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	<title>Innernet &#187; Mariana Caplan</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Dieci malattie spiritualmente trasmesse</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 07:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Viviamo in una giungla, e la vita spirituale non fa eccezione. Davvero pensiamo che solo perché qualcuno ha meditato cinque anni, o fatto yoga dieci anni, sarà meno nevrotico di un altro? Nel migliore dei casi, sarà solo un po’ più consapevole delle sue nevrosi. Appena un po’. È per questa ragione che ho trascorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo in una giungla, e la vita spirituale non fa eccezione. Davvero pensiamo che solo perché qualcuno ha meditato cinque anni, o fatto yoga dieci anni, sarà meno nevrotico di un altro? Nel migliore dei casi, sarà solo un po’ più consapevole delle sue nevrosi. Appena un po’.</p>
<p>È per questa ragione che ho trascorso gli ultimi quindici anni della mia vita a studiare e scrivere sull’importanza del discernimento nelle aree più insidiose del cammino spirituale – potere, sesso, illuminazione, guru, scandali, psicologia, nevrosi – nonché sulle vere motivazioni, talvolta confuse e inconsapevoli, che ci spingono su tale cammino. Io e il mio partner (lo scrittore e insegnante Marc Gafni) stiamo creando una nuova serie di libri, corsi e pratiche finalizzati a portare più chiarezza su questi temi.</p>
<p>Molti anni fa, ho lavorato per un’estate in Sud Africa. Sin dall’arrivo, mi resi conto della cruda realtà: ero nel Paese con il più elevato tasso di omicidi al mondo, gli stupri erano all’ordine del giorno e metà della popolazione (uomini e donne, gay ed etero indifferentemente) era positiva all’HIV.</p>
<p>Poiché grazie al mio lavoro e ai miei viaggi ho conosciuto centinaia di maestri e migliaia di praticanti spirituali, ho osservato che le nostre idee, concezioni ed esperienze spirituali si “infettano” con “contaminanti concettuali” – non ultimo un rapporto confuso e immaturo con complessi principi spirituali – sempre allo stesso modo e con la medesima facilità con cui un’invisibile e insidiosa malattia sessualmente trasmessa si diffonde.</p>
<p>Le seguenti dieci categorie non vanno intese come definitive, ma solo come uno strumento per diventare consapevoli di alcune delle più comuni malattie spiritualmente trasmesse.</p>
<p>1.  <em> La spiritualità “fast-food”</em>: Coniuga la spiritualità a una cultura che celebri la velocità, il multitasking e la gratificazione istantanea, e il risultato più probabile sarà la spiritualità “fast-food”. Quest’ultima è il prodotto dell’illusione, comune e comprensibile, che la liberazione dal dolore proprio della condizione umana possa essere facile e immediata. Tuttavia, una cosa è certa: la trasformazione spirituale non si può ottenere in un batter di occhi.</p>
<p>2.    <em>La finta spiritualità</em>. La finta spiritualità consiste nella tendenza a parlare, vestirsi e comportarsi come immaginiamo farebbe una persona spirituale. È una sorta di spiritualità imitativa che mima la realizzazione spirituale, così come la finta pelle leopardata imita quella autentica.</p>
<p>3.    <em>Motivazioni confuse</em>. Benché il nostro desiderio di evolverci sia puro e genuino, spesso è contaminato da motivazioni secondarie come il desiderio di essere amati, di appartenere a un gruppo, di riempire il nostro vuoto interiore; la speranza che il cammino spirituale elimini la nostra sofferenza e la nostra ambizione spirituale stessa; il desiderio di essere speciali, migliori, straordinari.</p>
<p>4.   <em> Identificazione con esperienze spirituali</em>. In questa malattia, l’ego si identifica con la nostra esperienza spirituale e la considera come sua; cominciamo a credere di essere la personificazione vivente di certe intuizioni sorte in noi in determinati momenti. Nella maggior parte dei casi, tale malattia non dura all’infinito, benché tenda a prolungarsi maggiormente in coloro che si ritengono illuminati e/o si comportano da insegnanti spirituali.</p>
<p>5.   <em> L’ego spiritualizzato</em>. Questa malattia si verifica quando la struttura stessa della personalità egoica si imbeve di idee e concetti spirituali. Il risultato è una struttura egoica “a prova di proiettile”. Quando l’ego si spiritualizza, siamo impermeabili a ogni aiuto, a nuove idee o feedback costruttivi. Diventiamo esseri umani impenetrabili e la nostra crescita spirituale si blocca (in nome della spiritualità stessa).</p>
<p>6.    <em>Produzione di massa di insegnanti spirituali.</em> Vi sono molte correnti spirituali alla moda che sfornano una dietro l’altra persone che si ritengono a un livello di illuminazione spirituale ben al di là di quello effettivo. Questa malattia funziona come una sorta di nastro trasportatore spirituale: assorbi questa luce, abbi quell’intuizione e – bam! – sei illuminato e pronto a illuminare gli altri allo stesso modo. Il problema non è tanto che tali persone insegnino, quanto che si presentino come maestri spirituali.</p>
<p>7.    <em>Orgoglio spirituale</em>. L’orgoglio spirituale sorge quando il praticante, attraverso anni di sforzi intensi, ha effettivamente raggiunto un certo livello di saggezza, ma usa questo risultato per chiudere le porte a qualsiasi nuova esperienza. La sensazione di “superiorità spirituale” è un altro sintomo di questa malattia spiritualmente trasmessa. Si manifesta sottilmente attraverso la sensazione “Io sono migliore, più saggio e superiore agli altri, perché sono spirituale”.</p>
<p>8.   <em> Mentalità di gruppo</em>. Anche nota come pensiero di gruppo, mentalità settaria o malattia degli ashram, la mentalità di gruppo è un virus insidioso che contiene molti elementi tradizionali della co-dipendenza. Un gruppo spirituale decide in modo invisibile e inconscio quali siano i modi giusti di pensare, parlare, vestirsi e comportarsi. I gruppi e gli individui infettati dalla “mentalità di gruppo” rifiutano le persone, gli atteggiamenti e le circostanze che non rispettano le regole, spesso tacite, del gruppo.</p>
<p>9.  <em> Il complesso degli Eletti</em>. Il complesso degli Eletti non riguarda solo gli ebrei. Consiste nella convinzione che “il nostro gruppo è il più spiritualmente evoluto, potente e illuminato; in poche parole, è il migliore di tutti”. C’è una grande differenza tra il pensare di avere scoperto la via, l’insegnante o la comunità migliori per sé, e il pensare di aver scoperto “il meglio in assoluto”.</p>
<p>10.    <em>Il virus mortale: “Sono arrivato”</em>. Questa malattia è tanto potente da essere potenzialmente mortale per la nostra evoluzione spirituale. Consiste nella convinzione di “essere arrivati” alla fine del cammino spirituale. Il progresso spirituale termina ogni qual volta questa convinzione si cristallizzi nella nostra psiche, poiché quando pensiamo di aver raggiunto la fine, ogni ulteriore crescita è impedita.</p>
<p>“L’essenza dell’amore è la percezione”, insegna Marc Gafni, “quindi l’essenza dell’amore di sé è la percezione di sé. Puoi innamorarti solo di qualcuno che riesci a vedere chiaramente, e questo vale anche per te stesso. Amare vuol dire avere occhi per vedere. È solo quando vedi chiaramente te stesso che cominci ad amarti”.</p>
<p>Nello spirito degli insegnamenti di Marc, ritengo fondamentale, in un cammino spirituale, individuare le malattie dell’ego e dell’auto-inganno comuni a tutti noi. È qui che abbiamo bisogno di sense of humour e del sostegno di autentici amici spirituali. Quando sul nostro cammino spirituale ci imbattiamo in ostacoli, a volte è facile cadere nella disperazione, perdendo fiducia nel cammino e stima in se stessi. Dobbiamo mantenere la fede, in noi stessi e negli altri, per poter davvero fare una differenza in questo mondo.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1591797322/innernet-20" target="_blank">“Eyes Wide Open: Cultivating Discernment on the Spiritual Path”</a> (<a href="http://www.soundstrue.com" target="_blank">Sounds True</a>) per gentile concessione.</p>
<p>Il sito di Mariana Caplan:<a href="http://realspirituality.com/" target="_blank"> realspirituality.com</a></p>
<p>Mariana contribuisce anche a<a href="http://www.centerforworldspirituality.com/" target="_blank">l Center for World Spirituality </a></p>
<p>Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>Come trovare un genuino maestro spirituale?</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 13:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[discepolo]]></category>
		<category><![CDATA[guru]]></category>
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		<description><![CDATA[Pochi argomenti nel campo della spiritualità contemporanea suscitano tante difficoltà, controversie e discussioni come il ruolo dell’insegnante spirituale. Grazie a carismatici ciarlatani che scorrazzano nel mondo spirituale, entrando in tutte le case attraverso i periodici a larga tiratura e gli spettacoli televisivi, termini come “guru” e insegnante spirituale sono entrati nel nostro vocabolario di tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="due loto.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/due-loto.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/due-loto.jpg" alt="due loto.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Pochi argomenti nel campo della spiritualità contemporanea suscitano tante difficoltà, controversie e discussioni come il ruolo dell’insegnante spirituale. Grazie a carismatici ciarlatani che scorrazzano nel mondo spirituale, entrando in tutte le case attraverso i periodici a larga tiratura e gli spettacoli televisivi, termini come “guru” e insegnante spirituale sono entrati nel nostro vocabolario di tutti i giorni.</p>
<p>Tuttavia, nonostante le campagne pubblicitarie New Age, restiamo avvolti nella confusione e nell’ignoranza per tutto quello che riguarda il valore e la funzione dell’<em>insegnante spirituale</em>. Mentre prima, giustamente, affrontavamo l’argomento dei maestri spirituali con la dovuta cautela, oggi tutti pensano di sapere che cos’è un guru o un maestro spirituale, e come relazionarsi a lui o lei.</p>
<p>La varietà dei cosiddetti maestri spirituali è grande. A un estremo abbiamo individui capaci di guadagnare 50.000 dollari per un fine settimana in cui insegnano alle coppie pratiche sessuali tantriche vecchie di quattromila anni (Asra Nomani, <em>Naked Ambition</em>, “The Wall Street Journal”, 7 dicembre 1998); dall’altro, grandi maestri e leader spirituali di indiscutibile onestà come il Karmapa, il Dalai Lama e santi orientali e occidentali meno conosciuti.</p>
<p>Ma i ricercatori spirituali alle prime armi etichettano tutti come “guru” e nutrono per essi un’adorazione infantile o un grande scetticismo. Tali giudizi derivano per lo più da informazioni molto superficiali raccolte nell’ambiente sociale, nei media o in chiesa.</p>
<p>Uno dei nostri principali compiti di ricercatori spirituali è imparare l’esercizio della discriminazione. Potremmo pensare che il nostro primo compito sia svuotare la mente, rilassarci nella beatitudine onnipresente e prendere dimora nel Sé autentico, ma se affrontiamo il cammino spirituale con serietà, comprendiamo presto di avere altre priorità. Arrancando nelle paludi dell’ego, una delle qualità più preziose è imparare a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.</p>
<p>Prima di imparare a discriminare tra un insegnante falso e uno autentico, è necessario sapere cosa vogliamo da un insegnante. Se vogliamo imparare a rilassare la mente o a migliorare la relazione con il coniuge o i figli, probabilmente qualsiasi psicoterapeuta spirituale andrà bene.</p>
<p>Se vogliamo percorrere un cammino tradizionale con un certo grado di rigore e serietà, avremo bisogno di una guida o un insegnante di buona preparazione e onestà. Se quello che vogliamo è realizzare il nostro potenziale più elevato di esseri umani, allora non dobbiamo trovare solo un insegnante: dobbiamo trovare qualcuno che sappiamo (ai limiti delle nostre possibilità) essere capace e disponibile ad aiutarci in questo scopo.<span id="more-413"></span></p>
<p>Non c’è dubbio che molte persone si volgono a un maestro spirituale nel tentativo inconscio di risolvere conflitti psicologici rimasti in sospeso con i genitori. Il guru maschile o femminile rappresenta il <em>genitore spirituale</em> assoluto, colui che alla fine ci darà l’amore incondizionato che abbiamo tanto implorato da bambini.</p>
<p>Se però ci volgiamo all’insegnante con l’atteggiamento di un bambino, anche se le nostre motivazioni sono inconsce, lo stiamo implorando di tirare fuori tutti i latenti desideri di potere o di conferma che restano in lui.</p>
<p>Tenderemo anche a dare un’interpretazione molto distorta di lui, osservando ogni cosa che dice e fa dal punto di vista dei desideri infantili insoddisfatti. “Non esiste peccato, esiste solo l’infantilismo”, sostiene il maestro spirituale francese Arnauld Desjardins. Riconoscere di avere una relazione infantile con il cammino e il maestro spirituali è essenziale per riuscire a cogliere fino in fondo l’opportunità che ci viene offerta.</p>
<p>Quando andiamo al mercato spirituale, occorre essere consapevoli della grande differenza di qualità tra i tantissimi insegnanti disponibili. Il settore dei maestri spirituali non è ciò che appare al primo sguardo, e prima di fare un acquisto impulsivo, è necessario un approfondito studio della mercanzia.</p>
