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	<title>Innernet &#187; Christian Wertenbaker</title>
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	<description>Percorsi di consapevolezza e anima del mondo</description>
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		<title>Una nuova scienza del misticismo: Pitagora ai giorni nostri</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 11:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Wertenbaker</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[matematica]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/pitagora.jpg" alt="pitagora.jpg" hspace="6" align="left" /></a>Pitagora fu il padre della scienza e del misticismo occidentali. La sua figura storica è avvolta nella leggenda – era considerato un dio e si diceva che operasse miracoli – ed esistono molti punti oscuri riguardo la sua vita e i suoi insegnamenti. Persino le date di nascita e di morte sono incerte (forse il 569 e il 470 a.C.).</p>
<p>Conosciamo il suo pensiero grazie ai molti seguaci, inclusi Platone e Plotino, e gli antichi biografi Porfirio, Giamblico e Diogene Laertio. È pressoché certo che sia stato allievo dei filosofi greci contemporanei e che abbia soggiornato per lunghi periodi in Egitto e Babilonia. Mentre era in vita, i suoi insegnamenti vennero tenuti in gran parte segreti, ma non ci sono dubbi sul fatto che Pitagora stesso fosse una persona straordinaria. Comunque, tutto ciò che gli viene attribuito è inevitabilmente di origine dubbia, ed è possibile che molto di ciò che insegnò derivasse da fonti più antiche.</p>
<p>Cosa avrebbe pensato Pitagora delle nostre moderne idee sul mondo? Immaginiamo che una macchina del tempo lo abbia trasportato ai giorni nostri e che egli abbia studiato gli sviluppi della matematica, della musica, della filosofia e della fisica negli ultimi 2500 anni. Ora abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-sistema-babilonese.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Sistema babilonese.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a></p>
<p>Figura 1 Sistema babilonese dell’universo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ebbene, trovi congeniale la nostra civiltà moderna?</p>
<p>Pitagora: Naturalmente, le vostre invenzioni tecnologiche sono assolutamente fenomenali e alcune sono davvero meravigliose. Inoltre avete sviluppato, almeno in alcuni luoghi, le idee di democrazia e di diritti umani nate nel mio Paese più di duemila anni fa. Ma la vostra vita è così febbrile! Che fine ha fatto il diritto di contemplare un’idea per lungo tempo o di avere una conversazione senza interruzioni? Ma non ci siamo incontrati per parlare di queste cose; volevi farmi delle domande sulle mie idee scientifiche e matematiche, e se al giorno d’oggi esse conservano un senso.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Hai ragione. Suppongo che la prima domanda sia: com’è cambiata la natura dell’indagine scientifica e matematica dall’epoca dei tuoi fondamentali contributi?</p>
<p>Pitagora: Affrontiamo le due cose separatamente, anche se sono chiaramente collegate. In tal modo, possiamo anche parlare di ciò che non è cambiato, che secondo me è la parte più interessante. Innanzitutto, il cambiamento maggiore nella scienza è riportato in tutti i vostri libri di testo: la chiarificazione e la fedeltà a quello che chiamate il metodo scientifico, secondo il quale tutto deve essere verificato sperimentalmente; la speculazione e la logica non sono sufficienti. Naturalmente, io condussi esperimenti su corde vibranti e altri corpi, e facemmo osservazioni attente dei moti planetari, ma all’epoca gli esperimenti non erano considerati importanti. Inoltre, non disponevamo dei sofisticati mezzi di misurazione che avete inventato, come il microscopio, il telescopio, gli acceleratori di particelle e così via. Anche la precisione della logica è aumentata, soprattutto grazie all’opera dei matematici. Quindi, tutto è più rigoroso.</p>
<p>D’altra parte, è possibile affermare – come fanno molti contemporanei – che l’anima o il sentimento sono scomparsi dalla scienza. È come il vostro capitalismo moderno: la priorità è fare soldi, e la qualità, la bellezza, l’appagamento e l’empatia sono tutte cose secondarie. In modo simile, nella scienza la produzione di fatti è diventata eminente; lo scopo della vita, il significato della natura, la percezione di una comunione con un universo conscio e vivente, sono scomparsi. Noi consideravamo i numeri principi divini, e ci connettevamo a essi non solo tramite il pensiero, ma anche attraverso un sentimento superiore.<span id="more-706"></span></p>
<p>Tuttavia, tale concezione – anche se contiene qualche verità – è in qualche modo superficiale. Molti grandi scienziati della vostra civiltà furono e sono dei mistici, anche se potrebbero non ammetterlo. Newton passò più tempo sull’alchimia che sulla legge di gravità e l’algebra. Einstein fece affermazioni come: “Voglio sapere in che modo Dio ha creato l’universo. Non sono interessato a questo o quel fenomeno. Voglio conoscere i Suoi pensieri, il resto sono dettagli”. E anche: “Il principio creativo risiede nella matematica. Quindi, in un certo senso, ritengo che il pensiero puro può cogliere la realtà, come sognavano gli antichi” (nota 1). Molti matematici e fisici contemporanei pensano, come Einstein, che una teoria matematica non può essere vera se non è anche bellissima.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 2 Modelli vibrazionali di una corda.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Pensi che oggi l’eccesso di informazioni sia un problema?</p>
<p>Pitagora: Sì, nessuno è più in grado di comprendere nemmeno tutta la matematica, e quest’ultima è così complessa che occorrono anni per cominciare a capirla. Ai miei tempi, una persona intelligente poteva studiare tutto lo scibile. Oggi bisogna fidarsi degli esperti per comprendere il significato di alcune teorie scientifiche, ma gli esperti stessi potrebbero non comprendere tale significato. Nessuno capisce davvero il significato della teoria quantica, anche se sono stati fatti moltissimi sforzi. Per molto tempo – e ancora oggi, in certa misura – tra gli scienziati era prevalsa l’idea che fosse inutile cercare di comprendere il significato di qualcosa: non era questo il compito della scienza. Ma gli esseri umani non possono fare a meno di cercare il significato: è il loro bisogno più insopprimibile. Gran parte della fisica e della teoria matematica moderne contraddicono il senso comune che sviluppiamo vivendo sulla terra. La relatività e la teoria quantica, le pietre angolari della fisica moderna, per noi sono prive di senso. Ma la verità di queste teorie, anche se incomplete, è innegabile, e tutti voi usate felicemente i vostri transistor, CD e impianti di energia nucleare, nessuno dei quali esisterebbe se queste teorie non fossero vere e comprese almeno parzialmente.</p>
<p>Christian Wertenbaker: È interessante il fatto che ora il sapere è accessibile a tutti – qualcuno direbbe che è <em>troppo</em> accessibile, visti gli orrori prodotti dalla scienza – tuttavia resta celato a molti, a causa della sua complessità. Ai tuoi tempi, la conoscenza era tenuta segreta, benché fosse più comprensibile.</p>
