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	<title>Innernet &#187; Melissa Hoffman</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>La tecnologia dell’intelligenza universale, intervista a Ray Kurzweil</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 04:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ray Kurzweil, scienziato informatico, inventore, imprenditore di successo e scrittore, è uno dei più importanti futurologi degli Stati Uniti. Nominato Presidente onorario per l’innovazione alla Conferenza della Casa Bianca sulla piccola impresa nel 1986, è l’inventore, tra l’altro, della prima macchina per leggere per i non vedenti e, attraverso una collaborazione con Stevie Wonder, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Ray" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/ray.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/ray.jpg" alt="Ray" hspace="6" align="left" /></a>Ray Kurzweil, scienziato informatico, inventore, imprenditore di successo e scrittore, è uno dei più importanti futurologi degli Stati Uniti. Nominato <em>Presidente onorario per l’innovazione alla Conferenza della Casa Bianca sulla piccola impresa</em> nel 1986, è l’inventore, tra l’altro, della prima macchina per leggere per i non vedenti e, attraverso una collaborazione con Stevie Wonder, del primo sintetizzatore musicale in grado di ricreare il suono di un pianoforte a coda.</p>
<p>Nel 1999 è stato insignito della <em>Medaglia Nazionale per la Tecnologia</em> – l’onorificenza più elevata in questo settore – dal Presidente Clinton. Inoltre, ha ottenuto plauso internazionale con il libro <em>The Age of Spiritual Machines: When Computers Exceed Human Intelligence</em>, oggi tradotto in nove lingue.</p>
<p>Intervista di Melissa Hoffman.</p>
<p>Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo, inventore e imprenditore, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?</p>
<p>Ray Kurzweil: Il cambiamento più importante che la mia attività di inventore mi ha portato a scoprire è il fatto che la velocità dei cambiamenti sta aumentando. Secoli fa, la gente pensava che nulla dovesse mai cambiare; le persone si aspettavano che i nipoti facessero la stessa vita dei nonni, e queste aspettative venivano quasi sempre confermate. All’alba della rivoluzione industriale, due secoli fa, tutto ciò è cominciato a cambiare. Ma oggi la gente pensa ancora che il tasso dei cambiamenti sia costante. In realtà, non lo è.</p>
<p>Vedi, l’evoluzione funziona per vie indirette. Crea alcune risorse, e le usa per generare lo stadio successivo. Ecco perché la sua velocità sta aumentando. I cambiamenti, di fatto, sono in crescita esponenziale, e secondo i miei calcoli, a ogni decennio stiamo raddoppiando il tasso di sviluppo.</p>
<p>Ciò vuol dire che il ventesimo secolo equivale a venti anni di cambiamenti all’attuale tasso; nei prossimi venti anni compiremo cinque volte lo sviluppo del ventesimo secolo. Nel ventunesimo secolo faremo ventimila anni di sviluppo, ovvero avremo progressi tecnologici mille volte più grandi di quelli visti nel ventesimo secolo. Il cambiamento esponenziale è qualcosa di veramente esplosivo.</p>
<p>Melissa Hoffman: Senza alcun dubbio.</p>
<p>Ray Kurzweil: E posso dirti con certezza che pochissimi futurologi, quando pensano o parlano del futuro, prendono in considerazione questo fatto. Esso fa una profonda differenza. Tra cinquanta anni il mondo sarà completamente diverso; tra cento anni sarà <em>inconcepibilmente</em> diverso da adesso. Ma quando i futurologi pensano ai prossimi cinquanta anni, si chiedono: “OK, a quali tipi di cambiamento abbiamo assistito negli<em> ultimi</em> cinquanta anni?”. Su questo basano le previsioni per i <em>prossimi</em> cinquanta anni. Ma nei prossimi cinquanta anni vedremo un numero di cambiamenti trenta volte più grande di quello degli ultimi cinquanta anni, a causa della crescita esponenziale. È impossibile sottolineare abbastanza l’importanza di questo fatto.<span id="more-1025"></span></p>
<p>Per esempio, quando è stato annunciato per la prima volta il Progetto Genoma Umano, quindici anni fa, molti commentatori autorevoli hanno detto: “È impossibile riuscire a sequenziare il genoma umano in quindici anni. Usando le attrezzature più avanzate, l’anno scorso siamo riusciti a fare solo un millesimo del progetto”. E questo è stato quindici anni fa. Ma la velocità di sequenziazione del DNA è raddoppiata di anno in anno e, fatto interessante, la maggior parte del lavoro è stata fatta negli ultimi diciotto mesi del progetto.</p>
<p>Mettendo insieme tutte queste tendenze, si hanno delle implicazioni notevoli. Una delle più importanti è che entro venticinque anni avremo completato il “reverse engineering” del cervello umano, il che vuol dire che avremo compreso i suoi principi operativi in modo dettagliato, e saremo in grado di simulare meccanicamente il suo funzionamento. Adesso siamo nelle prime fasi, all’incirca come ci trovavamo con il progetto genoma dodici anni fa.</p>
<p>Quindi, tra circa venticinque anni avremo minuscoli computer, dal costo di pochi dollari, in grado di emulare le funzioni del cervello, e sapremo inserirli nel corpo umano senza chirurgia, in modo non invasivo. Oggi, per esempio, ci sono già stati quattro convegni su quelli che vengono chiamati “bioMEMS”, cioè i <em>Sistemi meccanici microelettronici biologici</em>. Essi sono piccoli robot, grandi quanto i globuli umani, che vengono immessi nel nostro flusso sanguigno. Uno scienziato ha curato il diabete di tipo uno nei topi iniettando nel loro sangue dei congegni in grado di secernere insulina e bloccare gli anticorpi.</p>
<p>Se facciamo le proiezioni al 2030, quando tutte queste tendenze di cui ho parlato saranno giunte a maturazione, saremo in grado di mettere nel nostro sangue miliardi e miliardi di questi nanobot cellulari. Essi saranno in grado di comunicare tra loro e con Internet (che allora sarà diffusa ovunque) attraverso una rete locale senza fili. Ma la cosa più importante sarà che essi potranno comunicare in modo non invasivo con i nostri neuroni biologici. Di fatto, la comunicazione tra l’elettronica e i neuroni è già stata dimostrata.</p>
<p>Dunque, tutte queste sono indicazioni sulla direzione in cui riusciremo a espandere l’intelligenza umana, che è, per me, il cambiamento più importante.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quello che hai descritto finora sembra suggerire che nel futuro cambieremo completamente la nostra definizione di essere umano. Quali sono alcune delle principali questioni filosofiche e spirituali che queste tecnologie solleveranno?</p>
<p>Ray Kurzweil: Dunque, tutto ciò ha alcune implicazioni che definirei <em>spirituali</em>. Una molta ovvia, che hai menzionato, è la domanda: “Cos’è un essere umano?”. Oggi, questa è una domanda spirituale. Fra trenta anni ci imbatteremo in entità <em>non biologiche</em>, robot, basati sul reverse engineering dell’intelligenza umana, in grado di agire e funzionare con la complessità dell’uomo. Ma anche quando parleremo con comuni esseri umani biologici, avremo di fronte entità i cui processi di pensiero non biologici potrebbero essere di più di quelli biologici.</p>