<p>Un altro fattore critico è la difficoltà di tradurre dall’oriente all’occidente la funzione dell’insegnante spirituale. Se è vero che nella tradizione occidentale esistono esempi di relazione insegnante-studente (i nativi americani, i rabbini ebrei, i preti cattolici), la cultura contemporanea è per lo più influenzata da una religione dogmatica (o addirittura meccanica) che fornisce pochi precedenti a una relazione con un maestro spirituale. Importare semplicemente le tradizioni orientali nella cultura occidentale, senza considerare le grandi differenze psicologiche e culturali, non funziona.</p>
<p>Da una parte abbiamo i maestri delle tradizioni monastiche asiatiche che sono venuti in occidente e sono crollati di fronte alle lusinghe della ricchezza, del potere e del sesso; da un’altra, i numerosi aspiranti maestri occidentali, dai nomi sanscriti e dalle tuniche stravaganti, che cercano disperatamente di creare monasteri tradizionali in una cultura che non è pronta per essi; da un’altra parte ancora, coloro che cercano di prendere il meglio da tutte le tradizioni per creare la loro personale spiritualità eclettica, dove tutti e tutto – inclusi gli alberi, le montagne e le stelle – fungono da insegnanti.</p>
<p>Come il pittore che mischia tutti i colori in una tavolozza e ottiene il grigio, quando mischiamo le tradizioni a nostro piacimento, il risultato è una spiritualità New Age estremamente confusa.</p>
<p>Abbiamo di fronte a noi il difficile compito di preservare il senso e il contesto del tradizionale rapporto insegnante-studente, ma anche di operare i necessari adattamenti alla nostra psicologia e cultura occidentali. Sebbene il compito è certamente difficile e gli errori sono inevitabili, questo deve restare l’obiettivo.</p>
<p>Una delle principali difficoltà che incontriamo quando abbracciamo la nozione orientale dell’insegnante spirituale, è l’aspettativa che quest’ultimo sia perfetto. Le traduzioni delle scritture orientali definiscono l’insegnante “trascendente”, “essere perfetto”, “angelico” e “al di là dell’al di là”. Il rigido perfezionismo della tradizione occidentale, unito alla nostra ingenuità spirituale, interpreta tutto ciò nel senso che l’insegnante è una sorta di Superman o di Wonder Woman cosmici. Non comprendiamo che per le leggi dell’incarnazione umana tutti gli esseri umani sono semplicemente questo: umani.</p>
<p>Anche se hanno trasceso l’attaccamento alla forma umana, sono ancora incarnati in un corpo soggetto alla malattia, con una mente che può essere libera o meno da disfunzioni o aberrazioni psicologiche.</p>
<p>Molti studenti hanno provato disillusione di fronte a un insegnante che, nella circostanza di un terribile dolore fisico, non è riuscito a “trascendere il corpo”. Desjardins racconta che una volta il suo maestro, Swami Prajnanpad, era gravemente malato. A un certo punto chiamò uno studente, un noto medico, chiedendogli degli antidolorifici.</p>
<p>Tale evento provocò enorme sconcerto in molti studenti di Swami Prajnanpad. “Se è un maestro autentico”, pensarono, “perché non riesce a trascendere il dolore fisico?”; “Se è oltre il corpo, come ha potuto ammalarsi?”. Ma forse questo episodio rivela, in realtà, un fraintendimento su ciò che è un maestro autentico. È possibile che l’idea occidentale di perfezione non sia identica a quella suggerita dalle antiche scritture.</p>
<p>Un argomento ancora più delicato, soprattutto tra gli insegnanti spirituali occidentali, è quello dei difetti psicologici. Per gli occidentali, percorrere un cammino spirituale con insegnanti occidentali è molto vantaggioso. Non solo questi ultimi parlano la stessa lingua, ma (fatto più importante) hanno una comprensione della psicologia occidentale di cui molti insegnanti orientali comprensibilmente non dispongono.</p>
<p>Comunque, data la situazione attuale della cultura occidentale (una cultura in cui quasi nessuno supera l’infanzia senza qualche disfunzione psicologica), è improbabile che anche i migliori insegnanti occidentali siano immuni da nevrosi, nonostante i loro risultati spirituali. Se non riusciamo ad accettare questo fatto (o se nelle nostre iniziali, ingenue proiezioni sull’insegnante non riusciamo a vederlo), al primo segno di comportamento in contrasto con le nostre aspettative (una relazione extraconiugale, una sgridata ai figli, delle vacanze dispendiose), proviamo spesso disillusione non solo verso l’insegnante, ma verso tutti gli insegnanti e gli insegnamenti spirituali.</p>
<p>Abbiamo di fronte a noi una grande responsabilità non solo nella scelta di un maestro spirituale, ma anche nella creazione di un rapporto soddisfacente e produttivo con quest’ultimo/a. Non dobbiamo allontanarci dagli insegnamenti per qualche secondario problema psicologico di un insegnante, ma allo stesso tempo non dobbiamo ignorare evidenti tendenze all’abuso. In modo simile, dobbiamo imparare (spesso dopo molti anni) a distinguere tra la psicologia del nostro insegnante e gli insegnamenti che lui o lei è in grado di trasmettere davvero, nonostante tale psicologia. A prescindere dall’autenticità dell’insegnante, dobbiamo essere onesti con noi stessi riguardo ciò che possiamo imparare vivendo con lui.</p>
<p>Criteri pratici, fissi, per valutare l’autenticità di un dato maestro hanno poco valore, ma possono tornare di qualche utilità. Il limite ovvio è che criteri sviluppati da una consapevolezza terrena non possono essere completamente affidabili per giudicare colui che per definizione è al di là di tale consapevolezza. È come chiedere a un arbitro di baseball che non ha mai visto una partita di calcio di arbitrare i campionati mondiali.</p>
<p>Anche se molte rispettabili istituzioni spirituali hanno cercato di stilare liste di criteri, se dobbiamo attenerci strettamente a una di esse (per quanto raffinata), potremmo farci sfuggire alcuni dei più grandi maestri del nostro tempo, in quanto spesso tali maestri ricadono all’esterno del dominio dei parametri prestabiliti.</p>
<p>Molte persone sostengono che non occorre essere “illuminati” per essere validi insegnanti spirituali, e che un valido studente può imparare anche da un pessimo insegnante.</p>
<p>Un insegnante zen contemporaneo scoprì, mentre stava studiando con il suo maestro in Giappone, che in zona esisteva un “roshi” molto migliore. Quando lasciò l’insegnante più debole per quello più forte, venne molto criticato dal giapponese, secondo il quale era dovere di un valido studente restare con un insegnante debole, per aiutare quest’ultimo a migliorare.</p>
<p>Anche se i criteri per valutare gli insegnanti spirituali possono essere utili, è molto facile – troppo facile, in effetti – criticare insegnanti famosi e far risaltare i loro difetti. Molto più difficile è giudicare se stessi in quanto discepoli. “I guru non sono molto comuni, ma non lo sono nemmeno i discepoli”, afferma Desjardins. Il compianto Swami Muktananda disse che il mercato dei falsi insegnanti era in crescita, perché era in crescita il mercato dei discepoli falsi e ignoranti. Quando cominciamo a considerare i falsi insegnanti dal punto di vista del nostro discepolato incerto, ci sfidiamo ad abbracciare una prospettiva molto più ampia di quella della comune critica spirituale.</p>
<p>Tutte le antiche scritture sostengono che quando il discepolo è pronto, il maestro appare. A molti studenti spirituali piace lamentarsi: “Per me non è vero. Il maestro non è apparso”. Ma è molto probabile che essi non siano pronti per il maestro, e che devono insistere nella loro disciplina spirituale fino a quando il maestro apparirà.</p>
<p>Lo scrittore e insegnante Gilles Farcet suggerisce che, invece di chiederci: “Sarà questo il maestro adatto a me?”, dovremmo piuttosto domandarci: “Quali sono le mie qualità di discepolo?”. Cosa abbiamo da <em>offrire</em> al nostro cammino spirituale e all’insegnante spirituale? Come occidentali, siamo condizionati a credere che tutto ci debba essere offerto su un vassoio a prezzo di saldo. Ma le leggi sul rapporto maestro-discepolo sono comparse molto prima della nostra complicata psiche, e anche se siamo in un nuovo millennio, l’appagamento spirituale e un maestro genuino hanno un “prezzo” non inferiore a quello che avevano nel passato o che avranno nel futuro.</p>
<p>“Hai ciò che meriti”, commenta lo psicologo transpersonale Charles Tart. Questo è un punto di vista impopolare, ma resta il fatto che se ci ritroviamo con un insegnante che compie abusi, un ciarlatano o qualcuno che ci “lava il cervello”, siamo noi stessi a esserci messi in quella situazione. Possiamo incolpare l’insegnante di tutto ciò che vogliamo per i suoi difetti, e le nostre accuse possono anche essere vere, ma siamo sempre noi che abbiamo abboccato all’amo.</p>
<p>Nella nostra ingenuità spirituale è probabile che a volte ci ritroveremo nelle mani di tali ciarlatani, ma non dovremmo giudicarci “cattivi” o “sbagliati” per questo. Il processo naturale per sviluppare la discriminazione spirituale ci farà spesso incontrare falsi insegnanti, mettendoci di fronte alle nostre illusioni sul cammino spirituale.</p>
<p>Nel mondo della spiritualità contemporanea, i falsi insegnanti sono chiaramente in numero maggiore di quelli autentici, e in misura sconfortante. “Ma perché preoccuparsi di un insegnante?”, potremmo chiederci, dal momento che molti testi New Age ci garantiscono spesso e volentieri che il maestro sta dentro di noi ed è il nostro sé autentico, e che quindi non abbiamo bisogno di aiuti esterni.</p>
<p>La risposta è: sì, il guru interiore è vivo e vegeto dentro di noi, ma altrettanto lo è l’ego nella sua infinita varietà di forme, costumi e maschere. Anche se alla fine scopriamo che il maestro è semplicemente il nostro sé autentico, abbiamo bisogno dell’aiuto della guida esterna che ci faccia da specchio per ciò che non vogliamo vedere, ma che è assolutamente necessario conoscere. L’ego non provocherà mai la sua distruzione: per lui è illegittimo e impossibile agire così. Perciò, contrariamente a ogni aspettativa, ci volgiamo – con occhi aperti e facoltà di discriminazione intatta – all’insegnante spirituale qualificato, affinché ci aiuti a scoprire ciò che cerchiamo nella vita spirituale.</p>
<p>Il sito web dell&#8217;autrice è <a href="if(confirm('http://www.realspirituality.com/  \n\nThis file was not retrieved by Teleport Pro, because it is addressed on a domain or path outside the boundaries set for its Starting Address.  \n\nDo you want to open it from the server?'))window.location='http://www.realspirituality.com/'">http://www.realspirituality.com/</a></p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>Il fidanzato Zen</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’aspirante dea che cerchi l’amore tra un mare di ragazzi che si trastullano con giocattoli spirituali, non ha di fronte a sé un compito facile. La maggior parte delle donne scopre che a un certo punto del cammino i ragazzi normali, palestrati, sicuri di sé, “non-essere-troppo-profonda-con-me”, non vanno più bene. Ma anche la versione spirituale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="medita buffo.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/medita-buffo.gif"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/medita-buffo.thumbnail.gif" alt="medita buffo.gif" hspace="6" align="left" /></a>Un’aspirante dea che cerchi l’amore tra un mare di ragazzi che si trastullano con giocattoli spirituali, non ha di fronte a sé un compito facile. La maggior parte delle donne scopre che a un certo punto del cammino i ragazzi normali, palestrati, sicuri di sé, “non-essere-troppo-profonda-con-me”, non vanno più bene. Ma anche la versione spirituale di tali ragazzi è ugualmente problematica, per non parlare degli orribili rammolliti New Age.</p>
<p>Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che probabilmente ciò che ti ha condotto sul cammino è stata la tua angoscia psicologica di tipo nevrotico, e che l’abbandono emotivo subito nell’infanzia ti fa provare attrazione verso ciò che per te è irraggiungibile, è verosimile che ti ritroverai dentro un paio di manette New Age di argento puro.</p>
<p>A un tale stadio del mio sviluppo spirituale (uno stadio che, sfortunatamente, per alcune di noi sembra prolungarsi per decenni!), ho cominciato ad attrarre una nuova razza di uomini (o forse era sempre la stessa razza, ma camuffata sotto nuove vesti). Col tempo, ho imparato a chiamarli i “ragazzi zen”. Uso liberamente il termine “zen”, perché un uomo non deve necessariamente essere un buddista zen per fare parte di questa categoria.</p>
<p>Potrebbe essere un buddista tibetano, un sufi o persino un praticante di qualche oscura scuola yoga. Più è rigida la tradizione, meglio è per questo tipo. Ciò che permette di identificare un “ragazzo zen” è il modo in cui usa le idee e le pratiche spirituali per evitare di entrare in una relazione autentica con una donna. Egli è allo stesso tempo troppo identificato con le sue palle per diventare un monaco celibe, ma anche troppo poco identificato con esse per assumersene tutte le responsabilità. Risultato: un presuntuoso, freddo e intelligentissimo sostituto di un uomo vero.<span id="more-484"></span></p>