<p>Pitagora: Beh, da un certo punto di vista era più comprensibile. Ma, di nuovo, questa analisi è in qualche modo superficiale. Il sapere mistico che è esistito sin dai tempi più antichi è sempre stato contrario, in parte, al senso comune e inaccessibile alla mentalità ordinaria. Non voglio dire che la scienza moderna e il misticismo siano la stessa cosa. I loro metodi sono molto diversi. La scienza considera il sapere, in un certo senso, qualcosa di esterno: esso deve essere dimostrabile tramite manipolazioni del mondo esterno. Per il misticismo, il sapere autentico è raggiungibile dall’interno, grazie a una consapevolezza più elevata, inclusiva ed educata in modo speciale.</p>
<p>Questo presuppone che noi esseri umani possiamo essere in sintonia con l’essenza del cosmo. Per molti scienziati questa è una chimera senza prove, e di certo è possibile dimostrare che le “rivelazioni” di molte persone non sono altro che allucinazioni. Per questo, gli scienziati esigono la verifica esterna. Ma in entrambi i casi è necessaria un’educazione speciale, e se ci pensi bene, anche la fede nella logica e nell’osservazione presuppone una sorta di sintonia con l’universo. Nei miei momenti di maggiore ottimismo, penso che la scienza abbia assunto la forma attuale per rendere più rigoroso il sapere mistico, e che le due forme di conoscenza sono destinate a fondersi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Alcuni ritengono che la teoria quantica sia strettamente collegata alle verità mistiche.</p>
<p>Pitagora: Sì. Nella teoria quantica è il tipo di osservazione a determinare se un elettrone, o qualsiasi altro mattone fondamentale della materia, apparirà come un’onda o una particella. È possibile interpretare questo fatto come una dimostrazione del ruolo ineludibile della consapevolezza all’interno dell’universo. Molti scienziati contestano questa affermazione, ma alcuni tra i più insigni, come von Neumann, sono arrivati esattamente a questa conclusione. Quindi, forse, il risultato finale della vostra scienza moderna sarà la conferma, da un punto di vista diverso, delle grandi e antiche verità mistiche – anche se sicuramente c’è ancora molta strada da fare – e l’eliminazione di alcune delle stupidaggini che sono state promosse nel nome del misticismo. A quest’ultimo proposito, farei a meno di certi guazzabugli sviluppatisi dalle mie stesse idee nel corso dei secoli.</p>
<p>Penso che la differenza autentica tra la scienza moderna e il vero misticismo stia nel fatto che lo scienziato cerca deliberatamente di ignorare il ruolo del soggetto nella comprensione del mondo. Ma nessuna comprensione esiste al di fuori di un essere conscio; essa non esiste sulla carta, nelle formule e nei diagrammi. Inoltre, la scienza non considera l’esistenza di diverse capacità di apprendimento, dovute non solo all’educazione intellettuale, ma anche allo sviluppo (ancora più rigoroso) di una consapevolezza più elevata, che è il fine degli insegnamenti mistici.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-idrogeno-modelli-vibrazionali.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo idrogeno Modelli vibrazionali.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 3 Modelli vibrazionali dell’idrogeno (distribuzioni di probabilità dell’elettrone).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Cosa mi dici della matematica? In che modo è cambiata? Come hai detto in precedenza, ora essa è molto più vasta, ma quasi completamente oscura per la maggior parte delle persone.</p>
<p>Pitagora: I mutamenti sono stati enormi, naturalmente. La differenza è la stessa che passa tra una vostra Mercedes e un antico cocchio greco. Il principio fondamentale del trasporto su ruote, comunque, resta lo stesso. Nel caso della matematica, il nostro detto “Tutto è numero” sembra più vero che mai. La sorprendente applicabilità delle strutture matematiche al mondo fisico è stata osservata più volte. Adesso voi avete più tipi di numeri di quanti ne avevamo noi.</p>
<p>A noi non piaceva usare nemmeno i numeri negativi o lo zero, ed eravamo perplessi di fronte a quelli che chiamate numeri irrazionali, come la radice quadrata di due o il pi greco; questi ultimi li conoscevamo grazie alla geometria, ma non li consideravamo numeri veri e propri perché era impossibile esprimerli come proporzioni esatte. Adesso tutti questi tipi di numeri (inclusi i numeri complessi, che implicano la radice quadrata di meno uno) sono entrati a far parte della matematica, con risultati meravigliosi. E poiché sembra che non esistono altri tipi di numeri da scoprire, il processo è terminato.</p>
<p>Una delle scoperte più valide è il calcolo, che rende possibile lo studio di processi in mutamento continuo, come il moto, grazie a un metodo che permette di padroneggiare cambiamenti infinitamente piccoli. Esso risolve alcuni dei paradossi scoperti nella Grecia antica, oggi conosciuti come i paradossi di Zenone. Per esempio, Zenone argomentava che il moto era impossibile, perché per andare dal punto A al punto B, devi necessariamente attraversare un punto C situato tra i primi due, e prima di arrivare a C, devi passare attraverso D, situato tra A e C, e così via, in modo che di fatto è impossibile cominciare. Il calcolo rende possibile lo studio matematico del moto, incluse le onde di moto, che noi avevamo compreso solo dal punto qualitativo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma la matematica non si è allontanata da ciò che alcuni considerano le nozioni elementari dell’applicabilità dei numeri interi semplici – uno, due, tre ecc. – al funzionamento dell’universo?</p>
<p>Pitagora: Ah, no! Vedi, essa ha meramente aggiunto a questi delle verità fondamentali. Esistono ancora tre dimensioni dello spazio, almeno alla nostra scala macroscopica, e ciò determina molte cose. È ancora necessario un minimo di due punti per determinare una linea, tre per determinare una figura piana come un triangolo, e quattro per specificare un solido come un tetraedro. Questi quattro numeri (disposti in un triangolo) e la loro somma (dieci) costituivano la nostra sacra “tetraktys”.</p>
<p>Questa “tetraktys”, per inciso, è identica nel suo schema essenziale ai dieci componenti del tensore metrico di Riemann, una parte fondamentale della teoria matematica generale della relatività einsteiniana (nota 2). Trovo questo fatto assolutamente stupefacente.</p>
<p>L’universo è ancora un tutto. La vostra concezione secondo cui all’inizio di ogni cosa vi fu una singolarità esplosa nel Big Bang (avete davvero dei nomi divertenti per le cose) vuol dire che tutto è interconnesso, sebbene nella vostra scienza non esista ancora l’idea che l’universo intero sia animato. Molti processi dipendono dall’interazione di due forze opposte: è questa perpetua tensione dinamica tra gli opposti a creare l’infinita molteplicità dei fenomeni. Esistono la forza e l’inerzia, le cariche positive e negative, il maschile e il femminile. Ma occorre l’interazione di tre forze, o enti, per produrre un evento o un fenomeno: tutte le vostre equazioni più importanti hanno tre termini.</p>
<p>Per esempio: forza = massa per accelerazione; energia = massa per la velocità della luce al quadrato; corrente elettrica = voltaggio diviso resistenza. E se in un’equazione esistono altri termini, spesso si tratta di costanti. Inoltre, esistono tre componenti negli atomi: protoni, neutroni ed elettroni. Vi sono tre quark in un protone o un neutrone, e i quark si presentano in tre “colori” e tre coppie di “sapori”. Esistono tre note in un accordo fondamentale, e la mescola di tre colori primari può formare qualsiasi colore. Abbiamo tre tipi interiori di cognizione: sensazione, emozione e intelletto.</p>