<p>Ricorda che l’idea di inserire dei computer nel cervello non appartiene solo al futuro. Per esempio, la FDA, l’ente statunitense per il controllo sul cibo e i farmaci, ha appena approvato un innesto che sostituisce la parte di cervello distrutta dal morbo di Parkinson. E gli innesti usati dai non udenti stanno diventando sempre più sofisticati. Oggi questi processi richiedono la chirurgia, ma grazie ai nanobot saremo in grado di fare queste cose in modo abitudinario, senza chirurgia, tra un quarto di secolo. Per cui, che cos’è <em>umano?</em> Non è una domanda semplice.</p>
<p>La risposta più importante, secondo me, è che l’uomo è una specie che cerca per sua natura di espandere il proprio orizzonte. L’uomo non si è fermato alla terraferma; non si è accontentato nemmeno del pianeta. E di certo non resteremo nei confini della nostra biologia. Per farti un altro esempio, siamo nei primissimi stadi della trasformazione dell’eredità genetica attraverso la manipolazione dei geni. Alla fine andremo al di là della biologia e della genetica per ridisegnare il corpo e il cervello umani.</p>
<p>Di fatto, esiste già un progetto per sostituire tutti i componenti del nostro sangue con dispositivi<em> nanobotici</em>. Se hai questi globuli rossi robotici – i <em>respirociti</em>, come li chiama lo scienziato Rob Freitas – che trattengono l’ossigeno in modo mille volte migliore dei nostri globuli rossi, puoi stare seduta sul fondo della tua piscina per quattro ore, o avere uno sprint olimpico per quindici minuti, senza mai respirare. E i globuli bianchi robotici distruggono gli agenti patogeni in modo cento, mille volte più potente dei nostri comuni globuli bianchi. Possono scaricare del software da Internet e distruggere qualsiasi tipo di elemento patogeno.</p>
<p>Melissa Hoffman: Pensi che gli esseri umani dovranno sviluppare nuove qualità per gestire queste enormi risorse che la tecnologia ci sta dando?</p>
<p>Ray Kurzweil: Sì, penso di sì. Possiamo dire che già oggi stiamo tentando di tenere sotto controllo alcune tecnologie. Le nuove tecnologie saranno incommensurabilmente più potenti di quelle che abbiamo visto finora, e possono essere di enorme beneficio. Per esempio, la nanotecnologia sarà in grado di creare qualsiasi entità fisica, compreso il cibo, partendo da materiali estremamente economici, eliminando così la povertà. Queste nuove tecnologie, alla fine, ci aiuteranno a sconfiggere la malattia, l’invecchiamento e l’inquinamento dell’ambiente. Ma avranno anche un potenziale distruttivo molto temibile. Quindi, come approfitteremo dei lati positivi tenendo sotto controllo quelli negativi? Questa è probabilmente la sfida più grande che ci troveremo di fronte.</p>
<p>Melissa Hoffman: Prima hai affermato che la maggior parte di noi non si rende conto della natura esponenziale o accelerata del cambiamento. Pensi che la sottostimiamo a nostro rischio?</p>
<p>Ray Kurzweil: Beh, penso che sia notevole il fatto che persone altrimenti giudiziose continuano a fare proiezioni sul futuro che riflettono il pensiero lineare, cosa che dà un quadro molto sbagliato. Esistono degli scenari futuri che si realizzeranno molto prima di quanto pensiamo.</p>
<p>Già tra dieci o quindici anni ci saranno molti più cambiamenti di quanti la gente riesce a immaginare, e data la lentezza del consenso politico e sociale, occorre cominciare a discutere maggiormente su questi temi. Dobbiamo comprendere la natura esponenziale del cambiamento. Una potenza è una funzione matematica che comincia quasi come una linea piatta: all’inizio non accade nulla di osservabile. Poi sale sempre più velocemente, fino ad arrivare al ginocchio della curva, dove improvvisamente esplode verso l’alto. E adesso siamo ai primi stadi del ginocchio della curva. Ci troviamo al punto in cui molte di queste tecnologie stanno cominciando a esplodere, e per avere un quadro realistico di cosa ci attende dobbiamo capire questo concetto.</p>
<p>Melissa Hoffman: Prima hai affermato che, in quanto esseri umani, cerchiamo naturalmente di espandere i nostri orizzonti, e che in futuro questo avverrà soprattutto attraverso l’espansione della nostra intelligenza. Consideri l’espansione dell’intelligenza umana un fine evolutivo in sé?</p>
<p>Ray Kurzweil: È una buona domanda. È come chiedere: “Qual è lo scopo della vita?”. A mio avviso, alla fine satureremo tutta la materia e l’energia della nostra area dell’universo con la nostra intelligenza, e penso che questo si potrebbe definire un fine in sé. Tutta questa materia ed energia ottuse che ci circondano si risveglieranno e diventeranno sublimemente intelligenti. Allora essa si diffonderà in tutto l’universo alla massima velocità con cui possono viaggiare le informazioni. E si può pensare che non ci vorrà molto tempo, perché possono esistere vie alternative per arrivare in altri punti dell’universo, come i “wormholes”, i cosiddetti “fori di tarli” postulati dalla Fisica. Alla fine l’intero universo, fondamentalmente, si risveglierà.</p>
<p>Ma non è interessante il fatto che i cosmologi non assegnano mai alcun ruolo all’intelligenza nel destino dell’universo? Piuttosto, discutono a lungo se l’universo si contrarrà in una grande crisi o si espanderà all’infinito, come se questa sorta di leggi irrazionali della fisica continuassero semplicemente ad andare avanti, simili a una grande macchina priva di intelligenza. Nessuno dice: “Aspetta un attimo, l’intelligenza potrebbe diffondersi in tutto l’universo e decidere il destino di quest’ultimo. Anche se la forza di gravità o altre forze potrebbero causare la disgregazione dell’universo, la civiltà intelligente infusa in tutto l’universo deciderebbe: «No, non sarà così. Faremo accadere qualcosa di diverso»”.</p>
<p>Melissa Hoffman: Alcuni scienziati e cosmologi argomentano che l’universo è<em> già</em> intelligente. Ma tu stai dicendo che useremo la tecnologia per introdurre la <em>nostra</em> intelligenza nella materia non-intelligente dell’universo, cioè parli di un risultato puramente fisico.</p>
<p>Ray Kurzweil: Esattamente. E questa è una forma di illuminazione. Infatti, io direi che in questo momento l’intero universo <em>non</em> è intelligente. Ma penso che lo diventerà attraverso il processo che ho descritto.</p>
<p>Melissa Hoffman: Come pensi che accadrà, a livello pratico? Riesci a immaginarlo?</p>
<p>Ray Kurzweil: Beh, sì. Possiamo affermare che entro questo secolo si svilupperà un’intelligenza molto superiore alla nostra. Non possiamo descriverla dettagliatamente perché, per definizione, è più intelligente di noi. Grazie al calcolo computeristico molecolare tridimensionale, organizzeremo la materia e l’energia in modo molto efficiente, fino a livello atomico. Tra circa dodici anni saremo in grado di computare con grande efficienza grazie a queste strutture molecolari tridimensionali. Esse si baseranno sul carbonio, più o meno come la vita, ma saranno milioni di volte più potenti.</p>