<p>Andrew era un esempio eccellente di ragazzo zen. Alto, brillante, affascinante e singolarmente attraente, era creativo, espertissimo di testi spirituali, ottimo cuoco e straordinariamente divertente… Ma non riusciva a lasciarsi andare con una donna, se da questo dipendeva la sua vita.</p>
<p>Così si svolgeva una tipica mattina tra Andrew e me. Alle 4:30 del mattino suona la sua sveglia (non la sveglia normale, ma uno squillo schizofrenico simile a uno stridere di cicale).</p>
<blockquote><p>«Andrew, la tua sveglia sta suonando.»<br />
«Spegnila.»</p></blockquote>
<p>Obbedisco. Poi, alle 4:38, suona ancora.</p>
<blockquote><p>«Andrew, svegliati!»<br />
«Sono troppo stanco.»</p></blockquote>
<p>Al quarto squillo ero completamente sveglia, mentre lui dormiva come un neonato tra le braccia della madre. Quando alla fine apriva gli occhi, intorno alle 5:30, avevo una rabbia assai poco spirituale. Senza dire una parola né guardare nella mia direzione, Andrew usciva dal letto e andava in bagno. Sempre più arrabbiata, lo sentivo fare gargarismi con le sue erbe cinesi, eseguire un’ora di tai chi sul pavimento scricchiolante di legno, quindi sistemarsi sullo “zafu” per meditare.</p>
<p>Spesso mi alzavo e meditavo anche io, ma poiché non praticavo il suo stesso tipo di meditazione, diceva che non potevamo praticare insieme. Alla fine, poco prima delle 8 – circa tre e ore e mezza dopo che la sveglia aveva suonato per la prima volta – entrava e mi diceva che stava preparando la colazione. Urrà. Durante la colazione, la sua regola era il silenzio, affinché potesse leggere il giornale sopra i chicchi di avena organici e il tè alla menta, entrambi senza zucchero.</p>
<p>La discussione era sempre lo stessa:</p>
<blockquote><p>«Perché metti la sveglia, se non ti alzi?»<br />
«È importante avere sempre l’intenzione di alzarsi presto. L’energia per la meditazione è più forte dalle tre alle cinque del mattino.»<br />
«Se è così forte, perché non la fai mai?»</p></blockquote>
<p>E poi:</p>
<blockquote><p>«Andrew, per me sarebbe molto importante se tu dicessi almeno “Buongiorno” quando ti alzi.»<br />
«Voglio che la mia meditazione sorga direttamente dalle onde delta che si attivano durante il sonno, e parlare sarebbe di disturbo.»<br />
«Anche due parole: “buon” e “giorno”?»<br />
«Sì, anche due parole.»<br />
«Allora, perché non mi dai un abbraccio?»<br />
«È la stessa cosa.»<br />
«Ma l’acqua fredda sul viso e lo sciacquone del gabinetto non eliminano le onde delta?»<br />
«Ho bisogno di spazio. Fine della conversazione.»</p></blockquote>
<p>Gli uomini hanno bisogno di spazio; tutte le donne lo sanno. Ma alcuni uomini hanno bisogno di uno spazio doppio di quello dedicato all’intimità, o anche dieci volte tanto. Andrew e altri ragazzi zen, invece, sembravano volere il 98 per cento di spazio e il 2 per cento di intimità. Quella con cui desiderano davvero avere una relazione è una divinità di pietra, non una donna.</p>
<p>La situazione con Andrew non giovava a nessuno di noi due. È una domanda interessante chiedersi perché volevo, in primo luogo, che la nostra relazione andasse tanto male, ma io sono una donna, e più un uomo si ritira in se stesso, più una donna lo assilla perché venga fuori. Andrew mi ha detto che la nostra relazione non funzionava perché non ero abbastanza spirituale. Che fanfaronata! Si lamentava perché non ero un’esperta meditatrice e perché i miei tre anni di meditazione non mi avevano permesso di capire la mia mente così come lui aveva capito la sua; per questo, non ero adatta a una “relazione spirituale”. Quando si lamentò perché meditavo solo mezz’ora al giorno mentre lui meditava un’ora, cominciai diligentemente a meditare per un’ora. Quando si lamentò perché avevo studiato il buddismo vipassana e non quello zen, e quindi non ero in grado di comprendere il suo vero scopo, cominciai a leggere lo zen e a cambiare la mia meditazione. Alla fine disse che, sì, stavo cominciando a percorrere il sentiero dello zen, ma la sua insegnante lo insegnava in modo particolare, diverso da quello di tutte le altre scuole zen. Però, quando gli dissi che volevo incontrare la sua insegnante, mi rispose che avevo già preso troppo dalla sua vita, e che aveva il diritto di tenere per sé ciò che considerava più prezioso: la sua insegnante (anche se quest’ultima insegnava pubblicamente in tutta la California).</p>
<p>La nostra relazione finì un weekend invernale in un appartamento affittato sul Lago Tahoe, dove c’era anche sua madre. Avrei dovuto capire prima che, per alcuni uomini, avere la ragazza e la madre nella stessa casa è più di quanto possano sopportare.</p>
<p>Cominciammo a litigare per il suo particolare coltello zen, come se quello fosse il vero motivo. Egli aveva un coltello di acciaio inossidabile comprato da qualche samurai giapponese cuoco, che usava per tagliare la frutta e la verdura. Il coltello andava tenuto in un modo particolare, con una certa angolazione, e doveva toccare il tagliere il meno possibile. Egli era orgoglioso del suo coltello, e poiché ero la sua ragazza, mi aveva concesso il permesso speciale di usarlo. Quella domenica mattina, scese le scale mentre stavo preparando un’insalata di frutta con un normale coltello per sbucciare.</p>
<blockquote><p>«Puoi usare il mio coltello, se fai attenzione.»</p></blockquote>
<p>Annuii e continuai a tritare le noci.</p>
<blockquote><p>«Beh, non lo usi?»<br />
«No.»<br />
«Beh, e perché no?», ribatté, senza compassione zen nella voce.</p></blockquote>
<p>A quel punto, alzai lo sguardo: «Ci sono troppe regole del cavolo su quel coltello, e preferisco usare un coltello di plastica da picnic, piuttosto che affrontare le conseguenze di un uso sbagliato del coltello».</p>
<p>Mi disse una volta per tutte che non ero abbastanza Yin per armonizzarmi con il suo Yang, al che risposi che la sua spiritualità era gravemente distorta e la relazione finì lì, sebbene lui mi sia mancato tantissimo per mesi.</p>
<p>Jake era un altro di questi ragazzi spaventati che si nascondono dietro la spiritualità. Quando lo conobbi, era un buddista zen, ma quando ci lasciammo era diventato un seguace del Vedanta non-dualista, che è la stessa cosa di un “ragazzo zen”, se non peggio. Ci incontrammo a un seminario narcisista tipo “salviamo-la-Terra”, ma questa è un’altra storia.</p>
<p>Due giorni dopo il seminario, mentre guidavo lungo il Golden Gate Bridge verso la strada 101 per tornare a casa, dopo una giornata in cui avevo visto molti pazienti di terapia, vidi a lato della strada un uomo alto, in cima a un malconcio furgoncino Volkswagen, che batteva un tamburo. Mi sembrava di conoscerlo, ma non potevo essere sicura. Imboccai l’uscita della Mill Valley, ripercorsi all’indietro la strada, girai un’altra volta e mi accostai al furgoncino. Sicuro, era Jake. Mi disse che il seminario gli aveva ispirato una nuova forma di eco-protesta. Una volta a settimana aveva intenzione di salire sul tetto del suo furgoncino a leggere ad alta voce la lista di specie in via di estinzione, suonando il tamburo. Quando gli chiesi cosa sperasse di ottenere in questo modo, mi disse che non lo sapeva, ma si sentiva ispirato a fare così. Per quanto possa sembrare strano, rimasi impressionata.</p>
<p>Mi chiese un appuntamento. La prima sera mangiammo lasagne vegetariane, <em>Caesar salad</em> e gelati <em>Haagen Daz</em>, a lume di candela nel suo salotto. Poi ci spostammo sul terrazzino, dove restammo per ore mentre Mickey Hart suonava dallo stereo e Sausalito [villaggio californiano, NdT] danzava ai nostri piedi. La mattina dopo, egli mi disse di aver bisogno di spazio. E in tal modo, si sviluppò la nostra relazione zen, nei piccoli intervalli tra i grandi spazi di tempo.</p>
<p>Alla fine, Jake partì per l’India (una fuga spirituale dall’intimità che io stessa avrei preso a modello, in seguito), ritornando un anno e mezzo dopo, vestito come un monaco, in abiti indiani di cotone bianco e uno scialle color avorio. I lunghi capelli erano stati tagliati all’altezza delle spalle ed erano diventati bianchi, la pelle sembrava aver acquisito un’abbronzatura perenne e piccole rughe erano spuntate agli angoli degli occhi. Disse di aver pensato molto a me e… Perché non andavamo fuori a cena? Poiché ero senza ragazzo (di nuovo) e lui ero piuttosto attraente nel suo nuovo aspetto da guru, accettai.</p>
<p>Jake pensava di essersi illuminato, anche se non aveva il coraggio di dirlo. Era diventato studente di uno di quegli insegnanti indiani che riescono a provocare esperienze mistiche nei seguaci eliminando momentaneamente i loro blocchi psicologici e dichiarando che tale esperienza li aveva resi illuminati. In una tale situazione, il maestro diventa molto presuntuoso e acquista la reputazione di persona capace di illuminare gli altri. Migliaia di hippy occidentali che hanno paura di vivere credono di aver trasceso i loro problemi, e cominciano a elargire lo stesso dono agli altri, senza che nessuno glielo chieda.</p>
<p>Jake era un esempio vivente di ciò. La prima notte andò tutto bene, nei limiti di un ragazzo zen. Mi divertii a sentire le sue avventure bevendo un cappuccino, provando solo irritazione ogni tanto, quando accennava di “aver scorto la vera natura della realtà” o di “essere divenuto uno con il tutto”. Naturalmente, all’inizio della sera aveva bisogno di spazio, ma questo c’era da aspettarselo.</p>
<p>Tuttavia, il giorno seguente, mentre camminavamo nel parco di <em>Muir Woods</em>, cercò di fare la sua solita tirata spirituale con me. Per sintetizzare le sue idee spirituali in una frase, il non-dualismo si basa sul tacito riconoscimento dell’unità – o non-separazione – di tutte le cose. Vuol dire che io non esisto separatamente da te o da qualsiasi altro essere animato o inanimato: tutto è uno. Però c’è una grande differenza tra il riuscire a pronunciare queste frasi (come ho appena fatto) e il vivere come una persona che si attenga eternamente alla verità di questa realtà.</p>
<p><em>«Jake, se dobbiamo stare insieme, ho bisogno di sentire che tu sei davvero qui con me, e non sempre così distaccato», ruppi il ghiaccio.<br />
«Ma chi è questo “tu” che vuole stare con “me”?»<br />
«Io sono “io” e tu sei “tu”!»<br />
«Non c’è differenza, quindi non possiamo mai essere davvero divisi o insieme. Tutto è uguale.»<br />
«Sei pieno di merda.»<br />
«Ma chi pensi che sia il “me” pieno di merda?»<br />
«Penso che sei TE!»<br />
«Chi si sta arrabbiando?»<br />
«Io mi sto arrabbiando.»<br />
«Guarda nei miei occhi, cosa vedi?»<br />
«Te.»<br />
«Guarda più profondamente. Ora cosa vedi?»<br />
«Vedo un uomo solo che pensa di essere illuminato.»</em></p>
<p>Estremamente frustrata e con le lacrime agli occhi, me ne andai a sedermi su un tronco accanto al fiume, cercando di capire perché era così importante per me cercare di comunicare con lui. «Perché sei venuta fin qui a piangere?», si sedette vicino a me, credendo fino in fondo alla sua innocenza.</p>
<p>Mi voltai verso di lui con il tipico sguardo “fine-della-relazione”: «Perché non c’è nessuno che mi sostenga mentre piango, e per me è uguale piangere da sola o con nessuno.»</p>
<p>E così andò con un altro paio di ragazzi zen. Ma alla fine non do la colpa a loro, bensì a me stessa. Infatti, per quanto essi fossero arroganti, distanti, presuntuosi e spaventati, ero io che li sceglievo, che cercavo di aprili nei modi in cui volevo si aprissero, e che ricreavo gli schemi della mia infanzia mettendomi in relazioni in cui non ricevevo amore. Dopo tutto, sarei potuta benissimo uscire con un bel ragazzo ebreo.</p>
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<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Copyright originale Mariana Caplan, per gentile concessione. Il sito web dell&#8217;autrice è <a href="http://www.realspirituality.com/">http://www.realspirituality.com/</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l’edizione italiana Innernet.</p>
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		<title>Destino e debolezze della spiritualità contemporanea</title>
		<link>http://www.innernet.it/destino-e-debolezze-della-spiritualita-contemporanea/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 09:54:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[new age]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca spirituale]]></category>
		<category><![CDATA[spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="mariana caplan.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/mariana-caplan.jpg" alt="mariana caplan.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Negli ultimi quaranta anni, l’occidente è stato travolto da un’ondata di informazioni spirituali che ha inondato i quotidiani, la televisione e i periodici a maggiore tiratura. Classi di meditazioni sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga viene insegnato in molte delle più grandi aziende mondiali e la vita spirituale di celebrità come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è data in pasto a un pubblico di fan spiritualmente affamati o di voraci cercatori di pettegolezzi.</p>
<p>La spiritualità non solo ha acquistato molta popolarità, ma è diventata un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni degli insegnanti spirituali e dei guru più famosi si sono arricchiti considerevolmente grazie al commercio della Verità. Tuttavia, restano le domande essenziali: che cos’è la spiritualità? Lo spirito umano si sta davvero evolvendo?</p>
