, può finalmente diventare mistero. Uno scrittore occidentale di nome Ernest Becker, che ha scritto &#8220;La negazione della morte&#8221; ha detto: &#8220;Oltre non sappiamo nulla. Dobbiamo arrenderci a quel mistero visto che non c&#8217;è modo di sapere cosa viene dopo&#8221; e la faccenda che mi ha sempre turbato ed interessato del Buddismo Tibetano è il sistema estremamente complesso di conoscenza degli stati del dopo-morte e della reincarnazione.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: La consapevolezza sottile è come un seme ed è una diversa consapevolezza rispetto a quella sviluppata da un essere fisico. Una pianta non può produrre capacità cognitiva. Ma in ogni essere umano, od essere senziente con determinate condizioni, viene sviluppata la capacità cognitiva. Consideriamo la continuità della consapevolezza essere il seme definitivo. Dopo che hai compreso questa spiegazione, la consapevolezza sottile si allontana da questo corpo &#8211; o diciamo che, la consapevolezza sottile si discosta da quella più grossolana. Oppure che quella grossolana si dissolve dentro la mente più sottile.</p>
<p>Vi sono alcuni casi, davvero autentici, evidenti, ove le persone ricordano le loro vite passate, soprattutto i molto giovani. Alcuni bambini ricordano la loro esperienza passata. Non ho forti o espliciti dubbi contro questa possibilità. Ma poiché i fenomeni come le esperienze post-morte, gli stati intermedi e così via, sono cose che stanno aldilà della nostra esperienza diretta, si lascia una minima possibilità al dubbio. Per molti anni, durante la mia pratica quotidiana, mi sono preparato verso una morte naturale. V&#8217;è una sorta d&#8217;eccitazione all&#8217;idea che la morte vera e propria sta arrivando e riesco a vivere le esperienze vere e proprie. Buona parte delle mie meditazione sono una prova di questa esperienza.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: C&#8217;è qualche paura che predomina in lei e che combatte, quali cose le fanno più paura?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: No, niente in particolare.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Non si sente impaurito?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: A causa della situazione politica, talvolta ho paura d&#8217;essere vittima di qualche attentato terroristico. Tuttavia, per quanto concerne la mia motivazione, sento di non avere nemici. Dal mio punto di vista, siamo tutti esseri umani, fratelli e sorelle. Ma sono coinvolto in una lotta nazionale. Certe persone mi considerano l&#8217;istigatore. Quindi anche questa è una realtà (pausa). Dall&#8217;altro lato, relativamente a ciò, il mio stato mentale è piuttosto calmo, stabile.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Come evita gli incidenti?</p>
<p><strong>Dali Lama</strong>: (ride) Come la gente comune, cerco di prendere delle precauzioni. Una cosa di cui sono certo è che non sarà vittima di incidenti per ubriachezza o uso di droghe.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Ma lei viaggia molto in aereo, e i piloti bevono. Ho sempre paura di ciò. Mi riprometto sempre di non salire mai su di un aereo ove i piloti credono nella reincarnazione. Quando sale su di un aereo, ha paura?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Oh sì. Sì.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: E medita durante il volo, o sente di poter aiutare l&#8217;aereo a star su? Ha più potere della persona media che vola in aereo? Talvolta io credo che, concentrandomi sopra una particolare immagine che ho in mente, il volo vada meglio.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Prima avevo molta paura durante il volo, ora mi sto abituando. Ma quando sono ansioso o impaurito, come hai detto, recito delle preghiere o mantra e, come vedi, la conclusione finale è la fede nel karma. Se ho creato del karma per morire in un certo modo, non posso evitarlo. Sebbene faccia del mio meglio, se accade qualcosa, devo accettarla. E&#8217;possibile che non abbia nessuna forza karmica, e che quindi se l&#8217;aereo cade, io riesca a sopravvivere.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Lei riesce ad uscirsene.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Sì. Come vede, quella fede è un grosso aiuto. E&#8217;molto efficace.</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Leggevo prima un libro sul Tibet di John Blofeld, &#8220;Il popolo che volava&#8221;. Ha mai visto qualcuno volare in Tibet?</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: No, ma una cosa mi ha sempre sorpreso. Una anziana monaca che vive ora a Dharamsala, mi raccontò che quando era giovane, passava qualche mese in una località montana vicino Lhasa. Lì incontrò un anziano praticante, un&#8217;ottantenne, che viveva in una zona molto isolata. Scoprì che era il maestro di una decina di discepoli, e vide due di questi volare in aria e allontanarsi dalla montagna. Come vedi, volavano usando questa parte (apre i lembi del mantello.)</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Come un deltaplano.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Sì. Lei mi disse che riuscivano a volare per un chilometro, con le braccia aperte. Mi ha detto l&#8217;anno scorso che li ha visti ancora. Ero sorpreso, molto sorpreso (risate). E&#8217; mai stato in India?</p>