<p>Un frammento di due centimetri della circuiteria di un nanotubo, fatto di atomi di carbonio, sarà milioni di volte più potente del cervello umano. Usando questi sistemi incredibilmente piccoli di elaborazione dati, che hanno la capacità di riorganizzare la materia, alla fine potremo convertire la maggior parte della materia e dell’energia nella nostra area dell’universo in processi capaci di produrre intelligenza. E allora questa intelligenza si espanderà verso l’esterno, quasi come le informazioni, ma sarà in grado di convertire e assorbire in sé tutta la materia e l’energia che incontrerà.</p>
<p>Ciò che è straordinario dell’idrogeno è che, quando lo usi per produrre energia, calore e luce, l’unico sottoprodotto è l’acqua pura. Puoi berla! L’idrogeno non produce minimamente anidride carbonica. Quindi, se passassimo a questo carburante eterno, potremo potenzialmente risolvere tutti i principali problemi legati all’uso del petrolio: potremmo ridurre drasticamente il surriscaldamento globale, il Medio Oriente diventerà sempre meno importante nella geopolitica del mondo e potremmo restringere la linea di demarcazione tra gli abbienti e i non abbienti. Infatti, una volta imbrigliato, l’idrogeno è disponibile in ogni angolo del pianeta. Jeremy Rifkin</p>
<p>La natura crea sempre nuovi corpi per nuove frontiere; osserva la sequenza di corpi dal pesce agli anfibi, i mammiferi e l’uomo, e adesso all’uomo universale. Siamo sulla soglia di una grande novità. L’unica differenza tra noi e le altre creature che hanno sperimentato un cambiamento radicale è il fatto che stiamo entrando nel processo consciamente. Barbara Marx Hubbard, Conscious Evolution.</p>
<p>La comunicazione bidirezionale tra l’elettronica e i neuroni biologici è già stata dimostrata, e porterà a molti interessanti scenari. Uno è la realtà virtuale a immersione totale, che incorpora tutti i nostri sensi. Se io volessi andare nella realtà virtuale, i nanobot eliminerebbero gli stimoli provenienti dai miei sensi reali, sostituendoli con quelli che il mio cervello riceverebbe se fossi davvero nell’ambiente virtuale; a quel punto, il mio cervello avrebbe la sensazione di essere davvero in quell’ambiente.</p>
<p>L’ambiente virtuale potrebbe essere la ri-creazione di un luogo terrestre – per esempio, il Taj Mahal o una spiaggia mediterranea – includendone i suoni, l’aspetto tridimensionale, la sensazione dell’aria calda e umida sul volto. Potrebbe anche essere qualche luogo fantastico che esiste solo nella realtà virtuale. La progettazione di questi ambienti virtuali sarà una nuova forma di arte. Sarà possibile entrare in questi ambienti virtuali con qualcun altro e avere qualsiasi tipo di incontro, dal rapporto sessuale alla discussione di affari. Sarà possibile sintonizzarsi e sperimentare cosa si prova a essere qualcun altro, con le sue emozioni, come nel film Essere John Malkovich.</p>
<p>Oppure, si potranno rivivere esperienze già vissute. Creare un archivio di esperienze cui poter accedere sarà un’altra forma di arte. La realtà virtuale non emergerà improvvisamente nella sua forma finale, ma entro il 2029 sarà affascinante e convincente come la realtà vera. Ray Kurzweil.</p>
<p>Nello spazio di una lunga vita, più o meno in cento anni, siamo passati dalla velocità del cavallo a quella dei viaggi spaziali. Dee Hock, Transformation by Design, “WIE”, Fall-Winter 2002.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Evoluzione o morte! Intervista a Barbara Marx Hubbard</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 06:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>

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		<description><![CDATA[Barbara Marx Hubbard, futurologa e scrittrice, ha portato molte persone allo studio dell’evoluzione. Cofondatrice della Foundation for Conscious Evolution (Fondazione per l’Evoluzione Consapevole), la Hubbard ha condotto il programma radio settimanale Live from the Peace Room (In diretta dalla stanza della pace), dove sono stati intervistati molti importanti pensatori evolutivi della nostra cultura. Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Avanti a tutta velocita Barbara Max Hubbard.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-barbara-max-hubbard.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-barbara-max-hubbard.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Barbara Max Hubbard.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Barbara Marx Hubbard, futurologa e scrittrice, ha portato molte persone allo studio dell’evoluzione. Cofondatrice della <em>Foundation for Conscious Evolution </em>(<em>Fondazione per l’Evoluzione Consapevole</em>), la Hubbard ha condotto il programma radio settimanale<em> Live from the Peace Room (In diretta dalla stanza della pace),</em> dove sono stati intervistati molti importanti pensatori evolutivi della nostra cultura.</p>
<p>Tra i suoi molti libri, ricordiamo <em>Conscious Evolution: Awakening the Power of Our Social Potential ed Emergence: The Shift from Ego to Essence.</em></p>
<p><strong>Intervista di Melissa Hoffman.</strong></p>
<p>Melissa Hoffman: Viviamo in un’epoca storica straordinaria. Abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e di persona impegnata da decenni su queste tematiche, quali sono i cambiamenti cui stiamo assistendo? Molti di noi ne ignorano ancora l’esistenza. Quali saranno, presumibilmente, le nostre condizioni di vita future?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Dunque, si dà il caso che siamo la generazione nata nel momento più insidioso dalla comparsa dell’«Homo sapiens». Stiamo attraversando un periodo di transizione in cui abbiamo acquisito un potere di creazione o distruzione che prima attribuivamo solo agli dei. E non stiamo rallentando; andiamo sempre più veloci. Il pericolo è, ovviamente, che abuseremo di questo potere e collasseremo nel caos. Se consideri le recenti scoperte sull’evoluzione dell’«Homo sapiens», non siamo progrediti in modo lineare dall’«Homo erectus» all’«Homo sapiens», passando per l’«Homo lapillus» e l’«Homo Neanderthal». Sono esistiti molti, molti sottotipi di esseri umani che non hanno prevalso.</p>
<p>L’«Homo sapiens sapiens», con la sua consapevolezza autoriflessiva, è emerso tra cinquanta e trentacinquemila anni fa. E quello che sta succedendo adesso è che egli ha conoscenze così vaste ed esercita un impatto sulla natura tanto grande – soprattutto dopo la scoperta della bomba atomica, il gene, la nanotecnologia e la biotecnologia – che la forma di consapevolezza che ci ha portato a questo punto non è in grado di farci andare al di là.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quali qualità mancano alla nostra attuale forma di consapevolezza?<span id="more-1049"></span></p>