<p>Nella cultura spirituale dell’occidente sta succedendo qualcosa di realmente nuovo o la nostra attrazione per i seminari New Age, lo yoga e la meditazione non sono altro che masturbazioni spirituali? Come possiamo utilizzare il caos e le opportunità che abbiamo di fronte per dare un aiuto significativo all’umanità?</p>
<p>Stando ai media, la spiritualità può essere di tutto: una lezione di yoga in palestra, una lettura astrologica improvvisata o la camminata sul fuoco durante un seminario di fine settimana. I seguaci della New Age ci sollecitano ad accettare tranquillamente un cammino personale e su misura verso il benessere, chiamandolo “verità” e incoronando come “spirituale” tutto ciò che contiene il colore viola, include la parola “meditazione” o ha il ginseng nell’elenco degli ingredienti.</p>
<p>Giardini di pietra Zen sono in vendita negli aeroporti o a <em>Discovery Channel</em>, mentre è possibile comprare per un quarto di dollaro i <em>mala</em>, le collane della preghiera un tempo considerate sacre, nei grandi magazzini. Se non fossero pieni di vuoto, gli antichi Maestri Zen si starebbero certamente rivoltando dentro le loro urne cinerarie! La realtà è che, in aggiunta a tutto ciò che essa già rappresenta, la spiritualità è diventata un capriccio. È un vocabolo familiare, un bene comprato e venduto a caro prezzo, un’identità,<span id="more-460"></span> un club cui appartenere, una fuga immaginaria. Le autorità spirituali fungono da mamma e papà, sono delle icone, dei saggi favolosi, degli amanti proiettati, dei confessori e delle guide che renderanno la nostra vita migliore e più piacevole. Il Dalai Lama viene definito “carino” e “pacifico” –come fosse una stella del cinema – mentre attori come Richard Gere e Steven Segal sono talvolta riveriti come dei modelli esemplari di figure spirituali o addirittura dei <em>tulku</em>.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-1.jpg" alt="Destino e debolezze 1.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Mettere l’etichetta di “spirituale” a ogni fenomeno o individuo che sia anche solo leggermente straordinario migliora le entrate e aumenta l’autostima, il potere e lo status di persona legata al guru più alla moda o alla tecnica più seguita. Ma ciò crea confusione inutile al ricercatore neofita e sincero, che spesso all’inizio non riesce a distinguere tra un autentico tulku tibetano o un cristalloterapeuta.</p>
<p>Inoltre, buffonate del genere spesso allontanano i profani già scettici e critici, che vedono uomini e donne intelligenti (oltre che dotati di grandi ego) arricchirsi cooptando fantasie di salvezza ultraterrena da parte di individui più deboli; in tal modo, concludono che tutto il mondo della spiritualità manca di intelligenza e spirito critico. Laddove la spiritualità autentica trascende di gran lunga categorie così superficiali, in una cultura moderna priva delle basi per distinguere le sottili differenze tra le varie esperienze e guide spirituali, è spesso difficile comprendere il valore effettivo della “merce” spirituale in vendita.</p>
<p><strong>Svalutare il linguaggio della spiritualità<br />
</strong><br />
Non è necessario essere un linguista per rendersi conto di quanto il vocabolario delle tradizioni sacre sia stato screditato. Una volta che termini come “illuminazione” o “risveglio” sono entrati a far parte del linguaggio comune occidentale, hanno perso inevitabilmente la sacralità del loro significato essenziale. La cultura spirituale popolare non solo finge di comprendere il linguaggio dell’“illuminazione”, della “liberazione” o del “risveglio”, ma presume che i suoi membri concordino sul significato di parole un tempo riservate alle più preziose e sottili realizzazioni del genere umano. Sono parole che i praticanti delle principali tradizioni non osavano sussurrare (e tanto meno presumevano di capire) senza decenni di pratica e studio intensi.</p>
<p>In una cultura in cui la parola “illuminazione” esce dalle nostre labbra tanto facilmente quanto “caffelatte”, è ovvio che il termine abbia perso significato. Alla fine, ciò che la parola “illuminazione” indica non perde né acquista valore; quello che va perduto è il senso di preziosità e fragilità connesse a quelle che restano le possibilità più sacre della coscienza umana.</p>
<p>Se solo potessimo dire, onestamente e senza vergogna: “Pratico la spiritualità come un hobby” o “Desidero una pratica spirituale che mi doni una certa pace mentale, ma senza discipline né impegni” o “Vorrei che la spiritualità sia la mia amante, ma che il comfort e la sicurezza siano mia moglie” o “Voglio essere considerato un uomo o una donna spirituale, perché ciò mi renderà più attraente”; se potessimo semplicemente ammettere: “Sono un seguace della New Age”, “Sono un buddista alla moda”, “Sono un finto hindu”, “Sono un aspirante guru” o “Sono un mistico in erba”; se usassimo definizioni più semplici e dirette, come: “Sono un serio aspirante spirituale”, “Sono un ricercatore dall’interesse moderato” o “Sono un turista spirituale part-time, casuale”…</p>
<p>Ma la nostra tendenza egoica, inconscia e automatica, è elevare le nostre attività ordinarie a qualcosa di spiritualmente significativo. Tuttavia, se ci accontentiamo di falsi, contribuiamo a svalutare il prezzo dei diamanti spirituali; ci basta fare sfoggio di gioielli da bigiotteria. Non è che desideriamo consciamente investire in un bene fraudolento; piuttosto, questa identificazione egoica è quello che si ottiene quando si cerca di vivere una vita spiritualmente significativa all’interno di una cultura occidentale capitalista e psicologicamente ferita.</p>
<p>Se non riusciamo a distinguere chiaramente ciò che vogliamo e per cui siamo disposti a pagare – cosa nella quale la cultura spirituale occidentale nel suo insieme finora ha decisamente fallito –, il risultato è un mix confuso di termini antichi e ruoli contemporanei, la svalutazione della funzione del maestro (o del guru) spirituale autentico e il discredito generale della spiritualità contemporanea. Fare queste nette distinzioni, anche se poco lusinghiere per l’ego, ci permette di riconoscere senza vergogna dove siamo <em>in</em> <em>questo</em> <em>momento</em>. E non c’è bisogno di ricordare come, secondo Ram Dass, “l’essere qui e ora” sia l’unica possibilità per una trasformazione autentica.</p>
<p><strong>La ricerca di esperienze mistiche<br />
</strong><br />
Anche di fronte al fatto, evidente e incontrovertibile, che per la grande maggioranza delle persone la psichedelia e i seminari di un week-end operano ben poche trasformazioni durature (se mai ne operano qualcuna), tutti noi desideriamo ancora qualcosa di forte. Vogliamo l’esperienza, e crediamo ancora che essa voglia dire qualcosa. Forse ora cerchiamo l’Ayahuasca invece dell’LSD, lo pseudo-tantra invece dell’amore libero, le erbe cinesi invece del valium, ma nell’insieme pensiamo ancora che se riusciamo a raggiungere il giusto stato di alterazione, in qualche modo riusciremo a conservarlo, oppure ad avere quella rivelazione finale che ci permetterà di trasformare permanentemente tutte le nostre abitudini negative in quelle di un bodhisattva.</p>
<p>Tuttavia, anche se critico la ricerca di forti esperienze spirituali, riconosco che esistono molte persone che traggono enorme beneficio da esperienze mistiche, che queste ultime provengano dal sesso, dalla droga, dalla meditazione, dallo yoga o dalla musica.</p>
<p>Le esperienze mistiche hanno il loro posto nello sviluppo spirituale, soprattutto in una cultura scettica di tutto ciò che si trova al di fuori del nostro condizionamento cognitivo. Ma, nella maggior parte dei casi, i nostri trionfi spirituali ricadono nella categoria: “Una volta ho avuto un’esperienza”.</p>
<p>Quando le esperienze mistiche diventano la nostra ossessione e cambiamo seminari, insegnanti e tradizioni spirituali alla ricerca della prossima esperienza forte, abbiamo compiuto una lunga deviazione dai bisogni della nostra cultura. Viviamo in una cultura ossessionata dalla chiarezza, ma che svaluta le sottigliezze; infatuata dell’eccesso, ma che disprezza la semplicità; che onora l’egoismo e non apprezza l’altruismo.</p>
<p>La nostra cultura ha un grande bisogno di individui che, contrariamente a ogni aspettativa, vogliano ardentemente rianimare il suolo dell’occidente con l’energia della Verità; individui che desiderino vivere semplicemente, facendo i necessari sacrifici e andando contro la tendenza comune del materialismo spirituale.</p>
<p>È mia convinzione (o un mio desiderio) che stiamo lentamente arrivando alla comprensione del fatto che non esistono scorciatoie alla maturità spirituale. Lo sviluppo spirituale autentico accade dopo anni di disciplina esteriore e interiore, di implacabile onestà con se stessi e di auto-osservazione. Accade permettendosi di sperimentare le gioie e i dolori della vita, in modo tale che alla fine comincerà a emergere una compassione genuina verso gli altri.</p>
<p><strong>Il mito della New Age<br />
</strong><br />
Grazie a Dio – o alla Dea, o a Gaia, o al nome più politicamente corretto utilizzato oggi – stiamo mettendo da parte il mito della New Age, secondo cui siamo una esclusiva progenie di esseri umani selezionati per vivere in questa epoca unica, ricevendo attenzioni e benedizioni speciali. È tempo di superare il narcisismo occidentale secondo cui siamo in qualche modo più speciali di tutti gli altri esseri umani esistiti sul pianeta negli ultimi sei miliardi di anni. Quando a un seminario sento per l’ennesima volta un gruppo proclamare con innocente meraviglia che ci troviamo in una configurazione “unica e speciale”, devo soffocare l’istinto di vomitare.</p>
<p>Sono sempre esistiti profeti e profezie, e chiunque abbia sofferto in questa vita (o in un’altra) desidera fortemente sentirsi speciale e quindi specialmente amato. Postulato numero uno di Psicologia Sociale: si prenda un insieme di esseri umani maltrattati dalle famiglie, dai governi e dalle scuole, troppo distaccati dal corpo e dal cuore per poter donare loro amore autentico, e il risultato sarà un gruppo di uomini che proclamerà di essere speciale, eccezionale ed eterno. Ecco l’Età dell’Acquario.</p>
<p>Se proprio dovessimo distinguere il nostro tempo dalle epoche precedenti, forse faremmo meglio sottolineare il fatto che non siamo mai stati così vicini all’auto-distruzione. Ironicamente, è proprio perché le cose sono messe tanto male che è possibile l’affiorare di un bisogno collettivo di auto-coscienza.</p>
<p>Molti di noi si sono resi conto che siamo motivati più dall’auto-conservazione che dall’altruismo, più dalla paura che dall’amore. Man mano che la minaccia dell’estinzione umana si fa più consistente e le forze dell’avidità, dell’egoismo e dell’ambizione sono più diffuse, emerge un desiderio collettivo di comprendere la follia della situazione presente. Nel contesto della spiritualità occidentale, la spinta complessiva verso la trasformazione appare comprensibilmente più potente nei paesi dove la sofferenza è maggiore. Anche se il desiderio di liberazione nasce dalla volontà di superare il dolore, un’autentica pratica spirituale può trasformare e includere anche delle motivazioni nevrotiche. Se c’è qualcosa di vero nella New Age, penso che abbia a che fare con il bisogno (sempre più pressante) di una soluzione al nostro dolore che sia migliore di una relazione virtuale o delle diete dimagranti; inoltre, godiamo (almeno in alcune occasioni) di un certo margine di libertà, per cui possiamo praticare la nostra ricerca senza venire etichettati come perfide streghe o hippy idealisti.</p>
<p><strong>La sindrome del “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo”<br />
</strong><br />
Sempre più persone, nel mondo occidentale, ritengono che la vita spirituale debba consistere di cose ordinarie. Vivere in una caverna, per un occidentale, è poco pratico; né possiamo risolvere i problemi dell’infanzia o i disturbi sessuali seduti in una grotta nell’emisfero orientale, cercando di trascendere la vita. Come hanno suggerito Jack Kornfeld e altre guide spirituali del nostro tempo, è inutile essere rapiti dall’estasi se non siamo capaci di lavare decentemente il bucato. Ma, per molti di noi, quest’ultimo è il compito più difficile.</p>
<p>Comunque, conformemente alla tendenza della psicologia occidentale verso una mentalità da fast food, abbiamo cominciato a utilizzare adattamenti moderni di insegnamenti antichi, come “tagliare la legna, portare l’acqua dal pozzo” (un insegnamento che ci spinge a scoprire la pratica spirituale nella vita di ogni giorno) come alibi per indulgere negli eccessi che preferiamo, senza impegnarci in una vita di seria disciplina spirituale. Pertanto, ogni volta che facciamo il bucato ci convinciamo che stiamo “praticando”; ogni volta che facciamo l’amore che stiamo facendo del tantra; ogni volta che portiamo il bambino a scuola o alla lezione di yoga, che siamo dei genitori consapevoli.</p>
<p>Anche se i maggiori insegnanti del nostro tempo incoraggiano i loro studenti a esercitare la pratica spirituale nel contesto della vita quotidiana – come in effetti dovrebbe essere – questo non vuol dire che ogni cosa, in quest’ultima, sia particolarmente spirituale. Leggere qualcosa sulla consapevolezza, in ufficio, non ci assicura un buon karma solo perché ci siamo fatti vivi al posto di lavoro. La disciplina spirituale riguarda lo stato d’animo, l’attenzione e la presenza che portiamo in ogni attività, ma spesso siamo capaci di mantenere questa concentrazione solo grazie a una disciplina interiore di molti anni. Quando insistiamo a definire tutto ciò che facciamo come “spirituale”, solo perché un insegnante famoso ci ha detto che Dio è nelle piccole cose, siamo ricaduti nella trappola familiare dell’auto-inganno e della letargia spirituale.</p>