<p>Esistono quattro dimensioni, almeno alla nostra scala: tre riguardano lo spazio, una il tempo. Gli eventi hanno luogo su una scena composta di quattro numeri. Il cinque entra in scena con la sezione o rapporto aureo, che tanto ci interessava. La formula del rapporto aureo è (√5+1)/2, e la sezione aurea si trova nella stella a cinque punte e in altre figure a simmetria pentagonale; inoltre, è collegata ai numeri di Fibonacci. Questi numeri e il rapporto aureo sono visibili soprattutto negli esseri viventi, dalla disposizione delle foglie su un gambo alla forma dei semi di girasole e dei cactus, fino alla spirale delle conchiglie marine (nota 3).</p>
<p>Il DNA, visto da un’estremità, ha una simmetria a dieci lati. Il cinque e il dieci saltano fuori anche nelle moderne <em>teorie del tutto</em>, nel tensore metrico di Riemann e, con dieci dimensioni, nella cosiddetta simmetria SU(5) e in alcune di queste nuove <em>teorie della stringa</em>. La nostra idea che il dieci fosse l’unica base corretta per un sistema numerico potrebbe rivelarsi profondamente vera quando la fisica moderna otterrà un quadro più chiaro di una teoria davvero fondamentale.</p>
<p>Potrei andare avanti con gli altri numeri che ritenevamo importanti, mostrandoti sia la persistente validità delle nostre idee, sia il loro legame con le scoperte moderne. L’idea dei “numeri magici”, numeri interi semplici che spuntano da ogni parte, è più attuale che mai.</p>
<p>In realtà, la moderna fisica quantica può considerarsi, in parte, un ritorno ai numeri semplici. Il paradosso fondamentale della teoria quantica è che gli enti elementari si comportano sia come onde che come particelle, sia come oggetti continui che come oggetti discreti. Ciò è simile al comportamento delle corde vibranti, alle quali dedicai tanti studi. Le corde vibrano con moto ondoso, ma solo nelle note discrete (quella fondamentale e quelle armoniche). Tale moto ondoso è determinato dai vincoli alle estremità della corda, che devono restare ferme. La corda può essere divisa dalle vibrazioni solo in una, due, tre ecc. parti, creando la nota fondamentale, la sua ottava, la quinta sopra questa, l’ottava successiva ecc.</p>
<p>La descrizione degli atomi utilizza lo stesso linguaggio matematico: corpi vibranti con certe armoniche, questa volta tridimensionali.</p>
<p>Ciò crea la vostra tavola periodica degli elementi. Naturalmente, adesso avete più di cento elementi invece della terra, l’acqua, l’aria, il fuoco e l’etere, quelli che noi chiamavamo elementi. Le nostre idee, tuttavia, sono ancora valide come simboli non degli <em>elementi</em>, ma degli stati della materia: solido, liquido, gassoso, plasma ed energia elettromagnetica, oltre a ciò che adesso chiamate il vuoto, che non è vuoto come la parola lascia supporre, bensì brulica di energia. Ma non colpisce il fatto che gli elementi moderni si dividono in gruppi basati sul numero di elettroni orbitali o di modelli vibrazionali? E che le orbite possono avere, rispettivamente, due volte 1, 4, 9 e 16 elettroni, le radici perfette, e che questi numeri a loro volta vengono dai semplici numeri interi che determinano i modelli vibrazionali?</p>
<p>Una cosa è chiara: tutto vibra, è in vibrazione, e la natura fondamentale del mondo è la vibrazione. Per quanto astratte, complicate e poco intuitive diventino le teorie moderne – che siano dieci o ventisei le corde dimensionali in vibrazione, o i gruppi astratti di simmetria – tutte conservano alla base questa verità fondamentale. E le proprietà degli oggetti vibranti sono determinate dai numeri, allo stesso modo delle tonalità musicali.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 4 Pitagora mentre indica i testi antichi.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma tu pensavi che la scala musicale, le semplici note rappresentate dalle semplici proporzioni:</p>
<p>1, do; 9/8, re; 5/4, mi; 4/3, fa; 3/2, sol; 5/3, la; 15/8, si; 2, do</p>
<p>fossero il modello fondamentale su cui era costruito l’universo. Di certo le cose non sono così semplici, secondo le idee moderne.</p>
<p>Pitagora: No, non lo sono. Ma penso che diventeranno più semplici quando le vostre teorie si svilupperanno. In realtà, non era quella la scala che usavamo. Nella nostra scala alcune note avevano proporzioni diverse, anche se sempre relativamente semplici. Ed è questa difficoltà nel determinare la scala corretta che mette in evidenza alcuni aspetti molto interessanti dell’analogia musicale.</p>
<p>Le moderne teorie matematiche degli aspetti fondamentali della natura si basano sull’idea di simmetria. Una simmetria esiste quando una proprietà di una configurazione di elementi resta la stessa nonostante una manipolazione della configurazione. Per esempio, se ruoto un esagono di un sesto di cerchio, esso ha lo stesso aspetto. Se non ci fosse simmetria, non ci sarebbero ordine, prevedibilità, modelli; non potrebbe succedere o esistere nulla di riconoscibile. Quindi, non esisterebbe nemmeno l’intelligenza. Il progresso più importante nella fisica matematica moderna è stata la generalizzazione dell’idea di simmetria. Il fatto che io non mi trasformo in un alligatore mentre cammino per la sala riflette una simmetria: le leggi dell’universo non mutano da un punto all’altro. Per il tempo, esiste una simmetria simile: io non svanisco da un momento all’altro. Ma tali simmetrie non sono perfette, perché non tutto resta uguale quando cammino per la sala, né da un istante all’altro. Se esistesse la simmetria perfetta, nulla potrebbe succedere o esistere. Ciò viene ora chiamato <em>simmetria spezzata</em>. La simmetria e la simmetria spezzata sembrano alla base dell’organizzazione fondamentale di ogni cosa (nota 4).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi sembra che tutto ciò faccia riferimento più alla geometria che al numero o alle scale musicali.</p>
<p>Pitagora: Noi consideravamo tutte queste aeree intimamente collegate, e uno degli aspetti meravigliosi della matematica moderna è che anch’essa ha portato insieme molti concetti apparentemente lontani. Di fatto, questo è l’antidoto alla proliferazione delle informazioni di cui stavamo parlando prima.</p>
<p>I numeri possiedono un genere di simmetria. Alcuni sistemi numerali formano quelli che adesso vengono chiamati <em>gruppi matematici</em>, dei quali non starò a illustrare i dettagli. Ma l’idea è che se prendi, per esempio, gli interi positivi (1, 2, 3 ecc.) e applichi a essi un’operazione sommandoli insieme (allo stesso modo in cui applichi un’operazione su un esagono ruotandolo), la somma produce un altro numero intero, non un coniglio. D’altra parte, se dividi due interi, puoi ottenere un altro intero (6/2=3) oppure no (2/3 non è un intero). Ma 2/3 è un numero razionale – è esprimibile come una “ratio”, un rapporto tra numeri interi – quindi hai un gruppo diverso, i numeri razionali, che puoi dividere tra loro e ottenere sempre un numero razionale. Esistono altri requisiti per i gruppi, ma questa è una delle idee principali. Per cui, le cose possono essere classificate in vari gruppi, dotati di varie simmetrie.</p>
<p>Le note della scala musicale, essendo prodotte da vibrazioni che sono rappresentate da rapporti semplici, hanno questo genere di simmetria. Se sali di un quinto (cinque note sulla scala, e 3/2 il numero di vibrazioni) dal Do, ottieni il Sol, mentre se sali di un quarto dal Sol (4/3 il numero di vibrazioni), ottieni un altro Do, un’ottava sopra il primo, perché 3/2 x 4/3 = 12/6 = 2, e l’ottava è due volte il numero di vibrazioni. In generale, se sali di un certo numero di note sulla scala, ottieni un’altra nota nella scala. Ma dopo un po’ c’è un problema, che scoprimmo molto tempo fa. Per esempio, se sali di 12 quinti:</p>