<p><strong>Spalding Gray</strong>: Sì, per cinque mesi nel 1972, ho girato l&#8217;India, per lo spettacolo &#8220;Mother Courage&#8221;, un pezzo dello scrittore tedesco Brecht. Mi dispiace che adesso ci tocca fermarci. Ho apprezzato il tempo che mi avete dedicate vi ringrazio.</p>
<p><strong>Dalai Lama</strong>: Ottime domande. Mi hanno divertito. Grazie molte.</p>
<p>Intervista originalmente apparsa sulla rivista Buddista <em><a href="http://www.tricycle.com/" target="_new">Tricycle</a></em><em>. Per gentile concessione.</em></p>
<p><em>Traduzione di Eckhart, revisione di Ivo Quartiroli.</em></p>
<p><em>Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</em></p>
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		<title>Buddha e Hafiz e Schopenhauer sull&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 23:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Buddha. Non sarai punito per la tua rabbia, sarai punito dalla tua rabbia. Lasciamo che l’uomo vinca la rabbia con l’amore. Hafiz. Nemmeno dopo tutto questo tempo il sole dice alla terra: “Sei mia debitrice”. Guarda cosa accade con un amore del genere: esso illumina il cielo intero. Arthur Schopenhauer. “Fatij” è simile all’amore: non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="17pt;"><span>Buddha. Non sarai punito per la tua rabbia, sarai punito dalla tua rabbia. Lasciamo che l’uomo vinca la rabbia con l’amore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="17pt;"><span>Hafiz. Nemmeno dopo tutto questo tempo il sole dice alla terra: “Sei mia debitrice”. Guarda cosa accade con un amore del genere: esso illumina il cielo intero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="17pt;"><span>Arthur Schopenhauer. “Fatij” è simile all’amore: non si può forzare. Come l’amore forzato conduce all’odio, così la fede imposta porta allo scetticismo.</span></p>
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		<title>Alan Watts sui filosofi</title>
		<link>http://www.innernet.it/alan-watts-sui-filosofi/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 23:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alan Watts]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[I filosofi non riconoscono facilmente che v&#8217;è un punto dove il pensiero, come la bollitura di un uovo, deve arrestarsi. Alan Watts. La via dello zen. Feltrinelli. Milano. 1960.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/alan-watts4.gif" title="Alan Watts 4"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/04/alan-watts4.gif" style="width: 125px; height: 198px; margin-left: 6px; margin-right: 6px" alt="Alan Watts 4" align="left" height="198" hspace="6" width="125" /></a><em>I filosofi<br />
non riconoscono facilmente<br />
che v&#8217;è un punto<br />
dove il pensiero,<br />
come la bollitura di un uovo,<br />
deve arrestarsi</em>.</p>
<p>Alan Watts. <em>La via dello zen</em>. Feltrinelli. Milano. 1960.</p>
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		<title>Aldous Huxley, Ramesh Balsekar e Huang-Po sull&#8217;illusione</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 10:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aldous Huxley]]></category>
		<category><![CDATA[Huang-Po]]></category>
		<category><![CDATA[illusione]]></category>
		<category><![CDATA[Ramesh Balsekar]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldous Huxley. Il mondo è un&#8217;illusione, ma è un&#8217;illusione che dobbiamo prendere sul serio, perché fino a un certo punto è reale. Ramesh Balsekar. Puoi disporti ad accettare la tesi che tutto nell&#8217;universo sia un&#8217;illusione, ma è più che probabile che in tale illusione mancherai di includere il fattore più essenziale, cioè te stesso. Huang-Po. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aldous Huxley. Il mondo è un&#8217;illusione, ma è un&#8217;illusione che dobbiamo prendere sul serio, perché fino a un certo punto è reale.</p>
<p>Ramesh Balsekar. Puoi disporti ad accettare la tesi che tutto nell&#8217;universo sia un&#8217;illusione, ma è più che probabile che in tale illusione mancherai di includere il fattore più essenziale, cioè te stesso.</p>
<p>Huang-Po. La tua natura autentica è qualcosa che non smarrisci mai, nemmeno nei momenti di illusione, e che non acquisti al momento dell&#8217;Illuminazione.</p>
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		<title>Albert Einstein, Martin Luther King e Henry David Thoreau sulla tecnologia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 09:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[David Thoreau]]></category>