<p>Barbara Marx Hubbard: L’autoconsapevolezza autoriflessiva non ha il campo d’azione della consapevolezza “dell’intero sistema” o la comprensione evolutiva necessaria a risolvere i tipi di problemi che abbiamo di fronte. Vedi, abbiamo delle intuizioni sulla vita dopo la morte, sul paradiso, sulla Nuova Gerusalemme, su altri stati dell’essere e su altri mondi, ma non <em>su questo mondo evoluto</em>. Però, in generale, adesso sappiamo di essere in una situazione senza precedenti, a scala globale. Un numero crescente di persone è consapevole di abitare in un pianeta finito. Un raddoppio ulteriore della popolazione ci porterà a dodici miliardi di persone, e nessuno pensa che potremo sostenere questo numero. Aggiungi il danno ai sistemi fondamentali che sorreggono la nostra vita, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e i terroristi che desiderano usarle. È comico cercare di risolvere questi problemi nei modi attuali.</p>
<p>Nell’evoluzione, quando si presenta una situazione che non può più essere risolta nei vecchi modi, e quando il pericolo per l’intero sistema è imminente, siamo di fronte (secondo me) a un catalizzatore evolutivo che ci condurrà verso una reale devoluzione, se non rispondiamo, o verso l’evoluzione e la trasformazione, se rispondiamo.</p>
<p>Se guardi all’indietro verso gli altri grandi salti nella spirale dell’evoluzione – dalla pre-vita alla vita, dalla cellula singola all’animale o dall’animale all’uomo – esistono degli schemi ricorrenti. La biologa Elisabeth Sahtouris lo spiega molto chiaramente. Per esempio, ella dimostra come, quando una specie è giovane, sia rapace, territoriale e competitiva, fin quando raggiunge un limite alla sua crescita. A quel punto, o impara a negoziare e cooperare con i suoi concorrenti, raggiungendo un’unità più elevata, o si estingue.</p>
<p>Per cui, l’insieme delle condizioni globali, anche se per noi sono senza precedenti, assomigliano di fatto a un frattale di forme già successe nel passato. Sappiamo che grandi cataclismi sono avvenuti e potrebbero avvenire ancora. Ma di tutte le specie che si sono estinte, siamo l’unica consapevole del fatto che<em> potremmo</em> provocare la nostra estinzione. E questa consapevolezza è un catalizzatore evolutivo verso un’innovazione e una trasformazione molto più vaste: spirituale, sociale e tecnologica.</p>
<p>Melissa Hoffman: Quindi, secondo te, la crisi che stiamo affrontando è naturale.</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Sto interpretando la crisi della Terra – cosa che potremmo fare nei dettagli, come già fanno moltissime persone – come un insieme di complessità che sono, fino a un certo punto, naturali. È naturale che una specie intelligente abbia tanto successo da toccare i limiti del suo sviluppo senza saperlo. È naturale che a causa del nostro successo abbiamo sovra-industrializzato, sovrappopolato, inquinato e abusato dell’ambiente. Forse tutta questa situazione è un fenomeno naturale, e questa specie intelligente, che è riuscita ad avere una comprensione dell’atomo, il gene e il cervello, sta ricevendo un segnale: evolviti o muori.</p>
<p>Tra i segnali che stiamo ricevendo, alcuni rappresentano crisi estreme, altri nuove e incredibili capacità. Per esempio, la nostra comprensione scientifica del DNA vuol dire che l’«Homo sapiens sapiens» sta capendo la struttura della vita e sta ora valutando come ristrutturarla. Ebbene, se poni questa comprensione nel contesto di una specie materialistica, in un sistema chiuso con limitata autoconsapevolezza e armi di distruzione di massa, scorgi una fine amara. Ma se la poni in un contesto evolutivo, puoi dire che l’insieme delle crisi può essere simile a una crisi di parto verso una specie capace di coevolversi con la natura e cocreare con lo spirito. Per fare questo, dobbiamo comprendere il modo in cui la natura si evolve… Non tanto il modo in cui si sostiene, ma capire che la <em>natura</em> della natura è l’evoluzione.</p>
<p>Quindi, cosa vuol dire rispondere a questo insieme di crisi e opportunità? Vuol dire che dobbiamo imparare a gestire un’ecologia planetaria? Significa che dobbiamo imparare a coesistere con le altre specie su questo pianeta? Vuol dire molto di più. Significa cambiare l’intera struttura delle relazioni umane e della società. Oggi abbiamo sistemi sociali meccanicistici basati su una comprensione errata della natura e, di conseguenza, dannosi per chi ne fa parte e per la biosfera. Quindi, siamo costretti a sviluppare sistemi sociali <em>sinergici</em>, perché non potremo evolverci armoniosamente con la natura a meno che il nostro sistema sociale non rifletta un disegno naturale.</p>
<p>Melissa Hoffman: Hai già visto dei segni evidenti di questi cambiamenti sociali?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Non dimenticherò mai quando sono stata ospite di un gruppo di suore a South Bend, nell’Indiana, durante un weekend di luglio. Era l’epoca in cui WorldCom ed Enron stavano fallendo. E c’era un prete cattolico di nome Diarmuid O’Murchu, che aveva scritto un libro intitolato<em> Quantum Theology</em>, che diceva: “L’evoluzione ha funzionato per miliardi di anni <em>prima</em> delle religioni organizzate, e funzionerà per miliardi di anni anche <em>dopo</em>”.</p>
<p>Poi, in quanto prete cattolico che parlava a un gruppo di suore, aggiunse: “La Chiesa cattolica non reggerà, perché è sbagliato non solo il suo passato, ma anche la sua gerarchia. La struttura è sbagliata. Tutto è sbagliato”. E le monache si alzarono ad applaudire! Ebbene, loro amavano Gesù. Quell’applauso non voleva assolutamente dire che non amavano Gesù. E improvvisamente ho pensato: “Forse è così che deve succedere. Le strutture gerarchiche, meccanicistiche, non sono adeguate a un mondo interattivo, consapevole, evolutivo”. E quelle strutture stanno scomparendo. Ciò che speriamo è che non collassino troppo presto, portando al caos completo.</p>
<p>Tra parentesi, penso che tutte le principali religioni del mondo sono state fondate in una fase precedente dell’evoluzione umana, da persone la cui consapevolezza era chiaramente al di là dell’ordinario. Esse lasciarono dietro di sé degli insegnamenti che contenevano un seme della verità profonda sull’evoluzione della nostra specie. Ma le strutture costruite intorno a quelle religioni le hanno ristrette al punto che oggi, mentre ci troviamo in questo periodo di grande transizione, sono diventate regressive.</p>
<p>Melissa Hoffman: Secondo te, cosa farà sì che gli individui, a livello personale, comincino a cambiare queste tradizionali istituzioni e organizzazioni sociali?</p>