<p>Do, Do#; Sol, Sol#; Re, Re#; La, La#; Mi, Mi# o Fa; Si; Fa#, Do</p>
<p>Ritorni al Do, sette ottave sopra il primo Do. Ma questa nota non è esattamente la stessa della settima ottava, perché (3/2)12 (3/2 moltiplicato se stesso 12 volte) dà 531441/4096 = 129.746, mentre la settima ottava è 27 = 128. Questa differenza, 129.746/128, o 531441/524288 [nota dell’autore: che venne chiamata il comma pitagorico], è ancora un numero razionale, ma certo non un rapporto di numeri piccoli, come le note della scala. Questo problema portò, qualche centinaio di anni fa, al compromesso della vostra musicale temperata. Ma il problema esiste, perché le potenze del 2 e del 3 non coincidono mai esattamente. Quindi, abbiamo un tipo di simmetria imperfetta, risultante semplicemente dalle proprietà del 2 e del 3.</p>
<p>Questa leggera differenza tra il dodicesimo quinto e la settima ottava, se vengono suonate insieme, produce una lieve dissonanza, una tensione che crea un’altra vibrazione. Questa può essere vista come una forza tra le due note. Penso che ciò sia analogo alle forze residuali, risultanti dalla simmetria imperfetta, che creano i diversi livelli di interazione nel mondo. Fammi citare un articolo che ho letto:</p>
<p>“La forza elettromagnetica tiene insieme gli elettroni e i nuclei, dando vita agli atomi. Gli atomi, sebbene siano elettricamente neutri, interagiscono attraverso una forza elettromagnetica residua formando molecole. La forza forte lega i quark formando protoni, neutroni e tutti gli altri adroni, e la residua forza forte tra i protoni e i neutroni è la cosiddetta forza nucleare che li lega a formare i nuclei” (nota 5).</p>
<p>Ebbene, questa è un’analogia, non una diretta corrispondenza. Non dico che abbiamo anticipato i sorprendenti progressi fatti dalla vostra civiltà con la scoperta delle basi matematiche del funzionamento dell’universo. Ma la stupefacente applicabilità della matematica al mondo fisico è oggi ancora più evidente di allora. I numeri semplici e le proporzioni svolgono ancora una parte importante. Può darsi che, con gli sviluppi futuri della scienza, le corrispondenze tra il pensiero antico e moderno diverranno più forti, a questo proposito. Anche adesso, penso che la vostra scienza stia cominciando ad accostarsi alla dimensione dell’ideale, dell’essenza, che è alla base di tutte le cose, anche se quest’ultima non può essere compresa solo grazie alla scienza.</p>
<p><a title="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/10/una-nuova-scienza-del-misticismo-fig-5-musica-pitagora.jpg" alt="Una nuova scienza del misticismo fig 5 musica pitagora.jpg" hspace="6" vspace="6" align="bottom" /></a><br />
Figura 5 Pitagora come il Maestro della musica.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Qual è, secondo te, l’ostacolo maggiore a una comprensione più completa?</p>
<p>Pitagora: Il ruolo della consapevolezza nell’universo deve entrare a fare parte delle vostre teorie. La fisica moderna riconosce il fatto che il tipo di osservazione di un fenomeno determina in modo essenziale – benché ancora misterioso – la manifestazione della realtà stessa. Ma la consapevolezza deve essere inserita esplicitamente nella teoria, e va compresa la relazione tra il mondo interiore degli esseri consci e il mondo esteriore. Gli scienziati del cervello stanno compiendo adesso, per la prima volta, un grande sforzo per comprendere la consapevolezza; forse ciò servirà a comprendere in che modo questi due mondi convivono.</p>
<p>Note</p>
<p>1. Michio Kaku, Hyperspace: <em>A Scientific Odissey through Parallel Universes, Time Warps, and the 10th Dimension </em>(New York: Oxford University Press, 1994).</p>
<p>2. Ibid., p. 41. La descrizione di uno spazio curvo di quattro dimensioni richiede sedici numeri:</p>
<p>G11 G12 G13 G14</p>
<p>G21 G22 G23 G24</p>
<p>G31 G32 G33 G34</p>
<p>G41 G42 G43 G44</p>
<p>dei quali sei sono sovrabbondanti, per cui ne rimangono dieci. Vedi anche Julian Schwinger, <em>Einstein’s Legacy: The Unity of Space and Time</em> (New York: Scientific American Books, Inc., 1986).</p>
<p>3. Esistono molti libri sull’argomento. Vedi, in particolare, H. E. Huntley, <em>The Divine Proportion: A Study in Mathematical Beauty </em>(New York: Dover Publications, Inc., 1970).</p>
<p>4. Vedi Christian Wertenbaker: <em>Nature’s Patterns</em>, “Parabola”, Vol. 24, Numero 1, febbraio 1999.</p>
<p>5. Howard E. Haber e Gordon L. Kane, <em>Is Nature Supersymmetric?</em>, “Scientific American”, giugno 1986, p. 52.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Michio Kaku. Iperspazio. Un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli e le distorsioni del tempo e la decima dimensione. Macro Edizioni. 2002. ISBN: 8875073694<br />
</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8808053407">Julian Schwinger. L&#8217;eredità di Einstein. Zanichelli. 1998. ISBN: 8808053407</a><br />
<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0486222543/innernet-20">H. E. Huntley. The Divine Proportion. Dover.1970. ISBN: 0486222543</a></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per l&#8217;edizione Italiana: Innernet.</p>
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		<title>La natura della consapevolezza, intervista a Oliver Sacks</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 00:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Christian Wertenbaker</dc:creator>
				<category><![CDATA[Co/Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno-consapevole]]></category>
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		<description><![CDATA[Oliver Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina Albert Einstein, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri e nel film Risvegli. Sono andato a trovarlo per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza. Sono andato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/oliver_sacks.jpg" title="oliver_sacks.jpg"><img src="http://www.innernet.it/wp-content/uploads/2007/11/oliver_sacks.jpg" alt="oliver_sacks.jpg" align="left" hspace="6" /></a>Oliver Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina Albert Einstein, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri e nel film Risvegli. Sono andato a trovarlo per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza.</p>
<p>Sono andato a trovare il mio collega Oliver Sacks a casa sua, a City Island nel Bronx, per ascoltare le sue idee sulla consapevolezza e la coscienza. Il dr. Sacks è professore di neurologia clinica alla facoltà di Medicina <em>Albert Einstein</em>, ed è famoso per le sue intuizioni straordinarie sul mondo interiore dei pazienti affetti da malattie neurologiche, esposte nei suoi libri: <em>L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Emicrania, Risvegli, Zio Tungsteno, Un antropologo su Marte, Vedere voci, Su una gamba sola, L&#8217;isola dei senza colore e l&#8217;isola delle Cicadine.</em></p>
<p>Di Risvegli è stato girato un film, con Robin Williams nelle vesti del dr. Sacks, ma i suoi libri hanno ispirato anche molte recite teatrali, tra cui <em>A Kind of Alaska</em> di Harold Pinter e <em>The Man Who</em> di Peter Brook, oltre a un’opera lirica.<span id="more-736"></span></p>