<p>Percorrere la via di mezzo vuol dire prendere la nostra vita per quello che è e considerare i suoi eventi come le circostanze della nostra pratica spirituale. La via di mezzo non è la via facile; per gli occidentali attratti dagli estremi, potrebbe essere la più difficile in assoluto. La via di mezzo non è né la castità né la sessualizzazione di tutti e tutto; non si tratta né di una dieta fissa di hamburger e Coca-Cola né di un austero regime macrobiotico; non è né lo stacanovismo delle varie “dotcom” né la fuga dal sistema “perché non ne facciamo parte”. Piuttosto, è il camminare sul filo del rasoio costituito dal mantenere la consapevolezza e l’integrità in una cultura che ci invita a fuggire in una realtà fantastica paradisiaca o infernale.</p>
<p><strong>La questione dell’insegnante spirituale</strong></p>
<p><a title="Destino e debolezze 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-2.jpg" alt="Destino e debolezze 2.jpg" hspace="6" align="right" /></a>L’argomento dell’insegnante spirituale, o guru, è ricco di insidie e di tesori allo stesso tempo; qui lo affronterò solo da un punto di vista generale. Per approfondire l’argomento, si veda il mio articolo <em>Questioning Authority</em>, in “Parabola”, autunno 2000 e il mio libro <em>Do</em> <em>You Need a Guru</em>? (“Hai bisogno di un guru?”). Molte persone, in occidente, continuano ad avere una comprensione immatura sia del ruolo dell’insegnante spirituale, o guru, sia di se stesse come studenti o discepoli.</p>
<p>Poiché siamo cresciuti in una cultura dove la maggior parte, se non la totalità, dei nostri modelli (i genitori, gli insegnanti, i governanti) sono dominati dall’ignoranza e dall’egoismo, non meraviglia la scarsa fiducia che nutriamo verso le nostre autorità spirituali (né meraviglia il fatto che spesso queste ultime si dimostrano indegne di fiducia, nonostante le migliori intenzioni).</p>
<p>Negli ultimi quaranta anni, abbiamo oscillato tra la prostrazione cieca ai piedi di guru orientali e di maestri Zen, e l’ostinata, totale autonomia da tutti i sistemi tradizionali e le autorità spirituali come fonti di guida. A un estremo, abbiamo uomini e donne asiatici vestiti di tuniche, turbanti e sari, ignari di psicologia occidentale al punto di sfruttare in modo imperdonabile (finanziariamente, sessualmente, psicologicamente e psichicamente), consapevolmente o meno, la nostra debolezza culturale.</p>
<p>Molti di noi, nel nostro disperato bisogno di amore, accettazione ed emancipazione (e in mancanza di elementi per distinguere un insegnante autentico da uno fraudolento), hanno spesso scelto falsi maestri cui si sono relazionati attraverso una serie di proiezioni psicologiche che hanno eliminato le peggiori qualità di questi ultimi. Poi li incolpiamo per essere ciò che li abbiamo aiutati a diventare.</p>
<p>All’altro estremo, siamo così illusi sul nostro potere, tanto ostinati nel voler restare indipendenti in ogni campo e così scettici e timorosi di venire sfruttati un’altra volta da una figura materna o paterna proiettata, da avere completamente eliminato il valore dell’autorità spirituale dalla nostra vita. Pubblichiamo libri sul cammino diretto verso Dio, senza intermediari, o sulla superiorità del guru, del sé e del bambino interiori, in tal modo rassicurandoci sul fatto che possiamo trovare la via verso il cuore dell’universo senza alcun aiuto umano esterno.</p>
<p>Le probabilità del nostro successo sono praticamente uguali a quelle di una segretaria di Wall Street che voglia scalare l’Everest in minigonna e tacchi a spillo, senza una guida. È possibile che ci riesca, ma è molto più verosimile che venga uccisa da una frana e che nessuno senta mai più parlare di lei, o che ritorni a valle dopo il primo chilometro, lamentandosi perché tutte le guide erano troppo patriarcali, oltre che emotivamente e fisicamente violente (a ogni modo, lei si sentiva più adatta allo sci di fondo).</p>
<p>Molti di noi hanno bisogno di un insegnante, però non sappiamo come sceglierlo o come relazionarci a lui/lei in modo maturo, una volta trovatolo/la. Una risposta a questo problema è stata la stesura di un rigido codice etico-morale per gli insegnanti spirituali. Se il ruolo di maestro dell’anima contemplasse un insegnamento ordinario e lineare, non sarebbe una cattiva idea. Ma se pretendiamo che gli individui che dovranno istruirci sui misteri dell’universo debbano agire secondo una morale convenzionale, è come se li stessimo ammanettando, limitandone l’ampiezza dell’insegnamento, oltre che del nostro apprendimento.</p>
<p>Un approccio più maturo al problema è, secondo me, trovare la nostra via per diventare studenti e discepoli adulti; ovvero, sviluppare l’auto-coscienza e l’equilibrio psicologico essenziali per rivolgerci agli insegnanti con le giuste motivazioni. Dobbiamo avere aspettative realistiche e comprendere come la nostra inadeguatezza di studenti abbia una parte significativa nel creare le difficoltà che incontriamo nella relazione insegnante-studente. In tal modo, possiamo apprezzare l’aiuto degli insegnanti nel donare profondità alla nostra anima e chiarezza alla nostra visione, senza idealizzarli né sentirci vittime ogni volta che essi non soddisfano i nostri bisogni spirituali.</p>
<p><strong>Il destino della letteratura spirituale</strong></p>
<p>Se posso insistere nella mia sfuriata ancora un poco, vorrei aggiungere che il mondo della letteratura spirituale, secondo me, sta sprofondando nell’inferno. In ogni sua forma: riviste, libri ecc. Non perché non esista una letteratura spirituale di primo ordine: quest’ultima viene scritta tutti i giorni, ed è caratterizzata da grande fervore e integrità. Ancora una volta, accade che la migliore letteratura non regga la competizione con le alternative false e più appariscenti.</p>
<p>La buona letteratura spesso non arriva nelle librerie di larga diffusione; quando ciò avviene, raramente è messa in bella vista. E così non vende. Gli autori di questo tipo di letteratura non sono quasi mai interessati all’auto-promozione, né gli editori possono permettersi di pubblicizzare libri che parlano di una realtà difficile da accettare. I libri che ci fanno sentire meglio sono, semplicemente, più benvenuti.</p>
<p>Una volta, scrissi una lettera alla direttrice di uno dei più brillanti giornali New Age dell’occidente, suggerendo che la rivista aveva sfacciatamente compromesso l’integrità dei suoi fini capitolando all’ignoranza spirituale del mercato moderno; nel far ciò, mi addentrai nei particolari più truculenti. La direttrice mi telefonò personalmente per dirmi che la mia lettera era la più significativa che avessero ricevuto da molti anni in qua, ma… Il “ma” era che la direzione (ovvero, le persone il cui stipendio dipendeva dalla vendibilità del loro prodotto) non l’avrebbe pubblicata.</p>
<p>La direttrice si scusò, da parte della sua coscienza. Questo accadde un’altra volta con un’altra rivista spirituale, il cui direttore mi disse che la mia lettera era troppo provocatoria, poi con un’altra rivista ancora ecc. Sembra che, da qualche parte, sia stata dichiarata una moratoria a tutte le pubblicazioni che non rafforzino l’ego o non siano sdolcinate.</p>
<p>Non possiamo tralasciare il fatto che i libri spirituali più venduti sono scritti da fondamentalisti cristiani o da venditori professionisti come James Redfield, Jack Canfield e Deepak Chopra, ovvero da persone che hanno un desiderio genuino di fornire un prodotto valido, ma che sono anche – per loro stessa ammissione – uomini d’affari ambiziosi e di successo. Gli scrittori più potenti, o quelli con maggiore desiderio di gloria e ricchezze, vincono. Così funziona il gioco.</p>
<p>Dopo aver frequentato per anni la <em>New Age Book Fair</em> e la <em>BookExpo America</em> – una tra le maggiori fiere del libro al mondo – e aver chiesto agli editori cosa cercassero nei libri spirituali, le mie speranze sono molto più esigue. Una volta ogni tanto, libri come <em>When Things Fall Apart</em> di Pema Chodron si insinuano nelle fessure e diventano best seller. Ma, in generale, la tendenza è verso libri brevi che abbiano poche parole su ogni pagina, con ghiottonerie di saggezza che promettano una felicità senza fine. “La gente non vuole più scendere in profondità”, mi ha detto un direttore di una delle più importanti case editrici del Paese. “E soprattutto”, aggiungono editori e direttori, “per favore, non menzionare la parola ‘guru’: spaventa la gente”. Il mio prossimo libro non avrà successo.</p>
<p><strong>Siamo arrivati da qualche parte?</strong></p>
<p>Penso che finalmente siamo arrivati al punto in cui possiamo comprendere che gran parte di ciò che abbiamo fatto non ha funzionato. Molti di coloro che hanno cominciato negli anni ’60, mettendosi con tutto il cuore alla ricerca dell’illuminazione, della rinuncia e della beatitudine infinita, oggi hanno attraversato almeno un decennio di terapia, sono diventati più umili dopo essersi sposati e aver fatto dei figli (spesso, anche dopo aver divorziato) e forse sono un po’ più saggi. I fanatici dei seminari, dopo aver imparato a trascendere la mente e a distaccarsi dalle nevrosi a ogni fine settimana, adesso (dopo venti anni) si rendono conto che un weekend da 300 euro, anche se forse dona un assaggio dell’illuminazione, non è duraturo. Questo disincanto è una buona cosa.</p>
<p><a title="Destino e debolezze 3.gif" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif"><img class="alignleft" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/destino-e-debolezze-3.gif" alt="Destino e debolezze 3.gif" hspace="6" width="172" height="117" align="bottom" /></a>La via del disincanto è una delle più potenti e istruttive che possiamo percorrere. È la via della compassione attraverso l’umiltà. Ram Dass ha detto che, quando comprendiamo davvero che la sofferenza è una grazia divina, ci sembra di essere ingannati. Il grande mistico persiano Hafiz ha scritto che la sofferenza e la disperazione fermentano l’anima come pochi ingredienti umani o divini riescono a fare. Solo quando finalmente ammettiamo il nostro fallimento – cioè la nostra disperazione, secondo il linguaggio dei buddisti – diventa possibile qualcosa di autentico e reale.</p>
<p>Quando ci permettiamo di diventare profondamente disillusi dai nostro progressi spirituali (o dalla loro assenza), senza tuttavia rinunciare alla nostra passione per Dio, la Verità o la Vita, forse stiamo arrivando da qualche parte. Le sacre scritture sanscrite ci offrono l’insegnamento del <em>neti neti</em>: “Né questo né quello”. Peliamo strato a strato ciò che è irreale, continuando a scendere sempre più in profondità. Se cominciamo a essere sufficientemente severi con noi stessi per cominciare a vedere ciò che abbiamo sempre rifiutato di considerare; per riconoscere un’altra menzogna che abbiamo creato nella nostra vita; per restare testimoni della natura ingannevole dell’ego e sostenere la nostra bontà essenziale: allora, avremo la forza di morire con dignità a ciò che è irreale, lasciando che il reale si manifesti. Questa è una possibilità straordinaria per l’evoluzione umana.</p>
<p><strong>E ora?</strong></p>
<p>Anche se posso sembrare cinica riguardo il mondo della spiritualità contemporanea, la possibilità che la nostra cultura possa evolvere, dal punto di vista spirituale, dall’infanzia e dall’adolescenza verso la maturità, è qualcosa che mi appassiona totalmente. Se, come praticanti e ricercatori spirituali, creiamo una caricatura sufficientemente potente di noi stessi nella Disneyland spirituale di nostra invenzione, a un certo punto scoppieremo a ridere e cominceremo a porci in una prospettiva più giusta e rispettosa tanto dei nostri difetti quanto della nostra bellezza.</p>
<p>L’universo ci offre una miniera d’oro di risorse interiori ed esteriori: è sufficiente imparare a estrarle. Siamo fortunati a vivere nel mondo occidentale in un’epoca in cui possiamo affermare ciò che ci piace, che sappiamo e che vogliamo scoprire senza venire bruciati sul rogo; in cui basta un volo in aereo per raggiungere alcuni dei più grandi insegnanti (se non addirittura un click su Internet); in cui abbiamo accesso a testi sacri un tempo custoditi dentro templi e piramidi, a disposizione solo di coloro che avevano rinunciato a ogni bene terreno in cambio di un pezzettino dei loro insegnamenti.</p>
<p>Tutto è, letteralmente, a portata di mano; l’unico problema è trovare il coraggio, la forza e l’intelligenza per utilizzare una situazione tanto preziosa quanto precaria. Nessuno può mettersi una mano sulla coscienza e assicurarci che tutto andrà bene; chiunque lo faccia, sta mentendo. Il destino della spiritualità occidentale contemporanea dipende totalmente dalla nostra integrità e responsabilità, in ogni momento e nei semi che piantiamo attraverso l’integrità e l’intelligenza (o attraverso la loro mancanza) della nostra partecipazione al processo.</p>