		<category><![CDATA[Einstein]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Luther King]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Albert Einstein. È diventato spaventosamente chiaro che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità. Martin Luther King. I mezzi con cui viviamo hanno superato gli scopi per i quali viviamo. Il nostro potere scientifico ha sorpassato il nostro potere spirituale. Abbiamo guidato i missili, ma messo fuori strada gli uomini. Henry David Thoreau. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Albert Einstein. È diventato spaventosamente chiaro che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità.</p>
<p>Martin Luther King. I mezzi con cui viviamo hanno superato gli scopi per i quali viviamo. Il nostro potere scientifico ha sorpassato il nostro potere spirituale. Abbiamo guidato i missili, ma messo fuori strada gli uomini.</p>
<p>Henry David Thoreau. Con tutta la tua scienza puoi dirmi da dove e in che modo la Luce scende nell&#8217;anima?</p>
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		<title>Bertrand Russell, Francesco Bacone e Peace Pilgrim sul potere</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 16:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bertrand Russell]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bacone]]></category>
		<category><![CDATA[Peace Pilgrim]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>

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		<description><![CDATA[Bertrand Russell. Il potere è dolce, è una droga. Come per quest&#8217;ultima, il desiderio cresce con l&#8217;abitudine. Francesco Bacone. È strano quel desiderio che cerca il potere sugli altri, perdendolo su se stessi. Peace Pilgrim. Hai molto più potere quando stai lavorando per la cosa giusta, di quando stai lavorando contro la cosa sbagliata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bertrand Russell. Il potere è dolce, è una droga. Come per quest&#8217;ultima, il desiderio cresce con l&#8217;abitudine.</p>
<p>Francesco Bacone. È strano quel desiderio che cerca il potere sugli altri, perdendolo su se stessi.</p>
<p>Peace Pilgrim. Hai molto più potere quando stai lavorando per la cosa giusta, di quando stai lavorando contro la cosa sbagliata.</p>
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		<title>George Bernard Shaw, Nagarjuna e Papaji sui desideri</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 04:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[desideri]]></category>
		<category><![CDATA[George Bernard Shaw]]></category>
		<category><![CDATA[Nagarjuna]]></category>
		<category><![CDATA[Papaji]]></category>

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		<description><![CDATA[George Bernard Shaw. In vita esistono due tragedie. Una è non esaudire i desideri del cuore, l&#8217;altra esaudirli. Nagarjuna. È piacevole grattarsi un prurito, ma è ancora più piacevole essere senza pruriti. Allo stesso modo, vi è un piacere nei desideri terreni, ma essere senza desideri è ancora più piacevole. Papaji. L&#8217;appagamento è assolutamente necessario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>George Bernard Shaw. In vita esistono due tragedie. Una è non esaudire i desideri del cuore, l&#8217;altra esaudirli.</p>
<p>Nagarjuna. È piacevole grattarsi un prurito, ma è ancora più piacevole essere senza pruriti. Allo stesso modo, vi è un piacere nei desideri terreni, ma essere senza desideri è ancora più piacevole.</p>
<p>Papaji. L&#8217;appagamento è assolutamente necessario, perché ciò che sarai nel prossimo stato, o nella prossima vita, sarà il desiderio insoddisfatto che hai adesso. Quindi, desidera solo l&#8217;infinito&#8230;</p>
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		<title>Aldous Huxley, Cartesio e D.H. Lawrence sulla verità</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 06:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Innernet</dc:creator>
				<category><![CDATA[Citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aldous Huxley]]></category>
		<category><![CDATA[Cartesio]]></category>
		<category><![CDATA[D.H. Lawrence]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldous Huxley: Conoscerai la verità, ed essa ti renderà folle. Cartesio: Se vuoi essere un autentico ricercatore della verità, è necessario che almeno una volta nella vita dubiti il più possibile di tutte le cose. D. H. Lawrence: La tragedia è come un potente acido: dissolve ogni cosa, eccetto l&#8217;oro della verità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Aldous Huxley</em>: Conoscerai la verità, ed essa ti renderà folle.</p>
<p><em>Cartesio</em>: Se vuoi essere un autentico ricercatore della verità, è necessario che almeno una volta nella vita dubiti il più possibile di tutte le cose.</p>
<p><em>D. H. Lawrence</em>: La tragedia è come un potente acido: dissolve ogni cosa, eccetto l&#8217;oro della verità.</p>
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