<p>La piccola casa del dr. Sacks è piena di libri; una volta egli l’ha descritta come “una macchina per lavorare”. Le sue opere attingono alla dottrina di molti campi; in particolare, egli è attratto dall’antica letteratura neurologica, piena di descrizioni dettagliate e umanistiche di pazienti affetti da malattie del cervello. Tra i molti interessi del dr. Sacks vi sono la botanica e il nuoto: egli trova ispirazione e rilassamento in frequenti visite ai Giardini botanici del Bronx e nel nuoto intorno a City Island.<br />
Christian Wertenbaker: Come definiresti la consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh Dio! Non c’è tempo per riscaldarsi! Ciò attraverso cui una persona osserva le proprie emozioni e processi mentali ed elabora il senso dell’io… Un io storico, sociale e personale. Come Gerald Edelman (nota 1), vorrei distinguere tra una consapevolezza primaria e una di ordine più elevato: la prima è soprattutto percettiva, mentre la seconda è una nozione concettuale del proprio io.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ritieni che gli animali possiedono la consapevolezza percettiva, o nemmeno quella?</p>
<p>Oliver Sacks: Penso che gli animali possono creare scene, costruire scene che sono in grado di percepire e dotare di senso e coerenza; non stanno meramente reagendo a semplici stimoli. Considero la creazione di scene la caratteristica fondamentale di una consapevolezza primaria.</p>
<p>Christian Wertenbaker: E che cosa distingue l’altra consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: In parte, la consapevolezza della morte, che nessun animale possiede. In parte, la capacità di ricordare o vedere la propria vita come un tutto; la capacità di immaginare altre prospettive o altri stati mentali; di pensare ipoteticamente o teoricamente, di affrancarsi dal qui e ora.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Alcune persone distinguerebbero tra la consapevolezza del mondo e la consapevolezza di essere consapevoli. Pensi che la consapevolezza del proprio io sia una caratteristica che solo noi umani possediamo, e che sia una componente necessaria della nostra consapevolezza?</p>
<p>Oliver Sacks: L<em>’autoconsapevolezza</em> è una componente determinante. Gli animali non arrossiscono. Forse non sono molto consapevoli di essere osservati… Ma, detto ciò, credo che gli animali possono avere anche questo: la nozione di essere nel campo visuale di un’altra creatura è molto primitiva.</p>
<p>Tuttavia, non sono sicuro di essere in grado di parlare della consapevolezza. Recentemente sono usciti tantissimi libri sull’argomento, ce n’è stata un’alluvione. Ovviamente, questo è il punto in cui la neurobiologia, la psicologia e la filosofia convergono.</p>
<p>Christian Wertenbaker: E forse anche la fisica. Per un certo periodo, è sembrato che i fisici fossero più interessati alla consapevolezza dei neuroscienziati.</p>
<p>Oliver Sacks: È plausibile. Ma non mi vanno molto a genio le nozioni di consapevolezza quantica ecc., nella misura in cui scavalcano la biologia e in qualche modo la ritengono irrilevante. In realtà, la consapevolezza si è sviluppata nei sistemi nervosi di un tipo e una complessità particolari, grazie all’evoluzione e alle esperienze individuali, e mi sembra che tutto ciò non va scavalcato. Non sto affermando che per principio la consapevolezza non può esistere, eventualmente, in qualcosa fatto di silicio piuttosto che di unità di carbonio, come dicono a <em>Star Trek</em> (risata). Ma sono scettico delle teorie della consapevolezza che non si basano su una profonda conoscenza dell’anatomia, della fisiologia e del comportamento del sistema nervoso, oltre che della sua embriologia e della sua evoluzione.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Cosa pensi delle idee di Roger Penrose, in particolare della sua tesi principale secondo cui la consapevolezza è fondamentalmente non-algoritmica, e che quindi una macchina non può mai essere consapevole?</p>
<p>Oliver Sacks: Egli è chiaramente un genio, nel suo campo. Ma passare dalla natura non-algoritmica del pensiero (e sono d’accordo che processi mentali “più elevati” non sono algoritmici) a una teoria meccanico-quantistica della consapevolezza, mi sembra un salto gratuito e non necessario, oltre che improduttivo. Penso che le teorie della consapevolezza possono svilupparsi naturalmente e senza discontinuità dalle esistenti leggi fisiche e fisiologiche. Quanto alla questione se una macchina può essere consapevole, dipende dalla nostra definizione di <em>macchina</em>. Sono sempre esistite metafore meccaniche della percezione o della consapevolezza, dal “mulino” di Leibniz nel diciassettesimo secolo, alla comunicazione telefonica nel ventesimo secolo, fino al computer di adesso. Ma penso che se vogliamo definire <em>macchina</em> il cervello, dobbiamo immaginare una “macchina” di tipo molto più avanzato di tutto ciò che siamo in grado di produrre, oltre che basata su principi diversi. Credo che l’evoluzione, l’emersione, l’apprendimento e l’adattamento si costruiscono nel cervello, e non sono sicuro che esistono degli equivalenti meccanici.</p>
<p>Nel 1948, quando ero un adolescente, vidi la tartaruga di Grey Walter, che era un robot programmato per rispondere in modo particolare a determinati stimoli. Non riesco a immaginare che una cosa del genere possa essere consapevole. D’altra parte, ritengo che alcuni dei manufatti di Edelman rivelano un certo apprendimento e categorizzazione percettivi, e potrebbero, in linea di principio, diventare consapevoli.</p>
<p>Mi interessano i miti del golem, che in un certo senso vertono sulla questione se una macchina può avere la consapevolezza o la coscienza, e se sì, di che tipo. Il primo golem fu creato da un rabbino praghese nel dodicesimo secolo, ed era progettato per essere un famulo, o servitore domestico. Fatto interessante, i golem erano muti; non avevano li linguaggio. Poi, alcuni di loro persero la testa e uccisero i padroni. Gershom Scholem ha scritto un saggio interessante, chiamato <em>The Two Golems</em>, in cui paragona il golem medievale a un computer (stava parlando alla presentazione di un nuovo, grande computer a Rehovot).</p>
<p>Nemmeno i più potenti supercomputer mi hanno mai dato la sensazione di essere consapevoli, mentre il contrario avviene con un cane. Di certo, in alcuni cervelli e meccanismi mentali di livello inferiore esistono forme di calcolo (o di algoritmi, se è per questo). La percezione della profondità, per esempio, può essere spiegabile con un tipo relativamente semplice di algoritmo ripetuto. E la “costruzione” del colore, nella corteccia prestriata, sebbene in forma semplificata, è stata calcolata. Ma il modo in cui una persona crea scene e significati, assegnando valori alle cose, è essenzialmente esperienziale e individuale, a differenza di tutto ciò che è svolto dalle macchine. La conclusione è questa, suppongo: ammetto il calcolo e la meccanica a molti livelli, ma non a quelli più elevati.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Tutto ciò ruota fondamentalmente intorno alla domanda: cosa fa di noi degli esseri consapevoli, al contrario di tutte le altre cose che sembrano non esserlo (certamente non nello stesso modo nostro), anche se sono in grado di fare molto di ciò che facciamo noi? Qual è la caratteristica principale che ci distingue?</p>