<p>Barbara Marx Hubbard: Ci sono già molte cose che ci motivano. Siamo sempre più collegati attraverso i media, i sistemi culturali, i sistemi economici, i sistemi di difesa e i mezzi di comunicazione. La complessità crescente del sistema ha un impatto su ogni individuo, direttamente e indirettamente, in molti modi. Il potenziale dell’individuo umano è vastissimo, ma è utilizzato al minimo dal tipo di vita che la maggior parte di noi conduce. Tuttavia, la forza dell’evoluzione dentro di noi sta premendo per venire fuori, perché il corpo sta diventando più complesso. Stiamo cominciando a comprendere di essere parti di un corpo planetario vivente che si sta a sua volta integrando in un sistema del tutto nuovo.</p>
<p>Quindi, per tornare a ciò che sta succedendo in questo momento: o stiamo attraversando una crisi di parto verso una nuova specie, oppure stiamo dirigendoci verso l’autodistruzione. Penso che la crisi sia naturale, perché è naturale imbattersi in limiti e sfide quando aumentiamo la nostra conoscenza e il nostro successo. Il risveglio della nostra specie e la ricerca di soluzioni sono in atto, ma in modo frammentario, e di certo non avvengono dappertutto. Le grandi strutture sociali si stanno dimostrando inadeguate a risolvere i problemi che stiamo creando. Ovunque stanno emergendo innovazioni sociali, ma non sono sufficientemente collegate tra loro né hanno molto potere. Per cui, adesso, sforzarci di connetterci e creare una sinergia e una partecipazione più vaste a questo processo di risveglio è probabilmente la cosa più importante da fare.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>La saggezza dei sistemi viventi, intervista a Elisabeth Sahtouris</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Coscienza del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in Strutture dei sistemi viventi. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale. Tra i suoi libri, ricordiamo Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-elisabeth-sahtouris.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Elisabeth Sahtouris.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Elisabeth Sahtouris è biologa evolutiva, futurologa, scrittrice e consulente in<em> Strutture dei sistemi viventi</em>. Conferenziere e consulente a livello internazionale, sottolinea l’importanza dei sistemi biologici nella struttura organizzativa dell’economia, del governo e del commercio globale.</p>
<p>Tra i suoi libri, ricordiamo <em>Earth Dance: Living Systems in Evolution, A Walk Through Time: From Stardust to Us e Biology Revisioned</em>, scritto insieme a Willis Harman.</p>
<blockquote><p>“La globalizzazione dell’umanità è un processo naturale, biologico ed evolutivo. Tuttavia, stiamo attraversando una profonda crisi perché l’aspetto centrale e fondamentale della globalizzazione – la sua economia – è attualmente organizzato in maniera tale da violare gravemente i principi fondamentali dei sistemi viventi sani, minacciando di morte la nostra civiltà.” Elisabet Sahtouris, <em>The Biology of Globalization.</em></p></blockquote>
<p>Intervista:</p>
<p>Melissa Hoffman: In questa epoca straordinaria abbiamo di fronte a noi cambiamenti senza precedenti in ogni dimensione dell’esistenza umana – biologica, sociale, politica, economica, tecnologica – e tutto ciò avviene mentre stiamo entrando nella globalizzazione economica e sociale, come hai scritto nei tuoi libri. Puoi descrivere, dal tuo punto di vista di futurologa e biologa evolutiva, la natura dei cambiamenti globali che stiamo vivendo e quali nuove sfide e opportunità ci attendono?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Dalla mia prospettiva di biologa evolutiva, ciò che vedo succedere oggi nel passaggio della specie umana alla globalizzazione economica e sociale è, essenzialmente, la stessa cosa già avvenuta per quasi tutte le altre specie della Terra. Per esempio, miliardi di anni fa, gli antichi batteri, dopo milioni di anni di competizione ostile che li ha minacciati di estinzione, hanno cominciato a negoziare formando stupefacenti colonie basate sulla cooperazione.</p>
<p>Durante la fase competitiva, avevano sviluppato tecnologie elaborate come il motore elettrico, impianti di energia solare e pile nucleari generatrici di calore, oltre a infrastrutture simili a città che solo ora possiamo ammirare, grazie ai più recenti microscopi. I minuscoli archeobatteri, con le loro tecnologie e stili di vita specializzati, sono stati protagonisti dell’evento più sensazionale dell’evoluzione terrestre mai avvenuto dalla loro apparizione sulla crosta minerale della Terra.</p>
<p>La cellula nucleata – una forma-vita totalmente nuova, grande circa mille volte di più di un singolo batterio – si è formata quando i batteri hanno adottato la divisione del lavoro, donando parte dei loro straordinari genomi al nucleo della nuova cellula. In tal modo, la cellula nucleata – l’unico tipo di cellula evolutosi sulla Terra, oltre a quella batterica – rappresenta un’unita più elevata raggiunta dai batteri dopo eoni di tensioni e ostilità, grazie alla negoziazione e un’evoluzione basata sulla cooperazione.<span id="more-1038"></span></p>
<p>Questo processo – per mezzo del quale le tensioni e le ostilità tra individui portano a negoziati e infine alla cooperazione, sotto forma di un’unità più vasta – è il processo evolutivo di base di tutta le forme-vita del nostro pianeta, secondo me.</p>
<p>Questo stesso ciclo spiega in che modo le cellule nucleate in competizione si uniscono a formare creature multicellulari (come noi). Oggi questo sta accadendo per la terza volta, in quanto noi esseri umani multicellulari in competizione siamo spinti a evolverci verso una società – o una “cellula” – nuova, cooperativa e <em>globale,</em> che funzionerà a un livello di complessità e unità più elevato di quello mai raggiunto da qualsiasi specie prima di noi. Come gli antichi batteri, completando il ciclo noi umani stiamo evolvendoci da una fase competitiva, aggressiva e infantile a una fase matura e cooperativa.</p>
<p>Melissa Hoffman: Per chiarire quello che hai detto sulla globalizzazione… Stai parlando dell’emersione di un organismo totalmente nuovo, così come lo era la cellula nucleata rispetto ai batteri?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. Dal mio punto di vista, la globalizzazione è l’evento più grande mai avvenuto dopo la cellula nucleata. La nostra economia globale, e più in generale la nostra famiglia globale, saranno composte di individui, famiglie e unità sociali più grandi, ma ci legheremo tra noi in modi imprevedibili. Essenzialmente, stiamo formando un superorganismo di specie che riuscirà a fondersi in maniera cooperativa con i nostri ecosistemi e con i sistemi viventi della Terra.</p>
<p>Finora, nella nostra fase adolescenziale e imperialistica (durata diecimila anni) abbiamo utilizzato grandi quantità di risorse terrestri per costruire le nostre società, nazioni e imprese. Ma adesso riconosciamo che questa distruzione deve finire, e dobbiamo creare alleanze più cooperative. Questo è il nostro imperativo biologico, e la nostra alternativa al suicidio in quanto specie.</p>