<p>A prescindere dalla direzione presa da ciascuno di noi, tra le tantissime possibili nel mondo spirituale, è vero che stiamo facendo del nostro meglio e che abbiamo davanti a noi una lunga strada. È davvero una strada senza fine, soprattutto se consideriamo che la cultura spirituale in occidente è appena agli inizi. Così, mentre i mountain-biker della New Age procedono sbandando attraverso i fasti e le luci delle mode spirituali, molti di noi restano indietro nella polvere della loro scia, chiedendosi dove porta tutto ciò, se mai porta da qualche parte.</p>
<p>Mariana Caplan è scrittrice, consulente e assistente per aspiranti scrittori. Vive a San Francisco, Bay Area, dove tiene conferenze al <em>California Institute of Integral Studies</em> (CIIS) e offre seminari basati sulla sua ricerca e i suoi scritti. Gli articoli della Caplan sono apparsi su<em> Kindred Spirit</em>, <em>Parabola </em>e <em>Massage</em> e <em>Bodywork</em>. Tra i suoi libri, ricordiamo: <em>The Way of Failure</em>: <em>Winning Through Losing</em> (<em>La via della sconfitta: Vincere tramite la perdita</em>), <em>Halfway up the Mountain: the Error of Premature Claims to Enlightenment (A metà strada verso la montagna: l’errore di dichiararsi illuminati prematuramente), Untouched: the Need for Genuine Affection in an Impersonal World (Intoccabile: il bisogno di affetto autentico inmondo impersonale) , e Do You Need a Guru? Understanding the Student-Teacher Relationship in an Era of False Prophets (Hai bisogno di un Guru? Comprendere la relazione maestro-studente in un’era di falsi profeti).</em></p>
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Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1570623449/innernet-20%20%3CIMG%20SRC=">Pema Chodron. When Things Fall Apart. Shambhala Publications. 2000. ISBN: 1570623449</a></p>
<p>Copyright originale Helen Dwight Reid Educational Foundation. Pubblicato originalmente su “ReVision” magazine volume 24 n.2, fall 2001, pg. 51, edito da Heldref Publications, 1319 Eighteenth St., NW, Washington, DC 20036-1802 <a href="http://www.heldref.org/html/rev.html" target="_blank">http://www.heldref.org/html/rev.html</a></p>
<p><a href="http://www.heldref.org/html/rev.html"> </a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l’edizione italiana Innernet.</p>
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		<title>U.G. Krishnamurti, l&#8217;anarchico divino</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 05:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maestri]]></category>
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		<description><![CDATA[Per vivere, U.G. Krishnamurti usa quello che entra nella valigetta che porta in giro per il mondo. A 19 anni era già un oratore famoso e un bramino destinato a una grandezza senza precedenti, ma decise di abbandonare tutto. Autentico maestro dell&#8217;Advaita Vedanta (anche se non si definirebbe mai così), egli è un uomo senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="u g krishnamurti2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/u-g-krishnamurti2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/u-g-krishnamurti2.jpg" alt="u g krishnamurti2.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Per vivere, U.G. Krishnamurti usa quello che entra nella valigetta che porta in giro per il mondo. A 19 anni era già un oratore famoso e un bramino destinato a una grandezza senza precedenti, ma decise di abbandonare tutto. Autentico maestro dell&#8217;Advaita Vedanta (anche se non si definirebbe mai così), egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona libera.</p>
<p>È il 21 dicembre 2001 a Bangalore, nello stato indiano del Karnataka. La sera precedente ho incontrato la mia amica Kirsti nella polverosa strada all’esterno dell’ashram di Ramana Maharshi a Tiruvannamalai, nel Tamil Nadu. Kirsti, nata in Finlandia, è venuta in India venticinque anni fa per una vacanza di tre settimane, è diventata una sadhu e non ha mai più abbandonato il suolo indiano.</p>
<blockquote><p>«Ho appena sentito una voce. Indovina chi c’è a Bangalore?», mi chiede.<br />
«Non ne ho idea.»<br />
«Indovina», mi ha detto; «Egli è l’anarchico supremo».<br />
«Krishnamurti?», ho scherzato; «pensavo fosse morto».<br />
«L’altro», ha risposto; «U.G. Avrai sentito parlare di lui».<br />
«Solo di nome, in verità.»</p></blockquote>
<p>Ha sorriso in modo tale da rendermi molto curiosa. «Ti garantisco che non hai mai incontrato nessuno come lui», ha ridacchiato; «se vuoi sapere fino a che punto può spingersi un essere umano, devi semplicemente andare a vederlo».</p>
<p>Meno di dodici ore dopo sono a bordo del più economico e sgangherato autobus indiano in cui abbia mai messo piede, così male in arnese che avrebbe tremato per tutte e cinque le ore del viaggio. Seduta accanto alla mia amica sadhu, mentre la pioggia cade all’esterno (e talvolta anche all’interno del bus), sto andando a fare visita a U.G. Krishnamurti.</p>
<p>Kirsti disfa le valigie nella minuscola stanza che ho affittato per noi, mentre cerco di scrivere le domande da fargli, nel caso dovessi ottenere l’intervista per questo articolo.</p>
<p>«Faremo meglio a portare con noi il Rescue Remedy [fiori di Bach che sono di ausilio in caso di trauma], nel caso tu ottenessi il colloquio oggi stesso», dice Kirsti scherzando, ma non troppo.<span id="more-523"></span></p>
<p>Sono terrorizzata, anche se non so da cosa.</p>
<p>Ben presto vengo a sapere che U.G. non ha una vera e propria casa. Puoi incontrarlo solo se hai la fortuna di ricevere un messaggio da qualcuno che conosce qualcun’altro che sta da qualche parte. E anche allora, devi metterti alla ricerca dell’indirizzo che ti è stato dato e che nessun conducente di risciò sembra conoscere; poi, bisogna vedere se egli sta davvero là; infine, se ti riceverà o meno.</p>
<p>Dichiarato da ammiratori e avversari uno “jivan mukti”, un genio, un nichilista, U.G. respinge ogni definizione: “Sono solo un grande elefante che sta cercando un posto dove passare i miei ultimi anni”, mi ha detto; “prima consideravo il mondo intero la mia casa; ora, non mi sento più a mio agio da nessuna parte”.</p>
<p>Per vivere, U.G. Krishnamurti usa soltanto quello che entra nella valigetta che porta sempre con sé in giro per il mondo. All’età di 19 anni era già un oratore famoso, un bramino perfettamente istruito e un esperto di sanscrito e delle scritture, destinato a una grandezza spirituale e intellettuale senza precedenti; tuttavia, decise di abbandonare tutto. Ora, all’età di ottantaquattro anni, è stato “sulla strada” per più di 65 anni, evitando i potenziali discepoli, le organizzazioni che gli sorgono intorno e tutto ciò che possa far pensare a lui come a un guru.</p>
<p>Tra tutti gli insegnanti spirituali che affermano di non essere tali, giustificandosi “dharmicamente” dicendo che “non c’è nessuno che insegni” e “niente da insegnare”, ma raccogliendo allo stesso tempo grandi somme di denaro e un numero considerevole di “non-studenti”, U.G. è l’unico da me conosciuto che da questo punto di vista sia coerente. Egli non ha studenti, non ha un’organizzazione, ufficialmente non tiene discorsi da decenni, non raccoglie donazioni né ha la minima intenzione di farlo. Tuttavia, non può non trasmettere un insegnamento attraverso la radicalità del suo esempio.</p>
<p>Alle due e mezza del pomeriggio entriamo in un piccolo salotto di una casa alla periferia di Bangalore, e anche se non ho idea dell’aspetto di U.G., l’uomo dalla piccola statura e i capelli bianchi seduto sul divano è chiaramente la persona che siamo venuti a trovare. Indossa una giacca bianca, i capelli d’argento incorniciano una mascella chiaramente delineata, le guance sono accuratamente rasate, gli occhi profondi e marroni, il sorriso luminoso (si direbbe che gli siano appena cresciuti dei nuovi, bianchissimi denti).</p>
<p>Il primo pomeriggio con U.G. Krishnamurti lo trascorro ascoltando, tra la meraviglia e il piacere, le chiacchiere e le battute (mischiate a momenti di grande, spiazzante serietà) che scambia con le varie persone venute a trovarlo. Alcuni vengono a godere della sua compagnia, altri in cerca di risposte alle loro difficoltà spirituali e terrene, altri ancora per pura curiosità.</p>
<p>Quella notte riscrivo le mie domande, perché egli le ha già rese tutte inutili.</p>
<p>Per fortuna, gli anni passati con il mio insegnante spirituale Lee Lozowicz, il Baul americano insegnante della pazza saggezza, sono una buona preparazione a questo incontro. Avendo passato dieci anni con un insegnante noto per gli atteggiamenti che sfidano tutte le tradizionali idee occidentali sulla spiritualità, sono già deprogrammata quando U.G. mi dice: “Il tuo inglese è terribile!”, o “Sei il peggior tipo di intervistatore possibile. Sei piena di avidità! Ogni parola che mi dici, ogni domanda, è un’espressione della tua avidità! Qualunque cosa vuoi da me, è avidità! Ti garantisco che non hai mai avuto un pensiero originale in vita tua!”.</p>
<p><a title="UG Krishnamurti anarchico 1.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-1.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-1.jpg" alt="UG Krishnamurti anarchico 1.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Davanti a U.G. Krishnamurti non è possibile avere alcun appiglio, ideologico, emotivo o spirituale. La persona di U.G. è un rullo compressore che demolisce tutte le tendenze verso il materialismo spirituale, orientali e occidentali. Ogni intuizione spirituale, idea, maestro e possibilità può essere rapidamente cooptata dall’ego per rinforzare le sue difese, creando così un ego <em>spiritualizzato</em> che è ancora più difficile da eliminare.</p>
<p>Se dovessi descrivere il mondo in cui U.G. “insegna” alle persone, anche se egli lo negherebbe recisamente, parlerei di una demolizione totale di ogni ricerca religiosa e di ogni fantasia su ciò che è “spirituale”. Non parlo di una demolizione concettuale, ma di una distruzione vera e propria.</p>
<p>Per esempio, gli chiedo: «U.G., come…».</p>
<p>Mi interrompe subito:</p>
<blockquote><p>«Non appena dici “come”, sei in un concetto, e ne stai cercando un altro per sostituirlo.”<br />
«Ma come posso non farlo?»<br />
«Non cercare di non fare nulla!»<br />
«Ma…»<br />
«L’idea stessa che devi essere qualcosa di diverso da ciò che sei, l’idea che c’è qualcosa che puoi ottenere, tutto questo ti è stato messo dentro dall’esterno!»<br />
«Posso liberarmene?»<br />
«No! Non puoi liberarti di nulla.»<br />
«Ma come posso progredire sul cammino spirituale?»<br />
«Non esiste un cammino spirituale! Non c’è nulla al di fuori di te!»</p></blockquote>
<p>E poi:</p>
<blockquote><p>«Ma cosa consigli agli occidentali sul cammino?».<br />
«Lascia perdere tutto! Dimenticati del cammino spirituale.»<br />
«Ma con cosa lo sostituisco?»<br />
«Non sostituirlo con niente!»</p></blockquote>
<p>Poi: U.G. colpisce il tavolo con il pugno, in modo tanto violento che le ossa di un uomo robusto e molto più giovane di lui potrebbero rompersi. Nel far questo, urla: «L’unica ragione per cui questo fa male a certe persone è che alcuni ti hanno insegnato che questo è un tavolo e che esiste qualcosa chiamato “dolore”!».</p>
<p>E così passiamo il pomeriggio, interrotto da spuntini, dibattiti politici, produttori cinematografici e politici famosi venuti per ricevere questa bizzarra forma di “benedizione” e osservare la recita di U.G., intento a cacciare dalla stanza alcuni pretendenti discepoli e a distruggere i fondamenti psicologici e ideologici di altri. Le risate a crepapelle sono generali.</p>
<p><a title="UG Krishnamurti anarchico 2.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-2.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/ug-krishnamurti-anarchico-2.jpg" alt="UG Krishnamurti anarchico 2.jpg" hspace="6" align="right" /></a>Tuttavia, mentre U.G. fa a pezzi senza pietà i paradigmi filosofici e spirituali dei pochi nella stanza abbastanza folli da affrontarlo, smantellando allo stesso tempo la loro personalità, il suo rispetto per la Forza Vitale che guida l’umanità è immenso. Le persone stupide e ignoranti che lo circondano sono la sua compagnia, ed egli è al loro servizio, giorno dopo giorno, senza ottenere niente in cambio. Gli altri insegnanti sono a disposizione in modo irregolare, tramite invito, pagamento o prenotazione. Quando U.G. è presente, è semplicemente presente, dieci o quindici ore al giorno, per rispondere a chiunque voglia sottoporsi al suo fuoco.</p>
<p>Benché ripeta di non avere nulla da offrire a nessuno, e di non voler cambiare, egli è pronto ad alzare la voce con una forza sconosciuta alla maggior parte dei suoi coetanei, urlando a squarciagola per la decima o ventimillesima volta alla persona davanti a lui, incapace di vedere il pantano della sofferenza che si crea da sola: “È molto difficile capire cosa sto dicendo! Stai ponendo domande alle quali hai già le risposte. Se non avessi la risposta, non potresti avere la domanda”. E poi: “Il fatto che la vita non abbia senso, scopo o importanza è qualcosa che non riesci ad accettare”.</p>