<p>Oliver Sacks: Un organismo, e soprattutto un organismo umano, deve creare un mondo, oltretutto reagendo a specifici stimoli. Un cane vive nel mondo di un cane, un pipistrello in quello di un pipistrello. Le esperienze conducono a un mondo, e allo stesso tempo sono definite da esso. Henry James una volta disse che le avventure accadono solo a coloro che sono in grado di raccontarle. Quindi, per una mente creatrice di avventure, queste ultime accadono; il mondo, in realtà, consiste in larga misura di avventure. Creiamo uno spazio interiore in cui possiamo muoverci in modo relativamente facile con l’immaginazione e il sentimento. Esiste una notevole libertà di azione… Anche se, quando si è depressi, si perde tale libera volontà e si ha la sensazione che nessuno la possieda. Esiste un bel passaggio, nelle <em>Meditazioni di Cartesio</em>, in cui egli guarda fuori dalla finestra e, vedendo le persone sotto di lui, afferma: “Sembra che esse abbiano volontà e libertà di scelta, ma come posso sapere se non sono ingegnosi burattini o parti del meccanismo di un orologio?”. La volontà è essenziale per definire un organismo e la consapevolezza.</p>
<p>Christian Wertenbaker: In precedenza hai accennato al fatto che la capacità di immaginare la posizione – il mondo – degli altri, è parte integrante della consapevolezza di cui siamo capaci. Adesso stai dicendo che quando siamo depressi, perdiamo la percezione sia della nostra libertà che di quella degli altri. È un fatto interessante.</p>
<p>Oliver Sacks: Ricordo una collega che una volta mi disse che, quando era depressa, pensava che gli altri si muovessero come robot, e che era molto difficile immaginare cosa li motivasse. In modo simile, quando sono depresso, la poesia non riesce a commuovermi; non sono in grado di entrare in essa ed essa non è in grado di entrare in me. Vedo una sorta di superficie tessellata di parole della quale posso forse apprezzare l’abilità prosodica, ma che mi lascia freddo. Questo può succedere anche con le persone affette da autismo. La mia amica Temple Grandin, una donna autistica, è molto musicale, anche se in realtà non ha alcun senso della musica. Ma possiede un’elevata intelligenza musicale. Quando è andata a un concerto di Bach – le Invenzioni a due e tre voci – il suo principale commento è stato che avrebbe desiderato ci fossero state anche invenzioni a quattro e cinque voci! La musica non l’ha toccata minimamente, anche se l’ha giudicata molto ingegnosa.</p>
<p>Volontà. Libertà di azione. Movimento. Penso che nello stile motorio di ognuno vi siano emotività e individualità. La festinazione parkinsoniana sembra meccanica e robotica, priva di stile e musicalità. È come se “esso” camminasse, mentre il soggetto del camminare dovrebbe essere “io”. Una volta ho avuto come paziente un’ex insegnante di musica, descritta in<em> Risvegli</em>, che diceva di essere stata “demusicalizzata” dal morbo di Parkinson, ma che poteva essere “rimusicalizzata”. Penso che stiamo parlando, in parte, di “io” e di “esso”.</p>
<p>Christian Wertenbaker: “Rimusicalizzata” come?</p>
<p>Oliver Sacks: In risposta alla musica stessa. Con la musica lei era in grado di danzare o camminare con grazia e oscillando le braccia, oltre che in modo autonomo e con un senso dell’io. Invece di essere un oggetto agitato dalla festinazione, camminava naturalmente. Forse è necessario usare un temine come <em>identità</em>. La festinazione parkinsoniana non ha identità; è anonima, senza stile.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Ma la persona continua ad agire?</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, ma i gesti sono un’importante espressione della propria identità. Questa è una delle ragioni per cui ho provato una sensazione strana e imbarazzante quando, per girare <em>Risvegli</em>, Robin Williams si è appropriato di molti dei miei gesti (risata).</p>
<p>Christian Wertenbaker: Questo fatto di entrare nei panni di un altro, in relazione alla consapevolezza, ha molto a che fare con la coscienza. In alcune lingue, per esempio nel francese, i due concetti sono resi dalla stessa parola.</p>
<p>Oliver Sacks: Sì… Un esempio interessante è Phineas Gage, un famoso paziente che ebbe una spaventosa lesione cerebrale verso il 1840. Prima che i suoi lobi frontali venissero accidentalmente tagliati in due da un piede di porco, egli veniva considerato una persona attenta, premurosa, prudente e lungimirante. Dopo il danno cerebrale, divenne incauto, imprudente, sconsiderato, privo di scrupoli e stupido, sebbene l’intelligenza formale – le facoltà cognitive formali come il linguaggio e così via – rimasero intatte. Era come se non fosse più in grado di vedere alcune conseguenze delle sue azioni, o immaginare come gli altri potevano vederle. Per cui, nel suo caso si ebbe un collasso di entrambi gli aspetti della consapevolezza: quello intellettuale, e quella che si potrebbe definire la consapevolezza morale, o coscienza.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Si tratta di un’incapacità a concettualizzare o è qualcosa di più sottile? Voglio dire: se gli fosse stato chiesto cosa sarebbe successo facendo questo o quello, egli probabilmente avrebbe potuto rispondere, ma…</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, esattamente. Di questo fatto parla spesso Antonio Damasio (nota 2): i pazienti del lobo frontale articolato sono in grado di dire perfettamente, forse, ciò che dovrebbero sentire.</p>
<p>Nella prima guerra mondiale ci fu un giudice che subì una grave lesione al lobo frontale: essa lo rendeva incapace di provare emozioni, ma non colpiva le sue facoltà intellettuali. Si sarebbe potuto pensare che ciò avrebbe fatto di lui un giudice migliore, invece egli abbandonò il seggio, dicendo che poiché non era più in grado di comprendere o immaginare i motivi degli altri, non si riteneva adatto a quel lavoro. Un intuito raro.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi ricorda l’intuito che la tua amica autistica, Temple Grandin, sembra avere in relazione al proprio funzionamento.</p>
<p>Oliver Sacks: Certamente lei sa intellettualmente che le mancano alcune forme di consapevolezza. A scuola aveva la sensazione che le altre persone comunicassero tra loro mediante un linguaggio complesso, verbale e no, fatto di segni segreti, cenni e allusioni, che lei ignorava e non riusciva a comprendere. Esisteva l’intuizione intellettuale, ma era inutile… Anche se la portò a “esplorare” la mente e gli scopi degli uomini, diventando, nelle sue parole, “un’antropologa su Marte”.</p>
<p>La coscienza è solo un’interiorizzazione della disciplina dei genitori e delle sanzioni sociali, o esiste qualcosa che trascende tutto ciò, un senso del bene e del male? Io credo che esiste una forma trascendente di coscienza, che non ha nulla a che fare con ricompense e punizioni.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Questa coscienza è qualcosa che si impara o è innata?</p>
<p>Oliver Sacks: Wittgenstein usava il termine <em>decenza</em>, cioè se si era esseri umani decenti. Non vedo come si può dire se una cosa come questa è appresa o innata, perché la gente, a parte i ragazzi-lupo e cose simili, subisce sin dall’inizio l’influenza del mondo della cultura. È difficile parlare della “natura umana” in quanto tale, perché siamo sempre sotto l’influenza della cultura. Questa è una delle ragioni per cui i ragazzi-lupo sono così affascinanti: per questa idea secondo cui potremmo vedere in essi la natura umana allo stato primitivo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Il sistema visivo è chiaramente sia innato che acquisito: si nasce con un sistema connettivo innato che è massicciamente modificabile dalle esperienze, e che non si svilupperà adeguatamente se non verrà esposto a queste ultime.</p>