<p>Melissa Hoffman: Cosa pensi che occorra affinché un numero maggiore di persone si renda conto della gravità della situazione? Quali sono, secondo te, le condizioni che ci faranno cambiare davvero?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Un’atmosfera deteriorata, l’inquinamento delle fonti di acqua (e stiamo già cominciando a fare guerre per l’acqua anziché per il petrolio), il deterioramento del suolo attraverso l’erosione e l’inquinamento chimico, la proliferazione delle armi biologiche e nucleari, le tossine agricole altamente pericolose, le piante e gli animali creati dall’ingegneria genetica.</p>
<p>Quest’ultima ha già causato disastri enormi in Canada, negli Stati Uniti e in Messico, e sta rapidamente estendendosi al resto del mondo. Negli Stati Uniti non siamo più in grado di garantire l’organicità dei cereali o della soia, perché il polline delle piante geneticamente modificate arriva ovunque e contamina quelle non geneticamente modificate.</p>
<p>In Messico, ceppi di cereali selvatici accuratamente protetti contro le malattie che minacciano le nostre monoculture [larghe estensioni di coltura dedicate a una sola varietà] sono ora contaminati dal polline dei cereali geneticamente modificati. Questo è un disastro enorme, enorme, ma non se ne parla mai. In America, un ricercatore è stato licenziato dopo aver dimostrato che gli organi dei topi, incluso il loro cervello, si rimpicciolivano e diventano simili al cuoio in seguito alla nutrizione a base di patate geneticamente modificate. Oggi, nei nostri supermercati, più del sessanta per cento del cibo è geneticamente modificato, senza che sia necessario specificarlo sull’etichetta e senza che siano state condotte ricerche riguardo le conseguenze sui nostri bambini.</p>
<p>Le aziende alimentari si sono gettate con entusiasmo sulla creazione e vendita di questi prodotti, prima che conoscessimo i loro effetti sulle persone o gli ecosistemi. La maggior parte dei “bioingegneri” non sa semplicemente nulla dei sistemi viventi. Tutte le specie terrestri scambiano il proprio DNA tra di loro, ma sanno cosa stanno facendo. Vedi, la natura è fondamentalmente molto intelligente, ma gli scienziati pensano di potere creare genomi come se fossero macchine, tagliando un gene qui e incollandolo da qualche altra parte. I genomi non funzionano così.</p>
<p>Se metti lo stesso gene in sei persone diverse, esso si esprimerà in sei modi diversi. Il sistema, nell’insieme, è intelligente. L’ingegneria genetica ha fallito i primi esperimenti perché i genomi identificavano i geni trapiantati come estranei e li eliminavano. Ma adesso gli scienziati hanno inserito a forza i geni e li hanno “appiccicati” al loro posto, in modo che l’organismo è costretto ad accettarli. La scorsa estate ho visitato un caseificio olandese in cui stavano conducendo esperimenti molto interessanti: essi dimostravano che l’innesto di un solo gene distruggeva piante intere. Sembra che l’intero organismo cerchi di proteggersi, più o meno come la pelle si indurisce o si arrossa intorno a una scheggia.</p>
<p>Melissa Hoffman: Dunque, date le condizioni critiche da te descritte adesso, quali sono le qualità fondamentali che gli esseri umani dovranno sviluppare per far fronte alla situazione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Ebbene, l’ostacolo principale è il nostro sistema economico, perché la sua mentalità fondata sulla perdita o il guadagno è appropriata solo per una specie infantile. Il capitalismo competitivo è un sistema programmato per concentrare la ricchezza nelle mani di pochi, impoverendo inevitabilmente la grande maggioranza. Un comportamento così distruttivo è possibile solo perché non abbiamo riconosciuto che noi, in quanto specie, siamo un sistema vivente, allo stesso modo dei nostri corpi individuali e le nostre famiglie.</p>
<p>Nota che le famiglie non riducono alla fame tre figli per sovralimentare il quarto, né abbelliscono un angolo del giardino distruggendo gli altri tre. Comprendiamo i sistemi viventi che abbiamo accanto, ma non ci è stato insegnato a vedere quelli più grandi, per esempio la nostra economia globale, come ugualmente vivi e in pericolo!</p>
<p>Non ci riconosciamo come sistema vivente perché non comprendiamo i sistemi viventi. La scienza ha interpretato la natura in termini di fisica e ingegneria, considerandola composta di meccanismi. L’innovazione più grande di cui abbiamo bisogno è una concezione scientifica del mondo completamente nuova, basata sulla prospettiva degli esseri viventi. Un modello di universo vivente, basato sulla biologia, mostra olarchie (sistemi autosufficienti incastrati in modo interdipendente tra loro, come una cellula, un organismo o un ecosistema) a regolazione e organizzazione automatiche. La gravità e la radiazione, l’entropia e la sintropia, sono in equilibrio ciclico, così come l’anabolismo e il catabolismo (la formazione e la distruzione-riciclaggio dei tessuti viventi).</p>
<p>È un universo meraviglioso ed elegante. Ma è difficile cambiare una visione scientifica del mondo; gli scienziati della vecchia guardia non vogliono capire e riconoscere le prove che sconvolgono la loro visione del mondo. È come aspettarsi che un bruco sia entusiasta di dissolversi, affinché possa nascere una farfalla!</p>
<p>Melissa Hoffman: Quindi, stai dicendo che le qualità fondamentali necessarie sono: primo, riconoscere il carattere distruttivo dell’attuale visione del mondo; secondo, accettare le difficoltà che comporta l’abbandono di tale concezione?</p>
<p>Elisabeth Sahtouris: Sì. È difficile creare qualcosa di nuovo nel mondo vivente senza passare per il caos, la distruzione o la dissoluzione dei vecchi sistemi. Oggi siamo in una situazione molto simile allo sviluppo di una farfalla in una crisalide. Il sistema immunitario del bruco sta ancora cercando di proteggersi in quanto bruco… E, per me, la nostra insistenza nell’aggrapparsi all’era del petrolio è tutta qua. Da una prospettiva biologica, è l’antico sistema che cerca di proteggersi il più a lungo possibile. Ma allo stesso tempo è compito del nuovo sistema cercare di raccogliere le proprie forze fino a sconfiggere il vecchio sistema immunitario e costruire il nuovo.</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Avanti a tutta velocità: intervista con Jeremy Rifkin</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 09:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melissa Hoffman</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale. La maggior parte di noi sa già che il mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1024" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="buco-nel-muro-con-cielo" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2008/10/buco-nel-muro-con-cielo.jpg" alt="" width="90" height="83" /></a>Con questo articolo presento la prima di una serie di interviste da parte di Melissa Hoffman a scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi sullo stato del pianeta. La prima intervista è con Jeremy Rifkin, avvenuta prima della grande crisi finanziaria di questo giorni tuttavia molto attuale.</p>