<p>U.G. Krishnamurti è un autentico maestro dell’Advaita Vedanta, anche se egli non si definirebbe mai così. Nella spiritualità occidentale, gli insegnanti della filosofia Advaita Vedanta spuntano con la stessa rapidità dei funghi. Centinaia di aspiranti neofiti spirituali operano sotto l’etichetta di “maestri Advaita”, predicando l’Advaita Vedanta, insegnandoci che l’«io-pensiero» è l’unico problema e dandoci tecniche per avere dei vaghi bagliori del non-io. Ma questa comprensione fondamentale, necessaria per erodere la falsa identificazione con la personalità egoica, va non solo intuita, ma anche integrata nella totalità del corpo, trasformando quest’ultimo in modo che la realizzazione diventi tacita e acquisita. Sfortunatamente, per la maggior parte delle persone l’intuizione resta a livello della mente, e poi dei ricordi. Dunque, quando viene trasmessa, è priva di quella profondità necessaria non solo per cambiare il comportamento o le conoscenze di base, ma anche la totalità dell’esistenza.</p>
<p>La comprensione di questo insegnamento, da parte di U.G., è tale che egli non si limita a esporlo, ma ne è un esempio vivente. Forse la mente rimane più impressionata da qualcuno che declami elegantemente: “Non esiste l’«io», ma solo la consapevolezza”, guardandoti con l’aria di chi sa il fatto suo, tranquillo, rilassato e avvolto da un’aura di austerità. Ma posso assicurarti che nulla di tutto ciò si trova in U.G. Egli non ti guarderà fisso negli occhi dicendoti che sei già una cosa sola con l’esistenza, ma esprimerà ugualmente l’essenza degli insegnamenti Advaita di tutte le epoche. Il silenzio e la spaziosità descritti da coloro che hanno realizzato i principi dell’Advaita si possono trovare nel vuoto dietro le sue parole, ovvero nel non-attaccamento totale alle sue stesse idee, nella sua capacità di parlare senza orgoglio, senza vanità e senza aggrapparsi a niente e nessuno.</p>
<p>Egli è anche un grande eretico, e per questo non piace a molti. A un certo punto dice che il Buddha era “il più grande ciarlatano mai esistito”, poi ci racconta che l’unico dio che ammira è Krishna, perché ebbe otto mogli e 16.000 concubine, mentre lui non riuscirebbe a reggere nemmeno una moglie. Ma questa è solo la superficie, e chi non percepisce cosa c’è sotto vede solo i propri concetti e manca completamente l’uomo. Influenzato dagli insegnamenti dei grandi maestri spirituali del mondo, tra cui Ramana Maharshi e J. Krishnamurti, U.G. ha praticato decenni di sadhana spirituale così dura che quasi nessun essere vivente riuscirebbe a immaginarla. Conosce gli dei tanto bene che durante la sua trasformazione gli archetipi sono entrati in lui, ed egli si è trasformato fisicamente in loro, uno dopo l’altro. U.G. è un uomo che ha sofferto, ha pregato, ha digiunato, ha vissuto come un senzatetto nelle strade di Londra per anni e ha attraversato un processo di trasformazione così fisicamente doloroso che ripete a tutti coloro che gli stanno intorno che nessuno vuole illuminarsi davvero, perché tale processo di trasformazione è quasi intollerabile. Il suo cinismo verso la vita spirituale è controbilanciato dalla saggezza; le sue critiche, dalla pura-conoscenza. Le sue parole e i suoi gesti sono finalizzati all’insegnamento, anche se egli non lo ammetterà mai.</p>
<p>U.G. è un uomo meraviglioso, perché è un esempio vivente della vera spontaneità. Il suo stesso essere contraddice tutte le idee sulla spiritualità, l’illuminazione, la religione e ogni altro tipo di immagine convenzionale. Negli ambienti spirituali viene spesso definito “maleducato”, “offensivo”, “arrogante”, “accondiscendente” e “blasfemo”, e in relazione al nostro stile di vita, al nostro pensiero e alle nostre azioni, egli è davvero tutte queste cose. Egli è un insulto per la mente piena di condizionamenti, e un Amante solo per la libertà completamente disadorna che esiste dentro ognuno di noi. Se esiste un’idea con cui siamo identificati, anche se grandiosa come il buddismo, la giustizia, Krishna, Dio o la vita spirituale, U.G. la prenderà sicuramente di mira. Quanti di noi sono pronti a sentire definire Gesù Cristo o il Buddha “ciarlatani”? O le donne “streghe che rovinano i loro figli”?</p>
<p>A questo punto, chi gli sta di fronte ha due possibilità: liquidarlo come un arrogante, freddo e presuntuoso cinico spirituale; oppure, guardare più in profondità negli insegnamenti cui sta facendo riferimento. U.G. insegna che il motivo per cui abbiamo la sensazione di essere carenti in tutto, o di aver bisogno di qualche fantasticata illuminazione, è il fatto che le religioni organizzate (tanto il buddismo quanto il cristianesimo) ci hanno insegnato che ci manca qualcosa. Quando egli critica le madri, ha di mira quel concetto della “proprietà” tra genitori e figli che si forma quando il figlio si sente dire: “Io sono tua madre”, creando l’illusione della separatezza tra di noi. Un’illusione per liberarci dalla quale dovremo lavorare per tutta la nostra vita spirituale.</p>
<p>U.G. Krishanmurti non è il mio maestro, e non ho interesse a elogiarlo o santificarlo. Ma poiché il mio lavoro è diventato intervistare insegnanti famosi in tutto il mondo, cercando di trovare tra i tanti fondi di bicchiere spirituali i pochi diamanti autentici, voglio rivelare chi è davvero l’uomo U.G. Krishnamurti: una rara gemma tra i maestri, una tra le più rare che abbia mai visto. Egli è un uomo senza orgoglio, senza vanità, senza sensi di colpa. Una persona davvero libera e disadorna.</p>
<p>Mariana Caplan, Ph. D., è autrice di sei libri, tra cui <em>Do you Need a Guru? </em><em>Understanding the Student-Teacher Relationship</em> in <em>an Era of False Prophets</em> (Thorsons, 2002), e <em>Halfway Up the Mountain</em>: <em>The Error of Premature Claims to Enlightenment </em>(Hohm Press, 1999). Collabora inoltre con molte riviste sulla spiritualità. Svolge una pratica di guida spirituale nella San Francisco Bay Area. <a href="http://www.innernet.it/wp-admin/if%28confirm%28%27http://www.realspirituality.com/%20%20%5Cn%5CnThis%20file%20was%20not%20retrieved%20by%20Teleport%20Pro,%20because%20it%20is%20addressed%20on%20a%20domain%20or%20path%20outside%20the%20boundaries%20set%20for%20its%20Starting%20Address.%20%20%5Cn%5CnDo%20you%20want%20to%20open%20it%20from%20the%20server?%27%29%29window.location=%27http://www.realspirituality.com/%27">www.realspirituality.com</a></p>
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<p>Copyright originale Mariana Caplan, per gentile concessione.<br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini.<br />
Copyright per la traduzione italiana: Innernet.</p>
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		<title>A metà strada verso la vetta</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 04:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariana Caplan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mente ed Ego]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ego]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mariana Caplan]]></category>
		<category><![CDATA[Suzuki Roshi]]></category>
		<category><![CDATA[Trungpa Rinpoche]]></category>

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		<description><![CDATA[Mariana Caplan descrive alcune trappole &#8211; come la crescita dell&#8217;ego, il transfert, l&#8217;abuso di potere, la truffa e la dipendenza da stati mistici &#8211; che si incontrano lungo il cammino spirituale. Il mito della spiritualità contemporanea messo a nudo. Negli ultimi 40 anni, l’occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/scalare-neve.jpg" title="scalare neve.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/scalare-neve.jpg" alt="scalare neve.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Mariana Caplan descrive alcune trappole &#8211; come la crescita dell&#8217;ego, il transfert, l&#8217;abuso di potere, la truffa e la dipendenza da stati mistici &#8211; che si incontrano lungo il cammino spirituale. Il mito della spiritualità contemporanea messo a nudo.<span id="more-419"></span></p>
<p>Negli ultimi 40 anni, l’occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai riempiono le pagine dei quotidiani, gli spettacoli televisivi e le riviste patinate a larga tiratura. Classi di meditazione sono offerte alle Nazioni Unite, Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga è insegnato in molte grandi aziende e la vita di celebrità spirituali come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è frequentemente oggetto della curiosità del pubblico. La spiritualità è diventata non solo popolare, ma anche un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali sono tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti.</p>
<p>Il ricercatore contemporaneo, durante il suo cammino spirituale, cade facilmente vittima di un numero enorme di miraggi, che occorre sapere riconoscere e affrontare. Scoprire le illusioni che abbiamo sul cammino spirituale può essere scoraggiante, se non addirittura deprimente, ma rende possibili realizzazioni spirituali che prima ci erano precluse.</p>
<p><strong>Le motivazioni della ricerca dell’illuminazione</strong></p>
<p>Molte persone hanno un’opinione errata sulle motivazioni per le quali hanno cominciato il cammino spirituale. È molto raro che un ricercatore voglia davvero “realizzare Dio” o “servire l’umanità”. La maggior parte delle persone non sa cosa sia la vita spirituale, per non parlare di cosa cercano in essa. Quando uno studente chiese al maestro zen Suzuki Roshi cosa fosse l’illuminazione, egli rispose: “Perché lo vuoi sapere? Magari non ti piacerebbe”.</p>
<p>Spesso un ricercatore spirituale impiega molti anni per rendersi conto di aver cominciato il cammino spirituale per ragioni che ignora totalmente, e che sono molto meno nobili e romantiche di quello che la sua immaginazione romantica pensava. Scoprire la falsità delle proprie motivazioni può essere molto spiacevole e deprimente, e per questo la maggior parte delle persone preferisce nasconderle nell’inconscio. Si continua tranquillamente a credere di voler solo essere “liberi”, “liberati” e “in armonia con tutta la vita”. Ma mettere a nudo la falsità delle motivazioni è un passo prezioso e necessario nel cammino spirituale. Le ragioni più frequenti che portano a scegliere il cammino spirituale sono:</p>
<p><strong>La libertà dal dolore</strong></p>
<p>La maggior parte delle persone comincia il cammino spirituale perché vuole essere libera dal dolore. “Uno dei maggiori fraintendimenti della gente è quello secondo cui il cammino spirituale è una vacanza”, ha detto il maestro tibetano Chögyam Trungpa Rinpoche. Le persone immaginano che il cammino spirituale darà loro la pace mentale, la trascendenza dei problemi, la libertà dalle perversioni psicologiche e la vita eterna. Si crede erroneamente che, meditando abbastanza, facendo un numero sufficiente di posizioni yoga o leggendo una discreta quantità di libri sulla spiritualità, si conseguirà la beatitudine eterna.</p>
<p>“Troppo spesso i neofiti si illudono che la pratica spirituale sia appagante”, dice lo studioso e l’insegnante di yoga Georg Feuerstein; “Si aspettano di diventare felici e di trovare la risposta alle più importanti domande esistenziali, grazie al loro sforzo o a quello dell’insegnante”. Feuerstein fa riferimento a una concezione che ha le sue radici in un fraintendimento di base e nella negazione della condizione umana: una concezione alimentata dalla palude della New Age e della letteratura pseudo-spirituale che invade il mercato confermando le fantasie dei suoi lettori. Anche se è vero che esistono carrettate di tecniche metafisiche che gonfiano l’ego e creano stati temporanei di estasi e beatitudine, questi ultimi non durano mai, e in ultima analisi hanno poco o nulla a che vedere con la vera spiritualità.</p>
<p><strong>L’ambizione spirituale: la volontà di potenza e di controllo</strong></p>
<p>Chi immaginerebbe mai che la presunta vita spirituale – fatta di meditazione e preghiera, dissolvimento estatico in Dio e umiltà davanti alla verità – possa essere un’altra via per cercare il potere e il successo, o una maschera che cela sensi di inadeguatezza? Per molti è proprio così. La realtà è che la ricerca dell’illuminazione nasconde spesso la ricerca del potere, della gloria, del prestigio o di qualche altra forma di successo mondano.</p>
<p>Se un individuo ha come scopo nella vita quello di diventare “qualcuno”, di essere una persona importante (il direttore generale, la star dello sport, la donna manager, la stella del cinema), e poi comincia un cammino spirituale, è più che probabile che la ricerca del potere e della gloria continuerà nel campo spirituale. È così che funziona l’ambizione. Un individuo ambizioso non lo è soltanto in un contesto, ma in tutta la vita, inclusa quella spirituale.</p>
<p>Gli uomini faranno praticamente di tutto per evitare di affrontare la propria debolezza umana; cioè, faranno qualsiasi cosa pur di non affrontare se stessi. La gente pensa che l’«illuminazione» sia uno stato di onnipotenza in cui non solo si sarà in grado di dominare gli altri, ma si terranno sotto controllo le proprie debolezze e difetti umani. Quello che i testi antichi descrivono come lo stato di “conoscenza perfetta” viene interpretato in base all’ideale di perfezione di ognuno, nel quale non c’è posto per la fragilità umana.</p>
<p>L’illuminazione può sicuramente creare dei poteri o una capacità di controllo illusori, o limitati, ma lo sviluppo spirituale va molto al di là del potere e del controllo terreni. Raramente, se non mai, i veri insegnanti spirituali e le persone dalla comprensione profonda parlano della propria vita in termini di controllo di sé o degli altri. Sanno che la vita è piena di imprevisti, e che un’eventuale influenza sulla vita di altre persone in realtà non dipende da loro. Inoltre, riconoscono che il peso di quella responsabilità è tanto grande da far diminuire qualsiasi sensazione di potere personale.</p>