<p>Oliver Sacks: Giusto. Direi che allo stesso modo può esistere una sorta di primitivo sistema connettivo morale all’interno dei lobi frontali, e tra questi e il sistema limbico ecc., lo sviluppo del quale può dipendere da complesse esperienze sociali e morali. La cosiddetta <em>empatia</em> è innata o acquisita?</p>
<p>Quando guido, sono affascinato dal comportamento sconsiderato, impulsivo, egoista, violento o criminale di certi guidatori. Questo mi fa sorgere il desiderio di conoscere più da vicino il loro tipo morale, così spesso li raggiungo per vedere la loro fisionomia morale, la posa, l’espressione dei volti.</p>
<p>Sono ossessionato dalla nozione delle bugie, o delle non-verità – mie o di qualcun altro – incluse quelle cose inconsapevoli che sono quasi automatiche. Nel mio lavoro, trovo che talvolta sono necessarie varie riscritture per raggiungere una sorta di correttezza morale e di equilibrio intellettuale. A proposito delle bugie, ho conosciuto una famiglia in California, proveniente dal Messico rurale, di raccoglitori stagionali di carciofi, in cui cinque dei bambini erano congenitamente sordi e non conoscevano alcun linguaggio. Non avevano mai incontrato altre persone, né erano andati a scuola. Non avevano nessun vero linguaggio gestuale, solo una sorta di lingua dei segni “fatta in casa”, con pochissimi elementi. Comunicavano tra loro, con la famiglia e forse con alcuni vicini, ma il loro non era un vero linguaggio. E i due più giovani, un ragazzo e una ragazza adolescenti, adesso stanno imparando il linguaggio gestuale americano. La ragione per cui parlo di questo è che la ragazza, che ora ha quindici anni, è diventata ossessionata dall’idea delle bugie. Ha la sensazione che lei o gli altri possano mentire, come se l’acquisizione del linguaggio avesse portato con sé il concetto di bugia.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Interessante. Si può vedere subito che per comprendere l’idea di bugia devi conoscere il linguaggio, ma…</p>
<p>Oliver Sacks: Hughlings Jackons parla del fatto che le persone afasiche, ovvero persone che hanno perso il linguaggio a causa di un danno cerebrale, non possono fare proposizioni, non sono in grado di pensare a se stesse. Possiedono solo un linguaggio emotivo, fatto di esclamazioni.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Come quel tuo paziente artista che, avendo perso la visione dei colori, non riusciva più nemmeno a immaginare questi ultimi, anche se intellettualmente sapeva tutto su di essi.</p>
<p>Cambiando argomento: pensi che esistono livelli intermedi di consapevolezza, oltre al sonno e la veglia?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh sì. Ci sono dei momenti in cui si è più sensibili, in cui il proprio intuito è più vasto e profondo. Uno dei poteri dell’arte è rendere più grande e profonda, in modi diversi, la consapevolezza di una persona, che si tratti di consapevolezza estetica, morale o mistica. Questa è una funzione anche della scienza e della filosofia: favorire forme di consapevolezza intellettuale più ampie e profonde. Una persona ha degli stati d’animo, o degli umori, nei quali la consapevolezza sembra espandersi e farsi più comprensiva, accogliente, generosa, sensibile e anche particolareggiata, mentre in altre occasioni sembra restringersi. L’educazione andrebbe considerata come educazione della consapevolezza, e non solo come l’insegnamento delle varie professioni.</p>
<p>Esistono molte forme di consapevolezza. Per esempio, leggendo Simone Weil, avverto una straordinaria consapevolezza mistica e religiosa. Anche se non è alla mia portata e non rientra nei miei gusti preferiti, riesco ad avere un’intuizione dello spazio in cui si trova lei.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Quando si sperimentano questo allargamento e questa “consapevolezza particolareggiata”, non siamo nello stesso campo di cui sta parlando Simone Weil?</p>
<p>Oliver Sacks: Forse. Esistono le esaltazioni. Come diceva Flaubert? “Anche la mente ha le sue erezioni”. William James pensava che le droghe, compreso l’alcool, erano mistagogiche, e certamente l’espressione “espansione di consapevolezza” era molto in voga negli anni sessanta. Anche la perdita e il dolore possono espandere la consapevolezza. Ho scritto la maggior parte di <em>Risvegli </em>subito dopo la morte di mia madre. Tutti i tipi di esperienza possono espandere la consapevolezza, e forse in questo c’è un elemento mistico.</p>
<p>Alla fine del mio libro <em>L&#8217;isola dei senza colore</em>, descrivo una passeggiata nella foresta in cui la percezione dell’antidiluviano, di prospettive immense del tempo, sembrava portarmi da un orizzonte egoico meschino, pressante e ordinario, a qualcosa di più spazioso e trascendentale… Un sentimento di amicizia con la terra, la sensazione di essere quasi coevo del mondo. È molto interessante muoversi tra piante, rocce, animali e isole molto più antichi dell’uomo.</p>
<p>Circa tre mesi fa c’è stata un’eclissi totale di luna. E io, che normalmente sono troppo timido per parlare in strada con la gente, sono uscito di corsa con il binocolo e un piccolo telescopio, dicendo: «Guardate, guardate!». Sono addirittura intervenuto in una discussione che si stava svolgendo nel parcheggio sotto casa mia, tra una donna e il custode, dicendo: «Fermatevi, voi due! Fermatevi per un minuto, e guardate il cielo! È una vista meravigliosa che non vedrete mai più. Date un’occhiata e poi, se proprio non potete farne a meno, ricominciate a discutere». Sono stati così colti di sorpresa che si sono messi a guardare – avevo dato loro il binocolo e il cannocchiale – e penso che abbiano provato un istante di meraviglia, di stupore e di una sorta di sensazione trascendentale. Poi mi hanno restituito le cose e sono tornati a discutere <em>(risata).</em></p>
<p>La musica, in particolare la musica religiosa vocale, come Bach, talvolta mi trasporta in sfere e stati di consapevolezza altrimenti inaccessibili. Mi sono sentito sopraffatto quando ho ascoltato la <em>Passione secondo S. Matteo </em>di Jonathan Miller, l’altra domenica. Jonathan Miller è un mio vecchio amico, e come me è un ebreo ateo. Tuttavia, questo ebreo ateo ha elaborato una visione affascinante e profondamente commovente della <em>Passione</em>.</p>
<p>Il discorso è simile per le arti visive. Dopo aver visto Vermeer ed essermene saturato, posso rimanerne così influenzato da vedere la luce, le ombre e le pose umane in modo del tutto nuovo.</p>
<p>Quando stavo in Sudafrica, ho incontrato un mio quasi omonimo, un uomo chiamato Albie Sachs (poi abbiamo scoperto che i nostri nonni venivano dalla stessa regione della Lituania). Egli è un grande amico di Nelson Mandela, e come lui ha vissuto moltissime esperienze: quando cercarono di assassinarlo, ha perso un braccio. Ma, come Mandela, egli è completamente privo di amarezza o risentimento. La sua presenza mi incuteva timore reverenziale. Avevo la sensazione di trovarmi di fronte un genio morale, un essere straordinario, con una consapevolezza… una coscienza morale trascendente ed espansa. E semplicemente camminando con lui, penso di avere assorbito qualcosa, così come quando, passeggiando con una persona molto sensibile e poetica, si comincia a condividerne la visione per un po’. E forse qualcosa resta anche dopo.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Anche passeggiare con una persona che non conosce il luogo in cui stiamo camminando può aiutare a sperimentare quel luogo come fosse nuovo.</p>