<p>La maggior parte di noi sa già che il mondo è in rapida trasformazione: possiamo sentirlo nelle ossa e nell’aria, anche se non sempre riusciamo a capire cosa sta succedendo. Forse ci siamo accorti che le condizioni climatiche sono più capricciose, oppure proviamo irritazione quando ci accorgiamo, per esempio, che il nuovo computer acquistato solo pochi mesi fa è già superato da un modello migliore, più veloce, piccolo, economico e alla moda. Cosa accadrebbe se ci fermassimo un attimo, chiedendoci dove ci stanno portando tutti questi piccoli cambiamenti, presi insieme e in un lungo arco di tempo?</p>
<p>Come abbiamo scoperto, non si tratta sempre di un esercizio facile o piacevole. Infatti, come direbbe chiunque abbia riflettuto abbastanza su concetti come <em>mutamento e tempo</em>, il tipo di mutamenti in atto adesso è, per sua stessa natura, diverso da tutto ciò che abbiamo conosciuto in precedenza. In che modo? Secondo gli scienziati e i futurologi qui intervistati, tutti questi cambiamenti apparentemente isolati fanno parte di un più vasto cambiamento<em> sistemico</em>, di portata e complessità maggiori di tutto ciò che la razza umana ha mai sperimentato.</p>
<p>E la velocità dei mutamenti, secondo qualcuno, sta accelerando esponenzialmente: un concetto che da solo dà le vertigini. Di fatto, più cose veniamo a sapere sul futuro e questi enormi, vertiginosi e rapidissimi cambiamenti (i quali potrebbero rapidamente portarci al di là delle nostre capacità di immaginazione, come testimoniano le interviste che seguono), più alla mente ci sale la domanda: le nostre strutture etiche e spirituali – tradizionali e contemporanee – sono in grado di farvi fronte?</p>
<p>Per trovare una risposta, come primo passo abbiamo intervistato molti scienziati, teorici dell’evoluzione e futurologi, ciascuno dei quali ha un’opinione leggermente diversa sui cambiamenti in atto. Dai regni microscopici della competizione tra batteri, di cui parla la biologa Elisabeth Sahtouris, ai <em>nanobot</em> intravenosi che potenziano il cervello, descritti dall’inventore Ray Kurzweil; dalla fine all’era del petrolio prevista dal futurologo Jeremy Rifkin, alla nascita di una nuova consapevolezza auspicata da Barbara Marx Hubbard: ogni contributo è un punto di vista unico sulle molte dimensioni dei cambiamenti in atto nella nostra vita.</p>
<p>Che si stia parlando di qualcosa di vasto come l’universo o di piccolo come un nanotubo, di tangibile come il petrolio o di effimero come la consapevolezza, di una cosa si può star certi: tutto è in mutamento. E la portata e la velocità di questi cambiamenti, che ci piaccia o no, sono qualcosa di cui tutti stiamo per fare esperienza. Interviste di Melissa Hoffman.</p>
<p><strong>La fine di un’era</strong></p>
<p><strong>Intervista a Jeremy Rifkin</strong></p>
<p><a title="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/avanti-a-tutta-velocita-jeremy-rifkin.jpg" alt="Avanti a tutta velocita Jeremy rifkin.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Jeremy Rifkin è autore di sedici libri sull’impatto delle trasformazioni tecnologiche sull’economia, la forza lavoro e la società. Consigliere di capi di stato e di membri dei governi in tutto il mondo, è spesso ospite di forum sul lavoro, l’economia e la società. Attualmente è professore alla <em>Wharton School of Business</em> e <em>Presidente della Foundation on Economic Trends</em>. È stato intervistato da “What is Enlightenment?” nel suo ufficio di Washington.</p>
<p>Melissa Hoffman: La specie umana sta vivendo cambiamenti senza precedenti in quasi ogni campo – tecnologico, ecologico, sociale e politico – e tutto ciò sta avvenendo a scala globale. Dal tuo punto di vista di futurologo e consigliere aziendale, puoi descrivere quali mutamenti sono in atto, secondo te, e quali si verificheranno nel futuro?<span id="more-650"></span></p>
<p>Jeremy Rifkin: Nel ventunesimo secolo assisteremo alla scomparsa del lavoro salariato di massa su questo pianeta. Nuove sofisticate tecnologie – software, computer, robot, intelligenze artificiali – stanno già cominciando a sostituire intere categorie di lavoratori. Tra meno di un decennio produrremo beni e servizi che ora non possiamo nemmeno immaginare; nasceranno nuovi lavori, ma non saranno lavori salariati di massa. Assisteremo a un’elite di lavoratori sempre più ristretta che opererà fianco a fianco di una tecnologia sempre più intelligente. Alla metà del ventunesimo secolo saremo in grado di produrre beni e servizi per tutto il mondo con una piccola parte della forza lavoro di adesso.</p>
<p>La domanda chiave è: cosa accadrà a milioni di esseri umani che non dovranno più produrre beni e servizi fondamentali? Già oggi non esiste angolo della Terra senza una disoccupazione strutturale a lungo termine. Per cui, quale sarà la nostra nuova definizione di essere umano nel ventunesimo secolo? Consciamente o inconsciamente, ci siamo tanto abituati a definire gli esseri umani in base alla loro produttività sul posto di lavoro, che una domanda come questa ci lascia perplessi: esiste qualcos’altro che gli esseri umani possono fare sulla Terra? Se ci pensi, ti rendi conto quanto è ristretta la nostra concezione di noi stessi.</p>
<p><strong>L’era della biologia</strong></p>
<p>La Fisica e la Chimica hanno dominato le prime due rivoluzioni industriali del diciannovesimo e ventesimo secolo; ora, invece, stiamo entrando nell’era della biologia, una scienza che costituirà la base e l’ossatura della terza rivoluzione industriale del ventunesimo secolo. L’era della biologia, già cominciata, solleverà interrogativi senza precedenti, in quanto saremo in grado di manipolare la vita nei suoi componenti fondamentali: geni, proteine, classi di cellule, organi, tessuti… Persino interi organismi. Oltre a suscitare un acceso dibattito pubblico, l’era della biologia ci porterà a dare una nuova definizione del creato, dal momento che avremo cominciato a smontare, manipolare e riorganizzare il mondo come un bene economico.</p>
<p>Dovremo decidere: percorreremo una via moderata o violenta? Ovvero: useremo la nuova scienza per creare una seconda Genesi, ridefinendo milioni di anni di evoluzione (inclusa quella di noi esseri umani) per giocare a Dio, in un certo senso? Oppure useremo la nuova scienza per comprendere meglio la relazione tra geni e ambiente e favorire una nostra integrazione migliore – o più umile, se preferisci – nella prima evoluzione di questo pianeta? Il cammino “moderato” ci chiede di integrare la nostra scienza e tecnologia in modo da <em>cooperare con</em>, e non <em>andare contro</em>, milioni di anni di evoluzione e l’ecosistema che la sostiene.</p>