<p><strong>La paura della morte</strong></p>
<p>La gente cerca l’illuminazione perché non vuole morire. Nelle traduzioni dei testi spirituali, l’illuminazione è sinonimo di “immortalità”, “trascendenza” e “stato eterno”. Sono espressioni molto suggestive per chi ha paura della morte, ma se si comprende il contesto in cui furono create, è chiaro che non si fa riferimento all’immortalità dell’ego o del corpo fisico. Tuttavia, gli esseri umani, alla ricerca disperata di una via per evitare la supposta sofferenza della morte, scelgono certi aspetti degli insegnamenti, evitandone altri. Giungono a pensare che l’illuminazione è il cammino verso la vita eterna dell’ego, che identificano come “se stessi”, e non della consapevolezza, che è sempre già eterna.</p>
<p>Quindi, se per caso ci illuminassimo, il nostro ego cesserebbe di esistere; ovvero, l’ego individuale che all’inizio si era messo alla ricerca dell’illuminazione per evitare la morte sarebbe già morto!</p>
<p>Anche se può essere difficile comprendere quanto siano false e inconsapevoli le motivazioni alla base di un cammino spirituale, gli sforzi fatti non sono inutili. Il grande pregio di qualsiasi autentico cammino spirituale (se percorso con l’assistenza di un maestro affidabile) è il fatto che prima o poi trasformerà l’individuo, a prescindere dalle motivazioni di quest’ultimo. Dio (o la Realtà) è sempre più forte dell’ego, e nel lungo termine (anche se può essere un termine veramente lungo) finirà con il prevalere. Il cammino e il maestro usano la debolezza e le ambizioni dell’individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno quella stessa debolezza e quelle stesse ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto la purezza che si trova al di là di esse.</p>
<p><strong>Esperienza spirituale o illuminazione?<br />
</strong><br />
Un altro errore comune tra i ricercatori sul cammino spirituale è scambiare le esperienze mistiche per l’illuminazione. Quando qualcuno comincia un percorso spirituale, è verosimile che avrà esperienze di estasi, beatitudine, pace, fusione con tutta la vita e visioni. Uno degli errori più frequenti compiuti dai neofiti è credere che queste esperienze siano lo scopo del cammino. In realtà, in giro ci sono molti maestri, sinceri ma falsi, che insegnano sulla base di una o più di queste esperienze.</p>
<p>Studiando le varie tradizioni esoteriche e occulte, l’assurdità di queste pretese diventa ovvia, perché comprenderemo subito come sia sufficiente la tecnica giusta (il digiuno, la visualizzazione, il “mind-control” e così via) per provocare tali esperienze. Anche se queste ultime possono essere fonte di ispirazione ed elevazione, e possono addirittura essere il catalizzatore che ci porta sul cammino spirituale, è chiaro che la spiritualità non consiste in esse.</p>
<p>Coloro che conoscono l’autentica spiritualità non si lasciano impressionare nemmeno da una camminata sull’acqua. Sanno che lasciarsi incantare da questi spettacoli vuol dire allontanarsi dal vero cammino spirituale. Benché le esperienze psichiche come l’estasi, la beatitudine e la sensazione di fusione non siano nocive o pericolose, e alle volte possano anche essere utili, vanno analizzate con grande cura. Occorre mettere costantemente in dubbio le conclusioni cui si è tentati di giungere dopo tali esperienze. È troppo facile pensare di essere straordinari o importanti solo perché sono avvenute queste esperienze.</p>
<p><strong>Il guru interiore e altre verità spirituali lapalissiane</strong></p>
<p>Tra tutte le comuni verità lapalissiane, quella del guru interiore è una delle più ingannevoli. Anche se l’espressione “guru interiore” indica qualcosa che esiste davvero, molti di coloro che dicono di seguire il guru interiore in realtà non lo stanno facendo. Per udire e seguire l’impegnativa guida di un guru interiore è richiesta una grande maturità umana e spirituale, che si conquista con anni di pratica spirituale, e non leggendo un libro o ascoltando un combattente New Age che proclama il messaggio.</p>
<p>Il motivo principale per cui la gente si volge al guru interiore è la pigrizia e il disinteresse verso la trasformazione genuina. Il guru esteriore – il vero maestro spirituale – porterà in crisi l’ego e metterà a nudo tutto ciò che è falso, cosa impossibile al guru interiore. La vita interiore degli esseri umani consiste in una grande moltitudine di voci (molte delle quali decisamente nevrotiche) e l’ego è ben felice di dare a una di esse gli abiti del monaco, un tono di voce suadente e il titolo di “guru interiore”. Tali guru interiori, conosciuti anche come il “sé interiore”, il “vecchio saggio interiore” o il “profondo sé”, sono noti per permettere alle persone tutto ciò che vuole il loro ego (una vacanza dispendiosa, per esempio, una nuova Ferrari, la manipolazione degli altri “per il bene più elevato” ecc.), sempre in nome della vita spirituale. È molto più facile perdonare i nostri errori se siamo stati “guidati”, rinunciando quindi ad assumerci la responsabilità delle conseguenze. Se la guida dà risultati positivi, diventiamo degli eroi per aver ascoltato e seguito la voce; se le cose non funzionano, siamo semplicemente vittime dei desideri della voce interiore. In un modo o nell’altro, noi non siamo mai responsabili.</p>
<p>Molto simile alla voce interiore è il “seguire il proprio cuore”. È vero che alla fin fine dobbiamo seguire il nostro cuore e che quest’ultimo non mente, ma come facciamo a sapere quando lo stiamo ascoltando? Molte persone non hanno idea di cosa sia il loro cuore, non lo hanno mai percepito né udito parlare. La maggior parte dei messaggi che attribuiscono al cuore, in realtà, vengono dalla mente, che è capacissima di parlare con tono amorevole, delicato e anche “con il cuore in mano”.</p>
<p>Quando le persone ignorano la quantità di “voci interiori” esistenti in loro (inclusa la voce del proprio “cuore”) e non sanno nulla della tendenza dell’ego a corrompere ogni aspetto della personalità per sabotare la crescita spirituale, cadono facilmente vittima delle seduzioni del guru interiore. Alla fine, esse si defraudano di quella crescita e trasformazione che volevano trovare cominciando questo cammino.</p>
<p>Un’altra delle pericolose verità lapalissiane in voga tra i neofiti contemporanei è il ritornello “tutto è un’illusione” e i suoi derivati. Seguendo la logica della mente duale, se tutto è un’illusione, non importa fare del male agli altri o distruggere il nostro corpo con le droghe o l’alcol, perché il corpo non è reale. Se la vita non è altro che un sogno, perché non arraffiamo tutto ciò che possiamo, senza preoccuparci delle persone che calpesteremo nel fare questo e di coloro che diventeranno poveri a causa del nostro egoismo? Se tutto è uguale, non esiste male e bene, giusto e sbagliato: quindi, perché non barare, mentire e rubare?</p>
<p>Coloro che usano indiscriminatamente queste idee prese dalla “realtà assoluta” non capiscono che quest’ultima non nega in alcun modo la realtà relativa. La non-dualità non cancella la dualità. Chi comprende davvero il significato di espressioni come “il guru interiore”, “tutto è uno” e “il maestro è ovunque”, non si vanta mai di queste verità in reazione a una sfida alla sua psiche (al contrario di chi ne ha avuto solo un’intuizione profonda ma fugace). Al contrario, la bellezza della realtà che ha intravisto lo rende più umile, spingendolo a mettersi al servizio e a partecipare maggiormente al mondo in cui viviamo. Come ha detto un altro maestro zen: “Non puoi vivere a lungo nel mondo di Dio: non ci sono né ristoranti né toilette”.</p>
<p><strong>Falsi maestri e falsi studenti</strong></p>
<p>Infine, arriviamo all’argomento dei maestri e i loro discepoli. Che li si chiami guru, maestri, guide o amici spirituali, due cose apparentemente opposte si possono dire su di loro senza ombra di dubbio. Innanzitutto, per raggiungere le vette più alte del cammino spirituale è necessario un maestro; secondo, per ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali, affermi di essere un “tulku” tibetano o ci prometta l’illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i ciarlatani.</p>
<p>Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti. Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: “Sono un discepolo?”. Gli studenti spirituali disillusi passano la vita a puntare il dito contro i falsi maestri e a negare la necessità di un maestro vivente ed esteriore, ma la verità è che loro stessi non sono riusciti a essere quel tipo di studente necessario ad attirare un maestro autentico.</p>
<p>Il punto sta nell’essere implacabilmente onesti con se stessi sui motivi per i quali stiamo cercando un maestro, e cosa ci aspettiamo da lui. Se cominciamo la vita spirituale perché vogliamo trovare un nuovo partner sexy, forse non abbiamo affatto bisogno di un maestro. Se pratichiamo la meditazione perché vogliamo essere più sicuri di noi stessi e avere più potere personale, andrà bene qualsiasi insegnante carismatico. Ma se siamo sul cammino spirituale perché stiamo cercando di realizzare il nostro potenziale più elevato, avremo bisogno di un maestro autentico, e per trovarlo dobbiamo diventare discepoli autentici.</p>
<p>Talvolta, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino spirituale, dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a distinguere tra il falso e l’autentico. In ultima analisi, dobbiamo assumerci la responsabilità di essere finiti con degli insegnanti falsi, perché in noi c’era qualcosa che ci ha impedito di vedere con più chiarezza. Solo allora potremo proseguire sul cammino spirituale con più lucidità.</p>
<p><strong>Un cammino confuso</strong></p>
<p>Le splendide luci delle esperienze mistiche e dell’estasi segnano spesso l’inizio di un cammino spirituale, la cui fine promette di essere ugualmente soddisfacente. Nel mezzo, però, esso è confuso. È tale perché nulla è certo riguardo l’evoluzione spirituale. A un certo stadio, la visione mistica può costituire un’ispirazione fondamentale per il nostro progresso, mentre a un altro stadio la stessa visione può essere una scusa per affermare prematuramente di esserci illuminati. La nostra voce interiore può darci la guida necessaria o riempirci di bugie. Possiamo trovarci a disagio con il nostro maestro perché è un ciarlatano, oppure perché sta portando alla luce parti del nostro ego che preferiremmo evitare. In quest’ultimo caso, diciamo che il maestro è un ciarlatano, quando in realtà è la nostra falsità che è stata portata alla luce.</p>
<p>Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché questa opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci.</p>
<p>Il cammino spirituale è vivo; muta e si evolve davanti ai nostri occhi. Poiché sul nostro progresso e le nostre conquiste spirituali non possiamo avere certezze, il nostro compito è affrontare totalmente e senza compromessi le sfide che si presentano di fronte a noi. Se le nostre motivazioni sono serie (non solo riguardo la nostra evoluzione spirituale, ma anche riguardo il nostro impegno verso una genuina cultura spirituale in occidente), non possiamo accontentarci di un falso, la spiritualità New Age (per quanto essa possa essere confortante). La spiritualità autentica ci sta aspettando.</p>
<p>Mariana Caplan è counselor, antropologa culturale e autrice di un libro in cui mette in discussione molti aspetti della spiritualità occidentale. Esso, (<em>Halfway up the Mountain: the</em> <em>Error of Premature Enlightenment</em>), che secondo “Publishers Weekly” solleva molti dubbi sulle vere “motivazioni degli incantatori di serpenti dell’era moderna”, spinge i ricercatori spirituali a pagare il giusto prezzo per la dura strada verso l’illuminazione.</p>
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<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0007118651/innernet-20">Mariana Caplan. Do You Need a Guru?: Understanding the Student -Teacher Relationship in an Era of False Prophets. Thorsons. 2002. ISBN: 0007118651</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252912/innernet-20">Mariana Caplan. Halfway Up the Mountain: The Error of Premature Claims to Enlightenment. Hohm Press. 1999. ISBN: 0934252912</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">Mariana Caplan. The Way of Failure: Winning Through Losing. Hohm Press. </a><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/1890772100/innernet-20">2001. ISBN: 1890772100</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0934252807/innernet-20">Mariana Caplan. Untouched: The Need for Genuine Affection in an Impersonal World. Hohm Press.1998. ASIN: 0934252807</a></p>
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<p>Copyright originale Kindred Spirit, <a href="http://www.kindredspirit.co.uk/">www.kindredspirit.co.uk</a> per gentile concessione.<br />
Il sito web dell&#8217;autrice è <a href="http://www.realspirituality.com/">http://www.realspirituality.com/</a><br />
Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyight per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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