<p>Oliver Sacks: Assolutamente. Ogni contatto umano ha il potenziale di cambiare la consapevolezza, perché ci si imbatte in una concezione e una costruzione del mondo diverse dalla propria.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Sei davvero ateo?</p>
<p>Oliver Sacks: Oh, non lo so.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Mi ricordo la tua espressione “comprendere il primo compositore”, che è bellissima.</p>
<p>Oliver Sacks: In realtà, credo che fosse una citazione di Sir Thomas Browne. Essa si trova in <em>The Twins</em> [in <em>L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello</em>]. E ci sono molti contenuti mistici e religiosi anche nel libro della gamba (<em>Su una gamba sola</em>). Ma non riesco più a vedermi in alcuni di quegli stati mentali. Non ne sento il bisogno, e non vedo più spazio per un “protettore”, un Padre Celeste o qualsiasi cosa non abbia a che fare con la scienza. Non scorgo “Disegni” o “Scopi”. D’altra parte sento, per parafrasare Darwin, che esiste una sorta di grandiosità nella visione dell’evoluzione. Ma non è il tipo di grandiosità che può essere emotivamente soddisfacente o che può fare su una persona lo stesso effetto, per dire, degli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, con la loro raffigurazione di un cosmo ruotante intorno all’uomo e un paradiso dal quale qualcuno guarda in basso verso di te, prestandoti attenzione. Non riesco a immaginare nessuna divinità personificata.</p>
<p>Christian Wertenbaker: L’idea di un Dio che guarda in basso verso di te è chiaramente non-atea, ma è anche possibile considerarsi più piccoli di una cellula, dal punto di vista dell’attenzione ricevuta, e continuare a percepire l’esistenza di una sorta di scopo.</p>
<p>Oliver Sacks: Sì, in un certo senso si contribuisce alla storia dell’universo… Ma, detto questo, mi accorgo che parole come paradiso e inferno, benedizione e maledizione, preghiera e ringraziamento, sono spesso sulle mie labbra. Sul mio comodino tengo una Bibbia e un dizionario. Non posso dire di leggere la Bibba come se fosse letteratura, o perché mi piace il linguaggio della versione di Re Giacomo, anche se è così. Forse è un po’ come Vermeer o Bach: trovare un accesso almeno indiretto a un altro mondo o a molti altri mondi. Penso che occorre avere un atteggiamento di gratitudine per il fatto di essere vivi, e che bisogna sentirsi benedetti o privilegiati per essere qui, avere il pieno possesso delle proprie facoltà mentali e godere di discreta salute. Non sono sicuro del nome da dare a questo sentimento. Non si tratta solo di un sentimento morale. Spesso voglio dire grazie, ma a chi? Per cosa? Mi piace lavorare in un’atmosfera religiosa: tutti i mercoledì lavoro al mattino in un ospedale ebraico, e al pomeriggio in una casa cattolica.</p>
<p>Christian Wertenbaker: Nel pensiero medico dell’India, la mente viene considerata un altro organo di senso. Tu stai descrivendo un rapporto con il mondo che richiede la mente, perché essa può conoscere il significato di ciò che vedo; ma allo stesso tempo tale rapporto richiede qualcosa di più, perché la mente da sola non conduce a quel tipo di sentimento.</p>
<p>Oliver Sacks: Quando mi sento bene, ho la sensazione di essere un germoglio che sta sbocciando: questa sensazione, questa immagine biologica, per me, è l’immagine della consapevolezza e della coscienza. Non è assolutamente un’immagine meccanica. Winnicott sentiva che all’interno di ognuno c’era qualcosa di simile, che lui paragonava a un tulipano: un’identità unica e autonoma, inaccessibile alla consapevolezza, protetta da interventi o interferenze nei modi più comuni, e pensava che uno dei compiti della psicoanalisi fosse mantenere il terreno sgombro da tali interferenze. Credo che una delle ragioni per cui mi piacciono le piante sia la sensazione della loro persistenza in ciò che sono, senza essere – per così dire – spugne delle influenze sociali o altro.</p>
<p>Prendo la maggior parte delle mie metafore dal mondo biologico, e un numero sorprendente da quello vegetale. La gente direbbe subito: “Beh, siamo animali”, usando quindi metafore animali, ma penso che la nozione vegetale di un germoglio in fioritura sia un buon simbolo per la consapevolezza. Sono più sensibile al mondo nella natura che a quello della cultura e degli uomini. Che si tratti delle stelle, della foresta o di immersioni subacquee nelle barriere coralline, sento che queste cose espandono la consapevolezza.</p>
<p>Nota 1. Il dr. Edelman, direttore dell’Istituto di neuroscienze e presidente del Dipartimento di neurobiologia allo <em>Scripps Research Institute</em>, ha scritto molti libri sulle basi neurali della consapevolezza. Nella sua concezione viene messa in particolare rilievo la natura biologica ed evolutiva del cervello e della mente umani. Egli ha anche creato molte macchine computerizzate che simulano alcuni aspetti dell’attività mentale umana.</p>
<p>Nota 2. Il dr. Damasio, professore e presidente del Dipartimento di neurologia nella facoltà di Medicina dell’Università dello Iowa, è universalmente considerato uno dei più importanti studiosi degli effetti dei danni cerebrali sull’attività mentale. Il suo libro del 1994, L&#8217;errore di Cartesio, sottolinea il ruolo dell’emozione nella cognizione e razionalità umane. Inoltre, esso contiene una descrizione dettagliata del caso di Phineas Gage, che fu importantissimo per comprendere la funzione dei lobi frontali nell’uomo.</p>
<p>Il dr. Christian Wertenbaker è professore clinico aggiunto di neurologia e oftalmologia alla facoltà di Medicina<em> Albert Einstein</em>, e un redattore capo della rivista “Parabola”.</p>
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<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845909328">Oliver Sacks. Emicrania. Adelphi. 1992. ISBN: 8845909328</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845912825">Oliver Sacks. L&#8217;isola dei senza colore e l&#8217;isola delle Cicadine. Adelphi. 1997. ISBN: 8845912825</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845916251">Oliver Sacks. L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Adelphi. 2001. ISBN: 8845916251</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845911470">Oliver Sacks. Risvegli. Adelphi. 1995. ISBN: 8845911470</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845908283">Oliver Sacks. Su una gamba sola. Adelphi. 1991. ISBN: 8845908283</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845913961">Oliver Sacks. Un antropologo su Marte. Adelphi. 1998. ISBN: 8845913961</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845907538">Oliver Sacks. Vedere voci. Adelphi. 1999. ISBN: 8845907538</a></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1924&amp;isbn=8845916855">Oliver Sacks. Zio Tungsteno. Ricordi di un&#8217;infanzia chimica. Adelphi. 2002. ISBN: 8845916855</a></p>
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<p>Originalmente apparso sulla rivista Parabola: The Magazine of Myth and Tradition <a href="http://www.parabola.org/">www.parabola.org</a><a href="http://www.innernet.it/geoxml/www.parabola.org"><br />
</a>Traduzione di Gagan Daniele Pietrini<br />
Copyright per la traduzione Italiana: Innernet.</p>
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