<p>Questa è un’impostazione molto più elegante, intellettualmente sofisticata e scientificamente avanzata, perché richiede una comprensione profonda della composizione, il contesto, le relazioni e la coreografia della natura. Quindi, per l’umanità, l’era della biologia si rivelerà critica. Ci costringerà a creare una nuova definizione di essere umano. Dovremo porre molta attenzione alle relazioni con le altre specie. Quali sono i nostri obblighi verso il pianeta, e qual è la nostra valutazione del valore della vita in sé e per sé, a prescindere da quello utilitario?</p>
<p><strong>L’energia è potere</strong></p>
<p>In questo momento, la famiglia umana ha di fronte a sé tre grandi crisi, tutte collegate al petrolio. La prima è il surriscaldamento globale, la seconda il debito del terzo mondo, la terza la possibilità di nuove guerre in Medio Oriente.</p>
<p>Il surriscaldamento globale è probabilmente la sfida più grande. Rappresenta il lato oscuro dell’era industriale; è il conto da pagare per duecento anni di impiego dei combustibili fossili. Penso che misurando le opere dell’uomo in termini di mero impatto su questo pianeta, dovremmo dire che il surriscaldamento globale è l’opera più grande della razza umana, anche se negativa. Perché? Perché esso ha cambiato l’intera biochimica della Terra in meno di cento anni.</p>
<p>È qualcosa di molto notevole… Negativo, ma notevole! Anche se il mutamento climatico sarà il minimo previsto dagli studi (il massimo è un aumento di dodici gradi Celsius, il minimo di quattro o cinque gradi), avremo dei problemi.</p>
<p>Questi cambiamenti produrranno, in meno di un secolo, un mutamento climatico uguale a quello intercorso dall’ultima era glaciale a oggi… Cioè, in un periodo di quindicimila anni. Ricordiamoci: metà del pianeta era sotto i ghiacci, quindicimila anni fa. Quindi, stiamo parlando di cambiamenti giganteschi in meno di un secolo, e gli ecosistemi e i sistemi umani non possono adattarsi senza enormi sacrifici.</p>
<p>Guardando la situazione dal punto di vista economico, il surriscaldamento globale comporta indirettamente anche dei costi, di cui di solito non teniamo conto. Quando parlo con i direttori delle compagnie di assicurazione, non sanno come affrontare la situazione. Il grande problema che sta nascendo è: com’è possibile fare assicurazioni contro l’impoverimento agricolo, l’innalzamento delle acque, gli incendi, l’aridità e le condizioni metereologiche difficili?</p>
<p>La portata di questi problemi e la quantità di denaro necessaria sono semplicemente enormi. Alcune compagnie hanno già cominciato ad analizzare i costi di tutti questi problemi, e si tratta di una cifra tale che il totale alla fine comincerà ad avvicinarsi al valore effettivo del nostro prodotto interno lordo.</p>
<p><strong>Il debito del terzo mondo</strong></p>
<p>La seconda crisi che ci troviamo di fronte è il debito del terzo mondo. In occidente è facile dimenticare che esiste una grande linea di demarcazione tra i ricchi e i poveri, una linea che diventa sempre più larga. Mai, nella storia, così poche persone hanno avuto accesso a tante risorse mondiali, e così tante ne sono escluse. Dal paleolitico alla prima modernità non conosciamo alcun esempio paragonabile. La razza umana non aveva mai conosciuto una linea di demarcazione così profonda; è davvero qualcosa senza precedenti.</p>
<p>Alcuni di noi ne sono consapevoli, ma quasi nessuno la collega al petrolio. Quando l’OPEC ha imposto l’embargo petrolifero negli anni settanta, il prezzo del petrolio è schizzato da tre a dodici dollari al barile. E da allora non è mai sceso. Quindi, per trenta anni, i Paesi del terzo mondo hanno disperatamente preso a prestito soldi dal Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri istituti di credito per cercare di pagare il petrolio che non potevano permettersi, al fine di modernizzare l’economia.</p>
<p>Oggi, l’83 per cento di ogni dollaro prestato al terzo mondo viene usato per pagare i debiti, senza nemmeno comprare il petrolio. Questi Paesi, oggi, stanno spendendo più per pagare i debiti che in servizi umani essenziali. Per cui, ci sono ottantanove Paesi che stanno peggio di dieci anni fa. Teniamo a mente che, man mano che il prezzo del petrolio sale e noi raggiungiamo un picco globale, il terzo mondo resterà prigioniero di una spirale di povertà e disperazione.</p>
<p><strong>Il Medio Oriente</strong></p>
<p>La terza crisi che ci troviamo di fronte è legata alla situazione sempre più precaria del Medio Oriente. Se facciamo un passo indietro, possiamo vedere che l’era moderna si fonda sull’uso dei combustibili fossili. Considerando il modo in cui abbiamo vissuto negli ultimi cento anni, capiremo quanto il petrolio e i combustibili fossili sono indispensabili alla nostra stessa esistenza. Il nostro cibo matura grazie a fertilizzanti petrolchimici; i nostri vestiti sono fatti con prodotti sintetici chimici; la plastica, i materiali da costruzione, il riscaldamento, la luce e i farmaci vengono tutti dal petrolio.</p>
<p>Ma stiamo cominciando a renderci conto che tra il 2010 e il 2035 avremo usato la metà delle risorse mondiali di petrolio greggio economico (questo è chiamato<em> picco globale</em>). Che sia il 2010 o il 2035, si tratta comunque di un momento straordinariamente vicino a noi. Esso è il punto critico; segna la fine di un’era. Infatti, da quel momento in poi, i prezzi non scenderanno mai.</p>
<p>Quando raggiungeremo il picco, i due terzi delle restanti riserve economiche di petrolio si troveranno nel Medio Oriente, ovvero l’area più tormentata e politicamente instabile del mondo. Se pensiamo che il Medio Oriente è un’area tormentata adesso, proviamo a immaginare cosa sarà tra sette o quindici anni, quando conterrà tutte le restanti riserve petrolifere. Non solo, ma si prevede che tra dieci anni anche la Cina e l’India avranno bisogno di tanto petrolio quanto oggi gli Stati Uniti e le nazioni europee; per cui, tutti si contenderanno quel petrolio. Quello in atto è un gioco geopolitico molto, molto pericoloso.</p>
<p>Quindi, sommando tutti questi fattori (surriscaldamento globale, differenze sempre maggiori tra ricchi e poveri, debito del terzo mondo in crescita, pressioni geopolitiche e militari maggiori sul Medio Oriente, per non parlare del fatto che la produzione globale di petrolio raggiungerà probabilmente il picco nei prossimi dieci – trentacinque anni), ci rendiamo conto che siamo alla fine di un’era. Ma intanto che questo regime energetico è pericolosamente alla fine, all’orizzonte si profila il nuovo regime dell’idrogeno. La domanda chiave è: come arriveremo a quel punto evitando il collasso della civiltà e colmando la linea di demarcazione?</p>
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<p>Copyright originale “What is Enlightenment” magazine <a href="http://www.wie.org/">www.wie.org</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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